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Vivere Insieme

Strumento di comunione della Parrocchia di Guanzate anno XXXV * n.2 * APRILE 2013

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REDAZIONALE

Anche il bollettino si aggiunge alle tante voci che vogliono dire la loro sul nuovo Pontefice. Lo facciamo, però, a modo nostro, ritenendo che l’atteggiamento giusto non sia la sola curiosità trasmessa talvolta dai media, ma piuttosto una gioiosa gratitudine verso Chi ci ha mandato il Papa: una gratitudine bene espressa, la sera stessa dell’elezione di Francesco, dal canto del “Te Deum” in chiesa parrocchiale. In questo numero, dunque, con una vivace “cronaca via SMS” don Mauro ci racconta la transizione da Benedetto a Francesco, del quale il diacono Pietro, a sua volta, traccia un breve profilo. Inoltre ricordiamo il giorno dell’elezione e le prime parole del Papa; ripercorriamo le figure degli ultimi papi per riconoscerne i carismi differenti nei diversi momenti storici; riportiamo i pensieri espressi dai nostri ragazzi sull’avvicendamento dei due pontefici. Buona lettura e buon tempo di Pasqua

Orari Sante Messe Ore 8:30 Lunedì

La Redazione

Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato Ore 20:30 Venerdì Ore 18:00 Festiva Vigiliare

Festivi Ore 8:00 Ore 9:30 Ore 11:00 Ore 18:00*

Guanzate, 18 marzo 2013: don Mauro, con Sua Ecc. Mons. Luigi Bettazzi, Padre conciliare, il diacono Pietro Zaffaroni e don Giovanni

In copertina: le tre croci davanti al faro di Brunate (foto Elena Dubini)

* da Maggio a Settembre la S.Messa delle ore 18:00 viene celebrata in Santuario.


la FOTO

“Non cediamo mai al pessimismo, a quell’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno: non cediamo al pessimismo e allo scoraggiamento: abbiamo la ferma certezza che lo Spirito Santo dona alla Chiesa, con il suo soffio possente, il coraggio di perseverare e anche di cercare nuovi metodi di evangelizzazione, per portare il Vangelo fino agli estremi confini della terra (cfr At 1,8). La verità cristiana è attraente e persuasiva perché risponde al bisogno profondo dell’esistenza umana, annunciando in maniera convincente che Cristo è l’unico Salvatore di tutto l’uomo e di tutti gli uomini.” papa Francesco 3


la PAROLA del PARROCO

Febbraio-Marzo 2013: le svolte storiche di don Mauro Colombo

Ripercorro brevemente i fatti di questi due mesi, dalle dimissioni di Benedetto XVI all’elezione di papa Francesco, attraverso alcuni messaggi SMS ricevuti da un amico che si occupa di “cose della Santa Sede”. Sono testi che mi hanno fatto riflettere e voglio condividere con voi. 1. Nei giorni successivi le dimissioni di papa Benedetto mi scrive: “Mi pare si cerchi un Super-Papa: pastore, comunicatore, asceta, diplomatico, esperto dei meccanismi della curia, manager…Ancora con l’idea che tutto nella Chiesa debba far capo a lui….Forse il segnale lanciato da Ratzinger non è stato ancora del tutto compreso”. Sottinteso dalla “stampa”, ma pare che il nuovo papa presentandosi come “vescovo di Roma”, desideri sottolineare ciò che il concilio Vaticano II e le dimissioni di Benedetto hanno evidenziato: la collegialità cioè la guida del papa ma con l’ausilio e la collaborazione dell’intero episcopato.

ragazzi di sapere chi era il nuovo papa, mi ha comunicato la loro ansia di futuro, di un futuro di speranza. Dopo la sorpresa mi arriva questo messaggio: “Il nuovo Papa ha già emanato la sua prima enciclica: è tutta nel nome che si è scelto”.

5. Infine vado all’immagine stupenda dell’incontro dei due papi: l’emerito Benedetto XVI e l’attuale Francesco. Quelle immagini, soprattutto la loro 2. Nel periodo del conclave ricevo questo preghiera nella cappella di Castel Gandolfo, ci messaggio. “I cardinali sono più creativi dei consegnano un criterio nel guardare i papi che si giornalisti… E lo Spirito Santo è più creativo anche susseguono “mai mettere un papa contro l’altro!”. dei Cardinali”. E lo abbiamo visto tutti: quale Sono errori già fatti dagli storici in passato. Penso giornale o telegiornale ha parlato di Bergoglio a ciò che hanno detto di Pio XII nel confronto come papabile’? con Giovanni XXIII. C’è sempre una continuità nella diversità. Ciò che accomuna i due pontefici viventi, è l’umiltà e la tenerezza, due aspetti che la 3. I giornali si sbizzarriscono a parlare dei papi stampa purtroppo, nei primi anni, ha cancellato in corrotti nella storia ed esaltano i papi del XX e Benedetto XVI. Ora riscopriamo questa comunanza XXI secolo, una Tv nazionale riedita il film su Papa in ambedue, anche se non ci meravigliamo di Borgia, Alessandro VI. In questi frangenti ricevo incontrare in Francesco stile e linguaggi diversi nel messaggio una citazione di San Vincenzo di dal suo predecessore: questo è normale per tutti, Lerins che suona così: “Dio alcuni Papi li dona, non esistono cloni o fotocopie. Ma ciò che unisce altri li tollera, altri li infligge…” C’è da riflettere è ben altro, è Qualcun altro, di cui ambedue sono nello studiare la storia della Chiesa. E’ indubbio stati e sono vicari: Gesù Cristo. che tutti i papi conosciuti, per me è il quinto papa, sono tutti DONATI. Siamo veramente fortunati a vivere in quest’epoca… 6. Disponiamoci con fiducia ad accogliere le scelte e il magistero di papa Francesco, che non cambierà di una virgola la fede della chiesa e i 4. Ed ecco finalmente il nuovo papa, ho condiviso principi morali cattolici. Cambia, e ce ne siamo già coi padri domenicani degli esercizi e gli adolescenti accorti, la modalità e lo stile di esercitare il servizio la sera dell’elezione di Francesco. E’ stata una pontificale e ciò sta già facendo bene all’intera grande emozione per tutti. L’attesa vissuta coi Chiesa e al mondo.

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La via crucis del pomeriggio del venerì Santo Domenica delle Palme con l’asinello

la PARROCCHIA

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a MARIA....

Nostra Signora di Lujan, patrona dell’Argentina

A Maria, con Maria, per Maria, in Maria... di Pietro Zaffaroni, diacono

NOSTRA SIGNORA DI PATRONA DELL’ARGENTINA

LUJAN,

In omaggio al nuovo papa, ci sembra doveroso parlare della Madonna venerata in Argentina e scelta come patrona della nazione. La tradizione ci dice che tutto ebbe inizio con un fatto prodigioso avvenuto nel 1632, durante il trasporto di una statua in legno raffigurante l’ Immacolata, che fu caricata su di un carro insieme ad altra merce. Nell’attraversamento di un fiume, nei pressi di Lujan, non fu più possibile far muovere il carro, pur avendolo alleggerito di quasi tutto il carico. Solo quando si scaricò la piccola cassa, contenente la statua in legno, il carro inspiegabilmente potè proseguire con il resto del carico. La statua fu lasciata ad un colono e custodita da uno schiavo. Col passare del tempo, in attesa che qualcuno ritornasse a riprenderla, lo schiavo vi costruì una piccola cappellina in mattoni, dove incominciarono a radunarsi i fedeli a recitare il Santo Rosario. Tra i passanti, un giorno giunse un missionario malato che lì venne subito miracolosamente guarito. Allora, come ringraziamento, egli decise di rimanere per dare assistenza ai pellegrini che accorrevano sempre più numerosi, anche per tante altre grazie e guarigioni avvenute. Nel 1763 si costruì una grande chiesa, che nel 1887 fu elevata a Basilica. Oggi sono milioni i pellegrini, non solo argentini, che ogni anno visitano questo santuario mariano, al quale il Santo Padre Francesco è particolarmente legato.

I PAPI NELLA STORIA DELLA CHIESA

Dall’elenco dei 265 papi emergono dati interessanti e informazioni utili per seguire il cammino della Chiesa in questi due millenni. Pontificati più lunghi: San Pietro, il primo fra gli apostoli, esercitò il suo primato fino al 67, per circa 25 anni, ma il suo non fu il più lungo pontificato. Beato Pio IX fu papa per 32 anni Beato Giovanni Paolo II per 27 anni Leone XIII per 25 anni Pio VI per 24 anni Pio VII per 23 anni Alessandro III per 22 anni Pontificati più brevi: Ricordiamo ancora lo stupore per la morte di papa Luciani, Giovanni Paolo I, il “papa del sorriso”, che fu pontefice per soli 33 giorni. Nella storia dei papi ve ne furono che ebbero durata anche minore:

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Bonifacio VI fu papa per soli 10 giorni Urbano VII per soli 13 giorni Celestino IV per soli 17 giorni Marcello II per soli 20 giorni Teodoro II per soli 22 giorni Papa Benedetto XVI non è stato il primo pontefice a lasciare il gravoso incarico, ma altri quattro papi prima di lui avevano fatto questa scelta: Papa Clemente I nel 97 Papa Ponziano nel 235 Papa Benedetto IX nel 1045 Papa Celestino V nel 1294

W PAPA FRANCESCO

Ringraziamo il Signore e la Madonna per il nuovo papa. Come il santo, del quale ha scelto il nome, anche il nuovo papa ci ha già dato dimostrazione di essere particolarmente devoto alla Beata Vergine e questo è, per noi, ulteriore motivo di gioia. Da subito, papa Francesco ha inoltre fatto trasparire virtù, doti, doni, carismi, caratteristiche proprie del Santo Patrono d’Italia. La sua persona, il suo sguardo, la sua benevolenza, l’umiltà, la bontà, la mitezza, la schiettezza, la sobrietà, la povertà evangelica hanno fatto subito breccia nei cuori di giovani, adulti, anziani, credenti e non credenti. Già pregustiamo quale sarà il suo pontificato di uomo di Dio, scelto per continuare il servire di Cristo in mezzo al popolo a lui affidato. Un pastore che eserciterà il suo potere come servizio, facendosi servo dei servi, con un’attenzione particolare agli ultimi, agli emarginati, ai bisognosi, alle povertà dell’umanità tutta, al creato. Il Santo Padre Francesco ha chiesto preghiere e noi di Guanzate non mancheremo di recarci al Santuario a pregare la Beata Vergine di San Lorenzo, perché lo custodisca e lo inondi di una rugiada di benedizioni e lo accompagni per un lungo pontificato.


per la VITA

Plasmiamo l’uomo ed il suo DNA a nostra immagine e somiglianza di Paolo Gamba, presidente Scienza e Vita Bassa Comasca

La genetica è un ramo della scienza e la manipolazione genetica costituisce l’ultima frontiera. La mappatura del Genoma umano (i geni alla base della vita umana) è stata completata già nel 2003. Naturalmente – dicono - questi studi hanno un unico obiettivo: arrivare a nuove scoperte e benefici per la salute umana. I centri di ricerca inglese sono sempre stati tra i più attivi in tal senso. La Gran Bretagna d’altra parte è la patria del controllo capillare delle nascite, del primo aborto legale e dove i primi esperimenti clandestini di fecondazione in vitro si facevano già negli anni Trenta. Ma mai i suoi scienziati si erano spinti tanto oltre i limiti. Quest’anno un’altra importantissima barriera sta per essere abbattuta. Riprendiamo la notizia da “Il Foglio” del 23 marzo, su segnalazione della Rassegna stampa quotidiana di Scienza & Vita. “Tecnicamente funziona così: si trasferisce il solo nucleo di un ovocita (ovulo) dai mitocondri (addetti alla respirazione cellulare) geneticamente alterati, in un altro ovocita privato del suo nucleo (di una donatrice i cui mitocondri sono sani). La piccola porzione di Dna mitocondriale proveniente dalla donatrice produrrà una modificazione genetica trasmissibile alle generazioni future”.Questa tecnica è attualmente vietata in molti paesi, compresa l’Inghilterra. Un anno fa, però, il premier inglese Cameron aveva chiesto alla Human Fertilisation and Embryology Authority (HFEA), l’ente di bioetica, di fornire un parere in merito alla procedura. Il parere è arrivato ed è positivo: ha raccomandato la legalizzazione della sostituzione mitocondriale (v. http://www.hfea.gov.uk/7790. html). Se approvata, la sostituzione mitocondriale non aprirebbe soltanto all’eugenetica correttiva. Per la prima volta la scienza interromperebbe il pedigree genetico

di un gruppo di esseri umani, alterando l’eredità genetica di un individuo, cancellandone di fatto la storia. Paladino di questa tecnica è stato Ian Wilmut, il padre non solo della pecora Dolly e dei primi embrioni clonati al mondo, ma anche dell’idea di “creare bambini clonati geneticamente modificati per prevenire gravi malattie ereditarie”. L’altra sostenitrice è la baronessa Mary Warnock, per molti anni a capo della Hfea, la ‘papessa’ della fecondazione eterologa, della selezione eugenetica, dell’autoinseminazione, della fecondazione con seme di persona morta e perfino della clonazione riproduttiva. Per fortuna non tutti sono d’accordo. Stuart Newman, docente di Biologia cellulare al New York Medical College, ha scritto che “questo tentativo di migliorare la popolazione non è medicina, ma eugenetica. Questa eugenetica ‘correttiva’ va al di là della versione ‘selettiva’ della Germania nazista”. Il Guardian, giornale progressista che ha promosso molte battaglie sulle liceità delle tecniche rivoluzionarie di fecondazione, ha pubblicato una lettera denuncia dal titolo “Eugenics fear over genemodification”. E’ firmata da numerosi scienziati ed esperti di bioetica. “Sarebbe il primo intervento sulla linea germinale umana. C’è un consenso internazionale per cui non si deve varcare questa linea etica, perché aprirebbe a un futuro di bambini geneticamente modificati”. Consoliamoci però: il suddetto HFEA fa alcune raccomandazioni, in particolare: “ i donatori di mitocondri dovrebbero essere visti come donatori di organi e di conseguenza il bimbo che nascerà non dovrebbe avere il diritto di ottenere informazioni circa il donatore, fatto salvo che lo scambio di informazioni e il loro incontro non sia frutto dal loro mutuo consenso”. Mi sento più tranquillo, anzi, per niente.

ci puoi trovare sul nostro sito http://scienzaevitabassacomasca.weebly.com/

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a PROPOSITO di...

Una Domenica da ricordare di Giambattista Sordelli

Domenica 17 Marzo 2013, per il mio cammino diaconale, è stata una giornata speciale. Nei periodi forti dell’anno liturgico, Avvento e Quaresima, è prassi partecipare, con le famiglie, ad una giornata di ritiro nel Seminario di Venegono. Nel ritiro di Quaresima, durante la celebrazione della S. Messa, all’offertorio, si consegnano le domande per l’ammissione al Lettorato, all’Accolitato e al Diaconato. Domenica 17 ho consegnato la domanda per il Diaconato e, con me, Vilma ha consegnato una lettera di consenso, condizione indispensabile per l’ordinazione. La consegna della lettera rappresenta il penultimo atto del cammino, l’ultimo sarà la “De Promovendis”, una visita di un sacerdote/ispettore alla comunità d’appartenenza. In quella giornata Don Mario Antonelli, responsabile degli studi del Diaconato Permanente, ha tenuto una bella meditazione, della quale vorrei proporvi sinteticamente alcuni spunti. I testi di riferimento sono stati il Vangelo di Mc 14,3-9 e il Cantico dei Cantici 6,1s. “Gesù si trovava a Betania nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di nardo genuino di gran valore: ruppe il vasetto di alabastro e versò l’unguento sul suo capo”. Cosa dice Gesù circa questa donna? Dice anzitutto: “Lasciatela stare! Perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un’opera bella”. Prosegue Gesù: “I poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficiarli quando volete, me invece non mi avete sempre”. La reazione di Gesù afferma il primato dell’azione “bella” che la donna compie verso di Lui. Soltanto l’azione “bella” della donna, soltanto questo affetto della fede nei confronti di Gesù può ridisegnare e ispirare la sensibilità apostolica nei confronti dei poveri. La misura dell’affetto della fede è lo spreco (l’olio profumato), ad esso sarà proporzionale la carità per i poveri. Poi, nel Cantico dei Cantici c’è il dialogo tra il mondo (coro) e la Chiesa (donna bellissima). “Dov’è andato il tuo amato, o bellissima fra le donne? Dove si è recato il tuo amato perché noi lo possiamo cercare con te?”. “Il mio amato è sceso nel giardino...”

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Dove è andato il tuo Amato, Gesù? È la domanda che il mondo fa alla Chiesa. La risposta della Chiesa è che Dio è “disceso nel giardino”, (nel mondo) là dove vivono gli uomini. Il muoversi di Dio è un discendere verso gli uomini, dove essi si trovano. E dove si trovano gli uomini? Ingenuamente potremmo dire che gli uomini vengono al mondo e stanno sulla terra uno accanto all’altro. Non è così. Gli uomini si trovano in una condizione in cui molti sono sotto a pochi; moltissimi sotto a pochissimi. Inoltre, come non ricordare la parabola di Lc 16,19-31 di Lazzaro e il ricco? Il Signore “scende” dove concretamente si trovano gli uomini, si abbassa verso di loro, soprattutto verso quelli che stanno “sotto” gli altri, gli schiacciati, gli scartati, gli esausti, i dimenticati, i derubati di parola e volto... i poveri. Pertanto, accettare Gesù e la sua Parola è accettare i poveri, perché Gesù è un tutt’uno con loro, è una cosa sola (solida) con il povero. E il ricco? Il ricco non è escluso. Gesù è venuto a salvare anche lui, però se pensa (se pensiamo quindi anche noi) se pretende di accogliere Gesù lasciando ai margini il povero, disdegnando il povero, allora non avrà accolto Gesù ma avrà idolatrato un’immagine di Gesù, avrà rincorso un fantasma. E resterà fuori. Il movimento, l’azione di Dio è la discesa. La Chiesa che discende è divinamente mandata. “Una chiesa povera, missionaria, pasquale, libera dal potere temporale e audacemente impegnata nella liberazione di ogni uomo e di tutti gli uomini”. L’agire di Dio è il visitarmi, è il discendere nella catapecchia dove abito, nello schianto morale di essere improvvisamente a casa a quarant’anni senza lavoro, nello stillicidio quotidiano di curare un figlio handicappato, nella solitudine terribile di essere abbandonato da chi amavo e amo ancora. E noi, corpo visibile e tangibile di Gesù, fatti cosi dal suo corpo sacramentale (Chiesa), siamo chiamati ad entrare nel mondo “discendendo” al modo di Gesù. È proprio così?


Celebrazione del GiovedĂŹ Santo con la lavanda dei piedi

la PARROCCHIA

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PRIMO PIANO

Viva il papa! di Francesco Gringeri

Fumata bianca! Dopo solo un giorno? Ma questa Chiesa non è allora così divisa e lacerata come i mass media vogliono mostrarci. Una folla enorme di fedeli si raduna festante in Piazza San Pietro alla notizia dell’elezione del nuovo Pontefice, fiduciosa e bisognosa di un nuovo pastore. Ecco, la finestra della Loggia si apre. Il cardinale Tauran, dopo il famoso “Annuntio vobis gaudium magnum: Habemus Papam!”, nomina il nome in latino del cardinale eletto: “Georgus Marius Bergoglio”. Disorientamento, stupore, incertezza. Chi è costui? Perché proprio lui? Poi si saprà, è argentino, gesuita, ha 76 anni. Non si fa a tempo a soffermarsi su questo che arriva un’altra sorpresa: “Sibi imposuit nomen Franciscus”. Francesco? Francesco! Per la prima volta nella storia della Chiesa! Il nome del folle di Dio accanto al simbolo della sovranità della Chiesa. Eccolo, appare alla finestra. È un signore anziano, con gli occhiali, lo sguardo mite. “Buonasera!”, saluta. Sembra un po’ impacciato: ma sarà in grado di guidare una Chiesa in un momento così difficile? Ma subito un’altra sorpresa: in mondovisione, in italiano, Papa Francesco e tutti i fedeli di tutto il mondo recitano il Padre Nostro, l’Ave Maria e il Gloria per il suo predecessore Benedetto XVI. Chiede poi una preghiera silenziosa per il suo arduo compito e un silenzio davvero insolito in questo nostro mondo pieno di rumore fatto per far tacere le domande del cuore cala in un raccoglimento di centinaia di migliaia di persone. Termina, poi, con semplicità: “Domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo!». Ecco, in pochi attimi, delineata la linea del nuovo Pontificato, che poi Papa Francesco meglio specificherà negli interventi e nelle azioni dei giorni successivi. Una Chiesa povera e per i poveri. Una chiesa vicina agli ultimi, che non escluda nessuno. Si chiama Francesco pensando ai poveri, alle tante guerre, alla nostra relazione difficile con il Creato. Ma prima ancora, come a prevenire un’interpretazione che vorrebbe una Chiesa di carità ma senza Verità, nella sua prima omelia ha detto: “Noi possiamo camminare quanto vogliamo, possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo a Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ong (organizzazione non governativa) pietosa, ma non la Chiesa, sposa del Signore.” E poi un ammonimento: “Chi non prega il Signore, prega il diavolo”, perché “quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio.

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(...) Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce - ha osservato - non siamo discepoli del Signore: siamo mondani: siamo vescovi, preti, cardinali, papi, ma non discepoli del Signore!”. Nella sua omelia nel giorno di inizio del suo pontificato, proprio nel giorno di San Giuseppe, ci esorta alla “costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio; (...) Dio non desidera una casa costruita dall’uomo, ma desidera la fedeltà alla sua Parola, al suo disegno; ed è Dio stesso che costruisce la casa, ma di pietre vive segnate dal suo Spirito. E Giuseppe è “custode”, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà. (...) In lui, cari amici, vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilità, con prontezza, ma vediamo anche qual è il centro della vocazione cristiana: Cristo! Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!” Il suo è un messaggio, nelle parole e nei gesti, di semplicità e di letizia. Lo fa con le battute scherzose, con il rifiutare i segni più appariscenti della tradizione, con la ricerca continua del contatto con la gente. Tenerezza: è questa la parola chiave del suo agire e incitamento al nostro. “Nei Vangeli, san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza!” Nella nostra vicenda umana se da una parte ci invita con San Paolo a “sperare contro ogni speranza”, al suo primo Angelus in Piazza San Pietro ci ricorda: “Il Signore mai si stanca di perdonare: mai! Siamo noi che ci stanchiamo di chiedergli perdono. E chiediamo la grazia di non stancarci di chiedere perdono, perché Lui mai si stanca di perdonare”.


PRIMO PIANO

Non abbiate paura! di Francesco Gringeri

La pretesa della Chiesa, la stessa di Cristo, per il mondo oggetto di grande scandalo, è di essere non semplicemente veicolo del divino, ma di esserlo attraverso l’umano. Ciò che caratterizza il mistero cristiano è il fatto che Dio si comunichi all’umanità proprio attraverso l’uomo, la vita umana, incarnata nel temperamento dell’uomo. Questa umanità fragilissima, questa sproporzione è destinata a rendere più evidente la sublimità di una potenza, l’invincibilità di una presenza, che non viene da noi. La Chiesa dice di sé: io sono una realtà fatta di uomini, con i loro limiti e le loro ristrettezze, che veicola il divino. I valori che la Chiesa presenta hanno un volto qualificato dai limiti, dalle caratteristiche della particolare visione della vita del tempo, senza mai scostarsi dall’essenza dell’insegnamento di Cristo. Questa la premessa per osservare brevemente il sottile filo che unisce gli ultimi cinque pontefici che abbiamo avuto in questi cinquant’anni. Ognuno diverso per temperamento, comportamento, sensibilità religiosa e accento teologico, ma tutti attenti a portare avanti la Chiesa come “sposa di Cristo”. Giovanni XXIII scelse come proprio motto episcopale “Oboedientia et Pax”, obbedienza e pace, fu chiamato il “Papa buono” per il contatto diretto con i fedeli, i malati, i carcerati. Indisse inaspettatamente il Concilio Vaticano II, promulgò, tra le altre, due encicliche che sono diventate pilastri della Chiesa e che bene descrivono il suo pontificato, la Mater e Magistra, sulla questioni sociale, e la Pacem in Terris, sulla pace fra tutte le genti nella verità, nella giustizia, nell’amore, nella libertà. Paolo VI scelse come motto “In nomine Domini”: scegliendo di procedere “nel nome del Signore”, il Papa sottolineava che senza di Lui nulla era possibile. Uomo insospettabilmente brillante, profondamente spirituale, umile e riservato, di “cortesia infinita”, per il suo carattere diede l’impressione di essere dubbioso e incerto, a fronte dell’avanzata tumultuosa del marxismo e dell’anticlericalismo, ma le sue due encicliche, la Populorum Progressio sullo sviluppo dei popoli e, soprattutto, l’Humanae Vitae sul matrimonio e sulla regolazione delle nascite, sono ad oggi più che mai attuali. Nonostante i suoi 33 giorni di pontificato, Giovanni Paolo I entrò subito nel cuore della gente. Il suo motto fu: “Humilitas”, umiltà. Fu proprio Benedetto XVI, per il 30esimo anniversario della sua morte, a dire che quella parola “sintetizza l’essenziale della vita cristiana e indica l’indispensabile virtù di chi, nella Chiesa, è chiamato al servizio dell’autorità”. “Totus Tuus” è stato il motto apostolico di Giovanni Paolo II, il cui significato è “tutto tuo” ed esprime la sua forte devozione mariana. Fu il primo Papa non italiano dopo 455 anni, primo

pontefice slavo. Fu uno dei pontificati più lunghi, 26 anni e più. Giovanni Paolo II, considerato uno degli artefici del crollo dei regimi del socialismo reale, intraprese una vigorosa azione politica e diplomatica contro il comunismo e l’oppressione politica. Combatté la Teologia della liberazione. Stigmatizzò il capitalismo sfrenato e il consumismo, considerati antitetici alla ricerca della giustizia sociale. Si oppose fermamente all’aborto e all’eutanasia, e confermò l’approccio tradizionale della Chiesa sulla sessualità umana, sul celibato dei preti, sul sacerdozio femminile. Le sue encicliche più importanti furono la Redemptor Hominis sulla figura di Gesù, la Laborem Exercens e la Centesimus Annus sui temi del lavoro, la Evangelium Vitae sull’inviolabilità della vita, la Fides et Ratio sui rapporti tra fede e ragione, e la Veritatis Splendor sulla morale cattolica. Subì il terribile attentato in Piazza S. Pietro che ne mise in pericolo la vita per mano di Alì Agca, che due anni dopo visitò in carcere per portargli il suo perdono. Fu uomo di grande spiritualità, vicino alla gente e soprattutto ai giovani. Volle mostrare tutta la sofferenza della sua malattia al mondo, come per prendere la croce di Cristo sulle sue spalle. Alla sua morte, il grido ‘Santo subito’ fu voce del popolo di Dio, e proclamato Beato dal suo successore solo sei anni dopo la sua morte. Benedetto XVI scelse come motto episcopale due parole tratte dalla Terza lettera di Giovanni, “Cooperatores Veritatis”. È stato il Papa teologo, con la sua attenzione a comporre la ragione con la fede e la sua battaglia contro la ‘dittatura del relativismo’. Cariche di significato le sue tre encicliche “Deus caritas est”, “Spe salvi” e “Caritas in veritate”, sull’amore, la speranza e la verità di Cristo. La sua figura di pontefice molto intellettuale è stata contraddetta dal suo atto di umiltà più radicale che ha scioccato il mondo intero. Aveva cominciato il suo ministero definendosi “un umile servitore nella vigna del Signore” e così è stato: quando si è sentito non più all’altezza di servire il Signore e la sua Chiesa, lo scorso 11 febbraio ha annunciato la rinuncia al ministero petrino. Papa Francesco, primo Papa americano, ha come moto episcopale “Miserando atque eligendo”. È la descrizione dell’atteggiamento di Gesù verso il pubblicano Matteo”guardò con misericordia e lo scelse” e disse Seguimi! I suoi modi semplici e anticonformisti hanno già conquistato il cuore della gente. Un’ultima annotazione. Tutti gli ultimi tre Papi, nella loro omelia di inizio pontificato, hanno fatto lo stesso invito: “Non abbiate paura!” Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!” Benedetto XVI: “Non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla e dona tutto.” Francesco: “Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi, neanche della tenerezza.”

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LENTE d’ INGRANDIMENTO

Esercizi spirituali 2013 Abbiamo chiesto ad alcuni partecipanti agli ultimi esercizi spirituali di raccontare la loro esperienza o esprimere una “risonanza” rispetto alla predicazione ascoltata. Riportiamo di seguito alcune delle considerazioni gentilmente presentateci. La nostra Preghiera comunitaria.

Cosa mi è rimasto di questa bellissima settimana? (…) Il ritrovarsi al mattino ed alla sera diventa segno di una giornata vissuta all’insegna degli Esercizi: confesso che ho lavorato con un altro spirito, con più serenità del solito, memore di dove venivo e di cosa avrei fatto la sera. Il nostro nuovo Papa. La sera dell’elezione ci siamo ritrovati in Chiesa con un’emozione palpabile. Ci siamo sentiti tutti fratelli degli altri cristiani sparsi nel mondo. Il don ci ha proposto di iniziare con il Te Deum di ringraziamento e poi Padre Roberto ha cambiato quanto preparato, partendo dal Vangelo (abbiamo letto del Primato di Pietro), poi la Lectio, fino al gesto propostoci ed accolto con entusiasmo di professare la nostra Fede con la mano sul Vangelo: “Io, Paolo, credo”, “Io …. credo”. Il canto “Spirito di Dio, scendi su di noi!” Una domanda che è sembrata sincera e accorata. Il Padre Nostro, la prima Preghiera, la più importante, la più bella: lì sta tutto il Vangelo! Dirla in quell’occasione mi ha dato un gusto nuovo, che sto cercando di non perdere. Il rito Battesimale compiuto giovedì nella Chiesa di Bulgaro: l’impegno a rinnovare ogni giorno quel gesto che per ognuno di noi si perde nella notte dei tempi ma che ha ci resi figli di Dio, cambiando il corso della nostra vita. La Parola che mi ha colpito è la Prima Lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi, un vero prontuario del vivere cristianamente la quotidianità: avere riguardo e rispetto di chi ci fa da guida; vivere in pace tra noi; incoraggiare, sostenere, perdonare ed amare il prossimo; essere sempre lieti; non spegnere lo Spirito… Questa è stata la mia settimana di Esercizi Spirituali. Paolo

L’annuncio a Maria

Questa è la frase che mi ha colpito di più come donna e come mamma: “ …il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto.” Padre Roberto ci ha raccontato che la traduzione del verbo sussultare non è stata facile e può essere anche: “il bambino ha danzato di gioia nel mio grembo”. Una gioia grande che il cuore non può trattenere come la gioia di Maria, beata perché ha creduto. Brunella

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Il cammino del cieco

Gesù gli passa accanto, lo vede, entra nella sua storia personale, gli chiede di fidarsi e fare quanto gli ha detto. Lui non capisce ma si fida e va a lavarsi gli occhi. Gesù ha una richiesta per ognuno di noi: come rispondiamo? “Sono io !” Il cieco guarito ritrova se stesso e la dignità che forse non aveva mai avuto. Il cieco guarito trova il coraggio di testimoniare davanti a scribi e farisei: “E’ un Profeta!”. Il cieco guarito dice “Credo Signore” e si prostra davanti a Gesù, non più perché lo ha guarito, ma lo riconosce come il suo Dio. Ora è un uomo nuovo! Paolo Mentre Padre Antonio ci spiegava il Vangelo non ho potuto fare a meno di pensare con gratitudine a Don Mauro e ai padri che ci hanno dato anche quest’anno la possibilità di assistere ai S.E.S. permettendoci di salire di un altro gradino e facendoci così riflettere: In questo nostro tempo di tanti no: Maria, nella sua semplicità, ci insegna il sì dell’amore e dell’accoglienza. Quello che lascia l’uomo bloccato nel dolore è la malfidenza; sarebbe più semplice e naturale per noi se comprendessimo che tutto è nelle mani di Dio, e i no diventerebbero sì. La nostra disumanità ci paralizza e soltanto portando il ”nostro lettuccio” ricordiamo di essere imperfetti. E’ solo l’amore di Dio e la fede in lui a migliorarci. E allora sì che non saremo più ciechi d’egoismo. Dovremmo essere come Maria e guardare gli altri con l’umiltà di chi sa di essere servitore. Come in questi giorni il nostro nuovo Papa Francesco ci sta dimostrando. Anche questo è un segno che Dio cammina con noi e non ci abbandona mai. Anna Armiento

Nella pagina accanto, in senso orario: Padre Igor coi bambini delle elementari Padre Roberto coi bambini delle elementari Animazione nel piazzale della Chiesa parrocchiale


la PARROCCHIA

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vi ho DATO l’ ESEMPIO

Nicolò Rusca: un nuovo Beato per tutta la Chiesa di Sabrina Galli

Ci troviamo nella seconda metà del Cinquecento. Siamo a Sondrio, centro geografico ed amministrativo della Valtellina che, dal 1512, in seguito a vicende diplomatiche e militari, era stata annessa alla Repubblica dei Grigioni, sotto lo Stato delle Tre Leghe. Un territorio soggetto alla Confederazione dei Cantoni Elvetici relativamente alla giurisdizione municipale; di appartenenza invece della diocesi di Como, da un punto di vista ecclesiastico. Nonostante un diffuso senso religioso, l’essere soggetti agli Svizzeri rappresentava un grosso rischio, a causa della Riforma protestante che aveva coinvolto i territori elvetici. I Grigioni avevano lasciato la libertà di esercitare la confessione cattolica (“con la messa”) accanto a quella riformata (“senza la messa”) ma la convivenza non era affatto facile. In aggiunta a ciò, le istituzioni ecclesiastiche erano decadute, inaridite ed incapaci di dare il necessario nutrimento spirituale ai fedeli. Molti curati erano infatti sacerdoti o frati dalla condotta non sempre esemplare, poco istruiti e in cerca di benefici ecclesiastici per il proprio arricchimento. In questo contesto, il 20 aprile 1563 nasce a Bedano, una piccola località nell’attuale Canton Ticino, poco distante da Lugano, ma ecclesiasticamente appartenente alla Chiesa di Abbondio, Nicolò Rusca. Egli studia a Pavia, Roma e Milano (dove frequenta il Collegio Elvetico, fondato da Carlo Borromeo),e nel 1587 viene ordinato sacerdote. Dopo aver svolto, per due anni, il suo ministero pastorale nella parrocchia di Sessa Monteggio, nel 1590 viene eletto arciprete di Sondrio, dove rimane per quasi 30 anni. La sua opera pastorale si indirizza a risollevare le sorti della cattolicità locale, mettendo in pratica i principi di rinnovamento della Chiesa dettati dal Concilio di Trento: - mette al primo posto la Parola di Dio; - cura la predicazione attraverso un’assidua preparazione allo studio della Scrittura e della Tradizione Ecclesiastica, in particolare quella degli antichi Padri della Chiesa; - introduce l’insegnamento del catechismo per i ragazzi e istituisce la “Scuola della Dottrina Cristiana” per gli adulti; - provvede all’amministrazione dei sacramenti e si impegna affinchè tutti, a Sondrio, potessero regolarmente accostarsi all’Eucarestia ed alla Penitenza;

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- istituisce le Confraternite, in particolare quella del Santissimo Sacramento; - rinnova i luoghi sacri e le suppellettili liturgiche; - riforma il clero e si circonda di un gruppo di sacerdoti in grado di offrire un insegnamento all’altezza delle esigenze dei tempi, nonché capace di confrontarsi con altri modi di presentare la fede. A tutto ciò si aggiunge un’instancabile attività in difesa della religione cattolica. La formazione ricevuta e il costante studio consentono a Rusca un confronto aperto con i ministri protestanti, mentre lo spirito evangelico gli permette una chiara distinzione tra l’errore, da combattere apertamente, e l’errante, da rispettare ed amare sempre. Egli tuttavia comincia ad essere considerato un soggetto pericoloso e, in una situazione politico-religiosa sempre più tesa ed intricata, viene progressivamente coinvolto in sospetti ed accuse che risulteranno,peraltro,infondate. Negli ultimi anni prima della morte, ferma sarà l’opposizione dell’arciprete all’istituzione di un collegio di ispirazione riformata a Sondrio; sarà questo il motivo scatenante della persecuzione. Nel 1618 una falange riformata estremista e profondamente anticattolica, riesce a costruire contro di lui l’accusa, totalmente ingiustificata, di tradimento dello Stato. Viene catturato tra il 24 e il 25 luglio da una banda di armati Grigioni, deportato a Coira e poi a Thusis dove muore, sotto tortura, il 4 settembre 1618. Il 21 Aprile 2013, nell’anno della fede, a 450 anni dalla sua nascita, la diocesi di Como vivrà in Sondrio la beatificazione di Nicolò Rusca: grande esempio di testimonianza cattolica condotta fino al sacrificio della vita.

(Informazioni liberamente tratte da “il Settimanale” e dal sito della Diocesi di Como).


LENTE d’ INGRANDIMENTO

Spunti per riflettere a cura di Carmen Taiana illustrazione di Giovanni Fusi

LA VITA DOPO IL PARTO “Nella pancia di una donna incinta due gemelli conversano fra loro. Uno chiede all’altro: - Tu credi nella vita dopo il parto? - Certo. Qualcosa deve esserci dopo il parto. Forse siamo qui per prepararci per quello che saremo dopo… - Sciocchezze! Non c’è una vita dopo il parto. Come dovrebbe essere quella vita? - Non lo so, ma sicuramente ci sarà più luce: qui è buio. Magari cammineremo con le nostre gambe e ci ciberemo dalla bocca. - E’ assurdo! Mangiare dalla bocca!? Ridicolo! Il cordone ombelicale è la via d’alimentazione! Camminare con le nostre gambe? Ti dico una cosa: la vita dopo il parto è da escludere. Il cordone ombelicale è troppo corto. - Invece io credo che debba esserci qualcosa. Forse sarà diverso da quello cui siamo abituati ad avere qui. - Ti sbagli: nessuno è tornato dall’aldilà, dopo il parto. Il parto è la fine della vita. E la vita per me non è altro che

un’angosciante esistenza nel buio, che porta al nulla. - Beh, io non so esattamente come sarà la nostra vita dopo il parto, ma sicuramente vedremo la Mamma e lei si prenderà cura di noi. - Mamma? Tu credi nella Mamma? Dove credi che sia ora? - Dove? Tutta intorno a noi! E’ in Lei e grazie a Lei che viviamo. Senza di Lei tutto questo mondo non esisterebbe. - Eppure io non ci credo! Non ho mai visto la Mamma, perciò per me è logico che non esista. - A volte, quando c’è silenzio, si riesce a sentirla, si riesce a percepire come accarezza il nostro mondo. Sai? Io penso che ci sia una vita reale che ci aspetta e che ora stiamo soltanto preparandoci ad essa.”

(www.culturacattolica.it)

Un apologo suggestivo e stimolante. La vita dopo il parto metafora della vita dopo la morte. Il “noncredente”, ancorato al “qui e ora”, confidando esclusivamente nelle deduzioni logico-razionali, non ritiene possibili realtà diverse da quella conosciuta. Rifiutando il “mistero”, rinuncia alla speranza.

“Se un tempo bastavano 5 prove per l’esistenza di Dio, oggi l’uomo le ritiene insufficienti e ne vuole una sesta, la più completa, la più autorevole: la vita di coloro che credono in Dio” (Jacques Maritain) “Riuscirò io a fare della mia vita qualcosa di semplice e diritto, come un flauto di canna che il Signore possa riempire di musica? (Rebindranath Tagore)

“Per la strada vidi una ragazzina che tremava di freddo. Aveva un vestitino leggero e ben poca speranza in un pasto decente. Mi arrabbiai e dissi a Dio: -Perché permetti questo? Perché non fai qualcosa?Per un po’ Dio non disse niente. Poi improvvisamente quella notte mi rispose: - Certo che ho fatto qualcosa: ho fatto te. (Antony de Mello)

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“PAGINE GIOVANI”

Cosa pensano i “nostri giovani ed adolescenti” riguardo le dimissioni dell’emerito pontefice Benedetto XVI e sul nuovo eletto papa Francesco I SOFIA “Credo che il gesto di papa Benedetto sia stato coraggioso e che in questo periodo di crisi abbia creato non poco scalpore, tuttavia ha dimostrato la forza d’animo di un uomo stanco che ha saputo mettersi da parte per lasciare l’incarico a un nuovo papa per rinnovare e governare al meglio la Chiesa. L’arrivo di Papa Bergoglio è stato significativo da tutti i punti di vista, un gesuita che ha da sempre condotto una vita semplice proprio come Gesù stesso, e che ora si propone di dare il buon esempio a tutta la comunità partendo dai più deboli.” LUCA V Riguardo alle dimissioni di Benedetto: una scelta assolutamente positiva e molto

intelligente. oltrettutto, non è sicuramente uno stupido, quindi ha preso questa decisione sicuramente consapevole di quello che comportava. ed è un grande passo, a mio parere, per la chiesa: il Papa, seppur vicario di Dio, è un uomo!, con i suoi limiti e le sue difficoltà. Quando si rende conto che non è più adatto a svolgere il ruolo bene, oppure quando si accorge che la chiesa ha bisogni di personalità diverse, è suo dovere lasciare spazio a un nuovo pontefice (a cosa sono serviti gli ultimi anni di Giovanni paolo II? la chiesa non ne ha tratto nessun giovamento.....) quindi, assolutamente d’accordo con la scelta di Benedetto. Per il nuovo papa: purtroppo già piuttosto vecchio, ci sono buone premesse, fondamentali le scelte e i gesti che sta facendo per richiamare la chiesa all’essenzialità e alla povertà, ma la chiesa ha bisogno di personalità più giovani. Quello che deve cambiare all’interno della chiesa è la mentalità, e purtroppo quella di Francesco è ancora tanto chiusa e conservatrice sui temi più sentiti dai giovani - omosessualità, matrimoni, relazione pre-matrimoniali ecc.

MATTEO ”Le dimissioni di Benedetto XVI sono state una decisione estremamente coraggiosa; il primo nella storia moderna a scegliere questa strada, deve essere sicuramente apprezzato ed elogiato: ha posto il bene della Chiesa e dei fedeli al primo posto; E’ ancora presto per giudicare Francesco, il nuovo Papa; nonostante ciò, mi sento fiducioso nei suoi confronti. Il cambiamento di mentalità da un pontefice all’altro è sicuramente uno dei segnali di novità chiesti alla Chiesa da parte del mondo e, in particolare, da noi giovani.” ILARIA “La scelta di Benedetto coraggiosa e umile; il nuovo papa mi sembra mi ha fatto una buonissima impressione e spero che non sia solo fumo ma continui così per tutto il pontificato”

ANDREA V “Per quanto riguarda l’ex pontefice Benedetto scelta coraggiosa, senza precedenti, che di sicuro ha un valore importante per la chiesa e costituirà un precedente non da poco; sul nuovo papa Francesco prima impressione ottima, ma è solo all’inizio del suo lunghissimo cammino!”

“Sono contento che finalmente la chiesa, partendo dai piani alti si sia decisa a cambiare(nel bene) la chiesa: prima con Benedetto che cavilla il fatto che non si deve stare papa a vita, e Francesco con una chiesa di naturale semplicità.”

GIORGIA “Mi piace il fatto che questo papa punti molto sul contatto diretto con la gente, ed è esattamente quello che ci vuole dopo un papa teologo come Benedetto”

ANDREA A “Secondo me avrebbe potuto andare avanti ancora un po’, perché dal momento che ha detto di non avere gravi problemi di salute avrebbe dovuto continuare il pontificato e dare un grande esempio di impegno e spiritualità come Giovanni Paolo II o come lo stesso Gesù; nel caso avesse avuto problemi fisici come non vedo perché non dirlo”

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il SALE della TERRA

La vita in gioco di Claudio Balestrini

Da sempre l’uomo ha subito il fascino della fortuna, la dea bendata, e l’ha sempre percepita come un’entità imperscrutabile. Nell’antica Grecia era la Tyche, il Caso, cui erano soggetti gli stessi dèi dell’Olimpo. I Romani rappresentavano la Fortuna con la cornucopia, simbolo di fertilità e ricchezza, e il timone, emblema di colei che pilotava la vita degli uomini. Una sorta di destino che sceglie al nostro posto, come si trattasse di un volere superiore, lo stesso che determina la felicità o che getta nella disperazione senza nessuna logica, senza meriti o demeriti. I soldati, sotto la croce, si giocano ai dadi la tunica di Gesù, mentre il protagonista del romanzo “Il giocatore” di Dostoevskij affida alla roulette le sue speranze di emancipazione sociale ed economica per colmare la distanza che lo separa dalla nobildonna di cui si è innamorato. Infelice la sua sorte perché, dopo qualche vincita prodigiosa, perde tutto ciò che ha; tutto tranne la speranza, che gli permetterà di ricominciare una nuova vita, lontano dai tavoli da gioco. Come durante una scalata il chiodo fissato nella roccia accoglie la corda dell’alpinista che ad essa affida la propria vita, in caso di caduta, così la nostra Speranza deve essere salda in Cristo, per vincere la tentazione di superare le difficoltà, anche quelle più pressanti, con scorciatoie pericolose, come il gioco, l’azzardo, l’affidarsi ciecamente alla Fortuna. Don Mario Delpini, su “Avvenire” del 10 marzo 2013, nell’ambito della sua rubrica “Per un briciolo di fede”, indirizza una lettera a un barista di nome Settimio, gestore di un locale in cui vi sono videopoker e altre “macchinette mangiasoldi”. Il suo è un appello perché

Settimio rinunci ai proventi che gli derivano da quei marchingegni che spesso portano alla dipendenza e alla rovina persone che ad esse si avvicinano con leggerezza, in cerca di una svolta o di un semplice colpo di fortuna. Molti hanno cominciato per caso, altri perché non vedevano strade alternative. Altri ancora purtroppo si sono trovati rapidamente indebitati con conoscenti, familiari o peggio con usurai, fino a ridursi alla disperazione. La cronaca è fin troppo prodiga di drammi che hanno per protagonisti uomini e donne schiavi del gioco che si offre oggi sotto molteplici forme, anche su internet, dove si esaspera la solitudine tipica del giocatore: casinò on-line, lotterie virtuali, poker, scommesse, slot-machines, bingo… solo per citare le più conosciute e molto spesso in mano alla criminalità organizzata che le usa senza scrupoli per riciclare fiumi di denaro. Don Mario Delpini si chiede, ci chiede cosa possiamo fare per debellare questa piaga sociale che porta alla distruzione del tessuto relazionale e psicologico dell’individuo, come possiamo aiutare questi nostri fratelli in difficoltà: anzitutto sarebbe utile che il barista Settimio seguisse l’esempio di altri suoi cinquanta colleghi di Como e provincia che hanno detto NO alle macchinette fonte di guai non solo per chi le utilizza, ma anche per chi le gestisce, frequentemente vittima di furti. In secondo luogo, ma non per importanza, auspichiamo che le autorità preposte concedano le licenze per l’installazione di tali “giochi” con maggiore oculatezza. Il loro proliferare è indice di una società in declino, che ha smesso di credere non solo nella presenza salvifica di Dio, ma anche in se stessa, nelle proprie capacità. Il beneficio derivante da una piccola vincita non può essere mai pagato con la vita di nessuno. Settimio, pensaci!

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ARCHIVIO PARROCCHIALE NATI IN CRISTO COL SANTO BATTESIMO

OFFERTE

4) Lo Bianco Alessandro 5) Albanese Andrea 6) De Cono Sara 7) Castelli Gabriele 8) Camposano Lorenzo 9) Forestieri Alessia Fortuna 10) Bocchi Elisa Maria 11) Ascorti Riccardo

Funerali Euro 1140 In memoria di Lucia Giordano Euro 400 In ricordo di Natalina il condominio “La panoramica “ Euro 100

UNITI IN CRISTO NEL SANTO MATRIMONIO

1) Sanfilippo Simone e Carino Marilena il 13 aprile 2013

RIPOSANO IN CRISTO

6) Caponetti Francesco ved. Sansotta Michelina di anni 81 7) Braga Luigia ved. Piacentini Walter di anni 84 8) Modenese Antonio coniug. Del Frate Cecilia di anni 80 9) Bancora Vincenzina (Cicci) coniug. Castelli Raffaele di anni 72 10) Sampietro Natalina ved. Bianchi Angelo di anni 98 11) Giordano Lucia ved. Rondinone Giovanni di anni 87 12) Riboldi Vincenzo coniug. Pria Clementina di anni 73

PER IL RIFACIMENTO DEL PARCHETTO DELL’ORATORIO Festa di Carnevale Euro 2142,50 (di cui Euro 100 offerti dal gruppo Caleidoscopio) Dai coscritti 1944 ricordando Ambrogio Dell’Acqua Euro 220 Dalla vendita di dolci in occasione della festa dei papà Euro 988 Dai coscritti 1941 ricordando la defunta Cicci euro 70 PER LA CASA DI ACCOGLIENZA “IL CORTILE” Dalla cassetta in chiesa parrocchiale Euro 177,6

NOTA Le offerte per la casa “Il Cortile” del santuario, quelle dei restauri e quelle della caldaia in oratorio,sono riportate anche settimanalmente sul foglio “Il Monte”. Qui sopra vengono annotate tutte insieme fino al 7 aprile.

SCUOLA DEL CONCILIO: impressioni e considerazioni di Gianluca Guffanti

Da poco si è conclusa, nella nostra Comunità Pastorale, la Scuola del Concilio: otto appuntamenti in cui si è potuto conoscere ed approfondire i documenti contenuti nel Concilio Vaticano II, proposti dopo 50 anni dalla nascita e in occasione dell’anno della Fede istituito dal Papa emerito Benedetto XVI. Se dovessi esprimere in poche parole l’esperienza e le impressioni sugli incontri potrei dire: molto interessanti e coinvolgenti; un’occasione a cui è valsa la pena partecipare, anche se magari a volte si era un po’ stanchi dopo la giornata lavorativa, ma non mancava comunque l’entusiasmo. Grazie ad essi, tenuti quasi tutti da docenti dei seminari di Milano e di Como, si è potuto chiarire e consolidare i pensieri sulla Chiesa. Quello che è emerso e mi ha colpito particolarmente è che la conduzione è compito di tutti, nel ruolo e nelle forme adatte a ciascuno, ma ugualmente importanti. Interessante è stata la serata sulla liturgia: culmine dell’azione della Chiesa, fonte da cui promana energia e si realizza un contatto con Cristo che è presente nel Sacerdote e nei fedeli. E’ necessario prepararla bene, in modo che le celebrazioni diventino più armoniose e più partecipate. Comprensibile e piacevole è stato anche l’incontro decanale tenuto dal Vescovo emerito di Ivrea, Mons. Luigi Bettazzi, il quale, avendo partecipato in prima persona al Concilio, ha spiegato e relazionato all’assemblea come si è svolto, intrattenendola anche con battute e barzellette divertenti. Concludendo vorrei ringraziare Don Mauro per l’impegno che sempre dimostra nell’organizzare questi eventi e nella buona riuscita di tutti gli incontri che ogni anno propone alla nostra Comunità S.Benedetto.

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VIVERE INSIEME NUMERI TELEFONICI della PARROCCHIA Don Mauro: 031.976.990 cellulare: 347.968.14.26 Don Luigi: 031.899.333 Don Giovanni: 031.930.376 Diacono Pietro: 333.641.87.51 Suore Missionarie del Sacro Cuore di Xalapa 031/899035 Parrocchia Santa Maria Assunta Piazza San Cristoforo, 2 22070 Guanzate (CO) e-mail: parrocchia.guanzate@alice.it “Vivere Insieme” - Strumento di comunione della Parrocchia di Guanzate Periodico iscritto all’Ufficio Stampa del Tribunale di Como n. 18/78 del 21/10/1978 Direttore Responsabile: don Mauro Colombo Redazione: Francesca Amadeo, Claudio Balestrini, Andrea Fusi, Sabrina Galli, Francesco Gringeri, Esther Guffanti, Anna Rocca, Carmen Taiana SCUOLA DI EQUITAZIONE

Impaginazione e grafica: Anna Rocca annarocca@bluewin.ch Stampa: La Tipografia - Lurate Caccivio

GRAFICA e STAMPA Tipografia Litografia Serigrafia Cartellonistica 22075 LURATE CACCIVIO (Co) - Via Repubblica 8 Tel. 031 49 15 87 - Fax 031 49 15 35 - info@latipografiagini.it


spazio per etichetta nominativo

don Mauro con le famiglie dei bimbi di tre anni ricordando il Battesimo

3 marzo 2013: prima Santa Confessione a Bulgarograsso

“Tutti quelli che credevano vivevano insieme� (Atti 2,44)

Vivere Insieme Aprile 2013  
Vivere Insieme Aprile 2013  
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