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Rugby union Michele Benazzo

Foto: Elena Barbini

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il punto sulla

nazionale

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ncora una volta i test match di novembre si sono dimostrati il mezzo più diretto per analizzare e comparare il rugby europeo a quello praticato nell’emisfero australe. L’Italia ha avuto una progressiva crescita in questo mese: ha sofferto e non ha brillato nel primo incontro contro gli isolani di Tonga; ha lottato, dimostrando di essere comunque solida, contro i campioni del mondo Neozelandesi e ha chiuso con una convincente prestazione contro i temibili e fisici

australiani. Ancora una volta confermiamo nella mischia il nostro punto di forza: la prima linea azzurra, con i propri baluardi, s’è dimostrata ancora una volta una sicurezza ed una fonte di preoccupazione per gli avversari. Non a caso sia i neozelandesi sia gli australiani hanno scelto la propria prima linea titolare per essere competitiva. Ottima l’entrata nei quindici titolari di Minto, che ha vinto meritatamente il man of the match nell’appuntamento australiano.

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Anche la linea dei tre quarti ha dimostrato solidità, soprattutto nel match australiano in cui l’ “apertura” delle Zebre, Luciano Orquera, nonostante il piazzato mancato che avrebbe consentito la vittoria, ha saputo comunque gestire bene la partita. Un altro tassello degno di considerazione è l’evoluzione di Masi: l’estremo italiano sta sicuramente beneficiando dell’ esperienza inglese nei London Wasp. Appare del tutto evidente che la gestione Brunel sta facendo evolvere la compagine italiana, anche se, naturalmente, il cammino è ancora lungo. Il mese di novembre ha infatti sottolineato il divario, ancora abbastanza notevole, tra il rugby europeo e quello australe: la grande differenza risiede soprattutto nel ritmo che le squadre del Sud riescono ad imprimere nel proprio gioco, caratterizzate da fasi di gioco, molto rapide, che vengono altresì supportate da una grande fisicità e permettono prestazioni a noi ancora impossibili da raggiungere. Soltanto l’Inghilterra è riuscita a sovrastare, anche sotto il profilo del gioco, gli All Black, giunti a Twickenham nel loro ultimo appuntamento stagionale. A questa regola non fa eccezione la compagine italiana, ha sempre avuto crolli fisici e mentale nell’ ultimo quarto di partita, dove il ritmo inizia a pesare nelle gambe dei giocatori. In conclusione: il cammino per l’Italia è ancora lungo e faticoso, ma i binari imboccati sono quelli giusti; l’elemento di base che manca a noi Italiani e che ci permetterebbe di fare un vero salto di qualità, è lo sviluppo di una solida cultura rugbystica. Il Rugby, è uno sport affascinante, soprattutto per quello che riesce a far sorgere nelle persone. Al Franchi di Firenze, in occasione di Italia-Australia, il clima era molto diverso da quello che solitamente si vive in un incontro di Serie A: Il terzo tempo tutti insieme, il clima gioviale e sin quasi goliardico che si instaura con il pubblico “rivale”; lo scambio di opinioni del tutto pacifiche e senza degenerazioni. Insomma, non un semplice evento sportivo, ma un’ occasione di rispetto e socialità. Per questi motivi il mondo della palla ovale è fatto per tutti, non ci sono esclusioni: l’unica cosa che esso richiede è una grande passione, pronta ad infiammarsi per la propria maglia, e la voglia di divertirsi con tutti, anche con gli avversari e con il pubblico “rivale”.

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Extra N.1 (4 pag.)