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Giugno 2018 TRIMESTRALE- Anno 2- Giugno 2018- N°6

Si può vivere di eccellenze

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di Graziano Consiglieri

Crisi dei mercati, basso profilo, concorrenza sui prezzi, globalizzazione della produzione, massificazione di articoli e proposte di bassa qualità sugli scaffali dei supermercati, nell’offerta culturale e turistica, nell’istruzione, tagli alla spesa pubblica, alle fasce deboli, allo studio, all’arte. L’elenco potrebbe continuare per tutta la durata dell’articolo. Sono tantissime le condizioni avverse che stanno abbassando la fiducia, la spinta vitale di chi lavora, di chi ancora si sforza di opporsi a una commercializzazione sfrenata di ogni aspetto della vita umana, a un procedimento che considera solo il valore monetario e finanziario e dimentica ogni altra componente, soprattutto quelle che servono a dare il vero valore di un prodotto, di un’idea, di un’azione; aspetti che non si possono misurare con il corrispondente prezzo monetario, scelto universalmente come unità di misura esclusiva per tutto ciò che si fa o si è. C’è, e in molti provano da tempo a metterlo in pratica, un altro modo di valutare, apprezzare e dare merito all’attività produttiva, sociale, culturale, turistica di un territorio. C’è e si chiama rispetto per l’eccellenza. Quando si parla di eccellenze italiane (e anche quelle liguri, di cui ci vogliamo occupare in particolare) il pensiero va subito ai “punti forti” dell’economia: l’enogastronomia, il turismo, la produzione artigianale, ma spesso, troppo spesso, tutto si ferma alla contemplazione estatica di quanto molti siano in grado di fare. Si esalta la bellezza di alcune opere o di qualche bel paesaggio, si gusta il sapore di un prodotto genuino, si ringrazia per un servizio turistico di alta qualità, si lodano il significato e lo sforzo di chi ancora crede che la cultura e l’istruzione possano essere settori trainanti, ma poi tutto si ferma lì, alla fruizione di quanto di buono si è trovato. Non basta più. C’è da fare un passo in più e non lo si può procrastinare. Questo scatto ulteriore è quello di promuovere, incentivare, propagandare queste eccellenze che animano e costituiscono il cuore, davvero il “punto forte” di quanto un territorio può produrre. Prima di iniziare a lavorare su un numero di Vivere So-

ancora. I passi da compiere, in realtà, sono due e il secondo è quello della necessità di agire. L’apprezzamento, l’applauso, la pubblicità, da soli, sono solo l’inizio di un cammino diverso, in direzione ostinata e contraria, verrebbe da dire. Invece no, non sarà una direzione contraria a qualcosa, ma favorevole al bello, al buono e, lo si conceda, anche a ciò che è giusto e non solo gustoso. E tutto questo, però, è possibile solo “mettendo azione”. Per questo il nostro giornale ha in programma, a sua volta, uno scatto ulteriore nella propria attività. Con il sostegno di molti stiamo parlando di una realtà “diversa” dal grigio che ci si vuol far credere che avvolga tutto e tutti. Ora vorremmo anche noi renderci protagonisti con azioni. Per questo la volontà è quella di dare il via, con le nostre comunque esigue forze, a una serie di iniziative pratiche, tutte da studiare, tutte da costruire assieme a coloro che, come noi, crederanno in una grande possibilità. Quella che ritiene fermamente che di eccellenze si può vivere.

stenibile Liguria Ponente ci si chiede sempre quale sarà il motivo conduttore. Da sempre questa traccia, poi, emerge da sola, durante la preparazione delle pagine, e a dettarla sono sempre, in una splendida sintonia, gli articoli che riceviamo dai nostri collaboratori. Questa edizione di giugno 2018, alle soglie di un’estate su cui si stendono grigie ombre politiche e, forse, anche meteorologiche, si è così trovata ad essere indirizzata verso l’esaltazione delle eccellenze della nostra terra. È stato un coro comune, composto da voci polifoniche, tutte orientate al proprio ambito di attività, ma concordi nel sottolineare come, sotto questa coltre di condizionamenti negativi che sembrano voler e poter soffocare ogni libera iniziativa, si celi invece ancora un cuore pulsante, una spinta che non si può fermare, la voglia di riaffermare valori e lavori che la massificazione e la banalizzazione non possono cancellare. Il fatto di rendere noto tutto ciò, a sua volta, non basta

... e morire di burocrazia

“Ormai siamo ingessati dalle normative”. È uno dei commenti più delicati, ma tremendamente espliciti, che si sono sentiti in questi giorni, dopo l’entrata in vigore delle nuove normative sulla privacy. Le leggi si applicano, ci mancherebbe altro, ma più di una volta lasciano dietro la loro applicazione e il loro rispetto una scia di amare considerazioni alle quali è doveroso dare voce. Una legge in sé, per quanto non esattamente brillante in termini di intelligenza pratica, non potrebbe costituire un problema invalicabile per un’azienda, per quanto piccola. Si può dedicare un po’ di tempo, distogliere delle energie dall’attività lavorativa, magari sacrificare un fine settimana di riposo (e già qui ci sarebbe qualcosa da discutere) per mettersi in regola. È una cosa da fare “una tantum” e, in fin dei conti, si tratta di copiare uno dei documenti ricevuti al ri-

guardo, personalizzarlo e spedirlo alla propria mailing list. Già qui si presuppone non solo che si abbia il tempo a disposizione (è un obbligo, bisogna trovarlo), ma anche che si sappia ben utilizzare il computer, che si sappia cosa fare… Il guaio vero è che quella sulla privacy non è la sola legge a distogliere energie dal lavoro per dedicarle al nuovo mostro sacro dell’economia e del lavoro del terzo millennio: la burocrazia. Torna alla mente la vecchia storiella del contadino andato in città con il suo asino per fare la spesa per tutto il villaggio. Dopo aver caricato il povero animale con ogni sorta di casse e ceste piene di materiale, l’uomo si ricorda di dover comprare un paio di stringhe per il vicino. Le acquista e le carica, a loro volta, sull’asino che, sopraffatto dal peso, si schianta a terra. Colpa delle stringhe o di tutto quanto già ap-

peso alla soma? Questo è ciò che rischia di accadere, al di là di fardelli che, in altri casi, rischiano di far collassare tutto già solo per se stessi. Purtroppo si sta arrivando al punto in cui ogni attività, in un delirio normativo, per essere svolta richieda decine di patentini, licenze, permessi (tutti ovviamente sottoposti a controlli periodici o casuali). Se da un lato la garanzia della correttezza formale è un elemento arricchente, dall’altro troppo spesso ci si dimentica che le leggi colpiscono anche realtà minime, come le microimprese o le imprese individuali, per le quali “distrarre le energie” dal lavoro per poterle dedicare agli adempimenti burocratici significa una sola cosa: dedicare il tempo alle carte togliendolo al lavoro. E queste carte, alla fine, sono ben più pesanti di un paio di stringhe.


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Riservato alle aziende, ai professionisti, alle associazioni e le cooperative che svolgano attività, corsi, iniziative o che producano o commercializzino prodotti o che realizzino servizi nell’ambito della sostenibilità ambientale, sociale e del benessere della persona e degli animali.

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graziano.consiglieri@libero.it

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Comune di

Ventimiglia

È un progetto divulgativo sui temi della sostenibilità economica, ambientale, sociale e culturale che si sviluppa con un periodico trimestrale e un sito web. A COSA SERVE “VIVERE SOSTENIBILE LIGURIA PONENTE”

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Capo Redazione Laura Sbruzzi

la.sbruzzi@gmail.com

Le Terre di Confine è iscritta alla camera di Commercio di Imperia Numero REA: IM-142838 Registrazione Tribunale di Imperia Num. Reg. Stampa 1/2017 - Num. R. G. 315/2017

A fare incontrare domanda e offerta di prodotti e servizi eco-sostenibili. A informare un target attento e sensibile a questi temi su: novità, nuovi prodotti e servizi, eventi e iniziative di aziende, Enti e associazioni. A fare aumentare la consapevolezza dei cittadini sull’urgenza di un cambiamento del paradigma di sviluppo e ad orientarne acquisti e comportamenti quotidiani, verso un modello basato su efficienza, decrescita, equità sociale ed economia collaborativa.

Stampa:

I.T.S. Via Abate Bertone 14 13881 Cavaglià (BL)

Il magazine on-line è inviato in formato pdf direttamente agli iscritti al portale, a tutti gli inserzionisti, a una serie di collaboratori e a quanti ne facciano richiesta. Gli stessi, a loro volta, lo diffondono alle mailing list in loro possesso. Il pdf è consultabile sul sito e tramite facebook.

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Laura Sbruzzi – Ventimiglia (IM)

Redazione:

Salita al Forno 3 – 18039 Ventimiglia (IM) Tel. 333/2866166 www.leterrediconfine.com e mail: vs.liguriaponente@gmail.com Informativa ai sensi dell’Art. 13 del D.lgs. 196/2003 sul trattamento dei dati personali Le Terre di Confine – Titolare del trattamento – ha estratto i suoi dati personali dall’archivio abbonati elenchi telefonici e da altre banche dati proprie e acquistate da terzi. I dati, di cui non è prevista la diffusione, sono trattati con procedure automatizzate e manuali solo dai dipendenti incaricati del trattamento, per fini promozionali e commerciali. Tali dati possono essere comunicati, in Italia e all’estero, ad aziende o professionisti che li richiedono a Le Terre di Confine per le stesse finalità. Potrà rivolgersi a Le Terre di Confine c/o Casa famiglia Spes, Frazione Varase – 18039 Ventimiglia – IM per avere piena informazione di quanto dichiarato, per esercitare i diritti dell’Art. 7 del D.lgs. 196/2003, e perciò consultare, modificare e cancellare i dati od opporsi al loro utilizzo nonché per conoscere l’elenco dei responsabili del trattamento.

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Il periodico trimestrale stampato: in negozi e ristoranti bio, associazioni, Comuni ed Enti, aziende sensibili ai temi trattati, cooperative sociali e onlus, tramite una fitta rete di collaboratori, in mercatini, fiere ed esposizioni a tema biologico ed ecologico, benessere e salute, agricoltura a km 0, in attività a carattere eco-sostenibile. 5000 COPIE DISTRIBUITE OGNI TRIMESTRE.

HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO

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COS’È “VIVERE SOSTENIBILE LIGURIA PONENTE”

c/o Casa Famiglia Spes Frazione Varase – 18039 Ventimiglia (IM) Tel. 333.2866166 REDAZIONE: www.liguriaponente.viveresostenibile.net

Direttore Responsabile Graziano Consiglieri

VIVERE SOSTENIBILE ITALIA

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DIFESA DELLA TERRA

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Da comitato ad associazione la “Salvataggiasca” rilancia l’impegno Dopo aver agito in qualità di comitato, le aziende appartenenti alla filiera olivicola e in lotta per la tutela della pregiata oliva ligure si sono costituite ufficialmente in “Associazione per la Taggiasca del Ponente Ligure”. Il cambio di passo è stato fortemente voluto allo scopo di meglio difendere e tutelare uno dei prodotti simbolo dell’agricoltura ligure opponendosi con altrettanta veemenza all’iter che intendeva sostituzione il nome della varietà da taggiasca in giuggiolina o gentile. La questione riguardante la trasformazione in associazione non è però solo formale: l’obiettivo immediato, che gli aderenti intendono portare avanti attraverso il confronto con tutti gli attori della filiera, è promuovere la massima condivisione per fare in modo che l’oliva taggiasca sia valorizzata come eccellenza della Liguria e con particolare riferimento alla Riviera di Ponente.

La base di partenza per il presidente dell’Associazione Simone Rossi, la vice presidente Claretta Siccardi e tutti gli associati è la certificazione del Dna Controllato Cultivar Taggiasca, un’operazione che, condotta con il Parco Tecnologico Padano di Lodi, in pochi mesi ha già prodotto benefici in termini economici agli operatori grazie alla categorica certezza dell’identificazione delle olive oggetto di compravendita. Un fatto che ha riscosso l’apprezzamento di distributori e consumatori, primi destinatari di una garanzia concreta circa le “taggiasche” acquistate. “Il progetto Dna cultivar taggiasca – ha sottolineato il presidente Simone Rossi – offre garanzia scientifica di certezza del prodotto e conseguentemente di qualità ai consumatori. Può far crescere l’economia legata all’olivicoltura di qualità e quindi la remunerazione ai coltivatori, con un progressivo maggiore recupero del territorio. È un concreto esempio di semplificazione dell’iter burocratico e amministrativo e di conseguenza di riduzione dei costi aziendali. La strada per la tracciabilità e la trasparenza del comparto olivicolo è tracciata. Il futuro non potrà prescindere dal Dna, progetto che, nell’ottica della tutela dei

consumatori, va ben oltre la Dop”. La presenza all’evento “Un mare d’olio” di Santa Margherita Ligure, il 26 e 27 maggio scorso, è stata il primo impegno istituzionale per la neonata associazione, con un’esposizione di tutti i prodotti derivanti dalla trasformazione della Cultivar Taggiasca del Ponente Ligure e la loro innovativa certificazione tramite il Dna Controllato. “L’oliva di varietà taggiasca – ha affermato Claretta Siccardi – è stata per secoli il sostentamento della gente del Ponente ligure: l’indotto oggi si può quantificare in 70 milioni di euro. Il Dna Controllato Cultivar Taggiasca è un “codice a barre biologico” che dirà al consumatore se nel vasetto con l’apposito logo ci sono, senza ombra di dubbio, olive taggiasche o paté di olive taggiasche. La certificazione

è molto semplice e ha costi contenuti”. Il Comitato Salvataggiasca era nato nel luglio del 2016 per scongiurare la modifica del nome della cultivar taggiasca in giuggiolina (poi gentile) nel registro delle varietà, a seguito di una richiesta avanzata dal Comitato promotore della Dop e dalle associazioni di categoria alle quali si erano poi aggregati la Regione e il Consorzio di tutela dell’olio evo Dop. Dopo lo stop del Ministero al progetto di Dop, il gruppo Salvataggiasca ha aperto le porte al dialogo per una visione condivisa sul territorio del futuro di un prodotto così fondamentale per l’indotto e la costituzione in associazione ha il fine di rappresentare al meglio le istanze di chi ha creduto da subito in questa “battaglia” di valori.

Una storia millenaria La coltura dell’olivo nel Ponente ligure risale all’epoca preromana, quando le prime tecniche furono introdotte dai greci stabilitisi dove ora sorge l’attuale Marsiglia. La cultivar taggiasca, che deve il suo nome al luogo di origine, può vantare oltre 1300 anni di storia. ad avviarne la coltivazione furono infatti i frati benedettini. I primi documenti ufficiali in cui si citano olio e olivi di Taggia risalgono a prima dell’anno 1000, ma è logico supporre che l’attività fosse assai antecedente

Vetrine speciali in tutta Italia per le aziende liguri dell’olio

L’eccellenza ligure dell’olio si mette in mostra e riceve riconoscimenti. È stata una primavera di intensa promozione e presentazione per molte aziende olivicole della nostra regione. Il primo importante appuntamento è stato quello della rassegna “Olio Capitale”, organizzata a Trieste dal 3 al 6 marzo scorsi, alla quale, grazie all’operato dell’Azienda Speciale “PromoRiviere” della Camera di Commercio in collaborazione con Liguria International, sono state presenti sei produttori della nostra regione. Alla rassegna, che aveva carattere internazionale, hanno infatti preso parte Frantoio Ghiglione di Dolcedo, Giuseppe Calvi & C. di Imperia, Antico Frantoio Tavian di

Druetti Milko & C. di Vado Ligure, Azienda Agricola Ada Musso di Diano Arentino, Azienda Agricola Ramella di Diano Marina e Lucchi e Guastalli srl di Santo Stefano Magra. Si è trattato di un’occasione importante per la promozione delle tipicità del territorio e delle imprese che hanno avuto a disposizione un ampio spazio in cui esporre, valorizzare e far conoscere agli ospiti, buyer e giornalisti provenienti da tutto il mondo, la qualità dei prodotti liguri d’eccellenza. Nell’area, in cui sono stati allestiti un punto informazioni e un salottino per trattative con acquirenti, ristoratori ed esperti, si sono svolti anche svolgeranno anche convegni, degustazioni guidate, corsi e

dimostrazioni di cucina. Alla serata speciale di degustazione con le eccellenze delle aziende liguri sono stati invitati giornalisti e visitatori professionali provenienti da Giappone, Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Austria, Svezia, Danimarca, Svizzera, Cina, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Egitto, Turchia, Francia, Olanda e Corea. Palcoscenico mantovano, invece, per l’Azienda Agricola Il Bey – Fattoria Didattica che, dopo essere stata presente anche alla rassegna Fa’ la Cosa Giusta di Milano (23-25 marzo scorsi) è stata invitata dalla Cantina Quistello di Mantova a partecipare, quale ospite d’onore, alla rassegna “Cantine Aperte Lombardia 2018”. Gli orga-

nizzatori, apprezzata l’attività svolta, anche come fattoria didattica, nella divulgazione e cultura dell’olio evo e dell’olivo, hanno voluto Il Bey per accostare esplicitamente il mondo del vino a quello dell’olio di qualità. Nell’occasione il titolare Beppe Privitera ha proposto, in due diversi incontri, il laboratorio

denominato “Cullt’Olio”, ovvero coltivazione e cultura dell’olivo e dell’olio nel Ponente ligure, un momento in cui presentare il valore salutistico, economico ma anche sociale della coltivazione dell’olivo nella Liguria e nel Mediterraneo, con pratiche di agricoltura sostenibile.


INNOVAZIONE SOSTENIBILE

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Savona, il Campus Universitario Smart Greed, Incontro intervista con il Rettore Federico Delfino di Laura Sbruzzi Innovazione, sviluppo e implementazione di nuove tecnologie, recupero ed efficientamento energetico, limitazione di emissioni nocive sono argomenti altamente attuali. La diffusione della presa di coscienza all’azione, come abbiamo visto, non riguarda solo gli individui ma interi paesi. Dopo l’accordo di Parigi, è imperativo non solo partire dal basso, quanto anche trovare tecnologie e soluzioni applicabili su larga scala, a livello di intere comunità. Le soluzioni e le tecnologie già esistono e sono conosciute, anche se all’uomo della strada potrebbero sembrare lontane nel tempo e nello spazio. Un luogo così, in cui le più moderne tecnologie per la produzione autonoma di energia, la protezione e la sostenibilità ambientale vengono non solo studiate ad alti livelli, ma messe realmente in pratica, invece, esiste già, ed è più vicino a noi di quanto ci si aspetterebbe, proprio in Liguria. Si tratta del Campus Universitario di Savona, distaccamento dell’Università di Genova, in cui si è scelto fin dall’inizio di privilegiare la sostenibilità sotto ogni aspetto, dai corsi di laurea proposti alla strutturazione di un ambiente alimentato da energie sostenibili, sano, sicuro e a misura d’uomo. Per saperne di più, siamo andati ad incontrare nel suo

Il Rettore Federico Delfino tutte le interessanti realtà e potenzialità. A Savona i corsi di laurea, ci racconta il Prof. Delfino, mirano a sviluppare competenze di alto livello in ogni campo della sostenibilità: la priorità sembrerebbe quella dell’ingegneria (ingegneria meccanica, energia e produzione, ingegneria industriale e gestionale, Energy engineering), ma anche la sostenibilità umana ed ambientale hanno una parte importante; ecco quindi la laurea in scienze motorie, incentrata sull’uomo e sulla salute, la laurea in digital humanities, concepita per la

sperimentazione, alle aule e agli alloggi per gli studenti, vi sono una biblioteca, bar, mensa, impianti sportivi. Apparentemente nulla di strano per un Campus, se non fosse che, visitandolo, ci si imbatte in laboratori, pannelli solari, colonnine per la ricarica di macchine elettriche ed altre curiose applicazioni che ci parlano della sua caratteristica peculiare. Tutto, qui, ci racconta che la sostenibilità non solo viene studiata sotto ogni aspetto, ma viene anche messa in pratica, rendendolo di fatto un esempio reale e misurabile di come potrebbe essere una piccola cittadina “smart” del futuro. È questo infatti l’ultimo dei quattro tasselli del progetto “Energia 2020”, che l’Università di Genova ha sviluppato con il partenariato del MIUR (ministero per l’università e la ricerca), del MATTM, (Ministero per l’ambiente e la tutela del territorio e del mare), e della Regione Liguria,

atto ad applicare, ogni sorta di tecnologia per arrivare alla quasi totale autonomia energetica da fonti sostenibili a fronte di un investimento di 8 milioni di euro al 2016 che diventeranno circa 10 nel 2020.

ufficio il Rettore Prof Federico Delfino. Ligure e giustamente orgoglioso del campus che dirige e dei suoi studenti, ci ha spiegato molte interessanti caratteristiche di questa particolare enclave di eccellenza ligure, descrivendone

comunicazione e la valorizzazione del patrimonio storico artistico e del turismo sostenibile, e quella in gestione del rischio naturale, che ci traghetta invece al monitoraggio dell’ambiente e alla gestione delle catastrofi naturali nel mondo, con una rilevanza del tutto particolare dato che ci troviamo in una regione ad elevato rischio idrogeologico. Il Campus, ci spiega ancora il Rettore, sorge in un luogo che un tempo ospitava una ex caserma militare. L’inizio del recupero dei vecchi edifici risale ai primi anni ’90, ma appartiene completamente all’Università di Genova dal 2014. Ha una estensione di circa 60mila metri quadrati, ed è ora una vera e propria cittadella in miniatura nella quale non manca nulla: oltre ai laboratori, ai luoghi dedicati alla

Il primo tassello, spiega il professor Delfino, è quello della micro-rete energetica del campus (Smart Polygrid Generation), finanziato dal MIUR per 2 milioni e 400 mila euro, e prevede il raggiungimento dell’autonomia energetica da fonti sostenibili. In questa rete, le rare macchine a combustibile fossile sono a gas, tri rigenerative, ad alto rendimento e bassissima emissione. La caratteristica particolare di questo progetto di microrete, ci dice, ha destato l’interesse di Enel, che l’ha scelta come laboratorio non solo nazionale ma globale, un piccolo esperimento reale di una città smart del futuro. Avendo infatti un solo soggetto che la gestisce, è anche misurabile per quanto riguarda i dati, che già parlano di elevati risparmi e drastici abbattimenti di emissioni di CO2 in soli 4 anni e mezzo. La sostenibilità va infatti di pari passo con l’abbattimento delle

emissioni. Nel campus è stato costruito (il secondo tassello) uno Smart Energy Building. Progetto di 3 milioni di euro finanziato al 90% dal MATTM e solo per il 10% dall’Università di Genova, è un edificio non solo SEB (che utilizza cioè energia a prevalenza di fonti rinnovabili) come auspicato dalla Comunità Europea, ma addirittura a quasi “zero emissioni” di CO2, (n-ZEB) per andare incontro agli obiettivi prefissati dall’Accordo di Parigi. Ha inoltre la fortuna di trovarsi in una posizione strategica tale da beneficiare anche di rare fonti di energia geotermica del nostro territorio ligure, raggiungibile grazie a otto sonde che scendono da 70 a 110 m di profondità, due delle quali dotate di strumentazione. Tale energia, che proviene dal Cristallino del Savonese, composto di anfibioliti e gneiss, fornisce un’ottima risposta tecnica per il riscaldamento e il condizionamento d’aria della struttura (che naturalmente è anche provvista di adeguato isolamento termico grazie a pareti di spessore e composizione adeguata). I vari rilevamenti della temperatura in gennaio, pur con la pompa di calore ferma, si è rilevata una temperatura interna di 16 °C quando la temperatura esterna era di 0°C.

Il fabbisogno elettrico dell’edificio proviene tutto dall’impianto fotovoltaico e dal sistema di accumulazione energetica che entra in funzione in mancanza del sole; i consumi sono comunque ridotti grazie a un impianto di illuminazione a led molto efficiente e a rilevatori di presenza che spengono le luci in assenza di persone. Una curiosità che va oltre ogni immaginazione è inoltre costituita dagli studi che si compiono nella palestra, la U-GYM (che si potrebbe leggere anche YOUGYM, in cui ognuno produce energia), nella quale due byke e due macchine ellittiche (grazie alle quali non solo si fa esercizio per le gambe ma anche per le braccia) sono collegate a un sistema di produzione di energia. Allenandosi, gli studenti possono produrre energia elettrica un’energia umana di 400 W di potenza! Il terzo tassello del progetto 2020, (circa 2,3 milioni di euro, di cui 1,3 finanziati dalla Regione Liguria) è costituito dalle EEM, ossia le misure di efficientamento energetico. Riguarda l’efficientamento di tutte le palazzine che erano comunque già state riqualificate negli anni ‘90 mediante l’introduzione di nuove


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una demo reale per le città del futuro tecnologie allora non disponibili, quali ad esempio le illuminazioni a led tele controllate. Il quarto ed ultimo tassello, chiamato Smart city demo campus, (che richiederà un ulteriore investimento di 2 milioni di euro per il 2020) è quello ancora da attuare completamente. Si tratta di far diventare il campus una demo vivente per le città del futuro, con tutte le soluzioni del caso, che includono asfalto drenante, sensoristica di parcheggio la protezione civile e la protezione del territorio. In Liguria, il campus serve già da riferimento pluviometrico ed è sede del CIMA, (Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale), fondazione pubblica di Università, Regione Liguria,

Protezione civile Liguria che occupa circa 100 persone per la prevenzione e la protezione civile. Essendo sul mare, poi, non poteva mancare lo studio dei cetacei, che la fondazione svolge attraverso monitoraggi in mare su un catamarano dedicato. Da ultimo, chiediamo al prof. Delfino quali siano i rapporti con le aziende, del settore energetico e non, scoprendo che questa Università si attesta non solo come riferimento per il retrofit tecnologico, come dimostrano la collaborazione con Arte di Genova e gli interventi per l’efficientamento del Palazzo di Giustizia di Savona. Per quanto riguarda il trasporto, qui esiste già una soluzione in TEST sempre con Enel, il sistema V2G (Vehicle to greed), già

attuato in Danimarca, grazie a una normativa non ancora in vigore in Italia, che prevede la ricarica della batteria di un’auto elettrica in ore notturne (quando la tariffa bioraria è più favorevole), e la rivendita di energia accumulata dalla batteria della macchina alla rete nel caso in cui, ad esempio, non si usi la macchina durante il giorno. Neanche a dirlo, in questo Campus, completamente autonomo per quanto riguarda l’energia, è addirittura V2H (Vehicle to home) e permette di riutilizzare anche la batteria auto come accumulatore dell’energia prodotta in modo sostenibile.

Il rapporto con le maggiori aziende globali per la produzione dell’energia, nonché i rapporti con le altre università a livello internazionale hanno dimostrato ancora una volta il valore dell’ingegno e della creatività italiane. L’Università di Genova e il Campus di Savona, ma tutta la Liguria, auspica Delfino, potrebbero e dovrebbero diventare un punto di riferimento non solo per la sostenibilità ambientale ma anche per servizi ad alto valore tecnologico. Il campo è aperto per azioni atte a migliorarci e dare lavoro di alta competenza ai laureati della nostra regione.

Otto corsi di laurea Sono tre le diverse scuole che fanno parte dell’offerta didattica del Polo Universitario di Savona e sono attualmente attive: la Scuola di Scienze Mediche e Farmaceutiche, quella di Scienze Sociale e la Scuola Politecnica, per un totale di nove diversi corsi di laurea. L’offerta formativa comprende infatti, per le Scienze Meidhe i corsi di laurea triennale in Infermieristica e in Scienze Motorie, Sport e Salute; mentre in ambito sociale è prevista la laurea triennale in Scienze della Comunicazione. Sono ben sei i corsi previsti al Politecnico: due sono triennali, e precisamente in Ingegneria Industriale e Gestionale e in Ingegneria Meccanica - Energia e Produzione. Quattro le lauree magistrali: in Digital Humanities - Comunicazione e Nuovi Media, in Energy Engineering, in Ingegneria Gestionale , infine, in Engineering for Natural Risk Management. Il Polo Universitario di Savona è attivo dal 1992 con un accordo tra l’Università e gli enti promotori savonesi. il sito è www.campus-savona.it.

Quando si sceglie l’autocostruzione della casa Una attività millenaria ancora possibile di Elisa Raimondo

La storia dell’autocostruzione nasce con quella dell’uomo, in molte parti del mondo tutt’oggi è pratica comune costruire da sé o con l’aiuto di familiari ed amici la propria dimora secondo quelle che sono le proprie esigenze. In Italia, e nel mondo occidentalizzato tale tecnica si è andata perdendo agli inizi del ‘900 quando il fenomeno dell’urbanizzazione ha fatto si che si venissero a creare imprese edili professionali. Cosa significa il termine autocostruzione? Come si può ben intuire, è la possibilità di costruire da sé la propria abitazione, eliminando o riducendo la manodopera esterna e di conseguenza abbassando notevolmente i costi di costruzione.

La scelta dell’autocostruzione non dev’essere però dettata solamente dal puro risparmio economico; è un concetto molto più ampio che richiede un grande impegno da parte del proprietariocostruttore. Il processo dell’autocostruzione implica il totale coinvolgimento del fruitore, dalla fase di progettazione a quella di realizzazione e manutenzione dell’edificio. Nessuno si illuda quindi di intraprende una strada semplice optando per l’autocostruzione, nonostante il forte entusiasmo iniziale che questa possa provocare. Ad oggi, in Italia, le uniche forme di autocostruzione consentite sono i lavori in economia diretta e l’autocostruzione associata e assi-

stita (gruppo di famiglie). Il primo caso risulta decisamente limitante per chi vuole costruire la propria casa ed il secondo non sempre attuabile, visto che bisognerebbe trovare un’altra famiglia con la quale costituire una cooperativa. Una terza opzione possibile è una forma di economia diretta che, nel rispetto della normativa, permette ad una persona di edificare la propria casa avvalendosi non solo dei familiari di primo grado ma anche di volontari, ovvero l’autocostruzione familiare. Per poter intraprendere questa strada è necessario che il committente costituisca un’associazione di promozione sociale (APS) composta almeno da tre soci, alla quale dovranno associarsi i volontari che vogliono prendere parte al cantiere. Un’APS deve svolgere attività di promozione sociale. La costruzione di una casa, con l’aiuto di amici e volontari, mira non solo alla realizzazione materiale dell’edificio in sé ma anche alla diffusione di saperi manuali, al rafforzamento dello spirito di comunità e alla creazione di relazioni tra le persone che intervengono all’interno del cantiere. Non basta però creare un’APS per poter avviare il cantiere; è necessario che, nel rispetto della

normativa vigente, nel cantiere siano presenti figure adeguatamente formate che ricoprano i ruoli di preposto, addetto all’evacuazione, al primo soccorso e all’antincendio. Spesso è anche necessario affiancare un tutor che segua ed affianchi il lavoro dei volontari. I volontari dovranno seguire un corso sulla sicurezza ed occorre avere una polizza assicurativa che offra un’adeguata tutela. Chi decide di costruire da sé la propria casa spesso predilige l’uso di materiali sostenibili e segue i principi della bioedilizia. In Italia, gran parte degli edifici realizzati in autocostruzione è costituito da struttura in legno e muratura in materiali naturali come mattoni in paglia, calce/canapa,

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adobe o mattoni di legno. Procedimenti a secco, a basso impatto ambientale e di facile impiego requisito fondamentale per un autocostruttore. Purtroppo, in Italia non esiste ancora una legge nazionale che regoli l’autocostruzione; solo alcune regioni come Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Lombardia e Marche hanno invece già legiferato in merito alla figura dell’autocostruttore. Aver ignorato, da parte della legislazione nazionale, l'autocostruzione resta il motivo primario del suo lento sviluppo giacché, se venisse riconosciuta, si garantirebbe anche a chi ha scarse risorse economiche o giovani coppie il diritto alla casa.

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In punta di piedi nel santuario dei cetacei di Graziano Consiglieri

Si parla di santuari e, spesso, si pensa automaticamente a chiese, ex-voto e pellegrini. Esistono però anche altri santuari, nei quali non si celebra una fede religiosa ma si vive il contatto con una natura che è tanto tangibile quanto ricca anche di valori spirituali. È questo il caso di Pelagos, il “Santuario dei Cetacei”, l’amplissima parte del mare Mediterraneo nella quale, in 87500 chilometri quadrati, capodogli, balenottere, delfini e altri mammiferi hanno trovato la loro dimora. Nato dagli accordi intercorsi fra tre Nazioni (Francia, Principato di Monaco e Italia), il Santuario Pelagos si estende dalla punta meridionale della Provenza (Capo Giens), fino alle coste nord della Sardegna e, da lì, fino a Fosso Chiarone, ai confini tra Toscana e Lazio. L’amplissima estensione, oltre ad abbracciare tutta la Corsica, comprende interamente il Mar

Ligure e tutta la parte settentrionale del Tirreno. Quello che ne scaturisce è un ecosistema di enormi dimensioni che presenta un notevole interesse scientifico, socio-economico, culturale ed educativo. In termini molto generali, l'insieme del Santuario può essere considerato come una subunità biogeografica distinta del Grande Ecosistema Marino dell’intero Mediterraneo. Questa subunità è caratterizzata da una maggiore produttività causata da una varietà di meccanismi di fertilizzazione delle acque: la vicinanza alla costa, gli effetti del mescolamento invernale delle acque e la risalita di quelle più fredde dalle profondità marine verso la superficie fanno sì che si sia creato un habitat ideale nel quale, secondo le stime approssimative, vivono quasi novemila diverse specie di animali microscopici. Una biodiversità fondamentale per

i predatori marini, come nel caso dei mammiferi (delfini, capodogli, balene) che qui trovano un ambiente a loro adatto. L’intera area deve però fare i conti con le numerose attività umane, che creano seri problemi ai mammiferi marini. Alcune tecniche di pesca, l'inquinamento, l'urbanizzazione, le collisioni con i natanti e le attività di osservazione dei cetacei rischiano di compromettere la sopravvivenza agli animali che popolano questo tratto di mare. Da qui è nata, all’inizio del terzo millennio, la necessità di creare un Santuario che, tramite una gestione integrata da parte dei tre Stati che si affacciano su di esso, tutelasse i mammiferi marini. Istituito per proteggere gli animali che lo popolano, il Santuario ha lo scopo di conciliare lo sviluppo armonioso delle attività socio-economiche con la necessaria salvaguardia degli habitat e delle specie che vivono in essi: balenottere comuni (seconde per dimensioni, tra gli animali del pianeta, subito dopo le balenottere azzurre) capodogli, delfini, globicefali, tursiopi, stenelle striate, grampi, zifi, ma anche foche monache. Impressionanti i numeri di esemplari presenti, dal migliaio di balenottere alle circa trentamila stenelle, che si muovono attorno alle barche in banchi di anche cento esemplari, ai tursiopi che, simili al delfino comune (più raro ma presente, così come i capodogli), si possono avvistare anche vicino alle coste. Oltre tremila i grampi grigi (in calo di avvistamenti in questi ultimi periodi), mentre si pensa che i globicefali siano quasi diecimila.

Corri per le balene, sostieni la ricerca Correre sulla terra, lungo la costa, per sostenere la vita in mare. Proposito nobile, quello della “Run for the Whales”, il trittico di competizioni podistiche (Mezza Maratona, 10 km e Family Run) in programma a Sanremo sabato 23 giugno. Per la terza edizione dell’evento, come negli anni precedenti, i partecipanti sosterranno la ricerca sui cetacei dei nostri mari: una parte della quota di iscrizione sarà infatti devoluta all’Istituto Tethys Onlus che da oltre trent’anni ne studia e monitora le diverse popolazioni. Una bella ricompensa, per chi deciderà di dedicare la serata alle attività sportive (le diverse partenze delle tre competizioni sono fissate alle 18:30) sarà rappresentata anche dallo

splendido scenario in cui si correrà, ossia lungo la spettacolare e panoramica pista ciclopedonale che fiancheggia proprio la sponda del Santuario Pelagos dei Cetacei. La manifestazione, oltre all’aspetto sportivo, rappresenta per tradizione anche un vero momento di festa all’aria aperta, permettendo ai molti turisti giunti appositamente di scoprire l’estremo ponente ligure, le sue bellezze e la straordinaria presenza di delfini e balene nelle sue acque.


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Un’estate a “misura” di cetaceo, con Tethys e FAI Conservazione, ricerca, consapevolezza pubblica: questi i tre principali campi di attività dell’Istituto Tethys Onlus. Nata nel 1986, negli ultimi trenta anni l’organizzazione non-profit ha avuto il merito di focalizzare l’attenzione sul patrimonio animale del mondo marino del Mediterraneo. In quest’opera, l’attenzione principale è rivolta, in

vazione dei Mammiferi Marini del Mediterraneo, la prima al mondo istituita oltre le giurisdizioni nazionali. Da anni, ormai, nell’immaginario di chi abita la striscia di mare che si estende tra Liguria, Sardegna e Toscana, Tethys e Pelagos sono ormai diventati sinonimo di cetacei e spedizioni di ricerca ed

questi ultimi anni, soprattutto al Santuario Pelagos; la missione si esplica così nella conservazione dell’ambiente marino e della sua biodiversità, nel supporto a una solida conoscenza scientifica in materia di tutela ambientale e delle specie e nell’educazione e sensibilizzazione di un pubblico sempre più vasto ed interessato. Tethys ha così prodotto una delle più vaste banche dati sui cetacei del Mediterraneo, comunicando i risultati delle proprie ricerche attraverso centinaia di pubblicazioni scientifiche. Proprio Tethys, nel 1991, è stato il primo a concepire e proporre la creazione di un’area protetta emblematica, il Santuario Pelagos per la conser-

osservazione. Ultima in ordine di tempo, ma certo non esaustiva dell’impegno, è l’iniziativa avviata con il FAI – Fondo Ambiente Italiano. “I Luoghi

del Cuore”, il vero e proprio censimento delle ricchezze artistiche e naturali più amate che il FAI sta conducendo dal 2003, si è modificato dal 2016 facendo diventare i luoghi del cuore, di fatto, anche “luoghi della vita”, includendo in essi anche il Santuario Pelagos. Per la prima volta, infatti, si è andati oltre la valorizzazione di un legame legato al patrimonio esistente sulla terraferma per riconoscere il mare come bene comune caro a tutti gli italiani. La scelta a favore del Santuario Pelagos (5555 voti) ha così portato alla realizzazione del progetto “Cetacei, FAI attenzione”, avviato nel maggio 2018 con un contributo di 12mila euro proveniente proprio da “I Luoghi del Cuore”. L’iniziativa si compone di tre attività. La prima è la distribuzione, in oltre 500 punti lungo la costa dalla Liguria alla Sicilia, di materiale informativo rivolto ai diportisti e al pubblico. Un poster illustrerà le specie dei cetacei che si possono incontrare e, soprattutto, spiegherà come comportarsi per poter godere pienamente l’incontro senza minacciare o disturbare gli animali. “La distribuzione avverrà grazie

all’aiuto delle Capitanerie di Porto della Guardia Costiera – hanno detto Sabina Airoldi, responsabile dell’iniziativa e direttore del progetto Cetacean Sanctuary Research di Tethys, e Maddalena Jahoda, autrice dei contenuti – e l’obiettivo è quello di sensibilizzare, per questo abbiamo reso le regole semplici ed accattivanti. Non una lista di divieti ma, piuttosto, domande, risposte e consigli per mitigare il disturbo arrecato. Uno dei rischi peggiori? Separare i membri di branco: i piccoli non sopravvivrebbero senza la madre. Per questo è fondamentale sapere come comportarsi. In Francia c’è materiale illustrativo in ogni porto, mentre in Italia, finora, non si trovava nulla”. Le altre due attività sono la creazione del sito www.cetaceifaiattenzione.it, che fornirà informazioni sul progetto e spiegazioni per riconoscere gli animali, e la “citizen science”, ossia la possibilità, per il pubblico, di contribuire alla ricerca scientifica, segnalando sul sito a o su una “app”, con video e foto, gli avvistamenti degli animali, corredati da data, ora, posizione e numero. In regalo per chi collaborerà ci sarà, in regalo, uno spettacolare screensaver ma, so-

prattutto, la soddisfazione di aver collaborato a un progetto di tutela del mare e dei mammiferi che lo abitano.

L’Area Marina Protetta di Capo Mortola, una lunga attesa per coronare un sogno

Diciotto anni. Tanto è durata (e dura tuttora, aspettando l’attuazione definitiva) l’attesa che si applichi finalmente la legge che ha istituito l’Area Marina Protetta di Capo Mortola, alla periferia occidentale di Ventimiglia e ai confini con la Francia. Risale infatti alla Legge Regionale 31, del 23 marzo 2000, l’istituzione dell’Area Protetta dei Giardini Hanbury che, all’articolo 6, prevedeva entro sei mesi il via agli interventi per l’istituzione specifica del tratto di mare prospicien-

te Capo Mortola. Solo nel 2009 la legge ha avuto corso ma, a tutt’oggi, ad essa non era stato dato seguito. Solo nelle scorse settimane la Giunta Regionale ha dato il via al piano di perimetrazione e regolamentazione scientifica, didattica e culturale dell’area marina. Un intervento, quello previsto, che non avrà come primo significato quello di vietare o impedire, ma che sarà orientato ai tre concetti fondamentali rappresentati da valorizzazione, protezione e promozione di un tratto di mare che si estende dalla zona delle Calandre ai Balzi Rossi ma che, in sostanza, riguarda tutto il comprensorio da Ventimiglia Alta al confine. L’Area Marina di Capo Mortola è preziosa per tutto l’ecosistema marino circostante perché ospita praterie di posidonia oceanica che, da un lato, svolgono un’importante opera di protezione del territorio, trattenendo i sedimenti e rallentando così l’erosione delle

spiagge e, dall’altro, forniscono un habitat naturale ideale per la proliferazione della fauna marina. La possibilità di offrire una zona di ripopolamento tramite una regolamentazione della pesca e della sosta dei natanti, nel medio termine, tornerebbe a beneficio di tutti, con un incremento del numero di pesci e crostacei, che poi si riverserebbero anche nelle zone esterne all’area protetta. La presenza di aree protette (ben 134 ettari) nella vicina Costa Azzurra fa sì che la zona di Capo Mortola sia spesso presa d’assalto da pescatori subacquei che, provenienti da oltre confine, fanno man bassa di quanto trovano, a cominciare dai ricci di mare, la cui raccolta, in Francia, è severamente vietata. L’avvio degli interventi a salvaguardia di quest’area, che per bellezza e ricchezza può essere considerata alla pari con Capo Noli (Savona), Punta Manara (Tigullio) e il comprensorio delle isole

Palmaria, Tino e Tinetto (Spezia), avrebbe anche ricadute positive sul turismo e l’economia. L’innovazione e la tutela, seguite da un tavolo permanente con tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti, rafforzerebbero la competitività turistica, la qualità dei servizi, le relazioni commerciali di un intero comprensorio che offre un paesaggio e delle bellezze naturali, in un unicum con i prospicienti Giardini Botanici Hanbury. Il tutto senza dimenticare che l’iniziativa verrebbe inserita in un

progetto complessivo che, in superficie, prevede la risistemazione dei sentieri da Ventimiglia Alta alla frontiera. La possibilità di visite ed immersioni in un ambiente di immenso pregio può dare un impulso sensibile al turismo e all’economia, oltre che dare valore al territorio preservando per le generazioni future, con un piccolo sacrificio da parte di tutti, un ambiente ancora recuperabile, un preziosissimo angolo di natura unico nel suo genere, un’altra eccellenza del territorio ligure


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Per l'agricoltura biologica un momento cruciale di Alberto Dalpiaz, vicepresidente di Aiab Liguria Un’assemblea dei soci che ha segnato decisioni e prese di posizione importanti per l’Aiab Liguria quella che il 16 maggio scorso a Genova ha visto eleggere, come primo effetto, il nuovo consiglio direttivo. Nuovo presidente è Alessandro Triantafyllidis, che ha già alle spalle una lunga storia in Aiab Liguria e nell’Aiab Federale. Tre i vicepresidenti, uno per ogni sezione della Liguria: a Ponente Alberto Dalpiaz con delega all’olivicoltura, a Levante Luca Mannucci, con delega alle aromatiche e al basilico bio; a Genova, Stefano Chellini, con l’incarico di occuparsi del settore animale e dei rapporti con la Regione. Rimane al momento libera una posizione per il futuro responsabile della viticoltura bio-

logica. Del direttivo fanno parte anche Francesca Coppola, Filippo Repetto e Alberto Airenti, per un totale di sette membri. L’assemblea dei soci ha però discusso ampiamente soprattutto sulle tematiche e gli orientamenti che l’associazione dovrebbe toccare nei prossimi tre anni. È stata sottolineata l’importanza di educare al biologico, partendo dai più giovani, attraverso iniziative locali sul territorio e di tutelare gli agricoltori biologici con una maggiore presenza sui tavoli politici regionali e nazionali. A livello organizzativo sono state confermate la Biodomenica 2018 di Genova, la partecipazione a bandi e progetti che possano portare agli agricoltori informazione e formazione nell’ambito del biologico e l’adesione di Aiab Liguria alla nuova Associazione a tutela dell’Oliva Taggiasca del Ponente Ligure Sempre critico, secondo la dirigenza di Aiab, è il mancato funzionamento del sistema di pagamenti all’agricoltura e dei contributi gestito dalla Regione, con un ritorno al “punto zero, dopo il fallimento del passaggio da Agea al sistema di Marche Payment. Un malfunzionamento che rende le piccole aziende vulnerabili e dà loro gravissimi problemi di liquidità, con situazioni di indebitamento gravissi-

me e con le banche che premono per il rientro dei prestiti. “Gli aiuti comunitari – affermano in Aiab – finiscono per nuocere alle aziende agricole anziché aiutarle: un tradimento degli scopi stessi dei contributi. Il sempre maggior peso della burocrazia che grava sulle aziende agricole è totalmente ingiustificato e inutile e finirà per sopprimere con un colpo di spugna le piccole e medie imprese. Il volume di lavoro legato alla burocrazia genera un costo in tempo e un rischio continuo di commettere errori. Diventa indispensabile allora usufruire di servizi esterni, a pagamento, generando un ulteriore costo a carico degli agricoltori. L’assemblea ha valutato la possibilità di passare alle vie legali per tutelare gli interessi degli associati, La questione rimane aperta e verrà definita nei direttivi futuri”. Spazio è stato dato alla nuova legge nazionale sul biologico, che incide soprattutto sui certificatori ai quali vengono messi ulteriori paletti, riducendo tra l’altro a due le visite massime consecutive per ogni ispettore presso la medesima azienda. Sono state introdotte delle sanzioni e degli automatismi sulle non conformità. Questi argomenti verranno trattati nel seminario che Aiab Liguria terrà ad Imperia nel mese di giugno.

Per aderire e sostenere le attività dell’Aiab Liguria

Per ottenere risultati sempre più importanti abbiamo bisogno del sostegno di tutti. La rappresentatività della nostra associazione è il punto di forza che possiamo far valere per influenzare le Istituzioni. Potete rimanere informati sulle nostre iniziative tramite il sito www.aiabliguria.it e la pagina facebook Aiab Liguria, strumenti attraverso i quali potrete farci pervenire le vostre osservazioni, richieste e critiche. Per informazioni su certificazione biologica, finanziamenti europei, e come diventare un produttore bio lo sportello Aiab è a disposizione il lunedì e il mercoledì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18. La quota annuale d’iscrizione ad AIAB Liguria è di 45,00 € per gli agricoltori certificati. I soci Aiab possono partecipare a prezzi agevolati a tutte le manifestazioni organizzate dall’Associazione (Primaverabio, Biodomenica, etc.) e a manifestazioni nazionali e internazionali. Con l’iscrizione si riceve il bimestrale BioAgriCultura o la rivista online Cucina Naturale e la newsletter settimanale. Iscrizioni tramite bollettino postale sul conto corrente 27153105 o bonifico bancario presso Banca Prossima, Iban: IT11Q0335901600100000100448.

Ecovillaggio Torri Superiore: non solo vacanza e il 21 e 23 giugno le feste per il Solstizio e San Giovanni

È davvero un mondo composito e variegato quello che vive dentro un Ecovillaggio come quello di Torri Superiore. Dopo un lavoro quasi trentennale di recupero edilizio ed abitativo del borgo medievale al culmine della val Bevera, un’opera iniziata nel 1989 e ormai pressoché conclusa da alcuni anni, per la comunità residente l’obiettivo è sempre di più quello di rappresentare un punto di riferimento a livello sociale, ambientale, lavorativo e turistico in un territorio che, anche perché privo di altre iniziative e, soprattutto, di industrie, è rimasto ancora uno degli angoli più naturali di tutta la provincia di Imperia. I punti di forza sono quelli che, sin da subito, hanno costituito la base stessa della vita dell’Ecovillaggio: un approccio diretto alle persone, la condivisione delle esperienze, il clima di rilassatezza e di accogliente simpatia, la genuinità e la semplicità nei servizi forniti. La varietà dell’offerta spazia dalla possibilità di assaporare una vacanza in un contesto naturale, grazie alle accoglienti camere della casa per ferie, alla ristorazione, con piatti vegetariani, vegani ed ispirati sia alla tradizione del ter-

ritorio sia alla cucina etnica, agli eventi e alle feste o ai corsi organizzati periodicamente su temi legati alla sostenibilità e alla vita sociale. Spazio quindi alle buone pratiche ecologiche (preparazione

di saponi e creme, ceramica), alle dinamiche di gruppo (facilitazione e consenso), alle tecniche di coltivazione e gestione delle campagne (permacultura, costruzione di muretti a secco, riconoscimento ed uso piante spontanee). Proprio grazie a tutto ciò, l’Ecovillaggio Torri Superiore si propone come destinazione ideale per chi vuole unire una vacanza attiva a tempi rilassanti, rispettosi dei ritmi dell’uomo e della natura. Un’oasi nel verde, a una distanza dal mare che consente di vivere anche le proprie giornate in spiaggia, ma sempre lontano dai clamori e a stretto contatto con un ambiente che sa ritemprare e distendere l’animo. L’Ecovillaggio, da tempo, è sede prediletta anche da chi vuole organizzare seminari, ritiri, corsi e

attività di associazioni o di gruppi precostituiti. Un’ampia sala permettere di tenere sessioni o lezioni in tutta tranquillità e la sistemazione in un borgo incantevole fornisce uno scenario sempre adatto ed è capace di creare un’atmosfera unica. Per il Solstizio d’Estate e per la Festa di San Giovanni, il 21 e 23 giugno, l’Ecovillaggio Torri Superiore organizza due giornate all’insegna della tradizione, delle fiabe, dei riti e dei falò. Giovedì 21 ci saranno i racconti e le fiabe al suono dell’arpa di Claudia Murachelli, con cena a tema e concerto finale. Sabato 23, invece, sono previsti un mercatino tipico, la raccolta delle erbe e dei fiorni per preparare l’acqua di San Giovanni, la cena con menù ligure e il falò conclusivo..


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Entriamo nei giardini di Villa Della Pergola di Simonetta Chiarugi Un giardino salvato dai rovi, dal degrado e soprattutto dalla speculazione edilizia grazie alla passione degli odierni proprietari che si sono rivolti e lasciati guidare dal genio creativo del bravissimo Arch.Paolo Pejrone, grazie al quale è rinato in tutto il suo splendore un luogo magico. Un viaggio romantico a ritroso nel tempo che racconta di villeggiature inglesi e di grandi collezioni botaniche. Un viaggio alla scoperta di un giardino che nel passato era fatto di gerani, gelsomini, calicanti, viole narcisi e giacinti che erano la gloria dei lunghi inverni mentre gardenie, rose tardive, zagare, frangipani e ciclamini profumavano e coloravano le tardi estati, e dove le primavere erano fatte di rose, a centinaia e centinaia e di glicini…” E poi di palme, arrivate ad Alassio da tutto il mondo: dalle Canarie, al Cile dal Centro America al Giappone. Palme che ancora sovrastano la proprietà e che sono vanto dei giardinieri che hanno saputo tenere a bada il tanto temuto punteruolo rosso! Solo un esemplare è stato attaccato, ma è sotto severa sorveglianza. Un lavoro di recupero conservativo e restauro filologico in cui si è “scavato per vedere le radici di un giardino”, ricorda Pejrone,

un grande lavoro necessario per il riconoscimento dei livelli che seguono l’andamento naturale della collina e si sviluppano su più terrazzamenti, delle scalette che li collegano, e degli innumerevoli muri a secco spesso franati. Romantiche pergole di rose banksia e di glicini in varietà uniscono i livelli del Parco, dove crescono rigogliose le delicate ninfee e i fior di loto ospitati nei numerosi laghetti o nelle fontane a gocciolante in cui l’acqua defluisce lieve ma continua. “Nel giardino antico un pezzo di qualcosa che guarda avanti”, racconta ancora Pejrone che, nello spirito Hanburyano, ha voluto inserire una grande collezione. La più vasta collezione d’Europa di agapanti in più di 200 varietà, piantati in gruppo e molto numerosi, che lentamente stanno coprendo le varie zone ancora libere. Il giardino, che fa parte del circuito Grandi Giardini Italiani, è visitabile su prenotazione durante tutto l’arco dell’anno. Assolutamente da non perdere, la fioritura dei glicini ad aprile e nell’estate quella degli agapanti. Contatti: Via Privata Montagu, 9 17021 Alassio (SV) Tel. +39 0182 646130 Tel. +39 0182 646140

Il territorio, i cittadini e l'ambiente sono la nostra piorità di Diego Santin, volontario Protezione Civile Arenzano te, sono spesso impegnati a garantire la sicurezza degli eventi organizzati sul territorio con il compito di gestire la situazione in caso di confusione, panico e pericolo. In tutto il territorio ligure si moltiplicano gli interventi a favore dell'ambiente; riceviamo e con piacere pubblichiamo la notizia della recente creazione della Associazione dei Volontari di Protezione Civile di Arenzano, che affianca il gruppo comunale dei volontari. Capitanata dal coordinatore Renzo Neviani e dal suo vice Diego Santin, l’Associazione vede circa una trentina di volontari attivi e impegnati sul territorio arenzanese in ogni situazione di necessità. La creazione dell'associazione è passo obbligato per poter ricevere le donazioni dai tanti cittadini che supportano il gruppo e che si stanno appassionando sempre più vedendo i risultati positivi del costante servizio svolto. Gli interventi eseguiti spaziano dalle allerte meteo (neve, ghiaccio, piogge intense) a quelle idrogeologiche, dagli eventi tradizionali alle manifestazioni fino ad eventuali situazioni più disastrose come terremoti e incendi boschivi (esiste, per questo, una squadra comunale esperta e specializzata). I volontari della Protezione Civile, attivi su tutto il territorio comunale, si sono occupati recentemente anche della pulizia dei fondali marini e delle spiagge e, ultimamen-

Fondamentale, per questo gruppo di volontari che esegue un monitoraggio continuo del territorio, sono le collaborazioni con il C.A.I. e con le altre associazioni presenti. L'idea della costituzione dell'associazione, già da tempo condivisa da molti volontari, si è realizzata grazie all’incoraggiamento di Sergio Gambino, consigliere comunale della città di Genova con delega alla protezione civile, il quale si è preso il coraggio di dar vita a questa esperienza, che ha portato

inoltre alla creazione della sede sita in via Pian Masino ad Arenzano, che ospita anche l’Associazione Nazionale Carabinieri e gli E.R.A. (European Radio Amateur). Centro nevralgico per la gestione delle emergenze infatti è il Centro Operativo Comunale (COC), assieme al Centro operativo Misto (COM), il gruppo di lavoro che viene attivato ogniqualvolta le emergenze coinvolgano anche i comuni limitrofi e al quale partecipano anche il Prefetto, i vigili del fuoco, la polizia locale, la croce rossa e gli operatori comunali. Il coordinatore, emozionato, ci confida che: ”Da tanti anni sono immerso in questo progetto per la salvaguardia della mia amata Arenzano; ho dato il mio contributo anche nei terremoti che in questi ultimi tempi hanno colpito

il centro Italia e sono felice di poter trasmettere finalmente la mia esperienza ai giovani. Ogni anno le sfide sono diverse ma, ultimamente, vedo una grande sensibilizzazione sul tema ambientale e mi fa piacere che il gruppo cresca unito e coeso. “ Se volete seguire le attività del gruppo, oltre a poterli incontrare di persona nella loro sede ogni mercoledì sera a partire dalle 21, potete lasciare un “mi piace” alla loro pagina Facebook, in costante aggiornamento, che è risultata di grande aiuto per la comunicazione. Viene infatti usata a supporto del sito comunale per avvisare i cittadini di eventi o allerte meteo.


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Un ricchissimo patrimonio bistrattato

Erbe selvatiche e spontanee di Marco Damele

Conoscere le erbe selvatiche significa anche conoscere la storia, la cultura e le tradizioni di un territorio. Queste umili piante crescono davvero in funzione dell’uomo; prova ne sia che le troviamo proprio dove l’uomo è presente, quasi in simbiosi, come a ricordarci che le erbacce (come volgarmente siamo abituati a chiamarle e considerale) possono risultare invece ottime alleate per la nostra alimentazione e per la nostra salute. L’uomo è sempre stato un abile conoscitore delle piante. Così come oggi siamo abituati e ci risulta del tutto normale conoscere i nomi dei calciatori di una squadra di calcio o degli attori televi-

sivi, una volta ciò accadeva per le piante, che risultavano fondamentali per la sopravvivenza di un popolo. Ora che questa conoscenza di vita si è persa, il riappropriarci di questi fondamenti ci consentirebbe di ritornare ad essere custodi e tutori dell’ambiente. Se ci pensiamo bene, possiamo ritrovare queste erbe in molti piatti a noi noti: basti pensare all’utilizzo delle più conosciute, come il rosmarino, il timo, la borragine e perfino l’ortica. E' soprattutto quest’ultima, pianta bistrattata e da sempre considerata nemica, che risulta un vero portento in

LE RICETTE “BIODIVERSE” di Marco Damele

"Zuppetta di fagioli di Castelvittorio con cipolla egiziana ligure e olio extravergine di oliva" Ingredienti: - Fagioli “Gerbontini” di Castelvittorio precedentemente tenuti a bagno per 12 ore e bolliti. - Foglie di Cipolla egiziana ligure fresca - Olio extravergine di Oliva - Sale e pepe a piacere Le eccellenze enogastronomiche sono uno dei fiori all'occhiello del nostro territorio dove ancora con fatica e passione spravive un'agricoltura legata a prodotti di altissima qualità, legata in molti casi al turismo ed alla cultura dell’alimentazione. Un’ insalata semplice e delicata con pochi ingredienti presenti: l'immancabile cipolla egiziana ligure, i fagioli di Castelvittorio e l'olio extravergine di Oliva….

cucina, grazie al suo ricco contenuto di potassio, fosforo, vitamina A, vitamina C e soprattutto di ferro. Come preparazione culinaria, è ottima nei risotti, nelle frittate, stufata o come ripieno dei ravioli. Anche la cipolla egiziana ligure, che dell'Egitto ha solo il nome, poiché è ligure da oltre 500 anni, c o n o sciuta a n c o ra oggi come cipolla selvatica, è una fonte naturale di vitamina C e carotene, e può essere utilizzata quotidianamente nella nostra cucina. Queste piante selvatiche, che sono in mezzo a noi e vivono quotidianamente in simbiosi con le nostre abitudini, nella maggior parte dei casi passano inosservate poiché non si capisce l’importanza che la conoscenza delle erbe selvatiche può rappresentare per l’uomo. L’agricoltura moderna dovrà invece inevitabilmente guardare anche a queste piante che, proprio come nel caso della cipolla egiziana, stanno vivendo una nuova vita grazie a un rinato interesse verso la nostra storia e la memoria del territorio. Oggigiorno cespugli spontanei ed “erbacce” hanno ripreso i loro spazi sui marciapiedi, ai bordi delle strade, sui muri, riempiendo aiuole o, semplicemente, qualche ridottissimo pezzo di terra in cui poter crescere indisturbate e lontane dallo smog, dal traffico o dalla vita umana. Da questa premessa nasce l’idea di un censimento urbano delle piante selvatiche che si possono trovare ogni giorno uscendo di casa. Esiste un micromondo cittadino costituito da una grande varietà di erbe, piante e fiori, con un’immensa ricchezza vegetale che costituisce una risorsa preziosa ed utile per l’uomo, anche se, ovviamente, tutto ciò non riguarda il solo scopo alimentare. Iniziando a conoscere le piante, se ne possono imparare anche molte altre caratteristiche, rendendo così le nostre passeggiate nei prati o nei boschi l’occasione per iniziare a raccogliere e usare questo importante patrimonio. La natura, se ci pensiamo bene, non fa mai nulla per caso o senza una buona ragione e le “erbacce urbane” possono davvero rappresentare una grande fonte di insegnamento per le nuove generazioni, futuri custodi della nostra terra.

Un piccolo passo per l’uomo,

un grande salto per l’umanità di Luca Beschi

Nonostante la nostra società sia sempre più complessa e vengano di continuo create nuove professioni, tra i sogni dei più piccini (e non solo) ci sono ancora, come diceva il primo uomo sulla luna Neil Armstrong, le tre favorite di sempre: diventare un calciatore, un pilota o un astronauta. Fare l’astronauta, se non si considera la quantità di risorse minerarie, energetiche e finanziarie usate in ogni missione, attira ancora la fantasia di molti: Recentemente, grazie alla nostra famosa Samanta Cristoforetti, il sogno ha conquistato anche le giovani rappresentanti del gentil sesso. Quando le spedizioni spaziali erano ancora agli albori, un progetto che vide la collaborazione tra pubblico e privato negli Stati Uniti produsse uno dei migliori sistemi di prevenzione delle contaminazioni alimentari: la Haccp (Hazard Analysis and Critical Control Points), che analizza i punti critici di un sistema di produzione industriale e mette in pratica le buone pratiche per ridurre al minimo ogni rischio. Messo a punto per evitare problemi digestivi agli astronauti in missioni spaziali, il procedimento ha poi avuto una ricaduta positiva sui processi di produzione industriale ed è stato adottato in breve a livello mondiale, scongiurando milioni di possibili morti per avvelenamento. Questo protocollo si è sviluppato negli anni successivi e, oltre che proteggere il consumatore, ha in particolare evitato alle industrie alimentari onerosi ritiri dei prodotti dal mercato e costosi risarcimenti per danni fisici. Questa è, senza dubbio, una bella testimonianza storica di come si sia scelto di costruire una società in cui, nonostante una produzione industriale precedentemente del tutto avulsa dalla natura e pertanto intrinsecamente dannosa all’uomo, si sia potuto in un secondo tempo correre ai ripari. Pur mantenendo il riserbo su come un cibo sterile e morto possa far bene agli astronauti, tutti noi, che non siamo destinati ad imbarcarci per missioni spaziali, potremmo invece scegliere di rispettare i miliardi di forme di vita che ci circondano, la maggior parte delle quali microscopiche, perché esse ci proteggono e ci mantengono in vita. Un altro passo, anche se piccolo, per una ulteriore evoluzione, potrebbe proprio essere informarci ed aumentare la conoscenza di quelli che vengono definiti i “batteri buoni”, troppo spesso sterminati assieme a tutti gli altri.


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ESSERE VEGANI

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a cura di Renata Balducci presidente dell’Associazione Vegani Italiani Onlus- Assovegan

Ci preoccupiamo di fare la raccolta differenziata, di mangiare biologico, di usare i mezzi pubblici... ma non basta. C'è un killer silenzioso nei nostri vestiti: yoga pants, giacche in pile, abbigliamento sportivo traspirante e altri indumenti in nylon e acrilico (a volte anche da riciclo della plastica) rilasciano nel lavaggio pericolose microfibre che distruggono la fauna marina. Scoperte nel 2011 dall'ecologista Mark Browne, sono più grande fonte di plastica nei nostri oceani, più pericolosa delle macroplastiche dei rifiuti.

Non è una novità la microplastica negli oceani: pensiamo alle "microbeads" in scrub per il viso o dentifrici. Ma se per evitare i "microbeads" possiamo boicottare i prodotti che li contengono, è difficile fare a meno delle fibre sintetiche, ormai un must per ogni tipo di abbigliamento: sportivo, elegante, fast fashion, o anche vintage poiché più abbondanti nei capi di alcuni anni fa, rispetto a quelli di ultima generazione. Per farci un'idea: un tipico carico da 6 kg nelle nostre lavatrici di tessuti acrilici genera più di 700.000 singole fibre. Circa 1.900 fibre sono rilasciate nel lavaggio di un unico indumento sintetico. A differenza delle fibre naturali non si

biodegradano, e, ingerite dagli organismi marini creano terribili conseguenze: alcune specie li scambiano per plancton e alghe hanno blocchi intestinali; altre rischiano il soffocamento quando le fibre si accumulano

nei loro branchie; balene ed altri mammiferi marini rischiano la morte per accumuli di fibre nel cavo orale e nell'intestino. Chi sopravvive va incontro ad una morte lenta e dolorosa: possono alterare gli ormoni

e causare l'estinzione di intere specie. Si fanno strada nella catena alimentare, spostandosi sui predatori che si cibano di loro, siano essi marini o terrestri. Non sono ancora chiare, inoltre, le conseguenze dell'alimentarsi con pesce contaminato da microfibre. Abigail Barrows, ricercatrice marina, insieme ad altri ecologisti, ha chiesto ai maggiori marchi di abbigliamento di progettare nuove fibre tessili. Nel 2013 ha presentato il programma Benign by Design, con una "task force" di scienziati e rappresentanti del settore per sviluppare materiali sintetici che non perdono fibre sintetiche. Solo una azienda tessile si è offerta di sostenerlo. È difficile pensare di riconvertire l'intera industria dell'abbigliamento alle fibre naturali: i tessuti sintetici sono resistenti e versatili e hanno un ingombro idrico ed energetico inferiore rispetto ai quelli naturali. Sicuramente è necessario fare pressione affinchè si realizzino tessuti più performanti che non rilascino fibre. I produttori di lavatrici dovrebbero inoltre trovare modi per catturare le fibre nel lavaggio, o per filtrarle delle acque reflue. Di sicuro è un problema di cui non possiamo lavarcene le mani.


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Sembra facile fare il gelato...

Gelato al fiordilatte Ingredienti: - 500 grammi di latte di alta qualità - 180 grammi di zucchero - 100 grammi di panna fresca

Preparazione: Portare il latte a 40 gradi. Aggiungere panna e zucchero e far bollire fino a 65 gradi. Lasciar raffreddare e mettere in gelatiera

Inutile negarlo: il gelato piace a tutti. A nulla vale, a volte, a cercare di voltarsi dall’altra parte quando si passa davanti a un bancone ricolmo. Si vorrebbe, ma l’occhio si ribella, lo sguardo scorre sui cestelli, sulle targhette con le indicazioni dei gusti, la mente attiva già un tono giustificativo (“Dai, uno piccolo!”). E così, a discapito di diete, buoni (o cattivi?) propositi e sensi di colpa, si esce dalla gelateria con un bel cono in mano. Soffocate le rimostranze, tutto ciò che ci rimane è la gioia di assaporare qualcosa di buono… e diciamolo: non è una cosa da poco. Fin qui il piacere della degustazione ”passiva” di un prodotto che ci affascina sin da bambini, da quando la mamma (o il papà) ci avevano sporcato le labbra con una puntina di gelato intinta dal loro cono con una palettina colorata. Alzi la mano chi non ha vissuto una simile esperienza che in inglese potremmo definire con un solo termine “addictive”, assai più efficace della circonlocuzione italiana “che crea dipendenza”. Fin qui il piacere, dicevamo, ma descrivere come realmente sia un buon gelato non è cosa facile. Le indicazioni di base le fornisce Paola Conio, titolare della Gelateria d’Autore di Sanremo: “Dev'essere cremoso e dolce in modo delicato. Gustando la crema, per esempio,

si dovrà avvertire il sapore di tutti i suoi ingredienti: uova, latte, panna e vaniglia. Un gelato tecnicamente corretto deve essere freddo ma certamente non ghiacciato. Il ghiaccio rovina la struttura e il sapore, mentre invece si devono percepire tutte le sfumature del gusto”. Tutto qui? Niente affatto. Paola rincara la dose. “Deve far venire voglia di non smettere di mangiarlo. Non deve appesantire. Deve essere leggero, perché il gelato non deve invadere il palato ma solleticarlo”. Insomma un’arte. Ascoltando Paola sembra di sentir parlare un pittore che vuole insegnare a un osservatore la tecnica con cui mi-

scelare i colori. Non è però un’arte di cui, alla Gelateria d’Autore, si sia gelosi. Ed ecco che arriva, come piccolo regalo, anche la ricetta del gelato al fiordilatte, da provare a casa, come in un esperimento. Se poi l’esperimento domestico dovesse fallire, be’ pazienza, si può sempre andare a Sanremo, in via Cavallotti, a gustare qualcosa di speciale.

Gelateria d’Autore di Conio Paola & C. Corso Cavallotti 188 Sanremo

Risoinfiore: bianco o integrale, ma sempre sempre residui organici L’unico riso a “residuo zero” presente sul mercato mondiale con marchio registrato: è questo il riso lungo A “Gloria” prodotto da Risoinfiore, azienda agricola italiana di eccellenza. Quando si parla di riso, generalmente, si è soliti operare una distinzione solamente tra riso bianco e riso integrale; questo perché molto spesso si presta più attenzione alla tipologia di un prodotto che alla qualità dello stesso. Ecco perché solo raramente si sente parlare di riso a “residuo zero”. “Essere a residuo zero – spiega Paola Fiore, titolare dell’azienda – significa essere esente da qualsiasi traccia di prodotti fitosanitari, un titolo di cui il

nostro riso “Gloria” Risoinfiore può giustamente fregiarsi: siamo infatti gli unici a pubblicare le analisi multiresiduali sul prodotto finale. Il riso coltivato mediante l’utilizzo di prodotti fitosanitari mette a dura prova la nostra salute: ecco perché l’Azienda Risoinfiore, dopo anni di perfezionamento, commercializza il suo riso 100% esente da residui di sostanze fitosanitarie”. Un prodotto 100% “made in Italy”, con l’intera filiera tracciata che, oltre ad essere esente da residui di fitofarmaci, è coltivato in agricoltura sostenibile e conservativa, con utilizzo di energia rinnovabile ed essiccazione di tipo “dolce”. “Tramite l’utilizzo di particolarissimi macchinari di antica tradizione e moderna tecnologia – afferma ancora Paola Fiore – viene eseguita una lavorazione a pietra, lenta e delicata. Con questo metodo

il riso integrale viene soltanto accarezzato, assumendo un colore ambrato. Il procedimento permette di conservare la gemma del riso e tutte le proprietà organolettiche e nutrizionali contenute negli strati più esterni dei chicchi, rendendoli più sgranati e saporiti”. Il prodotto è disponibile in tre varianti: quella integrale, ossia un riso solo decorticato e calibrato, quella semilavorata, e cioè raffinato con un solo passaggio di sbiancatura per ottenere un riso semi integrale, mantenendo inalterato il vero sapore del riso e riducendo quanto più possibile l’asportazione di proteine e fibre di cui è ricco nei primi starti superficiali. Infine c’è il riso “tradizionale”, sottoposto a una lavorazione di secondo grado, con il classico color perla, tipico dei procedimenti con macchine a pietra tipo “Amburgo”. I prodotti consentono di essere impiegati per una ottimale preparazione di risotti, minestre, dolci, timballi, grazie alla presenza di una percentuale pari al 18-19% di amilosio. Dai chicchi di riso “Gloria” semi lavorato a residuo zero si ricava anche la farina di riso, semi integrale macinata a pietra. “Se volete approfondire l’argomento – conclude Paola Fiore - vi invitiamo a visitare il nostro sito”:

www.risoinfiore.it


VITA SOCIALE

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Elementi di facilitazione: come ci organizziamo, parte 3 Che ruoli assumiamo in riunione? di Lucilla Borio Un passo dopo l’altro, stiamo delineando il percorso per una buona organizzazione delle riunioni dei nostri gruppi. Nei numeri precedenti abbiamo affrontato i principi generali delle dinamiche di gruppo, gli obiettivi di una buona facilitazione, chi possiamo e dobbiamo convocare in riunione e come strutturare un ordine del giorno efficace e bilanciato. C’è profumo di facilitazione nell’aria... e allora lasciamo trasportare dall’onda e mettiamoci al lavoro per costruire insieme il processo del gruppo. Per essere efficace, la facilitazione presuppone un lavoro di squadra. La tendenza a vedere il facilitatore come un esperto esterno che, come per magia, risolve i problemi del gruppo è un’aspettativa irrealistica, e tutto sommato infondata. Le persone presenti in riunione hanno tutto il diritto di seguire il proprio libero volere, e non lasciarsi gestire da altri se non lo desiderano o se percepiscono di essere in qualche modo manipolati. Chi facilita ha il dovere etico di garantire l’assoluta neutralità ed imparzialità sui contenuti delle decisioni prese, curando e gestendo

i processi di gruppo per assicurare la partecipazione e il rispetto di tutte le persone presenti. Come un direttore d’orchestra, permette a tutti gli strumenti di esprimersi al meglio e creare l’affascinante sinfonia che nasce dall’intelligenza collettiva. Assumere questo ruolo cruciale richiede una buona preparazione, parecchia esperienza di lavoro di gruppo ed alcune doti personali che rendono la sua presenza cruciale ed al tempo stesso invisibile. Ne parleremo più diffusamente nel prossimo numero. E tutti gli altri? Cosa fanno nel frattempo? Idealmente, per sostenere il ruolo di chi facilita, accettano una parte di responsabilità e contribuiscono alla buona riuscita della riunione assumendo dei ruoli attivi di grande importanza. Verbalista: la capacità di redigere il verbale della riunione in modo chiaro, coinciso ed esauriente è una dote rara che va individuata ed apprezzata. Consiglio di scrivere su un computer portatile direttamente nel corso della riunione, per non perdere tempo a trascrivere i manoscritti da quaderni o fogli volanti. Chi verbalizza lo fa dall’inizio della riunione

fino alla fine, annota i presenti (sia di persona sia per delega) e gli assenti, i punti dell’Ordine del giorno e tre quattro frasi sulla discussione che si sviluppa prima del momento decisionale. Verbalizza l’esito della votazione (se è in uso la maggioranza) oppure del percorso decisionale se il gruppo adotta il metodo del consenso. Lo scopo è concentrare l’essenza del dibattito in poche righe, fornendo informazioni sufficienti a chiarire il motivo della decisione a chi legge tralasciando minuzie e dettagli superflui. Una riunione di due ore dovrebbe essere verbalizzata al massimo su due pagine A4. Il verbalista si merita apprezzamenti e coccole, è un ruolo importante e delicato, e sarebbe bene avere più di una persona in grado di coprire il ruolo in modo da potersi alternare. Guardiano del tempo: ah Kronos, dio crudele! Tiranno delle nostre vite e delle nostre riunioni! Dacci un aiuto per seguire il tuo volere... ed ecco qua! Il guardiano del tempo, al fianco del facilitatore, avrà l’attenzione sempre puntata sullo scorrere del tempo e sui tempi assegnati a ciascun argomento.

Grazie ad un orologio, un cronometro o una clessidra segnalerà a tutto il gruppo quando mancano 5 minuti, 1 minuto oppure il tempo scaduto. Avrà il privilegio di poterlo anche segnalare platealmente all’esperto molto verboso, al leader incontenibile, alla partecipante che divaga sempre e persino al politico che estende il suo “breve saluto” con una filippica interminabile. Può dotarsi di cartellini colorati oppure usare il linguaggio non verbale come i segnali di mano. Scriba: anche una bella calligrafia è una dote da non sottovalutare. Le riunioni facilitate utilizzano la lavagna a fogli mobili per annotare l’OdG, i punti in discussione, i concetti chiave, gli elementi ancora non chiariti e gli argomenti per i prossimi incontri. Una persona che affianca il facilitatore e scrive al suo posto è una grande risorsa:

lo aiuterà a rimanere concentrato sul tema in discussione senza dover voltare le spalle al gruppo. Rientra in questo campo anche la facilitazione grafica, ossia la capacità di catturare in disegni i contenuti del dibattito e le soluzioni che mergono dal dibattito, utilizzando humor e stile personale per mantenere viva l’attenzione di tutti. Lo scriba, di norma, si attiene a quanto suggerisce il facilitatore, mentre il facilitatore grafico è libero di spaziare con la creatività per creare un arazzo che rappresenta il processo del gruppo e fotografa artisticamente le fasi attraversate durante la riunione. Ci sono ancora altri ruoli da scoprire... siete curiosi? Continuate a seguircisu queste pagine! Avete domande da inviarci? Scrivere una mail a lucilla@torri-superiore.org, oggetto: “Facilitazione”.

L’organizzazione che dimostriamo tutti i giorni

Breve riflessione sulle criticità dell'inserimento in una cooperativa di lavoro di figure manageriali coerenti con il modello organizzativo societario e aziendale di Giovanni Novello, presidente di Coseva Società Cooperativa

Alla pagina 10 del modulo 1 della “Scuola Coseva” (nel capitolo Organizzazione Aziendale) si legge la seguente definizione: “Organizzazione”: è uno strumento che consente di fare cose che una persona da sola non può fare. A questa fa seguito “Azienda”, definita come l'insieme di risorse (umane, fisiche e finanziarie) coordinate ed operanti per il raggiungimento di uno o più obiettivi, nel rispetto di uno o più vincoli. È questo il modo in cui si inizia l'approccio all’argomento “Organizzazione” nel corso Coseva per Capisquadra. Si potrebbe ovviamente partire dalla singola persona, in quanto senza un’organizzazione personale non si riuscirebbero ad affrontare gli impegni quotidiani della vita; il fatto stesso che Coseva sia una realtà aziendale complessa che si muove in una società ancor più articolata infatti, fa sì che l’organizzazione personale possa essere considerata un prerequisito.

L’organizzazione di una cooperativa come Coseva passa attraverso la comprensione dell’aspetto societario e di quello aziendale, concettualmente diversi e divisi ma che trovano sovente punti di sovrapposizione e di interconnessione. Nell’organizzazione societaria sono previsti organismi sanciti dallo Statuto quali l’Assemblea dei Soci, il Consiglio d’Amministrazione, il Collegio Sindacale e il Presidente, ma ve ne possono essere altri, come le Sezioni Soci, le Assemblee separate, i Provibiri… Gli organismi che compongono l’organizzazione societaria nominano, incaricano, delegano i processi di gestione che compongono l’organizzazione aziendale, rappresentata da direttori del settore, direttori di funzioni, direttori lavori, assistenti alla direzione lavori, capisquadra. Quanto sopra viene sovente espresso in un unico termine, la “Governance”. In una cooperativa strutturata, una volta che sia stata ben definita, l'organizzazione deve trovare le figure appropriate e professionalmente adeguate che siano capaci di farla funzionare in modo efficiente raggiungendo gli obiettivi prefissati. In questa società, complessa e liquida, la cooperazione rappresenta tuttavia una forma di organizzazione particolare nella quale le figure manageriali, oltre a possedere le professionalità necessarie dal punto di vista aziendale, devono avere sensibilità, attitudine all’ascolto e coinvolgimento non comuni, in quanto il confronto sull’operatività non avviene con semplici subordinati, ma con dei lavoratori soci (quindi proprietari) della società. Ecco perché si tratta di ruoli complessi e difficili. Nel momento in cui le cooperative di lavoro cercano sul mercato le figure manageriali che mancano al loro interno, portano certamente in azienda professionalità forti capaci di generare benefici all’organizzazione della tecnostruttura

e alla gestione dei processi di erogazione dei servizi, ma si espongono al rischio che tali soggetti non siano preparati a rispettare l’insieme dell’organizzazione societaria cooperativa. La scuola e l’università, d'altronde, non preparano i futuri manager a un’organizzazione di tipo cooperativistico. In questo senso, il mondo della cooperazione e la stessa cooperativa Coseva devono investire sempre di più in una formazione manageriale cooperativistica, altrettanto complessa e controcorrente, il cui l’obiettivo deve essere creare figure votate al risultato economico e all’efficienza sull’aspetto dell’organizzazione aziendale, pur tenendo presente che, nell’ambito societario, occorre andare ben oltre al concetto di “manager assertivo” propagandato da alcune università, e preparare invece manager cooperativi votati allo sviluppo imperniato sulla sommatoria di solidarietà e produttività in costante ascolto con la base sociale proprietaria. Lavoro immane, ma realizzabile, come noi dimostriamo tutti i giorni.


Buone pratiche, belle idee e buona amministrazione

Giugno 2018

Alla scoperta dell’elettrocultura

SOMMARIO Come coltivare ortaggi o piante forti, sane e rigogliose, con notevoli vantaggi

a pag. 15 - 16

di Andrea Donnoli

Come coltivare ortaggi o piante forti, sane, rigogliose, con notevoli vantaggi. Dal 2013 mi sono appassionato alla Permacultura e quindi ho iniziato a realizzare una Food Forest con Frutti Antichi, piante perenni, consociazioni, sinergie ed ho messo in pratica negli ultimi anni molte tecniche agricole, sperimentando nella mia piccola proprietà a Lizzano in Belvedere, Bologna: • Elettrocultura • Orti Verticali • Hugelkultur • EM Microrganismi Effectivi L’obiettivo principale è produrre cibo sano e naturale per la mia famiglia. Tra le soluzioni che mi hanno appassionato di più c’è l’Elettrocultura, che pratico da 4 anni, con raccolti di grande soddisfazione, principlamente di Topinambur, Patate e legumi. Di cosa si tratta?

È una tecnica dimenticata, sviluppata principalmente in Francia a partire dal 1750, con notevole sperimentazione e successo ad inizio ‘900. Sofrtunatamente a cavallo delle 2 guerre mondiali verrà poi abbandonata, per non dire quasi ignorata. Attraverso Antenne di rame che catturano elettricità nell’aria, o con anelli di rame opportunamente posizionati, possiamo convogliare questa energia all’interno di reti metalliche zincate, per migliorare ed aumentare la produzione delle piante sviluppate nell’area soggetta ad Elettrocultura. Ma perché fare tutto ciò? Ho potuto testare e confrontare anno dopo anni i benefici delle soluzioni e posso elencare qui i principali impieghi e vantaggi riscontrati: • •

Applicazione sulle sementi; benefici : miglioramento dell’apparato radicale, maggiore resistenza ai parassiti ed alla siccità, germinazione più veloce e notevole produzione Piante, Alberi, Orticole : incremento in termini di

L’Ecovillaggio Torri Superiore: una vacanza lontana dai soliti cliché

a pag. 16

Salute per i tuoi occhi. Scopri la ginnastica oculare con gli occhiali Naturalight™

a pag. 17

Colori ed emozioni: gli ingredienti giusti per la cucina veg di Jessica e Lorenzo a pag. 18 Le recensioni del mese Consigli di lettura per lettori consapevoli.

a pag. 18

resistenza, crescita, produzione mediamente +30 50% ed oltre in alcuni casi (100-200%) • Energia gratuita, basta creare i dispositivi (Anelli, Antenne, Piramidi, che saranno permanenti) • Applicazione sull’acqua per l’irrigazione • ompostaggio • Apicoltura • I benefici generati escludono l’utilizzo di Pesticidi e Fertilizzanti chimici, tossici e dannosi, che ad ogni modo evito da sempre, visto che autoproduco per mangiare sano Quindi visto che a tutti piacerebbe mangaire più cibo sano, facendo meno fatica, perchè non provare ? Cosa serve per mettere in pratica l’elettrocultura oggi? 1) Lakhovsky Coil / Anelli di Lakhovsky: basta prendere un comune filo elettrico, spelare i 2 estremi, scoprendo circa 1 cm di rame e porre l’anello alla base della pianta o su dei sostegni, in maniera tale che questo giri attorno alla stessa, creando un campo elettrico adiacente. • Se abbiamo 1 solo anello l’apertura va verso Nord i 2 fili non devono toccarsi continua a pagina 16

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continua da pagina 15

6) Rispettare il posizionamento secondo i punti cardinali NB: per anelli / antenna Lakhovsky • non collegare mai i 2 estremi, l’anello deve restare aperto • Indirizzare l’apertura dell’anello verso Nord • Non fare toccare alle piante le parti di rame scoperte Conclusioni personali, per quanto mi riguarda in questi anni di sperimentazione posso certamente confermare che: 1) Le piante vengono influenzate in maniera positiva dall’elettrocultura, incrementando la produzione dal 30% al 50% 2) Le piante crescono più velocemente, con maggiore vigoria, a mio avviso circa del 50% 3) Non ho mai dovuto fare nessun intervento anti parassitario (nulla di nulla) 4) Le piante hanno resistito anche alla grande siccità estivadel 2017, ed hanno superato la gelata di • Con 2 anelli o più: posso alternare Nord / Sud l’apertura con diametri diversi 2) Antenne e cilindri: realizziamo un antenna partendo da un tubo di rame crudo diametro 8-10 mm, altezza 2-3 m, al quale fissiamo una spazzola per spazza camino, poi fissiamo ad un palo di legno e colleghiamo il tutto con cavo elettrico a una serie di cilindri in rete di metallo zincato, nelle quali pianteremo le nostre piante. In dettaglio, servirà: • Rete in ferro zincata per conigli, 1 rotolo, altezza 50 cm, 25 m (con questa lunghezza di solito realizzo 20 cilindri circa con chiusura anche sotto, diametro 50 60 cm circa) • 1 tubo di rame di 2,5 metri + 1 antenna, nel mio caso fatta con spazzola per spazzacamino (ma pote te anche riciclare delle grucce di lavanderia e realizzare qualcosa di simile) • Filo elettrico per collegare, pinza taglia filo, forbici elettricista per spelare filo, nastro isolante per il fissaggio o americano / Opzionale: palo di sostegno + fascette per fissaggio

Aprile 2017 senza danni, quindi sono più resilienti e forti 5) Il raccolto di topinambur, patate, legumi, è assai nettamente superiore 6) In fase di semina, trattando le sementi e le piccole piante con Anelli / Piramide si ottengono ottimi risultati, sia in termini di velocità di germinazione, di resistenza, che di produzione Quindi sono assolutamente favorevole a questo tipo di soluzione, che ha costi limitati e risultati ottimi. BUON ELETTROCULTURA A TUTTI! Per maggiori info potete contattarmi via mail o su FB: andrea.donnoli@gmail.com www.facebook.com/andrea.donnoli

L’Ecovillaggio Torri Superiore:

una vacanza lontana dai soliti cliché di Lucilla Borio

Una volta realizzati i cilindri con la rete zincata, possiamo procedere in questo modo: 1) Strato drenante, con sassi o argilla espansa (2, 3 cm) 2) Compost maturo (5-10 cm) 3) Piantiamo i topinambur o le patate o altro 4) Terriccio (3-5 cm) 5) Seminiamo legumi: fave, fagioli, ceci, piselli 6) Terriccio per copire i legumi 7) Pacciamatura a piacere 8) Durante la crescita delle patate e dei topinambur rincalziamo con cippato / terriccio / paglia 3) Piramidi in rame: le uso per trattare le sementi prima della semina, o durante la crescita delle piccole piante, tipicamente in serra. Le condizioni indispensabili perché la piramide energetica funzioni nel modo corretto sembrano essere principalmente due: il primo è che i rapporti geometrici siano gli stessi della Grande Piramide di Cheope nella quale il rapporto di base-altezza è precisamente di 1,5708, pari a mezzo pi greco; la seconda condizione è che la piramide abbia un determinato e preciso orientamento, ossia ogni faccia posizionata verso i punti cardinali. Alcune regole di base per sperimentare positivamente l’elettrocultura 1) Evitare i terreni troppo umidi 2) La vicinanza a linee elettriche ad alta tensione è vivamente sconsigliata 3) Non piazzare mai l’antenna : sotto un albero, contro un muro di una casa, o vicino ad un edificio più alto dell’antenna (meglio in campi aperti / liberi) 4) Se possibile rimuovere altri oggetti metallici che sono più alti dell’antenna stessa nella zona, questo permetterà la concentrazione dell’energia sulla stessa antenna 5) Evitare oggetti / fili metallici aerei (cavi del telefono, elettrici, ecc)

Avreste mai pensato che a soli 10 km dalle affollate spiagge della Riviera dei Fiori e della Costa Azzurra ci potesse essere un piccolo gioiello inserito nel verde paesaggio montano delle Alpi Liguri? L’Ecovillaggio Torri Superiore è proprio questo, un bel borgo del Trecento interamente recuperato con procedure rispettose dell’ambiente e dell’ecologia incastonato sulle pendici del Monte Grammondo, che divide l’Italia dalla Francia. In questo scenario incantevole, l’Ecovillaggio offre a tutti la possibilità di trascorrere una vacanza diversa dal solito. Famiglie, gruppi di amici e singoli turisti possono trascorrere il loro periodo in pieno relax a contatto con la

comunità residente, composta da una ventina di persone, e anche vivere giornate che altre strutture o località non possono offrire. Che si cerchi la tranquillità delle passeggiate nel verde o si voglia scoprire un mare poco noto ma pulito e non sovraffollato come quello di Ventimiglia, oppure che si voglia incontrare persone provenienti dai più diversi angoli del mondo e assaporare una cucina sempre diversa, ma semplice e genuina come le persone che la preparano, l’Ecovillaggio è la scelta giusta. www.torri-superiore.org


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Salute per i tuoi occhi:

ginnastica oculare con gli occhiali Naturalight™ Gli occhiali NaturalightTM, grazie alle lenti in policarbonato nero con fori stenopeici, riescono a far muovere i muscoli oculari in modo naturale e aiutano a rilasciare le tensioni prevenendo e alleviando così problematiche relative alla vista. Sono utili per tutti: per chi soffre di occhi stressati, per chi svolge un lavoro sedentario dietro una scrivania, ma anche e soprattutto per persone con disturbi di miopia, presbiopia, astigmatismo, ipermetropia. Non solo noi, ma anche i nostri occhi possono essere stressati… Lo sa bene, chi lavora troppo tempo al computer o legge a lungo, attività che provocano tensioni oculari. La soluzione per queste problematiche è il movimento rilassato, possibile grazie agli occhiali Naturalight™. Possedendo lenti in policarbonato nero con fori calibrati per distanza, posizione e forma piramidale, questi occhiali riescono a far muovere i muscoli oculari in modo naturale, rilasciando le tensioni e aiutando a prevenire e ad alleviare problematiche relative alla vista. Rilassamento, aumento della capacità visiva e della efficacia della potenzialità di messa a fuoco degli occhi sono i benefici che portano gli occhiali stenopeici usandoli regolarmente.

Come usare gli occhiali Naturalight™? Come per qualsiasi nuova pratica, anche per gli occhiali Naturalight™ vale la regola di abituare il corpo lentamente. Per tale motivo è consigliato usare gli occhiali stenopeici inizialmente per solo pochi minuti,

la uminosità;

aumentando poi la durata fino ad arrivare a 20 minuti al giorno. Il nostro cervello riesce così ad apprendere questo nuovo modo di guardare diverso da quello abituale senza creare una sensazione di fastidio. Per allenare l’occhio esistono due possibilità: mentre la “ginnastica oculare” attiva prevede pochi, ma semplici esercizi da eseguire, quella passiva prevede semplicemente attività come leggere o stare davanti al computer/televisione indossando gli occhiali Naturalight™.

• La costanza è fondamentale, indossarli anche pochi minuti ma tutti i giorni; • Non usarli in movimento (sport o camminare) o per guidare perché riducono il campo visivo laterale; • Le prime volte un periodo di assestamento va considerato poiché il cervello ha bisogno di abituar si a un modo di guardare diverso di quello abituale;

Esempio di un semplice esercizio: Indossare gli occhiali Naturalight™ e spostare lo sguardo su un oggetto lontano e poi su un oggetto vicino, senza muovere la testa e respirando tranquillamente. Eseguire movimenti lenti. Inizialmente è possibile percepire una sensazione di fastidio (agli occhi, alla testa o allo stomaco). Nel caso accada togliere gli occhiali, chiudere un attimo gli occhi e respirare fino a che il disagio non si calma e poi riprovare. Se persiste, essere pazienti e dare tempo al fisico di accogliere qualcosa di nuovo. Riprovare il giorno dopo ed essere costanti fino a poter eseguire l’esercizio per alcuni minuti. Indicazioni d’uso: • Utilizzare gli occhiali forati in casa o in un ambiente dove ci si sente a proprio agio in situazioni sicure; • Utilizzare gli occhiali stenopeici in presenza di luce e non in penombra o al buio perché riducono

• In generale gli occhiali forati non sono efficaci in caso di problemi quali cataratta, glaucoma, dege razione della macula, della retina, del nervo ottico, della cornea. Con il loro design accattivante il loro uso è adatto per tutti e in ogni ambiente: non solo a chi lavora tanto al computer o legge a lungo, ma anche a persone con problemi di presbiopia (difficoltà di visione da vicino), miopia (difficoltà di visione da lontano), ipermetropia (visione sfocata) e astigmatismo (distorsione visiva). Utilizzando gli occhiali con metodo e costanza al fine di rieducare la vista, è possibile riuscire a ridurre la dipendenza dalle lenti graduate.

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viveresostenibile.net P. 18

GIUGNO 2018

Colori ed emozioni:

gli ingredienti giusti per la cucina veg di Jessica e Lorenzo Pietro Leemann, punto di riferimento internazionale per la cucina veg, dopo averli avuti allievi nella sua Academy presso il ristorante Joia di Milano, li definisce così: “Sono determinati e hanno obiettivi ambiziosi, pur non rinunciando ai loro principi esistenziali. La loro formazione in cucina bioveg è stata rigorosa; con le mani in pasta o uditori in un angolo della mia scuola con le orecchie ben dritte, hanno approfondito, in teoria e in pratica, la sostanza della cucina”. Stiamo parlando di Jessica Callegaro e Lorenzo Locatelli, compagni nella vita e genitori di 4 bimbi che condividono con loro, dove e quando possibile, la loro avventura nell’alimentazione e cucina veg. E una tappa di questa avventura è il loro libro, pubblicato da Macro, dal titolo significativo e onirico Cucinare a colori. Li abbiamo intervistati per capire un po’ meglio le loro intenzioni. Leggendo un po’ della vostra vita, colpisce subito il fatto che Lorenzo è vegano dall’età di 5 anni.

Libri&C.

Chiediamo quindi a lui come ha vissuto questo suo imprinting, in anni dove soprattutto essere vegani era decisamente anomalo. Non lo definirei un imprinting, ma un processo molto naturale, semplicemente quello era il tipo di alimentazione più adatto alla mia essenza e alla mia natura e per questo non ho mai avuto dubbi o difficoltà rispetto a questa scelta. In famiglia siete voi due e 4 bambini: che tipo di educazione alimentare state impartendo loro? La cosa più importante per i bambini è che i propri genitori siano coerenti e autentici, questo è ciò che guida ogni nostra scelta educativa. Vedere questo significa anche essere disposti ad auto-educarci. Quindi, abbiamo scelto di condividere con i nostri bambini la nostra scelta alimentare che non riguarda solo gli ingredienti della nostra cucina ma anche il concepire il cibo come qualcosa di sacro e naturale e non artificiale e privo di vitalità. Nel libro c'è un capitolo che abbiamo intitolato “crescere secondo natura” dove è spiegata molto bene la nostra scelta che riguarda il cibo, nel suo significato più profondo, che riguarda anche il rispetto per la natura e la vita. Amare ed educare i propri figli non può prescindere dall'alimentarli bene. E intendiamo quel Bene con la B maiuscola che riguarda non solo noi ma anche il pianeta che ci ospita. Il cibo è anche una delle più importanti esperienze di socialità, e non si può prescindere da una socialità sana, perché queste esperienze influenzano il nostro rapporto con l'alimentazione e quindi la vita stessa. Affermate che il cibo può nutrire e sostenere non solo il nostro

VALUTAZIONE DI VIVERE SOSTENIBILE:

OTTIMO

corpo ma anche la nostra anima. Come? Noi non siamo fatti solo di un corpo fisico e per questo che è essenziale che il cibo nutra tutti gli strati del nostro essere. Un cibo che non è intriso di violenza e sofferenza, che rispetta noi stessi e il pianeta intero, ha la capacità di creare armonia in noi e intorno a noi, risuonando con la nostra anima. Ci piacerebbe parlarvi di un gesto speciale che è l'offerta del cibo, magari in una prossima occasione! Perchè avete voluto concentravi sul concetto dei colori in cucina? Perché il cibo è energia, vibrazione e spesso è proprio il colore del cibo a entrare in risonanza con noi. Il colore è qualcosa che arriva all'anima (lo diceva Kandinsky) e noi ci alimentiamo anche per nutrire il nostro desiderio di bellezza e armonia. E non esiste cucina più colorata di quella vegetale. Per ulteriori info sul libro: https://bit.ly/2HqdYFZ

SCARSO

Nella Mente dei Centenari

Generazione decrescente

Dog Fitness

Giardiniere in 24 ore

Autore Mario Martinez Editore Macro Edizioni Pagine 400 Prezzo di Cop. 16,50€

Autore Andrea Bertaglio Editore L'Età dell'Acquario Pagine 152 Prezzo di Cop. 14,00€

Autore Carmen Meyer Editore Macro Edizioni Pagine 140 Prezzo di Cop. 13,50€

Autore Martino Ragusa Editore Sperling & Kupfer Pagine 256 Prezzo di Cop. 15,90€

Cosa possiamo imparare dai centenari? Lo psicologo Mario Martinez, studiando i comportamenti delle persone più anziane del pianeta ci aiuta a comprendere come gli atteggiamenti mentali e la cultura in cui viviamo influenzano il nostro sistema immunitario. Grazie a questo utile libro impareremo ad applicare la “consapevolezza centenaria” per ricercare novità e saggezza in tutte le sfide che si affrontano; ad individuare i percorsi ideali per guarire dalle ferite archetipiche della vergogna, dell’abbandono e del tradimento che ci limitano; a creare una “sottocul-tura del benessere” che ci aiuterà a raggiungere il nostro pieno potenziale; ad individuare i conflitti psicospirituali per risolverli e infine a scoprire e fare nostre le pratiche che ci allungano la vita. Una chiave per affrontare serenamente ed efficacemente paure, disillusioni e incapacità per mezzo di strumenti che stimolano la speranza, la gioia e l’amore incondizionato.

Andrea Bertaglio è laureato in sociologia e si occupa principalmente di temi ambientali e sociali; insieme a Stefano Cavallotto e Lorenzo Fioramonti è autore del film-documentario: Presi per il PIL. Liberarsi dal dogma della crescita economica. In questo libro, con prefazione di Maurizio Pallante, descrive i temi principali della decrescita con semplicità, per chi si avvicina all’argomento per la prima volta, arricchendolo con la sua esperienza personale per offrire nuovi punti di vista a chi sa già di cosa si sta parlando. È una descrizione tanto cruda quanto reale della mancanza di valori alla quale siamo arrivati nella costante ricerca di profitto, dimenticando che ciò che ci fa davvero stare bene non è commercializzabile. Dobbiamo rallentare. Le cose si cambiano insieme, con la solidarietà, il sostegno e l’aiuto reciproco. Il messaggio è positivo. Ne sono testimoni i protagonisti delle realtà raccontate nell’ultima parte del libro. Sempre più persone sono pronte a ricambiare, per strada, il sorriso di uno sconosciuto. E visto che state leggendo questo giornale, probabilmente siete tra quelle persone!

Se avessi un cane vorrei divertirmi con lui, stando reciprocamente bene e in forma. In questo bel libro Carmen Meyer propone un esclusivo metodo per riuscirci! Si scoprono così giochi divertenti ed esercizi mirati per il vero benessere del cane. Si riesce a mantenere in piena forma il tuo amico a quattro zampe, anche se anziano, e ad allenare in maniera mirata la sua muscolatura e rafforzare la relazione. Per praticare la Dog Fitness non è necessario disporre di un equipaggiamento professionale: puoi metterti fin da subito all’opera con il tuo amico animale. Questi esercizi, inoltre, stimolano la mente. Per questo motivo è importante la partecipazione attiva del cane. Con la Dog Fitness il benessere e il divertimento sono assicurati!

Essere giardiniere non è un lavoro, è una filosofia di vita. Il pollice verde non è una qualità ereditaria, ma qualcosa che si apprende attraverso un percorso che va al di là delle tecniche di coltivazione delle singole piante. Ovviamente una pianta che vuole un clima fresco e umido, soffrirà se messa al sole e poco irrigata, è quindi fondamentale avere la sensibilità per interpretare i tanti segnali che le piante ci mandano. Secondo l’autore è necessario riconoscere e sviluppare quelli che sono i requisiti fondamentali del giardiniere: consapevolezza, comunicazione, conoscenza, razionalità, elasticità, auto accettazione e generosità. Con queste basi, bastano pochi attrezzi (ma giusti), una giusta conoscenza del clima e quindi dell’esposizione e del vento della vostra zona, e qualche dato tecnico specifico per ogni pianta. Per questo viene descritta una serie di “belle e facili”, tra cui scegliere le più adatte al vostro caso.


EVENTI

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Tradizione e futuro nel segno della economia domestica Il 16 e 17 giugno torna la Festa delle Erbe di Rollo

La cornice, come sempre, è quella dell’incantevole paesino di Rollo, un borgo incastonato nella montagna semplice ma splendido, capace di affascinare per il paesaggio, la natura, la quiete, il sole e il mare. Anche quest’anno, il 16 e 17 giugno, Rollo ospita la “Festa delle erbe aromatiche, officinali e antiche piante”, Giunta alla sua 19^ edizione, con il patrocinio della Regione Liguria e del Comune di Andora, la “Festa delle Erbe”, come tutti la chiamano affettuosamente, è ormai un appuntamento fisso che sa tuttavia rinnovarsi ogni anno trovando costantemente nuovi spunti. Per il 2018 il tema portante coniuga passato e presente. Il passato è raccontato dal borgo stesso, con i muretti a secco, i sentieri, i pozzi, le stalle, le cataste di legna,

i magazzini per i semi e il raccolto, i forni, i frantoi… Uno scenario che si lega ai tempi attuali e alla ricerca di quella “economia domestica” che rappresenta al tempo stesso una via d’uscita e una risposta. “Un tempo – spiegano gli organizzatori – si faceva il raccolto, frutto di lavoro e sapienza, oggi si fa la spesa con il denaro. Per ridimensionare un po’ questo comportamento si potrebbe pensare di fare la spesa come si faceva il raccolto. Innovazione non significa infatti sempre scoprire cose nuove, ma saper guardare la realtà con occhi diversi. E così torna la voglia di “economia domestica", che non significa non consumare, ma farlo con “arte domestica”, in modo consapevole, scegliendo bene il naturale e il necessario, ma anche

l'esclusivo o il semplice con gioia e con conoscenza”. Questa economia domestica sarà proprio al centro delle due giornate di Rollo, in cui, oltre al mercato, appuntamento attesissimo per ritrovare prodotti, piante e oggetti di rara preziosità, si scambieranno anche idee e progetti. Spazio, così, alle molte conferenze, proprio sul tema dell’arte domestica: dal vaso di basilico sulla finestra al lavoro della terra, ai racconti quotidiani del raccolto allo stress della spesa. Da una cucina che cuoce cibi antichi ai gesti della creatività, alla spazzatura, alla sicurezza alimentare; dalla visita al bosco alla conservazione o alla torta di erbe di campo; dal paesaggio al giardino. E poi gli espositori della mostramercato, con la loro bravura e le loro conoscenze: i vivaisti esporranno ogni genere di piante, dalle aromatiche a quelle rare e da orto, alle perenni. Con loro, i produttori di derivati dalle erbe e dalle piante racconteranno perché il mondo vegetale è una fonte infinita di risorse naturali. Caffè, zafferano, spezie, essenze, creme, farine e semi: tutto ciò sarà a Rollo, con ricette, conserve, orto e raccolto di giornata. I prodotti della stagione e il pane saranno disponibili nei laboratori e altri momenti saranno il racconto, per i bimbi, della favola del pesto;

la pulizia dei sassi sulla Piazza del Sagrato della Chiesa con un artista; l’angolo delle merende naturali con le storie di nonne e nonni; la passeggiata sul sentiero con l’asinella Margherita. Tradizione della cucina quotidiana anche nel ristoro, che sarà curato dalla Pro Loco di Andora. La mostra mercato sarà aperta sabato 16 dalle 14 alle 23 e domenica 17 dalle 9 alle 20. Domenica alle 18 è prevista la premiazione del premio “Il Barattolo”. Servizio navetta dalla Piazza Mercato di Andora alla frazione di Rollo.

Programma dettagliato su: www.festadelleerbe.it. Per informazioni: Associazione “Amici della Festa delle Erbe”: 339 7233272; Ufficio Turismo e Cultura Comune di Andora: 0182 68111

Ai Giardini Hanbury la festa per l’arrivo dell’estate È una tradizione perduta nel tempo ma tenuta ben viva quella che domenica 17 giugno si rinnova nello splendido scenario dei Giardini Botanici Hanbury. Sulla scia delle feste che nel XIX Secolo resero famoso Sir Thomas Hanbury, la splendida villa e tutto il parco che la circonda ospiteranno la “Festa dell’Estate” La ricostruzione di alcuni quadri di vita quotidiana nel giardino, la presenza di personaggi in costume nella villa nei viali, l’atmosfera delle feste e i giardinieri al lavoro renderanno le passeggiate un’esperienza unica nella quale si potranno rivivere le origini ottocentesche del Giardino. La cerimonia iniziale è prevista alle 10, mentre dalle 10,30 alle 12 e dalle 14,30 alle 16 si terranno i quadri storici. Alle 12,30 è in programma il “Pranzo con Sir Thomas Hanbury” (su prenotazione e a pagamento; info@cooperativa-omnia.com). Per tutti i visitatori è previsto un servizio navetta dal centro di Ventimiglia Ventimiglia fino alla frazione La Mortola e ritorno. Per l’ingresso verrà applicata la tariffa ridotta di 7,50 euro.


BENESSERE CORPO MENTE

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Bhadrasana... dedicata alle donne di Debora Roggeri

Dopo l’ultimo articolo sulla pratica del pranayama, in questo numero di Vivere Sostenivile descriviamo una posa che potete facilmente praticare e dai numerosi benefici: Bhadrasana, la posa del trono (dal sanscrito “bhadra” cioe’ “trono” e “asana” o “postura”). Nonostante sia una postura dalle molte qualità per tutti i praticanti, è benefica per le donne in particolare, per l’eccellente tonificazione a livello muscolare del pavimento pelvico. Vediamola nei dettagli: sedetevi con le gambe distese di fronte a voi e piegate le gambe in modo tale da portare i piedi vicini al perineo con le piante l’una a contatto dell’altra. Incrociate le dita delle mani facendole passare sotto i piedi; se questo non fosse possibile, afferrate semplicemente le caviglie. Continuate a lavorare con il respiro per preparare meglio la posa: inalando allungate la schiena verso l’alto ed esalando portate le spalle indietro aprendo il petto; portate verso l’esterno i muscoli delle cosce favorendo l’apertura delle anche e premete le piante dei piedi una verso l’altra per invitare la discesa verso terra delle ginocchia. Una volta assunta la posa, mantenete l’immobilità per qualche minuto, concentrandosi a livello del perineo. Espirando, allontanate le gambe dal busto e tornate nella posizione originale.

Se le ginocchia non raggiungono il terreno e dovesse risultare troppo doloroso mantenere la schiena dritta si possono usare dei supporti sotto le ginocchia oppure piegare una coperta e metterla sotto gli ischi; questo aiuterà a mantenere la schiena più dritta. Vari sono gli effetti di Bhadrasana: molto efficace in caso in in-

fezioni alla zona del retto e dell’ano, cura le emorroidi, tonifica la prostata e i testicoli e massaggia i reni. Questa posa si rivela un toccasana nell’alleviare i problemi del tratto urinario, tanto che in India è anche chiamata “la posa del ciabattino” poiché i ciabattini per fare il loro lavoro siedono in questo modo e sono famosi per avere un

tratto urinario in ottime condizioni. Questa posa e estremamente importante per rinforzare e tonificare i muscoli del perineo. Per le donne e’ una postura molto salutare da praticare durante la gravidanza per avere un parto meno doloroso e dopo il parto per tonificare i muscoli del perineo. Insieme a shalabasana e sarvangasana aiuta a tonificare le ovaie e armonizza il ciclo mestruale. Bhadrasana aumenta la flessibilità e l’apertura delle anche ed è benefica in casi di sciatica (anche se dovrebbe essere evitata nei momenti di crisi acuta). Promuove la circolazione del sangue e l’apporto di ossigeno

all’area pelvica, lombare e addominale. Proprio perché attira sangue all’addome può essere praticata senza problemi anche dopo i pasti (a patto che si mantenga la spina dritta); anzi, per coloro che soffrono di pesantezza durante la digestione è raccomandata. Viene considerata anche una posa di carattere meditativo e utile in pranayama. Va ad energizzare muladhara ch kra, il primo chakra localizzato a livello del perineo. Per maggiori informazioni sui corsi di yoga e meditazione contattare Yoga Bharat a Bordighera

Ascoltare il cuore per dire sì alla vita di Laura Sbruzzi, Felicitatrice del Sente-Mente® Project

Come fanno alcuni a superare con positività anche i più grandi ostacoli nella vita quando altri sono invece sempre tristi, non appagati? Cosa li rende così speciali da non lasciarsi abbattere dalle avversità e di essere capaci non solo di agire per trarsi d’impaccio, ma addirittura di conservare un atteggiamento positivo verso la vita? Invece di cercare di carpire il segreto della felicità, disquisendo del come, dovremmo cercare in noi stessi un forte “perché” che ci muova e ci faccia procedere oltre: questo uno dei princìpi dei percorsi e delle giornate #GIORNIfelici, parte del Sente-Mente® project. Si tratta di nuove strategie per allenarsi alla vivi-abilità, tanto nella vita lavorativa quanto in quella personale. Distillate dai più recenti studi scientifici, esse vengono proposte sottoforma di esperienze capaci di accendere in ognuno scintille di possibilità. Una rivoluzione che ci fa esclamare “WOW” ed apprezzare ogni momento della vita, nella quale c’è sempre la bel-

lezza: dobbiamo solo allenarci a coglierla. Come ci ricorda Mihaly Csikszentmihalyi, collaboratore di Martin Seligman, padre della psicologia positiva, “la felicità richiede un impegno volontario per potersi manifestare”, poiché non è uno stato rigido o un segreto a cui essere iniziati, ma una abilità a cui essere allenati. La parte più entusiasmante di tutti gli studi scientifici attuali, a partire dalla psicologia positiva, è proprio questa: nulla è già stabilito. E’ quindi possibile ribaltare il concetto della immobilità, e quindi dell’impotenza, passando ad un’azione che

porti verso l’autoefficacia, il benessere e l’apprezzamento di tutte le possibilità che la vita ci offre, fino all’ultimo respiro. Concetto semplice da enunciare, ma impegnativo da attuare, poiché richiede un atto di coraggio (un moto che viene dal cuore, come la parola stessa): quello di abbandonare la comodità della strada nota che ci porta ad auto-sabotarci seguendo pensieri e preoccupazioni. La rivoluzione più potente, assolutamente legale e legittima, è infatti quella che possiamo attuare all’interno di noi stessi con un atto volontario. Alcuni organi del nostro corpo, talvolta anche a nostro discapito,

già la mettono in atto. L’espressione: “ho la pancia in rivoluzione”, evidenzia come un organo del corpo possa assumere un ruolo attivo e non succube, ribellandosi non solo al cibo ingerito ma perfino a uno stato di stress nascosto che si tende a sottovalutare, come per avvertirci di cambiare rotta. La scienza ha recentemente dato prove di come anche il nostro cuore e il nostro intestino (oltre al nostro cervello) posseggano una fitta rete neuronale. Ciò ci porta a considerarli non più solo muscoli o organi preposti ad assolvere una funzione fisica o chimica, ma a legarli indissolubilmente alla nostra parte emozionale, ora rivalutata dopo che per tanto tempo è stata trascurata perché si è seguito il pensiero cartesiano. “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”, diceva Blaise Pascal. Lungi dall’interpretare questa frase come una eterna lotta fra cuore e cervello, oggi sappiamo che prendere in considerazione i segnali che provengono dai nostri organi e cercare di interpretarli ci porta ogni giorno a comprendere di più noi stessi e gli altri, in modo totale: non possiamo più permetterci di guardare solo una parte del problema

o solo un lato della medaglia. La vita è un insieme di colori, alcuni scuri, altri chiari, che formano una meravigliosa tavolozza. E allora, rivalutare tutte le emozioni senza lasciarsene trasportare, ascoltare il cuore quando ci dirà: “Sono indignato! Non resto ad aspettare!” Posso ancora fare qualcosa, e vivere una vita piena di significato! WOW!” sarà un primo passo verso la nostra rivoluzione personale e dire sì alla vita Se sei curioso, e vuoi saperne di più, oppure se desideri attivare un percorso nel tuo comune o nella tua scuola olistica, contattami. la.sbruzzi@gmail.com


SOSTENIAMOCI

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La formazione, occasione preziosa per i ragazzi e gli operatori di Matteo Lupi

Nel mese di aprile si è concluso il percorso formativo rivolto a tredici ragazzi nell’ambito del progetto “F.A.S.C.E.” finanziato dal Fondo Sociale Europeo tramite l’agenzia regionale ALFA. Ottanta le ore di studio, articolate su vari temi legati al cibo di strada, al marketing, alla sicurezza alimentare e al commercio on line. Ora, in seguito al percorso intrapreso, si attiveranno i tirocini nei laboratori di orto e cucina Spes di Varase e Roverino, dove il progetto proseguirà sul campo mediante l’esperienza pratica finalizzata alla creazione di un

nuovo ramo d’azienda di Coop Spes: lo street food. Parallelamente, un altro gruppo di dodici ragazzi della Spes ha invece seguito con profitto le attività di Cinema, Arte, Teatro e Sport proposte dai formatori del progetto “C.A.T.S.”. Gli operatori hanno valorizzato le qualità artistiche di ciascun ragazzo realizzando video clip e set fotografici, ponendo soprattutto le basi per uno show da mettere in scena a dicembre assieme ad altre associazioni provinciali sul tema delle “diversità al plurale”. Da ottobre e sino al primo

maggio, la Spes ha ospitato ogni mercoledì incontri di approfondimento e testimonianza aventi per argomento la Costituzione Italiana, nel settantesimo anniversario dell’entrata in vigore della nostra legge fondamentale. Ai ragazzi è stato proposto un percorso di interazione sui valori principali della Carta, ravvivato dalle testimonianze di chi si impegna quotidianamente ad attuarli. Perché la formazione? Perché questo impegno così diffuso della Spes nella creazione di spazi di educazione civica? La formazione è uno degli elementi cardine dei percorsi di autonomia che la Spes porta avanti da anni, con il sostegno di famiglie ed operatori. Garantire un corretto processo di inclusione per i ragazzi affetti da handicap (ma anche in generale) significa

permettere a chi ha una disabilità di poter affrontare con maggior autonomia e sicurezza un proprio percorso di vita e significa anche fare in modo che coloro che non hanno disabilità possano imparare a confrontarsi e a comportarsi correttamente con chi è disabile. La formazione, così l’interazione tra persona con disabilità e professionisti, crea le condizioni per lo sviluppo di una società migliore. Noi operatori e volontari riceviamo tantissimo dai momenti di confronto con i ragazzi della Spes e rimettiamo in discussione i nostri stessi paradigmi in tema di accoglienza e organizzazione pratica. Quindi avanti insieme per formare e formarci, costruendo un mondo migliore per tutti, fondato su uguaglianza, diritti e pari opportunità.

Spes Auser Onlus Associazione di parenti e amici di portatori di handicap Corso Limone Piemonte 63 18039 Ventimiglia tel. 0184.355800 email: spes_auser@libero.it

Il prodotto Coop compie 70 anni e si conferma leader di sostenibilità Quest’anno il prodotto Coop compie 70 anni, essendo nato nel 1948. Già prima di allora erano stati proposti prodotti con i marchi di singole cooperative di consumo (il primo fu il panettone realizzato nel 1896 dall’Unione Cooperativa Milanese), ma solo nel ‘48 tutte le cooperative aderenti all’Alleanza Italiana delle Cooperative di Consumo decisero di applicare un marchio unitario ad alcuni articoli, scelti non tanto per il prezzo contenuto, ma perché ad elevato rischio di contraffazione.

Già allora, infatti, la priorità delle cooperative era garantire ai consumatori prodotti sicuri e di qualità, certificandoli con il proprio marchio e proponendoli a prezzi accessibili per tutti. Nel corso degli anni, le politiche di prodotto attuate dal mondo Coop si sono evolute in senso sempre più consumerista, arrivando a sottoporre a norme anche aspetti etici (no a quei fornitori che non rispettino i diritti dei lavoratori) e a prevedere, per i prodotti a marchio Coop, precisi requisiti di sostenibilità.

Di seguito i principali: Certificazione ecologica di molti prodotti (carta da ufficio, asciugatutto, carta igienica, lampadine); Riduzione degli imballaggi all’origine e impiego di materiali ecocompatibili; Sviluppo di prodotti riutilizzabili e vendita di prodotti sfusi; Vincoli sulle tecniche di coltivazione dell’ortofrutta (limiti ai pesticidi, no agli OGM); No all’uso di additivi e coloranti sintetici o di materie prime provenienti da specie che sono in via di estinzione; Vincoli precisi sul benessere degli animali; Etichettatura informativa sui prodotti per smaltire correttamente i materiali di imballo; Incentivi ai fornitori che migliorano le performance ambientali dei propri impianti. Oltre ad applicare queste linee guida, Coop propone un vasto assortimento di prodotti biologici ed ecologici, contraddistinti dal marchio “Vivi verde”. Con la linea “Origine”, invece, Coop certifica quei prodotti (pomodoro, agrumi, latte, olio, carne, pesce, ecc.) le cui filiere, ancora oggi, sono più a rischio e che dunque vanno presidiate con particolare attenzione


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SOSTENIAMOCINEMA

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Talento, passione e perseveranza cambiano il mondo di Graziella Bosco

Abbiamo rubato questa frase alla pubblicità di un meeting internazionale rivolto agli studenti di informatica; pur non avendo niente a che vedere con il cinema né probabilmente con l’ambiente, ci è piaciuta e può essere utilizzata come punto di partenza di un ragionamento che riguarda tutti. La parola “talento” proviene da un termine greco che indica un’unità di misura di peso; ne è derivato il significato figurato di dote

naturale che, forse, fornisce un peso specifico maggiore a chi ne dispone. La passione, fra i molteplici significati, indica “una forte inclinazione a cui il nostro animo soggiace”. Talento e passione non dipendono da noi; rispetto a queste qualità, l’unica azione a cui siamo chiamati è il riconoscerle e valorizzarle, perché non vadano sprecate o usate male. La virtù della perseveranza può

Associazione Oltre il Cristallo

Cinema Cristallo Via Roma 40 – 18035 Dolceacqua (Im) Tel. 0184 206324 www.cinemacristallo.org Fb Oltre il Cristallo

aiutarci: tenacia, determinazione e resistenza possono essere coltivate da ciascuno per trasformare un dono ricevuto in uno strumento evolutivo e di crescita. Rispetto ai grandi temi che ci stanno a cuore dovremmo sempre chiederci: che fare? Sapendo che quei tre ingredienti (talento, passione, perseveranza) sono indispensabili affinché una buona idea diventi un’azione efficace. L’Associazione Oltre il Cristallo conclude adesso la sua quarta stagione al Cinema Cristallo. Ci interroghiamo dunque sul valore dell’azione intrapresa. In tutto questo tempo abbiamo imparato il mestiere. Siamo partiti da zero, totalmente profani e, cercando di capire passo dopo passo in quale mondo eravamo capitati, quali competenze dovevamo sviluppare, quali legami un piccolo cinema periferico doveva comunque mantenere per sopravvivere… Ci sembra di aver compiuto i passi propedeutici e di aver acquisito le conoscenze indispensabili per operare in modo corretto e consapevole. Abbiamo messo le basi per ampliare il numero degli spettatori attraverso una serie di

accordi con altre associazioni, con le scuole e, grazie ad una formazione permanente, cerchiamo di affinare i criteri per una programmazione capace di conciliare appeal e qualità. Il Cinema Cristallo è il talento che abbiamo ricevuto e che abbiamo cercato man mano di valorizzare, provando a trasformare la nostra passione in competenza; i nostri strumenti sono stati la pazienza e la perseveranza. Nonostante l’entusiasmo, ci siamo attenuti alla politica dei piccoli passi, accettando solo le sfide che potevamo veramente accogliere, senza presumere troppo delle nostre forze, che infatti sono poche, non sostenute da alcun contributo. Tuttavia siamo stati perseveranti, sempre decisi ad andare avanti nonostante le difficoltà. Mantenendo aperto e funzionante il Cinema Cristallo, osiamo

sperare di aver contribuito a un cambiamento in Val Nervia. La prossima estate riprenderemo il CineTour, al di fuori delle pareti del Cristallo (tempo permettendo) e porteremo in giro, per piazze e giardini, lo schermo e la lanterna magica, per avvicinarci agli spettatori e magari trovarne di nuovi, con proposte di film di successo e di qualità. Due concerti ospitati al Castello di Dolceacqua riporteranno in valle musicisti di valore in un ambizioso progetto che riprenderà un’illustre tradizione di “musica sotto il castello”. Le date degli spettacoli e i nomi verranno comunicati appena possibile. Chi non riceve ancora la nostra newsletter, può contattarci via mail: cristallocinema@gmail.com per essere informato in modo tempestivo delle nostre iniziative.


RIFLESSIONI

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GIUGNO 2018

Contro lo spreco: riciclo o riuso? Nuove antiche pratiche per la salute e il portafoglio di Gipsy Arriva l’estate, e presto, tempo permettendo, ci ritroveremo sulle spiagge, vicino al mare, nel quale ormai galleggia un sempre maggior numero di contenitori di plastica che formano sugli oceani vaste isole. Aspettando di vedere all’opera le nuove tecnologie di raccolta della stessa, non pericolose per

la fauna marina, ci troveremo presto o tardi a contatto con qualche contenitore che il mare restituisce sulla battigia, rendendo la nostra vacanza un po’ meno romantica. È evidente che stiamo arrivando a un punto di non ritorno e che dobbiamo cambiare alcune abitudini se vogliamo migliorare il pianeta e la nostra vacanza. Come sappiamo, non tutta la plastica può essere riciclata e anche la trasformazione della stessa è comunque in alcuni casi problematica; informarsi su come scegliere il bidone corretto va bene, ma vediamo cosa fare praticamente per limitarne il consumo e proporre alcuni modi di riutilizzo dei contenitori in plastica che abbiamo comunque comprato. Fermo restando che sarebbe meglio imparare ad orientarsi sempre più sull’acquisto di prodotti non eccessivamente imballati, o meglio ancora,

non imballati per nulla, se proprio non si può fare a meno di comprare al supermercato frutta e verdura, scegliere di acquistare quella venduta a peso e non a confezione (saggiamente, in alcuni supermercati vengono utilizzati i sacchetti di carta per questo). Abituarsi a portare sempre con noi una piccola borraccia; in molte città esistono ancora le fontanelle di acqua potabile, o le casette dell’acqua, alle quali poter fare rifornimento di acqua fresca, se lo si desidera addirittura frizzante, con evidenti vantaggi per il nostro portafoglio e la nostra salute. Esistono inoltre, e da consumatori dovremmo chiedere che continuino ad espandersi, le forniture di detersivi alla spina. Un buon risciacquo del contenitore precedente ci aiuterà inoltre a utilizzare il detersivo fino all’ultima goccia, cosa che, se si getta il contenitore, non sempre si fa. (Risparmio e riutilizzo) Ma se non lo riempie nuovamente, come riutilizzare i flaconi di shampoo o crema in modo cre-

ativo quando il prodotto preferito finisce? Visto che si tratta di contenitore fatto per durare ed è anche impermeabile, possiamo tagliare la parte a beccuccio e usare il resto in spiaggia come contenitore per occhiali, carte, soldi, tutto ciò che non deve bagnarsi o riempirsi di sabbia. Contribuiremo così ad utilizzare a lungo qualcosa creato originariamente per durare e che invece, per abitudine, siamo soliti considerare come semplice oggetto “usa e getta”.

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Incentivo fiscale per investimenti pubblicitari su giornali, radio e tv. Un sostegno e una spinta per le aziende e i professionisti che investono in campagne pubblicitarie sulla stampa del proprio territorio. Questo è l'obiettivo del provvedimento che dispone nuovi benefici fiscali per gli investimenti pubblicitari “incrementali” effettuati su quotidiani, periodici locali ed emittenti radio e tv. Il provvedimento prevede un credito d’imposta pari al 90% a decorrere dal 2018 per tutte “le imprese e i lavoratori autonomi” che effettuano investimenti pubblicitari incrementati, cioè superiori almeno dell’1 % rispetto a quelli “analoghi effettuati sugli stessi mezzi d’informazione nell’anno precedente”. La manovra, nata da una proposta della Federazione italiana editori giornali (Fieg) e dell’associazione Utenti pubblicità (Upa), darà manforte alle aziende che hanno bisogno di rilanciare o consolidare la propria attività sul mercato, e indirettamente anche ai giornali nazionali e locali, con ricadute positive per il tessuto socioeconomico territoriale. Anche perché, come detto, il credito d’imposta potrà essere richiesto non solo dalle imprese (a prescindere dalla forma giuridica) ma anche dai lavoratori autonomi, compresi i professionisti senza Albo. Per questi ultimi, a seguito delle liberalizzazioni degli anni scorsi, è ammessa con ogni mezzo la pubblicità informativa avente oggetto l’attività delle professioni regolamentate, le specializzazioni e i titoli posseduti attinenti alla professione, la struttura dello studio professionale e i compensi richiesti per le prestazioni. Contattaci per avere maggiori info e pianificare la tua campagna pubblicitaria 2018, per raggiungere oltre 1 milione di lettori attenti e consapevoli.

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DOVE CI PUOI TROVARE

24 www.liguriaponente.viveresostenibile.net

GIUGNO 2018

Vivere Sostenibile Liguria Ponente lo puoi trovare qui Puoi ritirare la tua copia cartacea di Vivere Sostenibile Liguria Ponente nei punti di distribuzione, negli esercizi commerciali, nelle associazioni o presso gli Enti elencati di seguito. Se le copie fossero già esaurite, puoi richiedercele alla mail vs.liguriaponente@gmail. com

IMPERIA E PROVINCIA Imperia:

Centro Yoga L’Albero della Gioia, Via Diano Calderina 1/9 NaturaSì, Via Argine Destro 111 Vitalba, Piazza E. De Amicis 22

Airole:

Comune di Airole, Piazza Padre Giacomo Viale 2 Pro Loco, Palazzo Comunale Bar In Centro, Piazza SS. Giacomo e Filippo 13

Bordighera:

Bharat luogo di pratica yoga e meditazione, Via Arziglia 6 Villa Hesperia, Via Romana 40 Calicantus, Via della Libertà 8

Camporosso:

Comune di Camporosso, Piazza Garibaldi 35

Dolceacqua:

Cinema Cristallo, Via Roma 4 Osteria Quattro Gatti, Via Patrioti Martiri 18 Mercatino Biologico, Piazza Mauro

Perinaldo:

Hotel La Riana, via Genova 12

Sanremo:

Naturvita Bio, Piazza Eroi Sanremesi 59 Sanremo Bio, Via Alessandro Manzoni 23 Sanremo Attiva, Via XX Settembre Mi sa di sano, Via Manzoni 35 Gelateria d’Autore, Corso Cavallotti 188 La Tartaruga prodotti biologici, Corso Cavallotti 180 Daldi Floricoltura, Via Solaro Rapalin 86 Fattoria Attiva, Via Pascoli 207 Labco Liguria, Via Gioberti 41 Sfusa, Via Pietro Agosti 116

Seborga:

IAT- Ufficio Turismo, Via Maccario 1

Vallecrosia:

Jadò Lunch & Wine, via Colonnello Aprosio 282

Ventimiglia:

Ecovillaggio Torri Superiore, Via Torri Superiore 5 Centro Yoga Pratima, Via Sottoconvento 25/A A&C Centro Culturale, Lungomare Varaldo 45R I Sapori della Tavola, Via Cavour 58B Spes Auser Onlus, Corso Limone Piemonte 63 Semplicemente Aloe, Mercato coperto, box 3 e 4 Negozio Spes, Via Aprosio MAR-Museo Archeologico Rossi Via Verdi 41 Bar Mako, Lungomare Varaldo 13 Naturalia, Via Roma 10 Libreria Casella, Via della Stazione 1 Libreria Mondadori, Via Roma 44A Collezione Natura, Via Chiappori 12 Ufficio Soci COOP, Centro Commerciale Roverino Giardini Botanici Hanbury, Corso Montecarlo 43 Comune di Ventimiglia, Ufficio Manifestazioni, Piazza XX Settembre

SAVONA E PROVINCIA Savona:

Campus Universitario, Via Magliotto 2 NaturaSì, Via Nizza 22 La Bottega dei Cereali, Piazza Bologna 7

Albenga:

NaturaSì, Via Dalmazia 147 Frantoio Sommariva, Via Mameli 7 Parafarmacia S. Michele, Piazza Marconi

Andora:

Il Villaggio degli Ulivi, Via dei Mille 10 C

Loano:

Arca Food, Via Martiri delle Foibe 12

Finale Ligure:

IAT – Ufficio Turismo, Piazza S. Caterina NaturaSì, Via Brunenghi 77 Nuova Arca Erboristeria, Piazza Garibaldi 10 Sensu, Via Nicotera 16

Varazze:

Comune di Varazze, Viale Nazioni Unite 5

Promuovi i tuoi CORSI, EVENTI E APPUNTAMENTI con la PAGINA EVENTI di Vivere Sostenibile Liguria Ponente La tua iniziativa sarà indirizzata a un pubblico mirato nelle province di IMPERIA e SAVONA. Chiedi info ora a vs.liguriaponente @gmail.com

L’ECOVILLAGGIO TORRI SUPERIORE ti aspetta per un’esperienza unica: ecoturismo, formazione, incontri e relax per respirare la sostenibilità pratica nel bellissimo villaggio medievale immerso nella natura

Via Torri Superiore, 5, 18039 Ventimiglia IM info@torri-superiore.org - www.torri-superiore.org - +39 0184 215504

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Vs giugno 2018 web  

Il trimestrale della sostenibilità in Liguria

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