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Voltana On Line

25 2011

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LA RESA DEI CONTI di Pietro Raitino Proviamo a mettere in fila gli elementi. L'Italia è un Paese vecchio, uno dei più vecchi, dove il peso dell'assistenza e delle pensioni raggiunge vertici internazionali. Dall'altra parte, abbiamo un tasso di disoccupazione sopra la media, che però diventa drammatico se guardiamo alle fasce più giovani della popolazioni. 2 milioni di ragazzi tra i 15 e i 29 anni (due milioni) non studia, non lavora, non cerca lavoro. La mobilità sociale è inesistente, il conflitto generazionale (genitori privilegiati, giovani precari) è alle stelle. Un abisso separa i salari: dai 700 euro di un precario ai 700mila di un top manager. Vige la gerontocrazia, non la me-

Manovra: CGIL, studio sugli effetti fiscali, i lavoratori pagheranno 1800 euro in più all’anno.

ritocrazia. 6 giovani su 10 sono pronti ad andarsene all'estero, alla prima occasione. La ricchezza è sempre più concentrata nelle mani di pochi. Poi. Il Paese non investe nel paesaggio e nel turismo, anzi lo deturpa con la cementificazione, falso indicatore di crescita economica. Perdiamo sicurezza alimentare e biodiversità. L'evasione fiscale è un cancro inestirpabile, la criminalità organizzata lo è altrettanto, e in espansione. I tempi della giustizia sono infiniti. La corruzione idem. Le imprese esternalizzano, finanziarizzano, precarizzano. La classe imprenditoriale abbandona progressivamente l'economia reale e predilige la Borsa e la finanza. Le imprese puntano agli oligopoli, ai monopoli, alle bollette dei cittadini, alle loro tasse. Le banche investono i soldi dei loro correntisti per finanziare progetti insensati, a volte criminali, degli amici degli amici.

Il welfare è allo stremo, gli enti locali senza risorse, la coesione sociale sotto stress. Non investiamo in ricerca, istruzione, tecnologia, banda larga, servizi. Non investiamo nell'efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili, e dipendiamo sempre più dall'estero per l'energia. Il debito pubblico è alle stelle. Infine, la classe politica (tutta) è di un'incompetenza inedita e inaudita, e mentre è impegnata a salvare sé stessa e i suoi scandalosi privilegi, pensa bene di tassare i risparmiatori e non le rendite. E ci vengono a dire che è il momento dei sacrifici. Chiaro il riassunto? Allora, di fronte a questa situazione, voi investireste in un'azienda come l'Italia? Prestereste i vostri soldi a un Paese così? Di fronte alla recente manovra del governo, avreste più fiducia nel futuro della Penisola? Vi stupite allora che la finanza internazionale, quel manipolo di personaggi che specula sui (Segue a pag. 2)

Manovra, il miracolo dei "coesi" di Marin Faliero Ormai è diventata la paroletta magica per risolvere i problemi di maggioranza: "coesi". In famiglia ci sentiamo uniti, o affiatati, o solidali. In politica invece sono "coesi". Il presidente Napolitano ha par- ancor più faticoso arrivare alla fine loro corso. Se la manovra andrà male, ci sarà ampio modo per lato di miracolo, e in effetti c’è da del mese. Ma tutti zitti, così vogliono i mercati. recriminare. Se andrà bene, sarà strabiliare. Una manovra economeritorio l’averla favorita. mica varata nei tempi che interO meglio. A protestare è stata corrono fra il sedersi su uno scan- l’opposizione, ma sappiamo in In verità la tecnica del rinvio non no parlamentare e l’alzarsi per il ha mai avuto estimatori. Ma aspetche modo. Più si denunciavano voto: non si era mai visto. E chissà alle Camere le nequizie vere o tiamo per giudicare. La maggiore – ma è assai dubbio - se accadrà incognita, anche a parte i risvolti presunte della manovra (vere, ancora. Evento memorabile, insom- ripetiamo, per le famiglie), più si economici, riguarda (Segue a pag. 2) ma. E non è il solo. Per esempio i andava di fretta per approvarle. quaranta miliardi in gioco sono Sempre per via dei mercati, e diventati di colpo un’ottantina, dell’Europa che se ne fa portavoce, In Italia, mentre i ricercati senza che nessuno battesse ciè probabile che non si potesse agitrovano ottime sistemazioni glio. Si converrà che è una strare in modo diverso. E’ lecito tuttavinei Palazzi nezza. A pagare dazio saranno le a un sospetto di doppiezza. Gli atai ricercatori rimane la famiglie italiane: e se quelle che tuali reclami serviranno a futura evadono il fisco non hanno preoccu- memoria, quando dalle parole si … strada pazioni, per i nuclei a reddito fisso, passerà agli esborsi. Ma, per intandel precariato a vita ! già gravati da tasse e balzelli, sarà to, lasciamo che le cose seguano il


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LA RESA DEI CONTI di Pietro Raitino disastri altrui, tenti di far capitolare questo Paese? Da molto tempo abbiamo puntato il dito contro i CDS, i credit default swap, strumenti finanziari derivati dalla diffusione impressionante che “scommettono” sul fallimento di imprese, banche e nazioni. Aver lasciato che proliferassero è una delle cause delle paure che in questi concitati giorni assillano gli italiani. Prepariamoci a giorni difficili. Sappiamo però anche qual è la soluzione, e che non è troppo tardi. La via d'uscita ha tanti nomi: filiera corta, economia delle relazioni, dono, efficienza energetica, fonti rinnovabili, agricoltura biologica, sostenibilità ambientale, beni comuni, equità nella distribuzione delle risorse, giustizia, istruzione, ricerca, scambi non monetari. Altri nomi li potete aggiungere voi. (Segue da pag. 1)

Tra questi, anche resistenza e ribellione: il mercato, la Borsa non sono entità astratte o divine, i cui comportamenti non sono modificabili né giudicabili. Mercato e finanza sono fatti da uomini, che devono rispondere delle conseguenze delle loro azioni, delle responsabilità cui sono chiamati. Lo stesso vale per tutti quei personaggi -giornalisti, economisti, politici, imprenditori, manager, banchieri- che si sono riempiti la bocca di chiacchiere e ancora non ammettono il loro torto, mentre gozzovigliano a spese nostre. Smettiamo di dare ascolto a questa gente, smettiamo di dare i nostri soldi a chi ci condanna a un futuro di fatica. Non è detto che debba andare per forza così.

L'unica battaglia che ho perso è stata quella che ho avuto paura di combattere. La storia del capitalismo è la storia della pirateria organizzata da pochi che si appropriano del lavoro di molti. Nessuno è libero finché anche un solo uomo al mondo sarà in catene. Ogni vero uomo deve sentire sulla propria guancia lo schiaffo dato a qualunque altro uomo. Quando si sogna da soli è un sogno, quando si sogna in due comincia la realtà. Ricordatevi che è la Rivoluzione a essere importante e che ciascuno di noi, preso isolatamente, non vale nulla. Soprattutto, nel più profondo di voi stessi, siate capaci di sentire ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo. È la più bella qualità del rivoluzionario.

dal sito www.altreconomia.it

Ernesto Che Guevara de la Serna

Manovra, il miracolo dei "coesi" di Marin Faliero un duplice ordine di problemi: non solo la tenuta della maggioranza ma pure quella dell’opposizione. Chi legge i giornali e ascolta la tv avrà notato l’invadenza di un vocabolo che nessuno usa nelle normali conversazioni. Non si osa parlare di schieramenti o partiti “compatti”, aggettivo che farebbe ridere. No. Si ricorre a quest’altro termine, “coesi”. In famiglia ci sentiamo uniti, o affiatati, o solidali. In politica si dicono coesi. È vero che in fatto di termini come compattezza e coesione i dizionari non sottilizzano troppo. Qualcuno li presenta anzi come sinonimi. Se però si va ad approfondire, una distinzione esiste, e non da poco. In senso figurato, compattezza vuol dire unità rigorosa di intenti e vedute. In petrografia, proprietà delle rocce prive di vuoti e scissioni, per capirci il gra(Segue da pag.1)

Il sito … ufficiale di quelli della Val di Susa è http://www.notav.eu/

nito. La coesione è un’altra cosa. Deriva dal latino dotto, e più o meno significa “essere attaccati”. Per certi partiti, o schieramenti, meglio sarebbe dire “appiccicati”. Se così è, i cittadini gradirebbero che in avvenire i partiti si mostrino compatti, non coesi. Come appunto il granito, che fa massa; non come elementi tenuti insieme con la colla. Oggi si dice coesa una destra litigiosa che oltre tutto, per una settimana e passa, ha visto assente il primo ministro. Si dice coesa una sinistra che non riesce nemmeno a esprimere sindaci del Pd ma deve ricorrere a prestiti esterni. Quindi attenzione, quando si sente la fatal paroletta. Coesi, ma chi mai parla così fra la gente comune. Coesi, cioè appiccicati con un attaccatutto pronto a sciogliersi. www.famigliacristiana.it/informazione/ news_2/articolo/manovraeconomica_150711224630.aspx

info: mariopaganini@gmail.com

14 Agosto 2011 - ore 21,00 Sagrato del Santuario B. V. dell'Arginino Voltana via Comunetta, 8 Sai cantare, suonare, ballare, recitare, far divertire. Partecipa alla CORRIDA DELL'ARGININO Info: 338 8927111 Bid 347 9797069 Roberto. Tutti i PDF di Voltana On Line sono disponibili nel sito www.voltanaonline.it , nel sito http://issuu.com/voltanaonline/docs e anche su facebook come foto .


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L'orchestrina del Titanic “L'orchestrina del Titanic continua a suonare mentre l'iceberg si avvicina. Tremorti (…) ci rassicura "O si va avanti o si va a fondo" (forse entrambi...) e "Come sul Titanic, la prima classe non si salva". È l'ennesima bal-

la tremortiana. La prima classe si è già salvata. Ha accumulato capitali, ha portato i soldi all'estero. La prima classe ha ottenuto dal Governo biglietti omaggio per la traversata con lo Scudo Fiscale con il solo 5% di tas-

Carta di Laura Canali tratta dal volume di

Limes 1/2009 "Il buio oltre Gaza"

sazione sui capitali occultati al Fisco. Insieme ai viaggiatori di prima classe si salveranno i loro cuochi, i valletti, i camerieri dei giornali, ma anche i gigolò e le puttane da camera e gli armatori delle banche e di Confindustria. La citazione del Titanic è una rassicurazione buona soltanto per i poveracci. Lavoratori dipendenti, precari e disoccupati sono già immersi nella merda fino al collo. Nell'affondamento del Titanic in prima classe si salvò il 61,81% dei passeggeri, 204 superstiti su 330. In seconda classe il 42,5%, 119 su 280. In terza classe il 26,85%, 105 su 391. Un biglietto di prima classe garantiva tre volte di più la salvezza rispetto a uno di terza. Tremorti dopo trent'anni di frequentazioni politiche e di ciance economiche si è svegliato. Ha bisbigliato, come se fosse sdraiato sul letto in attesa del trapasso "Introdurre nella Costituzione una regola d'oro che vincoli al raggiungimento del pareggio di bilancio". Lo dice ora, quando tutto tracima, tracolla, esonda e il debito è una montagna di ghiaccio che sfiora i 2.000 miliardi (…) Non puoi indebitare il cittadino senza il suo permesso per fare finanza elettorale, per comprare cacciabombardieri dagli Stati Uniti, per mantenere le nostre truppe in Afghanistan, per puttanate da 22 miliardi di euro come la Tav, per un miliardo di finanziamenti pubblici ai partiti spacciati come rimborsi. Non puoi buttare nel cesso centinaia di milioni dei contribuenti con cazzate come quella voluta da Maroni di disaccoppiare il referendum dalle elezioni amministrative o per mantenere in vita le Province. O fare il Ponte di Messina, la Gronda e il cazzo che ti pare per decine di miliardi di euro attinti dal debito pubblico. I soldi sono nostri, dei cittadini. Ve li siete fumati (…) “. Sintesi dal sito www.beppegrillo.it/2011/07/lorchestr ina_del_titanic/index.html


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L'Astronauta di Palenque “ Pelenque è un sito archeologico maya situato nello stato messicano del Chiapas, a circa 130 km a sud di Ciudad el Carmen. È un sito di medie dimensioni, più piccolo rispetto a Tikal e Copàn, ma contiene alcune delle più belle opere di architettura e scultura che i Maya abbiano prodotto. (…) Scoperta nel 1952 dall'archeologo Alberto Ruz Lhiullier, all'interno della piramide nota come “il Tempio delle iscrizioni” la lastra monolitica (380 cm per 220 cm con uno spessore di 25 e circa 5 tonnellate di peso) risalente al 692 D.C., copriva il sarcofago contenente i resti di un uomo dal volto coperto da una maschera di giada e madreperla, le cui caratteristiche differivano dalla media e dalle usanze della popolazione, con i suoi 173 centimetri d'altezza (20 cm in più della media) e per la forma “normale” del cranio, invece di essere “allungato” come si conveniva ai nobili di quel popolo. Il monarca Pacal, l'uomo sotto la maschera di giada, sembrava essere un uomo robusto, tra i 40 e i 50 anni. I suoi denti sebbene dipinti di rosso, erano normali, e non erano né appuntiti e né adornati, cosa inusuale per un maya adulto d'alto rango. (…) ” .

“ In una tavola Maya conosciuta come Codice Troano tavola P1.XXVIIL v'è raffigurato un essere dall'aspetto poco umano (…) intento ad azionare una presunta “macchina per volare” o vimana. L'essere della Foto a sx è intento a scaldare manualmente con una fiamma la scatola marcata con una “X” che si suppone essere un'endobatteria, mentre con l'altra mano è presumibile che stia fornendo con un attrezzo il movimento iniziale al mercurio presente nel motore tipo “lampada” posizionato sulla sommità. (…) Nella tavola P1.XXIX dello stesso codice è raffigurato questa volta un uomo ( Foto a dx ) intento nello stesso atto ma questa volta la manovra è sbagliata, infatti viene usata la fiamma verso il motore tipo “lampada” e l'attrezzo per il movimento iniziale verso l'endobatteria (scatola marcata “X”) vanificando l'operazione come mostra l'espressione delusa dello stesso. (…) ”.

Commento: Navigando per Internet si trova … di tutto. Un esempio ? Quanto proposto in questa pagina che è tratto dal sito http://fortunadrago.xoom.it/main/?page_id=584 .


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Era lunedì 21 marzo 2011 e “Emergency” in un comunicato condannava la guerra in Libia. Dopo quattro mesi, che cosa è cambiato e che cosa dicono i politici ? Ancora una volta i governanti hanno scelto la guerra. Oggi la guerra è "contro Gheddafi": ci viene presentata, ancora una volta, come umanitaria, inevitabile, necessaria. Nessuna guerra può essere umanitaria. La guerra è sempre stata distruzione di pezzi di umanità, uccisione di nostri simili. "La guerra umanitaria" è la più disgustosa menzogna per giustificare la guerra: ogni guerra è un crimine contro l'umanità. Nessuna guerra è inevitabile. Le guerre appaiono alla fine inevitabili solo quando non si è fatto nulla per prevenirle. Se i governanti si impegnassero a costruire rapporti di rispetto, di equità, di solidarietà reciproca tra i popoli e gli Stati, se perseguissero politiche di disarmo e di dialogo, le situazioni di crisi potrebbero essere risolte escludendo il ricorso alla forza. Non è stato questo il caso della Libia: i nostri governanti, gli stessi che ora indicano la guerra come necessità, fino a poche settimane fa

hanno finanziato, armato e sostenuto il dittatore Gheddafi e le sue continue violazioni dei diritti umani dei propri cittadini e dei migranti che attraversano il Paese. Nessuna guerra è necessaria. La guerra è sempre una scelta, non una necessità. È la scelta disumana, criminosa e assurda di uccidere, che esalta la violenza, la diffonde, la amplifica. È la scelta dei peggiori tra gli esseri umani. Ai governanti che vedono la guerra come unica risposta ai problemi del mondo, rivolgiamo di nuovo l'appello del 1955 di Bertrand Russell e Albert Einstein nel loro Manifesto: «Questo dunque è il problema che vi presentiamo, netto, terribile e inevitabile: dobbiamo porre fine alla razza umana oppure l'umanità dovrà rinunciare alla guerra?» Come ha scritto il grande storico statunitense Howard Zinn: «Ricordo Einstein che in risposta ai tentativi di "umanizzare" le regole della guerra disse: "la guerra non si può

umanizzare, si può solo abolire". Questa profonda verità va ribadita continuamente: che queste parole si imprimano nelle nostre menti, che si diffondano ad altri, fino a diventare un mantra ripetuto in tutto il mondo, che il loro suono si faccia assordante e infine sommerga il rumore dei fucili, dei razzi e degli aerei». Emergency è contro la guerra, contro tutte le guerre. Ce lo impongono la nostra esperienza, la nostra etica e la nostra cultura, la nostra umanità prima ancora che la nostra Costituzione. Chiediamo che tacciano le armi e che si riprenda il dialogo, anche attraverso l'invio degli ispettori delle Nazioni Unite e di osservatori della comunità internazionale; chiediamo l'apertura immediata di un corridoio umanitario per portare assistenza alla popolazione libica. Così GINO STRADA nel sito www.emergency.it e pubblicato nel n. 58 di EMERGENCY

Commento: Vorrei essere smentito ma, direi che, dopo quattro mesi, non è assolutamente cambiato nulla e la guerra prosegue !

Entro fine 2011 meno soldati italiani nel mondo Carta di Laura Canali tratta dal volume di

Limes 3/2011 "(Contro)Rivoluzioni in corso" in edicola e in libreria dal 5 luglio


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AMORE DI SE' Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che la sofferenza e il dolore emozionale sono un avvertimento che mi dice di non vivere contro la mia verità. Oggi so che questo si chiama AUTENTICITA' Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito che è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri, pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta, anche se quella persona ero io. Oggi so che questo si chiama RISPETTO PER SE STESSI Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di desiderare un'altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda è un invito a crescere. Oggi so che questo si chiama MATURITA' Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto quello che succede va bene. Da allora ho potuto stare tranquillo. Oggi so che questo si chiama RISPETTO PER SE STESSI Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di privarmi del mio tempo libero e di concepire progetti grandiosi per il futuro. Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento, ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi. Oggi so che questo si chiama SINCERITA' Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò che non mi faceva del bene: cibi, persone, cose, situazioni e da tutto ciò che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso, all'inizio lo chiamavo "sano egoismo" ma oggi so che questo è AMORE DI SE’ Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di voler avere sempre ragione. E così ho commesso errori. Oggi mi sono reso conto che questo si chiama SEMPLICITA' Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono rifiutato di vivere nel passato e di preoccuparmi del mio futuro. Ora vivo di più nel mio presente, in cui tutto ha un luogo. E' la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo PERFEZIONE Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che il mio pensiero può rendermi miserabile e malato. Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore, l'intelletto è diventato un compagno importante. Oggi a questa unione do' il nome di SAGGEZZA DEL CUORE. Quando dobbiamo continuare a temere i contrasti, i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi. Oggi so che questo QUESTO E' LA VITA !

Desidero condividere questa bellissima poesia che Chaplin scrisse in occasione del suo settantesimo compleanno. Un “grazie” per la segnalazione ad A. F.


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PERCHÉ LA MANOVRA NON CI SALVERÀ di Loretta Napoleoni La manovra di Tremonti in realtà serve a ben poco. Prima di tutto perché è troppo piccola, 60/70/80 miliardi di Euro non bastano sicuramente a rassicurare i mercati nei confronti di un debito complessivo italiano di 1.800 miliardi di Euro, il che vuole dire che il debito pubblico dell'Italia è maggiore della somma del debito di tutti gli altri paesi Pigs, quindi parliamo del Portogallo, Grecia, Irlanda e Spagna. In più questa è una manovra che avrà un impatto reale, quindi dal punto di vista proprio delle entrate dello Stato, nel 2013 e nel 2014. Sicuramente troppo lontano. ricordiamoci che l'anno prossimo l'Italia si deve presentare sul mercato dei capitali nuovamente e deve contrarre una serie di contratti, quindi deve vendere una serie di Bot a un mercato che questa settimana gli ha quasi voltato le spalle. E in più abbiamo da luglio fino alla fine dell'anno, altri 80 miliardi di Euro che dobbiamo racimolare su questo stesso mercato. Questa è una manovra che in un certo senso è stata osannata, proprio perché siamo un po' alla fine della situazione. Qui ci vuole una nuova politica. E quale può essere questa politica? Sicuramente non quella che sta seguendo il governo. Capisco che molti italiani sono preoccupatissimi all'idea di un default, però in realtà questa potrebbe essere la soluzione migliore. Se noi avessimo una classe politica di persone veramente esperte di queste cose, quindi di professionisti, ci avrebbe già pensato e vi spiego perché: L'Italia è molto diversa dalla Grecia. la Grecia prende soldi in prestito per poter sostenere la propria economia, noi invece prendiamo soldi in prestito regolarmente e semplicemente per pagare gli interessi sul debito, il che vuole dire che un default non avrebbe un impatto sulla crescita economica del paese, noi non dipendiamo dai mercati dei capitali per crescere, noi dipendiamo dai mercati dei capitali per pagare gli interessi. Un default ordinato, ragionato com'è stato fatto per esempio in Islanda potrebbe garantire tutti quanti i Bot acquistati dagli italiani. Quindi dividiamo il debito in due parti che è esattamente quello che hanno fatto gli islandesi, la parte internazionale, la parte sottoscritta dalle banche internazionali, viene messa da parte e viene organizzato per

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questo un pagamento posticipato che può essere una ristrutturazione del debito. Per quanto riguarda invece la parte detenuta dai risparmiatori italiani, proprio per non penalizzare gli italiani che hanno sostenuto lo Stato in tutti questi anni, rimane costante, quindi il governo si impegna a onorare quella parte di debito. Dopodiché si torna alla lira o a qualsiasi moneta vogliamo adottare e si produce una svalutazione della moneta, chiaramente sarà una svalutazione molto, molto grande e questo ridarà automaticamente competitività alla nostra economia. Dal punto di vista del commercio internazionale, non cambierà nulla, anzi molto probabilmente i nostri importatori, chi importa dall'Italia, sarà ben contento di pagare meno di quanto paga adesso, quindi le esportazioni italiane avranno sicuramente un effetto benefico. Diversa sarà la situazione delle importazioni. Dobbiamo essere disposti a fare dei sacrifici, ma tanto in ogni caso questi sacrifici li dovremo fare lo stesso, l'obiettivo però è fare dei sacrifici per poter riuscire a uscire da questa situazione, non per poter affondare ulteriormente nella situazione debitoria. Le critiche a questo tipo di politica drastica sono tutte relazionate a un modo di far politica che è ancora tipico dell'Italia, svalutazione selvaggia, attitudini nei confronti dei mercati internazionali anche queste selvagge ecc. Una decisione di questo tipo, quindi un default ragionato, un default preparato, sicuramente porterebbe a un cambiamento della classe politica, perché questa classe politica una politica di questo tipo non la fa. In Islanda è successo esattamente questo, il governo è stato fatto fuori completamente dalla popolazione e una nuova classe politica, gente che non aveva mai fatto politica fino a ora, è salita al potere e ha organizzato questo tipo di default. I sacrifici sicuramente, le conseguenze di brevissimo periodo di una politica di questo tipo saranno tremende. Noi avremo una contrazione del Pil, ci sarà un aumento della povertà, sarà sempre più difficile riuscire a arrivare alla fine del mese. Però questo sarà un periodo limitato, come abbiamo visto addirittura in Argentina dove non c'è stato un default ragionato, ma un default improvviso. Nel caso dell'Argentina c'è stata una contrazione del Pil del 20% nel 2002 quindi l'anno successivo al default, dal 2003 in poi l'economia ha ripreso a crescere dal 7,5% e continua a crescere al 7,5%. Penso che noi dobbiamo prenderci le responsabilità di 50 anni, perché qui non si tratta di 10 anni, qui si tratta di 50 anni di politiche sbagliate ed è giunto il momento di prendersi queste responsabilità, pagheremo perché dobbiamo pagare, però che questo pagamento non sia un pagamento che finisce nel tasche delle banche internazionali, che sia invece un pagamento che finisce nelle tasche degli italiani, che dà la possibilità all'economia italiana di riprendersi perché altrimenti così noi nel giro di 6 mesi, 9 mesi, un anno, sicuramente andremo in bancarotta e da allora sarà ancora più difficile riprenderci! Loretta Napoleoni Fonte: www.cadoinpiedi.it


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POLITICI E BANCHIERI

di Ida Magli

Il sabato 9 luglio 2011 è una data che gli Italiani non debbono dimenticare. E’ il giorno, infatti, in cui il Ministro Tremonti, senza dare nessuna giustificazione del fatto che non paga l’affitto della casa dove abita, ha risposto ai giornalisti che gli domandavano se avesse intenzione di dimettersi, con una frase lapidaria: “Non mi dimetto perché sono io che garantisco l’Italia davanti all’Europa: se cado io, cade l’Italia e se cade l’Italia cade l’euro. È una catena.” In nessun periodo della storia d’ Occidente un uomo politico, quale che fosse la sua importanza, ha mai potuto fare una simile affermazione. Né un conquistatore come Napoleone, né uno Zar come Pietro il Grande né un Re come Luigi XIV, né un Imperatore come Filippo di Spagna, perché essi rappresentavano l’immagine politica, non la dimensione concreta degli Stati, la forza dei popoli che vi vivono. Quelle di Tremonti, invece, per quanto terribili, non sono parole vane. La situazione è proprio quella che lui ha riassunto nell’ affermazione: se cado io cade l’Italia e cade l’euro. In altri termini, l’Europa va in rovina perché il potere è nelle mani di una decina di banchieri, e sono essi a quantificarne la forza, giocandola in Borsa. Giocatori che soltanto la penna di Dostojewski sarebbe in grado di descrivere, questi banchieri hanno messo sul tavolo da gioco le Nazioni e non si alzeranno fino a quando non le avranno giocate tutte, essendo loro ad avere in mano il banco. Il dramma, dunque, è tutto qui. Firmando il trattato di Maastricht i politici hanno trasferito il proprio potere nelle mani dei banchieri. Oggi debbono riprenderselo, non possono fare altro che riprenderselo. Il che significa avere il coraggio di creare, senza indugio e senza

discussioni, una nuova banca nazionale e stampare in proprio la moneta necessaria al bilancio dello Stato. I titoli dello Stato li compreranno esclusivamente i suoi cittadini (come avviene in Cina, in Russia e ovunque ci siano governi degni di questo nome) e non saranno collocati nella borsa mondiale alla mercé di chiunque voglia impadronirsene. Sono già pronti molti studi e molti progetti, elaborati da economisti italiani e stranieri di grande competenza, per la rinascita della moneta nazionale, e sono anche molti i politici, presenti in diversi Partiti, dal Pdl alla Lega, a Io amo l’Italia all’Italia dei Valori (con un’ interpellanza parlamentare dell’on. Di Pietro sulla questione della sovranità monetaria) che sarebbero favorevoli a questa decisione e aspettano soltanto che qualcuno prenda la parola per primo. Si tratta di una decisione che comporterà moltissimi sacrifici, ma alla quale non c’è scelta perché uno Stato che intraprende la strada dei prestiti a interesse con la Banca centrale europea, non sarà mai in grado di restituirli e alla fine crollerà. Abbiamo la Grecia sotto gli occhi: dopo un orribile tira e molla, indegno di un qualsiasi concetto di civiltà, per concederle dei prestiti ad altissimo interesse, oggi la Bce dichiara che il fallimento della Grecia è inevitabile. Non è forse stato imposto pochi giorni fa all’Italia, di cui a sua volta si dice che stia per fallire, di contribuire per il 17% al totale dei miliardi prestati alla Grecia? Debitori sull’orlo della rovina costretti a prestare denaro a chi sta per fallire? C’è in Italia qualche politico che abbia conservato il minimo di buon senso necessario per rendersi conto della “follia” (se è follia e non rapina preordinata) di simili comportamenti? È indispensabile abbandonare ladri e folli al loro destino. Nessuno

si illuda che esistano alternative alla decisione di produrre in proprio la moneta. Il meccanismo che sta portando alla rovina gli Stati europei non è dovuto a un qualche imprevedibile incidente, ma è intrinseco alla creazione dell’euro, cosa che è stata detta e ripetuta innumerevoli volte da economisti e monetaristi di ogni tendenza politica. Non può sussistere una moneta che non fa capo a uno Stato e che non risponde alle necessità di questo Stato, in quanto la moneta di per sé è stata inventata proprio per essere uno “strumento” e non un “fine”. In Europa, invece, gli Stati sono stati costretti a mettersi al servizio dell’euro, piegandosi a poco a poco a costruire un mercato adatto all’euro, limitando le possibilità di scambio delle merci, coltivando carote su misura, uccidendo mucche, distruggendo arance … Per gli storici di domani l’Europa dell’ Unione costituirà l’esempio più evidente di una società che delira. Siamo però ancora in tempo a cercare di non morirne.

"La ragione è un'isola piccolissima nell'oceano dell'irrazionale"

“In dieci anni la mia pensione e cresciuta del 18 %, il mio tenore di vita è rimasto uguale, ma le spese sono cresciute del 55 % ! ”

“Finché la violenza dello Stato si chiamerà giustizia, la giustizia del popolo si chiamerà violenza.”

Immanuel Kant

Ida Magli Fonte: www.italianiliberi.it Link: http://www.italianiliberi.it/Edito 11/politici-e-banchieri.html 12.07.2011

150 G. Mazzini

Voltana On Line n. 25-2011  

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