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ZERO EURO

www.wearearezzo.it

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#wearearezzo

MAGAZINE

LIFESTYLE


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corso italia 82

voga

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Xmas lights NIENTE E COME SEMBRA Quel filo di luci natalizie che penzola dalla finestra di quella casa, sta sbattendo sul muro da troppo tempo… Chissà com’è che ancora non si è fulminato! Il vento lo porta in qua e in là e fuori è davvero freddo. La gente cammina veloce, distratta da tutto; le vetrine tutte accese non catturano l’attenzione e ognuno tira dritto pensando soprattutto alla cena, alle rate della macchina e alla scuola dei figli; i regali sono ancora tutti da fare… Eppure quel filo di luce mi attira… É così squallido nella sua semplicità, ma anche tanto evocativo. L’intermit-

tenza delle sue piccolissime lampadine potrebbe essere lo specchio del mondo, potrebbe rappresentare qualsiasi cosa, anche come mi sento io in questo momento… Oppure essere niente, solo un misero addobbo che qualcuno ha buttato un po’ là a casaccio sulla finestra di casa. Il suo dondolio scintillante mi mette tristezza. Quella malinconia che a differenza di tanti per le feste non ho mai, ma lui è lì e, sprezzante sta a testa in giù da quella casa, su quel muro e non può che farmi tristezza, paura. Intanto il caffè è arrivato, fuori è ancora più freddo. I vetri appannati. Il vento che entra sempre dalla porta scorrevole che si apre di continuo. La gente va in su e in giù. Nessuno che si ferma un attimo. Poi mi giro e lo vedo accanto a me. E anche qui il filo mi perseguita. Ma questo a differenza di quello del muro è caldo. Le

luci sono più forti e accese, si aggrovigliano su un corpo. Le sensazioni continuano a essere tante… Sono via da qui, via dal Natale, via dalla mia stessa testa, finché una ventata non mi riporta di brutto dentro a questa tazza di caffè senza zucchero. Lui continua a essere lì accanto a me, immobile e non posso fare a meno di guardarlo… Dentro ha tante sfumature, suggestioni, mi piace, anche nell’odore. Alla fine l’ho sfogliato e l’ho letto di un fiato, come se non me lo volessi godere, come se la smania di arrivare in fondo e guardarlo tutto non mi facesse vivere ogni sua pagina e me lo facesse vedere solo per metà, assaporando poco e arrivando in fondo con la tristezza di sapere che è già finito. Ma comunque me lo porto a casa e poi si vedrà. Esco. Tira ancora vento. Ormai è buio. Le luci sono più forti, ma il filo è ancora penzoloni. Flebile e sempre più opaco. Dondola più forte ora che il vento spinge di più. Mi fermo sotto quella finestra e lo fisso. Ormai è una sfida. Alla fine la ventata che mi toglie il cappello lo butta giù e mi cade tra le mani. Mi sembra di rivedere quel corpo su cui le luci erano aggrovigliate e ora che è qui, tra le mie mani, è amabile e quelle sue lampadine mi scaldano i diti bianchi e gelati.

Alla fine non era così male…

EDITORIALE di MELISSA FRULLONI


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CityLights «Ognuno sarà famoso per quindici minuti» In quanti hanno sognato di passare una settimana in pigiama a poltrire nel letto? Quanti di noi hanno desiderato di non uscire dalle lenzuola per giorni? Ad Arezzo c’è chi ci è riuscito. Grazie ad un’iniziativa promossa da DaunenStep, azienda altoatesina, e

Renato, attività commerciale aretina protagonista nel settore della biancheria per la casa e dei vestiti da sposa. Due giovani ragazzi hanno realizzato il sogno di tutti noi pigroni italici… Dopo un casting che li ha visti presentarsi con i pigiami più originali, Giada e Jonathan sono stati selezionati per

vivere nella Cozy Room, la stanza delle comodità, nella settimana trascorsa fra il 3 e il 10 novembre. Una camera fatta essenzialmente da un letto matrimoniale e tanti altri comfort, ma con un piccolo inconveniente: il costante occhio di Arezzo sui protagonisti. La Cozy Room è stata infatti allestita nella vetrina del famoso negozio del Corso Italia Renato, in bella vista per ventiquattro ore al giorno, ma anche seguiti dalle telecamere, pronte ad immortalare l’evento con dirette Facebook. Alberto Santini, il responsabile del negozio aretino, ci ha spiegato meglio l’iniziativa e le motivazioni da cui è scaturita. “Innanzitutto credo sia una significativa finestra per Arezzo. La Cozy Room, infatti, ha portato l’interesse perfino della Rai ed una madrina d’eccezione come Jessica Polsky nella nostra città. Fra le attività che Giada e Jonathan hanno sostenuto c’è stato un giro per Arezzo… fra le lenzuola! Infatti, grazie alla presenza di una guida ufficiale, sono state fatte delle apposite lezioni sulla città, con immagini e fotografie bellissime. Il tutto ovviamente ripreso dalle telecamere della diretta Facebook, portando così il nome del nostro capoluogo in tutto il mondo.” Certamente è stata anche un’opportunità di visibilità e crescita per il brand Renato: “Ovviamente. La nostra attività è una delle più antiche e significative di Arezzo. Mio padre ha aperto il primo negozio nel 1954 e con il passare del tempo abbiamo evoluto la nostra azienda in base alla richiesta del mercato, dagli abiti ai tessuti, fino alla biancheria per casa e ai vestiti da sposa. Questa opportunità permette di trovare spazio anche nel mondo digitale, il mondo del futuro.” Alberto ci ha poi spiegato lo scopo dei due protagonisti: la vittoria di una vacanza premio al termine della sfida. Selene Dimaria, responsabile della Cozy Room è stato l’unico contatto con il mondo esterno per i due concorrenti. Selene ci ha spiegato le reazioni dei due ragazzi: “Si sono divertiti tantissimo e ogni giorno ci hanno chiesto di poter aumentare la durata del soggiorno (ride). Si sono trovati a loro agio, sia davanti alle telecamere, sia sotto l’occhio curioso degli aretini, che spesso hanno lasciato bigliettini sulla vetrina. Hanno avuto giornate piene di attività, dall’insegnante di Yoga a quello di Tai Chi, alternando quindi momenti di pura pigrizia, ad altri di costante impegno.” Una delle domande che sorge spontanea, è se i concorrenti siano una coppia, visto che hanno anche condiviso il letto matrimoniale. “Assolutamente no. Ci tengono a ribadirlo: Giada e Jonathan sono solo due ottimi amici, dal grande senso dello humour. Al casting si sono presentati

uno vestito da gorilla e l’altra da coniglietto, e questo ci ha colpito tantissimo, non ci interessava se fossero o meno una coppia.” Alla fine della chiacchierata che abbiamo fatto da Renato, ci è stato anche spiegato il principio che sta alla base di tutto l’esperimento: dimostrare che anche una situazione potenzialmente stressante, come l’essere osservati costantemente da estranei senza alcuna vera interazione, possa essere smorzata, e addirittura ribaltata, in un contesto di totale comodità come quella che DaunenStep e Alberto Santini hanno creato per i due ragazzi. E a giudicare dai sorrisi e dalla calma dei protagonisti, possiamo dire che l’esperimento sia riuscito con successo. di ANDREA IACOBELLI


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ILLUMINAZIONI I

Fino a Lunedì 1° Gennaio

Villaggio Tirolese e Mercatini di Natale In Piazza Grande ad Arezzo, il Mercatino di Natale con il Villaggio Tirolese e la grande Baita Tirolese per degustare prodotti tipici e piatti gourmet. Addobbi e oggettistica di Natale, gastronomia, prodotti tipici e degustazioni ti aspettano. Dai primi piatti come i famosi spatzle, ai tradizionali panini austriaci con formaggio fuso, fino allo stinco e all’arrosto di maiale. E poi carillon, peluche, tazze e teiere austriache, un mondo di regali di Natale per tutti i gusti!

Venerdì 8 Dicembre

Fino a Domenica 28 Gennaio

Martedì 26 Dicembre

Anime Storte in Tour Al Karemaski serata imperdibile. A due anni di distanza dal celebrato “Come i Carnevali”, seguito dal tributo a Piero Ciampi uscito lo scorso anno, il cantautore livornese Bobo Rondelli torna con il nuovo album in studio dal nome “Anime Storte”. Rondelli continua a vivere la sua seconda giovinezza artistica e per comporre questo disco si fa ispirare dalla figura delle persone semplici dei giorni nostri.

Arezzo per Arezzo Vittorio Angini, Giuliano Caporali, Giuseppe Fanfani, Lucio Gatteschi, Raffaello Lucci, Pasquale Marzelli, Dario Polvani, Eliana Sevillano, Sergio Tosi: sono gli artisti, attivi fin dagli anni Sessanta del Novecento, riuniti nella mostra collettiva Arezzo per Arezzo, organizzata dall’amministrazione comunale e a cura di Roberto Barbetti e Daniela Meli, che si terrà alla Galleria comunale di arte contemporanea. Ingresso gratuito con orario dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18.

Concerto di Natale Nella bellissima cornice del Duomo di Arezzo, vi aspetta il Concerto di Natale, un evento straordinario, nel contesto della Stagione “Musica per le feste”, organizzato da OIDA. Lasciatevi trasportare dalla musica classica dell’orchestra nella magica atmosfera del periodo più bello dell’anno e assaporate ancora la bellezza del Natale. L’appuntamento è alle 15.45 in Piazza Del Duomo. Per info: www.oidarezzo.it

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I IN 10 RIGHE

Arezzo Classic Motors

Sabato 13 Domenica 14 Gennaio

Anche questo anno gli appassionati di motori e auto d’epoca, dovranno segnarsi sul calendario due giorni da non perdere. Torna Arezzo Classic Motors, la mostra scambio dei veicoli da collezione. Ad Arezzo Fiere e Congressi. Per info: www.arezzoclassicmotors.it

Mostra del Disco e del Fumetto La mostra mercato di usato e pezzi unici da collezione ad Arezzo Fiere e Congressi. La Mostra del disco e del fumetto è ormai diventato un attesissimo evento per tutti gli appassionati del genere. Non perdete l’occasione di ritrovare un amato fumetto che leggevate da bambini o il vinile che ha accompagnato la vostra adolescenza…

Sabato 27 Domenica 28 Gennaio

Ad Arezzo la Carmen Il Balletto del Sud, porta al Teatro Petrarca, Carmen. Una Carmen ambientata in una Spagna letta da un punto di vista di autori che ne colorano la componente esotica aumentando il fascino delle caratteristiche tipiche della tradizione popolare di quella terra. Per info: teatro@comune.arezzo.it

Sabato 20 Gennaio

Fiera Antiquaria Torna per le vie del centro di Arezzo, la Fiera Antiquaria. Un classico, ma che forse più di tutti meglio incarna e rappresenta lo spirito della città. In questi ultimi anni, la Fiera Antiquaria ha proposto una nuova immagine di sé e si è proposta con attenzione ad un pubblico non solo nazionale ma anche internazionale. Quasi quattrocento espositori, provenienti da ogni parte d’Italia, propongono i loro oggetti d’arte, mobili, gioielli e bijoux, orologi, libri e stampe antiche, strumenti scientifici e musicali, giocattoli, biancheria d’antan e ogni tipo di collezionismo. Per info: www.fieraantiquaria.org

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Sabato 2 Domenica 3 Dicembre Sabato 6 Domenica 7 GEnnaio


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7to7 Dal tramonto all’alba

HOPPY LAB BEERSHOP & INDIE TAP ROOM

La conoscenza promette scelte ponderate e dalle scelte si determina un’identità, uno stile, uno scopo. É questa la prerogativa di Hoppy Lab, che di una scelta sapiente di birre e materie prime, sempre autentiche e di alta qualità, ha fatto centro pulsante della sua realtà. Meri, la proprietaria, non solo è appassionata da sempre di birra, ma studia con sfrenata passione ogni produzione, andando nella profondità di ogni fusto, di ogni bottiglia per conoscerne l’essenza. Per questo Hoppy Lab è il punto di riferimento ad Arezzo per ogni vero appassionato di birra o per chi si voglia avvicinare a questo mondo. Lager, Weisse, Ipa, Trappiste, Blanche sono solo alcune delle macrocategorie da approfondire, conoscendo e degustando le specialità di micro birrifici e produttori artigianali, raccolti e attentamente selezionati presso Hoppy Lab. Alla radice di questo c’è la legittima idea che la birra è un alimento che viene dal luppolo e dai cereali. Troppo spesso questo viene dimenticato e si acquistano prodotti piatti o vuoti. Anche i marchi di birra più noti a cui spesso ci affezioniamo, offrono un prodotto dal contenuto povero se non privo di sostanze nutritive, povero di storia, povero di sfumature e sentori unici che invece sono intrisi in una delle bevande più consumate, soprattutto dai giovani.

Fare cultura e informazione sulla birra: questo il primo vero obiettivo di Hoppy Lab, Beershop & Indie Tap Room, situato in via Madonna del Prato, nel vivo del centro storico di Arezzo. Il secondo obiettivo è soddisfare il cliente e farlo respirare e degustare in un ambiente intimo, ricercato, mai banale. Infatti Hoppy Lab, si presenta come una piccola sala degustazioni dove bere buonissima birra (davvero per tutti i gusti), abbinata a prelibatezze di stagione, con la possibilità di ascoltare bella musica in vinile, creando un’atmosfera ideale per gustare birra e non solo. Mai uguale a se stesso, Hoppy Lab, ruota settimanalmente i fusti delle proprie spine, riuscendo ad avere una selezione sempre stupefacente e sempre sorprendente per gli avventori e cambia stagionalmente l’assortimento delle etichette presenti in negozio, creando stupore e suscitando curiosità continua. Hoppy Lab è il posto ideale per concedersi una pausa, per ritrovarsi a fare due chiacchiere, per fare nuove amicizie, per conoscere il significato più profondo della birra, per passare una serata tranquilla o prepararsi a vivere la notte. Attraverso i canali social vengono divulgate le iniziative di Hoppy Lab, birreria indipendente dove si può contare sempre su una selezione ragionata e di altissima qualità, sia di birre che di prodotti alimentari, sulla indiscutibile professionalità di chi ci lavora e su un’atmosfera unica di cui avevamo bisogno nella città di Arezzo. di NICOLÒ CICCONE

VIA MADONNA DEL PRATO 31 | 0575 1653034

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7to7 Dal tramonto all’alba



Quando arriva il weekend il primo pensiero è quello di staccare la spina e rilassarsi. Ma se è il primo o il terzo venerdì del mese, forse forse l’idea di riposarsi si sposta direttamente al sabato. Scommetto che non c’è nemmeno il bisogno di spiegare il perché… È ovvio! Arriva Vogue Party! Un appuntamento fisso per gli aretini che lo segnano nei loro Google Calendar, mettono like su Instagram, seguono gli eventi su Facebook e, nei giorni successivi, aspettano con ansia le loro foto. Ma ciò che molti non sanno, o forse alcuni si ricordano a malapena, è come tutto questo è cominciato. Perché dovete sapere che dietro a

quelle serate che vedono il Class 125 straboccante di gente di tutte le età, c’è un gruppo di ragazzi, uniti dalla passione per la musica e per la loro città. Vogue Party nasce quasi sei anni fa, nel 2012, come spiega il direttore artistico Francesco Franco: “Eravamo una sera a casa di alcuni amici, era il primo anno che facevamo le serate all’ex Grace. Fino a quel momento organizzavamo eventi con il nome “Memorabilia”, ma insieme a Daniele Mattesini, Giammarco e Cristiano Viterbo, volevamo portare in città qualcosa che durante il weekend facesse divertire noi e i nostri amici. Da lì a creare un nuovo marchio il passo fu breve e con l’aiuto di una persona per me importante riuscimmo a trovare il giusto nome: Vogue”. Come spesso accade nei film: una cena, un bicchiere di vino, quattro chiacchiere tra amici e prese forma una delle serate più seguite ad Arezzo. Adesso, quando varcate la soglia del locale e trovate il privè Bella Vita imbandito, la sala grande allestita a puntino, ricordatevi che dietro a tutto c’è il lavoro di questi ragazzi, che con attenzione e dedizione fanno sì che tutto riesca nel migliore dei modi. “Quello che si è creato è un punto di ritrovo, la città è divisa in quattro quartieri, ma quando si varca la porta del locale non ci sono più distinzioni. Quello che volevamo noi era proprio riuscire a trasmettere la nostra passione per la musica alla città, facendola divertire”. Proprio per questo Vogue è entrato nel cuore di tutti gli aretini. di GIULIA BASAGNI

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Come un salotto di casa, ma con uno staff professionale: ecco cosa è

Urban Cafè. Il locale, aperto dalle 16

del pomeriggio fino all’una di notte, si trova in via Giuseppe Pietri, proprio davanti alle mura storiche della città. É famoso per le sue serate estive del giovedì sera, quando un fiume di gente di tutte le età invade l’intera struttura fino ad occupare anche la carreggiata. La console che scalda l’atmosfera per mano di uno dei dj aretini conosciuti e amati, un punto di ritrovo e così si ha la giusta occasione per far iniziare il weekend un po’ prima. Ma Urban Cafè non è solo questo. Negli anni si è trasformato, si è diretto verso una clientela variegata di range generazionali differenti ed ha apportato delle sottili limature fino a diventare quello che è oggi. Questo grazie al suo proprietario Jonathan Raffaelli: “Io sto crescendo e con me anche il locale. Dopo aver fatto nove anni di gavetta come dipendente, variando da bar caffetteria a bar serali, mi sono avvicinato, in punta di piedi, a questa bellissima realtà. Ho poi messo in pratica le mie conoscenze professionali, come quelle nell’ambito della miscelazione, ed ho cercato di dare ai miei clienti qualcosa in più, sia di qualità che nel gusto”.

Se vi siete stufati di ordinare il classico Spritz, questo è il posto adatto a voi! Al di là del bancone troverete uno staff altamente competente, pronto ogni settimana a sperimentare qualcosa di nuovo. “Vogliamo far capire che oltre al classico prosecco o bicchiere di vino rosso c’è

molto di più. Il cliente così può aggiornare quel piccolo bagaglio culturale di gusto che ha nell’ambito del bere. A volte non facciamo altro che proporre lo stesso prodotto in una veste differente: lo uniamo ad un succo o un frutto e manteniamo la stessa sostanza. È importante far capire - continua Jonny - la differenza tra bere bene e bere tanto per bere. È anche un modo per responsabilizzare il cliente!” Di stagione in stagione, sono soliti variare ed ideare nuove proposte, come l’ultima novità invernale, Rosso di sera; il sapore del vino si mescola con quello della vodka, si aggiunge l’Aperol, dello zucchero liquido e del succo di lime, il tutto shakerato e servito in coppetta.

Il giovedì si parte con la movida aretina, ma il mercoledì la terrazza prende le sembianze di un vero e proprio salotto dove poter stare in compagnia e ascoltare della buona musica, il tutto in diretta streaming. E se la sete se ne va bevendo, l’appetito vien mangiando. Infatti, tutte le sere, oltre al classico buffet dell’aperitivo potrete trovare un ricco menù sfizioso, che varia da hamburger, patatine, pizza, ma anche dolci monodose e flan al cioccolato che cambiano di settimana in settimana. E così prende forma quel posto semplice ed accogliente che è l’Urban Café, con un personale professionale e qualificato, pronto a soddisfarvi in ogni richiesta. “Noi ci proviamo - conclude Jonny - ma poi si sa che il cliente ha sempre ragione!” di GIULIA BASAGNI

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Grazie a Dio è giovedì!

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M STELLA TUCCI U LA RAGAZZA DEL R O

“Timida, introversa, permalosa, però sono una persona buona…” Stella Tucci ci aspetta al tavolo del Coffee o’Clock, in centro. Ci prendiamo ovviamente un caffè e queste sono le prime parole che ci dice… Sembra strano come le persone si descrivano, quali aggettivi usino per dirci chi sono… A volte, come nel caso di Stella, basta passare insieme mezz’ora per capire che davanti a te si è seduta tutta un’altra persona; estroversa, espressiva, alla mano e davvero gentile. Anche lei infatti ci parla di questa sua doppia personalità, di quella che la fa vergognare a fare una telefonata, ma che allo stesso tempo la fa salire su un palco e danzare, aprire un sushi take away o avere un profilo su Depop con circa 45 mila follower! Ma andiamo con ordine… “Depop è un’applicazione di vendita e acquisto, nata 5 anni. L’ho conosciuta per caso tramite un mio amico che mi disse: “non so se la conosci, è carina, ci puoi comprare delle cose…” Non sapevo cosa fosse, e ho risposto che avrei dato un’occhiata. Da lì è partito tutto… L’idea che sta alla base di Depop è semplice, è quella del riciclo di indumenti ed oggettistica che, invece di essere buttati vengono rivenduti. Depop però è anche un social network, molto simile ad Instagram in cui hai un profilo e posti foto di quello che vendi. È come un enorme mercatino delle pulci, hai presente quello che fanno anche ad Arezzo? Su Depop è virtuale e ti permette di sbirciare tra migliaia di negozietti vintage o di usato.”


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Una volta entrata su Depop, Stella non è riuscita subito a lasciarsi andare. All’inizio la sua timidezza riusciva ancora a prendere il sopravvento e non si faceva fotografare. Postava l’abito sulla stampella, ma non si sarebbe mai sognata di mettersi in mostra e di fare lei stessa da modella per le cose che vendeva… Poi i suoi follower hanno iniziato a chiederle di indossare i capi e, anche se dietro una tenda oppure “tagliandosi la testa” con Photoshop, Stella ha accettato. Da lì è stato un crescendo, ci ha preso gusto e ha sempre indossato tutto ciò che ha venduto, fotografandosi e postando la foto sul suo profilo. “La svolta è arrivata quando, un giorno ho pensato di fotografarmi davanti ad un muro… È stata una bomba! Da lì Stella era “la ragazza del muro” e i follower sono iniziati a salire vertiginosamente. Su Depop riesco ad essere me stessa, mi tolgo la maschera che ha volte porto fuori e mi trasformo in una persona estroversa ed aperta. Nella realtà mi imbarazzo spesso, ma quando posto o scatto una foto per Depop non mi vergogno, mi sembra di essere sola, nessuno mi vede, anche se ovviamente so che dietro allo schermo ci sono ben 45 mila persone che aspettano la mia immagine!” Stella si è creata questo “impero” interamente con le sue mani… Tutto è nato per gioco, ma oggi questa passione è un divertimento che le permette di sentirsi se stessa. Fa tutto da sola, gestisce sia la parte logistica, che dell’imballaggio e della spedizione e, poi ovviamente anche le foto che sono autoscatti, fatti con lo smart phone, posizionato su un cavalletto… Il guadagno c’è e fa ovviamente comodo, ma oltre a quello Stella ama Depop per gli spunti che le dà, per i capi che le permette di abbinare e osare! Indossa cose che, a suo dire, la città non capirebbe e per questo, se le sfoggia per il Corso, viene spesso guardata male… “Mi diverto a vedere le facce della gente, è una cosa che in passato non avrei mai fatto ma che oggi mi intriga e mi fa venire ancora più voglia di mettermi in gioco. Non mi sono mai messa in mostra così prima, ma ora mi piace molto farlo… Con Depop sono diventata un’appassionata di moda; prima compravo per comprare, senza sapere bene perché compravo, senza nessuna consapevolezza insomma… Per questo mi sono ritrovata con un sacco di roba che non mi piaceva e che ho potuto rivendere… Ora invece l’armadio è vuoto; forse mi sono lasciata prendere un po’ troppo la mano… (ride)” Stella è però principalmente una ballerina. Il suo lavoro è insegnare danza e da quando ha iniziato, a soli 6 anni a ballare, non ha più smesso. Si rende conto anche lei che nonostante il suo carattere timido e introverso, si appassiona continuamente a cose che presuppongono un carattere forte e molto aperto, in cui non ci sia la paura di mettersi in mostra o di relazionarsi agli altri. Anche nella danza, come su Depop, però si affida al fatto che non vede il suo pubblico. Con i riflettori puntati addosso, quando è sul palco non riesce a vedere chi ha di fronte e, come su Depop appunto, crede di essere sola, permettendo così all’adrenalina e all’esplosività del suo carattere di venire fuori e dare il meglio di se…

MUSI&MUSE Il personaggio del mese

Per coronare questo percorso fatto di timidezza e grandi performance social, ha da poco aperto “House of Sushi”, il nuovo sushi take away della città che le permette di vivere di un’altra sua grande passione, quella per il sushi che mangia ovunque, durante ogni suo viaggio e che ha sperimentato in ogni altro ristorante “a tema” della città. “La ragazza del muro” ha trovato la sua dimensione, uno spazio in cui sa cosa vuole essere e chi vuole essere. “Datemi un sogno in cui vivere perché la realtà mi sta uccidendo.” - Jim Morrison di MELISSA FRULLONI

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A mezzanotte in punto 1973-74 Los Angeles cominciò a piovere sulle foglie di palma davanti alla mia finestra clacson e mortaretti strepitarono e s’udì un tuono ero andato a letto alle 9 spensi la luce tirai via le coperte la loro gaiezza, la loro felicità, i loro strili, i loro cappelli di carta, le loro automobili, le loro donne, i loro ubriaconi dilettanti…. l’ultimo giorno dell’anno mi terrorizza sempre la vita non sa nulla, degli anni. ora i clacson hanno smesso di suonare, e i mortaretti e il tuono… tutto finito in cinque minuti… tutto quello che sento è la pioggia sulle foglie di palma, e penso: non capirò mai gli uomini, ma sono ancora vivo.

Charles Bukowski, Foglie di palma

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Per un pugno di like Dritte, (s)consigli e provocazioni di Manola Tenti

Dopo essere stata personaggio del mese nel numero #0 di WEARE, oggi mi ritrovo a scrivere e mettermi in gioco in questa nuova avventura. La curiosità verso la mia persona è dovuta ad una “popolarità” sui social, in particolare Instagram. Tutto divertente! Essere riconosciuta in giro, fotografata, richiesta per eventi, serate... Certo le critiche non mancano, ma fanno parte di questo gioco, anche se vivo nell’assoluta convinzione che la maggior parte delle ragazze/i vorrebbe raggiungere questo tipo di risultato. E questa è (più o meno) la parte bella dei social… Poi c’è il lato più “privato”, quello che ancora in molti non conoscono, quello che alcuni usano per sfogare le proprie frustrazioni...

Quando mi sono approcciata al web è stato perché avevo voglia di esprimermi di mettermi a “nudo” non tanto con il corpo, ma con l’interiorità. Mi sono prefissata UNA regola: ESSERE SEMPRE VERA! Anche se le cattiverie, i giudizi, i pregiudizi sono e saranno sempre tanti. La prima domanda che mi viene posta è; come ho fatto ad arrivare a questo risultato… Bè io non lo so; è stata di sicuro un po’ di fortuna all’inizio, anche se in tutte le cose ci vuole cervello, studio e molto carattere. La società di oggi è totalmente “schiava” del web; tutti hanno bisogno di uno spazio nel mondo; commentare, mettere un like, prendere delle posizioni; cosa che però, molte volte nella vita reale non farebbero mai. Perché? Semplice vivere dietro uno schermo ci fa sentire protetti, sicuri, molte volte con un identità inventata. Io ho un idea chiara di queste persone... Vigliacchi, falsi, senza spina dorsale. Facile fare i “leoni da tastiera”… Fateci il piacere, siate coerenti, è gratis!

Ecco le domande che mi vengono fatte più di frequente: - Perché ti esponi? - Ti pagano? - Sei un’esibizionista? - Fai la escort? - Quello che fai ti permette di avere una vita privata “normale”? Domande lecite certo, che a volte hanno anche ragione di esistere, ma questa volta preferisco non dare troppe spiegazioni e, anzi rispondere con altrettante domande… - Giudicate una persona da una foto? - Lo fareste anche voi? - Etichettare così tanto non vi rende superficiali, provinciali, bigotti? Riflettete…


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Classe 1991. Nato a Policiano, a pochi passi da Arezzo. Simone Sinatti, in arte Speaking Minds. Non lo conoscete? Impossibile. Almeno una volta nella vostra vita lo avete incontrato o meglio avete ballato la sua musica. Si, avete capito bene, la sua musica. Simone è un arti-

sta che, un passo alla volta, è arrivato a stampare dischi a soli 19 anni. Inizia come PR nei locali aretini per poi avvicinarsi alla console e suonare. Debutta in una serata al Klang, diventa resident a Le Mirage e parte del progetto Social Kids. Poi si trasferisce a Bologna per gli studi universitari mettendo in valigia anche l’amore per la musica. Suona principalmente musica techno e deep house, altre volte downtempo disco e funky. Possiamo ricondurlo al filone capitanato da Dixon, Mano Le Tough o John Talabot. Da quattro anni porta avanti il progetto Speaking Minds, avviato inizialmente insieme al socio Marco, che gli ha permesso di girare tutta Europa e non solo: Inghilterra, Olanda, Francia, Spagna, Germania, Turchia, Marocco. Possiamo citare le sue appa-

rizioni al Watergate di Berlino o all’ADE di Amsterdam, senza tralasciare le console nostrane come Cocoricò, Tenax, Volt, Link o Sunflower. “Con il tempo sono riuscito a rag-

Ma com’è lavorare a 360° nel mondo della musica? “Stancante. Nessuno penserebbe di associare questo aggettivo alla vita da DJ vero? Tutti credono che sia solo serate e divertimento, ma c’è tanto lavoro dietro: devi essere sempre aggiornato e mantenere rapporti con organizzatori, agenti ed etichette e come succede nel 90% dei casi fai più ore di volo che di sonno. Però è estremamente gratificante. Ti trovi a girare il mondo per far ballare e sorridere la gente che apprezza quello che fai e tutta la fatica è ripagata.” Oltre a produrre musica, gestisce un’agenzia di booking ed è il direttore artistico di Aeon, etichetta di Alex Niggemann, per cui si occupa di selezionare demo, gestire le uscite e tutto quello che ne comporta. Simone è partito da questa città, si è rimboccato le maniche, ha definito il suo carattere artistico e grazie anche al suo carattere si è fatto voler bene, ma di progetti futuri ne ha ancora tanti. “Non abbiate fretta, credeteci ed impegnatevi - conclude La musica non è il calcio, non c’è un’età di scadenza: l’importante è avere passione e coltivarla non solo per voler arrivare. Certo avere delle ambizioni è giusto perché l’ultimo traguardo raggiunto non deve MAI essere l’ultimo, ma solo quello prima del successivo.” di GIULIA BASAGNI

giungere obiettivi importanti - spiega Simone - tra cui pubblicare tracce su etichette che prima potevo solo stimare; ho anche avuto il piacere di suonare con artisti che prima guardavo e ammiravo dalla pista.” #01/17 - WEARE - 18


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Speaking Minds

Risonanze Magnetiche Suoni dallo spazio urbano SOUNDCLOUD.COM/SPEAKING_MINDS

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l’ultimo traguardo raggiunto non deve MAI essere l’ultimo, ma solo quello prima del successivo.


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La “buona” e “bella” cucina “Ho lavorato in molti ristoranti anche fuori dalla Toscana, non fuori dall’Italia, sfortunatamente, ma è uno degli obiettivi che devo realizzare.” Già queste poche e semplici parole, raccolte durante una chiacchierata fatta intorno ad un tavolo del suo ristorante di Arezzo “Lo Zafferano”, possono sintetizzare lo spirito, la determinazione, la vitalità dello Chef Johnny. Il suo modo di affrontare il proprio lavoro, un lavoro che ha scelto, voluto e che continuamente arricchisce di novità, di conoscenze, di sperimentazioni, di sapori.

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Lui, che è orgoglioso del percorso che ha fatto, è partito a 16 anni proprio dalla cucina del ristorante che oggi gestisce e, in dieci anni, ha compiuto un percorso invidiabile che lo ha portato in tanti importanti ristoranti del nostro Paese: il “Don Alfonso” in Costiera Amalfitana, poi Siena, Montepulciano, San Gimignano, Chiusi e non ultima l’esperienza a “Il Galateo”, il miglior catering d’Italia.

“Lo Zafferano” è la sua prima esperienza di gestione diretta di un’attività, ma già non è l’unica. A Sinalunga ha già aperto un altro ristorante, “Lo Zafferano Tuscany”, chiamato così per sottolineare la sua collocazione nel cuore della Regione, che è collegato alla “Locanda dell’amorosa”, una struttura alberghiera con 18 camere e due suite di altissimo livello, il tutto inserito in un contesto del 1300, un vero e proprio simbolo della storia Toscana.


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Anche questo bellissimo e accogliente ambiente in Provincia di Siena ripropone il binomio vincente ristorante-albergo, che ad Arezzo è rappresentato da “Lo Zafferano” e “AC Hotel”. Tutto questo è una curiosa casualità? Niente affatto, perché, come ci ha tenuto a sottolineare lo Chef Johnny: “Il vero ristorante è nato all’interno di un albergo.” Certo per l’Italia può sembrare una stranezza, nel nostro Paese a differenza di altri c’è una grande diffusione di osterie o ristoranti non collegati a strutture alberghiera, ma anche ad Arezzo questa peculiare presenza incuriosisce e riesce ad attrarre tante persone. Quello che differenzia i due locali, oltre al contesto in cui sono inseriti, è il menù che viene proposto. Ad Arezzo troviamo una ricca scelta di piatti di pesce mentre il locale di Sinalunga si caratterizza per la maggiore attenzione riservata ai piatti della tradizione culinaria della terra toscana, garantita anche dall’utilizzo di materie prime a Km 0 e di prodotti dell’orto coltivati direttamente. Naturalmente, in entrambi i ristoranti, secondo lo stile e la filosofia dello Chef Johnny, la cucina proposta vede un inedito matrimonio tra tradizione, semplicità, fantasia.

Ogni piatto proposto è la rivisitazione di qualcosa che è magari già conosciuto, ma che diventa nuovo e originale grazie alla modalità di preparazione, all’aggiunta o al diverso dosaggio di ingredienti e ad una presentazione in tavola che stuzzica l’appetito già alla prima occhiata. Questa attenzione per ogni particolare permette, per esempio, anche ad anche un piatto semplice e conosciuto come la “pappa al pomodoro”, una volta opportunamente rivisitato e reinterpretato, di diventare una novità assolutamente unica. Il “bello” e il “buono” si incontrano così in ambienti dove l’attenzione per il particolare e per l’accoglienza dei clienti è fondamentale, dove sedersi a tavola diventa un vero piacere. di MAURO MESCHINI

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Sapete cosa accade quando il gusto e la qualità di due tradizioni culinarie si incontrano? Si crea un qualcosa apparentemente familiare, ma dal sapore unico. Ecco come nasce la Tigelleria Toscana. Questa è la storia di Mirco Sadotti, Elia Chiatti e Belmondo Vujicic, i tre proprietari del locale aperto quasi un anno fa all’interno del centro commerciale “Il Magnifico”. La scelta di avviare questa attività proprio nel centro è stata ben pensata e fatta con il cuore: “Abbiamo voluto aggiungere una novità gastronomica tra quelle già esistenti ad Arezzo. - spiega Mirco - Alla fine sono anni che siamo in questo centro commerciale, io per la palestra Four Fitness, Elia e Belmondo con il negozio di videogiochi. Abbiamo

costruito questo posto da zero, c’è voluto molto impegno, ma in sei mesi siamo riusciti ad aprire.” Da dove prende vita l’idea di cucinare tigelle agli aretini lo racconta Belmondo: “Io ed Elia veniamo dal mondo dei videogiochi, lavoriamo insieme al negozio GameTekk, e quasi ogni fine settimana ci rechiamo al nostro magazzino a Bologna. Proprio in quelle zone, tra una pausa pranzo e l’altra, abbiamo scoperto le tigelle e ci siamo innamorati!”

Tradizione e qualità: LA TIGELLERIA TOSCANA

Sarà per la loro fragranza e per la loro sfiziosità che hanno deciso di aprire una tigelleria in città, ma non classica, una di quelle che unisce una specialità come la tigella con le “cose buone” nostrane. Nasce così la Tigelleria Toscana, dall’unione di due tradizioni: quella modenese e quella toscana.

Ma cosa è una tigella? In realtà si chiama crescentina, è un tipo di pane caratteristico dell’Appenino Modenese, di forma ovale con un diametro di 8 cm, ha il sapore di una piadina, ma la consistenza di una focaccia. Viene tipicamente farcita con la cunza, cioè un battutino di lardo, aglio, rosmarino e parmigiano. Un’altra particolarità è come i nostri ragazzi presentano al pubblico questo prodotto: caldo appena sfornato, ma ancora da farcire. In questo modo il cliente può riempire le tigelle a suo gusto e piacimento. E infatti dalla cucina escono gustosi taglieri pieni di affettati tradizionali come il lombo del grigio del Casentino, la tarese del Valdarno, la sbriciolona e il culatello. Il tutto accompagnato da 8 salse, sei salate e due dolci: l’imbarazzo della scelta, dallo stracchino alla crema di carciofi, e tra quelle dolci ovviamente non può mancare la nutella insieme a due creme artigianali prodotte da una pasticceria locale, una al pistacchio e una alla nocciola. 


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Non abbiate timori amici vegetariani hanno pensato anche a voi con un tagliere colmo di verdure grigliate, pinzimonio e formaggi.  Tutti gli alimenti sono scelti in maniera accurata e made in Tuscany.  Non è un caso se le parole chiave di questa attività sono qualità e tradizione. La qualità sta nei loro prodotti, tutti estremamente ricercati. Nell’impasto fatto seguendo la ricetta popolare (che è tutt’oggi depositata in banca!), nei macchinari per la lievitazione e la cottura, nello staff che sta dietro ai fornelli e al servizio. L’impasto viene fatto a mano dal nostro Elia che ha frequentato la scuola alberghiera ed è da sempre un amante della cucina: “Non è stato facile al primo colpo realizzare la tigella perfetta. All’inizio eravamo inesperti. Abbiamo frequentato dei corsi, abbiamo preso dimestichezza con le dosi, i tempi di cottura, la giusta lievitazione. Sembra semplice ma in realtà è complesso, basta sbagliare una cosa sola e rovini tutto.” Tanti sforzi che sono stati ripagati, adesso Elia sforna tigelle in quantità, così perfette che sembra di essere in un locale di Bologna se non fosse per… … La tradizione toscana che è presente negli affettati, nei formaggi, nei migliori vini locali e nelle birre artigianali. Le serate a tema vedono servite le tigelle insieme a piatti tipici come il cinghiale oppure funghi e tartufo o porchetta e champagne. Il menù ricorda quante prelibatezze ci

sono nella nostra amata Toscana, partendo dai primi piatti espressi e ricercati, continuando poi con le insalate fino ai dolci fatti in casa. Ma non è venuta anche a voi una certa acquolina? La Tigelleria Toscana (tel. 0575 082604) vi aspetta dal martedì alla domenica sia a pranzo, dalle ore 12.30 alle 15, che a cena, dalle 18.30 alle 22.30, e dal primo dicembre anche il lunedì sera. E allora cosa aspettate, quando aprirete il menù la scelta non sarà facile, ma qualsiasi cosa ordinerete state certi che soddisferà il vostro palato. di GIULIA BASAGNI


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PASSEGGIANDO per le stradine del centro di Arezzo, vi capiterà di passare da Via de’ Redi e di imbattervi in un locale dal nome particolare, Enogastrobiciteca Tuscanative. Se incuriositi deciderete di entrare, vi ritroverete all’interno di uno spazio in cui la modernità fa da contrappunto alla tradizione, creando un ambiente ricercato, ma accogliente e familiare, un locale dall’identità intima e ben definita, che rispecchia in pieno le idee e la personalità di Marco ed

Enrico, i due giovani proprietari che lo hanno pensato e costruito a loro immagine e somiglianza. Alla vostra sinistra, lampade moderne scendono dal soffitto illuminando le prelibatezze selezionate tra le eccellenze del nostro territorio toscano, come carne, insaccati e molto altro ancora, tutte ospitate all’interno di un grande bancone in cui una superficie scura e levigata gioca col gusto retrò delle assi di legno grezzo. Alla vostra destra, adagiate su men-

sole artigianali, anch’esse ricavate da vecchie assi di legno, troverete una grande quantità di bottiglie di vino, selezionate dopo un’appassionata ricerca sul territorio, e non solo. Una serie di tavolini rustici, ognuno diverso dall’altro, vi riporterà alla mente i pranzi e le cene a casa dei nonni, quando la famiglia si riuniva per passare assieme la domenica e le feste. La musica live che a mercoledì alterni viene suonata in questo spazio, potrà ricondurvi al presente, facendovi risvegliare di fronte a una parete di vetro, moderno separé, che divide la stanza principale del locale da un altro spazio, alle cui pareti fanno mostra di sé belle biciclette d’epoca

(passione di Marco, che tra l’altro è anche una guida ciclo-turistica), insieme a telai, cerchi, manubri e quant’altro (alcuni pezzi sono anche in vendita). Ecco che allora forse inizierà a farsi chiaro dentro di voi il perché di quel nome particolare. Cercando di ascoltare le storie che quei pezzi da collezione vi sussurreranno alle orecchie, giungerete in un’altra stanza sempre all’insegna del ciclismo, ma arredata con invitanti divani di pelle dal sapore vintage, pronti a coccolarvi nei vostri dopo cena, o durante l’aperitivo. L’Enogastrobiciteca Tuscanative (Tuscan Native) nasce a fine 2014 dall’idea di Marco ed Enrico di unire cibo e vino tipici del territorio toscano, valorizzando le eccellenze territoriali dei piccoli produttori locali, alla promozione e

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allo sviluppo del turismo di Arezzo e provincia (anche attraverso il ciclo-turismo, tra l’altro). Partendo dalla loro idea e inseguendo ciò che a loro piaceva, il progetto si è poi sviluppato andando incontro anche alle richieste della clientela, arrivando così a costruire un menu ricercato, che rivisita ricette tradizionali, garantendo la qualità delle materie prime selezionate nel territorio. L’Enogastrobiciteca (tel. 0575 21921) è un locale che sfugge alle tradizionali categorizzazioni, si distingue da altri posti simili riprendendo un concetto di Food&Wine&Bike, innovativo per noi e molto apprezzato a livello internazionale, soprattutto da chi ha visitato Arezzo e si è fermato a rifocillarsi con una buona Sleppa e dell’ottimo vino.

Food& Wine& ...Bike

di STEFANO BENNATI


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IN CUCINA, LA FAMIGLIA DEI MACRÌ: UNA LUNGA STORIA DI PASSIONE E’ la lunga tradizione di famiglia il segreto che sta dietro all’esperienza e alla passione di Sara Macrì e del padre Giuseppe che gestiscono rispettivamente “L’Angolo del Fossombroni” e “La Taverna del Portico” nel cuore della città di Arezzo. La loro famiglia si occupa di ristorazione ed ospitalità dalla metà degli anni ’60 e il passaggio generazionale delle competenze e della dedizione legati a questo lavoro pare essere il valore aggiunto delle loro attività, una prerogativa che si riscontra soprattutto nella cura e nell’impegno che ci mettono nel renderle luoghi accoglienti e d’eccellenza culinaria. Il ristorante “La Taverna del Portico” ha aperto circa un anno e mezzo fa: dopo una lunga esperienza lontano dal centro, Giuseppe ha deciso di iniziare questa nuova avventura in una delle zone di maggiore passaggio della città, aprendo in Via Madonna del Prato n.74, in un locale storico, dove ha a disposizione una confortevole sala interna e uno spazio sotto ai portici di Via Roma che si trovano proprio difronte.

Il suo è un ristorante dall’atmosfera familiare, con un servizio esemplare, dove è possibile assaporare tantissime specialità toscane e un’ottima pizza. In cucina si utilizzano soprattutto prodotti a km 0 e il menù cambia in base alle stagioni per offrire alla clientela piatti genuini e sempre freschi. 300 metri più avanti, continuando verso il centro, in Piazza San Francesco, si trova la focacceria “L’Angolo del Fossombroni”, di cui la giovane Sara ne ha preso le redini continuando la tradizione nell’ambito del food della sua famiglia. Il richiamo storico nel nome non può che riferirsi alla sua ubicazione, il grazioso locale, innovativo ma allo stesso tempo rustico, si trova infatti proprio nell’angolo del palazzo storico difronte al quale è posizionata la statua del celebre statista aretino Vittorio Fossombroni.

Inaugurato all’inizio della scorsa estate, nella piazza diventata ormai punto di riferimento della movida aretina e per i turisti, “L’Angolo del Fossombroni” (tel. 331 565 7811) nasce anche e soprattutto per distinguersi dagli altri locali presenti in San Francesco. L’idea di Sara è di arricchire la proposta della piazza, che si anima prevalentemente durante il week end, con un’offerta gastronomica più vicina alla tradizione toscana, in un ambiente informale. Aperto in orario brunch, per pranzo, nel tardo pomeriggio e fino a sera inoltrata, qui è possibile gustare focacce homemade a lievitazione naturale lenta, salumi e formaggi a km 0, primi al coccio e specialità toscane, da accompagnare a birre artigianali e vini, prevalenti toscani, anche biologici, che la proprietaria seleziona accuratamente. In orario aperitivo oltre alla possibilità di ordinare un buon bicchiere di vino o una birra, Sara prepara ottimi cocktail da sorseggiare in abbinamento a spuntini rigorosamente fatti con ingredienti locali.

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La cucina offre pietanze sempre diverse, messe a punto in base alla materia prima disponibile ed è così che puoi trovare sul menù del giorno una tipica pappa al pomodoro o un’appetitosa parmigiana, ma anche una deliziosa lasagna o uno squisito carpaccio con verdure grigliate. In più, è possibile degustare dei buonissimi dolci fatti in casa, che possono essere il giusto completamento di un pasto o di una gradevole pausa con un caffè, un cappuccino, un tè o una cioccolata calda. Dotato di uno spazio interno e di un’ampia area all’aperto sulla piazza, il

bianco è il colore predominante del

locale che è curato in ogni minimo particolare: lavagnette scritte col gesso che indicano i prodotti disponibili, cassette di legno e mensole con oggetti di casa e bottiglie di vino, che danno quel tocco di familiarità che ognuno di noi, oltre alla qualità del cibo, vorrebbe ritrovare a tavola. Se ancora non lo hai fatto, entra a “La Taverna del Portico” e a “L’Angolo del Fossombroni”, Giuseppe e Sara ti aspettano! di CLAUDIA DI BERNARDO #01/17 - WEARE - 27


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Un freddo pomeriggio di Novembre ai piedi della Fortezza Medicea di Arezzo, intravedendo le meraviglie del centro storico stagliarsi in un morbido grigio: quale miglior scenario per due chiacchiere con Elisa Modesti, giovane artista fotografica emergente della scena aretina? Come nasce e si sviluppa la tua passione per l’arte fotografica? «Nasce in famiglia, trasmessa da mio padre. Lui è sempre stato un amatore, poi, facendo un corso approfondito, ha portato in casa stimoli ed indicazioni che, unendosi all’attrezzatura fotografica da sempre presente, hanno scatenato la mia curiosità per l’arte fotografica. Inoltre, l’arte in generale è un elemento da sempre ricorrente in casa mia: mia madre è una pittrice, così come mia sorella. Il linguaggio visivo è stato quindi una costante nella mia vita, già a partire dall’infanzia. Ho inizialmente svolto un primo corso base di fotografia, per poi concentrarmi nel capire cosa mi piaceva fotografare, focalizzando il mio obiettivo sul fotogiornalismo e sulla fotografia documentaria. Ho poi affrontato un corso di foto-progettazione a Firenze che mi ha insegnato a creare un progetto fotografico, a partire dall’idea fino ad arrivare alla fase di editing e selezione delle immagini più efficaci nel trasmettere il messaggio che si desidera diffondere. Infine, nel 2016, mi sono iscritta ad un master allo IED Milano, con cui ho acquisito una visione più approfondita dell’applicazione lavorativa della fotografia.» La terra aretina è pervasa dall’arte; crescere in questo contesto ha influenzato il tuo modo di creare immagini? Come? «Ciò che del contesto territoriale aretino ha influenzato maggiormente i miei lavori è stato il viverlo come ristretto. Il progetto con cui ho chiuso il master, infatti, si intitola 25.000 m², a rappresentare il perimetro entro cui si è svolta la maggioranza della mia esistenza. Grazie a questo progetto, guidato dall’attenzione verso la persona, ho potuto posare lo sguardo sul quotidiano della vita di provincia, dando rilevanza a ciò che viene solitamente vissuto come “piccolo” e sviluppando positivamente ciò che avvertivo come un limite. Innegabilmente, poi, c’è molta arte ad Arezzo relativamente alla sua dimensione: ciò consente un continuo e stimolante confronto con vari linguaggi espressivi.» Si nota nei tuoi lavori una ricorrenza di soggetti appartenenti alla quotidianità, senza la ricerca forzata dello scatto ad effetto; si può parlare di esaltazione della normalità? «Assolutamente sì. Adoro concentrarmi sulla realtà con cui sono stata in contatto giorno per giorno, in modo da esaltarne ogni aspetto. Affronto queste tematiche sia nell’ambito familiare, in cui la fotografia diventa vera e propria auto-terapia, sia osservando la socialità che mi sta intorno. In entrambi i casi guardo con occhi speciali momenti che sono per lo più vissuti come banali, restituendo valore a ciò che troppo spesso passa oggi inosservato.»

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St-ART Piero’s Son, il figlio del mese


Fotografia…

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una terapia sociale Un altro aspetto che emerge dalle tue foto è un’estrema attenzione a dettagli che sfuggono al primo sguardo; è una tua caratteristica innata o una propensione che ricerchi e sviluppi per precise motivazioni concettuali? «Direi entrambe. Già dalle mie prime foto è emersa l’attenzione verso i dettagli più sfuggenti; ho poi sviluppato questo orientamento tanto da poter, ad oggi, inserire la maggior parte dei miei lavori all’interno di questo filone. Le mie fotografie hanno come punto di partenza le persone, con cui entro maggiormente in contatto utilizzando la macchina fotografica come mezzo di comunicazione. Utilizzo quindi questo strumento artistico come mezzo di indagine sociale, cercando di vedere l’interiorità attraverso aspetti appartenenti all’esteriorità.» Cosa ne pensi di social media come Instagram? Li reputi un ampliamento delle possibilità o una potenziale minaccia? «La grande diffusione dei social media ha dato la possibilità a tutti di esprimersi con il mezzo fotografico, grazie ad un’accessibilità diversa anche sotto l’aspetto economico: oggi si possono fare delle buonissime foto anche con un banale smartphone. Questo, per me, non è da vedere in maniera negativa: rende alla portata di tutti uno strumento espressivo che credo abbia una valenza terapeutica. Credo poi che chi è bravo lo sia tanto con una macchina da 4000€ quanto con uno smartphone da 300€, perché il talento

emerge sempre, a prescindere dallo strumento.» Hai progetti imminenti o sogni professionali che vuoi condividere con i nostri lettori? «Sto ultimando un progetto su posti isolati, abitati da meno di 20 persone, finalizzato a scoprire le dinamiche della micro-socialità; in particolare, mi sono focalizzata sull’Isola Maggiore, l’unica isola abitata sul Lago Trasimeno. La fase dell’elaborazione è terminata, al momento mi sto adoperando per la pubblicazione e per l’esposizione tramite delle mostre. Inoltre, ho in cantiere alcuni progetti più introspettivi, ancora in fase embrionale.» di ALESSIO FRANCI #01/17 - WEARE - 29


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Come vivere low cost Spazio Libero è il negozio di arredamento e abbigliamento low cost (ma di alta qualità, non ingannatevi!), che dal 1987 “insegue il sogno di arredare la casa degli aretini”, come mi dice Neri tra un caffè e quattro chiacchiere in amicizia, mettendomi subito a mio agio, proprio come gli piace fare coi clienti. Le sue parole e il suo racconto, che sono un regalo e una sorpresa alla mamma Laura Eva Carli, mi trasmettono tutta la passione e l’orgoglio con i quali ogni giorno guidano quest’attività: “cerchiamo di far sentire le persone

a casa, perché arredare la casa significa entrare nella vita di una persona, quindi anche quando sono nel nostro negozio ci piace farle sentire a casa loro. Abbiamo sempre amato l’idea di renderle felici e di lasciargli qualcosa di noi che potrà durare per sempre, che sarà sempre con loro. La casa è una parte di te, avere una bella casa significa star bene, sentirsi comodo, sentirsi libero”. Comodi e liberi è come ci sentiamo entrando nel negozio in Via Rodi, dove la gentilezza e la simpatia di chi ci lavora accolgono con calore ogni tipo di cliente, dal più deciso e determinato, a quello che entra più per fare due chiacchiere che con l’intenzione di comprare.

Spazio Libero è il posto dove stile, ricercatezza e qualità incontrano i vantaggi del low cost, nell’arredamento e nell’oggettistica di design, nell’abbigliamento e in

WARDROBE Come affrontare al meglio le vasche

molti altri settori: all’interno del negozio ci spostiamo tra mobili e oggetti di alta qualità, trovando anche un’ampia scelta di abiti per tutte le occasioni, dalle più formali a quelle più mondane, rimanendo all’insegna della particolarità e dello stile, con proposte sempre up to date.

Lavori tutto il giorno e non hai tempo per fare un salto in negozio? Nessun problema, perché Spazio Libero è al passo coi tempi e perciò molto attento all’aspetto social: tutto quello che è in esposizione viene fotografato e caricato sulle pagine Facebook e Instagram, così da permettere a chiunque, in qualunque momento, di dare un’occhiata alle loro proposte, di fare domande, ordinare articoli, e soprattutto di far mettere da parte per sei giorni (“è venduto, bye bye!”) l’oggetto del proprio desiderio! Insomma, cosa aspettate a farvi catturare dalla qualità e originalità delle loro proposte? di STEFANO BENNATI


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Marketing olfattivo: prodotti su misura per la persona per gli ambienti per le aziende Profumi personalizzati Sotto la guida di Silvia Createur Parfumeur puoi creare il tuo profumo unico e personale. Profumi per eventi Studiamo e realizziamo profumi per la persona o per l’ambiente per regalare un originale ricordo alla tua cerimonia o alla tua iniziativa. Consulenza Forniamo supporto per la realizzazione di progetti olfattivi per aziende e per privati partendo dall’idea iniziale fino alla realizzazione del prodotto. Formazione Organizziamo e gestiamo serate, corsi, oppure eventi formativi e didattici, sull’essenze e sugli odori.

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#BSW BeautySaveTheWorld

PARAFARMACIA Via Petrarca, 2 Tel. 0575 20877 facebook farmaerre

Consigli per la salute dal 1903 “Era il 1903 quando la mia bis nonna Pia Miniati, acquistò la farmacia nel Corso Italia che si chiamò Farmacia De Robertis. Successivamente ne divenne titolare mia nonna Giuliana che ci lavorò insieme a mio nonno Mario Ricci. Io sono nata e cresciuta si può dire in farmacia, ho trascorso tutta la mia infanzia, adolescenza e giovinezza, respirando odore di preparazioni, di vitamine, medicinali… Già da piccola aiutavo a disporre sul bancone del laboratorio le cartine che servivano a contenere delle polveri medicinali che venivano poi assunte dal paziente con le ostie. Mio nonno mi chiamava “la mia piccola farmacistina”. Questo per dire che ho ereditato la passione per questo lavoro da loro.” La dottoressa Angela Ricci è in piedi dietro al bancone. L’odore della farmacia dei nonni che evoca con il suo racconto, pare quasi di sentirlo e mentre parla della sua infanzia, i suoi occhi brillano nel ricordo di quel periodo… Dopo la laurea in farmacia presso l’Università di Siena, si è specializzata in Omeopatia e omotossicologia a Roma presso la GUNA per avere una formazione più completa. Poi dopo la nascita della figlia Sara ha interrotto il lavoro per tre anni, collaborando però con la Pharmagroup di Milano e occupandosi dell’organizzazione di eventi in farmacia e presso gli ordini dei medici per la Toscana e la Romagna. In quel periodo Angela viveva a Bologna, ma tornata ad Arezzo nel 1998, ha ripreso il lavoro di farmacista presso la Farmacia della Chimera per ben dieci anni. Finché nel settembre del 2009 ha avuto l’opportunità di aprire la parafarmacia Farmaerre, nel cuore della città. “Questo è stato possibile grazie al prezioso aiuto dei miei genitori che mi hanno supportato anche nella gestione dei figli… Nel mio lavoro cerco sempre di essere aggiornata e, oltre la mia preparazione allopatica (medicina tradizionale) coltivo interesse particolare per la medicina naturale, fitoterapia, nutraceutica, dermocosmesi e ho frequentato nell’anno accademica 2015/2016 un percorso formativo in LOW DOSE MEDICINE, omeopatia, omotossicologia e nutraceutica basate sull’evidenza in collaborazione con A.M.I.O.T (Associazione Medica Italiana di Omotossicologia di Milano) e un corso di formazione di immuno isopatia. Questo fa sì che il mio approccio con il cliente/paziente, tenga conto di tutta la problematica nel suo insieme. Se una persona viene da me manifestando il classico mal di testa, io cerco con determinate domande di capirne la causa e non curandone solo l’effetto. Si rivolgono a lei persone che hanno piccoli disturbi passeggeri, mamme che vogliono limitare con la prevenzione le assenze dei figli per malattia nel periodo scolastico, adulti affetti da malattie croniche che cercano sollievo da disturbi conclamati nel tempo e persone che stanno attraversando un periodo di transizione, che necessitano di ascolto e consigli per superare quei piccoli disturbi e ritrovare il benessere. “Mi piacerebbe, in futuro creare un centro dove la persona viene accolta e presa in carico per risolvere tutti i suoi problemi di salute. Ovviamente mi piacerebbe avvalermi di collaborazioni con altri professionisti, in modo da educare il paziente al mantenimento, nella varie fasi della vita, di un buon livello di salute. Questo è il mio sogno nel cassetto…”


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#BSW BeautySaveTheWorld Il grano è un frutto della terra legato alla vita e al lavoro dell’uomo da tempo immemore. Nonostante l’origine così cronologicamente lontana, il grano, le sue facoltà, le sue caratteristiche fanno parte di un argomento estremamente attuale. Barbara Magi conosce benissimo l’importanza di questo aspetto. Nata da una famiglia dall’animo naturalista, che si dedicava all’erboristeria, fin da piccola ritrova negli elementi e nei miracoli della natura motivazione, spinta, curiosità, ma soprattutto cura. Grazie anche al matrimonio con il farinaceo imprenditore Menchetti, Barbara concentra la sua attenzione su un grano antico tipicamente locale, come si evince dal nome:

il grano Verna.

Il grano Verna è un grano tenero di origine toscana, molto rustico e poco produttivo rispetto alle varietà moderne. Si tratta di un grano a bassissimo contenuto di glutine, altamente digeribile e ricco di minerali. Lo studio di Barbara su questo cereale, è stato lungo e approfondito. Uno studio che ha portato la giovane mamma ad evidenziare le proprietà nutraceutiche di questo profumatissimo grano e a ipotizzare e sperimentare le proprietà dermaceutiche altrettanto rilevanti.

In altre parole il grano Verna è un cereale che nutre genuinamente e che fa potenzialmente bene alla pelle. Questo ha portato Barbara a intraprendere la carriera universitaria, collaborando e confrontandosi con vari esperti e dottori, fino alla stesura della sua tesi di laurea in medicina naturale, conseguita con la votazione massima di 110 e lode. La tesi trattava proprio il tema della funzionalità dei grani antichi e del grano Verna in particolare. Da notare che la parola dermaceutica è stata coniata dalla stessa Barbara, nella sua tesi, per evidenziare maggiormente la versatilità funzionale del grano Verna. Dallo studio, la determinazione, la passione, il passo è breve per arrivare all’idea imprenditoriale, quella che tira fuori l’anima del grano Verna e la valorizza per farla conoscere.

In questo modo nasce Almaverna, una marchio esclusivamente dedicato ai prodotti a base di grano Verna, reperibili nei locali Menchetti, presenti in tutta la Toscana. Almaverna raccoglie attualmente una selezione di prodotti da forno, pasta, birra, farina. Ma considerando le capacità di questo cereale e lo studio continuo e minuzioso di Barbara, è già in sperimentazione una linea di cosmetici a base di grano Verna. Tali cosmetici sono in grado di nutrire la pelle in modo naturale e non aggressivo, ma soprattutto in grado di arrivare in profondità fino allo strato del derma, grazie alle sostanze antiossidanti presenti nel cereale. In collaborazione con esperti del settore, Barbara sta mandando avanti il suo progetto, diffondendo un positivo messaggio di cura naturale e di rispetto per il territorio. La pasta e i prodotti da forno sono già una realtà fragrante e profumata, per i cosmetici ci vorrà ancora del tempo, il tempo che serve per fare delle nostre origini la base sicura e solida di un avvenire tutto naturale. di NICOLÒ CICCONE #0/17 - WEARE - 34


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UNO STILE DI VITA

MENCHETTI.IT/ALMAVERNA/


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SportsWEARE Sportivi dentro e fuori

“Mentre salti non c’è niente, solo te e la moto... Io non so di preciso quello che provo… Un mix di emozioni. La paura c’è, ci deve essere, perché è lei che ti aiuta a non sbagliare! Non puoi avere troppa paura sennò ti frena e allo stesso tempo non puoi non averne perché se no cadi e ti fai male davvero! La paura ti aiuta a fare il bel salto, a muoverti nel modo giusto… Tanto cadere è inevitabile e la domanda giusta non è se, ma quando cadrai… La caduta tosta succede, per forza, a tutti, ti toccherà prima o poi… Questo è comunque uno sport estremo e i rischi ci sono.”

Davide Rossi, James Trincucci e Leonardo Fini. Queste sono le loro parole e le loro sensazioni quando saltano; sì perché questi tre giovani ragazzi di Arezzo (e provincia) si stanno facendo un nome nel mondo del Freestyle Motocross e le acrobazie che mettono in scena sono dei veri spettacoli che gli hanno già portato riconoscimenti importanti a livello italiano e internazionale. Leonardo, 31 anni, sono 6 che gira da professionista. È l’unico in Italia in grado di eseguire il california roll, una capriola sopra alla moto durante il salto. Davide invece ha iniziato a guidare la sua prima moto a 7 anni e nonostante i traumi, le rotture e gli sbucci che ha portato a casa, quello per il freestyle è stato amore a prima vista… James salta da soli 2 anni, ma anche in lui questa indescrivibile passione è nata per caso e lo ha già rivelato come uno dei più grandi talenti di questo sport a livello italiano. “La cosa curiosa è che in tutta Italia ci sono solo 30 piloti di freestyle motocross; i 3 toscani (noi tre appunto) sono tutti di Arezzo e provincia. I piloti sono pochi e il loro numero farebbe pensare ad uno spot di nicchia, invece il pubblico che assiste alle nostre gare e agli spettacoli è davvero vasto e anche molto eterogeneo, ci sono bambini, anziani, donne… Insomma piace un po’ tutti!”


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Tutti e tre fanno parte del famoso team Daboot, capitanato da Alvaro Dal Farra, fondatore, ex pilota a livello mondiale, è lui che segue personalmente questi ragazzi. Loro si allenano nel suo Park a Belluno e affiancano all’indispensabile preparazione atletica una concentrazione mentale da veri maestri zen che deve portarli nel “qui e ora”, carichi sulla rampa, pronti per fare il loro salto. È questa concentrazione che riduce le cadute, che permette di calcolare i rischi, quasi di prevedere quello che succederà, considerando oltre alle proprie capacità fisiche, anche le condizioni esterne, quelle meteorologiche che hanno una grande influenza soprattutto durante gli allenamenti. “La nostra settimana è diversa; il sabato e la domenica generalmente lavoriamo, anche se la nostra passione è il nostro lavoro, di sacrifici ne dobbiamo fare e tanti! Facile pensare “È tanto te vai in moto!” No, non andiamo solo in moto, siamo dei professionisti che prima di ogni salto, di ogni gara, seguono un preciso allenamento e direttive ferree non solo per il corpo, ma soprattutto per la mente. Un mental trainer ci segue in ogni nostra uscita e con lui parliamo di tutto; di tutto ciò che ci fa paura, che ci spaventa, di quello che può sembrarci una cavolata e che invece, se esorcizzato, ci permette di saltare meglio e di fare delle grandi performance. Adottiamo anche delle precise tecniche di respirazione per concentrarci perché in questo sport la mente è veramente tutto e se non ci sei con la testa un corpo comunque allenato non ti serve a niente…” “Quando cadi è sempre dura… Se ti fai male, ma anche se scivoli e basta hai bisogno di qualcuno con cui parlare. La caduta è una sfida, ci riprovi e anche se stai un po’ più attento (perché la caduta è comunque un campanello di allarme) poi riparti, metabolizzi e via, si salta! Quando stai male te lo chiedi chi te lo fa fare, ma poi, dentro di te sai, che questo sport è una droga, non ne puoi fare a meno, anzi ne vuoi sempre di più!” Chissà perché il pregiudizio comune vuole questi ragazzi, che hanno un certo stile, con zero valori. Non certo per sfatarlo, ma soprattutto per fare qualcosa di buono e bello e per dimostrare che “non serve essere preti per aiutare gli altri”, Davide, James e Leonardo, oltre ai loro spettacoli,

fanno anche mototerapia, un modo nuovo di “aiutare il prossimo”, nato da un altro pilota, uno dei capi della Deboot, che è Vanni Oddera. “Noi facciamo ovviamente a livello gratuito questa terapia… L’idea principale è che con il nostro sport possiamo aiutare qualcuno. Aiutiamo tutti, dai malati terminali, purtroppo molti bambini, alle persone affette da disabilità sia motoria che psichica. Funziona tanto per loro, ma quasi sempre funziona più per noi! Loro ci insegnano tanto durante i giri che gli facciamo fare sulle nostre moto. Poi li portiamo sulle rampe dei salti e capita spesso che piangano perché non vogliono più scendere!” Non sarebbe male fare una cosa del genere anche ad Arezzo. È per questo che tutti e tre i piloti si rivolgono a dei potenziali sponsor per poter fare in futuro un evento del genere in città, un vero e proprio festival che fonda insieme musica, freestyle, mototerapia, buon cibo e tanti giovani per far conoscere anche nella nostra zona il talento di questi ragazzi e soprattutto un modo alternativo di aiutare gli altri. “Quando salgo sulla mia moto tutti i problemi spariscono. Non c’è niente, non penso a niente, sono come immobile, ma comunque mi sto muovendo, sto saltando… Alla fine quando atterro tutto riparte, ritorna il rumore e sento nuovamente le voci, la confusione, la gente che urla! Torno a terra e tutto torna normale, ma mentre salto sono in un’altra dimensione…” “Mentre salti non c’è niente, solo te e la moto...” di MELISSA FRULLONI #01/17 - WEARE - 37


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Muscoli e Ambizione


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SportsWEARE Sportivi dentro e fuori Muscoli e Ambizione. Potrebbe essere il titolo di un film americano, uno di quelli dove qualche attore finisce per risolvere un caso intricato, abbracciando una ragazza avvenente e sfrecciando via su una cabriolet lasciandosi dietro gli imponenti grattaceli della città. Qui, invece, di attori ce ne sono quindici e sono tutti protagonisti silenti, ognuno cruciale per la vittoria, senza protagonismo. Servitori della causa della squadra e della città. Vasari Rugby Arezzo è questo e molto di più. I volti dei ragazzi che scendono in campo sono ben lontani da quelli ostentatamente glamour del calcio, raccontano di un fuoco interno che arde, di una fiamma sulla quale tutti in cerchio soffiano per raggiungere il proprio traguardo. Quella meta da raggiungere simboleggia l’orgoglio di rappresentare una città e di farlo da più di trent’anni. Punto dopo punto, placcaggio dopo placcaggio, meta dopo meta, i ragazzi del Vasari Rugby reincarnano la storia di questa disciplina sportiva portandosi dietro la freschezza dei loro anni e restando ben consapevoli di aver a che fare con uno sport dalla tradizione ultracentenaria. Guardare in alto restando attaccati alla realtà, questo pare essere una coordinata facile alla parola, ma difficile nell’esecuzione.

Il piacere della domenica, il gusto del dare tutto in un rettangolo che mette curiosamente insieme atleti corpulenti e altri mingherlini a sgobbare per la stessa maglia. Tutto intorno a quel microcosmo di muscoli, ambizione e tattica – aggiungendo un nuovo elemento – siedono persone, ragazzi più o meno giovani, che urlano, si appassionano, si scaldano ed esultano sempre inneggiando ai propri amici in campo, scandendo un semplice, rispettoso e amorevole “Dai Vasari”! Non parliamo di una manciata di persone, ma molte molte di più. Dietro tutto questo ruota una chimica tra sport e gestione manageriale. Questo il compito al assolve orgogliosamente la società che, in quanto tale, non può far a meno di avvalorarsi di partner che credano in questo progetto almeno quanto lei. Gli sponsor, numerosi e prestigiosi, sono nel mondo dello sport perché ne condividono la filosofia e ai quali stanno a cuore i valori dello sport e rivedono nel Rugby quelli più puri e sinceri. Una società ben strutturata, in grado di allestire ben sei squadre di giovani atleti tra i quali, senza togliere nulla a nessuno, quelli che fanno più simpatia sono sicuramente i ragazzini dell’under 6. Un’immagine tra le più belle, poiché, vedere questi piccoli uomini con l’ovale

in mano, decisamente sproporzionato rispetto alla loro statura ancora minuta, non può che fare simpatia. Di sicuro è un merito della società quello aver incanalato nella propria struttura il sapore vero di questo sport fatto di agonismo, al quale sicuramente si aggiunge un pizzico di rischio, ma nel quale regna il rispetto assoluto. Quello unico e sovrano. Non resta che unirci in coro al grido che echeggia in ogni partita: “Dai Vasari”! di FABRIZIO SALVI #0/17 - WEARE - 39


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Contributors

STEFANO BENNATI

ANDREA IACOBELLI

FABRIZIO SALVI

“GIRO, VEDO GENTE, MI MUOVO, CONOSCO, FACCIO DELLE COSE”. 27 ANNI, UNA LAUREA IN LETTERE E UNA MAGISTRALE IN SCIENZE DELLO SPETTACOLO, CON LA PASSIONE PER IL CINEMA E LE ARTI. NEL TEMPO LIBERO (MOLTO) LEGGO LIBRI E GUARDO FILM,

PIGRO NEL FARE, AFFAMATO NEL SAPERE. UNA LAUREA MAGISTRALE IN LETTERE PIÙ PER VOCAZIONE CHE PER STUDIO. 28 ANNI SPESI A NON FARE NULLA, MA A FARLO COMUNQUE BENE.

CLASSE ’85 E GRAZIE A MIO NONNO SONO CRESCIUTO A CINQUE MINUTI DI BIM BUM BAM E QUATTRO ORE DI DIRETTA DEL GIRO D’ITALIA. COLTIVO DA SEMPRE LA PASSIONE PER LO SCRIBACCHIARE COSE PIÙ O MENO DI SENSO COMPIUTO SU FAZZOLETTI, FOGLI DI CARTA,

LA SERA FACCIO FINTA DI ESSERE UN GIOCATORE

SU RIVISTE...

SCRIVO DI TENNIS ANCHE SE GIOCO

DI PALLAVOLO, DI NOTTE GUARDO LIBRI E LEGGO FILM.

COSÌ COSÌ. LEGGETE QUALCOSA SUL MIO BLOG

MI PIACCIONO I CALZINI COLORATI.

TOWELPLEASE.IT. RINGRAZIO ANCORA MIO NONNO.

GIULIA BASAGNI

MELISSA FRULLONI

MAURO MESCHINI

AVETE PRESENTE LA SENSAZIONE DI UN FIUME IN PIENA, CHE NIENTE E NESSUNO È IN GRADO DI FERMARE? ECCO QUESTA SONO IO, GIULIA BASAGNI, 25 ANNI, LAUREATA IN COMUNICAZIONE, MEDIA E GIORNALISMO, PIENA DI ENERGIA E VITALITÀ. PRONTA AD ACCOGLIERE OGNI AVVENTURA A BRACCIA APERTE, CURIOSA,

VEGETARIANA MILITANTE. ANIMALISTA CONVINTA. YOGA PRATICANTE. CRESCIUTA CON IL POSTER DI JIM MORRISON APPESO ALLA PARETE. ROMANTICAMENTE (TROPPO) SENSIBILE E AMANTE DELLA MUSICA VINTAGE. UNA LAUREA IN GIORNALISMO, UN CANE, 27 ANNI, MILLE IDEE E (A GIORNI ALTERNI) LA SENSAZIONE DI POTER FARE QUALSIASI COSA...

50 ANNI A SOGNARE LA RIVOLUZIONE E SENZA LA MINIMA INTENZIONE DI SVEGLIARMI. SE MI TROVO AD UN INCROCIO SVOLTO SICURAMENTE A SINISTRA,

AFFASCINATA DAI NUOVI SPAZI E CON GLI OCCHI ATTENTI A GUARDARE OLTRE.

SE DEVO SCEGLIERE UN COLORE MI PRENDO TUTTO L'ARCOBALENO. NON SOPPORTO CHI ALZA MURI TRA SÉ E IL MONDO E CHI MALTRATTA GLI ANIMALI.

SONO AFFASCINATO DALL'ATMOSFERA DI UN BOSCO IN AUTUNNO. CILIEGINA SULLA TORTA: LE "MIE DONNE" A CASA MI VOGLIONO ANCORA.

CLAUDIA DI BERNARDO

ALESSIO FRANCI

NICOLÒ CICCONE

CLASSE ’81, NATA AD AREZZO. LAUREATA IN SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE, OGGI SOCIAL MEDIA MANAGER E COPYWRITER… A CASA, IN UFFICIO, IN TRENO, IN SPIAGGIA E OVUNQUE CI SIA UNA CONNESSIONE. APPASSIONATA DI FOTOGRAFIA, DI VIAGGI, DI MUSICA E DEL BUON CIBO, SA CHE C’È SEMPRE QUALCOSA DI NUOVO DA IMPARARE, DA SCOPRIRE E DI CUI STUPIRSI.

INNAMORATO DI OGNI APPLICAZIONE DEL LINGUAGGIO, DIPENDENTE DAL BELLO E DAL BUONO. OSSERVO, RIFLETTO, PUNGO, VIVO. DA 26 ANNI MI MUOVO PER

FINTO BIONDO, FINTO MAGRO, VERO CURIOSO. 25 ANNI, SCRIVO DA QUANDO HO SAPUTO IMPUGNARE LA PENNA AMBIGUAMENTE E CON LA MANCINA. AMANTE DEI

IL MONDO SENZA FILTRI E SENZA LA PRETESA DI

PIACERI DELLA VITA E CURANTE DEI NUTRIMENTI

TRAINARLO, COL SOLO OBIETTIVO DI INTERPRETARLO

DELLO SPIRITO, IL MIO INTERESSE SI ARMA DI ATTREZZI

ED APPREZZARNE LE ARMONIE E LE SFUMATURE.

n. 01 | 2017 | Anno I - ZERO EURO

DIRETTORE RESPONSABILE Massimo Trenti

DIREZIONE E REDAZIONE WEARE lifestyle magazine Via Rignano, 11/B 52011 BIBBIENA (Arezzo) tel. 0575 58 27 88 - Fax 0575 50 48 70 www.wearearezzo.it redazione@wearearezzo.it

PER LA PUBBLICITÀ CONTATTARE WEARE - Ufficio Marketing - tel. 0575 58 27 88

Stampa: Tipografia Basagni snc Via Martiri di Civitella, 32 - Arezzo

Supplemento al nr. 289/Dicembre 2017 di CASENTINO2000

PER SCAVARE E LENTI POTENTISSIME NON ACCONTENTANDOSI MAI DELLA SOLA SUPERFICIE.

WEARE è una testata e un logo di proprietà di FRUSKA Srl Sede legale: Via Rignano, 11/B - Bibbiena (Ar) Capitale Sociale: Euro 100.000,00 i.v. www.fruska.it - fruska@fruska.it AUTORITÀ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI REGISTRO DEGLI OPERATORI DI COMUNICAZIONE NR. POSIZIONE FRUSKA SRL: 19324


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Contents

09 | 20

03

14

EDITORIALE Xmas lights

20 | 27

04 | 05 CITYLIGHTS OGNUNO SARÀ FAMOSO... Cozy Room

CAP52100 MANGIA BEVI (INDIRIZZATO) BENE Lo Zafferano La Tigelleria Toscana Enogastrobiciteca Tuscanative L’Angolo del Fossombroni

06 | 07 FLASHATI ILLUMINAZIONI IN 10 RIGHE Eventi, pillole, news

09 | 13

28 | 29 ST-ART PIERO’S SON Elisa Modesti

31

7TO7 DAL TRAMONTO ALL’ALBA Hoppy Lab Beershop & Indie Tap Room Class 125 Urban Cafè

WARDROBE COME AFFRONTARE AL MEGLIO LE VASCHE Spazio Libero

14 | 15

32 | 35

MUSI&MUSE IL PERSONAGGIO DEL MESE Stella Tucci

#BSW BEAUTYSAVETHEWORLD Profumeria Irma FarmaErre Almaverna

17 PER UN PUGNO DI LIKE Dritte, (s)consigli e provocazioni di Manola Tenti

18 RISONANZE MAGNETICHE SUONI DALLO SPAZIO URBANO Speaking Minds

36

36 | 39 SPORTSWEARE SPORTIVI DENTRO E FUORI Davide Rossi, James Trincucci, Leonardo Fini Vasari Rugby Arezzo

28


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Profile for WEARE - Lifestyle Magazine

WEARE - LifeStyle Magazine _ Nr. 1  

Quel filo di luci natalizie che penzola dalla finestra di quella casa, sta sbattendo sul muro

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