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Bargoni GRANDI

FORMATI


Comune di San Giovanni in Croce

di Arte e Cultura

di A


Giancarlo

Bargoni GRANDIFORMATI

30 Aprile | 19 Giugno 2016 Presentazione e testo critico

Vittorio Sgarbi

Curatore | Coordinamento A s s o c i a z i o n e Culturale


Villa Medici del Vascello riapre le sue sontuose porte all’arte. Lo fa dedicando una mostra a un Artista, Giancarlo Bargoni, con una sicura collocazione e un’apprezzata militanza nell’ambito dell’informale contemporaneo. La presenza del Prof. Vittorio Sgarbi, con il suo prezioso supporto scientifico, è eloquente e significativa. Fu lui fra i primi a richiamare l’attenzione delle istituzioni e di tutti gli amanti del bello su questo complesso monumentale e naturalistico che rischiava di scomparire per sempre, a causa di un deplorevole abbandono iniziato negli anni Cinquanta del secolo scorso. È ancora vivo in noi il suo perentorio grido di allarme, unito alla consapevolezza che, pur nel degrado avanzato delle infrastrutture, ci sarebbero stati spazi di azione ancora percorribili. Un grido replicato in altre circostanze, come in occasione delle celebrazioni per i 500 anni dalla nascita del Parmigianino, le cui spoglie riposano a pochi chilometri da Villa Medici del Vascello. Ecco perché la sua presenza ha un valore in primis scientifico ma anche affettivo. Da allora di strada ne abbiamo fatta, il nostro gioiello sta progressivamente recuperando le tracce della sua storia plurisecolare, la bellezza armoniosa delle sue architetture, il fascino romantico e pittoresco del suo parco. Dal 2014, in seguito all’importante opera di riqualificazione storicoarchitettonica e ambientale e alla successiva riapertura al pubblico, Villa Medici del Vascello è amata, fruita, vissuta. L’immagine della Dama con l’ermellino di Leonardo, Cecilia Gallerani, ha un fortissimo potere attrattivo, che ci autorizza a prevedere un futuro luminoso per il nostro splendido complesso. Un futuro frutto di un presente impegnato e passionale, in cui l’esposizione di Bargoni si inserisce con sensibilità e forza espressiva, generate da un rapporto profondo tra pensiero e sentimento e consolidate da una evidente consapevolezza gestuale, che consente di esprimersi in segni: spazio, colore, materia, scoperta, viaggio e pensiero. La mostra di Bargoni è senza dubbio una tappa importante di un avvincente percorso, improntato sulla coscienza che Villa Medici del Vascello meriti di essere valorizzata, in quanto contenitore di Arte e di Storia e in quanto simbolo meraviglioso ed imprescindibile dell’identità del Comune di San Giovanni in Croce. Prof. Pierguido Asinari

Sindaco del Comune di San Giovanni in Croce


Villa Medici del Vascello Il 27 luglio 1492 Cecilia Gallerani, ritratta prodigiosamente a Milano alcuni anni prima da Leonardo da Vinci, divenne Contessa di San Giovanni in Croce in forza del suo matrimonio con Ludovico Carminati, detto il Bergamino, feudatario del luogo. Artefice del matrimonio, e committente del ritratto immortale, fu Ludovico Maria Sforza, conosciuto come “Il Moro”, a quel tempo pretendente al trono ducale milanese ed amante della giovane e fascinosa Cecilia, effigiata nella celebre tavola ad olio “La Dama con l’ermellino”, ora conservata nella principale collezione museale di Cracovia. Dotata di una bellezza straordinaria, Cecilia fu molto apprezzata dai suoi contemporanei anche in quanto donna colta, erudita, poetessa, suonatrice di liuto e animatrice di un salotto letterario presso la sua residenza milanese a Palazzo Carmagnola, al quale partecipavano i più eminenti ingegni presenti nella città sforzesca tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento. A San Giovanni in Croce, nella dimora allora fortificata che nei secoli successivi sarebbe divenuta la maestosa Villa Medici del Vascello, la sua presenza carismatica diede impulso ad una piccola corte rinascimentale, frequentata dagli artisti, dagli intellettuali e dai notabili del tempo. Definita nel Novelliere dello scrittore Matteo Bandello “piacevole e vertuosa signora” ed anche “novella Saffo”, in relazione alla sua attività poetica, Cecilia seppe ritagliarsi un ruolo importante tra le donne del Rinascimento, attestato da una prestigiosa corrispondenza epistolare con interlocutori autorevolissimi, quali Isabella d’Este e Giangiorgio Trissino. Nel 2014, 500 anni dopo, Cecilia Gallerani ha ripreso possesso della sua nobile dimora, rinnovata nelle eleganti architetture plurisecolari e impreziosita da un ampio parco all’inglese, realizzato agli inizi del XIX secolo grazie alla lungimirante intraprendenza della famiglia cremonese Soresina Vidoni.


Recentemente restituito al suo incanto naturalistico, il parco vanta pregiate essenze vegetali, autoctone ed esotiche, che fanno da sfondo agli splendidi padiglioni di diversa ispirazione storico-artistica, secondo i canoni caratterizzanti il tipico giardino all’inglese, d’impronta romantica e pittoresca.


Il complesso di Villa Medici del Vascello, edificato nei primi anni del Quattrocento con finalità meramente militari, ha saputo nel corso dei secoli modificare la sua fisionomia originaria, divenendo sontuosa residenza signorile, nella quale sono state scritte pagine di storia importanti, dai fasti del Rinascimento sino ai convulsi giorni dell’aprile 1945, mantenendo intatto il suo sublime fascino sino ai giorni nostri.

Fascino delle architetture armoniose, ma anche fascino delle persone che le hanno abitate, accrescendone il prestigio. Leonardo, alcuni anni prima della sua morte, in una lettera indirizzata a Cecilia Gallerani si rivolse con tenero affetto alla “Magnifica domina Cecilia, Amantissima mia Diva”. Lo stesso affetto che le tributano ogni giorno i visitatori di Villa Medici del Vascello, attratti da quello sguardo seducente e un po’ sornione, che li conduce con soavità in un Rinascimento lontano nel tempo, ma spiritualmente vicino a tutti coloro che siano ben disposti ad accoglierne i supremi valori, ancora oggi condivisibili e praticabili. I valori universali ed imperituri della Cultura, dell’Arte e della Bellezza.


Giancarlo

Bargoni “Trovo particolarmente interessante, per esempio, che Bargoni, giunto ormai a una

maturazione artistica indiscutibile, di opere in primo luogo, ma anche di pensiero,

definisca distruttivo il procedimento fondamentale attraverso cui configura le sue opere, poi compensato, nel fieri creativo, dal momento contrario della ricostruzione”

““Io sono”, afferma a chiare lettere ogni opera di Bargoni, e lo sono nel momento in cui ho creato, in un processo in cui la creazione, a sua volta, finisce per creare me.

Io ho fatto, e sono stato fatto.

Vittorio Sgarbi


Rispunta il seme 180x160 cm


Bargoni, o del funambolismo esistenziale C’è l’artista, c’è l’opera da lui creata, ci sono quelli che la guardano. Di questi ultimi, la critica è la parte più specializzata; il suo compito, prima di ogni altro, è rendere coscienti del fatto che l’opera, nel momento stesso in cui esce dalle mani dell’artista per offrirsi agli altri, diventa qualcosa di diverso da come è stata concepita. Volessimo dirla un po’ nei termini con cui Umberto Eco ha teorizzato in semiotica il concetto di “opera aperta”: piuttosto che essere interpretata nel modo unilaterale che potrebbe pretendere il suo creatore o anche il filologo, l’opera è più spesso soggetta a tante interpretazioni quante sono le differenze di formazione culturale e di sensibilità personale dei suoi interpreti. Le opere che fanno grandi i musei sono tali non perché sono “quello e basta”, ma perché capaci di suscitare un numero sterminato di interpretazioni, che possono essere anche assai lontane dalle intenzioni di chi le ha create. E’ questo il bello dell’arte, riversare nelle opere ciò che siamo per poterci appropriare di esse, trasformando qualcosa di individuale all’origine in un fenomeno di coinvolgimento collettivo. Giancarlo Bargoni è artista che esalta al massimo livello la multipla interpretabilità dell’opera d’arte. Non solo per ciò che crea, costituzionalmente votato, per il solo fatto di essere - per lo meno da un certo momento in poi, quasi nel mezzo di una carriera ultracinquantennale che lo aveva visto praticare, a Genova, l’attività di gruppo e la sperimentazione nel versante della cosiddetta “Pittura pittura” espressione appartenente di diritto alla categoria dell’Informale, a essere visto con una certa liquidità di disposizione, ognuno facendo i conti con sé stesso nel momento in cui si confronta con l’opera, ma anche per quanto ci dice sul suo modo di creare. Trovo particolarmente interessante, per esempio, che Bargoni, giunto ormai a una maturazione artistica indiscutibile, di opere in primo luogo, ma anche di pensiero, definisca distruttivo il procedimento fondamentale attraverso cui configura le sue opere, poi compensato, nel fieri creativo, dal momento contrario della ricostruzione. Per conto nostro, avremmo detto che, piuttosto che instaurare una dialettica oppositiva fra il destruens e il construens, la pittura di Bargoni l’avesse superata in virtù di un processo di progressiva accumulazione, portata avanti fino a quando gli insiemi di segno, materia e gesto che sono accomunabili sotto il denominatore del colore, entità prioritaria della grammatica bargoniana che assolve allo stesso modo funzioni sensoriali e strutturali, non fossero pervenuti al


raggiungimento di un equilibrio compositivo, visuale e fisico, quasi biotico, direi, che preluda alla fase di stabilizzazione del risultato così ottenuto, come in una specie di stagionatura che dalla sedimentazione si proponga di ottenere il consolidamento della forma finalmente compiuta. Per questo, avrei associato Bargoni a un funambolo, figura cara a Jean Genet, “festa unica”, apparizione che ogni volta che sfida il pericolo mortale, afferma tutta la forza della vita, alla ricerca, forse, di un equilibrio assoluto. Ma è Bargoni in persona a dissuaderci dalla tentazione di presumere il funambolismo come una dote innata e assoluta, escludendo che l’esito di ogni sua opera, che pure ci parrebbe perfettamente realizzata, non più sottoponibile ad alcuna modifica, neanche la più impalpabile, pena il rischio di compromettere l’equilibrio raggiunto, sia da ritenere definitivo: nulla, ci dice, va considerato per sempre, il vero finito dell’opera è quando rimane priva di possibilità di ulteriori sviluppi, non avendo, in sostanza, più nulla da dire. Non c’è che da prenderne atto, accettandone le conseguenze: in pittura, che per Bargoni rimane attività di carattere eminentemente pratico, con la mano (il piede, avremmo detto per i funamboli) sempre a precedere, nell’automatismo creativo, la riflessione fatta a tavolino, l’equilibrio non è mai un concetto astratto, d’ordine metafisico, ma, semmai, una nozione di respiro più contingente, fenomenologico, esistendone tanti quanti sono i problemi artistici che ciascuna opera, nel momento in cui comincia a prendere forma, mira a risolvere. Non basta cercare, nel funambolismo dell’arte, bisogna trovare, e non qualcosa che si è già intuito, o, peggio, che si è già intenzionati a scorgere, ché il gioco, altrimenti, sarebbe baro e non avrebbe alcuna utilità, ma ciò che gli elementi in ballo, di volta in volta, nella loro infinita possibilità di combinazione, propongono all’artista quando già si trova con le mani totalmente in pasta. Credo che la massima soddisfazione creativa di Bargoni consista proprio nel trovare ciò che in partenza non si aspettava, al culmine di un’avventura espressiva di cui lo sbocco della sua concrezione formale, pure così appagante, costruita, a suggellare la dominanza di una tinta calda e sgocciolante sulle altre, oppure calibrando col bilancino il contrasto fra tono e tono, fra spessore e spessore materico, con l’empirismo fattivo ed esperto di un’architettura spontanea, è solo il residuo visibile di un’esperienza interiore di fortissimo coinvolgimento, come una sorta di rinascenza dalle ceneri, di rinnovamento spirituale che si verifica ogni qual volta si trova ad affrontare il cimento artistico.


Arcipelago 160x180 cm


“Io sono”, afferma a chiare lettere ogni opera di Bargoni, e lo sono nel momento in cui ho creato, in un processo in cui la creazione, a sua volta, finisce per creare me. Io ho fatto, e sono stato fatto. Se ammirando questo funambolismo artistico che nel suo profondo è intensa testimonianza di vita, avessimo l’impressione di percepire, come in Genet, la rivelazione di qualcosa di prima non avvertito, offrendoci la possibilità di acquisire qualcosa che non faceva parte del nostro bagaglio di certezze, si sappia che è il riflesso, perfino pallido, nella sua portata inevitabilmente limitata rispetto all’esperienza esistenziale da cui deriva, di quanto l’opera aveva già rivelato all’artista. Ecco perché Bargoni non accetta l’idea che le sue opere siano mai finite, per renderle e renderci sempre disponibili al libero, rigenerante flusso dell’emozione. Perché lui sia un po’ in noi, e noi in lui.

Vittorio Sgarbi Aprile 2016


Bolero 160x180 cm


GRANDI

FORMATI


Una stagione di pi첫 180x380 cm


Sostegno 160x180 cm


Le ali della passione 150x150 cm


Niagara 150x150 cm


Son fili d’oro 200x300 cm


Convinto cuore 150x150 cm


Scende correndo 230x190 cm


Esile mito 150x150 cm


Gi첫 in alto 180x165 cm


La mia luna 150x150 cm


Con colori caldi 190x330 cm


Così 165x180 cm


Riscatto 160x180 cm


Ivan 180x380 cm


Si è aperta una finestra 130x170 cm


Strategico 165x180 cm


Obliquo invincibile sole 190x230 cm


Braciere 150x150 cm


Verso sera 170x280 cm


Verso bruno 150x150 cm


Giancarlo

Bargoni

Europa-America, astrazione determinata, Galleria Comunale di Arte Contemporanea, Bologna. 1977 Sala Comunale d’Arte Contemporanea, Alessandria. 1978 Galleria Rinaldo Rotta, Genova. Galleria Il Chiodo, Mantova. 1979 Galleria Nuova 13, Alessandria. Galleria La Piramide, Firenze. 1983 Galleria Rinaldo Rotta, Genova.

Mostre personali 1958 Galleria San Matteo, Genova. 1959 Galleria Numero, Firenze. 1960 Galleria Numero, Firenze. Galleria San Matteo, Genova.

Galleria Il Chiodo, Mantova. 1984 Galleria Le Pietre, Arenzano (GE). 1985 Studio Erre, Roma. Galleria La Piramide (acquarelli), Firenze. 1988 Galleria Rinaldo Rotta, Genova. Art Forum, Hamburg, Galleria Rotta.

1962 Galleria Cadario, Milano.

Interarte, Valencia, Galleria Rotta.

1964 Galleria La Carabaga, Genova.

Galleria Il Leudo, S. Margherita Ligure (GE).

1965 Galleria del Cavallino, Venezia.

Centro Culturale Santandrea, Savona.

1966 Galleria La Barcaccia, Roma.

Lauro Iaccarino Arte Moderna, Padova.

1967 Galleria Rinaldo Rotta, Genova. Galleria La Bertesca (grafiche), Genova.

1989 Galleria Nuova 2000, Bologna. ARCO, Madrid, Galleria Rotta.

1970 Galleria Fiori, Firenze.

Internazionale d’Arte Contemporanea, Milano, Galleria Rotta.

1971 Galleria Rinaldo Rotta, Milano.

Lauro Iaccarino Arte Contemporanea (carte colorate), Padova.

Galleria dei Carbini (grafiche), Varazze (SV). 1972 Galerie Ariel, Paris. Galleria La Meridiana, Verona. 1974 Galleria Rinaldo Rotta, Genova. Circolo Italsider (carte colorate dal 1960), Genova. Galleria Ravagnan, Venezia. Galleria Tommaseo, Trieste. 1975 Galleria La Piramide, Firenze. Galleria Rinaldo Rotta, Milano. Centro Santelmo, Salò (BS). Circolo Artistico delle Prigioni Vecchie, Venezia. 1976 Galleria Bologna Due, Bologna. Galleria Atena, Meda (MI).

Art Forum, Hamburg, Galleria Rotta. Galerie Wienhausen, Münster. 1990 Arte Fiera, Bologna, Galleria Rotta. Galleria del Naviglio, Milano. Art Forum, Düsseldorf, Galleria Rotta. 1991 Loggetta Lombardesca, Pinacoteca Comunale di Ravenna. Découvertes, Grand Palais, Paris, Galleria Rotta. Ulla Sommers Galerie, Düsseldorf. Albanese Arte, Vicenza. 1992 Galerie Horizon, Marseille. Galerie Protée, Toulouse.

Galleria Il Chiodo, Mantova.

1993 Galerie Protée, Paris.

Centro Santelmo (carte colorate), Salò (BS).

1994 Galleria R. Randazzo, Chiavari (GE).

Galleria Morone 6, Milano. Palazzo Robellini, Acqui Terme (AL).

Palazzo del Podestà, Comune di Castell’Arquato (PC). 1995 Galleria Centro Steccata, Parma.


Galerie Protée, Toulouse. 1996 Galleria Spriano, Omegna. Circolo culturale Le Pietre, Arenzano (GE). Galleria J.E., Lisboa. Galerie Protée, Paris. Galleria L’alternativa, Viadana (MN). 1997 Galerie Heseler, München. Reggio in Arte, Reggio Emilia, Galleria Centro Steccata. Studio Centenari, Piacenza. 1998 Galleria Centro Steccata, Parma.

2010 Musée Estrine, Saint-Rémy-de-Provence. 2011 DondolandoArte (acquerelli di Tozeur e grandi formati), Martignana di Po (Cremona). 2013 Galerie Protée, Paris. Conseil Général Eure-Loir, Archives Départementales de Chartres. 2015 Fonds Labégorre, Seignosse, (France). Galerie Protée, Paris. Studio Centenari “Noi due”, disegni di G.C. Bargoni e poesie di Brenda Bacigalupo. 2016 Villa Medici del Vascello, San Giovanni in Croce (Cremona).

1999 Galerie Protée, Paris. Str’art 99, Strasbourg, Galleria Centro Steccata. Galerie Marie Jane Garoche (verres et dessins), Paris. 2000 Galleria Centofiorini, Civitanova Marche Alta (Macerata). 2001 Oratorio di Santa Chiara, Comune di Casalmaggiore (Cremona).

Collezioni pubbliche e musei

2002 Galerie Protée, Paris.

Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma

2003 Le Meridien, Paris.

Museo sperimentale d’Arte Moderna di Torino

Circolo Culturale Eleutheros (encausti e carte),

Pinacoteca d’Arte Moderna di Ravenna

Albisola Ligure (Savona).

Gabinetto delle Stampe di Pisa

2004 Art Paris, Carousel du Louvre, Galerie Protée, Paris. Studio Centenari, “Ailleurs, incertaine” poesie di B.Comte e acquerelli di G.C.Bargoni, Piacenza. 2005 Casa del Mantegna, Mantova. Galerie Protée, Paris. 2006 Galleria 37, Palermo.

Museo d’Arte Moderna di Ciudad Bolivar (Venezuela) Museo della Ceramica di Albisola Ligure (Genova) Brooklyn Museum, New York MAM Museo Arte Moderna, Gazoldo degli Ippoliti (Mantova) Collezione Arte Contemporanea Provincia di Mantova Museo d’Arte Contemporanea,Villa Croce (Genova)

Art Paris, Bargoni, Casagrande, Ruggeri: grands formats.

Museo Diotti, Casalmaggiore (Cremona)

Galerie Protée, Paris.

Musée Estrine, Saint-Rémy-de-Provence (Francia)

“Bargoni-Mantegna”, Galerie du Théâtre Municipal,

Künslerhaus, Marktoberdorf (Germania)

Brive-la-Gaillarde. Galerie des Tuiliers, Lyon. Künstlerhaus, Marktoberdorf. Galerie Carpe diem, Toulouse. 2007 Galerie Protée, Paris. Galleria Spriano, Omegna. 2008 Galerie des Tuiliers, Lyon. Studio Centenari (acquerelli da Essaouira), Piacenza. Sede Associazione Industriali, Piacenza.

www.bargonigiancarlo.it


Quest’opera è stata realizzata in occasione della mostra

Giancarlo

Bargoni GRANDIFORMATI

esposta presso Villa Medici del Vascello 30 Aprile | 19 Giugno 2016

Curatore | Coordinamento A s s o c i a z i o n e Culturale

Antonella Pizzamiglio | Barbara Sereni

www.dondolandoarte.com | barbara@artestudiofoto.com

Si ringraziano: Prof. Vittorio Sgarbi per il testo critico Prof. Pierguido Asinari Sindaco del Comune di San Giovanni in Croce

Fotografie © 2016 Antonella Pizzamiglio Progetto grafico

Tutti i diritti riservati - All rights reserved È vietata la riproduzione anche parziale di questo volume, sia con mezzi meccanici che elettronici senza il permesso scritto del Comune di San Giovanni in Croce


Via Giuseppina 6/8 - 26037 - San Giovanni in Croce (CR) +39 0375 310279 - villamedici@comune.sangiovanniincroce.cr.it


Giancarlo Bargoni a Villa Medici del Vascello  
Giancarlo Bargoni a Villa Medici del Vascello  

Villa Medici del Vascello riapre le sue sontuose porte all’arte, dedicando una grande mostra a un artista, Giancarlo Bargoni, che ha una sic...

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