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VENEZIA, 12 LUGLIO 2011 Comunicazione e immagine dell’Iuav INTERVISTA A Maria Zaghini (responsabile), Cecilia Gualazzini, Alberto Lunardi e Silvia Silvestrini

di scegliere ogni articolo in particolare. La pagina risulta pulita e immediata. Riguardo alle immagini notiamo una consonanza con l’opera di Guido Guidi. Purtroppo non è intuitivo che la foto di copertina esprima un’architettura temporanea. A volte ci sembra, però, che il giornale non riesca a documentare fino in fondo la “vita” dei WS. Rischia di risultare un po’ troppo istituzionale, forse anche perché gli eventi e gli ospiti cui dare voce sono davvero molti. Esteticamente il risultato è efficace, anche se si sente l’assenza dell’indice e manca il potere della titolistica. W Pensate di realizzarne dei gadget, oltre le ormai note borse, magari più rappresentativi della nostra facoltà? C Di certo l’articolo che ha avuto più successo sono le borse, amate da tutti. Ora però il problema è la mancanza di finanziamenti. È stato realizzato un oggetto prezioso come regalo per gli ospiti di prestigio o per coloro che vengono insigniti delle lauree honoris causa, un vaso creato da un professore di design e arti e prodotto da Salviati. C’è il programma di regalare ai docenti che partecipano al WS i disegni degli insegnanti dell’anno precedente, come fosse un passaggio di testimone.

COMESTA

UMBERTO PERTOSA

Di Francesca Badin e Miriam Peraro W Qual è il lavoro dietro a tutto il sistema di comunicazione dell’Iuav? C Ci occupiamo del web Iuav, dalla progettazione grafica all’informazione. Abbiamo il vantaggio di poter distribuire le notizie con diversi mezzi: dalle locandine, ai comunicati stampa, dalle newsletter. Inoltre curiamo il Giornale dell’università, legato a eventi interni ed esterni, che documenta ricerche, seminari e altro. Oltre il carattere di routine, l’università partecipa a network e a saloni istituzionali sfruttati come vetrine attraverso le quali l’Iuav parla al territorio. W Riguardo alla brochure uscita in allegato al Corriere della sera, vi è stata forse scarsa pubblicizzazione nella Facoltà di Architettura? C La brochure, che descrive l’Iuav, i suoi progetti e le sue iniziative, è uscita ora perché è rivolta ai giovani che devono scegliere l’iter universitario, alle loro famiglie, alle aziende, al territorio e ad altri enti locali, più che le persone già inserite nella facoltà. L’obiettivo era quello di realizzare una sorta di guida ad ampia diffusione. W Rispetto agli anni precedenti, cosa ne pensate del nostro giornale? C Ci piace perché permette

gIANI Di Marco Ludovico W Manca un giorno al termine dei WS. Che conclusioni può trarre? EG Come tutte le esperienze alla fine arriva la ricompensa. Coordinare i WS è molto faticoso. Iniziamo a lavorare a gennaio e finiamo solo quando l’ultima mostra è stata smontata. Sono coordinatrice dal 2008, ma non avendo avuto disposizioni precise da chi mi ha preceduto all’inizio sono andata a tentoni. Quest’anno, per evitare squilibri nel numero di studenti per ogni WS, abbiamo imposto l’uso del foglio di uscita: l’obiettivo è stato raggiunto, con buon esito per docenti e studenti. Spesso però capita di trovarsi in situazioni spiacevoli. Ad esempio, ho scoperto che un alunno ha falsificato la firma del docente sul foglio di uscita. So anche che poi è riuscito a cambiare WS, ma è entrato nel nostro “libro nero” e se deciderà di fare qui la specialistica sapremo con chi avremo a che fare. W Gestire i WS ed essere anche docente di uno di questi ha comportato molti problemi?

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EG È stato difficilissimo. In realtà quelli che ci rimettono di più sono gli allievi. Il nostro staff è molto collaudato, ma il docente deve essere a disposizione in aula ogni giorno. Spesso devo interrompere il lavoro per pensare ai 1800 ragazzi dei vari WS. Stesso discorso vale per il preside, Giancarlo Carnevale, che ha impegni istituzionali più importanti. W Alla luce delle giornate già trascorse, cosa si può migliorare nell’organizzazione? EG Tutto può essere migliorabile. In primis la collaborazione con gli uffici tecnici. Noi iniziamo le riunioni operative a marzo e ne facciamo circa una ogni settimana: per l’aria condizionata, per l’immondizia, per le prese elettriche, per i tavoli e per le sedie. Abbiamo fatto una riunione anche per aumentare le pulizie nei bagni: da uno o due turni giornalieri si è passati a tre. Faccio controllare perfino i distributori di bevande. W I WS hanno un tono più estivo e disimpegnato rispetto ai corsi annuali. Questo crea dei problemi?

VENEZIA, 12 LUGLIO 2011 EG Non dovrebbero essere “disimpegnati”. Spesso si impara molto di più in queste tre settimane che in un semestre. Inoltre si incentivano le relazioni. Studenti con difficoltà a integrarsi riescono a interagire più facilmente attraverso questa esperienza. È uno dei valori aggiunti del WS ed è importante perché l’architettura rispecchia lo stato d’animo di chi la fa. Non bisogna pensare che tutto sia permesso. Va bene essere spensierati, ma non fare scherzi villani. Il mio ruolo di “custode delle regole” talvolta mi rende invisa agli studenti. E me ne dispiaccio. Sono invece grata a chi riconosce il mio lavoro, come i ragazzi del nostro WS, quasi tutti miei ex studenti, che conoscono il mio modo di fare. UMBERTO PERTOSA

INTERVISTA A ESTHER GIANI


CONFRONTI

WS AGENCY_ANDREA GIACOMETTI

WS BUGATTI/CATTANEO E WS DAL BO intervista agli studenti

WS BUGATTI/CATTANEO_UMBERTO PERTOSA

LA PAROLA AGLI STUDENTI

Di Elena Cazzuffi e Argent Lumi W Funziona la collaborazione tra docenti italiani e inglesi? S1 Ora alla grande, ma all’inizio la collaborazione è stata critica. Gli inglesi hanno un metodo d’insegnamento molto diverso da quello italiano. S2 I primi giorni hanno richiesto a ciascuno di immaginare una carta d’identità personalizzata e un diario di bordo. È un lavoro creativo, ma non è stato preso seriamente. Pochi di noi hanno espresso la propria personalità e i risultati sono stati modesti. C’è molta inibizione tra gli studenti italiani. L’esercizio è servito comunque a stimolarci. W Quali sono le differenze tra il metodo d’insegnamento inglese e quello italiano? S1 I docenti inglesi sono più aperti e vicini agli studenti, non solo a livello didattico. In aula si è creato un clima quasi confidenziale. S2 L’interesse degli inglesi è mirato alla visione d’insieme, guardano allo sviluppo nella sua interezza, “come si arriva” al progetto vero e proprio. Pensano in grande. Invece l’approccio italiano si concentra sul dettaglio, privilegia l’etica e l’elemento umano. È una questione culturale. W Siete soddisfatti del laboratorio?

S1 Sono entusiasta dell’esperienza! La scansione del lavoro era prestabilita sin dall’inizio, abbiamo scadenze, ma i docenti non sono rigidi. In questo modo riusciamo a rispettare le consegne e nel contempo a lavorare in un clima sereno. S2 Sono soddisfatto. A differenza di altri laboratori viene lasciato ampio spazio alle proposte degli studenti, anche per la veste grafica. Inoltre i docenti inglesi sono molto professionali. W Voto in trentesimi al laboratorio? S1 30! S2 27/28. L’unica pecca è la mediazione del docente italiano. Avrei preferito la comunicazione diretta con noi studenti da parte dei docenti inglesi: lavorare con i maestri dell’Università di Sheffield è una grande opportunità che in questo modo rischia di andare persa.

Di Giordano Cova, Emanuele D’Antrassi, Marco Ludovico e Concita Piazza Gli studenti di Bugatti e Cattaneo (S1 e S2) e quelli di Del Bo (S3 e S4) a confronto sui loro WS, incentrati sull’area dell’ex seminario minore di Tencarola a Selvazzano Dentro (Pd). W Qual è l’approccio del professore rispetto al lavoro? Vi sembra più pragmatico rispetto ad altri corsi? S1 Per come è stato impostato il corso non abbiamo nulla da dire sui docenti anche se alcune divergenze con i collaboratori ci hanno obbligato a cambiare il progetto più volte. S2 La mancanza di lezioni teoriche e l’immediato approccio alla realtà di Selvazzano ci ha obbligato a lavorare molto in maniera indipendente, mettendoci in difficoltà. S3 È un progetto molto pragmatico, non concettuale. Dalla grande scala, siamo passati alla piccola scala. Noi stiamo lavorando su piante di alloggi un po’ particolari. S4 L’approccio è concreto, Del Bo non si perde in formalismi. La sua visione delle cose è molto funzionale e a me piace molto, rompe con l’idea di architettura che c’è all’Iuav. C’è un gap enorme tra il metodo del Politecnico e quello della nostra facoltà. W Il professore che approccio ha avuto con voi? E rispetto al progetto? S2 I professori sono stati disponibili ogni giorno e siamo seguiti sia dai docenti sia dai tutor. La mole di lavoro è forse superiore a quella dovuta a un WS, ma solo con questo approccio è possibile dare una risposta concreta al tema proposto. S3, S4 È fantastico, fa anche revisione a monitor. I ragionamenti che stiamo facendo sono principalmente legati all’esposizione degli alloggi, poiché gli interessa molto la sostenibilità. W Sono state rispettate le vostre attese? Se ne aveste la possibilità di cambiare WS, lo fareste? S1 Non è stata rispettata la preferenza da noi espressa, ma siamo contenti di affrontare un tema realistico e ipoteticamente realizzabile; anche se, essendo del primo anno, non è mancata una certa difficoltà nell’affrontare un progetto a scala urbana. S2 Per alcuni dei miei colleghi la preferenza è stata rispettata. Personalmente questa non era la mia prima opzione. Avrei preferito un corso più concettuale e libero, slegato da norme e vincoli che affrontiamo nei corsi accademici. S3 Io resterei qui. Mi è sembrato subito interessante. S4 Pure io, sinceramente, rimarrei qua. Docente e tutor sono molto disponibili. Chi è del primo anno magari apprezza un po’ meno.

WS AGENCY intervista agli studenti

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WS CORRETTI_CARLO LISSA

WS corretti INTERVISTA AGLI STUDENTI

W Gilberto Corretti ha esposto il suo pensiero riguardo l’uso del colore durante la sua conferenza, considerandolo parte integrante della vita e un elemento fondamentale del progetto. Cosa ne pensi? S1 In ogni laboratorio progettuale che ho fatto il rapporto col colore è stato diverso: il primo anno, con il professor Armando Dal Fabbro, tutto doveva essere bianco, stile razionalista. Corretti invece crede molto nell’uso del colore per le sensazioni e gli effetti che produce. Io sono d’accordo con la sua scelta. S2 L’uso del colore per me è molto importante. È il modo migliore per esprimere delle emozioni all’interno di un’opera. È molto accattivante questo tipo di approccio. W Se tu potessi cambiare WS in quale andresti e perché? S1 Mi sono trovato molto bene con Corretti, il suo metodo di lavoro mi piace e anche il rapporto

Marco Ludovico e Maria Aurora Bonomi W Rispetto ai laboratori progettuali affrontati durante l’anno accademico quali sono secondo voi le differenze con i WS e con questo in particolare? S1 Solitamente in un laboratorio progettuale il docente pretende una serie di elaborati da rispettare. Corretti invece non ha dato indicazioni specifiche. Ci ha detto di partire da immagini per spiegare la nostra idea, passando poi a lavorare con i materiali di recupero. S2 Senza dubbio l’aspetto più interessante è la libertà che ci è stata data per lo sviluppo del progetto: possiamo scegliere di fare un lavoro puramente concettuale così come un lavoro materiale e non abbiamo cadenze fisse né tavole prestabilite da fare. Magari ogni tanto ci vorrebbe qualche critica costruttiva, ma è un lavoro che stimola la nostra creatività e ci aiuta a crescere.

che lui ha con noi. Tornando indietro lo risceglierei. S2 L’anno scorso ho fatto il primo laboratorio progettuale con Galantino e sono rimasto molto soddisfatto, nonostante il lavoro fosse molto oneroso. Comunque mi sarebbe piaciuto conoscere anche il metodo di lavoro di Spadoni. W Sei riuscito a seguire le conferenze? Credi che i temi trattati possano essere utili per gli studenti? S1 Io personalmente terrei molto ad andare alle conferenze, però sono obbligato a prendere il treno alle cinque per non arrivare a casa tardi. Comunque ritengo che siano molto utili da seguire anche per avere un quadro più vasto e conoscere i pareri di vari docenti. S2 È molto difficile andarci perché purtroppo il lavoro da fare è tanto. Ma tutti i ragionamenti che vengono fatti dai professori durante queste conferenze sono sicuramente utili per far crescere noi studenti.

WS CROSET_JACOPO TRABUIO

WS croset e ws kollhoff INTERVISTA AGLI STUDENTI

di Giulia Cavallari e Argent Lumi W Perché avete scelto il WS degli Architekten Cie? S1 Per gli argomenti che proponevano. S2 Loro sono molto bravi, hanno realizzato progetti interessanti e ci piaceva l’idea di non lavorare su Venezia. S3 Per il sito scelto e il programma di lavoro da compiere. W Riuscite a capire il contenuto delle lezioni e le critiche delle revisioni? S1 Sì, l’inglese che parlano è semplice e comprensibile. Noi studenti lo parliamo quasi meglio di loro. S2 Sono comprensibili e disponibili a dare spiegazioni. W Come vi trovate con il loro metodo, completamente diverso da quelli presenti all’Iuav? S1 I docenti sono poco presenti. Uno di loro è venuto la prima settimana, l’altro la seconda e ci ha fatto cambiare tutto. Forse non si sono organizzati. S2 Facciamo lezione con gli assistenti, che sono di formazione Iuav. È un corso di urbanistica. Il WS invece dovrebbe essere un’occasione d’incontro con docenti esterni. S3 Ci sono meno revisioni rispetto ai laboratori progettuali, qui siamo più liberi nelle forme e non ci viene chiesto di motivare ogni scelta. W I progetti e la ricerca che vi apprestate a terminare possono avere un effettivo riscontro in termini pratici?

S1 Sì. Oggi ci hanno anche detto che il nostro progetto potrebbe essere costruito. S3 Sì, perché ci ha preparati a quello che affronteremo l’anno prossimo in termini pratici. W Riuscite a terminare le consegne in aula o dovete portarvi il lavoro a casa? S2 Riusciamo a finire il lavoro in aula e riusciamo ad andare via alle 16 o al massimo alle 17. S3 Sì, a parte una domenica trascorsa a lavorare per la consegna del lunedì. W I gruppi che si sono formati all’interno del WS sono composti da studenti iscritti ad anni diversi? Come procede il lavoro? S1 Gli studenti sono per lo più del primo e secondo anno, ma i gruppi di lavoro tendono a essere omogenei, perché li abbiamo formati a nostra discrezione. S2 I gruppi sono stati fatti da noi e quindi la tendenza è stata quella di restare con gli amici dello stesso anno. S3 Essendo del primo anno, il professore ci aveva suggerito di fare gruppo con i ragazzi del secondo e terzo anno, ma questi si erano già aggregati e quindi abbiamo per forza di cose dovuto lavorare fra di noi.

Francesca Badin, Giacomo Cecchetto e Valentina Volpato Due docenti e un’area di lavoro, i cantieri lucchese alla Giudecca da rinnovare con piani di social housing. Gli studenti di Croset (S1 e S2) e Kollhoff (S3 e S4) ci offro i loro giudizi. W Perché hai scelto questo WS? S1 Pensavo che il tema fosse interessante e Croset mi interessava molto. S2 Mi hanno parlato molto bene di Croset. Il tema all’inizio non mi ispirava molto, ma poi mi ha appassionato. S3 Per Kollhoff, ammiro molto i suoi progetti. S4 Ho scelto un professore straniero perché mi interessava capire come viene percepita l’architettura in un Paese diverso dal nostro. W Ritieni di aver imparato di più dal WS o dai laboratori semestrali? S1 Quello che ho fatto durante il WS in realtà lo sapevo già fare. Sicuramente è un corso diverso dai soliti laboratori progettuali. Il tema è nuovo, non avevamo mai lavorato sul recupero e l’adeguamento delle abitazioni. S2 In questo WS credo di aver imparato molto di più che in tutti e tre gli anni messi insieme. S3 Sì credo di aver imparato almeno quanto in un corso di progettazione lungo, ma dipende molto da come lo studente si rapporta con il progetto e con il docente. S4 Ho imparato meno, perché anche se siamo in numero minore rispetto ad altri laboratori di progettazione, non mi sembra di essere stata seguita abbastanza dal docente. W Come ti sei trovato con gli esami accavallati al WS? S1 Avrei avuto un esame il 5 luglio, ma è stato impossibile darlo. Uscivo dall’aula sempre alle 19 e studiare dopo una giornata a lavorare sul progetto era veramente difficile. S2 Avevo un esame solo e l’ho dato. Penso sia assurdo permettere che si tengano esami durante i WS, anche se poi sono la prima a farli per evitare di accumularli a settembre. S3 Io non sono riuscito a darli e li ho rimandati. S4 È un disastro, nessuno riesce a dare tutti gli esami. W Hai notato differenze rispetto all’anno scorso? S1 Quest’anno l’organizzazione è ottima, c’è molta chiarezza e sappiamo precisamente cosa dobbiamo fare. S2 La cosa interessante è che ci sono molti temi simili in diversi WS, ma nonostante questo vengono affrontati  in maniera completamente diversa gli uni dagli altri. S3 Sì, e mi sembra di vedere chiaramente la differenza. Mi pare di aver avuto occasione di imparare di più perché il WS è più legato all’aspetto progettuale. S4 No, non noto grandi differenze di organizzazione, è sempre un po’ carente.

WS de architekten cie INTERVISTA AGLI STUDENTI WS DE ARCHITEKTEN CIE_JACOPO TRABUIO

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WS deganello e ws latini INTERVISTA AGLI STUDENTI

WS KÉRÉ_ANNA SCORRETTI

WS ficarelli e ws rossetti INTERVISTA AGLI STUDENTI

con la docenza, soprattutto con gli assistenti e qualche problema organizzativo. Latini purtroppo non è molto presente e forse i collaboratori non sono abituati a un’esperienza come quella del WS. Anche dal punto di vista del materiale per i modelli abbiamo qualche appunto da fare: quello che viene fornito è un po’ scarso, in vista di plastici di 4 metri! W Avete avuto occasioni di confronto con i WS che affrontano la stessa vostra tematica? S1 Sì, ma non abbiamo mai visto Latini. S2 Sì, ma il nostro guarda al recupero dei manufatti esistenti, con il ripristino della linea ferroviaria. Recuperare il vecchio è più difficile e stimolante. S3 Il WS di Paolo Deganello si occupa della stessa area, ma non c’è stata alcuna occasione di confronto. Sappiamo che adottano un approccio diverso dal nostro: ogni gruppo lavora su un’area diversa, mentre noi ci concentriamo tutti sullo stesso tratto. S4 Ci sono altri WS che affrontano lo stesso tema? Non lo sapevo nemmeno! W Che voto daresti al professore? S1 30! S2 Sì, 30! È stato il miglior WS che io abbia seguito in tre anni. S3 22. Un bravo professore, ma poco presente. S4 25. Un professore con cui è molto interessante dialogare, ma purtroppo, a causa delle sue assenze, abbiamo avuto poche occasioni di confronto.

WS FICARELLI_CARLO LISSA

Di ALBERTA MENEGALDO, MIRIAM PERARO, CATERINA VIGNADUZZO E VALENTINA VOLPUTO L’area della linea ferroviaria Treviso-Ostiglia rivista, cambiata o rivisitata. Gli studenti del WS di Paolo Deganello (S1 e S2) e quelli del WS di Luigi Latini (S3 e S4) hanno lavorato su questa zona e ora ci danno le loro opinioni sul lavoro svolto. W Cosa ti ha spinto a scegliere questo WS? S1 Il tema proposto da Latini era piuttosto interessante, mi piace l’idea di un’architettura “di terra”; è un approccio diverso alla progettazione. Inoltre è stimolante progettare a una scala più ampia. Nel complesso siamo soddisfatti. S3 Quest’anno ho fatto un esame di paesaggio e mi ha incuriosito il “parco lineare” di cui si parlava nel programma di Deganello, anche se poi si è rivelato un tema complesso, ma comunque stimolante. S4 Sono al primo anno, non avevo idea di come funzionasse il WS, ma mi piaceva il tema. W Avete incontrato delle difficoltà durante queste settimane? S1 Organizzazione perfetta. Deganello è instancabile, sempre presente e disponibile a fare revisione. Arriva prima di noi e se ne va per ultimo, è la prima volta che mi accade. S2 La prima settimana è stata dedicata alle lezioni, quindi il lavoro si è concentrato alla fine. Ma è naturale. S4 Ci sono state difficoltà di comunicazione

WS DEGANELLO_UMBERTO PERTOSA

Di Giulia Cavallari, Alberta Menegaldo, Miriam Peraro e Angela Robusti Hanno lavorato sulla stessa area con idee e stili diversi, ma con lo stesso fine, rigenerare un quartiere. Gli studenti di Kéré (S1 e S2) e quelli di Spadoni (S3 e S4) si confrontano. W Cosa ti ha spinto a scegliere questo WS? S1 L’inglese! Mi dava la sensazione di essere multiculturale. S2 Ho avuto modo di assistere al suo WS dua anni fa e sono rimasta favorevolmente colpita. S3 Mi piaceva il tema e il fatto che fosse tenuto da un architetto brasiliano. S4 Ho seguito degli amici coi quali ho potuto lavorare in gruppo. Sono fuggito da un WS dove si lavorava individualmente.

W L’approccio, il metodo e gli strumenti sono stati adeguati in relazione agli obiettivi del corso? S1 Approccio ottimo, il metodo è valido a eccezione del fatto che spesso le opinioni degli assistenti sono contrastanti. Strumenti? Non molto adeguati, abbiamo speso di tasca nostra 70 euro. S2 Un approccio libero, ognuno ha potuto scegliere il metodo che più valorizzasse il proprio concept. S3 Abbiamo fatto una sola lezione, il resto del lavoro era dedicato alle revisioni. Apprendere dall’esperienza dell’architetto è stato molto utile. L’area di progetto è composta di acqua, terra e fabbricati: sarebbe stato meglio avere a disposizione dei materiali eterogenei. S4 Usiamo del cartone per i modelli concettuali e

il cartonlegno per i definitivi. Meglio di così! W Il vostro docente è riuscito a trasmettere la sua concezione di architettura? S1 Assolutamente sì, sin dall’inizio. Inoltre ci ha fatto capire come anche lui voglia imparare da noi, creando un clima perfetto. S2 Sì. Ci ha trasmesso valori quali la contestualizzazione del progetto e gli effetti del costruito sulla popolazione. S3 Spadoni, essendo brasiliano, ha preteso un approccio singolare al tema. Progettare subito e vedere il contesto solo dopo ci ha permesso di conservare le nostre idee fino alla fine del progetto. S4 Non siamo abituati a buttare giù idee decontestualizzate, ma forse è per questo che siamo rimasti soddisfatti.

Di Michele Brida, Claudia Chimento, Concita Piazza e Stefano Toniato Trattano entrambi l’architettura alpina, con metodi differenti. Gli studenti del WS di Loredana Ficarelli (S1, S2, S3) e di Massimo Rossetti (S4, S5, S6) si rendono disponibili a rispondere alle nostre domande. W Sono state rispettate le vostre aspettative per questo WS? S1, S2 Nonostante la prima settimana sia stata produttiva, dopo gli entusiasmi si sono spenti. La creatività è stata sacrificata a favore della ordinaria routine e della presentazione finale. S3 Il programma è stato realizzato, anche se ci sono stati problemi di organizzazione in parte legati alla scarsa presenza della docente. S4 Sono rimasta stupita da quanto siamo riuscite a produrre nel breve tempo. Significa che abbiamo lavorato sodo. S5 Aspettative soddisfatte in pieno. Il tema era molto stimolante e di particolare interesse. S6 Sono molto soddisfatto perché questo WS era una delle mie scelte iniziali. Non sono stato assegnato con scelta random. W Com’è il clima di lavoro? S1, S2 Ci troviamo bene nel nostro gruppo, ma il clima attorno è triste senza tempo. Ognuno trascorre la giornata sul suo pc. S4 C’è un buon clima dato dalla piena collaborazione docente-assistente, relazionarsi con uno equivale a farlo con l’altro. Siamo tutti molto seguiti, forse più che nei laboratori semestrali. S5 C’è un ottimo clima di collaborazione tra noi studenti. Ho stretto buone amicizie e mi sono trovato a mio agio nel lavoro di gruppo. W Il docente ha dato più importanza alla mostra finale o ha privileggiato le finalità didattiche? S1, S2 Il lavoro collettivo è omologato in vista della mostra finale, anche se la Ficarelli non sembra interessata a vincere. S4 Rossetti punta molto sull’esposizione finale, senza però rinunciare al contenuto. Durante la prima parte del WS ci siamo concentrati sulla conoscenza e sull’analisi dei Tabià la tipologia con la quale avremmo dovuto relazionarci. W Come descrivereste l’approccio del docente nei vostri confronti? S1, S2 In realtà noi studenti ci siamo approcciati alla docenza, non il contrario. Note positive sono state le conferenze della seconda settimana. S3 Trovo che il rapporto di tipo colloquiale sia proficuo, anche se a volte vi sono state delle incomprensioni. S5 Rossetti riesce a renderci partecipi della sua passione per la montagna e l’architettura alpina, sa di cosa parla e punta ai risultati.

W Potete ritenervi soddisfatti dei risultati ottenuti? Il WS ha risposto alle vostre aspettative? S1 Sni! Il lavoro è stato seguito in modo approfondito, ma il mio gruppo di nove persone era troppo numeroso e alla fine non si sono ottimizzati i tempi. S2 Decisamente sì. Abbiamo lavorato con costanza e non abbiamo mai dovuto proseguire il lavoro a casa. S3 Sicuramente sì. Si dovrebbero fare altri WS anche durante l’anno. S4 È stato tutto molto interessante e il carico di lavoro era assolutamente adeguato.

WS kÉrÉ e ws spadoni INTERVISTA AGLI STUDENTi 5


Di Michele Brida e Giulia Cavallari W Cosa vi ha spinto a scegliere il WS di Mutschlechner? S1 Ci ha affascinato l’idea comune di lavorare sulla Venezia del 2050, non affrontando un intervento puntuale nella città, ma nuove sperimentazioni di pianificazione urbana. S2 Era la mia seconda scelta da spin. All’inizio avevo dei dubbi, ma durante lo svolgimento del WS sono stata davvero soddisfatta perché la progettazione è stata affrontata in maniera diversa dai corsi progettuali che ho seguito. W Come si è svolto il corso? Come vi sembra il carico di lavoro? S1 Il WS è stato coerente con il tema e le aspettative. Per la mostra finale dovremmo esporre i lavori con un plastico e un paio di tavole ma senza un sovraccarico di lavoro, proprio come si spera di trovare in un WS estivo. S2 Il corso è stato molto piacevole, abbiamo lavorato sempre in aula fino alle 17. Ora che siamo alla fine ci sarà un po’ da “sgobbare” per l’allestimento della mostra finale ma nel complesso siamo soddisfatti del modo in cui siamo stati seguiti e di come si sono evoluti nel tempo i nostri lavori. W È riuscito Mutschlechner a trasmettervi il suo modo di pensare? S1 È stato molto disponibile, si è molto impegnato per farci comprendere il suo punto di vista sul contesto e sugli approcci da seguire nell’elaborazione del progetto. Siamo stati

di Maria Aurora Bonomi e Caterina Epiboli W Le tue aspettative rispetto al WS di Italo Rota, all’inizio così ambito, sono state soddisfatte? S1 Mi sono battuto per entrare in questo corso: avevo delle alte aspettative, date dalla personalità di Italo Rota e dal tema proposto, più “curioso” degli altri. Il professore però si è presentato solo tre giorni e non ha potuto seguire l’iter dei nostri progetti. Le revisioni sono state un po’ “oracolari”, andavano interpretate! S2 No! Rota non c’è quasi mai e in generale dal corso mi aspettavo di più. Lui è preparato, i riferimenti che dà sono interessanti, ma non sempre riusciamo a coglierli. L’impatto con il personaggio è comunque molto forte. S3 Mi aspettavo un corso diverso,

WS MUTSCHLECHNER intervista agli studenti

ma mi piace comunque. Ammiro molto il suo pensiero, che tutto sia architettura, anche ciò che non ci aspettiamo. Rimarrà un’esperienza isolata, però utile. W Italo Rota si prefigge di vincere i WS o ha solo finalità didattiche? S1 Non credo ci sia da parte sua un interesse a vincere. Lui sa che il lavoro “reale” è ben diverso da quello che viene fatto durante i WS: imposta quindi i nostri progetti in maniera del tutto indipendente sia dalla realtà sia dagli altri WS. W Pensi di aver imparato qualcosa di nuovo grazie a questo WS? S1 Senza dubbio il professore è un pozzo di scienza. Ascoltarlo parlare lascia senza parole. Anche se, non essendo un insegnante di professione, manca talvolta un po’ di chiarezza. Avremmo potuto, con un’organizzazione più chiara,

WS rota intervista agli studenti 6

affascinati dal nuovo modo di “sentire” ciò che il luogo veramente vuole. S2 Ci ha guidati all’uso di metodologie da lui stesso usate; utilizzando un approccio meno razionale e più improntato alle sensazioni trasmesse dal luogo in cui si opera, in modo che sia il luogo a guidarci nelle scelte progettuali e non un progetto anonimo che viene calato in una realtà specifica. W Che voto daresti a Mutschlechner? E perché? S1 30 perché è un architetto innovativo, fuori dallo standard dell’Iuav ed è simpatico. S2 26 perché si presenta con un approccio irrazionale, alternativo ma, allo stesso tempo, stimolante.

Di Emanuele D’Antrassi e Giulia Torino W Ragazzi, cosa state facendo con tutte queste scatole, tubi di cartone e bottiglie di plastica? S1 Stiamo allestendo la mostra di fine corso, con vari materiali comprati o trovati qua e là. S2 Il nostro gruppo sta creando delle bolle – appese, sospese, galleggianti, collocate in diversi punti della città – nelle quali il turista o il cittadino possa entrare e isolarsi. W Pensate che i progetti che state elaborando possano inserirsi davvero nella città di Venezia o che siano solo innesti utopici? S1 I progetti elaborati durante la prima settimana erano ancora sradicati dalla realtà veneziana, mentre gli ultimi otto credo che potrebbero essere tutti realizzabili. Si tratta di ecosistemi galleggianti e di sistemi modulari spostabili che devono risolvere problemi puntuali di Venezia. S3 In una città chiusa come Venezia questi sono progetti utopici e di forte impatto. Non so se la città possa essere pronta per accoglierli, ma condivido pienamente l’ideologia dell’architetto. W Concordate con le idee e il metodo progettuale che vi sono stati illustrati finora? S2 Credo che lo scopo del WS sia quello di aprire la mentalità di noi studenti, offrirci nuovi punti di vista e farci ragionare sui concetti fondativi dell’architettura. È proprio ciò che non si riesce a fare nel resto dell’anno. S4 Benché Mazzanti non sia stato presente in aula ogni giorno, è riuscito a comunicarci il suo metodo progettuale con molte lezioni e le illustrazioni dei suoi progetti. L’altro giorno, per esempio, ci ha illustrato alcune fotografie che aveva scattato per noi alla Biennale, affinché potessimo trarvi ispirazione. W Il docente si prefigge di vincere il premio di miglior WS o è interessato solo alla didattica? S1 Data la grande attenzione che stiamo ponendo nell’allestimento, può essere… Del resto quest’ultimo non si discosta molto da quello del WS di Assadi&Pulido nel 2010. S3 Assolutamente no: ciò che gli interessa è darci un’altra visione dell’architettura e insegnarci un metodo. Del resto non ha mai accennato a una competizione “intra-workshop”.

sfruttare meglio il tempo: abbiamo passato più ore a studiare l’aspetto grafico delle tavole che a curare il progetto in sé. S2 Mi piacciono i WS estivi: ci aiutano a imparare cose nuove in contesti e modalità diverse rispetto alla didattica più “canonica”. Credo che nessun professore possegga la verità assoluta, e per farci un’opinione personale dobbiamo sentire tante voci. S3 Alla fine avrei preferito essere in un WS dove è più marcato il contatto con il territorio, perché si lavora in un rapporto maggiore con la realtà.

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ws mazzanti_carlo lissa ws mutschlechner_anna scorretti

WS mazzanti intervista agli studenti


Mercoledì 13 luglio 2011 W.A.VE. Workshop di Architettura a Venezia numero 12 Supplemento a Iuav giornale dell’università Registro stampa n. 1391 Tribunale di Venezia ISSN 2038-6257

chiacchierando con TOMà BERLANDA KIST, il nuovo Bauhaus?

Responsabili scientifici Massimiliano Ciammaichella Marina Montuori Leonardo Sonnoli Direzione redazione testi e immagini Marina Montuori Direzione blog/multimedia Massimiliano Ciammaichella

del capacity building, ad affrontare il problema alla radice piuttosto che a concentrarsi sulla mera questione estetica. L’invito è, però, anche quello a imparare dagli errori passati, quali quelli del Veneto degli ultimi decenni, per non rovinare il paesaggio agricolo africano allo stesso modo. Ascoltando parlare l’architetto con tanto entusiasmo della neonata università rwandese non può che saltare all’occhio un paragone con passate esperienze internazionali, quali quella del Bauhaus nella Germania devastata dalla prima guerra mondiale o della FAU nel Brasile della rinascita economica. Queste scuole di pensiero promuovevano il “ruolo sociale” dell’architetto (ben lontano dall’accezione odierna del termine!), quale medium tra due diverse istituzioni, politica e accademica. Il laboratorio di idee della KIST potrebbe essere la nuova risposta alla presente crisi architettonica occidentale, grazie alla capacità di vedere i problemi del mondo collegati e grazie alle modalità per affrontarli. Due esempi in merito vengono citati dallo stesso Berlanda, nella figura di due suoi collaboratori. Uno, architetto stagista all’UNICEF in Rwanda, sta affrontando una tesi su un modello di stanza di giochi per bambini da 0 a 6 anni: uno spazio che si propone di avere un effetto determinante nella formazione della nuova generazione rwandese, come possibile soluzione alla povertà dilagante del paese. L’altro, Luca Ginoulhiac, architetto quasi sconosciuto sul panorama internazionale, ma comunque valido, ha messo a punto un sistema invidiabile quanto innovativo nella progettazione di seimila classi per bambini africani. Tuttavia è il lato più prettamente umano di questa esperienza ad affascinare e continuare a motivare Berlanda, che ci racconta con il sorriso sulle labbra un aneddoto strappalacrime del giorno in cui, su un pullman, ha portato i suoi studenti in giro per le vicine capitali africane: «Non avevano mai visto un asino, né il mare. Quando, a Nairobi, li ho portati su un grattacielo, hanno iniziato a ballare e cantare! È stato bellissimo». È vero, tuttavia, che ancora sono tanti gli ostacoli posti alla KIST: mancano fondi (gli studenti non pagano tasse universitarie, ma di recente hanno perso ogni contributo governativo per la propria sussistenza) e persino i più rudimentali strumenti per il disegno, quali fogli e pennarelli. Lo sguardo di Berlanda cade inevitabilmente sul tanto materiale sprecato durante questi workshop, con il quale forse a Kigali si lavorerebbe per un intero anno.

Direzione redazione grafica Leonardo Sonnoli Tutor Stefania Catinella Andrea Giambartolomei Anna Saccani Collaboratori Monica Pastore Anna Silvestri Laboratorio interfacoltà Far/Fda nell’ambito dei workshop estivi a.a. 2010-11 Far/Fda_Iuav Redazione testi Francesca Badin Maria Aurora Bonomi Michele Brida Eleonora Canetti Giulia Cavallari Elena Cazzuffi Giacomo Cecchetto Claudia Chimento Giordano Cova Emanuele D’Antrassi Caterina Epiboli Marco Ludovico Argent Lumi Alberta Menegaldo Miriam Peraro Concita Piazza Angela Robusti Stefano Toniato Giulia Torino Caterina Vignaduzzo Valentina Volpato Redazione grafica Gregorio Carletti Chiara Costantini Claudia Gallo Sara Giubelli Anna Scorretti Illustrazione e fotografia Alberto Bassan Giulia Carraro Andrea Giacometti Alessio Gobbis Carlo Lissa Umberto Pertosa Federico Maria Pivetta Laura Portesan Jacopo Trabuio Blog Elisa Cortelazzo Sara Dotto Andrea Gambardella Andrea Marchesini Letizia Mion online http://farworkshop.wordpress.com e-mail laboratorio11@iuav.it Tutor di coordinamento Valentina Amarilli Aniel Guxholli Roberta Scapin Sami Sinella Coordinamento generale Esther Giani Le immagini di copertina documentano le strutture temporanee presenti nel paesaggio urbano di Venezia. In questo numero foto di Andrea Giacometti

umberto pertosa

di Claudia Chimento e Giulia Torino Veneziano di nascita, formato all’Università della Svizzera italiana, tutor alle università di Losanna e Mendrisio, collaboratore affezionato di innumerevoli workshop made in Iuav, assistant professor presso la rinomata Syracuse University americana: questo e molto altro ancora è Tomà Berlanda, che ha coraggiosamente colto la sfida lanciatagli da Gaddo Morpurgo l’anno scorso, alla volta dell’Africa. Agosto 2010, appena tornato a Venezia dagli USA, dopo aver completato a Torino la tesi di dottorato con Pierre-Alain Croset, Berlanda viene sorpreso dall’inconsueta offerta di Morpurgo di partecipare all’ “Atelier Rwanda – Insediamenti rurali urbani” con nove studenti Iuav e diciotto rwandesi: «Ho deciso di partire per l’Africa solo per aiutare Gaddo, nonostante il preavviso di una sola settimana! Del resto si trattava solo di un mese: se non mi fossi trovato a mio agio avevo già il biglietto aereo in tasca». Gennaio 2011, Berlanda diventa professore ordinario del KIST, il Kigali Institute of Science and Technology: l’architetto ha risposto al richiamo dell’Africa. L’impegno preso da Tomà Berlanda con il Rwanda è motivato da una moltitudine di ragioni, che sembrano prospettare una felice stagione per l’architettura africana. Dopo la stabilità politica conquistata a seguito del rovinoso genocidio del 1994, il Paese sta affrontando un periodo di relativa crescita, sia sociale sia demografica. È in questo contesto che si colloca la figura fondamentale della prima università di architettura dello Stato, aperta da soli tre anni ma già molto competitiva nei confronti delle esperienze quarantennali dei paesi limitrofi. «Non credo che gli architetti di oggi debbano saper progettare dal cucchiaino alla città, tuttavia al KIST insegniamo dal design all’urbanistica, ponendoci nei confronti del contesto socio-politico esterno in maniera molto attiva e partecipe». Del resto è proprio questo l’obiettivo primo di un’università: essere un calderone di idee nuove sempre in ebollizione, in stretto contatto con la realtà circostante. «Noi non creiamo tecnici, ma architetti capaci di porre questioni e risolvere problemi sempre attuali e cogenti.» È infatti il processo, più che il prodotto finale, a interessare Berlanda e gli altri professori del KIST: «L’università è un luogo dove si pongono domande difficili e non si offrono risposte; sono gli studenti che devono cercarle». È questo un invito a pensare, secondo il metodo

Progetto grafico W.A.VE. 2011 Leonardo Sonnoli - Tassinari/Vetta, con Irene Bacchi (identità visiva), con Monica Pastore, Anna Saccani, Anna Silvestri (quotidiano)

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W.A.VE. — Workshop di Architettura a Venezia anno V mercoledì 13 luglio 2011 Quotidiano dell’Università Iuav di Venezia

12 COMUNE DI GRISIGNANO DI ZOCCO

ATELIER

AVVISI

COTONIFICIO SANTA MARTA

MAGAZZINI LIGABUE/EDIFICIO 6

piano terra A1 Del Bo A2 Chun/De Matteis B Patestos C Croset D Galantino E Marini F Bugatti/Cattaneo G Carnevale/Giani I Lovero

piano terra 0.1-0.3 Rossetti 0.2-0.4 Kéré 0.5-0.7 Narne 0.8-0.10 Latini

piano primo L1 Rota L2 Kollhoff M1 Deganello M2 Corretti N1 Agency Schneider N2 Ficarelli O1 Spadoni O2 Mazzanti

IMPORTANTE

STAMPE

SI AVVISANO GLI STUDENTI CHE CHIUNQUE VENGA SORPRESO IN ATTI INCIVILI, DI VARIO GENERE, GAVETTONI COMPRESI, NON VEDRÀ RICONOSCIUTI I CREDITI FORMATIVI RELATIVI AL WORKSHOP. SE LE AZIONI IN OGGETTO COMPORTERANNO IL DANNEGGIAMENTO DELLE STRUTTURE E DEGLI ARREDI IUAV, VERRANNO PRESI PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI ANCOR PIÙ SERI! OLTRE ALLA CITAZIONE PER DANNI.

SI AVVISANO GLI STUDENTI CHE CAUSA LAVORI IN CORSO ALLE TERESE, L’ACCESSO ALLA COPISTERIA AVVERRà da Calle delle Case Nuove (dopo il sottoportico a destra) fino a nuova comunicazione. Ci scusiamo per il disagio.

piano primo 1.1-1.3 Bricolo 1.2-1.4 Supersudaca Rascovsky 1.5-1.6 Redazione Wave e blog 1.7-1.9 Elasticospa Pujatti 1.8 Mutschlechner piano secondo 2.2 Okada 2.3 Navarra 2.4 Kelly/Borghini 2.5 De Architekten Cie Medic + Puljiz

APERTURA ISCRIZIONE ESAMI Tutti gli studenti registrati nei workshop dovranno provvedere ad iscriversi al relativo esame tramite spin dal 1 all’11 luglio. Si ricorda che per l’esame del prof. Navarra ci si dovrà iscrivere con il prof. Carnevale. SERVIZI Nei corridoi di ciascuna sede sono stati attrezzati contenitori appositi per la raccolta differenziata (carta, plastica, ecc.) e per i materiali scartati dai plastici. Utilizzateli! All’esterno di ciascuna sede è stato attrezzato un luogo apposito per eventuali operazioni di verniciatura spray (anche per la colla!) dei modelli o parti di esso. PULIZIE Nelle aule: tutto ciò che sarà lasciato per terra e su sedie sarà gettato. Usare i sacchetti neri forniti per un eccesso di rifiuti. Lasciarli legati in aula per lo smaltimento. Nei corridoi: tutto ciò che sarà lasciato per terra, su tavoli e sedie sarà gettato. A partire dalla terza settimana a ciascun WS sarà fornito una scopa e una paletta per una pulizia autonoma dell’aula, soprattutto per il giorno della mostra finale! ACCESSO BIBLIOTECA DPA ECCEZIONALMENTE APERTA A TUTTI I PARTECIPANTI DEI WORKSHOP L’accesso alla biblioteca (II piano Dpa, Santa Marta) è consentito, nei limiti delle postazioni disponibili per ragioni di sicurezza, a tutti i partecipanti del WS: docenti Iuav, docenti esterni, collaboratori e studenti. Si potranno consultare volumi e periodici ed effettuare riproduzioni nel rispetto della normativa vigente in materia di diritto d’autore. Gli studenti possono accedere a gruppi di 5 (max 10) per volta. La capienza della biblioteca è di 30 posti e occorre consentire la frequentazione all’utenza regolare. Il prestito sarà concesso ai soli docenti Iuav o loro delegati, per uno o più giorni. Tutti i volumi prestati devono essere caricati a nome di un docente Iuav. In biblioteca il personale fornirà i moduli per la richiesta di accesso e per la delega al prestito. Per altri chiarimenti rivolgersi alla dott.ssa Carla Pezzin (biblioteca Dpa, orario ufficio, telefono 041 2571008).

WAVe11 numero 12  

W.A.VE. Workshop di progettazione architettonica dell'Università Iuav di Venezia