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Restauro sintesi •

Scuola romana  Paolo Facelli  Paolo Marconi  Gianfranco Spagnesi Cimbolli  Renato Bonelli  Cesare Brandi

La scuola romana formata da personaggi diversi fra loro (scuola non unitaria) dove ci sono pensieri divergenti e differenziati Paolo Facelli

(Il suo pensiero sul restauro e legato a quello di Cesare Brandi)

Definizione di restauro. o

Il restauro vuol dire tramandare al futuro ciò che, in positivo o in negativo – nei suoi valori e disvalori – si ritiene comunque significante del passato. Nel contempo, un tale intervento rappresenta il momento metodologico del potenziale, vivido riconoscimento, in mediam rem, dell’ oggetto-contesto storico ed eventualmente estetico.

Punti focali 1. Tramandare l’oggetto al futuro. 2. Positivo, negativo non da giudizi sul valore che tramanderà. 3. Non tramandare tutto ma solo le cose che si ritingono significanti. 4. Il riconoscimento, e gli oggetti da tramandare vengono scelti dalla collettività e non dal singolo, (si tramanda solo quello che interessa alla collettività), cosi si crea un alibi se qualcuno le dice che non ha salvato degli oggetti. 5. Introduce il potenziale vivido del riconoscimento, per Cesare Brandi questo costituisce già un operazione di restauro. Paolo Marconi Definizione di restauro. o

Restaurare vuol dire operare su un'architettura o un contesto urbano al fine di conservarli a lungo, quando fossero degni d' essere apprezzati e goduti dai nostri discendenti. L'operatore deve far sì che I' oggetto del suo operare sia tramandato nelle migliori condizioni, anche ai fini della trasmissione dei significati che l'oggetto possiede.


Punti focali 1. Linea di pensiero differente da quello di Facelli. 2. E’ un grande esperto nel capo della costruzione, ha scritto molto e ha eseguito molti restauri,(grande conoscitore dell’architettura e delle tecniche) 3. Negli anni 70 ha scritto dei manuali sul restauro come “la città castello” e “la città di Roma” 4. Manuali molto accurati con rilievi di case chiese,ecc, e tecniche costruttive (es come sono fatte fisicamente le volte, la disposizione dei mattoni), letti scientificamente sono molto interessanti. 5. Differenza tra manuale e trattato e che il trattato ha finalità di conoscenza, il manuale ha come finalità l’utilizzo pratico(da l’idea di giusto e sbagliato), quindi molto pericoloso utilizzarlo perché da un'unica soluzione per un problema, pero le architetture molte volte sono composizioni di particolari che non appartengono allo stesso schema. 6. Marconi afferma che restaurare vuol dire operare, svolgere una pratica su un’architettura all’interno di un contesto urbano.(non definisce la parola restauro e non esce nemmeno dai confini urbani). 7. Conservarli a lungo, quando fossero degni di essere apprezzati e goduti dai nostri discendenti. Lui ha un solo pensiero sulla conservazione senza preoccuparsi quali oggetti potranno essere apprezzati dalla società nel futuro 8. Il restauro ha deve tramandare il significato che l’oggetto possiede (venerazione per l’oggetto e la forma originaria), “se ne frega di tutti gli usi che può aver avuto successivamente l’oggetto” Gianfranco Spagnesi Cimbolli (è uno storico) Definizione di restauro. o

Il restauro dello spazio fisico costruito esistente consiste nella definizione di una nuova fase del suo processo di trasformazione, conosciuto attraverso la "storia": un insieme di operazioni che sono condizionate dalla conservazione dell'autenticità documentaria di ogni singola fase riconosciuta del processo, sino a quella propria dell'attuale contemporaneità, in ragione della loro trasmissione al futuro.

Punti focali 1. Non tiene conto solo dei valori materiali dell’oggetto. 2. Il restauro e una trasformazione, lo storicizza ( lo porta sul piano delle trasformazioni passate. 3. Il monumento come documento, frutto di stratificazioni di trasformazioni continue, anche con stratificazioni di immaginari.( l’edificio può essere stato molte cose”casa, negozio,ospedale”). 4. Per compiere un restauro bisogna fare uno studio della storia per poter conoscere le trasformazioni e le stratificazioni che ha subito (porte, finestre, balconi messi o tolti, ecc..), per evitare di fare dei danni molto consistenti e inutili. 5. Per conoscere anche parzialmente l’oggetto su cui andremo a lavorare dobbiamo andare sul posto vedere il rapporto con il circostante, fare un rilievo, poi cercare la documentazione in archivio. Il rilievo mette in mostra i punti di debolezza, mentre la documentazione ci fa porre delle domade sull’edificio.


B. Paolo Torsello Definizione di restauro. (la definizione più sintetica, ma con una definizione più completa e larga) o

Il restauro è il sistema dei saperi e delle tecniche che ha per fine la tutela delle possibilità d'interpretare l’opera in quanto fonte di cultura, in modo che sia conservata e attualizzata come origine permanente di interrogazione e di trasformazione dei linguaggi che da essa apprendiamo.

Punti focali 1. Restauro un sistema di saperi e tecniche, è una disciplina che appartiene al mondo della teoria, ma ha bisogno anche di avere una conoscenza pratica. 2. Il restauro deve mantenere ”tutelare”, e ha per obiettivo di lasciare libera interpretazione dell’oggetto con diversi punti di vista, che può essere concepita (i punti di vista possono essere di tipo culturale o di epoca,ecc..) 3. L’intervento tende ad attualizzare ma anche di mantenere degli interrogativi: Se elimino gli elementi dissonanti dell’edificio, se guardo l’edificio non mi pongo più delle domande. 4. L’edificio deve porre delle domande per interagire con chi lo guarda, se no e passivo, morto. 5. Per operare un restauro bisogna avere un bagaglio di conoscenze che deriva dallo studio delle architetture (in generale, non solo di una specifica epoca o tipologia) delle loro peculiarità, dei problemi, ecc. Più questo bagaglio è grande abbiamo in mano più possibilità di intervenire e di riuscire a vedere l’edificio con più punti di vista e risolvere facilmente le problematiche. Secondo la prof. Ocelli Definizione di restauro. o Restaurare significa conservare la pluralità dei significati e degli apporti materiali stratificatisi nel tempo, agendo attraverso un progetto, consapevolmente parziale, che consenta di attualizzare I' oggetto del nostro agire (sia esso architettura o territorio) mediante la lettura di una o più delle sue identità, delle sue singolarità, aggiungendo nuovi apporti, ma senza cancellare tutte le altre identità comunque presenti, garantendo quindi la possibilità di ulteriori future metamorfosi dell'oggetto. Punti focali 1. Conservare la pluralità dell’oggetto, tutti gli aspetti che lo caratterizzano. 2. Gli apporti materiali che sono avvenuti dopo la costruzione dell’oggetto vanno a aggiungere significati. 3. Il progetto deve essere imparziale, una modifica nella vita del nostro oggetto. 4. Attualizzare l’oggetto significa leggere studiare l’opera in tutti i modi possibili con più opinioni per cercare di trovare in maggior numero di identità. 5. Negli apporti che andremo ad aggiungere si sa già che si andranno a perdere alcune sue identità, e dobbiamo esserne ben coscienti, non si può fare un operazione senza trasformare. 6. È importante garantire la possibilità di ulteriori metamorfosi. 7. Non ci sono solo interventi puntuali, ma ogni intervento a suo modo andrà a modificare l’intero edificio


Qual è il significato del restauro? Personaggi che hanno risposto a tale domanda. Il pensiero è una cosa importante; una delle domande che ci poniamo e perché si fa il restauro? Il libro “cos’è il restauro” è la risposta alla definizione del restauro dei vari personaggi. Il libro può anche essere letto al contrario, perché è in ordine cronologico da Violet-le-Duc fino ai giorni di oggi.


Paolo Fancelli è romano, importante è il suo contributo con la riflessione sul restauro con la Scuola Romana. Il restauro per lui è tramandare al futuro. La scuola romana è una scuola un po’ complicata, è una scuola che origina da alcuni personaggi come Renato Bonelli e Cesare Brandi. Due personaggi un po’ diversi tra di loro, originano una scuola non unitaria, dove sotto sotto ci sono dei pensieri divergenti e differenziati. Paolo è legato al pensiero di Cesare Brandi, come si capisce anche della definizione che ci da sul restauro. Tramandare al futuro, cioè un’operazione di consegna al futuro. Positivo e negativo, cioè non utilizzo giudizi di valore. Significato del passato richiede un’operazione di selezione, non vuol dire tutto, ma solo ciò che si ritiene significante per il passato. Questa definizione prevede una selezione collettiva, cioè tanti parlano di selezione ma qui lui parla di una selezione che ha origine dalla collettività. È la collettività, non il singolo restauratore, che riconosce gli oggetti significanti o insignificanti per essa. Questa operazione serve per togliere l’arbitrarietà della scelta, e diventa anche un alibi. La società crescendo aumenta i suoi oggetti significativi, come ad esempio le industrie, che adesso sono importanti mentre prima non lo erano. Ma questo non impedisce di eliminare delle selezioni, cioè delle scelte. Con l’intervento di restauro, ho fatto un’operazione di riconoscimento: ho riconosciuto l’oggetto e il contesto storico. Se io non riconosco l’oggetto vuol dire che non lo vedo. Ad esempio, a nessuno veniva in mente che cosa fare con i muri di una fabbrica in dismissione, se rimetterla a posto, come utilizzarla, cosa si


pensa di questo luogo, etc. Ciò significa che nessuno vedeva quell’oggetto, lo riconosceva e gli dava un valore. Il riconoscimento nel pensiero di Brandi costituisce già l’operazione di restauro. Per Brandi restaurare vuol dire riconoscere l’oggetto. quindi il momento metodologico è un’operazione di riconoscimento. fancelli introduce questo momento, cioè il momento metodologico del potenziale vivido del riconoscimento.

Paolo Marconi, sempre della scuola romana, ha un pensiero diverso da quello di Paolo Fancelli, lui è un mondo a parte, è un tipo di un certo temperamento, ha scritto molto e ha fatto tanti lavori di restauro. È un grande esperto nel campo della costruzione, un conoscitore dell’architettura, un conoscitore delle tecniche, ma anche il padre di quei volumi nati sulla fine degli anni ’70, come i manuali della città castello, della città di Roma etc., la manualistica di supporto al restauro. Questa manualistica di operazione ha degli aspetti interessanti e molto pericolosi. Il manuale non è un trattato. Le finalità del trattato e del manuale sono ben differenti. Il trattato è una raccolta di esempi che ha la finalità di conoscenza. Il manuale è una raccolta di esempi che ha come finalità l’utilizzo e la consultazione al momento dell’atto pratico. Questi manuali erano degli oggetti che letti scientificamente potevano essere interessanti. Il manuale della città del castello ha dato inizio a questa editoria, è stato fatto sul campo, quindi nella città dagli architetti che hanno rilevato con grande attenzione le case, le abitazioni, le chiese etc., facendo dei rilievi molto precisi dal punto di vista geometrico e delle tecniche costruttive. Ad esempio le volte come sono fatte, come sono messi questi mattoni. Questi manuali riportano tutte queste indagini fatte su dei campioni della città.


Quindi il manuale si costruisce già da subito sottolineando che cosa è giusto e che cosa è sbagliato. Il manuale serve al restauratore per fare gli interventi nella città di castello. Ad esempio, come restaurare queste architetture delle volte medievali. Ma cosa succede se trovo un particolare di architettura che non c’è nel manuale? quindi è un po’ pericoloso affidarsi unicamente a questi manuali. Paolo Marconi dice che restaurare vuol dire operare, quindi non definisce il restauro, che è un fare e una operazione, una pratica su di una architettura di un contesto urbano, non esce nemmeno dai confini del contesto urbano. Conservarli a lungo, quando fossero degni d’essere apprezzati e goduti dai nostri discendenti qui è un’operazione più pericolosa, perché non posso sapere il futuro e quindi quali oggetti possono essere appezzati e goduti dai miei discendenti. È come dire di avere delle certezze su cosa sarà significante nel futuro. È una posizione diversa, Marconi non ha dubbi. Marconi sa dove vuole andare e vuole portare tutti quelli che verranno. Significati che l’oggetto possiede, l’oggetto contiene dei significati, quindi lui dice che l’operatore deve tramandare nelle miglior condizioni il significato dell’oggetto. È una venerazione per l’oggetto nella sua forma originaria. Quindi il restauro ha il fine di tramandare il significato che l’oggetto che possiede.


Gianfranco Spagnesi Cimbolli, anche lui romano, storico del architettura. Spazio fisico costruito esistente, non tiene conto dei valori materiali, ma ha un ampio raggio. Processo di trasformazione, quindi lui dice che il restauro è una trasformazione, e come se storicizzasse questo intervento. Conosciuto attraverso la “storia”, cioè come conosco questo oggetto, questa trasformazione? attraverso lo studio della storia. L’obiettivo del restauro è di nuovo la trasmissione al futuro, attraverso l’operazione di conservazione dell’autenticità documentaria di quell’oggetto: ”il monumento è un documento”. Cimbolli rilegge il monumento come un documento, frutto di trasformazioni continue, e queste trasformazioni sono tutte interessanti. Il restauratore deve conoscere la progettualità di questo progetto. In altre parole, deve sapere quante e quali trasformazioni ha avuto l’oggetto. Ad esempio, un edificio pubblico può avere subito tante trasformazioni, può essere stato trasformato in un convegno, in una caserma, poi di nuovo in un edificio pubblico, poi una scuola un municipio etc.: quindi l’edificio è stato molte cose. Essere stato molte cose, significa che all’interno dell’edificio si sono stratificati degli immaginari, delle figure diverse di volta in volta. Questo stratificarsi non è solo teorico, ma diventa un’operazione reale sul costruito. Ad esempio, chiuse finestre, spostate porte, comparsi oppure scomparsi balconi etc. Le considerazioni su queste stratificazioni ci permettono anche di prendere delle decisioni che non procurino un nuovo stravolgimento all’edificio. Se io non so niente di questo edificio e arrivo con il mio nuovo progetto e funziona, faccio dei danni molto consistenti e anche inutili, e stupidi. Il passaggio attraverso la storia del progetto è da conservare come un insieme di identità che l’oggetto possiede. L’operazione della conoscenza dell’oggetto che passa attraverso la storia etc. fa parte di una fase importante del restauro . Conoscere l’oggetto, (anche parzialmente) relativamente, ad esempio, ad una finalità al progetto, costituisce la base di qualsiasi restauro. Per fare questo devo fare alcune operazioni, come occuparmi del rilievo, della comunicazione che avviene sull’oggetto (andare sul posto, vedere dal vivo l’oggetto, prendere una misura, etc. fa sempre bene, per conoscere meglio l’oggetto da vicino). Un altro aspetto è anche quello di occuparsi dell’indagine dell’oggetto in archivio. Sono due cose che devono viaggiare insieme. Il rilievo mette in evidenza alcuni punti di debolezza di questa struttura, ma anche la documentazione è importante, in quanto si aprono nuove questioni e poi si va a cercare in archivio la risposta a queste domande. Possiamo ottenere in questo modo delle risposte sulla salute dell’edificio. Paolo Torsello Ha un ruolo nel restauro molto completo. Ha detto una definizione molto sintetica però è anche quella più completa e più larga.


Secondo Torsello il restauro è il sistema dei saperi e delle tecniche, cioè un sapere, una disciplina e una teoria; appartiene al mondo delle teoria ma è anche una tecnica (cioè la conoscenza pratica). Ha per fine la tutela delle possibilità di interpretare l’opera in quanto fonte di cultura. Tutelare vuol dire mantenere. Cioè l’opera è interpretabile, l’interpretazione dell’opera dipende da una seria di fattori legati alla cultura di chi legge quell’Opera. Nei secoli gli oggetti sono stati guardati con occhi diversi, ad esempio nell’800 guardavano al barocco in modo differente rispetto al ‘900. Quindi ogni momento storico guarda agli oggetti in modo diverso, li interpreta e li legge in modo diverso. L’obiettivo di Torsello è la possibilità di interpretare un oggetto oggi, nel futuro, per sempre, a seconda della cultura del momento che si troverà davanti a quell’oggetto. L’opera deve essere conservata ma anche attualizzata come origine permanente di interrogazione, ad esempio se io faccio un’operazione di restauro su un progetto, elimino tutti gli elementi dissonanti che raccontano storie diverse accadute su quell’oggetto; renderò l’oggetto non più un oggetto che mi pone delle domande. L’oggetto sarà come semplificato, tranquillo, del quale io penserò che sia ben tenuto e ben conservato e nient’altro. Avrò eliminato ciò che per Torsello è importante, cioè conservare l’origine permanente di interrogazione, cioè che mi permette di pormi delle domande, delle questioni. Ciò significa che il mio restauro non da nessuna risposta, non definisce la Storia di quell’oggetto, la storia giusta di quell’oggetto. Torsello dice che la storia giusta di quell’oggetto non c’è, ma ci sono solo delle domande, quindi sono queste che devo conservare, devo consentire che questo oggetto continui ad essere vivo. Il mio intervento di restauro consente all’edificio di vivere, ma per vivere ha bisogno di interpellarsi con chi lo guarda. Se l’edificio non interagisce con me e non pone delle domande è morto, non lo vedo più, mi resta indifferente. Un oggetto che non vive e che non si fa vedere è un oggetto indifferente come tutti gli oggetti che non vediamo, perché non diamo loro alcuna importanza. L’oggetto in architettura, per Torsello, non è passivo rispetto al nostro fare in architettura. Gli oggetti della storia si studiano per progettare, lo studio della storia deve essere visto dagli architetti come la costruzione di un armadio, con la memoria dell’architettura, della creatività. Tutti i grandi architetti utilizzano per i propri progetti altre architetture, a questo serve l’armadio culturale.


Inevitabilmente lo studio della storia dev’essere visto come la costruzione di un armadio (il più grande possibile) per conservare la memoria dell'architettura. Come faccio a fare un’architettura nuova? Nel caso di Michelangelo, Santa Maria degli Angeli alle terme di Diocleziano, egli ha battuto la concorrenza avendo lo stesso materiale, essendo un concorso, perché ha in mente la chiesa, ha un’idea corretta. Michelangelo ha vinto il concorso organizzando lo spazio interno fregandosene delle dimensioni atipiche dell'interno (più larga che lunga) e organizzando lo spazio grazie alle colonne, in modo che fosse una Chiesa. E vince il concorso grazie ad una forma canonica di Chiesa che però interagisce con la vecchia architettura, ribaltando la gerarchia assiale, attraverso un’operazione originale. Questo è stato possibile grazie ad un repertorio di chiese e di architetture classiche romane che lui aveva già studiato e rilevato, che gli hanno permesso di capire il funzionamento di questo tipo di spazio. Ciò non sarebbe stato possibile se non avesse avuto un grande “armadio” di progetti. Studiare l’architettura non serve solo per fare il restauro. Si considera il restauro come un elemento settoriale, quando invece è un progetto a tutti gli effetti e si prepara attraverso lo studio delle architetture in generale.

Definizione del restauro della nostra docente:


Conservare la pluralità, l’oggetto non è singolo ma è tante cose, un potenziale di tante cose. Apporti materiali, gli oggetti cambiano significato sia nel tempo ma anche nella materia, ad esempio attraverso semplici aggiunte che modificano completamente gli oggetti. L’azione è un progetto di architettura, un progetto che sa di essere imparziale (il nostro progetto è solo una proposta nella storia di questo nostro oggetto). Attualizzare l’oggetto significa togliere dal quello stato di dimenticanza gli oggetti. Attualizzare l’oggetto vuol dire che c’è. Prenderlo da quel luogo dove il progetto è stato lasciato e renderlo oggetto della mia riflessione, del mio progetto. Prima l’oggetto stava lì, adesso sta qui sul tavolo e lo guardiamo tutti assieme. Un’ulteriore operazione è quella di leggere e comprendere una o più delle sue identità (fisiche, materiali e anche immateriali). Complesso e non complicato. Il complesso non mi da nessuna soluzione a differenza del complicato. Il restauro è che più indago e più ottengo e non si finisce. Gli architetti indagano sempre lo stesso problema, sempre le stesse questioni. Gli oggetti hanno molteplici identità, non riuscirò mai a contarle tutte per questo motivo il mio progetto deve essere attento e salvaguardare le possibilità di queste molteplici identità. Aggiungendo nuovi apporti, se prendiamo degli oggetti da lì e li porto qui, è perché ci servono, perché ne abbiamo bisogno per molteplici aspetti e dobbiamo agire su questi oggetti senza paura. Sappiamo già pero che non sarà così, sappiamo già che perderò alcune delle sue identità, ma si dovrebbe cercar di tenere il più possibile integro. Sappiamo già che l’oggetto non rimarrà intatto e immutato, è impossibile fare un operazione senza trasformare. È importante garantire le ulteriori metamorfosi dell’oggetto, perché noi pensiamo che i nostri interventi possano essere degli interventi puntuali (ad esempio mettiamo solo un ascensore e solo due pianerottoli), ma in realtà richiamano tutto l’organismo nel suo complesso (ad esempio se faccio la scale allora vuol dire


che mi occupo anche della distribuzione del ballatoio). Anche se è un punto periferico dell’organismo, alla fine bisogna fare i conti con tutto l’organismo. Quindi l’edificio subisce sempre delle metamorfosi, delle trasformazioni, anche se l’intervento è piccolo , quindi non esistono alibi. Il restauro non è un’operazione di consolidamento. Ci si occupa di restauro perché si ama l’architettura, solo in questo caso ci si può occupare di restauro e quindi allo stesso modo di progetto. La storia non esiste nell’architettura ma la storia è dentro l’architettura. L’architettura cambia significato ma continua ad essere sempre la stessa cosa.


Lezione 3