Page 1

Battista Marchesi 19100 km no stop per nove mesi.

Racconto N.15 Battista Marchesi Martedì 12 giugno 2012.

Un tuffo negli abissi dalla cima più alta del mondo. Un evento importante si festeggia come si vuole. Lui lo festeggia per strada sotto un acquazzone che non ha voluto «patteggiare» (solo i politici lo possono fare). Battista Marchesi aveva chiesto una tregua almeno stavolta. Giove Pluvio, irremovibile, ha risposto di no. Il nostro sedrinese non si è lasciato corrompere nemmeno di fronte agli ottomila «eurochilometri» che si sono dovuti allontanare.

Con intransigente baldanza ha aggiunto perfino: «Ognuno deve fare il suo mestiere, io non faccio regali a nessuno. Qui non siamo alla fiera degli Obei - Obei di Milano, qui non si baratta niente”. Tista non s'arrabbia, non vuol battibeccare. Oggi ha i suoi conti da sistemare. “Ho un buon vantaggio di quasi settecento chilometri rispetto all'impresa del campione francese Serge Girard, ribatte Tista compiaciuto. Questo per me è uno stimolo importante, possedere una riserva di energia fa riposar la mente ma soprattutto non ti manda fuori giri ”, commenta seriamente. Anche oggi Marchesi sembra non debba incontrare nessuno. C'è il solito fiume Oglio che resta muto come sempre. E' piuttosto nero, anzi a dire il vero è di color cioccolato e va paurosamente “di onda”, meglio lasciarlo navigare.


Chi vuoi trovare con un simile tempaccio? Da lontano spunta solo un grigio Angelo. Non è un Angelo del Paradiso, è Angelo Possessi, ottantun anni compiuti, un amico di vecchia data. Anche lui è come Tista, un temerario atleta e subito si nota. I suoi passi sono svelti e ben decisi, è proprio un vero marciatore. Si abbracciano, si stringon forte, si sussurrano qualche parola; sui loro volti è dipinto un forte turbamento. “Sono trascorsi solo vent'anni dall'ultimo incontro, ci eravamo conosciuti mille anni fa sulle piste innevate delle montagne bergamasche, ricorda Tista. Quando Angelo inforcava i suoi sci – prosegue il Marchesi - incuteva paura anche alla neve che si scansava per farlo scivolare.”

C'è voluto quell’infarto maledetto per bloccarlo mentre gareggiava nel 1984. Ha dovuto appendere al chiodo la sua attrezzatura, ma non certo l’entusiasmo e la passione. Infatti superato il momento tanto delicato, l'atletica giovanile del suo paese lo ha voluto come Tecnico Istruttore, e così lui è rinato. Si dan la mano e sembran due scolaretti, sotto la pioggia se ne vanno per cercare un riparo che non c’è. Hanno ancora tanto da raccontare, ma il tempo è ormai scaduto. Si stacca Tista che non vorrebbe andare via, ma il suo cuore batte forte, supera le sue quarantaquattro pulsazioni che ora non riesce più a controllare. Un incontro di ebbrezze nostalgiche sportive che vuol tenere strette e tenerle solo per sé.


Non ha l'immunità parlamentare e nemmeno l'immunità emozionale, riprende subito la situazione, si ricorda ancora quel che deve fare. “Ma che fai? Tista! Tista! Almeno oggi non salire sulla panchina, potresti scivolare, piove tanto piove forte, lascia perdere lo farai un'altra volta. Sei peggio delle anatre di Montisola, hai imparato da loro: una scrollata di piume e ritorni asciutto come un panno tolto dall’'asciugatrice”.


Incurante della pioggia corre e dice: «Se piove poi arriva il sole: questo lo diceva anche Giupì, la maschera bergamasca che ogni tanto gli piace ricordare. E' inutile lamentarsi o mordersi le unghie dalla rabbia, bisogna pazientare”. Tista lo ha capito, preferisce prendersi in giro, un’alchimia per non mollare. Non è un mago, ma lui sa anche inventare. Se vede le pozzanghere non le vuole “disturbare”. Zompa persino sui muretti, ne approfitta per asciugarsi le scarpe ormai imbrombate e appesantite. Qualcuno si metterebbe a piangere su questo “muro del pianto”, lui invece canta persino: “Scende la pioggiaaa ...”, ma solo alcune strofe. Poi tace. Non se le ricorda più. Non fa niente, tanto il muro ora non c'è più.

Il suo è un canto libero di gioia e non di rabbia come l'uccello nella gabbia. E' stracontento oggi, sotto il suo tendone, il suo grande ombrellone, si concede uno spuntino, ma non si ferma, ha fretta di tornare, Lovere lo sta ad aspettare. Un ritorno anticipato per cambiare scarpe maglie e calzoncini. Una breve sosta e un riposino. Poi si torna in strada, manca poco, un paio d'ore e finisce la giornata. Si tocca le sue gambe, le sfiora


solamente come fosse la prima volta, ha paura di far loro del male: solo Davide Gaioni, il fisioterapista, le sa manipolare.

Molto presto si ritira, scoccano le ore 21.50. Vuol vedere Carosello. Dieci minuti solamente e poi a nanna come i bimbi del '57 , quando nacque questa mai dimenticata pubblicità. “Se tutti i bambini” - sussurra Tista - guardassero il mio Carosello, al mattino sarebbero svegli come me”. Non si addormenta subito, la solitudine che sempre lo tampina l'ha chiusa a chiave nello sgabuzzino. Prima di addormentarsi cerca sempre di sognare per non sentirsi solo. Dopo aver scalato il suo “Ottomila” si sveste da alpinista, indossa una muta, ma cosa vuole fare? Si immerge. Ormai è diventato un pesce. Vuole raggiungere le sue “diecimila leghe” negli abissi di quel profondo mare, custode fidato dei suoi più audaci desideri. Una giornata così, Tista la vorrebbe imbalsamare.. Diavolo Rosso. 12 giugno 2012. .

Racconto 15 del 12 giugno Lovere un tuffo negli  

Racconto 15 del 12 giugno 2012 Lovere Un tuffo negli abissi dalla cima più alta del mondo

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you