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EDITORIALE SUPERFICI PROFONDE (PROFONDITÀ SUPERFICIALI) GIANCARLO CARNEVALE “QUANDO DUE SPECCHI SI GUARDANO L’UNO NELL’ALTRO, SATANA OPERA IL SUO TRUCCO PREFERITO, APRENDO QUI, A MODO SUO (COME FA IL SUO PARTNER NEGLI SGUARDI DEGLI AMANTI) LA PROSPETTIVA SULL’INFINITO.” WALTER BENJAMIN, OPERE COMPLETE. IX. I “PASSAGES” DI PARIGI, EINAUDI, TORINO 2000, PAG. 962. Si può essere superficiali e, al tempo stesso, cogliere in profondità il senso delle cose? Per meglio dire: la conoscenza, la comprensione di un fenomeno, richiede tempi lunghi di approfondimento, di analisi, o può seguire ritmi impulsivi? La riflessione che propongo non è innocente, sappiamo che si tratta di forme diverse di approccio, entrambe spesso compresenti e sinergiche, ma la questione, per noi architetti, diviene particolarmente interessante se si riferisce all’apprendimento: alla trasmissione della conoscenza, al processo formativo. Vengo al punto: i Workshop, i nostri Workshop: rappresentano una esperienza pedagogica da perseguire, da sostenere o rappresentano un momento di vaghezza, una parentesi dispersiva? Forse è inutilmente polemico un dilemma così posto, provo a correggere il tiro: gli insegnamenti legati al progetto, secondo la mia esperienza quarantennale, possono avere sviluppi diversi e svolgersi su piani molto articolati: non disponiamo di uno statuto scientifico solido, ogni docente persegue proprie strategie didattiche, spesso efficaci, ma diversamente efficaci. Alcuni insistono sui paradigmi metodologici, sulle procedure che legano l’analisi al progetto, altri risolvono in chiave autobiografica l’impasse didattico, altri ancora si rifanno a scuole di pensiero o addirittura ad ambiti stilistici. In passato ho sperimentato, da studente, una diffusa tendenza empirica, paraprofessionale, io stesso oscillo, nel mio lavoro tra un pragmatismo grammatologico (devo a Franco Purini questa definizione che, peraltro, mi piace molto) e una teorizzazione basata sui fondamenti della cultura materiale. Sono convinto che in questo panorama didattico fortemente variegato, debbano trovare

posto anche esperienze intensive, magari legate a nuclei tematici diversi, da sviluppare in tempi brevi che richiedano grande intensità di apprendimento. Ci si rivolge ad una formula ampliamente presente e sperimentata, anche da tempo, seppure più frequentemente negli ultimi anni, che ha un elemento di forza nella simulazione di una pratica progettuale molto più vicina alla realtà di quanto possano esserlo i tempi sincopati di un corso annuale o semestrale; ed un elemento di debolezza nella rapidità dell’assunto iniziale, nella fragilità dell’impianto teorico da cui muove, non esplicitabile con la dovuta profondità. La deduzione e l’induzione sono i campi rispetto ai quali stiamo ragionando: le regole precedono il fare o le si scoprono facendo? Per chi progetta questo è proprio il tema perennemente dibattuto (e vissuto) con mutevoli convincimenti. Nasce prima la lingua o la grammatica? Non pretendendo di assumere posizioni definitive rimando al valore superiore del dubbio, anzi alla indiscutibile utilità della teoria della relatività, ancora oltre, al “principio di indeterminazione” di Heisenberg: ogni osservatore modifica il fenomeno indagato. La circolarità del quesito iniziale può così essere rappresentata: i Workshop possono descrivere un’occasione di apprendimento diversa, nella quale devono prevalere la rapidità e la superficialità (intesa nel senso scientifico del termine: cioè conoscenza diffusa ed estesa) anziché la lentezza e la profondità. La utilità, in un più ampio progetto formativo, di questa pratica didattica, più volte sostenuta ed argomentata, appare ora anche dimostrata dai risultati più recenti. Non tanto e non solo dal rilevante avanzamento nelle graduatorie ministeriali e nei riscontri statistici del “peso” della nostra Scuola, quanto dal diverso atteggiamento che i nostri studenti mostrano nei contesti internazionali nei quali si confrontano. Ricordo bene, e siamo in molti a ricordarcelo, che, ad esempio, negli scambi Erasmus, i nostri tutor ci riferivano che erano unanimi gli apprezzamenti che i docenti delle sedi estere solevano rivolgere agli studenti Iuav: grande capacità di leggere i fenomeni urbani, facilità di impostazione analitica, cultura storica e critica superiore. Però, quasi immancabilmente, veniva rilevata una incertezza nell’approccio proget-

tuale, una difficoltà espressiva, una pochezza di strumenti, di mezzi. Quasi una rigidezza, una mancanza di confidenza nelle scelte che, necessariamente, dovevano prefigurare la forma. In altri termini i nostri studenti scoprivano che l’analisi, per quanto brillante ed esaustiva, non riusciva ad indicare le soluzioni formali, ma poteva solo delimitare un campo (ahi loro, ancora vastissimo!) di possibili ipotesi progettuali. Questa scoperta, traumatica, determinava dei ritardi rispetto ai loro colleghi più spregiudicati nel correre rischi, più abituati alla “solitudine del foglio bianco”. Ora, da qualche anno, non solo non è più così, e sentiamo – con piacere – commenti favorevoli circa la disinvoltura di approccio, circa la completezza di tecniche di rappresentazione, riceviamo complimenti (certo di occasione, ma ci piace cogliere anche accenti di autenticità in essi) sperticati sulle grandi attitudini e capacità progettuali dei nostri allievi… Rispondiamo con il dovuto understatement che il galateo accademico richiede, incassiamo i complimenti che, all’inizio, ci stupivano, ma che ora ci appaiono, anche alla luce della nostra esperienza didattica personale, abbastanza motivati. Naturalmente non è tutto merito dei Workshop estivi: l’intero corpo accademico sta accettando ed adeguando la propria didattica a questi ritmi incalzanti, osteggiati e, giustamente criticati, che i semestri (quasi quadrimestri) impostici dagli standard europei, dal Processo di Bologna in poi, ritmi che ci portano spesso a forzature innaturali. Eppure una riflessione va fatta nella direzione che il dubbio inizialmente espresso in questo scritto suggeriva: forse una revisione critica diventa necessaria. Non tutto il bene risiede nella lentezza e nell’approfondimento, non tutto il male nella rapidità e nell’impulso. E non è neanche il caso di cavarsela con una via di mezzo! Pur non avendo risposte (in realtà un convincimento ce l’ho, ma me lo tengo stretto e mi guardo bene dall’esprimerlo) mi consento, come congedo, una ultima citazione, ancora benjaminiana: “Comprendere insieme Breton e Le Corbusier – vale a dire tendere lo spirito del […] presente come un arco, col quale la conoscenza colpisce l’attimo in mezzo al cuore” (ibidem).

CHE LA FESTA COMINCI! MARINA MONTUORI

Gli uragani, come è noto, hanno sempre nomi femminili. Quello che ha investito di recente le università italiane, per dirla “alla Littizzetto” potrebbe essere “Mary-Star”. È chiaro che mi riferisco alla legge che sta travolgendo (e stravolgendo) tutto il mondo accademico tra consapevolezza altalenante e inconsapevolezza deliberata degli studenti. Molte infatti sono state, negli scorsi mesi, le proteste più o meno pacifiche contro una riforma incompleta e punitiva che, sostanzialmente, mina anche le piccole certezze e altera i residui equilibri positivi ancora presenti nelle istituzioni preposte alla didattica e alla ricerca. È chiaro che alla base della riforma c’è la volontà di ridurre gli sprechi: in Italia, infatti, si contano ad oggi ben ventisette facoltà di architettura e ventuno corsi di studio in ingegneria edile-architettura (nati in seno alle facoltà di ingegneria). E tutti cercano avventurosamente di far fronte all’insegnamento del progetto, talora in condizioni di vera indigenza, con biblioteche quasi inesistenti, con povertà di mezzi, di strumentazioni, di personale docente. Il cahier de doléances potrebbe arricchirsi di molto se si ragionasse poi sul blocco dei reclutamenti, sulla mancanza di concorsi, sui tagli economici e così via. Insomma, sullo stato miserevole in cui versa oggi l’università italiana sono state scritte molte pagine e molte altre saranno sicuramente prodotte. Un clima di incertezza rischia di paralizzare i nostri atenei. Che fine faranno le facoltà (forse si chiameranno

scuole)? Di sicuro non ci saranno più i presidi, cambierà tutto il sistema della governance. Ci saranno però i direttori di dipartimento e i presidenti di corso di laurea, e la gestione di didattica e ricerca, in queste mutate condizioni, sarà probabilmente un’operazione ancora più complessa. Eppure nonostante (e a dispetto de) l’uragano, la nostra Scuola (non sto parlando al futuro perché, nel bene e nel male, si è continuato sempre a parlare di Scuola di Venezia) tiene e sta addirittura rimontando le classifiche che, negli ultimi anni, avevano visto offuscare le sue “magnifiche sorti”. Nonostante tagli dolorosi dei corsi di laurea, contrazioni ineludibili, riduzione del corpo docente dovuto non solo allo scarso reclutamento, ma anche ai pensionamenti più o meno anticipati, anche quest’anno la Facoltà di Architettura (e, in particolare il Clasarch, Corso di laurea in Scienze dell’Architettura) è riuscita a far partire la decima edizione dei Workshop estivi, internazionali − quanto basta − e riccamente articolati. Con un valore aggiunto: un aggancio al territorio. In accordo con la Regione Veneto sono stati, infatti, selezionati molti siti di progetto. Un tentativo virtuoso di avvicinare l’università al territorio, di promuovere la conoscenza dei luoghi e rendere più concreti esperimenti didattici troppo spesso astratti e teorici. E, nutrendo sempre nuove speranze, ripetiamo per il decimo anno consecutivo, per dirla “alla Ammanniti”: che la festa cominci!


AGENCY BRICOLO BUGATTI/ CARNEVALE/ GIANI SCHNEIDER CATTANEO VICENZA, QUARTIERE LAGHETTO-DAL VERME PRATICHE TRASFORMATIVE DELLA CITTÀ CON: AGENCY (CAROLYN BUTTERWORTH, CRISTINA CERULLI, FLORIAN KOSSAK, DOINA PETRESCU, RENATA TYSZCZUK, STEPHEN WALKER) E FRAM_MENTI (ANNA AGOSTINI, ANDREA BRESSAN, MICHELE SBRISSA, MARCO VISENTIN) TUTOR: OMAR BALDIN

CIMA DEL GRAPPA (VI) L’ULTIMA CIMA TUTOR: GIANCARLO BONATO, FRANCESCA FALSARELLA, SIMONE SALA

SELVAZZANO DENTRO (PD), AREA EX SEMINARIO MINORE DI TENCAROLA PROGETTO PER UNA RIGENERAZIONE URBANA SOSTENIBILE TUTOR: ANDREA PASTRELLO, MICHELANGELO ZANETTI

GRISIGNANO DI ZOCCO (VI) SCENARI POSSIBILI PER LA NUOVA PIAZZA DEL MUNICIPIO TUTOR: MARIO GUERRASIO COLLABORATORI: VALENTINA COVRE, IRENE PERON CONTRIBUTI DI: ALBERTO CARRETTA, GIULIO ROBUSTI JURY: RENZO LOTTO (SINDACO DI GRISIGNANO DI ZOCCO)

Con le attività di questo workshop vogliamo esplorare, ampliare e allungare lo spettro degli strumenti, tattiche e tecniche che consentono molteplici letture della città come base per le pratiche di trasformazione, sia a livello collettivo che individuale. Il contesto scelto come tema del workshop è il quartiere Laghetto-Dal Verme a Vicenza, luogo che raccoglie numerose suggestioni che rendono estremamente fitta e complessa la trama da analizzare e conoscere. Questioni di disagio sociale si accostano ad un’area militare di grandi dimensioni, caratteristiche di qualità ambientale riconosciuta devono confrontarsi con la necessità di espandere parte della città in questa direzione per rispondere alla domanda abitativa e di servizi, seconde generazioni di residenti si fondono e devono coabitare con i cittadini insediatisi negli anni ‘60 e ‘70. Il tutto in una città tra le più dinamiche e reattive del nord est, in cui il patrimonio economico e culturale consolidatosi negli anni, pur tra contraddizioni, successi e cadute, ha saputo creare ricchezza e qualità della vita. L’area di progetto recentemente è stata oggetto di una proposta di masterplan dello studio Mario Cucinella Architects, che costituirà una base critica per il lavoro del workshop, soggetta, come tutte le altre istanze che verranno raccolte durante i lavori, a revisione, traduzione e decostruzione da parte degli studenti.

Nella parte sommitale del massiccio del Grappa, a quota 1775 m, nel luogo del destino per decine di migliaia di soldati austroungarici ed italiani, costruirete uno strumento per la comprensione reciproca. Il museo sull’ultima cima porterà il visitatore a riflettere sull’assurdità della guerra, ponendo l’uomo e la sua esperienza al centro dell’esposizione. Mostrerete la guerra dall’interno del dramma individuale, nel disegno dello spazio di immedesimazione dei visitatori con i militi della Grande Guerra. Lo farete senza nessuna distinzione di nazionalità, poiché nessuna divisione è possibile nel luogo della riconciliazione. Nel punto più alto della montagna, dove gli opposti coincidono mantenendo vivi i loro significati e le ragioni provvisorie dei nemici si congiungono nell’atto definitivo della morte, anche l’architettura si appacificherà, riscoprendosi significante. La vostra guida sarà la montagna, vi imporrà la radicalizzazione dell’architettura in un pensiero costruito che richiederà il ricorso alla semantica dello spazio e della tettonica, dove la forma è sempre un consuntivo. Il museo completa il sito memoriale di Cima Grappa e sarà posto in relazione al cimitero monumentale costruito da Greppi e Castiglioni nel 1935, attraverso gli spazi ipogei della Galleria Vittorio Emanuele che, a partire dalla costruzione militare realizzata nel 1918, verrà riconvertita in museo storico-didattico.

Per attuare la rigenerazione urbana dell’area, il progetto si svilupperà attraverso percorsi procedurali e processi negoziali per l’attuazione del piano secondo principi di equità ed efficacia, secondo quattro essenziali regole: 1. perequazione urbanistica intesa come modalità di acquisizione dei suoli destinati allo sviluppo delle dotazioni territoriali; 2. indici premiali che consentano all’amministrazione di acquisire a titolo gratuito le aree per i servizi a fronte del riconoscimento di diritti edificatori alla proprietà; 3. meccanismo di sussidiarietà quale strategia finalizzata a dotare l’ambito di intervento di funzioni di interesse pubblico e generale, svolgendo un ruolo di supporto alla capacità imprenditoriale dei soggetti economici; 4. mix funzionale libero inteso a superare l’impostazione tradizionale per azzonamenti al fine di consentire di intervenire localizzando destinazioni ed attività liberamente definibili all’interno di una prevalente configurazione del mix urbano. L’input progettuale per l’intervento è l’aumento della sostenibilità ambientale e sociale dell’ambito territoriale. I risultati ed effetti attesi concernono la trasformazione dell’area in un centro polifunzionale residenziale commerciale direzionale e per servizi su varie scale con multiple e articolate funzioni a servizio della comunità e dei suoi bisogni.

Il tema progettuale è strettamente legato alla definizione di una nuova identità urbana di Grisignano di Zocco, da affidare ad un ri-posizionamento della sede del Comune in un’area a più vasta accessibilità (e visibilità) che sappia coniugare le varie funzioni che, anche indirettamente, si connettono alla sede rappresentativa. Il Comune necessita di nuovi uffici da collocare in posizione strategica rispetto alla viabilità e alla struttura urbana della cittadina, tenendo presenti i caratteri volumetrici e funzionali delle preesistenze, le specificità e i vincoli naturali posti dall’area individuata per lo scopo. I nuovi uffici saranno il cuore del frammento urbano che andrà ri-disegnato in una visione multiscalare e plurifunzionale. Agli studenti, in collaborazione con esperti locali, verrà chiesto di considerare in prima istanza le condizioni morfologiche e i vincoli costruttivi, spaziali e funzionali utili a produrre progetti in grado di riqualificare il contesto spaziando dal territorio ai piccoli manufatti accessori, dalla viabilità agli spazi pubblici. La condivisione e adozione di medesimi programmi funzionali, vincoli esterni e parametri energetici, unitamente alla verifica dimensionale e costruttiva di ogni proposta offrirà una gamma di scenari possibili, confontabili nelle loro diverse specificità, alimentando il dibattito in corso.

TATJANA SCHNEIDER (Bad, Kreuznach, Germania, 1974) ha lavorato come ricercatrice presso la School of Architecture, The University of Sheffield, dal 2004 e come docente dal 2008. Consegue il PhD in architettura presso l’University Strathclyde di Glasgow, nel 2006. Dal 2001 al 2007 è membro del GLAS, un gruppo impegnato in lavori didattici e consulenza di design, insignito del premio National Achievement Award. Ha organizzato una serie di conferenze internazionali come: “Alternate Currents” con Jeremy Till (2007), “Agency” con il gruppo di ricerca Agency di Sheffield (2008) e “Changing Practice” con Jeremy Till (2009). Ha pubblicato Flexible Housing con Jeremy Till (2007), ha vinto il premio RIBA per la ricerca universitaria (2007) e recentemente lo Spatial Agency. È stata invitata a presentare il suo lavoro in molte università, come: Utrecht, Weimar, Vienna, Lubiana, Torino, Stoccolma, Melbourne, Londra e Manchester ed è stata valutatore ospite presso varie scuole di architettura in Europa. FRAM_MENTI è un gruppo multidisciplinare, nato nel 2007 a Castelfranco Veneto, costituito da giovani architetti e urbanisti, formatisi a Venezia e in tutta Europa attraverso il programma Erasmus e altre esperienze di lavoro.

FILIPPO BRICOLO (Verona, 1970) si laurea all’Iuav, dove consegue il dottorato di ricerca in Composizione architettonica. Attualmente insegna Progettazione architettonica presso l’Università di Parma. Dal 1997 lavora nel campo della museografia, prima come assistente di Arrigo Rudi, svolge attività di ricerca e progetta molti allestimenti. Nel 2003 ha fondato lo studio Bricolo-Falsarella Associati. I progetti realizzati hanno ricevuto importanti premi e menzioni dedicati ai giovani architetti italiani. Le sue opere sono state pubblicate su molte riviste nazionali. Nel 2008, presso il Museo di Castelvecchio di Verona, ha allestito le mostre: Pietro Consagra. Necessità del colore. Sculture e dipinti 1964-2000; Stile di caccia. Luigi Caccia Dominioni: Case e Cose da Abitare e Paolo Farinati 1524-1606. Dipinti, incisioni e disegni per l’architettura. In occasione del Festival dell’Architettura di Parma, ha curato e allestito la mostra Il paesaggio della memoria. Edvard Ravnikar, Bogdan Bogdanovic: luoghi e architetture celebrative nel territorio della ex Jugoslavia. Nel 2010, con Alba di Lieto, pubblica per Marsilio il libro Allestire nel museo. Trenta mostre a Castelvecchio.Con lo studio BricoloFalsarella Associati, sta realizzando il progetto per la nuova Morgue ed il giardino memoriale dell’Ospedale di Borgo Roma a Verona.

ANGELO BUGATTI (Milano, 1951) si laurea in architettura al Politecnico di Milano (1975). È professore ordinario di Composizione architettonica ed urbana all’Univesità Pavia dal 1993 dove dirige, dal 2007, il Corso di Laurea Magistrale di Ingegneria Edile-Architettura e, dal 2009, il Dipartimento di Ingegneria Edile e del Territorio. È direttore dell’International Design Seminar “Urban Culture and Landscape Renewal” dell’Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia. Dal 1995 è stato visiting professor in numerosissime università italiane e straniere. È responsabile del China-Italy Science and Technology Cooperation. Molteplici sono i progetti realizzati e le partecipazioni a concorsi. TIZIANO CATTANEO (Pavia, 1972) si laurea in architettura al Politecnico di Milano (1998). È dottore di ricerca in Ingegneria Edile-Architettura (2004). Dal 2001 al 2003 svolge attività di ricerca e didattica presso il Dipartimento di Ingegneria Edile e del Territorio dell’Università di Pavia dove insegna, dal 2005, Composizione architettonica e progettazione del paesaggio nel Corso di Laurea in Ingegneria Edile-Architettura. È attualmente ricercatore in Composizione architettonica presso l’Università di Pavia dal 2007, dove svolge attività didattica e di ricerca teorica e progettuale. È stato coordinatore di workshop e visiting professor in università italiane e straniere.

GIANCARLO CARNEVALE (Napoli, 1942) si laurea in architettura a Napoli nel 1969. Ha insegnato a Pescara, a Napoli e Palermo. Dal 1984 si trasferisce a Venezia. È professore ordinario di Composizione architettonica e urbana presso l’Iuav. È direttore del Corso di Laurea in Scienze dell’Architettura fino al 2003, direttore del Dipartimento di Progettazione Architettonica fino al 2006 e, preside della Facoltà di Architettura dal 2006. Autore di varie monografie e molti articoli; ha partecipato a concorsi e mostre, a convegni e workshop nazionali e internazionali. Numerose le sue pubblicazioni, tra le quali alcune monografie, che documentano l’attività progettuale legata a temi di ricerca applicata. ESTHER GIANI (Bologna, 1973) si laurea in architettura all’Iuav (1998) dove collabora con G. Carnevale. Consegue il master internazionale presso il Berlage Institute di Rotterdam (2002) e poi il dottorato in Composizione architettonica all’Iuav (2005) con una ricerca sulle scuole dell’Avana, ampiamente pubblicata. Dal 2010 è ricercatrice in Composizione architettonica, insegna Caratteri tipologici e distributivi degli edifici e fa parte dell’unità di ricerca coordinata da G. Carnevale. Ha partecipato a numerose mostre e workshop nazionali e internazionali. È curatrice di mostre e autrice di articoli e libri. Dal 2007 coordina i workshop estivi della Facoltà di Architettura dell’Iuav.


CORRETTI CROSET

CHUN/ DE MATTEIS

CIAMMAICHELLA/ MONTUORI/ SONNOLI

VENEZIA, AREA EX ITALGAS IN CAMPO DI MARTE SOCIAL HOUSING RESIDENZIALIZZARE SPAZI DIMENTICATI TUTOR: CLAUDIA MARCON, FRANCESCA RICCARDO, ANDREA SARDENA, NAM SOOHYOUN OSPITE: STEFANIA SPIAZZI (ATER VENEZIA)

W.A.VE. IL QUOTIDIANO E IL BLOG DEI WORKSHOP 2011 TUTOR: STEFANIA CATINELLA, ANDREA GIAMBARTOLOMEI, ANNA SACCANI COLLABORATORI: MONICA PASTORE, ANNA SILVESTRI

VENEZIA E SANTA MARTA “SQUÈRO E CANTIÈR” BAUHOUSE FACTORY TUTOR: ALESSANDRA RINALDI, BENEDETTA CRIPPA

VENEZIA, AREA S. EUFEMIA E CANTIERI LUCCHESE ALLA GIUDECCA SOCIAL HOUSING UN IMMENSO APPARTAMENTO COLLETTIVO TUTOR: LUKA SKANSI

Il workshop valorizza lo scambio culturale tra l’Iuav e la Myongji University of Korea. Il tema è l’abitazione sociale a Venezia, nell’area ex Italgas, in Campo di Marte. Il luogo è strategico per posizione e caratteristiche ambientali e naturali. Tema del workshop sarà lo sviluppo di un progetto per residenze sociali, servizi alle abitazioni e attività per il tempo libero, che sappia rispettare i pregi ambientali esistenti, relazionarsi con ed inserirsi nel contesto urbano veneziano, offrendo grande qualità negli spazi aperti collettivi e rendendo a tutti gli effetti quest’area oggi inaccessibile una parte della città. Housing sociale e qualità dell’abitare dentro e fuori: con l’Housing sociale si propone un modello di abitazione accessibile a costi calmierati, innestato in una nuova logica di qualità che coinvolge interno ed esterno. Con questi progetti si cerca di coniugare la domanda di alloggio, i temi legati al mix funzionale e sociale e il supporto alla creazione e fortificazione del senso di identità e coesione della comunità. La nuova composizione sociale richiede nuovi modelli insediativi adatti ad esigenze e caratteristiche di diversi tipi di abitanti, capaci di intessere relazioni dinamiche tra alloggi e spazi esterni, per forma e per funzioni sociali ed ambientali, pur collegandosi ai modelli compositivi tradizionali.

Ogni anno la Facoltà di Architettura di Venezia propone tre settimane di intensi laboratori progettuali agli studenti di architettura. W.A.VE. è un workshop a sua volta: dà il nome al giornale che, quotidianamente, racconta tutti gli altri workshop con i loro protagonisti e al blog che si aggiorna in tempo reale sugli eventi, mettendo in rete approfondimenti, video, foto, disegni, interviste, commenti. Gli ambiti di lavoro sono quattro, caratterizzati da differenti competenze necessarie: redazione dei testi: richiede facilità di scrittura, padronanza della lingua italiana, attitudine alla comunicazione; redazione grafica: richiede spiccate attitudini alla composizione grafica per collaborare alla costruzione e redazione della nuova veste del quotidiano; redazione del blog: richiede la capacità di produrre e pubblicare contenuti eterogenei, dalle riprese video, all’elaborazione di immagini e testi, alla gestione del giornale online; fotografia e illustrazione: richiede competenza nell’utilizzo degli strumenti del disegno, della fotografia e della documentazione su supporti digitali.

Progettare nuovi scenari è un’esigenza fondamentale per un sistema industriale che non può limitarsi a gestire l’esistente, ma deve ricostruire le ragioni della propria crescita; che è impegnato nell’affrontare il mutamento globale; che deve aggiornare quotidianamente il proprio patrimonio di idee se vuole restare sul mercato dove si commerciano prodotti materiali che si usano e prodotti immateriali che appartengono alla sfera comunicativa di idee, sentimenti e passioni. Architettura e design sono discipline ibride, precari ponti sospesi che collegano la sponda estetica dell’arte e della storia con quella tecnologica, economica e sociale della vita quotidiana di una comunità. Il compito di un progettista non è solo risolvere problemi, ma crearne di nuovi. Il compito di un docente non è solo insegnare il progetto, ma formare progettisti in grado di affrontare problemi che ancora non possiamo immaginare. I temi del workshop hanno Venezia per oggetto: a. Santa Marta, ex cotonificio veneziano: Nuovo Garden Bar; b. Santa Marta, Area Ex Magazzini frigoriferi: Iuav Club House; c. soluzioni di pubblico decoro per la raccolta differenziata della città. Gli obiettivi principali del workshop sono: autonomia critica, ricerca e sviluppo delle risorse personali dello studente, inserimento nel mercato del lavoro, ricerca e sperimentazione di relazioni e strategie di comportamento atte ad affrontare le sfide accennate nella premessa.

Il complesso residenziale S. Eufemia sull’isola della Giudecca versa in due diverse condizioni di degrado: da una parte, l’obsolescenza degli appartamenti di edilizia popolare, che richiedono urgenti interventi di riqualificazione funzionale, distributiva e materiale in parte già avviati dall’Ente di gestione (ATER Venezia); dall’altra parte, un degrado sociale accentuato da una condizione di isolamento del complesso, privo di sbocco verso la laguna e le aree adiacenti. Si vuole intervenire con progetti di riqualificazione architettonica e urbana, agendo su tre diversi livelli: riqualificazione urbana attraverso la realizzazione di collegamenti fisici con il parco adiacente, di proprietà comunale e oggi inaccessibile, insieme alla formazione di nuovi percorsi trasversali verso l’area Junghans; riqualificazione architettonica degli appartamenti esistenti, con interventi di manutenzione straordinaria, densificazione e trasformazione anche tipologica e architettonica, coerenti con l’idea di nuove forme residenziali destinate prevalentemente a giovani coppie, single, ma anche futuri lavoratori artigiani dei cantieri vicini, la cui attività sarà incentivata dal Comune di Venezia; nuove forme insediative, in una ampia prospettiva temporale, per l’area dei Cantieri Lucchese, e per una fascia più vasta del fronte sud dell’isola verso la laguna, con la sperimentazione di nuovi modi di associare attività lavorative e residenze.

CHUN JINYOUNG (Seul, Corea, 1960) dal 2001 è professore di progettazione presso la Myongji University di Seul è coordinatore dell’accordo bilaterale tra l’Iuav e l’Università di Seul. Dopo la laurea presso la Hanyang University inizia la carriera professionale collaborando con SAC International Architects. In Libia elabora diversi progetti. Per approfondire le sue conoscenze nel campo della progettazione architettonica e urbana in contesti storici si iscrive all’Università di Roma “La Sapienza” dove si laurea (relatore Raffaele Panella). Ritorna in Corea e diviene socio dello studio SAC International Architects (1998-2001). Dal 2004 partecipa ai workshop estivi dell’Iuav, portando con sè un nutrito gruppo di studenti coreani. MILENA DE MATTEIS (Lecce, 1977) ricercatore a termine presso l’Iuav. Si laurea, cum laude, nel 2002 presso l’Università degli Studi Roma Tre. Dal 2003 collabora con l’Università di Roma Tre e l’Iuav per attività di ricerca e didattica. È dottore di ricerca dal 2007. Nel 2008 è assegnista di ricerca in “Housing e qualità dell’abitare” presso l’Iuav ed è coordinatrice e responsabile scientifico del progetto di ricerca Firb 2008: “Living Urban Scape. La riconfigurazione degli spazi aperti, la densificazione e i sistemi naturali come strumenti per la riqualificazione delle periferie residenziali”. È visiting professor presso università italiane ed europee.

MASSIMILIANO CIAMMAICHELLA (Roma, 1973) si laurea in architettura all’Iuav (1998). È dottore di ricerca in Rappresentazione e Rilievo dell’Architettura e dell’Ambiente presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” (2003); dal 2008 è ricercatore in Disegno presso l’Iuav. Partecipa a progetti di ricerca e convegni nazionali e internazionali. Dal 2008 è responsabile scientifico del blog dei Ws estivi dell’Iuav. MARINA MONTUORI (Milano, 1945) si laurea in architettura a Napoli. Dal 1984 vive e lavora a Venezia. È professore ordinario presso il Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Edile-Architettura della Facoltà di Ingegneria di Brescia. All’Iuav insegna nel Corso di Laurea magistrale di Architettura per la Sostenibilità. Dirige dal 2000 la collana “Occasioni di architettura” di Officina Edizioni e dal 2008 è responsabile scientifico del giornale dei Ws estivi dell’Iuav. LEONARDO SONNOLI (Trieste, 1962) diplomato all’ISIA di Urbino è partner dello studio Tassinari/Vetta. Dal 2000 è membro dell’AGI, Alliance Graphique Internationale, della quale è l’attuale presidente italiano. Insegna alla Facoltà di Design e Arti dell’Iuav e all’ISIA di Urbino. Scrive per il domenicale de “Il Sole 24 Ore” e doppiozero.com.

GILBERTO CORRETTI (Firenze, 1941) architetto e designer, vive a Firenze e lavora nel campo dell’Industrial design. Con A. Branzi, P. Deganello, M. Morozzi e con D. Bartolini e L. Bartolini fonda lo studio di Architettura Radicale “Archizoom Associati” attivo dal 1966 al 1973. La documentazione dei loro lavori è stata acquisita in parte dall’Archivio della Comunicazione dell’Università degli Studi di Parma e in parte dal Centre Georges Pompidou di Parigi. Si è costantemente dedicato all’industrial design, alla ricerca e sviluppo del prodotto industriale, all’editoria e ai giochi per l’infanzia. Ha disegnato prodotti per AEP, Adica Pongo, B & B, Cassina, Cidue, Logitron, Knoll, Marcatré, Model Racing, Planula, Poltronova, Sevi, Toyota. Dal 1973 scrive ed illustra libri per ragazzi. Nel 1975 è consulente editoriale della Editrice Piccoli, Milano. Nel 1981 è consulente progettista della RDA, Milano. Nel 1983 è direttore del team videogiochi della Model Racing Elettronica, Ancona. Nel 1984 è consulente dell’Adiga Pongo, Firenze. Nel periodo 1985-1998 è professore incaricato di Progettazione Operativa all’ISIA di Roma a Firenze. Nel 1991 è collaboratore esterno della Cattedra di Industrial Design della Facoltà di Architettura di Firenze. Dal 1992 al 1998 è direttore di “Professione: Architetto”, periodico dell’Ordine degli Architetti di Firenze. Insegna Product Design all’ISIA a Firenze. È coordinatore del laboratorio Care Toys-Spazi ludici e giochi per ospedali pediatrici.

PIERRE-ALAIN CROSET (Ginevra, Svizzera, 1957) si laurea in architettura al Politecnico di Losanna (1982), è professore ordinario in Composizione architettonica e urbana al Politecnico di Torino dal 2002. È stato Guest Professor alla Columbia University di New York (1994), professore ordinario e direttore dell’Institut für Baukunst del Politecnico di Graz (1997-2002), preside della facoltà di Architettura di Graz dal 2001 al 2002. Dal 1993 lavora a Brescia con Chiara Rovetta. È autore di numerosi progetti urbani e realizzazioni nel campo dell’edilizia abitativa. Tra i suoi scritti più significativi, oltre le monografie su Gino Valle, su Luigi Snozzi e su Alvaro Siza, vanno ricordati articoli e saggi pubblicati sulle più importanti riviste internazionali. È stato caporedattore della rivista “Casabella” sotto la direzione di Vittorio Gregotti (1982-1996), curando la pubblicazione di numerosi numeri monografici. È membro del Comitato scientifico dell’Urban Center metropolitano della città di Torino ed è invitato come esperto in numerose giurie di concorso in Italia e all’estero. Nel 2006 partecipa al workshop “Learning from cities” alla Biennale di Venezia ed elabora un progetto urbano per Bombay che ha ricevuto il Premio delle Scuole di Architettura dalla Giuria internazionale della Biennale. Ha vinto il premio dei WS Iuav 2010.


DEL BO ELASTICOSPA PUJATTI

DE ARCHITEKTEN CIE

DEGANELLO

VENEZIA MESTRE, QUADRANTE DI TESSERA DIFFERENTI RIPETIZIONI IN LAGUNA CON: GIUSEPPE MANTIA TUTOR: BARBARA ANGI

LINEA FERROVIARIA TREVISO-OSTIGLIA RECUPERO MANUFATTI DELLA FERROVIA E PARCO LINEARE TUTOR: PAOLO BORNELLO, GIUSEPPE GIORDANO

SELVAZZANO DENTRO (PD), AREA DELL’EX SEMINARIO LA FORMA DELL’INSEDIAMENTO TUTOR: FRANCESCO BRUNO, STEFANO PEREGO

VENEZIA MESTRE PILI-FORTE MARGHERA E TRONCHETTO-PIAZZALE ROMA RIPENSARE LE TESTE DEL PONTE TUTOR: TOMÀ BERLANDA COLLABORATORE: LUCA PAPARELLA

Marc Augé, in Luoghi e non-luoghi, individua nello spazio aeroportuale la localizzazione principe di una dimensione atopica e atemporale che rappresenta la condizione territoriale contemporanea, sempre più strategica in relazione ai flussi di soggetti che la percorrono. Sono così diventati dei veri e propri spazi metropolitani, città frequentate da utenti in continuo mutamento. Le reti infrastrutturali, elementi di connessione, costruiscono una maglia di fatti territoriali che divengono punti di stimolazione (stims) sul territorio, connettendo urbanità differenti e attraversando territori e paesaggi, costituiscono punti privilegiati di percezione e di pratica dellacontemporaneità territoriale. Aree di questo tipo hanno molto spesso grandi dimensioni e si confrontano sia con i problemi riguardanti le relazioni con il paesaggio, sia con quelli del controllo della dimensione architettonica e urbanistica degli oggetti dominati dalla caratteristica della bigness. La città contemporanea ha cambiato scale, significati e relazioni tra i soggetti e gli oggetti che la compongono, pur continuando a necessitare di punti e momenti di intensità che le possano dare significato. Il tema scelto per la sperimentazione è l’area strategica del Quadrante di Tessera, dove le grande scala delle infrastrutture deve integrarsi con importanti funzioni come spazi direttivi, lo stadio di nuova concezione e il casinò, e deve inoltre porsi in relazione con l’intorno veneziano. Il workshop sarà tenuto in lingua inglese.

Nel WS10 abbiamo progettato una nuova tipologia di strada che abbiamo chiamato “strada lenta” pedonale e ciclabile, supportata comunque da una mobilità veloce, realizzata con mezzi su rotaie e/o elettrici. Una rete di strade lente, mutazione graduale di alcune strade veloci esistenti, in un territorio di pianura dovrebbero coesistere e connettersi per punti con la viabilità veloce fino a consolidarsi nel tempo come una rete alternativa. Il tema della ferrovia militare dismessa Treviso-Ostiglia è una nuova occasione per sviluppare questa proposta progettuale: questa volta non vogliamo fermarci ad un “progetto di tutela in attesa di” ma proporre una “futura nuova azione” recuperando questa risorsa infrastrutturale come linea ferroviaria, ovviamente non più militare ma al servizio del buen vivir, riattivando il percorso ed i vari tipi di manufatti afferenti, aggiungendo nuove funzioni e significati. Si prefigura così un nuovo asse attrezzato che attraversa il Veneto, dal Po a Treviso, collegando centri di piccola e media dimensione, affiancato da un itinerario turistico ciclabile. Come già proposto per le “strade lente”, l’asse attrezzato dovrebbe utilizzare tutte le coperture ottenute dal recupero dei manufatti quale superfici utili per pannelli solari e fotovoltaici. L’asse attrezzato diventa così centrale fotovoltaica lineare per la produzione autonoma di acqua calda ed energia ottenuta dal sole.

L’area dell’ex Seminario di Selvazzano, per dimensione e collocazione nel padovano, risulta adatta per sperimentazioni sul tema della forma dell’insediamento. Ormai da lungo tempo questo argomento appare trascurato mentre si è favorito l’accomodante disordine della città speculativo-quantitativa, dedicando maggiore attenzione all’edificio singolo piuttosto che alla città nel suo insieme, dimenticando che le dehors est toujours un dedans. Interessanti nell’area sono anche gli elementi di grandi dimensioni preesistenti nell’intorno, sul destino dei quali occorre prendere decisioni in vista di una riorganizzazione del luogo e, quindi, dell’intera Selvazzano.Conservare o demolire? E, nel caso, quanto e come? Sono domande che la città futura porrà sempre più spesso all’architettura e alle quali bisogna saper rispondere attraverso l’esercizio critico del progetto. Nell’area dell’ex Seminario ha anche particolare peso il confronto con l’ambiente con cui si debbono creare relazioni convincenti, riflettendo anche sui temi connessi all’energia, coniugando il rispetto per l’ecosistema e il risparmio energetico in un consapevole rapporto con i contesti e le loro tradizioni. Sempre più appare evidente la dimensione dei cambiamenti e la necessità di porsi in modo responsabile e storicamente consapevole di fronte a questi problemi per introdurre elementi di razionalizzazione capaci di contenere l’uso delle risorse impiegate.

PAOLO DEGANELLO (Padova, 1940) laureato in architettura a Firenze (1966), partecipa al restauro di Orsamichele a Firenze e collabora con L.G. Boccia alla redazione di strumenti urbanistici e PEEP per il comune di Cadenzano dal 1963 al 1972. Allievo di Ludovico Quaroni, docente di una “urbanistica partecipata” ad Architettura a Firenze, organizzò con la collaborazione del sindaco Otello Faggi, operaio metalmeccanico comunista, incontri con la popolazione invitata a manifestare le sue aspettative di Piano, nei diversi quartieri e frazioni. Con A. Branzi, G. Corretti, M. Morozzi e con D. Bartolini e L. Bartolini fonda lo studio di Architettura Radicale “Archizoom Associati” attivo dal 1966 al 1973. Trasferitosi a Milano, lavora alle diverse discipline del progetto: dal restauro all’architettura, dagli interni al design. Dal 2009 insegna, come docente convidado, Architettura degli interni all’ESAD di Matosinhos dove è stata pubblicata la monografia Paolo Deganello as razoes do meu projecto radical (a cura di M. Milano), volume che documenta tutta la sua attività di progettista, pubblicista e docente fino al 2009. Da alcuni anni è impegnato a promuovere una didattica del progetto che abbandoni le vecchie divisioni in nome di una unica disciplina del “progetto dell’abitare sostenibile”. Attualmente tiene un Laboratorio di progettazione alla Facoltà di Alghero. All’ESAD di Matosinhos ha organizzato una “Pos-graduaçao em arquitectura e habitar sustentavel” attualmente in corso.

ADALBERTO DEL BO (Milano, 1948), laureato in architettura nel 1973 presso il Politecnico di Milano. Ha insegnato presso le Facoltà di Architettura di Pescara e di Venezia. Attualmente è professore ordinario di Composizione architettonica e urbana presso la Facoltà di Architettura Civile del Politecnico di Milano, ove è membro del Collegio del Dottorato in Composizione Architettonica. Svolge attività didattica e di ricerca nel campo della Composizione con attenzione ai temi dell’analisi urbana, della progettazione urbana e dell’energia, pubblicando numerosi saggi. Ha partecipato a giurie di concorsi di architettura nazionali e internazionali. Tra i progetti si segnalano: le Piazze di Palmanova, il nuovo mercato a Porta Ticinese, il progetto per Rogoredo e San Donato, la sistemazione dell’area centrale di San Donato Milanese, il concorso per il nuovo Osservatorio astronomico e nuovi insediamenti universitari di Chimica e Astronomia di Bologna, progetti per il nord Ticino, il concorso per un nuovo insediamento universitario a Lucera (progetto vincitore). Tra le realizzazioni si segnalano il Cimitero Parco di Novate Milanese e gli edifici universitari di Chieti. Al Centro Universitario Sportivo del Campus è stato assegnato il Premio Europeo di Architettura per gli impianti sportivi. Nel 2010 ha promosso una mostra sull’insediamento di Lafayette Park a Detroit, ora esposta presso la TU di Delft.

L’approccio progettuale che si vuole sperimentare in questa occasione mira a concentrare l’attenzione su due fasi specifiche della progettazione che, nella professione e nella didattica, vengono spesso trascurate o date per scontate: la fase concettuale (da non confondersi con l’idea) e la fase materica (non limitata al solo dettaglio costruttivo). Siamo infatti convinti che l’attuale produzione architettonica sia troppo spesso il frutto di un processo produttivo ormai standardizzato e definito, la ripetizione di un meccanismo sterile. Traendo spunto da una posizione volutamente critica e insofferente allo status quo, l’intenzione è di intervenire nel percorso del progetto, alla ricerca dei germi di un fare architettura libero da preconcetti formali, strutturali e tecnologici che limitano in partenza lo sviluppo di un pensiero architettonico spontaneo e originale. A partire dal luogo, in piccoli gruppi, gli studenti definiranno una serie di parole chiave e su queste saranno condotti a elaborare pensieri ragionamenti e soprattutto modelli concettuali, astratti, non architettonici ma materici. Il pensiero si materializzerà a prescindere dalla forma per divenire suggestione materiale e motivo tecnologico di ricerca. La rappresentazione in scala precisa e appropriata sarà la naturale conseguenza del processo e potrà arrivare sia a progetti di scala territoriale che a progetti alla scala del dettaglio, per poi giungere alla comunicazione finale.

MEDIC + PULJIZ

BRANIMIR MEDIĆ + PERO PULJIZ (Zagabria, Croazia, B.M. 1961 – P.P. 1962) si laureano con lode alla Facoltà di architettura dell’Università di Zagabria (Croazia) nel 1987. Lavorano per diversi studi di architettura, conseguono entrambi il Master d’eccellenza in architettura presso il Berlage Institute (1992). Nel 1995 vincono rispettivamente il primo e il secondo premio del concorso Prix de Rome olandese. Hanno lavorato con Kees Christiaanse Architects & Planners per il quartiere IJ-Oevers di OMA ad Amsterdam e in seguito come progettisti con Architekten Cie. Nel 1995 stabiliscono la partnership Medić + Puljiz, in accordo con De Architekten Cie, di cui diventano soci nel 1998. Hanno vinto numerosi premi in prestigiose competizioni. Nel 2009 pubblicano per 010 Publishers, Rotterdam una monografia sul loro lavoro dal titolo Different Repetitions/Buildings & Projects 1999-2009. Branimir Medić sta lavorando ad un Centro d’Arte per la città di Kaohsiung a Taiwan e su un masterplan per lo sviluppo balneare di Tianjin in Cina. Pero Puljiz ha insegnato presso le Accademie di Architettura di Amsterdam e Groningen; è stato visiting professor presso molte università europee ed è membro del Green Building Council olandese.

STEFANO PUJATTI (Aviano, PN, 1968) ha conseguito la laurea in architettura presso l’Iuav (relatore Gino Valle) nel 1992 ed il Master in Architettura presso Sci-Arch a Los Angeles, California (tesi con Wolf Prix di Coop-Himmelb(l)au). Dopo aver collaborato con Coop-Himmelb(l)au a Los Angeles e Gino Valle Architetti a Parigi, ha fondato lo Studio Elastico con Simone Carena (1995-2004). Dal 2005 è a capo dello studio Elasticospa, ottenendo riconoscimenti nazionali ed internazionali. Numerose sono le pubblicazioni e le mostre. Vince il Premio INARCH-ANCE-2006. È stato docente presso la Facoltà di Architettura 1 del Politecnico di Torino per sei anni, ed è stato invitato come relatore e guest critic in diverse università straniere, tra cui RMIT di Melbourne, Hoesi University di Tokyo, Accademia di Architettura di Mendrisio. ELASTICOSPA nasce nel 2005 in seguito alla scissione dello Studio Elastico. Oggi fanno parte del team anche Valeria Brero e Corrado Curti, con il supporto di collaboratori che assicurano la necessaria flessibilità di ruoli e competenze. Lo studio ha partecipato ad importanti eventi internazionali tra cui New Trends of Architecture Europe and Asia-Pacific, Festival di Architettura di Londra (2008), la X Biennale di Architettura di Venezia (2006), la V Biennale di Architettura di Brasilia (2006), la XII Biennale di Architettura di Venezia (2010).


FICARELLI GALANTINO KELLY/ BORGHINI

KÉRÉ

VINIGO (BL) ARCHITETTURA CONTEMPORANEA ALPINA (NUOVA EDIFICAZIONE E/O RIEDIFICAZIONE) TUTOR: GRAZIELLA FITTIPALDI, FRANCESCO SCRICCO

VENEZIA, GIARDINI DELLA BIENNALE DEMOLIZIONE E RICOSTRUZIONE DEL PADIGLIONE ITALIA TUTOR: ALBERTO GIOVANNI ALTINI, ALESSANDRO ANDREAZZA, GIANCARLO ULIANA

VENEZIA LIDO OZIO-CITTÀ LOUNGE AL MARE TUTOR: ALBERTO COLLET, CARMEN ZULETA FERRARI COLLABORATORI: FRANCESCA DELL’ AGLIO, PIETRO CANESI PROFESSORI INVITATI: MARIO ZAMBONINI, MARTIN HUBERMAN

VENEZIA, SACCA FISOLA NUOVO CENTRO SPORTIVO E RESIDENZE PER STUDENTI ESPERIENZE SPAZIALI PER UNA VITA FUTURA TUTOR: CLAUDIA BUHMANN COLLABORATORE: PIERCARLO PALMARINI

Il progetto di architettura è conoscenza. Conoscenza della storia e della realtà che si trasforma. Se non si possiedono gli strumenti per leggere la storia e la realtà (fisica e culturale) non si può aspirare alla generalità e si rischia il particolarismo. “La casa, una casa, la propria casa. In certi spazi è bello dormire. In un altro è bello mangiare o stare in compagnia. Gli spazi di servizio e gli spazi liberi si combinano con il giardino o la strada su cui sono posti […]. È questa qualità che è più vicina all’Architettura. Non produce spazi piccoli per piccole persone, gli spazi trascendono la funzione. La casa è una forma, dovrebbe risiedere nella mente senza una dimensione, senza un aspetto specifico. Una casa è una interpretazione incondizionata di spazi.” (Louis I. Kahn). In questa esperienza di laboratorio si intende trasmettere, da una parte, i procedimenti logicoformali come base della progettazione architettonica, e dall’altra i principi e le norme fondamentali per il mestiere di architetto. Tutto ciò fa riferimento all’idea del progetto come momento conoscitivo prima che operativo. Il progetto è inteso come sintesi di un processo di conoscenza, patrimonio che va valutato sulla base dei principi dell’analisi, della valutazione storica delle forme, del superamento del significato simbolico dell’architettura e della funzione.

Il workshop analizzerà la consistenza dei luoghi e dei manufatti prescelti: il Padiglione Italia ai Giardini e la sua ricostruzione, attraverso una proiezione, da parte del gruppo docente, di documenti cartografici e di foto. I gruppi di lavoro svolgeranno le fasi preliminari con la verifica sul posto della documentazione fornita e produrranno schizzi, foto, schemi. Tornado in sede si procederà allo studio del programma quantitativoqualitativo redatto dal corpo docente, nonché alla discussione e impostazione della strategia di progetto di gruppo, valutando la consistenza delle demolizioni e dei possibili recuperi. La fase successiva prevede la costruzione del modello d’insieme del sedime dei Giardini e dell’attacco a terra dei padiglioni in scala 1:200, per poi passare all’impostazione del progetto dei singoli gruppi formatisi. Le elaborazioni grafiche e tridimensionali costituiranno la base per i diversi momenti di confronto e critica che porteranno i singoli gruppi ad affinare il loro progetto, fino alla rappresentazione definitiva che sarà proposta, in giustapposizione con la prima stesura, nella sessione di critica finale, aperta alla partecipazione di personalità esterne (arte, architettura, cinema).

Il tema progettuale verterà su un’infrastruttura esistente e abbandonata al Lido di Venezia: l’Ospedale al Mare. Questo complesso sanitario, la cui costruzione è iniziata nel 1933, si compone di una serie di padiglioni isolati, edificati in diverse epoche su una superficie di circa nove ettari. Lo scenario attuale è composto da una quantità di edifici scollegati ed eterogenei, di scarso valore architettonico, che insistono su un grande vuoto urbano affacciato ad est verso il mare Adriatico. Saranno le ricerche di ognuno dei gruppi di lavoro a determinare le scelte progettuali. L’unica condizione comune sarà il tema dell’ozio, considerando questo termine con l’ampiezza necessaria ad inquadrare risultati specifici a partire da programmi diversi. Il nostro sguardo di fronte a un luogo è una visione esterna e, in un certo senso, disinformata. Senza considerare questo un impedimento, bensì una virtù, senza condizionamenti di tipo economico, analizzeremo le infrastrutture abbandonate cercando di scoprire l’essenza di ognuna; analizzeremo la costruzione, le relazioni funzionali e fisiche, la struttura, i materiali, il profilo urbano, i pieni e vuoti per raccogliere dati che possano divenire materiale di progetto e di riflessione.

L’isola di Sacca Fisola è un terreno creato di recente, dove può essere insediato un nuovo habitat per studenti, grazie alla grande potenzialità costruttiva e alla prossimità con l’università, caratteristiche che possono renderla luogo esemplare per la Venezia del presente. Demografia, stile di vita, economie e risorse sono ovunque in mutamento, influenzando la nostra vita e il nostro modo di abitare. Ai partecipanti a questa sfida progettuale si chiede di pensare alla visione del loro spazio vitale nel futuro vicino e lontano. Cerchiamo prototipi sperimentali di vita e di spazi di lavoro, con una riflessione critica sul contesto storico, il patrimonio socio economico ed i cambiamenti climatici. Il sito dell’isola è esposto al fenomeno dell’acqua alta e ciò richiede la progettazione della mobilità sia sull’isola che verso la città. Il fulcro della progettazione è per noi un’innovativa interpretazione della qualità dello spazio, con un alto livello d’interazione e connessione tra gli spazi, una nuova definizione dei luoghi intermedi, un’alta coesione sociale e la realizzazione di spazi per uso misto per integrare la vita degli studenti al contesto dell’isola. Il workshop sarà svolto in inglese.

MAURO GALANTINO (Bari, 1953) si laurea in architettura a Firenze (1979) dove lavora con Francesco Barbagli. Attualmente vive e lavora a Milano. È professore associato all’Iuav. Dal 1981 al 1983, con una borsa di studio, si trasferisce a Parigi dove alterna lo studio dei fenomeni urbani della pianificazione francese alla collaborazione con gli studi Piano, ChemetovDevillers per la redazione di concorsi. In occasione del progetto per il bicentenario della rivoluzione francese entra in contatto con Vittorio Gregotti e si trasferisce a Milano, dove collabora con il suo studio fino al 1987. Nello stesso anno apre un proprio studio professionale e avvia l’attività d’insegnamento presso la Scuola di architettura di Ginevra fino al 1994. Da quella data ha insegnato come professore invitato all’Università di Girona, alla Facoltà di Architettura di Strasburgo, di Paris Belleville, al Politecnico di Losanna. Ha partecipato a numerosi concorsi internazionali ottenendo diversi riconoscimenti e premi. Sono in fase di realizzazione: la cattedrale vicaria di Modena per la Cei e il quartiere di Sanpolino a Brescia. Ha pubblicato alcuni saggi critici su Ciriani, Gregotti, Michelucci e Braillard, un saggio sullo sviluppo urbano di Bath nel XVIII secolo, una monografia dedicata al Museo di Struthof di Faloci. Una monografia sull’opera di Mauro Galantino, curata da Silvia Milesi, è stata pubblicata per i tipi Electa nel 2010.

FEDERICO KELLY (Buenos Aires, Argentina, 1968), Paula Lestard e Hernán Maldonado formano lo studio KLM Arquitectos. Si laureano tutti nel 1995 presso l’Universitá di Buenos Aires (FADU/UBA), e da allora continuano a collaborare. I componenti dello studio svolgono tutti attività didattica: Kelly è professore associato di Architettura 3 all’Università di Palermo (Buenos Aires). Hanno ricevuto vari riconoscimenti per i loro progetti. Hanno vinto numerosi concorsi pubblici nazionali e internazionali. Nel 2009, in occasione della Biennale Internazionale di Architettura di Buenos Aires, hanno ricevuto il premio per la generazione emergente nella categoria Architetti nazionali. F.K. ha partecipato lo scorso anno ai WS10. FEDERICO BORGHINI (Buenos Aires, Argentina, 1974) si laurea presso l’Universitá di Buenos Aires (FADU/UBA) nel 1998. Dal 1996 lavora come docente presso la FADU/UBA. Nel 1998 ha formato GHBF Estudio insieme a Hernán Galati con il quale continua a lavorare nella sede di Buenos Aires. I suoi lavori sono stati pubblicati in riviste di architettura in diversi paesi. Attualmente sta sviluppando progetti a varia scala e complessità tra i quali: il restauro di un palazzo dell’inizio del secolo XX per un riadattamento ad uso amministrativo, un complesso commerciale composto da un edificio per uffici, un Apart Hotel con locale gastronomico, e un edificio di abitazione a Buenos Aires.

LOREDANA FICARELLI (Foggia, 1957) si laurea in architettura a Pescara nel 1982. Dal 1994 svolge attività di ricerca e didattica nella Facoltà di architettura del Politecnico di Bari. Partecipa a numerosi progetti e concorsi di architettura nazionali e internazionali. Nel 1994 consegue il dottorato di ricerca in Composizione architettonica presso l’Università degli Studi Federico II di Napoli. Già ricercatore universitario confermato, è professore associato dal 2003. L’attività di ricerca scientifica include titoli, qualifiche, partecipazione a conferenze, convegni, seminari, pubblicazioni, ricerche universitarie svolte istituzionalmente nella Facoltà di Architettura di Bari (fondi MIUR, CNR). L’attività di ricerca e didattica è principalmente rivolta allo studio dei principi teorici e delle tecniche costruttive dell’architettura riferiti allo studio della “dimensione” dello spazio domestico, attraverso le esperienze svolte sulla casa unifamiliare, e allo studio della città e dello spazio urbano. Ha partecipato a numerosi concorsi di architettura nazionali e internazionali. Tra i più recenti si segnalano: concorso per la sistemazione dell’area di Punta Perotti a Bari; concorso europeo per la progettazione e riqualificazione di via Sparano e degli spazi pubblici del Borgo Murattiano di Bari; concorso internazionale di progettazione del Museo Archeologico Provinciale Monastero di Santa Scolastica a Bari.

DIÉBÉDO FRANCIS KÉRÉ (Gando, Burkina Faso, 1965) ha studiato presso la Technische Universität Berlin dove insegna attualmente. Mentre studiava, ha fondato l’associazione “Schulbausteine für Gando” per finanziare il suo primo progetto: una scuola elementare per il suo villaggio natale. L’edificio, terminato nel 2001, ha ricevuto l’Aga Khan Award for Architecture per l’esemplarità e l’eleganza ottenute attraverso l’uso di strumenti e tecniche costruttive tradizionali. Nel 2008 ottiene una menzione speciale alla 6th edition of the International Sustainable Architecture Prize, ancora per la scuola nel villaggio di Dano, ed è uno dei cinque architetti vincitori del Global Award for Sustainable Architecture (2009). La sua ricerca vuole contribuire allo sviluppo e alla messa a punto di strategie costruttive sostenibili per l’architettura locale con attenzione specifica alle questioni dell’adattamento climatico, dei bassi costi e dell’auto costruzione. Egli si definisce “un ponte tra le culture, tra i paesi tecnicamente ed economicamente sviluppati del nord ed i meno sviluppati dell’Africa”. Kéré è già stato ospite presso l’Iuav nei Ws del 2009 e nel 2010 quando il Padiglione Ruanda alla XII Biennale di Architettura ha ospitato un suo progetto. Ha pubblicato in Italia, con E. Giani, Diébédo Francis Kéré. Fare architettura in Africa, Foschi, Forlì, 2010.


KOLLHOFF

LATINI LOVERO MARINI

VENEZIA, ISOLA DELLA GIUDECCA, CANTIERI LUCCHESE SOCIAL HOUSING TUTOR: MASSIMILIANO AMMATUNA, ENRICO ANGUILLARI, ALESSANDRA SALTARIN

LINEA FERROVIARIA TREVISO-OSTIGLIA LAVORARE INTORNO AL TRACCIATO DI UNA FERROVIA DISMESSA DAL SILE AL PO TUTOR: ANNA COSTA, CARLO PALAZZOLO, SARA TAMANINI

VENEZIA LIDO INSIEME INTEGRATO DI SERVIZI TUTOR: MARINO CHIARAMONTE, GIULIO ZANNIER

BASSANO DEL GRAPPA (VI), AREA EX ELBA IL DESTINO DEL CAPANNONE TUTOR: GIOVANNI CARLI, FILIPPO FARRONATO, RICCARDO MIOTTO, VENETIA NIKITEA, SISSI ROSELLI

Partendo dal presupposto che occuparsi di social housing significa occuparsi del progetto di una nuova parte di città assumendo i principi secondo cui la città esistente è stata costruita, gli studenti dovranno elaborare proposte per l’area compresa tra S. Eufemia e i cantieri Lucchese, nell’isola della Giudecca. Alla scala urbana, il progetto dovrà integrarsi con il tessuto circostante. Il sistema di nuove calli, campi e fondamenta, definirà una struttura ad isolati che verranno suddivisi in singole unità abitative affacciate sia sullo spazio pubblico che su corti interne e giardini privati. Lontani dall’immagine della mega struttura e dalla costruzione in serie, il workshop affronterà il tema della residenza, coerentemente con la tradizione veneziana, ponendo particolare attenzione alla qualità degli spazi domestici dell’abitare. Indicativamente i gruppi saranno chiamati a predisporre i seguenti elaborati: planimetria bianco– nero in scala 1:4000; struttura insediativa, planimetria coperture, spazi urbani in scala 1:500; tipologie abitative (piante piano terra, piano tipo, sezioni) in scala 1:200; prospetti e plastici in scala 1:100; prospettive, rendering, viste esterne degli edifici, viste interne all’abitazione, con particolare approfondimento dei materiali e dei colori.

Il tema del workshop è un breve tratto di una linea ferroviaria dismessa, appartenente a un tracciato militare pensato all’inizio del secolo scorso per collegare il Sile e il Po e le città Treviso e Ostiglia, completata solo alla fine degli anni ‘40, danneggiata durante la guerra. La Treviso-Ostiglia si presenta ancora oggi come un mondo a sé: un bosco lineare per la crescita sui terrapieni di vegetazione spontanea; un lunghissimo “muro” di terra che irrompe nel disegno dei campi coltivati e interrompe il sistema storico dei collegamenti. Il percorso sommitale è ancora scandito da manufatti come piccole stazioni (i fabbricati viaggiatori), magazzini merci, sottopassi e rampe. La ferrovia costituisce ancora una figura netta, in virtù della sua “estraneità” alle regole e all’immagine della stratificazione storica del territorio nel quale si insedia. In questo modo il tracciato presenta molte potenzialità: come postazione visiva, come sistema di percorsi, ma, soprattutto, come “architettura” che qualifica la scansione dei campi, le molte ramificazioni di percorsi che accompagnano il suo tracciato, gli abitati che, in modo sfrangiato, lambiscono il suo percorso. La proposta è di accostarsi a questo manufatto senza pretese di “uso” e “riuso”, immaginando forme progettuali di convivenza tra i territori attraversati e la forza figurativa di un’architettura di terra che si dispiega tra due fiumi, per una lunghezza di cento chilometri.

Si propone la progettazione di un insieme integrato di servizi – fermata degli autobus; edicola dei giornali; gabinetti pubblici; snack-bar; spazi aperti – in un’area di risulta che si affaccia su Piazzale Ravà, al Lido di Venezia. La dismissione dell’Ospedale al Mare (con l’eccezione del Monoblocco, giusto nei pressi dell’area di progetto), e il relativo intervento privato di ristrutturazione residenziale-commerciale, insieme con il progetto di un porto turistico a S. Nicolò prospettano trasformazioni estese e controverse della porzione settentrionale del Lido, in aggiunta a quella comportata dal MOSE. Si ipotizza un intervento pubblico inteso a innestare una piccola unità insediativa di servizi, allo scopo di salvaguardare bisogni e desideri di residenti e turisti per mezzo dell’architettura. L’unità insediativa dovrebbe essere caratterizzata da unitarietà volumetrica e identità linguistica. I progetti dovranno essere concepiti e sviluppati all’interno della “rete” dei rapporti mentale/ corporale, immaginario/reale, globale/ locale, aperto/chiuso, rigido flessibile, immateriale/materiale, discontinuo/ continuo, non–trasparente/trasparente.

“Riusciranno un giorno i gusci abbandonati delle fabbriche […] a catturare l’immaginazione dei turisti come le rovine romane?” (Kevin Lynch). Il workshop vuole sviluppare un ragionamento sul rapporto progetto/tempo: vuole verificare quale ruolo assume oggi la dismissione nel disegno dei territori e nei destini che li attendono. La fine dell’uso per il quale l’architettura è stata progettata, la definizione di nuove modalità di occupazione, le ragioni di possibili strategie di trasformazione del volume esistente, il dialogo tra costruito e spazio aperto verranno letti alla luce dell’effettiva necessità e capacità della città di mantenere gli spazi ereditati da un passato recente. Il tema è l’ex Elba di Bassano del Grappa, un’area di proprietà privata (30.000 mq), ex industria metalmeccanica dismessa, posizionata nella zona ovest della città, ai margini del tessuto urbano consolidato, lungo la direttrice Marostica-Vicenza. Gli strumenti urbanistici prevedono che questo luogo diventi la nuova porta ovest della città caratterizzata da un mix funzionale, con la riqualificazione degli spazi aperti. Il workshop è articolato in tre fasi: la prima dedicata alla comprensione delle ragioni dell’abbandono, alla natura del luogo e delle sue possibili nuove vocazioni; la seconda alla definizione delle strategie progettuali di riutilizzo degli elementi disponibili; la terza all’allestimento e alla restituzione del percorso.

HANS KOLLHOFF (Lobenstein, Germania, 1946) si laurea in architettura presso l’Università di Karlsruhe nel 1975. Nello stesso anno vince una borsa di studio triennale DAAD e studia a New York presso la Cornell University dove collabora come assistente di Ungers. Al suo rientro, nel 1978, si iscrive alla Architektenkammer di Berlino, apre il proprio studio professionale e diviene assistente alla Facoltà di Architettura e Design presso il Politecnico di Berlino. Dal 1983 al 1985 ha un incarico come professore a contratto di Architettura e Costruzione all’Accademia delle Belle Arti di Berlino. Tra il 1986 e il 1987 è professore di Sviluppo urbano e Costruzione industriale all’Università Dortmund. Nel 1987 è professore a contratto presso l’ETH di Zurigo dove ottiene, tre anni dopo, la cattedra in Architettura e Costruzione. Dal 2004 è presidente della Internationale Bauakademie a Berlino. Vive tra Berlino, Zurigo e L’Aia, città in cui hanno sede i suoi studi di progettazione. Tra le realizzazioni recenti si ricordano: edificio a torre per abitazioni e negozi e uffici, Botersloot, Olanda (2009); edificio commerciale e per uffici “Dominium”, Colonia, Germania (2009); villa presso Monaco di Baviera, Germania (2010). Tra i progetti di concorso premiati: sede del Ministerio della Difesa a Roma (1997); Teutopark Lengerich (1998); “Tivoli, Vivere sul lago”, Lucerna, Svizzera, (2000); riqualificazione di piazza Mazzini, Pescia (2008).

LUIGI LATINI (San Miniato, PI, 1956) architetto paesaggista, è ricercatore e docente presso l’Iuav. Dal 1998 lavora presso la Fondazione Benetton Studi Ricerche di Treviso, della quale è consulente, membro del comitato scientifico e della giuria del Premio internazionale Carlo Scarpa per il Giardino. Ha lavorato presso l’Università degli studi di Firenze dove ha conseguito, nel 2001, il dottorato di ricerca in Progettazione paesistica. Svolge libera attività con incarichi presso enti pubblici e istituzioni culturali, in Italia e all’estero. È autore di numerosi saggi su giardino e paesaggio, contributi su pubblicazioni promosse da università estere, lavori monografici tra i quali Cimiteri e giardini. Città e paesaggi funerari d’Occidente (Firenze 1994) e Giardini visti dal cielo (Modena 2004); curatore, con D. Luciani, del volume Scandinavia: luoghi, figure, gesti di una civiltà del paesaggio (Treviso 1998, Premio internazionale Hanbury 1998). Tra le esperienze professionali recenti, si è occupato per il Grün Berlin, Park und Garten Gmbh della supervisione scientifica e tecnica del Renaissance Garten nel Park Marzhan a Berlino (realizzazione 2007-2008); ha progettato l’orto e il giardino di Villa Turri a Scandicci-Firenze (realizzazione 2008-2009); ha curato gli aspetti paesaggistici, in qualità di progettista, con P. Bürgi e S. Stanghellini, per la revisione del Piano Regolatore del Comune di Rovereto (2007-2009).

PASQUALE LOVERO (Molfetta, BA, 1943) è professore ordinario di Composizione architettonica e urbana allo Iuav. Nell’ambito accademico svolge attività di insegnamento e di ricerca scientifica. Esplica l’attività didattica nel laboratorio di Progettazione architettonica e urbana 3C del Clasa, e nel laboratorio di laurea 3L: nel primo tratta di temi effettuali, legati al territorio veneto; nel secondo propone un programma sia per la Laurea in Architettura (Vecchio Ordinamento), sia per quella Magistrale in Architettura per la città, trattando degli interventi nelle aree di bordo (dismesse) di Venezia e di Copenhagen. Esplica l’attività di ricerca alternando ricerche di livello progettuale a ricerche di livello teorico storico-critico e partecipando a seminari e convegni. Nell’attività professionale ha elaborato numerosi progetti di concorso. Svolge inoltre una articolata attività pubblicistica, estrinsecatasi in relazioni e saggi a riscontro di studi, seminari e interventi. Ha partecipato ai workshop estivi dell’Iuav nel 2007 e nel 2010. Tra le ultime pubblicazioni ricordiamo: La progettazione critica. Un tipo di procedimento progettuale, Cafoscarina, Venezia 2008; Grandi stazioni e piccole stazioni. Una falsa alternativa?, Atti del seminario omonimo, (a cura di P. Lovero), Iuav/Dpa, Venezia 2008; Inventariare per rilanciare (eventualmente), in AA. VV., L’architettura e le sua declinazioni, (a cura di F. Labelli, S. Marini), Ipertesto Edizioni, Verona 2008.

SARA MARINI (Urbania, PU, 1974) architetto, dottore di ricerca, è ricercatrice in Composizione architettonica e urbana presso l’Iuav dal 2010. Ha tenuto corsi anche nelle Facoltà di Architettura di Camerino e dell’Università di Trieste. Si occupa di progettazione architettonica e urbana e di Teorie della Progettazione contemporanea. Ha sviluppato, presso l’Iuav, le ricerche Città ideali del XXI secolo, Palinsesti: architetture e paesaggi della stratificazione, Il progetto di paesaggio per i luoghi rifiutati. Dal 2010 è responsabile per la consulenza Iuav alla redazione del Piano di Assetto del Territorio di Legnago (VR). Nel 2008 ha vinto la borsa di ricerca “Research in Paris”, ed è stata ospite del laboratorio AMP Architecture, Milieux, Paysage de l’ENSA de Paris la Villette dove ha affrontato il tema dell’arcipelago urbano; nello stesso anno ha partecipato alla Segunda Bienal de Canarias Arquitectura, Arte y Paysaje con la sezione tematica “Parasite architecture. The intrusion as a model of urban growth”. Ha sviluppato ricerche e consulenze per enti e fondazioni su temi quali: lo spazio pubblico (per il Comune di Venezia, 2003); il rapporto museo-città (per la DARC, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, 2007), l’architettura del ‘900 in Italia e il riutilizzo di strutture esistenti (per la Fondazione MAXXI, 2010-2011).


MAZZANTI MUTSCHLECHNER NARNE NAVARRA VENEZIA ATMOSFERE E AMBIENTI PER L’OZIO. ELEMENTI-MODULI-SISTEMI TUTOR: UMBERTO BONOMO

VENEZIA PORTO MARGHERA TRASFORMAZIONE DI IMPIANTI INDUSTRIALI SCENARIO PER IL 2050 TUTOR: MELANIE HAMMERSCHMIDT

CADONEGHE (PD), AREA EX GROSOLI NUOVE CENTRALITÀ PERIFERICHE TUTOR: GIORGIO SILANI COLLABORATORI: ROBERTO BOSI, LUCA SALVEMINI

BASSANO DEL GRAPPA (VI), AREA EX ELBA CAPANNONI POP-UP TUTOR: MARIA GIACOMA MARINO

Venezia è turismo e ozio, e noi lavoreremo in questa condizione, cercando di capire gli usi, le azioni e le conseguenze che questi hanno sulla città, cercheremo di sviluppare paesaggi e atmosfere che vanno oltre gli oggetti. Considereremo la pratica dell’architettura come creativa e innovatrice e su questa affermazione baseremo il nostro lavoro. L’obiettivo non è solamente acquisire conoscenze bensì produrre idee, vivere situazioni creative e arricchirsi, grazie al lavoro quotidiano, con la maggior quantità e pluralità di panorami intellettuali secondo nuovi punti di vista e prospettive in sintonia con le esigenze di un mondo contemporaneo mutevole. Questa idea va sviluppata in una struttura di massima libertà e con il maggior rischio possibile, senza indulgere a metodologie, principi o regole che, in generale, si convertono in camicie di forza. Cerchiamo di proporre una pratica professionale basata sulla pluralità e la diversità del discorso. Crediamo che il valore dell’architettura non stia in se stessa ma bensì in ciò che produce. L’architettura è azione: cercheremo di sviluppare il workshop basandoci su processi che chiameremo performativi (diversità e differenza) più relazionati a ciò che definiremo come pratiche materiali. L’architettura come pratica materiale sarà la base per lo sviluppo di una strategia progettuale che agisce su spazio e materia costruendo sistemi operazionali che permettano l’interscambio sociale e ambientale.

L’isola di Venezia potrebbe essere confrontata con Palm Island di Dubai o l’isola all’aeroporto Kansai di Osaka. Mentre il Palm Island è un hub immobiliare, Osaka Island un nodo infrastrutturale, Venezia potrebbe essere vista come un hub turistico! Una domanda nasce dal confronto: dov’è la città? L’obiettivo del workshop è quello di esplorare, di sviluppare procedure, discutere scenari d’avanguardia e costruire visioni. Perché? Come altre città europee l’area veneziana si trova ad affrontare cambiamenti che minacciano la sua economia, l’ecologia, la società, l’identità culturale e la stabilità politica, ma che, al tempo stesso, possono permettere nuove sperimentazioni di pianificazione urbana e la creazione di nuovi rapporti con le città vicine. Come? Dismettendo industrie pesanti, terreni e fabbricati si sono resi disponibili entro i confini della città. Anche se spesso contaminate e prossime alle restanti industrie, molte di queste aree sono vicine al mare, di fronte al contesto idilliaco di Venezia. Con il lavoro sul campo non otterremo solo campioni di dati, diagrammi, mappe delle variazioni, ma capiremo anche le ragioni, scopriremo nuove tracce, identità, tendenze.

L’occasione è invitante: intervenire su un’area a nord di Padova, con un potenziale a vasta scala. Le ricadute dell’intervento possono certamente generare un ridisegno complessivo dell’intera Cadoneghe, ricucendo un legame tra le varie parti tuttora smembrate e, probabilmente, innescando sostanziali trasformazioni sulla parte settentrionale del territorio padovano. I tempi sono ristretti, dovremo gestirli con la massima efficacia. La prima settimana inizia con una serie di input provenienti dall’esterno, capaci di farci cogliere dimensioni, carattere, problematiche e potenzialità dell’area di ricerca. La visita del sito sarà accompagnata dai tecnici del Comune di Cadoneghe, impegnati nella gestione del territorio. Confronteremo in una sessione critica le prime ipotesi di masterplan. Nella seconda settimana affineremo le varie proposte a scala urbana e elaboreremo un modello 3D capace di accogliere le varie tendenze emerse. Nella terza settimana definiremo in dettaglio una parte significativa dell’intero complesso, prestando particolare attenzione agli aspetti tipologico-costruttivi e tecnologici. Seguirà una discussione aperta al coinvolgimento di alcuni protagonisti dello scenario politico-economico del Comune di Cadoneghe con la massima apertura alle istanze provenienti dall’esterno del mondo accademico per l’elaborazione di proposte e discussioni architettoniche capaci di mantenere un buon livello di realismo utopico.

“Un blocco di cemento di 1.070 metri cubi: è questa la “dote” portata alla provincia di Vicenza, una delle più industrializzate d’Italia, da ogni abitante in più degli anni Novanta. Crescita demografica: più 52 mila abitanti, pari al 3%. Crescita edilizia: più 56 milioni di metri cubi, pari a un capannone largo dieci metri, alto dieci e lungo 560 chilometri. [...] per ogni vicentino in più arrivato nel decennio sono stato tirati su 3.718 metri cubi di calcestruzzo. Pari a un capannone dieci per dieci lungo 37 metri. Può essere questo lo sviluppo di domani?” (Gian Antonio Stella). Il Nordest non sarebbe tale senza il magma di capannoni che tra gli anni ottanta e novanta hanno occupato il territorio favorendo una crescita economica senza pari. Il capannone è divenuto in breve tempo il tempio del capitalismo molecolare. Ma cosa sono i capannoni? Una nuova tipologia? Una nuova forma urbana? Un nuovo paesaggio? Oggi dopo i rapidi processi di globalizzazione e delocalizzazione, con la crisi mondiale del 2008 la maggior parte di questo patrimonio è abbandonato. Cosa fare di questi scheletri inutilizzati, tenuti in vita solo come immobilizzazione di capitali a garanzia finanziaria delle imprese? A partire dal caso dell’ex Elba a Bassano del Grappa, si cercherà di sviluppare attraverso dispositivi pop–up, una strategia per ripensare quel grande capannone dieci per dieci, lungo 560 chilometri, che si attorciglia dentro il Nordest.

GIANCARLO MAZZANTI SIERRA (Barranquilla, Colombia, 1963) e il suo team (Mazzanti Architetti SA) conta su più di vent’anni di esperienza nello sviluppo di progetti in vari paesi. I molti premi ricevuti attestano la capacità di trasformazione sociale e urbana insita nei loro progetti. Il lavoro dello studio è fondato su un processo orizzontale e aperto da parte di un gruppo multidisciplinare, capace di coprire diverse aree di competenza offrendo per ogni campo valide risposte alla sfide ingaggiate. La forza del gruppo sta nell’abilità di innovare e creare pezzi unici capaci di elevare il senso di orgoglio ed appartenenza delle comunità verso i progetti, che divenendo edifici emblematici ed iconici trasformano il proprio ambiente. Hanno partecipato al processo di trasformazione urbana delle principali città colombiane, Bogotà e Medellin, sviluppando progetti come il Tercer Milenio Park a Bogotá (Downtown) e il Public Library Park Spain a Medellin. In tutti i progetti recenti è stata adottata con successo la progettazione bioclimatica e sostenibile. Il Mazzanti Team ha ricevuto importanti premi e menzioni per concorsi nazionali ed internazionali ed è il gruppo colombiano più premiato a livello internazionale negli ultimi anni. I loro lavori sono stati pubblicati in oltre settecento riviste.

MARTIN MUTSCHLECHNER (San CandidoInnichen, BZ, 1969) si laurea con lode sia alla Facoltà di Architettura dell’Università di Innsbruck (1997) sia all’Iuav (1998). È membro della Camera di Architettura a Bolzano e Innsbruck. Ha seguito un Master presso il Berlage Institute, Rotterdam (20002002) con borsa di studio post laurea del Ministero della Scienza austriaco. Nel 2003 è ospite alla scuola di Architettura di Talca, Cile (2003) e visiting professor presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Innsbruck. Nel 2004-2005 è stato visiting professor presso il Berlage Institute di Rotterdam. È stato membro della Piattaforma austriaca per la politica e la cultura architettonica dell’edificio (2005) e relatore al simposio sul futuro della comunicazione di Architettura (2006). Attualmente è visiting professor di pianificazione urbanistica presso la Facoltà di Architettura di Innsbruck. Ha fondato con Barbara Lanz lo “stadtlabor.org”, uno studio di architettura con sede in Italia e in Austria. Lo studio è impegnato nella redazione di progetti architettonici, urbanistici e di restauro nonché nel campo delle relazioni pubbliche, della comunicazione, e dei processi di partecipazione.

EDOARDO NARNE (Padova, 1970) si laurea presso l’Iuav nel 1996, dove dallo stesso anno svolge attività didattica. Dal 1996 al 1999 lavora presso studi professionali a Berlino, Madrid e Venezia. Nel 1998-99 segue il dottorato di ricerca presso l’ETSAM di Madrid. Professore invitato all’UAX di Madrid (2002), dal 2003 collabora alla didattica presso il DAUR (Dipartimento di Architettura Urbanistica e Rilevamento) dell’Università di Padova dove vince il concorso di ricercatore (2006). Membro fondatore dello Studio Mas (2000) e dello “studio azimut05” (2004), sviluppa e realizza progetti, si occupa anche di manifestazioni culturali, esposizioni, conferenze e concorsi. Il suo lavoro è documentato in tre monografie: Cornoldi/ MAS ARCHITETTURE, il Poligrafo, Padova, 2004; AZIMUT05 progetti recenti, editrice Compositori, Bologna, 2005; Edoardo Narne Architetture 1999-2009, CLEUP, Padova, 2010.

MARCO NAVARRA (Caltagirone, CT, 1963) è professore associato e insegna nella Facoltà di Architettura di Siracusa. Nel 2000 fonda lo studio NOWA (NavarraOfficeWalkingArchitecture) che lavora su un’idea di architettura estrema praticata nel suo grado zero. Nel 2002 pubblica il libro In walkabout city. Il paesaggio riscritto. Un parco lineare tra Caltagirone e Piazza Armerina. Nel 2003 il progetto del parco lineare è finalista al Mies van der Rohe Award e vince la Medaglia d’oro all’opera prima per l’architettura italiana della Triennale di Milano. Espone alla IX Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia (2004). Nel 2006 partecipa al seminario internazionale “Learning from cities” della X Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia con la ricerca Repairing Cities; è finalista con il giardino-arena all’European Prize for Urban Public Space a Barcellona ed è vincitore del Premio Gubbio dell’ANCSA. Nel 2008 è invitato nel Padiglione Italiano della XI Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia ed è tra i trenta finalisti del BSI Swiss Architectural Award. Nel 2010 espone nel Padiglione Italiano della Biennale di Venezia e, per la Fondazione Claudio Buziol di Venezia, cura con Luca Emanueli e Mario Lupano la Mostra e il libro Lo-Fi Architecture. Architecture as curatorial practice.


OKADA

PATESTOS

SUPERSUDACA RASCOVSKY

ROSSETTI

VENEZIA URBAN DESIGN SCAVARE NELLA VENEZIA DIMENTICATA TUTOR: MATTEO DARIO PAOLUCCI

VENEZIA, AREA EX ITALGAS SOCIAL HOUSING IN LAGUNA PROGETTO PER IL RESTAURO DI UN LUOGO TUTOR: VALERIA LATTANTE

VENEZIA, ISOLA DELLA GIUDECCA SOCIAL HOUSING L’EDIFICIO IDEALE TUTOR: MALIN HUTLMARK, SOFIA SAAVEDRA, MARIANO TELLECHEA

VINIGO (BL) ARCHITETTURA CONTEMPORANEA ALPINA TUTOR: EMILIO ANTONIOL COLLABORATRICE: MARTA FRISIERO

Il nostro lavoro su Venezia si svilupperà come evoluzione del lavoro del WS10. Ci concentreremo su proposte ideali ma realistiche per un bellissimo lungomare, progettando degli elementi urbani per la popolazione. A Venezia ci sono molti luoghi incantevoli interconnessi da calli, ponti e acqua. Alcuni sono storicamente ben conservati, altri, non molti, sono stati trasformati opportunamente nell’epoca contemporanea. Quando quotidianamente si esplora e si guarda la città, è facile scoprire nuovi meravigliosi spazi dimenticati in un tale labirinto. Venezia ha un alto potenziale che può essere continuamente riscoperto e valorizzato. Cercheremo di farlo in un modo chiaro e di esprimerlo attraverso i nostri disegni! Creeremo spazi tridimensionali legati agli edifici o alle infrastrutture urbane, organizzati per piccoli elementi integrati. Questi luoghi non devono essere grandi, ma devono essere capaci di enfatizzare il loro valore sociale. Nella prima settimana, ci si avvierà alla ricerca dei possibili siti girando e osservando con attenzione l’interno di Venezia, per poi valutare le proposte di progetto di ogni gruppo. Durante la seconda settimana si svilupperanno le tracce associate a concetti significativi per ogni sito e, nell’ultima settimana, si affineranno i disegni ed i materiali di progetto per la presentazione finale.

Nell’incertezza che caratterizza la città contemporanea, si è scelto di guardare al problema dell’housing sociale come possibilità di integrare, all’interno di un disegno urbano tipologicamente definito, la diversità di destinazioni d’uso sociali, che oggi chiedono, nella progettazione degli spazi, un’adeguata risposta alla complessità di rapporti relazionali che la caratterizzano. Dal punto di vista della morfologia urbana, l’area individuata mostra la necessità di ritrovare un’idea d’ordine nel molteplice insieme di trame urbane interrotte che hanno costruito storicamente la città in quel punto, recuperabile attraverso il progetto d’architettura. Si considera fondamentale un’indagine di tipo analitico sulle modalità di costruzione storica della città come strumento progettuale per la configurazione di spazi riconoscibili, nella declinazione mista dell’idea di luogo imposta dalla transizione tra spazio privato, semipubblico e pubblico, caratteristica di un’idea cooperativa di housing sociale. L’attenzione alla definizione di tipi riconoscibili è intesa come fondamentale per la progettazione di spazi favorevoli all’insediamento della mixitè funzionale e sociale, guardando positivamente ad un’idea di costruzione della città per tipi misti. Obiettivo del WS è la definizione dei principi logici sottesi alla formulazione del progetto in tutte le sue parti e la loro messa a punto attraverso adeguate soluzioni di rappresentazione.

Aiutiamo Venezia a tenersi la sua popolazione! Possiamo costruire residenze così belle che chi le abita non le abbandonerebbe mai? Per ogni seicento persone che aiutiamo a non abbandonare la città, salvaguardiamo l’1% della popolazione residente. Meglio ancora, possiamo attrarre persone non residenti? Che cosa potrebbe costituire un imperativo desiderabile in un edificio? Quale programma dovrebbe contenere? Costruire una città nella città può innescare nuovi desideri. Può l’architettura aiutare l’urbanistica? Analizzeremo tipologia, pieni e vuoti, densità e dati disponibili e quindi ci concentreremo su differenti stili di vita per capire se e come si possono adattare al sito della Giudecca a Venezia. I casi studio proposti, non obbligatori, includeranno: la casa mediterranea a patio, gli edifici delle gated community, le case aristocratiche di campagna, la casa tatami giapponese, il Falansterio, le capanne africane, le costruzioni polinesiane e del sud est asiatico. Per studiare “l’adattamento” del modello useremo la documentazione disponibile e le considerazioni che suggerisce, ipotizzando la reazione del sito agli innesti di progetto, proposti con tutte le tecniche di rappresentazione a nostra disposizione. Il workshop sarà tenuto in lingua inglese.

L’area di progetto si situa nel borgo di Vinigo, Vodo di Cadore, nella Valle del Boite. Il borgo, collocato in un piccolo pianoro, esposto a sud e accessibile solo da una strada a fondo valle, è caratterizzato da una identità chiara e riconoscibile, fondata sull’uso di materiali quali pietra e legno e sull’applicazione di tecniche consolidate. Espressione più tipica di questa stratificazione di saperi sono le abitazioni con ballatoi a struttura portante lignea, ai quali si affiancano diversi edifici in muratura che hanno sostituito i manufatti in legno distrutti a seguito di numerosi incendi, oltre a esempi di più recente costruzione. Oggi buona parte degli edifici del borgo va rinnovata, mediante interventi che vanno dalla manutenzione e recupero dell’esistente fino al ripristino strutturale. A questi operazioni potranno aggiungersi nuove edificazioni, secondo il filo conduttore di un’architettura che presenti caratteri allo stesso tempo di contemporaneità e di rispetto del contesto alpino. Gli interventi dovranno inoltre presentare caratteri espliciti di sostenibilità ambientale, sia nel caso di ristrutturazione che di nuova edificazione. Il workshop si avvarrà del contributo sia di relatori esterni sui temi afferenti al progetto, sia di un’azienda della serramentistica che interverrà con una comunicazione sui sistemi di chiusura. È prevista una visita guidata presso il loro stabilimento.

SATOSHI OKADA (Hyogo, Giappone, 1962) si laurea presso la GSAPP (Graduate School of Architecture, Planning and Preservation) della Columbia University (N.Y.), dove è stato ricercatore con Kenneth Frampton. Ha conseguito il Ph.D. presso la Waseda University (1993). È professore associato presso la Graduate School of Architecture, Università di Chiba dove è docente di Progettazione architettonica e teoria, e insegna anche presso la Toyota Foundantion e presso la United States-Japan Foundation. Nel 1995 ha fondato a Tokyo lo studio Satoshi Okada Inc. Architects a Tokyo. Ha ricevuto numerosi premi tra cui il “Dedalo Minosse” (Assoarchitetti, Italia, 2006), l’International Architecture Award (SalonPress, Russia, 2006; The Chicago Athenaeum, USA, 2007, 2008 e 2010), e il Design for Asia Award (Hong Kong Design Centre, 2009, 2010). I suoi lavori sono stati oggetto di numerose pubblicazioni internazionali. Ha tenuto conferenze in diverse università in Giappone e all’estero. I suoi progetti più recenti sono il Museo della fotografia a Varsavia e una villa a Budapest. Il suo lavoro è pubblicato nel volume monografico Satoshi Okada (Electa, Milano 2009), con un’introduzione di Francesco Dal Co.

COSTANTINO PATESTOS (Atene, Grecia, 1955) si laurea in architettura al Politecnico di Milano (1982), dottore di ricerca (1990) e borsista post dottorato all’Iuav (1991-1992), professore associato (1998-2004), professore ordinario (2005) presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino. È promotore e membro del Collegio dei docenti del dottorato di ricerca in Teoria e Costruzione dell’Architettura; è membro: della Camera dei Tecnici della GreciaTEE (1983) e dell’Istituto Ellenico di ArchitetturaEIA (1996), dell’Ordine degli Architetti di Milano (1984), della commissione di valutazione del Ministero dell’Istruzione Pubblica ellenico per i Nuovi Ordinamenti Didattici (2001). È stato membro dell’Associazione degli Architetti GreciSADAS (1982-1990). Ha partecipato a ricerche, concorsi e mostre di architettura, suoi scritti e progetti sono stati pubblicati in varie riviste del settore. Ha tradotto in greco e curato la pubblicazione dei libri: Aldo Rossi, Autobiografia scientifica; Giorgio Grassi, Scritti di architettura e Antonio Monestiroli, L’architettura della realtà. Ha pubblicato in Grecia la raccolta di scritti di architettura Το Κιβώτιο του Μοντέρνου.Κείμενα γιά την αρχιτεκτονική (Il forziere del Moderno. Scritti di architettura) e la raccolta di scritti di architettura Από το Βήμα της Αρχιτεκτονικής (Dalla tribuna dell’architettura). Nel 2006 ha pubblicato il libro: L’ostracismo del Partenone. Scritti d’occasione sull’architettura.

ANA RASCOVSKY (Buenos Aires, Argentina, 1972) si laurea in architettura all’Univesità di Buenos Aires (1996). Consegue il Diplome d’Etudes Approfondis all’Ecole d’Architecture de Versailles, Francia (2001) e un Master in Architettura e Urbanistica presso il Berlage Institute di Rotterdam (2002). Ha lavorato in studi di architettura e paesaggio in Olanda, e presso l’Ufficio di Buenos Aires per il Piano Urbanistico Comunale. È membro fondatore del Supersudaca Think-Tank per l’Architettura e Urbanistica, che raduna un gruppo di architetti dislocato tra il Sud America e l’Europa, per i quali le esperienze devono derivare da sorgenti di informazione dirette (informazioni) e da azioni (sorpresa): un gruppo di architetti ispirati da Internet, che propone una molteplicità di progetti innovativi in ogni parte del mondo, intellettuali fricchettoni parte di un clan con il senso dell’umorismo. Socia dello studio JoselevichRascovsky a Buenos Aires e fondatrice di archiAnaRascovsky (2008). È docente in Argentina presso l’Universidad de Buenos Aires e la Universidad de Palermo, visiting professor presso varie università in America Latina. Ha vinto diversi premi e concorsi tra i quali il primo premio del National Art Fund dell’ambasciata francese, il premio Argentina National Architecture Award SCA-CPAU, e il primo premio nella seconda Biennale di Architettura di Rotterdam assegnato a Supersudaca.

MASSIMO ROSSETTI (Padova, 1968) si laurea in architettura all’Iuav (1995), dopo un’esperienza di studio presso il College of Art della Heriot Watt University di Edimburgo. Nel 2000, dopo il Master of Science in Façade Engineering presso il Centre for Window and Cladding Technology, dell’Università di Bath in Gran Bretagna, consegue il dottorato di ricerca in Tecnologia dell’Architettura presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Dal 2010 è ricercatore in Tecnologia dell’Architettura presso l’Iuav. Svolge attività diricerca scientifica nei settori dell’innovazione tecnologica e del trasferimento di tecnologie, della produzione edilizia, dell’informazione tecnica e della sostenibilità. Dal 2005 svolge presso l’Iuav attività didattica nel settore scientifico della Tecnologia dell’Architettura ed è docente a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Udine (2004-2010). È membro della materioteca ArTec dell’Iuav e dal 2004 collabora con BolognaFiere per l’analisi e selezione dei nuovi prodotti presentati al SAIE. Svolge attività di consulenza per aziende del settore edile e dell’arredamento. Ha conseguito nel 2002, in collaborazione con Faram il premio Costruire per l’Informazione Tecnica, con il catalogo multimediale Walls sulle partizioni verticali interne mobili. Ha vinto il concorso per la nuova sede della Ripartizione Personale della Provincia di Bolzano con Studioarchitettura di Padova. È autore di circa novanta pubblicazioni e saggi.


ROTA VENEZIA, AREA EX MAGAZZINI FRIGORIFERI A SANTA MARTA IUAV CLUB HOUSE DELL’ESOTICO MEMORY GARDEN TUTOR: LARA MORAS, DIEGO TERNA

“Proporre un gelato ad un eschimese”. Il tema di progetto sarà un esercizio di ritrovamento dell’esotico, restituendo nuovamente a Venezia il suo DNA caratteristico: il rapporto con l’Oriente. Sarà un modo di riportare sangue nuovo nell’antica città, ma senza il gusto contemporaneo del meticcio. Sarà possibile, allora far conoscere Venezia ai veneziani, una nuova storia della città ai suoi abitanti. “Qui abiterò per i prossimi anni”. Chiederemo di progettare un Giardino della Memoria, un luogo costituito da piccoli monumenti, dei mausolei in ricordo di nove personalità che qui troveranno casa, portando con sé tutto il sapore delle proprie vite esotiche. Le nove persone che verranno qui accolte: il “Re degli inventori giapponesi”, Sakichi Toyoda: fondatore della Toyota; l’uomo più ricco della Corea del Sud: Lee Byung Chull, fondatore di Samsung; il paleonotologo mongolo Altangerel Perle: al quale è dedicata la specie di dinosauri Hulsanpes perlei; il magnate e banchiere di Singapore Tan Ean Kiam: filantropo e autore di poemi; il maestro d’arti marziali di Bruce Lee: Wong Shun Leung, di Hong Kong; l’“Uomo dei Missili dell’India”, poi presidente indiano: l’ingenere aereonautico A. P. J. Abdul Kalam; il primo scienziato a clonare un pesce: l’embriologo cinese Tong Dizhou; la prima donna turca ad essere accreditata nei circoli letterari: Fatma Aliye Topuz;il ministro delle Finanze del Tibet: Tsepon W. D. Shakabpa, il cui passaporto, una piccola opera d’arte, è stato ritrovato in Nepal nel 2003. ITALO ROTA (Milano, 1953) si laurea in architettura al Politecnico di Milano. Dopo aver vinto il concorso per gli spazi interni del Musée d’Orsay, alla fine degli anni ‘80, si trasferisce a Parigi dove firma la ristrutturazione del Museo d’Arte Moderna al Centre Pompidou con Gae Aulenti, le nuove sale della Scuola francese alla Cour Carré del Louvre e la ristrutturazione del centro di Nantes. Dal 1996 vive e lavora a Milano. Nel 1998 apre lo Studio Italo Rota & Partners. I lavori dello studio variano per soggetto, scala e tipologia. Studio Rota è ricchezza di forme, colori e materiali, è un’accumulazione delle risorse, tra cui particolare l’uso della luce e delle linee audaci che, dando l’impressione di un progetto multidimensionale, di una penetrazione di spazio e movimento, creano interni e oggetti estremamente artistici e vivaci. Tra i principali progetti in corso: a Palermo il riassetto di Palazzo Forcella De Seta e la ristrutturazione della Stazione Marittima; a Milano la conversione del palazzo dell’Arengario in Museo del Novecento; in India la riconversione del complesso siderurgico di Dolvi. Tra le principiali realizzazioni: il padiglione tematico “Ciudades de Agua” per Expo 2008 a Saragoza e Cavalli Club a Firenze. Nel 2009 sono stati inaugurati il tempio indù di Lord Hanuman in India, il Cavalli Club a Dubai e il Boscolo Exedra Hotel a Milano.

SPADONI VENEZIA, SACCA FISOLA E SACCA SAN BIAGIO L’ISOLA NASCOSTA TUTOR: NICOLA BEDIN, ANDREA CASTELLANI COLLABORATORI: TANEHA KUZNIECOW BACCHIN, CHIARA CAVALIERI, GIACOMO FAVILLI

Con il mio sguardo, da straniero, vedo Venezia e le sue isole come una città ancora in attesa di essere completata. Molta acqua, poca terra, possibili territori tra terra e acqua. Territori che, talvolta, scopriamo solo nelle mappe e forse è proprio questo l’incanto e il dramma di uno sguardo esterno: essere di passaggio e libero di immaginare trasformazioni, laddove tutto sembra essere sempre esistito. Il workshop si prefigge di riflettere proprio su un pezzo di terra dimenticata: l’isola de le scoasse. Parto dalla proposta di un centro sportivo a Sacca Fisola, non solo per assegnarle un ruolo oggi assente nell’immaginario della città, ma per relazionarla con la sua vicina, l’isola dei rifiuti di Venezia, per molti anni territorio vietato, ma che ora grazie al suo processo di recupero dovrà far parte di una nuova geografia lagunare. Ripensare Sacca Fisola significa ridisegnare la testa di un complesso di isole. Sacca Fisola e Sacca San Biagio devono formare un insieme attraversato da un canale. Il programma prevede un complesso sportivo ed abitazioni, ma occorre prima porsi la domanda: quale sarà l’architettura adatta a configurare le isole in modo da trasformarne gli usi rendendoli complementari? Affronteremo due possibili interventi: il primo verte sulla complementarietà dei luoghi che compongono l’area di progetto; il secondo riguarda le architetture: quali funzioni collocare su ciascuna isola e come connetterle. FRANCISCO SPADONI (Jundiai, Spagna, 1958) si laurea nel 1984 presso la FAU PUCC/ Brasil, consegue il Master (1997) e il PhD (2004) alla FAU USP. Frequenta il CEAA in Teorie dell’architettura presso l’Ecole d’Architecture de Paris Villemin (1988-1990). Come studente Erasmus, frequenta l’Architectural Association a Londra e l’Università della Sapienza a Roma (1989). Architetto e docente alla Facoltà di Architettura e Urbanistica dell’Università di San Paolo, FAU USP, è coordinatore del corso post laurea in Progetto. Ha lavorato come architetto presso lo Studio di Kenzo Tange a Parigi (19881989), città dove in seguito ha aperto un suo studio. Al ritorno in Brasile fonda a San Paolo lo studio SPADONI AA (1996), dove svolge progetti a scale varie: architettura, urbanistica e design del prodotto. Ha vinto premi concessi dall’IAB/ SP, Instituto de Arquitetos do Brasil: Biblioteca Licée Pasteur de São Paulo (1997); Série Internet SESC (2002 e 2004); Campus da Universidade Makenzie Tamboré (2002), Premio Carlos Barjas Milan con il Campus Makenzie SP (2004). È stato finalista (Shortilisted) al WAF-World Architecture Festival a Barcellona con il Pavilhão Hundai (2010). Ha inoltre conseguito il primo premio per la Biblioteca Licée Paster (1997) e per il Parque Tancredo Neves di Vitória/Brasil (2006). Ha svolto conferenze ed è professore invitato presso varie istituzioni in Brasile e all’estero, il suo lavoro è pubblicato in numerose riviste di settore.

Lunedì 27 giugno 2011 W.A.VE. Workshop di Architettura a Venezia numero 0 Supplemento a Iuav giornale dell’università Registro stampa n. 1391 Tribunale di Venezia ISSN 2038-6257 Responsabili scientifici Massimiliano Ciammaichella Marina Montuori Leonardo Sonnoli Direzione redazione testi e immagini Marina Montuori Direzione blog/multimedia Massimiliano Ciammaichella Direzione redazione grafica Leonardo Sonnoli Tutor Stefania Catinella Andrea Giambartolomei Anna Saccani Collaboratori Monica Pastore Anna Silvestri Laboratorio interfacoltà Far/Fda nell’ambito dei workshop estivi a.a. 2010-11 Far/Fda_Iuav online http://farworkshop.wordpress.com e-mail laboratorio11@iuav.it Tutor di coordinamento Valentina Amarilli Aniel Guxholli Roberta Scapin Sami Sinella Coordinamento generale Esther Giani Stampa Grafiche Veneziane

Progetto grafico W.A.VE. 2011 Leonardo Sonnoli - Tassinari/Vetta, con Irene Bacchi (identità visiva), con Monica Pastore, Anna Saccani, Anna Silvestri (quotidiano)


W.A.VE. — Workshop di Architettura a Venezia anno V lunedì 27 giugno 2011 Quotidiano dell’Università Iuav di Venezia

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ATELIER COTONIFICIO SANTA MARTA piano terra A1 Marini A2 Chun/De Matteis B Patestos C Croset D Galantino E Del Bo F Bugatti/Cattaneo G Latini I Lovero piano primo L1 Rota L2 Kollhoff M1 Deganello M2 Corretti N1 Agency Schneider N2 Ficarelli O1 Spadoni O2 Mazzanti

CONFERENZE BINATE/ LECTURES MAGAZZINI LIGABUE/ EDIFICIO 6 piano terra 01-03 Rossetti 02-04 Kéré 05-07 Narne 08-010 Carnevale/Giani piano primo 1.1-1.3 Bricolo 1.2-1.4 Supersudaca Rascovsky 1.5-1.6 Redazione Wave e blog 1.7-1.9 Elasticospa Pujatti 1.8 Mutschlechner piano secondo 2.2 Okada 2.3 Navarra 2.4 Kelly/Borghini 2.5 De Arkitekten Cie Medic + Puljiz

REGISTRAZIONE Le liste definitive (cartacee) dei partecipanti ad ogni WS andranno consegnate mercoledì 29/06 ai tutor del coordinamento. SERVIZI Nei corridoi di ciascuna sede sono stati attrezzati contenitori appositi per la raccolta differenziata (carta, plastica, ecc.) e per i materiali scartati dai plastici. Utilizzateli! All’esterno di ciascuna sede è stato attrezzato un luogo apposito per eventuali operazioni di verniciatura spray (anche per la colla!) dei modelli o parti di esso. PULIZIE Nelle aule: tutto ciò che sarà lasciato per terra e su sedie sarà gettato. Usare i sacchetti neri forniti per un eccesso di rifiuti. Lasciarli legati in aula per lo smaltimento. Nei corridoi: tutto ciò che sarà lasciato per terra, su tavoli e sedie sarà gettato. A partire dalla III settimana a ciascun WS sarà fornito una scopa e una paletta per una pulizia autonoma dell’aula,

Urban regeneration: esperienze a confronto Urban regeneration: comparing experiences moderatore chairman Giancarlo Carnevale 28 giugno Kollhoff/Rota 29 giugno Corretti/Sonnoli

AVVISI PARTECIPAZIONE NESSUN WORKSHOP DEVE SUPERARE IL NUMERO DI 70 ALLIEVI. PER RAGIONI DI SICUREZZA, LOGISTICHE (AMPIEZZA DELLE AULE E NUMERO DI TAVOLI), DIDATTICHE (ORE DEDICATE A CIASCUN GRUPPO). NON CI SARANNO DEROGHE.

AUDITORIUM SANTA MARTA 28 giugno–8 luglio ore 17:00 In sinergia con la Regione Veneto, celebriamo il decennale dei workshop dedicandolo al territorio. Lo abbiamo fatto con i temi ma anche con le conferenze che avranno un unico tema, Urban regeneration, che sarà declinato di volta in volta, sulla base delle esperienze dei relatori.

soprattutto per il giorno della mostra finale! STAMPE La Facoltà mette a disposizione un budget da utilizzare presso il centro plottaggi e stampe che si trova all’interno dell’ex convento delle Terese. Dalla seconda settimana dei WS ciascun docente e/o relativi collaboratori potranno ritirare presso la stanza dell’organizzazione (piano terra Santa Marta) un foglio di credito nominale. Si ricorda che questo contributo è inteso per la mostra finale. PLASTICI La Facoltà mette a disposizione dei materiali di cartoleria (fogli 100X70 cm in carton legno e carton sandwich da 1/2/3 mm). A partire da mercoledì 6 luglio, ciascun docente e/o relativi collaboratori potranno far ritirare presso la stanza dell’organizzazione i materiali. Scambi di materiali potranno avvenire solo se concordati tra i laboratori e coordinati dagli interessati. Si ricorda che questo contributo è inteso per la mostra finale.

30 giugno Rascovsky/Elasticospa 1 luglio Mutschlechner/Marini 4 luglio Spadoni/Patestos 5 luglio Navarra/Galantino 6 luglio Schneider/Lovero 7 luglio Chun/Deganello 8 luglio Mazzanti/Carnevale

WAVe numero 0  

W.A.VE. Workshop di progettazione architettonica dell'università Iuav di Venezia

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