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1째 Torneo 4 Helmets Mediterranean Cup

WARRIORSBologna Team Organizzante


Immagini in Blu «Sono stato nazionale di sci». Tre generazioni, ormai, hanno riso alla sparata di un Ugo Fantozzi seduto nel sedile posteriore di un’auto scoperta durante una gelida gita in montagna e preso, come ricorda il libro, da “allucinazioni competitive” nel sentir elogiare un rivale in amore. Peccato che il ragionier Fantozzi Ugo mentisse: non avrebbe avuto lo straccio di una prova se gli avessero chiesto di dimostrare quel suo lontano e fantomatico passato agonistico. E quando fu messo sotto esame, nella finzione cinematografica, fallì grossolanamente. Chi gioca a football invece una prova ce l’ha; e chi ha vestito la maglia del Blue Team nel torneo 4 Helmets di Bologna del luglio 2010 non ha bisogno di sparate. E’ tutto vero, è tutto in questo libro, nato dalla generosità di Giulio Busi e Manuela Pellegrini, in rigoroso e non cavalleresco ordine alfabetico: fotografi ma non solo, appassionati ma non solo, costruttori di un futuro, ma non solo. Per impegno e amore verso il football sarebbero da inserire nel roster del Blue Team, ma non si può. La maglia azzurra possono del resto indossarla in pochi, e non paia un paradosso considerando invece che il roster è molto numeroso: in pochi, ed è giusto che il ricordo dell’esperienza sia concreto e cartaceo, persino in un mondo che allo snap del nuovo secolo si è staccato dalla linea, ha piantato il piede e tagliato internamente di 90° per ricevere il pallone del progresso tecnologico, lasciandosi dietro pratiche antiche come il libro per abbracciare i benemeriti riti del web. E allora avanti con i ricordi da sfogliare, che non sono però carta morta, come sa chiunque abbia messo piede in un campo da football: tutti gli sport creano legami che non finiscono mai, ma la fratellanza che nasce nel football è fatta di una sostanza più concreta, duratura, solida. Non è l’argilla che alcuni si trovano nei tacchetti dopo avere calcato i campi che certe amministrazioni comunali, spesso prigioniere di pregiudizi e ideologie, destinano al nostro sport solo se supplicate, non è il sassolino che ti si pianta nell’avambraccio in certi angoli di sport dimenticato, non è il fango che a marzo ti si incolla indosso quando hai finito l’allenamento o la partita. E’ qualcosa che non si esaurisce, anche se è selettiva: non tutti restano amici o sodali, ma quelli che lo fanno non si stancheranno mai di ricordare i vecchi tempi, quel coach che urlava troppo, quello che si riteneva uno scienziato incompreso, quello che durante un timeout disegnava dal nulla la variazione decisiva al solito schema, quella doccia che non funzionava, quel blocco che spiaccica il difensore e quel blocco che manda a pancia in giù chi tenta di effettuarlo, quell’avversario che vuoi dimenticare e quello cui dopo la partita vorresti dare un ramo d’Olivo, anzi ulivo. Le trasferte con l’autista allegro e quelle con gli spogliatoi del calcio dove bisogna cambiarsi venti alla volta, i saluti alle mamme e i panini con la stagnola delle zie, l’arbitro sovrappeso e quello con le calze dell’Italian Super Bowl alla semifinale, il vecchietto che ti chiede se giochi al “rugby americano” e quello che va a casa a prendere il nipote per fargli vedere quella gente che sembra così strana ed è così normale, vittima involontaria di un paradosso che travolge anche chi, nel mondo dell’informazione appassionata, deve spiegare che il football non è uno sport per pochi e in contemporanea celebrare l’eccezionalità di chi lo pratica, e ancor più di chi lo fa con un’eccellenza tale da meritarsi una maglia del Blue Team. In due parole, il football è una grossa fetta della vita di chi compare in questo libro e di chi lo sta sfogliando, e pazienza se troveremo sempre qualcuno che dirà che ci sono cose più importanti. Ma davvero?

Roberto Gotta


Manuela Pellegrini mapel77@hotmail.com

Giulio Busi Giulio@entropy.it


Un'estate in Blu  

1° torneo 4 Helmets 2010

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1° torneo 4 Helmets 2010