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Articolo sullo studio della componente floristica del Parco Nazionale del Vesuvio

Il Vesuvio è un isola verde nella Piana Campana. C Noi ragazzi del Progetto PON C1 “Vivere le Scienze’’ abbiamo abbiamo studiato la vegetazione locale evidenziando degli aspetti qui sotto riportati, ed inoltre abbiamo constatato di persona le varie differenze e caratteristiche che ci hanno permesso di approfondire le nostre conoscenze nell’ambito della vegetazione locale. Il versante vesuviano e quello sommano differiscono notevolmente dal da punto di vista naturalistico; il primo è il più arido e in gran parte abitato da specie vegetali quali i pini per impedire fenomeni franosi e presenta le caratteristiche caratteristiche successioni di vegetazione della macchia mediterranea. Il versante del Somma invece è più umido , caratterizzato dalla presenza di boschi misti fitti e ricchi di specie arboree di vario tipo. tipo Da numerosi studi riportati in letteratura risulta che il complesso vulcanico è stato colonizzato da più di 900 specie vegetali, considerando considerando anche quelle estinte e quelle la l cui colonizzazione è recente. Oggi ggi si è appurata la presenza di 610 entità, delle quali oltre il 40% è costituito da specie mediterranee. La flora e la vegetazione del territorio vesuviano risultano fortemente legate ai fenomeni eruttivi che hanno interessato quest’area in tempi passati e recenti e ad una antica attività antropica fortemente intensificatasi dalla seconda metà del secolo scorso. L’attività vulcanica, del Somma prima e del Vesuvio successivamente, ha alterato erato e talora stravolto non solo la fisiografia del territorio , ma anche la sua corporatura vegetale

,

condizionando

i

naturali

processi

di

colonizzazione ed evoluzione di questa. Tali cambiamenti hanno

interessato

qualitativamente amente il

sia

quantitativamente

paesaggio vegetale

che

del vulcano

napoletano. Si sono avuti infatti periodi di quiescenza in cui erano ampiamente diffusi i boschi di latifoglie, estesi dalle aree basali fino alla vetta del complesso vulcanico, ad epoche di intensa attività eruttiva eruttiv caratterizzate dalla quasi totale assenza dei vegetali in seguito alla copertura


del suolo con piroclastici e lave. Il popolamento botanico di quello che è considerato l’unico vulcano attivo dell’Europa continentale risente, inoltre, degli effetti dell’attività umane. Le più antiche informazioni sul popolamento vegetale del Vesuvio ed è in particolare sugli alberi che probabilmente erano coltivati sulle pendici del vulcano possono essere trattate dai dipinti , dai mosaici e dalle sculture portate alla luce dagli scavi nelle aree archeologiche ubicate alle falde del vulcano in cui sono raffigurate piante e paesaggi vesuviani.

Oggi il Vesuvio è in quiescenza da 70 anni (2014-1944) ed è stato quindi ricoperto da una considerevole copertura vegetale. Sulle colate laviche più recenti la colonizzazione vegetale inizia ad opera dello Stereocaulon vesuvianum, un lichene coralliforme dal tipico aspetto grigio e filamentoso. Il lichene ricopre interamente la lava del 1944 e non solo e la colora di grigio facendole assumere riflessi argentati nelle notti di luna piena. Sulle colate più antiche allo Stereocaulon vesuvianum si affiancano le altre specie pioniere, tra cui la Valeriana rossa (Centranthus ruber), l'Elicriso (Helichrysum litoreum), l'Artemisia (Artemisia campestris) e la Romice rossa (Rumex scutatus).

Formazioni di Stereocaulon vesuvianum


Le associazioni pioniere preparano il terreno per l'instaurarsi di estesi ginestreti, che imprimono un aspetto caratteristico ai versanti del Vesuvio, soprattutto durante le fioriture; sono presenti 3 specie di ginestra: la Ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius), la Ginestra odorosa (Spartium junceum) e la Ginestra dell'Etna (Genista aetnensis), endemita etneo introdotto sul Vesuvio dopo l’eruzione del 1906.

Ginestra dei carbonai

Ginestra odorosa

Ginestra dell’Etna


Sul versante sud-occidentale del Vesuvio, l’originale vegetazione mediterranea è stata in parte sostituita da pinete impiantate a partire dalla seconda metà del 1800 tra i 300 e i 900 metri. Esse sono costituite prevalentemente da Pino marittimo (Pinus pinaster), da Pino domestico (Pinus pinea) e da Pino d’aleppo (Pinus halepensis); a partire degli anni ’90 è iniziata un’opera di sfoltimento delle pinete per lasciare il posto alla quercia tipica dell’area mediterranea, il Leccio (Quercus ilex) che in alcuni zone costituisce nuovamente dei folti boschi. Nella lecceta e nella pineta il sottobosco è costituito da Corbezzolo (Arbutus unedo), Fillirea (Phillyrea latifolia), Lentisco (Pistacia lentiscus), Terebinto (Pistacia terebinthus), Lentaggine (Viburnum tinus), Rosa selvatica (Rosa sempervirens), Alaterno (Rhamnus alaternus), Asparago selvatico (Asparagus acutifolius) e specie lianose come la Robbia (Rubia peregrina), la Smilace (Smilax aspera) e l’Edera (Hedera helix). La macchia mediterranea dei versanti vesuviani si caratterizza per un’elevata diversità floristica.

Oltre al leccio sono presenti, infatti, arbusti sclerofilli sempreverdi quali la Fillirea (Phillyrea latifolia), il Mirto (Mirtus communis), il Corbezzolo (Arbutus unedo), l'Alloro (Laurus nobilis), il Viburno (Viburno tinus), l'Alaterno (Rhamnus alaternus), il Lentisco (Pistacia lentiscus), il Cisto (Cistus spp.) e le ginestre. Alle sempreverdi si associano anche in alcune zone piante caducifoglie xerofile quali la Roverella (Quercus robur), l'Albero di


Giuda (Cercis siliquastrum) e l'Acero (Acer spp.). Lo strato più basso della macchia mediterranea è rappresentato da piante profumate quali il Rosmarino (Rosmarinus officinalis), la Salvia (Salvia officinalis) e l’Origano (Origanum vulgare). Le pendici settentrionali del Monte Somma, più umide, sono, invece, coperte da ampi castagneti fino a quota 900 mt; a quote superiori prevalgono, invece, i boschi misti di latifoglie costituiti da Castagno (Castanea sativa), Roverella (Quercus pubescens), Carpino nero (Ostrya carpinifolia), Orniello (Fraxinus ornus), Ontano napoletano (Alnus glutinosa), varie specie di Acero (Acer spp.). Da annoverare anche la presenza di alcuni nuclei sparsi di Betulla (Betula pendula), specie relitta di boschi mesofili dell’era glaciale, che si rinvengono sul Monte Somma e nella Valle del Gigante. Il sottobosco è particolarmente ricco: Dondolino (Coronilla emerus), Pungitopo (Ruscus aculeatus), Biancospino (Crataegus monogyna), Rosa selvatica (Rosa sempervirens), Ligustro (Ligustrum vulgaris), numerose specie di felci e Crassulacee tra cui l’Ombelico di Venere (Umbelicus rupestris) e la Borracina (Sedum sediforme). Tra la primavera e l’estate fioriscono in territorio, infine, 23 specie di orchidee selvatiche; le più facilmente riconoscibili sono la Orchis papillonacea e la Orphys sphegodes. Le specie Endemiche , cioè quella entità ad areale ristretto, esclusive del territorio italiano o presenti su aree poco estese anche in territori limitrofi, vengono generalmente impiegate come indicatori di qualità floristica e , più in generale , di naturalità dell’ambiente. Una elevata incidenza di questo tipo di piante valorizza quindi l’ area che esse popolano. La flora del Vesuvio, secondo l’ultimo aggiornamento, comprende 19 specie di Orchidaceae. Di queste, due sono state recentemente scoperte e complessivamente rappresentano il 2,5% del totale. Le entità afferenti a tale famiglia, in quanto rare ed in certi casi anche in via di scomparsa, sono tutelate dalla Convenzione di Washington(1973) sul commercio internazionale di specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione CITES e dalla Legge Regionale n.40 del 25.11.1994 “ Tutela della flora endemica e rara”.


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