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Dove siamo Molise

In copertina: Monte Miletto, la vetta pi첫 alta del Massiccio del Matese; trabucco di Termoli e statua bronzea del guerriero sannita di Pietrabbondante. (Foto T. Paolone)

Sommario IL TERRITORIO

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LA PREISTORIA

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LA STORIA

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ARTE ARCHITETTURA

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n saggio delle tante peculiarità che questa regione può offrire, se solo si vuole visitarla. La natura, la storia e la preistoria, l’arte, le tradizioni e i prodotti tipici sono infatti il filo rosso che lega le pagine che accompagnano alla scoperta del Molise. Un itinerario che si offre al turista nella consapevolezza che, anche se tanto si è fatto finora per promuovere e sviluppare turisticamente questo lembo di terra italiano, altro si deve ancora fare perché la vocazione turistica del territorio diventi il vero motore per il decollo dell’economia regionale. L’esortazione è dunque ad accostarsi a questa terra con il desiderio di scoprirne le cose autentiche, a lasciarsi sorprendere dalla proverbiale ospitalità della sua gente, iniziando questo cammino sulle orme degli antichi pastori sanniti, che lungo il millenario tratturo (dai monti alle pianure della costa molisana) per secoli hanno perpetuato l’ormai mitica “transumanza”. Un transumare che è

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anche scoperta della ricchezza floristica e faunistica del Molise, che presenta tutta una sua specifica biodiversità: dalle spettacolari orchidee selvatiche della montagna agli sconfinati campi di grano del basso Molise; dai Sanniti del teatro di Pietrabbondante ai benedettini di San Vincenzo al Volturno, passando per le vestigia romane della città “tratturiera” di Saepinum, il Molise offre infatti un variegato e caleidoscopico carosello di storia, arte, architettura e tradizioni, ulteriormente arricchito da numerosi castelli e da chiese di epoca medievale, così come da città d’arte quali Venafro, Agnone e Larino. Nelle ancestrali tradizioni popolari si ritrova invece il saldo legame che i molisani conservano ancora con la propria terra. Lo scoprire non sia dunque luogo comune, ma vera ed autentica scoperta della civiltà di una Regione, che ha molto da dire e vuole che avvenga. A partire da qui.

PRESENTAZIONE

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Domenico DI NUNZIO Consigliere delegato al Turismo

TRADIZIONI

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ARTIGIANATO

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PRODOTTI TIPICI

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NUMERI UTILI

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Caratteri generali

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In alto: Veduta panoramica del Monte Meta (m. 2242). In basso: Campitello Matese e la vetta di Monte Miletto (m. 2050). Nella pagina accanto: La Riserva MaB “Alto Molise” di Montedimezzo. Top: Mount Meta (m. 2242) in the National Park of Abruzzo, Lazio and Molise; Bottom: Campitello Matese and Mount Miletto (m. 2050). On the next page: The MaB Reserve “Alto Molise”.

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l Molise è una realtà geografica interessante, che si estende dal mare alle altezze del Matese e delle Mainarde, in posizione intermedia tra il centro e il sud d’Italia. La regione si propone come un autentico laboratorio nel suo retaggio di costumi e di tradizioni, ma anche nella sua grande varietà di elementi oroidrogeologici, climatici e floro-faunistici. L'itinerario naturalistico parte dalle alte terre del territorio a diretto contatto con il paesaggio di una terra straordinaria, ricca anche di storia e tradizioni. La Riserva MaB “Alto Molise” e gli affascinanti scenari del comprensorio sono infatti i gioielli di questa area, che si presenta come una riserva naturale unica, caratterizzata da rilievi montuosi dalla forma originale, da magnifiche foreste di Faggio, Cerro e Abete, da lunghe vie erbose, i tratturi, un tempo utilizzati per condurre le greggi nelle pianure della Puglia. Tale pratica (transumanza), ripetuta due volte l'anno, si fa risalire ai Sanniti, le antiche genti che vi abitarono in origine. Oltre alle riserva MaB, il comprensorio altomolisano presenta una molteplicità di foreste demaniali, tutelate e controllate dal Corpo Forestale dello Stato. Tra di esse sono da segnalare: la Foresta Demaniale o Bosco Pennataro nel comune di Vastogirardi; il Bosco di San Martino e Cantalupo con il Bosco di Monte Capraro, ambedue nel territorio di San Pietro


Avellana, e le Abetine di Capracotta e Pescopennataro, tra le più belle foreste dell’Italia centro-meridionale. Nella zona mainardica sono da segnalare i magnifici boschi di Faggio e di Acero di Pizzone, ricadenti nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, con le zone di riserva integrale del Monte Meta, dove vive un nutrito branco di caprioli, e del Pianoro di Vallefiorita con la presenza dell’Orso bruno marsicano. Il fiume Volturno rende questo territorio importante anche per quanto riguarda le zone umide. Sono da segnalare infatti, nel suo alto corso, le Fonti di Capo Volturno nel comune di Rocchetta a Volturno e l'Oasi Le Mortine in quello di Venafro, senza dimenticare il Pantano di Montenero, che fa capo al bacino idrografico del fiume Sangro ma ricadente nel territorio molisano. Poco conosciuta ma dai panorami mozzafiato è la montagna di Frosolone con la Montagnola e Colle dell'Orso. Tra le altre zone protette della regione sono da ricordare il Bosco del Barone (Montagano), il Bosco Casale (Casacalenda), l’Oasi di protezione faunistica di Guardiaregia, la Foresta di Monte Caruso e Monte Gallo (ai margini meridionali del Matese), la zona umida di Sprondasino nel comune di Civitanova del Sannio e la Riserva naturale orientata di Pesche. Meritano infine particolare menzione la zona del Matese, con i vasti boschi ricadenti nel comprensorio dei comuni di Roccamandolfi, Longano e Castelpizzuto, nel versante isernino, e le foreste nei comuni di San

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olise is situated in an interesting geographical position, half way between the centre and the south of Italy and it extends from the sea to the mountains. This region is rich in customs and traditions and it also has various idrogeologic, climatic and flora-faunistic elements. A naturalistic itinerary covers the highlands and the picturesque landscape which is rich in history and tradition. The MaB Forest “Alto Molise” which is part of the fascinating landscape of the area - is considered the gem of this land which is a unique natural reserve with mountains of various shapes, magnificent beech, oak and fir trees, green paths and sheeptracks which were once used to bring herds to the lands of Puglia. This custom called "transumanza" took place twice a year and dates back to period of the Sanniti, an ancient population who originally lived there. Besides the MaB Reserve there is also a great extension of State land controlled by the Government Forest Guards. It is worth naming the State Forest or Pennataro Wood in Vastogirardi, the San Martino Wood and the Monte Capraro Wood in Cantalupo, both in the territory of San Pietro Avellana and the Abetine of Capracotta and Pescopennataro, considered the most beautiful forests in central-southern Italy. There are magnificent beech and maple forests in Pizzone which is part of Abruzzo, Lazio and Molise National Park with entire reserve areas where there area great number of roedeer. You can see the Marsican brown bear in Pianoro in Vallefiorita. It is a damp territory because the Volturno River flows through it. On the upper part there are the Capo VolturnoSprings in Rocchetta a Volturno and Le Mortine Oasi in Venafro.

IL TERRITORIO

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he mountain of Frosolone with the Montagnola and Colle dell'Orso is not wellknown but it is breathtaking. Other protected areas of the region are the Baron's Wood (Montagano), the Casale Wood (Casacalenda), the faunistic protection Oasi of Guardiaregia, the Forest of Mount Caruso and Mount Gallo (on the southern border of Matese), the damp area of Sprondasino in Civitanova del Sannio and the natural reserve of Pesche. The huge woods in Roccamandolfi, Longano and Castelpizzuto on the Isernia slopes and the forests in San Massimo, San Polo Matese, Campochiaro and Guardiaregia on the Campobasso slopes are certainly worth mentioning. The WWF Oasi in Guardialfiera with Mount Mutria and the Quirino Gorges are very important. It is a part of the Matese territory with beautiful wild gorges. In basso: La “Morgia Quadra” sulla montagna di Frosolone. Di fianco: Campi coltivati a grano nelle campagne di San Martino in Pensilis. A pag. 7: Circhi glaciali delle Mainarde e particolare della successione de La Costa Alta. (Foto di F. Filocamo) Down: The “Morgia Quadra” on the mountain of Frosolone. Next: Wheat fields in San Martino in Pensilis. On the next page: Mainarde mountains and the “Costa Alta” in the Matese mountains.

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Massimo, San Polo Matese, Campochiaro e Guardiaregia, nel versante campobassano. Di notevole importanza naturalistica nel comune di Guardialfiera è l'Oasi WWF con il Monte Mutria e le Gole del Quirino, una profonda piega del territorio matesino che descrive un sistema di forre di selvaggia bellezza.


I Geositi del Molise

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l Molise, grazie ai suoi variegati e particolareggiati contesti geologici, paesaggistici e climatici, è dotato di una elevata geodiversità, testimoniata dalla ricchezza in geositi, vale a dire siti geologici di particolare pregio scientifico che, in quanto tali, confluiscono nel ricco patrimonio culturale regionale. Tali siti hanno trovato un loro primo riconoscimento ufficiale nel censimento di 100 geositi, che è stato realizzato attraverso un recente progetto di ricerca condotto dall’Università degli Studi del Molise (Dipartimento di Bioscienze e Territorio) per conto e in collaborazione con la Regione Molise (Servizio Geologico Regionale e Servizio Promozione Turistica). Molti di questi geositi, oltre all’interesse scientifico primario che li identifica (stratigrafia, paleontologia, vulcanismo, geomorfologia, ecc.), rivestono anche interessi scientifici secondari, nonché rilevanti aspetti naturalistici e/o culturali che ne rendono possibile una loro fruizione integrata. Particolarmente ricche di geositi, ma anche di zone naturalistiche protette, sono le aree prevalentemente montuose del settore occidentale del Molise, dove vi è un connubio ideale tra aspetti naturalistici e geologici. In queste aree sono presenti geositi di varia tipologia quali, ad esempio, il sito “I calcari a Rudiste e Gasteropodi de La Costa Alta”, nei Monti del Matese, che consente di osservare esempi di fossili marini del Cretacico, e il sito di carattere geomorfologico “I circhi glaciali di Monte a Mare” nella catena montuosa de Le Mainarde, all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

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olise, thanks to its varied and detailed geological contexts, landscape and climate, has a high geodiversity, as evidenced by the wealth of geological sites, geological sites of special scientific merit, as these flow into the rich cultural heritage of the region. These geological sites have found their first official recognition by the census of 100 geological sites that has been achieved through a recent research project conducted by the University of Molise (Department of Biosciences and Territory) on behalf of and in collaboration with the Region of Molise (Regional Geological Service and Promotion of Tourism). Many of these geological sites, as well as primary scientific interests that identifies them (stratigraphy, paleontology, volcanism, geomorphology, etc.), are also of secondary research interests, as well as relevant aspects of natural and / or cultural events that make possible their integrated use. Particularly rich in geological sites, but also of protected natural areas, are predominantly mountainous areas of the western sector of Molise, where there is an ideal combination of natural and geological aspects. In these areas there are geological sites of various types such as, for example, the website "I calcari a Rudiste e Gasteropodi de La Costa Alta" in the Matese Mountains, which allows you to see examples of marine fossils of the Cretaceous period, and the site of geomorphological "I circhi glaciali di Mount a Mare" in the mountain range of the Mainarde, within the National Park of Abruzzo, Lazio and Molise.

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IL TERRITORIO

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he four most important tratturi which cross the Region of Molise are: the L’AquilaFoggia tratturo, the Celano-Foggia tratturo, the Castel di SangroLucera tratturo and that of Pescasseroli-Candela. All are 111 meters wide and, in Molise, also present stretches of about 80 kilometers. Along these ancient highways, travelled throughout the centuries by millions of herds, important naturalistic, architectonic and historical heritage can be encountered, standing out in a landscape of mountains, hills and valleys, interposed with rivers and lakes. In Upper Molise, almost all the towns still have pieces of these tratturi on their outskirts. In basso: Veduta del tratturo CelanoFoggia nel comune di Lucito (CB). A pag. 9: Il fiume Trigno nel comune di Civitanova del Sannio e, in basso, il lago artificiale di Guardialfiera (CB), generato dallo sbarramento del fiume Biferno. Down: The tratturo Celano-Foggia. On the next page: The Trigno River in Civitanova del Sannio. Bottom: The Guardialfiera Lake.

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I Tratturi molisani

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uattro sono i tratturi più importanti che attraversano la regione Molise: il L’Aquila-Foggia, il Celano-Foggia, il Castel di Sangro-Lucera e il Pescasseroli-Candela. Tutti e quattro sono larghi 111 metri e presentano in territorio molisano anche tratti di circa 80 chilometri. Lungo tali autostrade dell'antichità, percorse nei secoli da milioni di armenti, si incontrano rilevanti beni naturalistici, architettonici e monumentali che si stagliano in un paesaggio di montagne, colline e valli intercalate da fiumi e laghi. In Alto Molise quasi tutti i comuni conservano segmenti di tratturo nei propri confini. Furono gli Aragonesi, esattamente nella metà del XV secolo, a decidere di costruire intorno alla civiltà pastorale appenninica un complesso sistema economico basato sull'allevamento ovino e sull'industria della lana, e dunque a decidere di trasformare le antiche piste erbose in una più moderna rete infrastrutturale perfettamente funzionale allo scopo. Attualmente le antiche vie armentizie sono utilizzate sempre più per scopi di natura escursionistica pedonale, su due ruote o a cavallo. Sempre più frequenti sono infatti le comitive che dalla primavera all’autunno si possono incontrare lungo queste meravigliose piste erbose.


Le Risorse idriche

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erra ricca di acque il Molise: il Biferno, il Trigno, il Fortore, il Volturno, il Sangro e il Tammaro (questi ultimi per brevi tratti) sono i fiumi che, con i loro affluenti, da sempre hanno contrassegnato la storia e la toponomastica dei paesi molisani. Tutti nascono alle sorgenti di falde montuose, in ambienti naturalistici di particolare attrattiva, e sono alimentati essenzialmente dalle precipitazioni atmosferiche. Il piÚ importante è senza dubbio il Biferno, che nasce alle falde del Matese, tagliando in due la regione nella sua corsa verso il mare e dando vita, nei pressi di Guardialfiera, alla Diga del Liscione, prima di allargarsi nella Piana di Larino e raggiungere l'Adriatico, tra Termoli e Campomarino, disteso fra salici e canneti. Corsi paralleli al Biferno

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he Biferno, the Trigno, the Fortore, the Volturno, the Sangro and the Tammaro (the latter are short) rivers together with their tributaries have made the history of the towns in Molise and have contributed to their names. They all come from mountain stratums in particularly beautiful natural environments and they are maintained by rainfalls. The most important is the Biferno which comes from the stratum of the Matese and it flows towards the sea dividing the region into two parts and it creates the Liscione Dam around Guardialfiera. It then becomes wider and flows, in the middle of willows and reeds, into the Larino Plain where it reaches the Adriatic Sea between Termoli and Campomarino. The Trigno and the Fortore have parallel courses, one in the north and one in the south. The Trigno comes from Vastogirardi near an Italic temple and flows in part through Molise and in part through Abruzzo while the Fortore comes from Campania, flows along the borders of Molise, forms the Occhito Lake (through an artificial dam on the river) and then reaches the dry lands of Puglia. The Volturno contains much water and it originates near Mount Azzone. Its course is quite whirling creating small waterfalls in the upper part which are fascinating. It gives origin to an artificial basin in Castel San Vincenzo (Lake Castel San Vincenzo), flows through the Venafro Plain and reaches Campania.

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hanno il Trigno a nord ed il Fortore a sud. Il Trigno nasce in agro di Vastogirardi, in corrispondenza di un tempietto italico, e scorre parte in territorio molisano, parte in quello abruzzese, mentre il Fortore si origina in Campania, lambisce i confini del Molise, originando il Lago di Occhito (formato da uno sbarramento artificiale del fiume), per poi raggiungere le aride terre pugliesi. Molto ricco di acque è invece il Volturno, le cui fonti sono presso il Monte Azzone nella catena mainardica ed il cui corso, spesso vorticoso nella parte superiore, crea cascate di piccole dimensioni ma di indubbio fascino. Raggiunta la Piana di Venafro, dopo aver dato origine al bacino artificiale di Castel San Vincenzo (Lago di Castel San Vincenzo), raggiunge il territorio campano. In alto: Veduta aerea del lago artificiale di Occhito generato dallo sbarramento del fiume Fortore. Di fianco: Le fonti del fiume Volturno nel comune di Rocchetta a Volturno (IS) e, in basso, il lago artificiale di Castel San Vincenzo (IS). A pag. 11: La cascata creata dalle acque del fiume Volturno in località “Cartiera” di Castel San Vincenzo (IS). Top: The Occhito Lake. On the right: The headwaters of the Volturno River. Down: The Castel San Vincenzo Lake. On the next page: The waterfall of the Volturno River.

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he coastline is 35 kilometres long and includes Montenero Marina, Petacciato, Campomarino and Termoli. It attracts a great number of tourists for its fine sands, pine forests and green areas besides its comfortable accomodations (hotels, residences, holiday houses, camping sites and farm holiday accomodations). Lighthouses on the Adriatic Sea, the beautiful romanic Church of San Rocco in Petacciato, the Church of Santa Maria a Mare in Campomarino and the old village in Termoli with the San Basso Cathedral, the Castle dating back to 1247, the Cathedral of Santa Maria della Purificazione and the Saracena Tower on the Sinarca represent the doorways to the sea. In the open sea there is the splendid archipelago of Diomedee (The Tremiti Islands in the province of Foggia). In basso: La spiaggia di Termoli “invasa” dai vacanzieri nei mesi estivi. A pag. 13: La passeggiata sottostante le possenti mura del borgo fortificato di Termoli con “il trabucco”, tipico strumento per la pesca sotto costa. Down: The beach of Termoli. On the next page: The Trabucco in Termoli (a place where angling) .

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Il Litorale molisano

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on soli 35 chilometri di costa, che interessano i litorali di Petacciato, Marina di Montenero, Termoli e Campomarino, il litorale molisano accoglie un crescente numero di turisti, che scelgono le sue sabbie finissime, protette per lunghi tratti da pinete e macchia mediterranea, e le sue strutture ricettive (alberghi, residence, case-vacanze, camping e agriturismi). Fari molisani sull'Adriatico, Petacciato (con la bella Chiesa romanica di San Rocco), Campomarino (con la Chiesa di Santa Maria a Mare) e Termoli (con il suggestivo Borgo Vecchio, che racchiude il Duomo di San Basso, il castello federiciano del 1247, la Cattedrale di Santa Maria della Purificazione e la Torre Saracena sul Sinarca) rappresentano le porte sul mare, al cui largo è lo splendido arcipelago delle Diomedee (Isole Tremiti, provincia di Foggia), raggiungibili con aliscafi e motonavi. Termoli, in particolare, è un importante porto turistico e centro di raccolta del pesce adriatico, base di antiche e gustose ricette marinare. Da sempre crocevia di traffici e di culture, si pone dunque come stazione turistica e balneare d'elezione del Molise, da raggiungere se si intende coniugare il bisogno di mare limpido e di spiagge tranquille con l'armonia della città e della sua gente.


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LA PREISTORIA

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sernia La Pineta, an ante litteram "village" which has revealed the model of life and work of Prehistoric man from over 736 thousand years ago to the world of scientists and enthusiasts. Of Prehistoric man, in fact, his physical characteristics are known, although his activities are not, nor are his ability to live in a community setting or to produce culture. The activities of the Homo Aeserniensis, as he is now called, found in the site on the outskirts of Isernia, have in fact shown that, if the thought was born when the man broke his first rock to look at the inside, Paleolithic Isernia ideally represents the dawn of thought. Here the stones broken to make utensils allow one to speak of a true lithic industry. There are also signs of the use of the fire and the ochre. A dedicated museum complex (Museo nazionale del Paleolitico) was inaugurated in the spring of 1999 in La Pineta and the whole area regarding the excavations of the paleosol is now open to the public so that it can be enjoyed at any time. The Paleolithic deposit in Isernia remains the most ancient and rich paleosol found in Europe, both for the quality of the finds brought to light and for their exceptional maintenance.

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Il primo cittadino europeo

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na intensa attività archeologica ha negli anni reso possibile l’ampliamento delle conoscenze scientifiche e consentito di inserire il sito La Pineta nel quadro della ricostruzione dei siti più rappresentativi per la preistoria europea, facendone un riferimento importante per le modalità di popolamento dell’Italia, a partire dallo spostamento dei primi gruppi umani dall’Africa. La fruizione del padiglione degli scavi si è accompagnata ai lavori di completamento dei padiglioni espositivi così che dal 2012 è aperta al pubblico la sezione che ospita una porzione di circa 65 mq della paleosuperficie più nota e ricca di materiali, ricomposta ed esposta nel Museo nazionale del Paleolitico con i reperti originali restaurati. L’archeosuperficie si caratterizza per la presenza di un’elevata quantità di manufatti litici e per abbondanti resti ossei di specie animali diverse, riconducibili soprattutto ai grandi erbivori, in particolare bisonte, elefante, rinoceronte, megacero, ippopotamo, orso. Essi documentano, insieme alla sezione ancora in corso di esplorazione nel padiglione degli scavi, l’intensa attività di sfruttamento dell’ambiente da parte dei gruppi di cacciatori preistorici di 700.000-600.000 anni fa, a scopi alimentari e di sopravvivenza.


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LA PREISTORIA

Il Museo del Paleolitico

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dentificato con l’acronimo di Paleo.Is, il Museo si inserisce all’interno di un progetto di parco archeologico, realizzato dall’arch. Benno Albrecht dello Studio Associati di Brescia, che comprende una serie di padiglioni fruibili all’interno di un percorso didattico-espositivo. La costruzione della grande struttura museale è stata realizzata con l’obiettivo di accogliere ed esporre, ma soprattutto valorizzare, l’ingente quantità di reperti archeologici messi in luce nel corso delle campagne di scavo condotte nell’area archeologica La Pineta a partire dal 1979. La storia del Museo va perciò inevitabilmente ad intrecciarsi con quella della scoperta del sito paleolitico di Isernia La Pineta, individuato e segnalato durante i lavori di sbancamento per la costruzione della superstrada Napoli–Vasto nel luglio del 1978. Nell’aprile del 1999 venne inaugurato il primo padiglione del complesso architettonico, quello degli scavi, che diede inizio alla realizzazione del progetto e che ha permesso la continuazione sistematica delle ricerche archeologiche fino ad oggi sotto la direzione scientifica del prof. Carlo Peretto dell’Università degli Studi di Ferrara. L’attività esplorativa che ha interessato il sito di Isernia La Pineta è il frutto di una stretta collaborazione tra il Dipartimento di Biologia ed Evoluzione dell’Università degli Studi di Ferrara, l’Università degli Studi del Molise e la Soprintendenza Archeologica del Molise.

In alto: Il paleosuolo originale e quello ricostruito nel Museo del Paleolitico di Isernia. In basso: Ricostruzione della capanna dell’Uomo primitivo e Museo Didattico. A pag. 14: Dentino da latte di bimbo, rinvenuto nel paleosuolo, e studiosi ed esperti che analizzano l’archeosuperfice. Nel testo: Francobollo commemorativo dell’Uomo di Isernia. Top: Paleosol original and reconstructed in the Museum of the Paleolithic in Isernia. Down: Hut of primitive man and learning Museum. On the previous page: Prehistoric tooth and scholars and experts analyze the archeosuperfice. In the text: Commemorative stamp.

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Il Santuario delle genti sannite

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area archeologica, posta ad un km circa ad ovest dell’abitato di Pietrabbondante, rappresenta la più grandiosa testimonianza della civiltà sannitica, che qui è attestata sin dal V sec. a.C. dalla necropoli della Troccola su Monte Caraceno, la cui cima è circondata da una fortificazione a mura poligonali anteriori al IV sec. a.C. Il tempio più antico, il cosiddetto Tempio A, venne costruito probabilmente tra la fine del V sec. e la prima metà del IV sec. a.C., per essere in seguito ritoccato nel III sec. a.C. Lo sforzo maggiore venne profuso nella costruzione del complesso sito a circa 55 metri a sudovest del Tempio A, dove venne realizzato dapprima il Teatro (fine II sec. a.C.) ed in seguito il Tempio grande, cosiddetto B (I sec. a.C.). La prima fase di scavi iniziò a partire dal 1840, sotto i Borboni, e si protrasse fino al 1913, scoprendo il Tempio A e il Teatro. In questi anni importanti studiosi della classicità (Mommsen, Friedlander, Maiuri) visitarono l’area. Dal 1959 l'allora Ispettore presso le Antichità dell'Abruzzo e Molise Adriano La Regina riprese gli scavi, riportando alla luce il cosiddetto Tempio B e sistemando l’intera area. Dal 2002 lo stesso sannitologo, con la supervisione della Soprintendenza del Molise, ha riaperto nuovamente i cantieri per procedere alla ricostruzione dell'assetto originario del Comitium (così il Teatro secondo le ultime acquisizioni) e, dal 2006 ad oggi, scavare gli ambienti di una magnifica domus publica.

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he archaeological area located about one kilometer from the inhabited part of Pietrabbondante represents the greatest evidence of the Samnite civilization which can be attested here as going back to the 5th century B.C. from the Troccola necropolis on Monte Caraceno, whose peak is encircled by a fortification with polygonal walls from prior to the 4th century b. C. The oldest temple, called Temple A, was probably constructed between the end of the 5th century and the first half of the 4th century B.C., to then be touched up in the 3rd century B.C. The greatest effort was made in the construction of the complex situated about 55 meters southwest of Temple A, where the Theater was built (end of the 2nd century B.C.), followed by the great Temple, called B (1st century B.C.). The first phase of excavations started in 1840, under the House of Bourbon, and continued until 1913, unearthing Temple A and the Theater. During these years, important classical experts (Mommsen, Friedlander, and Maiuri) visited the area. In 1959, the then Inspector for the Antiquity of Abruzzo and Molise, Adriano La Regina, reopened the excavations, bringing to light the so-called Temple B and reorganizing the entire area. In 2002, the same expert on the Samnites, with the supervision of the Superintendence of Molise, again reopened the site to carry out the reconstruction of the original layout of the Comitium (and the Theater, according to the latest data) and, from 2006 until today, has excavated the setting of a magnificent domus publica.

A pag.16: Veduta aerea del sito archeologico in località Calcatello nel territorio di Pietrabbondante (Foto A. Colamussi). In questa pagina: Veduta grandangolare del teatro-comitium di Pietrabbondante (IS). On the previous page: Aerial view of the archaeological site in Pietrabbondante. On this page: The theatre of Pietrabbondante

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aepinum è la città romana di pianura che sorge all'incrocio di due importanti strade, il Tratturo Pescasseroli-Candela, un tempo attraversato dalle greggi transumanti nei loro spostamenti stagionali, e quella ad esso trasversale che scende dal Matese (dove era il primo insediamento sannitico di Terravecchia, l'antica Saipins), e continua in direzione della fascia costiera. Dopo la sconfitta subita dai Sanniti ad opera dei Romani, la popolazione abbandona il sito di altura ed inizia a costruire il nuovo nucleo urbano nel punto d'incrocio delle due strade che diventano le arterie principali: il cardo e il decumano massimo. La città è già impiantata ed organizzata nel II sec. a.C., ma il periodo di massimo fervore edilizio si fa risalire alla prima età imperiale. A tale epoca si riferiscono la costruzione o il rifacimento dei maggiori e più importanti edifici quali il foro, la basilica, le terme, il sistema fognario, forse il teatro e soprattutto la cinta muraria. L’impianto urbano si mantiene vitale almeno fino al IV-V d.C., quando si registra un nuovo fermento edilizio, probabilmente a seguito del disastroso terremoto del 346. A causa di una forte crisi economica e demografica, aggravata dalle devastazioni della guerra greco-gotica (535-553 d.C.), la città subisce gravi danni e solo in epoca longobarda (VI sec. d.C.) è attestata una nuova presenza umana nell'area forense e presso il teatro. Successivamente alle scorrerie dei Saraceni la popolazione preferisce luoghi

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he town of Sepino lies on the plain at the foot of the Matese, facing towards the Tammaro Valley. The name itself probably derives from saepire = "to fence in" indicating the ancient walled sheepfolds connected to transhumant migrations of livestock, an activity which later continued as the forum pecuniarium. The Roman town was preceded by a fortified Samnite town, situated on the mountain behind, in the locality of Terravecchia. Livio commented on the Roman siege of the site in 293 B.C. during the third Samnite War. At some point later, the settlement, from which the Roman town was to originate, developed on the plain where the routes which were to become the town’s main roads (the decumanus maximus and the cardus maximus) met the Pescasseroli-Candela tratturo and the route leading down from the Matese to the hills of the Tammaro plain. The town walls, built in opus (quasi) reticulatum, using limestone from the Matese, are 1270 m in length and enclose a quadrangular area of almost 12 hectares. Four monumental gates and two postern gates open in the walls, which also present a symmetrical arrangement of circular towers and two octagonal towers located at the most exposed points of the circuit. The theatre, dating to the first half of the 1st century A.D., is built in opus caementicium and is characterised by its horseshoe-shaped orchestra. The auditorium is divided horizontally into three parts, and vertically into several sectors by ramps of stairs. These stairs provided for the entrance and exit of the spectators.

A pag. 18, Saepinum: Veduta della Basilica con il macellum. Qui di fianco: Pianta rettangolare della Città con il perimetro delle mura e le 4 porte monumentali. (Disegno Mibact) On the previous page, Saepinum: The basilica and the macellum. On this page: Plant of the archaeological area.

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The basilica has a rectangular plan with an internal peristyle of twenty columns, all smooth trunked and topped by Ionic capitals and supporting an upper level. The building has three entrances, linked to the road system, the main one incorporating a rectangular fountain. The hall communicates internally with an apse that is preceded by the tribunal columnatum, the tribune used by local magistrates. The basilica was built during the last years of the 1st century B.C. and was restored and modified a number of times until, at the end of the 4th/5th century A.D. it probably became a Christian cult structure, with the addition of the apse and the two symmetric rooms in the side hall.

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più sicuri. Ha origine così il primo nucleo della Sepino attuale. La cinta muraria, in opera quasi reticolata, presenta uno sviluppo di m. 1270 e racchiude un’area di 12 ettari a pianta quadrangolare. Lungo il suo perimetro si aprono 4 porte monumentali ad un fornice, in corrispondenza degli assi stradali principali (il cardo e il decumano). Di esse si segnala la così detta Porta Boiano, di cui si è ritrovata gran parte degli elementi architettonici e decorativi che la componevano, elementi che hanno premesso di effettuarne il restauro e la ricostruzione quasi nella loro interezza. La costruzione del circuito murario fu voluta dallo stesso Augusto che diede l'incarico ai suoi figli adottivi Tiberio (futuro imperatore) e Druso per realizzarla, così come è ricordato dall'iscrizione posizionata sull'attico delle quattro porte d'accesso alla città, che ne data la costruzione tra il 2 a.C. e il 4 d.C. Lungo la cortina muraria si trova una serie di torri a pianta cìrcolare, distanti tra loro circa 100 piedi (30/35 m). II teatro, l'edificio più monumentale, si colloca nel settore nord a ridosso della cinta. II complesso è articolato in due sezioni destinate l'una al pubblico (cavea), l’altra alle rappresentazioni (scaena). Le parti in migliore stato di conservazione sono costituite dall'orchestra e dai primi due settori della cavea, perché restarono interrate fino agli anni Settanta del secolo scorso, quando si avviò la campagna di scavo che le riportò alla luce. La summa cavea invece è stata parzialmente inglobata in costruzioni rurali, sorte su di essa dal XVIII in poi, conservandone anche l’anda-


mento semicircolare. All’interno di detti edifici è allestito il Museo dedicato alla città e al suo territorio. All’incrocio del cardo con il decumano si apre il foro, lo spazio destinato agli scambi e ai mercati. Inizialmente centro politico ed amministrativo, successivamente sulla piazza, basolata con lastre di pietra calcarea, si aprono gli edifici pubblici. I recenti scavi hanno riportato alla luce l’ingresso di un imponente edificio con un fronte di oltre 20 metri, sopraelevato rispetto alla piazza per la presenza di una scalinata d'accesso. ln asse con esso era un arco onorario, commemorativo dell’illustre concittadino Nerazio Prisco, che aveva avuto fortuna nella cancelleria imperiale ai tempi di Traiano (98-117 d.C.), come si evince dalla iscrizione che verosimilmente doveva essere posizionata sull’attico dell’arco. Completa la serie degli edifici pubblici sul foro la basilica che, pur non posizionata direttamente su di esso perché collocata al di là del cardo, è di fatto parte integrante e qualificante della piazza. L’edilizia pubblica minore è testimoniata a Sepino da tre complessi termali tra i quali va segnalato quello ubicato a ridosso della cinta muraria nei pressi di Porta Boiano. Altro edificio importante per l’edilizia pubblica minore è il macellum, il mercato destinato alla vendita dei generi alimentari, ubicato alle spalle della basilica con accesso sul decumano. Pianta trapezoidale, un breve corridoio tra due botteghe che aprono direttamente sulla strada, immette in un’area centrale a pianta esagonale, pavimentato con grosse tessere di calcare tagliate irregolarmente; al centro è una macina di frantoio che funge da vasca, posta in un bacino pure esagonale.

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The macellum or indoor market had an entrance raised above street level, to which it was linked a pedestrian walkway, and had a threshold formed by a small paved area. This structure has a trapezoidal plan and a hexagonal central hall, paved with irregular limestone tesserae. The rectangular or trapezoidal spaces arranged around the sides are shops. At the centre of the stands a hexagonal basin built in the 1st century A.D. at the behest of M. Annius Phoebus, a member of the sacred order of the Augustales. The forum, dating to the Augustan period, has a trapezoidal plan and is paved with basalt. At its centre, inscribed on the pavement and positioned so as to be read from the cardus, is an inscription naming the magistrates who paid for the paving. Numerous honorary monuments must have stood in the forum, of which four bases in the south-eastern corner, a group of materials collected around its edges and numerous traces on the basalt paving along the east and south sides, are all that remain. An important building, dated to the beginning of the 2nd century A.D., is located on the southwestern side of the forum. An arch stood in front of this building, of which the bases of the piers have survived in situ, bearing an inscription to L. Neratius Priscus who financed this entire construction. This building is followed by a series of structures of Augustan date, municipal buildings, sacellae or guild premises and a square fountain.

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Di fianco: Veduta dell’area del Foro e del Decumano che conduce a Porta Benevento. A pagina 20: La monumentale Porta Boiano e il teatro sormontato dagli edifici costruiti nel XXVIII secolo. On this page: Forum area and Decuman. On the previous page - Top: The monumental Porta Boiano. Down: The Theatre in Sepino.

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Abbazia di San Vincenzo al Volturno nasce nel 703 d.C. ad opera di tre giovani monaci beneventani (Paldo, Taso, Tato) che fondano il nucleo monastico originario di San Vincenzo Minore: per i primi 80 anni si sviluppa sotto la protezione del ducato longobardo di Benevento, poi la sua ascesa prosegue sotto la tutela dell'impero francocarolingio. Con Autperto (abate nel 778) diviene uno tra i primi monasteri benedettini europei; con Carlo Magno, posto com’è sul confine meridionale dell'impero carolingio, riceve protezione e privilegi, tra cui quello della immunità ed il diritto alla libera elezione dell'abate (787). Nel periodo carolingio, gli abati Giosuè (792-817), Talarico (817-823) ed Epifanio (824842) completano l’opera di sviluppo e di abbellimento del complesso, trasformandolo in una città monastica sulla sponda sinistra del Volturno, ove ancora oggi è possibile ammirare i resti imponenti della Basilica del San Vincenzo Maggiore e gli straordinari affreschi della Cripta di Epifanio. Divenuta potente e famosa, l’Abbazia nell’881 viene attaccata, saccheggiata e distrutta dai Saraceni. Ricostruita dopo il 913, vede nascere dal 980 tanti piccoli insediamenti umani, che daranno origine e vita ai Comuni dell’alta Valle del Volturno. Di fronte alle crescenti insidie dei feudatari locali, l'Abbazia viene trasferita e ricostruita nella sede attuale, più sicura, e riconsacrata nel 1115 dal Papa Pasquale II. L'attacco più insidioso viene, dopo il 1139, da Ruggero II, re dei Normanni che, vistosi rifiutare dai monaci la nomina di un abate di sua fiducia, priva l'Abbazia dei suoi tesori e della sua autorità, facendole pagare la sua autonomia e fedeltà alla Chiesa di Roma.

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bbey of S. Vincenzo al Volturno is born in the 703 d.C. for work of 3 young monks beneventani (Paldo, Taso, Tato) that found the native monastic nucleus of S. Vincenzo Minore: for the first 80 years it develops under the protection of the Ducato longobardo di Benevento, then its ascent continues under the FrankCarolingian empire. With Autperto it becomes one among the first European Benedictine monasteries; with Carlo Magno, sets as it is on the southern border of the Carolingian empire, it receives protection and privileges, among which that of the immunity and the free election of the abbot. In the Carolingian period, the abbots Giosuè, Talarico and Epifanio complete the work of development and embellishment of the complex, turning it into a monastic city on the left bank of the Volturno. Today it is where still it’s possible to contemplate the imposing rests of the Basilica of S. Vincenzo Maggiore and the extraordinary frescos of the Crypt of Epifanio. The abbey in the 881 is attached by the Saracens. Reconstructed after 913, it sees to have been born since 980 so many small human centres, that will give origin to the Communes of the high Valley of the Volturno. It’is transferred and reconstructed where it’s now and reconsecrated in 1115. The most insidious attack comes, after 1139, from Roger II, that deprives the abbey of its treasures and its authority, forcing to pay its autonomy and fidelity to the Church in Rome.

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Di fianco: Disegno ricostruttivo del monastero del XI secolo. (Disegno S. Carracillo - Mibact) A pag. 22: San Vincenzo nuovo (XII sec.) incorniciato dagli archi del cosiddetto “Portico dei Pellegrini”. A pag. 24: Veduta dell’ala nord della Cripta di Epifanio a San Vincenzo al Volturno. On this page: Reconstruction drawing of the monastery in the eleventh century. On the previous page: San Vincenzo Nuovo (XII century). On the next page: Crypt of the abbot Epifanio.

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l monumento che subito si associa all’abate Epifanio è la Cripta affrescata realizzata nella “chiesa nord”. Essa è comunque solo una delle numerose novità che troviamo in questo periodo nella parte settentrionale del monastero. La Cripta e il santuario della chiesa furono realizzati contemporaneamente. La prima sembra essere stata concepita come cappella funeraria per l'abate: la sua sepoltura doveva essere stata sistemata al di sotto di una piccola fenestella confessionis. Al di sopra, nel santuario, un elegante triconco fu inserito nella preesistente abside. La navata, con il suo schema decorativo risalente all'VIII secolo, sembrerebbe essere rimasta inalterata, ma di fronte alla chiesa fu edificato un atrio nel quale venne ricavato un piccolo cimitero. La lettura degli affreschi eseguiti nella Cripta è cosa quanto mai complessa. Stando al senso complessivo della raffigurazione, tutto il cicl è permeato della profonda influenza che sulla cultura del monastero ebbero la figura dell'abate Ambrogio Autperto ed i suoi studi sull’Apocalisse di San Giovanni. La valutazione stilistica di questi affreschi è particolare, visto che essi stessi costituiscono una delle rare testimonianze superstiti di una certa ampiezza della pittura italiana prima del Mille.

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t is named after Abbot Epifanio (824-842) who had it frescoed. Its theological theme and the dominant figure of the Madonna attributed to the works of Ambrogio Autperto, Abbot at San Vincenzo in 778, make it unique. Its style shows Byzantine, Carolingian and Roman influence. The technique used was that of mural painting based on classical and non-classical designs that was then coloured. The Latin cross shaped crypt with a barrel vault is covered with frescoes. The dado level is based on the designs on Byzantine fabrics, the walls depict scenes from the history of Christianity and the ceiling depicts Cristo and the enthroned Madonna. On the wall near the entrance 4 offering virgins can be seen resembling the virgins of Sant'Apollinare in Ravenna. On the wall opposite, the Madonna with Bambino, symbol of the mother mediating between the deacons at the foot of the throne and Cristo can be seen. The wall with the window depicts the Nativity and includes the heralding angel with Maria listening, Maria lying in bed pregnant with Giuseppe at her side and Gesù being washed by women. Opposite in the niche set into the tufa rock, angels stood beside the Apocalyptic Angel-Christ painted by Ambrogio Autperto and the Enthroned Madonna and Cristo stood in the centre of the vault. The crucifixion with Abbot Epifanio at the foot of the cross, Jerusalem personified in the top left with Cristo with Saints Lorenzo and Stefano at his side in the niche and women at the tomb above can be seen in the final wing. The martyrdom of Saints Lorenzo and Stefano can be seen on the wall opposite. From the northern window, a cone of light emanating from the hand of Eternity is projected towards Cristo in the centre. A lato: Cristo risorto nella Cripta dell’Abate Epifanio. Nelle pagine successive: I campanili di Agnone e Venafro. On this page: A frescoes in the Abbot Epifanio’s Crypt. On the next pages: The bell towers in Agnone and Venafro.

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rom the mountains to the sea or from the sea to the mountains, you will go through hills and plains. Molise offers a variety of fascinating landscapes. From Venafro to Termoli and from Termoli to Venafro it is all worth seeing. The Art Cities of Venafro, Agnone and Larino have a rich architectonic and artistic patrimony. Venafro, which is on the way from Naples to Rome, has old Roman origins. There is an Amphitheatre from the Flavian period (Verlasce or Verlascio) and there are various remains which are conserved in the Civic Museum of Santa Chiara next to the homonymous Church. In the historic centre there are the Pandone Castle, the Annunziata Church of baroque style and a great number of noble buildings. Agnone is considered "the Athens of the Sannio". It dates back to the preRoman period and it is a highly cultural centre with a great number of churches (Church of S. Emidio and San Marco), museums (the historic Bell Museum in the Marinelli Foundry) and noble buildings. In Larino, in the heart of the Frentani land, there is a lot of interesting evidence of the Roman period, such as an Amphitheatre. Further attractions are the Ducale Building with mosaic floors coming from Roman residences of the imperial period and the Cathedral dedicated to San Pardo.

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Il Molise delle meraviglie

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ai monti al mare o dal mare ai monti, attraversando distese collinari e brevi tratti pianeggianti. Tutto questo è Molise, che offre una notevole varietà di paesaggi, tutti di riconosciuto fascino. Da Venafro a Termoli o da Termoli a Venafro, la sostanza c’è e si vede. Di gran pregio le Città d'Arte di Venafro, Agnone e Larino, ragguardevoli per pregevole patrimonio artistico ed architettonico. Venafro, porta d'ingresso molisana dalle direttive Napoli-Roma, vanta antiche origini romane testimoniate in particolare da un Anfiteatro di epoca Flavia (Verlasce o Verlascio) e da una cospicua quantità di reperti, ben conservati nel Museo civico di Santa Chiara, adiacente l’omonima Chiesa. Il castello Pandone, la Chiesa dell'Annunziata, gioiello di arte barocca, ed un elevato numero di palazzi nobiliari arricchiscono il centro storico, oggi riportato a nuova vita. Agnone è da sempre in Molise “l’Atene del Sannio”, città di epoca preromana ad alta concentrazione culturale sia per numero di chiese (bellissime Sant’Emidio e San Marco) sia per musei (tra gli altri il Museo storico della Campana nella millenaria Fonderia Marinelli) e palazzi nobiliari. E Larino, cuore dell'antica terra Frentana, che conserva ancora interessanti testimonianze di età romana fra cui un Anfiteatro. Il Palazzo Ducale con mosaici pavimentali provenienti da dimore romane di epoca imperiale ed il Duomo dedicato al protettore San


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Pardo ne rappresentano le ulteriori attrattive. Il Molise è terra ricca di testimonianze archeologiche di ogni epoca: si parte dalla Preistoria per arrivare in età romana (siti archeologici di Venafro, Larino e Sepino, esempio vivo della presenza romana nel Sannio con il complesso archeologico di Altilia, con teatro, foro, basilica e terme), passando per l'epoca sannitica (sito di Pietrabbondante con l'importante complesso del Teatro-tempio italico, a 1000 mille di altitudine) e giungendo in età altomedioevale (sito archeologico di S. Vincenzo al Volturno con la Cripta dell’Abate Epifanio che conserva affreschi del IX sec.) Per gli amanti dell'architettura religiosa e dell'arte sacra il Molise è ancora terra di sorprese: capolavori di arte

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In Molise there is archeological evidence coming from various periods: from Prehistory (a Homo Aeserniensis and various remains have been found in Isernia in the La Pineta locality), up to the Roman period (archeological sites in Venafro, Larino and SepinoAltilia with its theatre, forum, cathedral and thermae, are vivid examples of the presence of the Romans in the Sannio), through the Samnite period (with the Italic temple-theatre in Pietrabbondante at 1000 metres above sea level) up to the Medieval period (archeological site of S. Vincenzo al Volturno with the Crypt of the Abbot Epifanio with frescoes dating back to the IX century). For those who like religious architecture and sacred art Molise is full of surprises: there are works of art of Romanic origin, of baroque origin and of Neoclassical origin and there are many small rural churches spread all around the territory.

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In alto: La chiesa romanica di San Nicola a Guglionesi (XII sec.). In basso: Interno della Chiesa di San Giorgio (XIII sec.) a Petrella Tifernina. A pag. 28: Il bellissimo portale della cattedrale di San Pardo a Larino (XIV sec.). Top: The S. Nicola church. Down: The S. Giorgio church in Petrella Tifernina. On the previous page: The Portal of the San Pardo cathedral in Larino.

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romanica si ergono a fianco di quelli di arte barocca e neoclassica, oltre ad una miriade di piccole chiese rurali disseminate per i frazionati territori, quali il santuario di S. Maria di Canneto a Roccavivara, la chiesa di San Giorgio a Petrella Tifernina e di Santa Maria della Strada a Matrice, e le numerose chiese del centro storico di Campobasso. I castelli, numerosi, che con imponenza padroneggiano il paesaggio ed evocano storie di importanti casate nobiliari: tra i meglio conservati, quello Monforte di Campobasso, di Gambatesa, di Civitacampomarano, i castelli Pandone di Venafro e Cerro al Volturno, dei Pignatelli di Monteroduni, il castello di Macchia d'Isernia, quello dei d'Alessandro di Pescolanciano, il castello Caldora di Carpinone. Minuscoli gli agglo-

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Numerous imposing castles bring back stories of famous noble families: the best conserved are the Castle of Monforte in Campobasso, the Castle of Gambatesa, the Castle of Civitacampomarano, the Pandone Castles of Venafro and Cerro al Volturno, the Pignatelli Castle in Monteroduni, the Castle of Macchia d'Isernia, the Castle d’Alessandro in Pescolanciano, the Caldora Castle in Carpinone. There are many small urban centres spread out over the territory on the mountain peaks, on the slopes and in the small valleys.The 136 towns of Molise are all worth visiting because they have all conserved their identity even though the internal areas have been depopulated. The constructions are tipical of the peasant civilization, with stone openings and portals, historical urban centres, mostly abbandoned, but richly suggestive and strongly attached to traditions. Religious, social and gastronomic habits have been maintained.

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A pag. 30 e sopra: Santa Maria di Canneto a Roccavivara. In basso: Santa Maria della Strada a Matrice (XII sec.). Nelle pagine successive: Castello di Cerro al Volturno, di Pescolanciano, di Gambatesa, di Termoli e di Civitacampomarano. On the previous page and top: The Santa Maria di Canneto church in Roccavivara. Down: Santa Maria della Strada in Matrice. On the next pages: Castles of Cerro al Volturno, Pescolanciano, Gambatesa, Termoli and Civitacampomarano.

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merati che punteggiano tutto il territorio occhieggiando dall'alto di un cucuzzolo, addossandosi ad uno scosceso declivio o distendendosi in una piccola valle. Andrebbero tutti visitati i 136 comuni del Molise, la cui identità - ancora ben conservata pur nello spopolamento che sta investendo le aree più interne - si riassume in costruzioni, proprie della civiltà contadina, con aperture e portali in pietra, centri storici, per lo più disabitati, ma grondanti di suggestione, e forte attaccamento alle tradizioni, sia nelle forme religiose sia delle consuetudinei

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sociali e gastronomiche. Molise sono anche minoranze linguistiche arbereshe (San Giacomo degli Schiavoni, Campomarino, Ururi, Portocannone) e croate (Acquaviva Collecroce, Montemitro, San Felice del Molise), insediatesi nel XV sec. nell'entroterra molisano, provenienti dalle coste dalmate e che conservano tuttora lingua, cultura e tradizioni dei padri. Perdersi nel Molise delle meraviglie, tali perché tutte da scoprire, non solo è consigliabile: perdersi in Molise diviene allora davvero ritemprante e salutare.


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La magia delle tradizioni

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alde ed ancestrali, le tradizioni sono il segno del forte attaccamento delle genti molisane alla terra e ai culti legati alla sua fertilità. Popolo con una religiosità che si estrinseca in riti liturgici che prevedono anche la processione di statue ed icone di santi, grande è la partecipazione popolare e il richiamo turistico per “I Misteri” di Campobasso (sfilata per il centro storico delle settecentesche macchine di Saverio Di Zinno rappresentanti i 13 Misteri); “Le Carresi” di San Martino in Pensilis, Ururi e Portocannone (corse di carri trainate da buoi); “Le Traglie” di Jelsi e la Processione di S. Anna a Pescolanciano (sfilata di carri con figurazioni artistiche realizzate con spighe di grano); la Processione a mare di San Basso a Termoli; la “N’docciata” di Agnone (sfilata di centinaia di “n'docce”, alte torce infuocate di faggio portate a spalla); il rito della Faglia di Oratino (enorme torcia di canne accesa sul sagrato della chiesa); la Corsa dei Cavalli in salita in

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trong and ancestral traditions show that the people of Molise are strongly attached to their land and to the rites connected to fertility. The people are extremely religious and they take part in liturgical rites which include processions of statues and icons of saints. There is a very big participation of both local people and tourists in the “Misteri” of Campobasso (it is a parade in the historical centre of macchine (ingegni) of the 18th century by Saverio Di Zinno which represent the 13 Misteri); the "Carresi" in San Martino in Pensilis, Ururi and Portocannone (race of carts pulled by oxen); the "Traglie" in Jelsi and the Procession of S. Anna in Pescolanciano (parade of wagons with artistic figures made of wheat ears), the sea Procession for San Basso in Termoli; the “N'docciata” in Agnone (parade of hundreds of “n'docce” (tall lit torches carried on the shoulders);

TRADIZIONI

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Foto a pag. 35: La torre Terzano nel centro storico di Campobasso. A pag. 36: L’ingegno di San Michele arcangelo nella sfilata dei Misteri a Campobasso. Sopra: La Faglia di Oratino e, a lato, la Festa del grano in onore di Sant’Anna a Jelsi. Photo on page 35: The Terzano Tower in Campobasso. On the previous page: Parade of the Misteri in Campabasso. On the left: Festa del grano in Jelsi. Top: The Faglia in Oratino.

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Località La Querciola di Ripalimosani; la Parata dei Fucilieri a San Giuliano del Sannio; la Festa Maja ad Acquaviva Collecroci; la Festa di S. Antonio di Isernia (sfilata di cavalli bardati della comunità rom locale); il Rodeo Pentro-Caraceno di Montenero Valcocchiara (monta western di cavalli bradi); la Processione di San Nicandro a Venafro (statue dei santi protettori Nicandro, Marciano e Daria per le vie con accompagnamento di una celebre aria musicale). Questo e molto altro, in ogni comune molisano. Riti carnascialeschi quali “Il Cervo” di Castelnuovo al Volturno e “Il Diavolo” di Tufara o quelli de “I Mesi” di Bagnoli del Trigno o le rievocazioni storiche di molte località (Boiano, Campobasso, Bagnoli del Trigno, Fornelli). Festival canori (“Mario Lanza” di Filignano) e di musica etnica (Festival della Zampogna di Scapoli), fiere legate a feste patronali (Fiera delle cipolle di Isernia) e a specialità gastronomiche (sagre di sagne e fagioli, del tartufo, della frittata, dell'uva, della pampanella, del pesce), happening per amanti della natura e del cavallo (la Corsalonga di Staffoli), riti legati alla Natività (presepi viventi) e alla passione di Cristo. Non è ancora tutto nel Molise da scoprire, che guarda in avanti con lo sguardo ancora proteso ad un passato di tradizioni, che continua a riaffiorare con straordinaria vitalità.

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the rite of Faglia di Oratino (a huge torch made of reeds is lit in the centre of the churchyard); the Horse Race in La Querciola Locality in Ripalimosani; the Riflemen's Parade in San Giuliano del Sannio; the Maja Feast in Acquaviva Collecroci; the Feast of S. Antonio in Isernia (a parade of horses decorated by the local gypsies); the Pentro-Caraceno Rodeo in Montenero Valcocchiara (mounting of wild horses); the Procession of San Nicandro in Venafro (the statues of the Patron Saints Nicandro, Marciano and Daria are carried through the streets accompanied by a famous musical aria). You will see that and much more in the towns of Molise. There are rites such as “Il Cervo” in Castelnuovo al Volturno, “Il Diavolo” in Tufara and “I Mesi” in Bagnoli del Trigno or there are historical commemorations in many towns (Boiano, Campobasso, Bagnoli del Trigno, Fornelli). There are singing festivals (“Mario Lanza” in Filignano), festivals of ethnic music (Bagpipe Festival in Scapoli), local fairs connected with the feasts of patron saints (Onion Fair in Isernia) or having to do with gastronomic specialities (festival of beans and pasta, tartufo, frittata, fish), happenings for those who enjoy nature and horses (the Corsalonga in Staffoli), rites connected with the Natività (Live Nativity scenes) and with the Passion of Christ. Much is still to be discovered in Molise which is strongly linked to its past traditions which continue to re-emerge with surprising vitality.

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A lato: La ‘Ndocciata di Agnone. A fianco: La pantomima dell’Uomo Cervo a Castelnuovo a Volturno (Foto A. Tartaglione). Nelle pagine seguenti: La maschera del Diavolo di Tufara, la Carrese a San Martino in Pensilis, la Carrese di Larino e la Festa dell’Uva a Riccia. On the previous page: The ‘Ndocciata in Agnone. On this page: Pantomime of Uomo Cervo. On the next pages: Diavolo di Tufara, Carrese in San Martino in Pensilis and Larino and Festa dell’Uva in Riccia.

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wo places compete for primacy in the delicate workmanship of merletto a fuselli: Italy and Fiandre. Toward the end of the 15th century the art of merlettare was established, deriving from other techniques already in use, and Venice and Anversa are the two cities to which most researchers make reference with regard to historical dating. But from more current research it seems that the earliest dates are to attribute to Italy and Isernia is included amongst the cities in which this tradition was handed down for the longest time. The presence in Isernia of the tombolo (form the Latin tumulus, referring to the supporting cushion) goes back to 1503. Still today, during the summer, elderly women dedicated to the tombolo can be observed in the narrow streets of the city center, continuing a precious tradition which, though five centuries, is still practiced today. The art of the tombolo reached Isernia from the Kingdom of Naples, around the 15th century and spread especially during the period of the Aragonese queens, Joanna III and Joanna IV, who loved to sojourn in Isernia and often had their refined garments embroidered with the local tombolo. The Convent of Santa Maria delle Monache was a privileged location for the tombolo carried out in an artistic fashion; it welcomed young women from Neapolitan nobility who were forced to become nuns.

A lato: I fuselli che magistralmente usati dalle donne isernine compongono il prezioso merletto a Tombolo di Isernia. L’alto artigianato si deve alla presenza della dinastia aragonese nel meridione d’italia. On this page: The fine “Merletto a Tombolo” of Isernia

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Il Merletto a Tombolo di Isernia

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ue sono i luoghi che si contendono il primato per la fine lavorazione del merletto a fuselli: l'Italia e le Fiandre. Verso la fine del XV secolo si afferma infatti quest’arte di merlettare dall'evoluzione di altre tecniche già in uso, e sono proprio Venezia ed Anversa le due città a cui la gran parte degli studiosi fa riferimento per quanto riguarda la datazione storica. Da ricerche più recenti sembra tuttavia che le date più remote siano da attribuire all'Italia e, fra le città in cui da più secoli si tramanda la tradizione di fare trine, si annovera proprio Isernia. Risale, infatti, al 1503 la presenza in Città della lavorazione a tombolo (dal latino tumulus con riferimento al cuscino d'appoggio). Nelle giornate della bella stagione ancora oggi si possono infatti osservare nei vicoli cittadini anziane signore dedite a lavorare il tombolo, continuando una preziosa tradizione che, attraversando il corso di cinque secoli, continua fino ai nostri giorni. Tale arte giunse ad Isernia dal Regno di Napoli intorno al XV secolo e si diffuse soprattutto nel periodo delle regine aragonesi Giovanna III e Giovanna IV, che amavano soggiornare nella città pentra e spesso facevano guarnire i loro ricercati abiti di merletti con tombolo locale. Primo luogo eletto dove si eseguiva il tombolo in maniera artistica, fu il Convento di Santa Maria delle Monache, che un tempo accoglieva le giovani fanciulle della nobiltà napoletana costrette a monacarsi.


La Zampogna di Scapoli

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ontecostanza è una delle sedici frazioni disseminate per il vasto agro di Scapoli. In questa contrada, dalla quiete e dal panorama bello da togliere il fiato, si perpetua ancor oggi l'arte tradizionale legata alla costruzione della zampogna, che qui ha origine a cominciare dalla scelta e dall’accatastamento del legno (ulivo, ciliegio, prugno, sorbo, albicocco, pero), che viene messo a stagionare. Questa in sintesi la genesi dello strumento a fiato della civiltà pastorale, che continua a prendere abilmente forma tra le esperte mani dei suoi numerosi costruttori. Tra i molti Umberto Di Fiore, erede di una tradizione passata per suo padre Ettore che, con Luciano Di Fiore e Gerardo Guatieri, è tra i capostipiti dei costruttori di zampogna scapolese. Specialista nella lavorazione di ance, chiuse e aperte, è invece oggi Luigi Ricci. Nella “fucina” di Fontecostanza operano inoltre Paolo Di Fiore, costruttore di zampogne, figlio di Luciano Di Fiore, e Fabio Ricci. Noto costruttore scapolese è anche Franco Izzi che è anche musicista e innovatore della zampogna della tradizione molisana. La sua bottega-laboratorio si apre lungo il Cammino di Ronda in un vano a piano terra del Palazzo Battiloro, a poca distanza dal Museo Civico della Zampogna.

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ontecostanza is one of the sixteen hamlets in the vast countryside of Scapoli. In this quarter, characterized by a quiet and a breathtaking panorama, the traditional art of bagpipe making continues on, having origin here from the choice and the stacking of the wood (olive trees, cherry trees, plum trees, sorb trees, apricot trees, pear trees), which is then seasoned. That is the birth of the wind instrument of pastoral civilization, which continues to take shape through the expert handiwork of its numerous artisans. Among them Umberto Di Fiore, heir of a tradition passed down by his father Ettore who died in 1996, and his grandfather Benedetto who died in 1965, who had learned the unusual art from artisans of Villa Latina (FR). Ettore Di Fiore in particular, Luciano Di Fiore and Gerardo Guatieri are recognized as the forefathers of these bagpipe makers, to whom an almost reverential respect is reserved by all enthusiasts of said instrument. Today, Luigi Ricci is an expert in the workmanship of reeds, both closed and open. In the fucina of Fontecostanza Paolo Di Fiore, son of Luciano, makes bagpipes, and Fabio Ricci, son of Romeo, is both a bagpipe maker and musician. Franco Izzi is another artisan from Scapoli: besides creating instruments, Izzi is also musician and innovator of the traditional bagpipe of Molise. His workshop-laboratory is located along the Cammino di Ronda in a ground-floor space in Palazzo Battiloro, a short distance from the Civic Bagpipe Museum.

A lato: Umberto Di Fiore osserva una zampogna realizzata nel suo laboratorio di contrada Fontecostanza a Scapoli, alle falde della catena montuosa delle Mainarde. On this page: Umberto Di Fiore in his workshop in Fontecostanza.

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he Pontificia Fonderia Marinelli is the only foundry which survived, amongst the dynasties of the numerous bell foundries in Agnone, which has uninterruptedly handed down this ancient art from father to son for eight centuries. In the Marinelli Museum, a rare example of a Gothic bell is preserved; tradition has it that it was cast in Agnone 1000 years ago. It is probable that bells in bronze, great in dimension, were also cast in this town before the 1200. Certainly Nicodemo Marinelli, "Campanarus", melted a bell of around 2 quintals for a church of the Frosinone Province in 1339. Bells from Agnone of refined craftsmanship, made from the XIV century onward, are not only visible at the Marinelli Museum, but in many bell towers from which they ring today. A thousand-year-old history, that of the Fonderia Marinelli, which has gone through alternate phases, also counting meaningful experiences such as that of 1924, when Pope Pius XI granted the Marinelli family the privilege of depicting the papal coat of arms. In 1949 the Foundry was assigned to cast the bells for the Abbey of Montecassino, under reconstruction after the devastating bombings during the war. In 1950, a devastating fire forced prestigious bellmaking craftsmen to abandon their old headquarters and install a new shop on the outskirts of town. Despite this, it kept on casting bells, both for the most known and beloved churches of Christianity and for the modern ones which were being created. New recognition arrived 1954, when the President of the Republic bestowed the gold Medal on Marinelli family "as a sought-after prize to the oldest Company for activity and loyalty to the job on a national scale”. Since then the Marinelli foundry workers’ labor continues unchanged both for the productive technique, used since the Middle Ages, and for the skill and the professionalism acquired through time.

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Le Campane di Agnone

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a Pontificia Fonderia è l’unica sopravvissuta, tra le dinastie dei numerosi fonditori di campane di Agnone, che da otto secoli si tramanda ininterrottamente, di padre in figlio, quest’antica arte. Proprio nel Museo Marinelli è infatti conservato un raro esemplare di campana gotica che la tradizione vuole sia stata fusa da oltre un millennio in Agnone. È probabile che campane in bronzo di notevole dimensioni si fondessero in questa cittadina anche prima del 1200. Certo è che Nicodemo Marinelli, “Campanarus”, nel 1339 fuse una campana di circa 2 quintali per una chiesa del frusinate. Campane agnonesi di raffinata fattura, che vanno dal XIV secolo in poi, sono ancora visibili non solo presso il Museo Marinelli, ma su molti campanili dai quali oggi propagano le proprie sonorità. Una storia millenaria, quella della Fonderia Marinelli, che ha vissuto fasi alterne, pur annoverando significative esperienze quale quella risalente al 1924, anno in cui Papa Pio XI concesse alla famiglia agnonese il privilegio di effigiarsi dello Stemma Pontificio. Nel 1949 fu assegnato alla Fonderia il compito di fondere le campane per l’Abbazia di Montecassino, in ricostruzione. Nuovo riconoscimento giunse nel 1954, quando il Presidente della Repubblica consegnò alla famiglia Marinelli la Medaglia d’Oro “quale premio alla Ditta più antica per attività e fedeltà al lavoro in campo nazionale”.


I Ferri taglienti di Frosolone

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rosolone, quale centro di eccellenza per la produzione dei ferri taglienti, era noto già al tempo del Regno di Napoli. La notorietà del paese andò dunque crescendo, allorché di lì a poco, nel 1828, i fratelli Fazioli ricevettero la Medaglia d’Argento per i loro prodotti all’Esposizione artigiana di Napoli. L’arte della forgiatura a Frosolone ha tuttavia radici ben più remote. In effetti, non v’è una data certa circa l’origine della lavorazione dei metalli. Michele Colozza fa risalire questa antica tradizione al VI secolo, quando si ascrive la discesa dei Longobardi nell’Italia meridionale. Successivamente la vocazione agricola e, soprattutto, pastorale del paese ha favorito la lavorazione di metalli per la realizzazione di attrezzi e di utensili necessari. La specializzazione nella lavorazione dei ferri taglienti trova ad ogni modo fondamenti più certi in epoca medioevale. In particolare, esistono testimonianze scritte circa la migrazione di artigiani veneziani verso il Sud Italia, i quali diffusero l’arte della forgiatura dell’acciaio nel Molise. Durante il mese di agosto viene organizzata una Mostra-Mercato nazionale delle Forbici e dei Coltelli. Di indubbio fascino è poi il Museo dei Ferri taglienti, in cui sono conservate centinaia di oggetti di valore storico recuperati tra gli appassionati e tra gli eredi dei migliori artigiani delle forbici e dei coltelli frosolonesi del secolo scorso.

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rosolone, as a center of excellence for the production of the sharp irons, was already known to the time of the Regno di Napoli and it became an "industrial district", when Carlo di Borbone, King of the Due Sicilie, gave an industrial order to its kingdom favoring the reorganization of foundries and armaments. The notoriety of the country went growing, when later, in 1828, Fazioli brothers received the Silver Medal for their products to the Artisan Exposure in Naples. The art of the forging to Frosolone has nevertheless well more remote origins. In effects, there is not a certain date around the origin of the workmanship of the metals. Michele Colozza makes to go up again this ancient tradition to the VI century, to the descent of the Longobardi in Southern Italy. The specialization of the local craftsmanship in the workmanship of the sharp irons finds to every way more certain roots in the Medieval epoch. Particularly, testimonies exist written around the migration of Venetian artisans toward the South Italy, which spread the art of the forging of the steel in Molise. During the month of August, a national Mostra-Mercato delle Forbici e dei Coltelli is organized in the roads of the historical center, in the places that once entertained artisan shops. Charming is then the Museo dei Ferri taglienti, in which are preserved hundred objects of historical value recovered among the passionates ones and among the heirs of the best workers of the last century.

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A pag. 44: Il laboratorio per la fusione delle campane nella prestigiosa e millenaria Pontificia Fonderia di campane Marinelli in Agnone. Qui di fianco: Artigiano frosolonese intento ad affilare la lama di un coltello su un antico banchetto di lavoro. Photo on page 44: Laboratory for the manufacture of the bells in Agnone. On this page: Knives.

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L’Oro del Molise

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Alto Molise non è solo terra di bellissime ed estese foreste, ma territorio ricco di pregiati prodotti del sottobosco, funghi e tartufi in particolare. Oltre a rappresentare ingredienti di una ricercata gastronomia offerta in special modo nei numerosi agriturismi della Provincia, essi vengono raccolti, opportunamente lavorati in prodotti alimentari e commercializzati. Il tartufo, presente in gran quantità nella specie Tartufo Nero (Tuber Aestivum Vitt.) o scorzone e sporadica in quella del Tartufo Bianco (Tuber Magnatum Pico), rappresenta una delle principali ricchezze di San Pietro Avellana che, la seconda domenica di agosto di ogni anno, organizza la Sagra del Tartufo Nero, che richiama turisti e buongustai anche dalle regioni limitrofe. I primi di novembre invece si celebra la Mostra Mercato del Tartufo Bianco pregiato. Altre realtà territoriali interessate dalla presenza cospicua del prezioso tubero sono Frosolone e Macchiagodena, Miranda e Forli del Sannio, anche se quasi tutto il territorio montano costituisce l’area da cui proviene una rilevante percentuale della produzione nazionale di Tartufo Bianco. La produzione molisana viene infatti stimata intorno al 40% di quella nazionale; per il Ministero degli Esteri il Molise è il primo produttore di tartufo bianco in Europa, ma l’assenza di una chiara denominazione di qualità ed origine continua a giocare a favore di altri più blasonati tartufi.

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lto Molise is not only the land of very beautiful and vast forests but a rich territory of fine forest products, especially mushrooms and truffles. Besides representing ingredients of a refined gastronomy offered particularly in the numerous rural tourism lodgings of the Province, they are picked, opportunely turned into food products and commercialized. Tartufo, present in large quantities in the Tartufo Nero (Tuber Aestivum Vitt.) or Scorzone and sporadic in that of the Tartufo Bianco (Tuber Magnatum Pico), represents one of the treasures of San Pietro Avellana which has organized the Feast of the Tartufo Nero the second Sunday of August of every year, calling tourists and gourmets from the neighboring regions. During the first days of November there is the ExhibitionMarket of the fine Tartufo Bianco. Other territorial realities interested by the conspicuous presence of the precious tuber are Frosolone and Macchiagodena, Miranda and Forli del Sannio, even though the whole Province represents a territory from which a remarkable percentage of the national production of tartufo bianco originates. The production of the Molise region is estimated to be around 40% of the national one; according to the Ministry of Foreign Affairs, Molise is the first producer of tartufo bianco in Europe but the absence of a clear denomination of quality and origin continues to work in the favor of other more noble tartufi.

A lato: Cesto con il Tartufo Nero estivo (Tuber Aestivum Vitt.) e, a pag. 46, alcuni esemplari di una certa grandezza del pregiato Tartufo Bianco (Tuber Magnatum Pico) dell’alto Molise. On this page: Summer Tartufo Nero. On the previous page: Tartufo Bianco.

PRODOTTI TIPICI

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I formaggi del Molise

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uando si parla di prodotti lattiero-caseari, il pensiero vola verso scenari naturali dove le mucche pascolano in estesi prati verdi. Con una punta di orgoglio si può affermare che rispetto ad altre zone, nella Provincia di Isernia, tutto è ancora così. D’altronde, se questo territorio è definito cuore verde d'Italia, è facile comprenderne la ragione, percorrendo in particolare le strade montane. Non è difficile infatti imbattersi in mandrie e greggi che pascolano in ambienti incontaminati: è così evidente che la storia dei formaggi prodotti inizia dal pascolo che, unito alla salubrità dell’aria, alla lavorazione del latte e alla stagionatura del prodotto, fa quindi il loro sapore e la loro tipicità. La cura dei dettagli e l'attenzione ai particolari sono infatti elementi fondamentali nella lavorazione delle paste filate. Il latte utilizzato è prodotto esclusivamente da mucche locali, generalmente tenute al pascolo o alimentate con foraggi. Fiordilatte, scamorze, caciocavalli, pecorino, trecce, stracciate e manteche sono i latticini che meglio caratterizzano in particolare i comuni di Agnone, Capracotta, Vastogirardi, Carovilli e Frosolone in alto Molise. In quest’ultima località, ad opera della famiglia Colantuono, è ancora viva l’antica tradizione della transumanza: mandrie bovine ritornano a maggio nei pascoli in altura in una vera e propria kermesse dal sapore anche turistico-ricreativo. Nella zona del Matese sono invece noti per la produzione lattiero-casearia i caseifici di Boiano, Vinchiaturo e Roccamandolfi; quelli di Riccia e di Santa Croce di Magliano per la zona del Fortore.

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hen speaking about dairy products, one’s mind goes toward natural sceneries where the cows pasture in vast green pastures. With a touch of pride, it can be affirmed that in comparison to other areas, it is still this way in the Province of Isernia. Besides, if this territory is defined as the green heart of Italy, it is easy to realize it, especially by travelling through its mountain roads. It is common, in fact, to come across herds and flocks which pasture in uncontaminated environments: it is so evident that the history of the cheeses produced begins from the pastures that, united with the healthy quality of the air, and with the workmanship of the milk and the maturation of the product, its familiar taste is created. The care and the attention to detail are fundamental elements in the workmanship of spun curds. The milk used is produced exclusively by local cows, usually left grazing or fed with fodder. Fiordilatte, scamorze, caciocavalli, pecorino, trecce, stracciate and manteche are the dairy products which specifically characterize the towns of Boiano, Vinchiaturo, Riccia, Santa Croce di Magliano, Roccamandolfi, Agnone, Capracotta, Vastogirardi, Carovilli and Frosolone. In the last one, the ancient tradition of the transhumance is still alive in the Colantuono family: bovine herds and horseback riders go down to the plains of Puglia in September to return in the pastures in the high ground in May.

PRODOTTI TIPICI

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Di fianco: Formaggio pecorino di Capracotta stagionato nelle grotte del paese altomolisano. A pag. 48: Cesta di formaggi con caciocavalli tartufati. Nella pagina successiva: Bottiglie di Tintilia prodotte da alcune cantine molisane. On this page: Pecorino seasoned in Capracotta. On the previous page: Truffled cheese. On the next pages: Bottles of wine produced in Molise.

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VITI E VINO

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olise does not boast a large wine production, although in recent years the cultivation of vines has greatly increased, particularly in the low Molise. All crops are concentrated in two welldefined areas: the first in the lower valley of the Biferno River, the second near the Volturno River. Among the qualities of screws there is a clear predominance of Montepulciano d'Abruzzo, which only covers 2/3 of the production, followed by Aglianico, Tintilia, Cabernet Sauvignon, Sangiovese, Trebbiano Toscano, Malvasia Bianca, Bombino, Chardonnay, Greco Bianco, Falanghina, Moscato Bianco, Sauvignon and Pinot Bianco. There are three DOC that protect the production: Pentro d'Isernia, on the province of the same name; Biferno on the province of Campobasso; Molise, common to the two provinces. The most representative wine is definitely the Biferno, which comes from grapes Aglianico and Montepulciano in the province of Campobasso, in the valley between the Fortore and Trigno Rivers, with areas greater vocation near Guglionesi and Larino. Terre degli Osci and Rotae complete the panorama of the IGT.

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I Vini del Molise

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ur essendo iI Molise una terra da sempre a forte vocazione agricola, non vanta una grande produzione vinicola, anche se negli ultimi anni è molto aumentata la coltivazione della vite, in special modo nel basso Molise. Tutte le coltivazioni si concentrano in due zone ben definite: la prima nella bassa valle del fiume Biferno, la seconda nei pressi del Volturno. Tra le qualità di viti netta è la predominanza di Montepulciano d’Abruzzo, che da solo copre i 2/3 della produzione, seguito da Aglianico, Tintilia, Cabernet Sauvignon, Sangiovese (tra i vini a bacca rossa), Trebbiano Toscano, Malvasia Bianca, Bombino, Chardonnay, Greco Bianco, Falanghina, Moscato Bianco, Savignon e Pinot Bianco (tra quelli a bacca bianca). Tre sono le DOC che tutelano la produzione: Pentro d’Isernia, relativa alla provincia omonima; Biferno, relativa alla provincia di Campobasso; Molise, comune alle due province. Il vino più rappresentativo è sicuramente il Biferno, che nasce da uve Montepulciano e Aglianico nella provincia di Campobasso, nella Valle compresa tra i fiumi Fortore e Trigno, con zone a maggiore vocazione nei pressi di Guglionesi e Larino, vino di cui si produce anche una versione Riserva. Completano il panorama le IGT Terre degli Osci e Rotae.


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REGIONE MOLISE PROMOZIONE TURISTICA Via Milano, 15 86100 Campobasso Tel. 0874 437821 - 437806 - 437828 regionemolise@cert.regione.molise.it www.moliseturismo.eu AGNONE MUSEO STORICO DELLA CAMPANA “GIOVANNI PAOLO II” Pontificia Fonderia di Campane Marinelli Via Felice D’Onofrio, 14 Tel. & Fax 0865 78235 BARANELLO (CB) MUSEO CIVICO (artistico-archeologico) Via Santa Maria, 13 - Tel. 0874 460406 CAMPOBASSO MUSEO PROVINCIALE SANNITICO Via Chiarizia, 12 - Tel. 0874 412265 MUSEO DEI MISTERI (antropologico) Via Trento, 3 - Tel. 328 5556549 - 320 9303679 MUSEO DI PALAZZO PISTILLI Salita San Bartolomeo, 18 - Tel. 0874 431350 CASTELNUOVO AL VOLTURNO (IS) MUSEO DELLA MASCHERA DELL’UOMO CERVO Corso Risorgimento, 61 Tel. 0865 952094 - 338 7788993 CASTEL SAN VINCENZO (IS) MUSEO DELLA FAUNA APPENNINICA Via Roma - Tel. 0865 951354 FROSOLONE (IS) MUSEO DEI FERRI TAGLIENTI Via Selva - Tel. 0874 890435-544 ISERNIA MUSEO NAZIONALE DI S. MARIA DELLE MONACHE (archeologico) Corso Marcelli, 48 - Tel. 0865 415179 MUSEO DEL PALEOLITICO Località La Pineta Tel. 0865 415179 - 413526 (area scavo) MUSEO DEL TOMBOLO Via Ciro Marilli (vicolo antistante palazzo Comunale) - Tel. 0865 235209 LARINO (CB) AREA ARCHEOLOGICA Località Piano S. Leonardo - Tel 0874 82278 MUSEO CIVICO PALAZZO DUCALE (archeologico) - Piazza Duomo - Tel. 0874 8281 PIETRABBONDANTE (IS) AREA ARCHEOLOGICA Località Calcatello - Tel. 0865 76129

PESCOPENNATARO (IS) MUSEO CIVICO DELLA PIETRA Largo Caduti, 9 - Tel. 0865 941131 PIZZONE (IS) MUSEO DELL’ORSO (faunistico) Via Vigna dei Santi - Tel. 0865 951435 RICCIA (CB) MUSEO ARTI E TRADIZIONI POPOLARI Piano della Corte - Tel. 0874 716631 ROCCAVIVARA (CB) VILLA ROMANA SANTUARIO MADONNA DI CANNETO c/o Suore della Carità - Tel. 0874 875135 S. PIETRO AVELLANA (IS) MUSEO DELLE TRADIZIONI POPOLARI E DEL COSTUME D'EPOCA Via Fontana Grande Tel. 0865 940131-940103 SCAPOLI (IS) MUSEO CIVICO DELLA ZAMPOGNA Vico S. Maria, 1 - Palazzo Mancini Tel. 0865 954270-954143 MU.C.I.L. “ALDO MORO” Museo Corpo Italiano di Liberazione Vico S. Maria, 1 - Palazzo Mancini Tel. 0865 954270-954143 SEPINO (CB) MUSEO E AREA ARCHEOLOGICA Località Altilia - Tel. 0874 790207 S. VINCENZO AL VOLTURNO (IS) AREA ARCHEOLOGICA Località Colle della Torre - Tel. 0874 4271 CRIPTA ABATE EPIFANIO Abbazia S. Vincenzo al Volturno - Tel. 0865 955246 TERMOLI (CB) GALLERIA CIVICA D’ARTE CONTEMPORANEA Piazza Sant'Antonio, 2 - Tel. 0875 708255-712354 VENAFRO (IS) MUSEO NAZIONALE DEL MOLISE Castello Pandone - Tel. 0865 904698 MUSEO ARCHEOLOGICO DI SANTA CHIARA Via Garibaldi, 8 - Tel. 0865 900742 MUSEO WINTERLINE Tel. 339 7014272 - 349 5976578

MOLISE Una regione da scoprire (A place to discover) a cura della rivista trimestrale “altri ITINERARI” Foto, grafica & impaginazione: Tobia PAOLONE - Traduzioni: Angela PITASSI, Daniela DI NARDO Realizzazione editoriale Volturnia Edizioni - Tel. & fax 0865 953593 info@volturniaedizioni.com - www.volturniaedizioni.com - Copyright © 2014 Volturnia Edizioni

MUSEI E AREE ARCHEOLOGICHE

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ARTE

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NATURA

REGIONE MOLISE

PROMOZIONE TURISTICA Via Milano,15 86100 Campobasso turismo@cert.regione.molise.it www.moliseturismo.eu

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PREISTORIA

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TRADIZIONI

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una breve guida turistica della regione Molise realizzata dalla Volturnia Edizioni per conto dell'assessorato regionale al turismo

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