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cittadinanza: istruzioni per l'uso piccolo manuale testimonianze, libri e ricette interculturali

coop per l'altrofestival


L'Altrofestival

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Come soci attivi di Coop Nordest, impegnati volontariamente nelle attività del distretto, abbiamo sentito la necessità di mettere in campo iniziative sulle tematiche interculturali. Insieme abbiamo riflettuto e abbiamo scelto di incontrare le diverse etnie del territorio in momenti di festa, per tradurre in pratica l’idea di solidarietà, intesa come incontro, scambio di cultura e tradizione. Sono nate, così, la “Festa del pane” e la “Festa multietnica” che ci hanno permesso di attuare un progetto di educazione alla cittadinanza per donne straniere. Abbiamo sperimentato l’importanza del confronto per arrivare alla conoscenza reciproca, perché solo da essa può scaturire un circolo virtuoso che abbatte barriere e genera nuove possibilità. Sono stati momenti intensi e ricchi, che ci hanno fatto capire quanto siano importanti la comunicazione e lo scambio nella salvaguardia della propria identità. Grazie alla disponibilità di Coop Nordest e dei distretti di Castiglione delle Stiviere e Montichiari abbiamo realizzato molte cose: l’impegno da parte dei volontari è stato prezioso e ha reso possibile una crescita collettiva. L’esperienza de L’Altrofestival ha costruito negli anni una relazione, un legame fra le persone che si sono impegnate concretamente nella realizzazione della manifestazione. La vicinanza, la partecipazione agli incontri, l’organizzazione delle feste ha coinvolto italiani e stranieri e ha favorito la condivisione e la fiducia reciproca, necessaria per interpretare i reali bisogni delle comunità complesse e multietniche. Un’esigenza sentita da molti giovani è stata l’organizzazione di corsi per donne straniere, per fornire loro uno strumento che le aiutassero a integrarsi meglio nell’ambiente sociale e culturale. Coop, attraverso l’impegno dei propri volontari dei distretti sociali, è stato il primo soggetto che ha promosso l’iniziativa, aggregando altre realtà associative e interrogandosi sul problema dell’integrazione. Per affrontare la situazione ha messo a disposizione risorse, ma soprattutto persone che hanno collaborato concretamente all’organizzazione e contribuito a coordinare gli sforzi di tutti.


i valori di coop Quando parliamo di cooperativa, parliamo di socialità, elemento distintivo che caratterizza la natura stessa di questo tipo di organizzazione. La socialità è l’aspetto umano che permette di aggregare persone e gruppi attorno a valori, bisogni e scopi comuni. È una via che permette di valorizzare e incrociare impegno, solidarietà, responsabilità verso le comunità e produce ricchezza. Questi principi si affermano anche nello Statuto e nella Carta dei Valori della Cooperativa che nella parte dedicata alla società e alle nuove generazioni, riporta: la cooperativa fa parte della comunità e dà il suo contributo per migliorare le condizioni materiali, morali e culturali. Per questo collabora con la scuola, con istituzioni culturali e scientifiche, con i mezzi di informazione. La cooperativa crede che la cultura sia uno degli elementi determinanti del benessere sociale e serva al consumo responsabile, al dialogo sociale, alla cittadinanza attiva”. Il testo continua confermando che: la cooperativa si impegna…a promuovere e sostenere progetti per la produzione, l’accesso e la condivisione di conoscenze ed esperienze culturali nei propri ambiti di interesse e di attività; a facilitare l’integrazione nel tessuto sociale dei cittadini immigrati; a promuovere iniziative ed esperienze culturali nei suoi spazi commerciali e produttivi. I rappresentanti locali dei soci hanno organizzato in prima persona e sostenuto assieme ad altre realtà del territorio questo percorso i cui intenti ed obiettivi sono in linea con i valori della cooperativa. Le stesse testimonianze legate al progetto L’Altrofestival e che troviamo qui raccolte ben si conciliano con questi elementi valoriali e di distintività. Sempre nella Carta dei Valori si legge, infatti: la Cooperativa si impegna a collaborare con associazioni di persone con lo scopo disinteressato di soccorrere i più deboli e svantaggiati, di aiutarsi vicendevolmente, di diffondere cultura. Con esse confronta i propri obiettivi, nel rispetto delle specificità ideali, religiose e culturali… Questo piccolo manuale è un esempio concreto dei nostri principi applicati ad un progetto di cittadinanza attiva. Federica Sala assistente alle Politiche sociali di Coop Nordest

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2009

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Dal 2009 al 2012 il programma del festival è stato ricco di attività e incontri realizzati nell’area di Montichiari, Castiglione delle Stiviere, Castel Goffredo, in provincia di Mantova e Brescia. L’obiettivo comune di tutti gli eventi è stato quello di integrare vari soggetti dal punti di vista culturale e sociale. Ecco il calendario suddiviso in tipologie: proiezioni video, incontri con scrittori, progetti realizzati con le scuole, feste di piazza, teatro, iniziative sportive, laboratori creativi e infine il corso di cittadinanza che è stato particolarmente apprezzato. In questo piccolo manuale parleremo in modo dettagliato di alcuni momenti che all’interno de L’Altrofestival hanno coinvolto i volontari Coop come il corso di cittadinanza per donne straniere, La festa del pane, gli incontri con gli scrittori e i laboratori creativi-linguistici.

Film video

Incontri con gli scrittori

Progetto scuole

17/9 Montichiari:Adolescenze e migrazioni Proiezione film“Cose di questo mondo” dibattito con Abdul e Maria Bacchi 27/9 Castel Goffredo: Tahr Lamri scrittore algerino 3/10 Montichiari: Elvira Mujcic scrittrice bosniaca

6/10 Castiglione delle stiviere Progetto “So-stare in conflitto” Istituto Gonzaga - proiezione video 19/7 Castel Goffredo Melting Pot Feast – Culture in festa

Feste di piazza

Teatro

Sport

Laboratori Corso cittadinanza

20/9 Gozzolina – Castiglione delle Stiviere Festa in piazza per i diritti


2010

2011

2012

18/9 Castiglione: Vincenza Pellegrino antropologa

3/7 Castel Goffredo: Fatima Ahmed

22/10 Montichiari: Mihai Mircea Butcovan scrittore rumeno

16/10 Castiglione: Reza Rashdy Presidente Ist. Cult. iraniano Mauro Ferrari Sociologo

4/7 Castel Goffredo - Melting Pot Feast Culture in festa 5/9 Festa del pane Villa Cappella di Ceresara 26/9 Castiglione delle Stiviere In piazza per i diritti 30/10 Cena multietnica

3/7 Castel Goffredo Melting Pot Feast – Culture in festa

15/7 Castel Goffredo Melting Pot

18/9 Festa del pane

23/9 Festa del pane

V.Cappella di Ceresara 25/9 Castiglione delle Stiviere Festa in piazza per la pace e i diritti

V.C. di Ceresara

2/10 Montichiari spettacolo teatrale Gerundia Felix

21/10 Montichiari

scrittrice somala

spettacolo teatrale Mafie in pentola

18-19-25/9 Castel Goffredo Torneo di cricket Bangladesh Sport

19/9 Castiglione delle Stiviere Laboratorio con teatro dell’oppresso

ottobre-dicembre, Castel Goffredo Laboratorio creativo interculturale

ottobre-dicembre laboratorio Mamme dal mondo

Febbraio – giugno

Marzo-giugno

Castel Goffredo

Castel Goffredo

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la carta degli intenti L’assemblea di Esenta del 12 maggio 2009 ha approvato all’unanimità dai partecipanti una Carta di intenti che rappresenta il punto di riferimento imprescindibile del Festival.

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Nel nostro Paese assistiamo, con grande preoccupazione, alla diffusione di atteggiamenti e comportamenti che sono all’opposto dei valori di solidarietà, accoglienza e rispetto della persona nei quali dovrebbe riconoscersi ogni società che voglia definirsi civile. La retorica della sicurezza viene usata per diffondere la paura del “diverso” e giustificare l’adozione di provvedimenti repressivi, discriminatori e razzisti che, oltre a violare la nostra Carta Costituzionale e la Dichiarazione universale dei diritti umani, alimentano un clima di odio e di contrapposizione sociale che, in una spirale senza fine, produce nuova insicurezza, distrugge la coesione sociale e calpesta la dignità umana. La nostra coscienza ci impone di non subire passivamente questa deriva intollerante e razzista , sollecitandoci ad agire concretamente, sul territorio, per creare occasioni di incontro, di dialogo e confronto tra culture e religioni diverse, nella convinzione che, alla base di una civiltà di rapporti e relazioni, sia fondamentale l’elemento della conoscenza . Se non si conosce diventa più difficile capire e se non si capisce è tutto più complicato: il dialogo, il confronto, l’integrazione, la solidarietà, la civile convivenza. Nascono equivoci ed è più facile farsi prendere dall’egoismo, dall’odio e dall’intolleranza. La mancanza di conoscenza è il terreno fertile della deriva razzista. Il nostro essere persone ci spinge verso l’altro: non solo abbiamo bisogno di stare con gli altri ma siamo anche curiosi. Ci piace sentire, ascoltare, gustare, assaporare. E così i colori, gli odori, i suoni, i cibi, la musica, le tradizioni, sono da sempre forti attrattori di viaggi. Oggi possiamo iniziare il nostro viaggio a partire dalle case, dalle piazze, dai parchi dei nostri paesi. Per questi motivi abbiamo deciso di organizzare un Festival multicuturale-multietnico come proposta di integrazione delle culture e dei nostri territori . Il festival vuole coinvolgere il maggior numero di persone (autoctoni ed immigrati) a partecipare, sia come organizzatori sia come “fruitori”, per iniziare a conoscerci a partire da noi nella speranza, come nella “presunzione”, che “ poi forse possiamo diventare un po’ contagiosi ”. Il festival ci aiuta a capire che la diversità non è un problema ma, anzi, può diventare un


fattore di crescita e di arricchimento culturale e sociale. Per questo motivo il festival non vuole essere solo folclore ma “ un’opportunità per dimostrare che insieme si può stare ”, per dare valore alle diversità , alle tante espressioni culturali che le diverse appartenenze rappresentano. Il festival ci spinge a stimolare la nostra curiosità , a superare la diffidenza , a invogliare le persone a conoscersi e ad avvicinarsi alla ricchezza delle diverse culture, invitandole ad interrogarsi sui propri pregiudizi, sulle proprie paure e sul significato di vivere insieme agli altri. Con il festival vorremmo così contribuire a neutralizzare gli atteggiamenti discriminatori e razzisti, favorendo, nella vicinanza, un clima di empatia che nell’incontrare l’altro lo ascolta, e tutto ciò va nel verso di migliorare le relazioni sociali e la qualità della nostra vita. Pensiamo quindi ad una serie di manifestazioni di vario genere, distribuite su diversi Comuni (Castiglione delle Siviere, Castel Goffredo, Montichiari e altri che vorranno aggiungersi): cultura, musica, cinema, danze, letteratura, poesia, teatro, pittura, fotografia, cucina, sport, giochi e attività ludiche, favole e storie, commercio equosolidale, artigianato etnico, laboratori per bambini e studenti… Pensiamo a manifestazioni che si svolgono con caratteristiche diverse: incontri, testimonianze, cene etniche, aperitivi in musica, banchetti e stand informativi, concerti, spettacoli, mostre, esposizioni fotografiche, temi e racconti, disegni e opere artistiche, utilizzo di spazi pubblici, manifestazioni sportive e quant’altro può emergere dalla fantasia e dalla capacità organizzativa dei gruppi e delle associazioni che partecipano al festival. Vorremmo riflettere, in particolare, su alcune parole-chiave : immigrazione, sicurezzainsicurezza, condivisione, integrazione, socializzazione, intercultura, multiculturalitàmulticulturalismo, mondialità, identità plurali, diritti-doveri, solidarietà, pace e gestione nonviolenta dei conflitti. E il futuro che ci aspetta. Vorremmo così coinvolgere : le comunità di stranieri e le associazioni presenti sul territorio, gli organismi scolastici e le rappresentanze degli studenti, il mondo del lavoro, le famiglie e in particolare i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze. Vorremmo coinvolgere tutta la cittadinanza creando occasioni d’incontro, di ascolto, di convivialità e di riflessione.

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PER ME CITTADINANZA VUOL DIRE PARLARE CON IL MIO VICINO DI CASA

Donne e cittadinanza Il primo corso di cittadinanza per donne straniere è stato realizzato nella primavera del 2011 e ha impegnato le corsiste per circa trenta ore, suddivise in quindici incontri. Nella prima giornata hanno partecipato quaranta donne di diverse nazionalità: India, Bangladesh, Sri Lanka, Marocco, Tunisia, Brasile, Romania, Ghana, Nigeria, Cina. Il corso è stato presentato in quattro lingue per facilitare la comprensione reciproca e i contenuti sono stati tradotti

PER ME CITTADINANZA VUOL DIRE CAPIRE LE MAESTRE DI MIO FIGLIO

NAZIONALITà Bangladesh

Sri Lanka India Ghana

PER ME CITTADINANZA VUOL DIRE PARLARE CON IL MIO VICINO DI CASA

40 1958-59

2

1960-1979

43

1980-1989

41

1990-1993

4

totale

90

26 10 4

Marocco

4

Nigeria

2

Romania

1

Brasile

1

Cina

2

Totale

Anno di nascita

90


in inglese, arabo e tamil. Negli incontri successivi con nostra grande sorpresa il numero delle partecipanti è aumentato considerevolmente fino ad arrivare a più di cento iscrizioni. A fine corso sono stati rilasciati dal Centro di Educazione degli Adulti di Castel Goffredo ben 90 attestati di partecipazione, un risultato mai ottenuto prima per questo genere di corsi. Il corso è stato promosso e realizzato dall’associazione Cactus di Castel Goffredo in collaborazione con una rete di enti e soggetti del territorio. Hanno partecipato l’Assessorato alla Cultura del Comune di Castel Goffredo, il Centro di Educazione degli Adulti di Castel Goffredo, l’Istituto Centrale di Formazione di Castiglione delle Stiviere e Coop Nordest, distretto sociale di Castel Goffredo - Castiglione delle Stiviere. La proposta di un corso di educazione alla cittadinanza nel territorio di Castel Goffredo è stata una risposta al crescente problema dell’emarginazione femminile nelle comunità straniere. La donna straniera è chiamata a inserirsi sempre di più nella vita civile e non solo in quella familiare, assumendo diversi ruoli da lavoratrice a cittadina, da madre a moglie. Deve mantenere i rapporti con la scuola, qualora abbia figli da seguire nel percorso scolastico, ma anche e soprattutto con le strutture culturali e i servizi locali. La donna straniera ha sempre più l’esigenza di acquisire competenze linguistiche e informazioni che le permettano di vivere consa-

PER ME CITTADINANZA VUOL DIRE ANDARE DAL MEDICO SENZA PAURA

PER ME CITTADINANZA VUOL DIRE CHIEDERE INFORMAZIONI IN COMUNE

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PER ME CITTADINANZA VUOL DIRE AVERE DELLE AMICHE DI TUTTE LE NAZIONALITà


pevolmente la quotidianità delle relazioni civili e sociali. Altra finalità del corso è stata di rinforzare il senso di appartenenza ad una collettività so-

ciale più ampia della singola comunità etnica in cui le donne si trovano a vivere. Le donne non sono solo semplici depositarie di una tradizione culturale legata alle origini e da tramandare ai propri figli, ma sono soggetti attivi che possono insegnare molto altro ai propri figli e essere per loro un esempio di integrazione.

Metodologia ed equipe del corso

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L’elevato numero delle partecipanti ha reso necessario l’utilizzo di una metodologia di lezione frontale e gli incontri sono stati preparati in modo specifico con testi e immagini per facilitare la comprensione del linguaggio. Tre docenti si sono alternati nelle singole lezione divise in due parti, una relativa alla cittadinanza e l’altra riguardante gli aspetti della lingua italiana. Elemento qualificante del corso è stata la presenza di due ragazze, una di origine tamil e l’altra di origine bengalese che, avendo già frequentato le scuole dell’obbligo in Italia hanno svolto il prezioso ruolo di traduttrici per le donne presenti. Inoltre alcune donne straniere dell’associazione Cactus si sono impegnate come facilitatrici e sono state particolarmente attive nella fase di ac-


coglienza delle corsiste. Durante le lezioni è stato possibile accogliere anche una ventina di bambini e bambine in età prescolare grazie alla disponibilità di alcune volontarie dell’associazione e del gruppo Scout di Castel Goffredo. Sono stati messi a disposizione giochi in scatola, matite colorate, palloncini e costruzioni, alternando giochi individuali e di gruppo che i bambini hanno particolarmente apprezzato. Sicuramente l’esperienza del corso ha creato una maggior conoscenza reciproca da parte delle donne straniere ma anche delle donne che hanno svolto il ruolo di “tutor”. Il corso è stato anche l’occasione per stringere nuove relazioni, infatti, durante il periodo di frequenza, in occasione della giornata delle fattorie aperte “Per corti e cascine” domenica 15 maggio è stata organizzata una gita presso la Cascina Basalganella alla quale hanno partecipato molte donne straniere con le loro famiglie. Ancora molto c’è da fare perché da questa esperienza nasca un rapporto di scambio con la comunità locale più profondo. Si tratta di continuare sul versante dell’approfondimento culturale attraverso tante proposte diverse come la visione di film, la promozione di dibattiti, l’organizzazione di feste multiculturali.

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SCRITTURA e diritti Gli autori Gli incontri con gli scrittori sono diventati un appuntamento fisso all’interno de L’Altrofestival a partire dal 2009.

Elvira Mujcic

Bosniaca, ha scritto in italiano due libri: “Al di là del caos. Quel che rimane di Srebrenica” (2007) , “E se Fuad avesse avuto la dinamite?” (2009), entrambi pubblicati per Infinito edizioni Montichiari, 3 ottobre 2010

Tahr Lamri

Algerino, ha scritto “L’henne” premio Eks&Tra 2004, “I sessanta nomi dell’amore” edizioni Fara, 2006 Castel Goffredo, 27 settembre 2010

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Vincenza Pellegrino

Antropologa, autrice del libro “L’occidente e il mediterraneo agli occhi dei migranti”, Unicopli 2009 Castiglione delle Stiviere, 18 settembre 2010

Mihai Mircea Butcovan

Nato in Romania, vive in Italia da vent’anni. Autore del libro “Allunaggio di un immigrato innamorato” (Besa 2006), delle raccolte di poesie “Borgo farfalla” (Eks&Tra 2006), “Dal comunismo al consumismo, fotosafari poetico esistenziale romeno-italiano” (Linea BN- la Carmelina edizioni 2009) Montichiari, 22 ottobre 2010

Fatima Ahmed

Nata in Cambogia, da padre somalo e madre indo-vietnaminta. Ha vissuto in Somalia per tre anni, dal 1973 vive in Italia. Autrice del libro “Aukui” edizioni Eks&Tra, 2008 e altri racconti “Il ritorno”, “Shanti”.

Reza Rashdy

Vice-presidente della Casa della Cultura Iraniana di Venezia, curatore del libro “Mi racconto. Ti racconto. Storie e ricette del nostro mondo”, edizioni Coop Libri Castiglione delle Stiviere, 16 ottobre 2011

I brani delle pagine seguenti sono pubblicati per gentile concessione dell’associazione Eks&Tra, www.eksetra.net


Fatima Ahmed Aukuì Mentre l’aereo mi portava verso l’ignoto, l’avventura, sentivo che cominciava una nuova pagina nel libro della mia vita. Cosa mi aspetterà in italia? Com’è l’Italia? Amichevole oppure ostile? Avevo ventiquattro anni, molto ottimismo nella mia valigia e il futuro mi apparteneva. Angiola aveva degli affare urgenti da sbrigare a Roma, così prese lo stesso aereo per fare il viaggio insieme. La hostes ci offrì dei rinfreschi. Girai lo sguardo verso l’oblò, cercando di dominare le onde gigantesche che devastavano la mia anima. Mi sentivo a tratti sollevata e poi sbattuta a terra da un’improvvisa e incontrollabile disperazione. E la mamma? E i miei fratelli? Che ne sarà di loro? Perché sono sola in questo aereo? Mi misi a singhiozzare perdutamente senza potermi fermare. Angiola, al mio fianco, mi passò un braccio sulle spalle e mi sorrise: “Ayan, ti ricordi della canzone We shall overcame? Andrà tutto bene, vedrai”. Continuai a piangere al pensiero della mamma che avevo appena lasciato. Poi mi addormentai, vinta dalla fatica e dall’emozione: il giorno prima non avevo chiuso occhio. Al mio risveglio il dolore non era scemato: non avrei mai pensato che la separazione dai miei mi avrebbe fatto così male. Sentivo il bisogno di parlare con loro subito, in quel momento, di assicurarli che sarei ritornata presto, ma l’aereo, più forte della mia disperazione, rifiutava di invertire la rotta e continuava impassibile a infilarsi in avanti nel candido mare di nuvole. Alla fine, quando fu annunciato l’aeroporto di Fiumicino, il mio cuore cominciò a battere all’impazzata: era arrivato il momento di affrontare la dura realtà con le mie sole forze. Sola! Eks&Tra editore, www.eksetra.net

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tamara Jadrejcic I prigionieri di guerra

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- Io sono un maschietto e faccio il bagno solo con papà - Dunque era questo! Tutta quella ostinazione, quei capricci... Sanja cominciò quasi a ridere. Ivan le assomigliava molto meno degli altri figli, gli occhi, le lentiggini, il carattere difficile. Lei non ci sarebbe mai arrivata da sola. I loro pensieri viaggiavano su binari diversi e per quanto cercasse di capirlo erano come due linee parallele, sempre vicine però senza nessuna speranza di incontrarsi. Ivan sembrava il più forte e il più spavaldo di tutti i figli, non ammetteva mai d’avere paura. Un po’ come i suoi eroi dei fumetti. E come gli piaceva quando papà gli raccontava storie sull’immensità dello spazio o sui misteri del corpo umano. Aveva una fantasia infinita. Di solito, la mattina dopo, con gli occhi sgranati e lucidi dall’emozione e dalla felicità riproponeva ai suoi compagni di scuola le storie che gli raccontava il padre. Sanja non poteva neanche immaginare che ogni mattina Ivan si alzava sperando di incontrare il padre arrivato la notte precedente. E che prima di addormentarsi se lo ricordava con quello strano vestito verde, un giaccone largo con tante tasche, una grossa cintura di pelle consumata, stivali grandi e neri che quasi da soli riuscivano a mettere paura. Gli sembrava una via di mezzo tra Robin Hood e i combattenti Ninja. Aveva già visto tante volte in televisione della gente vestita nello stesso modo, però per ragioni inspiegabili sembravano tutti diversi, più sporchi, più brutti, più terribili. Non aveva mai notato uno che gli assomigliasse. La mattina della partenza papà lo aveva preso in braccio e lui aveva appoggiato la testa sulla sua spalla, sul suo vestito verde. Era l’unica debolezza che Ivan si concedeva. Aveva sentito il suo caldo respiro sulla fronte e un odore nuovo. Non si trattava del suo solito odore. Parecchi giorni dopo quella miscela d’umidità, muffa, polvere vecchia e ancora qualcosa d’indefinito aleggiava nel corridoio, nel bagno, perfino nell’armadio. E solo dopo diverso tempo si era ritirata davanti agliodori della cucina di mamma. Fu Ivan a riprendere il discorso per primo. - Hai detto che sarebbe tornato presto - Naturalmente che tornerà presto, sarebbe bello se ti trovasse pulito e profumato - Sanja abbassò la testa e baciò i suoi capelli quasi arancioni, che sembravano quelli duri e finti delle bambole e avevano un sapore agrodolce di facile sudore


d’infanzia. In qualche modo e in fondo al cuore, si sentiva adesso fiera della ostinazione del piccolo. Lo abbracciò. La sua testa le arrivava all’altezza del seno e attraverso il maglione sentiva il calore del suo respiro. Le spalle, così come le braccia, erano ormai freddissime. - Papà è dovuto partire, non è che lo voleva, però… - Perché allora? - Non so come spiegartelo, è difficile… Oggi non posso, forse te lo dico domani - Mamma, è perché c’è la guerra? – Eks&Tra editore, www.eksetra.net Tamara Jadrejćić, nata in Croazia nel 1964. Nel 1992 si stabilisce in Italia. Da tre anni vive negli Stati Uniti. Lavora come giornalista e traduttrice. Nel 2001 vince il concorso letterario “Eks&Tra” con il racconto “Il bambino che non si lavava”, mentre nel 2003 vince il Premio Calvino con la raccolta di racconti “I prigionieri di guerra”. Questo è il suo primo libro che è stato tradotto nel 2008 in croato e pubblicato da Oceanmore con il titolo “Zarobljenici rata”.

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MIHAI MIRCEA BUTCOVAN BORGO FARFALLA CPT

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C’era il bouzuki e c’era il mandolino c’era il sitar e c’era il bongo c’eran le nacchere e c’era il tamburello la fisarmonica e il flauto di pan la balalaica e l’armonica a bocca a dare fiato alle storie i pettini sulle grate forchette sulle tazze ed i pidocchi a pizzicare e c’era il violino di Ion, è l’ultimo arrivato tra gli orchestrali in attesa di espulsione

ROUTINE Ogni mattina guardo la mia faccia in uno specchio sempre più stretto la appresto ad affrontare la mia giornata sempre più ghetto

IO CE L'HO FATTA Per superare un confine che dista cento passi serve soltanto un passo dopo aver percorso novantanove passi pieni d’imprevedibile prudenza

BADANTE Io sono mia tu non puoi darmi foglio di via perché io nacqui lacedemone io sono rupe e montagna e storia e coraggio di fronte al tuo macellabile potere


LIBERTÀ A tavola stavamo stretti intorno al magro pasto che immaginavo per la festa sentivo strette quelle calze col buco e un tormento la divisa, stessa e la cravatta con un’unica alternativa e la camicia con un’unica alternativa a me piacevano le bretelle che vuoi ancora? - mi chiese il commesso di una democrazia di abbigliamento vuoi un paese dalla taglia più larga? no, vorrei una camicia a fiori bretelle con note musicali e la divisa da cambiare dopo il lavoro sì, vorrei un luogo dove poter colorare la mia calza bucata Il mio piede ha smesso di parlare Il mio piede di nuovo in cammino

Mihai Mircea Butcovan è nato nel 1969 a Oradea, in Transilvania, Romania è in Italia dal 1991, vive a Sesto San Giovanni e lavora a Milano come educatore professionale nell’ambito del recupero delle tossicodipendenze. Eks&Tra editore, www.eksetra.net

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Miguel Angel Garcìa Il maestro di tango ed altri racconti

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Per me il tango è qualcosa che respiri inconsapevolmente, come una sorta di smog culturale, e che a poco a poco modifica il tuo portamento, il ritmo del tuo corpo, e poi il tuo comportamento, il ritmo del tuo pensare e del tuo sentire. Una malattia appunto, che fa diventare portegno un tizio qualunque. (…) Come si può insegnare una malattia? Credo di non essere un maestro di tango argentino, ma un untore di tanghitudine che diffonde il contagio in queste linde città italiane, un po’ noiose e vuote. Per me è ancora un mistero il mio successo: perché vengono ai miei corsi, che ci trovano i non più tanto giovani professionisti di provincia?… …Capisco perché il mio modo di ballare è cambiato, perde le figure briose e sfidanti e si riduce ad un forte abbraccio sotto il quale i piedi s’intrecciano in movimenti appena accennati. Quell’abbraccio di tre minuti mi salva la vita, sento il mio corpo in un altro corpo, trovo la mia forma nella forma della donna, mi aggrappo ad una persona forse sconosciuta per non perdere quel che resta di me. Sono un migrante di successo. Miguel Angel García, è nato a Buenos Aires, Argentina è un sociologo specializzato in immigrazione, ha pubblicato in italiano con l’editore Synergon la ricerca “Gli argentini in Italia” (1992), e con Castelvecchi il racconto ipertestuale “Border Line” (1993). Nel 2001 ha vinto il premio Eks&Tra per scrittori stranieri in lingua italiana con il racconto “Il virus del colore”, Eks&Tra editore, www.eksetra.net


Yousef Wakkas Fogli sbarrati. Viaggio surreale e reale fra i carcerati migranti …Anch’io, come tanti detenuti, sovente mi sono trovato a fare i conti con domande del tipo: fino a che punto spinge il senso di colpa a cambiare rotta, e questo mio cammino è forse sufficiente per farmi perdonare? Non saprei ancora come rispondere a domande del genere, sebbene sia consapevole di aver commesso il male e di aver mancato di fare il bene in parecchie occasioni. Inoltre, avevo cercato il benessere e la ricchezza nei luoghi e negli ambienti della decadenza, convinto che certi simboli del consumismo, mi avrebbero dato piacere e un futuro stabile, ma non erano altro che causa di smarrimento e dolori. Durante questi anni, spesso ho ceduto per sopravvivere, ho vissuto nell’attesa di un miracolo che potesse tirarmi fuori da questo groviglio tenebroso, e alla fine, ho deciso che è più vitale agire che non agire, convinto che se non si vive come si pensa, si finisce col pensare come si vive, appunto com’è successo a me. Strada facendo, si presentano tanti muri, questi, siano alti o bassi, vanno abbattuti. Ripensandoci adesso, vedo tutto come un film di bassa qualità, nel quale ho avuto una parte pessima che non intendo più recitare, perché la malvivenza mi mette tristezza, mi dice che non c’è niente di bello nella vita, e che il bello è nei luoghi angusti, nel rischio gratuito della vita, nel delirio del successo e della vittoria immaginaria. Con la scrittura, invece, ho trovato quello che mi mancava, le radici del mio malessere. Inoltre, ho trovato la vita. Ma perché scrivere, e che cosa rappresenta la scrittura per un carcerato? Scrivere, vuol dire sognare, visitare luoghi lontani, fare compagnia a persone sconosciute, dialogare, abbattere i muri che ci dividono, superare gli ostacoli che c’impediscono di capirci l’un l’altro. Poi, nel mio caso, significa soprattutto, ritrovare e quindi ricomporre un’esistenza che, ad un certo punto, mi è sembrata annichilita. Yousef Wakkas, nato in Siria nel ‘55, ha viaggiato fra alterne vicende anche giudiziarie. Nel 92 rientrato da un anno in Italia, e’ stato condannato a 16 anni di carcerazione. In prigione ha iniziato a scrivere nel 2005, una volta scarcerato è stato rimpatriato. Attualmente, vive ad Aleppo, Continua a scrivere in Italiano e a tradurre. Eks&Tra editore, www.eksetra.net

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FESTA DEL PANE DOMENICA 18 SETTEMBRE 2011 CASCINA BASALGANELLA

ALTROFESTIVAL 2011

via Bissona 45 Villa Cappella di Ceresara (Mn)

Pane e ...

laboratori dalle 14,30 alle 19.

COME SI FA IL PANE IN MAROCCO, SRI LANKA, BANGLADEH, ITALIA . . . A cura di Cactus

IL LUNGO VIAGGIO DI UN CHICCO DI GRANO A cura di Cascina di Basalganella

IL PANE RACCONTATO A cura di Amici di Gemma IL PANE NELLE DANZE

A cura di Girovagando

La realizzazione della giornata non ha sovvenzioni o finanziamenti da parte di enti pubblici o privati. I partecipanti potranno contribuire alle spese sostenute con un offerta libera.

POESIA

DEL PA

Se io fac NE essi il for vorrei naio cu così gr ocere il pane an che no de da sfamare n ha da mangiar tutta, tutta la Un pane e. gente profuma più grande de l so to come Un pane le viole. le, dorato, dall’Ind così vorrebbero ia mangiar i poveri, al Chilì lo i Sarà un bambini, i ve a cc un giorn data da studia hietti e gli uc cellini. o Il più be senza fame! re a memoria : l giorno di tutta la storia Gianni Rodari

LE MANI IN PASTA (per bambini e bambine)

A cura di Coop Consumatori Nordest

dalle 19.30 CENA A BASE DI PANE!

menù fisso anche per vegetariani adulti 10€ - bambini 5€ solidale, materiale informativo sull’educazione al consumo bancarella del commercio equo e esposizione elaborati di alcune scuole del territorio LA GIORNATA E’ REALIZZATA DA: AMICI DI GEMMA - Bozzolo; CACTUS associazione per la civile convivenza Castel Goffredo; CASCINA BASALGANELLA - Ceresara; GRUPPO GIROVAGANDO - Carpenedolo; COOP CONSUMATORI NORDEST Distretto di Castiglione delle Stiviere e Montichiari. In collaborazione con: ISTITUTO DI CULTURA SINTA, Mantova.

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FESTA DEL pane Il pane ha molti significati che uomini e donne da secoli gli hanno dato nella vita quotidiana, attraverso il lavoro e la fatica. Ma è anche un elemento di sobrietà, di diversità, di comunione fra popoli e culture che può aiutare a ricercare affinità fra le persone di tutto il mondo. Non solo un nutrimento, ma un punto di condivisione e di incontro. Per questo a partire dalla seconda edizione de L’Altrofestival, è nata l’idea di realizzare una Festa del pane. L’evento ha avuto un grande successo e ha accompagnato tre edizioni della festa: 2010, 2011, 2012. Come la gran parte delle iniziative all’interno de L’Altrofestival, ha visto la partecipazione di enti, cittadini e associazioni che hanno unito le loro forze e hanno fatto rete. Grazie al lavoro di tutti e al sostegno di Coop Consumatori Nordest sono state organizzate giornate con laboratori e momenti conviviali. Fra le associazioni partecipanti: Amici di Gemma, Bozzolo; Cactus – Associazione per la civile convivenza, Castel Goffredo; Cascina Basalganella; Coop Distretto sociale di Castiglione delle Stiviere – Montichiari – Castel Goffredo; Istituto di Cultura Sinta, gruppo di danze popolari Girovagando (2011) e Libera Terra coordinamento di Mantova


e Presidio di Castiglione delle Stiviere. La festa del Pane e in particolare la realizzazione dei laboratori per bambini e adulti è diventata nel tempo un modo concreto per stare insieme, per fare, per imparare e per riflettere su alcuni temi come solidarietà, alimentazione o sensibilizzazione alla legalità e al volontariato. I bambini impastando farina, acqua e lievito per dare forma al loro pane “simpatico” hanno la possibilità di recuperare la manualità e la conoscenza degli elementi di base della nostra alimentazione. Gli adulti hanno a loro volta la possibilità di mettere le mani in pasta, guidati dall’esperienza di chi il pane lo fa da sempre, seguendo un percorso interculturale. In questi anni i nostri panificatori sono stati volontari che hanno partecipato attivamente: Mirsad, rom kalopero bosniaco; Angiolino, con un’esperienza di panettiere; Marco, che insegna a chi è colpito da calamità naturali a farsi il pane; Rubel, giovane diciassettenne di origine bengalese; Zubida e Daouia, signore marocchine; Mario, professore universitario; Fabrizio di Coop, Francesco, socio di una cooperativa di Libera Terra.

ONE EDIZI

2011

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Intervista a Daouia Bahaddou Com'è stato per te partecipare alla Festa del Pane?

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Ho partecipato alle edizioni 2011 e 2012 preparando il pane marocchino. Ci sono molti tipi di pane nel mio paese: quest’anno ho scelto di fare le focaccine semplici che prepariamo ogni giorno, molto adatte anche per la merenda. Un ottimo dolce, servite calde e spalmate con un po’ di marmellata, di miele o di zucchero sono buonissime. È stato molto bello parlare di come cuciniamo il pane in Marocco e mi sono sentita felice. Il ragazzo italiano ha proposto invece una farinata di ceci e la mia amica, proveniente dal Nord del Marocco, mi ha subito detto che la stessa preparazione viene fatta anche a Tangeri. Il mondo è uno e il pane viene mangiato ovunque, sfama tutti i popoli ricchi e poveri allo stesso modo.

Da quanto tempo sei in Italia? Sono in Italia da più di vent’anni e sono orgogliosa di dire che lo scorso anno ho ottenuto la cittadinanza italiana. Ad essere sincera anche prima di avere la cittadinanza mi sentivo italiana. Sono arrivata in Italia quando avevo ancora i bambini piccoli e non avevo molte possibilità di ritornare nel mio paese. Andavamo a casa ogni tre, quattro anni e così pian piano abbiamo iniziato a vivere in Italia e a sentire l’Italia come nostro Paese. E ancora di più lo è per i miei figli. Quando vado in Marocco sento di tornare nel mio paese, sento voci che parlano la mia lingua d’origine, profumi della mia infanzia, ritrovo mia madre e le mie sorelle, ma dopo un po’ ho voglia di tornare a casa mia, qui in Italia. Mi sento italiana, anche se il Marocco è la mia terra e non la dimenticherò.


Cosa ha significato per te il corso di educazione alla cittadinanza per donne straniere? Il corso è stato molto utile per le donne che hanno voglia di fare, di partecipare, di conoscere meglio il paese in cui vivono. Purtroppo gli impegni di lavoro non ci permettono di partecipare a tutti gli incontri, tuttavia il corso ha dato una spinta vitale a molte di no i per proseguire. Alcune si sono inscritte al corso del centro EDA per ottenere il diploma di terza media: io stessa ho aiutato tante donne di diversa nazionalità a iscriversi, a compilare le richieste necessarie e le ho accompagnate nella sede della scuola. L’ho fatto perchÊ mi trovo bene in Italia e voglio aiutare gli altri, le donne in particolare a vivere meglio. Soprattutto per loro avere un attestato, un diploma di terza media è un grande passo in avanti personale e sociale.

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le ricette farina

Ruti (Bangladesh) Ingredienti: 3 mestoli di farina 1 manciata di sale Acqua calda q.b.

sale

Impastare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un composto non troppo morbido. Formare panetti tondi che poi saranno tirati con mattarello rigato fino a formare delle schiacciate dello spessore di una piadina. Cuocere in padella.

lie

vit o

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Pane con la crusca (Marocco) Ingredienti: 1 cubetto di lievito di birra 1 manciata di zucchero 1 manciata di sale 2 manciate di crusca 1 kg circa di farina 2 cucchiai d’olio Acqua q.b. Sciogliere il cubetto di lievito in parte dell’acqua, quindi impastare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un composto molto morbido. Aggiungendo l’acqua lavorare l’impasto con la mano a pugno. Quindi infarinare e spezzare l’impasto in panetti tondi (per renderli tondi lavorare con le dita come per riavvolgere la pasta su se stessa). Lasciare lievitare i panetti riposti su di una tovaglia infarinata con farina o crusca e coperti con la stessa tovaglia ripiegata. Dopo circa 10 minuti schiacciare i panetti e lasciarli nuovamente lievitare per 1 ora coperti, oltre che dalla tovaglia, da altre o tappeti di cotone per tenerli ben caldi. Infornare.

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Pane dalla Bosnia

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Ingredienti: 1 cubetto di lievito di birra (o di più in base a quanto tempo si ha a disposizione per la lievitazione) 2 kg di farina 3 manciate di sale 1 bicchiere di latte 1 tuorlo d’uovo ¼ di bicchiere di olio Acqua fredda q.b. Sbriciolare il cubetto di lievito nell’acqua e impastare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto molto morbido da coprire per la lievitazione dentro alla terrina. Lasciare lievitare fino a che l’impasto arriva a riempire fino all’orlo la terrina. Dopo la lievitazione, rimpastare sopra alla farina stesa su un piano, tirando l’impasto sempre più lungo. Spezzare l’impasto per formare dei panetti. Lavorare i panetti con i polpastrelli dei pollici, tirando verso se il panetto con il resto delle dita come per far roteare una palla (le dita davanti al panetto lo fanno ruotare all’indietro e i pollici lo riportano avanti). Ungere i panetti nell’olio di girasole e riporli a lievitare per un’ora e mezza nella teglia che andrà nel forno. Infornare.


Pane italiano Tre tipi di lievitazione: Con lievito madre che va continuamente, 3 volte al giorno, alimentato con aggiunta di acqua e farina oppure con la pasta acida che va ben conservata (si riutilizza aggiungendo ogni 300 gr di pasta acida, 300 gr d’acqua e 300 gr di farina per rimpastare per il pane) e ogni volta se ne mantiene un pugno da cui ripartire per la preparazione sucessiva. Il metodo più semplice è con il lievito di birra e basta aumentare la quantità per ottenere una lievitazione più veloce. Per avere un buon pane di media sofficità bisogna rimpastare almeno due volte. Più volte si ripete l’operazione dopo la lievitazione più si espande il numero di cellule, più densità e sofficità avrà il pane una volta cotto. Ingredienti: 1° fase 500 gr di farina 25 gr di lievito di birra 500 gr di acqua 1 cucchiaio di olio 2° fase 500 gr di farina 15 gr di sale (ogni kg di farina) 1 cucchiaio di olio (ogni kg di farina) Zucchero (una presa) fare il primo impasto con gli ingredienti della prima fase. Lasciar lievitare fino a raddoppiare la mole dell’impasto, ma non troppo facendo attenzione ad evitare la fermentazione. Rimpastare aggiungendo gli ingredienti della seconda fase. Dare la forma alla pagnotta o formare i panini e lasciare di nuovo lievitare direttamente sulla teglia da forno coprendo con un panno inumidito. Avere la stessa attenzione avuta per la prima lievitazione. Infornare.

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VORREI SAPERE PARLARE LA LINGUA ITALIANA PER LAVORARE

VORREI IMPARARE E COMPRENDERE LE MAESTRE DI MIO FIGLIO

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VORREI IMPARARE A CUCIRE, DECORARE O COSTRUIRE OGGETTI

LABORATORI LINGUISTICI E CREATIVI Che cos’è un laboratorio? A scuola si parla di laboratorio linguistico in cui sono presenti strumenti didattici, un luogo in cui si impara una lingua straniera. Il laboratorio informatico, invece, è destinato all’uso dei computer, il laboratorio in ambito lavorativo può essere un luogo in cui si pratica un lavoro artigianale come il cucito o altro. Noi lo abbiamo inteso come un luogo in cui creare piccoli oggetti ma anche uno spazio per imparare la lingua italiana, per scrivere divertenti istruzioni e ricette in italiano. Laboratorio creativo, linguistico e interculturale: che inventa cose nuove, favorisce la conoscenza di culture, idee e modi di vita diversi. All’interno de L’Altrofestival 2011 a Castel Goffredo (Mn) l’associazione Cactus per la civile convivenza e i volontari del distretto sociale Coop di Castiglione delle Stiviere e Montichiari hanno organizzato da ottobre a dicembre un laboratorio interculturale con donne straniere e italiane presso i locali della ex scuola dell’infanzia Audino. Le attività proposte sono state: cucina, decorazione di sassi, realizzazione di piccoli oggetti in creta, ma anche taglio, cucito e confezione di una camicetta.


VORREI SCAMBIARE E LEGGERE RICETTE SCRITTE IN LINGUA ITALIANA

Accanto a questa iniziativa in ottobre è stata proposta la proiezione di tre documentari per raccontare come immigrati e italiani vivano la quotidianità negli spazi pubblici e cosa resti dell’Italia a chi torna nel proprio paese (La panchina dei mondi possibili). Un modo per raccontare diverse storie, compiute, incompiute, accennate, immaginate conl’obiettivo prima di tutto di conoscere gli altri. I primi due documentari sono stati realizzati nei territori tra Brescia e Mantova. Hanno partecipato l’Associazione Caffè e Kinkilibà onlus di Carpenedolo, l’associazione dei Senegalesi di Carpenedolo, l’associazione Stella del Garda di Calcinato, l’associazione Cactus per la civile convivenza di Castel Goffredo e Coop Consumatori Nordest, distretto sociale di Castiglione delle Stiviere e Montichiari, Mauro Ferrari, sociologo dell’Università di Padova e Venezia.

VORREI DIVERTIRMI A CREARE OGGETTI INSIEME AI MIEI BIMBI

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Sassi decorati Occorrente: sassi, carta, matite, gomma, pennelli di varie dimensioni, colori un piatto o una tavolozza per mettere i colori, si possono adoperare i colori a pastello, acquerelli, pittura ad olio e colori acrilici (che sono piĂš duraturi).

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Come si realizza: prendete un sasso piatto, disegnate con la matita un fiore o piĂš fiori o della frutta, a vostro piacimento quindi con i colori ad acquerello, colorate i petali oppure la frutta. Con i colori acrilici, si possono ottenere una varietĂ  infinita di oggetti, a seconda delle forme delle pietre, questi infatti sono coprenti, resistenti alla luce ed una volta asciutti, hanno un aspetto satinato. Si possono usare anche gli smalti brillanti a base acquosa, sono molto resistenti e durano di piĂš nel tempo. I sassi si possono incollare creando facce, animali, persone in tal caso e necessario adoperare lo stucco per marmo o il silicone


trasparente.

Burattino di cartapesta Occorrente Per la cartapesta: giornali vecchi, acqua, colla per la testa: un calzino vecchio, sale o segatura oppure sabbia, un po’di spago per il corpo: un ritaglio di stoffa e un po’di cartoncino per fare le mani. Come preparare la cartapesta Strappa dei fogli di carta di giornale in strisce di piccole dimensioni e lasciale macerare nell’acqua con un po’di colla per qualche ora. Come fare la testa Riempi un vecchio calzino con sale, sabbia oppure segatura, in modo da formare una pallina. Chiudi con lo spago la calza in modo che la segatura non esca. Prendi le strisce di giornale dall’acqua con la colla e appoggiale sulla calza rigonfia. Striscia dopo striscia, devi rivestire tutta la parte rigonfia del calzino con uno strato di almeno mezzo centrimetro. È consigliabile non mettere tutti gli strati di cartapesta nella stessa direzione, ma sovrapporli in modo incrociato. Lasciare asciugare all’aria. Quando la pallina-testa è asciutta, poi modellare sopra, con altra cartapesta gli occhi, il naso e le orecchie. Quando la faccia è ben asciutta, togli il cordino e lascia fuoriuscire la segatura (o il sale,...). Taglia la parte del calzino che spunta dalla cartapesta. All’interno della testa è così rimasto un buco, che servirà per metterci le dita e muovere la marionetta. Poi dipingi la testa e il viso con le tempere. Come fare il corpo Taglia due pezzi di stoffa a forma di t e cucili insieme, lasciando il buco per inserire la testa della marionetta e, al fondo, per infilare la mano. le mani si possono fare ritagliando del cartone (dello spessore del cartone delle scatole di pasta o del sale) e poi colorandolo.

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Sommario   L'Altrofestival 2 I VALORI DI COOP 3 carta di intenti 6 Donne e cittadinanza  8 SCRITTURA e diritti 12 FESTA DEL pane   20 le ricette   24 LABORATORI LINGUISTICI E CREATIVI   28


Colophon

Testi e materiali a cura di Cleopatra Giazzaroli e Mirca Rivera (distretto sociale Coop di Castiglione delle Stiviere- Montichiari-Castel Goffredo) Federica Sala (Assistente alle Politiche sociali Coop Consumatori Nordest) Progetto grafico e coordinamento editoriale Viviana Monti (Ufficio Comunicazione Istituzionale Coop Consumatori Nordest)



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