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Battista Marchesi 19100 km no stop per nove mesi.

Racconto N.21 Battista Marchesi Sedrina Martedì 24 luglio 2012.

Oltre il limite: tredici milioni di passi per incontrare Arlecchino. Di breve durata è stata la permanenza della maga Circe dopo la dipartita degli sfortunati: Scipione, Caronte e Minosse. A giorni farà fagotto anche lei, colei che al posto di trasformare i suoi nemici in animali, li ha invece camuffati in disastri e nubifragi. Per stabilizzare questa situazione si è attivato persino il premier Monti, che dopo avere consultato il parlamento, non contento, ha deciso di rileggersi quel bel libro: l'Odissea. E subito ha deciso di chiamare Ulisse, prontamente partito dalla sua Itaca per raggiungere la nostra penisola. Per la corsa alla poltrona era interessato anche l'imperatore di Roma, Nerone ( che lui di fuoco se ne intende ) ma per la sua taccagneria, ha fatto a meno della agognata poltrona. E dritto in piedi sul suo terrazzo si è accontentato di suonare la sua”Lira” e guardar bruciare la sua Roma. Che l'estate stia finendo nessuno ha mai creduto, infatti licenziata anche la Circe, è stato assunto un nuovo principiante, poiché l'estate deve continuare. La scelta questa volta è stata ponderata, ormai i contratti son di breve durata: il posto fisso non esiste più.

Oggi, un ciclista speciale seguirà Tista per parte del percorso che da Sedrina si snoderà verso San Pellegrino, toccando S Giovanni Bianco e Oneta nel finale: Claudio Marchesi. Cugino del noto campione Felice Gimondi, che nel 2007 accompagnò Battista nel suo giro d'Italia. Con la stessa bicicletta, oggi vuole dimostrare che nemmeno gli anni sono riusciti a farlo tramontare. “Mi sono leggermente appesantito”, sostiene ridacchiando senza timore di essere smentito. “Avevo perso diciotto chili col Marchesi in quei due mesi. Tornato a casa, - borbotta Claudio - mia moglie non voleva farmi entrare, aveva ragione, gli estranei non li fa mai entrare”. Ora col Tista vorrebbe recuperare, ma come fare? “Caro, tu che ti chiami Marchesi come me, non devi fare quello che faccio io, nemmeno mangiare quel che mangio io, tu devi fare una cosa sola”. Ascolta interessato il prode Claudio. “Tè ghet de mangià de meno e tè ghet de pedalà en po de piö “, - ribatte Tista - sicuro di non sbagliare.


Una spanciata di risate sono interrotte da una ripida salita che porta verso Oneta. La bici è stanca, gronda di sudore. Claudio invoca Gimondi, suo cugino. “Se ci fosse lui la spintarella sarebbe assicurata”. Si accorge Tista dell'impasse e, in barba a qualsiasi regolamento ..spinge l'amico che vorrebbe riposare. Dopo spinte e sbuffate adrenaliniche alle stelle, finalmente, la tregua. Meno male quei cavalli da accarezzare, una bella scusa ancora per riposare. E mentre Claudio tira il suo bel fiatone, ne approfitta per rammentare. Durante il giro d'Italia Battista diceva sempre: “Sono stanco, basta, non lo faccio più”. Il giorno dopo dimenticava di averlo detto, poiché era pronto per ripartire”. Forse è per questo che ama tanto 'sti cavalli, lui è come loro, è sempre in piedi e non si stanca mai.”E’ un mostro” - dice Claudio - un mostro buono.

Non succede spesso, ma oggi è vispo come un gallo, ha tanta voglia di fare burlonate, anzi, delle belle arlecchinate. Ha scelto proprio il posto giusto: Unida”Oneta”, un piccolo sobborgo di antiche case, con sessanta anime soltanto, posto appena sopra l'abitato di San Giovanni Bianco. E la tradizione vuole che sia proprio qui la casa natale di quel famoso Arlecchino.

Il paesino è addormentato, non c’è in giro ancora nessuno, solo lei, una giovane e carina, è l’ostera Angela Ambrosioni. Spegne subito i fornelli della “Taverna di Arlecchino” per aprire solo per noi il museo lì vicino. All'interno Tista si scatena, uno show per la balera. Così vestito da Arlecchino, chissà che risate se lo vedesse qualche bambino.


E' rintronato? Niente affatto. Anche lui è un umano, ha bisogno del suo svago e di tante novità.

Breve pausa per ricomporsi un po', una bella pettinata ai suoi quattro canuti piumini per presentarsi a Pietro Redondi , medico ottantenne di San Giovanni Bianco. Non solo medico, non solo un amico di vecchia data, ma un campione di mille sport. Poteva dimenticarsene il nostro Tista? Pietro, campione italiano universitario di atletica nei 400 metri nel 1955. Ha praticato tutti gli sport: dallo sci all'alpinismo, e altri che sarebbe troppo lungo raccontare. Nonostante l'età, Pietro non molla e dice all’amico: ”come sportivo ti incito a continuare, come medico - sorride da amico vero sai come la penso”. Intanto che i due si scambiano i complimenti - che di sport ne sanno qualche cosa – noi vogliamo ricordare il palmarès del nostro sedrinese.

Solo alcuni frammenti: 1) Tre vittorie ai Campionati Italiani di sci nordico FIE. 2) Una vittoria alla “Grande corsa del Monte Bianco”. 3) Sei vittorie al “Trofeo Fratelli Longo” in Alta Valle Brembana. 4) Una vittoria alla “Mezzoldo” Cà San marco. 5) Una vittoria al “Rally del Cancervo”. 6) Una Vittoria alla “Erve-Resegone”. 7) Un secondo e un terzo posto alla “Monza-Resegone”. 8) Una vittoria al Rally della Grigna. 9) Una vittoria a Premana Como. 10) Una vittoria a staffetta a Sedrina. 11) Una vittoria alla “Roncobello “Laghi Gemelli ”. 12) Una vittoria a ”I tre rifugi” Torino. 13) Diciannovesimo posto alla “Cento chilometri del Passatore”. 14) Record nel giro dei rifugi orobici in 9h 6 min 11 sec. Non è il suo mestiere fare calcoli matematici e se sbaglia chiede venia. Tista presa carta e penna, si è segnato sul registro tanti bei milioni. Tredici milioni e ottocentomila, ma cosa diavolo sono? Non ha vinto al totocalcio, sono il conto dei suoi passi, fatti sin dal quattro marzo. A pensarci è una follia, undicimila e cinquecento chilometri? Solo a pensarci viene da pensare che sia una follia. Se ci fosse Antonio Lubrano, famoso giornalista di Rai tre, direbbe al Tista: “La domanda mi sorge spontanea, ma lei che uomo è? E' forse un uomo bionico”?


Non tutte le domande han sempre la risposta, questa è una delle tante. Gli incontri si susseguono, si attacca alle briglie del “cavallo che non si stanca mai” anche Arturo, un ciclista sedrinese che non disdegna compagnia.

Ed è proprio lui, il “marpionbirichino”, lo scopritore della bionda ricciolina, che corre la sera e la mattina, solitaria lungo il fiume con i suoi capelli al vento. Una parola, un invito, un sorridente no grazie! si trasformano con un sì alla vista del Batista. Sarà il carisma o il suo fascino, sarà quel che sarà, fatto sta' che lui il bel colpo sempre lo fa. “La messa è finita”, annuncia il prete al termine della funzione. Anche per Marchesi la sua giornata di lavoro è terminata.

E’ giunta l’ora di dividere le strade: l’amico Claudio gira verso Zogno con in tasca “quella dieta” Arturo torna a casa sua, la bionda s'allontana e dall'alto della collina Tista si ferma un attimo a


riguardare. Si disseta, osserva la sua Valle Brembana che vedrà ancora per una buona settimana. Sarà Lovere, la sua nuova meta, la sua nuova casa. Ripensamenti o debolezze non saranno a lui concesse, dovrà lasciare un’altra volta la sua Bruna che, come Penelope aspettava sempre il suo Ulisse, lei aspetterà sempre il suo “Batista”. Diavolo Rosso 24 luglio 2012

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