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chiacchierare di un film sorseggiando il caffé

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Infine Renato, il padre. Porta sullo schermo la psicologia di un uomo vero nella sua contraddittorietà: tenero fino alle lacrime quando avverte lo smarrimento dei figli e il loro bisogno di amore, riesce a reagire rabbiosamente con loro quando è in preda al panico d'inadeguatezza. Un mondo del lavoro crudele che umilia e abbatte, lo fa preda di ingranaggi con i quali non riesce sempre a fare i conti. Una moglie che, nel suo comportamento, lo fa sentire ancor più un fallito e a cui vorrebbe credere, ma che costantemente lo delude. Bellissime e strazianti le scene in cui i tre, il padre e i figli, guardano, rientrando a casa, la finestra del loro appartamento per vedere se è illuminata o se è spenta. Un gesto istintivo che rivela l'ansia costante di un nuovo abbandono. Ma è Tommi, come si è detto, il personaggio chiave del film: così maturo da osservare con diffidenza anche quello che sembra positivo, come il ritorno della madre, cosciente di vivere una situazione anomala e di aver desiderio di famiglia, quella vera e strutturata, tanto da cercare di entrare in quella dell'amico. La sua serietà, esagerata per la sua età, nasce proprio da un dolore sordo da cui non si libera mai. Bellissimo il dialogo finale, da cui il titolo del film, con il padre: un tentativo reciproco di venirsi incontro, di accettare i desideri dell'altro, di mediazione insomma che vede proprio il bambino esercitare una specie di pietà comprensiva nei confronti del padre.

di Sandra

Vannucchi

Vox Populi 9°  
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Salve... ben arrivata o ben arrivato, scegli tu, entra e mettiti comoda/o. Strano? No, questo benvenuto sembra strano ma non lo è perchè sei...

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