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27 GIUGNO

una fede che spezza le catene

Ieri si è tenuto l’incontro con a tema l’opera fondata da Grégoire in Costa D’avorio. Rodolfo Casadei ha raccontato come ha conosciuto Grégoire in un viaggio fa=o in Costa D’Avorio circa ven?cinque anni fa. La premessa iniziale è stata mostrare cosa rappresentasse la malaCa in Africa. Ci ha raccontato che durante la visita in Camerun andò a trovare dei missionari. Accadde che si ammalò uno dei catechis?. I paren? allora portarono il catechista dal guaritore. Questo disse che l'uomo era stato colpito dagli spiri? maligni, infaC in Africa la malaCa è vista come qualcosa di soprannaturale. Portarono poi il catechista in ambulatorio, ma non fu efficace. I missionari allora par?rono verso l’ospedale più vicino. Li accompagnava una suora che spiegò ai genitori cosa potessero fare. Alla fine decisero di portarlo in ospedale. In Africa, però, le medicine si pagano prima di curare le malaCe, nonostante le cure quest’uomo morì. La seconda premessa è questa: dopo sei anni dal primo viaggio, Casadei incontrò due missionari che gli raccontarono della storia di Grégoire, l’africano che liberava i mala? mentali in giro per le ci=à e per i villaggi della Costa D’Avorio; decise allora di incontrarlo e di scrivere la sua storia. E così uscì il primo ar?colo in italiano sulla storia di quest’uomo. È veramente cris?ano - dice Rodolfo- perché un cris?ano che crede in Cristo cura gli uomini, perché nei mala? vede Cristo. Grégoire, da giovane ha avuto varie vicissitudini: arriva quasi al suicidio in seguito al fallimento della sua aCvità, decise allora di andare a parlare con un prete che lo invita a fare un pellegrinaggio in Terra Santa. Qui fu colpito dalle parole di un’omelia in cui si diceva che tuC, pre? e laici concorrono alla

costrizione del Regno di Cristo con le loro opere. Pertanto, nessuno si deve sen?re escluso dalla chiamata. Tornato nel suo paese, inizia allora la sua opera, curando i mala? in ospedale e pagando le medicine, ricostruendo i bagni della prigione della ci=à, aiutando le famiglie povere che non potevano curarsi. Mai fermarsi, ma vedere cosa ci chiede la Divina Provvidenza.
 Indomito pensava a cos'altro potesse fare, poi accadde che un giorno incontrando un ma=o, si fermò a guardarlo. Pensava tra sé: “Io tuC i giorni cerco Cristo nelle preghiere, in chiesa, ma come faccio a non vedere che è qui di fronte a me?” Così diede dei soldi a quel ma=o. Dopo alcune seCmane, disse ai suoi amici che voleva fare un centro per ospitare i psichiatrici. Per la prima volta in ci=à c’erano persone che tra=avano i maC in modo umano. Il ministro della sanità della Costa d'Avorio diede poi al nostro amico un padiglione per fare un centro per mala?. Poi ne aprì un altro.... Oggi ci sono tredici centri di accoglienza e centri di reinserimento per insegnare un mes?ere. Ha inoltre instaurato una rete di ambulatori che possono distribuire medicinali. In seguito ha iniziato a girare anche per i villaggi per liberare le persone incatenate. InfaC spesso, su suggerimento dei guaritori, i familiari dei mala? psichiatrici incatenavano sin dalla tenera età i sofferen?. Grégoire, certo dell’aiuto della Divina Provvidenza, tu=’oggi fonda e ges?sce queste opere che accolgono i mala? del suo paese e di quelli limitrofi. Marco Pellei


“parlano i giovani…” “Una fede che spezza le catene”. Ieri sera il giornalista Rodolfo Casadei ci ha raccontato di una fede, La fede che spezza le catene nel vero senso della parola. La storia di Grégoire, un semplice meccanico africano nato nel Benin, che a seguito di un tentato suicidio decide di riavvicinarsi a Cristo e di dedicare la sua vita ai mala? psichiatrici, sembra non avere nulla a che fare con la nostra vita. Pensare che nonostante la sua bassa istruzione e la sua inesperienza nel campo della psichiatria, abbia potuto avviare tan?ssimi centri per mala? mentali, sembra quasi impossibile in Europa. Qual è stato il motore che ha spinto quest’uomo ad affrontare la mentalità della sua terra, spingendosi nelle foreste africane, nei villaggi, nelle strade per liberare i cosiddeC uomini a=acca? dagli spiri? maligni? La risposta è semplice: ha preso sul serio tu=o ciò che Nostro Signore gli ha posto davan?, mosso da quel desiderio di essere una pietra che costruisce la nostra Chiesa. Grégoire è la prova vivente di ciò che dice Cristo: “Se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: sposta? da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile”. Non è facile l’opera che ha deciso di portare avan?, perché la cultura del suo paese considera

questo ?po di malaCa una manifestazione del demonio. Per evitare che quest’ul?ma si diffonda al resto del villaggio, coloro che la manifestano vengono lega? agli alberi, incatena? e lascia? lì come vegetali. Grégoire capisce che il modo più dire=o per stare vicino a Cristo è a=raverso i mala?, grazie a loro Cristo è davan? a lui ogni giorno, per questo non può fermarsi. Pian piano inizia a muoversi, parlando con le famiglie dei mala?, raccogliendoli per strada, curandoli con medicine vere, sopra=u=o tra=andoli come esseri umani. E’ una ba=aglia ancora lunga, ma ciò che mi ha tanto colpito di quest’uomo è la sua completa e incondizionata fiducia nella Divina Provvidenza. Non fa programmi, non si preoccupa di soldi, del futuro: “se l’Associazione San Camillo deve andare avan?, sicuramente la Provvidenza intercederà”. E’ un grande esempio per noi, per me, che in fondo abbiamo tu=o (non siamo di certo in un paese difficile come il suo) e nonostante questo viviamo di programmi, di preoccupazioni sul futuro dimen?cando che basta un granello di fede per spostare le montagne. Marta Deantoni

Una fede che spezza le catene  

“Una fede che spezza le catene: l’opera di Gregoire Ahongbonon e della “San Camillo” per i malati mentali” Incontro con Rodolfo Casadei, inv...

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