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Informazione, propaganda, e cori da stadio. di Mario Paganini

I ristoranti sono pieni. Anche la mensa della Caritas di Roma (foto) è affollata.

Forse è colpa della lingua italiana. Forse è colpa degli usi e dei costumi del popolo italiano. Di certo noi italiani siamo passionali, tifosi, partigiani, compari e complici. E, naturalmente, sempre propensi o a fare festa oppure a scatenare una rissa. È facilissimo, per un politico, toccare le corde sensibili del “suo” popolo e trasformare un confronto in un (inutile) scontro verbale e, talvolta, non solo verbale. Le parole sono un veicolo fumoso per sofismi audaci, funambolismi logici e contorsionismi razionali. Il resto lo hanno prodotto quaranta

anni di mass-media e di diseducazione sportiva. Pomeriggi interi a discutere sui “se” e sui “ma”. Notti intere per professare la propria fede senza voler vedere o voler ascoltare le immagini della moviola o comprendere le parole altrui. È una recita che diventa spesso una farsa e quando si trasferisce ad altri settori assume le connotazioni della tragedia. Fare e dare una informazione “oggettiva” è cosa ardua. In Italia, poi, può essere impossibile. C’è un problema a monte e c’è pure un problema a valle. Chi ha la “proprietà” dei mass-media li vuole asserviti, docili, disciplinati, ubbidienti. Mentre chi fruisce del servizio vuole un media sempre più mediocre. Non deve richiedere intelligenza, ma è sufficiente che assecondi altre pulsioni, curiosità, pruriti o morbose tensioni. C’è poco da aggiungere al gioco perverso della privacy da una parte ed alle cronache mondane colme di particolari piccanti sulla vita di V.I.P. , cantanti, sportivi, businessman, ecc. Non parliamo, poi, del gradimento

Gli italiani non sono al ristorante, sono ad acquistare l’ultimo gadget hi tech !

che dal Italia commissariata an diamo i FMI, dopo la Bce. Atten le per caschi blu Onu. Non ma doveva il Paese che dalla crisi ri" ! uscirne "meglio di alt

La vignetta è di Giannelli . Pubblicata sul Corriere della Sera del 05/11/2011 e nel sito www.corriere.it/

(audience) per la cronaca nera, per quella giudiziaria e per i raccapriccianti aspetti della criminalità comune ed organizzata. Veniamo ai nostri giorni. La domanda è chiara e semplice: “secondo te, negli ultimi dieci anni, le cose sono andate migliorando oppure sono andate peggiorando ?” Eppure è difficilissimo ottenere una risposta. Una decina di parole dovrebbero essere sufficienti. Invece non è così. Una gran parte degli intervistati “percepisce” un secondo fine e scatta in difesa della “squadra del cuore”. E, spesso, la miglior difesa è l’attacco. La realtà, allora, viene distorta, manipolata. Scattano i pregiudizi. La risposta si fa “furba” e/o “faziosa”. In funzione della “squadra” di riferimento avremo, allora, o persone che affermano non ci sia assolutamente un periodo di crisi, anzi - a loro dire - il benessere è certo e per tutti, oppure troveremo persone convinte che tutto il Paese sia allo stremo, anzi alla fame ! Io penso che, in Italia, la tendenza sia stata al peggioramento e che l’assenza di interventi politici (si è lasciato tutto alle presunte capacità e qualità del libero mercato) stia aggravando la situazione. Poi la propaganda delle opposte fazioni darà, ai tanti attori di un logoro teatrino politico, l’occasione per recitare un ruolo. Resto, però, convinto che, nell’insieme, l’opposizione sia molto migliore di chi ora ci governa.

serati QuatUna sola delle 19 Ma l Ministero troporte, comprate da lla versione della Difesa, costa ne dell'intebase 22.361 euro in più all'Accadero stanziamento dato l’anno 2011. mia della Crusca per


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L’Italia appesa a un filo sull’orlo del precipizio L’Italia è appesa a un filo. Pronto a spezzarsi da un momento all’altro. Alla gravità del momento non corrisponde la coesione nazionale. Prevale la logica dell’interesse di parte. O, peggio, personale. Litigiosi e irresponsabili i politici non hanno a cuore il “bene comune”. Che non è la somma dei beni individuali. Ma il “pavimento etico” che ci unisce. E su cui si fonda la nazione. Da una parte e dall’altra, si cerca quel che conviene. Non ciò che serve al Paese. Con bizantinismi e alchimie elettorali di cui siamo maestri nel mondo. Ma i risultati sono disastrosi per i cittadini. Indignati per una classe politica arrogante, che pensa solo a salvare sé stessa. Con annessi benefici e privilegi. Da più parti, per il bene dell’Italia e dell’Europa, si richiede “un passo indietro”. E lo si invoca anche “nel nome di Dio”. Ma la drammatica strategia della sopravvivenza antepone gli interessi personali a quelli nazionali. Ci resta solo la faccia feroce dell’immobilismo: Poca cosa per combattere la crisi. Il Paese è prigioniero di una sorta di tirannia dell’individuo. Anche i disperati tentativi del Capo dello Stato non riescono a spronare la classe politica a muoversi compatta. Per tirare fuori l’Italia dalle secche. Eppure, il precipizio è drammaticamente vicino. Da padri fondatori dell’Europa, siamo oggi considerati “a rischio” per l’Unione. Messi ai margini. Vigilati speciali. La nostra sovranità sotto osservazione. E le scelte dei governanti certificate dall’estero. Situazione imbarazzante. Umiliante. Non c’è fiducia nei nostri confronti. Considerati alla stregua di “venditori di fumo”. Con programmi improvvisati in frenetici incontri notturni. Dopo anni trascorsi a “temporeggiare”, più che a governare. Per nascondere la gravità della crisi. E spargere facile ottimismo. A piene mani. Illudendo la gente su cambiamenti epocali. Promesse mai mantenute. Nonostante la

“propaganda” voglia convincerci diversamente. Qualche giorno fa, una ventenne di nome Silvia, nostra lettrice, ci ha mandato una fotografia con delle mollette rosse, bianche e verdi su un filo e con questo titolo: “Il Paese appeso a un filo”. “Ecco l’Italia di oggi”, ha scritto, “dove i giovani come me non sanno cosa aspettarsi domani”. È vero. La politica neanche considera questi ragazzi, cui stiamo rubando il futuro. Non li ascolta. Non sente il loro disperato grido d’aiuto. È solo pronta, a ogni accenno di manifestazione, a sbarrare loro il passo coi blindati. O a spegnere la voce coi manganelli. Eppure, sono il nostro futuro. Il bene più prezioso della nazione. L’Italia annaspa e muore. Come il territorio che frana ad ogni pioggia. Metafora di un Paese alla deriva. Con una classe dirigente non all’altezza. “La differenza tra un politico e uno statista”, diceva De Gasperi, “sta nel fatto che il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista alle prossime generazioniOgnuno tiri le somme. Primopiano da Famiglia Cristiana n.46/2011

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UN “HANDICAP” DI NOME BERLUSCONI L'Italia "è un paese benestante", i "consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni, sugli aerei a fatica si trovano posti" e anche le mete delle vacanze "sono piene". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso della conferenza stampa organizzata al termine del G20 di Cannes. "Se andate in Italia non vi accorgerete che il Paese sente qualcosa che possa assomigliare a una grande crisi", ha detto. Questo perché "siamo un'economia forte, la terza d'Europa e la settima del mondo, la vita in Italia è quella di un paese benestante". Ma si rende conto di quello che dice e di quali siano le probabili reazioni o conseguenze ? Perché i tedeschi dovrebbero fare dei sacrifici a favore degli italiani ? Se le cose stanno come afferma Mr. Berlusconi, ebbene: che le cicale italiane si arrangino! Anzi, meglio ancora: che gli italiani paghino spread sempre più alti, considerato che possono permetterseli !

L’ espirit de finesse ha un nome: Berlusconi. Nel 2009 a Porta a Porta, Berlusconi si rivolse così al presidente del Pd Rosy Bindi: "Lei è più bella che intelligente" . Un insulto che ha fatto scuola !

Le due vignette sono di Giannelli Dal Corriere della Sera di venerdì 11 novembre 2011 sx e di sabato 15 ottobre 2011 dx


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Un intervento in Iran? A chi giova? Quali gli sviluppi e le conseguenze. Il Guardian di Londra e il New York Times ipotizzano nei prossimi mesi un attacco all'Iran da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna. Si prevedono intensi bombardamenti aerei, il lancio dalle portaerei di missili Tomahawk, che colpiscono un obiettivo nel raggio di 1.287 km, e gruppi di intervento sul territorio. La Gran Bretagna avrebbe già dato disponibilità di una base nell'Oceano Indiano. L'urgenza dell'attacco sarebbe dovuta al fatto che l'Iran renderà presto impossibile distruggere i siti nucleari, trasferiti in bunker fortificati. Il programma nucleare iraniano aveva subito un forte rallentamento dopo il cyber attacco via Rete effettuato sulle macchine presenti nei suoi laboratori dal virus Stuxnet, attribuito a Israele e agli Stati Uniti. Metà delle centrifughe fu messa fuori uso, ma, dopo l'identificazione del virus, il programma è ripreso a pieno ritmo. L'Iran dispone di uranio arricchito sufficiente per realizzare quattro bombe nucleari. Nessuna delegazione internazionale ha però dimostrato che Teheran abbia altri scopi per il nucleare che non siano civili. Gli Stati Uniti stanno stringendo i loro rapporti militari con i governi "amici" nella regione: Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi, Oman, Kuwait e Qatar.

Un attacco all'Iran equivale a una dichiarazione di guerra alla Cina che questa volta non rimarrebbe indifferente come in Libia, con cui aveva preso accordi per il petrolio. Nel 2007 il post "Petrolio e terrorismo" del blog riportava: "Chi controlla il Golfo Persico, dove sarà estratto il 30% dell’intero fabbisogno mondiale, controlla l’energia e chi controlla l’energia controlla il pianeta. La richiesta crescente di energia (la sola Cina passerà dagli attuali 7 milioni di barili al giorno a 16, 5 milioni nel 2030) coinciderà con la concentrazione dell'estrazione di petrolio nel Golfo Persico." L'attacco all'I-

ran, per molti osservatori, può essere la premessa alla Terza Guerra Mondiale. La Cina, grazie a un accordo con Islamabad, è presente dal 2011 nella base militare pakistana di Gwadar che si aggiunge alle basi nell'Oceano Indiano in Bangladesh, Birmania e Sri Lanka. Gwadar permette alla Cina di presidiare le rotte del Golfo Persico percorse dalle sue petroliere. Sia la Cina che il Pakistan sono potenze nucleari. Attaccare l'Iran è come gettare un fiammifero in un pozzo di petrolio. Dio non gioca a dadi, ma Obama forse sì. Con la nostra pelle. dal sito www.beppegrillo.it

La megliocrazia di Massimo Gramellini

Mai come in queste drammatiche ore ci sentiamo di dar ragione all’economista Luigi Zingales quando dice che l’Italia è una peggiocrazia, il governo dei peggiori. La prevalenza del cretino, o comunque del mediocre, raggiunge la sua apoteosi in quella caricatura di democrazia che è diventata la nostra democrazia. Oggi qualsiasi persona di buonsenso, di destra o di sinistra, riconosce che questa politica svilita dai clown e dalle caste dovrebbe affidarsi ai seri e ai competenti. Figure alla Mario Monti, per intenderci. E ce ne sono tante. Ma qualsiasi perAzione politica e condotta personale. sona di buonsenso sa anche che, se i Mario Monti si presentassero alle Morale pubblica e morale privata. elezioni, le perderebbero. Perché Quale “banda” appoggiare ? non sono istrionici né seducenti. Non c’è dubbio che non bisogna Verrebbero surclassati da chi conoavere remore contro nessuna sce l’arte della promessa facile e “banda”. Nel nome della coerenza evangelica. Noi non abbiamo scelto una parte contro l’altra. Non ci riguarda né ci interessa. Abbiamo Oggi, la tua quota di debito pubscelto di seguire il Vangelo e la dot- blico è pari a 32 mila euro (per la trina sociale della Chiesa. Senza precisione: alcune decine di euro in pregiudizi o interessi da difendere. più). Mi dispiace solo quando ci attribuiMa che cosa hai fatto per accumuscono schieramenti che non ci aplare così tanti debiti? partengono. Come se la difesa Che cosa hai acquistato? dell’etica privata e pubblica fosse Qual è stato il tuo tenore di vita? in alternativa all’etica della vita. Come hai fatto ha consumare e/o Non abbiamo mai ceduto a questa sprecare così tanto e/o così alla separazione. Il Vangelo non grande? l’abbiamo mai fatto a pezzettini. Oppure ti stai facendo fregare ... così Famiglia Cristiana del 29 ott. 2011

Voci dal Web ...

dello slogan accattivante, in quanto una parte non piccola degli elettori è così immatura da privilegiare i peggiori: per ignoranza, corruzione, menefreghismo. Dirò una cosa aristocratica solo in apparenza. Neppure le sacrosante primarie bastano a garantire la selezione dei migliori. Per realizzare una democrazia compiuta occorre avere il coraggio di rimettere in discussione il diritto di voto. Non posso guidare un aeroplano appellandomi al principio di uguaglianza: devo prima superare un esame di volo. Perché quindi il voto, attività non meno affascinante e pericolosa, dovrebbe essere sottratta a un esame preventivo di educazione civica e di conoscenza minima della Costituzione? E adesso lapidatemi pure. al sito www.lastampa.it/

Si discute, ormai quotidianamente, del debito pubblico e del suo enorme peso per l'economia italiana. È una valanga che rotola a valle e che travolge pensioni, diritti acquisiti, posti di lavoro. È una valanga che cancella il futuro di una o due generazioni. Però, non si è ancora discusso sul COME e sul perché questo debito sia stato generato e/o sulla destinazione finale dei 1.900 miliardi accumulati dai vari Governi, da Craxi a Berlusconi. Ma soprattutto nessuno sa CHI ha preso tutti quei soldi e per farne che cosa !


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O la Borsa o la vita dall’Editoriale del numero di ottobre 2011 di Nigrizia La crisi economica attuale come conseguenza dell'obbedienza a dogmi di speculazione e crescita infinita. […] La crisi finanziaria, economica, ecologica e morale, che ha travolto il mondo occidentale, sta portando al crepuscolo i dogmi dominanti in questi anni e ai quali abbiamo obbedito ciecamente. Abbiamo sostenuto un sistema che premia il vizio, il gioco d'azzardo degli speculatori, degli acrobati della finanza, arricchitisi in modo osceno. Ci hanno detto: «Arricchitevi e siate avidi, perché solo così riuscirete a conquistare la felicità in terra». Ci hanno convinto che l'unico modo per lavorare nell'era della globalizzazione era accettare lo sfruttamento, la cancellazione dei diritti. Così, abbiamo sostituito il cittadino con il consumatore, per poi accorgerci che solo a poche sanguisughe è concesso il privilegio di consumare e sperperare in abbondanza. Abbiamo costruito un modello di sviluppo iniquo e socialmente ed ecologicamente insostenibile, quasi fossimo in grado di produrre e consumare all'infinito. E chi per anni ha puntato il dito contro questa verità adulterata è stato battezzato una "Cassandra" da una classe dirigente (politica, economica, intellettuale) senza valori, che non siano quelli quotati in Borsa. Ma il bubbone doveva scoppiare. Per quanto tempo ancora, infatti, si poteva sopportare una struttura sociale in cui un manager guadagna in un mese lo stipendio che un suo dipendente guadagna in 27 anni? Come si può accettare che l'1% della popolazione italiana (per restare a casa nostra) detenga la stessa percentuale di ricchezza che è ripartita fra il 60% della popolazione che è chiamato ogni giorno a tirare la cinghia? A questo 60%, anche oggi, i tecnocrati di Roma stringono forte il cappio al collo per strizzargli le ultime risorse utili a risanare un bilancio pubblico anoressico.

L'ascensore sociale, sul quale ci avevano promesso che tutti saremmo saliti, è in discesa da tempo. Per questo, cresce la sfiducia della popolazione. Aumenta l'insoddisfazione sorda. La ripartizione iniqua dei costi della crisi e dei provvedimenti di austerity rischia di generare forti tensioni sociali. Gli indignados, la cui giornata internazionale di mobilitazione contro il neoliberismo è stata fissata per il 15 ottobre, aumentano di rabbia e di numero. Capiscono che il default - termine dotto per dire fallimento - del paese ricadrebbe principalmente e ancora una volta sulle loro spalle. La soluzione sarebbe un'uscita "dolce" dal capitalismo. Ma, come ha scritto Serge Latouche, il teorico della decrescita, implicherebbe «un cambiamento di civiltà, né più né meno ». Non è possibile in tempi stretti? Si adottino, allora, misure che vadano ad accorciare, non ad allungare, le distanze tra gli ultimi e i primi della società. Gli stessi superricchi si sono accorti che, per continuare a fare affari, serve loro una società intatta e con una buona e stabile coesione. Quindi, meglio tasse più alte per loro, secondo la ricetta del miliardario Buffet, che disordini e moti sociali. Sul tavolo politico italiano ci sono da tempo alcune proposte ragionevoli, come, ad esempio, una tassa sui grandi patrimoni al di sopra del milione di euro; oppure il dimezzamento delle spese militari. Pochi sanno che con il costo di un cacciabombardiere F-35 si potrebbero realizzare 183 asili nido per settanta bimbi ciascuno, stipendi per insegnanti compresi. Ogni giorno consumiamo 80 milioni di euro in spese militari, pari a 500 dollari pro capite l'anno, in base ai dati forniti in un dossier dalla Federazione dei Verdi. E non vale la critica di chi dice che smantellare l'industria militare implicherebbe una perdita dei posti di lavoro. Secondo Gianni Alioti, responsabile Ufficio internazionale Fim-Cisl, «con gli stessi soldi con cui si crea un posto di lavoro

nell'industria militare, se ne creano 10-20 nella green economy o nei settori della microelettronica, dell'automazione industriale, dei mezzi di trasporto. La più importante realtà eolica in Italia - con oltre 700 occupati - controllata dalla danese Vestas, è nata da un progetto di riconversione nel civile di Aeritalia (l'attuale Alenia Aeronautica)». Si può ragionare su questo? Si può ipotizzare che mantenere un livello di welfare decente, prelevando dalle casseforti ancora gonfie, possa essere uno strumento per calmierare un sistema di ineguaglianze, "strutturalmente ingiusto", pronto, altrimenti, a esplodere? Una riflessione di Michele Serra “Dicono tutti che c’è la crisi ma i ristoranti sono pieni” è un classico dell’uomo della strada. Lo dice il tassista, lo dice l’avventore del bar, probabile che lo abbia detto ciascuno di noi in uno di quei momenti di spensierata dabbenaggine che costellano la vita di ogni persona qualunque. Sentire per la prima volta pronunciare quella frase al G20, da un capo di governo, è una svolta storica: vuoi dire che l’uomo della strada, con tutta la sua spensierata dabbenaggine, è arrivato al vertice. Ci ritroviamo dunque a essere governati da uno qualunque, che quando pensa una fesseria qualunque la dice a tutti. Probabile che alcuni italiani ne siano soddisfatti: “che bello, finalmente un pirla come me è al potere, questa sì che è democrazia”. Ma è probabile, anche, che altri italiani, tra i quali mi annovero, ne siano invece desolati. Forse suggestionati da vecchie letture scolastiche (Pericle, per esempio) pensavano che la democrazia fosse una selezione dei migliori. Aperta a tutti, ma destinata a individuare i migliori. Il vecchio concetto di classe dirigente, insomma. Ritrovarsi rappresentati nel mondo da uno che pensa e parla come l’ultimo di noi è un bruciante fallimento. Votare per uno “come noi” significa sprecare il voto e sprecare la democrazia. Vogliamo votare per uno che sia migliore di noi.


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Per un'altra Italia, per un altro mondo, come la pensa DOMENICO FINIGUERRA Sindaco di Cassinetta di Lugagnano Voi che vi riempite la bocca di parole trite e ritrite: “crescita, sviluppo, competitività”. Ripetute come un mantra per nascondere il vuoto delle vostre idee. Dogmi imparati come scolaretti per essere promossi dalle maestrine di Confindustria e dei mercati finanziari. Non avete nessun diritto di piangere! Voi che quando siete seduti sulle comode poltrone a Porta a Porta vi lanciate, l’uno contro l’altro le medesime ricette stantie: “Dobbiamo rilanciare le grandi opere, dobbiamo far ripartire l’edilizia, ci vuole un nuovo piano casa, forse anche un nuovo condono”. Non avete nessun diritto di piangere! Voi che con il fazzoletto verde nel taschino avete chiesto il voto per difendere la pianura padana da invasioni di ogni genere e poi dagli assessorati comunali, provinciali e regionali avete vomitato sulle campagne padane la vostra porzione di metri cubi di cemento, insieme a tutti gli altri. Non avete nessun diritto di piangere! Voi che avete giurato fedeltà alla Costituzione ma poi non ne rispettate l’art. 9: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”, e approvate piani regolatori che hanno come

unico obiettivo quello di svendere il territorio e di fare cassa con gli oneri di urbanizzazione. Non avete nessun diritto di piangere! Voi che, con l’arroganza di chi non ha argomenti, denigrate chiunque si opponga alla vostra furia predatoria di saccheggiatori del territorio. Voi che, con il risolino di chi è sicuro del potere che detiene, ridicolizzate tutti i giorni i comitati, gli ambientalisti, le associazioni, i cittadini, che mettono in guardia dai pericoli e dal dissesto idrogeologico creati dalle vostre previsioni edificatorie. Non avete nessun diritto di piangere! Voi che siete la concausa delle catastrofi alluvionali, dovute alla sigillatura e all’ impermeabilizzazione della terra operate dalle vostre espansioni urbanistiche, dai vostri centri commerciali, dai vostri svincoli autostradali. Voi che avete costruito il vostro consenso grazie alle grandi speculazioni edilizie, ai grandi eventi, alle grandi opere o anche alla sola promessa di realizzarle. Non avete nessun diritto di piangere. Nessun diritto di piangere le dieci vittime dell’ennesima alluvione ligure. Né le vittime di tutte le precedenti catastrofi causate

anche dalla vostra ideologia. Perché voi, iscritti e dirigenti del Partito del Cemento, siete i veri estremisti di questo paese. Siete i veri barbari di questo nostro paese. Siete la vera causa del degrado ambientale, della violenza al paesaggio e dello sprofondamento del paese nel fango. No. Non avete nessun diritto di piangere. E gli italiani dovrebbero cominciare a fischiarvi e cacciarvi dai funerali. E gli italiani dovrebbero smettere di pregare davanti alle vostre altissime gru, totem di un modello di sviluppo decotto e decadente, che prima di collassare, rischia di annientare i beni comuni di questi Paese, di questo pianeta. http://domenicofiniguerra.it

computer L’informatica ed il recata. ... un’occasione sp per lavoDovevano servire stati utilizrare meglio. Sono per lavozati esclusivamente rare di più !

Per chi suona la campana ? Nessun uomo è un'isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l'Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell'umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te. John Donne - Meditation XVII

Per chi suona a morto la campana ? Foss’anche per tua suocera, per il tuo cap’ufficio o per il tuo peggior nemico non gioire ! La sua quota, di oltre 32 mila euro di debito pubblico, dalle sue spalle ora graverà sulle spalle tue e su quelle dei tuoi cari . Per chi suona a festa la campana ? Foss’anche tuo figlio o tuo nipote non gioire ! Quando ti chiederà conto della sua quota, dei 1.900 miliardi complessivi di debito pubblico accumulati dai vari Governi italiani, e tu non avrai una spiegazione o non troverai una giustificazione, non ti resterà che abbassare lo sguardo per la vergogna .


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Un Paese tutto mari e … Monti ! Nella Rete una domanda è proposta con insistenza: “il popolo, cioè i cittadini, debitamente informati sono in grado di partecipare con i tecnici al governo o ritenete che i politici con i tecnici debbano governare il popolo?” Ecco, ad esempio, dal sito http://www.byoblu.com/post/201 1/11/08/Il-Grande-Golpe.aspx […] Sta succedendo qualcosa. Qualcosa che va oltre la crisi economica: sembra più che altro una crisi di sovranità. E non è la questione di lana caprina che tanto sembra preoccupare i nostri editorialisti di punta, ovvero se sia giusto o meno farsi commissariare dalla UE e dall'FMI rinunciando così formalmente e pro-tempore - al possesso delle nostre stesse chiavi di casa. E' qualcosa di più profondo, una trama nella trama che si può provare a spiegare in molti modi diversi, ma che non è prudente lasciare che si dipani mentre l'attenzione generale si concentra su alcuni personaggi e non su altri. Più garbati i mass-media, soprattutto quelli con una proprietà. Tuttavia anche da questi provengono esternazioni senza tante reticenze. Ecco, ad esempio, quanto ha scritto Piergiorgio Odifreddi ( Fonte: http://odifreddi.blogautore.repub blica.it Piergiorgio Odifreddi ) . […] Napolitano ha effettuato la sua prima nomina, continuando nell’ andazzo dei suoi predecessori. Dimenticando che in Italia abbiamo almeno un premio Nobel della letteratura (Dario Fo) e due di fisica (Carlo Rubbia e Riccardo Giacconi), oltre a una medaglia Fields di matematica (Enrico Bombieri) , un intellettuale come Umberto Eco, un architetto come Renzo Piano, un direttore d’ orchestra come Riccardo Muti o un attore come Roberto Benigni, il presidente della Repubblica ha nominato l’economista Mario Monti. L’altissimo merito di quest’ultimo è di essere stato Commissario Europeo con deleghe economiche, dal 1994 al

1999 per nomina del primo governo Berlusconi, e dal 1999 al 2004 per nomina del primo governo D’Alema. Oltre che di essere stato presidente della famigerata Commissione Trilaterale, una specie di massoneria ultraliberista statunitense, europea e nipponica ispirata da David Rockefeller e Henry Kissinger. Ci voleva un ex sedicente comunista dell’area migliorista, per formalizzare attraverso la persona di Monti il ruolo extraparlamentare dell’ economia liberista che sta condizionando l’Europa intera attraverso le politiche della Banca Centrale (oggi presieduta da Mario Draghi, ex collega di Monti come consulente della Goldman Sachs), del Fondo Monetario Internazionale e delle borse. È probabile che la nomina di Monti sia un giochetto da Prima Repubblica, per poter presentare a giorni la sua promozione a primo ministro come “istituzionale”. Quando invece si tratterà di un esautoramento della volontà popolare, visto che Monti avrà anche ricevuto nomine governative e presidenziali, ma certo non è mai stato eletto dagli elettori. Quegli stessi elettori che tutti dicono di ritenere sovrani, ma che nessuno si degna di interpellare per domandar loro come intendano superare la crisi. Se svuotando le proprie tasche, come ha già mal iniziato a fare il governo Berlusconi, e come peggio continuerà a fare il governo Monti. O se invece attingendo ai portafogli delle banche e degli industriali, alla faccia dei Monti, dei Draghi e dei Berlusconi. COMMENTO. O.K. quanto accade non è … entusiasmante, però: finalmente siamo usciti dall’impasse nella quale l’Italia era precipitata; in Italia, di fatto, ci sono stati almeno 17 anni di … libero mercato (o di rinuncia della politica a indirizzare l’economia) con esiti rovinosi; la maggioranza degli Italiani ha subito democraticamente il … fascino di Mr. B e la minoranza non si è opposta con vigore.

info: mariopaganini@gmail.com

La vignetta è di Vauro . Pubblicata su Il Manifesto del 04/11/2011 e nel sito www.ilmanifesto.it/

Radical Chic Per l'anno 2012 a favore di Radio Radicale è stata autorizzata la spesa di 3 milioni di euro. Lo prevede l'ultimo emendamento del relatore al ddl di stabilità, che è stato presentato in commissione Bilancio al Senato e che attende l'approvazione. Insomma, no al finanziamento pubblico ai partiti, ma un chiaro “sì” e “tante grazie” per i rimborsi elettorali, per i finanziamenti alle strutture fiancheggiatrici e per i soldi versati a tutti i prestatori di servizi in generale ed ai partiti in particolare. La coerenza è un vizio e non una virtù. Che diamine, siamo o non siamo in Italia ! Tutti i PDF di Voltana On Line sono disponibili nel sito www.voltanaonline.it , nel sito http://issuu.com/voltanaonline/docs e anche su facebook come foto .

“Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e della libertà si rivelerà effimera, se non nascerà in noi un nuovo senso del dovere.” Aldo Moro


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We are all on the Freedom Flotilla 2 - News “NoamChomski -The mass media is not only harmful, it is a weapon used by the rich to wipe out the minds and visions of their enemy class: us, the people! I mass media non sono soltanto potenti, sono un’arma usata dai ricchi per cancellare le menti e i punti di vista dei loro nemici: noi, la gente!” Sono arrivate le testimonianze di tre dei sei passeggeri delle due barche che hanno tentato di rompere il blocco israeliano di Gaza, rilasciati dopo che erano stati trasferiti alla prigione di Givon, in Israele. Altri 21 sono ancora detenuti e in attesa di essere deportati, probabilmente martedì, quando scadranno le 72 ore previste dalla legge israeliana. Gli attivisti non hanno ancora avuto il permesso di incontrare i loro avvocati né di telefonare ai familiari. Alcuni di loro hanno potuto ricevere la visita dei rispettivi funzionari consolari. Dall’organizzazione della missione arriva l’appello a contattare le istituzioni, le ambasciate israeliane nel proprio Paese e direttamente il centro di detenzione di Givon, telefonando al numero +972-8-978-7531, per chiederne l’immediato rilascio. Le testimonianze dei tre attivisti rilasciati sconfessano le dichiarazioni giunte da parte israeliana sulle precauzioni prese per salvaguardare l’incolumità degli attivisti e riportate, senza alcuna verifica, da tutti i media mainstream. Verifica niente affatto difficile, come risulta evidenwww.voltanaonline.it è un sito in cui ci si confronta su temi e problemi di oggi. Inoltre non rappresenta una testata giornalistica e pertanto non può essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001 Per le opinione espressa in questo sito la responsabilità è del singolo autore. Gli articoli inviati e riprodotti nel sito www.voltanaonline.it e nel PDF sono, di norma, tutti conformi alle 6 licenze Creative Commons.

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te, leggendole. Riportiamo anche l’articolo di Diana Mehta, del Canadian Post, a dimostrazione di quanta “prudenza” usino le grandi testate giornalistiche quando si tratta di mettere in discussione le asserzioni dei Governi di Israele. Nessuna meraviglia, quindi, che Israele continui a dettare legge anche in acque internazionali e su cittadini non sottomessi alla sua giurisdizione. p.s.: nel momento in cui scrivo, Al Jazeera pubblica un articolo in cui riporta le parole di CaseyKauffman, un suo giornalista che era a bordo di "FreedomWaves":"I primi due o tre (del personale della Marina israeliana) che sono saliti a bordo erano molto aggressivi. Sono stati usati i taser e i cannoni ad acqua ma, una volta a bordo hanno capito che c'erano attivisti non violenti e che la barca era sotto il loro controllo. A quel punto, la situazione si è calmata."

(all'interno dell'articolo, il video di un momento dell'abbordaggio)

Marisa Conte per “We are all on the Freedom Flotilla 2” Catturati in acque internazionali sulla via di Gaza: il racconto di una testimone oculare. di Lina Attalah su Al-Masry Al-Youm – edizione inglese del 5 settembre 2011 È stata catturata in mare dalle forze di sicurezza israeliane venerdì, insieme agli altri passeggeri, 27 attivisti e giornalisti da tutto il mondo. È tornata sana e salva in Egitto sabato. Le due barche, una irlandese e una canadese, hanno costituito un tentativo di attirare l'attenzione del mondo sul blocco israeliano imposto a Gaza dal 2007.

Il canadese che ha cercato di infrangere il blocco di Gaza è stato picchiato dai militari, secondo gli organizzatori. http://english.aljazeera.net/news/middl DIANA MEHTA per The Canadian eeast/2011/11/2011115446073214.html Press, 5 novembre 2011

La vignetta è di Giannelli . Pubblicata sul Corriere della Sera del 06/11/2011 e nel sito www.corriere.it/


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ROMA 5 novembre 2011 Piazza S. Giovanni Alla manifestazione del Partito Democratico non potevano mancare dei Voltanesi, qui con Rosy Bindi.

[…] Quando ci guarderemo indietro dopo tutti questi anni, e vorremo capire che cos’è stata l’era che abbiamo attraversato, guarderemo e non vedremo niente, cercheremo e non troveremo niente, ci chiederemo che cosa abbiamo pensato e non avremo pensato niente, vorremo sapere che cosa abbiamo provato e non avremo provato niente, indagheremo l’ origine di questo niente e scopriremo che era niente anch’essa, vorremo toccare con mano e toccheremo niente, finché dovremo ammettere che lì, dove doveva esserci il dono straordinario che ci avevano promesso, non c’è mai stato niente. Alessandro Carrera

ma Non so per i ristoranti, ie ed i zer piz le effettivamente i. ien ap str o son supermercati ti, tut di è n Morale: la crisi no ma di alcuni. graNon per questo è meno le, ua ve, solo che è più diseg complicata e sfuggente. è mePer questo il "che fare" a Mr. ia no ovvio di quanto appa Berlusconi & Co.

Foto di Carlo MONTI

Elena Garberi e Marianna Valenti, attiviste No TAV in carcere dal 9 settembre scorso, nonostante fossero incensurate, sono tornate a casa. Lo ha disposto il Tribunale del Riesame respingendo la richiesta della Procura di Torino di carcerazione.

Nei caveau della Banca d'Italia ci sono circa 2.500 tonnellate di lingotti d'oro che si continuano a rivalutare e il cui valore ha raggiunto i 100 miliardi di euro. Siamo terzi al mondo per depositi. Domanda: "Di chi è

pericoIl mondo è un posto quelli loso, non a causa di a causa che fanno male, ma dare senza di coloro che guar fare niente.

Albert Einstein

l'oro della Banca d'Italia ?"

LAS CH’I DEGA

LASCIA CHE DICANO

I m’à dét “peinsi do volt, t’an fëga e’ quaioun. E pu, ’s’a’t venl in bisaca?” E me invézi, tra murì d’inpì o andér aventi in ẓnöc, a j ò las dezidr a la mi scheina.

Mi hanno detto “pensaci due volte, non fare lo stupido. E poi, cosa ci guadagni?” Ed io invece, tra morire in piedi o andare avanti in ginocchio, ho lasciato decidere alla mia schiena. di Paolo Gagliardi

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Voltana On Line n.38-2011  

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