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SOMMARIO

Due secoli di grande arte a Ferrara..….…………………….………..1 Mesagne: città di poesia ..................................................... 5 Intervista a Kat Black ........................................................... 7 La funzione della creatività nello sviluppo dei bambini .... 11 Racconto del mese : “La fretta di vivere” ......................... 13 Intervista a Michela Amadei ............................................. 17 Intervista all’autore : Yolima Marini ................................. 21 Sexting............................................................................... 23 Recensione – “Come Orfeo” di Patrizia Palese ................. 25 Recensione – “Il quarto millennio -Cargo dei Cloni”………..27 La Redazione… .................................................................. 31

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Boldini, Previati e de pisis : DUE SECOLI DI GRANDE ARTE A FERRARA.

Guidi e Chiara Vorrasi, questa ha generato delle questioni più complesse. Prima di tutto il come far rivivere i musei come strumenti della conoscenza, che si perde nel tempo allo scadere generazionale , e che andrebbe rinnovata con continuità nelle nuove esistenze, in quanto nel nostro Paese da molti anni vengono trascurati gli insegnamenti dediti alla storia delle arti Per questo l’esigenza di proporre i valori storico-culturali alla città in cui sono nati, sviluppati e sostenuti, mostrandone periodicamente gli esiti , facendone storia.

Figura 2 Gaetano Previati, Assunzione,1903, olio su tela

Figura 1 Filippo de Pisis, Il gladiolo fulminato, 1930, olio su tela

Credo che sia stato l’orgoglio di una città ferita a spingere Ferrara a ripercorrere la storia artistica dei suoi due ultimi secoli. Il terremoto che le ha scosso malevolmente l’intera sua struttura monumentale ha sviscerato problemi museali non subitamente risolvibili , e se questi sono la principali ragioni della mostra “ Boldini, Previati e De Pisis. Due secoli di grande arte a Ferrara” curata al Palazzo dei Diamanti da Maria Luisa Pacelli, Barbara  Pagina 1

E se, come puntualizzai ad un direttore di un museo nazionale , “ le opere d’arte poste in cantina non sono utili neanche ai topi”, queste andrebbero studiate e fatte conoscere meglio alla popolazione. Ed ecco che si è pensato di accompagnare questa importante mostra “ da un progetto didattico rivolto al mondo delle scuole, per avvicinare i ragazzi al patrimonio artistico della propria città”, che è comprensivo di opere e di artefici che hanno lasciato segni indelebili nella storia universale dell’arte. E nel contempo, aprendo la mostra col dipinto da Massimiliano Lodi ,“Savonarola al cospetto di Carlo VIII” del 1866-68, si ricorda che Ferrara ha in seno tra i suoi illustri


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personaggi storici , artefici al di fuori degli schemi. A cominciare dal divisionista Gaetano Previati presente con diverse opere, alcune dei veri capolavori, come “ Paolo e Francesca”, del quale nel 1915 Nino Barbantini osservava che nel dipinto “il disegno abdica dalla propria intimità per determinare delle linee grandiose dei volumi potenti”(1) , e, la magica

1888 ; continuando con le opere di Giuseppe Mentessi e Giovanni Muzzioli , il primo che accende purissimi sentimenti con il dipinto “ Pace”, 1888, e denuncia con “ Pane nostrum quotidianum” la tragica condizione contadina delle campagne padane afflitte dalla pellagra,

Figura 5 Giuseppe Mentessi, Pace, 1888,olio su tela

Figura 3 Giovanni Boldini, Donna in nero che guarda il pastello della signora E.C.D.O., 1888, olio su tavola

”’Assunzione”, del 1903; per proseguire con Giovanni Boldini del quale si possono godere i famosi dipinti ,“ La passeggiata al Bois de Boulogne”, 1909 c., il “ Ritratto del piccolo Subercaseaux”, 1891, caratterizzato da una straordinaria introspezione psicologica, i meravigliosi “Angolo della mensa del pittore”, 1897, e “ Marina a Venezia “, 1909-1910, e la celeberrima “Donna in nero che guarda’ il pastello della signora Emiliana Concha De Ossa’ ”,

Figura 4 Giovanni Muzzioli. I funerali di Britannico, 1888, olio si tela

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mentre il maestro modenese negli stessi anni architetta con magistera teatralità la resa spettacolare de “Il funerale di Britannico”, 1888. Per restare attorno agli ultimi decenni di fine secolo ecco le presenze di Gaetano Turchi, Giovanni Pagliarini, Aroldo Bonzagni con “ Fiamme nel Mediterraneo” e Alberto Pisa, che da Londra ne “ Il ponte di Charing Cross” avverte lo spaesamento di certe vite metropolitane ; per non dimenticare “ Il ritratto di Boldini” di Edgar Degas e “ La testa di Carrà” disegnata da Umberto Boccioni.

Figura 6 Achille Funi, Ritratto della sorella, 1921,olio su tela


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Figura 7 Mario Sironi, La Giustizia, 1935-36, tecnica mista su caeta intelaiata

Spentesi le spinte moderniste nei primi decenni del nuova secolo, ecco l’affacciarsi di personalità come Achille Funi col ritratto “ Mia sorella”, 1921, che s’innesta nel recupero della tradizione promosso dal gruppo del Novecento italiano, che Mario Sironi condiziona scrivendo il” Manifesto della Pittura Murale “ di cui lo studio per il mosaico del Palazzo di Giustizia di Milano in mostra, potrebbe esserne un esecutivo architettonico esempio. Altre concezioni della pittura si hanno in Roberto Melli, che distilla la realtà in una incantata sintesi plastica del colore e Filippo de Pisis, che dai bellissimi para-metafisici “ Pesci marci” del 1928, trasforma in poesia dei soggetti naturalistici come “Il gladiolo fulminato”, 1930 , e , da questa data , accende il suo furore creativo riversando sulla tela una concitata scrittura di segni che restituisce un’emozionante immagine interiore. La scultura è ben rappresentata dal “ Ritratto di Boldini “di Vincenzo Gemito, da alcune opere di Arrigo Minerbi, tra cui il raffinato “ Nudo di fanciulla” del 19181925, per seguire da un gesso parafuturista di Melli, con una interessante “Testa di donna” del 1938 di Giuseppe Virgili e dall’”Ulisse” di Enzo Nenci del

Figura 8 Enzo Nenci, Ulisse, 1949 c., terracotta patinata

1949 c.. nel quale trasfigura omericamente il ritratto di un amico mantovano, ispirandosi al suo nome di ex-partigiano di montagna, e, per tornare alla pittura, mantovana è la presenza di Mimì Quilici

Figura 9 Arrigo Minerbi, Nudo di fanciulla, 19181925, gesso

Buzzacchi con due “ Paesaggi di rovine “del 1951, quasi a ricordare il tragico motivo che ha dato origine alla mostra.  Pagina 3


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Figura 10 Mimì Quilici Buzzacchi, Rovine di San Benedetto, 1951, olio su tavola

Giorgio Nenci (1) Nino Barbantini, Gaetano Previati Casa Editrice d’Arte Bestetti & Tumminelli, Roma-Milano, MDCCCCXIX

Ferrara ,Palazzo dei Diamanti Boldini, Previati, De Pisis.Due secoli di grande arte a Ferrara dal 13 ottobre 2012 al 13 gennaio 2013 info tel. 0532 244949 / diamanti@comune.fe.it

(Giorgio Nenci)

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Mesagne: citta’ di poesia

Le poetesse, Adriana Cavallo, Anna Chionna, Emma Di Stefano, Maura Potì, Rita Greco e Rosi Sapienza hanno donato con i loro versi una voce poetica alla cittá lasciando svolazzare tra le antiche mura di questa cittá l´estro di un luogo dove la cultura e la ricerca trovano il loro fertile terreno. Una breve introduzione all`evento sugli aspetti emozionali dello scrivere poesie, ha suggerito spunti di riflessione su quelli che sarebbero stati i temi principali dell´intera serata.

Nella suggestiva atmosfera del chiostro del Convento dei Cappuccini in via Reali di Bulgaria, a Mesagne, in Puglia, il 6 settembre alle ore 20.00, il Prof. Alessandro Distante, Presidente dell`ISBEM ed il Dott. Mino Argentieri, hanno salutato un importante evento: “Di … versi di donna” Incontro con la poesia La cittá di Mesagne ha risuonato di poesia e la calura di fine estate ha fatto sí che l´aria si colmasse di avvolgenti sogni poetici declamati dall´eccellente recitazione di Mario Cutri, Presidente del “Teatro dei Satiri”.

In occasioni come queste, in cui la volontá e la capacità di lasciar oltrepassare la linea di confine tra limite e infinito a coloro che ascoltano è molto forte, ma quasi mai raggiungibile. I versi che in questa serata sono stati uditi lo hanno invece permesso. Nell`ascoltare questi versi, qualcuno tra il pubblico ha superato il limite dell`immaginario volando nell´infinito poetico offerto dalla vera protagonista della serata: la poesia. Il poeta accoglie in sé un aspetto emozionale dello scrivere, a mio avviso, fondamentale: l´infinito. E´questo infatti uno dei principali elementi messi in luce in questa occasione, cosí come la struttura letteraria che spesso viene usata. Non occorre essere dei grandi poeti per saper avvolgere in una nuvola fluttuante e sicura il cuore e la mente di chi ascolta, bensí dei poeti grandi! E´questo infatti il traguardo piú difficile da raggiungere e che, in una calda serata di fine estate, nell`Alto Salento, le poetesse

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hanno saputo esprimere: essere poeti grandi! Tra le innumerevoli considerazioni che si possono continuare a fare, una ancora resta inevitabile da enunciare: la poesia parla al cuore. Ancora di piú lo fa se ci si pone all`ascolto con il proprio cuore e la propria anima. Ecco, questo è in fondo l`invito che è stato fatto in questa serata, affinché ogni cosa, venga fatta con il cuore e non solo con la mente. La poesia non è altro che il sublime strumento di comunicazione che ci accompagna con fare sicuro nelle profonditá piú delicatamente intime della nostra anima. Un piacevole sogno dal quale non vorremmo mai essere allontanati. Con la speranza che il leggere versi poetici possa riscaldare il nostro cuore anche durante l`inverno che sta per arrivare, concludo invitando i lettori di questo articolo a leggere alcune delle poesie scritte dalle poetesse sopra enunciate. (Rosanna Lanzillotti)

Una raccolta di racconti molto richiesto, che hanno in comune la capacità di coinvolgere ed emozionare il lettore fino quasi a commuoverlo senza mai lasciarlo indifferente. La Sfera, la storia portante, narra di Luna, una donna con una vita 'normale', alle prese con il presunto tradimento del suo uomo, che si trova a vivere un'avventura surreale, in equilibrio tra sogno e realtà, che la conduce alla scoperta di una verità che lei non conosce e non può nemmeno immaginare. Richiedi una copia inviando una mail a infoline@volodeisensi.it

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Intervista a kat black. A cura di Cristina Rotoloni

che ha creato un’avventura intensa e ricca di belle emozioni. Dovendoti descrivere come riassumeresti Kat Black? Chi sei e come ti vedi? Vorrei dire qualcosa di straordinariamente affascinante su di me, essere una di quelle persone che catturano l'attenzione al primo sguardo, ma sono una ragazza che passa facilmente inosservata. E in tutta sincerità preferisco così…Il mio unico interesse è sempre stata solo l'arte. Non ho mai avuto molto in comune con i miei coetanei, non sono una ragazza socievole che sa integrarsi e per questo preferisco trascorrere il tempo da sola, disegnando o leggendo. Mi sento più a mio agio nella solitudine. In quali panni di scrittrice e di lettrice ti riconosci?

“Tra colori freddi, alternati di blu e verde su uno sfondo nero, due mani guantate afferrano un corrimano che svanisce nell’infinito. Il palmo protetto dalla lana del guanto è saldo sulla fredda sbarra di ferro. Le mani sono lì, come nell’attesa di superare l’incertezza su cosa fare. Attendono, ma non lasciano la presa dell’unica cosa evidente nel nulla che può indicare il percorso alla “vita dopo la morte”. Sarah si è addormentata e si è persa.” Con queste parole inizio la mia recensione al libro Afterlife di Kat Black. Un libro che mi ha colpita sin dalla copertina e che poi mi ha profondamente coinvolta trasportandomi nella storia, per questo motivo ho scelto di intervistare l’autrice

Scrittrice è una parola grossa... Non mi reputo affatto una scrittrice, piuttosto una ragazza che adora leggere e che qualche volta riesce a trasformare pensieri e sensazioni, in parole. Non credo di riuscirci sempre bene. Come lettrice sono abbastanza esigente. A me non basta "vedere" una storia, io devo sentire il racconto. Voglio avvertire sulla mia pelle tutto quello che succede tra le pagine. Qual è il tuo scrittore preferito? Come è entrato nella tua vita? Ora mi metti in difficoltà...mi mente tantissimi nomi: Hemingway, Silvia Plath che tutta me stessa, e potrei

vengono in Bukowski, adoro con continuare  Pagina 7


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all'infinito. Se dovessi comunque sceglierne uno in particolare, sarebbe senz'altro Nick Hornby che è entrato nella mia vita con il libro "A Long Way Down". Adoro quel libro. È senza ombra di dubbio nella mia top 3. Hai bisogno di un ambiente, di uno spazio o un luogo ideale per scrivere? Cosa aiuta la tua ispirazione? Non mi servono particolari condizioni per scrivere, credo che quando si ha l'ispirazione qualunque luogo vada bene. Io di solito scrivo a casa, seduta alla scrivania della mia stanza. Niente di originale temo. L'unica cosa di cui ho assoluto bisogno per scrivere, è la musica. Senza, sono incapace di tradurre pensieri in parole. Sei una scrittrice esordiente e hai utilizzato l'auto-plubbicazione, quali possibilità pensi possa offrire questo metodo di diffusione rispetto l'editoria tradizionale e quali gli svantaggi? Il vantaggio più evidente dell'auto pubblicazione è senza dubbio il fatto di essere pubblicati :D in Italia è molto difficile trovare un editore serio disposto a pubblicare esordienti e per questo ilmiolibro.it (nel mio caso) mi ha dato la possibilità di far conoscere il Afterlife senza l'aiuto di una casa editrice. Vedere il proprio libro stampato, tenerlo tra le mani dopo tanto lavoro è una sensazione indescrivibile...Per quanto riguarda gli svantaggi, il più grande consiste nel fatto che bisogna fare tutto da soli, dalla pubblicazione alla "campagna pubblicitaria".  Pagina 8

E purtroppo chi come me ha poco tempo a disposizione, si ritrova una mole di lavoro non indifferente sulle spalle. Oggi la tecnologia ci offre la possibilità online di leggere e diffondere i propri libri, tu come ti rapporti con questa nuova realtà, come la consideri? Sono favorevole a qualunque mezzo permetta alla letteratura di diffondersi, anche se penso che nulla possa sostituire la sensazione di un libro stampato tra le mani. Hai pubblicato come libro d'esordio "Afterlife", parlaci della tua opera, cosa vorresti evidenziare e cosa vorresti arrivasse al lettore? Sembrerà assurdo ma ogni volta che devo parlare di Afterlife mi viene un nodo in gola. Non so bene cosa dovrei dire del mio libro...spesso avrei voglia di cancellare tutto e riscriverlo dall'inizio alla fine, eppure lo amo...Se chi ha letto, legge o leggerà Afterlife proverà anche un decimo di quello che sentito io scrivendolo, allora sarò stata capace di qualcosa di straordinario. La copertina è da sempre la vetrina di un testo e la tua è molto bella. Raccontaci com'è nata e se è una tua creazione. L'idea per la copertina mi è venuta vedendo una foto in internet molto simile a quella che ho scelto. Nonostante i guanti, quelle mani strette alla ringhiera mi danno l'impressione di essere ghiacciate


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come se non riuscissero a riscaldarsi, proprio come Sarah che nonostante l'amore della sua famiglia continua a sentirsi sola e spaventata. Penso sia questo che mi ha portato a scegliere questa particolare immagine. La foto per la copertina comunque è stata scattata da una mia amica, Sara della Hypa Production. Io le ho dato l'idea, lei l'ha sviluppata. Per questo la ringrazio. Afterlife è un racconto intenso che racchiude una storia d'amore legata ad un giallo. Come ha preso vita la storia e le emozioni che hai impresso sulla carta? Ricordo precisamente il momento in cui ho cominciato a scrivere questa storia. Era un periodo abbastanza difficile e scrivere mi aiutava a non pensare troppo. Spesso desideravo essere diversa, la persona che tutti volevano che fossi e da qui l'idea che se non avessi saputo chi sono sarebbe stato facile plasmarmi come un vaso di terracotta...è partito tutto così. Il coma, l'incapacità di ricordare gli eventi prima della rinascita, il diario per recuperare se stessi, è un' esperienza reale o è frutto della tua immaginazione legata ad una buona ricerca sull'argomento? Ovviamente ho fatto qualche ricerca sulle possibili cause di amnesia, dal punto di vista medico intendo, per mantenere un certo realismo che tenesse il lettore coi piedi per terra. In fondo il mio non è un racconto di fantasia. Ci sono riferimenti a persone e luoghi reali e per questo volevo mantenere

il realismo anche e soprattutto sulla condizione di salute di Sarah. Per quanto riguarda le sue emozioni, le paure, incertezze, ho solo provato ad immedesimarmi in lei il più possibile chiedendomi sempre "E se fosse successo a me?". Quanto c'è della tua personalità in Sarah e quanto Josh e gli altri personaggi sono ispirati a persone che conosci? I protagonisti di Afterlife non sono assolutamente ispirati a persone che conosco direttamente, piuttosto a personaggi di cui ho letto nei libri, o che mi hanno affascinato in film e show televisivi. Solo Josh e Sarah sono riconducibili a persone che esistono realmente. In particolar modo Sarah che, mio malgrado, credo aver plasmato a mia immagine (caratterialmente), e Josh per cui invece ho avuto l'aiuto di una mia amica, Sara, che non solo mi ha aiutato a definirlo fisicamente ma anche emotivamente. Più di una volta ci siamo divertite a far interagire Josh e Sarah tra loro confrontandoci su dialoghi e azioni, ed è stato solo grazie a lei se sono riuscita a dare alla storia il finale che meritava. Per questo le ho dedicato il mio libro. Il libro termina con delle aspettative e un punto di riflessione. Pensi di scrivere un secondo volume? Questo è quello che spero. Anche se credo di aver sviluppato bene le vicende di Afterlife, ci sono molti punti nella storia di Josh e Sarah che non sono ancora stati  Pagina 9


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affrontati, soprattutto per quanto riguarda Josh. Mi piacerebbe riuscire a scrivere un secondo libro ma al momento sono super impegnata anche se la linea di base del seguito è già tutta nella mia testa! Ringraziandoti per l'intervista che mi hai concesso ti saluto chiedendoti se sei soddisfatta di questa prima esperienza di pubblicazione e come vedi il tuo futuro? Ovviamente vorrei che il mio libro fosse letto ed apprezzato da quante più persone possibili, ma come prima esperienza mi ritengo abbastanza soddisfatta. Tutti quelli che hanno letto Afterlife ne sono rimasti colpiti quindi sono contenta di essere riuscita là dove avevo più timore di fallire: coinvolgere il lettore in prima persona. Spero di migliorare ancora e ringrazio tutti quelli che hanno scelto Afterlife tra decine di altri titoli. E grazie a te per l'opportunità ;) (Cristina Rotoloni)

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La funzione della creativita’ nello sviluppo dei bambini

combinare elementi a lui noti con elementi inventati. I confini tra ciò che esiste veramente, e ciò che è frutto della sua rielaborazione fantastica diventano inesistenti. Così, quando si trova ad affrontare situazioni per lui pesanti psicologicamente, e che potrebbero pertanto creargli delle difficoltà, ecco che il suo mondo di fantasia gli viene subito in aiuto. E’ così che il piccolo può diventare finalmente protagonista ed eroe nella sua vita, riuscendo a ricreare situazioni che a lui sono più vicine e che gli trasmettono benessere, riuscendo a manipolare i suoi fantasmi e a dominare la sua emotività, trasfigurandola e trasformandola a suo piacimento, riuscendo a vincere la sua sensazione di malessere grazie all’immaginazione che gli dà l’opportunità di fare ciò che altrimenti non riuscirebbe a fare nella vita reale.

In questa epoca in cui la ragione e la materia hanno assunto un ruolo predominante, c’è forse bisogno di riflettere su cosa stiamo perdendo e sull’importanza, soprattutto per i più piccoli ( ma non solo ), dell’utilizzo della creatività e della fantasia. Non si tratta, come molti adulti sono portati a pensare, di un semplice passatempo; la fantasia per i bambini è vitale per il loro corretto sviluppo psichico e per il superamento di eventuali traumi che la realtà a volte dura e inflessibile può causare.

Come succede nelle favole, il piccolo nella sua mente, divide il mondo in ‘buoni’ e ‘cattivi’. I personaggi che li possono rappresentare sono diversi a seconda delle epoche e delle mode del momento, e variano proprio perché vengono creati nella fantasia del bambino grazie alle interazioni che egli crea con la realtà che lo circonda; quindi se anni fa i buoni potevano essere gli orsacchiotti, o le principesse, o i maghi e i cattivi le streghe o i lupi , oggi probabilmente assumeranno forme diverse. Ma, a prescindere dalla rappresentazione mentale, i buoni e i cattivi sono, per il piccolo, elementi positivi e negativi che interagiscono nel suo mondo inventato e lo portano, quasi sempre, verso la sconfitta del male grazie al bene. Questo

Il bambino, attraverso la fantasia, riesce a manipolare la vita reale e a trasfigurarla attraverso le immagini e le sue rappresentazioni mentali, riuscendo a

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meccanismo psichico porta il bambino a distruggere realmente, oltre che simbolicamente, tutto ciò che per la sua fragile anima è minaccioso e crudele, regalandogli benessere e serenità. Questo è il motivo per cui la fantasia e l’immaginazione del bambino devono essere alimentate. E’ fondamentale lasciarlo libero di esprimersi e di creare il suo mondo secondo le sue ‘regole’ che sono molto simili a quelle del sogno, e non si basano sui presupposti della ragione che organizza e programma tutto. Nell’immaginario fantastico i concetti di tempo e spazio non esistono o sono diversi da quelli reali e possono mutare di volta in volta. Il bambino si nutre di emotività e di interiorità, crea e ricrea affrontando così non solo le difficoltà ma anche la noia di una realtà oggi poco incline all’immaginazione. Lo sviluppo della fantasia, non è soltanto un gioco legato alla giovane età, ma rappresenta un vero e proprio mezzo fondamentale ed efficace per il corretto sviluppo degli stati emozionali e psichici dei bambini. (Emanuela Arlotta)

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La FRETTA di vivere Racconto del mese a cura di Eleonora Siniscalchi

Assuefatti dal tempo, dai giorni e dalle puntualità, ripetiamo gli stessi gesti e i riti quotidiani senza nemmeno più rendercene conto. Siamo in solitudine sincronica, come marionette allineate, tese lungo il percorso a reggere il filo precario delle scelte non sempre facili, non sempre obbligate. Poi ognuno resta solo con se stesso: arido, sbandato, appassito, semplicemente disamorato. E’ tanto difficile capire che il gusto della vita non si sazia solo di grandi traguardi o con le mete e con gli sfiancanti passaggi di consegna dell’imperdibile testimone di turno?

I valori silenti e gli affetti amorosi non fanno rumore quelli, ma possono dissetare copiosamente il deserto che alberga in noi. E allora vai uomo, vai… Perché la fretta di vivere in funzione esclusiva del nostro arrivismo ci porta a trascurare i rapporti interpersonali, a cominciare da quelli più cari, facendo obliare quelli che invece sono i valori più autentici, i pochi capaci di farci stare veramente bene e in pace con noi stessi. Ecco dunque che spendersi verso chi non è autosufficiente diventa sacrifico, noia e peso. L’esperienza forte e drammatica vissuta accanto ai miei cari, mi ha insegnato il senso del dovere a prescindere, sacrificando tanti-vorrei - in nome di quei non posso- filtrati attraverso sguardi appannati ma grati. Ne sono uscita salva, oggi mi dico, ma ricca di un valore aggiunto: perché ho capito cosa significhi l’umana pietas . I miei suoceri hanno avuto una vecchiaia molto sofferta, non soltanto a causa delle patologie da cui sono stati afflitti, ma anche per via della scomparsa prematura del loro unico figlio che, di fatto, ne ha decretato la morte civile già tanto tempo fa. Ho scelto di seguirli in quello che immaginavo sarebbe stato un triste destino, perché erano rimasti soli e mi facevano pena. Farmi carico delle loro problematiche non è stato facile. In mezzo a un tumulto di stati emotivi che spesso mi assalivano, a volte trovavano spazio

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un’imprecazione, uno sbuffo, un pianto accorato. Quando finivo di disperarmi riprendevo le responsabilità con sforzo ma senza mai mollare, non me lo sarei potuta permettere, perché loro avevano bisogno di me.

le membra dolenti della mia povera paralitica. Avevo imparato a oliarla, a richiuderla, a rifoderarla, a montarla nell’auto, a scaricarla, a ripararla. L’avevo anche sperimentata furtivamente.

Certo, avrei voluto vivere la mia vita, avere del tempo di cui disporre a mio piacimento, ma la mia coscienza, sottoforma di dictat imperante capace di mordere senza urlare, mi impediva puntualmente di operare scelte diverse. Così, giorno dopo giorno, venivo sempre più assorbita dai loro accidenti.

Poi, per diversi anni, fu relegata in soffitta perché aveva smesso di assolvere alla sua funzione: mia suocera pian piano era diventata un vegetale.

Strano a dirsi lo so, a causa della fretta bramosa di vivere, sempre più si tende a emarginare gli anziani; e dove non c’è spazio e tempo per loro, esistono surrogati e panacee più o meno utili alla bisogna, perché diciamocela tutta: un vecchio è un intralcio. E pensare che non mi ero mai posta il problema finché non ne sono stata investita, e quando ciò è accaduto, ho scartato l’ipotesi di sradicare i miei anziani dal loro nido ricco di amore e di ricordi per relegarli in un istituto. Semplicemente non ne sarei stata capace, non avrei dormito sonni tranquilli. E mi consolo pensando che, forse, nelle condizioni in cui versavano, nemmeno una casa di cura li avrebbe accolti. Una sedia a rotelle è una sedia a rotelle. Già vederla inquieta, provocando istintivamente una stretta al cuore. Eppure per otto lunghi anni è stata di sollievo per

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Quando appresi dal neurologo che mio suocero, forte come una quercia, se ne sarebbe andato nel giro di pochi mesi per un cancro al cervello, rimasi basita. Era troppo. Il medico parlava di tumore primitivo, “di un’enorme massa invasiva inoperabile, massimo tre, quattro mesi di vita e bla bla, bla bla bla…” e io già non l’ascoltavo più. Facevo lucidamente i conti e intanto mi domandavo se sarebbe arrivato a natale di quell’ anno funesto. Uscii dall’ospedale e mi avviai lungo il viale alberato come un’ automa. La gente mi passava accanto, ma io non la vedevo perché tanta era la disperazione. Ebbi un moto di rabbia improvviso verso Chi continuava ad infierire senza pietà sulla mia famiglia e, con profonda rassegnazione, decisi che avrei portato sulle spalle un’altra croce finché ne avrei avuto forza e amen. Non credo di aver pregato più di tanto, certa di un pessimismo di chi sa che tanto non serve a nulla.


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I miracoli e le fortune insperate per grazia ricevuta quelli, sono destinati ai pii, ai devoti, al contrario io non sono mai stata una santa, dunque, perché sarei dovuta essere graziata da un castigo così pesante? Questo pensavo. Tornai a casa e reagii. Resi funzionale e ospedalizzata la stanza da letto. Persi il conto dell’ andirivieni di medici, infermieri, assistenti e fisioterapisti. Di lì a poco, come già diagnosticato, mio suocero si paralizzò. Rispolverai la sedia a rotelle ormai consunta, a nulla sarebbe servito sostituirla con una nuova. Ben presto giacquero uno di fianco all’altra e mi trasferii nella loro casa in campagna, per meglio accudirli. Furono mesi di corse affannose avanti e ‘ndrè tra lavoro, farmacie, ambulatori e robe varie. Una sera entrai nella camera: la luce fioca a illuminare appena il loro ambiente. Il nonno seppur paralizzato mostrava segni di lucidità apparente e, contrariamente al solito mutismo, mi chiese di togliere le mosche che vedeva volare sul soffitto. Sosteneva che fossero proprio tante. La nonna annuì per solidarietà indicando, con l’unico dito che riusciva a muovere, il punto preciso dove anche lei lasciava intendere di vederle raggruppate. Guardai e riguardai, illuminai meglio la stanza con la torcia, ma sul muro bianco non vidi proprio nulla. Afferrai una scopa e col manico capovolto cominciai ad accarezzare la volta immacolata seguendo le indicazioni del nonno:

" A destra….vai a sinistra, no…un po’ più in basso, ora di lato perché sennò quelle scappano". Passavano i minuti e obbedivo paziente ad ogni sua richiesta rassicurandolo come si fa con un bambino: “ Nonno, hai visto? Le mosche sono scomparse, le ho mandate via.” “No, fece avvilito, le vedo ancora.” “Ok, allora ci penso io.” Aprii con decisione il primo cassetto del comò, dov’erano riposti i vecchi occhiali con lenti scure alla Doobie Brothers, che mio suocero utilizzava quando doveva dare il trattamento “dell’acqua ramata” alla vigna. Glieli inforcai sul naso compiaciuta e gli gridai nell’orecchio: “Nonno, Adesso “Noo”,

le ripose

vedi lui

tutto

com’èèèè? ancooora?” soddisfatto.

“Beeene, da oggi sempre con gli occhiali!” In quel momento realizzai che calzavo i tacchi alti, dal mio rientro non avevo avuto nemmeno il tempo di cambiarmi gli abiti “d’ordinanza”. Sospirai, tirai forte aria nei polmoni e sfilai le scarpe calciandole per aria, prima una e dopo l’altra. Poi, con un piccolo balzo e sorridendo divertita, fui sopra il lettone,  Pagina 15


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grande abbastanza da accoglierci tutti e tre. Fu allora che provai una gran pena e tenerezza al contempo vedendoli così: uno in posa innaturale con gli occhiali neri da divo di Hollywood e l’altra con lo sguardo ancora rivolto al soffitto. Non fecero una piega nemmeno quando gridai con sottile ironia di farmi posto tra loro. Scivolai sotto le coperte e continuarono a restare impassibili, chiusi nel proprio mondo anche quando, afferrata la mano di entrambi, la mia voce ruppe il silenzio: “ Nonni forza, su da bravi, ora ripetete insieme a me….” "…Jiieeh…me tradotto, ma umoristica,

vuie… muriiiiiììì!" che non assicuro la resa significa:

“Io...

voglio

A Pierino e Argia

(Eleonora Siniscalchi)

morire!”

Volodeisensi un libro che sta andando a ruba già presente su Amazon Store e presto anche su Apple Store, rappresenta la traduzione in parole di un percorso interiore molto profondo ed intenso intrapreso dall’autrice già diversi anni fa. La forza di questi componimenti risiede nel proiettare al lettore delle immagini che lo travolgono e trasportano in un mondo immaginifico ed emozionante. La descrizione di una sensazione, la fotografia di un momento, è ciò che viene trasmesso attraverso questi versi all’interno dei quali si può scorgere l’anima dell’autrice. Richiedi una copia inviando una mail a infoline@volodeisensi.it

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Intervista a michela amadei

Conceptual Photo. Ora non mi resta che lasciare spazio all’intervista vera e propria dell’artista ed alle sue splendide fotografie .

A cura di Agnese Monaco

Tu sei la prima fotografa che intervisto, parlami di te e come è nata questa passione?

Osservando la pagina facebook della fotografa Michela Amadei ho subito notato tra le sue splendide opere la citazione che ha voluto mettere in risalto, ossia la seguente : " Accetto il tragico conflitto fra la vita che cambia continuamente e la forma che la fissa immutabile"- Tina Modotti. Ritengo che la grinta, il coraggio , l’estro e la forza dirompente della figura chiave dell’emancipazione femminile e sinonimo di libertà quale è stata la Modotti, rispecchia molto l’indole di Michela. Sempre pronta a sperimentare creando veri e propri capolavori, degni di una grande artista, Amadei non delude mai, coglie dall’espressione minima l’essenza di ogni persona trasformandola nella modella perfetta, unica nel suo genere. Michela Amadei è specializzata in Book per Modelle/Attrici/Attori , Band, Nudo, Performance, Dance, Bodypaint e

Io ho iniziato per caso ed in maniera autodidatta. A 14 anni mi sono interessata a vedere il funzionamento dei rullini ed a provare a stampare da sola. Iniziando nella sperimentazione è nato questo feeling, ovviamente partendo da autoscatti , fotografando qualsiasi cosa e cominciando a stampare. La pellicola è rimasta il mio primo amore ed il mezzo che preferisco di più . Adesso si utilizza il digitale, ma la pellicola è ciò che prediligo . Fondamentalmente non ho mai frequentato scuole quindi non ho nessuna scuola prestigiosa da nominare e nessun maestro illustre questo è quello che ho fatto e quello che mi piace fare, a chi piace bene ed a chi no pazienza. Partiamo subito dai contatti dove poterti rintracciare e osservare nei dettagli le tue creazioni fotografiche.

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basta". Sono poche le persone eclettiche o che sperimentano. Di solito entrano in un settore e cercano di affermarsi. Può essere anche una scelta condivisibile. Io preferisco sperimentare ovviamente anche rischiando e sbagliando. All'Estero sono anche più aperti a vedere , a sperare che esca qualcosa di nuovo e quindi a dare fiducia agli emergenti. Questo in Italia succede un po' meno un po’ in tutti gli ambiti.

Su facebook c'è la fanpage Madhatter Photography all’indirizzo http://www.facebook.com/pages/MadHatter -Photography/179147478778010?sk=info e poi il blog http://MichelaMadhatter.blogspot.com .Qui ci sono soltanto i lavori in digitale. Per la pellicola quando ci saranno le prossime mostre, sempre su queste pagine manderò inviti ed indirizzi e quant'altro. Saranno inseriti tutti gli aggiornamenti in tempo reale. Per info contattatemi madhatterphotography@libero.it

su:

Io so che tu hai fatto concorsi di fotografia anche all'Estero quindi non solo in Italia, Qual'è secondo te la differenza maggiore che c'è tra i fotografi italiani e quelli stranieri? Se c'è ovviamente e che cosa si predilige in Italia e cosa all'Estero? Più che altro è il gusto degli altri che cambia , perché in Italia è difficile osare, si cerca sempre di rispettare il classico e si rimane spesso impigliati facilmente nelle etichette ovvero : "Tu sei un fotografo di moda e basta "." Tu sei sperimentale e  Pagina 18

L'apertura mentale è fondamentale per ogni ambito. Tu rimani comunque legata un po' alla tradizione fotografica del rullino vero e proprio. Quindi i contrasti di luce col digitale secondo te quanto possono perdere a livello artistico nella qualità della fotografia? Perdere no, quello è molto personale, ci sono dei grossi capolavori che persone riescono a fare anche con la digitale, come catturare una luce e tutto il resto. Però la pellicola , almeno personalmente, ha dietro una poesia; è quello che riesce a catturare. Il digitale è più freddo, come se avesse un maggiore distacco. La pellicola è più calda la tocchi , c'è molto da sperimentare, puoi giocare, disegnare sugli stessi negativi, puoi fare qualsiasi cosa. Ovviamente nessuno


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s'inventa più niente, già è stato provato e fatto tutto. Basta metterci il proprio e riutilizzare quello che ci hanno lasciato dal passato in maniera originale! Questa è la vera difficoltà.

Ho visto alcune foto a collage. Nella tua arte vedo un osare pulito, casto , ecco raffinato è il termine corretto. Quindi che diresti tu ad un giovane che magari come te ha iniziato per passione in modo autodidatta ,tu che comunque già hai una tecnica molto particolareggiata e di gusto. Come lo aiuteresti ad affinare la propria tecnica fotografica? Intanto gli direi di non fare come me e di studiare. Bisognerebbe studiare la tecnica, usarla e poi sfruttarla nel proprio lavoro. Poi sicuramente gli direi di osare veramente , anche per cose in cui vieni deriso. Si può fare qualsiasi cosa , ma è necessario sperimentare, anche sbagliando per poi trovare la propria strada. Oppure si possono intraprendere duecento strade contemporaneamente , ma l’importante è

comunque sia provare. Anche studiare ! Non si può sperare che vada sempre bene. Quello che piace a noi stessi non è sempre giusto o comunque di gusto.

Tu ci riesci benissimo perché si vede che la fotografia ce l'hai nel sangue! Tu hai fatto per me il servizio fotografico per il mio libro "E' solo l'inizio- Agnese Monaco - Booksprint Edizioni" , tu mi hai fatto sia la copertina ed anche la quarta. Come mi hai trovata come modella? All'inizio dovevi prendere confidenza col mezzo ed la cosa più difficile è sentirsi a proprio agio con se stessi, poi hai iniziato a sentirti a tuo agio , a giocare ed a divertirti e si vede dalle foto. Nelle precedenti due foto Agnese Monaco è la modella. Tu sei molto cordiale quando lavori, infondi calma e metti a proprio agio  Pagina 19


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la modella di turno. Hai anche una conoscenza conoscenza profonda di psicologia , sei molto brava , ci sai fare e così facendo diventa normale e più naturale posare per te. Sono grandi doti. Io per il prossimo libro di poesie mi sono affidata ancora a te e sarà così anche per il prossimo romanzo mi sopporterai?

Quindi seguite me e Michela Madhatter Amadei! Grazie Michela per la disponibilità concessami per questa intervista. (Agnese Monaco)

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Intervista all’autore : Yolima Marini

l'autrice non aggiorna la storia.Scrivere su Efp mi rilassa non chiedetemi il perché so' solo che mi aiuta a scrivere e poi vabbè quando scrivo ho sempre la musica con me che mi aiuta a dare spazio alla fantasia. 4) Adotti dei rituali particolari prima di iniziare a scrivere? Zero. Nessun rituale particolare. Anche se ho letto che tanti scritto ne hanno uno.. 5) Sei perfezionista, leggi e correggi i tuoi scritti mille volte prima di esserne pienamente soddisfatta/o? Macchè! Lo rileggo una volta quando è finito . Una cosa sbagliata lo so , ma non amo rileggere le mie cose ne quando sono sola ne quando sono in mezzo alla gente, m'imbarazza terribilmente.

1) Quando e in che modo è nata la tua passione per la scrittura? Penso a 13 anni quando decisi di provare a scrivere un racconto in un forum dedicato al fantasy. 2) Ci sono degli autori che ti ispirano o ti hanno ispirato, o che hanno in qualche modo influenzato il tuo stile di scrittura? Non lo so, forse mi ha aiutato tanto la Rowling per il mondo che ha creato e mi ha dato qualche ispirazione ma influenzato il mio stile di scrittura proprio no. 3) Dove scrivi solitamente? Hai un luogo preferito, in cui senti che le idee fluiscono più facilmente, in cui la tua concentrazione migliora, dando spazio alla fantasia? Di solito scrivo sù Efp che è un sito per fan fiction, mi diverto a scrivere su quel sito come mi diverto a leggere le varie storie,in questi giorni mi sono fissata su alcuni racconti sul Joker e sto impazzendo perché

6) Che genere di libri scrivi? Di solito scrivo fantasy, ma ora ho anche scritto con un amico un racconto di genere satirico sulla politica 7) Come definiresti il tuo stile di scrittura: moderno, classico, hai un tuo stile personale? Ma lo definisco moderno..dire classico è troppo. Non lo so se ho un mio stile personale, io scrivo e basta 8) Vorresti che la scrittura diventasse il tuo unico mestiere (se non lo è già)? Si mi piacerebbe che diventasse un vero l lavoro . 9) Quali sono le difficoltà maggiori che incontri nell’intraprendere questo mestiere (se non lo è già)? Farsi conoscere. In Italia non è facile farsi conoscere dalla gente , anche perché per ora pubblico con piccole case editrici appena nate.

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10)Ha mai partecipato a dei corsi di scrittura creativa? Ti piacerebbe farlo? Mai fatto, si mi piacerebbe farlo, è sempre un'esperienza da fare. 11)Ti è mai capitato di avere il classico momento in cui non riuscivi a riempire il foglio bianco? Eccome! Mi è capitato che per tre mesi non riuscivo a scrivere..una tortura!

archivio storico sfogliato con disinteresse da qualche vecchio bibliotecario. La trama fonda le sue radici nel Bel Paese come lo conosciamo, immerso fino al midollo in un clima di tensioni reciproche; sarà una banalissima scaramuccia (la fondazione di spiagge “comuniste”) a far saltare in aria le controversie, facendo dissotterrare l’ascia di guerra tra i partiti politici. Il popolo insorge. Gli schieramenti si impongono. I politici intervengono....

12)Hai mai partecipato a concorsi letterari? Pensi che possano essere utili per farti conoscere? Mai partecipato, si in alcuni casi..molto raramente ti possono dare una mano.

16)Leggi molto? Anche libri di autori emergenti? Si leggo molto, si qualche volta mi è capitato di avere per le mani un racconto di qualche autore emergente straniero.

13)Cosa pensi dell’editoria italiana? Bella domanda..Dovrebbero dare più possibilità agli autori emergenti.

17)Per te scrivere è un’esigenza, uno sfogo, o una passione? E' sia una passione ma anche uno sfogo, attraverso lo scrivere mi libero di tutte le idee che ho in testa.

14)Cosa pensi dell’autopubblicazione? E' un ottima cosa per coloro che vogliono provare ad auto-pubblicarsi e sfidare l'editoria . 15)Qual è l’ultimo libro che hai scritto e di cosa parla? L'ultimo libro che ho scritto s'intitola " I Ribelli d'Italia" . I Ribelli d'Italia è un racconto votato all’assurdo storico. Un satira politica e sociale. Un “diario di guerra”. Un commentarium cesariano, condito di ironia sarcastica…ecaustica. Una visione futura molto improbabile, nello stile paradossale di Stefano Benni e Woody Allen. “I Ribelli d’Italia” è tutto questo: uno scritto sviluppato nella follia, dall’idea iniziale alla definitiva elaborazione. La storia di un’Italia che tocca il fondo… e continua a scavare! La cronologia è rispettata rigorosamente; tutti gli eventi sono elencati con tanto di data, la struttura ricorda un  Pagina 22

18)Cosa utilizzi per scrivere i libri? La tastiera del computer, la penna, la macchina da scrivere? Uso la tastiera del computer, mi ci trovo bene. 19)Come ti definiresti? Dicono che a volte sia una povera pazza... 20)Quale consiglio ti senti di dare ai tuoi colleghi scrittori? Di continuare a insistere fino alla fine con le case editrici e di farsi pubblicare nelle varie riviste on line anche gratis. (Emanuela Arlotta)


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SEXTING

Forse non sembrerà originale parlare di sesso, visto che ormai è pane quotidiano in tutte le forme di comunicazione. Proverò ad affrontare l’argomento, con notizie e approfondimenti che, a mia volta, ho recuperato da altre fonti, aggiungendovi ovviamente, una mia personale interpretazione. Non sembrerà nemmeno tanto originale, dire che i giovani utilizzano il web, per praticare il “Sexting”, ovvero, sesso via mms o sms: è da un po’ che se ne sente parlare. Quello che non si riesce a comprendere, invece, è il fatto che fotografarsi nudi o in pose provocanti, di nascosto dai genitori, inviando le immagini in modo irresponsabile a mezzo mondo, possa provocare una specie di appagamento, dove dentro si trova di tutto: l’eccitazione del proibito, il rischio di essere scoperti, il piacere del complimento, magari volgare e pesante. Inutile dire che in questo caso i media, hanno una grossa responsabilità; nudi più o meno integrali, esibiti in tutte le occasioni possibili e immaginabili, ormai vengono spacciati per

normalità senza spiegare bene e ce ne sarebbe bisogno, cosa significhi veramente la parola “sesso”. Sembra che qualsiasi tipo di lavoro o divertimento, non possa sussistere senza essere condito da donne in microslip o con i seni al vento, trasformando il tutto in normalità quotidiana, tranne quando non ci si imbatte nelle reali tette di qualche futura regina o altro, nel qual caso la curiosità morbosa prende il sopravvento. Non sarò certo io il bacchettone che fa il moralista ma una donna e, perché no, anche un uomo, per quanto mi riguarda, possono andarsene nudi per strada se si assumono la responsabilità del gesto e non perché così fanno tutti. Tempo fa ho letto un articolo di una psicologa che parlando di adolescenza, sosteneva essere, questa, giustamente, l’età della dolcezza, dei primi amori, della scoperta del proprio corpo, tra due ragazzini che provano un’attrazione fisica, oltre che sentimentale; insomma l’età che accompagna verso la maturità, stabilendo un percorso graduale che permette la formazione di un individuo. Adesso sembra che questo periodo della vita sia cambiato, si preferisce prolungarlo nel tempo, rinviando quella effettiva acquisizione di responsabilità. Traduzione: “Mi bastano i messaggi che mi vengono trasmessi, ne sono gratificato, e non ho voglia di approfondire l’argomento, sono un adolescente e voglio rimanere tale anche se sono cresciuto”. Questi nuovi percorsi, cominciano a malapena a essere individuati adesso, studiando comportamenti apparentemente normali, e tranquilli; comportamenti che sono stati caricati e potenziati dalla rivoluzione informatica che, anche se utilizzata (magari solo per lavoro), è incomprensibile alla vecchia generazione, genitori compresi, cui mai passerebbe per la testa che il figlio/a possa avere delle soddisfazioni sessuali “individuali”, attraverso un computer,  Pagina 23


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sottovalutando, di conseguenza il fenomeno. Se poi vogliamo proseguire e ampliare l’argomento sesso, magari nell’atto pratico, troviamo che rispettabili prostitute, stanno vivacemente protestando contro la concorrenza spietata, data la crisi economica, di casalinghe e studentesse che si ritagliano qualche ora di svago, arrotondando le entrate economiche domestiche o la magra paghetta settimanale, con servizi, anche a domicilio, anonimi, discreti ed efficienti. Sappiamo comunque che passata l’adolescenza, con tutte le sue sfumature più o meno perverse, con l’andare degli anni e, la finalmente acquisita maturità (anche se qui bisognerebbe aprire un altro discorso), l’uomo e la donna, special modo quest’ultima, conducono una battaglia epocale, non contro ma con il sesso. Trovandolo presente dappertutto, nella cultura anche se con i vari distinguo, nella pubblicità, nella politica, ne rimangono frastornati e si chiedono, a ragione, se devono considerarlo come una cosa aleatoria o tradurre la fantasia in realtà. Più banalmente la coppia o anche il single che giorno dopo giorno, settimana, mese, anno, ha visto affievolirsi l’entusiasmo iniziale, apre un giornale, guarda la tv, va al cinema, su youtube, se lo ritrova sempre davanti con situazioni ogni volta più complicate e imbarazzanti; insomma non sa cosa fare; se eliminarlo per non doverci pensare o se accettarlo con tutte le conseguenze e le modifiche del suo stile di vita. Inquadrata in comportamenti frenetici, nevrotici, al limite della schizofrenia e considerati, questi sì come normalità, non sa più cosa vuol dire equilibrio, ha cancellato l’adolescenza senza rendersene conto, è diventata, suo malgrado, adulta, senza sapere perché. (Francesco Danieletto)

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Recensione di ‘COME ORFEO’ di PATRIZIA PALESE A cura di Rosanna Lanzillotti.

La vita è uno scorrere di eventi. Luoghi conosciuti e sconosciuti che si susseguono con fare altalenante come brevi flash nella mente di noi umani. Emozioni e situazioni svelate come un insieme di vie stellari che si rincorrono nello scorrere di relazioni amorose tra uomo e donna rivelate nei personaggi di “Come Orfeo” di Patrizia Palese. Giulio e Laura, Lucia e il suo uomo, Francesco, non solo vero amico di Giulio, ma anche discreto e rispettoso innamorato di Milena, immagine delicatamente femminile e saggiamente donna con la sua insostituibile femminilità. Figure che compongono il puzzle di un romanzo

creato per valorizzare i talenti che risiedono in ogni essere umano. Patrizia Palese, l`autrice di questo romanzo così piacevolmente scorrevole nella sua lettura, ha saputo realizzare in ogni suo soggetto letterario una elegante sintesi dei sentimenti più nascosti e allo stesso tempo più consueti del genere umano. La paura di amare, il coraggio di saper prendere delle decisioni, il desiderio di cambiare la nostra vita radicalmente affidandoci all`ignoto, sono i temi fondamentali di quest`opera. La profondità dell`essere, espressa nella sua spontaneità letteraria, rivela per esempio nella figura maschile di Giulio, l`eccezione che potrebbe confermare la regola. Un uomo che sa decidere e ha il coraggio di cambiare la sua vita. Sono infatti questi gli elementi chiave che si rivelano come parte integrante di un contesto narrativo mai scontato e pur sempre vissuto dai suoi personaggi. Figure che sanno ritrovare e far scoprire a colui che legge, la consapevolezza di poter essere ognuno protagonista della propria storia godendosi la gioia di una descrizione spontanea e visibilmente vissuta, oltre che stilisticamente chiara nel suo esprimersi attento e mai esagerato. La ricerca di una identità propria inseguita tra i ricordi, i profumi di un passato ritrovati all`interno di una casa attentamente descritta, pronta ad accogliere la vita di una nuova famiglia, sono altri spunti di riflessione che questa opera offre al lettore senza timore di essere scoperto da una sorta di inaccettabilità dei propri timori quando si è sul punto di dover o voler fare delle scelte.  Pagina 25


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I protagonisti principali di “Come Orfeo” rivelano una profonda sensibilità di sentimenti usuali e contrastanti. La capacità letteraria dell`autrice Patrizia Palese, di creare un insieme di scoperte sentimentali senza timore di essere riconosciute, ma con l`intenzione di essere vissute anche rischiando di ferire chi ci ama, sono la nota viva e acuta di tutta la narrazione. Chi ha il coraggio di tirarsi indietro e rinunciare alla sicurezza di un rapporto per abbracciare una eventuale storia d`amore senza ancore di salvezza non è la solita figura femminile, ormai data per scontata, bensì un uomo. Un uomo di nome Giulio che, in questo romanzo, dona l`essenza principale che molti di noi vorrebbero ritrovare in chi ci è accanto: il coraggio di decidere e di ricominciare da dove si è partiti. Patrizia Palese sa dare vita a luoghi, persone e sentimenti senza mai sconfinare in un mondo inverosimile. L`autrice dona ad ogni suo personaggio, senza ombra di dubbio, lo spazio necessario per potersi evolvere nel suo cammino di vita, e a seguire offre al lettore una ulteriore opportunità di riconoscere l`esistenza di valori di vita indistruttibili come la lealtà verso chi si ama, il desiderio di amare ed essere amati. Il coraggio di saper ricominciare la propria esistenza anche da dove si è iniziato. Così come appunto farà uno dei protagonisti di questa storia. (Rosanna Lanzillotti)

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Recensione di “IL QUARTO MILLENNIO CARGO DEI CLONI” di piero boi A cura di Chiara Rolandelli

Cargo dei cloni si presenta con una copertina rosso fiamma e lucida che attrae subito l’attenzione spiccando tra tutte le altre novità degli scaffali in libreria. Una storia, per ragazzi e per adulti, che alle soglie del quarto millennio si snoda tra i pianeti del nostro Sistema Solare. “Cargo dei cloni” è il primo capitolo di una trilogia futuristico fantascientifica intitolata “Il quarto millennio”, scritta da Piero Boi, un autore italiano che vive in Madagascar da oltre trent’anni, e che con sapiente maestria ha unito atmosfere esotiche a visioni fantastiche.

La trama di questo primo tomo narra di viaggi interstellari, per cui scoprirete insieme al protagonista Tuiavii quali sono i nemici acerrimi dei pianeti del Sistema Solare, a cosa servono i trecento cloni che ora sono immobili e rinchiusi sull’astronave Enterprise, controllati a vista dal comandante Tuiavii e dalla sua fedele Facta, e se l’eroe riuscirà nella sua missione. Un’avventura fantastica, fatta di viaggi interstellari su ogni pianeta; pianeti dove c’è vita, dove ognuno possiede una particolare funzione ed ha le sue proprie caratteristiche, alcune davvero curiose: ad esempio, sapevate che gli Anelli di Saturno sono di una bellezza rara, ma su di essi cade una finissima pioggia di gas esilarante che fa ridere pericolosamente e la cui risata porta alla morte? E che il turismo su Saturno è davvero molto scarso nonostante la bellezza degli Anelli, perché i Saturniani sono esseri veramente antipatici, ispidi e pedanti da tenere alla larga qualunque visitatore? Sapevate invece che su Giove si vive benissimo grazie alla sua terra fiorente e all’allegra vivacità dei suoi abitanti? Qui ci sono colline e terreni con distese di frutteti, vigne e uliveti. La sua gente vive dei prodotti della terra, e chiunque vorrebbe fermarsi su Giove, costruire qui la propria casa, dedicarsi all’orto e mettere su famiglia per vivere per sempre in pace ed armonia. E sapevate che su un’astronave ci può essere una bellissima donna robot dalle forme sinuose che assomiglia a Marylin Monroe, e che oltre ad essere un perfetto  Pagina 27


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computer di bordo, sa anche preparare ogni tipo di cocktail e infusi per il proprio comandante, e dedicargli massaggi vigorosi e distensivi? Il comandante Tuiavii proviene dalla piccola isola di Samoa, nel Pacifico del pianeta Terra, è un uomo alto e massiccio, pieno di muscoli e tatuaggi su tutto il corpo, che viaggia da solo con la sua fedele Facta, la donna computer, da un pianeta all’altro, trasportando tonnellate di merci dalla Terra ai pianeti, in cambio delle più rare e preziose materie prime planetarie. Ogni merce e anche il cargo stesso, chiamato Enterprise, l’astronave comandata da Tuiavii, sono di proprietà della Unlimited, la società terrestre che detiene il monopolio su ogni bene, tra cui anche Facta. Tuiavii viaggiando con l’Enterprise tra i pianeti, incontrerà su ognuno di essi i vari personaggi che comporranno la storia. Così il cammino interstellare di Tuiavii si intreccia con quello di Senzanome, il fabbro alchimista pluricentenario che vive su Mercurio, l’inventore di un preziosissimo carburante chiamato oro mercuriale semiliquido, denso e brillante sottoforma di lingotti d’oro, oppure con quello della maestra Shimbutzu, la Grande Geisha di Venere, ultracentenaria ma bellissima, con una voce soave e dall’elegante portamento, nel suo kimono color malva. Su Marte invece, Tuiavii incontrerà il vecchio soldato Rombo, veterano di guerre, con ottantaquattro cicatrici sul corpo ridotto a metà. Colui che selezionerà i trecento cloni da cui il titolo del libro, e li  Pagina 28

addestrerà severamente sui famosi Campi di Marte. Ma cosa sono e a cosa servono questi cloni? Quando il Sistema Solare comincia ad essere minacciato dagli invasori, la società Unlimited decide di far fronte a tali aggressività partorendo l’idea della clonazione, già stata pensata per far fronte alle guerre nucleari del passato. E così la Unlimited ordina agli scienziati la totale catena di assemblaggio di cloni. La clonazione diventa un’attività lucrativa perenne. Il comandante Tuiavii, inizierà così a trasportare non più solamente merci da barattare sui pianeti, ma anche clonati, perfettamente addestrati, scelti dopo una selezione durata anni, che si rivelano essere tra i migliori combattenti, il meglio del meglio in resistenza fisica e psichica, genialità e adattamento. Tra loro ci sono anche trenta donne, alte e statuarie, e bellissime. Su Saturno vi è l’incontro con Ipergone, egli ha quarantacinque anni ma sembra vecchissimo, vive nel terrore di starnutire, di prendere correnti d’aria, di sudare, di mangiare troppo. Non acquista mai niente perché per lui tutto ciò che va acquistato è superfluo, vive in un bunker per proteggersi dal pulviscolo che contiene il mortale gas esilarante. Riuscirà a salvarsi essendo costantemente esposto al pericolo della risata letale? Ipergone è anche il direttore delle Prigioni Interplanetarie sugli Anelli, che contengono migliaia di condannati ai lavori forzati. Sono campi di lavoro, dove i forzati scavano e estraggono materie rare e preziose. Mangiano solo una


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volta al giorno minestra di tuberi e bevono la rugiada della notte. Vengono controllati da guardiani saturniani con cani-piranha (un incrocio creato dalla Unlimited), piccoli e voraci, con 64 denti aguzzi e taglienti, aggressivi come i loro padroni. Ognuno di questi incontri è determinante per la missione che Tuiavii deve compiere, le sue decisioni e azioni potrebbero avere conseguenze cruciali per le sorti dell’intero Sistema Solare: da lui dipende il destino dell’universo in questo inizio di quarto millennio, ed è per questa grande responsabilità che Tuiavii ricercherà una guida spirituale nella figura del Patriarca, la cui luce illuminerà il suo cammino interiore per infondergli la conoscenza necessaria ad affrontare la pericolosa missione.

La narrazione di “Cargo dei Cloni” è interamente priva di dialoghi, ricca di descrizioni ed attenta alla cura del particolare: la meticolosità del linguaggio ci porta a fantasticare su cosa può esserci su quei pianeti a noi sconosciuti e di cui spesso ci scordiamo l’esistenza. L’immagine che viene data di questi ambienti extraterrestri è un’immagina di vitalità e movimento, non di staticità e vuoto. C’è vita, c’è lavoro, c’è quotidianità e soprattutto viene posto particolare accento sulla popolazione, sugli abitanti, sulla natalità, sulla conservazione della specie. Oltre a questo, particolare risalto ha il cibo, i prodotti della terra, la preparazione di bevande, la buona tavola. La presentazione di tali aspetti è stata sicuramente influenzata dal fatto che

l’autore, Piero Boi, è ormai completamente assorbito nella realtà dell’ambiente in cui si trova a vivere da oltre trent’anni, il Madagascar: la vastità della popolazione di quest’isola si divide in diciotto tribù, a causa della fusione in passato delle razze provenienti sia dall’occidente che dall’oriente. Le tribù si differenziano tra loro sia per i tratti somatici che per lo stile di vita. Così come in “Cargo dei Cloni” vengono descritte le differenze sostanziali tra i vari abitanti dei pianeti del Sistema Solare, dando risalto alla caratteristiche caratteriali e agli stili di vita. Ma un elemento che accomuna tutti i popoli del Madagascar è la presenza di tanti, tantissimi bambini che popolano le strade e i villaggi rendendoli vivi con le loro squillanti voci. Questo è un aspetto che si riscontra fortemente in “Cargo dei Cloni”: viene posto forte accento sulla prolificità e sui bambini e i ragazzini che fanno un po’ da cornice agli incontri del protagonista Tuiavii con gli altri personaggi della storia. Si avverte durante l’intero testo la presenza vivace dei bambini e di giovani ragazzi e ragazze che circondano alcuni dei protagonisti con la loro allegria e voglia di fare, ad esempio il ricorrente nugolo di sorelline che ruotano attorno alla protagonista Xila, o le giovanissime allieve di Shimbutzu, lo stuolo di ragazzini ricciuti che brulicano attorno alle sorelline, e soprattutto la nascita e la crescita dei quattro gemelli maschi figli di Tuiavii e Xila e successivamente della loro bimba, ed ecco il ricollegamento al fattore prolificità. Un testo in cui la vita di un uomo semplice che vive pacificamente nella sua  Pagina 29


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isola dell’oceano viene a contatto con rischiosi viaggi interstellari, ambienti e persone di pianeti e stili di vita diversi, incontrando ospitalità su alcuni e poca cordialità su altri… il tutto condito da una ricerca di conoscenza fino alla percezione del pericolo e quindi al compimento della missione più importante, al solo scopo di raggiungere la pace e l’armonia tra i popoli del mondo e sconfiggere il male, alle soglie di un millennio lontanissimo da noi.

Chiara Rolandelli Redazione Laura Capone Editore Per info e contatti: www.lauracaponeeditore.com

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La Redazione Giorgio Nenci

Giorgio Nenci è nato a Ferrara ed è figlio dello scultore Enzo Nenci (Mirandola di Modena,1903-Virgilio di Mantova, 1972 e ha sposato un’artista molto apprezzata. Si è interessato sempre d’arte; ha collaborato alle riviste Arteletta, Terzoocchio e ad altre, e ha curato per un biennio la pagina dell’arte del quotidiano la Voce di Mantova. Abita a Bagnolo San Vito, in provincia di Mantova.

Cristina Rotoloni

Cristina Rotoloni è nata a Roma il 20 luglio 1977, ma è cresciuta in provincia di L’Aquila. In questa città ha frequentato x\l’Istituto d’Arte e l’Accademia di Belle Arti dove ha conseguito il diploma di Laura in Scenografia con il massimo dei voti. Ha collaborato con l’Istituto Gramma nella realizzazione degli spettacoli teatrali: “Metamorfosi dei Corpi” e “Matilde principessa dispettosa”. Ha collaborato con l’associazione Il Camaleonte con corsi d’Arte e Immagine per i ragazzi dai 4 ai 16

anni. Si è sempre occupata con passione dei bambini per i quali ha scritto e illustrato favole come “Stellino”, “Tom” e “Lìlì”. Ha pubblicato sul sito “ilmiolibro.it” la sua raccolta di racconti intitolata “Frammenti di Vita”, dove oltre al terremoto parla d’esperienze forti che toccano l’esistenza umana. Al momento sta lavorando al suo romanzo in prossima uscita dal titolato “Il Tatuaggio”.

Francesco Danieletto

Francesco Danieletto, 63 anni, nato a Dolo, (Ve), dove la sua famiglia risiede da diverse generazioni, si è avvicinato alla scrittura, incoraggiato soprattutto dalle figlie. Personaggio anticonformista e ribelle, sta attraversando un delicato periodo di sofferenza fisica, dal quale sta uscendo con grande coraggio e volontà. Ha al suo attivo due pubblicazioni: “Strani fiori”, raccolta di poesie - “Luigia e altre storie”, sei racconti, ambedue pubblicate autonomamente. Nella sua biografia, si descrive così: “*Di me hanno detto che sono un inguaribile pessimista, quindi vorrei provare a sfatare questa affermazione.* *Scrivere non è facile, raccontare storie, racconti, più o meno immaginari, significa dare libero sfogo alla fantasia, cercando nello stesso tempo di rendere credibile ciò che si è fissato sulla carta, se poi ci si addentra nel campo della poesia, si trasmette uno stato d’animo a volte felice, a volte triste; a detta degli amici più stretti,

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che, a volte leggono quanto scrivo, è proprio *con questa* che do il meglio di me stesso. Non sono uno scrittore che si siede a tavolino e riempie, per forza, pagine su pagine di parole spesso inutili; scrivo quando ne sento il bisogno, posso farlo per una settimana intera oppure starmene anche un paio di mesi pensando a tutt’altro. Insomma, non ho il rubinetto con il quale accendo e spengo la mia vena poetica. Di me hanno detto che sono un inguaribile pessimista, mi ritengo, invece, una persona che è abituata a guardare in faccia la realtà, qualunque essa sia; essere consapevoli che esistono situazioni difficili, vuole dire accettare, purtroppo, che la vita non è un tappeto di fiori, sul quale poter camminare a piedi scalzi; anzi una volta messi dei robusti paletti per risolvere i problemi, si possono apprezzarne tutte le cose belle, anche le più piccole sfumature che la stessa ci riserva.”

Laura Capone Editore (LCE)

Ha partecipato e vinto, nella sezione poesia, al primo premio letterario: “Dwelling book and love writing” edito a Bari dall’omonima rivista, nell’agosto 2011. Sue poesie e racconti sono presenti in “Gocce di emozioni” Antologia Rivierasca, Edizioni Laboratorio D.S. Dolo – (Venezia) 2009 e 2011.

Per citare solo alcuni collaboratori: la dott.ssa Luigia Torrusio appassionata di lettere antiche, traduttrici quali Chiara Rolandelli e Alessandra Baroni, artisti quali Lisa Fusco, Moreno Chiacchiera (attualmente l’illustratore più quotato sia in Italia che all’estero), il Maestro Marco Serpe, il Regista Sebastiano Giuffrida, in un crescendo di professionisti più o meno noti che partecipano con grande competenza, professionalità e soprattutto passione.

Ha partecipato al V° Premio nazionale di poesia e prosa: AlberoAndronico, Roma 2011, classificandosi 6° nella sez. B, poesie, con una silloge intitolata: “La follia dell’uomo”.

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La Laura Capone Editore è una casa editrice che opera online, produce, distribuisce e promuove libri nei vari formati (carteceo, e-book, audiolibro, ecc.). Nasce nel novembre 2010 e si afferma velocemente per la correttezza e la trasparenza operativa. La LCE si pregia di avere in redazione professionisti di settore per ogni competenza che, in una stretta rete di collaborazioni online, si prefiggono la rivalutazione del talento letterario ed artistico italiano contemporaneo, anche attraverso la promozione e distribuzione elettronica delle nostre opere tradotte.


 Magazine Volodeisensi

Emanuela Arlotta Direttrice Volodeisensi

Nata a Roma il 20 Settembre 1975. Ho sempre avuto una forte propensione all’introspezione e alla conseguente scrittura di poesie e racconti che indagano in maniera approfondita l’animo umano, quello legato all’Io più profondo. Questa mia voglia di comunicare ha superato i limiti della carta e della distanza con la creazione di questa community letteraria (Volodeisensi.it) che gestisco con passione e amore tutti i giorni e di cui sono felice facciano parte tante persone che credono ancora nei sogni. Anche il Magazine online è una mia idea, realizzata grazie al supporto informatico di alto livello di mio marito Leonzio Nocente, il quale è anche il creatore materiale di Volodeisensi.it e di altri siti molto conosciuti. Lavoro nell’informatica da anni e scrivo da quando sono nata. Ho auto-pubblicato due libri nella collana ‘ilmiolibro’, uno di poesie ‘Volodeisensi’ e uno di racconti ‘La Sfera’, che stanno riscuotendo molto successo e che presto saranno disponibili anche in formato ebook nello store Apple.

Leonzio Nocente Autore e Referente Tecnico Volodeisensi

Nato a Francavilla Fontana il 23 Maggio 1979, Architetto informatico che lavora da 14 anni nel settore IT. Le sue conoscenze vanno dallo sviluppo di portali alle applicazioni in tutti i campi compreso quello mobile. Nella sua carriera ha partecipato alla nascita di grandi portali Nazionali del settore comunicativo e collaborato con grandi multinazionali Italiane e Americane. “Questa mia opera epica che ha visto ben due anni di progettazione e sviluppo è stata la mia più grande soddisfazione, realizzare il sogno sempre vivo di una bambina, mia moglie Emanuela. Volodeisensi.it non è una semplice community ma un vero e proprio portale Letterario dove i sogni diventano realtà. Sono solo l’autore materiale, un penna su un foglio vuoto che viene guidato dalle emozioni di mia moglie che ogni giorno dà la possibilità a tanta gente di esprimersi e soprattutto di essere ascoltate. Con tanta commozione dedico questo nostro lavoro ai nostri figli e a tutta la gente che crede e crederà in Volodeisensi.it”

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Volodeisensi Magazine Vol.10  

Il primo Magazine Letterario on-line sfogliabile direttamente dal tuo pc. In questo numero Intervista a Kat Black – Come Orfeo” di Patrizia...

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