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Periodico di informazione e cultura

ottobre 2010 n째 8


SORPRESA NON PREVISTA E QUINDI GRADITA - Se cchiude ‘na porta, se apre ‘nportò !!!...E’ quanto la poveraglia contadina, per non bestemmiare, come si fa in molti da queste parti ancora oggi, esclama, commentando, una gradita sorpresa. Matteo Parrini - fondatore, facitore e Direttore di Geronimo, l’ormai affermato quindicinale di Matelica dalla tiratura in 1500 copie, ci ha “guardato sugli occhi”, dopo averci seguito ed arrancato con noi, specie nelle ricerche su Turchi e l’organizzazione del primo CONVEGNO su O. TURCHI ci ha offerto su un piatto d’argento il Geronimo, a compartecipazione. Abbiamo accettato e partiamo, insieme, coadiuvati da un’esperienza editoriale e con nuova società La VSV, in cartella con Geronimo, vi viene offerta in 1500 copie di esemplari, con loro. La VSV sarà “Trimestrale/Culturale”, il Geronimo quindicinale, per l’immediato cronachistico, attento e ragionato. In tempi di crisi editoriale, economica, chi ce lo fa fare? Se si sogna, ci si sveglia rabbuiati; se si sogna in molti, il sogno diviene realtà, sofferta e vissuta. Perr intanto, lusinghieri incoraggiamenti ci vengono dai territori della cinta est del Sanvicino; Cingoli particolarmente, ci fa sapere che gli siamo simpatici. Auguramoci buona fortuna, procediamo verso la realizzazione degli obiettivi previsti. Grati della Vostra attenzione, vi auguriamo buona lettura Elvio Sforza Per la Castri Piri Valles Luigi Taliani–Direttore; Amedeo Virgili–Segretario e Redattore; Stefano Romagnoli – Progettista e Grafico; Giovanni Loccioni - capocomico teatro; Elvio Sforza – Presidente della CPV Articolisti – Collaboratori- Abbonati

21 ottobre - Si inaugura, cimplice “Gigetto e la pizza OASI, la sede redazionale Est di Geronimo

I Una copia: € 3.00; Abbonamenti: Ordinario: €10,00; Sostenitore: €20,00; Benemerito: €30,00.

Voci dal San Vicino Periodico trimestrale di informazione e cultura - ottobre 2010 - n° 8 Direttore Responsabile - Luigi TALIANI Autorizzazione Tribunale di Ancona n° 19-08. Sede: Ctr. S. Francesto, 28 - 62021 Apiro (MC) Supplemento al numero 21 del quindicinale Geronimo Email: castri.piri@yahoo.it Web: www.castripirivalles.it Tipografia GRAFOSTIL via A. Merloni, Matelica (AN)

È possibile abbonarsi presso:

C.C.P. n. 1443307 intestato a SFORZA ELVIO Sportelli della Banca CC di Filottrano; “Barbara Casalinghi e Ferramenta” Piazza Baldini, 6 Apiro Presso la Vs. Banca - Bonifico sul CC intestato a Casti Piri Valles Iban: IT83 Y08549 68800 000090100662

NOVITAʼ - ABBONAMENTO A GERONIMO E VOCI DAL SAN VICINO € 37,00 2


realtà supera lo spettacolo Dai tempi di Caino e Abele, oltre all'uccisione di Agamennone da parte della moglie Cliternesta i crimini sono stati sempre raccontati dai mezzi di comunicazione del tempo: i poemi epici, il teatro, i romanzi, i giornali. Oggi gli omicidi nel nostro tempo si celebrano ancora soprattutto in televisione e sui giornali. Si ammazzano una madre e un fratello a Novi Ligure, un neonato a Cogne, un'amica a Perugia, ed ora tutto riparte da Avetrana. Sono la televisione e i giornali a scegliere questi delitti, tra le centinaia che accadono ogni anno, rendendoli importanti per tutti. E' la televisione che accusa, che fa ipotesi e confronti, che fa vedere le facce, le lacrime, i silenzi. Soprattutto che mostra i conflitti, che assegna i ruoli, insomma mette in scena la storia. La televisione degli ultimi dieci, venti anni ha inghiottito completamente la realtà, l'ha ridotta ad una sceneggiatura. “Chi l'ha visto?” sta alla cronaca nera come i talk show che stanno alla politica: la simula, la raddoppia, ne ingrandisce i dettagli, la rende litigiosa e piccina come un'assemblea di condominio. L'attenzione per i dettagli per la vita delle famiglie che per disgrazia entrano in questa macchina da pettegolezzo diventa spasmodica, la ricerca dello scandalo e della rivelazione è una droga che crea assuefazione e crisi di astinenza ma la televisione bulimica, non si accontenta, e ha imparato a produrre famiglie artificiali, convivenza forzate da spiare anche se non ci sono delitti, ma solo litigi e qualche flirt. Sono i reality show, il doppio artificiale della realtà che incanalano il voyeurismo di massa su telenovelas che pretendono grottescamente di essere vere. Ma se i reality imitano la realtà, sembrano anche un modello a cui la realtà finisce per adeguarsi. E' quel che è accaduto nel caso del delitto di Sarah. Alla base c'è una squallida storia di stupro familiare, come è stato per secoli l tragico costume di tante famiglie povere e incolte:violenza bestiale di cui tutto il gruppo è complice e vittima. E' evidente che nella famiglia Scazzi i rapporti erano di elementare violenza,senza finezze psicologiche o interrogativi esistenziali,i sentimenti erano totalmente subordinati alle voglie, la legge della giungla in un parentado. Ma questa realtà troppo elementare non è un meccanismo sufficiente nel tempo del reality. Non interessa abbastanza. Dunque messi sotto il riflettore della televisione i protagonisti si sono messi a recitare senza bisogno di copione o di regia,hanno intessuto il copione di una mediocre fiction televisiva: lo zio inconsolabile, la cara amica del cuore della vittima,poi indignata dalle rivelazioni, la madre incapace di reagire,forse perfino di capire. Questi ruoli troppo banali,troppo per bene, troppo stereotipati,sono presto entrati in conflitto con i fatti. Diciamocelo, se il delitto fa orrore, questa recitazione fa schifo. Vi è qualcosa di osceno nella commedia che è stata costruita sopra la tragedia che va proprio dalla trasformazione del crimine in spettacolo pubblico. In questo ha le sue colpe la televisione, ce l'ha il pubblico (fra il pubblico ci siamo anche noi) che ci siamo tutti famelicamente a spiare gli orrori che emergono. Dal punto di vista morale diciamo che i processi debbono essere pubblici, per garantire la giustizia ma che trasforma la realtà più cruenta in un reality dolciastro e falso è un segno di inciviltà. E questo è il mercato dell'informazione. Come una volta le arene si riempivano per vedere il sangue dei gladiatori oggi si accendono i teleschermi per provare il brivido del sangue che scorre nelle varie zone della nostra penisola. Luigi Taliani

Alla cortese attenzione dei lettori e collaboratori Gli avvenimenti di quest’ultime delle settimane, il gemellaggio con quindicinale Geronimo e tanto altro che gira attorno alla chiesa di S.Salvatore, di cui siamo comodatari, argomenti ampiamente trattati nel Seminario dello scorso, ci hanno impedito di esaminare e pubblicare quanto avevamo in archivio o già annunciato. Non è materiale buttato. Ci leggerete su Geronimo nella pagina riservata ad Apiro e Cingoli

OGNI DUE SETTIMANE

INIZIATIVE IN CANTIERE Teatro storico sulla vicenda delle “zitelle” – da ricerche di archivio - Gemellaggio con Villa S.Angelo – Abruzzo – paese fantasma dopo il terremoto - Su invito della Caritas locale e del Sindaco - Conferenze sulla Perdonanza e Pellegrinaggio a S.Gabriele

Concerti prenatalizi - Accoglienza dello Steinway.

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IL TERRITORIO ALL EST DEL SANVICINO TUTTI NOTANO CHE TRA CINGOLI ED APIRO ESISTE UN LAGO ARTIFICIALE POCHI SANNO DI QUANTE FRAZIONI, PARROCCHIE, IN QUELLA ZONA E NEI PRESSI SONO SCOMPARSE

CHE COPRE LA STORIA DI VITE CHE SI PERDONO NELLA NOTTE DEI TEMPI. LA NOSTRA ATTENZIONE, RIVOLTA VERSO IL PARTICOLARE, QUELLO CHE SFUGGE AI POCO MENO DI UN SECOLO, A COME ERAVAMO.

VOGLIAMO ATTIRARE VOI, LETTORI, SUI LUOGHI, COLLINE POPOLATISSIME SINO AL DOPO

LEGATA ALLE ISTITUZIONI CIVILI E RELIGIOSE. INTERROTTO IL VISSUTO ASSOCIATIVO, SOCIALE E RELIGIOSO, SOPPRESSA, LE TOMBE PROFANATE. INTRODUCIAMO S.MARIA IN CALNDELORA -

Nei prossimi numeri, storie dettagliate con interviste e documenti di quanto titolato, con breve commento.

CRONACA ATTUALE Scritta in bella vista nel tendone dove domenica 17 ottobre, a Cingoli, si celebrava solennemente.

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Cesare DA UN MUCCHIO DI PIETRE RICOSTRUISCE ANCHE LA CHIESA. Tanti anni dopo, Cesare mostra l始album della Benedizione della chiesa ricostruita e Benedetta da Mons. Frattegiani. Ci accompagna sulle tombe dei preti e dei laici sepolti. Ci promette interviste sui suoi ricordi. Per tutta l始opera ha impiegato una decina d始anni.

Tomba dei laici

Cripta dei preti

ConcorsoClick

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Panicali PAESE FANTASMA

Era Parrocchia legata a Santa Maria in Candelora. Una residente straniera occupa la ex casa parrocchiale per qualche mese all始anno. L始attuale Sindaco di Cingoli 猫 nato qui. Nel prossimo numero, testimonianze di chi ci abit貌.

Scorcio della Chiesa e scalinata di accesso.

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Maccarone di Apiro NUTRIMENTO DELLO SPIRITO E PANE QUOTIDIANO .

A Maccarone vive una comunitĂ  monastica camaldolese; si celebra giornalmente la Santa Messa. Da qualche decennio, nella frazione, un forno che produce e consegna ottimo pane a domicilio. Prossimamente ne intervisteremo il titolare.

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Il colle di San Leopardo di Apiro UNO SCEMPIO CONTINUATO Da quando la chiesa di San Leopardo non fu più officiata e si soppresse anche la fiera annuale, iniziò il declino e lo scempio. Storie, storielle, bugie e interessi latenti. Vi racconteremo la vera storia.

Il cartello illeggibile testimonia che la gente non deve sapere

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Libri Libri Libri! TORNIAMO AI LIBRI, CUM MICA SALIS, CON UN PO’ DI SALE IN TESTA SULLE SCELTE SU CHE COSA LEGGERE? IL NOSTRO ESPERTO IN MATERIA DI AGIOGRAFIA CI OFFRE UN COMMENTO DI UNA NOVITA’ LIBRARIA APPARSA NELLA NOSTRA REGIONE Autore:Dr.Luigi LUZI I SANTI CI INSEGNANO A VIVERE E A MORIRE “Longum est iter per praecepta,breve et efficax per exempla"(La via— che conduce alla saggezza — è lunga se è agevolata soltanto dalle istruzioni, breve e appianata invece se facilitata dagli esempi) Seneca, Epist. 6,5. Con questa acuta e perspicace osservazione l'antico filosofo c'insegna la rilevanza del contributo altrui nella formazione dell'individuo, misurabile non tanto dall'input scientifico e tecnologico, per quanto necessario anche esso alla realizzazione del progetto, quanto piuttosto dalla dimostrazione concreta, palpabile e quotidiana dei princìpi che si vorrebbero inculcare. Certo è che nessun computer viene venduto ed installato se non accompagnato da un apposito manuale, da un volume cioè di agevole consultazione, in cui sono compendiate le nozioni fondamentali ed essenziali al retto ed efficace utilizzo della macchina. Nessuno vorrà negare, tuttavia, che l'acquirente del nuovo elaboratore elettronico imparerà ad adoperarlo molto più presto e meglio, se avrà a fianco un maestro provetto nelle relative scienze, sempre pronto a dare dilucidazioni e spiegazioni al discepolo e a guidarlo così per i reconditi meandri dell'addestramento. Nella frase succitata di Seneca, sebbene si tratti specificamente dell'acquisto della sapienza, non sarebbe comunque uno sproposito, tanto meno un abuso, applicare lo stesso principio in essa contenuto al progetto di acquistare la perfezione cristiana, a partire dal proposito di odiare ed evitare ogni e qualsiasi peccato, fino a pervenire al raggiungimento di quel grado di santità compatibile con le esigenze della salvezza dei singoli. Tale progetto, com'è ovvio, logico e pacifico, non solo esige ma anche presuppone gli stimoli e l'afflato dello Spirito Santo, trattandosi per l'appunto d'un impresa prettamente soprannaturale, comparto cioè verso il quale l'uomo naturale, per quanto dotato magari di risorse intellettivo?, volitive e morali del tutto singolari e persino stupefacenti, non può fare, tuttavia, il primo passo, anzi, non può neppure desiderare di farlo: "Non che da noi stessi siamo capaci di pensare qualche cosa come proveniente da noi,

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ma la nostra capacità viene da Dio"(2 Cor. 3/5) • E ancora: "Nessuno può dire 'Gesù è Signore' se non sotto l'azione dello Spirito Santo"(l Corl2) Tutto ciò premesso, ci preme informare i nostri lettori che l'opera cita. ta sopra, consistente di 500 pagine circa, elenca intorno a 275 personalità cristiane che si sono, nel corso dei secoli, distinte per la loro coerenza, linearità e costanza spirituale. Checché ne sia del titolo dell'opera, molte delle persone di cui si fa la rassegna non sono affatto canonizzate e neppure beatificate, pur avendo condotto, nel loro soggiorno sulla terra, una vita altamente esemplare, edificante ed ammirevole. Il profilo di ciascuno

comprende alcuni cenni biografici, un sunto della SUA spiritualità particolare, i fatti salienti della Su A vita; una menzione appena dei Suoi scritti e, in ultimo, le circostanze della SoA morte. L'autore ha voluto altresì corredare le singole narrazioni di un'apposita fotografia, adorno certamente pregevole questo, che avrà comportato in ogni caso un lavoro di ricerca immane. Il valore dell'opera, la sua rilevanza e la sua attrazione, derivano dall'avere in un solo volume delle sublimi e commoventi testimonianze dell'amore delle anime verso Gesù, espresse e ripetute attraverso delle prove di dedizione totale, ognuna delle quali non meno avvincente che convincente: abbandono completo alla volontà divina; l'offerta della propria persona come vittima sacrificale; obbedienza incondizionata; umiltà fino al virtuale annientamento; fiducia senza limiti nella Divina Provvidenza; preghiera autenticamente mistica, e via dicendo. Orbene, riandando a quanto detto all'inizio del presente articoletto, non ci può essere anima sinceramente desiderosa di progredire nella via della virtù che, leggendo soltanto alcuni dei profili magari contenuti sotto esame, non concepisca un anelito, un'aspirazione travolgente verso tutto quanto possa comportare la perfezione cristiana nonché l'amore verso Dio e il prossimo. Esiste un paragone nella vita moderna che illustra assai bene il ruolo dell'esempio e il suo influsso sugli altri. Nelle edicole e nei chioschi si vendono certi settimanali, stampati magari su carta patinata, che riportano con abbondanti fotografie, le vicende di attori e attrici noti a tutti, dei magnati dell'industria o della finanza, oppure dei calciatori più rinomati, o comunque personalità influenti per la loro richezza, potenza o popolarità. Intervistate, tali celebrità rivelano con la massima disinvoltura i dettagli dello sfascio del loro matrimonio, e la gioia e felicità di cui godono attualmente con il nuovo "partner", etc. Si fanno fotografare nei luoghi più esotici del pianeta, circondate da gran lusso e ogni indizio di prosperità materiale, vantandosi nel contempo delle proprie prodezze e successi, raggianti di poter comparire e brillare. Con la larga diffusione di interviste del genere, più insipide e melense che,sconce, più frivole che piccanti, le persone in. ogni caso che ci corrono appresso con avido interesse, manovrabili e 10


suggestionabili come sono, per non dire scriteriate, plasmano, un po' alla volta, i loro maestri e modelli, i loro idoli e ideali, dando àdito così ad una subdola forma di secolarizzazione che con . l'andare del tempo contribuisce a generare una società edonistica e paganeggiante. La storia, all'opposto, abbonda di strepitose conversioni al Vangelo, grazie alle sane ed edificanti letture effettuate da chi nella vita precedente era stato apatico, tiepido o addirittura ostile. Per citarne una, consideriamo Ignazio di Lojola, allorché era costretto a letto perchè ferito in guerra. Nell'impossibilità di trovare dei libri di avventura con cui si spassava di solito, accettò di leggere gli unici volumi disponibili nella casa in cui era ospitato convalescente, e cioè La Vita di Cristo di Lodolfo Cartusiano, e La Legenda Aurea del Beato Giacomo da Varazze, essendo questo ultimo un manuale attraente di meditazione e di lettura spirituale, valido sostegno dei predicatori, codice di formazione e di pietà d'innumerevoli generazioni, largamente difuso e tradotto in molte lingue. Un giorno dopo l'altro, mentre leggeva e ponderava la bellezza dell'ideale evangelico, Ignazio si sentiva bruciare dello stesso ardore che aveva animato i vari santi della cui vita e dedizione andava leggendo, e alla fine si svegliò dal suo torpore, si ravvide totalmente, si convertì radicalmente, e con l'andare del tempo arrivò a fondare la Società di Gesù, ossia l'ordine dei Gesuiti. Certo è che per l'uomo in balìa all'autosufficienza e sicumera sarebbe davvero sommamente avvilente scrutare un altro essere umano nei suoi pensieri, aspirazioni e attività allo scopo di carpire certe qualità, doti, tendenze e speranze da imitare. Costui invece, accantonata momentaneamente la pròpria alterigia, meglio ancora soppressa sine die, farebbe bene di riflettere sull'opinione del vecchio Seneca citato sopra, che ritiene che ognuno di noi — everyman — si può ben arricchire notevolmente modellandosi sulla virtù percepita nel prossimo, come s'evince da.quanto segue: "noi abbiamo bisogno di qualcuno il cui comportamento costituisca per noi un Santa Battista deʼ Varano da Camerino modello; non potrai infatti raddrizzare ciò che è storto, se non adoperando un regolo"(Ep. XI,10) A questo punto sarebbe chimerico voler prevedere o predire quante e quali anime saranno convertite a Cristo attraverso la lettura della pregiata opera del Dott. LUZI. E' indubbio invece che nessuno può, leggere e ponderare un numero sia pure limitato dei summenzionati profili senza ricavarne, al deporre il volume, un profondo senso di edificazione e, al tempo stesso, un desiderio incalzante, sull'esempio delle sante persone presentate, di avvicinarsi sempre più al Cuore Divino di Gesù, Maestro, Modello e Guida di tutti i cristiani coerenti con la fede che professano. Wawrzyniec Wit Szczecinski

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Seminario di studio a San Salvatore - settembre 2010 una relazione

Turchi, un carattere difficile e niente peli sulla lingua Le ragioni che impedirono all’eccellente studioso e canonico di Apiro di fare carriera

L’«erudito», «eruditissimo» o «dotto», che dir si voglia o meglio si legga nei suoi elogi, canonico Ottavio Turchi ebbe una formazione molto accurata ed attenta, ma certamente il suo carattere burrascoso e la sua mancanza di “peli sulla lingua” non facilitarono la sua carriera ecclesiastica, né gli impedì di essere vittima delle invidie e delle cattiverie dei suoi nemici e falsi amici. È difficile dire quanto effettivamente fu importante l’apporto accademico del Turchi nell’Arcadia, anche se tutti gli elementi ci fanno credere a qualcosa di più di semplici associazioni e collaborazioni. Uno tra tutti, il fatto che tutti lo danno per illustre appartenente alla “repubblica letteraria”. Non sappiamo poi a quale accademia si iscrisse per prima. Sicuramente fu iniziato precocemente al latino e, come accadeva a quei tempi per i figli destinati alla carriera ecclesiastica specialmente, alla lettura, alla scrittura ed all’esercizio della memoria. A noi è però dato sapere che, grazie a suo zio Don Domenico, iniziò gli studi romani e fu poi un altro zio, tal Flaminio Turchi, residente a Foligno ed iscritto all’Accademia degli Agitati di quella città (tra l’altro un cugino del nostro Ottavio fu Virginio Turchi, Priore della Cattedrale di Foligno dal 1743 fino alla sua morte, avvenuta nel 1762, personaggio molto attento anche alla pedagogia del suo tempo, fondatore anche dell’Opera pia Carità dei Poveri presso la Cattedrale folignate ed autore tra l’altro delle Costituzioni Capitolari del 1730, approvate dal Vescovo Giosafat Battistelli), che con una epistola latina accompagnava il suo giovane parente mandato da Apiro ad essere educato dal precettore Giulio Savelli a Roma, il quale morì poi nel 1712. Il ragazzo fu comunque educato presso il Collegio Romano alla retorica, alla lingua greca ed ebraica sotto la guida dei gesuiti P. Aironio e P. Domenico Turano di Palermo, nonché diritto sotto la direzione dei giuristi e letterati Francesco Maria Gasparri e Vincenzo Gravina (entrambi iscritti e fondatori dell’Arcadia, il primo dei quali ribattezzato Eurindo Olimpiaco), tornando a casa nel 1709 e poi ripartendo per Roma tra il 1713 ed il 1718. Il suo carattere doveva essere alquanto burrascoso e facile ad arrivare alle mani, tanto che pare abbia generato non poco clamore una rissa, scoppiata tra ragazzi collegiali, quando era a Roma e non è escluso che ne abbia causato anche un più rapido rientro ad Apiro, tanto più alla luce di una lettera datata 27 febbraio 1717, che per carità è solo un indizio e non una prova, proveniente da Roma ed indirizzata a Gaspare Caballino di Cingoli, giurista e storico (1690-1725 ca.), in cui si dichiara: «Sig. Cug.no Stimatismo, non prima d’oggi ho potuto avere dal Sig. Rossi la nota de Commissarj ch’ella desiderava che la riceverà qui annessa e mi dice che in Archivio non vi siano altri Processi de Can.ci Apirani da Lei posti in nota [...]. Aff.mo Camillo Can. Benedetti». Al di là di tutto, quindi, è molto facile che Ottavio Turchi abbia potuto conoscere direttamente il Crescimbeni di persona, sia iscriversi ad una delle Accademie a cui appartenevano i suoi parenti ed insegnanti. Resta invece difficile sapere se il Turchi si iscrisse, come era d’uso al tempo, anche alla Colonia Giania di Fabriano, della quale era stato fondatore il suo caro amico Angelo Agostino Buti. Se non fu a Roma, però, certa è la sua iscrizione all’Accademia degli Incolti alla cui sede di Cingoli, sorta nel 1736 secolo presso Palazzo Silvestri (dove rimase fino alla sua soppressione nel 1872), apparteneva tutto 12


il territorio di «Apiro, Cingoli, Ficano». In proposito oltre un secolo dopo si annotava che «fuvvi eretta nel Settecento, e causa il frequente suo assopirsi rimase pressochè sconosciuta. Di nome esiste tuttora ma non da segno alcuno di vita». Tra i suoi esponenti di maggior grido del secolo successivo anche Camillo Ramelli, membro delle maggiori accademie italiane dai Lincei ai Catenati, ai Filelfici di Tolentino fino ai Disuniti di Fabriano. Tra i suoi fondatori ed esponenti l’accademia cingolana poteva annoverare Giovan Battista Bertucci di Cingoli (1695-1760 ca.), divenuto Gonfaloniere della sua città all’età di soli 24 anni, amico del Muratori, di Padre Boscovich, di Laura Maria Caterina Verati e del marchese Giovanni Francesco Fognano, insieme ai quali scrisse gli elogi alle “Rime del conte Giuseppe Lavinj, patrizio romano e settempedano, detto fra gli Arcadi Eromede Somiziano” (Roma, presso Giovanni Zempel, 1750). Certo è a questo punto che l’ambiente che frequentò il Turchi fin dalla più giovane età fu segnato da personaggi illustri, ma non sappiamo quanto riuscì ad ottenere in termini anche di stima, tanto più svolgendo ricerche e studi, che non sempre potevano ottenere il beneplacito delle autorità ecclesiastiche e soprattutto suscitare le gelosie e le antipatie di altri studiosi. Come se non bastassero, infatti, i tanti angoli ancora bui della vita del Turchi, si aggiunge un episodio dai contorni “misteriosi”: la biografia di un noto e negativo personaggio di Apiro, Francesco Canonici (Apiro 1609 – Roma 1652), canonico di S. Maria Maggiore, «Sottodatario ed Uditore di Papa Innocenzo X Monsignor Francesco Canonici, altramente Mascambruni d’Apiro». Di questo “Mascambruno”, soprannome legato all’avvocato Giovanni Camillo Mascambruni sotto il quale come segretario iniziò la sua rapida carriera (spacciandosi per originario di Creta), arrivando poi a falsificare atti del futuro Cardinale Fabio Chigi, sfruttando la stima che per lui nutriva Papa Innocenzo X, finendo quindi condannato e giustiziato il 16 aprile 1652, «per i gravi abusi e i danni compiuti inaugura una di controlli, che smagliano il tessuto delle istituzioni con il loro strascico di procedimenti giudiziari e di condanne esemplari». Di questo personaggio fu edita una prima biografia manoscritta già nel 1635, nel pieno della gloria, sotto il titolo “Vita di Francesco Canonici, Marc’Antonio Dominicis, e Francesco Boni”, per poi avere delle più accurate opere, come “Al tempo di Donna Olimpia. La condanna di Francesco Canonici detto il Mascabruni, sottodatario per vendita di grazie e falsificazione di bolle” di Pierluigi Bruzzone (1653), “Relazione delle Prosperità infelici di Francesco Canonici detto Mascambruni, overo vita e morte di monsignor Mascabruni, sotto Datario et Auditor di Papa Innocentio X” (1653) che qualcuno identifica anche con quella manoscritta del pesarese Giovanni Battista Rainalducci (“Ristretto del processo contro Francesco Canonici alias Mascambruni”), che fu il vero e proprio “canovaccio” di quella di anonimo intitolata “Vita di Francesco Canonici detto Mascambruni: sottodatario e auditore di Papa Innocenzio X” e che fu stampata nel 1762. Nella biografia della famiglia apirana si scopre che anche un suo nipote, originario anch’egli di Apiro, ma di scarse capacità intellettuali, si chiamava Ottavio, come il nostro Turchi, pur avendo per cognome Canonici (famiglia ancora presente ad Apiro nel XIX e XX secolo), ed era canonico di S. Eustachio. Da quel ramo dei Canonici discendeva una parentela piuttosto stretta con il nostro Turchi, notizia che doveva essere divenuta piuttosto diffusa in certi ambienti. Qualcuno ne ristampò la vita proprio qualche anno prima della morte del nostro Ottavio Turchi. Erano gli anni dell’apogeo del nostro apirano, ormai conosciuto un po’ dappertutto nella “repubblica letteraria” per le sue opere. Non era, per carità, un attacco diretto a lui, ma quanto meno alle capacità ed all’onestà degli uomini di Apiro, da cui in quegli anni si stavano elevando numerosi prelati e personaggi illustri, non ultimi di casa Turchi, quasi a mettere in guardia il lettore da certi personaggi di provincia che rapidamente quanto sono nati, così periscono. Non gliene possiam fare una colpa, così doveva essere di carattere, ma al nostro Turchi, grande erudito del suo secolo, forse mancò quelle qualità che aveva individuato il più attento ricercatore Giambattista Vico, che infatti scrisse: «Gli uomini prima sentono il necessario; dipoi badano all'utile; appresso avvertiscono il comodo; più innanzi si dilettano nel piacere; quindi si dissolvono nel lusso; e finalmente impazzano in istrapazzar di sostanze». Matteo Parrini 13


La tenda di Abraham in Piazza Baldini ad Apiro Domenica 26 settembre 2010 Domenica 26 settembre, nell’ambito del Seminario culturale di due giorni, è stata organizzata la Tenda di Abramo, per l’accoglienza degli emigrati. Hanno cooperato alla riuscita e variopinta festa la CPV e la Migrantes diocesana. Un posticino è stato dato ad una breve esposizione, in S. Salvatore dove, dopo aver visitato il paese, si è parlato di rapporti interpersonali tra e con stranieri, nella società ospitante . Qualcuno ha sostenuto che si deve ormai superare la stupida discussione del come chiamare Dio, se ci si crede, chiamalo pure Budda, diceva l’articolista ed accetta la pagnottella dalla terra che ti ospita, simbolo del pane quotidiano. A tutti è stato offerto un piccolo rinfresco, una cartolina ricordo ed un piccolo pane di condivisione, donatoci dal fornaio di Maccarone. Ma, mi domando, tutti fratelli o…tanti coltelli? Se pur gli italiani non risultano razzisti, qualche volta ci dimostriamo intolleranti e biasimiamo leggi troppo tolleranti e non bilaterali. Nei nostri paesini, prime all’Est europeo o del Sud del mondo, abbiano avuto famiglie sarde che hanno invaso le nostre dolci colline, poi i siciliani, gente di colore? .. mai vista se non durante la seconda guerra Donne dalla Costa dʼAvorio, gradite ospiti mondiale. Ricordo ancora quando il parroco di Castellaro, recentemente deceduto, invitò un sacerdote africano; mi fratello più piccolo di me, disse: “sai, è fatto come noi!”.Eppure, già durante la prima guerra mondiale, furono gli austriaci o simili a costruire la famosa strada camionabile Angeli/Apiro, per interessamento del sen. Mariotti, che, una bella volta, sceso dal treno, dovette dirottare il calesse per Cupramontana ed ebbe una bella fischiata e lancio di uova… lo apostrofarono dicendogli: “come, non hai nemmeno la strada per tornartene a casa!!!”E’ l’intolleranza parte del ns. Dna? Io spero di no! Giovanni Loccioni

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In questo numero, grazie ad una illustre penna affrontiamo un tema scomodo ma purtroppo attuale... peccato!

… Cosa non avrei voluto vedere Mi sia concesso cominciare con una storia realmente accaduta. Alcuni anni fa, tornato a casa dal Belgio, notai che le chiaviche della strada che scende dal Mulino Silenzi lungo un lato delle Scuole Medie erano quasi tutte otturate. Armatomi degli attrezzi necessari, mi misi al lavoro. Passa un vicino e, dopo avermi salutato con la cordialità che caratterizza la maggior parte dei miei compaesani, mi dice: “Ma professore cosa fa? È tornato per fare lo spazzino?” Gli rispondo: ”Erano otturate e sto cercando di pulirle… Nel caso venisse a piovere!” Stupito mi aggiunge: “Deve farlo il comune! Paghiamo le tasse!!!” Non ho proprio idea di quante tasse pagasse, ma gli feci osservare che il personale del comune non poteva star dietro a tutto e che ogni cittadino era responsabile della pulizia del paese. Non sapendo se mi aveva capito, gli raccontai di quanto mi era accaduto quando abitavo a Nimega, in Olanda. Una domenica mattina di dicembre, stavo godendomi il paesaggio imbiancato di neve, quando sentii suonare alla porta. Era un poliziotto che mi diceva gentilmente che sarebbe passato tra un’ora e che il marciapiede davanti la mia casa doveva essere sgombro di neve, altrimenti mi avrebbe fatto la contravvenzione. Lo stesso aveva fatto con i vicini e … ci ritrovammo tutti armati di pala; non nascondo che alla fine regnava un’allegria di altri tempi; sembrava di essere ritornati ragazzi e volarono le immancabili palle di neve. Pulita la strada, ci riunimmo da uno di noi a bere chi un caffè chi una birra e a discutere di calcio, delle feste natalizie che si avvicinavano, dei ragazzi e così via. Un lavoro socialmente utile ci aveva fatto socializzare e ci aveva avvicinato più di tanti incontri in parrocchia o nella sala riunioni del quartiere. Ne nacquero delle vere amicizie. Un po’ lunga potrà sembrare la premessa, ma spero che alla fine, per chi avrà la pazienza di leggere oltre, risulterà chiaro il nesso. Alcune settimane fa ho avuto come ospite il rettore dell’Università di Lovanio, dove ho insegnato per 28 anni, e la sua signora. Sono stato orgoglioso di mostrare loro il nostro bel paese e il suo circondario: una passeggiata di notte per i vicoli e intorno alle mura, la Collegiata di Sant’Urbano, tutta rossa, e il suo cosiddetto “Tesoro” con i suoi dipinti e le sue reliquie, il Teatro, San Francesco, il Polittico di Allegretto Nunzi nel Comune – e non ho mancato di dargli la bellissima guida bilingue Apiro, curata da Cinzia Mogianesi con l’assistenza per l’inglese di padre Mike Farrell, e di altri che sono menzionati nei “Ringraziamenti” del sindaco Settimio Novelli (pp. 4-5), con il quale mi congratulo per l’iniziativa; pochi sono i comuni 15


che conosco (e sono tanti, sia in Italia sia in Europa) che dispongono di una guida bilingue: agile, di rapida consultazione e soprattutto con una versione in una lingua straniera che non ne è la caricatura per gli errori non sempre attribuibili al tipografo -, l'Abbazia di Sant’Urbano (l’esterno, dato che la chiesa è in restauro); poi siamo andati a Elcito, abbiamo visto il panorama mozzafiato dalle cime del San Vicino e di Faldobuono. Ma … uno degli ultimi giorni ho avuto l’idea di fare la passeggiata lungo il lago scendendo da Argià e risalendo verso la Biancuccia sino alla chiesa del Crocifisso. Avevo fatto la stessa passeggiata due anni fa e mi era piaciuta molto. C’erano degli angoli incantevoli, con tavolini, panchine e persino una torre di osservazione per ammirare gli uccelli. Vi avevo visto aironi, svassi, gallinelle d’acqua, germani reali, falchi e garzette (anche qualche cornacchia… a dire il vero!). Iniziato il percorso lungo il lago, ho notato subito che non era stato più curato; si riusciva appena ad andare avanti. Giunti nelle piazzole le trovammo “sommerse” da vitalbe, ortiche, rovi; il cestino per la spazzatura sembrava un “vaso” per “verdure varie”. Il rettore non ha mancato di fotografarle e di mandarmele insieme ad altre foto stupende del paese, e di Urbino, Ancona, Sirolo, Numana, Abazia di Fiastra, Urbisaglia, Treia e così via. Mi domando se sia giusto, dopo aver fatto cose con un gusto raffinato, trascurarle e farle andare in rovina. Non sono soldi buttati al vento? Da parte mia sono disposto a far quello che ho fatto (e faccio ancora!) con le chiaviche delle strade intorno a casa mia. Non penso che, eventualmente coordinati da qualcuno del Comune, non si trovino persone disposte a impegnarsi per qualche giorno fino a rendere praticabili quegli spazi stupendi che la natura ci ha dato. Vivere modernamente non significa lasciarsi stordire dal rumore o dalle immagini, ma agire per “conservare” per noi e per i nostri figli quello che ci circonda e che dovremmo amare di più. Forse l’essere vissuto e il vivere lontano da quello spazio che ci ha visto “nascere e crescere pieni d’inconsapevolezza e di meraviglia” al mondo, ha potenziato in me il “sogno” di vederlo “perfetto”. Ammetto che possiamo essere orgogliosi del modo come il nostro paese è stato curato negli ultimi decenni; credo comunque che ogni cittadino debba impegnarsi per mantenere e curare, senza lasciarsi andare a critiche per poi pretendere che siano gli altri a fare. Se sono stato noioso … mi si perdoni e si tenga presente che sono parole dettate dal tanto affetto. Franco Musarra

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Le scarpinate dallʼAssociazione I SIBILLINI Il territorio, dice…. Vi invito a leggermi Tre Stambecchi-guide, un fiacco Cesare, due Chiare e tanti altri, in dodici temerari sugli impervii Sibillini Tormenti interiori “ Perché dobbiamo inventarci a stare insieme

Lago di Pilato, gioiello dei Sibillini

Tutto iniziò in una memorabile serata per il teatrabile. Come cucineremo questo canonici simpaticoni di Apiro e le …Zitelle etc…? Paola fece: avremmo piacere di andare al lago di Pilato... Chi ci sta? Dissi subito che c’erano stati e dissero no, al ripetere la faticaccia E Gianluca :”sono passato dall’infernaccio, non si arriva mai, trovai per facilitare il viaggio, anche le catene e corde per evitare i burroni della Sibilla, ma come ci pensate”? …Quella via sì, quella no, da Castelluccio 4 km, 500 mt.di dislivello etc., da Foce 1000 mt di dislivello ma meno tempo impiegato più corta

le chiavi e Pacifico “metti la chiave sotto la coccia” Soddisfatti i bisogni corpali, con quell’aria… zaini in spalla e via; l’aria è pungente, è l’alba, forse10 gradi, ho freddo ,una felpa mi aiuta, pesa ma fa comodo. Rinuncio alla macchina che potrebbe essere buona per Paolo. Amedeo, uomo saggio, poche parole e professore commenta “ già se li porta il diavolo, ma si fermeranno”. E Pilato dove sta? Uno Stambecco - guida: “dietro quelle montagne”. L’ha detto per spaventarci. Spunta il sole, prendo fiato, il sentiero fa gomito; si grida “forza, Savoia!” Punto fuori sentiero, fiato sprecato che potrebbe servire poi, ma sono venuto per divertirmi se no la Messa era pronta a Castelluccio. Divido con mio figlio una tavoletta di cioccolato, bisogno di energia, si fa qualche foto, poi per Passo Viola. Mi piazzo in coda con Chiara e Maria Chiara, che le chiamo le Chiare, non posso tenere la bocca chiusa, sono a mio agio, si parla del più e del meno. Siamo a Forca Viola, c’è vento. E lo stambecco: “vento? talvolta qui, ti si porta via”.

Si controllano le carte della meteo con internet, troviamo le guide, sono tre, conoscono bene la zona ed erano in zona anche qualche giorno fa – li chiameremo gli Stambecchi – Si costituisce il gruppo, 12 curiosi, si parla dell’abbigliamento, attento ai pesi inutili, ma noi , pratici dei nostri monti, ci sentiamo validi e forti; invece, all’atto pratico….eravamo equipaggiati come chi va a cogliere l’insalata. Alle 4.00, del giorno 17 agosto, alla tedesca, tutti pronti ad Apiro. Euforia alle stelle; 6.30 a Castellucio, con me ho mio figlio Paolo che mi fa “babbo, ci sono stato, con zio Gino e Lorenzo; battute umoristiche “io mi ci compro casa qui, quando non ci sono avrete

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Ci si ferma, si parla di politiche ambientali, suggerisco una centrale eolica e Pacifico è preoccupato dell’impatto ambientale che preferisco ai pannelli solari etc…il nucleare… A Forca Viola, panorama mozzafiato. Convinti di essere arrivati ci domandiamo: “E Pilato dov’è?” Una guida/Stambecco, fa : “li dietro”. Un viottolo, sassoso e ripido ma non pericoloso; si invocano i primi aiuti; Chiara ha paura Prontamente affermo: Qui c’è Cesare e la sua Fortuna, pesi 30 kg….ma ora non scherzo più e la trascino.

Parte dei temerari

Poi sentiero pianeggiante, nessun pericolo, solo insicurezza per non montanari. Si procede a zig zag, Pilato non si vede, sono con le Chiare, perdiamo spesso il contatto col gruppo; Paolo, evidente, col cappellino rosso, sempre tra i primi; la stanchezza si accentua, torna l’umorismo, le gambe per affrontare gli scogli malsicuri risultano reggere, battutine umoristiche sempre castigate… gamba più lunga fa comodo come autolivellante…nella mietitrebbia, commenti estetici sulle belle ragazze e gergo agricolo “sei una bella trebbia”; se il complimento è zootecnico, M. Chiara che ha studiato agraria ha capito che l’allusione era la vacca, no…. No.. na bella mansetta, tutto inoffensivo, na.. bella cavalla, alt.. perdita di contatto col gruppo. Mettiamo sotto i denti a spese di M.Chiara, le forze ci stanno abbandonando. Pensiamo al ritorno, ad abbandonare. Continua) Idealmente è presente Asrat Asaro, Etiope adottato dai nostri scarpinatori.

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In braccio a Dio Fagioloʼ Angela Costarelli ci ricorda Giovannino Giovannino carissimo Eri già malato quando sei venuto a trovarmi Tre volte. La prima mi accorsi che eri dimagrito, ma più bello con il viso affinato e una sorta di fierezza che ti faceva dire: - Non mi arrendo –. Con gli occhi che ti brillavano e un filo di voce mi parlasti della rassegna del “teatro dialettale” e del premio alla prima compagnia classificata. Poi tornasti per farmi vedere “il premio” consistente in un grosso fagiolo dʼ argento abbastanza pesante a rappresentare la vostra filodrammatica che si chiama “Compagina De Fasciolò”. Mi lasciasti pure il dvd con la recita “Lʼanime de ʻlli puritti nostri” che è il vostro cavallo di battaglia. Dai giornali locali ho seguito le fasi della rassegna e la premiazione della filodrammatica vincente. Tornasti ancora per la terza volta con il dvd della recita “Lʼarte della commedia” presentata da voi in lingua italiana. Mi dicesti anche: - Questo lo rivoglio indietro perché ci tengo-. Stavi ancora facendo la chemioterapia ma mi parlasti entusiasticamente del programma dei giorni futuri. Stavi bene, uscivi in compagnia. Eri un attore nato con una mimica particolare. Ho pensato che nel DNA della famiglia Sassaroli ci deve essere un gene che porta i suoi componenti ad amare il proprio paese perché questo abbia qualcosa più degli altri. Tuo padre con lo sport diede ad Apiro la pista e le gare di motocross che portarono qui campioni e tanta gente. Tu invece hai scelto il teatro perché capivi che era luogo di aggregazione, di educazione, di confronto di arricchimento intellettuale e morale. Ti ci sei buttato “anime e core” fino a ieri poi il crollo e la fine. Il tuo era il male di questi tempi, male che non perdona. Ora sei nella Casa del Padre. Giovannì vuoi vedere che anche lassù ti faranno organizzare una “rassegna celestiale” che ha come primo premio un Cherubino dʼargento o un Serafino dʼoro? (Signore perdonami questa battutaccia; so che si dice: - Scherza coi fanti e lascia stare i santi -. Ma tu sai che è solo per inghiottire quel groppo che mi serra la gola e mi riempie gli occhi di lacrime.) Ciao Giovannì. Ora sei nella luce. Io sono sicura che un giorno ci ritroveremo tutti nel regno della gioia eterna. Tu, intanto, prega per noi perché troppo occupati a preoccuparci delle cose ci dimentichiamo del “Signore delle Foto storica del primo Fagioloʼ cose” mentre dovremmo essere piccoli cieli Da: Apiro - pagine di storia e di vita, p. 164 in cui possa spaziare il Signore. 19


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n.8 del 2010