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Risorse umane e infrastrutture Giuseppe Longhi in: M. Bordignon, P. Mantovani (a cura di) L’evoluzione dell’impresa e lo sviluppo di un territorio eccellente: il Nord est verso il 2059, Marsilio, Venezia 2009 © 2009 by Marsilio Editori® s.p.a. in Venezia Prima edizione: dicembre 2009 isbn 978-88-317-9950

Risorse umane e modello di sviluppo sostenibile Con lʼevolversi del paradigma della sostenibilità viene a maturazione un modello di sviluppo economico e sociale basato sulla relazione olistica fra risorse umane, naturali e fisiche 1. Mentre “sviluppo” era sinonimo di accumulazione di beni prodotti, il pensiero recente ha enfatizzato lʼimportanza delle risorse umane e naturali nei processi economici. Gli investimenti per educazione, formazione e salute diventano così determinanti per la crescita dei profitti e delle ricchezze presenti e future. Ugualmente, la rivalutazione delle risorse naturali e lʼaumento della qualità della vita assumono unʼimportanza paragonabile agli investimenti in capitale fisico. Nasce così un modello di sviluppo circolare che Joseph Stieglitz, in occasione della Conferenza “Rio+5” 2 (New York, 1997), definisce come la relazione olistica fra: • Risorse umane, che comprendono: struttura della popolazione, dellʼeducazione, del lavoro, del capitale sociale (istituzioni e altre strutture sociali, come le associazioni); • Risorse naturali, che vanno considerate secondo tre aspetti: • come ʻinputʼ, che vengono immessi nella produzione (la terra come input dellʼagricoltura e dellʼallevamento, la foresta come fonte di legname, i beni del sottosuolo come fonte di metalli, minerali e petrolio, le aree protette e le foreste non sfruttate economicamente); • come beni monetizzabili destinati a produrre profitto; • come beni non monetizzabili destinati a soddisfare esigenze primarie dellʼuomo (la contemplazione della bellezza, la soddisfazione di esigenze culturali, ecc.). Lʼuso delle risorse naturali come input nella produzione non è univoco, esso può avvenire in maniera sostenibile o insostenibile. Di conseguenza, se il valore capitale di un bene é storicamente dato dal valore attuale dei servizi che genera nel suo ciclo di vita, il suo valore in base ai criteri di sostenibilità è dato dal suo valore attuale al netto del costo di ricostituzione dello stock di capitale iniziale 3; • Risorse fisiche, che sono composte da: edifici e strutture, macchinari e attrezzature, aree urbane (intese come beni naturali il cui valore è correlato a quello dei beni prodotti). Per anni il capitale fisico é stato il centro dellʼattività economica e territoriale. Esso era visto come la chiave dello sviluppo, da qui lʼesigenza di garantire alti saggi di accumulazione del capitale e grande enfasi verso lʼefficienza e lʼottimizzazione dellʼaccumulazione. Mentre non vi è dubbio che esso sia un importante fattore di produzione, il capitale fisico sta probabilmente esaurendo il suo ruolo di fattore trainante, un ruolo in cui si sta imponendo il capitale naturale. Per esempio: nel settore della pesca il problema è la disponibilità di pesce e non della produzione di battelli da pesca. Lʼeffettivo uso di capitale fisico dipende dal capitale umano. Se cʼè un sotto investimento in capitale umano, il saggio al quale il capitale fisico aggiuntivo può essere produttivamente utilizzato sarà limitato.


Questo preambolo per ribadire il ruolo di risorsa primaria del capitale umano nel modello di sviluppo sostenibile, in sinergia con la rivalutazione dei fattori scarsi dati dalle risorse naturali e delle opportunità legate allʼuso delle risorse fisiche. Le categorie delle risorse umane La centralità delle risorse umane porta a considerare, in aggiunta alle tradizionali valutazioni quantitative, relative a struttura e dinamica della popolazione, un insieme di fattori qualitativi, che, specie per la costruzione di scenari, portano a sintetizzare le classi demografiche in tre gruppi 4: i molti, i nuovi ed i connessi. “I molti” sono lʼesito della rivoluzione demografica in atto, delle prospettive di incremento qualitativo della popolazione, della sua diversificazione culturale, delle prospettive di densificazione, delle strategie di cambiamento morfologico e tipologico della città, delle regole di modernizzazione in relazione alle nuove culture. Essi sono definiti dalle seguenti forze guida: • Demografiche, definite dai movimenti della popolazione e dai suoi cambiamenti: modelli di urbanizzazione, aspettative di qualità della vita, opportunità per le donne, cambiamenti nellʼorganizzazione della famiglia e in generale modernizzazione dei comportamenti e delle idee; • Culturali, attraverso la definizione dei comportamenti sociali verso il lavoro, la salute, lʼeducazione, il benessere, il crimine, lʼambiente, lʼeguaglianza, il tempo libero; • Economiche, riguardanti I problemi del passaggio da unʼera dominata dalla quantità della forza lavoro nellʼindustria a unʼeconomia globale in cui sono ancora sfuocate le relazioni fra uomo, economia e politiche; “I nuovi” sono quei gruppi sociali ed economici capaci di sviluppare nuovi prodotti e servizi e sfruttare le opportunità e scelte etiche legate alle nuove frontiere delle biotecnologie. “ I nuovi” sono determinati dal livello di scolarizzazione, di industriosità, ovvero dalla capacità di dar luogo a nuove iniziative imprenditoriali, dallʼintensità dʼingresso nello scenario urbano di nuovi portatori di interesse, dalla capacità di sviluppare nuove relazioni e nuove possibilità di partnership con città diverse; Essi sono definiti dalle seguenti forze guida: • Tecnologiche, in relazione alla capacità di recepire scopi, velocità, direzioni del cambiamento tecnologico, natura e funzioni della società interattiva, lʼimpatto delle tecnologie dellʼinformazione sul lavoro e sulla struttura urbana; • Ambientali, con particolare attenzione alla propensione ad accettare i principi dello sviluppo sostenibile coniugata con lʼattitudine ad usare gli strumenti tesi a un responsabile uso delle risorse; • Leadership pubblica, in termini della capacità dei pubblici amministratori di divulgare ed applicare i contenuti delle convenzioni internazionali, di superare la polverizzazione del sistema di governo locale, di sfruttare le opportunità legate allʼemergere del mondo virtuale o ciberspazio. “I connessi” sono definiti dalla loro capacità di approccio alle tecnologie di comunicazione, di cogliere le nuove opportunità ed interdipendenze nelle relazioni sociali ed economiche, di recepire la velocità dei cambiamenti e dei problemi indotti dal rapido trasferimento di conoscenze ed informazioni. Essi si articolano in 5: • Nativi: sono le classi giovani che sono cresciute nellʼera digitale e si trovano perfettamente a loro agio con i nuovi strumenti e metodi di comunicazione; • Immigrati: le classi mature (con particolare attenzione agli operatori culturali), che non sono cresciute con gli strumenti dellʼepoca digitale, ma compiono uno sforzo per “imparare il linguaggio” allo scopo di essere in


condizione di comunicare efficacemente con i “nativi”. Essi si articolano in due categorie, coloro che sono aperti alla nuova realtà e coloro, e sono la maggioranza, che fanno resistenza al cambiamento; Rifugiati: sono gli anziani che hanno scelto di isolarsi anziché integrarsi con nativi e immigrati. I “rifugiati digitali” si sentono persi in un ambiente ostile e pericoloso e si percepiscono come “homeless”. Essi lavorano attivamente contro gli obiettivi e gli interessi sia dei nativi che degli immigrati digitali, negando o ignorando lʼesistenza del mutamento; Ibridi: gli “ibridi digitali” non hanno completamente né le caratteristiche dei nativi, né degli immigrati. Alla pari di coloro che sono vissuti a cavallo di due secoli, hanno alcune caratteristiche delle due categorie citate, con il risultato di comunicare con relativa efficacia con entrambi i gruppi; Indecisi: sono coloro che non hanno riflettuto fino in fondo su quale gruppo appartenere. Hanno alcune caratteristiche sia degli immigrati, sia dei rifugiati, ma non sviluppano azioni sufficienti per rilevare la loro identità o gruppo di appartenenza.

Le diversità vicentine 6 Nella provincia di Vicenza le suddette categorie trovano espressione nello scenario che segue. “I molti”

Popolazione residente dal 1999 al 2009 Popolazione Popolazione residente residente 1999 2009 Vicenza 109.145 115.012 Provincia 780.527 861.768

% Crescita annua 0,54 1,04

Scenario di crescita 2030 994.360

% Crescita annua 0,73

Bilancio demografico della Provincia di Vicenza dal 2002 al 2007 Popolazione residente 2002 795.123

Movimento naturale Saldo

11.243

Movimento migratorio Saldo

37.745


844.111 Popolazione residente 2007 La popolazione totale della provincia allʼinizio 2009 è di 862.000 persone, quella del capoluogo di 115.000. Queste cifre, che sono coerenti con le modeste dimensioni delle conurbazioni che caratterizzano il sistema insediativo veneto. Una realtà che un tempo veniva letta come indicatore di una situazione locale in equilibrio, allʼinterno della quale piccola dimensione coniugata con qualità degli insediamenti era sinonimo di buona qualità della vita. Oggi le stesse cifre vanno lette in una dimensione globale, dove la qualità della piccola dimensione deve fronteggiare la dura realtà delle economie di scala e di scopo, che rendono economicamente competitive le metropoli internazionali. Per questo è fondamentale una leadership politica ed economica che punti a grandi sinergie di rete fra i nodi insediativi del contesto veneto, per recuperare, grazie alla crescente potenzialità della dimensione virtuale, quei livelli di competitività che la sola dimensione fisica non è più in grado di garantire.

Provincia di Vicenza, distribuzione della popolazione per classi d’età, 1998- 2008 Anni <15 15-39 40-64 >64 Totale 1998 112.059 293.076 245.971 123.958 775.064 14,4% 37,8% 31,8% 16.0% 100,0% 2008 130.261 274.948 292.135 154.898 852.242 15,2% 32,3% 34,3% 18,2% 100,0% Indici strutturali demografici, 2001 Indice di Indice di Anziani Famiglie N°medio di % di vecchiaia dipendenza per un componenti coppie bambino per con famiglia figli 162,89 50,11 3,9 44.716 2,35 52,23 Vicenza 46,24 2,73 297.496 2,64 59,37 Provincia 113,33

% di coppie non coniugate 5,33 3,91

La popolazione della provincia vicentina, come dimostra la sua distribuzione per età, è una popolazione invecchiata, quindi con un trend di crescita negli ultimi dieci anni stazionario (+ 81.241 unità pari al 9,4%), ed la sua previsione a trent'anni è compresa fra le 90.000 e le 150.000 unità, per una dimensione totale compresa fra i 950.000 ed un milione di abitanti. La stazionarietà attuale e la futura debole crescita sono garantiti dalla dinamicità dei recenti flussi migratori.

Immigrati per luogo di provenienza dal 2002 al 2007 Totale Europa Africa Asia Provincia 2002 2007 Vicenza 2002

America

Oceania + Apolidi

44.462 82.207

20.416 41.696

14.506 21.620

7 .780 16.089

1.735 2 .754

25 48

14.953

7.721

3.288

650

3.264

30


Immigrati e percentuale sui residenti, 2007 Totale Di cui femmine Vicenza Provincia

14.953 82.207

7.093 38.176

Di cui minori 3.569 21.558

% sulla popolazione residente 13,1% 9,6%

Gli stranieri nel complesso della provincia sono 82.000, sono cresciuti rapidamente (+ 46% negli ultimi sei anni) e rappresentano una quota importante della popolazione (9,5%). La loro provenienza è piuttosto concentrata, con un grado di istruzione basso, unʼalta propensione allʼintegrazione, grazie ai matrimoni misti e al livello di scolarizzazione dei propri figli.

Occupati per posizione nella professione e settore di attività economica in provincia di Vicenza: confronto con Veneto e Italia, 2008 Occupati totali Occupati alle dipendenze % dipendenti su totale Vicenza Veneto Italia Vicenza Veneto Italia Vicenza Veneto Italia Occupati 376 2.159 23.405 294 1.670 17.446 78,3% 77,3% 74,5% totali Agricoltura 8 61 895 2 20 425 26,7% 31,9% 47,5% Industria 177 855 6.955 149 700 5.499 84,6% 81,8% 79,1% -di cui 29 180 1.970 16 110 1.250 56,2% 61,2% 63,5% costruzioni Servizi 191 1.243 15.555 143 951 11.522 74,6% 76,5% 74,1% Occupati per settore di attività e posizione nella professione in provincia di Vicenza dal 2001 al 2008 Anni Occupati Occupati dipendenti Dipendenti in % Tot. Agric. Indus. Altro Tot. Agric. Indus. Altro Tot. Agric. Indus. Altro 2001 355 10 179 165 262 2 146 113 73,8% 20,0% 81,6% 68,5% 2008 376 8 177 191 294 2 149 143 78,3% 26,7% 84,6% 74,6% Gli occupati complessivi nella provincia sono 336.000 (39% della popolazione totale) di cui il 51% attivi nei servizi, il 47% nellʼindustria e il 2% nellʼagricoltura. Nellʼindustria gli imprenditori sono il 15%, nei servizi il 25%. “I nuovi” La classe “creativa” della provincia di Vicenza, composta da imprenditori, dirigenti, manager e professionisti, secondo la definizione di Richard Florida, è piuttosto contenuta, alla pari delle restanti province venete, con eccezione di Padova che sembra assumere una posizione di leadership regionale in quanto a consistenza della classe dirigente.

Classe “creativa” (imprenditori, dirigenti, manager, professionisti) posizione rispetto alle 103 province italiane, 2001 Vicenza Venezia Padova Treviso Verona 2001 81 52 20 65 79 1991 52 74 16 46 48 Imprenditorie dirigenti, con:


Veneto Italia

Laurea 10,6 14,0

Diploma 40,4 41,4

Licenza media 48,9 44,6

(valori %, 2001)

Il numero di imprenditori e dirigenti con laurea è piuttosto limitato: Vicenza (18,5%), Milano (25%), Londra, Parigi (28%), Stoccolma (46%).

Risorse umane posizione rispetto alle 103 province italiane, 2001 Vicenza Venezia Padova Treviso Laureati e 80 52 15 65 diplomati Ricercatori 64 63 13 71

Verona 79 53

Valutazioni che sono confermate dalle caratteristiche delle risorse umane (presenza di laureati, diplomati e ricercatori) che confermano la forza di Padova e il posizionamento basso nella graduatoria per provincia dei restanti contesti veneti.

Livello di integrazione degli immigrati, posizione rispetto alle 103 province italiane, 2001 Livello di % di Scolarizzazione Indice istruzione matrimoni bambini complessivo misti Vicenza 94 26 35 54 Venezia 11 71 54 49 Padova 34 53 41 45 Treviso 91 49 28 60 Verona 76 17 51 43 Livello tecnologico delle imprese posizione rispetto alle 103 province italiane, 2001 Imprese Brevetti Diffusione reti Indice teck high tech TLC Vicenza 84 8 27 11 Venezia 41 35 8 16 Padova 16 7 41 10 Treviso 68 14 34 21 Verona 53 19 20 18 Questi elementi non impediscono alla provincia di Vicenza di essere allʼavanguardia tecnologica, grazie alla capacità di produrre brevetti e alla capacità di sfruttare le nuove tecnologie di comunicazione. “I connessi” La capacità di comunicazione che è funzione di età, reddito, cultura, in base a queste variabili, attingendo ad una recente indagine del Pew Research Center, possiamo articolare la popolazione vicentina in dieci categorie: • Onnivori: utilizzano voracemente una gran quantità di strumenti e di servizi per partecipare al cyberspazio, esprimersi online e svolgere molteplici attività sul web 2.0, che sviluppano direttamente in modo interattivo; • Connessi: con molteplici cellulari e intenso lavoro online, essi si connettono e gestiscono I contenuti digitali usando le ICT per sviluppare le loro molteplici


comunità e le loro esigenze di hobby, il tutto con elevato livello di soddisfazione; Abitudinari: usano frequentemente internet e meno il cellulare. Non sono entusiasti della connettività; Produttivi: sono fortemente positivi per come la tecnologia permette loro di stare al passo con gli altri, di migliorare il lavoro e imparare nuove cose • Mobile- centrici: sfruttano completamente le funzioni del loro cellulare. Non usano spesso internet e sono soddisfatti di come lʼICT permetta di connetterli agli altri; • Connessi ma seccati: hanno investito in una quantità di tecnologia, ma trovano la connettività intrusiva e considerano le informazioni un peso • Inesperti sperimentatori: sfruttano occasionalmente lʼinterattività, ma se avessero più esperienza potrebbero fare di più con lʼICT; • Light ma soddisfatti: utilizzano in modo limitato le tecnologie, che non hanno un ruolo centrale nella loro vita quotidiana. Sono soddisfatti del rendimento dellʼICT Alcune caratteristiche degli utenti delle tecnologie dellʼinformazione e comunicazione Età me dia

% Uomi ni

Onnivori

28

70

Connessi

38

Abitudinari

% Con reddito superiore a E 60.000,00

% Laureati

N° IT devices

% Con Internet

% Con banda larga a casa

% Con Desktop

% Con Laptop

% Con Palmare

41

40

6.0

100

89%

95

79

45

10

44

45

5.0

100

86

89

65

24

40

65

29

42

4.1

100

77

92

45

14

Produttivi

40

50

37

47

4.3

100

71

89

49

18

Mobilecentrici

32

52

21

19

3.9

91

37

77

33

13

46

41

28

41

3.4

100

80

88

32

7

50

39

27

31

2.9

82

15

75

24

4

Light ma soddisfatti

53

43

13

18

2.5

60

15

61

13

2

Indifferenti

47

52

45

13

2.0

63

12

51

11

3

Fuori dalla rete

64

43

4

7

0.5

Connessi ma seccati Inesperti speriment atori

0

Fonte: Pew Internet & American Life Project April 2006 Survey for internet and cell phone users. Margin of error is ±2%.

Una strategia per il futuro: la Convenzione di Lisbona La lettura delle dinamiche delle risorse umane nellʼambito vicentino evidenzia


lʼimpatto dei nuovi cittadini, frutto dei recenti flussi migratori, e delle nuove tecnologie di comunicazione sulle diverse fasce sociali che compongono la realtà del territorio. Questo per valutare potenzialità e problemi generati dalla globalizzazione e progresso tecnologico su economia e società del contesto. Il manifestarsi repentino delle due variabili sopra citate, cambiamento strutturale della popolazione coniugato con evoluzione nei sistemi di comunicazione, ha una duplice conseguenza: proporre una revisione completa del sistema d'istruzione e garantire l'accesso alla formazione lungo tutto l'arco della vita. Farsi carico di questi problemi significa inserire lʼevoluzione della società vicentina negli obiettivi definiti dal Consiglio europeo di Lisbona (Convenzione di Lisbona 7, 2000) che indica nella e-socitey il fattore di sviluppo primario dellʼUE. In conseguenza di ciò il Consiglio ha formulato orientamenti per cogliere le opportunità offerte dalla nuova economia, allo scopo di sradicare la disoccupazione, potenziando la crescita economica e la coesione sociale. LʼUE prefigura una società aperta, inclusiva, collaborativa, basata sulla capacità di attrarre saperi, grazie al supporto delle nuove tecnologie di TLC; una realtà che presuppone la piena accettazione della sfida tecnologica e lʼavvio della riconversione degli apparati di produzione, del rinnovo del sistema di relazioni della Pubblica Amministrazione e dei rapporti fra cittadini. Questo significa inserire lʼeconomia e la società vicentina nel sistema di obiettivi definiti dal documento « i2010 - Una società dell'informazione per la crescita e l'occupazione 8» (2005), ossia provvedere affinché la società dell'informazione sia alla portata di tutti, senza distinzione di classe sociale, razza, religione o sesso. La stessa economia digitale che consente di migliorare la qualità della vita è un fattore di migliore concorrenzialità e di creazione di posti di lavoro. Ugualmente, è necessario assicurarsi che la transizione economica e sociale, per quanto rapida, non emargini alcuna categoria di cittadini, e che i frutti della crescita che ne conseguono siano ripartiti equamente. Queste finalità sono articolate nel programma « eEurope 9», basato sul rinnovo delle reti per permettere unʼaccessibilità rapida e sicura al maggior numero di persone, che sottolinea l'importanza dell'aumento della produttività economica e del miglioramento della qualità e dell'accessibilità dei servizi a vantaggio dell'insieme dei cittadini. Per consentire ai giovani che fanno il proprio ingresso sul mercato del lavoro di diventare soggetti attivi nell'economia della conoscenza, occorre che il loro livello d'istruzione sia sufficientemente elevato. Il rapporto inversamente proporzionale fra livello di studio e tasso di disoccupazione tende a crescere, per cui è necessario aumentare il livello d'istruzione. L'insegnamento e la ricerca devono trovare nuove forme di coordinamento, il che può realizzarsi lavorando in rete sui programmi nazionali, internazionali e comuni di ricerca. Alla potenza delle nuove reti tecnologiche deve corrispondere il rafforzamento delle reti di relazione/socialità, nella direzione della loro apertura verso procedure collaborative, perché le diverse parti sociali possano operare per raggiungere assieme nuovi livelli di coesione. La priorità del sapere Per collocare la realtà vicentina nelle nuove reti occorre che la stessa si doti dʼadeguate strutture dʼistruzione superiore, oggi quasi del tutto assenti, le inserisca in un sistema di relazioni internazionali ed attivi processi innovativi di elaborazione e distribuzione dei saperi. Eʼ necessario affiancare ai processi tradizionali, basati sulla razionalità, con nuovi destinati a stimolare la sfera creativa della mente 10: a questo fine è indispensabile coinvolgere figure mutuate dal mondo delle arti, della filosofia,


che attrezzino a prefigurare il futuro, che educhino a lavorare per scenari, per prevenire le molte direzioni del cambiamento. Al raggiungimento di questi obiettivi il mondo delle imprese può contribuire aderendo a due iniziative promosse dallʼUE: lʼadesione alle “piattaforme settoriali” 11 e la promozione di programmi didattici e di ricerca allʼinterno dellʼEuropean Institute of Technology 12. Le “piattaforme settoriali”, che stanno alla base della politica industriale dellʼUnione, sono trenta e operano secondo un filosofia collaborativa, infatti a ciascuna aderiscono tutte le parti ʻindustrioseʼ che contribuiscono allo sviluppo di quel settore (imprese, ricerca, pubblica amministrazione, istruzione). Di conseguenza lʼUE tende a sviluppare le sue iniziative ed erogare i suoi finanziamenti non a singole industrie o unità di ricerca, ma alle parti diverse che compongono una piattaforma, ossia che si consorziano per raggiungere uno scopo. Piattaforme tecnologiche europee 1 The European Hydrogen and Fuel Cell Technology Platform 2 European Nanoelectronics Initiative Advisory Council 3 NanoMedicine - Nanotechnologies for Medical Applications 4 Plants for the Future 5 Water Supply and Sanitation Technology Platform 6 The European Technology Platform on Photovoltaics 7 Technology Platform on Sustainable Chemistry 8 Forest Based Sector Technology Platform 9 European Technology Platform for Global Animal Health 10 European Road Transport Research Advisory Council 11 European Rail Research Advisory Council 12 Waterborne Technology Platform 13 The Mobile and Wireless Communications Technology Platform (eMobility) 14 Innovative Medicines for Europe 15 Embedded Systems (ARTEMIS) 16 Advisory Council for Aeronautics Research in Europe 17 The European Space Technology Platform 18 The European Steel Technology Platform 19 The European Technology Platform for Textiles and Clothing 20 Platform on Future Manufacturing Technologies 21 The European Construction Technology Platform 22 European Technology Platform for Advanced Engineering Materials and Technologies 23 The European Technology Platform on Industrial Safety 24 European Initiative on Networked and Electronic Media 25 Food European Technology Platform "Food for Life" 26 Networked European Software and Services Initiative 27 The European Robotics Platform 28 The Photonics Technology Platform 29 The Integral Satcom Initiative 30 Zero Emission Fossil Fuel Power Plants Technology Fonte: http://cordis.europa.eu/technology-platforms/home_en.html Ogni piattaforma ha una sua rappresentativa nazionale. Eʼ fondamentale quindi che le imprese, le università, i poli tecnologici del nord est aderiscano alle rispettive piattaforme, per entrare attivamente nella rete di sviluppo industriale dellʼUnione, impegnandosi ad acquisire visibilità per esercitare una reale leadership. Questa ambizione è un fattore fondamentale per un ingresso virtuoso del sistema del nord est nel nuovo ciclo di sviluppo.


La politica delle piattaforme si è evoluta con la creazione dellʼEuropean Institute of Technology, unʼoriginale reinterpretazione del MIT statunitense, che sta originando un istituzione universitaria transnazionale, articolata in “piattaforme” didattiche e di ricerca, cui contribuiscono imprese, accademici, ricercatori. Unʼottima occasione per gli imprenditori del nord est per rileggere la base formativa regionale, rilanciarla a scala internazionale, attivare nuove relazioni con lʼoriente e, per il contesto vicentino, di dotarsi di una struttura universitaria di rilevanza internazionale. La prospettiva dellʼadesione allʼEuropean Institute of Technology suggerisce lo sviluppo di un progetto articolato nei seguenti momenti: -valutazione swot del mix settoriale delle imprese del nord est, assumendo come forza guida il potenziale di innovazione e creatività; - programmazione dellʼinserimento mirato nelle piattaforme tecnologiche dellʼUnione europea, al fine di creare sinergie di rete internazionali; - attivazione della candidatura di Vicenza, in rappresentanza del nord est, quale sede di una delle Knowledge and innovation community previste dellʼEuropean Institute of Technology. Verso la città dei bit 13 Nuovi saperi e nuove tecnologie dilatano il campo del progetto di sviluppo della nostra società, coniugando il modello di sviluppo sociale con quello urbano, assumendo come materiali di progetto “atomi e bit”, secondo la definizione di Nicolas Negroponte, frutto della connessione fra la storica dimensione fisica della città e la nuova dimensione immateriale. Questa visione ispira un “nuovo rinascimento”, dove il rinnovo culturale si accompagna al rinnovo della città nella direzione della sua dematerializzazione, ossia il fare di più con meno materia, al fine di limitare il prelievo dei beni scarsi costituiti dalle risorse naturali. Questi principi, partendo dal concetto che la terra in cui viviamo è un sistema chiuso, allʼinterno del quale centellinare le limitate risorse, portano a una metodologia di progetto guidata dalle dinamiche del metabolismo delle risorse naturali e sociali e dalla progettazione dellʼintero ciclo di vita di manufatti ed impianti. Per questo il rinnovo della città oggi si accompagna al rinnovo della base industriale, per ridurre i flussi di materia necessari ad ottenere i prodotti, allʼutilizzo crescente di tecnologie legate alla produzione e distribuzione di energia da fonti rinnovabili e allʼattivazione di processi che tendono allʼeliminazione dei rifiuti. Ma rinnovo del contesto del nord est e sua dematerializzazione sono legati, come in ogni altro contesto metropolitano, alla potenza delle infrastrutture telematiche, ossia ai bit di cui si può disporre. Il percorso di sviluppo di tali infrastrutture, in forte ritardo nel contesto veneto, ha riguardato hardware e software, attraverso tappe fondamentali di evoluzione tecnologica costituite da: trasmissioni in banda stretta, grazie alla compressione del segnale trasmesso via doppino in rame, trasmissioni a banda larga grazie allʼutilizzo della fibra ottica, trasmissioni ʻdiffusiveʼ (wifi) grazie allʼutilizzo del satellite. Oggi assistiamo alla iper connessione di tutti questi supporti tecnologici, e, con essa, alla nascita dellʼubiquitous network, presupposo di sviluppo delle nuove u-economy ed u-society, che trovano sintesi nellʼubiquitous city 14. Questo apre nuove prospettive di rinnovo dei processi produttivi e della loro gestione, oltre che dellʼerogazione dei servizi privati e pubblici. Le organizzazioni delle imprese private e della pubblica amministrazione hanno oggi lʼopportunità di costituire piattaforme ad alta interattività, in grado di rinnovare la città nella direzione di 15: • superare il mito della centralità dellʼinfrastruttura stradale, con i suoi centri di interscambio ʻpesantiʼ, a favore della sinergia fra strada, gps, computer, rete, che


permette la realizzazione di sistemi logistici interattivi in grado di seguire le merci dallʼestrazione di materia fino alla consegna del prodotto al consumatore finale e di assistere le persone al fine dellʼottimizzazione dei percorsi; • sviluppare sistemi di iper connessione, collegando le residenze con il mondo, allargando il loro ruolo, trasformandole, in relazione alla connessione, in luogo di lavoro, di svago, di cura della salute, ecc… ; • integrare lʼofferta dei servizi pubblici con quelli privati. Questo da luogo a processi di riconversione delle ʻpiattaformeʼ della pubblica amministrazione (licenze edilizie, catasto, fisco, ….) per renderle accessibili in modo interattivo alle imprese, alle residenze o ai personal digital device dei cittadini; • realizzare radicali progressi nellʼerogazione dei servizi della sanità, accompagnati da forte abbattimento dei costi. Le nuove tecnologie di rete, la miniaturizzazione e portabilità degli apparati rendono possibile il monitoraggio a domicilio delle più importanti funzioni vitali e le procedure di cura on line, permettendo lʼavvio di nuovi processi di dematerializzazione delle strutture sanitarie. • monitorare attivamente lʼintero ciclo di vita urbano, al fine di realizzare consistenti risparmi nella gestione delle risorse della città. In sintesi, la nuova morfologia della città sarà dettata dalle seguenti parole chiave: dematerializzazione, iper miniaturizzazione, portabilità, multifunzionalità, interattività. Le nuove tecnologie di comunicazione permettono inoltre di ridurre lʼassimetria di relazioni fra cittadini e detentori dei saperi (tecnici, medici, politici, ecc…) con il risultato di mettere in crisi le storiche strutture di relazione top down a favore di nuove strutture collaborative. Queste ultime stanno dando vita ad un sistema di relazioni che prende la forma dellʼAgenda, ossia di un documento condiviso fra tutti i portatori di interesse e coerente con gli obiettivi delle convenzioni internazionali. Seguendo il modello dellʼAgenda, Pubblica Amministrazione, imprenditori, operatori sociali sono in grado di dialogare in tempo reale e in modo interattivo, attuando un sistema organizzativo che, come insegnano gli scenari Shell 16, è paragonabile al funzionamento di una banda jazz. Chi da la base alla suonata jazz dovrebbe essere la leadership pubblica, capace nello stesso tempo di indicare le regole di sviluppo di lungo momento e mediare fra i tanti linguaggi ed obiettivi dei portatori dʼinteresse. Nel contesto internazionale rinnovo della città e dei suoi sistemi gestionali contribuiscono alla nascita di nuovi mercati, alla crescita dei livelli di competizione, allʼ integrazione economica, al rinnovo dei modi di vita 17. Ad esempio in occasione dellʼExpo di Saragoza è stato seprimentato il “Mille digital”, nel quale diventano realtà: le opportunità dellʼubiquitous city nella vita quotidiana, la reinterpretazione del paesaggio, la sperimentazione di nuovi modelli insediativi e di trasporto. Ugualmente, sulla spinta delle nuove opportunità nascono nuove città o quartieri, la cui forza guida è costituita dalle Università, o comunque dai grandi centri del sapere. Lʼintuizione della Conferenza di Lisbona si dimostra quindi felice, il sapere diviene il germe per la costruzione di città il cui elemento ordinativo è dato dalla creatività. Eʼ questo un filone progettuale che, iniziato a Helsinki negli anni ʼ90 con lʼesperienza del quartiere Arabiaranta, trova una nuova dimensione tecnologica nel progetto di espansione di Seoul e una nuova dimensione organizzativa grazie alla collaborazione di MIT e Municipalità nel progetto del quartiere MIT a S.Francisco. Conclusioni Questo saggio affida al sapere un ruolo determinante per lo sviluppo economico e sociale del contesto vicentino e del nord est; occorre essere capaci di progettare una nuova civitas, mettendo in discussione il sistema di conoscenze uscito dalla rivoluzione industriale, sapere attivare nuove piattaforme di conoscenze, attraverso le quali il nostro sistema urbano sappia aprire nuovi dialoghi con le civiltà ri-emergenti.


In questa dimensione ritorna dʼattualità il progetto come piattaforma in grado di creare sinergie fra il mondo della cultura, dellʼeconomia, del sociale, per elaborare una nuova dimensione di città riconoscibile dalle comunità locali, ma portatrice di valori universali. Una città che sia sintesi dei valori ambientali e dellʼeconomia, della specificità dei luoghi e della molteplicità di saperi. Il percorso fin qui sviluppato invita a rivedere la priorità affidata alle infrastrutture fisiche e ʻpesantiʼ nel nostro modello di sviluppo, a favore di nuove strutture immateriali o ʻleggereʼ. Lo sviluppo vicentino sembra così legato: • dal punto di vista tecnologico, alla disponibilità di nuove reti ad alta capacità e alle nuove opportunità ed ai minori costi dei nuovi sistemi ʻdiffusiviʼ; • dal punto di vista sociale, alla volontà di allargare il diritto di cittadinanza, sollecitando lʼaccesso a culture diverse; • dal punto di vista della città, alla capacità di mettere in discussione la sua dimensione, perché i fattori strategici dello sviluppo della città, creatività e innovazione, sono legati allʼintensità, rapidità e numerosità delle relazioni tipiche delle grandi metropoli. Questo significa attrezzarsi perché i nostri insediamenti siano dotati di infrastrutture capaci di renderli competitivi con le megalopoli di un oriente in fase iper crescente. Questo non significa stravolgere il sistema insediativo storico, ma aprirlo, usufruendo delle opportunità delle reti, ad intense relazioni globali. Bibliografia 1 Giuseppe Longhi, Manuale per una progettazione urbanistica, Officina edizioni, Roma, 200 2 World Bank, Five years after Rio: from rhetorical to practice, WB, Washington D.C, 1997 3 IISD, Indicators for Sustainable Development: Theory, Method, Applications, in: http://iisd.ca 4 Giuseppe Longhi, “Progettare per scenari”, DU, Venezia, 2005 5 Marc Prensky, “Digital Natives, Digital Immigrants”, in: On the Horizon, NCB University Press, Vol. 9 No. 5, Ottobre 2001 6 i dati relativi a bilancio demografico, popolazione residente, immigrati e occupati sono forniti dal Servizio statistica della provincia di Vicenza e sono scaricabili da: www.provincia.vicenza.it/servizi/statistica/aree/index.php/8 Il termine “classe creativa” e gli indicatori che seguono sono tratti da: IreneTenagli, Richard Florida, LʼItalia nellʼera creativa, 2005 scaricabile da: http://www.provincia.milano.it/economia/it/servizi_attivita/creativita_talenti/progetto_ citta_creative/ 7 Commissione europea “Crescita e Occupazione, Cosʼè la strategia di Lisbona”, scaricabile da: http://ec.europa.eu/growthandjobs

World economic forum, The Lisbon review 2002- 2006, scaricabile da: www.weforum.org/pdf/gcr/lisbonreview/report2006.pdf 8 Commissione europea, “i 2010: la società dellʼinformazione e i media al servizio della crescita e dellʼoccupazione”, scaricabile da: http://europa.eu/legislation_summaries/employment_and_social_policy/job_creation _measures/c11328_it.htm Fondazione Ugo Bordoni, Dossier EU i 2010, scaricabile da: http://www.fub.it/osservatorio/dossieruei2010/liniziativai2010 9 Europamica, “e-Europe: una società dell'informazione per tutti”, scaricabile da:


http://www.europamica.it/Database/europamica/europamica.nsf/b4604a8b566ce01 0c125684d00471e00/9ba60c6fc4e3bd99c1256adf00361826!OpenDocument 10 Charles Leadbeater, We Think: why mass creativity is the next big thing, Profile LTD, London, 2008 11 European platforms, scaricabili da: http://cordis.europa.eu/technologyplatforms/home_en.html 12 European Institute of Technology, scaricabile da: http://eit.europa.eu 13 Il rapporto fra sviluppo fisico ed immateriale della città è stato sviluppato attraverso i contributi fondamentali di: Paul Virilio, Lo spazio critico, Bari, 1985 Bernard Tschumi, Questions of space, Architectural Association, London, 1990 Nicholas Negroponte, Being digital, Alfred A. Knopf Inc, New York, 1995 Robert Mitchell, La città dei bit, Electa, Milano, 1998 14 Il concetto di u-infrastruttura è sviluppato in: http://www.soumu.go.jp/menu_02/ict/u-japan_en/index.html 15 Institure for the future, intervista a Michael Joroff, “From science cities to innovation zones”, 2006, scaricabile da: www.iftf.org/.../TYF%202006%20%20Innovation%20in%20the%20City.pdf 16 Shell global scenarios to 2025 in: www-static.shell.com/.../aboutshell/.../shell_global_scenarios/exsum_23052005.pdf 17 le esperienze di u-city si trovano in: MIT: http://web.mit.edu/cre/research/ncc/casestudies.html Milla digital: http://www.milladigital.es/ingles Seoul in : http://english.seoul.go.kr/gover/initiatives/inti_Vision&Objectives.htm Tokyo in: http://www.tokyo-ubinavi.jp/en/about.html Singapore in: http://www.itu.int/ubiquitous Hong Kong in: http://www.info.gov.hk/digital21/eng/strategy/2008/Foreword.htm Songdo in : http://www.songdo.com/default.aspx?p=1992 London in : http://www.london.gov.uk/gla/publications/elondon.jsp Arabianranta (Helsinki) in: https://www.taik.fi/en/about_taik/arabianranta_.html

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Risorse umane e infrastrutture, 2009  

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