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Rivista digitale di Horror, Sci-Fi e Weird

numero 1

Narrativa fantasticA

gli editori che pubblicano

Vincere il Premio Urania

Altrisogni intervista

Alberto Cola

8 racconti di fantascienza horror e weird di Francesca Angelinelli Luca Ducceschi Simona Gervasone Alfredo Mogavero Massimiliano Monti Corrado Sobrero Francesco Troccoli Fabrizio Valenza

...e in aggiunta: notizie, recensioni, suggestioni!


Un libro su quello che può (o deve) capitare a un uomo affinché sia libero di diventare se stesso. Anche se forse non gli converrebbe…

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Editoriale

Lunga vita al racconto

U

na volta esisteva Weird Tales, una rivista che ha fatto la storia. Ha pubblicato racconti di fantascienza, storie dell’orrore, vicende affascinanti e bizzarre. Ha lanciato e dato dignità al racconto, alla storia breve, come metodo espressivo per narrare il fantastico. Un esperimento, un gesto coraggioso. Altrisogni nasce con l’idea di (ri)lanciare il racconto come forma narrativa e dare risalto a chi, in Italia, scrive racconti fantastici e lo fa con metodo, talento e professionalità. La nostra rivista vuole essere una finestra per gli scrittori di genere italiani. Autori affermati, esordienti assoluti, non facciamo differenza. Discriminiamo solo in base alla qualità della scrittura e delle storie. Trattiamo di fantascienza, dalla space opera al cyberpunk, con tutte le possibili declinazioni parallele ed intermedie. Ci occupiamo di orrore, dalle classiche storie di spettri alle visioni apocalittiche di mondi travolti dai morti viventi. Parleremo di narrativa weird: quel genere costituito da una commistione di stili e contaminazioni, bizzarro, sorprendente, allusivo e inquietante. E a corredo di tutto ciò… i nostri articoli. Non ci sono mezzi termini: Altrisogni è concepita come rivista per chi ama leggere... e noi crediamo che uno scrittore debba essere prima di tutto un avido lettore. Vogliamo rivolgerci a chi sogna e mette su carta i propri incubi. E sulla fantastica e coraggiosa figura dello scrittore italiano di genere è tarata la nostra parte redazionale. Le Notizie riportano informazioni interessanti per gli autori: concorsi

letterari, premi, pubblicazioni e novità. Le Recensioni non sono “sviolinate” di prodotti, ma analisi fatte da “chi scrive”, per “chi scrive”: anche quando negative, sono costruttive e analitiche. In ogni numero presentiamo un’intervista a un autore di buon livello e fama, qualcuno che ce l’ha fatta (almeno un pochino) e proponiamo un articolo di approfondimento tematico. In chiusura, le Suggestioni: perché input e idee possono arrivare da qualunque direzione, e possono essere un aiuto per chi vive sviluppando trame e personaggi. Weird Tales ha fatto storia. Noi vogliamo dare forma ai sogni. E il giusto risalto ai sognatori. A questo punto non possiamo che augurarvi e augurarci… Buona lettura!

V iss

Altrisogni - Rivista digitale di horror, sci-fi e weird Pubblicazione aperiodica - settembre 2010 Coordinamento editoriale: Christian Antonini e Vito Di Domenico Progetto grafico, grafica e impaginazione: Sabrina Rossi Redazione: Christian Antonini, Vito Di Domenico, Andrea Fattori, Luigi Lo Forti Illustrazione di copertina: Antonio Dessì Illustrazioni interne: Alexx Priano, Massimo Pietro Gioviale, Max Grigioni Hanno collaborato: Francesca Angelinelli, Luca Ducceschi, Simona Gervasone, Alfredo Mogavero, Filippo Schininà, Corrado Sobrero, Francesco Troccoli, Fabrizio Valenza Redazione Altrisogni, dbooks.it presso Gruppo Orange, via Monfalcone 57/59 20099 Sesto San Giovanni, Milano www.dbooks.it altrisogni@dbooks.it

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Sommario Pag. 3

Editoriale

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Notizie Novità editoriali, eventi e concorsi letterari.

Pag. 8

Racconti brevi Cinque racconti entro i 10.000 caratteri.

Pag. 34 Le interviste di Altrisogni: Alberto Cola Altrisogni incontra il vincitore del Premio Urania 2009. Pag. 40 Approfondimento: A volo radente sul fantastico italiano Le case editrici italiane medio-piccole che pubblicano horror, SF e weird. Pag. 48 Racconti lunghi Tre racconti entro i 35.000 caratteri.

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Pag. 78 Recensioni Da scrittore a scrittore: i libri letti dalla redazione. Pag. 84 Suggestioni Fonti di ispirazione per chi scrive fantastico. Pag. 86 Ricercato Vuoi scrivere un racconto per Altrisogni?

Cover: Antonio Dessì

Sul web: www.dessin75.deviantart.com

Nato a Cagliari nel 1975, Antonio Dessì ha lavorato come grafico e 3D artist per l’Arkhè Graphics e come illustratore di libri per ragazzi. Attualmente è illustratore e grafico freelance. Il suo talento multiforme gli ha permesso di lavorare come concept artist, matte painter, game designer e graphic designer. In veste di creatore di giochi ha realizzato nel 2005 il gioco di carte MinimonFa, pubblicato da Stratelibri, di cui è stato art director. In seguito ha illustrato numerosi giochi da tavolo, quali Family Business (Mayfair Games), Constantinopolis (Homo Ludens, Fantasy Flight Games), SmileyFace (Fantasy Flight Games) e Olympus (Stratelibri). Di recente ha realizzato la copertina del romanzo La collina di Malakie Dun, di Paolo Pari, edito da dbooks.it. I suoi lavori sono visibili anche all’indirizzo www.antoniodessi.com.


RACCONTI BREVI Pag. 8 Primo risveglio, di Corrado Sobrero Ogni volta che torniamo da un viaggio portiamo con noi qualcosa che ci cambia per sempre. È ciò che scopre il protagonista di questo racconto di fantascienza asciutto e sorprendente. Pag. 12 Uomo nuovo, di Simona Gervasone Una donna dall’incredibile talento scientifico porta a termine l’esperimento a cui ha lavorato tanto a lungo. Solo che… Un racconto fosco e spietato, moderno ma dai toni gotici. Pag. 20 Doppio gioco, di Francesca Angelinelli Imperi economici si affrontano nella Tokio del futuro come potenze in guerra del Giappone feudale. Un racconto di fantascienza tra Ghost in the Shell e Kagemusha. Pag. 24 Memoria di memorie, di Massimilliano Monti Una storia squisitamente cyberpunk, con idee originali e una scrittura giovane e fresca: la tecnologia può migliorare la vita umana? Sì, a patto che tutto proceda senza imprevisti. Pag. 30 Nude mani, di Francesco Troccoli In questo racconto di fantascienza una sensazionale scoperta archeologica getta nuova luce sulla vita e la “natura” di popoli scomparsi da millenni incalcolabili. RACCONTI LUNGHI Pag. 48 Il traditore, di Alfredo Mogavero Un racconto weird grazie al quale scopriamo quanto può essere profondo l’amore di uno scrittore per il proprio romanzo… e per i personaggi che in esso vivono. Pag. 58 Il Pifferaio di Hameln, di Fabrizio Valenza Quale è stato il destino del villaggio di Hameln, dopo che il Pifferaio Magico riuscì a liberarlo dai topi che lo invadevano? Una storia horror gotica e oscura. Pag. 68 A casa di Lucia, di Luca Ducceschi Un racconto dell’orrore a tinte forti, decisamente non per tutti i palati. Una storia di sesso, depravazione e morte. A letto i bambini!

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racconti brevi

Memoria di memorie di Massimiliano Monti

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appartamento in cui stava entrando avrebbe potuto essere ovunque. La piccola targa di metallo satinato sulla porta recitava laconica Zante Jäger - Chirurgo. Per il resto sembrava una delle aperture su altrettante dimore fighette di quel palazzo. Eric sapeva bene cosa avrebbe trovato là dentro e, sebbene avesse passato l’ultima settimana a convincersi che stava facendo la cosa giusta, quando suonò provò una specie di vertigine. Forse era il senso di urgenza, forse più banalmente la paura. La serratura automatica emise un ronzio. Eric sospirò ed entrò. Alla piccola reception trovò un’assistente in camice bianco, non particolarmente attraente ma dall’aspetto gelidamente professionale. Zante sceglieva solo i migliori tirocinanti. Del resto, come medico più quotato in città se lo poteva permettere. Probabilmente la ragazza aveva già ricevuto offerte di lavoro dai principali ospedali, o le avrebbe ricevute presto. Non gli chiese nemmeno il nome.

“Il dottore la sta aspettando.” Eric aveva già lasciato le sue generalità al piano terra e non servivano troppe cerimonie. Entrò nell’ufficio di Zante, minimale e maniacalmente ordinato. Tutto, perfino la piccola pila di riviste su un basso tavolino e le piante d’appartamento, era permeato di un senso di pulizia estrema. Eric sapeva che tutto era costruito per rassicurare i pazienti, ma quella volta fu ben contento di abbandonarsi a quell’innocente inganno. “Ne sei proprio certo?” Eric non vedeva Zante così corrucciato da molto tempo. Si sforzò di sembrare sicuro. “Certamente. E poi, ho scelta?” La seconda parte del discorso era l’unica in cui credeva. Per il resto, tra circa venti minuti Zante gli avrebbe infilato una collezione di strumenti chirurgici nel cranio e avrebbe collegato una serie di circuiti microscopici alla sua corteccia prefrontale. Subito dopo, salvo imprevisti, Eric avrebbe potuto


Memoria di memorie

iniziare a ricordare con una vividezza fuori dal comune. Sapeva che, con operazioni simili, nel 2% dei casi il paziente non si sarebbe risvegliato e in un rimanente 1% avrebbe perso qualcuno dei cinque sensi o la capacità di muoversi. Sapeva tutto quello che gli serviva e non voleva pensarci troppo. “Allora prepariamoci.” Zante si alzò dalla scrivania calmo e risoluto. Aprì una porta sulla sinistra. Se il resto di quello studio sembrava la quintessenza dell’igiene, la piccola sala operatoria incuteva timore. Al centro della stanza si trovava una poltrona reclinabile, sopra di essa una potente lampada alogena dalla quale si dipanava un intreccio di strumenti che faceva di tutto per sembrare rassicurante. Accanto alla sedia alcune apparecchiature di cui Eric conosceva vagamente l’impiego. Dietro la poltrona riconobbe un rack di server di ultima generazione. Zante era uno dei pochi in città che potesse vantare una potenza di calcolo pari alla sua, se non addirittura superiore. Eric si accomodò sulla poltrona, da cui poteva vedere con la coda dell’occhio una serie di monitor e la piccola postazione di interfaccia che avrebbe utilizzato Zante. Operare con le microsonde richiedeva una precisione superiore a quella di qualsiasi muscolo umano, anche se compensato dai servomotori dei robot da sala operatoria. Zante operava interfacciando direttamente il suo cervello con i macchinari. Ecco perché quella microscopica sala operatoria permetteva di fare in un

paio d’ore operazioni che anni prima avrebbero richiesto una squadra di medici e una giornata di intervento. Zante lo fece accomodare, poi armeggiò con alcuni comandi. Le cinghie di sicurezza imbrigliarono Eric, che reagì con una smorfia. “Servono per evitare i movimenti involontari.” Spiegò il medico. “Visto il tipo di operazione non possiamo usare dei neuroinibitori. Un errore di un micron significa mandarti all’altro mondo.” Eric sospirò rassegnato. Conosceva i metodi di Zante e sapeva che se c’era ancora una persona di cui fidarsi in città era proprio lui, anche se a volte i suoi metodi mettevano i brividi. Zante si accomodò a sua volta e, dando la schiena a Eric, si applicò un paio di elettrodi alla base del collo. Non sembravano diversi da quelli usati per un elettrocardiogramma. Per qualche curioso motivo Eric era sempre stato convinto che avrebbe visto Zante infilarsi qualche spillone nel cervello. Sorrise, ammettendo a se stesso che non aveva mai pensato alla possibilità di una banale conduzione per contatto. “Ora inizieremo con l’anestesia, poi passerò a iniettarle le nanomacchine.” Eric si ricordava la spiegazione per sommi capi: l’idea era che Zante avrebbe modellato le nanomacchine grezze direttamente all’interno del suo cervello, usando le sonde. “Si rilassi, andrà tutto per il meglio.” Eric ebbe un leggero sussulto. La voce di Zante e il suo modo di parlare

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racconti brevi

gli sembravano cambiati. Quando il medico si voltò per iniziare l’operazione, Eric sentì una voragine aprirsi sotto di lui. Al posto di Zante Jäger c’era un uomo dai tratti mediorientali che lo guardava con distacco. Provò a divincolarsi con tutte le sue forze, ma non poteva muoversi in nessun modo. Le cinghie di sicurezza glielo impedivano. Cacciò un grido acuto, mentre con la coda dell’occhio vedeva qualcosa avvicinarsi alla base del collo. Fu l’ultima cosa che vide. Nero.

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Fu come risvegliarsi da un lungo riposo. Eric era steso in un comodo letto profumato di pulito. Impiegò svariati minuti per rendersi conto di quello che era successo. Ebbe l’impressione che tutto il sangue del suo corpo fluisse verso la testa per poi svuotarla completamente. Con uno scatto si raddrizzò sul letto, ma le vertigini lo costrinsero a sdraiarsi subito dopo. Esplorò il proprio corpo per come poteva. Qualsiasi cosa gli avessero fatto non aveva lasciato segni. Zante arrivò qualche minuto dopo con una cartellina. “Come stai?” gli chiese con indifferenza. Se ne avesse avuto le forze Eric gli sarebbe saltato al collo. Sentiva la rabbia come un boccone dal gusto metallico cacciato in gola con la forza.

“Cosa mi avete fatto?” riuscì a dire con filo di voce strozzata fra la debolezza, la rabbia e il pulsare delle tempie. “Quello che mi avevi chiesto.” Prima che Eric avesse il tempo di capire e rispondere, fece il suo ingresso nella stanza l’uomo che l’aveva operato. Eric non vide e non sentì più nulla. Si catapultò giù dal letto con l’intenzione di oltrepassare Zante e mettere le mani al collo del mediorientale... Ma le gambe gli cedettero non appena toccò terra. I due medici lo raccolsero e lo riposero a letto. “Se ti calmi ti spiego tutto.” Continuò Zante come se nulla fosse accaduto. “Non ho scelta, quindi fai come ti pare.” “Il dottor Sani è il miglior chirurgo al mondo per questo genere di operazioni. E per tua fortuna è anche un amico di vecchia data. Tu avevi fretta e io non potevo rischiare di ridurti come una pianta d’appartamento.” “Per poco non mi veniva un colpo! Come diavolo ti è venuto in mente?” “L’unico errore del dottor Sani è stato quello di controllarti dopo aver disattivato il simulatore di fattezze. Altrimenti non ti saresti accorto di nulla. Sapevo che non ti saresti mai fidato di qualcun altro, ma sapevo anche che se ti avesse operato Sani avremmo ridotto di due terzi le possibilità di insuccesso. Io sono il migliore in città, lui lo è al mondo.” I metodi di Zante mettevano deci-


Memoria di memorie

samente i brividi. Per lui il bene del paziente era un valore assoluto, anche quando c’era da andare contro la volontà dell’assistito. Nel ventesimo secolo avrebbe cauterizzato una ferita da arma da fuoco con un ferro da stiro pur di non lasciar morire qualcuno. “Tornerò fra un paio d’ore. Il mal di testa e la debolezza saranno passati.” Come promesso, dopo due ore esatte, Zante tornò da Eric con la sua immancabile cartellina. Mentre sollevava i fogli con i dati clinici per leggere o appuntare qualcosa, lanciò ripetute occhiate al paziente. Terminato il suo lavoro da medico, gli chiese come stava.

“Non c’è male, anche se non mi sento più furbo. E sono ancora dell’idea di ucciderti appena riuscirò a muovermi abbastanza in fretta.” Cercò di scherzare. “I circuiti stimolano la tua memoria naturale, ma per farlo devono adattarsi ai tuoi schemi cerebrali. Perché funzionino pienamente e si allineino alla memoria a lungo termine ci vorrà qualche giorno, con quella a breve termine invece dovrebbero già aver iniziato a funzionare. Facciamo una prova: cosa c’era scritto sul primo foglio della mia cartelletta?” Eric si mise a ridere di gusto. “Non l’ho nemmeno visto!” “Ti sbagli, te l’ho mostrato apposta per un paio di secondi. Provaci.”

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“Ma come si comanda un ricordo?” “Dipende dal tuo schema di apprendimento. Per semplificare... alcuni soggetti si devono sforzare come quando si studiava a scuola, altri ricordano le cose in modo spontaneo, un po’ come quando canticchi una canzone. Altri ancora semplicemente vedono quello che vogliono ricordare. La cosa migliore che puoi fare è cercare di ritornare mentalmente alla scena che ti interessa, concentrandoti un po’.” Eric, che nel frattempo Zante aveva aiutato ad alzarsi, fece una smorfia poco convinta. “Proviamo.” “Sarebbe meglio che tu ti sedessi.” “Sto benissimo, e poi prima me ne vado meglio è.” Detto questo Eric socchiuse gli occhi e provò a tornare con la mente alla scena vissuta pochi istanti prima. Bianco.

Se ci fosse stato un modo per descrivere quello che gli stava accadendo, Eric avrebbe usato le parole memoria accecata. Fu come un flash in piena notte, come vedere quindici film insieme. Il ricordo lo colpì come un’onda tangibile. Stramazzò al suolo, mentre le tempie gli pulsavano dolorosamente. Si risveglio, nuovamente sdraiato sul letto. Zante lo guardava. “Come stai adesso? Hai perso i sensi per un po’. È una cosa normale, ci vuole tempo per governare la memoria aumentata.” Eric rispose elencando le prime 33 cifre del Pi greco, un verso in latino e il titolo di una nota canzone pop. Scoppiarono a ridere entrambi. “Quando me ne potrò andare?” “Domani mattina, al massimo dopodomani.” Presto sarebbe iniziata la sua nuova vita.

Massimiliano Monti Massimiliano Monti scrive prevalentemente per lavoro. Appassionato di fantascienza, fantasy e giochi di ruolo (anche dal vivo), nel tempo libero legge, costruisce costumi e gioca di ruolo. Nutre un’inguaribile nostalgia per la scena cyberpunk dei primi anni Novanta e non vede l’ora che arrivi il 2020 per rileggere un certo manuale e riderci sopra. Esordiente assoluto in campo narrativo, Memoria di Memorie costituisce la sua primissima pubblicazione.


racconti lunghi

Il traditore di Alfredo Mogavero

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L 12

a notte in cui misi l’ultimo punto sulla pagina di Word erano tutti intorno a me: Teoban, Hald, l’Arciere Senza Nome, Bragg Spaccaschiene e molti altri mi circondavano con gli occhi incollati al monitor, potevo sentire la loro eccitazione gravarmi sulla testa come un campo magnetico. Stravaccati sul pavimento i folletti del Bosco Tetro si giocavano monete d’argento con le mie carte da poker, più in là Ronan il negromante leggeva Il colore venuto dallo spazio comodamente seduto in poltrona. Il troll si dava da fare con i miei pesi, sollevandoli come fossero giocattoli da bambini. Non chiedetemi come facessero a starci tutti nel mio piccolo appartamento, draghi e mostri marini compresi, perché non l’ho mai capito. Hashish, birra e solitudine avevano da tempo liquefatto il confine tra immaginazione e realtà, e io non mi facevo domande mentre lo valicavo con la stessa facilità con cui una

persona normale entrerebbe al supermercato. I personaggi del mio romanzo fantasy erano vivi come me e voi e abitavano a casa mia. Erano i migliori amici che avessi mai avuto, compagni discreti e premurosi, confidenti di cui non avrei potuto fare a meno. Con ognuno di loro avevo un rapporto speciale, insostituibile, lo stesso legame che un padre dovrebbe sempre avere coi propri figli. – Ehi, correte tutti! – urlò Bragg Spaccaschiene voltandosi. – Ha finito! Una marea di pance, petti, braccia e mani quasi mi sommerse, applausi e urla echeggiarono tutt’intorno. Dopo due anni, ottantuno capitoli e innumerevoli sabati sera passati davanti al monitor a devastarmi diottrie e polmoni avevo portato a termine la mia opera prima, il mondo era ai miei piedi e mi sentivo nella testa una leggerezza che nessuna sbronza avrebbe potuto regalarmi. Feci appena in tempo ad alzarmi e sgranchire le

“Gli scrittori di narrativa fantastica sono animali strani. Come tutti coloro che scrivono sono innanzitutto degli osservatori.” - Terry Brooks, A Volta la Magia Funziona


Il traditore

ossa indolenzite che Iriwin, la fata del mattino, già mi aveva cinto la schiena con le sue piccole braccia bianche come fiocchi di neve. – Sei stato bravissimo – mi sussurrò in un orecchio; la sua voce era il pizzico di un’arpa d’argento. – Ho sempre saputo che ce l’avresti fatta. Si può essere innamorati di un proprio personaggio? Io credo di sì. Capelli castani, occhi di zaffiro e pelle d’avorio, Iriwin rimarrà sempre nei miei pensieri come un obelisco incastonato nella palude fangosa della memoria. A volte la sogno ancora, e al risveglio scopro le guance umide di lacrime e le labbra che tremano, un torpore mortifero mi avvolge le membra come a voler confermare che non vivrò mai più qualcosa di simile a quello che c’è stato con lei. Il bacio che ci scambiammo quella notte, mentre i violini si lanciavano in una giga infinita e il grigio soffitto del mio appartamento trasfigurava in un cielo sconfinato, non lo dimenticherò fino a che questa inutile vita non si sarà consumata come un tizzone in una fornace.

2 Il giorno in cui l’editore mi chiamò nel suo ufficio avevo le ginocchia che mi tremavano. Seduto all’altro capo della scrivania mi accolse con un sorriso da carnivoro, i suoi occhi scintillavano di una luce fredda che mi ricordò i puntini rossi degli elet-

trodomestici in stand-by. – Complimenti – esordì. – È pubblicabile. – Da-da-davvero? – l’emozione azzerò la salivazione e mi attorcigliò la lingua. Presi a sudare come un mulo da soma. – Certo – proseguì l’editore. – Naturalmente ci sono delle modifiche da fare. Dovrà eliminare alcuni personaggi che i nostri editor hanno ritenuto poco funzionali alla storia. Precipitai in un burrone nero. Eliminare? Che discorsi erano quelli? Tentai di dire qualcosa, ma avevo un nodo in gola e riuscii a malapena a emettere un gorgoglio strozzato. L’uomo dietro la scrivania continuò: – Per prima cosa, dovranno scomparire questo nano, tale Bragg Spaccaschiene, i folletti e il negromante. E poi il troll: una creatura troppo inflazionata nel fantasy, meglio rimpiazzarla con qualcosa di più originale. – Rimpiazzarla? – ripetei. – Ma io non credo di riuscire a... – Oh, non si preoccupi – sorrise come se stesse spiegando le tabelline a un bambino di dieci anni. – Non dovrà farlo lei, ci penseranno i nostri ghost writers. Mi irrigidii. Non avevo mai udito quella parola e ne avrei scoperto il significato solo dopo qualche tempo. Immaginate qualcuno che venga a casa vostra e si metta a riordinare a suo piacere l’arredamento, poi si ficchi nel vostro letto e si scopi allegramente vostra moglie, lasciando ditate unte e impronte sudicie su

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racconti lunghi

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ogni oggetto che vi appartiene senza il minimo riguardo. Ecco, questo è il ghost writer, mercenario invisibile al servizio dei mastodonti dell’editoria che fatturano ogni anno milioni di euro. Un mostro, un’aberrazione. L’incubo di qualsiasi scrittore. – Anche l’eroe principale, questo Teoban, va sostituito – oramai lasciavo che il mio interlocutore parlasse a ruota libera. – E anche la fata, che non serve proprio a nulla. Avrei voluto morire, ma restai zitto. Lui dovette accorgersi del mio pallore, perché si fece serio e mi chiese: – Giovanotto, qualcosa non va? Non avrà per caso cambiato idea? Sa che siamo la migliore casa editrice sulla piazza, e che disponiamo di mezzi pubblicitari illimitati. – Lo so – gracchiai. – Non... non ho cambiato idea. È un onore pubblicare con voi. – Bene. Allora vada, e si prepari a diventare famoso. Le faremo sapere quando il libro sarà pronto. Uscii dall’ufficio trascinando i piedi, consapevole di aver venduto la mia anima al diavolo, e mi fiondai nel primo bar aperto. Bevvi fino a sera, poi raccolsi ciò che restava di me e mi avviai verso casa.

3 Mi aspettavano tutti, come se fosse il mio compleanno. Quando accesi la luce mi assalirono vociando, mi tempestarono di domande, si spinse-

ro l’uno con l’altro per essere i primi ad apprendere la notizia. – Allora, com’è andata? – chiese Hald. Dietro di lui si agitavano alabarde, ali membranose e spettri di re caduti. – Lo pubblicheranno – dissi semplicemente, a occhi bassi. La mia voce era un torrente di dolore che sgorgava da un pozzo buio. Lasciai che l’entusiasmo si esaurisse, non potevo fare altro. Li vidi abbracciarsi, saltare, intonare canzoni di gioia e ballare in cerchio, completamente all’oscuro della pugnalata che stavo per infliggere ad alcuni di loro. In mezzo a quella bolgia di berretti a punta, spadoni e scintille magiche solo Iriwin se ne restava immobile come una statua, e mi fissava con occhi che non avevo il coraggio di sostenere. Aveva capito che qualcosa non andava. Lei era diversa dagli altri. – Ascoltate! – gridai a un tratto, stanco di quella pantomima. Tutti si fermarono. – Cosa c’è? – chiese qualcuno. – Su, festeggia con noi. – Ascoltate – ripetei. – C’è qualcosa che non vi ho detto. L’editore ha dato l’okay, ma alcuni di voi dovranno essere... eliminati. Teoban, Bragg, Ronan, il troll e i folletti non sono stati giudicati adeguati. Anche... anche tu Iriwin. Mi dispiace. Vi sostituiranno con... Dio solo sa con che cosa. L’inverno glaciale s’impadronì della stanza. Non dimenticherò mai il modo in cui quei volti mutarono


Il traditore

espressione, il silenziò che mozzò le risate, le centinaia d’occhi incollati sopra di me come se mi fossi trasformato in un mostro. E non sto parlando solo di coloro che avevo menzionato, ma di tutti, perché erano come una famiglia e ciò che colpiva uno colpiva anche gli altri. Avevo tradito, li avevo venduti, ero un padre degenere e un miserabile vigliacco. Mi facevo schifo, ma non abbastanza per ritornare sui miei passi. Li avevo sacrificati. – Complimenti, grand’uomo – a parlare fu Bragg Spaccaschiene, gli occhi serrati in due cicatrici arrossate dalla collera. – Sono felice per te. Non preoccuparti di noi, in qualche modo ce la caveremo. Hai fatto bene a scaricarci. – Cerca di capire, Bragg... – feci per trattenerlo mentre mi voltava le spalle, ma appena le mie dita lo sfiorarono si girò di scatto piantandomi in viso una faccia che non era più sua. – Non mi toccare, bastardo! – ringhiò. – Hai fatto la tua scelta, ma non azzardarti mai più a toccarmi. Me ne vado. Forse in questo mondo di merda troverò il mio posto.

E se ne andò, imitato da Teoban e dagli altri scartati, mentre il resto dei personaggi scompariva risucchiato dal computer lanciandomi sguardi di rimprovero. Restò solo Iriwin, occhi fissi sopra di me in un’accusa che non aveva bisogno di parole. – Resta qui – ebbi il coraggio di chiederle. – Vivremo insieme, e un giorno scriverò un altro libro dove sarai la protagonista. Non lasciarmi, ti prego. Non lo sopporterei. Ma era già troppo tardi. Sollevò una mano per accarezzarmi, poi chinò il capo come scossa da uno spasimo e troncò il gesto a metà, ritraendosi. Piangeva senza emettere alcun rumore, i singhiozzi le scuotevano forte le spalle facendola assomigliare a un giunco nella tormenta. Andò via così, infilando la porta, e per un po’ il suo profumo aleggiò nell’aria impedendomi di pensare. Era l’ultima delle sue magie, compresi, e quando svanì mi accasciai al suolo e maledissi me stesso e la mia ambizione.

Il racconto prosegue sul numero completo

Alfredo Mogavero Nasce a Salerno, città dove tuttora vive e scrive. Autore emergente di weird, horror e occasionalmente fantascienza, ha visto i suoi lavori pubblicati in alcune antologie come N.A.S.F., Tributo a H.P. Lovecraft, L’orrore dietro l’angolo, Opera Narrativa Noir e Mistero. Ha anche vinto il concorso letterario Ferrara&Ghost. È autore della raccolta di racconti Six Shots, pubblicata nel 2010 da Edizioni XII e composta da sei storie weird western a base di piombo, umorismo, ubriaconi e mostri.

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recensioni Alessandra Montrucchio

E poi la sete

Edito da Marsilio, E poi la sete evoca lo spettro di un futuro non troppo lontano e nemmeno improbabile: l’acqua è una risorsa rara e preziosa. La vicenda è ambientata in una nazione europea, dove la popolazione vive in piccoli insediamenti e in una grande capitale divisa in settori quasi indipendenti. Su tutto incombe inesorabile la scarsità di acqua. E poi scoppia il caos. Una rivolta, una lotta di potere, un conflitto epocale per la sopravvivenza. I protagonisti, Sara e Gael, sono l’antitesi degli eroi: sono affetti da manie, da paure, da debolezze invincibili. Sono in balia di un mondo violento, spietato e arido. Il mondo di Alessandra Montrucchio è cromaticamente e olfattivamente vivo e pulsante. Lo stile è vario: passa dalla dolcezza dei ricordi alla cruda e realistica violenza degli stupri. Quasi sperimentale, a volte, con dialoghi privi di punteggiatura. Oppure veloce e tagliente, anche quando è chiuso in un formato più tradizionale. Un’opera interessante, con molte idee originali, valorizzate dalla scrittura di un’autrice brava e matura. Titolo: E poi la sete Autore: Alessandra Montrucchio Editore: Marsilio Pagine: 272 Prezzo: 18,00 euro

Luca Tarenzi

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IL SENTIERO DI LEGNO E SANGUE

Un romanzo agile, veloce, denso di situazioni bizzarre e foriero di forti emozioni. Soprattutto, un romanzo che fa pensare. Senza forzature né pretese, bensì utilizzando gli strumenti del fantastico e della contaminazione... in altre parole, del weird. È Il sentiero di Legno e sangue, terzo romanzo di Luca Tarenzi. All’inizio pare di leggere una “semplice” riscrittura techno-dark del Pinocchio collodiano, eppure non è così. Il sense of wonder è una delle caratteristiche portanti del romanzo: l’autore costruisce un mondo fantastico stupefacente e allo stesso tempo coerente, che ci lascia a bocca aperta. L’atmosfera è profondamente inquietante eppure sempre godibile. Un’atmosfera che induce a pensare. Il lettore, infatti, non può fare a meno di procedere nella lettura alla ricerca di spiegazioni, di un passaggio a un livello più elevato di comprensione... Perché il mondo fantastico di Tarenzi ci è inizialmente alieno, nel senso più pieno del termine. Proprio come lo è per il protagonista: un essere di legno e meccanismi, dotato di coscienza, che si risveglia in un mondo sconosciuto senza avere memoria del proprio passato. Da subito siamo con lui, e non possiamo fare a meno di seguirlo sul suo sentiero. Tarenzi è un ottimo narratore. La sua prosa scorre senza intoppi e risulta sempre naturale, anche quando descrive avvenimenti grotteschi e surreali. Sembra che l’autore non faccia alcuna fatica a mettere in fila le parole, curate e dirette, ben scelte e giustapposte, mai “buttate via”. Ciò vale anche per i dialoghi, mai banali. Dieci o venti pagine in più avrebbero forse giovato alla narrazione, permettendo di approfondire alcuni personaggi e la realtà in cui si svolge la storia. Alla fine rimane la voglia di leggere altre avventure ambientate in questo mondo... e provare ancora emozioni così insolite per la moderna narrativa italiana di genere.

Titolo: Il sentiero di legno sangue Autore: Luca Tarenzi Editore: Asengard collana Wyrd Pagine: 142 Prezzo: 8,90 euro

ALTRE RECENSIONI sul numero completo


Suggestioni NOX ARCANA

Sul web: www.noxarcana.com Nox Arcana è una band musicale composta da Joseph Vargo e William Piotrowski, che dal 2003 a oggi ha realizzato e prodotto ben 12 album di musica “oscura”. A seconda dello specifico album la musica dei Nox Arcana riesce a evocare potenti atmosfere dark-fantasy, lovecraftiane o anche vampiresche... Le sonorità sono piuttosto elettroniche, ma non in modo eccessivo, e spesso vengono unite a strumenti acustici e all’uso di cori e di voci narranti. L’effetto è generalmente molto buono e di grande impatto emotivo, tanto che la musica dei Nox Arcana è stata utilizzata come sottofondo musicale da illusionisti che si esibiscono sul palco, da parchi di divertimento a tema tra cui gli Universal Studios e da reti televisive americane in programmi di vario genere. La particolarità della band è che, grazie all’inventiva di Joseph Vargo, ogni album è un concept-album: ovvero un progetto musicale costruito attorno a un’idea ben precisa, che viene sviluppata di brano in brano raccontando una storia ricca di suspense. Aiuta molto il fatto che Joseph Vargo sia un discreto illustratore professionista (di stampo classico) e si sia cimentato più volte anche nella narrativa, pubblicando due antologie di racconti “oscuri”. Tutto questo converge nella musica dei Nox Arcana, ottimo strumento di suggestione per qualunque scrittore dedito al fantastico. Vistando il sito web www.noxarcana.com è possibile ascoltare gratuitamente numerose tracce da ognuno dei CD pubblicati. Per chi scrive è una soluzione ideale: possiamo lasciarci ispirare senza dover spendere un soldo e senza spostarci dal PC. Se poi scopriamo che tale musica è particolarmente efficace e vogliamo prolungare l’esperienza, dal sito web possiamo acquistare gli album via CD Baby, Amazon o Apple iTunes. Per meglio comprendere di cosa stiamo parlando, ecco qualche titolo di CD: Darklore Manor, Necronomicon, Transylvania, Grimm Tales, Blackthorn Asylum, Zombie Influx.

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THE WHISPERER IN DARKNESS Sul web: www.cthulhulives.org; www.youtube.com

Qualche anno fa gli appassionati di H.P. Lovecraft sono rimasti a bocca aperta dinanzi a un mediometraggio amatoriale pensato, realizzato e prodotto dalla H.P Lovecraft Historical Society. La HPLHS è un fan club molto ben organizzato, dedito alla celebrazione e promozione di Lovecraft e del mondo di orrore e mistero che egli ha creato attraverso i suoi scritti. Il mediometraggio si intitolava The Call of Cthulhu e la qualità dell’intera produzione – dall’ambientazione anni ‘20 perfettamente ricostruita, alla sceneggiatura curatissima e fedele al racconto omonimo – ha fatto capire ai tanti appassionati che è davvero possibile tradurre per lo schermo le opere lovecraftiane senza sacrificare troppo del loro fascino. Dopo anni di pellicole cinematografiche solo pallidamente ispirate all’opera dello scrittore di Providence, spesso mal realizzate (tranne rare eccezioni), The Call of Cthulhu ha rappresentato una ventata di freschezza e, soprattutto, di speranza. È anche per questo che in molti stanno (stiamo) seguendo con entusiasmo e impazienza la nascita del secondo film prodotto dalla HPLHS: The Whisperer in Darkness. In bianco e nero come il precedente, stilisticamente curatissimo, questo lungometraggio trasferisce su schermo il racconto Colui che sussurrava nelle tenebre. Il film non è ancora pronto, ma non ci vorrà molto per poterlo acquistare in edizione DVD o Blu-Ray. Tutte le produzioni video della HPLHS vengono infatti proiettate solo in alcuni cinema e festival cinematografici USA, e vivono essenzialmente sulla Rete tramite l’acquisto online. Se cerchiamo suggestioni per una storia horror/weird proviamo ad “assaggiare” i due film suddetti, gustandone i trailer su YouTube e, ovviamente, su www.cthulhulives.org, sito ufficiale della HPLHS. Qui possiamo acquistare i DVD, le colonne sonore e una miriade di gadget lovecraftiani.


ESORDIENTI AL VARCO Sul web: www.bohemiencaffe.it

A Lecco, da questa primavera, è aperto un locale unico e interessante: è il Café Bohemien Il Varco. Gestito da Chiara e Marta, questo piccolo ma accogliente locale offre servizio di tavola fredda con prodotti equosolidali e di birreria per palati raffinati. Tuttavia non è (solo) l’aspetto godereccio ad averci colpiti, quanto l’atmosfera culturale che vi si respira. Scaffali ricolmi di libri alle pareti e volumi sul bancone e sui tavolini, sono parte della natura letteraria de Il Varco. Alcuni scrittori locali già lo usano come “base operativa”: tavoli comodi, rete wireless gratuita e tranquillità… l’ideale per scrivere, magari davanti a una cioccolata calda, mentre fuori nevica o piove. Da qualche tempo i clienti che si siedono possono partecipare a un esercizio di narrazione interattiva: sui tavoli sono presenti degli incipit di racconti a cui i clienti possono collaborare, sviluppando la storia e completandola a proprio piacimento. In aggiunta a questo possiamo dire che Il Varco costituisce una risorsa interessante per gli scrittori, esordienti e non, alla ricerca di un luogo dove fare promozione. Il locale, che ospita mostre personali di fotografi e pittori, si presta infatti come location per presentazioni letterarie. Il Varco ha una dozzina di tavoli, per circa 50 posti, e una clientela che va ampliandosi, costituita da appassionati e lettori onnivori. Le giovani proprietarie, entusiaste e ricche di passione, sono ben disposte nei confronti di giovani autori e iniziative editoriali. Schermo televisivo e lettore DVD, impianto stereo e casse sono a disposizione per eventuali booktrailer. Il Varco si appresta a ospitare una rassegna di narrativa fantastica per questo inverno. Certo, Lecco e la sua provincia non sono zone famose per l’amore verso la narrativa di genere, ma la città lariana è a soli 40 minuti di treno da Milano e stiamo pur sempre parlando di un locale che ospita presentazioni gratuitamente. Il Varco si trova in via Visconti Azzone 50, Lecco.

NARRATORI E AUTOPSIE Sul web: N/D

Una delle regole più importanti per chi scrive è raccontare solo di cose che si conoscono. Tuttavia ci sono campi del sapere o discipline che sono spesso preclusi ai più. Come l’antropologia forense, la patologia criminale, le analisi e le procedure autoptiche sui cadaveri. Oh, certo: CSI, NCIS e Criminal Minds sono seguitissimi, ma se volessimo ambientare le nostre storie in Italia? In tal caso ci sentiamo di suggerire e seguire i libri e i seminari della dottoressa Cristina Cattaneo. Ricercatrice, antropologa forense e medico legale, le conoscenze di Cristina Cattaneo l’hanno portata a occuparsi di alcuni dei più famosi, importanti e discussi casi di cronaca nera italiana, ma anche a essere consulente di... Patricia Cornwell! Ebbene, se vogliamo informazioni su come funzionano le procedure di medicina legale in Italia, se vogliamo parlare di indagini della scientifica, rilevamenti, autopsie e analisi senza cadere nel banale o senza rimanere in superficie, sono i libri della Cattaneo che dobbiamo leggere. Turno di notte e Morti senza nome sono opere scritte con uno stile scorrevole, coinvolgente e delicato. Trattano di storie vere con una narrazione che non ha nulla da invidiare a bestseller di narrativa. Ci raccontano la verità su alcuni casi italiani e sulla vita di persone reali, professionisti e tecnici, che sono lontani anni luce dai personaggi di certe serie televisive. A giugno è stato presentato il lavoro più recente: Certezze provvisorie. Illuminante e agghiacciante, questo libro mostra come la scienza più evoluta non sia meno imbattibile. Al contrario, è come se, indagando con strumenti che gettano una luce maggiore sulla scena del crimine si generino ombre molto più nette… e più scure. Chi vuole scrivere di crimini e indagini, di corpi martoriati e autopsie in Italia, non può esimersi dal consultare le fonti migliori: questi tre volumi di Cristina Cattaneo sono caldamente consigliati.

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RICERCATO ATTENZIONE! ATTENZIONE! ATTENZIONE! La redazione di Altrisogni è alla ricerca di un individuo speciale. Il soggetto è maschio o femmina, maggiorenne, dotato di fantasia, originalità e talento. Capace di scrivere in italiano, predilige la fantascienza, l’orrore e il weird. Non ha paura di osare, non si lascia fermare da nulla, la scrittura è la sua vita. Il soggetto spedisce via email, in formato RTF, testi non più lunghi di 35.000 caratteri. Chi avesse informazioni utili all’identificazione del ricercato è pregato di scrivere all’indirizzo email: altrisogni@dbooks.it Grazie per la collaborazione

NOTA ImpOrTANTE Stiamo cercando di identificare anche individui NON MENO pericolosi: si tratta di illustratori, disegnatori, artisti grafici, in possesso di opere inedite o disposti a realizzarle. Potete segnalarci l’identità di questi loschi figuri all’indirizzo: altrisogni@dbooks.it

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Anteprima gratuita Altrisogni n.1  

È nata Altrisogni, la prima rivista digitale italiana dedicata alla narrativa di horror, fantascienza e weird! Questa è una ANTEPRIMA GRATUI...

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