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Il magazine del volontariato

Luglio 2018


Insieme in OPBG | Luglio2018

Il volontariato e l’estate Pag. 5

Il Surf per i ragazzi con Fibrosi Cistica: la “fisioterapia” divertente Pag. 8

La nona norma del decalogo del volontariato Pag. 14

Indice

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www.ospedalebambinogesu.it

Un’estate tra mare e volontariato Pag. 6

La valigia dei giochi: Acrostici in libertà Pag. 12


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Il volontariato e l’estate di Francesca Rebecchini

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iamo in piena estate, i ritmi quotidiani rallentano negli uffici e in città, le scuole sono chiuse e la maggior parte dei bambini in vacanza. In Ospedale, invece, diminuiscono le visite ambulatoriali ma restano sempre numerose le urgenze e le lungo degenze. La grande macchina del Bambino Gesù può solo rallentare i suoi ritmi ma non perdere la sua efficienza e disponibilità ad accogliere i tanti bambini che necessitano di cure. In questo periodo molti dei nostri volontari vanno in vacanza. Il meritato riposo è necessario, per poi riprendere a settembre il loro servizio con

maggiore efficacia e dedizione, solo una piccola parte resta attiva e presente, cercando di coprire comunque le numerose esigenze estive. Qualche associazione riesce a organizzare in questo periodo delle attività ludico-terapeutiche fuori dall’ospedale creando occasioni particolari come soggiorni al mare, in campagna o in montagna. Realtà come Nave Italia, Dynamo Camp e tante altre, coadiuvate sempre anche dal personale medico ed infermieristico e da numerosi volontari, favoriscono scambio e condivisione tra i piccoli pazienti e i loro “angeli custodi”, portando benefici incredibili che

incidono positivamente su tutte le patologie, anche le più complesse, sia a livello psicologico che fisico. Altre associazioni organizzano settimane di vacanza per tutto il nucleo familiare, cercando di restituire loro un po’ di serenità dopo i lunghi periodi di ospedalizzazione. Ecco che l’Ospedale trova l’occasione per uscire fuori dalle sue mura, dando ai bambini ma soprattutto alle famiglie un po’ di respiro e meritato riposo. Infine, colgo l’occasione per augurare a tutti i volontari una buona estate, ricordandovi che l’Ospedale ha sempre bisogno di voi!

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Un’estate tra mare e volontariato

di Anna Maria Ardini

Il racconto delle esperienze di Magicaburla e Nave Italia, all’insegna della navigazione e della spensieratezza

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n’esperienza unica quella vissuta da cinque pazienti del reparto di Oncoematologia dell’Ospedale Bambino Gesù. I clown dottori dell’Associazione Magicaburla Onlus hanno organizzato una giornata in mare all’insegna della libertà e spensieratezza. Ermanno, skipper per l’occasione e amico fraterno della Dott.ssa/ clown Dindolò, ha messo a disposizione la sua barca a vela e ha scorazzato in mare aperto i nostri piccoli amici, lungo le coste laziali. Il tutto è stato possibile grazie all’aiuto nell’organizzazione dell’Associazione Davide Ciavattini Onlus. IL VIAGGIO DI MAGICABURLA Per i nostri marinai, che per la prima volta salivano su una barca, è stata un’esperienza affascinante. Erano increduli davanti a tanta bellezza, hanno subito preso confidenza con la barca scoprendo le terminologie

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che si usano, le regole e i doveri, le vele e i nodi del marinaio. A turno hanno provato l’emozione di guidare la barca destreggiandosi con il timone, passando la giornata assaporando la vera libertà, tra virate e tuffi, pranzo al sacco e una piccola siesta cullati dalle onde. A fine giornata, stanchi ma felici, hanno chiesto: “Non potevamo stare in barca una settimana?” Questa domanda è significativa. Vuol dire che il rapporto che si è creato con i clown dottori di Magicaburla è fondato sulla fiducia e stima, è la consapevolezza di aver condiviso con loro un’altra parte di viaggio, questa volta costellata di gioia e allegria. NAVE ITALIA 2018 Un altro viaggio in mare, l’iniziativa creata dalla Marina Militare e lo Yacht Club Italiano per la Fondazione Tender to Nave Italia, che periodicamente ospita pazienti dell’Ospedale Bambino Gesù. Sono saliti a bordo del Brigantino più grande del mondo, dall’11 al 15

giugno scorsi, alcuni ragazzi del Reparto di Neurologia diretto dal Prof. Federico Vigevano. Tommaso Renzetti, caposala del reparto e accompagnatore ufficiale di questa spedizione ci ha raccontato questa nuova avventura. “Abbiamo scelto dei pazienti di età compresa tra i 13 e i 17 anni affetti da epilessia. Abbiamo pensato di portarli in crociera supportati da personale medico e infermieristico per fargli vivere un’esperienza di fiducia, condivisione e spensieratezza e far crescere e rafforzare la loro autostima. Questa esperienza li ha gratificati e gli ha offerto la possibilità di essere liberi e sentirsi parte attiva di un equipaggio. La collaborazione, il lavoro manuale e anche la condivisione degli spazi e delle regole hanno dato ai ragazzi modo di misurarsi sia con i propri limiti ma soprattutto con le proprie capacità e caratteristiche”.


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Nave Italia e OPBG: il programma del 2018 Il 24 luglio è salpata la spedizione dei ragazzi del reparto di Oncoematologia, in programma fino al 28. Sono 16 i giovani pazienti dell’Ospedale Pediatrico della Santa Sede a far parte del progetto “A Gonfie Vele contro il Cancro”, giunto ormai alla sua quinta edizione. A prendere il largo dal porto di Gaeta bambini e adolescenti di età compresa tra gli 8 e i 15 anni, diretti verso il porto di Livorno. Seguirà la terza edizione del progetto “Fratelli all’Arrembaggio”, previsto dal 18 al 22 settembre, che coinvolgerà un gruppo di Siblings: fratelli e sorelle di bambini e ragazzi affetti da malattie metaboliche rare in cura presso l’ospedale Bambino Gesù. Con loro, quest’anno per la prima volta, saliranno a bordo di Nave Italia anche alcuni fratelli malati. L’obiettivo è quello di restituire al sibling, mediante strumenti volti ad accrescere autostima e indipendenza, uno spazio dedicato alla propria individualità e alla coppia di fratelli una dimensione diversa da quella legata al vissuto di malattia, ristabilendo un giusto equilibrio all’interno della famiglia. Partenza prevista dal porto di Gaeta con arrivo a Salerno.

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di Silvia Ranocchiari

Il Surf per i ragazzi con Fibrosi Cistica: la “fisioterapia” divertente

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’attività fisica in Fibrosi Cistica (FC) è riconosciuta come parte integrante del processo terapeutico. È però importante che i ragazzi non percepiscano l’attività fisica come un ulteriore onere che si aggiunge al già pesante carico terapeutico, ma possano divertirsi “facendosi” del bene. A partire da queste considerazioni, è nata la collaborazione tra Surf4Children Onlus, organizzazione no-profit che promuove lo sport come mezzo di supporto psico-sociale per bambini e famiglie con bisogni speciali, e OFFICIUM Onlus, l’associazione delle famiglie dei pazienti con Fibrosi Cistica, che da 25 anni opera all’interno dell’Ospedale Bambino Gesù in supporto dei bambini e ragazzi affetti da questa patologia. IL SURF CONTRO LA FIBROSI CISTICA Siamo giunti alla terza edizione del progetto che ha previsto la collaborazione tra le due associazioni. Hanno partecipato pazienti di età compresa tra gli 8 e i 14 anni e sono state proposte 7 giornate di surf in gruppo nella spiaggia

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di Santa Marinella nei mesi di luglio e agosto. Ogni giornata ha previsto 30 minuti di attività fisica a terra e 90 minuti di attività in acqua. Sono stati rispettati i criteri internazionali per prevenire le cross infection e ciascun bambino/ragazzo è stato seguito nell’attività da un istruttore. Hanno partecipato a rotazione anche le figure professionali parte dell’équipe multidisciplinare che opera presso l’Unita di Fibrosi Cistica del Bambino Gesù (es. medici, psicologi, fisioterapisti). All’inizio e alla fine di ogni sessione sono stati rilevati parametri clinici quali frequenza cardiaca, saturazione dell’ossigeno e spirometria con apparecchio portatile. “LO SPORT PER SOCIALIZZARE E STARE MEGLIO” Come ci spiegano Sonia Graziano, referente del progetto per OFFICIUM, e Danilo Buonsenso, presidente di Surf4Children Onlus: “I pazienti con Fibrosi Cistica e i loro genitori devono affrontare un gravoso impegno fisico e psicologico nella gestione della malattia. Il progetto sviluppato con OFFICIUM e Surf4Children si inseri-

sce, quindi, all’interno di una serie di interventi che hanno l’obiettivo primario di promuovere contesti di prevenzione e di seguire i pazienti nel corso dell’intero processo di sviluppo. Il progetto ha rappresentato un contesto di socializzazione che ha permesso ai nostri pazienti di usufruire di spazi di condivisione che difficilmente possono essere individuati in una patologia che prevede regole di segregazione a causa del rischio di infezioni”. “L’attività fisica – proseguono - attraverso il surf in gruppo ha rappresentato quindi una possibilità all’interno del processo di trattamento. Nel corso dell’attività del surf sono stati, inoltre, utilizzati strumenti di valutazione di parametri clinici (in particolare respiratori) e psicologici che hanno permesso di effettuare un monitoraggio e di confermare la fattibilità e la sicurezza del progetto. Pazienti e genitori hanno mostrato elevati livelli di soddisfazione che abbiamo misurato sia a livello qualitativo che attraverso la creazione e somministrazione di un questionario ad hoc”.


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s u l n O n e r d l Surf4Chi 5

cose da sapere

Surf4children Onlus (S4C) è nata nel 2015 dall’idea di giovani pediatri, neurologi e dermatologi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

L’obiettivo è supportare bambini che vivono situazioni di disagio sociale ed economico a causa di disabilità o stati di profonda povertà, tramite lo sport, in particolare il surf

S4C porta avanti un programma di psicomotricità per bambini con bisogni speciali attraverso l’attivazione di corsi di surf gratuiti tenuti da istruttori esperti, con la presenza costante di personale medico volontario

Lavora, insieme a OFFICIUM, al Bambino Gesù, con un progetto che prevede giornate di surf di gruppo nella spiaggia di Santa Marinella per i pazienti con Fibrosi Cistica

Nel 2016 Surf4Children ha intrapreso un percorso di cooperazione internazionale con realtà locali della Sierra Leone. L’intervento mira a creare un sistema di prevenzione e salute primaria tramite un percorso di formazione e supporto dei Community Health Workers (CHW)

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Surf4 Children Onlus

Foto di Marco Giustiniani

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Surf4 Children Onlus Foto di Marco Giustiniani

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a i g i l La va hi c o i g i de

TÀ R E B I L N I I ACROSTIC

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SVOLGIMENTO

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GIOCO ADATTO A Il gioco che volevo presentarvi questa volta mi piace molto perché è facile, adatto praticamente a tutti e si può fare avendo a disposizione un semplice foglio e una penna. Altra caratteristica fondamentale è che è uno di quei giochi che hanno un’impostazione di base ma che possiamo modificare e variare insieme ai bambini/ragazzi, a nostro piacimento.

ADOLESCENTI 6 -8 ANNI 9 – 12 TUTTI 12

GIOCATORI Non ci sono limiti per il numero di giocatori

MATERIALI Fogli e penne/matite


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Ciascun giocatore disporrà di foglio e penna. Si chiederà a uno dei partecipanti di scegliere una parola di minimo 6 lettere.

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Una volta scelta, andrà scritta in verticale sul proprio foglio.

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A questo punto si crea l’acrostico. Ciò significa abbinare a ciascuna lettera una parola, cercando di creare con le lettere a disposizione una frase di senso compiuto.

E=ELENA S=STAVA T=TORNANDO

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A=A T=TORINO E=ESULTANTE

Dopo essersi “riscaldati” un po’ così, si può iniziare a fare la stessa cosa ma decidendo prima un tema, che potremo far scegliere a turno ai partecipanti.

Noi abbiamo creato acrostici a tema horror, culinario, estate, scuola, amore, comico…diamo spazio alla fantasia! Buon gioco e buona estate a tutti!

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La 9° norma del decalogo o t a i r a t n o l del vo

Di Giada Marchetti

Continua il nostro viaggio nel decalogo del volontariato in OPBG: per questo numero è il turno della realtà sociale

01 “Il volontario deve tenere conto della realtà sociale e degli aspetti multiculturali del contesto in cui agisce”.

02 Il primo aspetto che il volontario incontra, nell’approccio con questa realtà così diversa da quella che si vive al di fuori delle mura dell’Ospedale, è quello della malattia, che rende tutti in egual misura uguali nel dolore che essa provoca. 14


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È questa la realtà sociale che impariamo a conoscere e distinguere nelle sue sfaccettature parlando sia con i piccoli pazienti sia con i genitori. Sta a noi in questo caso comportarci assolutamente nello stesso modo, con la stessa pazienza, con gli stessi gesti e con la stessa gentilezza e riservatezza che ci impone il nostro ruolo.

04 Oltre a questo aspetto c’è anche quello delle tante etnie, culture e religioni diverse con cui veniamo a contatto. Dobbiamo allora essere ancora più sensibili e accorti nel manifestare la nostra voglia di portare aiuto, senza urtare suscettibilità dettate da un bagaglio culturale ed etnico diverso dal nostro per usi, costumi e religione.

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Per noi volontari non ci sono differenze di nessun genere. Tutto quello che facciamo, lo facciamo con lo stesso amore per tutti, grandi e piccini che necessitano di aiuto morale e materiale.

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Insieme in OPBG - Luglio 2018  

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