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“NATALE”... ED È ANCORA SPERANZA! Parrocchia di Guanzate - VI - Dicembre 2010

IL CASSETTO DELLE STRINGHE....

A MARIA....

2010

Vivere Insieme


REDAZIONALE

Ore 8:30 -Lunedì -Martedì -Mercoledì -Giovedì -Venerdì -Sabato Ore 20:30 -Venerdì Festiva Vigiliare Ore 18:00 Festivi Ore 8:00 Ore 9:30 Ore 11:00 Ore 18:00 Da Maggio a Settembre la S.Messa delle ore 18:00 viene celebrata in Santuario.

Buon Natale, a tutti!!! La Redazione

È possibile trovare “Vivere Insieme” nella versione PDF all’interno del sito web del Decanato di Appiano Gentile alla voce “Pubblicazioni/periodici parrocchiali”. http://www.decanatoappianogentile.it/documenti.html

Foto di copertina: Anna Rocca

Orari Sante Messe

Nella notte di questo momento di crisi, di incertezze, di tensioni, di domande sul nostro vivere, brilla una luce, la Luce. Infinitamente più intensa, autentica di quelle che impreziosiscono e rallegrano per qualche giorno le nostre case, le vie di paesi e i centri delle città. È Natale. Per chi ci è vicino, nel cuore e non solo; per chi paga con la vita l’essere discepolo di Cristo, come in Medio Oriente; per chi, seme di Speranza, si impegna in Siberia, in Sudan, in Colombia, Repubblica Centrafricana, per risollevare un’umanità dimenticata dalla nostra indifferenza. Ê Natale per chi si ritroverà in un abbraccio famigliare, per chi noterà un posto vuoto a tavola e per chi ne aggiungerà uno nuovo. È Natale per chi lavora, anche oggi, e per chi il lavoro l’ha perso, per chi cerca di far sentire la propria voce, sull’orizzonte incerto di una precarietà divenuta condizione del vivere, per chi si impegna per rendere migliore il domani. Questo è il momento di avvicinarci alla Luce fatta carne, parola, croce per riconoscere noi stessi nel volto del nostro prossimo, liberi dall’ombra dell’egoismo, finalmente consapevoli di poter contare su questo Bambino venuto tra noi, per noi. Allora smetterà di essere il natale delle cose, il natale svenduto sugli scaffali dei supermercati e sarà davvero Natale. Natale dentro.


“ DALLA TERRA ALLA LUNA “

la FOTO

18 settembre 2010

Fotografie di Alberto Ghioldi

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la PAROLA DEL PARROCO

UN NATALE DI ACCOGLIENZA

1.Sono molto contento in questo Natale, perché possiamo dare una risposta a Maria e Giuseppe che bussano alla porta del nostro albergo per chiederci ospitalità. Fino ad ora abbiamo risposto che non c’era posto, adesso (speriamo col prossimo settembre 2011) la CASA DI ACCOGLIENZA “Il Cortile” del santuario aprirà le sue porte a quei bambini che, nati alla vita, non hanno trovato posto nel cuore delle famiglie che li hanno chiamati all’esistenza per dono di Dio. Il segno dell’accoglienza sia il segno del Natale! Accoglietevi gli uni gli altri come Cristo accolse voi (Romani 15). Facciamo di queste parole il nostro programma, non solo natalizio ma di vita, di famiglia, di comunità. Natale è l’esperienza di essere accolti da Cristo che nasce, per abbracciare sulla croce l’umanità intera. Chi non è accolto non sa accogliere. Noi cristiani, che andiamo in ogni Santa Messa alla scuola dell’accoglienza, perché poi non ci accogliamo gli uni gli altri?

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2.Ci sono delle famiglie nella nostra parrocchia, che si stanno esercitando ad aprire le braccia, per imparare ad accogliere i figli degli altri. Ci sono delle famiglie che desiderano vivere il vangelo della carità e vogliono fare della casa di accoglienza “Il cortile” un polo di attrazione per creare una rete di solidarietà tra famiglie. Oggi le povertà non sono solo fuori dalle mura di casa, ma sono soprattutto dentro. Una delle povertà che sta dilagando nelle nostre famiglie è la mancanza di educazione all’accoglienza. Oggi per diversi motivi si tirano su i figli pieni di paure, perché il mondo fuori casa è cattivo. Si fa fatica a educare all’attenzione del bisogno degli altri. Qui vorrei accennare alla grande opera dell’oratorio, che nella parrocchia è il faro che cerca di aiutare i genitori, i ragazzi, gli adolescenti e i giovani a pensare ed agire più per gli altri che

c’è il rischio di dare retta a simpatie e antipatie . Inoltre invidia e gelosia distruggono anche le opere più buone e qualche mente malata porta la zizzania della divisione anche nelle realtà più belle e sante. Stiamo attenti, vigiliamo, preghiamo il Signore, perché ogni gesto di amore e di accoglienza sia il più gratuito possibile.

per sé stessi. La realtà dell’oratorio è veramente impostata sull’accoglienza dei piccoli e delle famiglie. Sono molti gli sforzi che si stanno compiendo per educare i ragazzi a questa attenzione. Resta purtroppo il buco di non avere sufficienti figure adulte e capaci di relazionarsi coi ragazzi più difficili, disagiati e violenti. La casa di accoglienza, l’oratorio, la caritas parrocchiale e le infinite occasioni che la parrocchia offre, sono preziosi momenti per educarci a ciò che è il cuore del Natale: accogliere il Figlio di Dio, che continua a incarnarsi nella persona che ci domanda un favore, un aiuto. Se ci sono questi segnali positivi, occorre stare attenti, da parte di chi accoglie, a purificare sempre più la motivazione profonda per cui si compiono gesti di aiuto verso gli altri. C’è sempre in agguato la tentazione di trovare anche nel volontariato, un luogo di potere e non di servizio, un monopolio personale e non un’ occasione per lavorare insieme. Quando si lavora per gli altri

3.Ora guardiamo al portafoglio: la casa di accoglienza “Il Cortile” sta veramente diventando la casa di tutti. La parrocchia sta rispondendo egregiamente con offerte e contributi di tutti i tipi. Di questo sono ogni giorno meravigliato. Vorrei chiedere a tutti di aiutare ancora, magari coinvolgendo associazioni, fondazioni anche esterne a Guanzate. Vorrei fare qualche esempio di contribuiti avuti in questi mesi: i clienti di una palestra di Cadorago hanno fatto una colletta, donando una buona offerta; offerte sono pervenute da una famiglia che ha battezzato il bambino, chiedendo ai parenti di devolvere il valore dei regali per la casa di accoglienza; una famiglia ha fatto una cospicua offerta per la laurea della figlia; infine una famiglia, che ha ereditato una grossa casa da un parente, ha fatto una generosa oblazione... Di esempi così ce ne sono veramente tanti ogni giorno. Mancano all’appello più di 560.000 euro. Ce la faremo? Sono sicuro di Sì. Quando avremo la gioia di inaugurare la casa, tutti voi potrete con orgoglio dire: Se quel povero bambino ha trovato una casa accogliente, è merito anche della mia offerta, del mio sacrificio. 4.Ed ora buon Natale e buon anno a tutti, ricordandovi che il vostro parroco, tutte le mattine dell’anno, quando apre il breviario e si mette a pregare, offre quelle orazioni per tutto il suo gregge. Il parroco Don Mauro


SANTO NATALE:

lo SPECCHIO

L’AMORE DI DIO SCENDE IN NOI E DIVENTA NOSTRA VITA «Se mettiamo le nostre mani nelle mani del Bambino Gesù e rispondiamo con un SÌ al suo “SEGUIMI”, allora siamo suoi e libera è la via perché la sua vita divina possa riversarsi in noi». Lo ha lasciato scritto suor TERESA BENEDETTA DELLA CROCE (Edith Stein).

romani Asmonei con una torre che chiamò “Antonia” e ne rafforzò le fortificazioni. Tra le diverse qualità una importante gli mancò: non aveva cuore per nessuno. Morì a Gerico, consumato da una malattia orrenda. (da “I PERSONAGGI DELLA NATIVITÀ” di Bruno Maggioni - ediz. Ancora)

Quando venne la pienezza dei tempi, cioè quando giunse il tempo stabilito da Dio (Lettera ai Galati 4,4), il Signore mandò suo Figlio, nato da donna, perché ricevessimo l’adozione a figli mediante i doni dell’era messianica. Marco nel suo vangelo (1,14-15) dice che Gesù si recò nella Galilea predicando che il Regno di Dio era vicino e dicendo che il tempo era compiuto e l’attesa di Israele era finita. Sulla terra si compie il più grande evento della storia: Il VERBO SI FA CARNE E PONE LA SUA DIMORA IN MEZZO A NOI (Gv 1,14). È il santo NATALE. Ad iniziare la pagina più solenne e più dolce della storia, purtroppo, appare subito un uomo capace soprattutto di cattiveria violenta. Il suo nome era ERODE ANTIPA ma dai suoi cortigiani si faceva chiamare ERODE IL GRANDE. Fu re nella Palestina per 36 anni. Il senato di Roma tenne conto soprattutto delle sue capacità organizzative ma trascurò del tutto la sua umanità. Era violento al punto da fare uccidere tutte le persone che egli sospettava come minaccia al suo trono. Condannò a morte addirittura i suoi familiari e tutti sappiamo della strage degli Innocenti, i bambini di Betlemme, vittime della pazzia di Erode. È forse il personaggio più odiato del suo tempo. Era intento a tante attività. A Gerusalemme compì la restaurazione del Tempio con vero splendore; ingrandì la potenza dei

Ho ricordato Erode come il personaggio più lontano da tutta la meravigliosa vicenda del Natale, sentito da tutti come la Festa della fede e della speranza. BARTH, importante teologo, protestante Evangelico, scrive a proposito della nascita di Gesù che il fatto di non aver trovato posto nell’albergo non ha impedito al Salvatore di nascere in un luogo del tutto diverso dal previsto. Si tratta di una mangiatoia. Era evidentemente in una stalla o in qualche posto per il foraggiamento del bestiame, in un luogo per nulla confortevole per degli esseri umani. È in questo luogo oscuro che Gesù è nato, così come morirà in un luogo simile, ben più oscuro. Nella mangiatoia, accanto al bestiame,

il cielo si è aperto sulle tenebre della terra e Dio si è fatto uomo per essere tutto con noi e per noi. Là ci è stato donato questo nostro fratello: sì, proprio là questo è avvenuto. Benedetto Dio se esiste anche nella nostra vita un luogo dove Egli possa entrare senza chiedere permesso e senza rimanere fuori a bussare. Egli, che è nato in una stalla, sa benissimo che noi uomini viviamo tutti come poveri mendicanti, peccatori bisognosi di perdono, creature che cercano la speranza e la luce. Ora è là che Gesù Cristo viene ad abitare. A noi non sta altro che accoglierlo e dargli il “benvenuto”. Forse abbiamo vergogna di trovarci in questa povertà, in compagnia di un asino e di un bue? E’ proprio là che egli si mette al nostro fianco. A Nazareth è un Angelo che ci apre un grande panorama di luce. Il santo Natale comincia qui, con il solenne saluto con il quale l’Arcangelo chiama la Vergine Piena di Grazia. Al suo SÌ prende il via il grande progetto di Dio che rende incinta una vergine per intervento dello Spirito Santo. È tutta una meravigliosa storia di vita. Maria, appena dopo, va a fare visita a santa Elisabetta, sua parente, che l’Angelo aveva annunciato prossima a partorire un bambino santo. Sarà proprio Elisabetta a chiamare Maria BENEDETTA FRA TUTTE LE DONNE. È un canto di gioia come quello che cantavano le nostre guanzatesi di un tempo quando veniva loro spontaneo, tornando dalla giornata di faticoso lavoro al Cotonificio, cantare, prossime al Natale, più volte e insieme il “TU SCENDI DALLE STELLE” con l’entusiasmo di giovanissime che ancora il Natale lo sentivano non per i regali (che non c’erano), ma per la fede che rendeva l’animo felice. Amavano Gesù che a loro donava

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gioia più che ora le banalità che colorano tante feste vuote e noiose. È NATALE e Dio lo rende noto al mondo per mezzo di un Coro di Angeli, il nome dei quali significa “messaggeri”. Sono moltissimi gli interventi di questi messaggeri i nei giorni misteriosi di Betlemme. Iniziano con il dialogo dell’arcangelo san GABRIELE con il sacerdote Zaccaria nel tempio di Gerusalemme per annunciargli la nascita del figlio Giovanni Battista (Luca 1,11-20). Segue quasi subito l’incontro con la Vergine Maria di Nazareth: a lei Gabriele annuncia il mistero della Incarnazione e della sua divina maternità. Più avanti l’apparizione dell’Angelo a Giuseppe, sposo di Maria e futuro padre putativo di

Gesù. Dobbiamo ricordare ancora i Cori degli Angeli che rivelano la LUCE DELLA NASCITA DI GESÙ e rivelano ai MAGI la via più sicura per il loro ritorno in Oriente. In una sua biografia storico-romanzata (J.M. VERNET, “TU GIUSEPPE”, ediz. Montedit) è interessante seguire da vicino le giornate del Padre Putativo di Gesù la cui esperienza viveva incrociata ormai con la vicenda misteriosa e santa di Maria di Nazareth. Ricorda GIUSEPPE: «Era la sera del parto ed io andai verso la porta [della grotta]. Mi parve di vedere una grande luminaria e che in un certo punto del cielo brillasse una stella meravigliosa. Sentivo delle melodie e, a terra, vedevo un muoversi di pastori illuminati da

quello splendore. Spinto sempre più dall’ansia, tornai alla grotta. Quando aprii la porta per entrare – ancora ne provo l’emozione - sentii dall’interno un tenero vagito di neonato. “È nato!” esclamai. “È nato, è nato nostro figlio!”. Entrai subito. Chiusi bene la porta e vidi Maria con un bambino sulle braccia. Mi chinai istintivamente. Mi inginocchiai per vederlo più da vicino». Questa Grotta ora é un Paradiso. Lodiamo il Signore, datore di ogni bene, di ogni gioia, di ogni vita. L’atteso di Israele era nato. L’Annunziato dai profeti era ormai una realtà. don Luigi

IL CASSETTO DELLE STRINGHE COLORATE (Seconda parte)

Riassunto della puntata precedente. Un gruppo di stringhe colorate, guidate da Rosaria “la stringa solitaria”, esce dal cassetto dove ha vissuto per anni. Giunte all’aperto le stringhe trovano un grande albero spoglio. Alcune di loro vengono trasportate dal vento sui rami, dove scoprono che si gode di uno splendido panorama. Le compagne vorrebbero seguirle, ma sono frenate dal timore di essere sparpagliate da una nuova folata e non riuscire più a ritrovarsi.

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Silenzio, che silenzio! Nessuno aveva pensato a una cosa del genere. No, non era possibile, non potevano separarsi. Volevano stare insieme. La regina aveva ragione. “Che cosa dobbiamo fare, allora?”. La regina rimase in silenzio, pensierosa, grattandosi il mento (si fa per dire, perché il mento le stringhe non ce l’hanno! E neanche le mani, per la verità !). Poi disse: “Scendiamo, poi ci prendiamo per mano e rientriamo nel cassetto e…”. Ma l’albero la interruppe: “No, ti prego, regina, non subito, restate ancora un poco! Mi hanno detto i miei amici merli che

sono bellissimo vestito di stringhe! Restate ancora un poco, per favore”. “Ma, albero”, fece la regina, “e se il vento ci porta via?”. “Non vi preoccupate, i merli al mio segnale vi cercheranno e vi riporteranno tutte qui”. “Quand’è così, amico albero, resteremo un po’ e ci divertiremo con te”. Le stringhe incominciarono a strillare di gioia, a fare le capriole attorcigliandosi attorno ai rami, a dondolarsi come su un’altalena, mentre l’albero rideva, dicendo: “Ah, ah, mi fate il solletico, mi fate il solletico!”. Il vento ascoltava divertito e ogni tanto faceva una soffiatina, così, tanto per fare un dispettuccio e sentirle strillare mentre cadevano a terra: “Ehi, tu, vento birbone, sta’ buono, lasciaci giocare!” sbuffava l’albero. “Ma voglio giocare anch’io!” replicava il vento. Intanto, uno, due, tre merli si precipitavano a raccogliere la stringa caduta e finivano per scontrarsi. “Ahi!”, facevano tutti insieme, “La

testa!!”. Fu un pomeriggio memorabile, fino a quando arrivò la padrona. Vide l’albero vestito di stringhe e incominciò a ridere. Rise, rise, rise così tanto che le mancò il respiro e si sentì male. I merli andarono a bussare alla finestra del dottore che arrivò subito e la fece ricoverare all’ospedale, ma lei volle che portassero anche le stringhe e i corvi. L’albero, naturalmente, non poteva muoversi. Si sistemarono tutti per benino nella stanza e , non ci crederete, adesso sono ancora là. La padrona è tornata a casa guarita, ma loro sono rimasti in quel giardino d’ospedale, per la felicità dei bambini che vanno e vengono in quelle stanze e che, guardando le stringhe colorate che giocano sui rami degli alberi coi merli, dimenticano le cose tristi e si sentono felici. R.M.G. Presentiamo  questa favola per gentile  concessione dell’Ass. Stringhe colorate che l’ha di recente pubblicata nel volume  “I racconti del buonumore”.


...CHE

CORSO!

LENTE d’INGRANDIMENTO

Noi ci siamo conosciuti poco tempo fa alla fermata dell’autobus”, “Noi invece ci conosciamo praticamente da quando siamo nati” “Noi conviviamo da due anni”, “Noi viviamo ciascuno ancora con i nostri genitori” “Io ho 23 anni”, “Io ne ho 42” “Io arrivo da Milano”, Io dalla Svizzera”, “Noi veniamo entrambi da Guanzate” “Io vado a Messa tutte le domeniche”, “Noi non frequentiamo la Chiesa dalla Cresima” “Noi ci sposeremo a Dicembre”, “Noi non abbiamo ancora deciso se sposarci oppure no”… L’eterogeneità del gruppo è evidente sin dalle prime presentazioni e immediatamente mi incuriosisce l’idea di

all’incontro. È proprio questo invito a confrontarsi e ad uniformarsi, a livello di coppia, su questi aspetti così fondamentali, a determinare il successo di questo percorso. Infatti, se non si è allineati, almeno teoricamente, sui concetti principali, come è possibile esserlo concretamente?” Don Mauro, nostro principale faro, non è solo: quattro angeli, infatti, ci accompagnano in questo percorso di crescita. Gabriella, Emanuele, Franca e Giuseppe ci accolgono con i nostri limiti e le nostre difficoltà e, mettendo a nudo la propria esperienza di coppia, rispondono a tutte le nostre domande, curiosità, dubbi, aiutandoci così a comprendere come declinare concretamente nella nostra vita ciò che abbiamo affrontato poco prima a livello teorico. La loro presenza ci rassicura molto poiché rappresenta un esempio

Don Mauro insieme alle coppie di fidanzati partecipanti al corso

Don Mauro e il gruppo delle coppie con figli o già sposate civilmente

come il nostro Don abbia pensato di strutturare il corso e la comunicazione, tenendo conto di esperienze così diverse, e soddisfacendo le esigenze personali di tutti. Ma l’atmosfera è così positiva che tutti i dubbi scompaiono in pochi minuti! Principalmente, il corso dei fidanzati vuole creare consapevolezza sul significato del matrimonio cristiano; il tema è affrontato con delicatezza e nello stesso tempo con determinazione: più volte ci viene ricordato che il matrimonio cristiano è per SEMPRE! Sfruttando le competenze professionali specifiche delle persone che di volta in volta intervengono agli incontri, ci sono proposti elementi e criteri di riflessione che abbiamo l’opportunità di condividere in gruppo, per poi continuare privatamente all’interno della coppia nei giorni successivi

di come, supportati dalla fede cristiana, le difficoltà possano essere effettivamente superate. Giuseppe, al primo incontro ha dichiarato: “Non ci crederete, ma l’anno scorso è successo che al termine degli incontri qualcuno ha detto: E’ un peccato che il corso sia finito! E adesso cosa facciamo il sabato sera?”. Ci avete presi per mano, e per 10 settimane, ci avete accompagnato in questo percorso fatto di fede, principi, ed umanità. Ora, è arrivato per noi il tempo di consolidare tutto ciò che è stato condiviso, ma tutti sappiamo che voi siete lì a ricordarci, con la vostra presenza, che il Signore ci sarà di sostegno. Vi siamo già riconoscenti! Una coppia di fidanzati partecipanti

CAMPAGNA ABBONAMENTO 2011 … un anno da “Vivere Insieme”…

Caro parrocchiano, caro amico del “bollettino”, se non ha ancora provveduto al rinnovo dell’abbonamento annuale a “Vivere Insieme” le ricordiamo che è possibile effettuarlo:  in chiesa parrocchiale presso il Banco della Buona Stampa  in chiesa parrocchiale con busta chiusa nella cassetta delle offerte natalizie  attraverso versamento su conto corrente postale n. 23313463 intestato a: Parrocchia S. Maria Assunta – p.za S. Cristoforo, 2 – 22070 Guanzate (CO). Grazie per il suo sostegno alla Parrocchia e a questo nostro strumento di comunicazione e comunione! TARIFFE PER L’ANNO 2011 Ordinario: € 10,00 Sostenitore: € 20,00 Benefattore: € 50,00 Benemerito: € 100,00 Abbonamento via posta: € 30,00

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a MARIA

A MARIA… IN MARIA… CON MARIA… PER MARIA…

Devozione a Gesù Bambino Fior fiore di grandi Santi non hanno mai fatto mistero della loro particolare devozione al Bambino Gesù e di come la Madonna abbia fatto sapere loro di essere tanto contenta, felice, gioiosa nel vederli impegnati a promuovere questa bella devozione. Prendiamoci anche noi questo impegno. Cominciamo dalle nostre famiglie, i parenti, gli amici. Riprendiamo il tradizionale fervore per i presepi in ogni casa e le letterine a Gesù Bambino. Sono utili strumenti non solo per i bambini, ma per tutti coloro che si riconoscono “piccoli nella fede” e desiderano crescere, ogni anno, un po’ di più. I Santi, anche in età adulta, mantennero vive queste belle tradizioni, lettere a Gesù Bambino comprese, affermando che Gesù Bambino è vero Dio: il Bambino Gesù, nato dalla Beata Vergine Maria di Nazareth, può tutto. Il presepe, poi, ci aiuta a guardare tutti con gli occhi pieni di Amore. Il presepe ci aiuta a guardare Comunità e Chiesa con occhi pieni di stupore e Amore. Il presepe ci aiuta a guardare Gesù con gli occhi di Maria. Il presepe ci aiuta a desiderare di farci presepe. Il primo presepe vivente Il primo presepe vivente risale al tempo di s. Francesco, nell’anno 1223. La tradizione afferma che, anni prima, la mamma di S. Francesco era stata in travaglio per il parto e aveva avuto gravi difficoltà. Su consiglio di un povero mendicante che proprio allora aveva bussato alla porta per chiedere l’elemosina si era fatta portare in stalla e lì aveva partorito senza difficoltà. Forse anche per questo avvenimento all’inizio della sua vita san Francesco

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mangiatoia…”. La mangiatoia in cui fu adagiato il Bambino Gesù fu portata dall’oriente e collocata nella Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma. Per questa ragione, per qualche secolo, questo tempio mariano veniva chiamato anche Santa Maria del Presepio. Presepe in Santuario

ebbe sempre una particolare devozione verso il Bambino Gesù tanto da desiderare di vedere, un giorno, riprodotta dal vivo, la scena della grotta di Betlemme. Affinché non fosse considerata una leggera rappresentazione pensò di chiedere prima l’autorizzazione nientemeno che al Papa. Ottenuta la licenza costruì una capanna, dispose tutto e, pieno di fede, chiese al Signore di pensare Lui stesso al Bambino. Il Signore esaudì San Francesco e un bambino in carne ed ossa, vero, vivo, comparve sulla paglia. La notizia del prodigio si sparse immediatamente. Accorse tanta, tanta gente e molti vollero portare a casa almeno un filo della paglia dove era adagiato il Bambino. Si ebbe così notizia che vi furono molte guarigioni di malati, sanati dopo aver messo, con fede, il filo di paglia sulla parte del corpo sofferente. La mangiatoia di Betlemme è a Roma Nel Vangelo di Luca, al capitolo 2 versetto 16, si legge: “Andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che giaceva nella

Anche questo anno 2010 nel nostro Santuario è stato allestito un grande presepe che richiama numerosi pellegrini e visitatori dai paesi vicini e lontani. È sicuramente una provvidenziale occasione per soffermarsi in preghiera e meditare sul mistero della Incarnazione e sul prodigioso stupore del S. Natale che riempie la terra e i cuori di gioia. Sia soprattutto per noi guanzatesi una speciale opportunità per andare, ancora una volta, e dire il nostro GRAZIE alla Beata Vergine di San Lorenzo per il Suo sì alla Volontà di Dio, per la protezione, per l’aiuto, per il bene e le grazie ricevute attraverso la Sua materna intercessione. La Beata Vergine di San Lorenzo ci accompagni sempre. Auguri di un Natale SANTO Ogni anno il S. Natale è una conferma che stiamo vivendo tappe della nostra vita che fanno parte di un meraviglioso progetto di Dio su di noi. In attesa che questo si realizzi pienamente, totalmente, lasciamoci ancora una volta stupire dalla Solennità del Santo Natale così da esclamare anche noi: “Abbiamo contemplato, o Dio, le meraviglie del Tuo Amore”. CRISTO nasca in noi, e noi in CRISTO. Auguri a tutti! diacono Piero


BIOETICA A CONVEGNO

Alla fine di ottobre si è tenuto a Rovereto un convegno di bioetica organizzato da un team di prestigiose associazioni ma, purtroppo, con l’assenza dei medici, che sono fra i principali interessati a questo genere di argomenti. A chiusura del convegno, un ospite illustre: Beppino Englaro. Il presidente dell’Ordine dei Medici, dr. Giuseppe Zamiani, ha fatto sentire la voce dell’associazione, lamentandone l’assenza e sostenendo che il medico, in quanto normalmente presente alla nascita e alla morte degli esseri umani, è il più qualificato a prendere parte ai dibattiti, soprattutto quando si parla di terapie alternative, come le cure palliative. Terapie ormai universalmente accettate sia in campo laico che in campo confessionale. A Rovereto e in tante altre città italiane esistono team che forniscono una seria alternativa e un approccio etico al fine-vita, accompagnando il malato terminale al compimento dell’ultimo atto del suo percorso esistenziale. In genere questo team si prende cura non solo del malato, ma anche dei suoi familiari e unisce alle competenze infermieristiche anche conoscenze psicologiche e puramente umane. Molti sono gli studi in materia e tutti concordano nell’affermare che il nucleo familiare esce rafforzato dall’accompagnamento alla morte di un congiunto allo stadio terminale. Se questi viene opportunamente preparato ad accettare la morte, anche la famiglia può instaurare

al suo interno un clima di giusta e, spesso, di affettuosa e commovente complicità. Queste sono le argomentazioni portate dal prof. Zumiani che trovano conferma nelle parole del Papa, in particolare nel messaggio che ha inviato ai partecipanti alla XXV Conferenza Internazionale sul tema “Caritas in Veritate – Per una cura della salute equa e umana”, promossa dal Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, svoltosi nel mese di novembre del 2010. Egli ricorda che “i valori etici fondamentali sono patrimonio comune della moralità universale e base della convivenza democratica”, e auspica un modello di sviluppo “fondato sulla centralità dell’essere umano”. Ancora una volta, il Papa ci invita a guardare il mondo ed i suoi problemi “con lo sguardo del Creatore che è sguardo d’amore” anche quando questo significa andare controcorrente, “perché nella società si diffondono idee di senso opposto”. Come si vede, i convegni e le diatribe in materia di bioetica si susseguono in varie parti del mondo, soprattutto occidentale, ma le linee guida della morale che si ispira al Vangelo non vengono in alcun modo modificate.

per la VITA

In occasione del Santo Natale a nome dell’Associazione Scienza e Vita, gruppo locale Bassa Comasca, vorrei esprimere a tutti i lettori – e in particolare ai malati e sofferenti – il nostro più sincero augurio di vivere questa festa in serenità e gioia con i propri cari, senza perdere mai la Speranza. Il natale di Gesù è l’unica vera risposta a chi attenta alla Vita in ogni sua forma ed in ogni modo, dal semplice atto di violenza alla ben più grave ed insidiosa campagna ideologica e mistificatrice che in nome delle libertà individuali vuole ridurre la Vita a semplice oggetto di cui poter disporre. Il Natale ci ricorda che La Vita è un dono e l’Uomo ne è semplice custode. Il Creatore si fa creatura: quale migliore spot pubblicitario a favore della Vita!

A cura di SCIENZA & VITA BASSA COMASCA (R.M.G,) Gruppo locale Bassa Comasca scienzaevita_co@yahoo.it www.scienzaevita.org

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a PROPOSITO di...

Tappe di un cammino Dopo aver parlato, negli articoli precedenti, della figura del Diacono, oggi vorrei soffermarmi sulle tappe che compongono questo percorso che dura parecchi anni. Tutto ha inizio con l’accettare l’invito di un’altra persona (per molti è stato il Parroco) o dando risposta ad un richiamo interiore a considerare l’opportunità di questa scelta. È semplicemente così che si intraprende il cammino di discernimento e di formazione verso il Diaconato. Un cammino che prevede tre fasi ben distinte: una prima fase di presentazione e di conoscenza degli aspiranti, che durerà almeno un anno; una seconda fase che, compiuto un primo discernimento, avvia il percorso verso il Ministero, con il biennio propedeutico di spiritualità; una terza fase che abbraccia il triennio di formazione vera e propria, che è scandita dal conferimento dei ministeri istituiti (Lettorato e Accolitato) e che culmina nell’Ordinazione Diaconale. Ad accompagnare gli aspiranti e candidati al ministero è il Rettore per la Formazione, coadiuvato da una Equipe per la Formazione composta da: Assistenti per il primo contatto e orientamento; Responsabile degli studi; Accompagnatori. Prima Fase La decisione di intraprendere l’itinerario della formazione diaconale può avvenire o per iniziativa personale o per esplicita proposta della comunità. A nome della comunità, è il parroco che deve presentare al Vescovo l’aspirante al Diaconato. La decisione di avviarlo al biennio propedeutico verrà presa in seno all’Equipe di Formazione, la quale esaminerà i singoli profili degli aspiranti, sulla base della presentazione

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A PROPOSITO DI... DIACONATO PERMANENTE da parte dei responsabili del primo contatto. In questa fase ci sarà un incontro con il Responsabile degli Studi per valutare la disposizione agli studi teologici.

Terza Fase Nella terza fase il candidato sarà motivato a misurarsi sempre più concretamente con una preparazione personalizzata, in vista di quel servizio particolare a cui la propria storia, la propria personalità e il bene della comunità lo avranno progressivamente orientato. Nel corso del triennio si procede alla istituzione dei Ministeri del Lettorato e dell’Accolitato. Il primo anno si configurerà come l’anno della Parola di Dio (Lettorato). Il secondo come l’anno dell’Eucaristia (Accolitato). Il terzo anno come l’anno della carità diaconale (Diaconato). Al termine del triennio di formazione si arriverà al discernimento definitivo.

Seconda Fase Il biennio mantiene la caratteristica di un periodo di discernimento ed ha come obiettivo quello di accompagnare l’aspirante verso una motivata e stabile ammissione tra i candidati al Diaconato. Poiché il rito di ammissione rappresenta un momento molto importante nell’itinerario formativo, il biennio che vi conduce sarà caratterizzato da un’intensa esperienza spirituale. Il cammino formativo in questa seconda fase si caratterizza per alcune richieste precise: • la partecipazione assidua a specifici incontri e ritiri formativi, che si terranno per lo più nei giorni di domenica. • l’accompagnamento di un direttore spirituale • un itinerario di studi teologici concordato con il Responsabile per gli Studi Il biennio si conclude con l’Ammissione dei candidati al Diaconato, che viene decisa, oltre che celebrata liturgicamente, dall’Arcivescovo stesso.

La decisione di ammettere all’ordinazione spetta da ultimo al Vescovo. Essa è preceduta da alcune procedure: • nel caso del candidato sposato, il consenso della moglie; • una documentazione scritta e una valutazione sull’iter culturale compiuto, a cura del Responsabile degli Studi; • il parere favorevole del direttore spirituale; • la valutazione complessiva del Rettore per la Formazione Diaconale; • il parere della Commissione Arcivescovile De promovendis ad ordines. Ho riassunto brevemente e a grandi linee le tappe che conducono all’Ordinazione Diaconale per rendere visibile un percorso che molti non conoscono, ma anche con la speranza di invitare chiunque fosse interessato a contattarmi per saperne di più.

Giambattista Sordelli


I VANGELI DELL’INFANZIA:

PRIMO PIANO

Storie, Storia, Storia sacra?

Brevi spunti in seguito all’incontro con don Franco Manzi “Quanto è credibile quello che crediamo?”. Una domanda quasi inevitabile, questa; un interrogativo che, scuotendo le nostre coscienze, ha il difetto di farci barcollare ma ha anche il pregio di costringerci a verificare quanto solido sia il nostro sostegno.

per dei testi che si propongono di parlare della Parola che si fa carne, di Dio che entra nella Storia degli uomini! Come un testo storico, allora? No, per quanto gli evangelisti parlino anche di fatti storici (il regno di Erode, il Censimento…) o storicamente verosimili (i Magi, la Stella…).

Nell’incontro tenutosi in oratorio martedì 30 novembre (mentre all’esterno nevicava, nevicava, nevicava) don Franco Manzi, docente presso la Facoltà Teologica a Milano e il Seminario di Venegono, ha cercato di chiarire le idee dei presenti a proposito dei vangeli dell’Infanzia. In particolare, escludendo i vangeli apocrifi, il relatore si è concentrato su quanto gli evangelisti Matteo e Luca raccontano partendo dall’annuncio della nascita del Battista per arrivare alla discussione tra Gesù dodicenne e i dottori del Tempio.

La definizione data da don Manzi per definire i vangeli dell’Infanzia è stata: attestazioni di fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, morto e risorto, nostro Salvatore.

Leggenda? Storia? Teologia? Come considerare questi racconti? Come una leggenda priva di fondamento reale ma immaginifica e pittoresca, fonte secolare di ispirazione per gli artisti e di meraviglia per i bambini? No, è chiaro. Con tutta la loro poesia i vangeli dell’Infanzia non sono vangeli per l’infanzia! Vanno dunque considerati come un mito o una teoria teologica dal significato profondo ma privi del supporto dei fatti? Sarebbe ben strano

Storia e fede pasquale Le prime comunità cristiane sono nate dall’annuncio della Passione, Morte e Risurrezione del Signore. Solo in un secondo tempo si è indagato su altri momenti della vita di Gesù: si erano poste altre questioni, nuove domande a cui si è cercato di rispondere alla

luce del mistero pasquale. Il fatto storico (fondato!) viene riletto dall’evangelista con gli occhi di chi conosce l’attesa secolare di Israele (queste pagine sono piene di riferimenti, più o meno evidenti, all’Antico testamento) e conosce l’annuncio della Risurrezione. Così Matteo e Luca hanno tessuto i loro racconti attingendo dalle memorie della Chiesa primitiva, ciascuno dei due seguendo un disegno proprio (così si spiegano alcune discordanze) ma concordando sull’essenziale: l’Incarnazione del Figlio di Dio in Maria Vergine per opera dello Spirito Santo. La storicità delle coordinate temporali; l’attendibilità del contesto culturale e persino di alcuni elementi quasi fiabeschi; la ricorrenza di particolari con significati teologici ben precisi (e che conducono appunto all’annuncio pasquale!): tutto è mescolato insieme dagli evangelisti, tutto contribuisce a costruire una riflessione sulla fede a partire dalla Rivelazione che si incarna nella Storia. Don Manzi (che avremo modo di ritrovare in Quaresima per gli esercizi spirituali) ha sostenuto che per leggere correttamente i vangeli dell’Infanzia occorrono gli “occhiali” giusti: quelli dell’annuncio pasquale. Già nel Natale ci è annunciato il mistero della Pasqua. Andrea Fusi

RINGRAZIAMENTO Ormai a due mesi dalla Festa del Santuario cogliamo l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita della manifestazione popolare: chi ha prestato il proprio lavoro in diversi ambiti; chi ha fatto la sua parte… a tavola; chi ha intrattenuto i bambini coi giochi… quanti, insomma, sono intervenuti. Grazie alla partecipazione di tutti ci è stato possibile offrire un aiuto economico ai nostri missionari suor Virginia, suor Giulia e fratel Marco; contribuire alla sistemazione del Portico del Santuario; offrire un nostro contributo per “Il Cortile” che sta sorgendo. gli Amici del Santuario

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la PERLA nel CAMPO

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la PERLA nel CAMPO

ADORAZIONE DEI MAGI (1423) GALLERIA DEGLI UFFIZI, FIRENZE Biografia dell’Autore e lettura dell’Opera Biografia

L’Adorazione dei Magi

Gentile da Fabriano nacque intorno al 1370, in una agiata famiglia mercantile. Scarse sono le notizie circa la sua formazione artistica come pure le opere giunte fino a noi, malgrado il notevolissimo successo ottenuto in vita. Fu a Venezia dove, tra il 1400 ed il 1410, realizzò il Polittico di Valle Romita per la chiesa del convento dei Minori Osservanti in Val di Sasso, ammirato perfino da Raffaello. Fu poi a Brescia, Siena, Firenze, nel 1420, per dipingere l’Adorazione dei Magi per la cappella Strozzi nella chiesa della Santa Trinità. Seguirono poi Orvieto e Roma dove giunse, intorno al 1427, per la decorazione di San Giovanni in Laterano e di alcuni affreschi, destinati poi ad essere conclusi da Pisanello. Infatti, in data 14 ottobre 1427, Gentile veniva ricordato come già morto. Venne sepolto nella chiesa di Santa Maria Nova, odierna Santa Francesca Romana; la sua tomba è anch’essa scomparsa.

L’opera, commissionata nel 1420, per l’altare della Cappella della ricca famiglia Strozzi, fu portata a compimento tre anni più tardi e l’artista ricevette un compenso di 150 fiorini. Gentile realizzò un scena grandiosa, dai molteplici focolai d’azione, arricchiti da una miriade di dettagli naturalistici e di costume, che portano l’occhio dello spettatore a spostarsi da un particolare all’altro. Grande è la profusione di applicazioni in oro e argento, in foglie sottilissime, poi incise a mano libera, punzonate o coperte da leggere velature, per creare un effetto di luce diffusa. Altre volte sono ottenuti effetti a rilievo tramite l’applicazione in “pastiglia” (gesso e colla) rivestita d’oro e di pigmenti.

Gentile da Fabriano

La pala, incorniciata da una ricca struttura lignea dorata che mescola il gotico senese al rinascimento fiorentino, racconta tutto il cammino dei tre saggi orientali che seguirono la stella cometa per giungere al cospetto di Gesù Bambino. La narrazione ha inizio nelle tre lunette, da sinistra, dove si vedono i tre Magi, vestiti d’oro, che vedono la stella cometa dall’alto del monte Vettore, raffigurato come una rupe a picco sul mare; subito il corteo si mette in moto ed arriva, nella lunetta centrale, nei pressi della città di Gerusalemme, dipinta in un paesaggio incantato di campi coltivati e boschetti fioriti; infine si vede l’entrata nella città. Il corteo riappare quindi da destra ed occupa tutta la metà inferiore del dipinto. A sinistra, si trova il punto di arrivo: la grotta della Natività. Davanti al Bambino si stanno inginocchiando i tre Magi rappresentati nelle tre età dell’uomo:

giovinezza, maturità e vecchiaia. I loro vestiti sono di incredibile sfarzo, con broccati d’oro finemente arabescati, copricapi sfavillanti e cinture con borchie preziose, ottenute a rilievo tramite punzonature e applicazioni. Dietro di loro, in posizione centrale, si trovano due personaggi ben in evidenza: l’uomo col falcone in mano è il committente Palla Strozzi, mentre quello accanto a lui, che guarda verso lo spettatore, è probabilmente il suo figlio primogenito Lorenzo. La parte superiore del polittico, a tre cuspidi, vede in quella di sinistra l’Angelo annunciante (nel tondo) e i profeti Ezechiele e Michea. In quella centrale, il Salvatore benedicente (nel tondo), Mosè e il Re Davide Nella cuspide di destra si scorge l’Annunciazione (nel tondo) e i profeti Baruch e Isaia. La parte inferiore (predella) è composta da tre scomparti rettangolari, che mostrano (da sinistra) la Natività, la Fuga in Egitto e la copia della Presentazione al Tempio (l’originale è di proprietà del Louvre dal XIX secolo). I pilastrini sono decorati da fessure in stile gotico in cui sono rappresentati vari fiori e piante. Per meglio rendere l’effetto di realismo, l’artista dipinse spesso foglioline e qualche infiorescenza direttamente sulla cornice, come se sporgessero dai trafori, secondo uno schema altamente illusionistico. a cura di Claudio Balestrini

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PRIMO PIANO

TRA LE NEVI DELLA SIBERIA DA GUANZATE ALLA SIBERIA PER INCONTRARE PADRE CORRADO TRABUCCHI, FRATE MINORE, DIRETTORE DELLA SCUOLA FRANCESCANA CATTOLICA ‘NATALE DEL SIGNORE’.

Padre Corrado, ciao! Cosa fa un missionario come te in Siberia? Servo la diocesi della Trasfigurazione a Novosibirsk. Aiuto il vescovo, Mons. Joseph Werth a cercare, radunare e servire i cattolici di origine tedesca, ucraina, polacca e lituana, frutto delle deportazioni staliniane. Aiutaci a capire meglio… La Russia per settant’anni ha pensato di essere l’unica, la sola ricca e capace di dominare il mondo. Si esaltava talmente l’idea “Russia” da farla diventare idolatria. Il pensiero e la pratica dell’ateismo, imposto a tutti i livelli, hanno creato un tipo di uomo dal cui cuore è stato tolto e distrutto l’amore. Crollata l’ideologia comunista molti si stanno come svegliando da un lungo letargo e cercano con cuore inquieto la verità per ricreare la propria vita e darle un senso. Davanti a tale situazione la Chiesa -sia l’Ortodossa che la Cattolica- deve impegnarsi a portare la luce della fede e la gioia della speranza.

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Sappiamo che in Russia la prima religione è quella cristianoortodossa. Si riesce a dialogare? Sì, anche se non abbiamo ancora un contatto forte e stabile. Per questo occorre tempo. Il mio compito qui, come dicevo, è di servire i cattolici e di presentare le peculiarità della nostra fede alla Chiesa sorella, ma anche di incontrarLa e di ammirarLa quando prega nella Divina Liturgia.

di resina la casa per accogliere il Figlio di Dio nato da una Vergine. Oggi, del Natale, l’aspetto commerciale prende il sopravvento su quello più autenticamente religioso ma, con la riapertura delle Chiese e le nuove leggi sulla libertà religiosa, sta pian piano germogliando “la radice” che non è mai morta. Come si inserisce la realtà della scuola cattolica francescana nel contesto che ci hai descritto? A Novosibirsk la Fraternità francescana ha dato inizio alla prima scuola cattolica sorta in Russia:è una sfida che si basa sull’intervento della Divina Provvidenza e sull’aiuto dei cristiani di buona volontà. Anche se l’iniziativa è di matrice cattolica, si nutre di spirito ecumenico, nella convinzione che bisogna partire dai più piccoli per formare le future generazioni in grado di costruire una nuova Russia, cristiana e libera di poter esprimere la propria fede. Ci stiamo avvicinando al Santo Natale. Come viene considerato questo giorno di festa? Il comunismo ha fatto di tutto per privare le festività del loro significato cristiano:il Natale non veniva riconosciuto. Non solo:per la loro fede, i credenti venivano uccisi nei lagher. E’al capodanno, invece,che ha attribuito grande importanza. Gli stessi alberi venduti agli angoli delle strade hanno assunto il valore “dell’albero di capodanno”, svuotandosi del simbolo della vita nuova, che serve a profumare

Natale occidentale e orientale. Il primo il 25 dicembre; il secondo tredici giorni dopo, il 7 gennaio. Come mai questa differenza? Il calendario religioso è diverso:i cattolici di rito latino usano il calendario Gregoriano, aggiornato sui livelli astronomici “recenti”,mentre gli ortodossi usano il più antico calendario Giuliano. Alla scuola cattolica ‘Natale del Signore’ festeggiamo entrambi i Natali.

I bambini della scuola come si preparano e festeggiano il Natale? Ci prepariamo con il tempo di Avvento, che qui si chiama il digiuno di Natale, simile alla Quaresima. Per tutto questo periodo i bambini si dedicano alla costruzione del presepio nelle classi. “Un presepio fatto bene vale più di una grande predica”: racconta in modo semplice, con immagini suggestive e simboliche l’incontro tra Dio e l’uomo. Viene poi preparata una rappresentazione natalizia per la festa della scuola e un piccolo concerto nella nostra chiesetta per il vescovo e i parrocchiani il giorno di Natale.


Cosa distingue il Natale ortodosso, oltre alla particolarità della data? L’oriente ortodosso è più liturgico, più contemplativo. Gli ortodossi vivono la vigilia a casa, radunando la famiglia attorno ad una cena povera dove si legge il Vangelo e si cantano inni di Natale. Non c’è la tradizione del presepe, ma fuori dalle Chiese viene preparata nella neve una grotta dove si pone l’Icona del Natale. Quest’ultima rappresenta il compendio dei misteri della nostra Fede:l’Incarnazione, la Morte e la Risurrezione. Al centro dell’Icona infatti, vi è una grotta buia, dove giace una donna, un bambinouomo avvolto nei panni della morte e la culla come sepolcro. A destra e a sinistra i pastori, gli angeli, i re magi

che adorano. Dall’alto scende un raggio che penetra il buio della grotta. In basso, il tempo vecchio lascia il posto all’oggi di Dio. L’Icona viene baciata, incensata, contemplata… Alberi, presepi, icone: tutti simboli che si incrociano sulle frontiere geografiche e confessionali. Il centro è Betlemme di Giudea…L’altro centro è il cuore dell’uomo. La sintesi liturgica è la Santa Messa di Natale.

Padre Corrado, grazie! Grazie per averci dato la possibilità di conoscere qualcosa in più di un popolo, quello russo, che tu tanto ami. La notte di Natale, nella tua Siberia, le campane suoneranno a festa sei ore prima rispetto alle nostre, ma i loro rintocchi si susseguiranno, nazione dopo nazione, città dopo città, paese dopo paese, fino ad arrivare a noi. Le distanze allora si annulleranno e insieme, davanti a un presepe, canteremo: “Gloria a Dio in cielo, e pace in terra agli uomini che Egli ama”.

(A cura di Sabrina Galli)

BUON COMPLEANNO DON MAURO!

Le foto della festa in oratorio del 13 novembre 2010

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PRIMO PIANO

QUANDO IL FIGLIO DELL’UOMO TORNERÀ, TROVERÀ ANCORA LA FEDE SULLA TERRA?

Nell'indifferenza delle autorità musulmane locali, delle organizzazioni internazionali e dei movimenti pacifisti, si sta svolgendo, in Iraq, in Medio Oriente e in alcuni Paesi islamici dell’Africa quello che può essere chiamato un vero e proprio sterminio dei cristiani. Un massacro condotto con crudele precisione e spietata determinazione: una feroce, sanguinosa ed ingiustificata caccia all’uomo che ha come obiettivo l’eliminazione fisica dei cristiani, vale a dire di una comunità antica e pacifica. Ciò che inquieta ancor più è che il tutto sta avvenendo nel “silenzio assordante” della comunità internazionale e dei principali mezzi di comunicazione. Sembra quasi che il massacro di cristiani non faccia notizia o sia un avvenimento a cui dobbiamo abituarci.

Il 24 ottobre si è chiuso a Roma il Sinodo per il Medio Oriente, anche questo passato sotto silenzio se non per una pretestuosa polemica sollevata in base allo stralcio di una affermazione di un vescovo al di fuori del contesto dell’intero discorso. I vescovi del Medio Oriente si sono fatti portavoce del grido di dolore delle popolazioni cristiane di quell’area

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costretti a vivere nella paura, nella discriminazione economica e sociale e, spesso, costretti a fuggire dalle loro case e dalle loro terre ed emigrare in terra straniera. Domenica 21 novembre, i Vescovi italiani ci hanno invitato a pregare per i cristiani dell’Iraq, «che soffrono la tremenda prova della testimonianza cruenta della fedeIi.”

sua direzione definitiva.” (Deus Caritas Est) E poi, sempre, la preghiera “perché solo un cuore convertito e in preghiera e che si accosta ai sacramenti è in grado di essere fattore di pace, «di rompere il circolo vizioso della vendetta»”.

Il primo sentimento che suscitano questi eventi è la rabbia se non un’inconfessata voglia di vendetta. Pregare sembra ben poca cosa per questi nostri fratelli a noi uomini di poca fede. Che cosa fare di concreto per loro, a di là di una sterile denuncia? Il Santo Padre e i Vescovi riuniti nel Sinodo hanno con chiarezza indicato la strada che si può riassumere in tre punti: primo, rafforzare l’identità dei cristiani contro il secolarismo e il relativismo che investe direttamente il popolo cristiano stesso e promuovere una vera unità dei Cristiani. Secondo, sensibilizzare le potenze del mondo che devono comprendere che la sparizione dei cristiani dal Medio Oriente provocherà una ancor maggiore instabilità in quella regione. Ma l’invito più pressante è contro l’allontanamento dalla verità del Vangelo, dalla fede e dalla missione. “Il vero dramma dell’uomo non è il fatto che soffra a causa della sua missione, ma che non abbia più una missione, per cui perde il senso e lo scopo della propria vita.”, ha richiamato Benedetto XVI. La riduzione della fede a un discorso, a una dottrina, o a semplici principi e a un insieme di regole senza riferimento alla vita reale fa mancare ai nostri fratelli di quelle aree le ragioni della fede e quindi il coraggio per sopportare le malversazioni che questa produce. “All’inizio dell’evento cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea bensì un incontro con un avvenimento, con una presenza che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la

Davide contro Golia? Parrebbe proprio di sì. Ma sappiamo alla fine chi ha vinto. Noi, cristiani d’Occidente, dobbiamo sostenere con pellegrinaggi, con progetti di lavoro, finanziati attraverso fondi pubblici e privati, con campagne di stampa, la permanenza dei cristiani lì dove sono nati e cresciuti. La lotta al terrorismo è anch’essa parte di questa battaglia. Ma quanto detto vale per i cristiani di quelle terre martoriate e vale anche per noi italiani che viviamo in un Paese dove il cristiano è, per ora, ancora libero di professare la propria fede, anche se gli attacchi ai segni della fede sono sempre più frequenti, e dove la presenza di immigrati mussulmani richiama sempre più spesso la nostra attenzione.


vamente prendendosi cura del suo solo aspetto sociale con opere assistenziali e di integrazione socio-economica? Oppure annacquare i segni del Cristianesimo in nome di un multiculturalismo apparentemente solidale, eliminando i presepi dalle scuole, le preghiere dagli oratori, i crocifissi dalle scuole? Quale atteggiamento tenere di fronte a una presenza sempre più massiccia. Contrastarla apertamente, impedendone innanzitutto l’espansione e, poi, l’espressione? Ignorarla, ritenendola un segno dei tempi e trascurandone la provocazione? Accoglierla passi-

La risposta indicata dai Vescovi è sempre la stessa: rafforzare la nostra identità cristiana attraverso la fedeltà al vangelo e alla continua conversione Si tratta di capire che la fede non è qualcosa che si aggiunge alla vita - un

LENTE

conforto, d’INGRANDIMENTO un sostegno psicologico o, peggio, un’ideologia o un insieme di regole - ma una domanda radicale che chiede una decisione profonda: chi è Cristo per me, qui, ora? Dobbiamo tornare a Cristo, avere un’identità, una coscienza, una vita cristiana vera. Solo il nostro ridestarci alla vita, a una intensità del vivere piena potrà riaccendere l’interesse e il rispetto per il cristianesimo, con il quale potremo accogliere a viso aperto i fedeli delle altre religioni.

Francesco Gringeri

SENTIRE LA PAROLA CON IL CUORE il ritiro d’avvento sulle tracce di giona.

Per gli adolescenti di Guanzate e di Bulgaro proseguono gli esperimenti di comunità pastorale. Questa volta abbiamo condiviso una giornata di ritiro d’Avvento: un’occasione per riflettere, confrontarsi, conoscersi un po’ meglio. Nonostante le difficoltà climatiche (praticamente un diluvio…) e di orientamento stradale, alle 9 del mattino di domenica 21 novembre siamo arrivati a destinazione: la casa dei Padri Saveriani di Desio. Lì don Cristiano Passoni ha guidato una mattinata di riflessione che si è conclusa con la Messa vissuta insieme ad un altro gruppo di adolescenti che, come noi, si trovavano lì per una giornata di ritiro. Don Cristiano ha commentato alcune pagine del libro di Giona. Per comprenderle a fondo abbiamo cercato di immedesimarci nel racconto, e di far rivivere i personaggi con il nostro stile anche realizzando

delle piccole scenette. Ci sono stati proposti diversi momenti di silenzio: qualcuno li ha trovati rilassanti, qualcun altro faticosi… ma una volta all’anno si può fare! Senz’altro sono serviti a farci sperimentare un tipo di preghiera diverso: fare silenzio, porci delle domande, sentire la Parola con il cuore invece di ascoltarla e basta, evitando le solite distrazioni. Se la mattinata è stata intensa, nel pomeriggio ci siamo rilassati con un gioco insieme (che ha acceso qualche piccola “rivalità” tra Bulgaro e Guanzate) e, per finire, con una cioccolata calda insieme una volta tornati in oratorio.

I ragazzi di prima superiore

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dal MONDO e DINTORNI

NOTIZIE DALLA COSTA D’AVORIO Nel mese di novembre ci è stato consegnato il seguente messaggio di Fabio, un nostro comparrocchiano che ha compiuto esperienze di volontariato in Africa. Chi fosse intenzionato a contattarlo può chiedere di lui in Parrocchia. Nei giorni scorsi ho sentito suor Annarita, che ora si trova in missione in Costa d’Avorio dove è stata trasferita dal Burkina Faso, la quale mi ha messo al corrente della situazione in cui si trova nel villaggio di Tai, nel sud-ovest della Costa d’Avorio. Mi parla della sua nuova missione con un entusiasmo da far invidia: anche dopo tanti anni di vita in mezzo ai più bisognosi, e a 65 anni di età, ha ancora la voglia e la grinta di iniziare un’avventura che già dal principio non si presenta facile. Il villaggio si trova nel Parco Nazionale di Tai, da come me lo descrive un angolo di paradiso in terra d’Africa, una foresta abitata da molte specie di animali, dalle scimmie ai pappagalli alle farfalle, dove una delle maggiori fonti di reddito è l’estrazione del caucciù dall’albero della gomma e la conseguente lavorazione e vendita. Il suo compito è quello di rimettere in piedi le varie attività di cui una missione si deve far carico: asilo; scuola professionale per le ragazze, dove oltre all’alfabetizzazione imparano un mestiere; un’infermeriafarmacia di primo soccorso; la catechesi e la formazione di nuovi catechisti da mandare nei vari villaggi a portare la Parola di Dio; e, se

possibile, un laboratorio-scuola dove anche i ragazzi possano apprendere un mestiere. Le strutture per poter fare tutto questo ci sono, ma purtroppo mancano delle finiture e degli impianti; per questo oltre ad un aiuto economico ha bisogno di un aiuto pratico, di persone che con il loro intervento sul posto le diano una mano a ultimare tutti questi lavori. Io, con la mia famiglia e altri amici, sto programmando un soggiorno di un mese circa nel periodo estivo 2011. Se qualche persona fosse interessata a unirsi al gruppo, mi contatti pure e sarò ben lieto di dare tutte le spiegazioni a riguardo. Oltre a tutto questo suor Annarita mi ha chiesto un aiuto in denaro per aiutare tre bambini del villaggio i quali devono essere operati al più presto, e siccome [in Costa d’Avorio] tutte le spese mediche sono a carico del paziente, se non sono aiutati da qualcuno non si possono permettere l’operazione, e in questo caso il loro futuro sarebbe seriamente compromesso. Per questo progetto servono 2000 euro. È una cifra ragguardevole per una sola famiglia, ma se ce la dividiamo in tante famiglie possiamo aiutare in poco tempo questi bambini e farli tornare a sorridere. Grazie a tutti per il vostro aiuto! Fabio Tettamanzi

12 OTTOBRE 2010: GIORNATA MISSIONARIA Fotografie di Simona Ferrario

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a. la capanna allestita nel salone dell’oratorio b. Fabio Tettamanzi c. i frutti dell’autunno fanno bella mostra di sé d. dalle missioni ... un volto e. ... un sorriso f. ... un abbraccio g. ... insieme h. ...da fratelli tra i fratelli i. musica da un altro mondo


NOTIZIE DAL BURKINA FASO

dal MONDO e DINTORNI

Pubblichiamo di seguito una lettera di ringraziamento per il sostegno ricevuto pervenuta recentemente agli “Amici del Santuario” tramite suor Virginia Castelli. L’autrice è una suora di Nostra Signora degli Apostoli, direttrice del Centro Medico “Béthanie” di Fada N’Gourma (Burkina Faso).

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il SALE della TERRA

L’URLO SOFFOCATO

Incontro con la realtà del coma

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Un ragazzo come tanti; una vita come tante. Un attimo, un istante di follia ed il cielo su questa vita sembra capovolgersi. Sono numerose le storie di ragazzi, di uomini o donne alle prese con una vita “parallela”, il coma. Sono a due passi da noi, eppure noi non li vediamo; “urlano” e non li sentiamo. Forse non vogliamo vederli, sentirli. Le ragioni per cui si ritrovano in questa situazione sono diverse, ognuno con la sua storia.. alcune spaventose, altre sfortunate, molte sono il risultato di attimi evitabili; attimi che le persone a loro vicine rivivono spesso, ponendosi domande che raramente trovano risposte plausibili. Il percorso su come arrivano in questa situazione ha un’importanza relativa: la cosa importante è la vita umana. Già, perché di vita si tratta, al di la dei pareri medici, delle scarse possibilità di recupero che la scienza attribuisce a queste persone, siamo comunque di fronte a uomini ancora in vita. Se e cosa passa per la loro mente, cosa prova il loro cuore non è scientificamente dimostrabile, forse con certezza non lo sapremo mai. Ma ciò che non dicono, ciò che vorrebbero comunicarti spesso ti colpisce come una lama nello stomaco, quando incroci il loro sguardo. Sconvolgente. La prima volta che mi è capitato di incrociare lo sguardo di uno di questi ragazzi, ho retto difficilmente il confronto. Mi dissero che ogni cosa facesse era il risultato di riflessi. Probabile, ma non certo. Un’emozione così forte provocata da un semplice riflesso? La risposta che voglio darmi, quella a cui voglio credere è che ci sia qualcosa di inspiegabile, che magari dipenderà solamente da noi, da ciò che scatena il confronto con una realtà così misteriosa; ma forse, cosa a cui voglio credere ancor di più dipende anche da loro, da tutto ciò che vogliono dire e concentrano in un solo sguardo. Sono persone indifese, li chiamano “coma vegetativo”, eppure riescono

a sconvolgerti la vita, a farti apprezzare per un giorno o per una vita, il sapore di ogni istante, di un profumo che vola via, il dolce suono di una parola. Sono numerosi i casi di persone che dopo anni di coma si sono inspiegabilmente risvegliate. Numerose le testimonianze. Per cui perché non pensare che possa succedere inspiegabilmente anche a loro?E’ la speranza a cui i loro cari si aggrappano. Parlando con alcuni di loro, scopri una forza d’animo quasi sovraumana. Una forza che viene dall’amore che nutrono per i pazienti in questione.

Una mamma di un ragazzo in coma, mi descrisse i motivi della sua convinzione in merito alla guarigione e ripresa di suo figlio, sebbene l’evidenza medica dicesse esattamente il contrario. Lei, con tranquillità mi spiegò che a parer suo l’unica cosa di cui suo figlio avesse bisogno era l’amore delle persone attorno a lui. Purtroppo per ragioni di vario genere capita che il personale non possa riempire di attenzioni ogni singolo paziente. Allora forse queste persone che urlano in silenzio hanno bisogno proprio di noi. Chiunque di noi. A volte è triste pensare come ci siano telegiornali che danno spazio a storie di animali sal-

vati da un incidente,un abbandono o cos’altro.. quando ci sono queste realtà ovunque intorno a noi, vicinissime.. e di cui i media non parlano mai, salvo casi eclatanti, che fanno audience per qualche ragione. Per questi ragazzi il tempo si è fermato, immagino che per loro le giornate durino anni. Ho l’immagine di loro stampata nella mente. Quando parli a loro e vedi che si girano verso di te, volgono i loro occhi persi a fissare la tua presenza, si ha proprio l’impressione che stiano urlando “aiutami!” e non riescano a dirlo, e guardandoti ancor più intensamente sembrano chiederti “perché non mi senti?”. Un’esperienza che tocca i tasti più profondi dell’emozione. Un’esperienza che non ti abbandona più. Il pensiero che il loro orologio si sia fermato, e che spesso nelle nostre corse affannate di impegni giornalieri dimentichiamo che a pochi passi da noi ci sono ragazzi come noi in questa situazione, non può che cambiare il tuo modo di pensare, soprattutto se si pensa che in un istante può capitare a chiunque, anche se quando una cosa non ci tocca da vicino, sembra sempre che non possa accadere mai a noi. Loro si sono fermati in quell’istante. Ma perché non sperare che il nostro amore per loro possa contribuire a qualcosa di “inspiegabile”?La medicina non da molte possibilità.. ma fosse anche un caso su 1 milione, vale la pena di donare amore. Mi correggo.. anche se non ci fosse questo caso su 1 milione.. val sempre la pena di donare amore,perché donare amore è l’arma più forte e bella che abbiamo per sconfiggere le difficoltà.. e forse un giorno, per loro, il cielo si capovolgerà nuovamente. E se quel giorno arriverà, sarà probabilmente, la gioia più grande di tutte. Si può crederci oppure no, ma crederci non costa nulla.

Stefano Sordelli


LA SCOMMESSA “Scommettere bisogna. Siamo tutti imbarcati (sulla nave della vita)”. Non possiamo evitare di porci il problema dell’esistenza di Dio. Così scrive Blaise Pascal, filosofo e matematico francese del 1600, nella sua opera “Pensieri”, dove propone la famosa “scommessa”: poiché l’esistenza di Dio non è dimostrabile razionalmente (parimenti non è dimostrabile la non esistenza) all’uomo conviene scommettere sull’esistenza di Dio perché, se punta su Dio e vince (Dio esiste), guadagna un bene infinito, la felicità eterna; se perde (Dio non esiste), perde solo un bene finito: i piaceri incerti e passeggeri del mondo. “Pensiamo il guadagno e la perdita, dando a croce il senso che Dio esiste. Valutiamo questi due casi: se guadagnate, voi guadagnate tutto; se perdete, non perdete niente. Scommettiamo dunque che Egli esiste, senza esitare”. Nessuna incertezza nel puntare su Dio: l’uomo, con le sue sole forze, riesce appena a comprendere i suoi limiti, le sue miserie, non sa trovare un senso alla sua esistenza. E il “divertissement” il piacere effimero del mondo di cui può godere, la fugace soddisfazione delle passioni umane che si consumano nel momento stesso in cui si esperiscono e, dopo, lasciano una sensazione di incompletezza, di vuoto, sono ben poca cosa, se paragonati alla felicità infinita. Armando Torno, editorialista del Corriere della Sera, nel suo libro “La Scommessa -Puntare tutto su Cristo?- ” edito da Mondadori, riprende la scommessa pascaliana e l’aggiorna all’epoca attuale: “Scommettere su Cristo è un atto di civiltà, oltre che di fede; credere che si possa pensare nuovamente il mondo con i suoi valori è una speranza. L’Occidente dubita di sé stesso e non sa più cosa fare della propria anima. Non dobbiamo aspettarci aiuti dall’esterno…perché la soluzione è dentro di noi. Scom-

mettere su Cristo (significa) solo e semplicemente credere ancora nella fede che abbiamo. .... o ritroviamo la nostra identità o siamo destinati a morire. La scommessa di Pascal è da aggiornare… I tempi sono stretti, anzi strettissimi. Giove fu detronizzato alla presenza dell’imperatore Teodosio da un voto del Senato romano e se ne andò…come se non fosse mai esistito. Quando un parlamentare voterà, magari senza avvertirlo fino in fondo, la fine del cristianesimo?”. E ancora: “..l’unica spiritualità rimasta è quella che il cristianesimo ha ricevuto e testimoniato… non stiamo credendo più a sufficienza nel suo messaggio ( di Cristo) per ancorare di nuovo i nostri valori alla sua rivelazione. … Oggi nelle grandi città una festa come il Natale fa meno notizia, dal punto di vista religioso, del Ramadan. E conclude: Cosa ci attende? Non so rispondere, ma credo che abbiamo bisogno di una scommessa.” Ovviamente noi abbiamo già scommesso su Cristo, se ci professiamo cristiani, ma di fronte alla volgarizzazione, alla decadenza dei costumi morali del nostro tempo, il Natale

NERO su BIANCO

diventi l’occasione per rinnovare la scommessa, per scuoterci dall’apatia, dall’indifferenza, dalle tossine dell’individualismo. E chi ha ruoli di responsabilità nelle istituzioni non dimentichi che il Vangelo “è il libro per eccellenza che ha prodotto civiltà”. Puntare su Cristo è vincente, ma impegnativo: richiede coerenza nei comportamenti, testimonianza autentica. La vincita non si può incassare immediatamente, è una gratificazione differita in un futuro più o meno lontano, ma i premi “minori” si riscuotono subito: la forza della fede che produce il coraggio necessario per superare le avversità e un animo sereno e fiducioso per godere della vita e dei suoi doni. Diventare un cristiano autentico significa diventare una persona gioiosa, che sa diffondere entusiasmo e speranza. Scommettere su Cristo conviene.

Carmen Taiana

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OFFERTE

ARCHIVIO PARROCCHIALE

Battesimi Funerali

NATI IN CRISTO COL SANTO BATTESIMO 43) De Simone Mattia 44) Marinoni Simone 45) Maspero Libero Alessandro

UNITI IN CRISTO NEL SANTO MATRIMONIO 15) Lauro Antonio e Grasso Catia l’11 dicembre 2010

RIPOSANO IN CRISTO 30) Flain Teresa vedova Mariani Severino di anni 73 31) Bancora Luigi Natale coniug. Barlusconi Maria di anni 81 32) Formentin Loretta coniug Morano Gerardo di anni 58 33) Serdoz Davorka Maria vedova Svagna Guerrino di anni 92

NUMERI TELEFONICI della PARROCCHIA Don Mauro: 031.976.990 cell: 347.968.14.26 Don Luigi: 031.899.333 Don Giovanni: 031.930.376 Diacono Pietro: 333.641.87.51

Euro 740 Euro 700

NN per oratorio Euro 100 Classe 1940 Euro 120 Euro 100 in occasione del 50° di matrimonio dei coniugi Angela e Antonio Roncoroni Euro 50 i nipoti in occasione del 50° di matrimonio dei coniugi Roncoroni PER LA CASA DI ACCOGLIENZA “IL CORTILE” Dal condominio “la nuova Grllade” Euro 200 NN Euro 50 NN Euro 3000 NN Euro 100 NN Euro 500 NN Euro 280,84 (cassetta della chiesa) NN Euro 96,23 (cassetta della chiesa) NN Euro 517,50 (cassetta della chiesa) NN Euro 324 (cassetta della chiesa) Euro 100 dalle consorelle del SS Sacramento Dalla lotteria in occasione del compleanno del parroco Euro 1154 Dai frequentanti la palestra “Joyxit” di Cadorago Euro 260 Nel giorno della laurea di Arianna i genitori ricordano Monica Euro 500 Da una famiglia del S.Battesimo,ricavato della rinuncia ai regali dei parenti Euro 500 Lotteria del Santuario Euro 10.540 Ditta Seco in occasione della corsa per il 50° Euro 1000 Vendita arance Euro 1009,06 NOTA Le offerte per la casa del santuario sono ripor-

Ausiliarie: 031.899.257 Mail: parrocchia.guanzate@alice.it

tate anche settimanalmente sul foglio “Il Monte”. Qui sopra vengono scritte tutte insieme dal 24 ottobre a oggi.

LA REDAZIONE di “VIVERE INSIEME” AUGURA a TUTTI I LETTORI ed ALLE LORO FAMIGLIE BUONE FESTE!!! 22


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CA CO) ( Via - Repubblica, T 0 15 -ax 310 4915 35 ww w.latipog rafialu rate.com - E-mail: mail@latipog rafia.191.it

Periodico iscritto Stampa del Tribunale di Como Periodico iscritto all'all’Ufficio Ufficio Stampa del Tribunale di Como n. 18/78 del 21/10/1978 n. 18/78 del 21/10/1978 Direttore Responsabile: dondon Mauro Colombo Direttore Responsabile: Mauro Colombo Redazione: don Luigi Salvadei Redazione: don Luigi Salvadei Laura Barlusconi - Anna Bernasconi Claudio Balestrini - Andrea Fusi- - Sabrina Galli Paolo Bordignon - Andrea Fusi - Sofia Fusi Francesco Gringeri - Giovanni Lietti Fabio Guffanti - Francesca Spagolla Anna Rocca - Carmen Taiana Francesco Gringeri - Giovanni Lietti - Anna Rocca Impaginazione e grafica: Anna Rocca - Paolo Bordignon Impaginazione e grafica: Anna Rocca


S. CRESIMA 23 OTTOBRE 2010 CELEBRANTE IL VESCOVO MONS. LUIGI STUCCHI

Il gruppo delle ragazze

Il gruppo dei ragazzi

“Tutti quelli che credevano vivevano insieme” (Atti 2,44)

Vivere Insieme Dicembre 2010  
Vivere Insieme Dicembre 2010  
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