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LA CHIESA CAMMINA .... Parrocchia di Guanzate - Luglio 2010

60° don Luigi

Pellegrini nel mondo

Vivere Insieme


EDITORIALE

Orari Sante Messe Ore 8:30 -Lunedì -Martedì -Mercoledì -Giovedì -Venerdì -Sabato Ore 20:30 -Venerdì Festiva Vigiliare Ore 18:00 Festivi Ore 8:00 Ore 9:30 Ore 11:00 Ore 18:00 Da Maggio a Settembre la S.Messa delle ore 18:00 viene celebrata in Santuario.

Si è ormai concluso l’Anno Sacerdotale. La Chiesa universale, unita attorno alla persona del Pontefice, guarda al futuro, pregando “il signore della messe perché mandi operai nella sua messe”. Come Chiesa locale rendiamo grazie al Padre per il dono di don Luigi, sacerdote da 60 anni e con noi da 37, e per la presenza nella comunità pastorale di don Mauro, don Giovanni e don Franco, oltre che per la testimonianza di don Pietro Snider. Con i presbiteri e tutte le vocazioni di speciale consacrazione LA CHIESA CAMMINA. Nel tempo, con le generazioni che si susseguono mantenendo viva la fiaccola della fede (vedi le pagine sulle Prime Comunioni e gli anniversari di matrimonio); nella società, occupandosi con sollecitudine e preoccupazione del tema dell’educazione; sulle strade del mondo, con l’esperienza del pellegrinaggio, sulla quale riportiamo due testimonianze. Mentre ancora ci risuonano nelle orecchie le melodie prodotte dal restaurato organo del Santuario, auguriamo una buona estate a tutti! La Redazione


ESERCIZI SPIRITUALI 2010 Ricordi e risonanze Quest’anno, durante il tempo di Quaresima, la nostra Comunità Pastorale San Benedetto ha avuto l’opportunità di vivere per la seconda volta l’affascinante esperienza dei santi Esercizi Spirituali: l’iniziativa è stata accolta da molti con sincero entusiasmo. Pubblichiamo qui di seguito alcune brevi riflessioni tratte dalle testimonianze conclusive dei partecipanti. Questi santi Esercizi Spirituali sono iniziati con una frase del Vangelo di Marco: “Salì sul monte e chiamò a Sé quelli che voleva ed essi andarono da Lui”. Grazie, Gesù, per avere chiamato anche me in questi giorni, grazie per avermi fatto scoprire quanta fiducia hai in me, nonostante i miei errori e le mie cadute. Grazie, Gesù, per queste sei mattine nelle quali ho potuto partecipare alla santa Messa, e così riceverti nella santa Comunione e cominciare la giornata con Te nel cuore: che bello poterti accogliere tutti i giorni! (Roberto Uboldi) La ricchezza ricevuta, seminata nei nostri cuori, può portare frutto, aiutandoci a fare comunità nel quotidiano e spronandoci verso gli altri. Per il prossimo anno, mi piacerebbe che si approfondisse il tema della famiglia come luogo santo di Dio e culla della nuova società, sull’invito di Gesù che dice: “Lasciate che i piccoli vengano a me”. Gesù, che cammina con i discepoli di Emmaus, cammina anche con i genitori: possiamo raccontare a Lui le nostre delusioni e poi invitarlo a casa. Come aiutare, in quanto comunità, il nostro parroco a raggiungere le famiglie per mostrare loro il vero volto di Cristo? (Maria Pozzi) Durante la settimana, il padre si è soffermato più volte sugli atteggiamenti degli Apostoli nei momenti in cui Gesù faceva loro presente che non bisogna solo sentire, ma soprattutto ascoltare: questo mi ha dato lo spunto per riflettere su taluni nostri comportamenti, sia durante le cerimonie religiose (specialmente durante l’omelia) che di fronte alle persone, quando parlano e la nostra mente è tutt’altro che presente, con una conseguente mancanza di rispetto nei loro confronti (Angelo Clerici) Che cosa mi resta di questi Esercizi? Stupore per un Dio che ci fa trovare nel posto giusto al momento giusto per parlarci di Lui. Stupore per la delicatezza con cui ci rivela i suoi pensieri rispettando il nostro carisma, i nostri tempi e la nostra capacità di ricezione. Stupore nello scoprire sempre più quanto ci ama, parola già sentita milioni di volte, ma che è tutta da scoprire, perché la si può trovare nel gesto più insignificante, ma fatto col cuore.

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PROGRAMMA DELLA FESTA DEL SANTUARIO 2010 Domenica 5 settembre I DOPO IL MARTIRIO DI S.GIOVANNI BATTISTA Ore 15,00 S.Battesimo in parrocchia Ore 20,30 fiaccolata dai 4 profeti .Segue concerto a tema mariano con la corale “SCHOLA CANTORUM “ DI CHIASSO Lunedì 6 settembre Ore 08,30 S.Messa in santuario Ore 20,30 S.Messa in santuario celebrata da Mons Claudio Paganini assistente nazionale del CSI PER TUTTI GLI SPORTIVI Martedì 7 settembre Ore 08,30 S.Messa solenne in santuario Ore 20,30 PER ADOLESCENTI E GIOVANI CON DEI MONACI DELLA COMUNITA’ SERMIG DI TORINO MERCOLEDI’ 8 settembre: FESTA DELLA NATIVITA’ DELLA B.V.MARIA Ore 8,00 S.Rosario dal viale Ore 8,30 S.Messa solenne in santuario ore 16,00 incontro elementari in santuario.Possibilità delle S.Confessioni ore 16,45 incontro medie in santuario Possibilità delle S.Confessioni ore 20,30 S.Messa solenne tramessa da RADIO MATER (invito ai fidanzati)

Giovedì 9 settembre in santuario Ore 08,30 Ore 10,30

non c’è messa S. Messa in santuario coi sacerdoti nativi e che hanno esercitato il ministero a Guanzate. Si festeggiano Padre Giulio Binaghi 35 anni di sacerdozio,.Don Giovanni 30° e Don Luigi 60°.

Ore 21,00 incontro con la Dottoressa GIANNA EMANUELA MOLLA,figlia della SANTA GIANNA BERETTA MOLLA: “Sono nata da una mamma Santa e non l’ho conosciuta” Venerdì 10 settembre Ore 08,30 S.Messa in santuario Ore 20,30 in santuario celebrazione penitenziale e S.Confessioni comunitarie con diversi sacerdoti Sabato 11 settembre Ore 08,30 S.Messa in santuario Ore 15,00 S.Confessioni in parrocchia Ore 18,00 S.MESSA SOLENNE PONTIFICALE (chiesa parrocchiale di GUANZATE) CON SUA Ecc. MONS TOMMASO VALENTINETTI Arcivescovo di Pescara-Penne .INVITO A TUTTA LA COMUNITA’ PASTORALE (invito a tutti i cresimati viventi) Ore 20,00 S.Messa in santuario Domenica 12 settembre III DOPO IL MARTIRIO DI S.GIOVANNI BATTISTA festa del santuario Ore 06,00 ritrovo sul piazzale della Chiesa parrocchiale ,recita del S.Rosario Ore 06,40 lodi Ore 07,00 S.Messa in santuario Ore 09,30 S.Messa in santuario. Anima il coretto Santa Gianna Beretta Molla Ore 11,00 S.Messa SOLENNE presieduta da Sua Ecc. Mons Tommaso Valentinetti Arcivescovo di PESCARA-PENNE. Anima la Corale S.Agostino. (alle ore 09,30 l’Arcivescovo è ricevuto nel palazzo comunale) Ore 15,30 S.Messa dell’Ammalato celebrata da Don Arturo Rossini Ore 17,00 vesperi solenni Ore 18,00 S.Messa solenne . Celebra Mons Claudio Stercal vicario episcopale per gli affari economici della diocesi. (anima la corale S.Agata di Bulgarograsso) Ore 20,30 S.Rosario meditato e benedizione. Viene celebrata la S.Messe in parrocchia delle 8,00

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Lunedì 13 Settembre ore 20,30 Ringraziamento


FINALMENTE È ARRIVATO IL GIORNO DELLA MIA PRIMA COMUNIONE! Ricevere la Prima Comunione era la cosa che più desideravo fare fin da quando ero piccola. Arrivata in chiesa, ero così emozionata che non riuscivo a pensare ad altro. Durante la Messa cercavo di immaginare quel momento e pensavo a quanto sarebbe stato bello. Ero molto felice, ma anche un po’ impaurita perché temevo di sbagliare i movimenti. Finalmente ci alzammo tutti in piedi e ci mettemmo in fila per ricevere l’Ostia: mi sembrava di sognare. Don Mauro mi Domenica 16 maggio 2010: i bambini della Prima Comunione diede il Corpo di Gesù ed ero contentissima. Tornata al posto, mi raccolsi coi miei compagni in una pausa di silenzio e parlai con Gesù. Credo che sia stato il giorno più bello della mia vita. Da allora, ogni volta che ricevo la santa Comunione penso a quel giorno così importante per la mia vita. Una bambina della Prima Comunione

MUSICA ALL’OMBRA DEL SANTUARIO Il saggio musicale dei ragazzi delle Medie

Martedì 8 giugno, nella suggestiva cornice del nostro Santuario, complice una tiepida serata di inizio estate, si è svolto il saggio musicale di fine anno dell’Istituto comprensivo di Cadorago. Quasi cento ragazzi delle Scuole Medie di Guanzate e Cadorago hanno suonato per noi, regalandoci una grande emozione. La scelta di portare l’evento fuori dai confini della Scuola, promossa dai genitori e sostenuta dalla Direzione scolastica e dal corpo insegnanti, è stata motivata dal desiderio di condividere con l’intera comunità la bellezza e il valore della musica prodotta dai nostri ragazzi, nella consapevolezza che i nostri ragazzi sono patrimonio dell’intera comunità. Guidati sapientemente dai loro insegnanti e dal Direttore d’ Orchestra prof. Arrigoni, nel giro di soli due anni essi imparano non solo a leggere il magico linguaggio delle note e a tradurlo in musica, ma anche a suonare insieme, condividendo fatiche e successi e convogliando i propri sforzi in un’unica direzione per giungere a risultati sorprendenti.

L’indirizzo musicale è il fiore all’occhiello della nostra Scuola. Si avvale di docenti di grande professionalità, che sanno entrare in sintonia con i ragazzi e trasmettere loro un autentico amore per la musica, che non si limitano a insegnare loro a suonare ma suonano con loro, che sanno mettersi al loro livello e condurli in breve tempo a risultati di tutto rispetto. La conferma è l’incredibile successo ottenuto anche quest’anno nel concor-

so internazionale "Alpi Marittime" città di Busca - Cuneo, dove i nostri ragazzi hanno fatto incetta di primi e secondi posti. Una serata riuscita, per la quale un sentito grazie va riservato anche al Parroco don Mauro, al gruppo Amici del Santuario e all’Amministrazione Comunale per la fattiva collaborazione offerta. Giusi Alfano

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loSPECCHIO

SAN GIUSEPPE BENEDETTO COTTOLENGO:

“Le sue Opere portano l’impronta divina” (Silvio Pellico) (ultima parte)

In quegli anni, Giovanni Bosco era ancora studente a Chieri, a dieci chilometri da Torino. Si era verso il 1830. Nel nord della città, nei quartieri chiamati “Valdocco” e “Borgo Dora”, vengono costruiti casolari sparsi, osterie, ammassi di casupole poverissime. Proprio in quella zona il Cottolengo compera, nel 1832, una piccola cascina: due stanzette, una stalla, una tettoia ed un fienile, ed il 27 aprile arriva con pochissimi malati, due suore, un carretto ed un asino. Appende un cartello alla porta con la scritta: “PICCOLA CASA DELLA DIVINA PROVVIDENZA”. Diventerà il miracolo di Torino. Arriverà ad ospitare diecimila malati incurabili, rifiutati da tutti.

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Aveva già iniziato da quasi quattro anni e si era trovato nel 1831 a prendersi cura di 128 malati. Per aiutare i poveri la Provvidenza si serve di altri poveri che sanno donare al prossimo il proprio cuore: don Bosco sentirà “suoi” gli adolescenti che per cercarsi un lavoro avevano lasciato la famiglia lontano; ma ora di lavoro ce n’era solo per pochi e per la maggior parte si erano ritrovati soli, senza casa e senza pane: diventerà lui il loro padre. Invece, san Luigi Orione, che aveva vissuto per tre anni con don Bosco, donerà il cuore agli orfani scampati a sciagure familiari ed ai ragazzi che desideravano diventare sacerdoti, ma non avrebbero mai potuto entrare in un Seminario perché erano più che poveri ed anche il Seminario allora costava; il santo

di Tortona penserà più tardi agli anziani soli e non autosufficienti. Il beato Carlo Gnocchi diventerà il padre dei mutilatini. Il Cottolengo invece vivrà il problema dei malati che nessuno voleva accettare. L’assistenza ospedaliera in quel tempo era molto ridotta: a Torino c’erano quattro ospedali, ma quasi tutti erano opera di beneficenza privata, non pubblica, e non accettavano i malati giudicati incurabili (con le terapie d quel tempo). Il medico chirurgo dottor GRANETTI, che conosceva queste realtà, da quel momento consacrò tutta la vita ai malati del Cottolengo e scrisse che tutti i malati che furono accolti lo furono perché rifiutati dagli altri ospedali. Il Cottolengo provvide ad ospitare i più bisognosi, però anche lì il ricovero doveva essere soltanto un “luogo di attesa”, finché il malato non potesse essere trasferito altrove. Ma presto l’opera gli si cambiò tra le mani. Provvidenzialmente, l’aiuto gli venne anche da alcune volontarie che i parroci, a conoscenza della sua iniziativa, gli indirizzarono. Marianna Nasi, torinese, vedova a 26 anni, istruita e di molta fede, fu invitata dal santo a prendersi cura di queste volontarie, che ella ospitò anche nella sua casa, arrivando ad averne una quarantina. Cominciò così, nell’umiltà e nel silenzio, la famiglia delle “Figlie della carità e di san Vincenzo de’ Paoli”, che nel 1600 era stato esempio di servizio ai malati: saranno le suore che il Cottolengo chiamerà

“Vincenzine” e che in ogni malato impareranno a vedere Gesù. Nel 1840 aiutò alcune Vincenzine a fondare un Monastero di Clausura dove le suore fossero “adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento”. Queste suore “contemplative” continuano ad esistere ancora oggi, riunite in sei monasteri. Insieme alle suore dedicate all’apostolato attivo, costituiscono i due gruppi vigorosi delle suore del Cottolengo. E qui dobbiamo ricordare ed ammirare le Suore che per 70 anni vissero e lavorarono per Guanzate nell’Asilo Infantile (così si chiamava allora l’attuale Scuola Materna) e nelle strutture della Parrocchia (Chiesa e Oratorio femminile). Sono state sei le Suore che in quegli anni vissero tra noi. Una sola è ancora in vita: è suor Stefanina, che ora sta tra le suore anziane di Cerro Maggiore. Anche il Papa BENEDETTO XVI non volle dimenticare la visita agli ammalati della Piccola Casa quando fu a Torino nella sua sosta di preghiera davanti alla Santa Sindone. Ma dobbiamo ricordare ancora con ammirazione anche un’altra suora che alla Clausura del Cottolengo era arrivata giovanissima dal paese di Guanzate. È suor GEMMA RIVA, nata a Guanzate, alla cascina Carlotta, il 17 ottobre 1941 e partita a 19 anni, chiamata da Dio a vivere “con Lui”. Nel Battesimo la madrina, che era


“Mamma, papà, non piangete quando sentirete che sono morta, ma abbiate il coraggio di cantare il Te Deum perché il Signore ha finalmente esaudito i miei sospiri. Io dal cielo vi accarezzerò. Gesù, tutto ciò che vuoi e quando vuoi. Dammi solo forza”. Ora la salma di suor Gemma del Sacro Cuore riposa nel cimitero di Guanzate, all’ombra del campanile che la vide, bambina, crescere tutta protesa verso Gesù. Lui, Lo ha incontrato il 18 aprile 1975. Aveva 33 anni. Proprio come Gesù.

Suor Gemma del Sacro Cuore

insegnante in paese, riportandola ai genitori, aveva detto: “L’ho consacrata al Signore”. E fu una profezia. A 13 anni aveva assistito alla vestizione religiosa della sorella Angela (poi suor Maria Redenta) nella grande chiesa della Piccola Casa e là scrisse nel suo diario: “Signore, ad ogni costo, voglio anch’io sacrificarmi a Te”. Il 23 aprile 1963, emettendo la sua prima Professione religiosa tra le suore Vincenzine, scrisse ancora: “O Gesù, voglio essere tutta tua; voglio essere il chicco di frumento che muore per portare molto frutto”. Il 21 aprile di tre anni dopo entra nella Clausura del Carmelo e aggiunge al suo nome una precisazione a lei molto cara: fu suor Gemma del S. Cuore. Al Carmelo, suor Gemma non ebbe una vita facile, causa la salute, che la costringeva a frequenti uscite dal Monastero per visite e ricoveri in ospedale. Dentro e fuori dalla Piccola

Casa nessuno lesse mai sul suo volto, sfiorito anzitempo, una nota di ribellione, una smorfia di scontento. Ancora in quel tempo annota sul suo diario: “Voglio fare della sofferenza la mia gioia. C’è una gioia nascosta, non sentita, ma voluta nella sofferenza: la gioia di partecipare e continuare la tua Passione, Gesù: la gioia di diventare simili a Te. Il dolore vissuto con grande amore mi rende madre di anime”. Continua: “Il mio profumo è l’incenso ed i fiori dell’altare; i miei bagagli: molti difetti e poche virtù; i miei figli: il Papa, i Sacerdoti, i peccatori; il mio libro: il Crocifisso; il mio dono a Gesù è soffrire per lui”. Nel Natale del 1973, scrive d’aver ricevuti dai “suoi TRE” il suo vero nome: PARVA LAUS TRINITATIS. Il suo ritornello era “ALLELUIA” e cantava, cantava anche in pieno Calvario. In un bigliettino trovato dopo la sua morte, si leggono queste parole rivolte ai genitori:

Tornando ancora alle vicende del santo Cottolengo, viene da chiederci come sia riuscito, nella sua povertà, a compiere le grandi opere che ora conosciamo, e ci sembra spontaneo pensare alla Provvidenza sulla quale egli faceva tanto affidamento. Una sera la suora Superiora gli viene a dire di aver in casa solo un “marengo” (circa 30 franchi). Il Cottolengo dice: “È una bella moneta!”; poi apre la finestra e la lancia fuori. Poi alla suora stupita: “Vedrai che abbiamo fatto un ottimo affare”. Prima di notte arrivò un benefattore con una grossa somma. La fede! Intanto anche il Santo avverte che si avvicina la sua ora. Al fedele Capasso, che gli fu vicino per tantissimi anni, strinse la mano e sorrise. Dopo gli ultimi Sacramenti, disse: “Madre mia, Maria! Madre mia, Maria!”. E spirò. Aveva 56 anni.

Don Luigi

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A MARIA, CON MARIA, IN MARIA, PER MARIA Sacratissimo Cuore di Gesù

stamento della parete con l’affresco miracoloso, le corde si spezzarono. Nessuno si fece male, né tanto meno l’affresco si rovinò; si verificò invece che la parete cadde perfettamente proprio nella posizione giusta segnata sul disegno.

Dopo il mese di giugno, durante il quale siamo stati invitati dalla premura della Chiesa, nostra madre e maestra nella fede, a rivolgere lo sguardo dentro il Cuore di Gesù, aperto dallo squarcio della lancia, ecco affacciarsi il mese di luglio, legato alla devozione del Preziosissimo Sangue di Gesù.

11 luglio – San Benedetto

La Madonna e il Preziosissimo Sangue di Gesù Qualcuno potrebbe chiedersi: “Ma che cosa c’entra la Madonna con il Sangue di Gesù?”. La risposta è che Maria SS. è la Mamma di Gesù. Non è forse nel suo grembo che prese forma carnale Gesù? Non è Lei che contribuì maternamente a dargli il corpo, la carne ed anche il sangue? Già i primi cristiani ricordavano insieme a Gesù, l’Agnello pasquale immolato, la Madre Sua, Agnella immacolata. La devozione al preziosissimo Sangue di Gesù è sempre rimasta viva nei cristiani. Anzi, la tradizione vuole che la Vergine Santissima, dopo la sepoltura di Gesù, abbia raccolto il Suo Sangue sparso sul Calvario e lungo la via dolorosa, per onorarlo. Si trattava, indubbiamente, della reliquia più santa lasciata sulla terra dal Suo divino Figlio.

La Madonna sanguina

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In questi 2010 anni sono avvenuti numerosi fatti prodigiosi di sanguinamento da parte di Maria SS. in apparizioni e da immagini, quadri, sculture, statue… Alcuni di questi sanguinamenti sono avvenuti anche non tanto lontano da noi: a Re, in Val Vigezzo, a Cannobio, a Lezzeno, a Rho, a Milano.

La regina del Prez.mo Sangue, riproduzione del quadro miracoloso che san Gaspare del Bufalo, fondatore dei Missionari del Prez.mo Sangue, portava nelle sante Missioni

Beata Vergine del Pianto – Milano Nella chiesa di Milano dedicata al martire san Calogero, chiuso in una ricca cornice c’è un affresco fatto eseguire nel 1474 dai monaci benedettini del vicino monastero di San Vincenzo in Prato. L’11 luglio 1519, dal quadro, la figura della Beata Vergine Maria pianse sangue vivo per ben tre giorni. Si disse che piangeva per manifestare il dolore di Maria SS. per i tanti mali che affliggevano la Chiesa, e specialmente la Chiesa di Milano. I religiosi del convento raccolsero il sangue in una ampolla, che è conservata a Parigi, dove accorsero da subito tanti pellegrini per i prodigiosi miracoli e le guarigioni che ne conseguirono. Anche san Carlo Borromeo raccomandò una particolare devozione alla Beata Vergine del Pianto, tanto è che donò il progetto di ampliamento della chiesa. Durante i lavori di spo-

L’originaria data del 21 marzo cadeva nel tempo quaresimale. Ora, con la nuova data, si può festeggiare questo grande santo con tutta la solennità che merita. In modo particolare ci ricorderemo del papa Benedetto XVI, che ha sempre avuto una grande devozione per la B. V. Maria. Si conoscono tante sue preghiere indirizzate alla Madonna; ne pubblichiamo una scritta da cardinale: O Maria, Tu rappresenti la fede come giovinezza del cuore, come bellezza e disponibile attesa di ciò che verrà. Tu sei la terra che ha partorito CRISTO, la terra fertile dove il seme ha fruttificato cento volte tanto. Aiuta la Chiesa. Insegnaci a stare di fronte al Signore, a camminare con Lui, a inginocchiarci davanti a Lui. Donaci ancora Gesù, il Dio fatto uomo, il Pane eucaristico, il criterio e l’obiettivo fondamentale del nostro pellegrinaggio terreno. AMEN. La Beata Vergine di San Lorenzo ci accompagni.

Diacono Pietro


CURE PALLIATIVE E TERAPIA DEL DOLORE

Con 476 voti a favore e due astensioni la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva, il 9 marzo scorso, la legge che garantisce l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. È una legge che avvicina l’Italia agli standard europei e che permetterà a 250.000 persone di vivere in maniera dignitosa e con minor sofferenza la fase finale della loro vita. In questa cifra sono compresi anche 11000 bambini. Attualmente il 70% di loro non riceve cure adeguate e il 50% è affetto da gravi forme tumorali, spesso molto aggressive e dolorose, ma, d’ora in poi, più sopportabili. In molte regioni, i parenti avranno supporti assistenziali oggi assenti.. Si tratta di una legge importantissima eppure ben poco “reclamizzata”, malgrado sia stata votata, la seconda volta dopo gli emendamenti migliorativi dell’opposizione, quasi all’unanimità (cosa rara!). Scienza e Vita Nazionale ha manifestato il suo plauso e il suo compiacimento, sottolineando il fatto che la rete operativa delle cure palliative è stata tenuta distinta da quella della terapia del dolore. La legge prevede che le strutture eroganti questi servizi, attraverso due reti distinte, assicurino un programma di cura individuale per il malato e la sua famiglia “senza alcuna discriminazione”. Per cure palliative (il termine palliative deriva dal latino

pallium che significa mantello, cioè copertura totale) si intende l’insieme di cure che offrono sollievo nei casi in cui la guarigione non sia più possibile e rendono in tutti i sensi più umana la fase terminale di un essere umano. Per terapia del dolore si intende l’insieme di cure possibili per calmare e o ridurre il dolore cronico tipico di molte patologie. Nell’ambito applicativo della terapia del dolore rientrerà fra non molto, almeno si spera, anche il dolore relativo al parto.

Infatti, attualmente la tecnica analgesica epidurale, per la quale siamo all’avanguardia in Europa, viene applicata solo al 16% delle partorienti e non in tutte le regioni, ma solo in alcune, soprattutto del Nord Italia. Questa percentuale è molto lontana da quella dei paesi anglosassoni, dove a usufruirne sono almeno metà delle neomamme. Tutto questo, però, sarà fattibile solo dopo che si saranno approntate le opportune strutture e si sarà preparato in modo adeguato il personale medico, paramedico e infermieristico. Anche la copertura finanziaria sembra assicurata e quindi sia le

per la VITA

cure palliative che la terapia del dolore possono entrare in tutto e per tutto nel sistema sanitario nazionale. Tutto questo rientra in un’ottica particolare: quella che riconosce alla qualità della vita e al “senso” che la vita stessa deve avere fino alla fine il rispetto e la dignità che le competono, anche quando, anzi possiamo dire soprattutto quando sembra che il male abbia preso il sopravvento. Adesso, con questa legge, ci è permesso di sperare che si possa legiferare molto presto anche su un altro tema “caldo”, molto discusso e spesso bistrattato, più che trattato, sotto la spinta di ideologie contrastanti. Un tema importantissimo, quello del “fine vita”. Si tratta di un tema che, anche solo a livello emozionale, ci coinvolge tutti e sul quale tutti sembrano voler dire la propria opinione. Il che, naturalmente, è giusto e legittimo quando si vive in una democrazia, purché si mantengano i toni moderati che si addicono a un paese civile.

A cura di SCIENZA & VITA BASSA COMASCA (R.M.G,)

Gruppo locale Bassa Comasca scienzaevita_co@yahoo.it www.scienzaevita.org

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UN SALUTO DALLA COLOMBIA: CI SCRIVE FRATEL MARCO BINAGHI Carissimi amici di Guanzate come state? Spero benone. Vi scrivo dalla Colombia per condividere un poco con voi quello che il Signore ci permette di fare e di ricevere per e da questo popolo. Siamo nel pieno delle elezioni presidenziali. C’é tanta aspettativa per questa elezione. Ogni cambio é sempre una speranza che il futuro possa essere migliore. É quello che tutti speriamo. La gente é stanca di tanta violenza e vuole la pace, anche se, quelli che del negozio della coca, delle armi vogliono che questa situazione continui per poter fare i loro interessi. Come Missionari Comboniani ci stiamo dedicando sopratutto alle comunitá afrocolombiane presenti nei luoghi dove ci sono le nosotre comunitá: Bogotá, Cali, Tumaco. Queste persone sono i discendenti degli antichi schiavi che furono strappati dalle loro terre per essere portati fino al continente americano per lavorare nelle piantagioni. Gli schiavi sopravvisuti alla schiavitú e quelli che riuscirono a scappare sono i capostipiti di queste comunitá presenti in quasi tutto il territorio colombiano. Qui a Bogotá, come nelle altre grandi cittá colombiane, queste comunitá nere arrivano per scappare dalla violenza,dalla mancanza di possibilitá di lavoro, alla ricerca di nuove opportunitá per un futuro migliore. Purtroppo, ancora oggi, il color nero della pelle é símbolo di marginazione, di sfruttamento. Situazioni queste che si metto sotto la pelle e che generano piú violenza, mancanza di dignitá, di separazione. Attraverso l’accompagnamento di queste comunitá vogliamo riscoprire la belleza di stare insieme anche se differenti, ognuno con le sue ricchezze che devono essere condivise. Per tutti noi é importante, cosí come ha fatto Gesú; cercare di costruire una societá, una comunitá che consideri a tutte le persone con igual dignitá, dove i piú deboli sono quelli che ricevono piú attenzioni, dove ognuno é importante, dove ognuno possa aspirare a una vita degna e felice. Come comunitá accompagniamo a un grupo di bambini e bambine che riscoprono la loro cultura nei balli tradizionali, nei loro canti. Accompagnamo a gruppi di giovani che hanno voglia di cambiare questa societá attraverso del loro impegno e la loro fede. Accompagnamo a gruppi di giovani e adulti attraverso il camino per ottenere un titulo di studio che gli permetta di aprire nuovi ambiti di lavoro. Volevo condividere con voi uno spazio per la speranza per poter dar testimonipo delle cose meravigliose che Dio fa in mezzo a noi. Un abbraccio e una preghiera. 10 Marco


A PROPOSITO DI… DIACONATO PERMANENTE nella verità del Signore, il quale si è fatto servo di tutti”». Il Concilio Vaticano II, dopo circa 1000 anni, ripristina il Diaconato permanente. Nel 1987 la Diocesi di Milano ha accolto l’invito del concilio e ha dato vita ad una scuola di formazione dei diaconi permanenti. Ad oggi il loro numero ha superato le cento unità ed in formazione ce ne sono una cinquantina. Come si inizia? Rispondendo ad un invito. Può esserci rivolto da qualcuno che ci è vicino o semplicemente accogliendo la domanda che è dentro di noi. Con piacere accolgo l’invito, che la redazione di “Vivere Insieme” mi ha fatto, per condividere con la comunità parrocchiale le tappe e il senso di un percorso che mi porterà, se Dio vuole, al Diaconato permanente. Due sono principalmente i motivi che mi muovono a scrivere. Innanzitutto la convinzione che il cammino del diaconato è personale, ma non individuale, né isolato. Trova le sue radici nella propria famiglia e nella comunità di appartenenza. In secondo luogo la chiamata al diaconato è al servizio della Chiesa e si esprime nella comunità cristiana. È un cammino circolare, che inizia nella comunità ed arriva alla comunità Ma... «Perché Diacono? Oggi che senso ha? Ci sono già i Sacerdoti, i laici impegnati». Per rispondere a questa domanda mi affido ad un documento del Magistero, una delle quattro costituzioni scritte durante il Concilio

Vaticano II. La Costituzione Dogmatica “Lumen Gentium” sulla Chiesa, nel terzo capitolo, dove si parla della gerarchia, al N° 29 riporta: «In un grado inferiore della gerarchia stanno i Diaconi, ai quali sono imposte le mani non per il sacerdozio, ma per il ministero. Infatti, sostenuti dalla grazia sacramentale, nel ministero della liturgia, della predicazione e della carità servono il popolo di Dio, in comunione col Vescovo e i suoi sacerdoti. È ufficio del Diacono [...] amministrare solennemente il Battesimo, conservare e distribuire l’Eucaristia in nome della Chiesa assistere e benedire il matrimonio, portare il Viatico ai moribondi, leggere la sacra Scrittura ai fedeli, istruire ed esortare il popolo, presiedere al culto e alla preghiera dei fedeli, amministrare i sacramentali, presiedere al rito funebre e alla sepoltura. Essendo dedicati agli uffici di carità e di assistenza, i Diaconi si ricordino del monito di S. Policarpo: “Misericordiosi, camminanti

Si sa come si comincia, ma non si sa con chiarezza a cosa si va incontro e quanto lontano ti può portare questo cammino. Ciononostante, il sentimento predominante è quello della fiducia. Fidandosi dei propri genitori si diventa grandi. Fidandosi della propria moglie/ marito si forma una famiglia. Fidandosi di Dio si percorrono strade impensate. È ciò che mi sta accadendo. Passo dopo passo, sto vivendo un’esperienza spiritualmente e materialmente ricca di soddisfazioni, che mi sta dando molto, anche se mi impegna parecchio come tempo ed energie. Ho iniziato dicendo che il Diaconato non è un cammino che si percorre in solitaria. Le pagine di “Vivere Insieme” sono per me l’occasione per con-dividere questo lungo viaggio.

Giambattista Sordelli

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60 ANNI NELLA VIGNA DEL SIGNORE GUANZATE FESTEGGIA DON LUIGI Sono ormai passati 60 anni da quando, il 3 giugno 1950, DON LUIGI SALVADEI è stato ordinato sacerdote: quest’anno la nostra comunità ha quindi avuto la grazia di festeggiare un importantissimo anniversario del suo caro pastore. Le celebrazioni hanno avuto inizio sabato 5 giugno in santuario, con un concerto dei ragazzi del conservatorio di Como. Nella giornata di domenica 6 giugno, dopo la santa Messa solenne ed il pranzo in oratorio, il pomeriggio è stato dedicato ai ricordi, con

canti e visione di foto. Infine, don Luigi ha presieduto la suggestiva processione eucaristica del Corpus Domini per le vie del paese, e la serata si è conclusa con un lungo e caloroso applauso, segno dell’affetto che lega la parrocchia a colui che per oltre 30 anni l’ha guidata nel nome del Signore. Prolungando idealmente questo applauso, la Redazione di “Vivere Insieme” si unisce alla gioia di tutti, rivolgendo a don Luigi un augurio sincero: TANTI, TANTI AUGURI!

PER CONOSCERE MEGLIO DON LUIGI… QUALCHE DOMANDA ALLA SIG.RA AMBROGINA

Che cosa ricorda della prima volta che ha visto don Luigi? Ricordo che, guardando la sua faccia, abbiamo capito subito che doveva essere buono. Dava questa impressione perché sorrideva (non come tanti che, invece, sono sempre seri). Mi sembra che fosse venuto qui da Corsico in bicicletta, per vedere la parrocchia.

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Com’è la giornata-tipo di don Luigi? Si alza, fa colazione e va in camera a dire le sue preghiere; poi si prepara per la santa Messa e, tornato a casa, prega ancora, da solo, con me o con altre persone che vengono. Durante il giorno dice il Rosario e fa una visita in chiesa; alla sera, altre preghiere.

Non guarda mai la TV. Che cosa ama fare nel tempo libero? Va a trovare gli ammalati, oppure accoglie le persone che vengono in casa per confessarsi o per

cercare una parola di conforto. E poi gli piacciono i libri, soprattutto quelli sulle vite dei santi, come don Bosco, don Gnocchi, ecc. Alla sera, prima di addormentarsi, legge sempre qualcosa. Oppure


non è potuta venire a Guanzate per la festa del 60°… Ci racconti un episodio significativo del ministero di don Luigi. Mi ricordo la bella festa che abbiamo fatto in parrocchia per san Cristoforo: è venuto anche don Claudio Fontana e ci sono stati un triduo di preghiera ed una bella processione.

prepara le prediche o scrive alla di buon umore. sorella e agli amici di Saronno. Com’è il rapporto di don Luigi con la sorella gemella suor Ha degli animali domestici? C’è un gatto rosso che va e viene Maria? Suor Maria è molto fine, riservata, e che abbiamo chiamato Cochi. precisa ed educata. Lei e don Luigi si vogliono molto bene e Qual è il suo piatto preferito? Tutto! Gli piace tutto e non vanno sempre d’accordo, anche reclama mai. Non si lamenta se hanno un carattere del tutto neanche se preparo il risotto alla diverso. Purtroppo suor Maria sera dopo che lo ha già mangiato a mezzogiorno.

Quale augurio vuole fare al don per il suo 60° anniversario? Gli auguro di andare avanti così ancora per parecchi anni, sereno e contento delle persone che ci sono intorno a lui, come don Mauro, che ringrazio perché è molto gentile e ci sta sempre vicino, e tutta la popolazione, che evidentemente gli vuole ancora molto bene. a cura di Laura Barlusconi

Qual è la frase che ripete più spesso? Beh, in casa parla poco, non fa tante battute. Forse all’oratorio, con i ragazzi, ne fa di più. Qual è il suo maggior pregio? È una persona umile, di buon cuore, ospitale e capace di carità. Sta vicino a che è solo, ad esempio agli anziani che hanno bisogno, ed è sempre stato attivo per la Chiesa. Prega spesso ed è sempre

AUGURI a don Giovanni Bosetti, che domenica 14 giugno ha festeggiato il 30o anniversario di ordinazione sacerdotale. Cogliamo l’occasione per ringraziarlo del prezioso servizio che presta a tutta la comunità pastorale.

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CHI SONO I SACERDOTI “FIDEI DONUM”, E COME È NATA QUESTA PROPOSTA? Ce lo spiega don Pietro Snider, fino al 2008 parroco di Bulgarograsso ed ora missionario in Brasile.

Pio XII, nel 1957, con l’Enciclica “Fidei Donum” (“Dono della fede”), in considerazione dell’ingente necessità di missionari per l’evangelizzazione di molte regioni, ha promosso l’iniziativa che invitava i Vescovi delle regioni tradizionalmente cristianocattoliche a mettere a disposizione sacerdoti diocesani, preparati con spirito missionario, ai Vescovi di regioni in via di evangelizzazione. Grazie a questa presenza i popoli lontani diventano in qualche modo vicini, mentre alle comunità cristiane di antica data viene offerta la bella occasione di un dialogo con le nazioni che sono in via di evangelizzazione, e di mostrare loro, nel servizio di amore e di aiuto che prestano, il volto genuino del Signore Gesù Cristo. Attualmente si verifica il movimento di uno scambio vicendevole: non solo sacerdoti diocesani dei nostri paesi europei partono missionari verso i paesi del “terzo mondo”. Ma anche sacerdoti diocesani dei paesi dell’Asia, dell’America Latina e dell’Est Europa (anche a causa della diminuzione di vocazioni sacerdotali nei paesi nostri) vengono missionari da noi! Questo nuovo fenomeno conferma la verità che tutta la Chiesa è sempre missionaria, e lo è per sua natura, derivando la sua origine dalla missione di Gesù Cristo e dalla missione dello Spirito santo, secondo il piano di Dio Padre, “fonte di amore”. Inviata da Gesù Cristo a rivelare e a comunicare la carità di Dio a tutti gli uomini e a tutti i popoli, la Chiesa cerca di inserirsi nelle varie situazioni umane con lo stesso metodo con cui Cristo, incarnandosi, si è legato all’ambiente socio-culturale in cui è vissuto.

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La Diocesi di Milano da oltre 40 anni promuove rapporti di cooperazione con altre Chiese sorelle in diversi paesi del mondo, attraverso l’opera di sacerdoti, diaconi, laici e laiche con mandato missionario “fidei donum”.

I primi passi furono compiuti negli anni ’60 in Zambia, con una presenza significativa di “fidei donum” e laici missionari. Viene stabilita una convenzione per il servizio pastorale del sacerdote diocesano inviato in missione, tra il Vescovo della Diocesi che lo invia e il Vescovo della Diocesi che lo accoglie. Nel mio caso, a conclusione del mio mandato di parrocchia a Bulgarograsso, ho chiesto e ottenuto dall’Arcivescovo di mettermi a disposizione come “fidei donum” in Brasile, a Salvador di Bahia, nella missione che avevo già avuto occasione di visitare. L’Arcivescovo Dionigi Tettamanzi, accogliendo la richiesta del Vescovo di Salvador di Bahia e la mia domanda, mi invia alla Chiesa sorella, dopo una preparazione e formazione specifica. Ora sono tenuto a svolgere il ministero affidatomi in comunione col Vescovo che mi ha accolto e con il suo presbiterio, e con gli altri missionari presenti sul territorio e con la comunità di cui mi pongo a servizio. Sono pertanto impegnato a collegarmi in sintonia con il piano pastorale della Diocesi che mi accoglie e a mantenere i legami con la mia Diocesi di origine, alla quale offrire i frutti della esperienza pastorale missionaria.

I primi passi della nostra Diocesi milanese in Zambia sono stati solo l’inizio di un cammino che ora vede l’impegno di “fidei donum” anche in Burundi, Argentina, Brasile, Colombia, Haiti, Messico, Albania, Kazakhistan, Turchia. Alla base dell’impegno dei missionari inviati direttamente dall’Arcivescovo di Milano, ci sono due importanti documenti, entrambi disponibili preso l’Ufficio Diocesano Missionario: la Lettera enciclica “Fidei Donum” di Pio XII (1957) e il Documento “Laici missionari ad gentes nella cooperazione tra le Chiese” della Conferenza Episcopale Lombarda. Attualmente i “fidei donum” della Diocesi sono presenti: - In Africa: 1 nel Burundi; 9 in Camerun; 8 sacerdoti più 5 laici in Zambia. - In America Latina: 1 in Argentina; 7 in Brasile; 2 in Colombia; 2 in Haiti; 1 in Messico; 7 sacerdoti più 1 laico in Perù. - In Europa: 2 in Albania; 2 in Kazakhistan; 1 sacerdote più 1 laico in Turchia.

Don Pietro Snider parroco emerito di Bulgarograsso


VIAGGIO-PELLEGRINAGGIO IN FRANCIA 23-31 AGOSTO 2010 Il 23 agosto p. v. la comunità pastorale S. Benedetto si recherà in gita-pellegrinaggio in Francia, e a questa gita, a Dio piacendo, parteciperò anch’io. Perché don Mauro quest’anno ha pensato di effettuare tale viaggio proprio in Francia? È l’anno che coincide con il 150° anniversario della morte di S. Giovanni Maria Vianney, il Santo Curato d’Ars, un anno speciale, voluto da Benedetto XVI e dedicato a una comprensione più profonda del grande dono che il sacerdozio ministeriale rappresenta per tutta la Chiesa. Infatti, senza sacerdozio ministeriale non ci può essere la Chiesa così come l’ha voluta Gesù. Il Papa ha indetto questo anno sacerdotale il 19 giugno 2009 nel giorno della solennità del S. Cuore di Gesù, per contribuire a promuovere l’impegno di rinnovamento di tutti i sacerdoti, per una loro più forte e incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi, così funestato da eventi tragici e sempre più lontano da Dio. Il Papa ha voluto che in quest’anno tutti i sacerdoti possano comprendere l’importanza del servizio che il Signore ha loro affidato e che vivano la loro missione con vero slancio spirituale. La prima tappa di questo pellegrinaggio sarà dunque la visita ai luoghi dove visse e svolse la sua missione pastorale il Santo Curato, San Giovanni Maria Vianney. Ars era un piccolo paese, all’epoca di 250 anime, nei pressi di Lione, dove fu mandato come parroco e dove rimase per 40 anni. L’impronta

che il Santo Curato impresse alla propria opera pastorale fu segnata da un grande rigore morale, prima di tutto verso se stesso: infatti il suo regime di vita fu alquanto austero, segnato da digiuni, preghiere e mortificazione della carne. Per i fedeli, invece, la medicina dell’anima era un’attiva partecipazione ai Sacramenti e alla preghiera. Era un uomo molto semplice intellettualmente, ma ebbe veramente le doti umane adatte per la cura pastorale. Il suo fu un impegno quotidiano, eroico quasi, nel soccorrere i derelitti e gli emarginati occupandosi anche dei giovani che non potevano studiare e così istruirsi. Penso che la visita di questo luogo sarà per noi occasione di riflessione e di preghiera per tutti i sacerdoti. La tappa successiva sarà Parigi e allora questo viaggio sarà una vera gita turistica. Parigi è una città sempre bella da visitare, con tanti luoghi culturali da vedere per conoscere di più la storia francese. Così sarà molto interessante percorrere la costa normanna pensando allo sbarco che fecero gli alleati nel lontano giugno 1944 per liberare l’Europa dalla follia nazista e alle innumerevoli vittime che questa azione provocò. Visiteremo anche la famosa località di Mont Saint-Michel, l’Abbazia con la storia di S. Michele Arcangelo. Non dimentichiamo però che questo viaggio sarà soprattutto un pellegrinaggio nei luoghi resi famosi da grandi santi. Dopo Ars visiteremo infatti Lisieux e Alençon, nella Normandia occidentale, paesi legati alla breve vita di S. Teresa del Bambin Gesù e, durante il viaggio di ritorno, ci fermeremo a Nevers, dove si trova la casa madre delle Suore della Carità e dove Bernadette Soubirous realizzò il desiderio di ritirarsi a vita religiosa dopo le apparizioni di Lourdes. In questo convento morì nel 1879 e le sue spoglie sono conservate nella chiesa annessa al convento di Saint Gildard. Sosteremo davanti alle spoglie di que-

sta santa e sarà occasione per pregare e meditare sul messaggio che la Vergine Maria affidò a questa umile fanciulla nel lontano 1858, nella grotta di Massabielle. Altri luoghi famosi avremo la possibilità di visitare: Tours, città nota per il vescovo Martino, che diede metà del suo mantello a un povero che gli chiedeva l’elemosina; Vézelay, nella Borgogna, suggestivo luogo di partenza per il cammino di Santiago e dove si trova la Basilica di S. Maria Maddalena, capolavoro dell’arte romanica. Credo dunque di aver spiegato il motivo per cui don Mauro ha scelto di fare questo viaggio, che sarà senz’altro una bellissima esperienza, molto interessante turisticamente, ma soprattutto sarà un pellegrinaggio attraverso i luoghi più significativi della santità in Francia. Anche il nostro Arcivescovo, Dionigi Tettamanzi, all’inizio dell’anno sacerdotale, ha percorso e ha visitato questi luoghi e, dopo una lunga riflessione, ha scritto cinque “lettere dalla Francia”, in cui ha riproposto a noi fedeli i suoi pensieri e le sue emozioni. Ogni giorno, con l’aiuto del Signore, cerchiamo di essere “pietre vive” come ha detto l’Arcivescovo, per la gloria di Dio e della Chiesa, per la gioia del nostro cuore. Maria Grazia Vasti

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“... OSSERVATE PIÙ SPESSO LE STELLE!”

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Stazione Garibaldi, quasi mezzanotte. Strano il popolo della notte che si è radunato qui questa sera. Migliaia di persone, dal giovane ventenne che ride e scherza all’anziana coppia che aspetta sorridente seduta su un seggiolino pieghevole. Mi aggiro fra loro, anch’io alla ricerca dei miei amici, in attesa di uno dei tre treni speciali che sono stati organizzati da CL per obbedire all’invito della Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali, organismo che raduna una sessantina di associazioni e movimenti ecclesiali, di partecipare alla recita del Regina Coeli domenica 16 maggio, in Piazza San Pietro, per testimoniare in questo momento di particolare difficoltà il proprio affetto e la vicinanza al Santo Padre. Nelle prossime 24 ore mi aspettano quasi venti ore di viaggio, per un incontro che non durerà più di mezz’ora. Ne varrà la pena? In tanti aderiranno, perché sacrificare un giorno di riposo e togliere tempo alla famiglia? Ricordo le parole del Card. Scola: la Chiesa è comunione e la comunione o è manifestata o, se resta pura intenzione, è presto vanificata. L’esperienza, diceva Don Giussani, se non la fai tu

rimane solo un’idea e la religione scade rapidamente a moralismo o sentimentalismo. Salgo sul treno, le cuccette sono già pronte. Alcuni volontari distribuiscono lenzuola e cuscini. Il treno parte: domani mattina saremo a Roma dal Santo Padre!... Speriamo non piova... In treno fatico ad addormentarmi, tanti pensieri si affollano nella mia mente: gli scandali che hanno coinvolto alcuni sacerdoti, la gogna mediatica che ha tentato di coinvolgere anche il Papa, la pena per le vittime, la condanna e la pietà insieme per i colpevoli, ma an-

che tutti i problemi sul lavoro, le piccole e grandi incomprensioni in famiglia, tutte le mie speranze e delusioni... Quando il frastuono dei miei pensieri comincia a diventare assordante, l’Ave Maria mi viene sulle labbra e come un bimbo tra le braccia di sua madre; mi quieto e finalmente mi addormento. Giunge il mattino. Una corsa al bagno, insolitamente pulito e in ordine. Il treno si ferma: siamo alla stazione di San Pietro. Tutti giù: obiettivo... la colazione al bar! L’assalto ai pochi bar aperti è inevitabile, ma nella calca non scorgo le solite facce irate, le imprecazioni, i piccoli litigi “Scusi, sa, ma sono prima io!”. Mio fratello, mia sorella hanno affrontato questa fatica, come me, per stringerci intorno a nostro padre... “Non hai moneta? Lascia stare, pago io...” La piazza alle 11 è già stracolma: domani sapremo che siamo 200 mila. Che meraviglia! Un salutarsi reciproco, una allegria composta e contagiosa pervade tutti, nonostante negli occhi di tanti si scorgano le ore di sonno perduto. Comincia la preghiera guidata dal Card. Bagnasco e la piazza si fa silenziosa. Vengono lette le parole stupende


della prima omelia di Ratzinger da Papa: “Il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori. Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall’impazienza degli uomini... Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi...” E’ mezzogiorno. Ecco il Papa. La piazza scoppia in un lungo, lunghissimo applauso. Ci si stringe tutti in un abbraccio affettuoso intorno a lui come figli con il Padre, con il desiderio di portare un po’ anche noi il peso della situazione attuale. Lui, commosso, diranno le cronache, allarga le braccia per abbracciare tutti: per noi è poco più di un puntino... a forma di croce. Guardiamo verso l’alto e il Santo Padre ci invita ad alzare ancora di più lo sguardo, oggi festa dell’Ascensione, con le parole di uno scrittore russo: “Osservate più spesso le stelle. Quando avrete un peso nell’animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, … intrattenetevi … col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete.” “Cari amici, voi oggi mostrate il grande affetto e la profonda vicinanza della Chiesa e del popolo italiano al Papa e ai vostri sacerdoti, che quotidianamente si prendono cura di voi, perché, nell’impegno di rinnovamento spirituale e morale possiamo sempre meglio servire la Chiesa, il Popolo

di Dio e quanti si rivolgono a noi con fiducia. Il vero nemico da temere e da combattere è il peccato, il male spirituale, che a volte, purtroppo, contagia anche i membri della Chiesa. Viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo. Noi cristiani non abbiamo paura del mondo, anche se dobbiamo guardarci dalle sue seduzioni. Dobbiamo invece temere il peccato e per questo essere fortemente radicati in Dio, solidali nel bene, nell’amore, nel servizio.” Presto è tutto finito. Ci si guarda in faccia, contenti ma anche un po’ sperduti, come devono essersi sentiti Giovanni e Andrea, Giacomo e Pietro quando videro Gesù lasciarli per ascendere al cielo. Siamo venuti per esprimere la nostra vicinanza al Santo Padre, ma abbiamo scoperto che siamo

noi ad avere bisogno di lui, di Pietro che ci confermi nella fede, di una roccia sicura su cui poggiare... Non c’è tempo da perdere, il treno parte alle 13.30, conviene avviarsi, magari riusciamo a prendere qualcosa da mangiare. Sul treno c’è tutta l’eccitazione dell’avvenimento di oggi, ci scambiano le impressioni, si commentano le parole del Papa, si fanno programmi per il futuro. Recitiamo il rosario, suggerisce qualcuno: oggi si meditano i Misteri della Gloria. Poi cala il silenzio, la stanchezza prevale, il treno sembra non arrivare mai. A mezzanotte passata il treno giunge finalmente a Milano. Sono distrutto. Devo ancora recuperare l’auto e arrivare a casa. Domani al lavoro, sveglia alle 6. Alzo lo sguardo al cielo: ci sono le stelle! Ricordo le parole del Papa e sorrido. Ricordo le parole di Don Giussani: “Il cielo è una vibrazione della terra” e la terra vibra se uno dà tutto. “Non c’è niente di meglio che dare la vita per i propri amici”. Io ho dato questo giorno per i miei amici e ringrazio Dio per avermelo concesso.

Francesco Gringeri

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EDUCAZIONE E FUTURO

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Molti di noi hanno certamente sentito parlare di quel libro intitolato: “La classe fa la hola”, esilarante raccolta di note disciplinari, annotate da insegnanti disperati sul registro di classe di non meglio precisate scuole secondarie superiori. Premesso che, leggendo, presto sorge il sospetto che gli autori abbiano inventato tutto per far sorridere il loro pubblico, tale argomento non può non invitare ad una riflessione molto più accurata. Ogni giorno, la cronaca ci informa di fatti, anche gravi che hanno per protagonisti giovani e adolescenti, molto, troppo spesso ancora in età scolare. Gli abusi, le angherie, le violenze, il cosiddetto bullismo o la violenza gratuita delle baby gangs non sono catalogabili come ragazzate. Ciò non significa che siamo di fronte ad una mutazione genetica indirizzata verso una progressiva amoralità, è solo il frutto, amaro, di uno stile di vita improntato all’appagamento del bisogno del momento, al soddisfacimento di ogni capriccio, qualunque esso sia. Il desiderio, ridotto a pulsione, spogliato della sua componente progettuale, di sacrificio, di attesa, ci rende pericolosi, ci porta ad agire oltre le regole. Tutto, in questo contesto, come ha più volte denunciato il Santo Padre, soggiace alla logica di un radicato relativismo e mette in discussione persino il diritto all’esistenza di ciò o peggio di chi si frappone fra me e quel che voglio e che assume un’importanza abnorme, fino al momento della conquista, per poi rapidamente scadere al rango di oggetto. Ma questo è un problema di educazione. Il patto famiglia-scuola-Chiesa, alla base del sistema educativo del secolo scorso, è oggi duramente messo alla prova. Lo spirito che aveva unito il Paese nello sforzo immane della ricostruzione post-bellica si è smarrito di fronte a un ritrovato benessere diffuso, alla voglia di essere ammessi nel salotto buono della società, all’esibizione dell’oggetto di prestigio, simboli di un successo più importante delle radici che ne avevano costituito

le premesse. Ecco allora che la rincorsa all’affermazione individuale sta presentando il conto a quella generazione che è diventata muto esempio per i propri figli, troppo spesso sazi e insoddisfatti. Ragazzi di buona famiglia, della porta accanto, che finiscono in manette per reati, delitti, consumati come se tutto si svolgesse in un videogioco da ripetere fino all’esito desiderato. Questo riesce ancora a increspare l’ispessita superficie del perbenismo di chi si sente diverso, migliore, mentre abbiamo ormai imparato l’arte dell’indifferenza per chi cade, in pieno giorno, sotto i colpi di pistola della criminalità e per chi quella pistola la impugna? Dov’è la famiglia di quei ragazzi? Dov’è la scuola? La scuola è cinta d’assedio: dalla politica, che non perde occasione per tagliare risorse; dal mondo del lavoro, da cui è scollegata per la maggior parte degli indirizzi che propone, ma che le sollecita profili adeguati; dalle famiglie, che richiedono una formazione di buon livello ma anche, nei casi di disagio sociale, di subentrare come cellula primaria dell’educazione delle giovani generazioni. Da questo situazione si può uscire solo con una politica che apra nuovi orizzonti, che non abbia paura di investire disegnando una scuola forte, qualificante, ma anche selettiva, che riallacci i rapporti

con il mondo del lavoro. Famiglia, scuola, Chiesa. I detrattori faranno fatica ad ammetterlo, ma a tutti è richiesto un minimo di onestà intellettuale. Spesso è la Chiesa l’ultima rete che tiene unite le persone, il luogo dell’inclusione, della solidarietà e duole notare come non si perda occasione per far passare sotto silenzio tutto il bene compiuto, mentre vastissima eco è riservata ai pur gravi errori, per cui il Pontefice ha umilmente chiesto perdono a Dio e alle vittime degli stessi. Viviamo in un momento di grande difficoltà, in cui il modello su cui abbiamo basato la nostra corsa al benessere, spesso ad ogni costo, sta mostrando tutta la sua fragilità. Che le difficoltà del momento non siano l’ennesimo alibi per rimandare una cruciale riflessione individuale e comunitaria sul nostro stare insieme, per mettere in campo quelle soluzioni, quegli investimenti, quel cambiamento del nostro stile di vita, troppo appiattito sulle futilità, da lasciare in eredità alle donne e agli uomini di domani.

Claudio Balestrini


CONCERTO AL SANTUARIO: LA VOCE POSSENTE DELL’ORGANO RESTAURATO EDUCAZIONE E FUTURO 8 maggio 2010. Nel Santuario gremito di persone, alla presenza di molte autorità e di molteplici benefattori, si è svolto il concerto di inaugurazione dell’organo restaurato, tenuto dal Maestro Giancarlo Parodi. Mentre ci deliziavamo di riascoltare il suono eseguito con maestria, sembrava di captare la soddisfazione dei nostri avi, nonché di Pietro Bernasconi, colui che nel 1885 progettò e costruì questo grandioso strumento. Attimi memorabili soprattutto per le parole di encomio del Maestro, e anche perché tutte le fatiche affrontate per organizzare il concerto, in un attimo, sono state tutte ripagate dai volti soddisfatti degli spettatori, che hanno ampiamente ringraziato per la serata trascorsa. Abbiamo potuto anche partecipare visivamente alle performances del Maestro, tramite la proiezione del concerto mediante l’ausilio di speciali monitor e grazie alla pazienza di Bruno Vezzoli, Daniele Ghioldi e Antonio Bancora che hanno ripreso tutto l’evento. Siamo contenti di esserci impegnati per restituire alla comunità un bene

così prezioso quale l’organo, e siamo sicuri che anche i nostri antenati, che fortemente hanno voluto questo strumento per il Santuario, tempio Mariano, nella beatitudine eterna ne abbiano gustato la melodiosa armonia. Il concerto si è concluso con la consegna di una targa al Maestro, a ricordo della serata, recante una sua caricatura, ed un’altra targa è stata fatta pervenire al benefattore emerito Mons. Luigi Oldani, che non ha potuto presenziare al concerto di inaugurazione. Concludo nell’anticipare che il Maestro, data l’accoglienza e le manifestazioni di encomio nonché di affetto

da parte della comunità, ha espresso di poter effettuare per quanto possibile, un altro concerto; invito che accogliamo con gioia e onore. Infine ringraziamo tutti coloro che con qualsiasi manifestazione hanno contribuito all’evento (mostra, riprese, organizzazione, logistica, ecc.) in quanto, lavorando dietro le quinte e in silenzio hanno avuto grande merito per il buon esito della serata.

Ivan Bancora per il CROS

29 maggio 2010: pellegrinaggio parrocchiale a Crema, Santuario di S. Maria della Croce

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Incontrare le persone, incontrare il bisogno Sempre più spesso si sente parlare di nuove povertà, come se, rispetto al passato, la condizione di povertà abbia assunto un significato diverso. Leggendo le storie delle persone e delle famiglie che stiamo incontrando in questo periodo, emergono tante povertà. Ma l’elemento di novità non ci appare tanto nella sostanza, quanto piuttosto nelle forme che esse assumono e, soprattutto, nella loro estensione a strati progressivamente più vasti nella nostra comunità, perché povertà continua a significare, per una parte considerevole di persone, il vivere una situazione, a volte anche estrema, di bisogno, di mancanze, di disagio, di difficoltà. Qui di seguito consegniamo all’attenzione della nostra comunità il bilancio economico della Caritas relativo al 2009, ben sapendo che i numeri da soli non danno conto compiutamente del lavoro – sempre insufficiente – che è stato fatto.

Entrate (offerte, contributo Comune e aziende) Uscite: Sostegno alle famiglie (comprese spese di gestione) 16.220 Acquisto di alimenti utilizzati per le periodiche distribuzioni 1.170 Contributo al Fondo Famiglia e Lavoro della Diocesi 2.500 Contributo alle attività della Caritas Diocesana 500 Sostegno ai missionari 2.990 Contributo adozioni a distanza del P.I.M.E. 200 Contributo all’iniziativa della Caritas Diocesana “Madre Tierra” - Brasile 1.000

25.752

Disponibilità al 31 dicembre 2009

- 24.490

1.262

Cogliamo questa occasione anche per esprimere un ringraziamento a tutta la nostra comunità che, a vario titolo, ha sostenuto le attività della Caritas parrocchiale. Un ringraziamento particolare lo esprimiamo a tutte le famiglie solidali che, con costanza ed attenzione, non ci hanno fatto mancare il dono degli alimenti da distribuire ed ai “lavoratori della Caritas” che, con gioiosa fatica, hanno caricato e scaricato furgoni di alimenti.

30a edizione «ANCHE TU CAMMINA CON NOI» Si è svolta domenica 13 giugno, lungo le vie di Guanzate, la tradizionale camminata benefica non competitiva organizzata dai gruppi locali in collaborazione con la UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) a con l’associazione Alveare di Olgiate. La manifestazione, che da sempre si propone lo scopo di sensibilizzare le persone sul tema della disabilità, è giunta quest’anno alla 30a edizione: un plauso alla tenacia e all’entusiasmo degli organizzatori, che ancora una volta, con la condivisione della camminata, la santa Messa, il pranzo ed i giochi in oratorio, sono riusciti a coinvolgere grandi e piccini in un clima di gioia fraterna, all’insegna dell’accoglienza 20 reciproca e della solidarietà.


STORIA DI UNA BAMBINA E DI UN GRILLO (parte prima) In un ridente paesino di montagna, viveva una bella fanciulla bionda di nome Marta, che abitava col nonno in una casetta rustica. Con loro c’era anche un grillo, che da sempre occupava la mensola del caminetto. Il grillo si chiamava Serafino e, come tutti i grilli sapienti, sapeva parlare, consigliare ed anche consolare. Già la primavera si avvicinava, gli alberi da frutta si coprivano di fiori ed i bambini invadevano prati e balze per raccogliere viole, pratoline e primule. Alle spensierate comitive riuniva anche Marta che, però, era triste perché il nonno stava male. Un giorno egli chiamò la nipotina e le disse: “Marta cara, io sto per morire ed è giusto che accada. Mi dispiace soltanto di doverti lasciare sola; ma so che tu sei una brava bambina e so anche che dal cielo posso vederti ed aiutarti. Inoltre, non rimarrai del tutto sola. Io ho un nipote che tanti anni fa emigrò in Africa e là vive. Tu andrai da lui. Ciao, bambina, e stai tranquilla che il tuo nonno ti starà sempre vicino. Ora va’ a chiamare Don Angelo”. Marta, col cuore gonfio, corse a chiamare il parroco, che giunse al capezzale del vecchio per raccogliere le sue ultime volontà. A lui raccomandò la nipotina perché la aiutasse a raggiungere il nipote lontano. Il nonno morì, Marta pianse, ma subito incominciò i preparativi per la partenza. Il parroco, come un buon padre, scrisse al cugino Matteo, il quale subito rispose, dichiarandosi ben felice di ospitare Marta; anzi, mandò le istruzioni ed

il denaro necessario per affrontare Un giorno, Mamie, la più anziana, il lungo viaggio. che da tanti anni era al servizio di zio Matteo e ne parlava un pochiArrivò il giorno della partenza. Le no la lingua, disse a Marta: “Povesiepi erano profumate di bianco- ra bambina, tu parli sempre sola, spini e, nel cielo azzurro, echeg- perché?”. “Ma io non parlo da sola giavano le campane della resurre- – disse Marta – io parlo con Serafizione. Era Pasqua, e Marta, con le no!”. E tirò fuori dalla tasca il grillacrime agli occhi, prese la sua va- lo. La vecchia dalla pelle scura e ligetta ed una scatolina con dentro lucente guardò il grillo e scoppiò a l’amico grillo. Mai si sarebbe se- ridere. Da quel giorno Marta ebbe parata da lui! Salì sulla macchina un’amica che la portò a visitare di Don Angelo, che l’accompagnò il villaggio degli indigeni, le fece all’aeroporto. Il buon sacerdote conoscere i bambini del luogo e a l’affidò a due maturi coniugi che, tutti presentò Serafino. Il grillo diper l’appunto, compivano lo stesso ventò ben presto l’idolo di tutti e viaggio. tutti volevano tenerlo e portarlo a passeggio. Tutti, tranne uno! Marta era sull’aereo e guardava emozionata il mare immenso, che scintillava come un’enorme lastra d’acciaio. I suoi lunghi oh! oh! di meraviglia erano accompagnati dai cri, cri di Serafino, che, curioso, aveva voluto uscire dalla scato(Continua…) letta per osservare lo straordinario spettacolo.

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ARCHIVIO PARROCCHIALE

OFFERTE Matrimoni Euro 700 Battesimi Euro 490 Funerali Euro 800

NATI IN CRISTO COL SANTO BATTESIMO

NN: Euro 150

17) Cannatà Alessandro 18) Bonifazi Mattias 19) Broglio Francesco 20) Bergamin Cleofe 21) Pingitore Serena Cleofe 22) Nelva Vittorio 23) Verbali Giulio 24) Romanò Martina 25) Ugaglia Vittoria

Euro 400 per il santuario in memoria di Rosetta Braga

UNITI IN CRISTO NEL SANTO MATRIMONIO 3) Storione Davide e Petroli Lidia l’1 giugno 2010 in santuario 4) Riva Davide e Mazzeo Chiara il 5 giugno 2010 in chiesa parrocchiale 5) Galimberti Marco e Clementi Micaela l’11 giugno 2010 in santuario 6) Corrado Gregorio e Soto Rodriguez Lucia il 12 giugno 2010 in santuario 7) Caruso Fabio e Zani Eleonora il 19 giugno in santuario 8) Robustellini Marco e Olgiati Lelia Gian Maria il 21 giugno in santuario 9) Rindone Massimiliano e Porrovecchio Mariangela il 30 giugno 2010 in santuario 10) Maiori Giovanni e Marinoni Elisa il 3 luglio in santuario

RIPOSANO IN CRISTO 17) Braga Giuseppina Rosa vedova Dell’Acqua di anni 91 18) Selva Silvestrina vedova Vercelli Carlo di anni 104 19) Petraia Nicolò coniug.Boria Rosa di anni 86

Euro 100 da cooperativa sociale “La Casa “ di Lomazzo Gruppo “Scienza e Vita”Euro 100 per uso ambienti dell’oratorio PER LA CASA DI ACCOGLIENZA “IL CORTILE”

* Le offerte raccolte in chiesa sono indicate settimanalmente sul MONTE NN Euro 10 da Milano

NUMERI TELEFONICI della PARROCCHIA Don Mauro: 031.976.990 cell: 347.968.14.26 Don Luigi: 031.899.333 Don Giovanni: 031.930.376 Diacono Pietro: 333.641.87.51 Ausiliarie: 031.899.257 Mail: parrocchia.guanzate@alice.it

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Periodico all'all’Ufficio Ufficio Stampa del Tribunale di Como Periodicoiscritto iscritto Stampa del Tribunale n. 18/78 del 21/10/1978 di Como n. 18/78 del 21/10/1978 Direttore Responsabile: don Mauro Colombo Direttore Responsabile: don Mauro Colombo Redazione: don Luigi Salvadei Redazione: don Luigi Salvadei Laura Barlusconi - Anna Bernasconi LauraBordignon Barlusconi - Andrea Claudio Balestrini Paolo - Andrea Fusi -Fusi Sofia- Fusi Fabio Guffanti - Francesca SpagollaLietti Francesco Gringeri - Giovanni - Anna Rocca Francesco Gringeri - Giovanni Lietti - Anna Rocca

Impaginazione e grafica: Anna Rocca - Paolo Bordignon

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Sposi novelli

10° anniversario di matrimonio

25° anniversario di matrimonio

50° anniversario di matrimonio

“Tutti quelli che credevano vivevano insieme” (Atti 2, 44)

Vivere insieme Luglio 2010  
Vivere insieme Luglio 2010  
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