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Vivere Insieme

Strumento di comunione della Parrocchia di Guanzate anno XXXVI * n.5 * NOVEMBRE 2013


REDAZIONALE

In queste giornate che si accorciano, il buio sia fisico che spirituale sembra prevalere: a sempre più persone manca un tetto o abbastanza da sfamare una famiglia, la delinquenza, organizzata e non, dilaga anche nei nostri paesi, come documentiamo in un articolo di questo numero di Vivere Insieme, la politica sembra inadeguata ad affrontare i problemi veri della gente, per perdersi invece in leggi liberticide o quantomeno di dubbia utilità (omofobia, femminicidio, ecc.). La speranza pare affievolirsi e rinchiudersi in un cinismo rancoroso e disperato. Ma una luce che si divide in tante fortissime piccole luci illumina il nostro cammino, rischiara il nostro animo e ci ridà conforto per affrontare il presente e il futuro. Conforto che non è una pacca sulle spalle, “dai, su, fatti coraggio!”, ma un con-forza che è la luce della fede che è Cristo in mezzo a noi che opera davvero con certezza di vittoria. Queste luci, di cui abbiamo riportato richiami in questo numero, sono innanzitutto la straordinaria figura di Papa Francesco che con il suo emerito predecessore Benedetto XVI ci ha voluto donare proprio con la Lumen Fidei la certezza che tutto, tutto!, con Cristo e per Cristo può trasformarsi in una storia di bene. È il nostro arcivescovo Angelo che con la sua lettera pastorale ci spinge a vivere questa fede nel mondo. Sono anche le luci, piccole e grandi, ma altrettanto intense che si esprimono nell’esempio di don Puglisi, nella missione di Padre Leonard, nella ordinazione della nostra Laura e tante altre ancora. Tutta la redazione si augura che la lettura di questo numero di Vivere Insieme sia sprone per tutti a scorgere sempre più questa luce nella nostra vita e a spingere anche noi a rendere visibile a tutti l’essenziale: Gesù Cristo.

La Redazione

In copertina: “San Martino dona il mantello”, affresco di Simone Martini nella cappella di San Martino all’interno della Basilica inferiore di San Franccesco d’Assisi, Assisi

Orari Sante Messe S. MESSE FERIALI Da lunedì a Sabato: Ore 8,15 a Bulgaro Ore 8,30 a Guanzate Il venerdì ore 20,30 a Guanzate (escluso Agosto)

S. MESSE FESTIVE VESPERTINE del SABATO e vigilie di feste di precetto Ore 17,30 Bulgaro Ore 18,00 Guanzate S. MESSE FESTIVE Ore 8,00 Guanzate Ore 8,00 Bulgaro Ore 9,30 Guanzate Ore 10,30 Bulgaro Ore 11,00 Guanzate Ore 18,00 Guanzate (in santuario da maggio a settembre)

S. CONFESSIONI * Prima e dopo ogni S.Messa su richiesta ** Il sabato pomeriggio ore 15,00- 17,00


la FOTO

Nella fede, dono di Dio, virtù soprannaturale da Lui infusa, riconosciamo che un grande Amore ci è stato offerto, che una Parola buona ci è stata rivolta e che, accogliendo questa Parola, che è Gesù Cristo, Parola incarnata, lo Spirito Santo ci trasforma, illumina il cammino futuro, e fa crescere in noi le ali della speranza per percorrerlo con gioia. Fede, speranza e carità costituiscono, in un mirabile intreccio, il dinamismo dell’esistenza cristiana verso la comunione piena con Dio. Come è questa via che la fede schiude davanti a noi? da dove viene questa luce potente che consente di illuminare il cammino di una vita riuscita e feconda?

Lumen fidei (7)

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la PAROLA del PARROCO

“Ripara la mia casa che e’ in rovina” di don Mauro Colombo

Carissimi, con le parole che San Francesco si è sentito rivolgere dal Crocifisso, anch’io sento il bisogno di ascoltarle e di rivolgerle a ciascuno di voi, dopo la chiusura di una parte della nostra chiesa parrocchiale. E’ arrivato il momento di sanare “in toto” la nostra chiesa e di ricordare gli anni di povertà, quando il mio caro predecessore Don Giovanni Gamberi, abbellì questo bel tempio e si decise di “alzare” il campanile, quasi del doppio rispetto al precedente. “Ripara la mia casa”: in modo simbolico si dice che la chiesa fatta di mura è lo specchio della comunità cristiana che la abita, come ogni casa è lo specchio di chi vi dimora. Non è sempre così, ma il paragone tiene. La nostra comunità di Guanzate è una bella parrocchia, ambita da tanti sacerdoti, anche se nasconde qualche piccola crepa; sanabile, per carità! La crepa nascosta è la critica che divide, la lamentela, il pettegolezzo, la fatica a fare unità. In tutte le parrocchie c’è questa piaga, ma la bellezza della comunità risplende anche con queste crepe. Anche la nostra chiesa è così, risente del tempo, dei movimenti tellurici, degli assestamenti della struttura, ma è sempre bella. Il vescovo Mons. Renato Corti che ha celebrato l’ultima solenne S. Messa a “chiesa totalmente agibile” lo scorso 7 settembre, entrando ha esclamato: “NOTEVOLE questa chiesa”. E’ vero, è notevole, è basilicale. Ci sono delle cattedrali in Italia, sedi di vescovi, che sono più piccole e malconce. La nostra chiesa è notevole e slanciata verso l’alto, tutta affrescata, con un ‘altare che tutti vedono, poiché non ha colonne a vista. Ma c’è qualcosa di nascosto che non si vede: va riparata nelle sue crepe interne nel sottotetto, va

sanata nel materiale ormai vecchio dei suoi stucchi interni, va pulita, ci sono infiltrazioni di umidità dal sottosuolo e dall’alto. Insomma i lavori sono tanti e occorre avere la pazienza di chi in ospedale, non pretende di guarire perché gli suturano con qualche punto le ferite superficiali, ma in generale, desidera che tutta la persona venga analizzata e sanata. Ci apprestiamo dunque a riparare la casa del Signore. Mi avete visto particolarmente preoccupato nei giorni del crollo dei calcinacci, quando con dispiacere, ho dovuto chiudere le porte principali di accesso alla chiesa. Nei giorni successivi mi sono più tranquillizzato per un lavoro che sarà lungo nel tempo, ma so che per questa impresa tutti i Guanzatesi, anche quelli che non frequentano, non mi abbandoneranno, perché tutti ci teniamo alla nostra chiesa. Ritorno ai tempi di don Gamberi perché molte persone anziane se lo ricordano: erano più poveri di oggi, ma hanno completato i lavori della chiesa e alzato il campanile. Mi ha fatto piacere sentire che molti gruppi che in genere né si guardano, né si consultano perché ciascuno va avanti per conto suo, desiderano incontrarsi per programmare iniziative a favore della nostra chiesa. La “sindrome di Schettino” che fa abbandonare la nave quando affonda, non prenderà nessuno, mi auguro. Qui vorrei esprimere un chiarimento a una battuta che forse qualcuno ha frainteso: è vero che i superiori mi hanno chiesto di servire la comunità pastorale per nove anni e io sto iniziando il mio nono anno come parroco di Guanzate. Questo corrisponde al vero. Però attenzione, i nove anni si contano dal 2008 e non dal 2005, perché la comunità pastorale è iniziata nel 2008. Pertanto non ho per ora in programma nessun trasferimento da Guanzate e Bulgaro. Però è anche giusto ribadire che ogni sacerdote è a disposizione del vescovo, che può chiedergli l’obbedienza per servire un’altra parrocchia in qualsiasi momento, a prescindere dai contratti scritti. Se posso esprimere un desiderio: mi piacerebbe consegnare ai Guanzatesi la nostra chiesa parrocchiale messa a nuovo. Come intuite: ci vorrà un bel po’ di tempo.

Don Mauro durante i festeggiamenti per il XXV di sacerdozio

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la PARROCCHIA

Affidando a Maria tutta la parrocchia 16 giugno 2013 santuario

Concelebrazione in occasione del XXV di don Mauro: 16 giugno 2013

Corale S. Agostino 16 giugno 2013

Fedeli in chiesa; in primo piano alcuni giovani 16 giugno 2013

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a MARIA....

A Maria, con Maria, per Maria, in Maria... di Pietro Zaffaroni, diacono

FEDE E MIRACOLI

Maria ss del miracolo, Roma, Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte. Foto di Diana Canaletti

Molte persone credono che siano i miracoli a generare la fede, ma non è sempre così. Gesù pone invece sempre l’attenzione sulla fede dei molti come condizione necessaria per essere guariti; basti pensare all’espressione ”la tua fede ti ha salvato”, ripetuta più volte da Gesù nei Vangeli. Gesù desidera allora ribadire il primato della fede sui miracoli e non il contrario. Non sono quindi i miracoli a generare la fede. Anzi, a volte, i miracoli rischiano di produrre una visione magica della fede. E’ la fede in Gesù a causare i miracoli e non i miracoli a condurre alla fede: lo ha ribadito anche il papa. L’esempio dei dieci lebbrosi guariti (Luca 7, 11-19), fra i quali uno solo torna da Gesù a ringraziarlo per l’avvenuta guarigione, dimostra che, mentre la fede è capace di salvare, non sempre i miracoli conducono alla fede. La fede che esige miracoli, non è vera fede. Il miracolo più grande è la Fede.

MARIA REGINA DEI CONFESSORI DELLA FEDE Questo titolo riportato dalle Litanie Lauretane ha assunto un particolare valore nell’Anno della Fede. Invita a riflettere, meditare, comprendere cosa significhi essere testimoni della fede ed esserlo come Maria, la madre, la maestra, il modello di fede e di testimonianza di fede. Numerosi sono gli esempi di fede che hanno segnato la

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presenza di Maria in questi 2013 anni della storia della salvezza e nella nostra particolare e personale. Per fede Maria accolse la parola dell’arcangelo Gabriele e per fede credette che sarebbe diventata madre di Dio. Con la stessa fede Maria seguì il Signore Gesù nella sua predicazione e rimase con lui fino ai piedi della croce. Con fede Maria continuò a credere che quel suo figlio Gesù, che aveva tra le braccia, morto, era il Cristo. Custodendo ogni ricordo nel suo cuore, assaporò l’attesa della Risurrezione, che confermò come il suo Gesù era vero uomo e vero Dio. La stessa fede Maria trasmise agli apostoli riuniti nel Cenacolo; la stessa fede, attraverso la Chiesa, è arrivata a noi. Grazie, Maria, per la tua fede! Non è possibile confessare la fede in Gesù senza guardare a Lei, la prima nella fede, la prima nel confessare e testimoniare la fede in ogni momento della sua vita. Affidiamoci a Maria, perché accresca in noi il dono della fede, ravvivi la nostra fede e ci guidi alla pienezza della fede.

ANNO DELLA FEDE 1967-1968

L’Anno della Fede indetto da papa Benedetto XVI ha ricordato, in particolare a noi ambrosiani, che già papa Montini, vigile custode della fede cristiana, aveva indetto l’Anno della Fede. Papa Paolo VI, in occasione del XIX centenario del martirio dei santi apostoli Pietro e Paolo, aveva indetto nel 19671968 l’Anno della Fede, ritenendo già allora necessario, anzi urgente, parlare della fede nel periodo storico che si potrebbe definire essere stato “il secolo dello sbandamento della fede”. Anche ai nostri giorni la Chiesa invita a volgere lo sguardo a Maria, la donna vestita di sole, che fa risplendere con la sua vita la bellezza e la verità della fede. Anche noi confidiamo nel suo sostegno e nella sua potente intercessione e chiediamo forza e coraggio per diventare veri e credibili testimoni della fede, continuatori e collaboratori con lei all’opera straordinaria compiuta nella Chiesa della quale ne è madre. Sant’Agostino diceva e ha scritto anche per noi: “La fede nel cuore, Cristo nel grembo. La fede di Maria ha preceduto il concepimento del Signore. Maria, per la sua fede, è la madre dei credenti”. La vera grandezza di Maria sta qui. Anche dopo la chiusura di questo Anno della Fede, la beata Vergine di S. Lorenzo continui ad accompagnarci, a guidarci e a benedire il nostro cammino di fede.


per la VITA

La nuova legge sul reato di femminicidio di Paolo Gamba, presidente Scienza e Vita Bassa Comasca

Che cos’è il femminicidio?

E’ il complesso di atti discriminatori e violenze nei confronti delle donne “in quanto donne”. E’ l’esercizio di potere che l’uomo e la società esercitano sulla donna. Questa forma di controllo annienta l’identità della donna, assoggettandola fisicamente e/o psicologicamente, economicamente, giuridicamente, politicamente, socialmente. Il femminicidio attraversa ogni epoca, ogni cultura, ogni luogo. Il dominio maschile sulle donne è la più antica e persistente forma di oppressione esistente. Il femminicidio viola i diritti umani di metà della popolazione mondiale. Dall’entrata in vigore della legge 38/2009 che ha introdotto il reato di stalking, le denunce presentate per atti persecutori a danno di donne sono state 27.853, ben Giuseppe e Maria, Pinacoteca Nazionale il 73% del totale, gli omicidi con donne come vittime sono stati 759 (30%), consumati in ambito familiare e sempre di comunicazione in linea con la direttiva europea sulla con vittime di sesso femminile 549 (22%) (fonte “Avvenire” protezione delle vittime di reato. La persona offesa, ad 09/08/13). esempio, dovrà essere informata della facoltà di nomina di un difensore e di tutto ciò che attiene alla applicazione La legge sul femminicidio approvata l’11 ottobre non o modifica di misure cautelari o coercitive nei confronti punta solo alla repressione, ma prevede un piano d’azione dell’imputato in reati di violenza alla persona (fonte “Il antiviolenza. Di seguito i tratti salienti. Sole 24 Ore” 11/10/13). Allontanamento urgente da casa: al di fuori dell’arresto obbligatorio, la Polizia se autorizzata dal Pm e se ricorre la flagranza di gravi reati, può applicare la “La legge sul femminicidio non è un punto di arrivo ma misura dell’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare di partenza, per costruire una nuova alleanza tra donne e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla e uomini basata sull’incontestabile dato che la violenza persona offesa. contro le persone di genere femminile è una violazione Ammonimento in caso di “reati sentinella”: il questore dei diritti umani e il segno della decadenza di una civiltà. in presenza di percosse o lesioni (considerati ‘reati Questa legge ricorda che le donne non sono mai proprietà sentinella’) può ammonire il responsabile aggiungendo personale, né devono diventare oggetto di sopruso o merce anche la sospensione della patente da parte del prefetto. di scambio. Inaugura un cambiamento fondamentale nella Non sono ammesse segnalazioni anonime, ma è garantita comprensione dei reati contro le donne e, al tempo stesso, la segretezza delle generalità del segnalante. Arresto potenzia gli strumenti per la protezione delle vittime di obbligatorio, in caso di flagranza, anche per stalking e stalking e dei maltrattamenti in famiglia. E’ necessario maltrattamenti in famiglia. però intervenire sulle cause profonde e radicate della Braccialetto elettronico e intercettazioni: chi è violenza e questo si può fare solo attraverso la diffusione allontanato dalla casa familiare potrà essere controllato di una cultura della pari dignità tra uomini e donne, attraverso il braccialetto elettronico o altri strumenti nel rispetto della differenza, per la promozione di ogni elettronici. Nel caso di atti persecutori, inoltre, sarà anche strumento educativo capace di restituire il giusto valore possibile ricorrere alle intercettazioni telefoniche. al mondo femminile”. (Paola Ricci Sindoni, presidente Case rifugio: finanziamenti in arrivo anche per i centri nazionale dell’Associazione Scienza & Vita). antiviolenza e le case-rifugio. Gratuito patrocinio: a prescindere dal reddito, le vittime di stalking, maltrattamenti in famiglia e mutilazioni genitali femminili, potranno essere ammesse al gratuito patrocinio. « Dio creò l’uomo a sua immagine; [...] Obblighi di informazione: a tutela della persona offesa scattano in sede processuale una serie di obblighi maschio e femmina li creò » (Gn 1,27)

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a PROPOSITO di...

“Se il Signore non costruisce la città, invano faticano i costruttori”

Ordinazione di Giambattista Sordelli

Il 16 Novembre per la preghiera e l’imposizione delle mani di sua eccellenza il Cardinale Angelo Scola, sarò ordinato Diacono della Diocesi di Milano e della Chiesa. Raccogliere pensieri, sentimenti che convivono nella testa, in questo periodo, non è azione facile. Non è altrettanto facile condensare in poche righe il vissuto di questi sei anni. Cosa dire allora? Come vivo questo tempo d’attesa? Certamente questi anni di formazione hanno determinato in me la certezza di avere risposto ad un invito, ad una chiamata che ha in se qualcosa di sorprendente. Ho ascoltato parecchi racconti di vocazione che hanno suscitato in me , a volte, dell’ammirazione nei confronti di chi faceva la scelta di seguire Gesù. Questo però non mi riguardava. Io mi sentivo a posto; la mia scelta l’avevo fatta sposandomi con Vilma e fare una famiglia con lei. Mai avrei pensato ad un percorso di questo tipo. Usando le parole di Papa Francesco si potrebbe dire che mi sono trovato di fronte ad: “ una sorpresa di Dio” Che si tratta di una chiamata ne avrò la certezza dalla Chiesa, nella persona del Cardinale Scola, il 16 Novembre. Alle volte quando ci penso mi chiedo come sia stato possibile. Ho provato a capire, cercandone anche la ragione. Mi sono reso conto di non avere motivi consistenti a sostegno di questa chiamata; non possiedo doti particolari. Guardando solo” nell’oggi”però commettevo un errore di prospettiva. Quello che sono oggi è frutto, nel bene e nel male, di un lavoro di anni, di tante scelte, piccole e grandi, che mi hanno orientato nel cammino della vita. Mi sono detto che se esiste una storia con la S maiuscola che riguarda il mondo, esiste pure una storia con la s minuscola che parla di ognuno di noi. Così ho guardato alla mia storia. E’ stato volgendomi indietro che, come un archeologo alla ricerca di testimonianze sulla vita passata, ho trovato nella mia vita i frammenti,le tracce di una strada che conduceva al luogo dove mi trovo ora. Ho capito che non è stato una fatalità, non sono qui per caso o per fortuna Ho capito che un ruolo importante lo ha giocato anche Vilma con la sua fede forte. “ Dio fa bene tutte le cose”. “ I tempi di Dio non sono i nostri”. Così mi ritrovo in questo tempo d’attesa con un sentimento di trepidazione pensando alle mie incapacità, alla mia inadeguatezza ad affrontare questo servizio , però con la certezza che fidandomi, affidandomi al Signore si possono fare cose grandi.

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(Salmo 126) Se il Signore non costruisce la città, invano faticano i costruttori”( Salmo 126) Mi faccio spesso anche la domanda sul dopo. Quale diacono essere? Che modello seguire? Concludo proponendo un manifesto sul Diacono dal mio punto di vista . Il Diacono deve essere: un uomo di Dio, un uomo di comunione, un uomo di rottura e un uomo d’azione

Uomo di Dio

Il Diacono non è mai al centro dell’attenzione , è un attore non- protagonista , deve sempre rimandare, riportare ad un’ Altro: il protagonista è “ Gesù”.

Uomo di comunione

Deve avere sempre a cuore la comunione, avere cura del corpo della Chiesa nel suo insieme, anche a costo di fatiche personali. “ erano uniti nello spezzare il pane”.

Uomo di rottura

Il Diacono non deve accettare falsi compromessi, ipocrisie, comodità, ricerca di un benessere materiale, di un prestigio personale ma deve scegliere sempre il bene dell’uomo, soprattutto di chi è nel bisogno. La Persona deve venire sempre prima di tutto.

Uomo d’azione

Usando un immagine plastica ; il Diacono deve essere i piedi che portano la Chiesa nel mondo. Come dice il Papa: “ la Chiesa deve abitare il mondo non solo quello geografico, ma anche quello esistenziale dell’uomo”. Deve “uscire” per andare dove gli uomini e le donne vivono la quotidianità. E’ con questo spirito che mi accingo all’ordinazione confidando nell’aiuto di Maria testimone credibile del più alto grado di servizio; essere la Madre di Dio. Mi affido inoltre, alla preghiera di tutte quelle persone che mi conoscono e non solo, con la sicurezza che tutte saranno raccolte e utilizzate da Dio, anche la più piccola, per sostenermi nei momenti di difficoltà.


la VOCE del PASTORE

... e come stella in cielo in me scintilla di Francesco Gringeri

Il 5 luglio è stata pubblicata la prima enciclica di Papa Francesco a soli 4 mesi dalla sua elezione. Si intitola “Lumen Fidei”, la luce della fede, basata sul lavoro preparatorio avviato dal suo predecessore emerito Benedetto XVI, che aveva già scritto le encicliche sulle altre due virtù teologali, la carità nella “Deus caritas est” e la speranza nella “Spe salvi”. la “Lumen fidei”, dopo una breve introduzione, si articola in quattro capitoli, “Abbiamo creduto nell’amore”, “Se non crederete, non comprenderete”, “Vi trasmetto quello che ho ricevuto” e “Dio prepara per loro una città”. L’uomo moderno, con la sua tecnica e la sua ragione senza direzione e senso, ha posto sé stesso al centro di tutto, si è fatto

dio e ha rinunciato a cercare la verità accontentandosi di piccole verità relative che anziché illuminare il futuro hanno generato una grande paura dell’ignoto, in un labirinto senza luce, con il pericolo di un salto nel vuoto. Anche la fede è stata associata al buio, a una superstizione che sminuisce l’uomo, come asseriva Nietzsche, o, tutt’al più, una luce soggettiva, capace forse di riscaldare il cuore, di portare una consolazione privata, ma che non può proporsi agli altri come luce oggettiva e comune per rischiarare il cammino. (3) Dio è relegato nell’alto dei cieli ininfluente e insignificante per la vita reale di ogni giorno. La fede, invece, è quella luce che illumina tutta la nostra esistenza, appare come luce che illumina la strada, che orienta il nostro cammino: “favilla, / che si dilata in fiamma poi vivace / e come stella in cielo in me scintilla”, come la definisce Dante. (4) Questa luce umana non si dissolve nell’immensità luminosa di Dio, come se fosse una stella inghiottita dall’alba, ma diventa più brillante quanto è più prossima al fuoco originario, come lo specchio che riflette lo splendore. (35) Ma da dove viene questa luce potente? La risposta dei due Pontefici è semplice, la fede viene dall’amore. “Abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi” (1 Gv 4,16) attraverso la massima prova d’amore di suo figlio: “Che cosa c’è di più grande che dare la vita per i propri amici?” (Gv 15,13). (15) E’ un amore che genera la fede e una fede che sostiene l’amore. Solo chi è amato e, perciò, ama veramente

se stesso può essere interessato alla verità e sussulta quando intercetta qualche raggio della sua luce sulla strada della vita. La fede è questo fidarsi e affidarsi a un Dio fedele (14) capace di vincere anche la morte con la resurrezione di suo Figlio che abita proprio in mezzo a noi! (4) Francesco ci ammonisce dal perdere la percezione della presenza di Dio che vive e opera nella storia (17) e quindi di smarrire la lampada dell’avvenimento di Cristo che si propone, qui e ora, come risposta unica e imprevedibile alla profonda oscurità in cui l’uomo di oggi si dibatte impotente. Il dono della fede, questo amore gratuito che ci accompagna illuminando tutta la nostra esistenza, non dissipa tutte le tenebre, ma guida i nostri passi anche nella notte della

sofferenza fisica e spirituale trasformandola in una storia di bene, in un atto di amore verso sé, verso gli altri, verso Cristo. (57) Ma non si sconfigge il buio “parlando” della luce, ma accendendo una lampada, con la testimonianza luminosa della fede che illumina la vita di chi l’accoglie. Trasformati dall’Amore, aperti a questo amore che ci è offerto, la nostra esistenza si dilata oltre noi stessi, abitati da un Altro, vivendo in un Altro ci apriamo agli altri. (21) E’ la testimonianza, non fanatica, intransigente, arrogante, ma piena dell’umiltà di sapere che non possediamo la verità ma è lei che ci abbraccia e ci possiede. (34). Solo questa testimonianza luminosa e concreta può essere in grado di toccare la persona nel suo centro, nel cuore (40), l’unica capace di essere all’altezza delle sue esigenze fondamentali di verità, bellezza, giustizia, felicità. La fede nasce da un incontro che accade nella storia e illumina il cammino nel tempo. (38) E’ il tema dell’uscire dai nostri spazi protetti e limitati per andare verso quelle periferie fisiche e spirituali, tanto care a Papa Francesco. Così come è accaduto a noi, la luce della fede si accende solo se la vediamo risplendere sui volti di chi, per la fede, è capace di stare davanti alle sfide della vita testimoniando la pertinenza della fede alle esigenze della vita, cioè la sua profonda ragionevolezza, vedendo che quello che rende i cristiani così diversi non può essere una fiaba oppure un bel sentimento (cfr. 24), ma un fatto che porta con sé le ragioni dell’umano.

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la VOCE del PASTORE

Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo di Francesco Gringeri

Il 9 settembre, durante l’omelia del Solenne Pontificale nella festa della Natività di Maria, patrona della cattedrale, il cardinale Angelo Scola, per l’inizio del nuovo anno pastorale, ha presentato la lettera pastorale del Il campo è il mondo. Vie da percorrere incontro all’umano, articolata in sette capitoli (“Preziose conferme”, “Il ‘buon seme’ del Vangelo”, “Il campo è il mondo”, “Gesù Cristo Evangelo dell’umano”, “Uno strumento offerto a tutti”, “Tre criteri”, “Una metropoli europea, una Chiesa presa a servizio”) e in una appendice, nella quale sono elencati alcuni appuntamenti e impegni comuni. E’ proprio a partire dalla parabola del grano e della zizzania (Mt 13,24-30 e 36-43) che il Card. Scola, commentandola, invita tutti gli uomini di buona volontà a essere testimoni della buona notizia valida per tutto l’uomo e per tutti gli uomini: Gesù è fra noi e ci accompagna lungo ogni momento della vita di ciascuno e di tutti e per tutta la vita; l’amore di Dio ci precede sempre (il buon seme) e non può essere vinto da nessun male (la zizzania!) (2c) L’uomo di oggi è frammentato in sé stesso e vive in una società frammentata. Il pericolo è quello di fissare lo sguardo sulla zizzania, inoltrandoci sul sentiero della condanna, del lamento, del risentimento. (2f) Occorre invece lasciarsi sorprendere da Dio, dal seme che ha messo nel suo campo che è questo mondo, il luogo in cui ogni uomo e ogni donna possono rispondere al loro desiderio di felicità. (3c) Ma come vivere all’altezza dei propri desideri? come evitare di “perdere noi stessi” nel tentativo di guadagnare il “mondo intero”? (4c) L’incontro gratuito con Cristo

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si mostra in tutta la sua corrispondenza all’umano desiderio di pienezza. (4h) Poggiando la nostra vita sulla pietra angolare che è Gesù, con la sequela di Cristo, il rapporto con Lui, verità vivente e personale, diventa la nostra risorsa decisiva per il presente e per il futuro. Ma il campo non è un recinto separato in cui essere cristiani. Pieni di gratitudine dobbiamo restituire il dono che abbiamo immeritatamente ricevuto comunicandolo a tutto il mondo con la stessa gratuità. E’ la testimonianza: “attraverso le nostre azioni, parole e modo di essere, un Altro appare e si comunica. La testimonianza è il mezzo con cui la verità dell’amore di Dio raggiunge l’uomo nella storia.” (BXVI) In quanto testimone, il cristiano non può chiamarsi fuori dalla vita, né prender le distanze dai suoi fratelli; (4f) il cristiano vive le stesse domande del suo interlocutore aprendosi a un confronto leale e, lasciandosi fecondare da un autentico ascolto, farà maturare il buon seme. (4g) Il testimone rinvia a Cristo, sommamente amato, non a sé. Per questo non mortifica la libertà dell’altro, non isola e non divide. E’ un uomo libero, sa stare davanti a tutti, senza farsi ricattare dall’esito della propria azione perché sa di essere servo inutile del Signore della storia. (4h) Nel dono totale di sé ai fratelli, il cristiano opera nelle tre dimensioni dell’esperienza umana, gli affetti, il lavoro, il riposo. (4j) La lettera pastorale si pone per tutti gli uomini di buona volontà come strumento di riflessione sul senso, cioè il significato e la direzione della nostra vita e come verifica del nostro vivere (5a): “Quello che facciamo, ciò per cui ci impegniamo, quello che ci tiene occupati e preoccupati testimonia che la nostra vita personale e comunitaria trova in Cristo il suo compimento?” (5b)


la PARROCCHIA

Giro dell’ Abruzzo di Lauromo Bocom

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Certamente tutti sono stati colpiti dalla città dell’AQUILA ferita dal terremoto. Quel camminare nella via centrale della città irriconoscibile, tutta terremotata, ha commosso tutti. Siamo giunti a L’Aquila proprio il giorno della ”Perdonana”. Si tratta di un’ indulgenza concessa alla città da San Pietro Celestino il papa “del gran rifiuto”, papa dal 28/8/1294 al 13/12/1294, che tornò ad essere monaco ed eremita, rinunciando al papato. La Basilica di Collemaggio ha conservato solo la facciata, tutto il resto è andato distrutto. Abbiamo potuto venerare il corpo di San Pietro Celestino, esposto in piazza sull’altare all’aperto provvisorio. (nella foto vediamo l’urna con il corpo di San Pietro Celestino) Ci sono due località che noi guanzatesi desideravamo visitare: ATRI e PENNE. Il motivo è legato al 12 settembre 1920 quando il vescovo di quella località abruzzese, venne a Guanzate per consacrare la nostra chiesa parrocchiale. Il vescovo si chiamava Mons Carlo PENSA (foto 3) e fu chiamato dal Card Carlo Andrea Ferrari, Arcivescovo di Milano (foto 1), perchè era oriundo della nostra diocesi (era prima di diventare vescovo di Atri-Penne un Padre di Rho) e perchè il Cardinale stesso era impedito nel parlare a causa di un tumore alla gola. Nella seconda foto, il gruppo è ritratto nella cattedrale di Penne dopo la S.Messa celebrata da don Mauro. Nella terza foto a PENNE il cartello con una via dedicata al vescovo che ha consacrato la nostra chiesa. Infine la quarta (4) foto è presa dalla cripta del santuario di Isola del Gran Sasso davanti al corpo di San Gabriele dell’Addolorata, patrono del nostro oratorio.

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5 L’Aquila: fontana delle 99 Cannelle

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PRIMO PIANO

“Per amore del mio popolo non tacerò” di Claudio Balestrini

Questo il titolo di uno scritto del 1991 di don Giuseppe Diana, parroco a Casal di Principe, Napoli. Cinque colpi di pistola, nel 1994, illusero la Camorra di aver messo a tacere per sempre quel sacerdote che viveva la solidarietà e si spendeva per una Chiesa che, come scrive Ezechiele (3,16-18): “fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio”. L’associazione “Libera”, fondata da don Luigi Ciotti nel 1995, attivissima nel contrastare i soprusi della criminalità organizzata, ha stilato una lista delle 845 vittime innocenti accertate di tutte le mafie che operano in Italia (www.libera.it). Purtroppo, da questo triste censimento, mancano i nomi di migliaia di migranti che hanno perso la vita riponendo in mani sbagliate la speranza di un avvenire migliore; mancano i nomi delle vittime delle guerre alimentate dal traffico d’armi; mancano i nomi di coloro che si sono ammalati a causa dell’avvelenamento del suolo e dell’acqua, operato dall’interramento di rifiuti di ogni sorta da parte delle organizzazioni criminali; mancano i nomi delle donne e degli uomini vittime del traffico di organi, della prostituzione, della droga, dell’usura, delle scommesse clandestine, del gioco d’azzardo, del lavoro nero... questa pagina è troppo piccola per contenerli tutti. Allora proviamo a guardare per un attimo negli occhi alcuni di quei nostri fratelli caduti in una battaglia combattuta perché nessuno cadesse mai più. Guardiamoli, stretti intorno a queste parole e, dal profondo della nostra coscienza, sorga un grido: NO, ALLA MAFIA! Per non barattare una falsa tranquillità con un colpevole silenzio e intraprendere tutti insieme la via della conversione e del riscatto.

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vi ho DATO l’ ESEMPIO

BEATO DON GIUSEPPE PUGLISI (1937-1993) di Claudio Balestrini

Don Giuseppe Puglisi nasce nella borgata palermitana di Brancaccio, il 15 settembre 1937. Entra nel seminario diocesano di Palermo nel 1953 e viene ordinato sacerdote dal cardinale Ernesto Ruffini il 2 luglio 1960. Collabora in diverse parrocchie del capoluogo. All’attività pastorale, affianca negli Anni ’60 quella dell’insegnamento e da subito segue in particolare modo i giovani e si interessa delle problematiche sociali dei quartieri più problematici della città. Il primo ottobre 1970 viene nominato parroco di Godrano, un piccolo paese in provincia di Palermo - segnato da una sanguinosa faida - dove rimane fino al 31 luglio 1978, riuscendo a riconciliare le famiglie dilaniate dalla violenza con la forza del perdono. Ovunque sia stato assegnato, si fa promotore di numerosi movimenti caritatevoli volti a combattere l’emarginazione, attraverso l’annuncio del Vangelo. Il 29 settembre 1990, viene nominato parroco a San Gaetano, a Brancaccio, dove, il 29 gennaio 1993, inaugura il centro “Padre Nostro”, che diventa il punto di riferimento per i giovani e le famiglie del quartiere. Collabora con i laici della zona dell’Associazione Intercondominiale per rivendicare i diritti civili della borgata, denunciando collusioni e malaffari e subendo minacce e intimidazioni. Viene ucciso sotto casa, in piazzale Anita Garibaldi 5, il giorno del compleanno, 15 settembre 1993. Dal mese di Aprile 2013, la sua salma riposa nella cattedrale di Palermo. Il 25 maggio 2013, con una cerimonia al “Foro Italico Umberto I” di Palermo, viene proclamato Beato. Memoria liturgica, 21 ottobre. Papa Francesco ha detto: “Don Puglisi è stato un sacerdote esemplare, dedito specialmente alla pastorale giovanile. Educando i ragazzi secondo il vangelo li sottraeva alla malavita e così questa ha cercato di sconfiggerlo uccidendolo. In realtà però è lui che ha vinto, con Cristo risorto”. Ecco infine alcuni pensieri e citazioni estrapolati dai suoi scritti e interventi archiviati presso il Centro a lui intestato in via Bonello, a Palermo (www.padrepinopuglisi.diocesipa.it): “Nessun uomo è lontano dal Signore. Il Signore ama la libertà, non impone il suo amore. Non forza il cuore di nessuno di noi. Ogni cuore ha i suoi tempi, che neppure noi riusciamo a comprendere. Lui bussa e sta alla porta. Quando il cuore è pronto si aprirà.”. “Credo a tutte le forme di studio, di approfondimento e di protesta contro la mafia. La mafiosità si nutre di una cultura e la diffonde: la cultura dell’illegalità. La cultura sottesa alla mafia è la svendita del valore della dignità umana. E i discorsi, la diffusione di una cultura diversa sono di grande importanza. Ma dobbiamo stare molto attenti che non ci si fermi alle proteste, ai cortei, alle denunce. Se ci si ferma a questo sono soltanto parole. Le parole vanno convalidate dai fatti”. “Le nostre iniziative e quelle dei volontari devono essere un segno. Non è qualcosa che può trasformare Brancaccio. Questa è un’illusione che non possiamo permetterci.E’ soltanto un segno per fornire altri modelli, soprattutto ai giovani. Lo facciamo per poter dire: dato che non c’è niente, noi vogliamo rimboccarci le maniche e costruire qualche cosa. E se ognuno fa qualche cosa, allora si può fare molto...”. “Il discepolo di Cristo è un testimone. La testimonianza cristiana va incontro a difficoltà, può diventare martirio. Il passo è breve, anzi è proprio il martirio che dà valore alla testimonianza. Ricordate San Paolo: “Desidero ardentemente persino morire per essere con Cristo”.Ecco, questo desiderio diventa desiderio di comunione che trascende persino la vita”. “Saper ascoltare il fratello significa andare oltre le parole per entrare nel mondo interiore dell’altro e apprezzare le cose dal suo punto di vista, entrare nel cuore dell’uomo. Al fratello bisogna dare e chiedere quanto è necessario per aiutarlo. La capacità di accogliere e comprendere i fragili e i delicati frammenti interiori che un individuo trasmette incoraggia ad esplorare il suo mondo e a trasformare la sua paura in libertà, la disperazione in speranza , la solitudine in condivisione”. “Mi rivolgo ai protagonisti delle inutili intimidazioni che ci hanno bersagliato. Parliamone, spieghiamoci, vorrei conoscervi e conoscere i motivi che vi spingono a ostacolare chi cerca di educare i vostri figli al rispetto reciproco, ai valori della cultura e della convivenza civile”. “Dio ci ama, ma sempre tramite qualcuno”.

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dal MONDO e DINTORNI

PADRE LÉONARD: IN EUROPA PER L’AFRICA a cura di Sabrina Galli

L’autunno e’ arrivato e , con lui, oltre a zucche, funghi, castagne e primi freddi, siamo tutti rientrati a pieno regime nelle attivita’ quotidiane. La ripresa ci ha pero’ trovati arricchiti di tanti incontri avuti nell’estate. Tra questi, il dono e la presenza in parrocchia di padre Léonard Ndjadi, che abbiamo ricontattato per una testimonianza missionaria. CHE PERCORSO HAI FATTO E DI COSA TI OCCUPI ATTUALMENTE? Per diventare sacerdote comboniano ho dovuto formarmi e preparami: 10 anni in tutto. Quindi i miei superiori mi hanno mandato in centro Africa, dove sono stato 7 anni. Lì, dopo aver imparato la lingua locale, ho lavorato nella pastorale giovanile e con i più poveri: gli orfani, gli ammalati e gli anziani rifiutati dalle famiglie. Ora mi trovo a Roma: sto studiando all’Università Gregoriana, per tornare – tra due, tre anni – alla missione, laddove mi manderanno i miei superiori. Formare i ragazzi africani che vogliono diventare missionari comboniani è il servizio che mi aspetta. OGGI, COSA SIGNIFICA ESSERE MISSIONARI? Significa fare una forte esperienza di Dio: cercare Cristo ogni giorno, entrare in comunione profonda con Lui e conservarLo nella vita. E’ da questo incontro che nasce la missione, ovvero il desiderio di testimoniare agli altri, soprattutto ai più poveri, l’amore di Dio e la Sua misericordia.

PER CHI NON TI CONOSCE: DA DOVE VIENI, LA TUA FAMIGLIA? Mi chiamo Léonard, ho 37 anni, vengo dal Congo democratico e sono missionario comboniano. I miei genitori mi hanno donato, insieme alla vita, tanto affetto ed amore. In famiglia sono cresciuto in un clima di serenità e di dialogo, imparando i valori dell’onestà, del rispetto, della preghiera e l’importanza degli studi, per poter diventare utile alla società ed alla Chiesa. COM’E’ NATA LA TUA VOCAZIONE MISSIONARIA? Sicuramente i miei genitori, con la loro fede ed il loro esempio, hanno contribuito ad indicarmi il disegno del Signore. Devi poi sapere che il Congo è un paese fortemente cattolico nel quale, oltre ai sacerdoti locali (diocesani), sono presenti tanti missionari stranieri: gesuiti, comboniani, dehoniani. Diventare prete-missionario è stato quindi il mio desiderio fin da bambino. E’ però grazie alla testimonianza di un missionario comboniano italiano a Kisangani che ho deciso. I tanti anni di formazione hanno confermato la scelta fatta. COSA, IN PARTICOLARE, TI HA AFFASCINATO DEI COMBONIANI? Non c’è una cosa in particolare, ma un insieme di aspetti: - la vita e le parole di san Daniele Comboni, che sosteneva l’importanza di formare gli africani affinché, essi stessi, potessero evangelizzare l’Africa. - la missione “ad gentes” tra i più poveri; - la vita in comunità, in un mondo dove primeggia l’individualismo; - l’interculturalità, perché l’incontro con l’altro aiuta a crescere … Tutte queste ricchezze, trovate nella famiglia comboniana, sono importanti, ma il centro della mia vita religiosa e missionaria, è la sequela Christi: è Cristo ed il suo amore che mi rendono felice.

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SEMBRA COSI’ “SEMPLICE” … QUALI SONO LE DIFFICOLTA’ E LE FATICHE? La difficoltà più grande è lasciare la famiglia e, in particolare, la mia mamma! Ogni mattina prego il Signore perché mi sostenga nel dono della vita e sia vicino ai miei cari. Un’altra fatica è lavorare in un Paese dove non ci sono “sicurezze”: mi devo affidare a Dio e alla generosità della comunità cristiana che mi accoglie. Ciò richiede un livello di fede grande. Un’ ulteriore sfida è il cambiamento rapidissimo della società ed il forte contrasto tra il messaggio che portiamo ed i “valori” che propone il mondo. Per questo occorre, ogni giorno, rinnovare la scelta in Gesù e rimanere radicati in Lui nella preghiera. Infine, anche la lingua e il clima possono costituire degli ostacoli: quando sono arrivato qui in Italia faceva freddissimo e sono stato 4-5 giorni a letto ammalato! BENEDETTO XVI, IL 4 OTTOBRE 2009, NELLA SUA OMELIA DI APERTURA DELLA SECONDA ASSEMBLEA SPECIALE PER L’AFRICA, AVEVA DETTO:”L’Africa è depositaria di un tesoro inestimabile per il mondo intero: il suo profondo senso di Dio … L’Africa rappresenta un immenso “polmone” spirituale, per un’umanità che appare in crisi di fede e di speranza”. RITIENI CHE QUESTE PAROLE SIANO ANCORA ATTUALI? Papa Benedetto XVI, avendo una visione globale della Chiesa, aveva visto giusto. Il popolo africano ha un profondo senso di Dio, nel senso che Dio non è lasciato fuori dalla vita ma è al primo posto. Con questa fede, la vita è affrontata con ottimismo e speranza, anche là dove ci sono i segni della morte, delle sofferenze e dei conflitti.Una fede e una speranza che attraversano tutta l’esistenza e che danno vita alla gioia cristiana; chi arriva in Africa lo percepisce. Così, dopo aver ricevuto la fede da parte dei missionari europei, oggi il continente Africano, fondato in Gesù, manda al mondo intero i suoi figli e figlie per il servizio dell’evangelizzazione. In questo senso le parole del Papa sono veramente attuali: l’Africa oggi è in grado di proporre a tutta la Chiesa e al mondo la speranza e la gioia di essere cristiano, anche se deve ancora lavorare su tanti aspetti sociali ed economici.


DA COME PARLI, MI SEMBRA DI VEDERE NELL’EUROPA LA FIGURA DI MARTA, NELL’AFRICA QUELLA DI MARIA … Sei riuscita a rendere in modo perfetto ed evangelico la realtà che ho spiegato: lo scambio tra Europa ed Africa è proprio questo. RITORNIAMO A TE: LA COSA CHE TI MANCA DI PIU’, QUI IN ITALIA, HAI DETTO ESSERE LA TUA FAMIGLIA, TUA MAMMA … Sì. Poi mi manca la vitalità nelle celebrazioni liturgiche. Da noi la santa Messa è più viva e partecipata. La gioia dell’incontro con Cristo Salvatore e dell’incontro tra di noi, si vede! Mi manca celebrare la Messa come festa.

COME VEDI IL FUTURO DELLA CHIESA IN AFRICA? Il futuro della Chiesa in Africa passa attraverso l’approfondimento dell’incontro con la persona di Gesù, per essere da Lui trasformati. Concretamente significa ripartire dalla luce del Vangelo affinchè essa illumini tutti gli aspetti della vita sociale, economica, politica e culturale. Questo perché l’Africa ha tante ricchezze che solo con il messaggio di Cristo possono essere gestite, aiutando ognuno a trovare il proprio benessere. Avere le ricchezze senza giustizia, favorisce la corruzione; questo atteggiamento è un ostacolo al progresso. COSA PENSI, INVECE, DELLA CHIESA IN EUROPA? L’Europa ha conosciuto un grande cambiamento, rapido e profondo, dovuto al benessere ed alle nuove tecnologie. Ubriacata da ciò, anziché conservare le proprie radici, ha perso lo slancio cristiano, rimanendo “secca” e priva della gioia evangelica. Le conseguenze sono purtroppo conosciute da tutti. Non tutto però è spento: c’è infatti ancora un “resto”, fedele a Gesù, che continua a testimoniare la bellezza della fede. Un altro segno, più interessante, è il messaggio della carità: la Chiesa in Europa sostiene moltissimo le opere della missione per il mondo, soprattutto in Africa. Questo è importante e bello e manifesta chiaramente la comunione e la cattolicità della Chiesa. Abbiamo allora le ragioni per ringraziare il Signore di questo scambio spirituale, umano e materiale tra l’Europa ed il resto del mondo, dove l’unico vincitore è la gloria di Dio e il bene di tutta la Chiesa.

INVECE QUALCHE ASPETTO POSITIVO CHE HAI TROVATO IN ITALIA E CHE RIPORTERAI NEL TUO PAESE? Il rispetto della legge per il bene comune ed il rispetto del tempo. La vostra santificazione si fa nel tempo: obbedire al tempo significa obbedire a Dio ed agire in modo che il lavoro aiuti a ritrovare la dignità. UN’ULTIMA DOMANDA. SEI IN ITALIA DA POCO PIU’ DI 3 MESI: COME HAI FATTO AD IMPARARE COSI’ VELOCEMENTE LA NOSTRA LINGUA? Bhè … la lingua italiana è dolce, come la mia lingua madre. Quando si parla italiano si sente la tenerezza e l’affetto e questo aiuta a comunicare la pace e l’amicizia. GRAZIE PADRE LÉONARD! SONO TANTI I MOTIVI DI RIFLESSIONE CHE NASCONO DALLE TUE PAROLE. CREDO TUTTAVIA CHE IL PIU’ IMPORTANTE, AFFINCHE’ ANCHE NOI POSSIAMO ESSERE TESTIMONI GIOIOSI DELL’AMORE DI CRISTO NEI NOSTRI PICCOLI AMBIENTI, SIA QUELLO DI NON DARE MAI LA FEDE PER “SCONTATA”, MA DI RISCOPRIRLA OGNI GIORNO COME DONO DA ACCOGLIERE, RINNOVARE E CONDIVIDERE. LEGGEVO CHE “I TRONCHI DEGLI ALBERI SONO SEPARATI, MA LE RADICI SI TENGONO STRETTE LE UNE ALLE ALTRE E I RAMI IN ALTO SI INTRECCIANO. SONO UNITI A LIVELLO PROFONDO ED A QUELLO PIU’ ELEVATO.”: RADICATI DALLA LUCE DI CRISTO E DEL VANGELO, CAMMINIAMO ALLORA INSIEME SULLE STRADE DEL MONDO, INTRECCIANDO I RAMI DELLE NOSTRE DIVERSITA’ IN UN ABBRACCIO DI RECIPROCA RICCHEZZA!


la PARROCCHIA

“Amate le vie piane, l’andare semplice, e che i cuori siano sinceri, aperti, gioviali: così si cammina sicuro e bene.” di Cristina Lionello

cultura e plasma il cuore dell’uomo. Quando all’inizio della celebrazione si presenta a noi, con le sue “sorelle”, ha un viso emozionato ma sempre contraddistinto dal suo sorriso gioioso e dai suoi occhi chiari e cristallini che sembrano contemplare l’Infinito. Dopo due anni di noviziato ed un cammino intenso di Traspare la sua umiltà quando si avvicina all’altare con ricerca interiore, abbraccia il carisma del Beato Don una lucerna accesa tra le mani: sembra farci riscoprire Luigi Biraghi, nella congregazione delle Marcelline e fa che l’unica Luce che ci libera dalle Tenebre sia Gesù Cristo. la sua prima professione religiosa. Subito viene in mente Maria, che sceglie di dire sì al I nostri occhi velati, a tratti increduli l’accolgono e inSignore, di seguire il suo volere ad ogni costo, certa di sieme celebriamo la sua prima professione di fede e intensamente preghiamo per questo Dono Grande e poter fare grandi cose nel suo Amore. Anche Laura è stata chiamata alla vocazione. Ha scelto che la nostra Suor Laura, trovi sempre la gioia e il cole Marcelline, missionarie della fede, suore della carità raggio di annunciare il Regno di Dio, nello stile della più impegnativa, quella che con la fede passa per la condivisione e della fraternità. A Milano, il 6 settembre 2013, presso la Casa generalizia delle Suore di S. Marcellina, una giovane donna pronuncia il suo primo sì davanti al Signore. E’ Laura, cresciuta nel servizio e alla fede nella nostra comunità di Guanzate.

Laura riceve la S. Comunione per la prima volta come Suora

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I concelebranti: da sinistra Padre Giulio Binaghi, confessore delle suore; Mons. Bruno Marinoni, attuale cappellano delle suore; Don Mauro, Don David Maria Riboldi, dal primo settembre vicario parrocchiale della cittĂ di Cernusco sul Naviglio dove il Beato Luigi Biraghi ha fondato le Suore Marcelline e Don Giovanni

La consegna del Sacro velo

Con la sorella

Con papĂ e mamma

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la PARROCCHIA

Pellegrinaggio a Roma: 7-9 ottobre di Pasquale Guffanti

L’appuntamento era fissato per le sei del mattino, con ritrovo sul piazzale della Chiesa, ma già alle 5:40 i due pullman che ci avrebbero portati a Roma erano completi; si poteva respirare nell’aria il desiderio di ciascuno di noi di arrivare al più presto dal Santo Padre. Sul viso delle persone, malgrado l’ora mattutina, si poteva leggere l’eccitazione non tanto di visitare la capitale, ma di vedere da vicino e dal vivo Papa Francesco, ammirare la sua tenerezza con i bambini e con gli ammalati e ricevere un segnale di speranza dai Suoi occhi e dalle Sue parole. Così ha avuto inizio il nostro viaggio. Durante la strada ci siamo ricongiunti al terzo pullman partito da Bulgarograsso e così centotrenta pellegrini della nostra comunità pastorale, capitanati da Don Mauro, don Giovanni e dalle tre suore, sono partiti verso Roma carichi di aspettative, speranze e fede. Arrivati a Roma verso le tre del pomeriggio, ha avuto inizio il tour della città, visitando per prima la basilica delle Tre Fontane, luogo dove fu decapitato San Paolo, e successivamente la chiesa abbaziale dei Santi Vincenzo e Anastasio e la Scala Coeli. Da lì il gruppo si è recato alla stupenda Basilica di San Paolo Fuori le Mura dove ha partecipato alla Santa Messa celebrata dall’Abate Dom Edmund Power. La seconda giornata è iniziata con la Santa Messa in San Pietro, la visita alla Basilica e alle tombe dei Papi, per poi proseguire per Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano e la Scala Santa. Qualche fedele (e più d’uno, credetemi) ha avuto intensi attimi di commozione nel visitare e nel pregare in quei luoghi sacri.

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Eccoci finalmente arrivati alla terza giornata, attesa da tutti per l’incontro con il Santo Padre. All’alba ci siamo avviati verso il Vaticano e con enorme stupore, pur sperando di essere tra i primi, abbiamo trovato una piazza già gremita di fedeli. L’attesa dell’arrivo del Papa si è caricata sempre più di forti emozioni e quando finalmente è arrivato, la piazza è esplosa in un boato di applausi e urla di gioia. Papa Francesco ha girato tra la folla sulla sua papamobile salutando senza fretta i fedeli presenti; si poteva percepire il suo enorme desiderio di voler abbracciare ognuno di noi anche solo con uno sguardo, un saluto, una carezza, un sorriso. Ci ha guardati negli occhi come un padre guarda un figlio, con amore e protezione, infondendoci tanta serenità. Poi, iniziando l’udienza generale ha focalizzato la catechesi su tre punti per definire la “cattolicità della Chiesa” con un linguaggio semplice e diretto, ma sempre profondo: - La Chiesa è cattolica perché è la casa di tutti secondo il significato greco della parola - La Chiesa è universale perché sparsa in tutto il mondo e aperta a tutti indistintamente - La Chiesa è armonia dove unità e diversità sanno coniugarsi insieme come in una grande orchestra Al termine dell’udienza siamo partiti per il viaggio di ritorno, stanchi ma con nel cuore la gioia di aver vissuto e condiviso con il Santo Padre una giornata memorabile. Un grazie particolare va al nostro Parroco don Mauro che ci ha fatto da guida (e non solo spirituale) nei luoghi sacri di Roma con ricchezza di notizie, aneddoti ed una vasta conoscenza del passato per farci comprendere il presente.


PAGINE GIOVANI

“Everybody - Un corpo ci hai preparato” di Sofia e Sabina

Anche quest’anno l ‘oratorio estivo si è concluso e con l’inizio delle scuole sono riprese anche tutte le attività “invernali” come la catechesi. L’oratorio estivo manca già a tutti gli animatori che si sono messi in gioco, con qualche sacrificio, per far divertire bambini e ragazzi di ogni età e soprattutto per accompagnarli nelle cinque settimane attraverso la preghiera quotidiana ed i vari momenti di riflessione sul tema: il corpo che dio ci ha preparato e tutte le parti che lo compongono che ci permettono di compiere qualsiasi gesto; l’esperienza più comune, elementare ed umile della nostra vita, ma allo stesso tempo la più preziosa ed impegnativa. Il 29 settembre è stata una domenica speciale. L’oratorio ha finalmente riaperto dopo la pausa estiva, per una giornata speciale, con tanto divertimento e un po’ di animata preghiera. Noi animatori siamo rimasti veramente colpiti dal numero di ragazzi presenti, con tanta voglia di giocare e di ricominciare alla grande il nuovo anno. Tra giochi con i gatti e percorsi minati siamo andati insieme alla scoperta del tema di quest’anno: A TUTTO

CAMPO! Il nostro scopo era quello di insegnarvi ad essere, al di fuori dell’oratorio (a scuola, a casa, con i vostri amici e compagni di squadra…) veri testimoni e discepoli di Gesù… speriamo di esserci riusciti! Ragazzi ricordate che noi vi aspettiamo ogni domenica in oratorio L’inizio di questo nuovo anno porta con sé altre novità. Fino ad ora sono state Francesca A. e Esther G. a occuparsi di questo spazio dedicato ai giovani all’interno del Vivere Insieme, cercando di trasmettere ogni progetto, ogni novità ed iniziativa riguardante l’oratorio; ma, dopo essersi dedicate con molta cura e molto impegno a questo progetto per più di un anno, decidono di passare il testimone a due ragazze più giovani che partecipano più attivamente alla vita dell’oratorio: queste siamo noi Sofia P. e Sabina G. Cercheremo di dare il meglio di noi e di rendere il più possibile interessante la lettura di questo spazio dedicato all’oratorio, grazie anche all’aiuto di tutti i ragazzi che, come noi, si impegnano in questo progetto!

Tanti auguri e complimenti a GIAN BATTISTA SORDELLI che il prossimo 16 ottobre verrà ordinato diacono permanente in Duomo a Milano. “Io sono in mezzo a voi come colui che serve” ci ha detto Gesù, noi tutti gli auriamo di sperimentare come nuovo diacono la bellezza di questo programma.

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NERO su BIANCO

L’ironia di Dio a cura di Carmen Taiana

“L’ironia di Dio “ di Giuseppe Brugnoli, edito nel 2012 da Angelo Colla, rappresenta l’esordio nella narrativa del giornalista vicentino. E’ un romanzo con un ritmo iniziale lento che diventa, via via, agile e scorrevole. Il movimento narrativo passa attraverso descrizioni suggestive, brevi dialoghi e immagini cariche di intensità emotiva. La trama è insolita, intrigante. E’ la storia di un pellegrinaggio a Lourdes, visto da un’angolatura inconsueta. Il protagonista, un giovane professore universitario, dopo la morte della madre, unico legame affettivo profondo, trascina “un’esistenza piatta e senza slanci”. L’incontro casuale con l’insegnante di religione del liceo lo spinge a cimentarsi in una sfida bizzarra: dimostrare al vecchio prete, con “una ricerca sul campo”, che i miracoli non esistono, partecipando come barelliere a un pellegrinaggio a Lourdes. In treno alloggia in uno scompartimento in compagnia di altri 5 volontari. Tutti hanno “un proprio personalissimo miracolo” da chiedere: c’è il padre, rimasto vedovo da poco, preoccupato per i due figli adolescenti che stanno prendendo “una brutta strada”; c’è il parroco, in incognito, a cui è stata tolta la parrocchia, causa una forte depressione per debiti contratti in operazioni immobiliari spericolate; c’è il rappresentante di medicinali che, invaghitosi di una giovane donna e da lei ricambiato, vorrebbe chiedere alla Madonna la grazia che la moglie e il figlio non soffrano e gli permettano di vivere senza rimorsi questa esaltante relazione (una grazia stravagante, che il

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protagonista, a cui viene confidata, valuta con “un misto di disgusto e commiserazione”). Ci sono, poi, altri personaggi interessanti, che non voglio svelare per non togliere il gusto della lettura. Nella grotta di Massabielle il professore non assiste a eventi straordinari, a guarigioni miracolose. Anzi, quasi a conferma del suo scetticismo, si verifica un “miracolo al contrario”: uno dei suoi compagni di viaggio è colpito da un grave ictus. Tuttavia, vedendo i fedeli passare davanti alla statua della Vergine, nota che i loro volti, tesi e induriti per le sofferenze fisiche e psichiche che la vita riserva a ciascuno, si distendono, si aprono in un sorriso, “gli occhi lucenti e persi in una visione lontana”. Forse nel cuore degli uomini avvengono “prodigi segreti” umanamente indecifrabili, e il miracolo è proprio “quella luce di speranza, e insieme di accettazione dei dolori del mondo”. Il pellegrinaggio si conclude apparentemente “senza costrutto”. In realtà, in un successivo incontro con i barellieri conosciuti sul treno, in occasione del matrimonio di uno di loro, il protagonista apprenderà che tutti hanno ottenuto la grazia richiesta, anche se “Dio, per fare i miracoli, non obbedisce alle regole degli uomini”. E il percorso umano e spirituale da lui compiuto durante il pellegrinaggio a Lourdes lo porterà a riconoscere che i “miracoli quotidiani”, che siamo soliti attribuire al caso, in realtà sono frutto della mano sapiente di Dio che, con ironia e “piccoli, quasi insensibili tocchi”, scompagina i disegni degli uomini, producendo soluzioni inaspettate. Un libro piacevole da leggere, un libro da regalare.


INFORMACARITAS

“I poveri sono la carne di Cristo” di Gruppo Caritas

La Caritas parrocchiale ha avviato un progetto di prima accoglienza per persone singole rimaste senza abitazione. Questo progetto è stato avviato in via Carso a Guanzate, grazie alla sensibilità di un cittadino guanzatese che ha messo a disposizione l’immobile. Per un anno è stato messo a disposizione gratuitamente in comodato. Da luglio di quest’anno, in collaborazione con la Fondazione Scalabrini di Como e con l’Amministrazione Comunale, il progetto è stato consolidato. Questa iniziativa ha consentito, pur con le difficoltà iniziali, di dare ospitalità temporanea a tre persone, di cui due di Guanzate ed una di Bulgarograsso, a cui, per un breve periodo, si è aggiunta anche una quarta persona. L’obiettivo è quello di dare “gambe robuste e durature” a tale iniziativa, individuando, ove possibile, percorsi di autonomia.

Le famiglie solidali consegnano, ciascuna secondo le proprie possibilità, il pacco alimentare presso la sede Caritas di Guanzate, in via Madonna n° 6 il sabato dalle 14.30 alle 15.30. Alcune famiglie hanno scelto di dare, in luogo degli alimenti, un contributo economico mensile. Attualmente le famiglie solidali sono 31.

Inserimento lavorativo

La missione della Caritas

Il progetto si sviluppa attraverso convenzioni e/o accordi con aziende e/o cooperative per favorire l’inserimento lavorativo in forma temporanea e/o continuativa di persone prive da tempo di occupazione. In questi casi, Caritas concorre a sostenere gli oneri indiretti dell’assunzione.In questi anni, già alcune persone si sono avvalse dell’opportunità. L’obiettivo è quello di riuscire, pur nella difficoltà del momento, a concretizzare altre iniziative analoghe.

Distribuzione del pane

Grazie alla disponibilità di un “panettiere” di Guanzate e della costanza di una volontaria, viene consegnato il pane che, alla sera, resta invenduto.

Compiti delle vacanze

Anche quest’anno l’impegno della Caritas è stato quello di seguire alcuni ragazzi nell’esecuzione dei loro esercizi. Grazie agli amici del “Centro del Sorriso” che hanno messo a disposizione i propri locali, i nostri volontari, con grande amore e contenti di potersi sedere ancora ai banchi di scuola, hanno potuto aiutare 10 piccoli alunni. La presenza di una dolcissima studentessa è stata preziosissima ed i bambini l’hanno accolta con un calore davvero emozionante: grazie Erika!!!

Progetto Famiglie Solidali

E’ la proposta che facciamo a tutte le famiglie di donare periodicamente (generalmente una volta al mese) alcuni generi alimentari di prima necessità da destinare alle famiglie in difficoltà.

Per un piccolo grande lavoro

E’ la proposta per mettere in circolo un po’ di lavoro. Devi sistemare il giardino o l’orto? Imbiancare dei locali? Hai bisogno di una collaboratrice? Di una baby sitter? Ti indichiamo persone qualificate in grado di rispondere alla tue esigenze. Sono persone che in questo momento sono senza lavoro.

La Caritas ha il compito di animare, coordinare, promuovere la testimonianza della carità nella parrocchia. E’ l’espressione visibile e concreta dell’attenzione e della sollecitudine della comunità cristiana nei confronti dei fratelli. Ha il compito di promuovere processi di cambiamento e responsabilizzazione perché il territorio diventi capace di esprimere solidarietà nella giustizia. La missione della Caritas si misura pertanto nella capacità di accompagnare le persone in difficoltà e di sensibilizzare la comunità cristiana in forma adeguata ai bisogni ed ai segni dei tempi. Queste iniziative solidali vengono elaborate come un tentativo di risposta concreta ai bisogni di coloro che si rivolgono al “Centro di Ascolto”: un punto di riferimento per le persone che sanno di trovare qualcuno che le accoglie, le ascolta, le orienta, le accompagna alla conoscenza e all’utilizzo delle risorse disponibili e, per le situazioni più delicate, le sostiene con interventi di solidarietà nelle situazioni di emergenza. Il Centro di Ascolto è aperto tutti i sabati dalle 14.30 alle 15.30 in via Madonna 6, preso il “Cortile”. Continua la distribuzione degli alimenti, come pure il progetto del Fondo Famiglia e il sostegno scolastico. Chiama senza impegno la CARITAS al n° 3403513820 oppure vieni a trovarci ogni sabato pomeriggio, dalle 14.30 alle 15.30, presso la nostra sede di via Madonna, al “Cortile”.

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ARCHIVIO PARROCCHIALE NATI IN CRISTO COL SANTO BATTESIMO 34)Marziano Ginevra 35)Di Fiore Daniel 36)Ascorti Tommaso 37)Pegoraro Daniel 38)Iacobucci Simone 39)Romano Roberta 40)Salerno Nathan 41)Gligora Leonardo 42)Casati Ludovico 43)Tricarico Emma 44)Bergamin Emanuele

UNITI IN CRISTO NEL SANTO MATRIMONIO

OFFERTE Battesimi 1040 Matrimoni Euro 350 Funerali Euro 1650 Classe 1939 Euro 100 Gruppo GROP dalla pesca di beneficenza in santuario Euro 3250 Dalla vendite delle torte in santuario Euro 1350 Per il rifacimento delle reti dell’oratorio dal gruppo del torneo “Erika e Leonardo” Euro 6600

7)Pietrobon Matteo e Bossi Elisa il 7 settembre 2013 8)Leva Simone e Cascone Alessandra l’11 ottobre 2013

RIPOSANO IN CRISTO

25)Tobaldo Adamo di anni 56 26)Gatti Luigi coniug. Gatti Alessandrina di anni 89 27)Bianchi Malacrida Anna Maria coniug. Girola Giulio di anni 72 28)Bestetti Martino coniug.Romagnolo Zoraide di anni 93 29)Barlusconi Luigia ved. Luraschi Vincenzo di anni 90 30)Castelli Natale Coniug.Lacetera Igliubizza di anni 72

PER LA CASA DI ACCOGLIENZA “IL CORTILE” Dalla cassetta in chiesa parrocchiale Euro 128 Dalla cassetta in santuario Euro 40,20 NN Euro 200 NN Euro 350 NN Euro 250

NOTA Le offerte per la casa “Il Cortile” del santuario, e altre, sono riportate anche settimanalmente sul foglio “Il Monte”. Qui sopra vengono annotate tutte insieme dal primo settembre al 27 ottobre 2013

Sabato 19 Ottobre ore 17,30 chiesa parrocchiale S.Agata di Bulgarograsso 54 ragazzi/e di 2° media di Guanzate ricevono la S.Cresima. Celebrante Mons Peppino Maffi rettore maggiore del seminario arcivescovile di Milano

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VIVERE INSIEME NUMERI TELEFONICI della COMUNITÀ PASTORALE Don Mauro: casa parrocchiale: 031.976.990 tel. cellulare: 347.968.14.26 Don Giovanni:

031.930.376

Diacono Pietro:

333.641.87.51

Suore Missionarie del Sacro Cuore di Xalapa 031.899035 Parrocchia Santa Maria Assunta Piazza San Cristoforo, 2 22070 Guanzate (CO) e-mail: parrocchia.guanzate@alice.it “Vivere Insieme” - Strumento di comunione della Parrocchia di Guanzate Periodico iscritto all’Ufficio Stampa del Tribunale di Como n. 18/78 del 21/10/1978 Direttore Responsabile: don Mauro Colombo Redazione: Francesca Amadeo, Claudio Balestrini, Sabrina Galli, Francesco Gringeri, Gianluca Guffanti, Esther Guffanti, Anna Rocca, Carmen Taiana SCUOLA DI EQUITAZIONE

Impaginazione e grafica: Anna Rocca annarocca@bluewin.ch Stampa: La Tipografia - Lurate Caccivio

GRAFICA e STAMPA Tipografia Litografia Serigrafia Cartellonistica Sede Operativa: 22075 LURATE CACCIVIO (Co) Via Repubblica 8 Tel. 031 49 15 87 - Fax 031 49 50 793

www.latipografiagini.it info@latipografiagini.it


spazio per etichetta nominativo

Don Abramo Volontè celebra in santuario il 60mo di sacerdozio, 8 settembre 2013

“Tutti quelli che credevano vivevano insieme” (Atti 2,44)

Vivere Insieme Novembre 2013  
Vivere Insieme Novembre 2013  
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