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28 GIUGNO

xi Santa Caterina’s Day

Ieri sera 28 giugno si è svolto l’undicesimo Santa Caterina’s Day. La cena è stat molto particolare e soprattutto molto bella, infatti è stata organizzata in un modo diverso da quello degli altri anni . Abbiamo usato l’ormai collaudato metodo Chesterton gala, ovvero tutte le cooperative che si occupano di cibo nella loro realtà ci danno i prodotti che poi mangeremo durante la cena. Questo metodo ha due privilegi: uno è quello di rendere partecipi tutti e quindi di sentire la festa come una cosa propria anche se si fa a trecento chilometri di distanza da casa tua, e l’altro è quello di rendere sempre più indissolubile il nostro legame nel lavoro. Infatti organizzare una cena come quella di ieri sera è stato molto complicato, ma molto utile per la vita di tutte le singole persone che vi hanno partecipato, perché si sono trovati davanti ad un mondo bello che tenta di vedere e di radicare l’amore per Cristo anche nel lavoro. Credo che la cosa più bella di ieri sera sia stata proprio quella di vedere che non si lavora per i soldi, ma si lavora per rendere gloria a Dio e soprattutto di fare la sua volontà tramite il lavoro. La giornata ieri è iniziata presto, per lo meno per me, che sono stato nella Contea di Santa Lucia dalla mattina alla sera (sono uscito dai confini della contea solo per andare a pranzo con Enrico Tiozzo, Rod Dreher) per accogliere le persone che arrivavano e per preparare le ultime cose. Alle 17.30 c’ è stato il

momento di lavoro con tutte le realtà presenti e dopo abbiamo potuto dare inizio alla cena che è stata bellissima, non solo perché stavamo mangiando cose fatte dai nostri amici, ma soprattutto perché noi ragazzi di San Benedetto e anche quelli che venivano da Ferrara ci siamo aiutati come se stessimo lavorando tutti per la stessa persona e per far uscire bene tutta la serata. Vedere i felici dei miei amici mi ha fatto capire che lo scopo della serata era stato raggiunto. Dopo cena c’è stato l’incontro con Padre Benedetto Nivakoff priore del monastero dei monaci di Norcia e Rod Dreher scrittore del libro “The Benedict Option”. Dalle parole di Rod ho capito l’importanza della realtà in cui vivo per la mia vita spirituale e ho capito che noi non siamo chiusi al mondo, ma abbiamo la soluzione per il mondo, dobbiamo solo iniziare a costruire il nostro mattone di Chiesa. Dalle parole di Padre Benedetto ho capito che il sacrificio quotidiano richiesto dalla regola di San Benedetto da Norcia è indispensabile perché le nostre opere siano segno di Cristo. Per me la serata di ieri è stata una grande soddisfazione perché nata dalle mie fatiche quotidiane e credo che organizzare l’undicesimo Santa Caterina’ s Day sia stato un motivo per rendere gloria a Dio nell’ eroico quotidiano. Pier Giorgio Sermarini


OPZIONE BENEDETTO «Stiamo aspettando: non Godot, ma un altro San Benedetto (Alasdair MacIntyre)». Per la cronaca “Aspettando Godot” è il titolo di una delle più famose opere teatrali di  Samuel Beckett, tutta costruita intorno all’attesa del personaggio Godot che però non verrà mai. Godot infatti non appare mai sulla scena e nulla si sa sul suo conto. Questa frase di MacIntyre ha stimolato il nostro Rod Dreher ed è propria grazie a essa che ha creato la Benedict Option. Il Benedetto dell’opzione è naturalmente San Benedetto Da Norcia, fondatore del monachesimo occidentale. Secondo Rod Dreher, infatti oggi noi viviamo proprio come in quei tempi in cui l’Impero Romano, per tutti punto fermo e stabile per secoli, implode e si sgretola. I cristiani allora hanno smesso di puntellare l’Impero, hanno smesso di vivere per l’Impero e hanno creato piccole comunità per meglio vivere le loro tradizioni e la loro fede. Anche oggi, in un mondo che si sta sgretolando sotto tutti i punti di vista, si vive senza radici e senza tradizione e il cristianesimo e la sua cultura stanno dissolvendosi velocemente. Rod sostiene invece che anche oggi, come ai tempi di Benedetto, c’è una possibilità di uscita e che tutto non è perduto per sempre. Se vogliamo sopravvivere al nuovo vento distruttivo, dobbiamo creare comunità di fedeli veri. Comunità che se fondate solo sulle idee sono però destinate a scomparire, se invece fondate sulla realtà, no. Rod è andato alla ricerca di queste comunità, per lui speranza di un nuovo mondo cristiano. È dunque approdato dagli Stati Uniti d’America a Norcia, da quei monaci che sono i diretti successori di San Benedetto. Qui ha incontrato P. Cassian Folsom, fondatore del Monastero. Questi gli disse che a San Benedetto del Tronto c’era gente proprio come quella che lui cercava e erano i Tipi Loschi: «tutti i cristiani del mondo devono vivere come i Tipi Loschi» gli disse seriamente con quella sua voce baritonale. Venne allora nelle Marche e incontrò Marco Sermarini e i suoi amici, vide la scuola, la Contea, Santa Lucia, la Compagnia dei Tipi Loschi, … solo quarantotto ore in tutto, ma cariche e intense: quello che vedeva era proprio quello che aveva sognato. Per Dreher i Monaci di

Norcia e i Tipi Loschi sono un segno di speranza. E come i Monaci a Norcia dopo il terribile terremoto, così tutti noi cristiani dobbiamo ricostruire un mondo distrutto e triste. Dobbiamo soprattutto ricostruire un mondo cattolico. Tutti devono guardare a Norcia e a Santa Lucia per vedere il modo per ricostruire tutto. Rod conclude il suo intervento dicendo che il futuro della fede cristiana si sta costruendo a Norcia dai Monaci e a San Benedetto del Tronto dalla Compagnia dei Tipi Loschi. Il microfono passa poi a Padre Benedetto Nivakoff, dei Monaci di Norcia che inizia con una simpaticissima battuta: « Rod è una difficoltà per la virtù di umiltà dei monaci! ». Sotto alla bellezza che si vede c’è un grande lavoro e un grande sacrificio che spesso non si conoscono e non si vedono. Per arrivare a ciò che uno vede ci vogliono sacrifici, molto lavoro, ci vuole la croce di accettare le sofferenze. Cioè: la Bendict Option di Rod Dreher non arriverà a noi come la manna dal Cielo, per giungere a esercitarla ci vuole fatica. Secondo P. Benedetto la Compagnia dei Tipi Loschi riesce a esprimere l’Opzione Benedetto a San Benedetto del Tronto che è diversa da Norcia, tutta dentro le mura. Ha anche ricordato che sono stati spesso per i monaci fonte di consolazione, ad esempio quando ancora non avevano chiaro se andare avanti con la messa tridentina e si sono visti catapultati, in massa, dentro la loro Chiesa, proprio la mandria dei Tipi Loschi. San Benedetto da Norcia ha detto che c’è differenza fra chi lascia per paura e chi lascia per amore di Dio. Nella vita del monaco questo però è un cammino che dura quaranta, cinquanta anche sessanta anni. Rod Dreher, infine sollecitato da una domanda ha concluso dicendo che oggi abbiamo una scelta da fare: o far finta che i problemi non ci sono e che tutto vada bene, oppure andare controcorrente costi quel che costi; ecco dunque l’opzione: o far finta di niente e andare avanti o vivere da cristiani e prendere sul serio la Fede e la nostra Tradizione. Abbiamo bisogno di un nuovo S. Benedetto e creare minoranze creative, per ripartire e portare avanti la Chiesa. Giulio Giustozzi

XI Santa Caterina’s Day  

“The Benedict Option - A Strategy for Christians in a Post-Christian Nation”

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