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Numero unico Settimana Santa 2014


Numero unico Settimana Santa 2014

“Nazzecanne”, Settimana Maggiore 2014 Di Salvatore Pace

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Una “Nazzicata” di emozioni Di Antonello Papalia

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Il Messaggio Di Mons. Marco Gerardo

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La “Cerca” di Dio L’antico Rito del Pellegrinaggio tra storia e cuore Di Giacomo Blandamura Un angolo di storia La vita di Congrega nei pressi della “SEM” Di Claudio Capraro

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I cinque sensi della Tradizione Il lato gustoso della Passione Di Valeria Malknecht

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Misteri Il nostro Rito Di Antonino Russo 250 anni di “Decoro” Si festeggiano quest’ anno i 250 anni della donazione Calò Di Salvatore Pace

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L’adorazione della Croce Di Benedetto Maria Mainini

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LA GARA 2013 Emozioni in facoltà Di Luigi Secondo

16 il “Cristo all’Orto” Nei 90 anni dalla prima processione Di Antonello Battista

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LE BANDE DELLA PROCESSIONE DEI MISTERI Passione in musica Di Luca Tegas

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La lunga attesa le grandi emozioni Di Mattia Giorno

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Col cuore di Consorella Di Luciachiara Palumbo

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Il dono d’amore verso la Vergine Di Olga Galeone

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La luce del Rito La passione nella fotografia Di Giuseppe Carucci

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Settimana Santa il programma completo

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Aprile 2014

Editoriale

di Salvatore Pace coordinatore eventi culturali

“Nazzecanne”, Settimana Maggiore 2014

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uando il Priore, nel Novembre 2013 mi affidò l’incarico di guidare un gruppo di confratelli per la redazione del “Nazzecanne” online, credetemi, a parte l’emozione di poter collaborare fattivamente alla vita della nostra Confraternita, fui pervaso da un minimo di scetticismo e di paura, legati al fatto di non riuscire ad essere costanti nella pubblicazione degli articoli, nel reperimento degli argomenti e, forse superficialmente, legati al fatto che i miei collaboratori, terminato l’entusiasmo dei primi scritti pubblicati, avrebbero potuto essere meno presenti rispetto alle aspettative del Priore. Oggi dopo tre mesi, fratelli miei, sono completamente e quotidianamente immerso nella macchina organizzativa del giornale, ho intorno a me una squadra di persone volenterose, costanti, preparate e determinate e quello scetticismo è sparito del tutto. Non sono giornalisti, sono persone, tutte con un loro lavoro, con una loro attività, con le loro famiglie e i loro problemi ma che dedicano in maniera disinteressata parte del loro tempo libero, anche, a volte, pressati dal sottoscritto e da Giovanni Schinaia, preziosa anima del gruppo, per far fruire a tutti i Confratelli di una buona lettura quotidiana inerente la vita del Sodalizio in primis ma che può spaziare tra i più svariati argomenti, sempre trattati con massima professionalità. L’ uscita di questo straordinario Numero Unico, che abbraccia l’inizio dell’Anno Giubilare concesso da Sua Santità Papa Francesco in occasione dei 250 anni dalla donazione delle Statue del Cristo Morto e dell’Addolorata alla nostra Confraternita da parte della famiglia Calò, mi offre l’occasione per ringraziare quindi, innanzitutto il nostro Priore e il nostro Padre Spirituale che tanto hanno voluto la rinascita del “Nazzecanne Nazzecanne” e che sempre, costantemente, ci sono vicini e poi il gruppo di lavoro, i “miei” meravigliosi collaboratori che abbraccio uno per uno e che saranno, come me, lo so, emozionati nello sfogliare queste pagine su cui hanno tanto lavorato e , infine ma non per ultimi, voi confratelli che ci avete fatto tagliare il traguardo delle 10.000 visualizzazioni di pagina per i nostri articoli e che manifestate quotidianamente l’attaccamento al nostro modesto ma appassionato lavoro. Buona Settimana Santa e buona Pasqua a tutti voi. DECOR

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Aprile 2014

Il Messaggio

di Mons. Marco Gerardo Padre Spirituale

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nzitutto vorrei unirmi con convinzione all’attestato di stima e di ringraziamento, formulato dal nostro Priore, a quanti hanno reso possibile l’apprezzato risultato editoriale sia on-line sia cartaceo. Il gruppo redazionale lavora con competenza, passione confraternale e spirito di iniziativa e di servizio, che – a dire il vero – sono diventati la carta costituzionale del nostro Sodalizio, grazie anche alle convinzioni e alle modalità operative dell’attuale Amministrazione. Vorrei porre una domanda: perché spendere energie per parlare della Settimana Santa? Cosa ci sarebbe di nuovo da dire? Ciò che appartiene a Dio e alla Chiesa è antico e sempre nuovo: antiche le forme, nuovi i contenuti, le sollecitazioni dello Spirito e – perché no? – i sentimenti e le emozioni… Sentimenti ed emozioni… Oggi riscopriamo che Dio coinvolge tutto l’uomo: intelligenza, volontà e cuore. Un’intelligenza senza cuore crea pericolose ideologie; una volontà senza cuore genera sforzi titanici che fanno dell’uomo l’artefice della propria salvezza, talvolta senza Dio e persino contro Dio. Solo il cuore, invece, sa tenere tutto assieme, dando ad ogni facoltà umana il suo specifico nell’armoniosa cooperazione con le altre facoltà. Vale la pena, allora, scrivere e riflettere ancora, perché – se insondabile e sempre da scoprire è il mistero di Dio – allora anche sempre nuovo è il modo con cui Egli decide di relazionarsi all’uomo. Ed i nostri Riti questo sono: un modo con cui Dio sceglie di continuare a parlarci, perché vedendo il dramma della Sua Passione e intravvedendo l’alba della Sua Risurrezione, noi tutti possiamo continuare ad avere un cuore che batte, gonfio di speranza.

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Aprile 2014

Il Saluto

di Antonello Papalia Priore dell’Arciconfraternita del Carmine

Una “Nazzicata” di emozioni

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l numero unico di “Nazzecanne Nazzecanne”, relativo alla Settimana Santa 2014, fortemente voluto dall’Amministrazione che mi onoro di rappresentare e dal gruppo di confratelli - coordinamento eventi culturali- che si occupa, dal dicembre 2013, del blog online del nostro Sodalizio, è la prova che quando si persegue un obiettivo con volontà e tenacia vengono superati tutti gli ostacoli e i frutti del lavoro, effettuato in sinergia ed armonia, sono veramente pregevoli. Complimenti a chi ha coordinato questo lavoro, mi riferisco a Giovanni e Salvatore, ma soprattutto a tutti gli autori degli articoli che, sotto la sapiente mano di Vittorio Nunnari, sono diventati questo eccezionale giornale che oggi possiamo sfogliare, trasformandolo in un prezioso tesoro da conservare nella biblioteca che ognuno di noi ha sulla Settimana Santa . E a tal proposito una menzione speciale e il mio saluto vanno a Franco Zito, dal cui geniale intuito, ben ventisei anni fa vide la luce il numero uno di “Nazzecanne Nazzecanne”. Lo sprone costante del nostro Padre Spirituale, guida vigile di ogni nostro passo, è importantissimo e fondamentale ed è lievito per queste nostre iniziative. Con l’occasione formulo i miei auguri per la prossima Settimana Santa e per una serena Santa Pasqua a tutte le mie Consorelle e ai miei Confratelli salutandoli con il motto del nostro Sodalizio. DECOR CARMELI

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Aprile 2014

Si festeggiano quest’ anno i 250 anni della donazione Calò di Salvatore Pace

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a ricorrenza è di quelle che restano nella storia, l’anno prossimo, duecentocinquanta anni fa, il nobile Francescantonio Calò decise di donare alla Confraternita del Carmine le Statue raffiguranti il Cristo Morto e l’Addolorata, appartenenti alla sua famiglia. La decisione di donare le Statue al Sodalizio Carmelitano nacque dal Decoro che, già nel ‘700, gli incappucciati, in mozzetta color crema, dimostravano nell’espletamento delle Pie Funzioni nella città dei due mari. Tutto venne registrato in maniera ufficiale con un atto notarile che da una parte sanciva la donazione e dall’altro, addirittura, anche le modalità con cui la Confraternita doveva curare la custodia dei simulacri e con cui doveva perpetuare la tradizione della processione degli stessi, in Settimana Maggiore, invitando membri della famiglia Calò o, in loro

250 anni di “Decoro”

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Aprile 2014 vece, notabili della città a scortare la statua del cristo Morto. Ecco questo evento, questo eccezionale anniversario, viene celebrato dalla nostra Confraternita con un calendario lungo un anno, fitto di appuntamenti, pregno di cerimonie che si concluderà nel maggio 2015. Sua Santità Papa Francesco, in occasione di tali celebrazioni, ha concesso per intercessione di S.E. Monsignor Filippo Santoro, Arcivescovo di Taranto, l’istituzione dell’Anno Santo Straordinario per la nostra Chiesa, nella quale sarà possibile lucrare l’indulgenza plenaria per tutta la sua durata. La Quaresima di quest’anno è già stata caratterizzata da eventi eccezionali quali la Liturgia Stazionale del 7 marzo scorso quando, per le vie della Vicaria Borgo della Diocesi di Taranto, il maestoso Crocifisso della nostra Parrocchia, portato a spalla da 16 Confratelli in Abito di Rito, ha percorso le vie del centro cittadino e dove le meditazioni e le preghiere hanno di fatto dato inizio al periodo quaresimale con una Via Crucis “sui generis” scortata da due ali di fedeli ammirati dalla compostezza del Rito, svolto in maniera esemplare, tra l’altro, sotto la pioggia. Tutto l’anno sociale dunque, sarà caratterizzato dalle celebrazioni del duecentocinquantesimo, tutto il nostro cammino sarà accompagnato dal logo, semplice, ma

A destra la statua dell’Addolorata foto di Giuseppe Carucci Gesu’ Morto Foto Vittorio Nunnari Sopra: L’atto notarile (archivio confraternita)

efficace, della mano che dona, della mano della famiglia Calò, appunto, che porge a tutti noi il cuore della Vergine e la corona di spine del Cristo in un segno simile ad una carezza, quale quella di un padre benevolo che a figli meritevoli porge i suo regalo più bello. La nostra Chiesa adornata per l’occasione e l’amore di tutti noi verso le nostre Statue più antiche saranno strada da percorrere sino all’anniversario del 2015, in cui saremo chiamati a dimostrare, qualora ce ne fosse bisogno, che passati quasi tra secoli dal lavoro di mani sapienti che seppero modellare quella cartapesta e quel legno trasformandoli in quanto di magnifico è sotto i nostri occhi, il nostro Sodalizio è più che mai meritevole di quel regalo e sempre più degno di essere titolo di Decoro del Carmelo. 5


Aprile 2014

90 anni di attesa e preghiera nel Getsemani: il “Cristo all’Orto”

Nei 90 anni dalla prima processione Di Antonello Battista

Cristo all’Orto foto di Giuseppe Carucci

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Aprile 2014

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n antico detto ci ricorda che la storia la fanno gli uomini, ma sono le ricorrenze che fanno rivivere i nomi e magari i volti di quegli uomini che la storia l’han davvero fatta e l’han vissuta. Lo ammetto, sono un inguaribile nostalgico, uno di quelli che con la storia ha un conto sempre aperto, perché non mi rassegno mai all’inesorabile scorrere del tempo, non mi rassegno al suo dirompente processo di logoramento che porta gli eventi nell’oblio e l’uomo alla dimenticanza. Vorrei che in certi attimi il tempo e lo spazio si fermassero e si cristallizzassero in una dimensione atemporale, per poter fare in modo che si godano all’infinito, la bellezza e l’intensità dei momenti vissuti, per coglierne l’importanza nei gesti e la grandezza spirituale degli uomini che li han compiuti. Sfiderei le leggi della fisica se riuscissi a fare ciò e ovviamente nulla di tutto quello su cui ho appena “ragionato” sarebbe umanamente possibile, se non fosse per una qualità che l’essere umano possiede e che gli permette le imprese più impensabili: saper sfruttare la fantasia e l’immaginazione. Vorrei adesso usare questo dono riportandomi, insieme con il mio gradito lettore, indietro nel tempo sino al 1924, cronologicamente non molto tempo fa, ma sociologicamente sembra essere passata un’era dal secondo decennio del secolo scorso. La società era diversa, Taranto era diversa, la Terra Madre sosteneva i suoi figli con le ricchezze della sua natura, che seppur umili abbondavano in qualità e nutrimento, la classe operaia scandiva la propria giornata sul fragoroso suono della sirena del cessa lavori in Arsenale. Lo splendido tramonto rimirato da lungomare, era reso color rubino solamente dal calore benevolo degli infuocati raggi del sole che baciavano la nostra città. Il progresso economico e tecnologico era lontano e i Tarantini non immaginavano minimamente che di lì a pochi decenni si sarebbe trasformato il sia volto naturale della città, sia la vita quotidiana dei suoi abitanti. È tra quei Tarantini che vorrei rivivere quest’onirica esperienza: mi immagino come un confratello del Carmine di quell’epoca, in quel fatidico 1924, testimone di un evento dal significato storico. Era quello un periodo di forti cambiamenti per la nostra Congrega, 25 anni prima si era deciso di rifare le statue dette “minori” della processione dei Misteri, ovvero Cristo all’Orto, La Colonna, Hecce Homo e La Cascata, un intento non poco dispendioso che

nel giro di 3 anni vide la realizzazione come è ben noto nel 1901 da parte del Manzo, di tre delle quattro statue da sostituire: La Colonna, Hecce Homo e La Cascata. Mancava ancora all’appello il gruppo statuario del Cristo all’Orto, malridotto per la vetustà e molto pesante, poiché di legno, tanto che come ci ricorda Nicola Caputo nelle sue opere, dalle quali non possiamo prescindere per conoscere la storia dei nostri Riti, si incontravano difficoltà in quell’epoca a reperire portatori per il gruppo statuario e quasi nessuno tra i confratelli aveva il piacere di accompagnarlo in processione a causa del peso. Ma si sa, la Provvidenza non lascia mai soli coloro che confidano nel Signore, sicchè un devotissimo confratello Pasquale De Leonardis e suo figlio Angelo, s’incaricarono a loro spese di far eseguire da un noto cartapestaio leccese Salvatore Sacquegna il nuovo gruppo statuario, donandolo sul finire del 1923 alla Confraternita ed imprimendovi, a devozione, un’ incisione che ne ricorda la donazione sul lato sinistro del basamento. Chissà lo stupore dei confratelli alla vista, finalmente, di una nuova statua del Cristo all’Orto e poi che piacere sarebbe dovuto essere stare li presente in piazza Carmine e vedere una vera e propria opera d’arte affacciarsi per la prima volta sul portone della chiesa nel pomeriggio del Venerdì Santo del ’24; chissà poi i portatori cosa hanno provato nell’essere i primi ad avere l’onore di portare a spalla il nuovo gruppo statuario. Di spalla in spalla, questo splendido gruppo statuario è arrivato immutato sino ad oggi, aprendo per 90 volte la rappresentazione della passione e della morte di Nostro Signore Gesù Cristo, nella nostra processione dei Misteri. Come ho detto all’inizio di questa mia riflessione, sono le ricorrenze che ci fanno tornare alla memoria gli uomini e in questa Settimana Santa 2014, ricorre proprio il novantesimo anniversario dalla realizzazione e prima partecipazione alla processione dei Misteri, dell’attuale statua di Cristo all’Orto e chissà infine, se il De Leonardis avrebbe mai immaginato che con quel suo gesto di sacrificale devozione avrebbe impresso il suo nome nella storia non solo della nostra Congrega, ma dell’intera città di Taranto, perché il connubio tra la città e i suoi Riti è indissolubile e finchè ci sarà anche un solo confratello come il nostro De Leonardis, pronto a lottare per la loro protezione e il loro arricchimento, la nostra tradizione non morirà mai. Prosit fratelli!

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Aprile 2014

Un angolo di storia

La vita di Congrega nei pressi della “SEM” Di Claudio Capraro

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ia D’Aquino angolo via Ciro Giovinazzi: l’angolo della Sem, sempre e comunque, anche se la Sem ormai non esiste più da anni e molti giovani confratelli non l’hanno mai vista o ci sono mai entrati. Forse hanno visto un’ultima versione, ma la Sem quella vera, quella di Messinese e Semeraro no, però anche per loro più giovani quell’angolo è l’angolo della Sem. Non una semplice intersezione di due strade, non un semplice incrocio di vie, ma un incrocio di vite, un mescolarsi di esistenze. Quell’angolo, distante pochi metri dal portone di ingresso dell’Arciconfraternita

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del Carmine, è “presidiato” mattina e sera per 365 giorni all’anno. Fateci caso, ogni volta che passate c’è un gruppo di iscritti fermo lì a parlare, a scambiarsi chiacchiere ed il numero man mano aumenta quando il periodo dell’anno comincia ad essere particolarmente sentito come accade in questi giorni o a luglio. A memoria non ricordo di essere passato una volta a piedi in via D’Aquino o in auto percorrendo via Giovinazzi e non aver visto fermo qualcuno appoggiato magari alle pareti o d’estate seduto sulla prima panchina d’angolo di piazza della Vittoria, cercando un minimo di fresco all’ombra degli alberi. Giovani o anziani, qualcuno c’è sempre. Si potrebbe pensare che sia previsto dal Regolamento che qualcuno debba sostare lì a guardia di quel crocevia, considerata


Aprile 2014 la costanza con cui ciò accade. Ovviamente non è così, lì in quel posto non ti ci portano i piedi; volendo fare una citazione famosa si potrebbe dire che “vai dove ti porta il cuore”. Perché anche lì all’esterno dei locali della Congrega, al di fuori della nostra chiesa, arrivano i suoni, i profumi, le immagini che tutti noi portiamo nel cuore. Fino a dieci anni fa esisteva solo quell’angolo, salvo poi incontrarsi altrove, e la possibilità di parlarsi al telefono, di scambiarsi un sms. Poi è arrivato Facebook e ognuno di noi ha pubblica-

E ci scambiamo messaggi gratuiti con WhatsApp e anche qui cambiamo la foto del profilo o la frase relativa al nostro “stato” con una più adatta al momento. E i nostri amici che sono a lavorare o a studiare fuori Taranto, li contattiamo tramite e-mail per aggiornarli sugli ultimi sviluppi relativi a squadre vere o presunte che siano. Ma quell’incrocio, nonostante tutta questa tecnologia, è sempre affollato e vissuto. La tecnologia non ha sconfitto il piacere di fermarsi a scambiare due chiacchiere ed incontrare un amico lì

to le sue foto e ovviamente ha sotto la Congrega e poi magari creato il suo album in cui fansalire a fare un salto mentre la tv L’angolo della Sem ieri e oggi. no bella mostra partecipazioin segreteria trasmette un dvd di ne a processioni, pellegrinaggi una ventina di anni fa e prima e altro. E se la foto del profilo dai una occhiata distratta, poi durante l’anno è, solitamente, ti fermi a ricordare dove eri tu un bel primo piano di quelli in quel momento, poi a ridere che una volta si mettevano in su quanti capelli aveva al tempo cornice sul comò, passata l’epiTizio o quanto fosse snello Caio, fania quasi sempre viene sosticosì come a ricordare tante facce tuita da una foto in cui siamo che non ci sono più. sotto una statua o con un borL’angolo della Sem resiste agli done in mano e via via così. anni, la voglia di vedersi e di E condividiamo sulla nostra parlarsi viso a viso non viene bacheca immagini e filmati di soppiantata dalle videochiamaprocessioni oppure quando te, il desiderio di “respirare” aria siamo al computer a fare altro di Confraternita anche da “sote come sottofondo ascoltiamo una marcia, la to” non lascia il passo alla tecnologia. La moda cerchiamo su Youtube per condividerla con i del momento è l’hashtag, questo # per intenderci, nostri amici sperando che possano provare le ma volete mettere il bello di incontrarsi e chienostre stesse emozioni. derselo di persona rispetto a: #c’ha fa? t’ha vstè?

“Giovani o anziani, qualcuno c’è sempre. Si potrebbe pensare che sia previsto dal Regolamento”

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Aprile 2014

I cinque sensi della Tradizione

Il lato gustoso della Passione Di Valeria Malknecht

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a Settimana Santa di noi tarantini è fatta di “Passione”… una passione che da un lato, si concretizza nei Simboli della Passione di Gesù, da un altro, è la Passione dell’uomo per la tradizione e per il rito. Quella che non si spiega e che, nonostante le divisioni e le diversità, unisce. E la nostra Passione per le tradizioni che tanto amiamo ha diverse forme i cui segni possono essere percepiti e, dunque, vissuti attraverso ciascuno dei nostri sensi. Si inizia sempre con la vista, quando ammiriamo i simboli della Passione di Gesù. E di fronte alla incredibile bellezza di quelle è impossibile trovare parole adatte a descrivere il rapimento che si prova davanti ad uno di quegli sguardi. Si prosegue con l’udito, quando ascoltiamo le note delle marce funebri Si continua, dunque, con il tatto, perché è facendo il segno della croce, toccando l’asfalto con i piedi nudi, oppure anche solo sfiorando le basi di quelle belle statue che l’uomo percepisce e “tocca” Dio. Questo percorso “sensoriale” si conclude, infine, con l’olfatto ed il gusto. Sì, perché un altro segno tangibile della passione per le nostre tradizioni pasquali taraNtine lo si ritrova nel focolare domestico, in cucina. Sono le ricette che, molti anni prima, una nostra nonna o una vecchia zia ha avuto premura di scrivere riportandovi non solo 10

ingredienti e dosi, ma anche consigli di preparazione e trucchi che, se seguiti alla lettera, sapranno fare la differenza. Attraverso quei fogli calcati da una calligrafia così familiare anche se magari un po’ tremante, ma che sopravvive agli anni, ed attraverso quelle ricette, la nostra tradizione rivive non solo nel cuore, ma anche nel palato. La Quaresima è sì periodo di privazioni e di rinunce, ma che Pasqua sarebbe senza le Pecorelle di pasta di mandorle, senza i taralli alla cannella e le scarcelle? Ricordo ancora il profumo di cannella che mi svegliava la mattina della domenica delle Palme; i colori e le strane forme delle scarcelle e la solita domanda, “ma perché mai la pasta dolce di un biscotto deve circondare un uovo sodo???”. Vivere la tradizione significa non solo osservarla, sentirla e toccarla… vuol dire anche gustarla ed odorarla sulle nostre tavole, attorno alle quali la domenica di Pasqua le famiglie finalmente si riuniscono. Tutto questo ci fa sentire legati non solo alla nostra identità tarantina, ma anche alle persone che non ci sono più e che quella identità ci hanno spiegato e tramandato. E allora, carta e penna alla mano, se volete cimentarvi anche voi, eccovi due ricette della nostra tradizione…per la dieta c’è sempre tempo! Buona Pasqua a tutti!

Taralli Pasquali

(ricetta di mia nonna Fernanda, così come riportata nel quaderno delle ricette di famiglia) 1 kg di farina, 250 gr di pasta lievitata, 300 gr di zucchero, 100 ml di anice, 200 gr di strutto, 1 bustina di vanillina, cannella e chiodi di garofano, limone grattugiato, succo di una arancia. Procedimento: far crescere la pasta lievitata, dopo averla unita a 300 gr. di farina, per almeno 12 ore. Con il rimanente della farina, mescolare tutti gli altri ingredienti, aggiungere lo strutto fatto sfumare precedentemente con una buccia di arancia o di limone. Impastare i due composti e lavorare quanto più è possibile; aggiungere quindi l’anice ed il succo di una arancia. Se l’impasto lo richiede, aggiungere acqua tiepida. La pasta deve essere piuttosto consistente. Formare con l’impasto i taralli. Vanno preparati la sera e infornati il mattino seguente, forno caldo a 180° per una trentina di minuti.

Scarcelle 500 gr. di farina 00, 150 gr. di zucchero, mezza bustina di lievito per dolci, buccia di un limone, 150 gr. di burro 6 uova (circa) da lessare e 2 uova per l’impasto, un pizzico di sale, zucchero in granella o corallini o filini colorati per la decorazione. Procedimento: lessare le sei uova fresche. Impastare la farina con le due uova, lo zucchero, il lievito, il sale, la buccia grattugiata del limone. Versare a filo l’olio ed unire il latte tiepido poco per volta, fino a ottenere un impasto liscio e uniforme. Realizzare la forma che si desidera, disponendo uno o più uova sode con guscio, fermati con strisce di pasta messi a croce e decorate. Posizionare la scarcella su una teglia rivestita di carta da forno, granella e infornate a 180° per 30 minuti.


Aprile 2014

Misteri

Il nostro Rito foto di Giuseppe Carucci

Tanti sono i sentimenti vissuti durante la Processione dei Misteri. Da novizio ho letto e ascoltato le suggestioni dei confratelli, specie dei più anziani custodi della tradizione che hanno sentito più volte il peso delle statue, della fatica. La parola mistero deriva dal greco mystérion / myeõ ossia “mi chiudo” in quanto “chiudo gli occhi” o “chiudo la bocca”. Atteggiamenti fisici di tanti che partecipano alla processione del venerdì Santo, comportamenti che consentono di prepararsi all’ascolto e alla preghiera: una chiusura che è quindi propedeutica all’apertura del cuore.

Di Antonino Russo

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Aprile 2014

Nel Nuovo Testamento il mistero indica il disegno di salvezza che Dio Padre ha progressivamente preparato, rivelato e attuato nel Suo Figlio. Gesù ha portato a compimento questo mistero nella sua persona con la sua incarnazione, passione, morte e risurrezione, e che completerà nella parusia cioè nella sua nuova venuta. Fulcro della nostra fede è quindi la resurrezione di Gesù ma non c’è resurrezione senza morte e non c’è morte senza passione. Esce il Troccolante a guida della processione e, idealmente, di una intera città. Il suono della troccola mette tutto a tacere: nel mio cuore faccio spazio al battere ritmato, ne sento l’eco. Al movimento del braccio del Troccolante è come se il mio animo si liberasse dagli affanni, dai pensieri. Mi torna in mente la preghiera incessante del cuore, ritmata come i colpi della troccola, che recita: “Signore, abbi pietà di me peccatore”. Dietro al Troccolante c’è la prima delle quattro bande che eseguiranno le marce funebri. Le note toccano le corde dell’anima, convertono, consentono di ripercorrere la flagellazione di Gesù, la Sua angoscia, il dolore di Maria sotto la croce. Segna il passaggio della processione anche il suono dei medaglieri dei rosari delle ‘poste’. 12

Il ‘Gonfalone’ precede la ‘Croce dei Misteri’ i cui segni mi aiutano a ripercorrere, in un susseguirsi di immagini, i racconti dei Vangeli della Passione. Nel ‘Cristo all’orto’ Gesù suda sangue prendendo ancor più consapevolezza di ciò che sta per avvenire. Cristo si fa carico delle mie colpe nella flagellazione de ‘la Colonna’, non risponde a Pilato nell’’Ecce Homo’, cade sotto il peso della croce e dei miei peccati ne ‘la Cascata’, dona se stesso e viene ‘Crocifisso’. La ‘Sacra Sindone’ introduce al mistero della morte, al suo silenzio. Gli occhi socchiusi di ‘Gesù morto’ donano serenità nello sgomento perché preludio della risurrezione. Poi scorgo l’Addolorata: ci riporta al dolore di una mamma che ha perso il suo figlio. Il Suo volto è trasfigurato dal dolore ma, proprio nel suo dolore, non siamo più soli. L’odore della cera è quello delle candele delle Consorelle che seguono la Madonna. E’ già Sabato Santo: il Troccolante da lì a poco busserà al portone. I fedeli sono assiepati nei punti più improbabili come Nicodemo che cerca lo sguardo di Gesù salendo sul sicomoro. Si chiudono così i misteri, con i volti e i cappucci bagnati dalla lacrime ma con lo sguardo rivolto a Cristo.


Aprile 2014

L’ADORAZIONE DELLA

CROCE Il tempo della Quaresima, tempo forte dell’anno liturgico, tempo di riflessione e preparazione spirituale verso la Pasqua, è caratterizzato da esercizi di penitenza e di pietà. Di Benedetto Maria Mainini

foto di Renato Ingenito

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Aprile 2014

Un esercizio di pietà molto noto al devoto cristiano è la pia pratica della Via Crucis: un’antica pratica di devozione che ci fa considerare la Passione e Morte di Gesù, un cammino che ci conduce a Dio. Nella tradizione della nostra città, parlare di Via Crucis vuol dire parlare di Settimana Santa, che solo dalle nostre parti è vissuta in modo così intenso. E si, la partecipazione alla Via Crucis, che tutte le domeniche di Quaresima si svolge nelle chiese del Carmine e di S. Domenico, è, come dire, passo “obbligato” per i Confratelli per avvi14

cinarsi alla Settimana Santa, ai suoi riti, alle processioni. Partecipare alla Via Crucis, ascoltare le marce funebri, o meglio musiche della Passione, proposte all’organo, e quasi quasi nazzicarsi di nascosto alle prime note, ascoltare i brani di P. Serafino Marinosci dei Minori Alcantarini, nativo di Francavilla Fontana, ti mettono dentro l’animo quella giusta e sana dose di adrenalina che si esaurisce solo quando il portone del Carmine si chiude alle spalle dell’Addolorata. La Via Crucis ha avuto origine in Palestina, dove si svolse


Aprile 2014 la vita di Gesù. Fu il Papa Clemente XII che accordò ai Francescani la facoltà di erigere la Via Crucis in ogni luogo. S. Leonardo da Porto Maurila Croce, zio, frate Cappuccino vissuto tra il ‘600 e il ‘700, che diffuse maggiorsimbolo mente la pia pratica della Via Crucis. della E quella che si recita ogni domenica di Quaresima è proprio quella scritta nostra da S. Leonardo. Redenzione, Ma poi, per noi Confratelli del Cardistesa al mine, c’è un “secondo tempo” che segue la Via Crucis: il rito dell’Adorasuolo. E zione della Croce. in mezzo E che cos’è questa Adorazione della Croce? “poste” Andiamo con ordine. anomale Durante l’Azione Liturgica del Venerdi piccoli, dì Santo si svolge la solenne Adorazione della Santa Croce; la croce, vefigli. lata, viene portata sul presbiterio e il sacerdote, svelandola in tre momenti cantando “Ecce lignum Crucis in quo salus mundi pependit” (Ecco il legno della Croce a cui fu appeso il salvatore del mondo) la presenta al popolo che risponde “Venite adoremus”; svelata completamente la Croce, essa viene esposta per l’adorazione da parte del popolo. Questa è l’Adorazione della Croce che ci propone la liturgia. Ma noi Confratelli svolgiamo un’altra Adorazione, più suggestiva forse. Terminata la Via Crucis, la chiesa viene chiusa, sbarrata dall’interno, e chi non è confratello viene invitato ad uscire, perché questo è un rito tutto dei Confratelli e a nessun altro è consentito l’accesso; veramente non tutti foto di Renato Ingenito “gli estranei” escono: restano i bambini, figli, nipoti, alunni di Confratelli che, imitando i grandi, ma con grande serietà e compostezza, con vero “decor”, si nazzicano anche loro!!! L’Adorazione si svolge in un’atmosfera di profondo raccoglimento e viene accompagnato dalle struggenti note delle nostre marce funebri. La chiesa cade in una penombra che permette un intenso raccoglimento; solo il Crocifisso, posto ai piedi dell’altare, è illuminato. Dall’ingresso della chiesa (un tempo il tragitto era dall’altare dell’Addolorata, dove ora c’è il simulacro della Madonna del Carmine, all’altare di fronte, del Crocifisso) appare la prima “posta” di Con-

fratelli, non in abito di rito, ma con la “mazza” e il capo cinto da una finta corona di spine. “Nazzicando nazzicando” si avviano verso l’altare, in silenzio e in raccoglimento, e durante il breve percorso si inginocchiano due volte incrociando le mazze sul pavimento e baciandole; giunti dinanzi all’altare fanno una terza genuflessione e baciano il Crocifisso. E via via tante altre poste di Perdune si avviano per questo piccolo tragitto per adorare la Croce, simbolo della nostra Redenzione, distesa al suolo. E in mezzo “poste” anomale di piccoli, figli, ma anche, permettetemelo, alunni dell’estensore di questa nota, si nazzicano e anche loro fanno l’adorazione sotto lo sguardo compiaciuto del Priore, dei genitori, dell’insegnante che vedono in essi la continuazione dei nostri Riti. Grazie Bambini! L’Adorazione ci conclude con l’ultima posta, composta dal Priore e dall’Assistente, seguita dal Padre Spirituale che, giunto ai piedi dell’altare si prostra a terra; dopo una pausa di silenzio “assordante” un confratello chiede la benedizione che il sacerdote imparte con la croce che pochi attimi prima era stata adorata dai confratelli. Il “prosit” finale rompe il silenzio e conclude il pio esercizio. Questo avviene nelle prime quattro domeniche di Quaresima. La quinta domenica, quella che per noi Confratelli è ancora la “Domenica di Passione”, preludio al “Lunedì di Passione” quando, in S. Domenico, la Fanfara Dipartimentale della Marina Militare tiene il suo superbo concerto di marce funebri, il rito dell’Adorazione della Croce prevede alcuni cambiamenti. Innanzitutto la chiesa resta aperta e tutti possono essere presenti. Al termine della Via Crucis, che per l’occasione si svolge con la Croce dei Misteri, dal fondo della chiesa, si ode il suono unico, inconfondibile della troccola e la solenne figura del troccolante in abito di rito e scalzo, come tutti i partecipanti al pio esercizio, che, con la mazzo in una mano e la troccola nell’altra, dà inizio all’Adorazione facendo ascoltare ai fedeli per la prima volta il tradizionale suono della troccola; segue subito dopo il Crocifisso, retto da un Confratello. Dopo si avvicendano le poste che, nazzicandosi al suono delle marce funebri, dopo aver fatto tre genuflessioni nella navata centrale, incrociando a terra le mazze e baciandole, adorano la croce posta ai piedi dell’altare. In questa occasione è davvero suggestivo ascoltare il tintinnio delle medaglie che riporta, noi Confratelli, all’alba del sabato santo quando, chiuso il portone alle spalle dell’Addolorata, in chiesa si ode solo il silenzio rotto dal tintinnio delle medaglie e da qualche lacrima. Ma, dopo un meritato riposo, si è pronti, gioiosi per annunciare che Gesù è risorto… 15


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I Emozioni La Gara 2014

in facoltà Di Luigi Secondo

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ndubbiamente uno dei momenti che ogni confratello ricorda con più piacere è il momento dell’aggiudicazione del simbolo, della posta o della statua tanto desiderata. Io di sicuro non potrò mai dimenticare la gara dello scorso anno e le ragioni sono davvero tante, vuoi perché è stata la mia prima “sdanga” o perché per la prima volta nella storia la nostra assemblea straordinaria non si è tenuta nella Domenica delle Palme ma anche per il luogo dove si è svolta la gara: La Caserma Rossarol detta anche “ex convento San Francesco” per intenderci la sede dell’università di Taranto. Proprio in via Duomo, a poco più di 100 metri dal palazzo Calò, da quel palazzo dove tutto ebbe inizio, quel palazzo da dove 249 anni fa le statue di Gesù morto e dell’Addolorata uscirono per l’ultima volta per fare rientro al termine della Processione nella nostra Chiesa per volontà e dono del nobile Calò, ma ovviamente questa è una storia che conosciamo bene. Solo per questo dovrei essere onorato di aver svolto quella gara lì ma per me è come se la gara si fosse svolta proprio dentro casa mia. Gran parte dei miei giorni li passo all’interno di quelle stanze, ovviamente perché sono uno studente e anche perché, facendo parte di un organo di rappresentanza studentesca, vivo appieno proprio le attività universitarie di quella facoltà.


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Quando venni a sapere che l’assemblea si sarebbe svolta li l’emozione fu fortissima, tanto da entrare ogni giorno nell’aula convegni quella che noi studenti chiamiamo l’ex chiesetta; proprio quell’aula dove normalmente seguo le lezioni, svolgo i miei esami e le riunioni dei consigli di facoltà non riuscendo a credere che quel luogo sarebbe stato protagonista dell’evento che tutti noi Confratelli aspettiamo con più ansia durante l’anno e immaginavo e sognavo ad occhi aperti come sarebbe stata la gara, immaginando se proprio quello spazio tanto caro mi avrebbe donato la gioia dell’aggiudicazione. Condividevo questa mia gioia con la mia associazione e i miei colleghi universitari. Spinto proprio da quella gioia e dalla loro volontà decidemmo di redigere un comunicato stampa dove sottolineavamo la nostra massima soddisfazione e il ringraziamento a chi ci aveva donato di questa meravigliosa opportunità poiché la Setti-

Una coppia di Perdoni in pellegrinaggio nell’Isola Vecchia sulla scalinata della Chiesa di San Domenico. Foto Giuseppe Carucci A sinistra, foto Renato Ingenito

mana Santa è lo specchio massimo della cultura della nostra città ed averla legata, se pur solo per un anno all’università, è sicuramente un qualcosa che rende orgogliosi la maggior parte del mondo universitario tarantino. E aggiudicazione fu, infine, nascosto tra quelle colonne ho trepidato insieme ai miei compagni in un sabato di marzo dello scorso anno attendendo il fatidico “tre” che speravamo da tre anni, la nostra statua preferita sarebbe stata cullata sulle nostre spalle e, terminati quei giorni, non avete idea della sensazione di nostalgia ad entrare nel salone. Ma quest’anno grazie all’intervento del Priore e del nostro Padre Spirituale la gara tornerà al Salone della Provincia, uno dei luoghi storici a cui la maggior parte dei confratelli è legata, perché fino a quando potremo le tradizioni non andranno modificate e ….“a gara sus a provincia” è una nostra bella tradizione. 17


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Inutile nasconderlo. La Settimana Santa senza la triste melodia della marce funebri non sarebbe la stessa. Sono le marce che accompagnano i tempi dell’attesa, sono le marce che accompagnano il lento dondolio della “nazzecàta”, sono quelle grevi note che sottolineano la tristezza di quei momenti. Ma nelle ore calde della Settimana Maggiore, che hanno inizio il pomeriggio del Giovedì Santo e fino alle luci dell’alba del Sabato, tutto ciò è possibile solo grazie alla bravura e alla fatica dei complessi bandistici e dei rispettivi Maestri.

Passione in musica LE BANDE DELLA PROCESSIONE DEI MISTERI “I musicanti hanno gli occhi chiusi. La partitura, certo, è lì sullo strumento, ma chi ha la forza di leggere quelle note? Si recita a soggetto. I clarinetti interpretano ora la rassegnazione, ora il singhiozzo di un dolore quasi placato; gli ottoni incaricandosi, di tanto in tanto, di risvegliare quel dolore. I musicanti dormono sul pentagramma. Il loro soffio, a quell’ora, è più dolce…” così, il compianto Nicola Caputo nell’” Anima Incappucciata”, descriveva la fatica dei musicanti dopo la “marcialonga”.

Di Luca Tegas

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Da ormai due anni, per volere del Priore Papalia e del suo consiglio, le bande che accompagnano la Processione dei Misteri sono quattro: la prima, dietro il toccolante, è la storica banda Lemma; la seconda, dietro Ecce Homo, è la Banda “G.Paisiello” di Palagiano; a seguire, posta dietro la Sindone, la “Giuseppe Chimienti” di Montemesola; ed infine la Banda Santa Cecilia che accompagna le statue di Gesù Morto e dell’Addolorata. Il complesso bandistico Lemma nasce nel 1951 ad opera del Maestro Cav. Domenico Lemma, ed fin dalla sua nascita

1. Banda di Palagiano (Foto Giuseppe Pirulli) 2. Banda di Santa Cecilia 3. Banda Lemma (Foto Renato Ingenito) 4 Banda di Montemesola

è al fianco della Processione dei Misteri. È oggi presieduta ed organizzata da Berardino Lemma e conta oggi 40 elementi. La direzione musicale è affidata al Maestro Prof. Francesco Bolognino che ne organizza personalmente il repertorio. La Banda “Giovanni Paisiello” vede la luce nel 1978 per volere di un maestro di scuola elementare, Carmine Gravina. Struttura giovane e duttile, vanta un repertorio vastissimo che spazia dal genere classico al jazz per approdare alla musica contemporanea. Dal 1992 la direzione artistica è affidata al Maestro palagianese Rocco Cetera, già facente parte dell’associazione come brillante clarinettista. L’orchestra di fiati “Giuseppe Chimienti” città di Montemesola nasce nel 2003 e ad oggi conta un organico composto da oltre 40 elementi. Il complesso non partecipa solo alla Processione dei Sacri Misteri, ma anche ai festeggiamenti della Beata Vergine del Monte Carmelo. Dal 2011 l’Orchestra di Fiati è diretta dal Maestro Prof. Lorenzo De Felice, giovane musicista di Montemesola diplomato in clarinetto presso il conservatorio Giovanni Paisiello di Taranto. La Banda Municipale Santa Cecilia di Taranto nasce nel novembre del 1945, quando alla fine del conflitto mondiale, l’impresario Giovanni Taurisano, per sopperire alla mancanza di un complesso bandistico cittadino, propose al Maestro Luigi Rizzola di dar vita ad una banda. La banda fece il suo esordio nella Settimana Santa del 1946 e per l’occasione fu eseguita per la prima volta “Christus”, composta proprio dal Maestro Rizzola. L’orchestra di fiati, dotata di eleganti uniformi, è patrocinata dalla Regione Puglia, della Provincia e del Comune di Taranto. Dal 2008 il complesso è diretto dal Maestro Prof. Giuseppe Gregucci, noto per le sue composizioni quali A Domenico Lemma, Venerdì Santo e Mater Lacrimosa. 19


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L’antico Rito del Pellegrinaggio tra storia e cuore

La “Cerca”

di Dio Di Giacomo Blandamura

E’

Giovedì Santo. Pochi istanti ci separano dalle 15, dall’inizio del Pellegrinaggio. La folla è in trepidante attesa e si accalca davanti al portone principale della Chiesa del Carmine e alla porta della Sacrestia su via Giovinazzi dove da qui a poco rispettivamente la Prima Posta di “Città” e la Prima Posta di “Campagna”faranno la loro comparsa per dare inizio ai Riti della Settimana Santa. Ancora qualche istante e per tre giorni Taranto sarà immersa in una dimensione atemporale,qualche istante e per tutta Taranto sarà davvero Settimana Santa, ancora qualche istante ed anche io inizierò il mio pellegrinaggio verso Dio. Il Pellegrinaggio è il più antico rito della Settimana Santa Tarantina e da alcuni documenti del 1708 del notaio De Vincentiis si legge che “in questa città di Taranto è stato solito, ab immemorabile”. Un rito antichissimo dunque, che fino a prima della II guerra mondiale era svolto da tutte le Congreghe presenti in città, un vero e proprio tripudio di mozzette, ma che riconoscevano la “dritta” o diritto di precedenza dei confratelli del Carmine su tutti gli altri, così come stabilito nel 1777 dal re Ferdinando IV e che nel 1882 fu motivo di una disputa legale davanti alla corte di Trani contro la congrega del Rosario proprio a causa di una precedenza non data. Finalmente arrivano le 15 in punto; le porte si spalancano ed ecco comparire la

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“prima Posta” di Perdùne, figure austere che spaventano i più piccoli, ma familiari a tutta la cittadinanza, pronta a cominciare il suo giro alla “cerca di Dio”. Il termine “Posta” ci è stato tramandato oralmente e con molte probabilità deriva dal termine “sosta”, intendendo la parte di preghiera compresa tra due termini, come la posta del rosario o quella della via crucis. Le origini del rito sono invece da ricercare nei “Fratres Poenitentiae” dell’ XII secolo:andavano in coppia, scalzi proprio come noi, così come i “palmieri”che nel corso del Medioevo si recavano in pellegrinaggio a Gerusalemme per visitare il Santo Sepolcro con al petto una palma di Gerico; o nei “romei” che impossibilitati a raggiungere la Terra Santa si incamminavano alla volta di Roma con grosse medaglie alla cintola, da cui forse derivano i nostri rosari, al fine di visitare le “sette Chiese”; o ancora nei “peregrini” veri e propri, ossia chi si dirigeva a Compostela in Spagna a visitare il sepolcro di San Giacomo con i loro cappelli a falde larghe che ricordano tanto i nostri; o molto più plausibilmente in tutte queste antiche forme pellegrinaggio e predicazione. Alle 17 nella Chiesa del Carmine è cominciata la Messa in Coena Domini e le poste continuano ad uscire,una ogni 15 minuti, il pellegrinaggio prende forma e i confratelli avanzano, “a piedi ignudi senza scarpe, e senza calzette, ancorchè nevigasse o facesse malissimo tempo” come recita lo Statuto della confraternita del 1777 che dedica alla disciplina dettagliata di questo rito l’intera Parte 22

Quinta,cinque capitoli interamente dedicati a Del Pellegrinaggio che non lasciano spazio per libere iniziative dei confratelli e che addirittura prevedeva, oltre le chiese da visitare, anche le relative orazioni da recitare in ciascuna di esse. 16 meditazioni per 16 diversi luoghi, dall’Oratorio al Castello, da Santa Chiara a sant’Agostino.Non resta molto dei vecchi “giri”, oramai notevolmente ridotti, ma resta il fatto che niente può fermare la nostra dolce nazzecata, gli improvvisi temporali primaverili o il vento che infuria sul canale navigabile non ci impediranno di recarci a pregare dinanzi a Gesù Eucarestia portando con noi il peso dei nostri peccati e quello di tutti coloro che amiamo o che semplicemente ci hanno chiesto di pregare per loro. Ormai è sera, sono quasi le 22, è il momento di fare ritorno a “Casa” e di rientrare. C’è solo il tempo di un ultimo minuto di raccoglimento nella nostra “casa”, un’ultima genuflessione davanti a Nostro Signore, un ultimo Salamelicche con la coppia che segue che permetterà ai presenti, ammutoliti per ascoltare il tintinnio delle medaglie, di immortalare quei momenti con i loro telefonini e a noi confratelli di fissarli per sempre nel nostro cuore. L’antico rito è compiuto; per noi è il momento di togliere quell’abito tanto amato ed attendere la nostra Processione dei Misteri, di pulire i nostri piedi che siamo stati felici di aver sporcato nella speranza di aver ripulito almeno un poco la nostra anima con questo nostro pellegrinaggio alla “cerca” di Dio.


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La lunga attesa le grandi emozioni L

a Quaresima, il periodo piÚ bello ma allo stesso tempo piÚ lungo che un confratello possa vivere. Quei quaranta fatidici giorni che ci tengono legati in maniera forte e viva alle nostre tradizioni ed ai nostri amati riti: dalle marce alla radio alla gara nella Domenica delle Palme, passando attraverso le adorazioni della Croce sino alla processione dei Misteri. Che dire, giorni toccanti, ricchi di ansie e di preoccupazioni. A leggerle cosÏ una persona normale queste sensazioni le riterrebbe sicuramente banali, inutili e tristi; ma siamo noi gli unici che realmente possono capire la bellezza che può donarci ogni singolo momento in questo periodo di attesa e di preparazione.

Di Mattia Giorno

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Quaranta giorni passati a pensare di cosa ne sarà della Settimana Santa, di come andranno le processioni, di come finirà la gara. Improvvisamente dal mercoledì delle ceneri nel volto dei confratelli si scorge un senso di fratellanza che accomuna, dal più grande al più piccolo, la voglia di giungere a quella tanto attesa apertura del portone. Via D’Aquino in questi giorni è sempre piena, l’angolo dove un tempo era la Sem è ora gremito di confratelli, sempre a parlare, a discutere tra risate e dialetto. Le persone che passano di lì sicuro si domanderanno cosa in effetti questa gente avrà da dirsi tutte le sere. Parliamo, parliamo della nostra storia per cercare di alleggerire quella fatidica attesa. Parliamo di noi, di come dovremmo cambiare, di quello per cui andremo a gareggiare e di come quest’anno il Consiglio sta organizzando la processione. Parliamo. In cuor nostro ci sono pensieri, voci, volti, ma anche una forte voglia di voler volare direttamente a quel Giovedì Santo quando, alle 15.00 in punto, i nostri primi fratelli daranno il via ai nostri riti. Già, come ogni anno tutto sta per iniziare, di nuovo e di nuovo ancora, ma noi non ci 24

Le “Solenni Quarantore”. Due Confratelli in preghiera di fronte al Santissimo

stancheremo mai di aspettare, di gareggiare, di vestirci e di mettere i nostri piedi per terra, gioendo e piangendo, sperando che un altro anno passi in fretta. Il freddo marmo, il nero asfalto, l’eco dei portatori che chiamano le forcelle, il suono dei tamburi. Tutto questo non ha prezzo né valore, tutto questo è frutto di secoli di storia, di secoli di tradizione. Tutto questo è la bellezza dell’appartenenza alla grande famiglia del Carmelo. Tutto questo siamo noi, le nostre tradizioni ed i nostri splendidi riti. Quanto vorrei che la gente capisse ciò che si prova ad essere lì, ciò che si vive in quei quaranta giorni. Quanto vorrei che la gente non battesse le mani al nostro rientro ma che piangesse e soffrisse con noi. Sarebbe bello condividere questi momenti con tutti, far capire agli altri cosa prova un confratello nel vivere i giorni per lui più importanti dell’anno. Ma almeno una certezza ci consola, il fatto che tutti noi siamo pronti ad affrontare assieme questi magnifici momenti, per terminare tutto tra pianti ed abbracci, nell’attesa che un altro anno passi e che tutto questo possa essere vissuto nuovamente come fosse ancora la prima volta.


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L Col cuore di

Consorella “Non sono consorella da molto, dal sedici Luglio scorso ma per me non conta, consorella si nasce e non si diventa.” Di Luciachiara Palumbo

a Quaresima e la Settimana Santa le ho sempre vissute come se già appartenessi alla Confraternita, perché c’era qualcosa in me di inspiegabile che mi accomunava a loro. Il colore del cielo nei pomeriggi quaresimali, le via crucis con quelle parole stupende, i concerti nella Settimana di Passione, tutto mi proietta già nel silenzio e nella commozione di quei giorni. Nel chiasso della gente che cammina, io con le cuffie ascolto le marce ed è come se dietro ogni angolo mi aspetti la mia adorata mamma Addolorata che mi invita a seguire con lei quel figlio massacrato brutalmente e condannato ingiustamente a morte. Sulla strada verso il Carmine guardo il tramonto sul mare, le cui onde sembrano cullare la mia anima verso qualcosa di infinitamente più grande. Salgo le scale ed entrata nel salone a primo piano, lascio il cappotto per poi scendere ed entrare in Chiesa. Suona la campana e tutti in piedi accogliamo dentro il nostro cuore la Croce di cristo che porteremo con immenso amore fino a quando quel portone non si chiuderà Sabato mattina. Le dolci note della via Crucis mi mostrano l’ingresso di un altro mondo di dolore e sofferenza che non ho paura di affrontare ma forte desiderio di provare. Durante le settimane di attesa sono trepidante e cerco di trasmettere la mia emozione ai bambini del catechismo, perché sono consapevole che loro saranno il futuro dei nostri riti. E’ bello vedere i loro volti illuminati perché vogliono conoscere e condividere le loro tradizioni familiari. Lo stesso accade con i miei compagni di classe confratelli, con i quali discutiamo a lungo sui loro intenti ed un po’ mi sento parte di qualcosa che non potrà mai accadere. Sono partecipe delle loro scelte e della loro parsimonia per poter poi aggiudicarsi qualcosa in base a ciò che sono riusciti a risparmiare. Ecco perché la domenica delle Palme seppur a malincuore non posso partecipare alla Gara, sono vicina a tutti con il pensiero e con la preghiera. “Nazzecando” di nascosto ho immaginato di portare una statua o di dover trovare il giusto ritmo con un mio compagno immaginario, ho pianto pensando al momento in cui davanti al portone non vorrò rientrare nonostante sia distrutta e sfinita. Da soli due anni mi è consentito di stare in processione alle spalle della Vergine e, al contrario di molte, la ritengo la posizione migliore. Si osserva il suo lento avanzare che diventa unico quando il colore del cielo da blu scuro diventa celeste chiaro e la notte lascia il posto all’alba. La stanchezza mi porta a chiudere gli occhi e quasi mi addormento sulle note dolenti, ma quando spunta il sole, che accarezza il volto di ogni statua e di ogni confratello riprendo forza e davanti all’imponente facciata del Carmine mi rendo conto che davvero è tutto finito o forse tutto è di nuovo ricominciato… 25


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Il dono d’amore verso la Vergine L La venerata statua della B.V. Addolorata ha ricevuto due doni molto speciali dai confratelli e dalle consorelle dell’Arciconfraternita del Carmine: un nuovo cuore e una nuova parrucca.

Di Olga Galeone

Foto Sopra Mattia Casciano

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a donazione formale è avvenuta nella chiesa del Carmine il giorno 30 marzo all’interno della Celebrazione Eucaristica che ha preceduto la solenne Via Crucis. Il nostro padre spirituale don Marco Gerardo ha benedetto i capelli e il cuore che andranno ad adornare la statua della Madonna per la prima volta durante la processione dei Sacri Misteri quest’anno. I fondi necessari per l’acquisto della parrucca sono stati donati e raccolti anche tramite una vendita di beneficenza da circa trenta consorelle, più qualche confratello, alcuni dei quali hanno voluto restare anonimi. Questa donazione è stata ispirata da un desiderio del priore Cav. Antonello Papalia, il quale ha voluto così rafforzare il legame tra la rappresentanza femminile del nostro sodalizio e la Madre Celeste. La preziosa parrucca è in lunghi capelli veri, nello stile delle capigliature delle donne dell’epoca. Il cuore invece è stato donato “a divozione” dai confratelli Nunzio Rotaro e Massimo Di Maso, che in passato sono già stati portatori della statua dell’Addolorata. E’ stato realizzato dalla ditta Mariano Gioielli in legno di rovere; il pugnale e i chiodi che lo trafiggono sono in foglia d’oro e argento per un peso complessivo di 120,5 grammi. L’antica statua venne donata, insieme a quella di Gesù Morto, alla confraternita del Carmine da Francesco Antonio Calò nel 1765, dando inizio dalla tradizionale processione. La data di costruzione delle due statue si fa risalire


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al 1603, pertanto è chiaro l’inestimabile valore artistico e culturale, oltre che ovviamente spirituale. La famiglia Calò per circa un secolo aveva portato in processione per le vie cittadine le sacre effigi di loro proprietà perché riteneva che il rito penitenziale avrebbe allontanato i mali che allora affliggevano la città di Taranto. Quando Francesco Antonio decise di cedere le due statue che aveva ereditato scelse la confraternita che, a suo giudizio, avrebbe potuto perpetuare il rito. Il dono quindi includeva un impegno nei confronti di tutta la città; impegno mantenuto, e aggiungerei egregiamente, dalla nostra confraternita per 250 anni. Taranto sta attraversando un periodo di gravi difficoltà e forse oggi più che mai i tarantini sentono la necessità di avere dei momenti di aggregazione, quando tutti possano sentirsi un corpo solo, un cuore solo. Maria è la vera immagine dell’umanità sofferente, la mamma che piange il figlio croce. Nell’ora del più grande dolore Gesù affida l’umanità al cuore immacolato di sua madre per farci proteggere ed amare come suoi figli. Sono convinta che il nobile Francesco Antonio non si sarebbe sorpreso nel vedere con quanto amore e devozione i confratelli e le consorelle si prendono cura della Madre Dei Dolori affinché ogni Venerdì Santo possa uscire tra le strade di Taranto, tra il suo popolo, tra i suoi figli e benedirli con sovrabbondanza di Grazie.

Foto Sopra Giuseppe Carucci A destra: Massimo Di Maso

Il cuore è stato donato “a divozione” dai confratelli Nunzio Rotaro e Massimo Di Maso, che in passato sono già stati portatori della statua dell’Addolorata.

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La passione nella fotografia

La luce del Rito I riti della Settimana Santa tarantina sono un evento unico, straordinario nel suo genere e conservano immutato nei secoli un fascino particolare.

Di Giuseppe Carucci Foto di Giuseppe Carucci

L’incredibile suggestione che provoca in chi ne fruisce della sua visione per la prima volta, lascia impietriti. Non da meno invece per il tarentino verace, quello in cui in questi riti si riappropria della sua identità, quello in cui in questa settimana di passione, ritrova il suo senso di appartenenza al territorio. Una miscela esplosiva di suoni, immagini, provoca una serie di emozioni indescrivibili. Il desiderio di ritagliarne un pezzo e portarselo per sempre incollato nel proprio cuore è grande, e non esiste uno strumento più funzionale a questo desiderio, se non l’utilizzo di una macchina fotografica per immortalarlo per sempre. Una fotografia come documento, come segno di luce scritto su una pellicola, su un sensore. Indelebile stipato nell’archivio della propria mente. Ecco, che la macchina fotografica, che sia una reflex o un semplice smartphone, diventano compagni dal ruolo determinante e di cui non si riuscirebbe più a fare a meno.

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Io ho un piacevole ricordo di quando, ormai molti anni fa, caricavo la borsa di pellicole, spinto da una sete di immagini tanta e tale quasi dal farmi credere che dentro quei rullini ci sarebbe stato un tesoro prezioso da custodire per sempre. Oggi, mi ritengo fortunato, perchè a distanza di molti anni, quel desiderio è rimasto immutato. Intorno a me vedo montare in tanti quella stessa passione che mi ha visto muovere i primi passi. La fortuna di vivere in un epoca in cui l’utilizzo delle apparecchiature digitali è alla portata di tutti poi, ha facilitato la possibilità di catturare un immagine e di portarsela via con se ancor più facilmente di quanto non avvenisse un tempo. La fotografia ha assunto un compito fondamentale nella comunicazione oggi giorno e viene utilizzata in maniera diffusissima non solo nel campo professionistico ma anche in quello amatoriale. L’utilizzo della rete e dei social network poi, ha reso possibile la fruizione della stessa con immediatezza da una parte all’altra del mondo, consentendo a persone che vivono in continenti geograficamente opposti, di poter vedere un evento in tempo reale. Avviene anche con i nostri riti. Ecco che la fotografia, intesa anche come sequenza di immagini, magari televisive, assume un ruolo sociale importantissimo e che mi piace 29


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sottolineare. L’abbattimento delle distanze, consente ai concittadini, magari confratelli ‘fuori sede’, di sentirsi in pochi attimi ‘a casa’, e di poter percepire attraverso l’interpretazione della realtà da parte del fotografo o del videomaker di turno, la portata dell’avvenimento in tutta la sua completezza. Diventa facile comprendere allora, quanto possa risultare essere prezioso il ruolo di un fotografo. A lui, l’onore e l’onere di dover eternare l’eleganza formale di un ‘Perdone’. Congelare il suo lento e penitente incedere. Ritrarre con la luce giusta i meravigliosi e struggenti volti delle nostre statue. Fotografare i segni, i gesti che da secoli caratterizzano i nostri riti della Settimana Santa rendendoli unici nel suo genere in tutto il mondo. Magari addirittura sforzandosi di comprenderne il significato, e cercando di trasferirne il giusto valore tradizionale e religioso che essi da sempre rappresentano. Ecco che fare una fotografia assume un significato che va al di là del semplice click o della pressione meccanica sul pulsante di scatto. Buona luce a tutti. 31


Arciconfraternita M. SS. del Carmine Taranto

Parrocchia M. SS. del Monte Carmelo Taranto

Settimana Santa 2014 Anno Santo particolare indetto dal Santo Padre Francesco per il 250° anniversario della donazione delle Statue di Gesù morto e dell’Addolorata. Carissimi, entrare nella Settimana Santa vuol dire entrare nel costato di Cristo, trafitto per essere spalancato verso tutti coloro che hanno bisogno di misericordia. Il Santo Padre FRANCESCO, Apostolo della misericordia, ed il nostro Arcivescovo FILIPPO ci stanno donando fulgidi esempi per imparare ad essere operatori di misericordia, pace e riconciliazione. Il dono dell’Anno Santo particolare ci fa vivere nella nostra Casa un anno di misericordia e ci responsabilizza a nuovi stili di vita, impostati sul dialogo, sulla cooperazione e sulla ricerca di ciò che unisce, per la ricerca del bene comune. Ogni Celebrazione, Pio Esercizio o momento di preghiera di questa Settimana Santa sarà per tutti noi il momento favorevole dell’abbraccio misericordioso di Dio.

Antonello PAPALIA Priore

Domenica delle Palme 13 Aprile Commemorazione dell’ingresso del Signore in Gerusalemme ore 9.45

Piazza Maria Immacolata benedizione delle Palme ore 10.00 Chiesa del Carmine Celebrazione Eucaristica Al termine, nel Salone di Rappresentanza della Confraternita, distribuzione delle Palme alle Consorelle e ai Confratelli presenti Martedì Santo 15 Aprile ore 19.00 Istituto Maria Immacolata Liturgia Penitenziale aperta a tutti, ma in particolar modo ai Confratelli partecipanti al Pellegrinaggio e alla Processione dei Sacri Misteri Giovedì Santo 17 Aprile ore 14.30 Salone di Rappresentanza della Confraternita Saluto delle prime poste del pellegrinaggio alla Croce dei Misteri Indirizzo spirituale e saluto del Padre Spirituale e del Priore ore 15.00 Chiesa del Carmine porta principale e porta sacrestia Uscita delle Poste del Pellegrinaggio

Mons. Marco GERARDO Padre Spirituale

ore 16.30 Chiesa del Carmine Messa in Coena Domini memoriale dell’Istituzione del Sacramento dell’Eucarestia da parte di N. S. Gesù Cristo durante l’ultima cena con i Suoi Apostoli Processione Eucaristica in abito di rito Venerdì Santo 18 Aprile ore 11.00 Chiesa del Carmine Celebrazione Liturgica della Passione del Signore Adorazione della Croce ore 16.45 Chiesa del Carmine Indirizzo Spirituale e saluto del Padre Spirituale e del Priore ore 17.00 Chiesa del Carmine Processione dei Sacri Misteri ore 20.30 Accoglienza di S.E. Mons. Arcivescovo e Sua Allocuzione Benedizione Apostolica a nome del Romano Pontefice Sabato Santo 19 Aprile ore 22.30 Chiesa del Carmine Veglia Pasquale e Celebrazione Eucaristica nella Notte di Resurrezione del Signore Al termine, scambio degli auguri nel Salone della Confraternita


Numero unico Settimana Santa 2014

Dal Dicembre 2013, a cura del “coordinamento eventi culturali” dell’Arciconfraternita del Carmine, è nuovamente fruibile il “Nazzecanne Nazzecanne”, sottoforma di blog. Nel 1988, dunque ventisei anni fa, nacque il periodico del nostro Sodalizio per merito dell’Amministrazione presieduta dall’Avv.Cosimo Solito e coordinato brillantemente dall’allora segretario e futuro Priore Franco Zito. Vicende alterne hanno portato, in seguito, alla sospensione della pubblicazione per un lungo periodo di tempo e questo Consiglio di Amministrazione ne ha voluto fortemente la rinascita, adeguandola ai tempi, con la formula “online”, appunto, fruibile in maniera universale. Il link del “Nazzecanne Nazzecanne”, da cui accedere al nostro blog, è situato nella Home Page del sito istituzionale della Confraternita all’indirizzo www.confraternitadelcarmine.it. Sapientemente organizzato dal Primo Assistente Giovanni Schinaia, il “coordinamento attività culturali” ha come responsabile Salvatore Pace. Collaboratori sono: Giorgio Vegliante, Benedetto M.Mainini, Giuseppe Carucci, Valeria Malknecht, Antonello Battista, Antonino Russo, Luca Bucci, Luca Tegas, Luigi Secondo, Luciachiara Palumbo, Olga Galeone, Claudio Capraro, Giacomo Blandamura e Mattia Giorno. Dalla pubblicazione del primo articolo, l’8 dicembre 2013, si sono registrate circa 12.000 visualizzazioni di pagina , con articoli “sfogliati”, in alcuni casi, da 400 lettori, numeri importanti che premiano il quotidiano lavoro di tutti i collaboratori. Come consuetudine voluta dall’attuale Amministrazione, in un’ ottica di totale partecipazione di ogni confratello alle attività del Sodalizio, chiunque può inviare i propri contributi scritti con le modalità che verranno indicate in Segreteria o contattando direttamente i responsabili del coordinamento attività culturali.

Progetto Grafico Vittorio Nunnari Stampa Fast Digital Print

Si ringrazia: Per la gentile concessione delle Fotografie: studio fotografico di Giuseppe carucci Renato Ingenito

Tutti i diritti di proprietà letteraria, artistica e fotografica riservati


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DONAZIONE DEI CALÒ


Nazzecanne Aprile 2014