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Battista Marchesi 19100 km no stop per nove mesi.

Racconto N.18 Battista Marchesi Sedrina Martedì 03 luglio 2012.

Paci' Paciana ol Padrù dèla Val Brembana. Pochi giorni e Tista “toccherà il fondo” diecimila leghe sotto quel mare che non è riuscito a soffocare i suoi desideri. Ricomincerà la lenta risalita compensando corpo e mente per ritrovare l'aria che per nove mesi gli è mancata. E' arrivato lì Tista, sul ponte di Sedrina vicino casa, al termine della sua giornata. Si ferma, osserva il ponte sottostante che non è quello dei sospiri ma solo della paura. Paura provata da Paci' Paciana ( Vincenzo Pacchiana detto ol Padrù dè la Val Brembana ) che nel lontano 700, si lanciò nel vuoto.

Vecchio brigante per alcuni, eroe giustiziere per altri. Racconta la leggenda: Paci' solo dopo essere stato imbrogliato e derubato - da due lestofanti - iniziò a diventare un malandrino. La sua risposta fu una scarica di legnate che gli valsero a esser denunciato. Diventato un latitante, rubava solo per aiutare i poveri, lottava contro soprusi e ingiustizie. La sua figura ormai diventata purtroppo famigerata, si è trasformata in mito fra i valligiani orobici. Amato e odiato, ma anche ricercato dai gendarmi per le sue gesta, proprio su questo ponte gli fu tesa una trappola. Al capitano dei francesi che stava per arrestarlo urlò: “Le vecchie volpi si catturano, ma non hanno certo il pelo mio” gettandosi poi di sotto al fiume Brembo. La leggenda lo risparmia dalle gelide acque per morire in un bosco morso da un serpente. Tista non medita certo di buttarsi giù, lui che nemmeno sa nuotare ... ma pensa e ripensa a questa strana storia che in parte gli appartiene. Ritorna il suo passato, Ponte Barcotto, il ponte di Costa Volpino, unico testimone della sua tragica aggressione: due lestofanti gli ficcano un coltello nella gamba e lo pestano a sangue poi. Lui reagisce, dopo sviene, finisce all'ospedale. Non muore come Paci', non si è buttato da Ponte Barcotto e nemmeno è stato morso da quella vipera strisciata su di lui tempo fa, su quel muretto. Dalmine per un bagno di sudore e di amicizia Sedrina, Dalmine, doveva essere una semplice passeggiata. Non è stato proprio così. Ha seguito l'insegnamento di Don Mario, un prete che lui conosce bene. “Tista”, - gli ha detto - “se vuoi andare in paradiso evita i facili sentieri, se così non farai all'inferno finirai”. Tista ha subito obbedito. Dai sentieri boschivi per arrivare alla Chiesa di San Tomè di Almenno San Bartolomeo sino agli scoscesi pendii dei prati della Roncola lui arriva. Nemmeno le taglienti foglie dei campi di grano gli impediscono il cammino.


Poteva mancare il tratto sterrato che da Sforzatica porta alla Roncola? Certamente no. Uno sterrato in mezzo ai campi, come nel deserto, un deserto italiano.

Il caldo è asfissiante, si boccheggia come pesci, non riesce a parlare, le labbra sembrano incollate. Con la lingua si cerca la saliva, per dissetarsi si fa quel che si può. Le palpebre socchiuse si nascondono ai raggi infuocati del sole che Scipione e Caronte hanno lanciato. Si va arrosto in questo forno naturale, dove solo madre natura regola la temperatura. Nemmeno la Fornero con il suo esercito di “essudati” avrebbe resistito in questo inferno per dannati. Lei, mai rinuncerebbe all'aria fresca del suo bel parlamentone, dove solo a pochi “esodati“


è permesso entrare.

L'andatura si riduce, non teme di essere multato, al mattino pure l'autovelox era stato attivato.

Dalla borraccia -Tista l'acqua calda ha ingurgitato. Un saporaccio, un disgusto, ma meglio che non buttar giĂš niente. Bisogna pazientare, la dea fortuna sta per arrivare. Una grotta, tante gocce di acqua fresca, il toccasana per continuare.


Finalmente Dalmine è arrivata.Un ristoro è meritato a quel Caffè del Viale. Una sosta è obbligata, amici e amiche vogliono abbracciare e stringere la mano al loro “Bati” sì, perché qui lo chiamano così. In questo caffè, il suo Caffè, Tista nasconde molta nostalgia. Guarda la cassiera, Emanuela, lei ha preso il posto suo. La abbraccia e vorrebbe dirle: “aspettami ... tornerò”. Ma è troppo emozionato. Lui sa di essere in ”mobilità” solo a novembre...forse finirà. Non si sposterebbe più, incontrare tanta gente che lo conosce fa un gran bene al suo morale. Lui per tutti ha un sorriso e la risposta ai tanti perché. Anche in officina vuole andare, i fratelli Barcella appena lo vedono smettono di lavorare. E' finita. Di saluti e di auguri ne ha fatto proprio il pieno. Per Tista ancora uno sforzo, il ponte di Sedrina lo aspetta già, ma ci vuole ancora tempo, ci vuole pazienza e lui di quella tanta ne ha. Diavolo 05 luglio 2012 Sedrina .

Racconto 18 del 3 luglio Sedrina Paci paciana  

Racconto 18 del 3 luglio Sedrina Paci Paciana ol padrù dela Val Brembana

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