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Meno sorprese, più riformismo di Gianluca Garro. Dal sito www.qdrmagazine.it numero 95

In un periodo che sarà ricordato dai libri di storia come uno dei più incerti mai vissuti dal nostro Paese, di certo non c'è, appunto, nulla. Anche l'elezione dei Presidenti delle Camere ci ha regalato attimi di suspance. Con i grillini che litigavano in una sala di Palazzo Madama e l'elezione di Grasso decisa (particolare un po' trascurato) al ballottaggio. Non nelle prime votazioni come succedeva da una serie di legislature. Riflettendo sulle mosse di tutti i protagonisti, non solo nel breve periodo successivo alle votazioni, ma anche in campagna elettorale sembra che, più che le parole "certezza" o "programma" o "visione", sia la parola "stupire" a ispirare le azioni di tutti. Forse l'unico a non aver praticato tale "programma" è Bersani in campagna elettorale e i risultati si sono visti.

Sorprende Berlusconi con la sua solita campagna elettorale fatta di proclami, quasi sempre irrealizzabili, ma che scuotono quegli italiani che a lui credono e crederanno sempre, poco da fare. Sorprende Grillo. Senza troppi giri di parole. Tutto il Movimento 5 Stelle è una grande sorpresa. Forse non per chi ci ha creduto dal primo momento. Da chi seguiva il conduttore di Fantastico 1, fin dai tempi in cui spaccava i computer in un teatro. Da quando mandava affanculo tutti, da piazza Maggiore a Bologna. Ma è pur sempre un sorprendere l'italiano medio con il suo intento "palingenetico", direbbero gli studiosi, del togliersi dalle balle i vecchi Pdl e "Pdmenoelle" per dirla alla Grillo. Sorprese Matteo Renzi, al tempo delle primarie. La sua campagna elettorale, all'insegna della rottamazione e non solo, mise per la prima volta veramente in difficoltà il famosissimo apparato, colto impreparato da quel giovanotto in maglioncino che faceva dei brainstorming con Civati alla Stazione Leopolda di Firenze. Chi se lo aspettava? E ora, incredibilmente, ha sorpreso Pierluigi Bersani. Eh sì. I grillini pronti a creare vere e proprie bar-

ricate in Aula, presi dallo sbigottimento, con grida annesse, nella decisiva riunione per stabilire il da farsi. E con 12 almeno di loro a dire sì a Grasso, contrapposto al "male assoluto" Schifani. Senza nulla togliere alla scelta di Laura Boldrini ex portavoce dell'Unhcr per l'Italia. Ciò che viene da pensare - partendo dall'assunto che, nella politica italiana, tutti, chi più o chi meno, si sentono e si dichiarano riformisti - è che il riformismo italiano, del 2013, si potrebbe riassumere in una specie di coazione a ripetere delle possibili sorprese atte a far nascere la scintilla del consenso. Per decenni ci hanno insegnato che il cammino delle riforme chiede preparazione, pazienza, chiarezza, trasparenza. E ora? Il tutto viene riassunto in conigli che dal cilindro ci risolvono i problemi, cambiano le cose, fanno superare la crisi e ci danno il 60% dei voti? Bisognerebbe riflettere un po' tutti. E magari tornare a pensare alle riforme e al buon governo, con quella pazienza e quella competenza necessaria. Ci sarebbero meno sorprese, meno popolarità, forse meno consenso, ma si farebbe meglio e più efficacemente il bene dell'Italia. Gianluca Garro

Terra Santa marzo 2013. Voltanesi in Pellegrinaggio Hanno preso parte, al Pellegrinaggio in Terra Santa avvenuto dal 14 al 21 marzo, i voltanesi: Don Felice Marchi, Maria Buzzi, Monica Facchini, Sergio Melandri e Mario Paganini. A pagina 6 le … tradizionali foto di gruppo. Sulla pergamena rilasciata a ricordo è scritto “Il pellegrinaggio in Terra Santa aiuta a riscoprire le nostre radici, ad approfondire la nostra fede, a rispolverare il nostro entusiasmo nel seguire il Signore … Con l’augurio che i tanti frutti maturati in questa esperienza, siano presenti nella vita di ogni giorno là dove siamo stati messi a vivere.” L’assistente Spirituale del Pellegrinaggio Mons. Verucchi Giuseppe


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Istat, salari italiani 14,6% sotto ai tedeschi. Nostro il dodicesimo posto. Da un report dell'Istat è possibile apprendere che, ad ottobre 2010, la retribuzione reale dei salari in Italia, risulta essere inferiore di circa il 14,6% rispetto a quella dei Tedeschi, del 13% se paragonata con il Regno Unito e dell'11% con la Francia; risulta invece superiore del 25,9% rispetto alla Spagna. l confronto è relativo alla “retribuzione oraria del mese di ottobre dei dipendenti che hanno un contratto a tempo pieno ed esclude gli apprendisti”, precisa l'Istat. Nel dettaglio, l'Italia, con 14,5 euro, si colloca più in basso a confronto con la media dell'Unione monetaria, ma risulta superiore a quella dell'Ue a 27. Infatti, la retribuzione oraria, sempre a ottobre 2010, è pari a 14,0 euro per ora retribuita nell'intera Unione e a 15,2 euro in Eurolandia. In generale nella graduatoria europea, i valori più elevati si registrano in Danimarca (27,09 euro), Irlanda

(22,23 euro) e Lussemburgo (21,95 euro), quelli più bassi in Bulgaria (2,04 euro), Romania (2,67 euro), Lettonia e Lituania (rispettivamente 3,78 euro e 3,44 euro). Quanto al rapporto, pubblicato dall'Istituto di statistica alla fine di febbraio, si tratta di una rilevazione quadriennale sulla struttura delle retribuzioni, armonizzata a livello europeo. L'indagine analizza il mese di ottobre perché sono limitati gli effetti della stagionalità e la presenza di giorni festivi. Dalla rilevazione, viene sottolineato, sono escluse oltre alle attività del settore agricolo, quelle della pubblica amministrazione in senso stretto (amministrazione pubblica e difesa; assicurazione sociale obbligatoria). Inoltre, spiega l'Istat, "nei confronti internazionali, al fine di tenere in considerazione le differenze della durata del lavoro e dei sistemi nazionali di welfare, è utilizzato generalmente l'indicatore della retribu-

zione lorda oraria". Il risultato sono, viene evidenziato, "dati armonizzati a livello europeo" che "permettono il monitoraggio, a cadenza quadriennale, dell'andamento del mercato del lavoro e delle retribuzioni nei diversi paesi, fornendo rilevanti informazioni per l'orientamento delle politiche del lavoro e la valutazione del grado di competitività delle economie nazionali" www.voltanaonline.it è un prodotto amatoriale al quale non può essere applicato l'art. 5 della legge 8 Febbraio 1948 n. 47, poiché l'aggiornamento delle notizie in esso contenute non ha periodicità regolare (art. 1 comma 3, legge 7 Marzo 2001 n. 62). www.voltanaonline.it non rappresenta una testata giornalistica e i post editi hanno lo scopo di stimolare la discussione e l’approfondimento politico, la critica e la libertà di espressione del pensiero, nei modi e nei termini consentiti dalla legislazione vigente. www.voltanaonline.it non persegue alcuno scopo di lucro. Tutto il materiale pubblicato su Internet è di dominio pubblico. Tuttavia, se qualcuno riconoscesse proprio materiale e non voleva che fosse pubblicato, non ha che da darne avviso al gestore e sarà immediatamente rimosso. www.voltanaonline.it verificherà, per quanto possibile, che tutto il materiale inviato e riprodotto nel sito e nel PDF sia conforme alle licenze Creative Commons o non coperto da copyright.

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Che cosa fare in caso di maltempo? Organizzare una festa a Ca’ Vecchia! Con quelli del SALSARRIBA ci si diverte e ... si balla. Foto di Milena.

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Perché “competitività” non fa rima con “equità” dal sito www.comedonchisciotte.org Un termine intimidatorio, "competitività", è stato sbandierato come il vero problema, quello che sta portando i Paesi europei, in particolare quelli bloccati della zona dell’euro, ad un rapido fallimento. Per risolvere questo problema servono "riforme strutturali", o la ”austerità”, che vengono invocate senza tener conto di quanto sangue potrebbe macchiare le strade. E un elemento centrale di queste riforme strutturali è la riduzione del costo del lavoro. In Europa nel settore privato, il costo del lavoro – retribuzioni lorde e contributi sociali pagati dal datore di lavoro, pensioni sociali o di invalidità, ecc. – mostra delle differenze mozzafiato. Nella parte inferiore della classifica c’è la Bulgaria: un impiegato medio del settore privato costa ad una impresa € 3,70 per un’ora di lavoro e nella manifattura costa ancora meno: € 2.90. La Romania segue di poco con rispettivamente € 4.50 e € 3,80 . Nella parte superiore invece c’è il Belgio con € 40,40 e € 41,90 per un’ora lavorata. Ma nessuno batte gli svedesi: € 41,90 e € 43,80. In Svezia un'ora di lavoro di un impiegato costa all'imprenditore oltre 15 volte più che in Bulgaria. Quindi, conviene spostare tutti gli impianti di produzione dalla Svezia alla Bulgaria? O in Romania? Anche la Grecia sarebbe un ottimo posto. Il costo del lavoro è solo di € 14,70 per ora di lavoro, circa un terzo di quanto costa lassù, al Nord. E inoltre è l'unico Paese in Europa dove il costo medio del lavoro nel 2012 è sceso, in termini reali, del 6,8% ! In Spagna, dove si lotta con un problema di disoccupazione simile, il costo del lavoro è aumentato dell’ 1,1% arrivando a € 20,90, in Italia è aumentato dell’ 1,7% arrivando a € 21.90, in Germania del 2,8% a € 31, in Francia dell’ 1,9% a € 34,90. Quelli che hanno guadagnato di più, in percentuale, sono i Paesi in fondo alla classifica: in Bulgaria il costo del lavoro è aumentato del 6,4%, ben € 0,24 per ogni ora ! - Il costo del lavoro, nei Paesi che costano di più, sta volando!

Ma se un bel numero di aziende svedesi e non solo quelle manifatturiere, ma qualsiasi tipo di società, mettessero in valigia macchinari, robot e archivi e si dirigessero a Sud, aumenterebbe la disoccupazione in Svezia. Se la disoccupazione dovesse accelerare e raggiungere una percentuale a due cifre, la classe dirigente, per difendere le proprie decisioni di delocalizzazione, comincerebbe a lamentarsi del costo del lavoro, e presto il Governo comincerebbe a parlare febbrilmente di "riforme strutturali", senza capire quello che sta dicendo, ed è proprio a questo punto che si trova la Francia in questo momento. Ma alla fine la situazione potrebbe deteriorarsi e si comincerebbe a comprimere i salari ed i costi accessori dei salari. Questo è quanto è successo in Grecia. E si sono messi tutti in concorrenza con gli Stati Uniti, con la Cina, con il Messico, con il Bangladesh .... Perché competitività non si raggiunge con un sistema tipo: beggar-thy-neighbor (1), ossia non si fa rubando il lavoro al vicino. Ahimè, il " malato d'Europa" rinvigorito, la Germania, non è riuscita a sopravvivere solo tagliando il costo del lavoro. A € 31 per ora, era più alto della media europea del 32%, anche se dell'11% più basso di quello francese. Nel settore manifatturiero era ancora peggio: il costo del lavoro della Germania, a € 35,20 per ora, era superiore alla media europea del 47% , ma sempre più basso del 3% rispetto alla Francia. Produttività, infrastrutture, costo dei trasporti, corruzione, formazione e istruzione, ecc. tutto rientra in questa equazione. - Il costo del lavoro non è l'unico fattore. Malgrado ciò i lavoratori tedeschi sono stati colpiti duramente: tra il 2001 e il 2010, il costo del lavoro è cresciuto solo del 16%, meno del tasso di inflazione, mentre in Francia, ad esempio, è cresciuto del 35%, e nei Paesi del Sud Europa è cresciuto ancora di più. Nel 2011 e 2012, il costo del lavoro in Germania ha ricominciato a prendere vigore, ed è salito del 5,9%, come è successo anche in Francia dove è cresciuto del al 5,4% .

Gran parte del denaro speso, però, è stato assorbito dai costi dei contributi sociali, delle pensioni, ecc. Se riportiamo in un grafico tutti i costi che deve affrontare un datore di lavoro, per ogni cento euro di stipendio lordo pagato, c’è di che restare senza fiato ! Quindi, un lavoratore medio in Svezia, che guadagna € 100 per un certo numero di ore di retribuzione lorda, costa al suo datore di lavoro un supplemento di € 51, con un costo totale di € 151. A Malta un lavoratore dovrebbe lavorare circa il triplo (in tempo) per la stessa paga, e in questo caso al datore di lavoro costerebbe solo un supplemento di € 10, in totale € 110. In Bulgaria si dovrebbe lavorare circa 15 volte (in tempo) per la stessa paga e il tutto costerebbe al datore di lavoro un supplemento di € 18, in totale € 118. - Bella sfida riuscire a trovare una soluzione. Con l’andar del tempo, la "competitività" affossa le classi medie e quelle basse, in alcuni Paesi "ricchi"- è già successo negli Stati Uniti e in Germania, per anni - e contemporaneamente gonfia la classe media di altri Paesi, mentre le classi più ricche di tutti i Paesi diventano immensamente più ricche. Per molta gente, non c’è più speranza nel futuro. L'Italia ha Beppe Grillo, ma con i Governi europei che annaspano per la crisi nella quale si sono invischiati da soli, e la debacle dell'euro, stiamo cadendo in una farsa tragicomica, tanto da dover chiedere chi siano i veri clown - soprattutto in Spagna, dove i Ministri si ingozzano con le spese pubbliche, e si lasciano dietro una scia di prove tanto evidenti che nemmeno i media mainstream possono più nascondere. Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di Bosque Primario

(1) Intervento di politica economica, che produce benefici unicamente al Paese che lo adotta e danni agli altri («politica del rubamazzo»). Un esempio tipico è costituito da una manovra di svalutazione competitiva posta in essere da uno Stato, con l’obiettivo di guadagnare quote di mercato internazionale a scapito dei propri partner commerciali. www.treccani.it


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Un’opera di Rino Graziani: “la Resurrezione”

Nel cimitero di Voltana. Superato l’ingresso “nuovo”, subito a destra e seguendo muro di cinta.

Quando l'opera è di un voltanese all'onore si unisce l'emozione. Infatti, alla gratitudine per il dono, si somma la commozione per l'affetto dimostrato da chi, lontano - divenuto artista rinomato ed affermato - non ha, però, dimenticato le origini, né tagliato ogni legame con il suo primo paese e la sua gente. L'omaggio fatto a Voltana, dallo scultore e ceramista Rino Graziani, è una composizione di medie dimensioni (siamo sui due metri per due) concepita per restare all'aperto. La prima cosa da fare, quando si vede un'opera d'arte è, ovviamente, guardarla e osservarla attentamente. Un'opera d'arte non è una pubblicazione, ma sia per questa sia per quella valgono gli stessi principi. Tutta l'arte è elevazione, elevazione del gusto, della sensibilità, dello spirito. Tutta l'arte parla, narra qualche cosa, trasmette un messaggio. I soggetti di Rino Graziani sono ben comprensibili e facilmente intelleggibili. Certo, come in tutte le cose, occorre un attimo di attenzione. Se non fosse richiesto un piccolissimo sforzo, non ci sarebbe elevazione, affinamento e il livello sarebbe quello iniziale; nessun impegno, quindi, tutto come prima. Non così per i lavori di Rino Graziani. Già il posto chiesto e scelto dall'artista fornisce qualche indizio e suggerimento. La collocazione, in

verità non dell'artista, poteva essere diversa (il bassorilievo, infatti, guarda in pieno il sorgere del sole, mentre sarebbe stato meglio godibile se rivolto a mezzogiorno), inoltre la vista del muro di cinta, subito dietro, non è certo felice. Fortunatamente, quando l'opera è eccellente, figura sempre ed ovunque. La composizione consta di due parti: una lastra (o monolite) di cemento lavorato nello spessore superficiale, poggiante su un basamento che non è solo supporto, ma parte dell'opera medesima, talché si completa in una colonnina appendice. L'insieme raffigura una "Resurrezione", lo si evince, nitidamente, dai molti elementi. Da notare che, tra i soggetti sacri, la "Resurrezione" è pochissimo affollata. Tutti ricordiamo Annunciazioni, Natività, Ultime Cene, Crocifissioni celebri, di artisti universalmente famosi. Poco frequentata, invece, la "Resurrezione". Soprattutto in scultura ed, in particolare, in tempi recenti. Queste considerazioni, evidentemente, non hanno spaventato o scoraggiato Rino Graziani. Cosa "vede" l'osservatore che si improvvisa critico d'arte? E da dove iniziarne l'esposizione? La comprensione è illuminazione e, infatti, bene rappresenta quanto accade alla mente la "lampadina" dei fumetti.

di Mario Paganini

Improvvisamente capiamo, scopriamo ciò che non si conosceva, dominiamo il tutto. Quel monolite di cemento colpisce, non fosse altro perché, ai più, di opere scultoree, in cemento, non è capitato di vederne molte. Immaginabili le difficoltà tecniche. Come l'argilla il cemento si modella facilmente, ma, a differenza dell'argilla, il cemento tende a modificare la forma, assestandosi e livellandosi in piano. Si colgono, immediatamente, alcune raffigurazioni: un globo in basso, una croce (sullo sfondo a destra ed in alto), un uomo crocefisso (con la testa in una posizione strana), il tratteggio, ridotto all'essenziale, di linee curve e piccoli motivi. Necessariamente meno evidenti le modifiche di livello adottate per dare luce, movimento plastico e vita all'opera. Quell'uomo, con le braccia in croce - eppure ben staccato dalla croce- , quel volto silenzioso, dai lineamenti distesi e regali, che ispira sentimenti soffusi, è il Cristo. Non può essere altri che Lui. È l'Uomo della Sindone, non ha i segni del supplizio, ma quelli della regalità sul mondo che Lui sovrasta. Dall'alto, ma non da sopra; non si coglie, infatti, nessun senso di superiorità. Lui è lì, con gli occhi chiusi; forse non sono chiusi, ha le palpebre abbassate per poterci guardare e seguire. Ha le palpebre abbassate, ma certamente non è morto. Se fosse morto Rino Graziani l'avrebbe ideato con il capo in una posizione diversa, reclinata e, comunque, ben in mezzo alle spalle. Sotto il mondo, un globo chiuso nelle sue geometrie, nei suoi meridiani e paralleli. E' un mondo a noi tanto familiare. Sovente freddo, razionale, duro, meccanico, grigio (tanto simile a quel cemento in cui è plasmato). E sopra - discreto, ma ben presente - si staglia quel volto, che ci rassicura, che ci dice che Lui è lì e ci ama per quello che siamo. Incise nel globo ci sono 14 tacche: le stazioni della via crucis sono 14. Uno scarno efficacissimo lavoro di linee curve dona armonia e movimento plastico all'opera. Raramente pochi essenziali tratteggi e piccole figure possono dona- ( Segue a pag. 5 )


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Papa Fra ncesco e la Pa squa delle per if er ie Le prime due settimane di papa Francesco hanno coinciso con un visibile e innegabile ricentramento della persona del successore di Papa Benedetto e dei segnali che vengono da Roma: dal potere al servizio, dalla corte alle periferie. Non è una scelta mediatica, ma il semplice trarre le conseguenze dalla scelta teologica di tradurre la centralità del Vangelo e di Gesù Cristo in un modello di vescovo e di chiesa. Alcuni elementi erano già emersi nei primissimi giorni: la scelta di farsi benedire dal popolo della chiesa locale di Roma; l’enfasi sul suo ministero di “vescovo di Roma” più che di Papa; le parole sulla povertà della Chiesa e della Chiesa per i poveri; lo stile di vita essenziale; la lavanda dei piedi in un carcere minorile (e a una donna, per la prima volta); il genere letterario usato dalla predicazione, con il ricorso ad elementi autobiografici e uno stile esortativo più che definitorio e definitivo. Con le parole pronunciate nell’omelia per la messa del Giovedì santo – momento fondativo per la teologia del ministero della chiesa – Papa Francesco ha esplicitato mag-

giormente la sua concezione di chiesa e di servizio al “Vangelo delle periferie”: «Quando il Vangelo che predichiamo giunge alla sua vita quotidiana, quando scende fino ai bordi della realtà, quando illumina le situazioni limite, “le periferie” dove il popolo fedele è più esposto all’invasione di quanti vogliono saccheggiare la sua fede». Il Papa non europeo, venuto «quasi dalla fine del mondo» (come lui stesso si definì presentandosi in piazza San Pietro la sera del 13 marzo), spinge la chiesa e in particolare i preti e vescovi a «uscire a sperimentare la nostra unzione, il suo potere e la sua efficacia redentrice: nelle “periferie” dove c’è sofferenza, c’è sangue versato, c’è cecità che desidera vedere, ci sono prigionieri di tanti cattivi padroni». In questa omelia del Giovedì santo c’è una profonda intelligenza dei meccanismi di Chiesa che vanno al di là di un preconcetto di istituzione ecclesiastica come distributrice di sacramenti. Fra nc esco non crede nel «sacerdote che esce poco da sé, che unge poco – non dico “niente” perché, grazie a Dio, la gente ci ruba l’unzione». La grazia sfugge

re una così ampia ricchezza di sensazioni. È il lenzuolo del Risorto, traccia e testimonianza tra quell'Uomo e la Terra, collegamento e promessa di quell'Uomo agli uomini. E' la pietra che rotola via dalla tomba, mentre una lampo di luce, un vento impetuoso, una esplosione di energia squassa l'area circostante. E' il frantumarsi delle certezze, della razionalità di fronte ad un evento unico e straordinario. Le geometrie semplici del globo sfumano e si dissolvono in un universo di cose più grandi di quanto sia dato comprendere alla mente umana. La Terra è chiaramente raffigurata, il resto dell'opera non ha ... sponde, rimane aperto e senza cornice : la metà inferiore così semplice, terrena, umana in contrapposizione con la metà superiore così ricca di piccole concavità e convessità. Il microcosmo umano con le sue certezze si confronta con l'universo, con l'infinito, con l'eterno. Ci si ritrova stupiti e sconcertati,

tanto simili ai tollerantissimi Greci che, incontrando San Paolo, sentito da questi narrare l'Evento, se ne andarono scuotendo la testa. " Il tuo Dio è potentissimo, come lo sono i nostri dei. Il tuo Dio si è fatto uomo, anche qualcuno dei nostri. Ma tu dici che ha accettato una vita angusta, sopportato un martirio ingiusto, poi è morto e 40 ore dopo è resuscitato. È inconcepibile!" Anche le menti più aperte e tolleranti reagiscono, insorgendo, alla notizia di questo evento. Eppure... Il basamento, in mattoni, fa parte dell'opera. Non è un elemento decorativo o funzionale, è parte dell'opera medesima. Quelle semplici nude pietre richiamano la nudità della terra, elemento inerte, che fa da sottofondo, da testimone silente, da supporto necessario. È la terra calpestata dal Cristo e dagli uomini del suo tempo. È la terra come sepolcro. Anche nel basamento qualche cosa di nitido ed eloquente : 14 mattoni

( Segue da pag. 4 )

di Mass imo Faggioli

sempre al controllo della Chiesa; una Chiesa che non va nelle periferie, offre un modello di ministero che rende i «preti tristi, e trasformati in una sorta di collezionisti di antichità oppure di novità, invece di essere pastori con “l’odore delle pecore”» Se con Papa Benedetto XVI erano chiari i contorni “politici” del messaggio e delle sue platee (fuori e dentro la Chiesa), un “cattolico sociale”, come padre Bergoglio, ripropone l’essenza di una teologia indigesta sia alla cultura economica neo-liberale, in cui tutti sarebbero manager di se stessi, sia ad un progressivismo che fatica ad accettare le istanze etiche della morale cattolica come parte integrante dell’idea di “bene comune”, sia ad un cattolicesimo imborghesito (nelle gerarchie episcopali molto più che alla base) che vorrebbe fare di Gesù Cristo un moralista benpensante. […] La Chiesa vive in un mondo in cui si suppone che tutti, tramite Internet, siano ormai al centro, in linea, collegati, liberi e padroni di se stessi. Non è così e la chiesa cattolica lo sa, forse meglio di tutti. Sintesi dell’articolo di Massimo Faggioli pubblicato su Europa e disponibile nel sito www.c3dem.it

posti in modo particolare. All'inizio sono una scala. Le nove stazioni, dall'inizio della passione alle tre ore di agonia. Poi la veloce ascesa, con in evidenza la dodicesima stazione (la ferita al costato, Gesù è già morto) e la quattordicesima (Gesù morto come uomo è risorto come Dio) . Quel mattone finale è, però, giusto a metà di una colonnina. Chi osserva percepisce immediatamente la difficoltà. Fino a quel punto i mattoni sono stati una ... scalinata. Fino a quel mattone finale, seguire l'evento è stato facile, interessante, suggestivo. Dopo quella pietra nessun appiglio. Per salire occorre un balzo : la Fede. Credere in quell'evento. Anzi, la Resurrezione è l'Evento per eccellenza. La Resurrezione è, sempre e per tutti, il segno della più grande speranza. A Voltana, grazie a Rino Graziani, una opportunità in più c'è. Mario Paganini


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Pellegrinaggio in Terra Santa. 14 - 21 marzo 2013 Gerusalemme. Basilica del Santo Sepolcro

Sulle rive del fiume Giordano

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Terra Santa 2013. Appunti di ...pellegrinaggio Un pellegrinaggio è cosa diversa da un viaggio, ma in entrambi i casi ci si cala in una realtà diversa con la possibilità di esperienze forti, di emozioni profonde, di considerazioni inattese. Visitando la Terra Santa (così si evita di usare la parola “Israele” o la parola “Palestina”) la prima cosa che colpisce e stupisce è la verosimiglianza nel paesaggio con quello descritto nei Vangeli. Lo “sviluppo” e la “crescita demografica” hanno modificato l’ambiante, ma molto è rimasto come duemila anni fa, sia lungo le rive del fiume Giordano, del lago di Galilea, del Mar Morto, sia nelle frequenti zone desertiche o nelle oasi. Nonostante le molte distruzioni abbondano, poi, i siti archeologici, ottimamente restaurati. E nonostante le profonde divisioni religiose i molti luoghi di culto - spesso con un … inizio comune, molto addietro nel tempo datato - sono visitabili senza particolari formalità. Per me è stata una esperienza straordinaria. Sto ancora organizzando le emozioni. Sono rimasto sorpreso da quanto possa offrire la Terra Santa all’uomo di oggi. Cercando di fare un po’ di ordine, in primo luogo, mi sono sentito come “il giovane ricco” della parabola. Per l’anagrafe non sono giovane ed ho un reddito normale. Ma, come tanti, coltivo l’illusione di restare giovane e cerco di non dissipare il benessere (ossia la ricchezza) di cui godo. Ma quei luoghi portano ad interrogarsi sulla vita che si sta conducendo. Ci si rende conto di essere dei privilegiati, di vivere nel benessere e questo è un grosso aiuto, ma non sempre è sufficiente per sentirsi felici e neppure sereni. Stiamo sempre in apprensione, timorosi di perdere “la roba” che abbiamo. Se non una umanità “sazia e disperata”, di certo più si è lontani dal messaggio evangelico e più si è affini al giovane ricco, in una parola si è “tristi”. L’indecisione o il rifiuto di un profondo cambiamento nello stile di vita sono un impegno forte, tanto da sembrare impossibile. Un’altra considerazione? L’ingratitudine! Ciascuno di noi se dona qualche cosa si attende un gesto di riconoscenza od almeno la parola “grazie”. Possiamo usare la parola sorte o destino oppure Provvidenza.

Tutto attorno a noi evolve e cambia. La quotidiana esperienza ci fa, poi, toccare con mano il grado di complessità della realtà. Il nostro microcosmo è affollato di apparecchi ed utensili che si guastano, di una apparato burocratico farraginoso, di cose che non vanno come dovrebbero. Eppure siamo, invece, fermamente convinti che il nostro macrocosmo sia esente da mancanze, difetti, errori. L’uomo di oggi è un privilegiato. Noi Occidentali, in particolare, nonostante tutte le crisi, viviamo in una condizione invidiabile e senza precedenti. Di chi è il … merito? Della nostra intelligenza, lungimiranza e bontà d’animo? Oppure del libero mercato e dei suoi avvincenti meccanismi regolatori? Oppure può dipendere anche da qualche cosa al di fuori di noi? Qualche cosa che stentiamo a percepire e che assolutamente non vogliamo riconoscere? Molto meglio occupare la posizione del creditore, soprattutto misconoscendo possibili posizioni debitorie! Tutto è nella logica delle cose e non c’è nessuno a cui dobbiamo un “grazie!” Eppure sappiamo che non è vero… Le azioni di Pilato e di Giuda sono note. Il pagano Pilato resta colpito dal Cristo. La sua “pietas”, calibrata a sostegno dei cittadini di Roma, prosegue ed accoglie un Nazareno. Pilato (e sua moglie) percepiscono, intuiscono un qualche cosa di nuovo e di profondamente diverso. Poi in Pilato prevale la realpolitik e non salva un innocente. Giuda è il precursore, il prototipo del cristiano infedele. È l’intellettuale di oggi che crede di possedere una conoscenza universale, in forza della quale aspira ad incarichi onorifici ed a riconoscimenti

di Mario Paganini

economici. Il suo raziocinio è la misura di tutte le cose. Intuisce i cambiamenti nell’aria (la casta dei sacerdoti ha già deciso che “perisca un giusto per il popolo, piuttosto che tutta una nazione” con tutte le sue gerarchie, riti e costumi) e cerca un proprio ruolo, un proprio tornaconto. Quei “trenta denari” potrebbero essere un acconto su futuri incarichi. E non esita a tradire, per di più con un bacio. Giuda con un ultimo pensiero dimostra di non aver ancora compreso quanto possa perdonare ed amare Dio e di quanto inadeguata possano essere la volontà e l’intelligenza dell’uomo. Un suicidio, reso terribile dalle circostanze, dimostra la sua poca fede e l’incapacità di Giuda di stare nella Storia o, con altre parole, la sua voglia di sottrarsi, di fuggire da una realtà che lui non è riuscito come pure credeva a manipolare, a governare. Sento che un simile pellegrinaggio (guidato da Mons. Verucchi e fatto insieme a tante persone amiche) mi ha un poco cambiato e rinnovato nella fede. Temo, però, di essere anche un poco Pilato ed un poco Giuda. Infatti non ho ancora il coraggio di annunciare con serenità che veramente Cristo è risorto. Così come non sono sicuro di vivere e testimoniare sempre la mia fede, tanto da poterne essere esempio. Però con l’aiuto della Provvidenza e, magari, di un secondo pellegrinaggio in Terra Santa …

info: mariopaganini@gmail.com

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Per non perdere di vista il senso generale della vita...

Un professore stava davanti alla sua classe di filosofia e aveva davanti a lui alcuni oggetti. Quando la lezione cominciò, senza dire una parola, prese un grosso barattolo di maionese vuoto e lo iniziò a riempire di palle da golf. Quindi egli chie-

se agli studenti se il barattolo fosse pieno. Ed essi hanno convenuto che lo era. Allora il professore prese una scatola di sassolini, e li versò nel vaso. Lo scosse leggermente. I ciottoli rotolarono negli spazi vuoti tra le palle da golf. Chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno. Essi dissero che lo era. Il professore prese una scatola di sabbia e la versò dentro il vasetto. Naturalmente, la sabbia si sparse ovunque all'interno. Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno. Gli studenti risposero con un unanime “ Sì ! ”. Il professore estrasse quindi due birre da sotto il tavolo e versò l'intero contenuto nel barattolo, effettivamente si riempirono gli spazi vuoti. Gli studenti iniziarono a ridere.

Immagine trovata su Internet e segnalata da Paola

'Ora', disse il professore non appena svanirono le risate 'Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita. Le palle da golf sono le cose importanti - la vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, i vostri amici e le vostre passioni preferite - e se tutto il resto andasse perduto e solo queste rimanessero, la vostra vita sarebbe ancora piena. I sassolini sono le altre cose che contano, come il lavoro, la casa, la macchina.. La sabbia è tutto il resto - le piccole cose. Se mettete la sabbia nel barattolo per prima,' ha continuato, 'non c'è spazio per i sassolini e per le palline da golf. Lo stesso vale per la vita. Se utilizziamo tutto il nostro tempo ed energia per le piccole cose, non avrete mai spazio per le cose che sono importanti per voi. Fai attenzione alle cose che sono cruciali per la tua felicità. Trascorrere del tempo con i vostri bambini. Trascorrere del tempo con i tuoi genitori. Visita i nonni. Prendete il vostro coniuge a portatelo a cena fuori. Gioca un altro 18 anni. Ci sarà sempre tempo per pulire la casa e falciare il prato. Prenditi cura delle palle da golf prima - le cose che veramente contano. Stabilisci le tue priorità. Il resto è solo sabbia. Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse la birra. Il professore sorrise e disse: “Sono contento che tu lo abbia chiesto. Le birre dimostrano che non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita, c'è sempre spazio per un paio di birre con un amico!”

“Chi ha detto che in Parlamenti ci sono delle *** è stato licenziato dall’incarico di Assessore Regionale. Invece chi in Parlamento le *** Frase trovata su Internet, attribuita a le ha fatte eleggere è considerato Robertro Benigni e segnalata da Monica uno Statista ” Fatti e gente di Voltana e dintorni “Dante ha avuto un processo ed è stato 20 anni in esilio. … Berlusconi: Frase trovata su Internet, attribuita a 200 processi e 20 anni Presidente Maurizio Crozza e segnalata da Monica del Consiglio!”

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