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COPIA OMAGGIO PENSARE GLOBALE, AGIRE LOCALE

MARZO 2017

TRIMESTRALE - Anno 1 Marzo 2017- n° 01

Il cambiamento, una scelta necessaria di Graziano Consiglieri

Mai come in questo periodo, nelle menti di noi comuni mortali, si aggira con crescente frequenza, come uno spettro o una speranza, una parola che, comunque la si guardi, non lascia tranquilli. Questa parola, che arriva a turbare stabilità e abitudini, che scuote le certezze e genera inquietudine o aspettative, è anche una parola che ci fa uscire dalla consueta routine, che ci apre nuovi orizzonti, che stimola la creatività, che crea nuove opportunità. Questa parola è “cambiamento”. Se il cambiamento viene a mancare, il corpo e la mente non crescono, non si evolvono; senza di esso saremmo rimasti bambini o adolescenti oppure ci troveremmo ancora in situazioni difficili o infelici dalle quali, invece, siamo riusciti a riemergere. Di più: se non seguissimo questa maturazione non si avviereb-

be solo un periodo di stasi ma una vera involuzione. Troppo spesso, però, si confonde il cambiamento con una rincorsa affannosa a tutto quanto viene bollato con il termine generico di “progresso” ma che spesso, come capita sempre più di vedere ad esempio in agricoltura, non è un progredire verso il meglio ma verso le situazioni di comodo, senza curarsi del fatto che tante soluzioni a buon mercato portano poi a pagare conti assai salati. Sovente queste “mutazioni” hanno fatto rigettare quanto poteva essere più faticoso ma anche più rispondente ai percorsi naturali, nella vita, nell’alimentazione, nella cura del corpo, della mente e dello spirito. Si è cercato il tutto e subito, dimenticando la pazienza del contadino, i cicli delle stagioni, i percorsi dello spirito, dimenticando cioè

l’aspetto essenziale del cambiamento: i suoi tempi, la fatica, il rispetto della natura, sia essa umana o circostante. Spesso si pensa al recupero delle tradizioni e della sostenibilità umana ed ambientale come a un ritorno al passato, all’incapacità di “stare al passo con i tempi”. In realtà, il cambiamento comporta anche il recupero di quanto il passato ci può trasmettere di positivo, aggiungendo ciò che di meglio siamo riusciti ad ottenere in secoli di crescita umana. Non buttare via il passato, non rinnegare quanto di positivo c’è stato nella crescita. È un cambiamento globale, quello che si prospetta e che questo periodico trimestrale vuole provare a seguire e raccontare, ma quella da condurre è principalmente una sfida personale. Non esiste cambiamento nel proprio mondo se la persona

non cambia e, parimenti, se la persona cambia, tutto il mondo cambia con lei. Se si vuole operare nel mondo, occorre iniziare dal proprio ambito: è il più vicino, anche se spesso non il più semplice. Giova però ricordare due frasi note di Lao Tse: “Anche un viaggio di mille miglia inizia con un passo” e “Quello

che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo lo chiama farfalla”. Per cambiare occorre però il coraggio di uscire dalla propria “zona di comodo” e di rischiare. Occorre vincere la paura, avvicinarsi al precipizio della propria vita, spiegare le ali, fare un passo avanti e iniziare a volare.

Le Terre di Confine e un impegno concreto Sei aziende, attive in ambito agricolo, turistico-ricettivo e dell’economia “verde”, impegnate nella costruzione di un cambiamento sociale, economico, lavorativo e strutturale, fondato su criteri di responsabilità ambientale, sociale e di contrasto alle profonde diseguaglianze esistenti. Questa è “Le Terre di Confine”, una rete di imprese che intendono collaborare, scambiarsi informazioni e conoscenze, esercitare attività in comune, sperimentare e fare ricerca. L’obiettivo comune è quello di promuovere un rilancio esteso e profondo dei territori di riferimento della Rete, che sono le valli Bevera, Roja e Nervia e tutti i comuni liguri confinanti con la Francia (Ventimiglia, Olivetta San Michele, Airole, Dolceacqua, Rocchetta Nervina, Pigna e Triora). La via tramite cui si ricerca questo nuovo slancio per zone per troppo tempo marginali passa attraverso l’aumento della produzione

agricola locale e il turismo, il presidio del territorio, la promozione dell’efficienza energetica a basso impatto ambientale e la promozione della ricerca. Ogni attività della rete è improntata alla massima attenzione alla piena sostenibilità etica, sociale, economica e ambientale. Con il progetto di Vivere Sostenibile Liguria Ponente questo desiderio di rilancio in ambito “verde” si estende all’attività di editore e, soprattutto, si rivolge a un panorama assai più ampio e variegato, che abbraccia le province di Imperia e di Savona. La volontà è quella di suscitare domande, fornire stimoli e cercare sinergie importanti, perché è solo collaborando che si può riuscire a rendere fattivi e tangibili quegli ideali che muovono il lavoro, nostro e di tutti coloro che in quegli stessi valori si identificano ed operano.


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Riservato alle aziende, ai professionisti, alle associazioni e le cooperative che svolgano attività, corsi, iniziative o che producano o commercializzino prodotti o che realizzino servizi nell’ambito della sostenibilità ambientale, sociale e del benessere della persona e degli animali.

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Sarai punto di distribuzione esclusivo della rivista più letta nel mondo della sostenibilità; i lettori di Vivere Sostenibile frequenteranno la tua attività, per ritirare la loro copia omaggio. Pubblicazione gratuita di due articoli redazionali all’anno. Avrai la possibilità di distribuire i tuoi dépliant, brochure e materiale promo-commerciale in genere, nelle feste, fiere ed eventi organizzate o partecipate da Vivere Sostenibile. Avrai un link attivo al tuo sito o pagina fb nella nostra pagina web dei punti di distribuzione. Prezzi convenzionati e sconti riservati per l’acquisto di spazi pubblicitari e degli altri servizi di Vivere Sostenibile. Grazie alla distribuzione di Vivere Sostenibile nelle principali fiere ed eventi del Nord Italia legate al mondo “green”, la tua attività sarà visibile in una vastissima area e potrai venire a contatto con esperienze analoghe e complementari con le quali avviare collaborazioni e sostegno reciproco.

Entro il 30-04-2017 il prezzo di adesione annuale sarà ridotto a € 210 + iva (invece di 300 + iva). Per aderire invia ORA una mail a vs.liguriaponente@gmail.com con il tuo nome, la tua ragione sociale e il tuo recapito telefonico. Ti chiameremo per definire la tua adesione

SOMMARIO

c/o Casa Famiglia Spes Frazione Varase – 18039 Ventimiglia (IM) Tel. 333.2866166 REDAZIONE: www.liguriaponente.viveresostenibile.net

Direttore Responsabile Graziano Consiglieri

Capo Redazione Laura Sbruzzi

graziano.consiglieri@libero.it

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Le Terre di Confine Agricoltura Essere Vegani Benessere Corpo Mente

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Vita Sociale Arti Creative Trekking SosteniAMOci SosteniAMOcinema Lavoro Sostenibile Eventi

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la.sbruzzi@gmail.com

Le Terre di Confine è iscritta alla camera di Commercio di Imperia Numero REA: IM-142838 Registrazione Tribunale di Imperia Num. Reg. Stampa 1/2017 - Num. R. G. 315/2017 Grafica e impaginazione:

Stampa:

I.T.S. Via Abate Bertone 14 13881 Cavaglià (BL)

Lei Garcia – Ventimiglia (IM)

Redazione:

Salita al Forno 3 – 18039 Ventimiglia (IM) Tel. 333/2866166 www.leterrediconfine.com e mail: vs.liguriaponente@gmail.com Informativa ai sensi dell’Art. 13 del D.lgs. 196/2003 sul trattamento dei dati personali Le Terre di Confine – Titolare del trattamento – ha estratto i suoi dati personali dall’archivio abbonati elenchi telefonici e da altre banche dati proprie e acquistate da terzi. I dati, di cui non è prevista la diffusione, sono trattati con procedure automatizzate e manuali solo dai dipendenti incaricati del trattamento, per fini promozionali e commerciali. Tali dati possono essere comunicati, in Italia e all’estero, ad aziende o professionisti che li richiedono a Le Terre di Confine per le stesse finalità. Potrà rivolgersi a Le Terre di Confine c/o Casa famiglia Spes, Frazione Varase – 18039 Ventimiglia – IM per avere piena informazione di quanto dichiarato, per esercitare i diritti dell’Art. 7 del D.lgs. 196/2003, e perciò consultare, modificare e cancellare i dati od opporsi al loro utilizzo nonché per conoscere l’elenco dei responsabili del trattamento.

Tutti i marchi sono registrati dai rispettivi proprietari Vivere Sostenibile offre esclusivamente un servizio, non riceve tangenti, non effettua commerci, non è responsabile della qualità, veridicità, provenienza delle inserzioni. La redazione si riserva, a suo insindacabile giudizio, di rifiutare un’inserzione. L’editore non risponde di perdite causate dalla non pubblicazione dell’inserzione. Gli inserzionisti sono responsabili di quanto da essi dichiarato nelle inserzioni. Vivere Sostenibile si riserva il diritto di rimandare all’uscita successiva gli annunci per mancanza di spazi e declina ogni responsabilità sulla provenienza e la veridicità degli annunci stessi.

Copia a distribuzione gratuita – Valore copia € 0,10 – Chiuso in tipografia il 15 marzo 2017

Un network in crescita, al servizio della sostenibilità Vivere Sostenibile è un network di piccoli editori indipendenti impegnati nella trasmissione e diffusione di valori legati a un nuovo e rispettoso modo di intendere la vita sociale ed economica, il lavoro e la tutela dell’ambiente in tutte le declinazioni possibili, che vanno dall’agricoltura al turismo, dal benessere e dalla salute della persona alla salvaguardia dei patrimoni naturali ed animali, dall’associazionismo all’alimentazione, agli eventi. Presente ormai in 23 diverse province, con 10 edizioni, Vivere Sostenibile è il periodico con la maggiore diffusione e sta progressivamente diventando il media partner di molti dei principali appuntamenti noti nell’ambiente della sostenibilità, come nel caso degli eventi di Milano, Umbria e Trento di “Fa’ la cosa giusta!”. Mentre altre nuove zone stanno esprimendo la volontà di aderire al network, con questo numero si affaccia sul panorama anche il Ponente Ligure, in un trimestrale che uscirà all’inizio dei mesi di marzo, giugno, settembre e dicembre e che vuole essere l’espressione dell’impegno delle province di Imperia e Savona. Nell’ottica di un gruppo che sta crescendo e si sta esprimendo con sempre maggiore autorevolezza, senza però perdere quel carattere umile, fattivo e creativo che lo contraddistingue sin dalla sua nascita tre anni fa, l’edizione Vivere Sostenibile Liguria Ponente si propone come obiettivo quello di far emergere, diffondere e valorizzare il lavoro, spesso oscuro ma sempre prezioso, di tante aziende, anche piccole, di imprenditori, di associazioni e di Enti pubblici che hanno a cuore e si impegnano in una dimensione difficile, contraria alle modalità e alle spinte abituali di un sistema improntato al consumo, ma anche su una strada che, ogni giorno di più, sa essere ricca di soddisfazioni, di piccole e grandi vittorie e conquiste, con la chiara convinzione che ogni piccolo passo intrapreso nella ricerca della sostenibilità è, in realtà, un grande gesto di amore per il mondo.

HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Andrea Alborno Renata Balducci Luca Beschi Lucilla Borio Graziella Bosco

Vivere Sostenibile Liguria Ponente

fa parte di VS Network

NETWORK

Massimo Candela Gianni Cappelletti Andrea Cavallini Silvia Ciuffardi Fabrizio Daldi

Marco Damele Roberta Fusco Floriana Lupano Matteo Lupi Giovanni Novello

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Debora Roggeri Luciana Rondelli Diego Rossi Francesca Simondi Laura Sbruzzi

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LE TERRE DI CONFINE

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La primavera inizia a Torri Superiore con il Festival “Il Risveglio della Terra” di Graziano Consiglieri Con l’arrivo, si spera precoce, della bella stagione, tornano le rondini e, assieme ad esse, anche “Il Risveglio della Terra – 2° Festival di Primavera”. Dopo la prima edizione che si era tenuta all’inizio di aprile 2016, l’Ecovillaggio Torri Superiore e le associazioni Amici di Torri e Creatorri, infatti, replicano il fortunatissimo evento, previsto per il fine settimana del 24-26 marzo 2017, sempre all’Ecovillaggio, che rinnova così la sua fama di centro culturalmente e socialmente molto attivo. Nella prima edizione, nell’arco dei tre giorni, erano stati organizzati ben 17 diversi eventi. Questa volta, sulla scia del successo di pubblico, della maggiore esperienza e dell’accresciuto

interesse da parte di insegnanti, esperti ed artisti, il numero degli appuntamenti è lievitato fino a superare la ragguardevole cifra di 30, in un contesto nel quale avranno spazio cultura, arte, musica, benessere e salute, ma anche divertimento, gastronomia attività all’aria aperta. Il panorama dei tre intensi giorni spazia dalle materie olistiche (yoga e meditazione, yoga della risata, cromoterapia, teatro sensoriale, massaggi, reiki, mindfulness, danzamovimentoterapia), ai momenti ricreativi (danze occitane, mercatino, gara di torte), dalla musica al trekking, fino alle molte discipline artistiche, come nel caso degli stage di fotografia e di ceramica. Nel fitto calendario sono sta-

te inserite molte iniziative rivolte ai più piccoli, previste soprattutto venerdì 24, in collaborazione anche con le scuole cittadine: spazio quindi a land art, musica, yoga per bambini, attività ludiche, laboratori di ceramica. Motivo conduttore dell’edizione 2017 sarà il tema del “Labirinto”, che ispirerà i programmi dei singoli eventi e anche una conferenza in cui si parlerà dei labirinti nei giardini, nella storia e, soprat-

tutto, di quelli mentali. Non sarà trascurato l’aspetto gastronomico: come sempre, infatti, l’Ecovillaggio Torri Superiore, nell’arco dell’intero festival, sarà a disposizione per chi vuole soggiornare e attuerà un servizio ristorante a buffet, con possibilità di menù anche vegani e vegetariani. “Lo scorso anno – affermano gli organizzatori – si sono raggiunte complessivamente circa

seicento presenze. Quest’anno contiamo di superare ampiamente questo limite, anche in considerazione dell’offerta di molti più spazi per le famiglie e i bambini. Sono infatti molte le occasioni in cui ai principali eventi riservati a un pubblico adulto sono state affiancate attività rivolte ai bambini, in modo che tutta la famiglia possa avere la possibilità di seguire attività che incontrino gli interessi di ognuno”.


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AGRICOLTURA

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Per salvare le api mettere al bando i pesticidi

di Fabrizio Daldi

Si chiama Imidacloprid, ed è una sostanza chimica usata su quasi tutta la frutta e la verdura del mondo. Questo pesticida nicotinoide ha un effetto devastante anche sulle api e sugli altri insetti che, come i moscerini, svolgono un’opera essenziale nei processi di impollinazione. Davanti a una minaccia che grava sull’intero ecosistema mondiale, l’Europa ha già messo al bando i pesticidi api-killer; è ora il Canada che, tramite una consultazione pubblica, è in procinto di imporre il divieto di utilizzo della sostanza. Come prevedibile, però, i grandi brand dell’industria agrochimica non sono disposti a perdere un prodotto che vale miliardi. Tutti ci rendiamo conto del valore delle api sulla nostra Terra, ma è tutta la vita che Madre Natura ha sviluppato sul

nostro pianeta ad avere un suo perché, anche se magari non ne abbiamo presente il motivo. Nel caso si utilizzi un pesticida di sintesi come la molecola incriminata, che è comunque solo una su migliaia disponibili, oltre al parassita che si vuole combattere si uccidono indiscriminatamente una miriade di altri insetti, quasi tutti non patogeni, e si rovinano i delicati equilibri fra esseri viventi dati dalla biodiversità. Inoltre, questi preparati commerciali di sintesi, di derivazione petrolifera, hanno comunque un’azione fitotossica tale da indebolire la pianta. Questa sarà così maggiormente soggetta ad altri attacchi parassitari, magari anche fungini. L’Imidacloprid ha elevata persistenza nell’ambiente ed è, fra l’altro, un pesticida di sintesi di tipo “sistemico”. Con la sua

azione avvelena tutta la pianta, compresa la linfa al suo interno e, di conseguenza, il polline e il nettare dei fiori. È questo il motivo per cui le api, portando polline e nettare nell’alveare, sono condannate a morire: il pesticida funziona come un cavallo di Troia, risultando poi pericoloso anche per lombrichi e animali acquatici. Fare a meno dell’uso di pesticidi si può e, per l’agricoltore, è anche conveniente sotto tutti i punti di vista: economico, salutistico, ecologico e produttivo. L’importante è osservare e studiare il mondo che ci circonda (l’ecologia) e agire di conseguenza: nutrendo le piante attraverso l’humus, che incrementa la fertilità del terreno, si avranno piante sane che, in un terreno sano, difficilmente si ammaleranno.

A questo punto è facile mantenere quello che ad esempio Rudolf Steiner chiamava il “controllo” dei parassiti; controllo, appunto, non stermini, contrasto o uccisione. Le tecniche ed i prodotti naturali utilizzabili sono innumerevoli; basta avere la passione per ricercarli e studiarli e la pazienza per poi applicarli in modo corretto. Il 99% dell’agricoltura praticata, quella detta “convenzio-

nale”, fa ancora uso di pesticidi: perché? La risposta è semplice, e va cercata negli enormi interessi economici che derivano dalla produzione e vendita di questi veleni. Purtroppo mormai è chiaro come questi siano contrari agli interessi del genere umano e di Madre Terra. Rendersene conto tutti, dal produttore al consumatore, è un processo lungo, ma ogni lungo cammino è fatto anch’esso di piccoli passi.

Scuole e disabili, una felice isola sinergica di Gianni Cappelletti

Un’aiuola incolta, sul retro dell’edificio che da venti anni ospita la nostra associazione di disabili Spes di Ventimiglia e, l’estate scorsa, la perenne domanda su quale destinazione d’uso darle. Siccome le domande non rimangono senza risposta, è arrivata la telefonata con la quale Debora Roncari, insegnante delle limitrofe scuole medie, ci chiedeva, “guarda caso”, se la Spes avesse uno spazio verde inutilizzato da mettere a disposizione della scuola per un orto didattico. Proprio con Debora, nel 2010, fummo tra i fondatori dell’associazione “Ortinsieme” di Ventimiglia; la prima a promuovere, in provincia di Imperia, la creazione di un orto collettivo cogestito da un gruppo di volontari all’insegna dei principi di solidarietà, sinergia, rispetto delle persone e dell’ambiente. L’anno seguente iniziò l’avventura umana e professionale della nascente Coop Spes, sempre ispirata ai medesimi valori; in tale ambito, abbiamo sperimentato, con altre attività di laboratorio, anche la co-costruzione, con alcuni insegnanti di scuole materne ed elementari cittadine, di percorsi didattici volti a sviluppare il tema dell’integrazione a fianco a quelli dell’agricoltura sostenibile, dell’alimentazione sana e del consumo consapevole; percorsi all’interno dei quali proprio i sog-

getti tradizionalmente etichettati come particolarmente “fragili” (i disabili) potessero espletare il fondamentale ruolo di formatori e maestri di vita e di coraggio rispetto a un’altra categoria di “fragili” per antonomasia: i bambini ed i ragazzi in fase di preadolescenza. Così è stato naturale immaginare questa grande aiuola incolta come possibilità di condivisione di spazio e tempo in cui sviluppare un modello che, come nella sinergia delle specie coltivate, mirasse alla costruzione di relazioni altrettanto virtuo-

se, nel quartiere, tra bambini/ ragazzi normodotati di differente grado di scolarizzazione e persone diversamente abili, educatori, formatori ed associazioni che già collaboravano sul tema dell’educazione ambientale. Tra i vantaggi immediati di questa “isola felix” c’era la possibilità di accesso continuativo, senza bisogno di autorizzazioni speciali, scuolabus o altri mezzi di trasporto. Bastava attraversare la strada e altrettanto facilmente, partendo da una bozza disegnata a tavolino si è passati alla realizzazione pratica, adat-

tata in corso d’opera alla situazione concreta. A sottendere il progetto era il concetto di permacultura, metodo di ricerca-azione che, sulla base di principi e strategie ecologiche, permette di progettare insediamenti agricoli simili agli ecosistemi naturali, e quindi in grado di svilupparsi, mantenersi e rinnovarsi con un basso impiego di energia. Gli interventi realizzati sono stati a costi vicini allo zero, privilegiando l’impiego di materiali di riuso e di manodopera volontaria. Gli elementi dell’impianto

prevedono ora uno spazio “aula all’aperto” realizzato tramite il riutilizzo di bancali in legno; un’aiuola con forma spirale, con un piccolo stagno e destinata alla coltivazione consociata di erbe aromatiche; un’aiuola cumulo tondeggiante destinata alla collezione ed esposizione delle erbe spontanee commestibili del territorio, e di alcune “erbe utili” per la concimazione naturale e infusi e macerati da impiegare nella lotta biologica a parassiti ed infestanti; aiuole a cumulo per l’orto vero e proprio; un cassone per la coltivazione delle patate in strati sovrapposti di paglia; una zona compost in cui convertire in concime le erbe infestanti e gli scarti; una casetta per attirare gli insetti utili; aiuole minori per ospitare varietà orticole “antiche” tipiche del territorio, tra cui la cipolla egiziana; l’impianto idrico, anch’esso a costo zero. In tutte le fasi dell’intervento (tutt’ora in corso di realizzazione) si è cercato di far interagire il più possibile i vari attori partecipanti nell’ambito di un approccio culturale complessivo che miri alla scoperta, valorizzazione e abbinamento sinergico delle risorse del territorio; ma anche allo scambio fondamentale delle esperienze e competenze oltreché alla costruzione di relazioni policentriche, virtuose e possibilmente durature.


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AGRICOLTURA

Vedere il mondo attraverso la permacultura

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La biodiversità oggi di Marco Damele

di Massimo Candela

Immaginate di trovarvi nel territorio a voi più caro, sia esso un ambiente agricolo, boschivo o metropolitano e di guardarvi intorno e godere del mondo che state osservando. Immaginate poi di fare una breve pausa, di guardarvi nuovamente intorno, e di pensare: “ciò che io vedo è soltanto quello che adesso conosco di tutte le cose che ho intorno”. Imparare quindi ad osservare. La permacultura è prima di tutto una chiave che aiuta a cogliere e interpretare la realtà che ci circonda. Per esempio, una chiave per leggere il territorio che a tante persone gli anni di vita cittadina non avevano trasmesso. È quindi in prima battuta un percorso di conoscenza. È poi una bussola che è di aiuto, in questi lunghi anni di transizione da un mondo in decadenza - che come un animale ferito morde e ringhia e ha paura - verso un mondo di rinnovata armonia. La permacultura svolge questa funzione, insegnando alle persone a progettare il territorio, la produzione agricola, il proprio orto, e anche un’attività economica o una strategia sociale. E poi ancora la permacultura può essere vista come un’anco-

ra, perché invita a interrompere la fase teorica dell’osservazione e della progettazione per mettere le mani nella terra e sentire il legame con i ritmi delle piante, degli animali, del clima. Invita a realizzare i progetti e trasformare la teoria in pratiche di vita quotidiana. La parola permacultura deriva dalla contrazione di agricoltura permanente e cultura permanente. È il riconoscimento che una società sostenibile è tale se basata sia su un’agricoltura sostenibile (e più in generale su una gestione sostenibile dei suoli, della vita selvatica e delle risorse naturali) sia su una cultura sostenibile. Le parole “agricoltura permanente” richiamano la natura, e dalla sua osservazione sono stati individuati dei modus operandi e dei modelli che si ripetono in tutti i sistemi naturali. Questi sono stati trascritti e ridefiniti come “Principi di progettazione”. In realtà questi principi sono già stati individuati e sono presenti in diversi campi e discipline: ecologia, progettazione del paesaggio, risparmio energetico, scienze ambientali e scienze naturali. Potremmo quindi dire che la permacultura è una meta-disciplina che unisce e struttura discipline già esistenti.

Tra i primi principi ricordiamo: ciascun elemento svolge più di una funzione, ciascuna funzione importante è sostenuta da più di un elemento, ubicazione relativa (ciascun elemento è collocato in relazione agli altri), pianificazione energetica efficiente, uso dei modelli naturali (pattern in inglese) e valorizzazione dell’effetto margine. Le parole “cultura permanente” sono invece in forte relazione con la storia dell’uomo. Dall’osservazione della nostra storia sono stati estrapolati “le etiche” e “i principi attitudinali”. Le etiche universalmente riconosciute in permacultura sono tre: cura della Terra, cura delle persone e condivisione delle risorse. I principi attitudinali sono invece principi di “buonsenso” (o come meglio indicano gli inglesi di “common sense”: un senso comune a tutti), che derivano dall’esperienza millenaria di rapporto con il territorio, con se stessi e con gli altri, ad esempio: inizia dalla porta di casa, ogni cosa funziona nelle due direzioni, nel problema c’è la soluzione, lavora con e non contro, progetta dal modello al dettaglio, ecc. Siamo ora in grado di dare una prima definizione di permacultura: una disciplina di progettazione di insediamenti umani sostenibili che imita i sistemi naturali, e che come questi tende a creare un sistema efficiente, resiliente e che perduri nel tempo Una metadisciplina che non ha regole ma principi progettuali di riferimento estrapolati dall’osservazione della natura, e principi etici dai quali non è dato discostarsi. Libri in italiano: Introduzione alla Permacultura, B. Mollison e R. N. Slay, ed. AAM Terra Nuova Permacultura, David Holmgen, ed. Il filo verde di Arianna Gaia’s garden, l’Orto Giardino di Gaia, H. T. Hemenway, ed. Il filo verde di Arianna

La tutela della biodiversità è oggi un tema molto sentito e discusso: il patrimonio varietale delle coltivazione alimentari in Italia è vastissimo e fortemente radicato nella nostra cultura gastronomica, basti pensare che molte varietà portano termini o nomi che ricordano o ricalcano il nome della città o del territorio di provenienza. L’ortaggio è una coltivazione alimentare di pregio che conta migliaia di varietà tipiche in Italia e, in molti casi, sconosciute al mercato. Nel XX secolo, in seguito all’industrializzazione dell’agricoltura, è stato abbandonato l’uso di produrre semi (e di conseguenza la tutela della biodiversità e delle tradizioni agricole) all’interno delle stesse aziende agricole, con conseguente perdita di numerose varietà locali. Queste, diversamente da quelle attualmente commercializzate, essendo il frutto di un lungo processo di selezione e adattamento alle condizioni microclimatiche, possono garantire la produzione agricola senza necessità di ricorrere a elevate immissioni di fertilizzanti e pesticidi. La produzione agricola oggi aumenta come quantità, affoghiamo nelle eccedenze, ma alcune caratteristiche qualitative come il sapore, il profumo ed altre prerogative organolettiche dei frutti e degli ortaggi ne risentono. Varietà

antiche giornalmente scompaiono insieme alla nostra storia rurale. È importante quindi cercare di promuovere e far conoscere al meglio la nostre tradizioni, per un reale rilancio culturale del settore. Oggi più che mai, promuovere biodiversità e quelle che sono le varietà antiche rappresenta un ulteriore tassello di crescita, un regalo per le nuove generazioni e per l’intera sopravvivenza del pianeta. Nel mondo sono presenti, in base a quello che conosciamo, oltre 200 mila specie vegetali, che vediamo ogni giorno quando usciamo di casa, per le strade, nei boschi, nelle campagne, nei giardini, o quando ci sediamo a tavola nei nostri piatti con forme e colori sempre diversi a seconda della posizione dove crescono o dove vengono coltivati dalla mano dell’uomo. La biodiversità, a pensarci bene, altro non è che l’abbreviazione di “diversità biologica”, che raggruppa l’enorme numero di specie animali e vegetali, l’una differente dall’altra, che popolano il pianeta da quasi 4 miliardi di anni fa, in una continua successione di varietà che nascono, fioriscono, raggiungono il loro massimo sviluppo e poi muoiono. Da quando è comparso l’uomo, però, la biodiversità è diminuita in modo impressionante: un processo inarrestabile?


ESSERE VEGANI

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La rubrica di Renata di Renata Balducci, Presidente di Associazione Vegani Italiani Onlus Vivere insieme a un’altra persona porta con sé una serie di compromessi da condividere e rispettare al fine di poter fare in moco che una convivenza sia la migliore possibile. Decidendo di passare la propria vita con un altro essere umano che, sappiamo, condividerà i nostri spazi e le nostre abitudini, si può andare incontro a situazioni a prima vista insormontabili. Sono molte le persone che, dopo aver scelto, ad esempio, di diventare vegane, si chiedono come sia possibile continuare a vivere con una persona che non ha nessuna intenzione di cambiare le sue abitudini, soprattutto dal punto di vista dell’alimentazione. Può sembrare impossibile, ma, alla fine, comprendendo le ragioni di entrambe le parti, far apprezzare al proprio partner una cucina diversa da quella a cui è abituato può convincerlo e fargli capire che non c’è bisogno di portare in tavola la sofferenza di nessuno per vivere felici. Le alternative ormai sono realtà. Esistono ormai molte coppie conosciutesi proprio grazie al grande interesse e alla

Vita di coppia… vegan

curiosità che questo mondo in continua crescita porta con sé. Gli eventi vegan ai quali partecipare sono sempre più numerosi e la possibilità di incontrare persone, anche online, che condividano le stesse passioni è diventata maggiore. Le difficoltà possono affacciarsi nella nostra vita di coppia quando uno dei due decide di diventare vegano e abbandonare qualsiasi prodotto o comportamento che implichi la sofferenza di altre creature. In questo caso se una relazione è forte, stabile e affonda le sue radici nell’amore e nel rispetto non sarà complicatissimo condividere anche questo aspetto della nostra vita. Molto sta nel modo in cui si esprimono le proprie conoscenze e le proprie idee, perché, se si sa di poter vivere in pace amando le altre creature, è fondamentale che si rispetti anche le altre persone che fanno parte della nostra vita. Un atteggiamento saccente e scontroso, probabilmente, porterà il vostro partner a chiudersi nei confronti dell’argomento e a rifiutare di provare anche solo ad assaggiare ciò che gli proporrete.

Come in ogni altro aspetto della vita, bisogna capire e far capire quanto sia importante, argomentando, ciò per cui avete deciso di cambiare stile di vita. Per cambiare si deve capire e il dialogo può essere molto costruttivo. Chi prende di mira i vegani per il loro essere arroganti, lo fa per attirare l’atten-

zione, proprio perché esiste, come per tutte le categorie di persone, una grande maggioranza che, sottovoce e senza urlare contro a nessuno, diffonde le ragioni di questa scelta etica, anche solo con l’esempio concreto, riuscendo a dimostrare come sia possibile vivere una vita sana senza portare sofferenza a nessuno.


ESSERE VEGANI

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La professionalità nella cucina vegana Silvia, Luciana e lo Jadò Lunch & Wine

L’approccio a un’alimentazione e una cucina legata al benessere psico-fisico della persona sono il cuore dell’attività lavorativa, ma anche della passione, di Silvia Ciuffardi, per un impegno nato nel 2001 con la frequentazione del Centro Henry Chenot a Merano, occasione dalla quale è nato un cammino lunghissimo di specializzazione e di crescita professionale che l’ha portata fino alla Liguria. “Proprio quelle sue conferenze, che gettano luce sui diversi errori alimentari che possono provocare gravi danni alla nostra salute – afferma la stessa Silvia Ciuffardi – sono state l’inizio del mio percorso. Mangiando in maniera diversa, l’accresciuta consapevolezza di voler approfondire l’argomento mi ha portato a iscrivermi a corsi di cucina sempre più professionali. Ho seguito così il percorso biennale di Cucina Vegetariana realizzato dallo chef Marco Bo presso Eataly a Torino, il Corso di Cucina Macrobiotica tenuto dall’aiuto cuoco di Cuisine et Santé di St. Gaudin, fino ad approdare nel 2012 al programma completo triennale di operatore olistico ad indirizzo alimentare e cuoco di cucina naturale presso La Sana Gola di Milano, scuola diretta dal biologo nutrizionista Martin Halsey. Ho frequenta-

to seminari con il prof. Franco Berrino alla Lumen di Piacenza e presso il Centro Tumori di Milano – Cascina Rosa”. La formazione è poi proseguita con vari corsi di cucina vegana, tra cui un seminario con lo chef Simone Salvini a Firenze, il Corso di Pasticceria Vegana con il pasticcere professionista Stefano Broccoli presso la Funny Veg Academy e, attualmente, il Corso Professionale presso la Joia Academy di Pietro Leemann. Nel frattempo anche ‘arrivo nella Liguria di Ponente, a Vallecrosia. “La collaborazione con Lu-

ciana Rondelli e lo Jadò Lunch & Wine – prosegue Silvia – è iniziata due anni fa, partendo dall’idea di proporre nella nostra zona almeno una volta al mese una cena vegana a base di prodotti bio e il più possibile a km 0. Vista la richiesta, dopo poco tempo abbiamo incrementato gli appuntamenti con le cene e da quest’anno abbiamo iniziato a proporre i nostri Corsi di Cucina Naturale. Seguendo le persone anche attraverso consulenze e percorsi di cucina e alimentazione naturale, verifico quotidianamente l’esigenza di imparare a cucinare,

Lo Jadò su Trip Advisor “È da tempo che frequento lo Jadò: è semplicemente un locale unico nel quale puoi ritrovare l’attenzione quotidiana alle piccole cose, la cucina ad esempio. I piatti sono, infatti, tutti sempre freschi e preparati sul momento. Gli aperitivi sono tra i migliori nella zona: insieme a un’ottima selezione di vini e ad una vasta selezione di birre anche artigianali e del territorio, lo Jadò offre sempre dei manicaretti sfiziosi, spesso espressione della tradizione della “cucina di strada” del Ponente ligure. Frequentemente organizza serate a tema e io consiglio vivamente quelle vegane ma anche quella “chili con carne”... Non mancano neppure gli appuntamenti culturali, proprio alcuni giorni fa sono stato alla presentazione del libro “Engel” di Angelo Licata. Insomma, lo Jadò è un locale a 360 gradi che riempie la nostra giornata, dalla colazione alla sera passando per pranzo ed apericena!”

in modo semplice ma creativo, i prodotti che più sono in sintonia con uno stile alimentare equilibrato: cereali, legumi e verdure. Da qui l’idea di proporre i Corsi di Cucina Base e dal prossimo anno anche i Corsi di Cucina Naturale Avanzati”. I corsi base sono indicati per tutti coloro che si avvicinano a questo tipo di alimentazione: l’idea consiste nel proporre piatti che abbiano un equilibrio che trae le sue origini dalla macrobiotica. I corsi sono anche vegan in quanto non si utilizza nessun prodotto di origine animale. Non si fa uso né di

zuccheri né di farine raffinate, privilegiando cereali in chicco, farine integrali e, come dolcificanti, malti e frutta. “Nei corsi avanzati – precisa Silvia Ciuffardi – sarà possibile approfondire la conoscenza di quale “energia” ogni alimento apporta al nostro corpo, in modo da poter poi scegliere ancora più consapevolmente cosa mettere nel nostro menu quotidiano. Proporremo anche giornate-laboratorio nelle quali imparare a produrre da soli alimenti come tofu e tempeth. Tutti i corsi sono strutturati in modo che i partecipanti possano lavorare attivamente e appendere il più possibile sul campo”. Sulla scia di questa intensa collaborazione, Luciana Rondelli e il suo Jadò Lunch & Wine propongono piatti vegani sia a pranzo sia a cena. Anche a colazione si possono trovare torte e biscotti “cruelty free” e adatti anche a persone celiache . “Sono in embrione anche altre idee – conclude Silvia – come per esempio un laboratorio di prodotti macro-vegan e biologici, eventi a tema, conferenze e presentazione di libri sull’alimentazione sana e naturale, aperitivi e cene di approfondimento su temi legati al benessere. Che altro dire: vi aspettiamo!”


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Le mani, queste sconosciute Nei diversi esercizi proposti per lavorare sul corpo per arrivare alla mente, spesso si inizia proprio dalle mani, che si suppone ognuno di noi conosca bene, utilizzandole giornalmente. Ma è veramente cosi? In realtà siamo talmente abituati ad utilizzare e a muovere sempre le mani, spesso utilizzandone i gesti anche come enfasi al nostro discorso, da non soffermarci mai sul meraviglioso meccanismo che le rende uno degli strumenti più preziosi dell’uomo. Ci accorgiamo di quanto siano importanti solo quando, a causa di qualche incidente o impedimento, siamo impossibilitati ad utilizzarle, e ben poco ce ne prendiamo cura, almeno in quanto esercizio di movimento e di rigenerazione energetica. L’antica medicina cinese e le tecniche yoga insegnano che nelle mani hanno termine importanti canali energetici, che le rendono ad un tempo emettitori e ricevitori di energia. E’ qualcosa che inconsciamente sappiamo, in quanto con le mani possiamo trasmettere o ricevere emozioni, trasmettere o ricevere dolcezza e conforto, oppure rabbia e disprezzo, sotto forma di carezze, colpetti oppure schiaffi, pugni e gesti di allontanamento. Se ci pensiamo bene, anche un nostro gesto abituale, la stretta di mano con cui ci salutiamo, è un reciproco scambio energetico tra noi stessi e gli altri di cui possiamo avvertire gli effetti. Nelle pratiche di yoga, arti marziali, preghiera, meditazione, le mani vengono utilizzate per migliorare il benessere fisico, energetico e/o spirituale. Nello yoga, mediante le mudra

delle mani (gesti che si compiono unendo le dita secondo particolari criteri), siamo in grado di chiudere circuiti energetici e deviare l’energia verso alcune parti del corpo, proprio allo stesso modo in cui tramite un deviatore, in elettricità, si riesce ad incanalare l’energia in un determinato circuito. Questa antica sapienza, da tanti creduta esoterica, è oggi provata da moderne tecniche ed indagini diagnostiche che hanno dimostrato come con le mudra si agisca efficacemente su diverse aree del cervello. Le terminazioni nervose della mano occupano infatti sulla corteccia cerebrale l’area più estesa di ogni altra parte del corpo, addirittura più vasta di quella delle braccia e delle gambe, e ogni dito della mano è posto in relazione ad un’ansa del cervello. E’ inoltre noto come l’attività cerebrale venga attivata e allenata dal tatto e dalle sensazioni, specialmente attraverso la punta delle dita, e quanto i giochi con le dita siano utili per curare difficoltà di apprendimento dei bambini, stimolando i collegamenti corrispondenti nel cervello ed attivando le onde cerebrali. La pratica costante delle mudra, inoltre, sottopone le mani ad un vero e proprio allenamento muscolare che ridona flessibilità, e aiuta, agevolando l’ottenimento di posizioni più aperte delle mani e delle dita, anche a contrastare i sintomi dell’invecchiamento. In quest’ottica, non solo sarà utile prenderci più cura delle nostre mani, non solo massaggiandole ogni giorno per regalarci mani morbide, ma anche imparare come usarle per regalarci più salute e benessere.

L’incredibile sostenibilità dell’essere di Laura Sbruzzi Contro la non sostenibilità dei pensieri, non ci resta che ridere. Schiacciate. Così si sentono le persone depresse, o anche semplicemente quelle stressate o ansiose. Quante volte però, nella vita quotidiana, ci sentiamo talmente oberati da tutti gli impegni da non poter più sopportare, reggere. L’urgenza, la fretta, le preoccupazioni ci portano in uno stato costante di stress. La non-sostenibilità è lì, a due passi, e incide sulle nostre spalle, le nostre vertebre cervicali, ci fa curvare, ci fa sentire deboli, insicuri. Ci sono rimedi naturali? Certo. Una corretta alimentazione, l’introduzione nella nostra dieta di alimenti vivi quali frutta e verdura di buona qualità, camminare all’aperto, bere acqua di qualità, magari assumere qualche rimedio fitoterapico. E infine… ultimo ma non fra gli ultimi, cambiare sé stessi, a cominciare dallo stato emotivo. Quando siamo felici, tutto ci appare più leggero, e non solo sopportiamo meglio gli imprevisti, ma la mente è più pronta a trovare una soluzione agli intoppi. Tuttavia, i momenti di felicità oggi sono rari. Come fare ad aumentarne il numero o, ancor meglio a prolungarli, allora? Lo yoga della risata è lì per questo. Non tanto per farci vedere solo il lato bello della vita, quanto per farcene apprezzare ogni momento, ad iniziare dal momento presente, anche se il nostro “adesso” non è così brillante e gioioso, anche se non si ha, appunto, alcun motivo per ridere. Perché in queste sessioni “Non ridiamo perché siamo felici, siamo felici perché ridiamo”, e la risata diventa causa e non effetto della nostra felicità. La risata incondizionata, ossia la risata praticata come esercizio, non legata ad umorismo o barzellette, ci porta al centro del nostro vero essere, quello che sa, con la saggezza del corpo, che basta assumere una postura più rilassata ed eretta per sentirsi già meglio e poter guardare avanti, oltre ai propri piedi, oltre alla fatica e allo sconforto del momento. Una disciplina che capovolge totalmente le nostre credenze sul come arrivare alla felicità, passando dal corpo per arrivare alla mente “Porta il tuo corpo a ridere, la tua mente lo seguirà” ci in-

segna Madan Kataria, medico indiano fondatore di questa disciplina. Basandosi su ricerche scientifiche, psicologia positiva ma anche su antiche pratiche olistiche quale il pranayama yoga e la stessa risata, e coniugando quindi antiche sapienze con la sua pratica di uomo di scienza si è reso conto, già vent’anni orsono, di quanta potenza potesse avere la pratica della risata incondizionata sull’attenuazione del dolore, sul recupero da malattie o sullo sviluppo e mantenimento in buona salute del nostro sistema immunitario. Ha quindi creato un metodo perché il maggior numero di persone al mondo potesse esercitarsi in questa pratica, diffusa ormai in oltre cento Paesi. Lasciandoci andare alla risata, arrendendoci ad essa, non solo poniamo la mente in uno stato di assenza di pensieri propria della meditazione, ma scateniamo nel nostro corpo la produzione di ormoni quali ad esempio le endorfine, capaci non solo di attenuare il dolore, ma anche di aumentare le nostre difese immunitarie e la nostra energia, contrastando l’eccesso di cortisolo prodotto dallo stress prolungato al quale siamo sottoposti. Le più recenti ricerche scientifiche pongono l’accento non solo sul pronto recupero, ma anche sulla prevenzione di malattie, dimostrando come addirittura l’abbassamento del cortisolo contribuisca a potenziare le cellule natural killer, quelle che ci difendono da malattie anche gravi e dalla proliferazione di cellule maligne. La psiconeuroendocrinoimmunologia va inoltre a sostegno di un atteggiamento positivo verso la vita, che aiuterebbe a mantenere lo stato di salute o a recuperarlo in brevi periodi. Ridere volontariamente, in quest’ottica, non sembra quindi essere un atto tanto “stolto”, ma una vera e propria terapia olistica. La risata che sgorga spontanea dal nonsense, dal “contagio” di altre persone che ridono e dal contatto visivo (i neuroni specchio insegnano) è liberatoria. Anche se può portare a galla ciò che avevamo sepolto nel profondo dell’animo, è come un magico stura-emozioni che ci purifica, ci rigenera a nuova vita e genera un nuovo modo di socializzare, che sarà oggetto di un futuro approfondimento in questa rubrica.


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Le posture dello yoga: dalla periferia del corpo al centro dell’essere di Debora Roggeri Gli asana, termine sanscrito usato per le posture yogiche, fanno parte di quel ramo dello yoga che viene definito ha-tha yoga e che vede nel corpo uno strumento per il cammino introspettivo. Oggi gli asana vengono praticati principalmente per trarne benefici fisici e rilassamento, aspetti molto positivi che non tardano ad arrivare anche dopo poche sessioni di pratica. È bene comunque ricordare che lo scopo tradizionale di queste posture era quello di calmare la mente, favorendo livelli di coscienza più profondi che permettessero la pratica della meditazione e la conoscenza di Sé. Il benessere fisico che gli asana ci trasmettono non è il fine, ma solo l’inizio di un percorso molto più profondo a cui lo yoga ci invita. Cosi ci insegnano i testi tradizionali quali Ha-tha yoga Pradipika e Yoga Sutra: “ La scienza dell’hatha yoga funge da scala per coloro che desiderano raggiungere i più alti livelli del raja yoga”; “(…) praticando gli asana si raggiunge immobilità nel corpo e nella mente” e ancora: “ (…) la posa può essere raggiunta lasciando andare lo sforzo e abbandonandosi all’Infinito”.

Come devono essere praticate le posture perché possano aderire al loro antico scopo di cammino interiore? Immobilità del corpo e concentrazione della mente sono i due segreti fondamentali per la pratica degli asana. Un asana è una postura fisica mantenuta a lungo, talvolta anche per ore, con il corpo immobile e la mente ancorata su un punto preciso, di norma un chakra (centro energetico), una nadi (canale energetico) o un mantra (formula sacra). In tal modo, la posa ha il tempo e le condizioni necessarie per penetrare i vari livelli dell’essere: fisico, energetico, emotivo, mentale e spirituale. Cosa accade quando pratichiamo gli asana con questa attitudine? Da un punto di vista fisico, durante gli asana i muscoli vengono mantenuti in una condizione di allungamento e di immobilità per vari minuti. Oggi, per cause emotive e posturali, accade spesso che i muscoli siano sottoposti a prolungate contratture; ciò causa ristagni e tossine perché in un muscolo contratto i fluidi non posso scorrere liberamente. Mantenendo il musco-

lo allungato, invece, questi ristagni vengono spinti a fluire, proprio come quando, si strizza una spugna e il liquido di cui è impregnata viene spinto fuori. Uscendo dalla postura, le fasce muscolari prima allungate tornano al loro tono naturale, assorbendo nel processo una grande quantità di sangue e di ossigeno. Più a lungo il muscolo è stato mantenuto allungato ed immobile, più il sangue e l’ossigeno sono richiamati ai tessuti profondi. Gli asana, inoltre, producono stimolazioni benefiche ai vari sistemi del corpo, massaggiano gli organi interni e mantengono in buona forma le giunture. Perché tutto ciò avvenga è importante mantenere la posa per vari minuti in uno stato di immobilità. Da un punto di vista mentale, gli stati d’animo che abitano la nostra mente si riflettono anche sul corpo: se siamo tristi, avremo spalle incurvate, sguardo spento; se siamo felici, invece, il petto è aperto, lo sguardo è luminoso e le labbra schiuse in un sorriso. Studi scientifici hanno però dimostrato che è vero anche il meccanismo inverso: assumere in maniera deliberata un’attitudine fisica può indurre,

Lo Yoga dei Sensi Scoprire le vibrazioni interiori con la Danza Tandava di Andrea Alborno

Da sempre sappiamo che i sensi sono cinque benché, in realtà, siano molti di più. A dire il vero c’è un solo e unico organo di senso: il cervello. I recettori di orecchie, naso, lingua, occhi e pelle non sono altro che prolungamenti di quella massa altamente organizzata contenuta all’interno della scatola cranica. Il corpo intero è dunque un grande sistema sensoriale, un campo sempre aperto ad accogliere e analizzare molteplici stimoli. Ci scordiamo della bellezza della percezione perché ci perdiamo nel dedalo dei nostri pensieri, un incessante flusso di idee, preoccupazioni e schemi sociali che ci allontanano dall’esperienza diretta della Realtà. Parlare di Yoga dei Sensi può sembrare una contraddizione. Infatti, sia il cammino dello Hatha Yoga che del Raja Yoga, le forme tradizionali di yoga più conosciute in Occidente, invitano al “ritiro dei sensi” e, in un crescendo progressivo, alla concentrazione, alla meditazione e infine allo stato super-cosciente. Ci si isola asceticamente dal mondo volgendo tutta l’attenzione all’interno di sé per diventare poi, nella meditazione, come una “statua di sale che respira”. Al contrario lo yoga del Kashmir, risalente al X secolo d.C. e fonda-

to su una ricca tradizione testuale, propone una via quantomai fluida e originale: un cammino che non contempla solo il ritiro dei sensi ma anche la loro espansione nel continuo pulsare della coscienza. Infatti si privilegia la percezione diretta della realtà, quel “tocco” che fa vibrare gli organi di senso, prima ancora che la mente elabori dei pensieri. Quella vibrazione è l’autentico ritorno alle sorgenti dell’Essere, cosicché le gioie dei sensi si trasformano in un’esperienza piena e liberatoria. Vengono così superate la dimen-

sione ascetica e la condanna dei percorsi spirituali e religiosi nei confronti dell’esperienza sensoriale. I sensi e i loro organi non sono più demonizzati ma, al contrario, considerati via di liberazione attraverso l’esperienza della pura gioia. Gli strumenti per vivere pienamente questa dimensione di apertura alla natura e all’universo sono la consapevolezza di ogni sensazione tattile, gustativa, olfattiva, ecc., specifiche visualizzazioni e il movimento spontaneo-creativo della Danza Tandava, una pratica antica che invita a muovere il corpo lentamente al fine di esplorare lo spazio esterno e quello interno al corpo alla scoperta di sensazioni sempre più fini e della vibrazione (spanda) interiore. Per info e corsi:

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dopo un certo lasso di tempo, un determinato stato mentale. Di conseguenza, se con una mente agitata avremo movimenti del corpo convulsi ed imprecisi, è anche vero che uno stato di immobilità prolungata del corpo ed un respiro lungo e tranquillo indurranno uno stato di calma e serenità della mente. Secondo gli antichi saggi dell’India la pace è dentro di noi. Non c’è bisogno di cercarla fuori. Ramana Maharishi ripeteva “felicità è la nostra vera natura”. Le agitazioni e i rumori della mente ce lo hanno fatto dimenticare, innalzando muri che dividono e che ci impediscono di vedere la bellezza e perfezione originaria che giacciono nel profondo del nostro essere. Tale mente è come un lago: quando le sue acque in superficie sono agitate, è impossibile vederne il fondo. Quando le acque sono

calme e trasparenti, invece, possiamo scorgere il fondo del lago. Le posture dello yoga, se praticate con la giusta attitudine, sono gli strumenti fisici che ci permettono di calmare la superficie del lago e di inabissarci nelle profondità del nostro animo, per scoprire tutta la bellezza e la pace di cui siamo fatti. In questo modo, gli asana tornano a brillare della loro antica luce e ad essere strumenti che ci portano dalla periferia del corpo al centro del nostro essere. Buona pratica!


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Nessun essere umano è solo

Una pianta magica, per essere resilienti

di Luca Beschi

di Roberta Fusco

Tanti anni fa, in una grande città del Nord Italia, un povero barbone di nome Francesco viveva vicino alle mura e non si lavava mai. Un giorno alcuni volontari lo convinsero (o lo costrinsero, non si è mai scoperto) a fare una doccia e a cambiarsi i vestiti. Purtroppo, dopo alcuni giorni, l’uomo non si vide più e seppi solo mesi più tardi che era morto. Che cosa era successo? Forse una polmonite? Dopo molti anni feci un corso di agricoltura biologica e scoprii la forza e la bellezza di tanti piccoli amici. Quanto piccoli? I più piccoli esseri viventi che si conoscono e che, possiamo dire con certezza, loro di vita se ne intendono. Se siamo vivi ed esistiamo, infatti, grazie a tanti piccoli esseri che abitano il nostro corpo. Senza i batteri non ci sarebbe vita sulla terra e senza di loro non esisteremmo nemmeno noi esseri umani. Mi riesce difficile non solo giustificare, ma anche capire perché la nostra società ha da lungo tempo dichiarato una vera e propria guerra contro questi indispensabili amici. Una lotta che ha poco senso, come poco senso hanno tutti i prodotti chimici di cui ci circondia-

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mo ogni giorno e che sono studiati proprio per sterminare indiscriminatamente questi cari amici. Affermare che i batteri non sono tutti uguali è come dire che gli esseri umani non sono tutti uguali. Scegli i tuoi amici e ti dirò chi sei e come vivrai. Infatti, tanto per fare un esempio, i batteri della grande famiglia dei lactobacilli hanno la capacità di regolare e di creare le condizioni per una vita bella, felice e sana. Tutte le nostre armi di distruzione di massa (i prodotti chimici) non fanno che eliminare i batteri buoni e aprire la strada a quelli meno buoni, che possono sopravvivere e proliferare anche in ambienti quasi sterili. Come fare allora per invitare a casa i batteri buoni? Come creare un ambiente sano, felice e bello? Tornando al nostro povero amico Francesco, possiamo dire che tanti di questi piccoli amici attorno a lui lo avevano protetto da anni; mentre una bella e calda doccia, magari con un sapone antibatterico, li aveva eliminati. Nei prossimi numeri della rivista scopriremo come è possibile conciliare i comfort della vita moderna ed essere circondati da questi amici.

Né medicina né magia: è la forza di madre natura a manifestarsi attraverso l’aloe arborescens. La pianta che, come mostrato dagli ultimi studi condotti da vari laboratori universitari, è la varietà di aloe che offre le maggiori qualità curative, sa anche esprimere la resilienza, mostrando la capacità di ripararsi dopo un danno, di far fronte, resistere, ricostruire e riuscire a riorganizzarsi positivamente. L’aloe, infatti, è capace di adattarsi a temperature fino ai due gradi centigradi o ai climi desertici. È in grado di rimanere senz’acqua per lunghi periodi; può restare posata a terra, tagliata, per mesi, e intanto gettare radici e germogli.

I SAPORI della TAVOLA Azienda Agricola

ALOE

CRISTINA MEDICI

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Con le sue spine e la sua buccia ha imparato a difendersi ed essere dura, ma nasconde un gel trasparente e ricco, proprio come chi ha attraversato difficoltà nella vita e ha indossato una dura corazza per proteggere un cuore tenero. Sa trasmettere, l’aloe arborescens, tutta la sua energia, tramite i molti minerali, le vitamine e gli altri principi attivi che contiene. Tutte caratteristiche che si trovano nelle foglie e che, se si eseguono le corrette procedure, si mantengono anche nei frullati e negli altri prodotti ricavati. Essere resilienti, anche per l’aloe, non significa opporsi alle pressioni dell’ambiente, ma implica una dinamica positiva, una capacità di andare avanti, nonostante le crisi, e permette la costruzione, anzi la ricostruzione, di un percorso di vita. Non si è invincibili, non esistono i Superman e quando le situazioni sono troppo pesanti da sopportare, generando un’instabilità più o meno duratura e pervasiva, può essere utile il rimedio offerto da una pianta che fa della resilienza il suo modo di vivere. Per questo, sulla base non solo della scienza, sempre più aziende hanno sia capito l’importanza del lavoro e del valore commerciale, sia scoperto la bellezza del messaggio di vitalità che l’aloe sa trasmettere. Anche nel Ponente della Liguria ci sono diverse coltivazioni ma probabilmente unica è la possibilità di poter visitare e sperimentare di persona le moda-

lità di produzione e di utilizzo, trascorrendo una giornata nei campi in piena aria (e non in serra), con piante cresciute a contatto con gli agenti atmosferici e quindi, per natura, più forti e resistenti delle altre, ma anche più sane, quando i fattori inquinanti sono assenti. Da anni l’Azienda Agricola Cristina Medici si dedica alla coltivazione dell’aloe a Torri, nell’entroterra di Ventimiglia, ed organizza visite alle proprie coltivazioni, durante le quali poter chiedere informazioni, conoscere le procedure di preparazione di frullati, creme e macerati, provandoli anche sulla propria persona. Il tutto trascorrendo una giornata all’aria aperta, in un borgo particolare della Riviera. Uno dei prodotti più rinomati e diffusi è il frullato, preparato secondo la ricetta del frate francescano Padre Romano Zago. Per la migliore efficacia, deve essere ricavato da foglie fresche e sane e il fatto di trovarlo direttamente in laboratorio, ordinandolo un paio di giorni prima dell’acquisto, ne garantisce la freschezza. A curare la preparazione del frullato è il laboratorio del negozio “I Sapori della Tavola”, che a Ventimiglia e nell’estremo Ponente è rinomato non solo per la qualità dei piatti di gastronomia che sa produrre, ma anche per la grande attenzione rivolta ai prodotti alimentari naturali e biologici e alle discipline olistiche, con la vendita di particolare oggettistica legata ad esse.


9 edizioni carta e on line

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1 network di editori indipendenti

19 province 1 milione di lettori

Buone pratiche, belle idee e buona amministrazione

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Intervista al prof. Vincenzo Balzani A cura di Giovanni Santandrea, Transition Italia E’ un’intervista molto particolare questa che mi appresto a realizzare. Ho l’onore di incontrare il prof. Vincenzo Balzani. La sua gentilezza e affabilità sono tali che è facile per me scordare che questa è un’intervista ad un “quasi” Premio Nobel per la Chimica. Non è una cosa che capita tutti i giorni. Balzani è un ricercatore italiano che ha svolto attività didattica e di ricerca ai massimi livelli italiani e mondiali. Dopo essersi laureato in Chimica all’Università di Bologna, vi ha poi svolto l’attività di docente fino al 2010. La fotochimica e le nano tecnologie rappresentano alcuni dei campi di ricerca che ha sviluppato con più successo. La lista dei riconoscimenti accademici internazionali è così vasta che nello spazio di questo articolo non li possiamo riportare. Ma è anche persona con un forte interesse per le questioni sociali. Nel 2008, sempre presso l’Università di Bologna, ha fondato il corso interdisciplinare Scienza e Società. Buongiorno prof. Balzani, perdoni la prevedibilità della mia prima domanda. Vorrei iniziare questa intervista proprio parlando del mancato riconoscimento del Premio Nobel per la Chimica che nello scorso Ottobre lei avrebbe potuto ricevere insieme ai suoi colleghi ricercatori Sauvage, Fraser Stoddart e Feringa per gli studi sulle macchine molecolari. A distanza di qualche mese le chiedo di raccontarci cosa ha provato nel momento in cui ha appreso la notizia. E cosa prova ora, a distanza di qualche mese? A novembre quando il suo amico, e neo Premio Nobel, James Fraser Stoddart è venuto a sorpresa a Bologna per festeggiare il suo ottantesimo compleanno, cosa vi siete detti? Il Premio Nobel per la Chimica da qualche anno veniva dato a studi riguardanti aspetti biologici. Eravamo tutti ben consapevoli che le macchine molecolari sono un argomento di punta della ricerca chimica, ma nessuno si aspettava che il premio Nobel fosse assegnato a queste ricerche. Quando la mattina del 5 ottobre la telefonata di un giovane collega mi annunciava che il premio Nobel era andato alle macchine molecolari sono stato piacevolmente sorpreso, poi amareggiato perché non ero fra i tre scienziati scelti. Subito sono incominciati ad arrivare messaggi di solidarietà da tutto il mondo che giudicavano la scelta ingiusta perché il nostro gruppo è stato il primo a far muovere le macchine molecolari. Voglio sottolineare, però, che i tre premiati sono bravissimi colleghi e anche miei amici. Qualcuno ha subito avanzato l’ipotesi che, siccome eravamo in quattro, ma solo tre potevano essere premiati, fattori non scientifici avessero giocato un qualche ruolo. Due giorni dopo è anche apparsa su tutti i giornali una lettera dei vertici della Chimica italiana nella quale si sottolineava che l’Italia non è capace di fare squadra e di appoggiare i suoi scienziati. Sia come sia, mi sono subito tranquillizzato. Ho capito che le manifestazioni di stima e di affetto che stavo ricevendo valevano molto più del premio. Quando pochi giorni dopo, alla festa del mio compleanno organizzata dai miei giovani colleghi, è comparso Fraser Stoddart, uno dei tre premiati, e abbracciandomi mi ha detto “Lo meritavi anche tu”, ho sperimentato la vera amicizia. Le macchine molecolari possono essere descritte come particolari aggregati di molecole che, esposte a particolari fasci di luce, eseguono movimenti non casuali e prevedibili. E’ una definizione accettabile? In modo semplice, ci può raccontare quali scenari si possono aprire con questa scoperta? In quali campi applicativi possono trovare un utilizzo? Quanto tempo sarà necessario perché queste tecnologie possano trovare spazio in prodotti industriali? Le macchine molecolari sono aggregati molto ben progettati di componenti molecolari aventi proprietà specifiche e i loro movimenti possono essere “alimentati” da stimoli luminosi, elettrici o chimici. Sono sistemi nanometrici (il nanometro è la miliardesima parte del metro) che rispondono

alla logica binaria (si/no; destra/sinistra; ecc) e quindi possono essere utili per miniaturizzazioni estreme di sistemi informatici, oppure come sensori anche in medicina. Difficile prevedere tempi per applicazioni industriali, come sempre accade per le ricerche di frontiera. Nell’introduzione ho citato la sua passione civile che l’ha portata a fondare il corso interdisciplinare Scienza e società. Certamente lei non incarna il modello del ricercatore chiuso nel suo laboratorio, avulso dai problemi del mondo. E’ noto inoltre il suo impegno pubblico in varie campagne referendarie che riguardavano questioni energetiche. Intendo il referendum del 2011 per l’abrogazione delle norme che consentivano nuovamente la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare, e il referendum dell’Aprile di quest’anno per l’abrogazione della norma che estendeva la durata delle concessioni per estrarre idrocarburi in zone di mare, impropriamente denominato “referendum contro le trivelle”. Mi piacerebbe capire quali sono le origini di questa forte passione civile che la contraddistingue? E’ un dono che ho ricevuto e poi coltivato anche per alcune vicende familiari. Mi piace stare dalla parte dei più deboli e della natura. Non posso sopportare quelli che pensano di sapere tutto e di poter risolvere da soli tutti i pro-

blemi. Credo che anche la scienza, da sola, non potrà mai portarci là dove dovremmo andare: verso una società più giusta, verso la pace. Come ricercatore e come divulgatore ha scritto molti libri che hanno come filo conduttore il tema energetico. Dalla produzione di energia attraverso processi fotochimici alla spiegazione di come le energie rinnovabili rappresentino l’unica seria scelta su cui orientarsi. Quale è il suo parere s ulle politiche energetiche che si fanno in Italia? Quali sono gli aspetti positivi? e quali le criticità maggiori? In Italia chi ci governa, anche a livello regionale, non ha capito o non vuole capire che la transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili è inevitabile ed irreversibile e che bisogna accelerare, non ostacolare questa transizione. La transizione energetica è il fondamento per passare dall’economia lineare dell’usa e getta all’economia circolare dell’efficienza, del risparmio, del riuso e del riciclo, l’unica via per costruire un futuro sostenibile, l’unico futuro possibile. Cercare di estrarre le ultime gocce di petrolio dall’Adriatico, col rischio di fare danni ecologici, oppure promuovere la costruzione dei nuovi SUV Lamborghini, emblema del consumismo e delle disuguaglianze, sono azioni che vanno in direzione opposta a quella di un futuro sostenibile e di una società più equa. Penso sia molto importante far sentire ai politici la voce degli scienziati e proprio per questo coordino il gruppo energiaperlitalia.it. Purtroppo non ci ascoltano. Il 2015 ha visto Papa Francesco scrivere l’enciclica “Laudato sì” rivolta a tutti gli esseri umani, per richiamare la lo ro attenzione alla gravità dei problemi ambientali che minacciano l’umanità, specie i più poveri del pianeta. Ma non solo. Sul fronte laico, COP21 di Parigi ha prodotto un accordo internazionale sottoscritto da tutti i paesi presenti al summit. Pur con evidenti limiti, tale successo diplomatico era


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Buone pratiche, belle idee e buona amministrazione

impensabile solo qualche anno prima. Rispetto allo scenario globale del pianeta, con un’umanità che deve dare rapide risposte ai problemi energetici e alle minacce, più che incombenti, dei cambiamenti climatici, quale è il suo stato d’animo? Cosa prevede? In altre parole, dentro di lei prevale un motivato pessimismo per il futuro, o ritiene che c’è ancora spazio per un cambiamento radicale dei nostri comportamenti sociali ed economici? Secondo me i due eventi da lei citati, l’enciclica di papa Francesco e la COP21 di Parigi, hanno fatto girare il vento, hanno causato una svolta. Economia e politica sono rimaste spiazzate da due prese di posizione così autorevoli. L’economia ha presto capito che la transizione energetica è inevitabile e che quindi, come ha detto un grande manager, è inutile andare contro corrente. Meglio assecondare la transizione e cercare di coglierne i vantaggi. Questo mi fa essere ottimista sul fatto che potremo evitare la degradazione del pianeta, l’unico luogo in cui possiamo vivere. Sono meno ottimista sul fatto che la gente, specialmente i politici, capiscano che, poiché siamo tutti sulla stessa “barca” (o astronave, come diciamo noi), potremo vivere in pace solo se riduciamo le disuguaglianze che sono le cause di guerre, rivoluzioni e migrazioni. E’ anche vero che non possiamo aspettare che sia la politica a fare tutto. Ciascuno di noi, nel campo in cui opera, con le competenze di cui dispone, nella situazione in cui si trova, deve sentirsi coinvolto in questa sfida mettendo in gioco le preziose energie spirituali che caratterizzano l’uomo: responsabilità, sobrietà, collaborazione, solidarietà, amicizia, creatività. Negli Stati Uniti tra pochi giorni si insedia il nuovo Presidente Donald Trump. Nelle sue dichiarazioni in campagna elettorale ha più volte negato la minaccia climatica e ha preannunciato il rilancio delle attività estrattive legate al carbone e agli idrocarburi. Lei che opinione ha? Ritiene che siano effettivamente posizioni politiche che andranno ad incidere in modo determinante sui processi di decarbonizzazione

che timidamente si cerca di progettare? Ho letto recentemente un articolo di Obama su Science. Dice, molto giustamente, che non saranno le eventuali scelte politiche sbagliate a breve termine e in un solo paese ad impedire l’inevitabile transizione energetica. Potranno solo ritardarla. Più probabile che presto Trump ed i suoi consiglieri si rendano conto che non si può tornare indietro, pena bloccare l’economia americana, che ha ormai preso un’altra strada. La sua attività di docente universitario le ha dato l’occasione di avere uno stretto contatto con il mondo degli studenti. Che rapporto ha con il mondo giovanile? Alla luce delle oggettive difficoltà che pesano sul futuro delle giovani generazioni, ha qualche suggerimento o indicazione che vorrebbe rivolgere loro? Sono tempi duri per un insieme di ragioni e per molti sbagli che ha fatto la mia generazione. Il suggerimento è di vivere con passione, scegliere il campo di studi nel quale si sentono più portati e di non temere di sviluppare e proporre idee nuove. Vorrei chiudere questa nostra piacevole chiacchierata con una domanda particolare. Nelle sue conferenze pubbliche ogni tanto le capita di citare frasi tratte dalle Sacre Scritture. Mi piacereb-

be che ci parlasse di come vive la dimensione spirituale della vita. Come riesce a coniugare dentro di lei il rigore del metodo scientifico e la dimensione soprannaturale della fede? Per la sua personale visione della vita, l’umanità avrà un futuro grazie alle tecnologie, oppure perché sarà capace di fare un salto evolutivo verso una maggiore maturità? Non trovo contraddizione fra scienza e fede. Sono su due piani diversi, ma non scollegati. Per quanto posso dire io, scienza e fede non solo non si escludono, ma si rafforzano a vicenda. La scienza risponde alle domande “come avviene che …”. Ci sono domande alle quali la scienza, invece, non potrà mai rispondere e che mi interessano ancor di più: che senso ha la mia vita? cos’è l’amore? perché c’é il male? cosa c’era prima del Big Bang? che significato ha l’evoluzione, dall’energia primordiale alla materia cosmica, alla vita, all’uomo, essere che ama, che pensa, che prevede, che ha sete di conoscere e che non è mai soddisfatto? In generale, la scienza non può rispondere a tutte quelle domande che iniziano con “perché?”. Pensando alle meraviglie dell’universo immenso o a quelle delle nostre nanometriche macchine molecolari, non posso che concludere che c’è “qualcosa” molto più grande di noi e di tutta la nostra scienza. Questo “qualcosa” penso sia “qualcuno”: Dio. Sapere che è tanto più grande di noi e che è sceso fino a noi in Gesù per accoglierci con misericordia ed insegnarci ad amare mi consola molto e mi dà fiducia. Io credo nella Divina Provvidenza che mi ha fatto incontrare al liceo una ragazza di nome Carla, ora mia moglie, e una scienza di nome Chimica che mi ha dato tante soddisfazioni, compreso il premio Nobel mancato; e che, quando non ero più giovanissimo, mi ha fatto incontrare una persona, un sacerdote, che ha aperto molte finestre nella torre d’avorio nella quale andavo rinchiudendomi. Grazie di cuore, prof. Balzani, del tempo che hai voluto dedicare ai lettori di Vivere Sostenibile!

Fermati, vivi... macrobiotica che passione! La casa editrice Macro festeggia quest’anno i suoi 30 anni di editoria. Da sempre sostenitrice del benessere olistico della persona, Macro diffonde una cultura naturale e sana, rispettosa dei tempi biologici propri dell’essere umano e dell’ambiente. In onore dei festeggiamenti per i suoi 30 anni Macro lancia un’iniziativa originale e controcorrente, finalizzata al risveglio delle coscienze moderne, sempre di corsa, di fretta, in ritardo. Abbiamo invitato alcuni nostri autori a sedersi sulla panchina gialla, simbolo e monito della campagna, per sentirli parlare del momento in cui si sono fermati a prendere consapevolezza dei loro veri bisogni. Questa volta è il turno di Dealma Franceschetti, autrice per Macro del libro L’apprendista macrobiotico. Cuo-

ca e Foodblogger macrobiotica, Dealma ha fatto della sua scelta alimentare una vera passione, che è poi diventata un lavoro. C’è mai stato un momento nella vita in cui hai deciso di fermarti? Il momento in cui mi sono un po’ fermata a riflettere è stato quando nel 2005 ho incontrato la macrobiotica che mi ha sicuramente aperto tutto un mondo, un universo nuovo da studiare e da scoprire e una prospettiva di guarigione dai miei problemi di salute. Ma anche la possibilità di iniziare ad aiutare le persone a stare meglio. Però quello che davvero mi ha fatto pensare è stato rendermi conto che la macrobiotica poteva essere uno strumento per portare le persone ad abbandonare il cibo

di origine animale pensando alla propria salute. Questo perché io fin da ragazzina, 14/15 anni tenevo molto a questo aspetto della scelta vegana/vegetariana per smettere di allevare gli animali soprattutto in modo intensivo, non mi piacevano questo mondo e questo modo di trattare gli animali. Come e perché la macrobiotica è diventata an-

che il tuo lavoro, oltre che la tua passione? Un po’ per tutta la mia vita ho sempre cercato di portare le persone verso questa scelta; però facevo leva sulla motivazione etica e mi sono resa conto che non tutti sviluppavano già questa sensibilità e prendevo un sacco di porte in faccia. Con la Macrobiotica mi sono resa conto che posso passare dalla porta di

servizio, usare la leva della salute per arrivare comunque allo stesso obbiettivo: aiutare le persone a stare bene e perseguire nella mia piccola personale di far smettere alle persone di mangiare gli animali. Perché hai condiviso con la casa editrice Macro il tuo progetto editoriale? Macro per me è un nome interessante perché si abbina alla Macrobiotica e come casa editrice credo che sia un po’ un modello da seguire perché raccoglie tante persone diverse e tante idee diverse e credo che possa quindi aiutare le persone ad aumentare la propria consapevolezza circa le innumerevoli strade che possiamo seguire per migliorare la nostra salute. Quale contributo può apportare la macrobiotcia al nostro presente?

Il termine “macrobiotica” deriva dal greco makros (grande, lungo, esteso) e biotikós (vitale, della vita). Possiamo quindi considerarla come “l’arte della lunga vita”, ma non solo. Il termine makros può essere inteso anche come felicità, pienezza e realizzazione di sé. Personalmente mi piace intendere questo termine come un invito a sentirsi parte di un insieme più grande che unisce ogni creatura vivente. Da millenni l’essere umano è consapevole che tutto è Uno, ma in Occidente l’abbiamo dimenticato. La macrobiotica può servire a rammentarcelo e ad aiutarci a ritrovare l’armonia perduta, con noi stessi e con il mondo che ci circonda. Segui la campagna della casa editrice Macro su fermativivi.it

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Buone pratiche, belle idee e buona amministrazione Libri&C. VALUTAZIONE DI VIVERE SOSTENIBILE:

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Cambio pelle in 7 passi

I regali della natura

Autore: Lucia Cuffaro Editore: Arianna editrice Pagine: 296 – prezzo di Copertina: 12,90 €

Autore: Helena Arendt Editore: Terre di mezzo Editore Pagine: 192 – prezzo di Copertina: 18,90 €

Ma quanto è grande il mondo della biocosmesi soprattutto se legato all’auto produzione! Lucia Cuffaro non sbaglia una mossa e ci motiva a scegliere i passi essenziali da fare per rispettare la nostra pelle, con semplicità e leggerezza come sempre. Il tutto in questi 7 semplici passi: • la consapevolezza: pelle libera dal petrolio • la conoscenza: gli ingredienti naturali amici della pelle • la detersione: i gesti quotidiani per la pulizia del corpo • il nutrimento: idratare e illuminare la pelle • la cura: alleviare i disturbi, rafforzare e proteggere il corpo • il piacere: profumarsi, sedurre e rilassarsi • il cambiamento: abbracciare uno stile di vita improntato al benessere e alla decre-scita. Semplici gesti di benessere per rivoluzionare la routine quotidiana. Un libro immancabile nella casa di ognuno di noi ricco di consigli di stimoli di notte e di spunti presi anche dalla tradizione per una scelta davvero sostenibile della nostra bellezza.

Il libro che mancava! Non mi è capitato spesso di avere questo pensiero ma appena ho visto que-sto nuovo bel volume questo pensiero mi è uscito dal cuore. Creare attraverso la natura tornando un po’ bambini e connessi è una delle cose che più possono dare gioia alle persone. Erbe e frutti sono ingredienti speciali per oli, succhi e inchiostri colorati; ciottoli, bacche e cortecce danno vita a sculture e disegni unici e irripetibili; fiori e petali decorano e profumano una saponetta, ma di-ventano anche un portalume o una ghirlanda... I fagioli possono diventare collane, le arachidi scul-ture, i semi decori su scatole da regalare, rami piccole cornici. Il tutto presentato con foto di am-pio respiro e dividendo i vari elementi della natura a seconda delle stagioni e degli elementi. Gra-zie a questo libero avrete tante possibilità di contatto, di gioia e di creatività con la natura, facen-do sbocciare bellissimi sorrisi tra grandi e bambini. Torniamo così a dedicarci tempo di qualità e a dare libero sfogo alla fantasia, nella condivisione.

NO TAV - Cronaca di una battaglia ambientale lunga oltre 25 anni Autore: Mario Cavargna Editore: Intra Moenia Pagine: 320 – prezzo di Copertina: offerta minima consigliata 11,50 €

La storia del Movimento NO TAV dalla nascita nel 1990 per giungere, in questo primo volume, a raccontare le principali vicende sino al 2008: una ricostruzione basata su 13.000 articoli di giornali, ma soprattutto sulla testimonianza diretta di fatti vissuti sempre in prima persona. “Questo lavoro (ed uso proprio la parola lavoro) - ha dichiarato l’autore - non è nato dal desiderio di scrivere un libro, ma dal timore che ci rubassero la nostra storia con una ricostruzione falsa di quanto è accaduto, perché noi abbiamo contro tutti i documenti ufficiali e gli articoli della grande stampa”. Ed ecco quindi il racconto puntuale di un confronto tecnico e umano che dura da 26 anni, ora pieno di speranza, ora sconfortato ma incrollabile, che svela le decisioni camuffate, i dati falsi, gli inganni mediatici che sono necessari per far costruire una grande opera inutile a scapito degli investimenti veramente utili per i cittadini. Ora l’attesa va alla pubblicazione del secondo volume, con le cronache dal 2009 al 2016.

Nascere Sano, Sicuro e Naturale in Emilia Romagna Autori Vari Editore: Macro Edizioni Pagine: 176 – prezzo di Copertina: 14,50 €

Una ricerca completa e approfondita sulle possibilità di scelta della madre su come e dove partorire in modo sano, sicuro e soprattutto naturale, in particolare in Emilia Romagna. Rivolto alle future mamme, ai futuri papà, alla sanità locale e a tutti gli operatori del settore, questa guida propone molti consigli pratici: dal movimento all’uso di farmaci in gravidanza; dalle alternative alla nascita in ospedale, fino alla ripresa dopo il parto. Si parla della nuova legge regionale e la modalità di accesso al parto naturale, dando informazioni sulle modalità di accesso a tutti i servizi per la mamma in dolce attesa prima e per il suo bebè poi, con tanto di indirizzi di associazioni di ostetriche, consultori, case Maternità e associazioni di mamme e papà suddivisi per provincia. Non manca l’elenco di tutte le aziende ospedaliere con reparto di ostetricia, completo di tutti i servizi offerti da ogni punto nascita. Nascere in maniera naturale, riducendo al minimo indispensabile le visite, gli esami invasivi e gli interventi sanitari, è la scelta scientificamente più sicura e umanamente più appagante.

Viaggio camminato in Portogallo

Avete mai pensato di farvi coinvolgere in un sogno? Ecco, di questo stiamo parlando. Di farsi avvolgere da un sogno, di farsi travolgere dalla natura incontaminata e ancora selvaggia del Portogallo, di farsi catturare dalla voglia di contattare Sé stessi e vivere con intensità passo dopo passo, di farsi prendere dal desiderio di sperimentarsi in un’esperienza ecologica e sensoriale. Perché il tuo corpo, la tua mente, i tuoi sensi verranno chiamati dagli scenari, dagli odori e dai sapori di questa terra, verranno amplificati dal corpo che sente e trasforma durante il cammino. “SEGUENDO I PROPRI PASSI. CAMMINO E SURF” è un’esperienza alternativa, in consapevolezza, dove movimento e stanzialità s’intrecciano in un’onda sinuosa. Dove natura, cammino, yoga, meditazione, surf e internazionalità infondono una carica di energia per l’anima e per il corpo. Un modo diverso di viaggiare che ti prende per mano e ti porta più vicino a te. Fatti avvolgere da un sogno, lungo le prime 4 tappe del cammino portoghese, da Lisbona fino ad Arneiro das Milharicas. Un viaggio alternativo al solito cammino, con destinazione la Surfness Lodge Peniche. GODIAMO DELLA TERRA... GODIAMO DELL’OCEANO... Walkinglife vuole diffondere un modo di vivere conscio e sostenibile attraverso progetti di benessere in movimento. Surfness Lodge Peniche è una struttura recettiva, scuola di surf, yoga, sport e terapia sull’oceano. Insieme, Walkinglife e Surfness Lodge, ti invitano ad un’esperienza differente dal solito viaggio. 5 giorni sul Camino Portogues da Lisbona ad Arneiro das Milharicas e 3 giorni di relax a Baleal di surf, yoga e meditazione sull’Oceano. Date viaggio: 27 maggio -5 giugno 2017 Per saperne di più: Annalisa Nicolucci (walkinglife) 347.9751094, nicolucci73@hotmail.com


VITA SOCIALE

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Vivere e collaborare in modo sostenibile di Lucilla Borio

L’essere umano è un animale per sua natura sociale, che si è evoluto grazie alle caratteristiche specifiche legate alla capacità di comunicare con i propri simili per elaborare strategie vincenti, a fronte di situazioni di inferiorità fisica rispetto alla potenza degli ecosistemi e all’aggressività dei predatori. Insomma, non avendo zanne ed artigli ha imparato a cacciare in gruppo per riuscire a sopravvivere. Per comunicare meglio, ha creato l’uso della parola detta, scritta, trasmessa e codificata. Anche oggi, nell’era del digitale e della comunicazione virtuale, sentiamo il bisogno di unirci a persone che sentiamo simili a noi nei desideri e negli interessi, e creiamo nel nostro tempo libero un gran numero di associazioni, comitati, consigli e gruppi con una finalità collettiva esplicita e condivisa. Abbiamo ben capito che l’unione fa la forza e che collaborando con gli altri possiamo raggiungere risultati che da soli non potremmo. Molto spesso, però, la collaborazione si tinge di difficoltà e il nobile ideale che ci unisce scompare dietro una cortina di attriti personali, tensioni, disagi e conflitti. Nel tentativo di realizzare i nostri sogni, ci ritroviamo in uno scenario da incubo da cui vorremmo scappare a gambe levate. La buona notizia è che si può impa-

rare a gestire le dinamiche sociali attraverso percorsi di conoscenza e formazione su come collaborare in modo costruttivo, rispettoso e pacifico per raggiungere i nostri scopi.

Il triangolo riportato mette in evidenza i tre aspetti fondamentali che concorrono a creare una buona dinamica interna: risultato (obiettivo = che cosa?), processo (modalità = come?), persone =relazioni (chi?). Il triangolo deve idealmente essere equilatero (cioè dare pari rilevanza a ciascun aspetto); al baricentro si pone la responsabilità condivisa tra tutti i membri del gruppo per bilanciare le tre forze presenti e distanziare i vertici. Applicare buone pratiche di relazione, processo ed operatività all’interno di qualunque gruppo dà vita a un modo di essere, di vivere, di lavorare che contribuisce a creare giorno dopo giorno una cultura di pace e collaborazione.

Ecco un breve elenco degli aspetti principali da tenere presenti quando si fa parte di un gruppo e si desidera lavorare insieme agli altri: 1) la gestione dei rapporti personali: l’esperienza quotidiana insegna che il conflitto è ineludibile ed è sempre dietro l’angolo. È un polo energetico che catalizza e polarizza le energie delle persone e può portare l’intero gruppo alla paralisi e alla disgregazione, passando attraverso grandi disagi e sofferenze personali. 2) il senso di appartenenza: è il filo rosso che lega insieme persone collegate tra loro da ideali e principi, non da vincoli di sangue o rapporti economici. Un’identità collettiva e condivisa crea un territorio comune entro il quale tutti si sentono sicuri e a proprio agio. 3) la cultura della partecipazione e del processo decisionale: imparare a organizzare bene le riunioni e a scegliere consapevolmente il processo decisionale dà forza all’operato collettivo e

aumento molto la possibilità che le idee/progetti divengano realtà. Motiva i soci a partecipare volentieri e ad invitare altri amici da coinvolgere. 4) la funzionalità operativa: per realizzare gli obiettivi prefissati, il gruppo si organizza in modo razionale ed efficace per poter funzionare attivamente e raggiungere i risultati concreti che aveva prefissato. In questo momento di crisi planetaria abbiamo l’urgenza di uscire dai vecchi schemi di competizione e sopraffazione (sia tra esseri umani sia nei confronti del pianeta), e di sostenere una cultura legata all’ascolto, all’inclusione, alla partecipazione e alla valorizzazione dell’intelligenza collettiva, parlando un linguaggio diverso e aprendo strade nuove nelle relazioni personali e collettive. Sarebbe auspicabile che anche la classe politica, molto impegnata a litigare e molto meno a cercare

risposte reali ai gravissimi problemi che stiamo vivendo, si risvegli dal “sonno della ragione” in cui è precipitata e si apra a una trasformazione del proprio modo, assai insostenibile, di lavorare. Lucilla Borio Ecovillaggio Torri Superiore CLIPS – Community Learning Incubator Programme for Sustainability Coordinatrice per l’Italia di IIFAC - International Institute for Facilitation and Change Ecovillaggio - Associazione Culturale Torri Superiore Soc. Coop. Ture Nirvane a r.l. Via Torri Superiore 5 18039 Ventimiglia IM Tel. +39 0184 215504 info@torri-superiore.org www.torri-superiore.org

Cosa è e a cosa serve un Bilancio di Sostenibilità di Andrea Cavallini Sostenibilità e responsabilità sociale d’impresa sono termini che ormai sono entrati a far parte del vocabolario degli imprenditori sensibili non solo al rispetto ambientale, ma anche al miglioramento del clima aziendale (e quindi della produttività), alla verifica dell’eticità dei propri fornitori. C’è di più: fare il Bilancio di Sostenibilità della propria attività vuol dire entrare in un’ottica di miglioramento continuo oltre che di “‘restituzione” al territorio in cui l’impresa stessa opera e vive. Sono sempre di più le imprese

operanti sia in ambito puramente commerciale che, a maggior ragione, quelle che focalizzano il loro core business in ambito sociale, che stanno mettendo in campo una serie di buone pratiche finalizzate ad accrescere un valore all’interno della comunità nella quale sono inserite attraverso progetti di responsabilità sociale caratterizzati da partnership profit – no profit, volontariato d’impresa, progetti educativi offerti gratuitamente alle scuole e molto altro, producendo quel cosiddetto “valore aggiunto” che si

definisce come la ricchezza creata dall’attività aziendale a vantaggio dell’intera collettività e quindi dei sui principali portatori di interesse (i cosiddetti stakeholder). Ma ai può quantificare questo “valore aggiunto condiviso”? La risposta è sì. A questo proposito entra in campo la “rendicontazione di sostenibilità” ovvero il “Bilancio di Sostenibilità” che in questi ultimi anni si è molto evoluto, bypassando il suo precursore, il “Bilancio Sociale”, che aveva il compito di mettere in evidenza solo gli aspetti positivi di azioni sostenibili. Oggi invece, grazie a standard comuni utilizzati in tutta Europa che ci permettono di rendicontare e calcolare sia in termini qualitativi che economici questo dato, siamo in grado di mettere in evidenza non solo gli aspetti positivi di strategia aziendale ma anche di scovarne eventuali punti di debolezza con l’obiettivo di sanarli attraverso l’ideazione di progetti specifici. In quest’ottica Il Bilancio di Sostenibilità è quindi un utilissimo supporto di pianificazione strategica interno, ma non dimentichiamo

che è anche un ottimo strumento di comunicazione per farsi conoscere sul territorio e comunicare in modo completo ed efficace il contributo che l’organizzazione offre alla collettività attraverso politiche sociali, ambientali e di welfare aziendale che non fanno che accrescerne il proprio valore e la propria reputazione intraprendendo, tra l’altro, un dialogo costruttivo con i suoi principali portatori di interesse: istituzioni, media, associazioni e fornitori oltre che clienti e dipendenti dell’azienda stessa. Fare un bilancio significa anche “scattarsi una fotografia” per presentarsi in modo trasparente ad eventuali investitori ed è, proprio per le sue caratteristiche, un aiuto fondamentale in quelle organizzazioni che basano la propria attività in operazioni di ricerca fondi (fundraising). Decidere di stendere un Bilancio di Sostenibilità è un’attività che solitamente richiede, almeno per i primi anni, la consulenza di professionisti che possano accompagnare passo dopo passo l’azienda in questo cammino di miglioramento sia interno che esterno: un inve-

stimento che viene ripagato ampiamente per i benefici che porta all’organizzazione stessa oltre che al territorio in cui è presente. Un valido esempio al riguardo è fornito da MediaMo, Agenzia di comunicazione di Modena attiva dal 2000, che si occupa proprio di accompagnare i clienti in un percorso tecnico e formativo, che dura solitamente dai tre ai cinque anni, al termine del quale il cliente diventa in grado di stendere in autonomia il proprio Bilancio. Lo standard a cui si fa riferimento è uno dei più recenti seguiti a livello europeo denominato GRI (Global Reporting Iniziative) nella versione G4 che attraverso un ampissimo cruscotto di indicatori focalizza la rendicontazione su temi di sostanziale rilevanza (material) sia per i principali portatori di interesse che per l’organizzazione stessa. Per informazioni Mediamo Agenzia di Comunicazione www.mediamo.net info@mediamo.net Tel 059.350269


ARTI CREATIVE

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La fotografia creativa, un occhio personale sul mondo di Andrea Alborno Creativi si nasce ma anche si diventa. La fotocamera è uno strumento straordinario per esprimere la propria innata creatività, in quanto permette di condividere con gli altri la personale visione del mondo. Però non sempre questo transfert è efficace e per paura di fare cattiva figura o di non venire compresi si tende a una sorta di “appiattimento creativo”, limitandosi a dei “déjà vu” o a copiare il

classico schema della “foto cartolina”, patrimonio universale della maggior parte delle persone che scattano foto. La sfida sembra impossibile, perché uscire dagli schemi è cosa assai ardua. Piuttosto di osare, si preferisce stare in una zona di comfort per paura di sbagliare o di perdere le proprie sicurezze. In tanti anni di reportage in giro per il mondo, sia come reporter

di viaggio sia a carattere sociale, più di una volta si finisce con il domandarsi perché quanto più una fotografia è semplice e banale - ad esempio una spiaggia tropicale con delle palme - tanto più viene apprezzata dal grande pubblico, mentre foto concettualmente più complesse e portatrici di forti valori umani o concettuali attraggono meno. A un’analisi più attenta, chi si accontenta della foto cartolina, come fotografo o come persona che osserva l’immagine, semplicemente si ferma ad un livello di comprensione superficiale e non sonda quegli abissi di creatività già presenti nel suo profondo, anche se ancora in uno stato latente. Organizzare un corso di fotografia creativa significa prima di tutto condurre gli iscritti a scoprire o ritrovare quel nocciolo creativo che non ha mai avuto il coraggio di esprimersi o, sebbene sia presente una forte spinta interiore, non ha mai individuato gli adatti strumenti espressivi per manifestarsi. Nei corsi, l’invito rivolto ai partecipanti è quello di sostituire alla banalità dei cliché classici sguar-

di più complessi: foto dall’alto, dal basso, oblique, con basse luci, di nott e, al mattino presto o dopo il tramonto. Alla superficialità delle foto scattate per caso sostituiamo la profondità di una storia costruita su di un tema importante; alla staticità della foto cartolina, il dinamismo delle foto scattate per strada (street photography); alle foto di paesaggio della domenica, l’eleganza della foto fine art.

Una nuova collana di libri per lettori “speciali” Nata per raccogliere le sfide e gli argomenti che ruotano intorno all’idea del cambiamento, per creare una “visione positiva” su un nuovo modello di vita più sostenibile. Una collana di libri-guida creata per approfondire tempi, modi, emozioni, processi per vivere in modo consapevole il nostro quotidiano.

Andrea Alborno organizza corsi di foto in collaborazione con il Teatro del Banchero per conto di Associazione a.p.s. Pratima via Sottoconvento 25A Ventimiglia Per info: Andrea Alborno www.albornophotos.com info@albornophotographer.com

La sostenibile leggerezza del viaggio Guida - Diario per un turismo sostenibile di Eliana Lazzareschi Belloni Euro 15,00

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TREKKING

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Camminando fino a Monega di Diego Rossi

Un itinerario lungo, per escursionisti esperti (circa sei ore e mezza di cammino per 1070 m di dislivello), che conduce nel cuore del Parco Alpi Liguri, per tutti coloro che desiderano riscoprire le bellezze naturali e il contesto antropico del territorio dell’Alta Valle Arroscia. Partendo da Montegrosso, un grazioso paese dell’Alta Valle, si superano le case in pietra che compongono il villaggio e si prende una pista sterrata tra carpini, castagni, faggi, pini ed abeti per salire fino ai prati e alle malghe. La località che si raggiunge, bucolica e pastorale, si trova in un’area molto frequentata dalla fauna selvatica, come si deduce dalla frequenza dei segni di presenza quali fatte e orme su fango e neve. “Case Fascei” , a quota 1300, è formata da abitazioni stagionali di pastori, oggi ristrutturate rispet-

tandone la vecchia tecnica con l’utilizzo di pietre locali. Risalendo lungo i prati d’Ansaldo si raggiunge Margheria Pian del Latte Arroscia, in passato una delle zone di pascolo più produttive dell’entroterra, e dopo avere imboccato la pista sterrata si sale verso la conca del Monte Monega. Le praterie ospitano ricchi popolamenti di orchidee; importanti anche le fioriture delle rupi calcaree, ricche di endemismi. Dalla cima del Monte Monega si può ritornare a Montegrosso passando per il Passo Pian del Latte e dal Monte Cosio d’Erna inoltrandosi per la Costa di Brevè fino a deviare all’ultimo per la Chiesa di San Lorenzo. A Montegrosso è possibile visitare il Museo della Castagna che illustra diversi aspetti di questo prodotto tipico della zona, da quelli botanici a quelli economici

All the World is GREEN 2017... Le escursioni guidate di Jack Green (Diego Rossi) Marzo Giovedì 30: Lenzari - Colle di Caprauna

passando per le tecniche di lavorazione, conservazione e produzione. Per compiere l’escursione si consiglia di calzare scarponcini con buona suola, e di portare con sé, oltre ad almeno un litro di acqua, una mantella antipioggia o giacca impermeabile.

Aprile Domenica 2 “Homo Faber”: Ventimiglia - conglomerati di Roverino – Ciaixe - San Giacomo - Ventimiglia Mercoledì 5 “Abbeverando”: Sospel - Baisse du Pape Sabato 8 “La strada Beretta”: Finalborgo - Perti - Chiesetta di San Rocco Giovedì 13 “La serie delle Confraternite”: Ceriana - Eremo della Maddalena Domenica 16: Montalto - Pietra delle Croci - Capraio Giovedì 20: da Vendone a Castell’Ermo Martedì 25 “Camminar Cantando”: Bergue - Cima del Corvo

Maggio Lunedì 1 “La foresta della Deiva”: Parco del Beigua Sabato 6 “Happy Jack Festival” Giovedì 11 “Chiamami Aquila”: San Giacomo - Castello Aquila - Costa Bacelega Sabato 13 / domenica 14 “La fioritura della peonia”: trekking someggiato Monte Grammondo Giovedì 18 “Tripudio di narcisi”: Passo della Cavallina Giovedì 25: Case Fascei - Monte Monega Domenica 28: “L’enigma delle 5 f”: Castello di Chiusanico - Pizzo d’Evigno

Giugno Da venerdì 2 a domenica 4 “Asinando”: Airole - Breil - Sospel - Olivetta - Airole Giovedì 8: “Corsari cortesi”: Triora - Passo della Guardia - Lecca - Corte - Molini Domenica 11: Pigna - Gola del Corvo - Passo Muratone Da martedì 13 a domenica 16 “Travel Trekking”: La via degli dei - Appennino tosco- emiliano


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Associazioni: una risorsa per tutti di Laura Sbruzzi

Le associazioni compiono oggi la funzione che un tempo era propria del quartiere e della comunità di paese: di riunione, aiuto reciproco, momenti di festa. Ognuna con diversi intenti, che si tratti di aiuto a persone svantaggiate o fragili, oppure di riunione attorno ad un interesse comune, ludico, culturale, civile o sportivo, tutte hanno quindi una importante funzione: rendere la vita più sostenibile. Parlare di sostenibilità riguardo alla vita non significa infatti solo avere i mezzi economici per realizzare i propri intenti, ma anche crearsi e mantenere buone relazioni sociali che alimentino la nostra vita, la nutrano di bellezza e salute o forniscano un supporto, morale e sociale, nei momenti difficili. Le associazioni sono utili sia a livello individuale, sia a livello di gruppo. Al singolo, (ed è questo il caso dei volontari più attivi) esse offrono un luogo in cui portare la propria passione e il proprio entusiasmo per la difesa di qualcosa in cui credono e che ritengono dover essere diffusa al maggior nu-

mero di persone possibili. Al gruppo (gli associati) danno la coscienza di non essere soli e mantengono viva la speranza che un impegno costante possa cambiare le cose, o almeno correggere le storture. Il volontariato e l’associazionismo raggiungono in Italia grandi numeri, non solo di iscritti, ma anche di assistiti, affermando in vari modi la loro primaria funzione sociale diventata oggi insostituibile. Ciò che le contraddistingue sono soprattutto, oltre che la ferrea volontà di perseguire uno scopo, quell’entusiasmo e quel tempo dedicato spesso difficili da trovare nella burocrazia e nella cosa pubblica, nonché l’Amore vero per la cultura, o la vicinanza a chi soffre, ai ragazzi e alla loro crescita sana. Un patrimonio da non sottovalutare, insomma. Spazio quindi alle associazioni, per non perdere questo patrimonio, per rendere più visibile e diffondere una cultura della sostenibilità che passi anche per l’impegno e per il supporto ai propri simili.

L’Associazione Spes per i disabili Dalla gioia dell’incontro a un’esperienza unica di vita di Matteo Lupi

L’Associazione Spes è una realtà molto attiva nell’ambito sociale e culturale del comprensorio intemelio. Nel 1996 alcuni genitori o familiari di persone con disabilità decisero finalmente di uscire dalla solitudine e intraprendere un percorso condiviso di lotte e rivendicazioni per cambiare e migliorare le condizioni di vita dei propri figli. Il volontariato, la socialità e la gioia dell’incontro sono diventati da subito i caratteri distintivi dell’organizzazione che ha saputo attrarre e coinvolgere, nel corso degli anni, tanti cittadini di Ventimiglia (e non solo) in un’esperienza unica di impegno verso la persona handicappata. Nessuno alla Spes ha mai inteso l’handicap come un problema, bensì come una ricchezza per cambiare il proprio approccio verso le cose, dal momento che la vita è da sempre il dono più bello che si riceve. Ogni genitore, da quel lontano 1996, è diventato papà o mamma, fratello o sorella anche dei ragazzi degli altri familiari che insieme hanno dato vita all’associazione. La condivisione dei problemi e l’impegno ostinato a risolverli insieme hanno consentito alla Spes di assumere un ruolo guida nel vo-

lontariato e nelle politiche sociali del territorio. Assieme alle attività assistenziali, in parte sostenute da contributi derivanti da convenzioni con gli Enti pubblici, la Spes ha mosso progetti mirati alla promozione dell’autonomia delle persone con handicap. La piena cittadinanza, infatti, per molti dei ragazzi Spes si sta realizzando non solo attraverso il riconoscimento dei diritti, ma anche nella pratica del lavoro. La Cooperativa Sociale di tipo B che la Spes ha fondato nel 2011 ha già assunto nove persone disabili, alcune delle quali operano nel settore agricolo. L’attività agricola si è rivelata terapeutica ed educativa per tanti utenti seguiti dall’associazione. L’aria aperta, la

soddisfazione della raccolta della verdura e della frutta, l’apprendere un mestiere sono medicine favolose! L’inclusione sociale e lavorativa negli orti sociali ha così creato le condizioni per sviluppare progetti sempre più ambiziosi che vedono impegnati in rete organismi del settore “Non Profit”, Istituti scolastici superiori ed Enti pubblici. Auspicio dell’associazione è contribuire alla crescita di cittadini sempre più sensibili e inclusivi, dando un segnale chiaro all’intera comunità: agire, cambiamento e speranza sono possibili, non lasciando nessuno indietro.

Spes Auser Onlus Associazione di parenti e amici di portatori di handicap Corso Limone Piemonte 63 18039 Ventimiglia tel. 0184.355800 email: spes_auser@libero.it

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“Il Biologico”: istruzioni per l’uso Il grande successo del mercato dei prodotti biologici, come risultato di una tendenza sempre crescente nelle abitudini dei consumatori italiani ed europei, sta avvicinando realtà produttive e di trasformazione tradizionalmente convenzionali al mondo “bio”. Questo trend viene percepito dalle aziende che, tentate di entrare in uno dei pochi segmenti in crescita, avviano dei progetti commerciali e produttivi anche importanti. Spesso il concetto di biologico non è compreso appieno né dal punto di vista legale e procedurale né concettuale, dando così luogo a situazioni di tensione con gli enti certificatori che, a volte, possono portare all’abbandono dei progetti stessi. AIAB Liguria, presente sul territorio e dotata di una sensibilità particolare per lo sviluppo della produzione e trasformazione di prodotti agricoli biologici e per l’incremento dei consumi di prodotti bio ha deciso di creare un momento di informazione ed educazione rivolto alle aziende, agli agricoltori e ai consumatori più attenti, con la sua conferenza “Il Biologico: istruzioni per l’uso”, in programma sabato 3 giugno (nell’ambito dell’ampio programma della Fiera del Libro di Imperia) dalle 9 all’Ex Deposito Porto Franco di Imperia Porto Maurizio, con il patrocinio della Regione Liguria e la partecipazione di funzionari regionali e nazionali. In tale giornata saranno presentati tutti gli aspetti legati alla certificazione, alla tracciabilità, alla vendita, i risvolti agronomici e tecnici, le testimonianze di imprese di successo nel biologico Saranno presenti successivamente momenti di discussione, suddivisi per tavoli tematici. Nel pomeriggio, focus sull’olivicoltura, con il medesimo format, con l’evento “Prospettive per l’olivicoltura di qualità nel Ponente ligure, tra biologico e dop”. “Con la nostra iniziativa – affermano gli organizzatori – con-

fidiamo di fornire un contributo concreto nella comprensione del mondo bio, nella scelta dei consulenti, dei fornitori e mezzi tecnici e, infine, di riuscire a fare rete”. Dato il numero limitato di posti disponibili, è gradita la registrazione preventiva, inviando una mai a info@aiabliguria.it, indicando i dati personali, un recapito telefonico e la dicitura “vorrei partecipare alla conferenza di AIAB Liguria di Imperia”.

Il programma Sabato 3 giugno 2017 8-9,15 Registrazione dei partecipanti e allestimento 9,30 Inizio lavori in seduta plenaria “Il Biologico: istruzioni per l’uso” 12 Apertura tavole rotonde 13 Buffet offerto 14 Ripresa seduta plenaria Conferenza sulla filiera dell’oliva e dell’olio Taggiasco Bio “Prospettive per l’olivicoltura di qualità nel Ponente ligure, tra biologico e dop” 17 Apertura tavole rotonde Fine lavori prevista per le ore 18,30


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SOSTENIAMOCINEMA

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L’amore per il cinema contagia una vallata e le sue scuole di Graziella Bosco

Una decina di volontari impegnati nell’attività di gestione del Cinema di Dolceacqua e un gruppo più ampio di soci sostenitori: non sono alti i numeri alle spalle dell’Associazione “Oltre il Cristallo” ma, certamente, l’impegno è di quelli importanti. È dall’ottobre 2014 che questo gruppo di persone ha riaperto il Cinema Cristallo, di proprietà della Parrocchia, ha restaurato l’ambiente che era in abbandono da alcuni anni e, favorendo la sinergia fra varie componenti, quali la parrocchia stessa, il gestore, il Comune di Dolceacqua e i volontari, sta continuando a promuovere questo spazio come luogo di animazione e promozione culturale dell’intera vallata. Siamo nel cuore della Valle Nervia: per la precisione nel paese di Dolceacqua, meta turistica di grande interesse sia dal punto di vista storico-artistico che naturalistico. Il Cinema Cristallo, voluto fortemente da un parroco, don Nanni, appassionato cinefilo e convinto sostenitore del valore educativo del cinema, venne costruito nel 1971. Da allora è stato assiduamente frequentato da

“Domani”: un futuro migliore è già possibile

giovani e meno giovani, in un’epoca in cui pochi altri divertimenti erano a disposizione; l’avvento di altri media, attraenti e invasivi, ha invece determinato la disaffezione e, in seguito, l’abbandono della vecchia sala. Oggi il Cinema Cristallo viene riscoperto dai bambini delle scuole della vallata, grazie a una collaborazione fra l’Associazione stessa e l’Istituto Comprensivo Valnervia che hanno progettato insieme un percorso di educazione al linguaggio del cinema. Le mattinate al cinema sono diventate così un appuntamento irrinunciabile per bambini e ragazzi, che ricominciano a frequentare il Cristallo anche al di fuori delle proposte della scuola. Attraverso la presentazione di film celebri di altrettanto famosi registi, la storia del cinema è inoltre il filo conduttore di una rassegna, rivolta soprattutto agli studenti degli istituti superiori e organizzata insieme al Liceo Aprosio di Ventimiglia. Questa serie di proiezioni di pellicole cult sta avendo un grande successo tra il giovane pubblico, che dimostra in questo modo desiderio e

disponibilità a conoscere modalità di comunicazione “immortali”, sebbene spesso lontane dalla sensibilità attuale. Un altro aspetto culturale che viene particolarmente curato dall’Associazione “Oltre il Cristallo” è la proposta di documentari che stimolano la riflessione e il dibattito su temi sensibili a molti che hanno scelto di vivere in queste contrade. “Resistenza naturale”, “Voices of Transition”, “Domani”, “Figli della libertà” sono alcuni titoli, più o meno recenti, che propongono stili di vita possibili ma alternativi a quelli dominanti: agricoltura, economia, istruzione, energia sono infatti temi oggetto di grandi ripensamenti. Il cinema consente di portare anche in una zona così periferica l’esperienza e la voce di chi, seppur lontano, è molto vicino per attenzione alle tematiche e ai valori. Condividere la visione di un film diventa così l’occasione per ricevere un’energica spinta al cambiamento. L’attenzione per il territorio, molto frequentato anche da stranieri, si traduce inoltre nella scelta di presentare, una volta al mese, un film in lingua originale (per adesso solo in inglese, ma il progetto è di allargare l’iniziativa al francese), preceduto, per chi lo vuole, da una conversazione con insegnante madre lingua. Il Cinema Cristallo è aperto da fine settembre a fine maggio, tutti i week end, dal giovedì alla domenica. Durante l‘estate, l’Associazione promuove il CineTour, cioè il cinema itinerante su piazze, in spiaggia e nei castelli, il cui programma dettagliato, assieme alle altre attività di luglio e agosto, sarà presentato prossimamente.

Terreni che si stanno impoverendo e muoiono, una crisi energetica che si farà sempre più pressante, l’economia esasperata che mette a rischio la stessa sopravvivenza del mondo, la perdita della libertà (quella vera) e della democrazia, la necessità, se non l’obbligo, di tutelare l’istruzione. Cinque campi fondamentali del vivere umano, sul quale si sta giocando il futuro non solo di questa ma di tutte le generazioni che verranno e, verosimilmente, la stessa sopravvivenza del nostro pianeta. Tutto questo è ciò su cui si concentra il docu-film “Domani” nel quale i registi francesi Cyril Dion e Mélanie Laurent non solo presentano una situazione globale quasi drammatica ma offrono possibilità di soluzione. Compito certamente non semplice, soprattutto quando il modello di sviluppo dominante e molti dei potenti della terra sembrano puntare in tutt’altra direzione, ma comunque ciò che la pellicola fornisce agli spettatori sono risposte e proposte eterogenee, alternative e, spesso, creative, tutte orientate verso una crescita sostenibile che non solo è possibile ma obbligatoria. Il panorama spazia così dalle “Città per la transizione” britanniche e dagli orti urbani di Detroit, negli Stati Uniti, per abbracciare l’utilizzo delle energie rinnovabili in Olanda e Danimarca, le reazioni alla finanza invadente ed invasiva data dal popolo islandese, fino ad arrivare alla tutela della democrazia partecipativa, con gli esempi di quanto compiuto in diverse parti del mondo, tra cui l’India, e l’assoluto bisogno di garantire un’istruzione effettiva ed efficace (il paragone è con le scuole finlandesi), unica vera arma contro un sistema che propugna proprio le carenze educative come strumento

più potente per tenere la gente lontana dal potere e dalla conoscenza. Domani è così diviso in cinque parti, ognuna delle quali affronta uno degli aspetti, tutti complementari e fondamentali per la realizzazione di una nuova società. Si può produrre più cibo senza fertilizzanti o pesticidi; le città fanno a meno non solo del petrolio, ma anche dell’energia fossile e nucleare; in campo economico sono sempre di più la monete locali; la vera battaglia finale si conduce sui piani della democrazie e dell’istruzione, con la risoluzione pacifica dei conflitti e l’educazione alla vita in armonia con se stessi, gli altri e la natura. In definitiva, Domani è un film ottimista, che mostra come sia ancora possibile seguire modelli che permettono all’uomo non solo di mantenere intatte le risorse naturali, ma anche di condurre un’esistenza più felice. A questo sprona il film: se il cambiamento è davanti a noi ed è alla nostra portata, dobbiamo solo costruire una nuova umanità. “Queste persone – afferma lo stesso Cyril Dion – stanno scrivendo una nuova storia e ci dicono che non è troppo tardi, ma dobbiamo darci da fare. Adesso”.

Associazione Oltre il Cristallo

Cinema Cristallo Via Roma 40 – 18035 Dolceacqua (Im) Tel. 0184 206324 www.cinemacristallo.org Fb Oltre il Cristallo


LAVORO E SOSTENIBILITÀ

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WhyBio? La risposta è a Savona Pensate a una grande vetrina, tutta orientata sul mondo della sostenibilità e del benessere, con spazi che si aprono su salute, alimentazione, relax, mobilità, ambiente, natura, coltivazioni e mille altri aspetti degli stili di vita “green”. Tutto questo, e molto altro ancora, è WhyBio? 2017, in programma alla Fortezza del Priamar di Savona dal 12 al 14 maggio, con inaugurazione alle 15 di venerdì 12 e apertura sabato dalle 9,30 alle 23 e domenica dalle 9,30 alle 19,30. Dopo il successo della prima edizione del 2015, in cui venne rotto il ghiaccio, e del vero e proprio trionfo dell’anno

scorso, quando all’evento parteciparono oltre 15mila visitatori che presero letteralmente d’assalto il forte posizionato nel centro di Savona, quella che si preannuncia è davvero l’opportunità principe, nella Liguria di Ponente, per mettere a contatto operatori e pubblico in un’occasione in cui approfondire tutte le tematiche verdi attraverso anche esperienze sensoriali e culturali. Sforzo per l’edizione che si prospetta alle porte è quello, non semplice, di migliorare un format già affermato e consolidato, con l’intento di rendere l’evento unico e imperdibile. Gli spazi sono ricavati in una location suggestiva, offerta dal palazzo storico, dalle salette comunicanti e dalle aree nel porticato. Quattro le aree specialistiche allestite: Spazio Cooking, Percorsi del Gusto, Edu-Kids Area e On Stage, per esperienze da vivere in prima persona e non solo osservando quanto fanno gli altri. A completare il programma, in un fine settimana nel quale si prevede un grande afflusso di pubblico anche per il contemporaneo arrivo di ben quattro crociere, sarà un elevato numero di eventi collaterali, con laboratori didattici e conferenze, ma anche con performance artistiche, degustazioni, workshop, sfilate e rievocazioni storiche.

Da hobby a lavoro di successo, il cammino di Arte e Party di Floriana Lupano Chi opera nel campo dell’organizzazione di eventi, soprattutto se nell’ambito dell’economia verde e della sostenibilità, sa quante e quali difficoltà si possono incontrare nel proprio lavoro, dovendo spesso fare i conti con la crisi economica in generale e, più in particolare, con il sempre più risicato sostegno che, a causa delle restrizioni di bilancio, le amministrazioni comunali riescono a fornire. Anche in un panorama complesso, c’è però chi prosegue nel suo impegno, con costanza e determinazione. È questo il caso di Arte e Party, di Floriana Lupano. “Il mio lavoro – spiega la stessa titolare dell’azienda– inizia dalla passione nel campo dell’arte creativa. Ho poi cominciato ad organizzare eventi e fiere per poter dare maggiori opportunità a chi, anche per hobby, sviluppa progetti e creazioni con varie tecniche e materiali. Ora tutto questo è diventato un lavoro e sono orgogliosa di avere tanti nuovi amici ed operatori,che partecipano agli appuntamenti che organizzo in tante parti della Liguria di Ponente”. Un impegno, quello in questo settore, che richiede grande applicazione, ma che sa anche dare gratificazioni. “Per me – prosegue ancora Floriana Lupano – è sempre una grande soddisfazione vedere che, in tutta la provincia di Imperia, dal 2009 il mio lavoro

è appezzato in ognuna delle molte collaborazioni che sono state attivate con associazioni, pro loco, amministrazioni locali. Molto spesso, sono proprio i loro assessori a consigliare “Arte & Party” ad altri Comuni”. Una zona che offre tante possibilità, quale quella in cui opera Arte e Party, finisce per generare un calendario fittissimo. In questa primavera, dopo la fortunata edizione della “Fiera delle Fiere” di Santo Stefano al Mare, l’impegno si esplica in tutta una serie di manifestazioni curate dall’azienda, quali, per incominciare, la cura degli spazi espositivi e il mercatino di “Caruggi in Fiore”, quattro intensi giorni previsti a Dolceacqua dal 22 al 25 aprile, Poi seguiranno la collaborazione con “Passeggiando Assaporando”

di Ospedaletti il 30 aprile. “Proseguirà la collaborazione con il Civ Borgo Marina di Imperia – conclude Floriana Lupano – così come con la Pro Loco di Santo Stefano, a Diano Castello e Diano Marina, dove seguo Diano Affari sin dal 2012”. A inizio giugno sarà la volta, a Riva Ligure, di “ArRiva con Fido”, il 3 e 4 giugno, con dimostrazioni di obbedienze e giudici di razza qualificati che valuteranno gli amici a quattro zampe. Il tutto prima che parte l’estate, dove sono già in vista “Semplicemente Lavanda”, di nuovo a Dolceacqua l’8 e 9 luglio, e la tradizionale sagra dei “pignurin”, i gustosissimi pesciolini, il primo sabato di agosto.

Arte & Party di Floriana Lupano

Tel. 339 4749762

floarteparty@gmail.com

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LAVORO E SOSTENIBILITÀ

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Messy Lab, l’arte del Caos di Francesca Simondi

Messy Lab è un laboratorio di ceramica situato in un contesto estremamente affascinante, l’Ecovillaggio Torri Superiore. Qui si respira il profumo dei fiori selvatici, della natura incontaminata e si percepisce l’eco di una storia passata, recuperata con rispetto attraverso la ristrutturazione dell’antico borgo medievale che abbraccia il laboratorio di ceramica, proprio come nelle antiche

botteghe dei mestieri. Coniugare la manipolazione dell’argilla ad uno stile di vita sostenibile e a un contesto naturale rende questo progetto ancora più interessante. Qui è possibile avventurarsi in lunghe passeggiate tra gli uliveti che colorano di verde salvia i bassi monti liguri, lambendo le rive del fiume Bevera dove è possibile tuffarsi e nuotare in libertà assoluta nelle sue splendide conche d’acqua naturali! A poca distanza dall’Ecovillaggio è possibile raggiungere il mare e la famosa spiaggia dei Balzi Rossi. Sempre dirigendosi verso la Francia si incontrano i Giardini Botanici Hanbury, la caratteristica Mentone e, senza spingersi troppo lontano: Ventimiglia vecchia, Dolceacqua, Apricale, Airole… luoghi che custodiscono

ancora un’atmosfera autentica. È in questo contesto che è nato Messy Lab, che tradotto diventa: Laboratorio Disordinato, un luogo dove il caos alimenta la creatività, dove l’ordine non è un ordine perfetto e omologato. Perché, come dice Bernard Leach: “Perfection can be a fetish”. Un progetto recente tutto “al femminile”, ideato quasi per caso nella primavera del 2016 con la speranza di riuscire a dare concretezza a sogni e idee. Il laboratorio attualmente è gestito da sette donne, ceramiste professioniste e appassionate ceramiste e scultrici che nel corso dell’anno tengono vivo lo spazio organizzando corsi di tornio, modellato a mano, scultura

“Perfection can be a fetish” Bernard Leach, ceramista per tutte le età. In un mondo digitalizzato, ritornare all’uso delle mani potrebbe sembrare apparentemente controcorrente; in realtà, se si presta attenzione, si può notare un crescente ritorno ai lavori manuali anche e soprattutto tra i giovani.

L’argilla rivela un mondo ricco di esperienze; le tecniche di lavorazione e di decorazione sono infinite, per questo è impossibile annoiarsi! L’argilla può diventare una passione inebriante, la sua malleabilità ha un potere intrinseco incredibile e riesce a coinvolgere tutti, adulti e bambini. La terra è un materiale vivo, nulla di più vicino all’eco-sostenibilità, ai quattro elementi naturali (terra, acqua, fuoco, aria) e ad una dimensione più umana. Fare ceramica corrisponde anche a una scelta di vita. Penso possa rappresentare una chiave di lettura della nostra epoca, un’alternativa ai ritmi frenetici e al consumismo esasperato che ha caratterizzato in particolare gli ultimi decenni. Quindi cosa aspettate?! Mani in pasta!

Socializzazione sul lavoro e identità, una via verso il benessere di Giovanni Novello, presidente di Coseva Società Cooperativa Si fa molto parlare, a ragione, in questi tempi, di procedure tecniche per garantire il benessere nei posti di lavoro. Senza nulla togliere all’importanza di realizzare una sede che tenga conto di tutti gli aspetti che influiscono sul benessere degli utilizzatori (locali senza emissioni nocive, rispetto dell’ambiente sia in fase costruttiva sia in fase di uso di routine, soluzioni architettoniche gradevoli, ambienti con molto verde, risparmio energetico, organizzazione degli arredi e delle attrezzature, ecc,) sono anche altri i fattori che entrano in gioco. Nel caso delle cooperative occorre tenere presente che società di tale tipologia nascono da una condivisione e che la socializzazione è un elemento fondamentale della nostra esistenza e va a incidere direttamente sul benessere individuale. La socializzazione di bisogni diversi e idee comuni per raggiungerli è alla base della nascita di tutte le cooperative. Il benessere realizzabile in un cantiere di lavoro di pulizia, facchinaggio o altri servizi alle imprese (come nel caso della nostra cooperativa) viene giustamente visto e ricercato partendo dalla sicurezza sul lavoro, dall’ide-

azione di postazioni di lavoro ergonomiche, con la riduzione della fatica fisica e della ripetitività alienante dei movimenti. È un mondo in continua evoluzione e, malgrado i risultati ottenuti, merita ancora attenzione e impegno costante. Il benessere di cui si parla è apparentemente esistenziale, ma il lavoro non è solo un periodo della vita ma è parte essenziale della nostra vita. È fondamentale quindi affrontare il tema della socializzazione come elemento primario del benessere collettivo e individuale. I social sono un modo per sentirsi parte di un tutto, che in un’epoca di mancanza di identità è già qualcosa. È nel lavoro che vanno però cercati ambienti e condizioni tecniche organizzative che tengano conto della necessità di socializzare. Che fine ha fatto la normativa europea che obbligava ad evitare lavori solitari e in orari problematici in diverse attività, comprese le pulizie? La normativa traeva spunto da studi scientifici proprio sulle attività di questo tipo, nelle quali emergevano i danni individuali e sociali per chi era costretto a lavorare in condizioni di

assoluta mancanza di socializzazione. Cerchiamo il mondo ma non ne abbiamo il contatto fisico come normale condizione di vita, figuriamoci che amplificazione di tale fenomeno avviene se si lavora sempre da soli. La socializzazione è l’unione che fa la forza, aiuta a raggiungere obiettivi difficili ma anche ad elaborare, in momenti dolorosi e complessi. La nostra cooperativa è cresciuta grazie alla forza dello stare insieme. Il maggior benessere possibile si può raggiungere con qualche soldo in più in busta paga, con l’ausilio di macchinari efficienti, ma anche e soprattutto socializzando. Sapere che si lavora in un ambiente favorevole al raggiungimento del benessere è importante ma ancora di più lo è confrontarsi e far uscire

continuamente nuove idee. Il benessere è l’orgoglio di essere quello che si è, è la coscienza della propria professionalità, indipendentemente dal mestiere che si fa. Il benessere è dato dalla bellezza dell’onestà. L’epoca che viviamo vede vincente l’individualismo, quindi il dialogo e la socializzazione nelle condizioni di lavoro sfavorevoli sono assai complessi. Nel mondo dei cooperatori impegnati nei servizi, il benessere passa attraverso la capacità di preservare l’identità, il proprio modo di essere e la salvaguardia degli spazi di socializzazione. Benessere ed efficienza, oggi, vanno di pari passo e il benessere deriva dalla socializzazione della nostra esistenza.


EVENTI

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ColtiviAmo passioni. A Celle Ligure c’è Sogni d’Orto L’appuntamento, come ogni anno è fissato al Giardino Comunale Mezzalunga di Celle Ligure disegnato anni fa da Libereso Guglielmi, vera icona dell’amore per la natura e, in gioventù, giardiniere nella villa e nei terreni sanremesi della famiglia Calvino. Il 29 e 30 aprile, nella graziosa località in provincia di Savona, è infatti previsto l’evento Sogni d’Orto, un vero e proprio saluto alla primavera che da anni richiama un folto numero di espositori e commercianti e un pubblico che, con il passare degli anni, è sempre aumentato di numero. Negli spazi posti a monte della stazione ferroviaria, e quindi assai facili da raggiungere anche per chi vuole evitare di usare l’automobile, i due giorni della manifestazione saranno dedicati al piacere della semina, dell’orto, del coltivare verdure e fiori e a tutto ciò che ruota attorno al mondo dell’agricoltura. Una trentina circa di selezionati espositori offriranno un’ampia scelta di piante da frutta e da orto, sementi, macchinari agricoli e animali da cortile. Sogni d’Orto, però, non sarà

solo commercio, perché molta è l’attenzione che gli organizzatori e il Comune di Celle Ligure riservano anche alla dimensione della conoscenza e del “saper fare”. I visitatori avranno così la possibilità di partecipare a laboratori, conferenze e attività pratiche. Una delle principali finalità della kermesse è infatti quella di avvicinare un sempre più nutrito numero di persone all’agricoltura domestica e alla passione per l’orto. Saranno quindi tanti i suggerimenti, le curiosità, le informazioni che si potranno ricevere grazie a un ricco programma di workshop e piccole conferenze, mentre, a latere della manifestazione, sono previste anche molte iniziative collaterali. Sogni d’Orto e tutti i relativi appuntamenti sono ad ingresso libero e avranno luogo anche in caso di pioggia. Per informazioni: IAT Celle Ligure Tel. 019 990021 Fax 019 9999798 celleligure@inforiviera.it www.comunecelle.it

A “Fa’ la cosa giusta!” la significativa presenza di Vivere Sostenibile

La quattordicesima edizione nazionale di Fa’ la cosa giusta!, la fiera del consumo critico e degli stili di vita consapevoli, organizzata da Terre di Mezzo Eventi, si è chiusa a Milano con numeri da record; ben 70mila presenze, particolarmente concentrate nella giornata di domenica, mentre erano 700 gli espositori suddivisi sui 32mila metri quadrati di spazio espositivo, suddiviso in undici sezioni tematiche e sei aree speciali. Oltre 400 gli appuntamenti nel programma culturale, dai mini-corsi di cucina vegan fino ai laboratori di produzione di saponi, passando per gli incontri con camminatori, giornalisti, scrittori e amministratori locali. Quasi seicento i giornalisti accreditati, con la copertura televisiva nazionale di Sky, troupe Rai nazionali e regionali, e uscite su tutte le maggiori testate nazionali e locali, cartacee e online. Le radio nazionali hanno dedicato decine di interviste agli organizzatori ed espositori della fiera. A “Fa’ la cosa giusta!” hanno partecipato 124 scuole, dai piccoli delle scuole dell’infanzia, fino ai ragazzi delle superiori, per un totale di oltre 2800 studenti. In questa autentica folla da grande evento

che ha invaso gli spazi di FieraMilanoCity, nella zona del Portello, era presente con un suo stand anche il Network Vivere Sostenibile, che ha avuto modo di presentare a tutti le tante testate locali che ormai compongono la poliedrica galassia editoriale del periodico nato a Bologna tre anni fa e ormai diffusosi in larghissime parti del Nord e Centro Italia, tra le quali, da questo mese, anche la Liguria di Ponente. La presenza sulle pagine di Vivere Sostenibile viene così a coincidere con la possibilità di essere visibili in eventi e su mercati altrimenti difficilmente raggiungibili. Un dato assai importante se si considera che Vivere Sostenibile, per i contenuti che tratta e la fama che si è meritatamente conquistato, è un prodotto richiesto dagli stessi visitatori, che ormai lo conoscono e trovano in esso validi argomenti di approfondimento e di scelta nel proprio stile di vita “green”. Allo stesso modo, proprio per la sua natura di network, le nostre testate sono presenti con propri spazi in tutte le principali manifestazioni a carattere “bio”, naturale, etico e sostenibile del Nord Italia, da Torino alla Liguria, dalla Lombardia all’Emilia e, prossimamente, al Veneto e al Lazio.


EVENTI

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I corsi dell’Ecovillaggio Torri Superiore

Impariamo l’italiano all’Ecovillaggio

6 e 7 maggio

Dal 10 al 17 giugno

Gestione delle dinamiche di gruppo e processi decisionali (con Lucilla Borio) Vivere e collaborare con gli altri si rivela spesso difficile ma ci consente di raggiungere risultati che da soli non potremmo ottenere. Inevitabilmente l’energia generata dal contatto interpersonale può portare risultati positivi o sfociare in un caos ingestibile. In questi due giorni di seminario si affronterà il tema del conflitto e si parlerà di come presentare proposte operative al gruppo e prendere decisioni in modo partecipato e costruttivo.

Full immersion nella lingua e cultura italiana, con attività di studio in aula al mattino; nel pomeriggio sono previste escursioni sul territorio, visite, attività manuali ed esercizi praticiIl programma di insegnamento è curato da Laura Sbruzzi, docente di lingue e letterature straniere moderne, in possesso di diploma Ditals dell’Università di Siena per l’insegnamento della lingua italiana agli stranieri. La parte culturale è organizzata dall’Ecovillaggio Torri superiore. Info su costi e prenotazioni: Tel. +39 0184 215504 – info@torri-superiore.org

13 e 14 maggio

I corsi di ceramica di Messy Lab

Ricostruire i muretti a secco (con Stefano Vanzetto) Impariamo sul campo a ricostruire i muretti a secco, patrimonio culturale del nostro territorio. Dopo una breve introduzione teorica sulla storia e la funzionalità dei muretti in Liguria, la parte pratica inizierà con lo sbancamento di vecchi muri crollati e la successiva ricostruzione senza l’uso di cemento. Saranno spiegate varie tecniche, i trucchi del mestiere e gli accorgimenti da utilizzare a seconda dei luoghi e delle situazioni. Si applicheranno anche tecniche particolari (costruire una scala, fare un muretto in curva, inserire il muro nuovo nel muro vecchio).

Argilla & capoeira

Dal 15 al 17 aprile – bambini – solo corso

Tre ore io di ceramica ludico e sensoriale abbinato a lezioni di capoeira

Argillanonstop

Dal 23 al 25 aprile – adulti – corso e soggiorno

– massimo 5 partecipanti Laboratorio di ceramica a porte aperte, per esercitarsi e confrontarsi! Orario apertura laboratorio dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19

3 e 4 giugno

Fare in casa saponi e e creme naturali (con Lucilla Borio alias Saponilla)

Decorare con texture e ingobbi

Un fine settimana pratico e divertente in cui cimentarsi con ricette semplici e chiare e iniziare ad affrancarsi dalla dipendenza dell’industria della cosmesi, con informazioni teoriche e ricette pratiche per realizzare in modo semplice e veloce prodotti ecologici per l’uso quotidiano di alta qualità a basso costo. Verranno fornite tutte le informazioni di base sugli ingredienti utilizzati, in particolare gli oli vegetali, e le misure di sicurezza per l’uso della soda per la saponificazione. I partecipanti porteranno a casa la dispensa del corso con tutte le spiegazioni e le ricette dettagliate, e i numerosi prodotti da loro creati (circa 10 pezzi di sapone, 3 creme, un tonico).

Il costo di ogni corso è di € 120 a persona (solo corso e pranzi sabato e domenica) oppure € 200 con pensione completa. Programmi dettagliati, prezzi e altre info:

29 e 30 aprile – 30 adulti – corso e soggiorno – minimo 4,

massimo 8 partecipanti Decorazione della ceramica attraverso l’uso di ingobbi, graffito e texture con materiali naturali. Orario apertura laboratorio dalle 10 alle13 e dalle 15 alle 19

Stampa cianografica su ceramica e carta

3 e 4 giugno – adulti – corso e soggiorno – minimo 5, massimo

10 partecipanti Un workshop dedicato a un antico metodo di stampa fotografica a contatto adattabile a diversi supporti e capace di creare immagini permanenti nelle più intense tonalità del blu ciano Tutti i corsi si tengono all’Ecovillaggio Torri Superiore ed è richiesta la prenotazione

www.torri-superiore.org

Info: www.messylab.org messylab.ceramica@gmail.com Tel: (+39) 393 0016872 Francesca

Gli appuntamenti turistici a Dolceacqua e dintorni Dolceacqua, storia ed arte: Brea, Monet, Morscio Ogni prima domenica del mese Passeggiata nel paese incantato di Dolceacqua, dedicata ai luoghi di Monet e alle sue opere, Palazzo Luigina Garoscio e la Pinacoteca Morscio. Visita ai siti d’interesse storico che legano i Doria ai Grimaldi di Monaco. Ritrovo ore 15 davanti all’Ufficio Informazioni Turistiche di Dolceacqua. Al termine degustazione di vino presso l’Enoteca Regionale della Liguria. Durata 2 ore, costo 10 € a persona. Chiesa di San Bernardo Un tesoro nascosto Ogni seconda domenica del mese Breve passeggiata nel paese per poi raggiungere, attraverso la storica mulattiera che collega Dolceacqua all’Alta Via dei Monti Liguri e alla Val Roya, la Chiesa campestre di San Bernardo, custode si pregevoli affreschi del ‘500. Si consigliano scarpe comode. In caso di maltempo l’escursione è annullata. Ritrovo ore 15 davanti all’Ufficio Informazioni Turistiche di Dolceacqua. Al termine degustazione di vino presso l’Enoteca Regionale della Liguria. Durata 2 ore, costo 10 € a persona. Dolceacqua, terra dei Doria Tra storia ed enogastronomia Ogni ultima domenica del mese In occasione del mercatino del biologico e dell’antiquariato, il servizio visitatori del Castello dei

Doria mette a disposizione una guida per accompagnare in visita turisti ed interessati alla scoperta di Dolceacqua. Visita ai siti di maggiore interesse storico e al Castello. Ritrovo ore 15 davanti all’Ufficio Informazioni Turistiche di Dolceacqua. Al termine degustazione del rinomato Rossese presso l’Enoteca Regionale della Liguria. Durata 2 ore, costo 10 € a persona. Perinaldo: passeggiata tra storia ed astronomia Ogni terza domenica del mese Percorso con guida tra i tortuosi “carrugi” decorati da affreschi contemporanei che evocano la figura dell’astronomo Gio. Domenico Cassini, nato a Perinaldo. Visita della parrocchiale di San Niccolò. Dal nucleo superiore del paese ampi scorci panoramici sulle Alpi Liguri. Ritrovo ore 14,30 davanti all’Ufficio Informazioni Turistiche di Perinaldo. Costo 5 € a persona. Prenotazione obbligatoria al tel. 0184.229507. Le Quattro Stagioni ai Giardini Hanbury 21 marzo – 21 giugno – 21 settembre – 21 dicembre Visita guidata ai Giardini Hanbury, tra profumi e colori delle piante esotiche, che prosperano in un ambiente naturale di rara bellezza. Al termine della visita, possibilità di consumare uno snack al punto di ristoro (non compreso nel prezzo). Ritrovo ore 10 all’ingresso dei Giardini Hanbury. Costo 7,50 € a persona, comprensivo di ingresso e visita.

I 150 anni dei Giardini Hanbury Aprile Sabato 20, ore 11 Presentazione dell’audioguida per la visita dei Giardini ad uso dei non vedenti Maggio Sabato 6, ore 14,30 Celebrazione del 150° anniversario della fondazione dei Giardini. Cerimonia ufficiale in forma privata Domenica 7, ore 10 – 17 “Gli Hanbury in giardino”. Rievocazione storica della vita quotidiana nei Giardini – in collaborazione con l’Associazione Culturale A-Storia Mostra dell’archivio storico Hanbury – a cura dell’Istituto di Studi Liguri Afternoon tea per il pubblico, su prenotazione, a pagamento Giugno Sabato 17, ore 10,30 Inaugurazione del Bookshop dei Giardini Botanici Hanbury. Presentazione dell’audioguida per la visita del giardino.


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