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Even e il Medaglione magico

Classe I D Scuola Secondaria di I grado “V. Alfieri� Bagnoli di Sopra A.S. 2011-2012


Classe I D Scuola Secondaria di I grado “V. Alfieri� Bagnoli di Sopra A.S. 2011-2012

Even e il Medaglione magico


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uesta è una storia di tempi antichi, tempi in cui la città di Nosburg era afflitta da un lungo conflitto tra il bene e il male.

Nosburg sorgeva sulle rive del lunghissimo fiume Interminabilis, chiamato così proprio per il suo lungo corso. La città era grande, popolata da molte fanciulle e numerosi guerrieri che vivevano in capanne di legno con il tetto di paglia. Al centro della città si trovava un grandissimo castello in marmo bianco con mura merlate, dove viveva un re molto buono che custodiva un amuleto magico contenente il potere del bene e del male. Sua figlia si chiamava Even, ma non la si vedeva spesso in città, perché preferiva trascorrere il suo tempo sulla riva del fiume. Amava la natura e soprattutto gli animali, con i quali riusciva a comunicare e in alcune occasioni riusciva persino a trasformarsi e assumere le sembianze dell’animale che desiderava. La sua amica più fidata era una ragazza di nome Maria, che amava invece stare in mezzo alla gente e frequentava il laboratorio del saggio Arthur. Attorno a Nosburg c’era un grande bosco popolato da moltissimi animali e creature fatate, come elfi e gnomi, ma anche da creature spaventose come i draghi.


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el laboratorio di Nosburg, l’anziano mago Arthur stava provando a insegnare al giovane Alex a preparare alcune pozioni, ma il ragazzo continuava a fare qualche errore di troppo, come rovesciarsi su un piede, anziché sulla cavia, la Pozione Rimpicciolente a Scoppio Ritardato, ritrovandosi così con un piede più piccolo e uno più grande. Quando fece addirittura scoppiare metà tetto del laboratorio, Arthur capì che forse era il caso di lasciar perdere le pozioni e passare a qualche innocuo incantesimo. Il primo si chiamava Magia del Teletrasporto e serviva per trasferire gli oggetti da un luogo all’altro. La formula magica era: «Tu oggetto oggettino, piano pianino, prendi il volo e vieni qui vicino». Dopo alcuni tentativi andati a buon fine, Arthur vide che Alex era pronto per un incantesimo che richiedeva un livello di esperienza un po’ più avanzato. «Alex, ti piacerebbe provare una magia un po’ più potente?» «Sì!» rispose Alex, stupito. «Vedi, Alex, non è difficile, basta solo pensare a un oggetto che si conosce bene e immaginare di farlo apparire in un luogo ben preciso. Prova. Concentrati». Alex annuì e rispose: «Capito. Ora ci provo». Al ragazzo venne in mente un oggetto molto particolare: il medaglione che la sua amica Even gli aveva mostrato; così pensò intensamente al medaglione e immaginò anche di trasportarlo all’interno del laboratorio. Proprio in quel momento, dalla strada si affacciò alla finestra un amico del vecchio mago: «Buongiorno, Arthur! Sono appena tornato!» «Ehi, carissimo, come stai? Hai fatto un buon viaggio?» «Eh, magari! Mi sembra di aver camminato tre anni per il bosco!» «Be’, almeno sei riuscito ad arrivare tutto intero!» «Ah, certo, io quel bosco infernale non lo voglio attraversare più!» protestò l’amico. In quel preciso momento, Alex stava immaginando il laboratorio, ma, sentendo parlare del bosco, per un attimo se lo figurò, e il medaglione... Fu trasportato là.


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l di là del bosco, iniziava la Terra dei Demoni, un luogo lugubre e spaventosissimo. Aveva molti vulcani che eruttavano in continuazione e ce n’era uno in particolare, detto “il Vulcano Nero”, che era il più alto fra tutti e poteva essere superato solo grazie al Ponte della Morte, che mai nessuno era riuscito a percorrere. Un fiume viscoso di lava mista a fango segnava il confine della Terra dei Demoni e finiva nella Palude Mortale, infestata da mostruosi pesci killer. Vicino alla Palude c’era il Campo Geyser del Non Ritorno, zona fitta di geyser che zampillavano in continuazione. Nel cielo volavano nubi di gas tossici e Avvoltoi dal Becco Uncinato, che si nutrivano di qualunque cosa capitasse loro a tiro. Ovunque si trovavano sabbie mobili imprigionanti che conducevano al sottosuolo. Nella Terra dei Demoni circolavano draghi, scarafaggi e ragni giganti, veri padroni di quel luogo da incubo. Nell’Isola del Nord di questa terra ostile, sorgeva il castello di Lamister. Era una fortezza antica, piena di torri, con un largo fossato attorno e un cimitero nel cortile interno. Si diceva che chiunque vi entrasse avesse poche possibilità di uscirne vivo, perché era pieno di passaggi segreti e trabocchetti. Nei sotterranei del castello di Lamister, con un incantesimo, Xana entrò nella sua grotta segreta. Iniziò a preparare una pozione che nessuno conosceva. Sopra agli scaffali c’erano bottiglie, bottigliette, vasetti che contenevano occhi di rana, sangue di lucertola, veleno di ragno, denti di pipistrelli, lingue di drago, teste di zombie e, per finire, dentro una fiala nascosta c’erano persino delle anime rapite. Il drago Polunga, mentre sorvegliava il castello delimitato dal grande bosco, vide un luccichio. Planò verso gli alberi e, appeso a un ramo, trovò un medaglione. Lo raccolse e raggiunse Xana nella caverna. «Guarda, Xana, cosa ho trovato nel bosco!» «Fammi vedere... Io lo conosco...» «Ma cos’è?» «Si tratta di un amuleto molto potente. È capace di compiere qualsiasi incantesimo...»


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lex corse verso il fiume, seguito da Arthur a cavallo del drago Drevor. Speravano di incontrare Even, per essere rassicurati che il Medaglione fosse ancora in suo possesso. Ma Alex in cuor suo temeva di aver trasferito davvero l’amuleto in mezzo al bosco. Quando arrivò sulle rive dell’Interminabilis, vide Even e Maria che discutevano concitatamente. Si avvicinò e, guardando la loro espressione sconsolata, capì che le sue peggiori paure erano confermate. «Forse so dov’è finito il tuo Medaglione» esclamò, tra lo stupore delle due ragazze. «Non c’è un minuto da perdere, dobbiamo correre nel bosco, in direzione della Terra dei Demoni». Even, Arthur, Alex e Maria arrivarono nel luogo indicato da Alex. «Ecco, adesso cerchiamo il Medaglione» disse Even. I quattro cominciarono a cercare, cercare, cercare, allargando il sempre di più il raggio della loro ricerca, ma non trovarono da nessuna parte l’oggetto magico. Dopo ore di cammino, il gruppo fece una pausa. Erano tutti esausti, avevano cercato nei posti più nascosti di quella terra ostile e paurosa, evitando le paludi infestate dai coccodrilli e aggirando le sabbie mobili, ma del Medaglione nessuna traccia, nonostante l’aiuto di Arthur che, con il suo intuito e la sua esperienza, si orientava con facilità anche in assenza del sole e sapeva leggere le tracce lasciate dagli animali o dai nemici sul terreno. «Avete guardato bene sotto le pietruzze, tra le foglie, nelle radici degli alberi, in mezzo ai cespugli?» domandò Even. «Sì, e siamo sicuri che il medaglione non c’è» risposero gli altri in coro. «E va bene...» rispose rassegnata la ragazza. I quattro stavano per andarsene, quando, ad un tratto... «Ragazzi, ho trovato qualcosa» disse Arthur. «E cosa?» «Oh, non ci credo! Alberi inceneriti, fumo, cenere... Tracce di drago! Ma sì, è passato di qui un drago!» «E dici che potrebbe avere preso lui il Medaglione?» «Temo proprio di sì!» esclamò Arthur. «Soprattutto se si tratta di Polunga, il drago di Xana. Su, andiamo da lei e riprendiamoci il Medaglione!»


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a compagnia partì spedita per la Terra dei Demoni.

Durante il viaggio affrontarono mille pericoli, ma il peggiore fu il grande fiume di lava bollente che circondava ogni parte del castello; non c’era via d’uscita, bisognava superare il fiume e non c’era nemmeno un ponte. Even ebbe un’idea: si trasformò in un’aquila gigantesca e con il drago Drevor, trasportarono il resto della compagnia davanti al castello di Xana, sorvolando il fiume di lava. Xana sentì provenire dall’esterno le voci di Even, Arthur, Maria e Alex. Stavano osservando le tracce di Polunga che portavano fino al suo antro maestoso. Si rivolse al suo drago: «Caro Polunga, tu hai trovato questo Medaglione, ma adesso è mio. Meglio nasconderlo al sicuro nella nostra caverna». Così dicendo, si voltò e si diresse verso uno specchio incassato in una nicchia nella roccia. «Amici, nemici buoni o cattivi, che la stanza-specchio subito si attivi!» E con queste parole, infilò la mano nello specchio, come se fosse stato d’acqua, e dietro vi ripose il Medaglione. Nella sua mente malefica, pensò di dover assolutamente arruolare qualcuno che la aiutasse a difendere il Medaglione e il potere che conteneva... «Setto nasale di adulti setto nasale di bimbi che entri in gioco a mio scopo un’armata di zombie». Quest’idea piacque molto a Xana, che già cominciò a pensare anche ai numeri del suo nuovo esercito: mille zombie a cavallo, duemila fanti, tremila superarmati, quattromila superallenati per le battaglie... Polunga ascoltò e ruggì, d’accordo con Xana. Quell’esercito sarebbe stato invincibile.


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rthur riuscì a farsi venire in mente la formula più potente per richiamare gli oggetti:

«Abracadabra, abracabrì l’oggetto perduto ritorni qui. Abracabrì, abracabrà che il Medaglione ritorni qua». Ma non successe nulla, Xana non mollava. Stavano per entrare, quando la porta si aprì di colpo, spalancata proprio da Xana e Polunga. I due draghi si videro, negli occhi di Drevor apparve una luce abbagliante e si scagliò come un razzo contro Polunga. I draghi iniziarono a colpirsi ferocemente con zampate e colpi di coda e continuarono così per molto tempo. Ma Polunga, approfittando di un momento di esitazione di Drevor, lo colpì con forza alla pancia, facendolo cadere a terra. Si alzò un polverone e non si vide niente per alcuni secondi, poi qualcuno urlò: «Drevor è morto!»


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al polverone che stava calando, si intravidero delle sagome che avanzavano lentamente dal cortile interno del castello. «Zombi!» urlò Even.

Solo la magia poteva essere loro di aiuto, quindi Alex si unì ad Arthur nel lanciare incantesimi. All’inizio sembrava riuscirci, ma poi, per la paura e l’agitazione, perse il controllo e non riuscì a lanciarne nessuno. Arthur fece materializzare delle trappole sotterranee, così alcuni zombie finirono sotto ferri affilati. Fece apparire delle rocce forate, contenenti acqua bollente, appese ad alcuni rami. Al momento opportuno, Alex e Maria tagliarono le corde, lanciando le rocce che fecero dissolvere molti zombie. Even si rese conto però che l’esercito era troppo numeroso per loro quattro; allora si trasformò in un uccello enorme e con la massima velocità andò a chiamare tutti gli animali del bosco: serpenti, aquile, volpi, cinghiali, iguane, rane azzurre, tarantole e li spinse a lanciarsi contro gli zombie. Quando riuscì a raggiungere nuovamente Maria, Alex e Arthur e riassunse le sue sembianze umane, la battaglia stava già finendo: gli zombie pensavano di vincere con facilità, invece furono distrutti dalla furia degli animali.


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edendo il proprio esercito battuto in quel modo, Xana si scagliò contro Even, buttandola a terra. Estrasse dalla cintura un pugnale e nel momento in cui stava per infilarle la lama tagliente nel petto, iniziò ad avere strani ricordi del suo passato, delle visioni in cui il viso di Even assomigliava alla sua sorellina gemella con cui giocava e trascorreva il tempo libero. Allora Xana conficcò la lama nel terreno e aiutò Even ad alzarsi. A quel punto anche Even capì che in Xana c’era qualcosa di buono, qualcosa di familiare... assomigliava molto alla sua sorellina di cui non aveva notizie da tanti anni... Si guardarono negli occhi e si strinsero in un forte abbraccio. Dopo qualche minuto, Xana si voltò verso Polunga e gli chiese: «Voi draghi siete creature magiche, siete diversi da noi... Non c’è niente che puoi fare per il drago di Even?» Polunga si avvicinò al corpo di Drevor e sussurrò un incantesimo: «Resuscita drago, resuscitalo, purché viva per sempre...» E Drevor riprese vita.


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ana ed Even decisero di dividere il Medaglione in due parti e tenerne metĂ a testa, in modo da governare insieme la nuova terra, che si sarebbe chiamata...

To be continued

Even e il Medaglione magico  

Racconto fantasy realizzato dagli studenti della classe I D della Scuola Secondaria di I grado Vittorio Alfieri di Bagnoli di Sopra (PD) dur...

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