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n.4 autunno-inverno 2011/2012

10,00 â‚Ź

semestrale sulle arti

firenze

edintorni

Foto Francesca Anichini

allegato il giornalino con la pianta della cittĂ  e il calendario delle mostre

mostre musei accademie fondazioni ville giardini biblioteche chiese palazzi restauri eventi pubblicazioni convegni attivitĂ  per bambini


sommario 4• autunno-inverno 2011/2012 4

Palazzo Pitti

6

Orsanmichele

7

Opera di Santa Maria del Fiore

8

Galleria degli Uffizi

11

Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi

12

Biblioteche

14

Galleria dell’Accademia

15

Museo Nazionale del Bargello

16

Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di Restauro di Firenze

17

Museo di San Marco

18

Chiostri

20

Museo degli Innocenti

20

Cappelle Medicee

21

Complesso monumentale di Santa Croce

22

Musei Civici Fiorentini

24

Palazzo Medici Riccardi

26

Musei archeologici

28

Palazzo Strozzi

30

in contemporaneo

34

Ville Medicee

36

Piccoli Grandi Musei

37

Villa e Giardino Bardini

38

Accademie e Fondazioni

39

Case museo

40

Museo di Storia Naturale

42

Museo Stibbert

42

Museo Richard Ginori

43

Casa Buonarroti

43

Museo Horne

44

Museo Galileo

44

Museo per la Matematica

45

Musei e archivi della moda

46

Museo Nazionale Alinari della Fotografia

47

Musei di Fiesole

48

“Stranieri” a Firenze

52

Bambini e ragazzi

56

Musica in città

57

Libri in città

58

In Toscana

59

Percorso architettonico

avviso ai lettori VisitArt è una rivista semestrale, pertanto i contenuti sono da considerarsi aggiornati alla data di chiusura della redazione. Per le notizie “dell’ultim’ora” rimandiamo il lettore ai singoli siti dei vari musei e al nostro sito www.visitartfirenze.com

nota della redazione Si informa che l’Editore riceverà volentieri ogni modifica e aggiornamento ai contenuti dei prossimi numeri, non oltre i 45 giorni precedenti l’uscita del numero. redazione@visitartfirenze.com oppure VisitArt c/o Centro Di Lungarno Serristori 35, 50125 Firenze


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in questo numero selezione degli eventi mese per mese

gli aggiornamenti su

www.visitartfirenze.com

ottobre aperta dal 17 settembre la grande mostra di Palazzo Strozzi Denaro e Bellezza (pagg. 28-29) e dal 23

settembre Declining Democracy alla Strozzina (pag. 31) ♣ il 3 ottobre ha inizio Le stanze dei tesori. Meraviglie dei collezionisti nei musei di Firenze progetto che comprende una mostra a Palazzo Medici Riccardi e iniziative ai musei Stefano Bardini, Horne, Stibbert, Palazzo Davanzati, Casa Rodolfo Siviero, alla Fondazione Salvatore Romano e al Museo Bandini di Fiesole (pagg. 24 e 36) ♣ dall’11 ottobre La bella Italia. Arte e identità delle città capitali a Palazzo Pitti (pag. 5) ♣ apre il 18 ottobre La grande Maestà duecentesca del Museo Pushkin a Mosca alla Galleria degli Uffizi (pagg. 8 e 9) ♣ a Fiesole omaggio all’architetto Giovanni Michelucci con due mostre che si chiudono il 30 ottobre (pag. 47) ♣ fino a primavera con Arte in cantiere è possibile visitare il cantiere di restauro delle pitture murali della Cappella chiude il 2 novembre alla Galleria degli Uffizi la mostra Maggiore a Santa Croce (pag. 21) Vasari, gli Uffizi e il Duca (pag. 8) ♣ ultimi giorni per vedere al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi e nella Sala del Camino alla Galleria degli Uffizi, la mostra Francesco Clemente. I Tarocchi che chiude il 6 novembre (pag. 11) ♣ dal 3 novembre Il Genio nel Territorio. Musica Insieme propone la programmazione di spettacoli in tutto il territorio della provincia fiorentina (pag. 24) ♣ fino al 6 novembre Lorenzo Bartolini è protagonista della mostra Scultore del bello naturale alla Galleria dell’Accademia (pag. 14) ♣ Futurotextiles. Surprising textiles, design & art fino al 13 novembre al Museo del Tessuto di Prato (pag. 45) si inaugura al Museo Galileo una nuova sezione interattiva dedicata a Galileo e alla misura del tempo (pag. 44) ♣ Volti rivelati per la serie “I mai visti” alle Reali Poste dal 13 dicembre (pagg. 8-9) ♣ il 21 dicembre inaugurazione del nuovo Teatro del Maggio Musicale Fiorentino (pag. 56) ♣ fino al 31 dicembre è possibile vedere al Museo del Bargello La maschera funebre il 5 gennaio chiude alla Biblioteca di Dante Alighieri (pag. 15) Laurenziana Manu consilioque. La chirurgia nei manoscritti della Laurenziana (pag. 13) ♣ al Museo Alinari l’8 gennaio la mostra Immagini del Novecento. Fotografie di Giuseppe Quatriglio lascia il posto a Duffy “the photographic genius” che apre il 12 gennaio (pag. 46) ♣ ultimo mese per vedere le mostre Denaro e Bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità a Palazzo Strozzi e Declining Democracy. Ripensare la democrazia tra utopia e partecipazione alla Strozzina che chiudono il 22 gennaio (pagg. 28 e 31) ♣ fino al 22 gennaio Famiglie a Palazzo Strozzi, un ricco programma di attività per famiglie con bambini dai 3 anni in su, mentre alla Strozzina ogni primo weekend del mese tante attività per scoprire l’arte contemporanea (pagg. 52-54) ♣ a Casa Siviero il 28 gennaio apre la mostra Siviero collezionista del sacro (pag. 39) ultimo mese per conoscere la storia della Biblioteca Nazionale raccontata dalla mostra La Biblioteca Magliabechiana diventa Nazionale fino al 28 febbraio (pag. 13) ♣ a Villa Romana dal 17 febbraio esposizione delle opere vincitrici del Premio Villa Romana 2012 (pag. 33) ♣ anche a febbraio con il programma Famiglie al museo organizzato dalla Sezione Didattica del Polo Museale tante attività per famiglie con bambini: il 12 febbraio al Museo del Bargello, il 19 febbraio a Palazzo Davanzati e alla Galleria dell’Accademia e il 25 febbraio alla Galleria degli Uffizi (pag. 53) ultimi giorni per vedere a Palazzo Pitti La bella Italia. Arte e identità delle città capitali che chiude il 4 marzo (pag. 5) ♣ Americani a Firenze. Sargent e gli impressionisti del Nuovo Mondo dal 2 marzo a Palazzo Strozzi (pag. 29) ♣ dall’8 al 18 marzo esposizione a Palazzo Medici Riccardi delle opere vincitrici del concorso Arte: singolare femminile (pag. 24) ♣ al Museo Ferragamo fino al 12 marzo la mostra Ispirazione e Visioni (pag. 45) ♣ chiude il 18 marzo al Museo degli Innocenti la mostra Figli d’Italia. Gli Innocenti e la nascita di un progetto nazionale per l’infanzia (1861-1911) (pag. 20) ♣ Andrea Commodi dall’attrazione per Michelangelo all’ansia del nuovo dal 27 marzo a Casa Buonarroti (pag. 43).

novembre

dicembre

gennaio

febbraio

marzo


palazzo pitti

l palazzo, voluto da Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I, come ariosa residenza per la famiglia ducale, è impreziosito dallo stupendo Giardino di Boboli e abilmente collegato dal Corridoio Vasariano agli Uffizi e a Palazzo Vecchio, allora sede deputata alla gestione del potere e del governo. Nella sua storia ha ospitato, oltre ai granduchi, anche i re d’Italia e oggi custodisce importanti collezioni di opere e oggetti d’arte all’interno di ambienti magnificamente conservati. Il prestigioso complesso si articola oggi in sette strutture museali.

I

Galleria Palatina e Appartamenti Reali

La Galleria Palatina, creata dai Lorena tra la fine del Sette e i primi decenni dell’Ottocento per ospitare i capolavori provenienti soprattutto dalle collezioni medicee, vanta opere di Raffaello, Tiziano, Caravaggio, Rubens, Pietro da Cortona e di altri maestri italiani ed europei del Rinascimento e del Seicento. Visitabili anche gli Appartamenti Reali allestiti con mobili, arredi e opere d’arte databili dal XVI al XIX secolo.

piazza Pitti www.polomuseale.firenze.it/palazzopitti

aperto: da martedì a domenica 8,15-18,50 chiuso: Capodanno, 1 maggio, Natale

Galleria d’Arte Moderna

Esposizione di dipinti e sculture, prevalentemente di artisti italiani, databili fra la fine del Settecento e il Novecento: le opere del Neoclassicismo e del Romanticismo sono affiancate da una raccolta di dipinti dei Macchiaioli. aperto: da martedì a domenica 8,15-18,50 chiuso: Capodanno, 1 maggio, Natale

Museo delle Carrozze

Visitabili su appuntamento le carrozze in uso alla corte lorenese e sabauda e gli antichi finimenti per cavalli. Il veicolo più antico è un coupé settecentesco di gusto rocaille. visitabile a richiesta, su appuntamento

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foto Francesca Anichini

Museo degli Argenti

Prende il nome dagli argenti delle collezioni dei vescovi di Salisburgo, portati a Firenze da Ferdinando III di Lorena nel 1815. Conserva anche l’importante Tesoro dei Medici oltre a preziose porcellane cinesi e giapponesi, collezionate dai Medici a partire dal Quattrocento.

Galleria del Costume

Fondata nel 1983, ha sede nella Palazzina della Meridiana. Dedicata alla storia della moda dal XVIII secolo a oggi, annovera capi di abbigliamento, accessori e gioielli, oltre a costumi di scena. Cospicuo è inoltre il fondo cartaceo che include documenti d’archivio, bozzetti e disegni.

Museo delle Porcellane

Allestito nella settecentesca Palazzina del Cavaliere, raccoglie le più belle porcellane d’Europa acquistate da Pietro Leopoldo e Ferdinando III, accanto a quelle provenienti dalle dimore di Parma, Piacenza e Sala Baganza. aperti: tutti i giorni 8,15-16,30 da novembre a febbraio, 8,15-17,30 in marzo e in ottobre dopo il ritorno all’ora solare, 8,15-18,30 in aprile, maggio, settembre e ottobre prima del ritorno all’ora solare, 8,15-18,50 da giugno ad agosto chiusi: primo e ultimo lunedì del mese, Capodanno, 1 maggio, Natale

da giugno 2011 Piazza Pitti è zona pedonalizzata


palazzo pitti calendario mostre ottobre 2011-marzo 2012 Dal fronte con ironia: l’epistolario illustrato di Piero Bernardini

La bella Italia Arte e identità delle città capitali

a cura di Rossella Campana Saloncino delle Statue, Galleria d’Arte Moderna 23 settembre-30 ottobre 2011

a cura di Cristina Acidini e Maria Sframeli Palazzo Pitti 11 ottobre 2011-4 marzo 2012

Ultima mostra della serie “Italia mia” con cui la Galleria d’Arte Moderna celebra il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. L’esposizione presenta per la prima volta al pubblico una particolare selezione delle lettere familiari che Piero Bernardini (1891-1974), futuro grafico, fumettista e pittore di successo, scriveva e sapidamente illustrava mentre si trovava al fronte come combattente nella prima guerra mondiale, tappa conclusiva nel lungo percorso verso l’Unità d’Italia.

Le storie delle capitali preunitarie – Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Venezia, Roma, Napoli e Palermo – si sono innestate sull’idea condivisa che l’Italia fosse patria comune, unita dalla lingua, dalla religione e dall’eredità di Roma antica. Obiettivo della mostra è quello di indagare l’identità culturale delle capitali d’Italia nel 1861, come i cittadini vedevano se stessi e come gli artisti li rappresentarono nei secoli. Circa 350 opere da musei italiani e stranieri raccontano l’Italia preunitaria, accompagnate da documenti e oggetti che ne ricostruiscono il profilo storico e i termini delle auto-rappresentazioni.

ottobreottobrenovembrenovembredicembredicembregennaiogennaiofebbraiofebbraiomarzomarzo

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orsanmichele palazzo pitti

Giardino di Boboli

Vero e proprio museo all’aperto, popolato di statue antiche e rinascimentali, ornato di grotte e di grandi fontane, alle spalle di Palazzo Pitti si estende il Giardino di Boboli, di cui i Medici per primi curarono la sistemazione creando un modello esemplare per molte corti europee.

Passeggiata nel verde Palazzo Pitti e Villa Bardini sono collegati attraverso il Giardino di Boboli. L’accesso per i residenti a Firenze è gratuito vedi p. 37

aperto: tutti i giorni, 8,15-16,30 da novembre a febbraio, 8,15-17,30 in marzo e in ottobre dopo il ritorno all’ora solare, 8,15-18,30 in aprile, maggio, settembre e ottobre prima del ritorno all’ora solare, 8,15-19,30 da giugno ad agosto chiuso: primo e ultimo lunedì del mese, Capodanno, 1 maggio, Natale

ato nel Duecento come granaio e loggia per la vendita del grano, nel secolo successivo divenne luogo di devozione e alla metà del Trecento fu consacrato al culto cristiano. Da quel momento e fino agli inizi del Seicento l’edificio, che seppe unire in sé funzioni civili e religiose, fu modificato e arricchito dalle Arti liberali con i 14 tabernacoli esterni. La chiesa è regolarmente officiata e vi si tengono anche concerti di musica classica; all’interno si trova il tabernacolo marmoreo dell’Orcagna con la trecentesca Madonna delle Grazie di Bernardo Daddi.

N

Museo delle Sculture

Al primo piano di Orsanmichele sono conservate le statue originali dei tabernacoli, oggi sostituite da copie sistemate nelle nicchie esterne per preservarne l’integrità; al piano superiore sono invece esposte piccole sculture particolarmente degradate, anch’esse un tempo collocate all’esterno. via dell’Arte della Lana aperto: Chiesa tutti i giorni 10-17, Museo lunedì 10-17

www.polomuseale.firenze.it/musei/orsanmichele

Il ciclo delle stagioni in San Michele in Orto Quando nel 1336 il Comune di Firenze decise di costruire Orsanmichele, lo volle al centro della città, nella piazza dell’Orto di San Michele, per conservare il grano comunale e celebrare il culto della Madonna. Il grande edificio, che avrebbe dato ornamento e bellezza alla città, è carico di simboli. Come nel granaio si conserva il frumento, così Maria tiene in sé il grano divino, che è il corpo di Cristo nel sacramento dell’altare, e lo offre come nutrimento spirituale dell’anima. In questi termini la Madonna viene spesso descritta come “palazzo” di Cristo suo figlio. Nel Medioevo la Vergine e San Michele, toponimo del luogo ancor prima della costruzione di questa fabbrica, sono collegati secondo la dottrina cristiana: la Madonna è assunta in cielo e la sua anima viene presentata al Signore dall’Arcangelo Michele; inoltre nel Giudizio Universale Michele pesa le anime e Maria intercede compassionevolmente. Questi significati simbolici si ritrovano in più parti della decorazione scultorea del monumento. Agli spigoli della “torre” di pietra forte, dove sono le statue degli Evangelisti, le quattro stagioni sono scolpite sulle basi delle sottili colonnette angolari nella forma di motivi vegetali. Illustrano i prodotti del grembo della terra e il ciclo annuale dell’agricoltura, ma non sono riferibili all’orientamento cardinale dell’edificio: rispondono invero all’orientamento cristiano, disposto secondo la legge divina e non secondo quella naturale. Così, sul lato occidentale, i rami scheletriti e i primi germogli sono simboli di morte e resurrezione, e ricordano i cicli del Giudizio Universale che decoravano le controfacciate a ovest di molte chiese. Sul lato opposto, ai cantoni della facciata verso oriente, le spighe di grano e l’uva sono simboli eucaristici: il corpo e il sangue di Cristo. Dal microcosmo dell’edificio di Orsanmichele si trascorre dunque all’ordine macrocosmico. Antonio Godoli Direttore del Museo di Orsanmichele


opera di santa maria del fiore

stituita alla fine del XIII secolo per sovrintendere alla costruzione della nuova Cattedrale di Firenze, l’Opera di Santa Maria del Fiore si trova oggi ad amministrare un complesso di monumenti e di edifici storici di straordinaria rilevanza, sviluppatosi nei secoli attorno alla chiesa cattedrale. Pur costituendo un nucleo coerente e strutturato, questo complesso è articolato in una varietà di “luoghi” caratterizzati da una spiccata individualità e da una specificità storica e funzionale. Esso comprende infatti chiese conosciute in tutto il mondo, come la Cattedrale di Santa Maria del Fiore o il Battistero, aggregato alla fabbriceria del Duomo soltanto nel 1777, dopo la soppressione dell’Opera di San Giovanni. A queste si aggiungono i resti di un’altra chiesa profondamente legata alla storia della città, l’antica Cattedrale di Santa Reparata, riemersa sotto il pavimento del Duomo. Assai meno nota, invece, la piccola chiesa di San Benedetto, di origine medievale. L’attività dell’ente nell’ambito della conservazione e della valorizzazione delle opere d’arte è ampiamente testimoniata da altri luoghi, primo fra Visita il Duomo tutti il Museo dell’Opera del Duomo, istituito nel 1891 allo scopo di raccogliere i senza attese! numerosi capolavori rimossi nel corso del tempo da Santa Maria del Fiore e da San La nuova carta elettronica Giovanni; accanto a questo dobbiamo ricordare la bottega degli scalpellini – dove la Priority Pass permette di saltare la fila non solo per la cattedrale tradizione artigianale fiorentina, che nel passato ha creato opere d’inestimabile ma anche per la cripta, la cupola, valore, continua a operare a vantaggio della loro conservazione – e la nuova il campanile di Giotto, il battistero e il museo residenza dell’Opera, inaugurata nel 1987.

I

dell’Opera. La carta non sostituisce i biglietti d’ingresso.

via della Canonica, 1 apertura uffici: da lunedì a venerdì 8-19, sabato 8-14

www.operaduomo.firenze.it

Cupola

Cattedrale di Santa Maria del Fiore

Nel 1418 l’Opera del Duomo bandì un concorso pubblico per la progettazione della cupola, che, pur in assenza di vincitori ufficiali, vide Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti nominati capomaestri: il 7 agosto 1420 ebbe inizio la costruzione della cupola (la più grande mai edificata in muratura). Affidata dal 1425 al solo Brunelleschi, fu completata fino alla base della lanterna il 1 agosto 1436.

Santa Maria del Fiore, progettata da Arnolfo di Cambio, è la terza chiesa del mondo (dopo San Pietro a Roma e Saint Paul a Londra), lunga 153 m, larga 90 alla crociera e alta 90 dal pavimento all’apertura della lanterna. Essa fu intitolata nel 1412 a Santa Maria del Fiore con chiara allusione al giglio, simbolo della città. Sorse sopra la seconda Cattedrale, che la Firenze paleocristiana aveva dedicato a Santa Reparata. Le notevoli diversità di stile nelle sue parti sono la testimonianza del variare del gusto nel lungo periodo trascorso fra la fondazione e il completamento. La prima pietra della facciata venne posta l’8 settembre 1296, ma la Cattedrale poté dirsi terminata solo alla fine dell’Ottocento, con il completamento proprio della facciata. aperto: lunedì, martedì, mercoledì, venerdì 10-17; giovedì 10-16,30 (in maggio e ottobre 10-15,30, da luglio a settembre 10-17); sabato 10-16,45; domenica e festività 13,30-16,45 chiuso: Capodanno, 6 gennaio, Pasqua, Natale

Cripta di Santa Reparata

(sito archeologico) Tra il 1965 e il 1973 una grande campagna di scavi eseguita sotto la Cattedrale di Santa Maria del Fiore ha portato alla luce i resti dell’antica basilica di Santa Reparata, la testimonianza più sicura della prima cristianità a Firenze. Adesso poco più di due metri e mezzo ci separano dall’antica basilica paleocristiana fiorentina, più volte restaurata e usata anche come luogo per le riunioni del Parlamento della Repubblica prima della costruzione di Palazzo Vecchio. aperto: lunedì, martedì, mercoledì, venerdì 10-17, sabato 10-16,45; giovedì 10-16,30 (in maggio e ottobre 10-15,30, da luglio a settembre 10-17) chiuso: in occasione delle principali festività liturgiche

aperto: tutti i giorni 8,30-19, sabato 8,30-17,40 chiuso: domenica e festività

Battistero di San Giovanni

Museo dell’Opera del Duomo

Nato nel 1891 su progetto dell’architetto dell’Opera, Luigi del Moro, fu ristrutturato dopo l’alluvione del 1966 e rinnovato nell’allestimento nel 1999. Sono attualmente in corso lavori di ristrutturazione e ampliamento il cui termine è previsto per il 2016: il progetto si propone di rinnovare la struttura storica, allestire il nuovo ambiente del Teatro degli Intrepidi e creare spazi di collegamento tra i vari edifici. Il Museo dell’Opera è oggi da considerarsi uno dei più importanti musei ecclesiastici italiani. Fin dalla fine dell’Ottocento, infatti, al museo sono giunte tutte le opere d’arte che per ragioni di conservazione vennero rimosse dall’esterno di Santa Maria del Fiore, dal Battistero e dal Campanile. piazza del Duomo, 9 aperto: da lunedì a sabato 9-19,30, domenica 9-13,45 chiuso: Capodanno, Pasqua, 8 settembre, Natale

A pianta ottagonale, interamente rivestito di lastre di marmo bianco e verde di Prato, il Battistero è coperto da una cupola a otto spicchi poggiante sulle pareti perimetrali, mascherata all’esterno dall’elevazione delle pareti sopra l’arcata del secondo livello e da un tetto a piramide schiacciata. Il Battistero che vediamo oggi è il frutto dell’ampliamento di un primitivo Battistero, risalente al IV-V secolo. aperto: tutti i giorni 12,15-19; primo sabato del mese, domenica e festività 8,30-14 chiuso: Capodanno, Pasqua, 8 settembre, Natale

Campanile di Giotto

Il Campanile è una delle quattro componenti principali di piazza del Duomo. Alto 84,70 m e largo circa 15, è la più eloquente testimonianza dell’architettura gotica fiorentina del Trecento, che pur nello slancio verticale non abbandona il principio della solidità. Rivestito di marmi bianchi, rossi e verdi come quelli che adornano la Cattedrale, il maestoso campanile a base quadrata, considerato il più bello d’Italia, fu iniziato da Giotto nel 1334. aperto: tutti i giorni 8,30-19,30; 6 gennaio 8,30-14 chiuso: Capodanno, Pasqua, 8 settembre, Natale

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galleria degli uffizi

L

www.polomuseale.firenze.it/uffizi

piazzale degli Uffizi aperto: da martedì a domenica 8,15-18,50 chiuso: Capodanno, 1 maggio, Natale È consigliato prenotare i biglietti per ridurre i tempi di attesa all’ingresso

foto Francesca Anichini

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a Galleria degli Uffizi nasce all’interno di un edificio voluto da Cosimo I de’ Medici e posto accanto alla sua residenza di Palazzo Vecchio per ospitare le Magistrature delle Arti fiorentine. Qui, a partire dagli anni ottanta del Cinquecento, il suo erede, Francesco I, collocò una serie di ritratti di uomini illustri antichi e contemporanei e creò il primo nucleo dell’attuale museo, situato nella Tribuna ottagonale cui si accede dal primo corridoio. In Tribuna Francesco conservava le opere d’arte e le rarità naturali più preziose e stupefacenti. Accanto ad essa sorsero più tardi ambienti destinati alla raccolta di strumenti scientifici e all’armeria medicea. Nei secoli successivi i Medici e i Lorena incrementarono le raccolte d’arte fino a farne uno dei più importanti musei del mondo.

La città degli Uffizi Condivisione d’affetti Una mostra della collana “La città degli Uffizi” è stata allestita a Santo Stefano di Sessanio in Abruzzo in segno di solidarietà nei confronti d’un luogo d’incanto, che s’era guadagnato l’ammirazione degli ospiti anche stranieri e che un destino funesto ha quasi ridotto a una silenziosa solitudine. La Galleria degli Uffizi – aggredita nel 1993 dalla furia d’un attentato che avrebbe potuto farla tracollare e che ne distrusse due capolavori assoluti, guastandone molti altri – trovò nell’Associazione Amici degli Uffizi (nata giusto in seguito a quell’esplosione, come gesto d’incondizionato affetto) un grande conforto per la sua resurrezione. Quell’esperienza premurosa e intelligente (che peraltro tuttora vive ed è per il museo così proficua) ha indotto a stringere relazioni forti col Comune di Santo Stefano di Sessanio, avamposto mediceo in terra d’Abruzzo, colpito – al pari del museo fiorentino – da una tragedia inaspettata e fulminea. Fondandosi sul principio della condivisione, gli Uffizi hanno deciso di portare in quei luoghi d’acerba bellezza ventitre opere del loro patrimonio che proprio all’Associazione degli Amici devono il restauro o addirittura l’accesso medesimo nelle raccolte della Galleria. Opere che vanno dall’antichità al Novecento, passando per i secoli grandi della tradizione figurativa, specialmente fiorentina. Opere che nel 2003 – nella ricorrenza dei dieci anni dall’esplosione mafiosa e in segno di rivincita sul male – furono in gran parte esposte agli Uffizi, nella Sala delle Reali Poste, in una mostra che volli titolare Inventario d’affetti, perché si trattava per lo più d’acquisizioni nuove e dunque di nuovi numeri inventariali; e però ognuno di quei numeri corrispondeva più a un sentimento che a un manufatto. Sicché oggi, mutata l’occasione – ma pur sempre di sentimenti trattandosi – il titolo s’è di poco variato e in epigrafe s’è voluto fosse scritto: Condivisione d’affetti. Il concetto, che sempre sottende le mostre de “La città degli Uffizi”, stavolta non verte (come in tutti gli altri casi) su dipinti o marmi delle collezioni che siano strettamente legati al posto dove la mostra stessa venga approntata. L’edizione che si concreta a Santo Stefano di Sessanio non si fonda sulla poetica fisicità di un’opera, bensì sull’astrazione d’un sentimento forte; quel sentimento giustappunto di condivisione che i drammi son capaci di far germinare in soggetti differenti e financo remoti. La speranza nostra è che, nei tre mesi dell’esposizione, la luce di cui nel mondo godono gli Uffizi si riverberi su Santo Stefano: epifania bianca e rocciosa nel verde del Gran Sasso, apparizione in tutto pertinente alle contrade immaginifiche d’Italo Calvino. Il fascino del borgo abruzzese potrà di nuovo far breccia nel cuore di chi ama i luoghi di montagna, aspri e soavi insieme; luoghi peraltro toccati qui dal respiro lungo d’una storia antica e nobile. La quale fin da lontano sarà segnalata al viaggiatore dalla torre che il sisma ha annichilito e che vivamente auspico torni a svettare, identica a prima (come a un emblema s’addice), sulle cimase delle dimore di pietra aggrappate sul costone. Antonio Natali Direttore della Galleria degli Uffizi

calendario mostre ottobre 2011-marzo 2012 Vasari, gli Uffizi e il Duca a cura di Claudia Conforti, Francesca Funis, Antonio Godoli e Francesca de Luca Galleria degli Uffizi fino al 2 novembre 2011 Nel quinto centenario della nascita di Vasari (1511-1574), la mostra illustra la fondazione degli Uffizi (1559-1560), sistema architettonico a scala urbana frutto della stretta collaborazione tra Cosimo I de’ Medici e Vasari, suo artista prediletto. Dopo aver messo in scena l’assetto urbano tra Palazzo Vecchio e l’Arno prima della costruzione degli Uffizi, si evidenziano le tappe dell’ideazione e della costruzione del complesso. Del monumento sono mostrate le specificità spaziali e figurative e le ascendenze formali e tipologiche, insieme ad antichi strumenti di lavoro e reperti da poco ritrovati. La mostra presenta inoltre l’esuberante ambiente artistico, incentrato sulla corte e sulla figura di Michelangelo e attorniato da protagonisti e comprimari. Un ambiente competitivo, da cui Vasari è tenuto a distanza, fino al suo trionfale ingresso al servizio del Duca (1554). I due momenti, del rifiuto e dell’affermazione, sono illustrati dalle opere degli artisti che contrastarono l’ingresso di Vasari e di quelli che lo propiziarono.

La grande Maestà duecentesca del Museo Pushkin a Mosca, un capolavoro della pittura fiorentina delle origini a cura di Angelo Tartuferi Galleria degli Uffizi, Sala 2 18 ottobre 2011-8 gennaio 2012 Dal Museo Pushkin di Mosca giunge agli Uffizi una grande tavola duecentesca raffigurante la Madonna col Bambino in trono e diciassette Storie della vita di Maria. Mai esposto nel nostro Paese e pressoché sconosciuto, il dipinto è attribuito da alcuni studiosi a Coppo di Marcovaldo e al figlio Salerno, ma il dibattito è ancora aperto. Grazie al prestito dal museo russo il visitatore può apprezzare questo capolavoro a confronto con le tre grandi Maestà di Cimabue, Duccio e Giotto, delle quali il dipinto rappresenta un precedente ideale.

ottobreottobreottobrenovembrenovembrenovembredicembredicembredice


galleria degli uffizi

La grande Maestà duecentesca del Galleria degli Uffizi, Sala 2 Museo Pushkin 18 ottobre 2011 8 gennaio 2012 a Mosca Nel quadro dei numerosissimi appuntamenti e

pagine della Galleria degli Uffizi a cura di Valentina Conticelli con Monica Alderotti

mostra

interscambi culturali previsti dai due governi in occasione di “Italia-Russia 2011”, a fronte del prestito della Pallade e il centauro di Sandro Botticelli al Museo Pushkin di Mosca, giunge agli Uffizi un importantissimo dipinto italiano del XIII secolo, mai esposto in Italia e pressoché sconosciuto anche agli addetti ai lavori. Si tratta di una grande tavola di 246x138 cm raffigurante la Madonna col Bambino in trono e diciassette Storie della vita di Maria – uno dei cicli iconografici più completi della pittura medievale –, che fu acquistata nel 1863 sul mercato antiquario romano dal viaggiatore e collezionista russo P.I. Sevastianov. L’opera viene esposta a diretto confronto con le tre grandi Maestà di Cimabue, Duccio e Giotto, delle quali rappresenta un illustre precedente ideale; la tavola mostra un debito particolare nei confronti della cultura pittorica bizantineggiante, fiorita in vaste aree della penisola italiana nel corso dei secoli XII-XIII, la cosiddetta “maniera greca” di cui parla Vasari nelle Vite. Il vasto pubblico degli Uffizi ha quindi l’opportunità di apprezzare un autentico capolavoro della pittura italiana delle origini e di valutare il vivace linguaggio narrativo delle numerose storie poste ai lati del gruppo divino centrale. L’occasione è preziosa anche per gli studiosi della pittura medievale italiana, che possono indagare da vicino un dipinto affascinante e tuttora assai misterioso per quanto riguarda la provenienza, la matrice culturale, le fonti iconografiche, la collocazione cronologica e l’eventuale attribuzione ad artisti già noti. Una parte della critica identifica l’opera con la grande immagine della Madonna con molte storie intorno, menzionata in un documento pistoiese del 1274-1276 relativo all’esecuzione di alcune tavole per il Duomo della città toscana da parte di Coppo di Marcovaldo e del figlio Salerno. Tuttavia, il reale collegamento con il patriarca della pittura fiorentina antica, nonché l’esatta definizione critica del dipinto, sono ancora al centro del dibattito relativo a uno dei periodi più belli e misteriosi dell’arte italiana, ancora relativamente sconosciuto e poco indagato. Angelo Tartuferi Direttore del Dipartimento Arte dal Medioevo al Quattrocento

calendario mostre ottobre 2011-marzo 2012 L’Italia chiamò ideata da Carlo Sisi curata da Giovanna Giusti, Antonio Natali e Carlo Sisi San Pier Scheraggio 12 novembre 2011-15 gennaio 2012 La mostra riflette su temi suggeriti dal luogo dell’esposizione e dalle collezioni della Galleria: la celebrazione degli uomini illustri, rappresentata da Le ombre dei grandi fiorentini. Sogno di un esule (Torino, Galleria d’Arte Moderna) in riferimento al ciclo celebrativo del loggiato e a quello di Andrea del Castagno; il Concorso Ricasoli (18591862) con la Battaglia di Novara (Milano, Museo del Risorgimento) e quattro grandi ritratti di Vincenzo Gioberti, Carlo Troya, Giuseppe Giusti, Silvio Pellico (Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti), che evocano insieme alla spalliera del trono d’Italia (Firenze, Galleria del Costume) lo stile da adeguare agli ideali della patria; infine le evocazioni risorgimentali del Novecento, con le grandi battaglie di Corrado Cagli e di Renato Guttuso (Galleria degli Uffizi), accompagnate da una selezione di scene di battaglia tratte da celebri film di soggetto risorgimentale.

“I mai visti”

Volti rivelati a cura di Fabrizio Paolucci Reali Poste 13 dicembre 2011-gennaio 2012 L’esposizione, l’ennesima dell’ormai collaudata serie “I mai visti”, restituisce al godimento dei visitatori la splendida collezione di ritratti di età romana, da decenni conservata nei depositi degli Uffizi. Il percorso espositivo consente di seguire, attraverso oltre 40 opere, l’evoluzione della ritrattistica romana dal periodo tardorepubblicano alla Tetrarchia. I marmi sono inoltre affiancati da tele del XVIII e XIX secolo, che raccontano del culto del mondo classico (e della ritrattistica antica in particolare) nella cultura europea di epoca barocca e neoclassica. In particolare viene dato ampio risalto a un nuovo autoritratto con sculture antiche, attualmente attribuito a Cristoforo Terzi e di recente acquisito dalla Galleria.

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galleria degli uffizi

mostra

Galleria degli Uffizi, fino al 2 novembre 2011

Gli Uffizi di oggi per Vasari

I 500 anni di Vasari sono celebrati agli Uffizi con la mostra Vasari, gli Uffizi e il Duca. Il focus è la fabbrica degli Uffizi con tutto quello che si muove attorno nel paesaggio culturale di quel tempo. Articolata in più di 15 sale per altrettante sezioni tematiche, la mostra viene a svolgersi nell’originalissima e intrigante condizione, tale che il contenuto principale si identifica col suo contenitore: con la conseguenza di potervi fare riscontri diretti, verifiche continue, talvolta favorite da accorgimenti nell’allestimento, come le aperture e le visuali posizionate strategicamente; fino a far diventare opera esposta una stanza vera e propria, architettura assoluta, lasciata rigorosamente vuota, con i suoi muri a calce, il suo pavimento di mattoni antichi, le cornici di pietra serena. L’attenzione del visitatore viene così continuamente richiamata sull’edificio dentro al quale si muove, affinché possa prendere consapevolezza vivida e diretta degli spazi cinquecenteschi, interni ed esterni, ideati da Giorgio Vasari e dal duca Cosimo. Come dice Claudia Conforti, curatrice della mostra, insieme a Francesca Funis, a Francesca de Luca e a chi scrive, si sono volutamente scartati i più consueti percorsi, di solito seguiti nelle mostre e troppo spesso rivolti a conoscitori: “si è voluto suscitare un racconto ordito di tante storie, sfaccettato da figure, immagini, simulacri, frasi e parole in grado di parlare anche a quanti, non specialisti, amano la bella architettura e sono curiosi delle storie che essa può narrare”. Le cose esposte figurano “come tasselli di un intarsio: ognuno di essi rammemora uomini, eventi, congiunture fatali, sforzi economici e fatiche muscolari, urgenze ideologiche e slanci sentimentali, entusiasmi e imboscate, dispositivi di cantiere e tecniche costruttive… tessere policrome e polimateriche che dispiegano diversi sembianti: manufatti magnifici e sontuosi come gli arazzi; austeri e preziosi come le cinquecentine delle Vite vasariane; lucenti e marmati come i ritratti di Bronzino; tattili e sensuali come i bronzetti dall’antico; imponenti e solenni come le porte intagliate delle Magistrature e lo stupefacente Ciborio ligneo vasariano di Santa Croce”. La mostra si avvale di proiezioni che ricostruiscono e illustrano virtualmente ciò che è stato e ciò che è, e soprattutto di plastici e modelli in scala, che meglio di qualunque altra rappresentazione aiutano a comprendere quest’opera esemplare della storia dell’architettura universale.

Corridoio Vasariano Per informazioni sugli orari di visita e sulle modalità di prenotazione è possibile consultare il sito www.polomuseale.firenze.it/musei/vasariano

Collezione Contini Bonacossi Per informazioni sugli orari e sulle modalità di prenotazione è possibile consultare il sito www.polomuseale.firenze.it/ musei/continibonacossi

novità editoriali • La grande Maestà duecentesca del Museo Pushkin a Mosca, un capolavoro della pittura fiorentina delle origini, catalogo della mostra a cura di A. Tartuferi, Firenze, Giunti, 2011 • Bollettino degli Uffizi 2010, a cura di F. Chezzi, M. Onali, Firenze, Centro Di, 2011

Antonio Godoli Direttore Dipartimento Architettura degli Uffizi

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Sala della mostra Vasari, gli Uffizi e il Duca Foto Pietro Savorelli


Francesco Clemente I Tarocchi a cura di Max Seidel direzione Marzia Faietti e Antonio Natali GDSU, Sala Edoardo Detti Galleria degli Uffizi, Sala del Camino fino al 6 novembre 2011 Esposizione di 90 opere originali che nasce dalla collaborazione dell’artista con il GDSU e dall’attiva partecipazione della Galleria degli Uffizi e del Kunsthistorisches Institut in Florenz. Per l’occasione Francesco Clemente ha realizzato una serie di 78 opere ispirandosi alle carte dei tarocchi e, rinnovando l’universo simbolico che le caratterizza, ha intrecciato allusioni esoteriche, iconografie tradizionali e riferimenti del tutto personali. Il cosmo privato di Clemente si rivela soprattutto nei ritratti di persone a lui care che compaiono su alcune carte, una varietà di personaggi dal mondo dell’arte, della letteratura, del teatro e del cinema e del suo vissuto personale. Le carte, realizzate in luoghi a cui l’artista è profondamente legato – tra Napoli, New York, il New Mexico e l’India –, costituiscono un viaggio attraverso la geografia privata di Francesco Clemente. Nelle rappresentazioni allegoriche degli Astri, delle Virtù e dei Trionfi, sono inseriti ritratti dei protagonisti di una comunità culturale cosmopolita che legano il vecchio e il nuovo continente in un gioco di sguardi condotto dall’artista, che ritrae se stesso nell’arcano del Matto. Si tratta di opere su carta che alternano diverse tecniche: inchiostro, pastello, tempera, acquerello e collage. Accanto ai tarocchi, nella Sala del Camino è esposta una serie di 12 autoritratti su tela, che raffigurano l’artista nelle vesti degli Apostoli; creati appositamente per gli Uffizi, proseguono la rete di rimandi spazio-temporali tra figuratività del passato e del presente. Una di queste tele sarà donata alla Galleria e andrà ad arricchirne la collezione di autoritratti di artisti contemporanei. aperto: da martedì a domenica 8,15-18

progetto

Progetto Euploos per la collezione del GDSU La presenza del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi fu una delle ragioni per cui Firenze fu scelta come sede del Kunsthistorisches Institut in Florenz nel 1897. L’interesse per lo studio dei disegni, condiviso da entrambi gli istituti, è alla base del Progetto Euploos che vede anche la partecipazione della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha tra i suoi obiettivi quello di catalogare e digitalizzare, servendosi delle nuove tecnologie, il vasto patrimonio del GDSU. Il progetto si prefigge parallelamente di sviluppare la ricerca scientifica sulla grafica, promuovendo anche seminari, convegni e incontri periodici di interesse internazionale.

gabinetto disegni e stampe degli uffizi

mostra

antica e prestigiosa collezione conservata al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, comunemente indicato come GDSU, affonda le sue origini nelle raccolte medicee. Fu in particolare Leopoldo de’ Medici, cardinale nel 1667, ad acquistare tramite i suoi agenti numerosi fogli dei maggiori artisti antichi e contemporanei. Dopo l’estinzione della dinastia medicea (1737), i Lorena contribuirono ad arricchire la collezione, poi incrementata dopo la costituzione del Regno d’Italia con numerose donazioni. Il patrimonio ammonta oggi a oltre 150.000 opere di artisti toscani e di altre scuole italiane, nonché di autori fiamminghi, olandesi, francesi, spagnoli e tedeschi.

L’

via della Ninna, 5 La Sala di Esposizione è aperta secondo lo stesso orario della Galleria. L’accesso alla Sala di Studio è riservato agli studiosi, dietro lettera di presentazione. aperto: lunedì, mercoledì, venerdì 8,30-13,30, martedì e giovedì 8,30-17

www.polomuseale.firenze.it/musei/disegni


biblioteche

Biblioteca Marucelliana

anno di apertura al pubblico: 1752 fondatore: Francesco Marucelli (1625-1703) patrimonio librario: il nucleo iniziale di circa 6.000 volumi è stato accresciuto da successive acquisizioni; dal 1911 la biblioteca è depositaria delle pubblicazioni stampate a Firenze e provincia via Cavour, 43-47 aperto: da lunedì a venerdì 8,30-19, sabato 8,30-13,45

www.maru.firenze.sbn.it

Biblioteca degli Uffizi anno di apertura al pubblico: 1998 nei locali restaurati dell’ex Biblioteca Magliabechiana origine: dalla prima biblioteca pubblica di Firenze fondata da Pietro Leopoldo di Lorena (seconda metà del XVIII secolo) patrimonio librario: 74.000 titoli, di cui 470 manoscritti, 5 incunaboli, 192 cinquecentine, 1.445 libri del XVII-XIX secolo, 1.136 periodici Loggiato degli Uffizi aperto: martedì 9-17, mercoledì 9-13,30, venerdì 9-13

www.polomuseale.firenze.it

Biblioteca Riccardiana anno di apertura al pubblico: dopo il 1659 origine: collezione di Riccardo Romolo Riccardi nel XVI secolo patrimonio librario: 4.450 manoscritti, 5.529 carte sciolte, 725 incunaboli, 3.865 cinquecentine, 20.000 stampati antichi, 40.000 stampati moderni, 276 disegni via Ginori, 10 aperto: lunedì, giovedì 8-17,30, martedì, mercoledì, venerdì 8-14

www.riccardiana.firenze.sbn.it

Biblioteca Moreniana anno di apertura al pubblico: 1942 origine: 1870, da un primo nucleo di Domenico Moreni (1763-1835) patrimonio librario: 2.000 manoscritti circa, 287 scatole contenenti lettere, documenti e opuscoli, 71 incunaboli, 952 cinquecentine, 5.126 stampati antichi, 5.747 stampati moderni, 10.000 bandi a stampa circa, 265 copioni teatrali , mappe e disegni.

Biblioteca delle Oblate

anno di apertura al pubblico: 2007, dopo il recupero del complesso origine: dalla precedente Biblioteca Comunale Centrale (1913) patrimonio librario: la Sezione di Conservazione e Storia Locale raccoglie oltre 50.000 documenti via dell’Oriuolo, 26 aperto: lunedì 14-19, da martedì a sabato 9-24 (orario soggetto a modifiche)

www.bibliotecadelleoblate.it

Il cuore verde delle Oblate Fino a qualche anno fa, per i fiorentini non più troppo giovani, le Oblate erano soltanto le suore infermiere dell’Ospedale di Santa Maria Nuova e di Careggi; oggi invece, per tutti coloro che vivono nella nostra città – italiani, stranieri, lavoratori pendolari, turisti, studenti, uomini e donne, grandi e piccini –, le Oblate sono la Biblioteca: uno spazio dove incontrarsi, leggere un libro, ascoltare musica o guardare un film, informarsi, studiare, fare ricerche, partecipare a una conferenza, navigare in internet, godersi la pace e la bellezza di un luogo antico dominato dall’imponente cupola del Brunelleschi. Sorto tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento in concomitanza con l’ospedale, il convento delle Oblate è stato per sette secoli l’abitazione delle pie donne che offrivano assistenza ai malati in un regime di semiclausura, suore che in qualche periodo sono state anche più di cento. All’interno delle mura austere del convento c’è un bellissimo cuore verde: il chiostro trecentesco su tre livelli è dominato da una grande magnolia che protende i suoi rami al di sopra dell’altana, la grande terrazza coperta dove le suore stendevano ad asciugare panni e lenzuola dell’ospedale. I capitelli a forma di scudo testimoniano l’antichità del luogo e sono tra i pochi esemplari ancora presenti in città. Sul quadrato di prato verde sono state posizionate tre sculture di Lorenzo Guerrini che, insieme alle altre presenti alle Oblate, fanno parte della raccolta di arte contemporanea dei Musei Civici Fiorentini. Questo piccolo cuore verde, reso pienamente fruibile per la cittadinanza con l’inaugurazione della biblioteca nel maggio 2007, è un’oasi di pace: una volta entrati qua dentro, si dimenticano il rumore e il caos della trafficata via Sant’Egidio. Le suore avevano nel convento il loro piccolo orto e anche qualche gallina, curavano i fiori, c’era un albicocco rinomato per la bontà dei frutti. La suora oblata più anziana, l’ormai centenaria Suor Filippina, ha il ricordo di grandi scorpacciate di albicocche. Questi ambienti che per secoli hanno racchiuso le voci e i silenzi delle suore, le cerimonie religiose, le feste e le processioni, sono oggi un luogo verde da vivere, uno dei pochi nel centro della città a cui poter accedere liberamente e dove godere della bellezza, della semplicità e della storia dei nostri monumenti. E non è finita qui. La Biblioteca delle Oblate è un progetto in progress che nel giro di qualche mese vedrà un ampliamento dei propri spazi anche all’aperto: la Sezione Bambini e Ragazzi sarà trasferita in una delle sale che fino a poco tempo fa erano occupate dal Museo “Firenze com’era” e potrà disporre del chiostro quattrocentesco antistante, un bel giardino con vialetti, panchine e alberi ad alto fusto che si affaccia su via dell’Oriuolo. Il cuore verde delle Oblate quindi raddoppierà. Francesca Gaggini Collezioni librarie storiche della Biblioteca delle Oblate

via Ginori, 10 aperto: lunedì, giovedì 8-17,15, martedì, mercoledì, venerdì 8-14

www.provincia.fi.it/ palazzo-medici-riccardi/ biblioteca-moreniana

focus

attività

Leggere per non dimenticare ottobre 2011-maggio 2012 La rassegna letteraria più importante in città con un successo che raggiunge tutto il territorio metropolitano. Il ‘disincanto’ è il fil rouge di questa edizione che vede la partecipazione di oltre 50 autori tra i più importanti del panorama nazionale.

Passeggiate in biblioteca Periodicamente la biblioteca propone percorsi di conoscenza del Convento delle Oblate che la ospita, visite guidate tra libri e storia per saperne di più su chi ha abitato queste mura e sui servizi che la biblioteca offre ai suoi utenti.

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foto Francesca Anichini


Manu consilioque. La chirurgia nei manoscritti della Laurenziana 3 ottobre 2011-5 gennaio 2012 Manu consilioque è il motto dell’Académie Royale de Chirurgie che, fondata nel 1731, aprì la strada alla chirurgia come disciplina accademica. La mostra testimonia, attraverso i manoscritti laurenziani, lo sviluppo della chirurgia, dalla Grecia antica, con i poemi omerici e il Corpus Hippocraticum, al mondo romano, con il De medicina di Celso e la Naturalis Historia di Plinio, al bacino del Mediterraneo con le opere di Avicenna e Albucasis tradotte dall’arabo. Fra i pezzi esposti, il papiro contenente un frammento del De morbis mulierum di Sorano (IV secolo); il manoscritto con i testi chirurgici di Niceta, confezionato a Costantinopoli e acquistato per la biblioteca del Magnifico; il Canon medicinae di Avicenna, miniato a Ferrara alla metà del Quattrocento; il manoscritto francese della Chirurgia magna di Lanfranco da Milano. Integrano il percorso esemplari dalla Scuola di Chirurgia di Santa Maria Nuova, oggi presso l’Università di Firenze, e un settore dedicato al medico Antonio Cocchi (1695-1758) che, proprio in Laurenziana, lavorò sul codice con gli scritti chirurgici greci di Niceta e su quelli di Gregorio di Nissa e Filone Ebreo. aperta: da lunedì a sabato 9,30-13,30 chiusa: festivi

mostre

L’Italia dei libri Palagio di Parte Guelfa Biblioteca Nazionale 4-26 ottobre 2011

La Biblioteca Magliabechiana diventa Nazionale

focus

biblioteche

mostra

Biblioteca Medicea Laurenziana

anno di apertura al pubblico: 1571 per volontà di Cosimo I origine: raccolta iniziata da Cosimo il Vecchio patrimonio librario: circa 11.000 manoscritti, 2.500 papiri, 50 cassette di carte sciolte, 43 ostraka, 566 incunaboli, 1.681 cinquecentine, 592 testate di periodici e 126.527 edizioni a stampa

piazza San Lorenzo, 9 aperto: lunedì, mercoledì, venerdì 8-14, martedì, giovedì 8-17,30

www.bml.firenze.sbn.it

La botanica nella Naturalis Historia di Plinio e nei codici laurenziani Plinio il Vecchio, uno dei massimi eruditi del I secolo d.C., fu autore della Naturalis Historia,

opera enciclopedica in 37 libri dedicati alla cosmografia, geografia, antropologia, regno animale e vegetale, botanica medica, zoologia medica e mineralogia. All’universo botanico l’autore dedica una larga sezione (libri XII-XXVII), dove descrive piante, fiori, proprietà medicinali e usi terapeutici dei prodotti vegetali, arrivando a toccare geograficamente India, Persia, Siria, Arabia, Etiopia e altre regioni dell’Asia Minore e del Mediterraneo orientale. Tra nozioni scientifiche tratte da fonti greche e latine, dotte disquisizioni ed excursus a metà tra mito e storia − non senza qualche atteggiamento moralistico, come quello contro l’ubriachezza nel libro sui vini italiani e stranieri −, Plinio spazia dagli alberi esotici ai “prodotti” italiani come la vite, dalla vegetazione selvaggia e pericolosa alle prodigiose virtù delle verdure coltivate, con un fine didascalico sempre sottinteso. Il tutto pervaso da un tema di fondo: l’elogio e la sconfinata ammirazione per la natura. Superstizioni, rituali magici, notizie che sfumano talvolta nel favoloso caratterizzano inoltre i libri dedicati alla botanica officinale (dal libro XX). Presso la Laurenziana sono conservati alcuni manoscritti che testimoniano l’interesse dei Medici per l’opera pliniana. Due sontuosi volumi, i Plutei 82.1 (libri I-XVI) e 82.2 (libri XVII-XXXVII), dell’inizio del XIII secolo, nel Quattrocento arrivarono a Firenze dal convento domenicano di Lubecca per volontà di Cosimo il Vecchio. Gli altri due splendidi esemplari, i Plutei 82.3 e 82.4, furono confezionati per Piero di Cosimo de’ Medici intorno al 1458 nella bottega del cartolaio fiorentino Vespasiano da Bisticci e decorati dai celebri miniatori Francesco d’Antonio del Chierico e ser Ricciardo di Nanni, che lavorò solo al secondo volume. Eugenia Antonucci Biblioteca Medicea Laurenziana

Biblioteca Nazionale Centrale anno di apertura al pubblico: 1861, con l’unificazione delle biblioteche Magliabechiana e Palatina fondatori: Antonio Magliabechi (Magliabechiana) e Ferdinando III (Palatina) patrimonio librario: 6.000.000 di volumi a stampa, 120.000 testate di periodici, 4.000 incunaboli, 25.000 manoscritti, 29.000 edizioni del XVI secolo e oltre 1.000.000 di autografi piazza dei Cavalleggeri, 1 aperto: da lunedì a venerdì 8,15-19, sabato 8,15-13,30

www.bncf.firenze.sbn.it

22 dicembre 2011-28 febbraio 2012 Mostra che celebra i 150 anni della Nazionale, nata il 22 dicembre 1861 con un decreto del neonato Regno d’Italia che sancì l’unificazione della settecentesca Biblioteca Magliabechiana, con la Biblioteca Palatina costituita da Ferdinando III di Lorena e arricchita da Leopoldo II. Il nuovo istituto assunse la denominazione di Biblioteca Nazionale e, grazie alla sua storia e all’importanza dei suoi fondi, si configurò come la Biblioteca della Nuova Italia Unita.

foto Francesca Anichini

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galleria dellʼaccademia

el 1873 il celebre David di Michelangelo fu trasferito da piazza della Signoria alla Galleria dell’Accademia, nella Tribuna appositamente realizzata. Insieme al David la presenza dei Prigioni e del San Matteo indica già nell’Ottocento la vocazione della Galleria a proporsi come museo michelangiolesco. Tuttavia il patrimonio della Galleria deriva in primo luogo dalle raccolte settecentesche dell’Accademia di Belle Arti e dell’Accademia del Disegno, arricchite dalle opere provenienti da vari conventi soppressi: le opere qui riunite, insieme ai calchi in gesso, svolgevano una funzione didattica per gli studenti dell’Accademia. La Galleria oggi custodisce soprattutto dipinti di artisti attivi nell’area fiorentina tra la seconda metà del XIII e la fine del XVI secolo; si segnalano in particolare la collezione di tavole a fondo oro, unica al mondo, i grandiosi polittici tardogotici e la raccolta di icone russe.

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All’interno dell’Accademia, il Dipartimento degli Strumenti Musicali espone, sullo sfondo di scene dipinte raffiguranti la vita musicale della corte medicea insieme a panoplie e nature morte con strumenti musicali, circa 50 strumenti dalle collezioni medicee e lorenesi (XVII-XIX secolo). Nella collezione spiccano esemplari straordinari per la fattura e per il suono (udibile alle postazioni informatiche che illustrano la cultura musicale della Firenze granducale). Fra gli oggetti più preziosi, il violoncello e la viola tenore di Stradivari (1690), unici superstiti del “Quintetto mediceo” appartenuto al Gran Principe Ferdinando. via Ricasoli, 58-60 aperto: da martedì a domenica 8,15-18,50 chiuso: Capodanno, 1 maggio, Natale

www.polomuseale.firenze.it/musei/accademia

focus / Il salone dell’Ottocento Il grande salone che si incontra a sinistra della Tribuna del David di Michelangelo, in origine la corsia delle donne dell’antico Spedale di San Matteo, ospita dal 1985 la gipsoteca dello scultore Lorenzo Bartolini (1777-1850); la raccolta di gessi – in larga parte modelli preparatori per la traduzione delle opere in marmo – fu acquistata dalle Gallerie fiorentine nel 1889 e sistemata nello spazio attuale riproducendo la disposizione che le opere avevano nello studio di Bartolini, posto in borgo San Frediano a Firenze. Accanto agli studi sul nudo femminile e ai modelli per monumenti celebrativi, complessi nella loro simbologia ad alto contenuto morale, stupiscono per quantità e varietà gli oltre 400 busti sistemati alle pareti, modelli per i ritratti che ricchi viaggiatori stranieri giunti a Firenze per il Grand Tour commissionavano allo scultore toscano, apprezzandone la capacità di tradurre in bellezza i tratti naturalistici dei volti e l’indole psicologica. I raggruppamenti operati nell’allestimento consentono di seguire le prestigiose commissioni di Bartolini, stimato dai Bonaparte e al soldo di nobili russi, polacchi, inglesi, spagnoli. La gipsoteca è accresciuta da un gruppo di gessi dello scultore Luigi Pampaloni (1791-1847), allievo di Bartolini, che negli struggenti monumenti funerari e nelle tematiche dei gruppi scultorei – orfani, penitenti – rivela la piena partecipazione al Romanticismo italiano. Completano l’allestimento del salone i dipinti eseguiti fra gli ultimi anni del Settecento e l’Unità d’Italia da illustri allievi dell’Accademia di Belle Arti, premiati nei concorsi annuali promossi dall’istituzione. Si tratta in gran parte di quadri di storia, ispirati a fatti dell’antichità, del Medioevo e del Rinascimento, che traducono figurativamente tematiche care al Romanticismo, ricche di contenuti morali e didattici. Fra questi si ricordano opere di Luigi Mussini, Silvestro Lega e Antonio Puccinelli. Daniela Parenti Vicedirettrice della Galleria dell’Accademia

mostra

Lorenzo Bartolini. Scultore del bello naturale fino al 6 novembre 2011

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Galleria dell’Accademia, foto di Massimo Listri Courtesy FOR Gallery, Firenze

Prima mostra monografica dedicata a Lorenzo Bartolini, la cui opera ebbe un ruolo centrale nello sviluppo della scultura dell’Ottocento. Con numerose nuove aggiunte al catalogo, la sua evoluzione stilistica viene illustrata da una settantina di opere in un inedito confronto con il nucleo di modelli della gipsoteca. Per la prima volta dall’Ottocento sono visibili a Firenze importanti sculture come il Napoleone I del Louvre, La Fiducia in Dio del Museo Poldi Pezzoli e altre provenienti da Rennes, San Pietroburgo, Ginevra... La mostra rende un vivo ritratto di quel ceto internazionale colto e raffinato cui si devono le più importanti commissioni di sculture, arte decorativa e ritratti, oltre ad attestare il lungo sodalizio amicale con Ingres attraverso significative tele dell’artista francese.


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La maschera funebre di Dante Alighieri

mostra

via del Proconsolo, 4 aperto: da lunedì a domenica 8,15-13,50 chiuso: prima, terza, quinta domenica, secondo e quarto lunedì di ogni mese, Capodanno, 1 maggio, Natale

fino al 31 dicembre 2011 In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, il Bargello espone la maschera funebre di Dante Alighieri; la maschera è visibile nell’antica Cappella, dove si conservano gli affreschi giotteschi con il ritratto giovanile del poeta, padre della lingua nazionale.

www.polomuseale.firenze.it/bargello

GALLERIA FRILLI STUDIO DI SCULTURA A FIRENZE DAL 1860 La scultura si conosce toccandola Quanti di noi in un museo non hanno provato il forte desiderio di toccare una statua, di sfiorare quel volto, di sentire l’energia di quel muscolo contratto? Toccandola, una statua non è più qualcosa di freddo e inanimato, ma un capolavoro che vibra e palpita, che vive attraverso le nostre dita. A chi entra nella nostra Galleria, magari di ritorno dal Museo del Bargello, e si aggira curioso nelle sale, suggeriamo di toccare le statue, passando dal marmo al bronzo, dall’alabastro alla pietra, e scoprire un mondo affascinante che regala emozioni. Da 151 anni, con le nostre repliche artistiche, da calco sull’originale, di elevata qualità, offriamo ad appassionati ed esigenti collezionisti, ad architetti e arredatori internazionali, ai musei e alle case d’aste più qualificate, sculture dell’arte classica, rinascimentale e moderna, fuse a “cera persa” o scolpite a mano, che tramandano un sapore antico capace di dialogare armoniosamente con il presente. Fra le innumerevoli opere realizzate in tutto il mondo per competenti committenze pubbliche e private, nel 1990 la Galleria Frilli ha realizzato la replica da calco sull’originale della Porta del Paradiso del Ghiberti, nel Battistero di Firenze.

www.frilligallery.com

via dei Fossi, 26r 50123 Firenze 055 210212

museo nazionale del bargello

l Museo Nazionale del Bargello ha sede nel palazzo, che fu del Capitano del Popolo, costruito nel 1255 e arricchito nel 1287 del Verone, la bella loggia affacciata sul cortile dove il Podestà adunava i rappresentanti delle Arti e delle Corporazioni. Divenuto nel 1502 la sede del Consiglio di Giustizia, il cui capo era il cosiddetto “Bargello”, e più tardi carcere, nel 1865 venne definitivamente trasformato in museo e destinato a ospitare straordinarie raccolte di scultura e di “arti minori”. Accoglie le più importanti sculture del Rinascimento, con capolavori di Donatello, Luca della Robbia, Verrocchio, Michelangelo, Cellini e Giambologna, oltre a prestigiose raccolte di bronzetti, maioliche, cere, smalti, medaglie, avori, sigilli e tessili, provenienti dalle collezioni medicee e da donazioni di privati.


opificio delle pietre dure e laboratori di restauro di firenze 16

Istituto ha origini composite, frutto di un’antica e illustre tradizione e di una moderna e articolata attività, già evidenti nella sua insolita denominazione. Nato nel 1588 come manifattura per la lavorazione di arredi in pietre dure, l’Opificio già dagli ultimi decenni del XIX secolo si applicò al lavoro di restauro. In seguito all’emergenza dell’alluvione del 1966 e all’istituzione del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali nel 1975, vennero fusi in un’unica entità l’antico Opificio mediceo e il Laboratorio Restauri della Soprintendenza. Nel 2007 l’Opificio ha acquisito la natura di Istituto Centrale che si è specializzato in attività di restauro, ricerca applicata e attività didattica ed è suddiviso in specifici settori: Arazzi, Bronzi e Armi antiche, Dipinti su tela e su tavola, Pitture murali, Materiali cartacei e membranacei, Materiali lapidei, Mosaico e commesso fiorentino, Oreficerie, Sculture lignee policrome, Materiali ceramici e plastici, Materiali tessili. Annesso all’Istituto, il Museo rispecchia le vicende della sua secolare attività produttiva, attività che ha formato nei secoli prestigiose collezioni di varie regge e musei europei. La collezione vanta esemplari di grande suggestione e raffinatezza, capaci di delineare un percorso storico della manifattura. Vi si conserva inoltre un’importante riserva di marmi antichi e di pietre dure raccolte in funzione della tecnica del commesso.

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L’ultimo Donatello Il restauro del pulpito bronzeo della Resurrezione Vogliamo segnalare, tra i restauri che l’Opificio diretto da Cristina Acidini sta affrontando, quello al pulpito bronzeo detto “della Resurrezione” nella basilica di San Lorenzo a Firenze. Il pulpito, l’ultima opera attribuita a Donatello, è ritenuto in larga parte autografo e fuso sotto la guida del maestro. La scena del Martirio di San Lorenzo, collocata in corrispondenza della navata laterale, reca incisa nel timpano la data del 15 giugno 1465. Il progetto di restauro prevede un’approfondita campagna diagnostica, effettuata mediante indagini chimico-fisiche prevalentemente non invasive. Lo studio tecnologico, eseguito contestualmente alle fasi di pulitura, si propone di comprendere la tecnica fusoria adottata e l’ingegnoso assemblaggio dell’insieme, in modo da approfondire la problematica dell’attribuzione a Donatello e ai suoi collaboratori. La finalità dell’intervento è di restituire visibilità e completa lettura al capolavoro di Donatello, sia nell’insieme che nelle singole scene, alcune delle quali impreziosite da una doratura al momento difficilmente individuabile. La superficie bronzea appare offuscata da uno strato consistente di sostanze di deposito, vecchi protettivi oramai degradati e composti di alterazione della lega. Le fasi di pulitura, effettuate impiegando metodi innovativi e prodotti a bassa tossicità per la sicurezza degli operatori e dei visitatori, verranno condotte in modo da eliminare tali alterazioni che impediscono un’idonea conservazione della superficie metallica. Gli enti coinvolti a vario titolo nell’operazione sono la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, l’Opera Medicea Laurenziana e la Basilica di San Lorenzo. Il restauro, eseguito sul posto, è diretto da Maria Donata Mazzoni, direttrice del settore Bronzi e Armi antiche.

Opificio via degli Alfani, 78; Fortezza da Basso, viale Strozzi, 1; Palazzo Vecchio, Sala delle Bandiere

Museo via degli Alfani, 78 aperto: da lunedì a sabato 8,15-14, da giugno a novembre (escluso agosto) giovedì 8,15-19 chiuso: domenica e festivi Per informazioni: 055 2651357

www.opificiodellepietredure.it

attività aperte al pubblico “effetto restauro” L’iniziativa promuove l’attività dell’Istituto presentando al pubblico alcune delle più significative opere dopo il loro restauro o anche in corso di lavorazione presso i Laboratori dell’Opificio. visite ai Laboratori di restauro Visite guidate ai Laboratori di restauro di via degli Alfani, a quelli presso la Fortezza da Basso, al Laboratorio per il Restauro degli Arazzi in Palazzo Vecchio. Per informazioni e prenotazioni

opd.promozioneculturale@beniculturali.it novità editoriali L’Opificio ha iniziato fin dal 1986 la pubblicazione di una rivista annuale, ‘OPD Restauro’, nella quale sono presentati alcuni dei più significativi restauri e i risultati degli studi e delle ricerche effettuate. • La seconda serie è attualmente al ventiduesimo volume (1, 1989-22, 2010), a cura della casa editrice Centro Di.


IIl visitatore chiostri di San Marco che entra nel Museo di San Marco, s’imbatte per prima cosa, dopo un piccolo vestibolo, nella riposante visione del primo chiostro, detto di Sant’Antonino dal ciclo a fresco con Storie del santo. All’armonia del luogo, che genera un immediato effetto di pace e spiritualità, concorrono molti fattori, dalle proporzioni dell’edificio al ritmo pausato degli elementi architettonici, dalla sobrietà cromatica dei materiali al rapporto tra spazio architettonico e spazio naturale. La cura dello spazio naturale, inteso come verde racchiuso all’interno dell’edificio, diventa quindi indispensabile per raggiungere questo effetto. Oggi il museo assolve questo impegno con l’intento di mantenere in essere alcuni caratteri che ritiene essenziali per la fruizione di questo luogo: semplicità, naturalezza, vivacità cromatica. Si tratta di elementi funzionali a una piacevolezza dell’ambiente che possa facilmente introdurre alla poetica, che si trova dispiegata nei dipinti dell’Angelico conservati a San Marco, volta alla gioiosa celebrazione del creato. L’aspetto finale del chiostro, con le aiuole a prato profilate da una bordura fiorita e separate da vialetti di ghiaia che circondano un enorme cedro posto al centro, è comunque il risultato di un’evoluzione che riusciamo a ripercorrere non oltre il secolo scorso. In alcune foto degli anni trenta del Novecento le aiuole sono di dimensione assai più ridotta, con arbusti fioriti (forse rosai), e il cedro è piuttosto piccolo, forse con uno o due decenni di vita. Non possiamo, comunque, basarci su questa documentazione per ricostruire l’assetto iniziale di questo chiostro, e nemmeno quello degli altri due: il chiostro grande di San Domenico – oggi pure con aiuole a prato e piante di bosso, ma fino ad alcuni decenni fa ricco anche di palme – e quello cosiddetto “della Spesa”, che è giunto a noi lastricato. Del resto, sull’aspetto dei chiostri non ci soccorre neppure la fonte più antica, la Summa historialis, scritta da Sant’Antonino, priore di San Marco tra il 1439 e il 1444, che comunque ricorda, fra le cose notevoli del convento, i numerosi spazi aperti: “Fece [Cosimo de’ Medici] il primo e il secondo chiostro […] nonché l’orto attiguo. Piantò un bel giardino con alberi da frutta e circondato da alte mura”. E ancora: “Dopo aver terminato il primo e il secondo chiostro, nel campo preesistente accanto all’orto, egli piantò un giardino spazioso, pieno di alberi da frutta, circondato di alte mura”. In un disegno del Codice Rustici (XV secolo) si vede che l’orto si estendeva sul retro dell’edificio e, quindi, anche il giardino menzionato doveva trovarsi sul retro. Nei secoli, la zona tergale dei possessi conventuali è quella che ha subito le maggiori trasformazioni, soprattutto nell’Ottocento. Dei famosi orti oggi non rimane più niente e del giardino resta solo un frammento, circondato da mura, situato subito all’esterno del corpo di fabbrica a nord, presso l’attuale uscita del museo, a testimoniare, pur in dimensione estremamente ridotta, una presenza di verde che era essenziale per la vita del convento. Non si deve infatti dimenticare che le piante officinali utilizzate per la farmacia del convento, che si affacciava sul chiostro di San Domenico, provenivano certamente da questi orti, per i quali, ancora nel Settecento, come documentano antichi libri della farmacia, il frate speziale comperava “aranci di Catalogna”. In cosa si differenziavano, quanto a piante, gli orti, il giardino e i chiostri? Qual era il loro aspetto “botanico”? Possiamo avanzare qualche ipotesi in base alle rare fonti iconografiche. Una è rappresentata dal Seppellimento dei Santi Cosma e Damiano nella predella della pala dipinta dal Beato Angelico per l’altar maggiore della chiesa di San Marco tra il 1438 e il 1443. Il dipinto riproduce fedelmente la piazza antistante la chiesa e il convento; dietro l’alta muraglia che delimita l’edificio conventuale (ancora privo dell’ala sud del dormitorio soprastante), nello spazio aperto trasformato pochi anni dopo da Michelozzo nel chiostro attuale, svettano tre alti cipressi che potrebbero appartenere al precedente assetto dato dai monaci silvestrini che abitavano il convento dalla fine del XIII secolo. La fedeltà con cui sono riprodotti gli edifici induce a pensare che anche la rappresentazione degli alberi possa essere realistica. Se la specie arborea presente nel chiostro rimane, tuttavia, nell’ambito delle ipotesi, la presenza del prato sembra invece suggerita da una veduta del chiostro affrescata dall’Angelico nell’Annunciazione della cella 3, che sembra riferirsi allo stesso edificio, e parrebbe confermata dal ritrovamento odierno di un pozzo nell’angolo del chiostro di Sant’Antonino, indispensabile per il mantenimento del prato. Magnolia Scudieri Direttrice del Museo di San Marco

museo di san marco

focus

l convento domenicano di San Marco, realizzato nel 1436 su progetto di Michelozzo e destinato a svolgere un ruolo importante nella vita religiosa e culturale della città − ne è testimone la vicenda di Fra Girolamo Savonarola, che qui fu priore −, ospita un importante museo. La sua fama è legata soprattutto al Beato Angelico: il frate pittore affrescò infatti molti ambienti del convento, mentre altre sue opere vi sono state raccolte nel Novecento. Notevoli sono le raccolte del Cinquecento, con opere di Fra Bartolomeo, e la sezione dei reperti provenienti dalle demolizioni ottocentesche del centro storico.

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piazza San Marco, 3 aperto: da lunedì a venerdì 8,15-13,50, sabato, domenica e festivi 8,15-16,50 chiuso: prima, terza e quinta domenica, secondo e quarto lunedì del mese, Capodanno, 1 maggio, Natale www.polomuseale.firenze.it/musei/sanmarco

restauri in corso affreschi staccati del Chiostro di Sant’Antonino • Beato Angelico, lunetta con San Pietro da Verona invita al silenzio • Giovan Battista Vanni, lunetta con La Fede e La Speranza • Beato Angelico, lunetta con Cristo pellegrino • Bernardino Poccetti, Sant’Antonino giovinetto prega davanti al Crocifisso di Orsanmichele altre opere • Beato Angelico, Pala di San Marco, tavola

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chiostri

Il chiostro è uno spazio a cielo aperto che si trova all’interno di abbazie o monasteri: generalmente quadrato o rettangolare, è circondato da corridoi coperti che si aprono sullo spazio centrale con una serie di arcate. I primi esempi di chiostri si trovano in edifici usati da monaci benedettini, ma anche altri ordini in seguito hanno costruito chiostri, spesso con forme e collocazioni diverse a seconda delle necessità. Il termine deriva dal termine latino claustrum, cioè serratura, usato per indicare la separazione dei monaci dalla vita secolare: l’identificazione con il termine moderno chiostro, cioè un cortile attorno a cui si dispongono tutti gli altri elementi costituenti l’abbazia, è molto probabilmente dovuta alla sua centralità all’interno dell’edificio, non solo in senso architettonico, ma anche e soprattutto per la grande importanza che questo spazio occupa nella vita monastica.

Chiostri di Santa Maria Novella Chiostri decorati tra il XIV e il XV secolo, tra i quali il Chiostro Verde con importanti pitture di Paolo Uccello. Chiesa di Santa Maria Novella piazza Santa Maria Novella (vedi p. 23)

Chiostro di Ognissanti Chiostro grande con Storie di San Francesco affrescate tra gli altri da Jacopo Ligozzi e Giovanni da San Giovanni. Chiesa e convento di Ognissanti borgo Ognissanti, 42

Chiostro del Carmine Ultima Cena di Alessandro Allori (1582); Cappella Brancacci affrescata da Masaccio e Masolino e completata da Filippino Lippi Chiesa e convento di Santa Maria del Carmine piazza del Carmine (vedi p. 23)

Chiostri di Santo Spirito Chiostro Grande, realizzato da Bartolomeo Ammannati tra il 1564 e il 1569; Chiostro dei Morti con Storie di San Nicola da Tolentino, San Giovanni e San Tommaso (XVIII secolo) Chiesa e convento di Santo Spirito piazza Santo Spirito

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L’illustrazione è stata realizzata da Inklink Firenze e Roberto Innocenti. Il copyright è di NexusCom S.R.L. per Alessandro Rabatti


Episodi della Vita del Battista e Virtù affrescati da Andrea del Sarto (15091526) e da Franciabigio (1518-1519) via Cavour, 69

Chiostri di San Marco Chiostro di Sant’Antonino decorato da affreschi con Storie di Sant’Antonino; Chiostro grande di San Domenico; Chiostro della Spesa piazza San Marco (vedi p. 17)

Chiostri della Santissima Annunziata Chiostrino dei Voti con lunette raffiguranti la Vita di Maria, affrescate da Andrea del Sarto, Pontormo, Rosso Fiorentino, Franciabigio, Cosimo Rosselli e Alesso Baldovinetti; Chiostro dei Morti

chiostri

Chiostro dello Scalzo

Chiesa di Santissima Annunziata piazza Santissima Annunziata

Chiostri di San Lorenzo Chiostro dei Canonici ricostruito da Antonio Manetti Ciaccheri (1457-1462); al piano superiore due portali su disegno di Michelangelo. Un secondo chiostro, più piccolo e risalente alla fine del Trecento, è chiuso al pubblico

Chiostro di Santa Maria degli Angeli

Complesso di San Lorenzo piazza San Lorenzo, 9 (vedi p. 13)

Chiostro della Sagrestia con Storie di San Romualdo, affrescate in larga parte da Bernardino Poccetti, e busti marmorei di Giovanni Caccini e Pietro Francavilla. via degli Alfani, 39

Chiostro delle Oblate Chiostro quattrocentesco su tre livelli con rari capitelli a scudo e sculture di Lorenzo Guerrini (seconda metà del XX secolo) Biblioteca delle Oblate via dell’Oriuolo, 26 (vedi p. 12)

Chiostro della Badia Fiorentina Chiostro degli Aranci, realizzato tra il 1432 e il 1438 su progetto di Bernardo Rossellino, con affreschi staccati raffiguranti Storie di San Benedetto e alcune delle relative sinopie Badia Fiorentina via del Proconsolo

Chiostri di Santa Croce Primo chiostro con la Cappella Pazzi disegnata da Brunelleschi (prima metà del XV secolo); secondo chiostro, completato nel 1453 da Bernardo Rossellino. Complesso monumentale di Santa Croce piazza Santa Croce (vedi p. 21)

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museo degli innocenti • cappelle medicee

focus

Spazi verdi in Santa Croce Fin dal Duecento, da quando i Fran-

useo statale dal 1869, le Cappelle Medicee legano la propria storia alla chiesa di San Lorenzo, a cui appartengono. Il museo comprende la Sagrestia Nuova, disegnata da Michelangelo, la Cappella dei Principi, monumentale mausoleo in pietre dure, la Cripta, dove si incontrano le tombe dei granduchi medicei e dei loro familiari, e la Cripta Lorenese, con le spoglie dei principi lorenesi e il monumento funebre a Cosimo il Vecchio. Il museo conserva inoltre una parte del Tesoro della basilica di San Lorenzo.

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piazza Madonna degli Aldobrandini, 6 aperto: 8,15-16,50 chiuso: seconda e quarta domenica, primo, terzo e quinto lunedì del mese, Capodanno, 1 maggio, Natale

www.polomuseale.firenze.it/musei/cappellemedicee

a storia dell’Istituto degli Innocenti inizia nel 1419 con la fondazione dell’antico Spedale affidata all’Arte della Seta grazie al lascito del mercante pratese Francesco di Marco Datini “per principiare uno luogo nuovo […] il quale i fanciulli notrichi e notrire faccia”. La cultura e la bellezza sono state da sempre parte integrante dell’opera sociale ed educativa dell’Istituto degli Innocenti. Nella “fabbrica” progettata da Brunelleschi la modernità dell’architettura rinascimentale si lega strettamente a una nuova concezione dell’assistenza all’infanzia. Il museo attuale – dove si conservano opere importanti quali l’Adorazione dei Magi di Domenico Ghirlandaio, la Madonna col Bambino di Luca della Robbia, la Vergine e Santi di Piero di Cosimo e una splendida Madonna col Bambino di Sandro Botticelli – trova spazio nella galleria sopra il portico di facciata, destinata ad “abituro dei fanciulli” nel progetto brunelleschiano.

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piazza Santissima Annunziata, 12 aperto: tutti i giorni 10-19 chiuso: Capodanno, Natale

www.istitutodeglinnocenti.it

mostra

Figli d’Italia. Gli Innocenti e la nascita di un progetto nazionale per l’infanzia (1861-1911) in collaborazione con Fratelli Alinari. Fondazione per la storia della Fotografia, Museo Martinitt e Stelline di Milano e Santa Maria della Pietà di Venezia 3 dicembre 2011-18 marzo 2012 La mostra ricostruisce le vicende dell’Istituto e lo sviluppo delle politiche nazionali sull’infanzia nei primi 50 anni dello Stato unitario. Attraverso documenti e fotografie Brogi del primo Novecento si racconta la vita quotidiana dei bambini nell’istituzione, l’evoluzione della loro accoglienza, cura ed educazione – che riflette e talvolta anticipa le innovazioni scientifiche e pedagogiche del tempo –, gli aspetti demografici e i percorsi di vita che attendevano i fanciulli nella nuova nazione, l’assistenza alle donne in gravidanza. Parallelamente, la mostra ripercorre i principali eventi che condussero a una politica nazionale in tema di assistenza all’infanzia tra il 1861 e il 1911, presentando anche alcune istituzioni tuttora attive.

cescani si insediarono nella zona, il convento di Santa Croce e i suoi spazi verdi – costituiti da orti, alberi da frutto e campi arati – si estendevano per un ampio quadrilatero. Per alterne vicende, nel corso dei secoli gli spazi conventuali sono andati lentamente riducendosi ma si sono conservati, nella loro sistemazione a giardino, i due grandi chiostri, da sempre luoghi di meditazione e di raccordo dell’animata vita conventuale. L’attuale allestimento – a prato, alberi e piante da fiore – si è formato progressivamente a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, quando questi spazi verdi persero l’originaria funzione (di cimitero il primo e di terra coltivata il secondo) per assumere un carattere essenzialmente ornamentale, con prati, siepi e alberi. Il chiostro trecentesco, chiamato oggi primo chiostro, fiancheggia il portico meridionale della basilica, circondato da un loggiato sorretto da esili pilastri. Incastonata sul lato orientale, la Cappella Pazzi, disegnata da Filippo Brunelleschi nella prima metà del Quattrocento. Parte del prato è adibita a piccolo parco della rimembranza: dieci cipressi, piantati nel 1952, recano alla base una lapide in ricordo dei giovani fiorentini caduti nella prima guerra mondiale e decorati con medaglia d’oro. Al centro è posta la statua di Dio Padre benedicente, realizzata nel 1556 da Baccio Bandinelli per il Coro del Duomo, trasportata qui nel 1843 e, infine, dedicata a tutti i caduti della Grande Guerra. Il chiostro è il risultato di due spazi adiacenti, fino al 1870 separati da un fabbricato; vi si affacciavano gli spazi vitali del convento: la chiesa, la sala capitolare, il refettorio, la biblioteca e altri ambienti oggi scomparsi o completamente trasformati. Era questo il “chiostro dei morti”, così detto perché utilizzato come cimitero: alcune antiche lapidi si trovano ancora murate sul lato nord. Dagli inizi del XIX secolo, il vecchio sepolcreto accolse nuove lapidi e monumenti funebri di personaggi eminenti e membri della borghesia, fiorentini e stranieri residenti a Firenze, mentre più tardi ospitò anche monumenti commemorativi e memorie di uomini di cultura o di pubblica fama sepolti altrove; per tutto il secolo fu meta privilegiata di scrittori e poeti, che ne lasciarono suggestive impressioni. Nel 1962 quasi tutte le testimonianze lapidee furono rimosse e raccolte in una lunga galleria realizzata appositamente sul lato nord.


nariamente era non solo un luogo destinato alla meditazione, ma parte tutt’altro che marginale nella vita quotidiana del convento. Attorno al chiostro gravitavano il dormitorio, la vecchia infermeria con la propria cappella, la biblioteca, la spezieria e il piccolo refettorio utilizzato dai frati nella stagione invernale. L’area verde veniva tenuta in parte a orto e in parte a pastura. Nella seconda metà del XIX secolo tutti gli edifici prospettanti sul chiostro entrarono a far parte del patrimonio dello Stato e, quindi, furono destinati alla nuova Biblioteca Nazionale che, costruita tra il 1907 e il 1931, occupa da allora questi locali.

Arte in cantiere fino al 16 maggio 2012 Visite guidate al cantiere di restauro delle pitture murali della Cappella Maggiore prenotazioni 055 2466105 int.3 booking@santacroceopera.it

complesso monumentale di santa croce

Il secondo chiostro, a pianta quadrata, è delimitato da un porticato a due ordini, sorretto da colonne in pietra serena. Secondo la tradizione fu realizzato su disegno di Brunelleschi e completato da Bernardo Rossellino nel 1453. Fu costruito a spese di Tommaso Spinelli, esponente di una ricca famiglia di mercanti e mecenati fiorentini. Al centro è un pozzo ornato con piante di Iberis semperflorens, attorno al quale sono disposte quattro aiuole quadrangolari con varietà diverse di rosa a cespuglio, messe a dimora nel 1991. Nonostante l’indubbio fascino per la sua posizione appartata, per il silenzio in cui è immerso e per la sistemazione a giardino, origi-

a basilica francescana di Santa Croce è una sorta di cantiere aperto che in 700 anni ha visto succedersi eccezionali testimonianze religiose, artistiche e civili. È nota per la straordinaria ricchezza delle sue opere d’arte e per la presenza dei sepolcri di grandi personaggi della storia d’Italia, tale da essere definita il “Tempio delle itale glorie”. La visita del complesso monumentale comprende: la basilica, i chiostri con la rinascimentale Cappella Pazzi, la Galleria dei monumenti funebri ottocenteschi, la mostra dello xilografo Pietro Parigi, grande illustratore del Novecento italiano, il Museo dell’Opera, di cui fa parte anche la Sala del Cenacolo, con importanti opere, tra cui il Crocifisso di Cimabue e l’affresco di Taddeo Gaddi con l’Ultima Cena e l’Albero della Vita.

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piazza Santa Croce aperto: da lunedì a sabato 9,30-17,30, domenica, 6 gennaio, 15 agosto, 1 novembre, 8 dicembre 13-17,30 chiuso: Capodanno, Pasqua, 13 giugno, 4 ottobre, Natale, 26 dicembre

www.santacroceopera.it

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musei civici fiorentini

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Musei Civici Fiorentini, costituiti da un’articolata varietà di collezioni, hanno il compito di conservare e valorizzare il patrimonio d’arte civico favorendo un’ampia fruizione pubblica. Fanno parte di tale patrimonio anche alcune delle più importanti chiese fiorentine, edifici religiosi e numerose raccolte ricevute in dono da collezionisti, artisti e istituzioni cittadine.

Museo di Palazzo Vecchio

Il Palazzo della Signoria, eretto nel 1299 per ospitare il Gonfaloniere e i Priori delle Arti, si trasforma in reggia ducale alla metà del XVI secolo per la corte di Cosimo de’ Medici. Nel percorso di visita si ammirano il Cortile di Michelozzo, il Salone dei Cinquecento, i Quartieri di Leone X, degli Elementi e di Eleonora, lo Studiolo di Francesco I e altri ambienti. Opere da non mancare: il Putto del Verrocchio, la Giuditta di Donatello, il Genio della Vittoria di Michelangelo e le pitture di Vasari, Ghirlandaio, Salviati e Bronzino. piazza della Signoria aperto: tutti i giorni 9-19, giovedì e festivi infrasettimanali 9-14 chiuso: Natale In alcuni periodi sono programmate aperture straordinarie e notturne: consultare il sito

www.museicivicifiorentini.it/palazzovecchio

Il teatro romano di Firenze (Palazzo Vecchio)

Lo scavo archeologico nei sotterranei di Palazzo Vecchio ha consentito di riportare alla luce i resti del teatro romano (I-II secolo d.C.). Attraverso una serie di passerelle è possibile visitare le suggestive vestigia del monumento antico e le successive stratificazioni medievali. Visitabile su prenotazione tramite visite guidate. Parzialmente accessibile ai disabili motori (accompagnati) e per motivi di sicurezza non accessibile ai minori di 8 anni. Prenotazioni: 055 2768224/2768558 info.museodeiragazzi@comune.fi.it

www.palazzovecchio-museoragazzi.it

Le sale di Cosimo il Vecchio e di Lorenzo il Magnifico

www.museicivicifiorentini.it

Due nuovi ambienti aperti al pubblico in Palazzo Vecchio

Il Museo Stefano Bardini e la Fondazione Salvatore Romano partecipano al progetto “Piccoli Grandi Musei” Le stanze dei tesori vedi p. 36

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Le Murate, foto di Francesca Anichini

Il 25 marzo scorso, in occasione del Capodanno fiorentino, il sindaco di Firenze ha voluto fare un dono ai cittadini e ai visitatori del Museo di Palazzo Vecchio, rendendo accessibili al pubblico, in modo permanente, due delle più belle sale del Quartiere di Leone X, da sempre riservato agli uffici di rappresentanza del supremo organo di governo della città. Si tratta del quartiere al primo piano di Palazzo Vecchio, costruito alla metà del XVI secolo per volontà del duca Cosimo I de’ Medici e sontuosamente decorato da Giorgio Vasari e dai suoi collaboratori, secondo una complessa invenzione dell’erudito Cosimo Bartoli volta a celebrare la genealogia medicea in relazione con le divinità raffigurate nelle sale del soprastante Quartiere degli Elementi. Ogni ambiente del quartiere è dedicato a un illustre personaggio della famiglia Medici e mostra, nella decorazione, le sue imprese più significative. In ordine cronologico, le prime due sale sono proprio quelle recentemente inserite nel percorso di visita del museo, intitolate a Cosimo il Vecchio (1389-1464) e Lorenzo il Magnifico (1449-1492). La prima celebra il capostipite del ramo principale della famiglia, che guidò l’ascesa politica ed economica di Firenze, ponendo le basi del potere mediceo e guadagnandosi l’appellativo di Pater Patriae. Le pitture ricordano gli aspetti salienti della sua vita, come l’esilio voluto dai suoi nemici e conclusosi dopo appena un anno con un trionfale rientro in città, o il suo ruolo di mecenate, protettore di artisti e letterati e fautore di importanti opere architettoniche. La seconda sala celebra il nipote di Cosimo, Lorenzo de’ Medici: noto per il suo gusto raffinato e per aver patrocinato i maggiori letterati e artisti del tardo Quattrocento, come Marsilio Ficino, Pico della Mirandola e Agnolo Poliziano – per citare solo alcuni dei personaggi effigiati nelle pitture che decorano l’ambiente –, è qui ricordato anche per i successi della sua attività di mediatore, garante della pace e dell’equilibrio tra gli Stati italiani. Serena Pini Curatrice del Museo di Palazzo Vecchio


Il percorso museale nel convento di Santa Maria Novella comprende i chiostri decorati tra il XIV e il XV secolo − tra i quali il Chiostro Verde con importanti pitture di Paolo Uccello −, il Cappellone degli Spagnoli decorato da affreschi di Andrea di Bonaiuto, la Cappella degli Ubriachi e l’antico Refettorio con interventi tardocinquecenteschi di Alessandro Allori. piazza Santa Maria Novella aperto: da venerdì a lunedì 10-16 chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

www.museicivicifiorentini.it/smn

Cappella Brancacci

La duecentesca chiesa del Carmine accoglie la Cappella Brancacci, capolavoro universalmente noto per gli affreschi del ciclo delle Storie di San Pietro di Masaccio e Masolino. Eseguiti negli anni 1425-1427, gli affreschi rimasero incompiuti e furono terminati da Filippino Lippi fra il 1481 e il 1482. Il percorso museale include anche il chiostro e la Sala del Cenacolo di Alessandro Allori. piazza del Carmine, 14 aperto: lunedì e da mercoledì a sabato 10-17; domenica e festività religiose infrasettimanali 13-17 chiuso: Capodanno, 7 gennaio, Pasqua, 1 maggio, 1 luglio, 15 agosto, Natale

www.museicivicifiorentini.it/brancacci

Museo Stefano Bardini

musei civici fiorentini

Museo di Santa Maria Novella

Stefano Bardini (1854-1922) creò un museo nel palazzo acquistato nel 1881 per svolgere la sua attività antiquariale. Passato al Comune di Firenze nel 1922, il museo presenta oggi un allestimento che recupera il progetto originale dell’antiquario. Tra gli oltre 2.000 dipinti, sculture e oggetti di arti applicate, da non mancare la Carità di Tino da Camaino, la Madonna dei Cordai di Donatello, il San Michele Arcangelo di Antonio del Pollaiolo, l’Atlante del Guercino e il famoso Porcellino in bronzo di Pietro Tacca. Interessanti le raccolte di medaglie, bronzetti e tappeti orientali, i cassoni quattrocenteschi e la preziosa armeria.

via dei Renai, 37 aperto: da venerdì a lunedì 11-17; gli altri giorni, gruppi su prenotazione chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

www.museicivicifiorentini.it/bardini

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Valorizzare un’opera d’arte a 360 gradi: a Firenze è una sfida possibile Se le istituzioni decidono di lavorare insieme, se i protagonisti della cultura della città

decidono di scommettere su un progetto ambizioso, ecco il miracolo… un’opera d’arte torna a essere di tutti, di più, torna a essere capita da tutti. Nei primi mesi del 2008 la gigantesca cassa del Crocifisso di Bernardo Daddi fu aperta dopo tanti anni di “meritato riposo”. Le velinature che il restauratore aveva incollato sulla superficie dipinta per evitare distacchi di colore erano ancora lì, a supplicare un intervento riparatorio e indispensabile. Il dovere di un curatore di museo è quello di un’incessante ricerca di fondi per ovviare ai mali del tempo sulle opere che gli sono state affidate. Reperire però l’importo necessario a un tale intervento non è stata cosa semplice e, solo attraverso l’entusiasmo generoso dei soci del Lions Club Poggio Imperiale, il restauro ha potuto prendere avvio, parallelamente allo studio dell’opera. La sua monumentalità (476x420 cm) indica la provenienza da una delle principali chiese fiorentine, forse il Duomo, dove svolgeva il ruolo di Crux de medio ecclesiae, collocata cioè sul tramezzo che scompartiva le navate tra la zona riservata ai chierici e quella per i laici. L’Ente Cassa di Risparmio di Firenze ha poi deciso di finanziare il riallestimento del Salone dei Dipinti, dove si trova il Crocifisso. Il 29 settembre 2011, all’insegna della più profonda collaborazione, Firenze può finalmente festeggiare la riapertura del grande Salone, il più bello e impegnativo del museo, e la restituzione al mondo di uno dei suoi tesori. Antonella Nesi Curatrice del Museo Stefano Bardini

Fondazione Salvatore Romano

Nell’antico Cenacolo di Santo Spirito si conservano sculture e frammenti di decorazioni architettoniche e pitture murali, in larga parte medievali, donate alla città nel 1946 dall’antiquario Salvatore Romano. piazza Santo Spirito, 29 aperto: da sabato a lunedì 10-16 chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

www.museicivicifiorentini.it/romano

opere prestate da musei e collezioni comunali

La casa-studio di Rinaldo Carnielo (1853-1910) e Collezioni del Novecento con la Raccolta Alberto Della Ragione e le Donazioni Fei-Rosai e Palazzeschi sono temporaneamente chiuse al pubblico.

da Palazzo Vecchio • Giorgio Vasari, Ritratto di Cosimo il Vecchio de’ Medici come San Cosma; Ritratto di Cosimo I de’ Medici come San Damiano ospiti a: Firenze, Galleria degli Uffizi per la mostra: Vasari, gli Uffizi e il Duca fino al 2 novembre 2011

dalla chiesa di Santo Spirito • Filippino Lippi, Pala Nerli ospite a: Roma, Scuderie del Quirinale per la mostra: Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del Quattrocento fino al 15 gennaio 2012

• Giuliano da Maiano e Francione, Tarsie con Dante, Petrarca e libri (porta della Sala dei Gigli) ospite a: Roma, Scuderie del Quirinale per la mostra: Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del Quattrocento fino al 15 gennaio 2012

dal Museo Marino Marini • Marino Marini, Pugile ospite a: Cagliari per la mostra: Decennale della Collezione Ingrao fino al 31 dicembre 2011

• Giovan Battista Naldini, Lotta di cavalieri ospite a: Arezzo, Galleria Comunale di Arte Contemporanea per la mostra: Giorgio Vasari 1511-2011 fino all’11 dicembre 2011

dalle Collezioni del Novecento • Gino Severini, La finestra coi colombi ospite a: Ferrara, Palazzo dei Diamanti per la mostra: Gli anni folli. La Parigi di Modigliani, Picasso e Dalì. 1918-1933 fino all’8 gennaio 2012

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palazzo medici riccardi

concorso

Arte: singolare femminile. Concorso d’arte “Artemisia Gentileschi”

Competizione riservata a giovani artiste (18-40 anni), residenti a Firenze e provincia, per valorizzare la sensibilità femminile nel mondo delle arti e segnare un passo nel contrasto alle discriminazioni di genere. Ispira il concorso Artemisia Gentileschi, unica donna a “esercitare l’arte della pittura” nella turbolenta Roma del XVII secolo. È possibile partecipare singolarmente o in gruppo, con opere di pittura, scultura, fotografia, video, installazioni e qualsiasi altra forma di espressione figurativa. In premio, esposizione delle opere a Palazzo Medici Riccardi dall’8 al 18 marzo 2012. Tre donne a capo della giuria: Cristina Acidini, Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze; Giuliana Videtta, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Firenze; Laura Lombardi, docente di Fenomenologia delle Arti Contemporanee Il Genio nel Territorio all’Accademia di Brera. Musica Insieme Presidente della giuria sarà l’Assessore alla Cultura della Provincia di Firenze Carla Fracci. Continua la programmazione culturale che porta i più Iscrizioni aperte fino al 30 novembre grandi spettacoli in tutto il territorio della provincia fiorentina. Tra gli appuntamenti, tanti concerti nel segno www.provincia.fi.it della musica di Liszt. 25 settembre, ore 18, Gambassi Terme 30 settembre, ore 21, Barberino del Mugello 1 ottobre, ore 21, Castelfiorentino 8 ottobre, ore 21, Firenze 30 ottobre, ore 16,30, Borgo San Lorenzo 16 dicembre, dal pomeriggio alla sera, Firenze, Conservatorio Cherubini, “Maratona Liszt”

Palazzo Medici Riccardi partecipa al progetto “Piccoli Grandi Musei” Le stanze dei tesori vedi p. 36

Gli aggiornamenti e il libretto di sala su www.genioterritorio.it

calendario mostre ottobre 2011-marzo 2012

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Le stanze dei tesori. Meraviglie dei collezionisti nei musei di Firenze

Garibaldi fu ferito... Il medico Ferdinando Zannetti (1801-1881): patria, civiltà, scienza

3 ottobre 2011-15 aprile 2012

10 novembre 2011-31 gennaio 2012

Splendida mostra di opere provenienti da vari musei cittadini e italiani che rende onore al periodo in cui Firenze fu scelta per la sua bellezza e la ricchezza del suo patrimonio artistico come dimora ideale da raffinati e facoltosi anglosassoni. Tra Ottocento e Novecento personaggi come Stefano Bardini, Elia Volpi, Salvatore Romano, Charles Loeser, gli Acton, Frederick Stibbert, John Temple Leader, Herbert Percy Horne acquistarono e arredarono secondo il gusto eclettico ville o palazzetti, che in seguito donarono alla città insieme alle raccolte d’arte. L’esposizione ripropone quello straordinario momento storico attraverso la valorizzazione delle collezioni riunite dai vari conoscitori e antiquari, le quali dettero un respiro internazionale alla città e contribuirono fra l’altro alla formazione di grandi musei europei e americani, non solo per quantità di opere, ma anche in termini di modelli museografici. La mostra, organizzata grazie all’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, rientra nel vasto programma di iniziative Le stanze dei tesori promosso dalla VII edizione del progetto “Piccoli Grandi Musei”. www.stanzedeitesori.it www.provincia.fi.it/cultura

Sulla scia delle celebrazioni per i 150 anni dall’Unità d’Italia, una mostra particolare racconta l’avventura umana e professionale di Ferdinando Zannetti. Medico e patriota nato a Monte San Savino nel 1801, Zannetti è conosciuto soprattutto per l’estrazione della pallottola dal piede di Garibaldi, ferito in Aspromonte nel 1862, ma nel panorama del Risorgimento italiano fu una personalità di rilievo per il suo valore umano, civile e professionale. La mostra evidenzia tali doti attraverso le lettere di familiari, amici e pazienti e riunisce, per la prima volta, documenti e cimeli provenienti soprattutto dal fondo RubieriZannetti della Biblioteca Moreniana – acquistato dalla Provincia di Firenze nel 1961 –, dalla Biblioteca Biomedica di Careggi, dalla Fondazione Spadolini Nuova Antologia e da collezioni pubbliche e private. Le carte raccolte aprono al visitatore la possibilità di indagare la vita del medico dalla guerra di Lombardia e dalla sua partecipazione all’Armata Toscana fino alla Seconda Guerra di Indipendenza – dove partecipò come chirurgo capo del Servizio Sanitario Toscano – e alla nomina a Senatore del Regno. In mostra anche la pistola di Garibaldi, strumenti chirurgici e attrezzatura da campo, Il medico Zannetti cura un ferito di Moricci, un biglietto di Garibaldi da Caprera, due sonetti di elogio per l’intervento sul piede di Garibaldi, Garibaldi ad Aspromonte di Fattori (1862) e molto altro.

ottobreottobrenovembrenovembredicembredicembregennaiogennaiofebbraiofebbraiomarzomarzo


A

via Cavour, 3 aperto: tutti i giorni 9-19 chiuso: mercoledì Prenotazioni e biglietteria: 055 2760340

www.palazzo-medici.it www.provincia.fi.it

Giorgio de Chirico, Luigi e Nini Bellini, 1932. Collezione Mario Bellini, Firenze. Opera esposta alla mostra Le stanze dei tesori. Meraviglie dei collezionisti nei musei di Firenze.

Omaggio a Franz Liszt nel bicentenario della nascita 1811 - 2011 INGRESSO LIBERO info: www.genioterritorio.it

palazzo medici riccardi

due passi dal Duomo e raggiungibile a piedi dalla stazione centrale in dieci minuti, Palazzo Medici Riccardi è uno degli edifici più interessanti del cuore di Firenze, sia dal punto di vista architettonico e artistico che per il livello delle proposte culturali ideate dall’amministrazione provinciale, che qui ha sede. Nel corso della prossima stagione eventi e mostre speciali si affiancano al percorso museale che comprende la Cappella dei Magi di Benozzo Gozzoli e gli affreschi della Sala Luca Giordano.


musei archeologici

Museo Archeologico Nazionale

Dal 1881 ha sede nel secentesco Palazzo della Crocetta, edificato per la principessa Maria Maddalena de’ Medici, sorella di Cosimo II. Il nucleo delle collezioni mediceolorenesi del museo si è arricchito nel tempo di importanti opere e reperti dell’arte greca, etrusca e romana, affiancati dall’importante raccolta del Museo Egizio. Tra i grandi bronzi da non perdere la Chimera, trovata ad Arezzo nel 1553, e la statua bronzea dell’etrusco Aule Meteli detta l’Arringatore. Si segnalano inoltre il Vaso François (570 a.C.) nella collezione di ceramica attica figurata e la raccolta di sculture in marmo. Tra i reperti scultorei spicca la produzione etrusca di carattere funerario, con urne cinerarie chiusine o volterrane e sarcofagi in pietra e marmo, fra cui il notissimo Sarcofago delle Amazzoni (IV secolo a.C.). Nel palazzo del museo è ospitato il Museo Egizio di Firenze, secondo in Italia solo a quello di Torino, formato dalle antiche collezioni medicee e da successive acquisizioni dei Lorena. Dal 1880 Ernesto Schiaparelli incrementò la collezione, ulteriormente arricchita da donazioni di privati e di istituzioni scientifiche. Suggestivo infine il giardino, visitabile solo il sabato mattina. piazza Santissima Annunziata, 9/b aperto: lunedì 14-19, martedì e giovedì 8,30-19, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 8,30-14 chiuso: Capodanno, 1 maggio, 15 agosto, Natale

www.firenzemusei.it/archeologico

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Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria “Paolo Graziosi”

Ospitato al primo piano dello storico Convento delle Oblate, il museo fu costituito nel 1946 dall’allora sindaco Gaetano Pieraccini e da Paolo Graziosi, antropologo e paletnologo, allo scopo di creare un centro ove raccogliere, classificare e conservare le collezioni preistoriche di varia provenienza esistenti a Firenze. Accessibile al pubblico dal 1975, nel 1998 il museo è stato completamente ristrutturato e arricchito nell’apparato fotografico e didascalico e vanta, oltre a numerosi laboratori, anche una biblioteca composta da circa 3.000 volumi. via Sant’Egidio, 21 aperto: lunedì 14-17, martedì e giovedì 9,30-16,30, mercoledì, venerdì e sabato 9,30-12,30 chiuso: Capodanno, Pasqua e lunedì di Pasqua, 1 maggio, settimana di Ferragosto, 24-26 e 31 dicembre

www.museofiorentinopreistoria.it

Parco Archeologico di Carmignano

Il nuovo polo dell’archeologia riunisce in un unico sistema il Museo Archeologico di Artimino e i siti etruschi del territorio. I quattro siti principali compresi nel Parco Archeologico sono la necropoli di Artimino a Prato Rosello, l’insediamento fortificato di Pietramarina, il Tumulo di Montefortini e la Tomba dei Boschetti a Comeana. Il Museo Archeologico di Artimino espone una collezione di reperti raccolti nel territorio di Carmignano e ordinati secondo un criterio topografico e cronologico in due sezioni dedicate al “mondo dei vivi” e al “mondo dei morti”. Museo Archeologico di Artimino piazza San Carlo, Artimino aperto: lunedì, martedì, giovedì e venerdì 9,30-13, sabato e domenica 10-13 e 15-18 chiuso: Pasqua, 15 agosto, Natale

www.parcoarcheologicocarmignano.it

Il fascino eterno dell’antico Egitto dal 24 settembre 2011 Dopo nove anni di chiusura, riaprono con un nuovo allestimento le due sale del Museo Egizio dedicate all’epoca tolemaica e al periodo romano e copto.


musei archeologici

Villa Corsini

La villa, in località Castello, fu donata allo Stato italiano nel 1968. Già deposito di pezzi archeologici della Soprintendenza Archeologica della Toscana, è stata completamente restaurata e oggi il nuovo allestimento espone nelle sale affrescate un importante nucleo di sculture antiche, tra cui l’Arianna dormiente e l’Apollo saettante recentemente restaurato. L’Antiquarium illustra inoltre i risultati di studi e ricerche su reperti di provenienza locale datati dall’Età del Ferro alla romanizzazione. via della Petraia, 38 aperto: sabato e domenica 9,30-13 chiuso: Capodanno, 25 e 26 dicembre

www.polomuseale.firenze.it/musei/ villacorsini

focus / L’Antiquarium

del Museo Archeologico Nazionale a Villa Corsini Villa Corsini conserva all’interno di una preziosa cornice architettonica, elaborata da Giovan Battista Foggini per la potente famiglia dei Corsini agli inizi del XVIII secolo, un inaspettato tesoro di antichità. Il visitatore che varchi la soglia del fastoso palazzo di campagna si troverà sin da subito circondato da sarcofagi etruschi, colossali statue marmoree romane e capitelli figurati che, per quasi un secolo, furono conservati nelle sale e nel giardino del Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Trasportate negli anni ottanta del secolo scorso a Villa Corsini, che per decenni ha svolto proprio la funzione di deposito di materiali archeologici e affreschi staccati, le antiche sculture sembravano destinate a un pericoloso oblio. Solo a partire dalla fine degli anni novanta, un lento ma costante piano di recupero ha restituito piena dignità e leggibilità alla collezione scultorea. Nelle sale della villa riportate al loro originario fasto, è oggi ospitata una galleria di statuaria classica, appartenuta nella quasi totalità alle collezioni medicee, che a Firenze conosce ben pochi rivali. Decine di sculture, fra le quali non mancano veri e propri capolavori come l’Arianna dormiente immortalata dal Velázquez, ritratti di età ellenistica e romana, epigrafi e sarcofagi sono esposti secondo percorsi tematici che ricostruiscono gli arredi scultorei di celebri ambienti degli Uffizi, come la Tribuna o il Ricetto delle Iscrizioni, radicalmente trasformati nel XIX secolo. Gli ambienti restaurati del primo piano della villa non sono stati però esclusivamente dedicati alle sculture di antica collezione. Qui, il visitatore potrà infatti ripercorrere la storia della piana fiorentina dall’età etrusca a quella romana, grazie a una selezione di oggetti provenienti da scavi recentissimi, molti dei quali sono per la prima volta visibili al pubblico. L’Antiquarium di Villa Corsini si viene, quindi, caratterizzando come un’appendice naturale del Museo Archeologico Nazionale; un museo a misura d’uomo, ambientato in una delle più belle ville barocche dei contorni fiorentini, dove è possibile riscoprire il fascino dell’arte antica attraverso alcune delle sculture più celebri delle collezioni medicee e rileggere il passato ricco e complesso della piana fiorentina, un angolo dell’Etruria che non ha niente da invidiare al resto dell’Italia antica. Fabrizio Paolucci Dipartimento di Antichità classica degli Uffizi

Foto di Dario Del Bufalo

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Denaro e Bellezza I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità a cura di Ludovica Sebregondi e Tim Parks 17 settembre 2011 22 gennaio 2012

Denaro e Bellezza, economia e arte: elogio degli opposti

Sommi artisti e capolavori, commerci e usura, una nuova mobilità sociale accompagnata da ansiosi gesti penitenziali. Nella storia fiorentina è possibile seguire il passaggio dal Medioevo al Rinascimento collegando Denaro e Bellezza, economia e arte, sempre sotto la stretta sorveglianza di una Chiesa che condannava ogni prestito a interesse, ma accettava volentieri i doni dei banchieri per la glorificazione di Dio. La mostra illustra come il fiorire del moderno sistema bancario sia stato parallelo alla maggiore stagione artistica del mondo occidentale, congiungendo l’intrecciarsi di vicende economiche e d’arte a sconvolgenti mutamenti religiosi e politici. L’esposizione ha un punto di partenza: novembre 1252, quando viene coniato il primo fiorino d’oro dalla Zecca di Firenze, e uno di arrivo: 17 maggio 1510, giorno della morte di Sandro Botticelli. Due secoli e mezzo separano le due date, il periodo più fulgido della storia della città che vede – con il rapido sviluppo economico – un fiume di denaro innescare la fase di crescita demografica ed economica, alimentando il desiderio di magnificenza di un ceto privilegiato che si palesa con la committenza artistica. Quelle opere testimoniano – soprattutto alla fine del Quattrocento, sotto l’influsso di Savonarola – l’immagine di una Firenze che oscilla fra il richiamo divino alla sobrietà e una voglia sfrenata di lusso. Tensioni che si incarnano in opere sublimi.

palazzo strozzi

Ludovica Sebregondi e Tim Parks Curatori della mostra

alazzo Strozzi, uno degli esempi più noti di architettura privata rinascimentale, fu commissionato dal mercante fiorentino Filippo Strozzi e iniziato nel 1489 forse su progetto di Benedetto da Maiano. La costruzione, portata a compimento nel 1538, rimase agli Strozzi fino al 1937. Nel 2006 il Comune, la Provincia, la Camera di Commercio di Firenze e un’Associazione di privati hanno dato vita alla Fondazione Palazzo Strozzi, creando il più importante polo espositivo di Firenze. Palazzo Strozzi ospita ogni anno due grandi mostre ed è sempre aperto al pubblico con un’esposizione permanente sulla storia del palazzo e della famiglia Strozzi.

P

piazza Strozzi aperto: tutti i giorni 9-20, giovedì 9-23

www.palazzostrozzi.org


la prima mostra in assoluto sulla nascita del sistema bancario e sulla speculazione: un evento di particolare interesse anche a livello internazionale.

1 capolavoro ritrovato: il Savonarola predica il lusso e prepara il rogo delle vanità (1881), ritenuto perduto durante la seconda guerra mondiale, è stato ritrovato presso la St. Bonaventure University.

3 temi per un approccio trasversale: l’esposizione racconta le radici del Rinascimento fiorentino dall’ottica delle relazioni tra arte, potere e moneta e permette di guardare l’arte trasversalmente, coinvolgendo economisti, politici e diplomatici.

8 sezioni per illustrare la storia dell’invenzione del sistema bancario, il successivo progresso economico e la nascita del mecenatismo moderno, attraverso uno sguardo sulla vita, l’economia e il perenne conflitto tra valori spirituali ed economici tra Medioevo e Rinascimento: • Il Fiorino, immagine di Firenze nel mondo • Tutto è monetizzabile? • Usura • Arte (e mistero) del cambio • Il commercio internazionale: viaggi e merci • Leggi suntuarie • Banchieri e artisti • Crisi

10 opere restaurate: in occasione della mostra sono state tra l’altro sottoposte al restauro una predella raffigurante un miracolo avvenuto nel 1399 durante una processione del Movimento dei Bianchi e la Pala della Zecca, ricchissima tavola trecentesca commissionata dalla magistratura fiorentina che soprintendeva alla monetazione. oltre 100 capolavori esposti: opere di Botticelli, Beato Angelico, Piero del Pollaiolo, i della Robbia, Hans Memling, Lorenzo di Credi, Jan Provoost, Cosimo Rosselli e molti altri richiamano la stagione artistica di maggior splendore del mondo occidentale, grazie a prestiti da prestigiosi musei fiorentini, italiani e stranieri quali i Musei Vaticani, il Museo Correr di Venezia, il Poldi Pezzoli di Milano, la National Gallery di Londra, il Groeningenmuseum di Bruges, la Bibliothèque nationale de France di Parigi, il Regina A. Quick Center for the Arts di St. Bonaventure a New York, il Museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam e il Germanisches Nationalmuseum di Norimberga.

attività collaterali alla mostra A Palazzo Strozzi si può giocare ai banchieri senza troppi rischi. Attraverso una serie di attività i visitatori possono improvvisarsi “mercanti-banchieri” mettendosi alla prova come investitori e matematici. Giovani e adulti a Palazzo Strozzi Animato programma per scoprire ed esplorare l’arte in modo stimolante attraverso lectures, conferenze, conversazioni in mostra, lezioni di disegno e molto ancora. Giovedì2 Ogni giovedì Palazzo Strozzi resta aperto fino alle 23 e offre varie opportunità per vivere l’arte in tutte le sue forme. Ascoltare gli esperti parlare in diretta al CCC Strozzina, lasciare spazio alla propria creatività con l’arte in cortile, concedersi un aperitivo d’autore al Caffè Giacosa, ed esplorare le mostre con gli amici. Ogni mese offre un nuovo programma. Segui i tuoi fiorini. Un gioco interattivo Un codice a barre sul biglietto d’ingresso consente ai visitatori di “investire” virtualmente 1.000 fiorini e seguirne l’andamento durante la visita. Creato dal curatore Tim Parks e illustrato dal disegnatore di graphic novel Giuseppe Palumbo, questo entusiasmante gioco interattivo offre la possibilità di sperimentare operazioni, pericoli e guadagni come accadeva ai primi banchieri moderni. Il mistero del cambio. Un fumetto per iPad Speciale edizione del fumetto illustrato da Giuseppe Palumbo, a disposizione sotto forma di applicazione iPad, permette ai visitatori di portare a casa una parte della mostra.

palazzo strozzi

la mostra in numeri

Il Passaporto di Palazzo Strozzi Come di consueto le mostre escono dalle mura di Palazzo Strozzi: anche per Denaro e Bellezza un Passaporto segnala luoghi in provincia collegati ai temi della mostra.

Diamo i numeri! Workshop di matematica creativa Mercanti e banchieri del Rinascimento maneggiavano soldi continuamente e per questo erano molto bravi a fare i conti! Diamo i numeri! è un laboratorio di matematica creativa nato dalla collaborazione tra il Dipartimento Educativo della Fondazione Palazzo Strozzi e OpenLab dell’Università di Firenze. Per bambini dai 7 ai 12 anni (vedi pp. 52-53).

Il tocco di Mida. Cucinare con l’oro Nel periodo della rassegna, sei chef fiorentini creano piatti speciali, ispirandosi al tema trattato e utilizzando uno speciale oro commestibile. Ai visitatori che presentano il biglietto della mostra nei sei ristoranti selezionati è riservato uno speciale sconto. Inoltre qui i clienti ricevono un fiorino di cioccolato che consente di ottenere una riduzione sul biglietto d’ingresso alla mostra. Ristoranti selezionati: Gastone, via Matteo Palmieri 26r Four Season-Ristorante Il Palagio, borgo Pinti 99 Io Osteria personale, borgo San Frediano 167r Il santo bevitore, via Santo Spirito 64r Ora d’aria, via dei Georgofili 11/13r Ossi di seppia, via San Niccolò 48

Natale a Firenze Dal 25 dicembre al 6 gennaio Palazzo Strozzi propone una serie di eventi all’insegna di oro e profumi. Durante Pitti Immagine (10-12 gennaio 2012), la più importante fiera italiana della moda e del lusso, sono organizzati incontri e discussioni sulla moda attraverso i secoli e sul tema del lusso, contrastato dalle leggi suntuarie.

famiglie a Palazzo Strozzi in occasione della mostra, attività didattiche per famiglie vedi pp. 52-54

prossima mostra Americani a Firenze. Sargent e gli impressionisti del Nuovo Mondo a cura di Francesca Bardazzi e Carlo Sisi 2 marzo-15 luglio 2012 Uno sguardo sul rapporto degli impressionisti americani con l’Italia e Firenze e sulla cerchia cosmopolita che trasmise cultura e raffinatezze europee al nuovo mondo. In mostra opere di pittori fondamentali per la generazione impressionista, di grandi precursori come Sargent, Cassatt, Whistler e, per la prima volta, di impressionisti americani che soggiornarono in Italia.

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incontemporaneo

Centro di Cultura Contemporanea Strozzina

Nato nel 2007 come parte della Fondazione Palazzo Strozzi, ospita progetti espositivi di arte contemporanea che, attraverso incontri, conversazioni, conferenze, workshop e videoproiezioni, approfondiscono tematiche e linguaggi interdisciplinari. L’attività della Strozzina si distingue per una programmazione espressamente incentrata sulla ricerca artistica degli ultimi anni, privilegiando linguaggi multimediali e forme d’arte relazionale e interattiva con il pubblico. piazza Strozzi aperto: martedì, mercoledì e da venerdì a domenica 10-20, giovedì 10-23 chiuso: lunedì Il biglietto di ingresso alla Strozzina è valido un mese; è possibile inoltre acquistare uno speciale biglietto congiunto con le mostre di Palazzo Strozzi

Il weekend dell’arte in occasione della mostra, attività didattiche per famiglie

www.strozzina.org www.palazzostrozzi.org

a cura di Gabriele Ametrano

vedi pp. 52-54

Fondazione Studio Marangoni

Base

Dedicata alla fotografia contemporanea con corsi, workshop e conferenze. Oltre all’attività didattica, organizza mostre in Italia e all’estero.

Associazione culturale e galleria d’arte, promuove attività di approfondimento e collaborazione con alcuni esponenti del panorama artistico internazionale.

via San Zanobi, 32r e 19r

via San Niccolò, 18r

www.studiomarangoni.it

Cantieri Goldonetta Performance, residenze e ospitalità artistiche. Rappresenta il luogo della ricerca dei linguaggi del corpo. È anche sede de L’Accademia sull’arte del gesto, percorso di approfondimento e formazione della danza rivolto ai bambini. via Santa Maria, 23-25

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www.cango.fi.it

Fondazione Fabbrica Europa per le Arti Contemporanee Fabbrica Europa, kermesse culturale che si svolge in maggio alla Stazione Leopolda e in altri luoghi della città. In calendario teatro, concerti, danza, workshop e dibattiti.

www.baseitaly.org

borgo degli Albizi, 15

www.ffeac.org

Tempo Reale Punto di riferimento europeo per la ricerca, la produzione e la formazione per le nuove tecnologie musicali. Collabora con importanti festival musicali toscani, proponendo performance di artisti internazionali. Villa Strozzi via Pisana, 77

www.temporeale.it

EX3 Organizza mostre personali di artisti nazionali e internazionali e propone workshop, seminari ed eventi collaterali per interagire con i differenti linguaggi della contemporaneità. viale Donato Giannotti, 81/83/85 aperto: da mercoledì a domenica 11-19, venerdì 11-20

www.ex3.it


consulenza scientifica di Piroschka Dossi, Gerald Nestler, Christiane Feser e Franziska Nori 23 settembre 2011-22 gennaio 2012 La mostra si pone l’obiettivo di creare una piattaforma per una riflessione critica sullo scontro tra individuo e collettività, la crescente distanza tra cittadini e classe politica, il potere delle lobby economiche e dei mass media, il problema dell’immigrazione e della condivisione o esclusione di diritti civili e politici, ma anche le nuove forme di partecipazione democratica. Se nei Paesi occidentali la crisi finanziaria del 2008 ha alimentato la sfiducia nei valori democratici, nel Nord Africa o nel Medio Oriente prende spazio un nuovo senso di utopia politica rivoluzionaria. Tra i 12 artisti in mostra, che propongono un percorso di riflessione su valori e paradossi della società e su come possiamo declinare i principi della democrazia, Thomas Hirschhorn, punto di riferimento internazionale per la riflessione sul rapporto tra arte e politica; Francis Alÿs, la cui opera When Faith Moves Mountains è

considerata un manifesto dell’arte sociale e della riflessione sul rapporto tra individuo, collettività e utopia; Buuuuuuuuu, collettivo artistico attivo su internet che sollecita azioni partecipative di dissenso contro governi autoritari; Thomas Kilpper, che rielabora il progetto Lighthouse Lampedusa sull’immigrazione; Michael Bielicky, artista e ricercatore sui nuovi media la cui opera Garden of Error and Decay permette di interagire in un attacco frontale ai simboli del potere; Thomas Feuerstein, che paragona sistemi sociali e strutture biologiche unendo le nozioni di scultura, installazione e sistema controllato; Democracia, gruppo artistico che con Ser y Durar propone una lirica riflessione sul rapporto tra individuo e storia collettiva; Roger Cremers, che fotografa ricostruzioni storiche di celebri battaglie, metafora e ironico commento sul rapporto tra cittadini e storia nazionale.

Buuuuuuuuu, Buuuuuuuuu - How to get your hands dirty in times of authoritarian democracies, 2011 Blog header Courtesy Buuuuuuuuu

Switch Creative Social Network

Museo Marino Marini

Musicus Concentus

Spazio espositivo dedito all’arte contemporanea. In mostra permanente la collezione monografica dell’artista Marino Marini, oltre a esposizioni, attività di approfondimento e formazione.

Esplora la nuova scena della musica elettronica, proponendo concerti e appuntamenti musicali in tutta la Toscana.

Creatività urbana, sperimentazione musicale e divagazioni artistiche. Switch propone appuntamenti con musicisti, dj, urban writers e creativi digitali in continuo dialogo con l’evoluzione della città.

incontemporaneo

Declining Democracy Ripensare la democrazia tra utopia e partecipazione

piazza San Pancrazio aperto: lunedì e da mercoledì a sabato 10-17 chiuso: martedì, domenica, festivi e agosto

piazza del Carmine, 19

www.musicusconcentus.com

via Scipio Slapater, 2

www.museomarinomarini.it

www.switchproject.net

Fondazione Pitti Immagine Discovery Moda, arti visive, cinema, fotografia, pubblicità, architettura e musica convivono a Firenze nell’esperienza organizzativa di Pitti Immagine. via Faenza, 111

www.pittimmagine.com Stazione Leopolda viale Fratelli Rosselli, 5

www.stazione-leopolda.com

Accademia di Belle Arti di Firenze Prestigiosa istituzione fondata nel 1784, è oggi impegnata a formare il potenziale creativo dei giovani allievi con corsi di livello universitario che incoraggiano la ricerca di espressioni artistiche contemporanee, nel solco della tradizione artistica fiorentina. via Ricasoli, 66

www.accademia.firenze.it

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incontemporaneo

eventi e incontri Pensare spazi contemporanei “Professione”

50 giorni di Cinema Internazionale 20 ottobre-9 dicembre 2011 la rassegna che offre alla città retrospettive, anteprime, festival, incontri, film original sound, documentari e video d’arte con proiezioni ininterrotte, dalla mattina alla sera Cinema Odeon via de’ Sassetti, 1 Informazioni: www.mediatecatoscana.it

12 ottobre 2011 ore 18,30 Spazio SUC Murate

Tempo Reale Festival 2011 Erikm in concerto 14 ottobre 2011 ore 21,30 Tempo Reale / Musicus Concentus Limonaia di Villa Strozzi

France Odeon 20-23 ottobre 2011 il meglio dei film d’autore francesi in anteprima nazionale

Schermo dell’Arte 21-24 novembre 2011 rassegna dedicata ai film sul tema dell’arte contemporanea

Pensare spazi contemporanei “Dove si annida la critica”

Una Finestra sul Nord 28 e 29 ottobre 2011 rassegna di cinema finlandese

Florence Queer Festival 25 novembre-1 dicembre 2011 un viaggio nell’universo queer che si snoda tra cinema, teatro, letteratura, fotografia, musica e costume

19 ottobre 2011 ore 18,30 Ex3

Pensare spazi contemporanei “Crisi” 26 ottobre 2011 ore 18,30 Spazio SUC Murate

The Piano Hours Series Vol. 4 ottobre-novembre 2011 Musicus Concentus, Sala Vanni

Immagini e suoni dal mondo 30 ottobre e 1 novembre 2011 rassegna di documentari e cinema etnomusicale River to River 2-8 dicembre 2011 Festival di Cinema & Donne rassegna dedicata al cinema indiano 4-9 novembre 2011 e a film sull’India rassegna di film al femminile NICE Città di Firenze 52˚ Festival dei Popoli 9 dicembre 2011 12-19 novembre 2011 festival internazionale del film documentario

Glorytellers ottobre-novembre 2011 Cinema Odeon Musicus Concentus, Sala Vanni

Pensare spazi contemporanei “Gioco” 9 novembre 2011 ore 18,30 Spazio SUC Murate

Francedanse Boris Charmatz e Médéric Collignon. Improvisation 17 novembre 2011 ore 21 Cango Cantieri Goldonetta

Pensare spazi contemporanei “Crisi” 23 novembre 2011 ore 18,30 Spazio SUC Murate

71º Modaprima. Salone internazionale delle collezioni moda e accessorio 26-28 novembre 2011 Stazione Leopolda

Pensare spazi contemporanei “Racconto” 7 dicembre 2011 ore 18,30 Spazio SUC Murate

Francedanse Eszster Salomon. Dance for Nothing 11 dicembre 2011 ore 21 Cango Cantieri Goldonetta

Pensare spazi contemporanei “Dove si annida la critica” 14 dicembre 2011 ore 18,30 Spazio SUC Murate

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Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci

Oltre alla collezione permanente di opere, il programma del Centro prevede periodicamente mostre temporanee, workshop ed eventi. viale della Repubblica, 277, Prato aperto: da mercoledì a lunedì 10-19, Capodanno 15-19 chiuso: Natale, 31 dicembre

www.centropecci.it

mostre Athos Ongaro. Abrakadabra a cura di Marco Senaldi Sale del museo 9 ottobre-27 novembre 2011 Antologica con i grandi quadri a olio a tema cosmico, realizzati a partire dalla “svolta” pittorica del 2000, unitamente alle sorprendenti opere scultoree dei due decenni precedenti – mosaici, bronzi, marmi, legni – e ad alcune opere poco viste degli anni settanta.

Superstudio / backstage a cura di Cristiano Toraldo di Francia Sale CID/Arti Visive 9 ottobre 2011-26 febbraio 2012 Documenti inediti e non della vita di Superstudio dal 1966 al 1978: fotografie, litografie, lampade originali, oggetti della serie Istogrammi, pubblicazioni e film di Superstudio per documentare un’attività che ha dilatato i confini dell’architettura fino a comprendere altre pratiche artistiche, intendendo il progetto non solo come opera tesa alla risoluzione di problemi ma come strumento di conoscenza.

L’Archivio di Mario Mariotti Spazio progetti 9 ottobre 2011-30 aprile 2012 Il Centro Pecci presenta l’Archivio di Mario Mariotti, recentemente acquisito e composto da opere, documenti, fotografie, libri che testimoniano l’originale lavoro dell’artista fiorentino prematuramente scomparso. Artista e animatore culturale – nella memoria rimangono le sue azioni provocatorie a Firenze –, Mariotti è stato anche grafico e fondatore di Zona / no profit, lo spazio espositivo gestito da artisti che per buona parte degli anni settanta è stato luogo di incontro e di esposizione.


focus

Villa Romana

Villa Romana è uno spazio di presentazione e produzione d’arte, finalizzato a realizzare a Firenze un cenVilla Romana tro indipendente dai percorsi di forvia Senese, 68 mazione ufficiali. Associazione www.villaromana.org tedesca senza scopo di lucro, Villa Romana è finanziata per un quarto dal Ministero della Cultura tedesco, mentre la maggior parte dei finanziamenti provengono da istituzioni e sponsor privati. Oltre a ospitare ogni anno i vincitori del Premio Villa Romana (assegnato annualmente a quattro artisti residenti in Germania: nel 2012 saranno Yorgos Sapountzis, Nine Budde, Wolfgang Breuer e Sophie Melinda Reinhold), la Villa porta avanti una nutrita serie di attività: accoglie per brevi soggiorni artisti internazionali, con particolare attenzione all’area mediterranea, invita giovani artisti e curatori italiani per la realizzazione di progetti, organizza workshop e propone un programma di mostre, manifestazioni aperte al pubblico dedicate all’arte contemporanea, ma anche alla musica (nel progetto music@villaromana) e creazioni che vedono uno scambio interdisciplinare tra artisti. Da aprile, inoltre, è nata la collaborazione con Radio Papesse, che negli spazi della villa ha creato una redazione e promuove aggiornamenti e approfondimenti culturali.

Villa Romana e la ricerca artistica

A Villa Romana risiedono alcuni dei più interessanti talenti artistici internazionali, che spesso vivono in Germania e vengono selezionati dalla giuria del Premio. Durante il loro soggiorno sviluppano progetti artistici che hanno a che fare con la città di Firenze e il territorio toscano. Ma anche per gli altri ospiti Villa Romana è un luogo di ricerca e ispirazione. Eleni Kamma, ad Angelika Stepken, critico d’arte, curatrice di numerose mostre d’arte internazionali, docente presso l’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Karlsruhe e vicepresidente della Arbeitsgemeinschaft Deutscher Kunstvereine (ADKV). Dopo l’esperienza al Badischer Kunstverein di Karlsruhe, è dal novembre 2006 la direttrice di Villa Romana di Firenze. Gabriele Ametrano è giornalista. Collabora per le pagine culturali del ‘Corriere Fiorentino’ (dorso locale del ‘Corriere della Sera’) e con alcune riviste nazionali (‘Indice dei Libri’, ‘Exibart’, ‘Edison Square’). Dal 2008 conduce due programmi letterari nel palinsesto di Rete Toscana Classica. info@gabrieleametrano.com

Padiglione temporaneo di pallets in legno con copertura in PVC progettato da Avatar Architettura Firenze

incontemporaneo

Angelika Stepken a colloquio con Gabriele Ametrano

esempio, invitata qui nei mesi passati come artista ospite di origine greco-cipriota, pur non avendo vinto il Premio, ci ha proposto un progetto-ricerca sul paesaggio fiorentino (mostra in programma a maggio 2012), mentre prevediamo in aprile un appuntamento di approfondimento con gli archivi fiorentini di Ketty La Rocca. Il processo produttivo è alla base del rapporto con gli artisti ospiti, destinato alla fruizione pubblica quando l’opera è conclusa e al confronto durante la creazione. Per questo la villa è sempre aperta, visitabile ogni giorno della settimana, con possibilità d’incontrare gli artisti e approfondire il rapporto con la loro arte. Nell’ottica del confronto, il giardino della villa (di circa un ettaro e mezzo), ridisegnato con l’ausilio dell’Atelier Le Balto e degli studenti di architettura delle Università di Firenze, Stoccarda, Alghero e Milano, è pronto ad accogliere progetti site specific. Nel verde è stato allestito anche un padiglione temporaneo di pallets in legno e copertura di pvc, progettato da Avatar Architettura di Firenze per accogliere conferenze, presentazioni e proiezioni.

Villa Romana e Firenze

Molte le collaborazioni attive sul territorio con curatori e artisti. Importanti rapporti sono stretti con le realtà contemporanee fiorentine, come il Museo Marino Marini, Base e la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze, ma è difficile dare continuità ai numerosi progetti che ci vengono proposti da altre realtà. Firenze e il peso della sua storia limitano i confini del proprio agire artistico contemporaneo, mentre le condizioni economiche precarie delle istituzioni culturali a volte non permettono la realizzazione di progetti a lungo termine. Villa Romana, in alcuni casi, ha avuto difficoltà a rapportarsi con la politica culturale cittadina, che prevede tempi di attuazione e collaborazioni estemporanee: purtroppo l’improvvisazione nega la necessaria professionalità che l’arte richiede.

calendario degli eventi Concrete & Samples mostra di Aglaia Konrad e Willem Orebeek / Brussels dal 30 settembre 2011 Progetto di Rosa Barba e Oswald Wiener vernissage della mostra 8 ottobre 2011 music@villaromana Motionless concerto musiche di Feldman, Lucier, Bertoncini 15 ottobre 2011 ore 21,30

La produzione artistica a Berlino, Beirut, Firenze simposio a cura di Mirene Arsanios 10-13 novembre 2011 Effetto Marey mostra a cura di Alessandro Sarri Opere di Emanuele Becheri, Davide Rivalta, Daniela de Lorenzo, Oleg Tcherny, Ruben Bellinkx 18 novembre20 dicembre 2011

music@villaromana What’s new concerto musiche di Bracci, Djordjevic, Schneller, Gubaidulina eseguite da Ensemble L’Arsenale 26 novembre 2011 ore 21,30 Premio Villa Romana 2012 esposizione delle opere create dagli artisti vincitori del Premio 17 febbraio-24 marzo 2012

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ville medicee

Parco mediceo di Pratolino Villa Demidoff

Villa medicea di Castello

primi proprietari: Lorenzo e Giovanni di Pierfrancesco de’ Medici (dal 1477). committente: Cosimo I. architettura: tra le più antiche residenze suburbane dei Medici, villa e giardino furono rinnovati nel XVI secolo; vi lavorarono Tribolo, Vasari e Buontalenti. da vedere: visitabile solo il giardino, considerato da Vasari uno dei più splendidi d’Europa, con la Grotta degli Animali e la fontana di Ercole e Anteo di Ammannati. via di Castello, 47 - Loc. Castello aperto: da novembre a febbraio 8,15-16,30, in marzo 8,15-17,30, in aprile, maggio, settembre, ottobre 8,15-18,30, da giugno ad agosto 8,15-19,30 chiuso: secondo e terzo lunedì del mese, Capodanno, 1 maggio, Natale

www.polomuseale.firenze.it/musei/ villacastello

Villa medicea di Cerreto Guidi

primo proprietario e committente: Cosimo I de’ Medici. architettura: edificata nel 1556 come residenza di caccia, fu terminata in base a un progetto attribuito al Buontalenti. da vedere: museo dal 1978, conserva mobili e ritratti medicei; dal 2002 accoglie il Museo Storico della Caccia e del Territorio.

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via dei Ponti Medicei, 7, Cerreto Guidi aperto: tutti i giorni, 8,15-19 chiuso: secondo e terzo lunedì del mese, Capodanno, 1 maggio, Natale

www.polomuseale.firenze.it/musei/ cerretoguidi

Villa medicea della Petraia

primi proprietari: i Brunelleschi; gli Strozzi. committente: cardinale Ferdinando de’ Medici. architettura: proprietà medicea dal 1532 e modificata da Ferdinando nella seconda metà del secolo, nel Seicento vi intervenne Giulio Parigi. da vedere: la decorazione degli interni e gli arredi ottocenteschi; la sala da ballo con affreschi del Volterrano (XVII secolo); il giardino formale progettato dal Tribolo e la fontana con la Fiorenza del Giambologna, proveniente dalla Villa di Castello. via della Petraia, 40 - Loc. Castello aperto: tutti i giorni, da novembre a febbraio 8,15-16,30, in marzo 8,15-17,30, in aprile, maggio, settembre, ottobre 8,15-18,30, da giugno ad agosto 8,15-19,30 chiuso: secondo e terzo lunedì del mese, Capodanno, 1 maggio, Natale

www.polomuseale.firenze.it/musei/petraia

primi proprietari: la famiglia Medici. committenti: Francesco I de’ Medici (1568); Ferdinando III di Lorena (1819); Leopoldo II di Lorena (1837); Paolo Demidoff (1870). Nel 1981, infine, il complesso viene acquistato dall’Amministrazione Provinciale di Firenze per essere destinato a uso pubblico. architettura: la villa medicea, progettata dal Buontalenti e demolita nel 1822, si trovava all’interno del grande parco che, per il suo complesso di giochi d’acqua, automi e fontane, divenne un modello imitato in tutta Europa. L’attuale Villa Demidoff deriva da un adattamento dell’antica “paggeria”, mentre la trasformazione del giardino in parco all’inglese si deve al progetto di Joseph Fritsch nel periodo lorenese. da vedere: il parco con alberi secolari che conserva alcune opere dell’assetto buontalentiano, tra le quali il Colosso dell’Appennino e la fonte del Mugnone (Giambologna), la grotta di Cupido (Buontalenti, 1577), il Casino di Montili (de Cambray Digny, 1820 circa) e la Cappella a pianta esagonale (Buontalenti, 1580). via Fiorentina, 282 - Loc. Pratolino, Comune di Vaglia In auto: a disposizione ampio parcheggio non custodito In autobus: linee ATAF, SITA e CAP dalla zona Stazione di Firenze Santa Maria Novella L’ingresso al parco è libero aperto: da aprile a ottobre. In aprile e ottobre domenica e festivi 10-17; in maggio e settembre sabato, domenica e festivi 10-18; da giugno ad agosto sabato, domenica e festivi 10-19 L’apertura del parco è soggetta alle condizioni meteorologiche e climatiche. Nei giorni di chiusura, gruppi di turisti e cittadini possono su richiesta visitare la zona centrale del parco: parcpra@provincia.fi.it 055 409427

www.provincia.fi.it/pratolino


Villa medicea di Poggio a Caiano

primo proprietario e committente: Lorenzo il Magnifico. architettura: progettata da Giuliano da Sangallo, rispecchia le tendenze umanistiche dell’architettura ispirata all’antico (1485-1492); fu conclusa nella prima metà del Cinquecento per volontà del futuro Leone X. da vedere: affreschi di Andrea del Sarto, Pontormo, Franciabigio e Alessandro Allori. piazza Medici, 14, Poggio a Caiano aperto: tutti i giorni, da novembre a febbraio 8,15-16,30, in marzo e ottobre 8,15-17,30 (con ora legale 18,30), in aprile, maggio, settembre 8,15-18,30, da giugno ad agosto 8,15-19,30 chiuso: secondo e terzo lunedì del mese, Capodanno, 1 maggio, Natale

www.polomuseale.firenze.it/ musei/poggiocaiano

Museo della Natura Morta Allestito nella Villa medicea di Poggio a Caiano, il museo è un unicum in Italia ed espone oltre 200 dipinti databili fra il tardo Cinquecento e la metà del Settecento, provenienti dalle collezioni medicee.

Prenotazione obbligatoria 055 877012 Visite accompagnate (non guidate) ogni ora dalle 9 (la visita delle 13 non viene effettuata)

Percorso espositivo Introduzione al museo Sale 1-2 I Medici collezionisti di natura morta Il tempo del granduca CosimoII Sala 3 Agli inizi del genere della natura morta Sala 4 Il tempo di Cosimo II Sala 5 Don Lorenzo e la Villa della Petraia Il tempo del granduca Ferdinando II Sala 6 I fratelli cardinali Leopoldo e Giovan Carlo Sala 7 Vittoria della Rovere e la Villa del Poggio Imperiale Temi della natura morta barocca Sala 8 Cacciagioni e cucine Sala 9 Fiori medicei Il tempo del granduca Cosimo III Sala 10 Cosimo III e il ‘teatro della Natura’ Sala 11 Gli animali nella Villa dell’Ambrogiana Sala 12 Citromania medicea Sala 13 Bartolomeo Bimbi e il casino della Topaia Sala 14 Le collezioni del Gran Principe Ferdinando Sala 15 Il ‘gabinetto di opere in piccolo’ di Poggio a Caiano Sala 16 L’epilogo del collezionismo mediceo

Un museo unico al mondo

ville medicee

focus

di Andrea G. De Marchi

Nella celebre villa medicea nei dintorni di Firenze, ben nota alla storia dell’arte per la sua architettura e per la straordinaria decorazione manierista, è stato allestito da qualche anno un museo unico al mondo quanto a indirizzo tematico e a selezione del materiare raccolto. Finora non esisteva un luogo dedicato alla natura morta, genere spesso lasciato nei depositi, oppure riunito sistematicamente in occasione di mostre organizzate soprattutto dal mondo dell’antiquariato. La nuova rassegna permanente, che include pure soggetti vivi di animali e vegetali, permette riflessioni e raffronti, stuzzicando domande sia sui massimi sistemi della visione, sia su questioni minori, in prevalenza attributive o iconografiche. Se negli ultimi decenni le ricerche in questo campo hanno fatto passi sostanziali, rimangono tuttavia sul tappeto varie questioni irrisolte. A cominciare da quella che riguarda la nascita del genere, avvenuta fra Cinque e Seicento, con immediato successo internazionale. Il processo di configurazione delle immagini di questo tipo in forma autonoma è stato spiegato con ipotesi diverse. Anzitutto, come naturale sviluppo dei dettagli di natura morta, da tempo inseriti entro soggetti storici. Inoltre, con l’idea poco diversa di una derivazione evolutiva dai festoni vegetali, spesso posti a ripartire decorazioni murarie. Infine, con l’eventualità che il fenomeno possa essere proceduto dalle illustrazioni di carattere scientifico: un caso particolarmente congruo rispetto a una tendenza della cultura di Firenze, che si riflette parecchio su questa selezione, compiuta nel patrimonio delle Gallerie Palatine della città. La quadreria riunita a Poggio a Caiano consente pure di farsi un’idea della strana linea evolutiva seguita dalla natura morta. A cominciare dalla sua fase più arcaica, contraddistinta da soggetti relativamente semplici e quotidiani, il cui più noto esemplare è probabilmente la Cesta di frutta (uva e mele annurche) di Caravaggio all’Ambrosiana. Verso la metà del Seicento si è manifestato un deciso passaggio verso i crescenti convenzionalismi e le intonazioni trionfali del lusso barocco. La parabola conduce sino al secondo Settecento, allorché va affiorando in varie zone d’Europa un ritorno alla semplicità dei soggetti e perfino della materia pittorica, che propone superfici lisce e riduce gli effetti giocati sull’abilità di tocco. Se quest’ultima tappa potrebbe avere avuto qualche consonanza col diffondersi delle idee giacobine, di certo concorda bene con una certa severità d’epoca neoclassica. La nuova istituzione consente, fra l’altro, di comparare i differenti caratteri del genere pittorico nei vari Stati dell’Italia preunitaria, che potrebbero venire documentati ancora meglio pescando altri pezzi delle raccolte fiorentine rimasti in deposito. Si può ricavare qualche interessante impressione su alcuni elementi, consonanti con caratteri antropologici e culturali del nostro Paese. Per cui si vedono i notevolissimi esemplari napoletani del Seicento, connotati spesso da grande abilità esecutiva e ricchezza delle cose descritte, che tendono tuttavia a essere esibite con un certo disordine compositivo. Le formule romane esprimono un’esplosione del lusso, fornendo un esempio clamoroso dello show off barocco. Laddove nelle immagini di Firenze prevale invece un ordine sistematico della partizione: in molti quadri le specie vegetali sono raggruppate con cura, riflettendo una regìa e un’attitudine mentale che il visitatore vedrà ribadita in qualche modo nel parco botanico della villa. Quelle accurate divisioni per specie sembrano offrire una corrispondenza viva e icastica con la storica vocazione alla ricerca scientifica del mondo di Firenze, ma anche un riflesso della sua radicata abilità nei commerci. Altro stimolo per visitare il museo di Poggio a Caiano è dato dalla possibilità di muoversi in una solitudine pressoché totale, riuscendo ad affrancarsi così dalle folle irreggimentate con criteri zootecnici, che purtroppo costituiscono il vanto di molti amministratori pubblici. L’idea di questo museo fu insistentemente caldeggiata da Federico Zeri, che ne parlava spesso nei suoi ultimi anni, anche in qualità di esponente del Consiglio Nazionale del Ministero (un ruolo, come altri, che sembra aver ottenuto per la fama televisiva e non tanto per gli straordinari meriti scientifici). Andrea G. De Marchi si è laureato e specializzato a Roma nel 1985, ottenendo un PhD a Losanna. Per molti anni ha lavorato con Federico Zeri e diretto la Galleria Doria Pamphilj. È funzionario storico d’arte presso il Ministero dei Beni Culturali (Soprintendenze di Bologna e GNAM di Roma). Ha studiato diversi argomenti di arte figurativa fra i secoli XIV e XIX.


piccoli grandi musei

Nato nel 2004 con l’individuazione dei musei cosiddetti “minori” di Firenze e provincia, il progetto “Piccoli Grandi Musei”, sostenuto e promosso dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, porta avanti un sistema di promozione e valorizzazione delle realtà museali meno note del territorio con l’intento di scoprire itinerari culturali alternativi, tra raccolte d’arte sacra, musei del collezionismo, musei scientifici, musei archeologici, ville e giardini storici, tutti accomunati da un unico sistema multimediale di comunicazione integrata. Dopo aver interessato il Chianti Fiorentino, l’EmpoleseValdelsa, il Valdarno, il Mugello, la piana e le colline a nordovest del capoluogo toscano, il progetto punta ora su Firenze coinvolgendo i musei del collezionismo storico della città. www.piccoligrandimusei.it

Le stanze dei tesori

Meraviglie dei collezionisti nei musei di Firenze da Palazzo Medici Riccardi a Museo Stefano Bardini Museo Horne Museo Stibbert Fondazione Salvatore Romano e Museo Bandini Museo di Palazzo Davanzati Museo Casa Rodolfo Siviero

3 ottobre 2011-15 aprile 2012 Le stanze dei tesori vedi pp. 24-25 e p. 42

In una città ricca di patrimoni artistici pubblici e privati come Firenze, il mestiere di antiquario non poteva che radicarsi e fiorire. A partire dal XIX secolo, personaggi come Stefano Bardini, Elia Volpi, Salvatore Romano, ma anche stranieri come Sir Herbert Percy Horne, Frederick Stibbert (inglesi) e Charles Loeser (americano) divennero protagonisti del mercato dell’arte, offrendo contributi fondamentali alla stessa museologia novecentesca: alimentarono gli acquisti di collezionisti e musei specialmente all’estero, ma predisposero spazi e collezioni anche per musei propri. La serie di iniziative riunite nella VII edizione del progetto “Piccoli Grandi Musei” si concentra proprio sulle discrete ed eleganti presenze dei musei nati a Firenze dal collezionismo storico. Le preziose “stanze dei tesori” citate nel titolo sono, appunto, le strepitose realtà museali coinvolte in un fitto programma di promozione e valorizzazione: aperture straordinarie e unificate, mostre e riallestimenti, attività didattiche e laboratori, visite guidate e itinerari, che concorrono a mettere in rete i musei Horne, Stibbert, Stefano Bardini, Palazzo Davanzati, Fondazione Salvatore Romano. Agli interventi permanenti e agli eventi promozionali dedicati alle singole realtà museali si affianca una mostra, allestita nel centralissimo Palazzo Medici Riccardi. Attraverso un’inedita visione complessiva, l’esposizione racconta il contesto e le vite dei collezionisti vissuti a Firenze tra Ottocento e Novecento. Uomini dai gusti raffinati, studiosi appassionati oppure veri e propri antiquari nonché collezionisti straordinari, accomunati da un’identica mania di ‘possesso dell’arte’.

Il Pass dei Tesori È il biglietto cumulativo che permette l’ingresso ai musei coinvolti nel progetto ed è gratuito con l’acquisto della Firenze Card Servizi gratuiti con il Pass dei Tesori Visite guidate per singoli in tutti i musei coinvolti nel progetto il sabato e la domenica Di museo in museo... itinerari guidati con eventuale pullman la domenica Laboratori per famiglie attività gratuite tutti i sabati e le domeniche (vedi p. 55) Attività educative gratuite per le scuole Informazioni e prenotazioni: 055 2340742 prenotazioni@cscsigma.it Per conoscere gli orari della mostra nei vari musei e tutte le attività:

www.stanzedeitesori.it


villa e giardino bardini

a Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron è stata costituita nel 1998 dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze a seguito del progetto di recupero degli immobili dell’eredità Bardini, promosso all’inizio degli anni novanta. L’Ente Cassa gestisce il complesso Bardini, che comprende la villa secentesca e il parco: quattro ettari di bosco, giardino, orto e frutteto a contatto con le mura medievali della città, tra costa San Giorgio e borgo San Niccolò. Il giardino e la villa sono aperti tutto l’anno e offrono attività espositive e non solo. Nella Villa Bardini hanno sede il Museo Annigoni, la Fondazione Capucci e la Società Toscana di Orticoltura.

L

Per informazioni su orari ed eventi consultare il sito

www.bardinipeyron.it

Museo Capucci vedi p. 45

Passeggiata nel verde Palazzo Pitti e Villa Bardini sono collegati attraverso il Giardino di Boboli. L’accesso per i residenti a Firenze è gratuito vedi p. 6

Museo Pietro Annigoni

Il museo, inaugurato nel 2008, vanta il più ampio fondo esistente di opere annigoniane con oltre 6.000 pezzi. Il museo si propone come centro di studi e promozione della cultura artistica del Novecento e organizza eventi espositivi temporanei legati alla figura di Annigoni e al periodo storico in cui visse e operò, pienamente partecipe del suo tempo, con particolare attenzione ai temi di grande importanza critica per l’arte del XX secolo.

mostra

Macchiaioli a Villa Bardini a cura di Silvestra Bietoletti e Roberto Longi

fino al 30 ottobre 2011 48 opere dei più noti Macchiaioli, quali Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Silvestro Lega, Odoardo Borrani e Plinio Nomellini, celebrano uno dei movimenti artistici che più seppe innovare il linguaggio figurativo tra Ottocento e Novecento. La mostra ripercorre lo sviluppo della ‘rivoluzione’ introdotta dalla “macchia”: dalle prime sperimentazioni alla piena affermazione, fino alle soglie del XX secolo, quando l’esempio dei maestri divenne modello ineludibile per i giovani toscani. I dipinti provengono da una preziosa collezione privata, composta dal suo artefice con particolare attenzione alla qualità estetica e all’importanza storica dei dipinti. eventi collaterali alla mostra

Villa Bardini costa San Giorgio, 2 aperto: fino al 30 ottobre da martedì a domenica 10-19; dal 31 ottobre gli orari potranno essere soggetti a cambiamenti

Visite guidate per singoli sabato e domenica alle 10,30, 11,30, 15,30, 16,30 Tutte le attività sono gratuite e riservate ai possessori del biglietto acquistato in giornata. Con il biglietto della mostra è possibile visitare anche il Museo Annigoni e il Museo Capucci. Informazioni e prenotazioni: 055 20066206 mg.geri@bardinipeyron.it Orari della mostra: da martedì a domenica 10-19, ultimo ingresso alle 18

www.museoannigoni.it

Cronologia del Giardino Bardini 1309 il Comune di Firenze fa compilare una stima delle proprietà Mozzi, dove si parla di un palazzo “con loggia grande e giardino dietro detto palazzo e casa contigua con orto e pratello, e terreno murato dietro la casa” inizi del ’400 i Mozzi sono costretti a liquidare molte proprietà nel popolo di Santa Lucia de’ Magnoli, tra le quali il palazzo di famiglia 1551-1552 Luigi di Conte di Giovannozzo dei Mozzi ottiene nuovamente una parte del palazzo e dei terreni adiacenti prima metà del ’600 l’architetto Gherardo Silvani (1579-1675)

costruisce per Giovan Francesco Manadori una villa in posizione panoramica sulla costa San Giorgio

1814 Giacomo Luigi Le Blanc è proprietario della Villa Manadora e realizza in quest’area un moderno parco all’inglese

1965 morte di Ugo Bardini; l’eredità Bardini inizia un lungo iter burocratico amministrativo, concluso solo di recente

3 gennaio 1603 il senatore Piero di Luigi di Conte dei Mozzi riunisce la proprietà del palazzo, acquistando la parte residua da Ersilia Della Gherardesca

luglio 1839 Pier Giannozzo dei Mozzi acquista da Le Blanc tutto il settore occidentale del parco, cioè il giardino all’inglese con il villino sulla costa e il Casino

gennaio 2000 in seguito alla convenzione tra Ministero delle Finanze ed Ente Cassa di Risparmio, iniziano i lavori di restauro nel giardino Bardini

1781 Margherita D’Orford lascia a Giulio Mozzi una “casa con orto grande” che si estende fino alle mura cittadine, sul retro di Palazzo Mozzi, e la Villa Medici a Fiesole

1880 il complesso viene acquistato dalla principessa slesiana Wanda Carolath von Beuthen

2007 villa e giardino sono aperti al pubblico

1793 (ante) la Villa cosiddetta Manadora, sulla costa San Giorgio, viene acquistata dai Cambiagi

1913 l’antiquario Stefano Bardini acquista l’intera proprietà dalla principessa Carolath von Beuthen e inizia grandi lavori di trasformazione 1922 alla morte di Bardini la proprietà viene ereditata dal figlio Ugo

Giardino Bardini via dei Bardi, 1r costa San Giorgio, 2 aperto: tutti i giorni 8,15-16,30 a gennaio, febbraio, novembre e dicembre; 8,15-17,30 a marzo; 8,15-18,30 ad aprile, maggio, settembre e ottobre; 8,15-19,30 a giugno, luglio e agosto chiuso: primo e ultimo lunedì del mese, Capodanno, 1 maggio, Natale

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accademie e fondazioni

Accademia Toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria”

Gabinetto Scientifico Letterario Vieusseux

Accademia della Crusca

Nel 1820 il commerciante ginevrino di

Sorta dallo spontaneo riunirsi di alcuni studiosi fiorentini, “La Colombaria” formalizzò la sua struttura a partire dal 1735 e conserva oggi un patrimonio di manoscritti, carteggi, incunaboli e cinquecentine e una collezione di disegni e stampe. L’Accademia inoltre pubblica la collana ‘Studi’ e gli Atti e Memorie. La Biblioteca consta di circa 10.000 volumi e comprende i Fondi Devoto, Ravà, Procissi e Rodolico.

cultura illuminista Giovan Pietro Vieusseux inaugura in Palazzo Buondelmonti un Gabinetto Scientifico Letterario, a fianco del quale nel 1822 nasce la biblioteca. Il Gabinetto, poi trasferito a Palazzo Strozzi, ha accolto personaggi come Tecchi, Montale e Bonsanti − fondatore del periodico ‘Antologia Vieusseux’ − ed è ancora oggi una realtà vitale che organizza eventi e convegni, con la Biblioteca, l’Archivio Storico e l’Archivio Contemporaneo “Alessandro Bonsanti” (Palazzo Corsini Suarez, via Maggio, 42).

L’Accademia è sorta tra il 1582 e il 1583 per iniziativa di cinque letterati fiorentini (Giovan Battista Deti, Anton Francesco Grazzini, Bernardo Canigiani, Bernardo Zanchini, Bastiano de’ Rossi), cui si aggiunse Lionardo Salviati, ideatore di un vero programma culturale e di codificazione della lingua. Dalle loro animate riunioni, chiamate scherzosamente “cruscate”, deriva il nome dell’istituzione, che adottò una ricca simbologia riferita al grano e al pane. Fin dalle sue origini l’Accademia ha accolto studiosi, italiani ed esteri, di diverse discipline: grammatici e filologi, scrittori e poeti, scienziati, storici, filosofi, giuristi e statisti. Con il Vocabolario (prima edizione nel 1612) ha contribuito all’identificazione e diffusione della lingua italiana.

via Sant’Egidio, 23 aperto: da lunedì a venerdì 9,30-13,30

www.colombaria.it

Accademia delle Arti del Disegno Trae la sua origine dall’Accademia e Compagnia dell’Arte del Disegno, istituita da Cosimo I de’ Medici il 13 gennaio 1563, su suggerimento di Giorgio Vasari. Tra i primi Accademici figuravano Michelangelo, lo stesso Vasari, Ammannati, Bronzino e Francesco da Sangallo. Nel 1784 venne riformata da Pietro Leopoldo e prese il nome di Accademia delle Belle Arti; nel 1873 fu distinta in due corpi, il Collegio degli Accademici, cioè l’Accademia delle Arti del Disegno, e l’istituto d’insegnamento. Oltre al patrimonio di sculture, pitture, arazzi e mobilio, possiede un Archivio Storico, con documenti, volumi a stampa e fotografie, e la Biblioteca, di circa 6.000 tra volumi, opuscoli e riviste, dedicati per lo più alla cultura artistica toscana dall’Ottocento a oggi. via Orsanmichele, 4 aperto: da lunedì a venerdì 9,30-12,30

www.aadfi.it

eventi e mostre

L’Accademia propone, in collaborazione con altri enti, cicli di conferenze, incontri e concerti, oltre a una serie di mostre di pittura, scultura e architettura in una Sala Esposizioni in piazza San Marco, con particolare attenzione alla contemporaneità.

Fondazione Roberto Longhi La Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi nasce nel 1971 per volontà testamentaria dello studioso, che la dota della sua biblioteca, della sua fototeca e della collezione d’arte “per vantaggio delle giovani generazioni”. La Fondazione mette a disposizione di borsisti e studiosi il suo patrimonio librario (circa 36.000 volumi), la fototeca (circa 70.000 unità), la collezione d’arte (dipinti, disegni, incisioni, miniature, sculture) e il vasto fondo archivistico. Fra gli obiettivi primari, favorire e sviluppare gli studi di storia dell’arte mantenendo vivi l’eredità culturale e il metodo di Longhi.

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via Benedetto Fortini, 30 aperto: Biblioteca da lunedì a venerdì 9,30-13, 14-17,30 previo appuntamento

www.fondazionelonghi.it

Palazzo Strozzi, piazza Strozzi aperto: Biblioteca lunedì, mercoledì e venerdì 9-13,30, martedì e giovedì 9-18. Archivio Storico lunedì, mercoledì e venerdì 9-14, martedì e giovedì 9-14, 15-18. Archivio Contemporaneo lunedì, martedì e venerdì 9-13, mercoledì e giovedì 9-17,30

www.vieusseux.fi.it

Villa medicea di Castello via di Castello, 46

mostra Insegnare narrando storie. Laura Orvieto e le sue Storie del Mondo 20 ottobre-20 novembre 2011 Archivio Storico del Comune di Firenze

convegni Il Libro Rosso di Carl Gustav Jung 8 ottobre 2011 ore 9,30 Sala Ferri, Palazzo Strozzi Odoardo Fantacchiotti 13 ottobre 2011 Sala Ferri, Palazzo Strozzi Laura Orvieto: la voglia di raccontare le Storie del Mondo 19 ottobre 2011 Sala Ferri, Palazzo Strozzi Letteratura italiana e Unità nazionale 27-29 ottobre 2011 Sala dei Dugento, Palazzo Vecchio Sala Ferri, Palazzo Strozzi Sala Luca Giordano, Palazzo Medici Riccardi Vieusseux editore e la formazione di una coscienza italiana: dall’‘Antologia’ all’Archivio Storico italiano 15 gennaio 2012 Sala Ferri, Palazzo Strozzi

Accademia dei Georgofili Fondata il 4 giugno 1753, si propone di contribuire al progresso delle scienze e delle loro applicazioni all’agricoltura, allo sviluppo rurale e alla tutela dell’ambiente e del territorio agricolo. Nella Torre de’ Pulci dal 1932, vanta una biblioteca con circa 70.000 fra monografie, opuscoli e periodici. Esposizioni permanenti e mostre temporanee documentano il ricco patrimonio di fonti e documenti dell’Accademia, unica nell’ambito della storia agraria. Logge degli Uffizi Corti aperto: Biblioteca da lunedì a venerdì 15-18

www.georgofili.it

www.accademiadellacrusca.it

Il Lyceum Club Internazionale di Firenze È una delle più antiche associazioni culturali internazionali presenti a Firenze e il primo Lyceum in Italia, fondato nel 1908 sul modello degli omonimi club femminili aperti nel 1904 a Londra, Parigi e Berlino. Ebbe come prima presidente Beatrice Pandolfini dei principi Corsini, che fin dall’inizio promosse coraggiose esperienze culturali di notevole apertura e portata innovativa. Un esempio su tutti è la prima mostra italiana degli impressionisti, ammirati per la prima volta nel nostro Paese proprio al Lyceum di Firenze nel 1910. Palazzo Giugni Fraschetti via degli Alfani, 48

www.lyceumclubfirenze.net

eventi I cinque sensi e oltre: l’intelligenza del cuore ottobre 2011-maggio 2012 Ampio ventaglio di manifestazioni incentrato sul tema I cinque sensi e oltre: l’intelligenza del cuore, ispirato al ciclo di arazzi La dame à la Licorne. Concerti che spaziano dalla musica rinascimentale e barocca al repertorio classico, romantico e contemporaneo, fino al jazz Corso di educazione all’ascolto musicale di capolavori nel genere del quartetto d’archi Conferenze dedicate all’ambiente artistico di Cosimo I de’ Medici; conferenze di argomento medico-scientifico; incontri di argomento storico con proiezioni di documentari, pensati per le scuole secondarie superiori della provincia di Firenze; conversazioni su storia, letteratura, cinema e filosofia; tavola rotonda sul giudizio estetico nel commento giornalistico


Esempio quasi unico della tipica casa fiorentina a metà tra la torre medievale e il palazzo rinascimentale, l’edificio fu costruito verso la metà del XIV secolo dai Davizzi; passò in seguito ai Bartolini e nel 1578 ai Davanzati, cui rimase fino alla fine dell’Ottocento. Nel 1904 l’antiquario Elia Volpi lo restaurò e lo arredò con pezzi della sua collezione. Acquistato in seguito dallo Stato, fu aperto al pubblico nel 1956. Nel museo mobili, dipinti, arazzi e oggetti di uso domestico ricreano l’arredamento di una casa patrizia fiorentina dal XIV al XVII secolo. Notevoli i dipinti di soggetto profano e religioso, fra i quali il trittico di Lorenzo Monaco e il tondo con Il gioco del civettino di Giovanni di ser Giovanni detto lo Scheggia; fra le sculture il Busto di fanciullo di Antonio Rossellino. Di grande interesse la collezione di ceramiche e maioliche provenienti da varie manifatture (XIV-XVIII secolo) e le rare decorazioni murali, come quelle nella Sala dei Pappagalli e nella camera detta ‘della Castellana di Vergy’. via Porta Rossa, 13 aperto: tutti i giorni 8,15-13,50 chiuso: seconda e quarta domenica, primo, terzo e quinto lunedì del mese, Capodanno, 1 maggio, Natale

www.polomuseale.firenze.it/musei/ davanzati

Museo Casa Rodolfo Siviero

La palazzina in stile neorinascimentale, costruita nel 1875 quando veniva completato il nuovo lungarno Serristori, fu abitata da Rodolfo Siviero tra il 1944 e il 1983. Conosciuto come lo “007 dell’arte” per l’attività di recupero di opere italiane trafugate all’estero, Siviero lasciò la casa in eredità alla Regione Toscana affinché diventasse un museo pubblico. Nella collezione si trovano opere di Soffici, Annigoni, Manzù e Berti, oltre a una quindicina fra dipinti e disegni di Giorgio de Chirico, che fu molto legato a questa casa. lungarno Serristori, 1-3 aperto: sabato, da ottobre a maggio 10-18, da giugno a settembre 10-14 e 15-19; domenica e lunedì, tutto l’anno 10-13 chiuso: Capodanno, 1 maggio, 24 giugno, 15 agosto, Natale, 26 dicembre

www.museocasasiviero.it

Museo di Casa Martelli

Il palazzo, rimasto proprietà della famiglia Martelli fino al 1986 e divenuto museo statale nel 1999, è stato aperto al pubblico nel 2009 per rendere fruibile la dimora e le collezioni della nobile casata. All’inizio del Cinquecento i Martelli, banchieri e mecenati alleati dei Medici, acquisirono un primo immobile destinato a ingrandirsi negli anni seguenti. Fin dal Seicento vi fu ordinata una collezione d’arte, la cui quadreria è conservata tuttora nell’allestimento originario. Si tratta dunque di una casa museo che non è frutto di una ricostruzione postuma da parte di un collezionista, ma deriva dalla stratificazione secolare della vita di una famiglia.

Museo Casa di Dante

case museo

Museo di Palazzo Davanzati o della Casa Fiorentina Antica

La Casa di Dante come la conosciamo oggi risale al 1911, quando l’architetto Giuseppe Castellucci realizzò un edificio di sapore medievale nell’area in cui secondo le varie testimonianze il poeta ebbe dimora. Il museo sviluppa un percorso che illustra la vita di Dante Alighieri e la Firenze del tempo. Al suo interno il Museo degli Originali espone una raccolta di armi bianche, ceramiche e strumenti di vita quotidiana risalenti al Medioevo. via Santa Margherita, 1 aperto: da martedì a domenica 10-18 chiuso: lunedì

www.museocasadidante.it

via Zannetti, 8 aperto: giovedì pomeriggio e sabato mattina su prenotazione

www.polomuseale.firenze.it/musei/ casamartelli

Casa Guidi

I celebri poeti inglesi Robert Browning ed Elizabeth Barrett Browning, dopo il loro matrimonio segreto (1846), fuggirono in Italia e dimorarono a Firenze fino alla morte di Elizabeth (1861); la casa fu acquistata nel 1971 dal Browning Institute di New York, che la restaurò e la riallestì con arredi appartenuti alla coppia. piazza San Felice, 8 aperto: da aprile a novembre, lunedì, mercoledì e venerdì 15-18

Casa Siviero e Palazzo Davanzati partecipano al progetto “Piccoli Grandi Musei” Le stanze dei tesori vedi p. 36

mostre

Antonio Berti... e gli artisti fiorentini continuavano a nascere a cura di Angela Sanna e Attilio Tori fino al 31 dicembre 2011 Amico di Antonio Berti, Siviero acquisì diverse opere dello scultore, oggi conservate nella casa museo. La mostra approfondisce i rapporti tra i due sia attraverso documenti degli archivi di Siviero, della Fondazione Berti e dell’Accademia delle Arti del Disegno, sia con opere di Berti illustrate negli scritti di Siviero o che lo videro coinvolto nella committenza e nella loro esposizione alle mostre collettive dell’Accademia del Disegno.

eventi

Siviero collezionista del sacro a cura di Diletta Corsini 28 gennaio 25 aprile 2012 Dopo la mostra su calici, pissidi e ostensori, si espongono altri oggetti liturgici – turiboli, croci, campane – raccolti da Siviero e finora mai visti perché conservati al piano superiore della casa museo, chiuso al pubblico. L’esposizione è arricchita dal confronto con oggetti analoghi recuperati da Siviero.

Concorso Giovani Collezionisti Fino al 31 dicembre si può inviare una descrizione della propria collezione che sarà esaminata in base a originalità, interesse, motivazioni e dedizione. Il concorso è articolato in fasce d’età: fino a 11 anni, 12-18 anni, 1825 anni. Premi per partecipanti e vincitori.

Luoghi insoliti 25 settembre, 16 ottobre, 13 novembre 2011 visite guidate con prenotazione obbligatoria luoghiinsoliti@regione.toscana.it

Ricordo di Siviero a cento anni dalla nascita dicembre 2011 Giornata dedicata a Siviero, nato il 24 dicembre 1911, con presentazione di studi e proiezione di filmati.


museo di storia naturale

’Imperiale e Regio Museo di Fisica e Storia Naturale – fondato nel 1775 da Pietro Leopoldo di Asburgo Lorena per riunire le collezioni naturalistiche e gli strumenti scientifici conservati nella Galleria degli Uffizi, poi chiamato “La Specola” in omaggio all’Osservatorio Astronomico terminato nel 1789 – si articola oggi in sei sezioni distribuite in palazzi e luoghi della città. Vi sono ospitati reperti di straordinario valore scientifico e naturalistico: dagli erbari cinquecenteschi alla preziose cere del Settecento, dagli scheletri fossili di elefanti alle collezioni di variopinte farfalle, dai grandi cristalli di tormaline ai reperti aztechi, dalle imponenti sculture lignee all’infiorescenza più grande del mondo. Un contesto che coniuga, in maniera mirabile, natura, storia, scienza e arte.

L

Sezione Antropologia e Etnologia

Sede amministrativa: via Giorgio La Pira, 4

I reperti più antichi provengono dalle raccolte medicee e dalla collezione settecentesca di James Cook; altri sono stati raccolti da ricercatori e scienziati tra Otto e Novecento. Intere sale sono dedicate agli Indiani d’America, alla Lapponia, alla Siberia, all’Indonesia; di grande rilievo la collezione di strumenti musicali.

www.msn.unifi.it

via del Proconsolo, 12 aperto: dal 1 ottobre al 31 maggio lunedì, martedì, giovedì e venerdì 9-13, sabato e domenica 10-17; dal 1 giugno al 30 settembre lunedì, martedì, venerdì e domenica 10-13, sabato 10-18 chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

Sezione Orto Botanico

Nato come Giardino dei Semplici (piante medicinali) nel 1545, oggi i suoi 3 ettari si articolano in grandi serre, serrette, aiuole tematiche con percorsi tattili e olfattivi per non vedenti. Da ammirare gli alberi monumentali che raggiungono anche i 300 anni.

mostra

Sezione Botanica

Corpi danzanti. Sculture in bronzo di Innocenzo Vigoroso

È la più importante istituzione scientifica italiana per la raccolta e la conservazione di collezioni di piante e materiali di origine vegetale. Riunisce straordinari erbari storici e collezioni artistiche e didattiche, che comprendono dipinti di natura morta di Bartolomeo Bimbi e modelli in cera di vegetali realizzati tra il XVIII e il XIX secolo. via Giorgio La Pira, 4 aperto: solo su prenotazione con visita guidata 055 2346760

30 settembre 2011 10 gennaio 2012

mostra

Le forme del piccante

Sezione Zoologia “La Specola”

26 settembre 30 ottobre 2011

Nel “Salone degli Scheletri” si conservano crani e scheletri completi di mammiferi e animali estinti. Al primo piano si visita la Tribuna di Galileo, realizzata nel 1841, mentre al secondo le sale dedicate alla zoologia offrono un esauriente panorama degli animali esistenti e di quelli estinti o in pericolo di estinzione. Le sale delle cere anatomiche contengono reperti di alto valore scientifico e artistico, tuttora utili per lo studio dell’anatomia. Nel Torrino ovvero “La Specola” un nuovo allestimento presenta una scelta delle collezioni storicoscientifiche, con reperti già nelle collezioni medicee. Nuovamente prorogata la mostra Cristalli la più bella mostra di minerali al mondo

Foto di Andrea FiesoliStudio Grandangolo di Prato

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via Pier Antonio Micheli, 3 aperto: dal 16 ottobre al 31 marzo, sabato, domenica e lunedì 10-17; dal 1 aprile al 15 ottobre, lunedì, martedì e da giovedì a domenica 10-19 chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

via Romana, 17 aperto: dal 1 ottobre al 31 maggio da martedì a domenica 9,30-16,30; dal 1 giugno al 30 settembre da martedì a domenica 10,30-17,30 Salone degli Scheletri e Torrino aperto solo su prenotazione con visita guidata 055 2346760 chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

mostre nell’ambito di Firenze Preziosa 2011, organizzata da Le Arti Orafe

Mari Ishikawa Monologo - Parallel worlds 6-23 ottobre 2011 Retrospettiva dedicata all’artista giapponese, creatrice di gioielli ispirati alla natura

Preziosa Young 2011 10-22 ottobre 2011 In mostra i lavori dei vincitori del concorso internazionale e le creazioni di artisti, docenti e studenti de Le Arti Orafe, che saranno venduti all’asta il 22 ottobre nel Salone degli Scheletri per sostenere la ricerca della Fondazione FiorGen. www.preziosa.org


e innovazione: la nuova Sezione di Mineralogia

Sezione Mineralogia e Litologia

Vi si scoprono collezioni di minerali, rocce e gemme: da non perdere un grande cristallo di topazio e un’acquamarina di quasi 100 kg. Il rinnovato allestimento è corredato da filmati e innovative animazioni didattiche multimediali. via Giorgio La Pira, 4 aperto: dal 1 ottobre al 31 maggio lunedì, martedì, giovedì e venerdì 9-13, sabato e domenica 10-17; dal 1 giugno al 30 settembre lunedì, martedì, venerdì e domenica 10-13, sabato 10-18 chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

Sezione Geologia e Paleontologia

Dedicata ai vertebrati fossili della Toscana, qui raccolti da oltre due secoli, illustra la storia paleontologica, la paleogeografia e le fasi della fauna terrestre e marina. Vi si conserva lo scheletro del primate più antico della regione. via Giorgio La Pira, 4 aperto: dal 1 ottobre al 31 maggio lunedì, martedì, giovedì e venerdì 9-13, sabato e domenica 10-17; dal 1 giugno al 30 settembre lunedì, martedì, venerdì e domenica 10-13, sabato 10-18 chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

museo di storia naturale

focus / Fra tradizione

All’entrata, gli armadi ottocenteschi danno un piccolo saggio delle collezioni, da quelle storiche a quelle più recenti, compresi strumenti una volta in uso nel museo e nei laboratori. Il nuovo percorso inizia con una serie di fette sottili di minerali, in prevalenza parti di noduli di quarzo varietà agata provenienti dal Brasile, illuminate per evidenziarne disegni e colori. Inseriti in un percorso tattile per ipovedenti sono il quarzo varietà affumicato di 135 kg e la porzione di geode di quarzo varietà ametista di oltre 200 kg. Seguono gli esemplari delle pegmatiti brasiliane (dalla collezione Ponis), in cui spiccano gli spettacolari intrecci di cristalli di elbaite, a volte associati a variopinte miche, alla candida albite, al quarzo e al berillo varietà morganite di colore rosa. La sezione didattica inizia dalla nascita del pianeta Terra e dall’affascinante mondo delle meteoriti, con due grandi esemplari di “meteoriti ferrose”: la Chupaderos, ritrovata nel 1852 in Messico, e la Sikhote Alin, caduta in Russia nel 1947. Interessanti anche le meteoriti cadute in Italia, come quella di Siena del 16 giugno 1794. Si prosegue con la definizione di rocce e minerali, dove spicca un quarzo varietà ialino di 150 kg, per passare poi all’illustrazione delle condizioni geologiche nella formazione delle rocce. Segue la spiegazione delle leggi che regolano i meccanismi di crescita, determinando la forma cristallina di ogni minerale e le simmetrie che si rintracciano nei cristalli e nelle strutture cristalline. Si affrontano quindi le proprietà fisiche dei minerali, come densità, durezza, sfaldatura e colore. Conclude il percorso un settore dedicato a minerali e ambiente e all’impiego tecnologico dei minerali. Spettacolare la vetrina dedicata ai minerali fluorescenti, in cui, al variare dell’illuminazione, si ammira il cambiamento da tonalità tenui a colori molto accesi. L’ultima parte è dedicata al “tesoro”, cioè a raccolte storiche o di grande valore. La collezione elbana fu così battezzata dal direttore del Gabinetto di Mineralogia F. Millosevich. La collezione è costituita dal materiale antico del Settecento e primo Ottocento e dalle raccolte Foresi e Roster, acquistate nel 1877 e nel 1888. Qui sono esposti campioni della zona pegmatitica di San Piero e Sant’Ilario e delle miniere di Rio, come i minerali del gruppo delle tormaline, unici al mondo, e le ematiti e ilvaiti. La collezione medicea di pietre lavorate è costituita da circa 700 esemplari, originariamente conservati nella Tribuna degli Uffizi e trasferiti al Museo di Fisica e Storia Naturale alla fine del Settecento. Questi manufatti (coppe, vasi, tabacchiere, ecc.) datano dal Quattrocento (coppe di Lorenzo il Magnifico) al Settecento, con prevalenza di opere locali dalla “Galleria dei Lavori”. Non mancano oggetti dall’Oriente o dall’America centrale, portati in dono alla corte fiorentina, e dalla Nuova Zelanda, raccolti da Cook nel corso del suo viaggio. Nella raccolta delle gemme spiccano due esemplari di dimensioni eccezionali: un berillo varietà acquamarina di 98 kg e un topazio di 151 kg, il secondo nel mondo per dimensioni. Sono esposte inoltre pietre preziose e semipreziose, quali diamanti (come l’ottaedro grezzo di 20 carati), berilli, zirconi, granati e quarzi. Il piano di tavolo in ebano intarsiato in lapislazzuli, diaspro e calcedonio, parte dello stipo del futuro Ferdinando I (1580), domina un’ulteriore vetrina dedicata alle pietre ornamentali, dure, sintetiche e artificiali. Giovanni Pratesi Presidente del Museo di Storia Naturale

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museo richard ginori • museo stibbert

l museo, oggi una fondazione, nasce nel 1908 per volontà testamentaria di Frederick Stibbert (1838-1906), che volle lasciare alla città di Firenze le sue collezioni d’arte e l’edificio che le contiene, situato a Montughi. Si tratta di uno dei rari casi di case museo ottocentesche ancora conservate, e negli ultimi anni è stata recuperata gran parte degli allestimenti originari modificati durante il XX secolo. La creazione dell’armeria giapponese fu uno degli impegni più sentiti da Stibbert, che acquistò fino agli ultimi mesi della sua vita centinaia di oggetti che documentano le fogge delle armature e la splendida qualità delle lame provenienti dal “Paese del sol levante”, tanto che oggi la sua collezione si caratterizza come una delle più importanti di tutto l’Occidente.

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via Frederick Stibbert, 26 aperto: da lunedì a mercoledì 10-14, da venerdì a domenica 10-18 chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

www.museostibbert.it

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Il Museo Stibbert partecipa al progetto “Piccoli Grandi Musei” Le stanze dei tesori vedi p. 36

mostra

Il Risorgimento della maiolica italiana: Ginori e Cantagalli organizzata dall’Associazione Amici di Doccia con il Museo Stibbert e il Museo di Doccia Museo Stibbert 30 settembre 2011 15 aprile 2012 Lo splendore degli smalti, i lustri cangianti, la qualità pittorica e l’eclettismo delle forme che abbagliavano i visitatori delle grandi Esposizioni Universali sono protagonisti della mostra dedicata all’arte della maiolica fiorentina dopo l’Unità d’Italia. Una selezione di maioliche ottocentesche provenienti dal Museo di Doccia, affiancate dagli esemplari Cantagalli dello Stibbert, formano il nucleo centrale dell’esposizione. Completano la mostra prestigiosi prestiti dall’Ashmolean Museum di Oxford, dal Victoria & Albert Museum di Londra, dal Musée national de Céramique di Sèvres, dalla Fondazione William De Morgan di Londra e pezzi inediti provenienti da collezioni private, insieme ad alcuni tra i disegni più significativi del Fondo Cantagalli recentemente catalogato e conservato al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza.

ato insieme alla Manifattura che il marchese Carlo Ginori fondò nel 1737 a Doccia, è il primo museo d’impresa in Italia e racconta, attraverso le sue collezioni, la storia della più antica manifattura di porcellana ancora attiva nel nostro Paese.

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viale Pratese, 31, Sesto Fiorentino aperto: da mercoledì a sabato 10-13, 14-18

www.museodidoccia.it

mostra attività collaterali proiezione video Nel periodo della mostra, al Museo Stibbert viene proiettato un video sulla tecnica di fabbricazione della ceramica, prodotto dal Museo di Montelupo laboratori didattici Oltre alle attività organizzate al Museo di Doccia (vedi pp. 52-53), sono previsti laboratori di manipolazione al Museo della Ceramica di Montelupo e al Museo della Manifattura Galileo Chini di Borgo San Lorenzo

Urbano Lucchesi: mondo rurale e soggetti di fantasia nelle maioliche Ginori della fine dell’Ottocento 30 settembre 2011-15 aprile 2012 La prima rassegna dedicata alle maioliche dello scultore da poco riscoperto e attivo a Doccia tra il 1880 e il 1900 circa, di cui il museo ha recentemente acquisito un nucleo di opere che sono esposte al pubblico per la prima volta.

evento

Nuovi arrivi al Museo 5 novembre 2011 Incontro a più voci su Urbano Lucchesi e sulla recentissima acquisizione delle sue opere, con degustazione.


casa buonarroti

l fastoso palazzo secentesco, adibito a galleria da Michelangelo Buonarroti il Giovane, svolge una duplice funzione: testimoniare l’impegno dei Buonarroti nell’ampliare la dimora e abbellirla, al fine di raccogliervi rare collezioni d’arte e preziose eredità culturali (tra cui l’Archivio e la Biblioteca), e allo stesso tempo celebrare il genio di Michelangelo, esponendo importanti opere quali la Madonna della scala, la Battaglia dei Centauri e la ricca collezione di disegni autografi. Da non dimenticare le mostre allestite periodicamente nel museo, che si concentrano sia sul patrimonio culturale, artistico e di memorie della Casa Buonarroti sia su Michelangelo e il suo tempo.

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via Ghibellina, 70 aperto: lunedì e da mercoledì a domenica 9,30-16 chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

www.casabuonarroti.it

a cura di Gianni Papi e Annamaria Petrioli Tofani 27 marzo-16 luglio 2012 Un’importante selezione di grafica e opere pittoriche testimonia la ricca personalità di Andrea Commodi (1560-1638), colto artista dall’indole sperimentale e anticonformista. Tra le opere esposte, un modello e un nutrito gruppo di disegni relativi al progetto per un affresco mai completato nella Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale.

progetto Nel nome di Michelangelo Percorsi di visita congiunti tra la Casa Buonarroti e il Complesso di Santa Croce, due istituzioni che trovano un importante punto d’incontro nel nome di Michelangelo. L’iniziativa, avviata nel 2010, intende inoltre valorizzare la storia del quartiere di Santa Croce con attività culturali e promozionali.

el 1911 l’architetto e storico dell’arte inglese Herbert Percy Horne acquista Palazzo Corsi, con l’intento di offrire un’adeguata cornice alla propria collezione di dipinti, sculture, disegni e arredi, così da ricreare l’atmosfera e gli ambienti di una dimora rinascimentale. Alla sua morte, nel 1916, Horne lascia la propria raccolta (che nel frattempo si è sviluppata fino ad accogliere oltre 6.000 opere) allo Stato italiano, dando vita a una fondazione destinata “a beneficio degli studi”. Ancora oggi il museo si presenta così come lo ha voluto il collezionista inglese: un raffinato scrigno di capolavori di pittura e scultura (da Giotto a Simone Martini, a Masaccio, a Filippino Lippi, a Domenico Beccafumi e Giambologna), ma anche una casa, con pregiati arredi antichi, in cui rivivere il passato e scoprire usi, costumi e arte della città tra Quattro e Cinquecento.

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Andrea Commodi dall’attrazione per Michelangelo all’ansia del nuovo

Il Museo Horne partecipa al progetto “Piccoli Grandi Musei” Le stanze dei tesori vedi p. 36

• museo horne

anticipazione mostra

via dei Benci, 6 aperto: da lunedì a sabato 9-13

www.museohorne.it

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museo galileo

l Museo Galileo, erede di una tradizione di collezionismo scientifico che vanta quasi cinque secoli di storia, si è sviluppato dall’interesse che i granduchi di Toscana rivolsero agli strumenti e agli esponenti della scienza e ruota intorno alla figura di Galileo Galilei, autorevole quanto discusso protagonista dell’astronomia e della scienza moderna. Il nuovo allestimento museografico intende porre l’accento sull’importanza dell’eredità galileiana nei confronti del patrimonio museale e delle attività di ricerca che identificano la duplice funzione del Museo Galileo - Istituto e Museo di Storia della Scienza.

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piazza dei Giudici, 1 aperto: da mercoledì a lunedì 9,30-18, martedì 9,30-13 chiuso: Capodanno, 6 gennaio, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, 1 novembre, 8 dicembre, Natale, 26 dicembre

museo per la matematica

www.museogalileo.it

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l primo museo dedicato completamente alla matematica e alle sue applicazioni è articolato su percorsi coerenti, pensati come mostre indipendenti. Alla sezione Oltre il compasso, dedicata alla geometria delle curve, si affianca una seconda sezione interattiva Aiutare la natura: dalle Meccaniche di Galileo alla vita quotidiana. Nella mostra è possibile interagire con le macchine studiate da Galileo e verificare come continuino a essere usate, senza nemmeno che ci si renda conto che gli umili strumenti di cui ci si serve quotidianamente hanno contribuito alla nascita della scienza moderna. È possibile trovare informazioni sulle varie sezioni consultando il sito del museo.

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via San Bartolo a Cintoia, 19/a aperto: lunedì, mercoledì e venerdì 9-13, martedì e giovedì 9-13 e 14-17, domenica 15-19 chiuso: festivi e agosto

www.archimede.ms

Nuova sezione interattiva dedicata a Galileo eA unlaannomisura del tempo dalla sua nuova apertura, il Museo Galileo inaugura una sezione interattiva sui temi dell’astronomia, dell’ottica, della meccanica e della misura del tempo. Dal mese di dicembre, oltre all’esposizione delle collezioni storiche al primo e secondo piano, e all’allestimento dei laboratori didattici e delle mostre temporanee al piano seminterrato, i visitatori troveranno, al piano terra, tre sale dedicate all’esplorazione materiale e virtuale di alcuni strumenti galileiani. Il percorso inizia con due modelli meccanici che illustrano le concezioni cosmologiche antiche a confronto con il nuovo mondo celeste scoperto da Galileo. Un prodigioso touch screen permette poi di vedere il cielo così come lo vide lo scienziato pisano attraverso le lenti del suo cannocchiale o, scegliendo la combinazione di lenti diverse, come lo videro gli astronomi che si dedicarono al perfezionamento del telescopio. Dai moti planetari alla caduta dei gravi, le leggi del moto sono illustrate da tre modelli dedicati alla traiettoria parabolica dei proietti, alla caduta dei gravi su un piano inclinato e alle proprietà dell’arco di cicloide. Le proprietà della cicloide suggerirono il perfezionamento dell’orologio a pendolo ideato da Galileo per il calcolo della longitudine: due modelli esposti nella seconda sala ne illustrano il funzionamento in prossimità di un touch screen dedicato al “giovilabio”, l’altro strumento galileiano per determinare la longitudine in mare attraverso l’osservazione dei satelliti di Giove. Il movimento dei satelliti è illustrato in tempo reale da un raffinato modello meccanico. Alcuni modelli di scappamento a grande scala, azionabili direttamente dai visitatori, illustrano infine il funzionamento degli orologi meccanici. L’ultima sala contiene cinque antichi orologi da torre e uno spettacolare modello funzionante del perduto orologio dei pianeti costruito da Lorenzo della Volpaia per Lorenzo il Magnifico.


Da settembre 2011 lo storico palazzo della Mercanzia è la prestigiosa sede del nuovo Museo Gucci: allestito su tre piani, offre un’esposizione dinamica e interattiva ma allo stesso tempo ricca di storia, attraverso oggetti, documenti e immagini della celebre maison fondata a Firenze nel 1921.

Museo del Tessuto di Prato

Il museo è nato nel 1975 all’interno dell’Istituto Tecnico Industriale Tessile Tullio Buzzi come istituzione culturale di recupero della memoria produttiva locale e di supporto alla formazione nel settore della progettazione tessile. via Santa Chiara, 24, Prato Momentaneamente chiuso per lavori di restauro e riallestimento; sono aperte solo le sale della mostra

www.museodeltessuto.it

mostra

piazza della Signoria Per informazioni:

Futurotextiles. Surprising textiles, design & art

www.gucci.com

organizzata da Lille3000 30 settembre-13 novembre 2011

Museo Roberto Capucci

Ospitato nella Villa Bardini, il museo è stato aperto nel 2007 con il fine di far conoscere il lavoro dello stilista attraverso mostre a tema e allestimenti a rotazione che attingono al ricco Archivio Storico della Fondazione Capucci, dove dal 1951 si conserva un patrimonio di 450 creazioni, 300 illustrazioni, 22.000 schizzi, 20 quaderni di bozzetti, 150 audiovisivi, 50.000 fotografie e 50.000 articoli di stampa. costa San Giorgio, 2 aperto: da martedì a domenica 10-18 chiuso: Capodanno, Natale

www.fondazionerobertocapucci.com

mostra

Salvatore Ferragamo: Ispirazione e Visioni fino al 12 marzo 2012 Due momenti nella vita di Ferragamo furono fondamentali per l’elaborazione di ispirazioni e visioni che avrebbero influenzato il suo futuro. In primo luogo, l’arrivo in California, dove divenne il ‘calzolaio delle dive’ e dove il regista De Mille gli commissionò i sandali per gli attori de I dieci comandamenti. L’altro momento cruciale vide il suo rientro a Firenze nel 1927: qui rimase colpito dalla bellezza dei monumenti, dalle meraviglie di arte applicata presenti nelle collezioni pubbliche e private, mentre subiva il fascino del Futurismo, di Thayaht, Sonia Delaunay, Duchamp e Gio Ponti. La mostra espone 255 opere, tra le quali 99 modelli di calzature dagli anni venti al 1950, e 156 opere d’arte provenienti da collezioni italiane e straniere.

musei e archivi della moda

Museo Gucci

Una mostra itinerante con numerose tappe internazionali che associa la scienza, la tecnologia e l’arte ai tessuti, con l’obiettivo di offrire una panoramica dei più recenti sviluppi delle fibre e delle più innovative applicazioni dei tessuti al di fuori dell’ambito tradizionale della moda con uno sguardo proiettato verso il futuro del settore tessile. L’edizione pratese è l’evento espositivo con cui il Museo del Tessuto, dopo un periodo di chiusura per riallestimento, riapre alcune sale con un percorso in gran parte rinnovato. Per evidenziare gli sviluppi della produzione locale che intraprende nuovi percorsi di ricerca allo scopo di raggiungere un alto livello di specializzazione e confermare la propria leadership sui mercati internazionali, la Sezione Contemporanea del museo si collega alla mostra con un focus sui tessuti ad alto contenuto tecnologico sviluppati dalle aziende del distretto tessile di Prato. La mostra esplora le possibili e futuribili applicazioni dei tessuti tecnologici ad architettura, design, biotecnologia, medicina, protezione, sport, applicazioni aerospaziali, trasporti ed elettronica, ospitando in strutture gonfiabili simili a igloo i campioni dei tessuti e delle fibre – materiali ad alta resistenza, conduttivi, isolanti, elettronici, medicali, ecc. –, opere d’arte e strumenti interattivi multimediali. Iniziative e attività collaterali alla mostra

Affianca la mostra un ricco calendario di iniziative, attività educative, seminari e workshop dedicati sia agli operatori del settore che al pubblico generico.

aperta: lunedì e da mercoledì a venerdì 10-15, sabato 10-19, domenica 15-19 Per informazioni sulle tappe della mostra: www.lille3000.eu

Museo Salvatore Ferragamo

La collezione di calzature esposta nel museo, inaugurato nel 1995, documenta l’intero arco di attività di Salvatore Ferragamo, dal suo ritorno in Italia nel 1927 fino al 1960, anno della morte. La collezione è arricchita anche dalla produzione successiva al 1960: ogni anno, infatti, alcuni modelli entrano a far parte dell’Archivio Salvatore Ferragamo, da cui il museo attinge per le sue esposizioni.

piazza Santa Trinita, 5r aperto: da mercoledì a lunedì 10-18; ad agosto, da lunedì a sabato 10-13, 14-18 chiuso: Capodanno, 1 maggio, 15 agosto, Natale

www.museoferragamo.it

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museo nazionale alinari della fotografia

l MNAF, gestito dalla Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia, si articola in uno spazio espositivo per le mostre temporanee sul tema della fotografia storica e contemporanea e in uno spazio museale permanente, dedicato alla storia e alla tecnica della fotografia. È stato inoltre creato il Museo Tattile, un percorso di visita studiato per il pubblico non vedente che propone, per la prima volta in uno spazio museale dedicato alla fotografia, modalità di lettura con appositi supporti Braille.

I

piazza Santa Maria Novella, 14a rosso aperto: tutti i giorni 10-19,30 chiuso: mercoledì e agosto

www.mnaf.it

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mostre

Bettina Rheims e Serge Bramly. Rose c’est Paris in collaborazione con la Bibliotèque nationale de France fino al 27 novembre 2011 Bettina Rheims, Serge Bramly e la città di Parigi come musa ispiratrice creano un percorso dove fotografia e film sono presentati in contemporanea, come un’opera d’arte in formati diversi ma complementari. Gli autori evocano una Parigi insolita, teatro di una detective story con tre interpreti: la città e le due gemelle B e Rose.

Immagini del Novecento Fotografie di Giuseppe Quatriglio 2 dicembre 2011-8 gennaio 2012 Giornalista, narratore e saggista, Quatriglio ha viaggiato come inviato in quattro continenti con la sua macchina fotografica. Dal suo archivio un’accurata selezione di circa 140 fotografie articolata in tre capitoli: la Sicilia degli anni cinquanta, i ritratti e i viaggi.

Duffy “the photographic genius” 12 gennaio-4 marzo 2012 La prima mostra italiana dedicata a Brian Duffy, celebrato fotografo inglese della Swinging London e famoso per aver immortalato David Bowie sulle copertine di dischi che fecero scalpore. Duffy ha rivoluzionato il modo di fare immagini di moda, collaborando con i più famosi giornali e riviste internazionali.

Museo Bandini

Ospitato nella palazzina di primo Novecento appositamente realizzata dall’architetto Giuseppe Castellucci, il museo fu fondato nel 1795 da Angelo Maria Bandini nella chiesa di Sant’Ansano e alla morte del canonico passò per testamento al Capitolo Fiesolano. Da non perdere nella sala al piano terreno le pregevoli terrecotte robbiane (fra cui l’Effigie del giovane detto Sant’Ansano di Andrea della Robbia), frammenti di sculture antiche, mobili intarsiati e bassorilievi in marmo; le due sale al primo piano custodiscono Il Museo Bandini invece dipinti partecipa al databili fra il progetto “Piccoli Grandi Musei” XIII e il XVII Le stanze dei tesori secolo, fra i quali opere di vedi p. 36 Taddeo Gaddi, Nardo di Cione e Lorenzo Monaco. via Giovanni Dupré, 1, Fiesole aperto: tutti i giorni, marzo e ottobre 10-18, da aprile a settembre 10-19, da novembre a febbraio 10-14 chiuso: martedì da novembre a febbraio

www.museidifiesole.it

Fondazione Primo Conti

La quattrocentesca Villa Le Coste, oggi sede della Fondazione, fu l’abitazione di Primo Conti. Istituita nel 1980 come Centro di Documentazione e Ricerche sulle Avanguardie Storiche grazie alla donazione della famiglia Conti, la Fondazione si articola in tre sezioni: il Museo delle Opere di Primo Conti, che accoglie 63 dipinti e 163 disegni dell’artista fiorentino, l’Archivio, composto da numerosi fondi − tra cui gli archivi di Papini, Conti, Pavolini, Carocci, Pea, Samminiatelli −, e lo Studio. Il Museo e l’Archivio rappresentano un centro unico in Italia per ricostruire la vicenda dell’Avanguardia storica. via Giovanni Dupré, 18, Fiesole aperto: Museo Primo Conti da lunedì a venerdì 9-13. Visite anche il sabato, la domenica e il pomeriggio, per gruppi su appuntamento Archivio della Fondazione da lunedì a venerdì 9-13 su appuntamento

www.fondazioneprimoconti.org


Giovanni Michelucci. Disegni inediti a cura della Fondazione Michelucci Palazzo Comunale di Fiesole, Sala del Basolato 30 settembre-30 ottobre 2011 70 disegni inediti, frutto di un’attenta ricognizione e prestati da collaboratori, amici e familiari dell’architetto, raccontano il linguaggio dello spazio di Michelucci. Appunti, lettere, piante, sezioni e viste prospettiche descrivono l’inquieta ricerca di forme e spazi adeguati alle esigenze di chi li vive e traducono la sua idea di città, uno spazio contemporaneo per la comunità, l’accoglienza e il dialogo. In mostra un nucleo di disegni segna l’evoluzione della sua sensibilità artistica nella rappresentazione di idee architettoniche ed elementi costitutivi di natura, paesaggio, architettura e città.

Itinerario espositivo: Strisce familiari Disegni tratteggiati sulle lettere degli anni trenta: vere strisce di satira familiare che ritraggono in modo ironico se stesso, la moglie, i nipoti, il cane Pluto e personaggi d’invenzione. Natura e architettura 20 schizzi documentano il processo creativo del fare architettura in un processo di “simbiosi tra forme naturali e artificiali”. In mostra anche due bozzetti per la messinscena senese dell’Amoroso e guerriero di Monteverdi (1987). Brani di città 17 ‘brani di città’, tra studi per interventi a scala urbana e progetti di singoli complessi (1969-1985). Vi figurano disegni

riconducibili a ripensamenti e meditazioni e progetti mai realizzati, come quello per l’area Garibaldi e piazza Mino a Fiesole. Spazi comunitari 14 disegni di edifici religiosi e luoghi di aggregazione; tra questi lo studio per la chiesa di San Giovanni Battista, detta “dell’Autostrada” (1960-1964). Completano la sezione schizzi vergati su un quaderno del 1966 e su un’agenda del 1967. Il segno artigiano 9 disegni degli anni quaranta sul tema della sedia e uno del 1980 testimoniano la continua sperimentazione dell’architetto sul design di mobili e arredi, poi realizzati da artigiani di valore.

mostra

Omaggio a Giovanni Michelucci organizzata dall’Accademia Italiana di Firenze Museo Civico Archeologico, Sala Costantini 30 settembre-30 ottobre 2011 Le scuole di design, moda e fotografia dell’Accademia Italiana di Firenze dedicano un omaggio a Michelucci in occasione della mostra allestita al Museo Archeologico. Sono esposti i lavori elaborati durante l’anno accademico dagli studenti.

Museo Civico Archeologico

Il museo espone reperti protostorici, etruschi, romani e medievali, rinvenuti durante scavi sul territorio fiesolano, e oggetti di varia provenienza donati da collezionisti privati. Con l’accrescersi della consistenza del suo patrimonio, nel 1914 fu trasferito dalla prima sede nel Palazzo Pretorio (attuale sede del Comune) in un edificio progettato da Ezio Cerpi e costruito all’interno dell’area archeologica. Riordinato nel 1981, ospita anche la Collezione Costantini. via Portigiani, 1, Fiesole aperto: tutti i giorni, marzo e ottobre 10-18, da aprile a settembre 10-19, da novembre a febbraio 10-14 chiuso: martedì da novembre a febbraio

www.museidifiesole.it

musei di fiesole

mostra

Fondazione Giovanni Michelucci

Costituita nel 1982 dall’architetto Giovanni Michelucci (Pistoia 1891Fiesole 1990), dalla Regione Toscana e dai Comuni di Pistoia e Fiesole, la Fondazione ha sede nella Villa Il Roseto di Fiesole, casa-studio dell’architetto. La Fondazione promuove studi e ricerche nel campo dell’urbanistica e dell’architettura contemporanea, con particolare riferimento alle strutture sociali, e pubblica ‘I Quaderni della Nuova Città’. Vi sono conservati la biblioteca dell’architetto, l’archivio dei progetti, il fondo fotografico delle opere e quello personale, il fondo manoscritti, il fondo epistolare e quello delle lezioni universitarie.

Villa Il Roseto via Beato Angelico, 15, Fiesole aperto: da lunedì a venerdì 9-13 Visite guidate su appuntamento

www.michelucci.it


“stranieri” a firenze

Kunsthistorisches Institut in Florenz

Fondato nel 1897, è uno dei più antichi centri di ricerca per la storia dell’arte e dell’architettura in Italia e dal 2002 appartiene alla Max-PlanckGesellschaft. Uno dei compiti principali dell’istituto è quello di favorire la formazione di studiosi a livello internazionale. I ricercatori di tutto il mondo hanno accesso alle risorse dell’istituto: la Biblioteca con oltre 300.000 volumi e una delle fototeche più prestigiose al mondo per la storia dell’arte italiana.

New York University in Florence Villa La Pietra L’università è ospitata a Villa La Pietra, che conserva la Collezione Acton, ricca di più di 7.000 fra dipinti, sculture, oggetti, e una Biblioteca con circa 12.000 volumi e 16.000 fotografie; ospita i seminari del Remarque Institute e del Graduate Studies, l’Acton Miscellany, il Season Events e La Pietra Policy Dialogues.

www.khi.fi.it

www.itatti.it

www.nyu.edu/global/lapietra

convegno

US Politics. Towards the 2012 Elections 10-13 ottobre 2011 lapietra.policy.dialogues@nyu.edu

Istituto Universitario Olandese di Storia dell’Arte

a cura di Alyson Price

Fondato nel 1958 per promuovere gli interscambi culturali, in particolare tra il Nord e il Sud dell’Europa, l’istituto possiede una ricca Biblioteca, che vanta una prestigiosa raccolta di testi critici sulla storia dell’arte e della cultura con una specializzazione nell’arte italiana e dei Paesi Bassi. L’istituto promuove mostre, pubblicazioni e conferenze. viale Torricelli, 5

www.iuoart.org

Georgetown University Nel 1979 Margaret Rockefeller Strong Cuevas, nipote di John D. Rockefeller, donò Villa Le Balze – la proprietà di suo padre – alla Georgetown University, con l’obiettivo che diventasse un centro di studio in onore del padre, filosofo, scrittore ed educatore. L’università organizza conferenze e promuove pubblicazioni.

British Institute of Florence The Harold Acton Library Fondato nel 1917 per promuovere gli scambi culturali tra l’Italia e il mondo anglofono, oggi il British Institute offre un vasto programma di corsi di lingua inglese, lingua italiana e storia dell’arte oltre a organizzare numerosi eventi culturali di varia natura. lungarno Guicciardini, 9

www.britishinstitute.it

Villa Le Balze via Vecchia Fiesolana, 26

www11.georgetown.edu

attività Conferenze autunno 2011 From Petra to Shawbak Crusaders on the road to Jerusalem Prof.ssa Elisa Pruno (Università di Firenze) 27 settembre ore 17,30

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Sustainability and competitive advantage Prof. Marco Tortora (Kent State University, Florence Program) 8 novembre ore 17,30

Nella sede di Villa I Tatti, l’istituto è impegnato nello studio approfondito del Rinascimento italiano sotto vari aspetti: storia dell’arte, politica, economia, scienze sociali, storia della scienza, filosofia, religione, storia della letteratura e musica. Villa I Tatti via di Vincigliata, 26

Villa La Pietra via Bolognese, 120

La Pietra Policy Dialogues ambisce a creare un dibattito pubblico intorno alle problematiche politiche e sociali, riunendo intorno a un tavolo comune – evento raro – una grande varietà di personaggi internazionali, fra i quali politici, leader economici e altri intellettuali pubblici, per riflettere e discutere su vari argomenti, con il fine ultimo di creare un network dinamico fra le due sponde dell’Oceano Atlantico.

via Giuseppe Giusti, 44

The Harvard University Center for Italian Renaissance Studies

attività Serie di conferenze aperte al pubblico tutti i mercoledì alle 18. In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, la stagione comprende le conferenze di Matteo Sansoni su Verdi, Mazzini and the Patriotic Chorus in the Risorgimento (19 ottobre) e Paul Ginsborg su European Romanticism and the Italian Risorgimento (30 novembre). Il 9 novembre Lauri Thorndyke presenta The English Walks in Florence.

The Medici in the Fifteenth Century: Signori of Florence? organizzato da Robert Black e John Law 12 ottobre, Prato, Monash Centre 13-14 ottobre, Firenze, Villa I Tatti www.itatti.it/events/2011_10_12.htm

Institut Français de Florence L’Institut Français de Florence, il più antico al mondo (1907), è Ente dello Stato Francese e fa capo alla rete culturale dell’Ambasciata di Francia in Italia. È ospitato nel quattrocentesco Palazzo Lenzi e da oltre un secolo si distingue per un’attivissima e costante politica culturale e per l’eccezionale sviluppo della sua biblioteca-emeroteca. piazza Ognissanti, 2

www.france-italia.it La stagione include Le rendez-vous des voyageurs, nuovi incontri mensili per condividere esperienze di viaggio (dall’11 ottobre, ore 18,30), l’incontro con Olivier Roy sulla ‘primavera araba’ (30 novembre, ore 18), il Festival di piano romantico francese (16-18 novembre, ore 20,30) e France Danse. Festival di danza contemporanea 2011 (fino al 23 dicembre). Ritorna Jeudi Cinema (da settembre a dicembre, il giovedì ore 20) Ripensare l’artigianato d’arte per una trasformazione sociale, economica e ambientale 6-21 ottobre 2011 organizzato da CITEMA - Città Europea dei Mestieri d’Arte nell’ambito del progetto europeo “SOSTENUTO. Pensare la cultura come fattore di innovazione sociale ed economica” www.associtema.eu

Syracuse University in Florence Grazie alla pluriennale esperienza e ai rapporti instaurati con la città, il campus della Syracuse University offre una vasta scelta di corsi e approfondimenti culturali. Il campus ha la sua sede principale nella Villa Rossa, acquistata nel 1963 dalla Syracuse University. piazza Savonarola, 15

www.syr.fi.it comunicazione Sasha Perugini è il nuovo direttore della Syracuse University in Florence


I

l modo migliore per conoscere una città è camminando. È così che familiarizziamo con i suoi contorni, i suoi quartieri, i palazzi, gli spazi aperti e le trasformazioni che subisce nei vari momenti del giorno e della notte. Con le regole del traffico cittadino che cambiano, a Firenze camminare diventa sempre più piacevole e, grazie alla sua dimensione contenuta, si percorre tutta a piedi: dagli argini dell’Arno fino al piazzale Michelangelo da dove ci si affaccia sulla città per ammirarne la veduta. Nel 1873 le due sorelle inglesi Susan e Joanna Horner pubblicarono Walks in Florence (Passeggiate a Firenze), una guida che ebbe grande successo fra i turisti inglesi che visitavano la città alla fine del XIX secolo. Si trattava di un testo approfondito e dettagliato sulle chiese, i palazzi, le gallerie e le strade di Firenze raggiungibili con una passeggiata, ma difficilmente il turista di oggi si porterebbe appresso una simile pubblicazione. Al viaggiatore del XXI secolo ha pensato Lauri Thorndyke scrivendo queste tre agili guide per camminate “diverse”, che ci portano a ripercorrere i sentieri battuti dai visitatori inglesi dei tempi del Grand Tour, dal XVIII al XX secolo. Ogni passeggiata è una pubblicazione a sé stante, corredata da una mappa, riferimenti e illustrazioni del passato. Comincia a camminare e, mentre senti il terreno sotto ai piedi, lascia che l’immaginazione ti porti nel tempo che fu.

“Scoprite gli inglesi a Firenze” con THE ENGLISH WALKS IN FLORENCE di

Lauri Thorndyke

tre brevi guide che ripercorrono le orme dei viaggiatori inglesi, rievocando i tempi d’oro di quel turismo elegante che ha segnato un’epoca indimenticabile nella storia di Firenze

THE ENGLISH WALKS IN FLORENCE di Lauri Thorndyke ◉ THE GRAND TOUR ◉ THE VICTORIAN TOUR ◉ THE EDWARDIAN RESIDENTS formato 13,7x29,7 cm pagine 12 in inglese

€5 € 12 la serie

in vendita a Firenze nei bookshop museali, nelle librerie Paperback Exchange e My Accademia, oppure direttamente sul sito di Centro Di www.centrodi.it


“stranieri” a firenze

focus

Istituto Universitario Europeo

L’istituto contempla un programma di studi di specializzazione postlaurea e postdottorato creato nel 1972 dai sei Stati membri fondatori della Comunità Europea per promuovere, in una prospettiva europea, lo sviluppo culturale e scientifico in vari campi: economia, storia, giurisprudenza, scienze politiche e sociali. Numerosi i seminari e le conferenze presenziati da personaggi internazionali di primo piano. L’istituto svolge le proprie attività nelle numerose sedi nei dintorni di Firenze.

Festival d’Europa Dal 6 al 10 maggio 2011 si è tenuta a Firenze la prima edizione del Festival d’Europa. Attorno alla centrale “Conferenza sullo Stato dell’Unione” la città si è trasformata in un laboratorio con un fitto calendario di eventi volti alla divulgazione dell’Unione Europea.

Badia Fiesolana via dei Roccettini, 9 San Domenico di Fiesole

www.eui.eu

“Una fabbrica d’identità europea” colloquio con Josep Borrell

Josep Borrell Fontelles, dopo la laurea in ingegneria aeronautica e diverse specializzazioni, nel 1979 ha intrapreso la carriera politica ricoprendo importanti cariche in Spagna. Dal 2004 al 2007 è stato presidente del Parlamento Europeo e nel 2010 è stato eletto presidente dell’Istituto Universitario Europeo. foto Francesca Anichini

L’Istituto Universitario Europeo di Firenze è una fabbrica d’identità dell’Europa, un’identità che va tuttavia rafforzata. Quarant’anni fa, quando è stato creato, l’Europa era in corso d’opera e l’istituto aveva l’obiettivo di incentivare gli studi europei, attivando corsi e dottorati. Oggi che l’Europa unita è una realtà concreta e che i corsi di European Studies sono adottati da numerose università – inclusa quella di Firenze –, il ruolo dell’istituto è anche quello di mettere in evidenza la funzione dell’Europa in relazione al resto del mondo. Nell’istituto sono oggi presenti più di 30 Paesi differenti con docenti provenienti da tutto il mondo. L’Europa oggi è pace, mobilità e mancanza di frontiere. Ai giovani che non hanno vissuto la fase precedente alla sua formazione, fatta di monete diverse e limitata da frontiere, l’Europa sembra “gratuita”. In realtà è un concetto fragile perché non è ancora finita. Il Festival d’Europa vuole essere un momento di riflessione collettiva, due o tre giorni in cui si parla d’Europa, in cui il mondo accademico e quello politico, normalmente lontani e per lo più disinteressati l’uno all’altro, possano dialogare, scambiare opinioni, confrontarsi. Il rapporto con Firenze dell’Istituto Universitario Europeo finora è stato limitato. L’istituto infatti ha vissuto isolato, come in una bolla, sulle colline di San Domenico, lontano dagli affari della città. Il nostro scopo nel promuovere e organizzare il Festival non è stato tanto quello di farci conoscere, quanto quello di fare qualcosa per l’Europa insieme a Firenze e alle sue istituzioni, con una visibilità internazionale. Il successo di questa prima manifestazione è dovuto in gran parte alla profonda partecipazione generale e alla reazione estremamente positiva dei cittadini riscontrata nel corso dell’evento.


di Ginevra Marchi con Clara Gambaro

intervista a Marco Del Panta La genesi del Festival è stata una sua idea. Da dove nasce? L’idea nasce dalla mia constatazione che questo istituto, indipendentemente dall’eccellenza accademica, non aveva visibilità esterna e non dialogava con la città con la quale non aveva nessun rapporto. Provenendo io dal Ministero degli Esteri, avevo un visione forse un po’ “politica” dell’istituto e ritenevo fondamentale assicurare una sinergia con la città che da quasi 40 anni ospita l’IUE e che contribuisce anche al suo successo (se l’istituto fosse in una oscura città non avrebbe la stessa attrattività). L’idea era di far lavorare insieme le istituzioni locali e l’Università Europea e organizzare un evento che desse visibilità sia al territorio sia all’istituto. Come hanno reagito al Festival la città, le autorità e i cittadini? Per me conta molto l’opinione del sindaco, che si è dimostrato contento e vuole ripetere il Festival. Siamo soddisfatti anche della reazione dei cittadini e della gente in generale: hanno partecipato a tutti gli eventi circa 80.000 persone, che hanno visitato i 70 eventi soffermandosi soprattutto agli stand di piazza della Signoria. Abbiamo rotto una pluridecennale mancanza di collaborazione con le autorità cittadine e se per comprensibili ragioni le reazioni sono state inizialmente tiepide e caute, in seguito sono arrivate risposte più positive e, a Festival concluso, la Regione ha manifestato l’intenzione di continuare a finanziarlo anche in futuro. Stiamo ora cercando di coinvolgere in un cofinanziamento anche il Comune di Firenze che, sebbene con solerzia, per ora ha contribuito soltanto nell’organizzazione, senza partecipare a livello economico. Come è stato organizzare un simile evento? È stato difficile? Innanzitutto, vorrei dire che se il Festival si è potuto fare è grazie a Serena Bürgisser. Se io ho avuto l’idea iniziale e ho trovato i finanziamenti, l’ideazione dell’organizzazione è stata tutta sua. (Passa quindi la parola a Serena Bürgisser) La parte più difficile è stata il coordinamento del comitato organizzativo, di cui noi abbiamo tenuto le fila, composto da varie istituzioni: l’Università di Firenze, il Comune, la Camera di Commercio, la Provincia e anche le Rappresentanze a Roma della Commissione e del Parlamento Europeo. Una mossa giusta è stata anche chiamare le associazioni del territorio a partecipare con fondi propri. (Torna la parola a Marco Del Panta) Essendo questa la prima edizione c’è stato qualche problema di coordinamento: il presidente Josep Borrell inizialmente mi diceva “ça nous dépasse” (ndr “va oltre le nostre capacità”). In un certo modo siamo stati degli “incoscienti”. I Paesi partecipanti hanno reagito positivamente o negativamente? A livello politico tutti entusiasti, Jerzy Buzek, presidente del Parlamento Europeo, e il Commissario Androulla Vassiliou ci hanno scritto delle belle lettere, il ministro Franco Frattini mi ha ringraziato personalmente. A livello accademico un po’ meno, in particolare un nostro ex professore ha dato un giudizio negativo, sostenendo che questa non era un’iniziativa accademica, cosa che in effetti sapevamo fin da subito: si trattava di un progetto di visibilità per l’istituto e per la città. Con il Festival avete raggiunto l’obiettivo che vi eravate proposti? È avvenuto qualcosa di sorprendente rispetto alle vostre aspettative? C’è stata delusione per l’assenza del presidente della Commissione José Manuel Durão Barroso, anche se ha fatto di tutto per essere presente: qui forse hanno pesato le carenze infrastrutturali di Firenze (aeroporto). Sorpresa per aver attratto 80.000 persone, di cui tanti italiani, quindi non solo turisti di passaggio come ci aspettavamo, ma moltissimi giovani venuti Serena Bürgisser, dopo aver lavorato per società nazionali e internazionali in Italia e all’estero, da settembre 2009 è responsabile del Communications & PR unit dell’istituto, per il quale gestisce le Relazioni Esterne e l’Ufficio Stampa collaborando con il segretario generale.

foto Francesca Anichini

“stranieri” a firenze

La dimensione europea di Firenze

appositamente per partecipare. Lo scopo iniziale era quello di avvicinare il cittadino alle istituzioni europee e quello ha funzionato. Ottimo il ritorno stampa a livello europeo e locale, grazie ai 250 giornalisti accreditati. Meno copertura a livello nazionale, che forse ha percepito il Festival più come un evento fiorentino.

Qual è il vostro criterio di valutazione del successo (o meno) di ogni evento e quali eventi non ripetereste o fareste in modo diverso? Un aspetto a cui tengo molto è quello didattico. Il fatto di essere andati per tre mesi nelle scuole superiori di Firenze con ragazzi del nostro istituto e dell’Università di Firenze a tenere lezioni su cosa è l’Europa è stata una delle cose più concrete di un’iniziativa di questo genere. Cosa non rifaremmo è posizionare l’istituto al centro del modello organizzativo, non perché sia andata male ma perché vorremmo fosse qualcun altro a occuparsi dell’organizzazione. L’intenzione è di passare il testimone a livello organizzativo, con il marchio del Festival che rimane all’Istituto Europeo. Non può essere un’università da sola a organizzare un mega-evento come questo.

Quale sarà il futuro del Festival e in che modo Firenze può diventare un simbolo della cultura europea del futuro oltre che del passato? Il Festival probabilmente sarà biennale, con un ruolo dell’istituto limitato alla supervisione generale e all’organizzazione della Conferenza sullo Stato dell’Unione Europea, che rientra infatti tra le sue competenze accademiche, mentre tutto il resto dovrà essere organizzato da qualcun altro, che al momento non è ancora stato identificato con certezza. Il Festival d’Europa mette in rilievo un volto sconosciuto della città: la sua dimensione europea. Questo è l’aspetto più originale di questo evento. Firenze, che è conosciuta in tutto il mondo per la sua cultura, ha contribuito allo sviluppo di quella europea nei secoli e, non dimentichiamocelo, è depositaria degli Archivi Storici dell’Unione, oggi continua a dire qualcosa in ambito europeo. Questo grazie soprattutto all’Istituto Universitario Europeo, all’Università di Firenze, ma anche a un tessuto di associazioni culturali che esprimono delle eccellenze riconosciute a livello internazionale. Spero che il Festival abbia messo in rilievo questi aspetti nella prima edizione e spero che lo farà anche nelle successive.

Marco Del Panta, segretario generale dell’istituto dal 2007 al giugno 2011 e ideatore del Festival d’Europa, è un diplomatico di carriera dal 1988. È stato console a Vienna e primo segretario all’Ambasciata del Cairo. Dal 2001 al 2004 ha diretto l’Ufficio V della Direzione Generale per la Promozione Culturale del Ministero degli Affari Esteri e, dal 2004 al 2007, è stato primo consigliere alla Rappresentanza Permanente Italiana presso l’Unione Europea. Attualmente è funzionario della Direzione Generale dell’Unione Europea del Ministero degli Esteri.


bambini e ragazzi

ottobre

novembre

Il Detective dell’Arte

Il Detective dell’Arte

Il Detective dell’Arte

Domeniche matematiche

Domeniche matematiche

Domeniche matematiche

Famiglie a Palazzo Strozzi

Il weekend dell’arte

Il weekend dell’arte

Musesplorando

Musesplorando

Museo Casa Siviero 1 ottobre

Museo per la Matematica visita guidata e laboratorio 2 ottobre

Palazzo Strozzi Domenica delle Famiglie 2 ottobre

Famiglie al museo Cenacolo di Sant’Apollonia Un affresco e la sua storia 15 ottobre ore 10 Museo del Bargello Tesori d’avorio: i segreti di un’antica lavorazione 15 ottobre ore 10,30 Chiesa e Museo di Orsanmichele Le “Arti” e i loro santi protettori 22 ottobre ore 10,30

Musesplorando

Museo di Scienze Planetarie via Galcianese, 42/H Prato La nascita del nostro pianeta (laboratorio) 8 ottobre ore 15-17 Sezione Mineralogia e Litologia La nascita del nostro pianeta (laboratorio) 16 ottobre ore 10,30-12,30 Sezione Geologia e Paleontologia PaleoMEMO (laboratorio) 23 ottobre ore 10,30-12,30 Sezione Zoologia “La Specola”, Salone degli Scheletri Halloween al Museo (evento) 31 ottobre dalle ore 19

Famiglie a Palazzo Strozzi Palazzo Strozzi Di fiorino in fiorino (visita guidata e laboratorio) ogni sabato ore 10,30-12

... per tutto l’oro del mondo! (visita guidata e laboratorio) ogni domenica ore 10,30-12,30 Diamo i numeri! (laboratorio di matematica creativa) ogni sabato dal 22 ottobre ore 15-17

Museo Casa Siviero 5 novembre

visita guidata e laboratorio Museo per la Matematica 6 novembre

CCC Strozzina ogni primo weekend del mese

Sezione Mineralogia e Litologia Dalla Terra a casa nostra (laboratorio) 13 novembre ore 10,30-12,30 Mostra Cristalli, Sezione Zoologia “La Specola” Quando la Terra diventa Arte (laboratorio) 27 novembre ore 10,30-12,30

Famiglie al museo

Palazzo Pitti La bella Italia. Arte e identità delle città capitali (per i più grandi fino a 14 anni) 13 novembre ore 10 e 11,30 Archivio di Stato Cittadini d’Italia (riservato ai partecipanti alla visita del 13 novembre) 19 novembre ore 10,30 Galleria dell’Accademia Michelangelo 29 novembre ore 19

Famiglie a Palazzo Strozzi Palazzo Strozzi Di fiorino in fiorino (visita guidata e laboratorio) ogni sabato ore 10,30-12

Musesplorando è il luogo virtuale in cui trovare offerte didattiche e divulgative per viaggiare nel meraviglioso mondo delle scienze. La Scienza in pochi click!

Familiarizzare il Museo

al Museo di Storia Naturale laboratori, giochi, animazioni, visite guidate per grandi e piccini per conoscere il mondo della Natura giocando e sperimentando attraverso le collezioni del museo prenotazioni 055 2346760 www.musesplorando.it

Museo Casa Siviero 3 dicembre

Museo per la Matematica visita guidata e laboratorio 4 dicembre

CCC Strozzina ogni primo weekend del mese

Sezione Mineralogia e Litologia Natale in Museo (laboratorio per bambini da 6 a 12 anni) 3 dicembre ore 15-17 Sezione Geologia e Paleontologia Natale in Museo (laboratorio per bambini da 6 a 12 anni) 10 dicembre ore 15-17 Sezione Antropologia e Etnologia Natale in Museo (laboratorio per bambini da 6 a 12 anni) 17 dicembre ore 15-17 Sezione Zoologia “La Specola” Natale in Museo (laboratorio per bambini da 6 a 12 anni) 24 dicembre ore 15-17 Sezione Geologia e Paleontologia Simili... ma non troppo! (laboratorio) 26 dicembre ore 10,30-12,30

Famiglie al museo

Galleria degli Uffizi Il racconto del Natale nei dipinti della Galleria 17 dicembre ore 11 18 dicembre ore 15 e 16,30

Famiglie a Palazzo Strozzi

... per tutto l’oro del mondo! (visita guidata e laboratorio) ogni domenica ore 10,30-12,30

Palazzo Strozzi Diamo i numeri! (laboratorio di matematica creativa) 3 e 10 dicembre ore 15-17

Diamo i numeri! (laboratorio di matematica creativa) ogni sabato ore 15-17

Di fiorino in fiorino (visita guidata e laboratorio) ogni sabato ore 10,30-12

Il Detective dell’Arte

al Museo Casa Siviero

per bambini e ragazzi

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dicembre

attività ludico-didattica ispirata al lavoro di Siviero www.museocasasiviero.it

... per tutto l’oro del mondo! (visita guidata e laboratorio) ogni domenica ore 10,30-12,30

Laboratori di decorazione Museo Ginori 29 dicembre ore 16


febbraio

Il weekend dell’arte

Domeniche matematiche

Domeniche matematiche

Famiglie al museo

Famiglie al museo

CCC Strozzina ogni primo weekend del mese fino al 22 gennaio

Domeniche matematiche Museo per la Matematica visita guidata e laboratorio prima domenica del mese

Famiglie al museo

Una novella racconta il paesaggio (fino a 9 anni) Galleria d’Arte Moderna 14 gennaio ore 11 Storia di una e della Museo di 21 gennaio

famiglia fiorentina sua dimora Casa Martelli ore 10 e 11,30

Sulle tracce della famiglia Martelli (riservato ai partecipanti alla visita del 21 gennaio) Archivio di Stato 28 gennaio ore 10,30

Famiglie a Palazzo Strozzi

marzo

Museo per la Matematica visita guidata e laboratorio 5 febbraio

Museo per la Matematica visita guidata e laboratorio 4 marzo

Museo del Bargello Tesori d’avorio: i segreti di un’antica lavorazione 12 febbraio ore 10,30

Cenacolo di Fuligno Alla scoperta di un capolavoro nascosto: itinerario del Perugino a Firenze (per i più grandi fino a 14 anni) 17 marzo ore 10,30

Palazzo Davanzati Il “gioco del civettino” specchio della vita quotidiana del Medioevo 19 febbraio ore 10,30

Giardino di Boboli Le grotte dei Medici 25 marzo ore 10

Galleria dell’Accademia Michelangelo 19 febbraio ore 16,30 Galleria degli Uffizi Fiori nell’arte (in italiano e inglese con laboratorio creativo) 25 febbraio ore 16

Laboratori di decorazione Museo Ginori 25 febbraio ore 16

Laboratori di decorazione Museo Ginori 28 gennaio ore 16

Domeniche matematiche

al Museo per la Matematica visite guidate e attività a sorpresa! prima domenica di ogni mese le attività si replicano nelle domeniche successive secondo le richieste prenotazione obbligatoria 055 7879594 www.archimede.ms

illustrazioni di Silvia Cheli

Laboratori di decorazione Museo Ginori 31 marzo ore 16

Famiglie al museo

Di fiorino in fiorino (visita guidata e laboratorio) Palazzo Strozzi ogni sabato fino al 22 gennaio ore 10,30-12 ... per tutto l’oro del mondo! (visita guidata e laboratorio) Palazzo Strozzi ogni domenica fino al 22 gennaio ore 10,30-12,30

Museo di San Marco Il racconto della Pasqua nei dipinti del Beato Angelico 25 marzo ore 11 31 marzo ore 10,30 e 15

Sezione Didattica del Polo Museale per famiglie con bambini e ragazzi dai 7 ai 14 anni Scoprire i capolavori dell’arte insieme alla propria famiglia. Dai musei più celebri come gli Uffizi e la Galleria dell’Accademia ai tesori meno conosciuti come il Cenacolo di Fuligno, tanti sono i percorsi per conoscere il patrimonio della città. Non solo arte però: si rinnova infatti la partecipazione dell’Archivio di Stato con appuntamenti alla scoperta dei documenti antichi, testimoni preziosi della nostra storia.

Laboratori

bambini e ragazzi

gennaio

prenotazione obbligatoria 055 284272 fax 055 2388680 mercoledì ore 15-18 e giovedì ore 9-12 didattica@polomuseale.firenze.it www.polomuseale.firenze.it/didattica

al Museo Ginori in occasione della mostra Il Risorgimento della maiolica italiana: Ginori e Cantagalli attività e laboratori di decorazione sulla tecnica dello ‘spolvero’ prenotazione obbligatoria per informazioni e iscrizioni: 055 4207767 museo@richardginori1735 www.museodidoccia.it

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bambini e ragazzi

Famiglie

Il weekend dell’arte

a Palazzo Strozzi

al CCC Strozzina

per famiglie con bambini dai 3 anni in su • Specifiche didascalie concepite per stimolare una conversazione trasversale • Audioguide differenziate per adulti e bambini • La valigia della famiglia: la Borsa del banchiere è un contenitore di testi e giochi ideato per consentire a ciascun gruppo familiare di vivere un’esperienza “su misura” all’interno della mostra • Ricco programma di attività per esplorare l’arte in modo divertente e stimolante, con proposte differenziate per fasce d’età: laboratori, narrazione di storie e attività di disegno in mostra e visite con i passeggini per genitori con bambini sotto i 3 anni • il Biglietto Famiglia: creato per incoraggiare le famiglie a visitare le mostre e partecipare alle attività che Palazzo Strozzi propone, consente a un gruppo familiare (fino a 2 adulti oltre ai ragazzi) l’ingresso illimitato alle mostre Denaro e Bellezza e Declining Democracy

dai 6 ai 12 anni e adulti accompagnatori

ogni primo weekend del mese laboratori e attività creative per scoprire insieme, bambini e adulti, il mondo dell’arte contemporanea da novembre al 22 gennaio 2012 sabato 15,30-17,30, domenica 10,30-12,30

prenotazione obbligatoria 055 3917137 didatticastrozzina@palazzostrozzi.org www.strozzina.org

fino al 22 gennaio 2012 in occasione della mostra Denaro e Bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità laboratori gratuiti con il biglietto d’ingresso alla mostra; prenotazione obbligatoria 055 2469600 (da lunedì a venerdì 9-13, 14-18) fax 055 244145 prenotazioni@cscsigma.it Attività per le famiglie anche in inglese su richiesta 055 3917133 La valigia della famiglia, la Borsa del banchiere, si può prenotare allo 055 2645155 oppure richiedere in biglietteria Calendario e descrizioni delle attività sul sito www.palazzostrozzi.org

Visite alla mostra con laboratorio Di fiorino in fiorino Vi siete mai chiesti quanto avventurosa possa essere la vita di una moneta? Scopriamo cosa può accadere a un fiorino che viaggia nella borsa di un mercante del Rinascimento e come può essere investito, in merci o opere d’arte. Con i materiali incontrati in mostra creiamo e decoriamo il nostro oggetto prezioso! il sabato dalle 10,30 alle 12 per bambini da 3 a 6 anni e adulti accompagnatori

... per tutto l’oro del mondo! Come svolge la sua attività un mercantebanchiere del Rinascimento? Quali strumenti ha a disposizione? Scopriamo come i mercanti investono le ricchezze accumulate e perché queste sono spesso destinate alla creazione di opere d’arte. Come nel passato, realizziamo in laboratorio la nostra opera su commissione! la domenica dalle 10,30 alle 12,30 per ragazzi da 7 a 12 anni e adulti accompagnatori

Obladì

al complesso delle Oblate

per adulti e bambini

La Borsa del banchiere

Esplorate la mostra con la famiglia, in maniera ludica e non convenzionale con una borsa a scarsella ispirata a quelle di banchieri e mercanti del Rinascimento! Nella valigia della famiglia ideata per la mostra si trovano oggetti, approfondimenti e giochi da fare davanti alle opere, differenziati per fasce d’età. Un’intrigante novità è il concorso legato al mistero del Codice Botticelli: nella borsa un piccolo forziere che le famiglie possono aprire dopo aver trovato in mostra gli indizi per scoprire il codice che permette di svelare il mistero! tutti i giorni per tutti da 3 anni in su

ogni sabato storie, letture, marionette, personaggi fantastici e spassosi faranno divertire tutti quanti

Denaro facile. Una guida per famiglie e bambini

Tutte le mostre di Palazzo Strozzi hanno speciali didascalie per famiglie e bambini. Per Denaro e Bellezza il tema è quello del denaro e del sistema bancario: i giovani visitatori sono introdotti in modo divertente nel mondo dei soldi che usano tutti i giorni. Le didascalie sono riunite in una pubblicazione, curata da Lorenzo Bini Smaghi, uno dei principali banchieri europei

calendario e informazioni 055 291923 oblatedintorni@gmail.com www.oblatedintorni.it

Laboratori al Pecci

laboratori e visite guidate alle mostre per adulti e bambini prenotazioni 0574 531835 edu@centropecci.it calendario e descrizioni delle attività sul sito www.centropecci.it

Laboratori

al Museo Horne Laboratori e visite animate alla collezione dedicati alle famiglie informazioni e prenotazioni 055 244661 info@museohorne.it www.museohorne.it

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illustrazioni di Silvia Cheli


al Museo e Istituto degli Innocenti dai 3 agli 11 anni

Un vero mondo di giochi e laboratori creativi dove i bambini, come nelle antiche botteghe rinascimentali, apprendono l’arte dell’“imparar facendo” proposta in due programmi: Gioca e impara con l’arte, con la visita del museo e l’osservazione diretta delle opere seguite dall’attività manuale in cui il bambino veste i panni dell’artista; e Diritti in gioco, incentrato sui diritti dell’infanzia Tra i laboratori proposti: • Il putto in fasce alla scoperta di luoghi e opere dell’Istituto attraverso una narrazione “per immagini” della vita dei bambini di altre epoche • Guarda che faccia! presenta Domenico Ghirlandaio e la sua storia di “cronista” nella Firenze di fine Quattrocento per stimolare i bambini alla rappresentazione del proprio autoritratto • Gli animali nella storia dell’arte storie, aneddoti e simboli fra arte e mondo animale • Ser Pippo e il Quadrato Magico/Ser Pippo e il Cubo Magico alla scoperta dell’architettura e della geometria di Filippo Brunelleschi • Le costruzioni di Ser Pippo per capire come costruire le architetture di Brunelleschi • L’Accademia del ghiribizzo dove si impara a disegnare insieme a Sandro Botticelli • L’arte di dipingere sui muri per sperimentare tecniche e stili delle pitture murali • Artisti in miniatura alla scoperta dei codici miniati per poi disegnare le lettere ad arte • L’arte di far ridere le pagine per scoprire come si crea un libro prenotazioni 055 2478386 su richiesta, laboratori in lingua inglese bottega@istitutodeglinnocenti.it www.labottegadeiragazzi.it

La Bottega dei Ragazzi propone anche attività di gioco guidato e la partecipazione in ludoteca; mette inoltre a disposizione i propri spazi per feste di compleanno da lunedì a venerdì 9-13 e 16-19, sabato 10-13 e 16-19, ultima domenica del mese 10-13

Compleanno

al Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria È possibile festeggiare il compleanno nel museo e approfondire i vari aspetti della Preistoria osservando le vetrine e toccando direttamente vari manufatti. Dopo la visita i bambini vengono coinvolti in laboratori e cacce al tesoro, diversi in base all’età (5-12 anni)

Compleanno

bambini e ragazzi

L’arte dell’“imparar facendo”

prenotazioni 055 295159 info@museofiorentinopreistoria.it

a Palazzo Vecchio nel Museo dei Ragazzi è possibile festeggiare il compleanno regalando agli invitati emozioni da museo, dopo le quali in un’apposita saletta è possibile festeggiare con doni e candeline. Per un massimo di 20 bambini e 5 adulti lunedì, martedì, mercoledì, venerdì 14,30-17,30; sabato e domenica 9,30-12,30 e 14,30-17,30. L’attività per i bambini inizia la mattina alle 10 e il pomeriggio alle 15. La prima mezz’ora serve ai genitori per allestire la stanza del compleanno

Piccoli Grandi Musei

Le stanze dei tesori a Palazzo Medici Riccardi e nei musei Stefano Bardini, Horne, Stibbert, Bandini, Palazzo Davanzati, Casa Rodolfo Siviero e Fondazione Salvatore Romano dal 3 ottobre 2011 al 15 aprile 2012 in occasione della mostra Le stanze dei tesori laboratori per famiglie prenotazioni da lunedì a venerdì 055 2340742 prenotazioni@cscsigma.it www.stanzedeitesori.it

Il Museo dei Ragazzi Sistema museale educativo promosso dall’Amministrazione Comunale di Firenze, offre un’articolata gamma di proposte educative e culturali cui aderiscono vari musei. Si tratta di più di 40 attività rivolte ad adulti e famiglie con bambini, nelle quali sono adottate le più aggiornate metodologie di comunicazione quali la drammatizzazione, l’utilizzo della multimedialità e l’interazione hands on

le attività del Museo dei Ragazzi in Palazzo Vecchio Quartieri Monumentali •Scopri Palazzo Vecchio •Favole per i più piccoli •Teatro al museo •Atelier d’arte •Il cibo come cultura •Geografia al museo •Giochi di ruolo

Ogni attività ha la durata di circa un’ora e un quarto. Il Museo dei Ragazzi propone nella stessa giornata diverse attività, per cui è possibile scegliere più di una proposta fra le tante attività ludiche per bambini dentro al museo. informazioni e prenotazioni 055 2768224 fax 055 2768558 dal lunedì alla domenica, dalle 9,30 alle 17 info.museoragazzi@comune.fi.it www.palazzovecchio-museoragazzi.it

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musicaincittà

Musica in autunno L’offerta musicale fiorentina dopo la pausa estiva si articola in una serie di stagioni variegate che propongono ogni genere di esperienza di ascolto musicale: il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino con le stagioni liriche e sinfoniche che si svolgono nel suo teatro; altre stagioni sinfoniche come quella dell’Orchestra della Toscana, con un cartellone prestigioso; la musica cameristica, che si ascolta non soltanto in due o tre occasioni settimanali nel blasonato programma degli Amici della Musica presso il Teatro della Pergola, ma anche in altre sale di grande tradizione esecutiva (come il Lyceum Club Internazionale di Firenze, il Musicus Concentus, l’Accademia Bartolomeo Cristofori-Amici del fortepiano) o alla Scuola di Musica di Fiesole per i “Concerti per gli amici” della domenica mattina (www.scuolamusica.fiesole.fi.it). Da tenere d’occhio anche la programmazione dei concerti del Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze nella Sala del Buonumore o a Villa Favard, annunciati sul sito www.conservatorio.firenze.it. Oltre agli interessanti appuntamenti con il grande jazz che si notano in alcuni di questi cartelloni per la presenza di artisti di rilievo internazionale e alle occasioni di spicco che anche il repertorio rinascimentale e barocco avrà in molte di queste sale, ci soffermiamo per un breve approfondimento sulla programmazione lirica del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, data l’eccezionale proposta di un’opera di grande interesse e attualità, diretta da Zubin Mehta (dal 25 ottobre al 2 novembre): L’affare Makropulos, in cui il compositore Leos Janácˇek mise in scena, già nel 1926, il tema inquietante della femminilità alla ricerca dell’eterna giovinezza. Alla ripresa nel teatro di corso Italia del fortunatissimo Barbiere di Siviglia con le variopinte scene e i costumi di Sigfrido Martin Beguè (dal 29 novembre al 6 dicembre) è affiancato, al Teatro Goldoni, lo spettacolo de La bottega del barbiere, che Venti Lucenti ha ideato per i bambini, ma che finirà per incantare anche il pubblico adulto come già, lo scorso inverno, l’analoga operazione riguardante Don Pasquale. Un momento importante per la storia della città è l’inaugurazione del nuovo Teatro del Maggio Musicale Fiorentino la sera del 21 dicembre 2011, con Zubin Mehta a dirigere una novità assoluta di Sylvano Bussotti e la Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven. Eleonora Negri

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Eleonora Negri svolge la sua attività in ambito musicale e musicologico, sia come ricercatrice, sia come docente di storia della musica, autrice di saggi e pubblicazioni, conduttrice radiofonica, organizzatrice di convegni e attività concertistiche. Dal 2003 collabora con il Corso di Laurea in Filosofia dell’Università degli Studi di Firenze come docente a contratto, titolare dell’insegnamento di Epistemologia della Musica, e vi coordina attività di laboratorio musicale.


libriincittà

selezione bibliografica di riferimento sull’architettura dei giardini di Firenze

a cura della redazione

con la collaborazione della libreria Arte&Libri Via dei Fossi, 32r, Firenze www.artlibri.it

Nuova guida della città e contorni di Firenze con la descrizione del Palazzo Pitti e Giardino di Boboli... ed altre cose degne di osservazione: con pianta, vedute e statue, Firenze 1846 Guida alle specie allergeniche degli orti botanici italiani: il Giardino dei Semplici, l’Orto botanico di Firenze, di Mariangela Manfredi et al., Fidenza 1885 (ristampa 2008)

Guida agli alberi di Firenze: con itinerari in parchi, giardini, strade, piazze ed altri luoghi accessibili al pubblico, a cura dell’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali della Provincia di Firenze, Firenze 1986 Gli orti di Parnaso: il Giardino dell’orticoltura a Firenze: storia e progetto, di Marco Dezzi Bardeschi, Firenze 1989

Mostra del giardino italiano, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Vecchio, 1931), Firenze 1931

Aspetti faunistici del Parco di Villa Strozzi, a cura di Gabriele Oliva, Firenze 1990

Mostra documentaria e iconografica di Palazzo Pitti e Giardino di Boboli, catalogo della mostra (aprile-giugno 1960), Firenze 1960

Il giardino degli Orti Oricellari, di Leandro Maria Bartoli e Gabriella Contorni, Firenze 1990

Il verde, lo sport e il tempo libero nel comprensorio metropolitano di Firenze, a cura del Centro studi territoriali, Padova 1972 La Petraja: villa e giardino: settecento anni di storia, di Ferdinando Chiostri, Firenze 1972 L’orto botanico dell’Università di Firenze: guida alla visita del Giardino dei Semplici, a cura dell’Istituto botanico dell’Università di Firenze in collaborazione con l’Azienda autonoma di turismo, Firenze 1973 La città effimera e l’universo artificiale del giardino: la Firenze dei Medici e l’Italia del ’500, a cura di Marcello Fagiolo, Roma 1980 La Grotta del Buontalenti nel Giardino di Boboli: nota breve sull’architettura e sul restauro, di Francesco Gurrieri, Firenze 1980 Marcello Guasti: quaranta sculture (1960-1980), catalogo della mostra (Firenze, Giardino delle Oblate, 22 marzo-25 maggio 1980), Firenze 1980 Gabriele Perugini: interno esterno / sculpture 1965-1980, catalogo della mostra (Firenze, Giardino delle Oblate, 8 novembre 1980-11 gennaio 1981), Firenze 1981 Il giardino di Boboli, di Caterina Caneva, Firenze 1982 Il Ventaglio: villa Archinto alle Forbici e il suo parco, di Massimo de Vico Fallani, Firenze 1983 Villa Il Giardino: una dimora signorile nella campagna di San Salvi, di Laura Lucchesi e Stefano Bertocci, Firenze 1985

Il Giardino dei Semplici in Oriente: resoconto di una spedizione in India e in Nepal, di Paolo Luzzi, Firenze 1990 Guida botanica del Parco di Villa Strozzi, Firenze, di Graziana Fiorini e Carlo Ricceri, Firenze 1990 Palazzo Poniatowsky Guadagni: l’architettura, l’arte, il verde in un quartiere di Firenze, di Giampaolo Trotta, Firenze 1990 Boboli 90, atti del Convegno internazionale di studi per la salvaguardia e la valorizzazione del giardino (Firenze, 9-11 marzo 1989), a cura di Cristina Acidini Luchinat ed Elvira Garbero Zorzi, Firenze 1991 Le Cascine di Firenze: ombre e meraviglie di un parco, di Marco Conti e Alfredo Scanzani, Firenze 1991 Il giardino Fabbricotti e la bella natura di Montughi: giardini di Firenze Capitale, di Paola Cammeo, Firenze 1991 Gli Orti Oricellari a Firenze: un giardino, una città, di Leandro Maria Bartoli e Gabriella Contorni, Firenze 1991 Il giardino di San Marco: maestri e compagni del giovane Michelangelo, catalogo della mostra (Firenze, Casa Buonarroti, 30 giugno-19 ottobre 1992), a cura di Paola Barocchi, Milano 1992

a cura di Miklós Boskovits

Il giardino come laboratorio di sperimentazione. Itinerario per “ascolti e visioni” nel giardino di Boboli, di Fiorenza Mariotti e Patrizia Mazzoni, Firenze 1995 Nuovi parchi per la città storica: proposte per Lucca e Firenze, di Annalisa Maniglio Calcagno et al., Lucca 1995 La villa e il giardino della Petraia a Firenze, di Cristina Acidini Luchinat e Giorgio Galletti, Firenze 1995 Il giardino botanico di Boboli, di Mario Lolli Ghetti et al., Firenze 1996

Il giardino utile: giardini, orti e pomari della Scuola di agraria alla fattoria delle Cascine all’Isola di Firenze, di Sergio Costa, Firenze 2003 Prime nozioni istituzionali per il restauro dei parchi e dei giardini storici, di Francesco Gurrieri e Filippo Nobili, Firenze 2003

Il giardino Stibbert: un percorso simbolico a Firenze, di Francesca Serci, Firenze 2004

Giardini & giardini: il verde storico nel centro di Firenze, di Daniela Cinti, a cura di Guido Ferrara, Milano 1997

Il sistema del verde: il viale dei Colli e la Firenze di Giuseppe Poggi nell’Europa dell’Ottocento, di Claudio Paolini, Firenze 2004

I cani in pietra bigia di Romolo Ferrucci del Tadda: simbolismo e capriccio nel giardino di Boboli, di Gabriele Capecchi, Firenze 1998

Il sistema del verde nell’area metropolitana fiorentina, a cura di Giovanni Malin, Firenze 2004

Le Cascine: un parco per la città, a cura dell’Assessorato all’Ambiente del Comune di Firenze, Firenze 1998 Catalogo della sezione locale di storia del territorio della biblioteca del giardino dell’orticoltura, a cura di Luca Brogioni e Alessandra Tarunti, Firenze 1998 Giardino di Boboli: la guida ufficiale, di Litta Maria Medri e Giorgio Galletti, Livorno 1998 Il giardino del Museo archeologico nazionale di Firenze, a cura di Antonella Romualdi, Firenze 2000

Il giardino del Bosco di Fonte Lucente. Indagini conoscitive per un piano di governo del giardino, a cura di Ines Romitti, Firenze 2001

2 tomi di Bert W. Meijer, Guus Sluiter e Paola Squellati Brizio

La flora in riva d’Arno a Firenze: studio floristico e vegetazionale delle sponde dell’Arno nel comune di Firenze, finalizzato anche alla realizzazione di spazi di verde cittadino, di Stefano Mosti, Firenze 2002

L’orto botanico dell’Università di Firenze, il Giardino dei Semplici, di Giovanna Ciuffi Cellai et al., Firenze 1996

Il giardino di Boboli: un anfiteatro per la gioia dei granduchi, di Gabriele Capecchi, Firenze 1993

Flora spontanea delle Cascine: un parco sul fiume, di Stefano Mosti, Firenze 2005 La limonaia del Giardino di Boboli: storia e restauro, a cura di Paola Grifoni, Livorno 2005 La Villa medicea di Careggi e il suo giardino: storia, rilievi e analisi per il restauro, a cura di Luigi Zangheri, Firenze 2006 L’Orto de’ Pitti: architetti, giardinieri e architetture vegetali nel giardino di Boboli, di Domenico Filardi, Firenze 2007 Ville e giardini nei dintorni di Firenze: da Fiesole a Artimino, di Stefano Casciu e Mariachiara Pozzana, Firenze 2010 I giardini di Firenze e della Toscana. Guida completa, di Mariachiara Pozzana, Firenze 2011

novità editoriali Centro Di autunno 2011

Florence in the Nineteenth Century.

Bollettino degli Uffizi 2010

A Guide to Original Sources in Florentine Archives and Libraries

a cura di Federica Chezzi con la collaborazione di Marta Onali

di Alyson Price

Sette idee per il parco urbano di Castello: Bellini, Braschi, Ferrara, Maestro, Magnaghi, Pizziolo, Preti, a cura dell’Assessorato all’Urbanistica del Comune di Firenze, Servizio pianificazione grandi progetti, Firenze 2001

Il giardino di Boboli, a cura di Litta Maria Medri, Milano 2003

Il giardino Bardini: uno specchio della storia fiorentina, Firenze 2001

Repertory of Dutch and Flemish Paintings in Italian Public Collections Vol. III Piedmont and Valle d’Aosta

Collana a cura di Bert W. Meijer

Formafluens: i lungarni di Firenze quale giardino fantastico, catalogo della mostra (Villa Forini-Lippi, Montecatini Terme, 12 maggio-30 luglio 1995), a cura di Lino Centi, Montecatini Terme 1995

Guida alla visita del Giardino dei Semplici di Firenze, di Giovanna Cellai Ciuffi e Fernando Fabbri, Firenze 1992

info www.centrodi.it

The Alana Collection. Italian Paintings and Sculptures from the Fourteenth to Sixteenth Century Vol. II

La caccia, il frutto, la delizia: il parco delle Cascine a Firenze, di Alessandro Rinaldi, Firenze 1995

Collana ‘Gli Uffizi. Studi e Ricerche’ n. 22 a cura di Antonio Natali

La Croce di Bernardo Daddi. Vicissitudini di un’opera d’arte a cura di Antonella Nesi saggio di Ginevra Utari

La Collezione Corsi. Dipinti toscani dal XIV al XV secolo The Corsi Collection. Tuscan paintings from the fourteenth to fifteenth century

a cura di Sonia Chiodo e Antonella Nesi In italiano e inglese

Giovanni Michelucci. Disegni inediti Catalogo della mostra (Fiesole, 30 settembre30 ottobre 2011) a cura della Fondazione Giovanni Michelucci


intoscana

Orto Botanico di Pisa

Arboreto di Vallombrosa

via Luca Ghini, 5 Pisa aperto: da lunedì a venerdì 8-17, sabato 8-13

Vallombrosa, Reggello aperto: su appuntamento 0575 353021 sel@entecra.it

www.biologia.unipi.it/ortobotanico

www.selvicoltura.org Nel 1544 Luca Ghini fondò a Pisa il primo Orto La collezione, avviata a scopi didattici e Botanico europeo, sorto come dipendenza sperimentali da Adolfo di Bérenger, fu universitaria per lo studio e l’insegnamento della trasferita presso l’Abbazia di Vallombrosa nel botanica attraverso l’osservazione diretta di piante vive. 1880. Raccoglie circa 5.000 esemplari di oltre Tra il 1591 e il 1595 fu trasferito nella sede attuale. 700 specie arboree e arbustive ed è L’orto dispone di quattro serre – quella ‘del banano’ con suddiviso in sette arboreti. Comprende un orchidee, bromeliacee, aracee e piante alimentari, Istituto un orto botanico e un belvedere vivaio, quella per le succulente, la serra delle palme e quella Agronomico per delle sequoie con esemplari alti delle felci –, insieme a vari orti con un arboreto, la l’Oltremare fino a 44 metri con un Scuola Botanica e l’Idrofitorio. Da vedere una via A. Cocchi, 4 Firenze diametro di 2. Magnolia grandiflora e un Ginkgo biloba, aperto: su prenotazione 055 5061701 piantati nel 1787, e la collezione di giardino@iao.florence.it www.iao.florence.it specie toscane a rischio, come l’ibisco rosa e l’erba Derivato dall’Istituto Agricolo Coloniale Italiano, vescica. Orto Botanico l’istituto svolge attività di ricerca, sperimentazione e formazione orientata principalmente ai programmi di cooperazione allo sviluppo. Il Giardino Botanico, che ospita nelle serre le collezioni di piante tropicali e subtropicali, è il frutto delle raccolte effettuate dagli esperti dell’istituto durante il XX secolo in Africa e in America, ma le collezioni continuano a crescere per numero e varietà.

Orto Botanico dell’Università di Siena via Pietro Andrea Mattioli, 4 Siena aperto: da lunedì a venerdì 8-17,30, sabato 8-12,30

www.museobotanico.unisi.it Istituito nel 1784 dal granduca Pietro Leopoldo nel luogo del cinquecentesco Orto dei Semplici, fu trasferito nella sede attuale nel 1856. Vi si individuano un settore per le piante officinali, un’area con Gimnosperme e alberi di origine esotica – come il melo cotogno, il melograno e il giuggiolo – e un terzo settore con piante esotiche, un giardino roccioso e un felceto. Nella serra e nel tepidario trovano riparo piante tropicali, come orchidee e agavi, e specie da ambienti semidesertici, come cactus ed euforbie.

Orto Botanico Comunale di Lucca via del Giardino Botanico, 14 Lucca aperto: su prenotazione da lunedì a venerdì 9,30-12,30

www.comune.lucca.it Voluto nel 1820 da Maria Luisa di Borbone, è articolato in due settori: nel primo l’Arboreto con un cedro del Libano piantato nel 1822, il Laghetto e la Montagnola; nel secondo sette serre e l’Hortus sanitatis, la più ricca collezione italiana di officinali con le 700 specie più usate al mondo secondo la FAO. Le collezioni comprendono Ericacee, con oltre 100 specie di rododendri, e Teacee come le camelie.

Il giardino tropicale Il giardino tropicale fa parte dell’Istituto Agronomico per l’Oltremare, organo di consulenza tecnico-scientifica del Ministero degli Affari Esteri nel campo della cooperazione allo sviluppo nei settori dell’agricoltura tropicale, dell’ambiente e della salvaguardia delle risorse naturali, con sede a Firenze. Il giardino raccoglie una collezione specializzata di piante subtropicali e tropicali di 200 specie botaniche tra le più importanti e rappresentative dei Paesi della fascia intertropicale. Ha sempre avuto, più che l’intento di una raccolta sistematica, spiccate finalità educative; ha affiancato con continuità l’attività di formazione svolta dall’istituto ed è da sempre oggetto di visita da parte di gruppi scolastici e non.

Perché visitare il giardino

dei Frignoli SS 63 del Passo del Cerreto, Frignoli di Sassalbo, Fivizzano (Massa Carrara) aperto: luglio e agosto, tutti i giorni 10-18; negli altri mesi solo gruppi su prenotazione 349 3692280 / 366 2680172

Nato nel 1990, accoglie ricostruzioni ambientali delle formazioni rocciose dell’Appennino lunigianese e delle Alpi Apuane, un arboreto e un’area che ricrea la zona umida appenninica. Tre le principali collezioni: una di erbe spontanee alimentari, medicinali e tossiche, una di salici e la preziosa raccolta di peonie.

Orto Botanico delle Alpi Apuane “Pietro Pellegrini” via Massa Arni, Pian della Fioba, Massa aperto: su prenotazione 0585 490349 oppure ortobotanico@parcapuane.it

www.parcapuane.it/ob Nato nel 1966 per la salvaguardia e la valorizzazione della flora alpina, la sua peculiarità è costituita dall’aspetto naturale dell’ambiente, dove molte specie vegetali crescono spontaneamente; la varietà del terreno consente di ricreare i vari ambienti apuani e le specie endemiche che vi fioriscono.

• per osservare caratteristiche e adattamenti delle specie vegetali agli ambienti tropicali e subtropicali in cui vivono, dai deserti alle foreste • per conoscere le piante dalle quali derivano tanti prodotti che utilizziamo nella nostra vita quotidiana • per scoprire alcune curiosità sulle piante tropicali e i loro usi Il giardino con la sua superficie di 10.000 mq, costituisce una piccola oasi verde nella città; è importante dal punto di vista tecnico e scientifico, ma anche ambientale e paesaggistico.

La collezione botanica Orto dei Semplici Elbano Loc. Eremo di Santa Caterina Rio nell’Elba, Isola d’Elba da Pasqua a settembre informazioni: www.ortoelbano.it

Orto Botanico Forestale dell’Abetone Alta Valle del Sestaione, Corpo Forestale dello Stato Fontana Vaccaia, Abetone (Pistoia) aperto: dal 15 giugno al 15 settembre 9,30-12,30, 15-18,30, festivi 9,30-18,30

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Le piante, allevate nelle serre e nel giardino, sono raggruppate in base alla loro utilizzazione e, tra le altre, potrete vedere: piante da frutto banano, papaya, annona, mango, jackfruit; piante da fibra cotone, ramiè, capoc, palma dei cappelli di Panama; piante forestali mogano, podocarpi, quercia africana; piante ornamentali “fiore di ieri oggi e domani”, flamboyant, jacaranda; piante da spezie pepe, vaniglia, pepe rosa; piante stimolanti caffè, cacao, mate, tè, coca; piante medicinali guaiaco, albero dei salami, aloe; piante da essenza o profumo frangipane, vetiver, lemongrass; piante da gomma o resina albero delle dita, caucciù dei giardini; piante coloranti annatto, sangue di drago, china della Giamaica; alimenti di base taro, albero del pane, manioca; piante pesticide Derris elliptica, albero del rosario; piante da olio palma da olio, mandorlo indiano, noce delle Molucche; piante saccarifere canna da zucchero, liquirizia. Vi sono inoltre piante insolite come l’albero della canfora (Cinnamomium canphora), il chicle (Manilkara zapota), la jojoba (Simmondsia chinensis), l’endod (Phytolacca dodecandra), il papiro e la “pianta fossile” (Metasequoia glyptostroboides).

Orto Botanico Pania di Corfino Loc. Piè Magnano-Orecchiella, Corfino, Villa Collemandina (Lucca) aperto: fino a giugno solo gruppi su prenotazione 0583 644941; da giugno a settembre tutti i giorni 9-18

www.cm-garfagnana.lu.it Organizzato secondo criteri ‘corografici’, illustra la flora di boschi, pascoli, brughiere, torbiere, macereti e rupi della Garfagnana appenninica e in particolare del Parco dell’Orecchiella.


Il verde pubblico a Firenze nel XX secolo

Gli ultimi decenni dell’Ottocento vedono caratterizzarsi su direzioni divergenti il rapporto tra Firenze e il verde urbano. Da un lato, grazie all’attività della Società Toscana di Orticultura, la città conferma in ambito nazionale e internazionale l’alto profilo delle sue competenze orticole e di giardinaggio. Attività di tale successo che fra il 1876 e il 1880 consentono a questo eccellente esempio di associazionismo privato di ottenere la piena proprietà del Giardino dellʼOrticoltura (1) e di erigervi un grande tepidario. Dall’altro lato, per tamponare la crisi finanziaria che investe la città con il trasferimento della capitale a Roma (1871), il Comune ridimensiona drasticamente le risorse destinate al neonato servizio addetto alla creazione e al mantenimento del verde pubblico (fra i risultati più significativi del piano poggiano) le cui massime cariche, fra il 1874 e il 1914, vengono progressivamente sottratte a botanici di chiara fama a favore di funzionari attenti soprattutto a questioni di bilancio: è infatti nell’ottica del contenimento delle spese che nel 1890 gran parte dei vivai municipali attivati da Attilio Pucci alle Cascine vengono ceduti allo Stato (inaugurando un processo di frammentazione che porterà a una sempre più difficile visione unitaria del parco), secondo una tendenza a cui corrisponde, in scala minore e ancora a titolo esemplificativo, la cessione in affitto a un privato del Giardino delle Rose (2), nel 1896. Con la fine del primo conflitto mondiale, il problema del ripristino di giardini e parchi pubblici, devastati dalla guerra, si intreccia con quello della ricostruzione della città e del suo ampliamento a fronte della sempre maggiore richiesta di alloggi. L’Amministrazione dispone di un nuovo piano regolatore, elaborato fra il 1915 e il 1924 dall’ingegner Giovanni Bellincioni; al Servizio Giardini Pubblici, ora accorpato a quello di Belle Arti e Antichità, è data nuova linfa reintroducendo la qualifica del Soprintendente (soppressa nel 1889). Il verde pubblico in dotazione ai quartieri di espansione continua a costituirsi sul modello poggiano, con squares aperti interposti ai lotti edificabili, tasselli verdi che semplicemente sostituiscono una maglia del tessuto edilizio. Nascono così le attuali piazza Pietro Leopoldo (3), piazza Vieusseux, piazza della Vittoria, l’arredo verde di via

percorso architettonico

Concludiamo il percorso dedicato al verde pubblico di Firenze. Lo accompagna questa volta Christine Desmoulins, con un contributo sui parchi e giardini francesi, così come in ‘VisitArt’ 3 Tim Richardson ci offriva un’occasione di confronto con il ‘sentimento’ del parco urbano a Londra e nella cultura anglosassone.

percorsi architettonici propongono brani di città esterni ai viali di circonvallazione o immediatamente a ridosso: frammenti urbani non monumentalizzati, estranei alle mete turistiche, presentati in forma di itinerari che si snodano attorno ai luoghi della città contemporanea. La città di oggi, ma anche suggestioni su quella che è stata, che sarà o che avrebbe potuto essere. La selezione degli edifici non risponde a criteri stilistici o giudizi critici ma intende dare nome a episodi architettonici rilevanti per il loro impatto, anche visivo, nel relativo contesto urbano.

I

a cura di Emilia Daniele*

Salvi Cristiani, le piazze Francia, Pier Vettori, Paolo Uccello, che anche nel disegno rivelano una diretta derivazione dal giardino ottocentesco, a scompartimenti informali delineati da sinuosi vialetti fra specchi d’acqua e macchie di alberi ad alto fusto; disegno che sottintende un preciso modello comportamentale, borghese più che popolare, essendo i giardini idealmente destinati a brevi passeggiate e composte pause d’ombra per gli abitanti della zona. Tuttavia, a fronte dei limiti urbanistici del piano, attardato su schemi inadeguati alla città novecentesca (è prevista anche la lottizzazione del Campo di Marte, con un ampio giardino su viale Malta), esso contiene un importante elemento di novità: adagiate parallelamente al fiume, a raccordo con le periferie est e ovest della città, sono destinate a verde pubblico due aree allungate, rispettivamente a Bellariva (4) e all’Argingrosso. Novità realizzate nei fatti (per quanto con caratteristiche stilistiche e di fruizione differenti da quelle originarie), ma disattese nella comprensione fino agli anni sessanta quando, giunta a superamento la dimensione dello square come misura del verde pubblico urbano, vengono riprese per sviluppare il tema del ‘parco lineare’ lungo l’Arno. I primi anni cinquanta vedono arricchirsi di nuovi contenuti il rapporto fra il verde e l’edilizia residenziale, più consapevolmente ‘sociali’: significativa è la realizzazione del “Villaggio dell’Isolotto”, che propone un modello di insediamento aggiornato alla coeva urbanistica anglosassone, con case basse sparse nel verde, in aderenza alla corrente post-neorealistica interpretata da architetti del calibro di Fagnoni, Gamberini e Michelucci. Ma è soprattutto a partire dal 1955 che il verde pubblico è caricato di ulteriori valenze, ora inteso come importante occasione di accrescimento della bellezza della città nonché ambito di educazione civica e culturale. Fondamentale la figura di Piero Bargellini, sotto i mandati La Pira assessore alle Belle Arti e ai Giardini, all’Istruzione, nonché presidente del Comitato per l’Estetica Cittadina. È in questa fase che si istituisce il Giardino dellʼIris (5), attirando in città appassionati floricoltori da tutto il mondo; che nei giardini e nei viali spartitraffico vengono introdotte sculture e

Giardino delle Rose. Foto Direzione Ambiente

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percorso architettonico

opere d’arte contemporanea; che all’interno dei giardini sia storici (fra gli altri, alle Cascine e in piazza d’Azeglio) sia di nuova realizzazione si creano i primi ‘giardini per bambini’ – il più interessante al lungarno del Tempio (6). E mentre in centro si provvede alla sistemazione a verde di piazza dell’Indipendenza, della Libertà, Vittorio Veneto e si ripristina il viale dei Colli, nascono le nuove piazze Conti, Torquato Tasso, Dalmazia, ad esempio, e viale Mazzini, costa Scarpuccia, viale Volta, tre giardini attorno alla Fortezza sul lato di via Valfonda, due a Rovezzano. Inserimenti verdi consistenti (a cui seguono la copertura del torrente Affrico, i parchi di Bellariva e di lungarno Colombo, piazza Elia dalla Costa, via Novelli, via Locchi) per far fronte ai quali si avvia la realizzazione del vivaio municipale di Sollicciano, risoluzione che denota la considerazione del verde pubblico strettamente legato alla definizione del nuovo volto della città e che trova conferma nell’accorpamento del Settore Belle Arti e Giardini a quello dei Lavori Pubblici. Con la stessa determinazione, il Comune conquista al Demanio i greti dell’Arno (1957), gettando le basi per la progettazione del parco fluviale, fra le sfide più interessanti della città a partire dal successivo decennio. Il boom economico degli anni sessanta porta con sé episodi di lottizzazione selvaggia che il piano regolatore di Detti, adottato nel 1962, riesce a contenere solo in parte: se da un lato, limitando il progetto di Sorgane, si cerca di preservare il contesto collinare a cornice di Bagno a Ripoli, dall’altro si assiste alla progressiva cementificazione della piana fra Novoli e Scandicci, fino a stravolgere la memoria di campagne e orti che prima cingevano la città, portando alla definitiva erosione dei residui a verde anche di complessi monumentali a ridosso dei viali di circonvallazione, come il parco di San Donato (7), già amputato con la realizzazione dello stabilimento FIAT (1939). Mentre nel perimetro di molte aree verdi urbane ampie superfici vengono sottratte per la creazione di complessi ricreativi, sportivi e di scuole pubbliche prefabbricate (ad esempio all’Anconella, nel novero dei parchi pubblici solo dal 1953). I problemi urbanistici e di inquinamento determinano, negli anni ottanta, la creazione del nuovo Assessorato all’Ambiente, sotto il quale, oltre alla gestione di acquedotto, gas, ASNU e fognature, significativamente rientra anche il verde pubblico: fra gli intendimenti di più ampio respiro, il “Progetto Grandi Cascine”,

volto a ‘bonificare’ un parco dal quale la cittadinanza ha preso sempre maggior distanza, estendendo il recupero, sulla riva opposta dell’Arno, alle sponde dell’Argingrosso. Non esenti problematiche di risanamento idrico e geologico oltre che strutturale, animano le Amministrazioni e l’élite culturale anche i dibattiti sullo sviluppo della piana tra Firenze, Prato e Pistoia, espressione della volontà di connotare con forti valenze ambientali (il sistema del parco metropolitano) grandi spazi aperti interurbani e periurbani, sapientemente progettati e contrapposti alla crescita illimitata delle città. A scala municipale, fra le azioni più interessanti degli ultimi decenni del XX secolo, le coerenti sistemazioni e definitive aperture al pubblico dei parchi di importanti ville storiche situate ai margini del perimetro urbano, come la Villa Vogel (8) e le ville Stibbert, Fabbricotti, Il Ventaglio, Favard, Strozzi al Boschetto, e l’individuazione di alcuni settori su cui l’Amministrazione si indirizza con nuovo impegno, coordinata con i Consigli di Quartiere ai quali, dal 1993, è trasferita parte delle funzioni di mantenimento del verde pubblico: oltre alla creazione di nuovi giardini urbani (meritevole, per il contesto paesaggistico, il giardino di Carraia), le sistemazioni a verde degli svincoli stradali, cresciuti esponenzialmente con la dilatazione della città, e la cura dei giardini delle scuole pubbliche. Emerge la volontà di inquadrare il patrimonio verde in un più efficiente discorso di sistema: nodo che oggettivamente ha determinato uno scarto, rispetto al passato, dell’attenzione rivolta dall’Amministrazione odierna ai parchi e ai giardini urbani, così come al lungofiume. Il concetto di ‘sistema’ del verde urbano è affrontato con decisione riprendendo i progetti per le “Grandi Cascine”, per il parco fluviale, per la corona verde che caratterizza l’Oltrarno (la cosiddetta greenway) dove addirittura è superata la distinzione fra verde pubblico e privato (si pensi al Giardino Bardini, inserito in un unico percorso di visita insieme a Boboli e al Forte Belvedere). Decisioni da cui derivano le recentissime delibere comunali di riequilibrio delle competenze fra Direzione Ambiente e Consigli di Quartiere (grazie ai quali, ad esempio, a partire dal 2008 è stato ritagliato nel tessuto urbano un numero sempre crescente di orti sociali), volte a reinserire le diverse problematiche sociali in un piano di indirizzo generale che proprio nella valorizzazione del verde pubblico urbano trova uno dei suoi principali punti di forza.

Parco di San Donato, Firenze

*Emilia Daniele Architetto. Dottore di ricerca in

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Storia dell’Architettura e dell’Urbanistica, docente presso la Facoltà di Ingegneria Civile-Architettura di Pisa. Affianca il presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane - Sezione Toscana nell’organizzazione delle iniziative culturali, come curatrice di convegni di studi nazionali e internazionali. Lavora in ambito editoriale in qualità di coordinatrice, curatrice ed editor di volumi di architettura, arte e narrativa.


4 Giardini di Bellariva

7 Parco di San Donato

2 Giardino delle Rose

5 Giardino dell’Iris

8 Parco di Villa Vogel

fra viale G. Poggi, via dei Bastioni, via del Monte alle Croci,

fra viale G. Poggi, viale Michelangiolo, via del Monte alle Croci realizzazione: 1954-1957 progetto: arch. G. Zetti Nasce nel 1954 su proposta delle signore Flaminia Specht e Nita Stross Radicati, promotrici dell’istituzione del Premio Firenze nella città che sin dal Medioevo ha nell’emblema un’iris rossa in campo bianco. Grazie all’interessamento dell’assessore Bargellini, ai promotori del concorso internazionale annuale per la migliore varietà di iris è assegnato il terreno comunale posto sul lato est del piazzale Michelangiolo, nel cosiddetto Podere dei Bastioni; il giardino, allestito su progetto dell’architetto G. Zetti, è inaugurato nel maggio 1957; nella zona più bassa, nel 1967 viene realizzato un laghetto per ospitare specie di iris adatte a un terreno acquitrinoso. Il giardino quest’anno ha ospitato il 56° Concorso Internazionale dell’Iris (9-14 maggio), bandito dalla Società Italiana dell’Iris in collaborazione con il Comune di Firenze.

sistemazione a giardino pubblico: 1932-1934 progetto: Ufficio Belle Arti Realizzato dalla Società Toscana di Orticoltura nel 1858, viene acquistato dal Comune nel 1931 e destinato a giardino pubblico dopo un intervento di risanamento diretto dall’Ufficio Belle Arti. Al suo interno conserva testimonianze del ‘periodo aureo’ della Società: il tepidario di Giacomo Roster (1880) – primo esempio in Italia di grande costruzione in ferro e vetro –, la cancellata d’accesso e la loggetta Bondi (arch. Castellucci, 1911). A nord, collegata da un ponte sospeso sulla ferrovia, si estende la Montagnola con gli Orti del Parnaso, erti fino all’accesso su via Trento, dove nel 1986 viene realizzata lungo la scalinata centrale una grande fontana-drago in pietra, ferro e mosaico (arch. M. Dezzi Bardeschi) e dal 2003 insiste il Giardino dei Giusti, nato negli anni sessanta a Gerusalemme e diffuso nel mondo a memoria delle persone comuni che si sono adoperate per salvare esseri umani. fra via Vittorio Emanuele II, via Bolognese e via Trento

viale G. Galilei realizzazione: 1870 circa progetto: Giuseppe Poggi, Attilio Pucci Prezioso tassello del maestoso progetto poggiano del viale dei Colli, è allestito con una prima collezione di rose da Attilio Pucci che, secondo un modello francese, naturalistico e razionalizzato allo stesso tempo, spartisce a terrazzamenti un podere appartenuto ai Padri Filippini. Nel 1896 il soprintendente Angiolo Pucci lamenta la decisione di cedere la gestione in affitto al giardiniere Carlo Landini, privando il Comune del vanto di possedere un roseto pubblico di pregio, unico in Italia. È fornito di tre accessi: varcato il più suggestivo, a metà dell’ampia scalinata del Monte alle Croci – ripristinata dal Pucci nel 1885 –, si apre una magnifica veduta sulla città. Ospita circa 1.000 varietà di rose. Nel 1998 la parte orientale più a valle è adibita a giardino Shorai, realizzato dall’architetto giapponese Yasuo Kitayama per celebrare il gemellaggio di Firenze con Kyoto.

fra lungarno A. Moro, via M. Minghetti, vialetto A. Gomez realizzazione: 1957-1960 progetto: Assessorato allo Sport, Turismo e Giardini / Direzione Passeggiate pubbliche Già nel piano di Bellincioni (1915-1924) il cuneo dei giardini di Bellariva è individuato fra le aree per eccellenza destinate a verde pubblico, concepito come grande parco informale. L’idea è ripresa nel secondo dopoguerra, quando prende corpo il progetto di un parco fluviale che congiunga il lungarno del Tempio (1954-1955) con i nuovi lungarni Colombo e Aldo Moro e il nuovo giardino Pecori Giraldi. Il piano del verde pubblico è messo a punto dall’assessore allo Sport, Turismo e Giardini (G. Nannini) che destina la parte centrale di Bellariva alla nuova piscina comunale (inaugurata nel 1960, a cui segue l’impianto di altre attrezzature sportive), immersa fra prati e zone ombrose con alberi ad alto fusto; la superficie a verde risulta già erosa dalla realizzazione delle case popolari su via Aretina (dal 1949), della chiesa di Sant’Antonio (1957), della scuola elementare su via Minghetti e in seguito, a est, del centro di produzione RAI (1965-1967).

fra via di Novoli e viale A. Guidoni realizzazione: 2008 progetto: Comune di Firenze Realizzata fra il 1822 e il 1832 su progetto di Giovan Battista Silvestri per Nicola e Anatolio Demidoff, principe di San Donato, la maestosa Villa Demidoff sorgeva nella piana denominata “Polverosa”. Danneggiato durante la seconda guerra mondiale, dell’edificio – uno fra gli esempi più pregevoli di villa neoclassica a Firenze, sventrato e destinato a officine, laboratori e parte a scuola pubblica – rimangono labili tracce, mentre, in via San Donato, si conserva la cappella Demidoff, a pianta centrale con cupola a lacunari, ispirata al Pantheon e oggi Chiesa di Cristo. La grande tenuta (dove nel 1889 è ricavato il primo campo da golf in Italia), venduta a lotti dai successivi proprietari, è in parte occupata dal 1939 dagli stabilimenti FIAT che, dismessi, impegneranno l’Amministrazione in un complesso piano di recupero, affrontato con decisione solo nell’ultimo decennio. Oggi vi trovano sede il nuovo Palazzo di Giustizia, il polo universitario, nuovi edifici residenziali e i 12 ettari del parco urbano di San Donato.

fra viale A. Canova, via delle Torri, via L. Pampaloni sistemazione a giardino pubblico: dal 1982 progetto: Direzione Ambiente Area verde originariamente annessa alla rinascimentale villa-fattoria suburbana dei Capponi, che comprendeva poderi, orti e un giardino formale, nell’Ottocento passa ai Franceschi che realizzano la nuova limonaia e trasformano il parco in giardino all’inglese. Nel novembre 1981 la tenuta viene ceduta dalla famiglia Vogel (proprietaria dal 1922) al Comune di Firenze, anche a seguito di una mobilitazione popolare che ne segnala il degrado e l’opportunità di destinazione a uso pubblico. Seguono imponenti opere di restauro, sia alla struttura (divenuta sede del Quartiere 4) che al parco, con nuovi impianti arborei che affiancano alberi monumentali e da frutto. L’attrezzatura ludica è installata in vari interventi, dal 1994 al 2001, e rinnovata nel 2007; parte della tenuta è stata destinata dal Quartiere 4 a orti sociali. Fra viale Canova e via del Saletto insiste il giardino Villa Vogel 2.

Particolare dal P.R.G. del 1915-1924.

Da ‘Firenze’, Rassegna del Comune, 1964.

3 Giardino di piazza Pietro Leopoldo

6 Giardino del lungarno del Tempio

piazza Pietro Leopoldo realizzazione: 1925 circa progetto: Soprintendenza Servizio Giardini Pubblici Area verde di forma ellittica realizzata in esecuzione del piano regolatore di Bellincioni (1915-1924) nel quartiere industriale di Rifredi, sviluppatosi fra Otto e Novecento; con la raggiera delle otto strade che vi convergono, propone il motivo classico dell’étoile, sebbene indebolito dall’attraversamento delle vie Gianni e Tavanti, sull’asse di penetrazione dalla Fortezza verso Careggi. Già nel 1935 circa risulta circondata da un fitto tessuto edilizio, soprattutto villini, oltre che dai capannoni della Superpila (demoliti a partire dal 1999 per realizzare alloggi di edilizia popolare, appartamenti, servizi fra cui una Coop e un giardino). Al 1955 risale una nuova sistemazione a verde che, soprattutto in virtù dell’accresciuto traffico veicolare, mira a perimetrare con una siepe i due giardini semiellittici, così da impedire ai bambini il facile attraversamento della strada.

percorso architettonico

1 Giardino dell’Orticoltura

fra ponte San Niccolò e via Piagentina realizzazione: 1954-1955 progetto: Assessorato ai Giardini Il tratto del greto tradizionalmente relegato a libero accesso al fiume per renaioli e bagnanti nel 1901 è schermato con un’alberatura, a maggior decoro dei villini borghesi sorti sul lungarno alla fine dell’Ottocento. Fra le due guerre è formulato il progetto di realizzarvi uno stabilimento balneare, andato deserto. Chiarita la contesa della proprietà fra Comune e Demanio (che ancora nel 1953 concede il greto a società private per varie attività, fra cui un cinema all’aperto), nel 1954 è destinato a giardino pubblico dal Comune, che vi insedia uno dei primi esempi urbani di giardino per bambini, accresciuto di valenze didattiche con il ‘giardino sperimentale del traffico’, tuttora esistente, dove i ragazzi in bicicletta possono apprendere le regole sulla circolazione stradale.

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percorso architettonico

Christine Desmoulins Critica francese dell’architettura è autrice di diverse opere, tra cui 25 maisons individuelles e Villas modernes. Banlieue Ouest 1900-1939 con Jean-Pierre Lyonnet. Dopo aver a lungo collaborato con ‘Archicréé’, ora scrive regolarmente per ‘Architecture’ e ‘Abitare’.

Parchi e giardini francesi nel loro rapporto con la città Ovunque, le città passano da un’epoca all’altra attraverso mutazioni sottili. In Francia, dove maggiore è l’attenzione riservata al patrimonio, l’universo alla Doisneau delle città in bianco e nero degli anni cinquanta ha progressivamente lasciato il posto a file di facciate chiare accuratamente intonacate. Nei parchi e nei giardini sono le gamme vegetali che si evolvono facendo spirare un vento di libertà sui cespugli fioriti. E se certamente sono preservate le regole di composizione dei nostri giardini alla francese, è innegabile che anche lo spirito dei giardinieri contemporanei ha offerto il proprio contributo, con in testa Gilles Clément e il suo “giardino in movimento”, spazio di vita lasciato al libero sviluppo delle specie. A Parigi, a due passi dal Museo del Louvre, il giardino del Palais Royal illustra proprio questa evoluzione. Creato nel 1730 per il figlio del duca di Orléans, è delimitato da quattro gallerie sovrastate da un edificio del XVII secolo. Quattro filari doppi di tigli potati e di ippocastani rossi ombreggiano i viali, mentre dalla vasca getti d’acqua si dispiegano verso due grandi prati costeggiati da cespugli. A lungo trascurato, questo giardino è stato rivisitato dal paesaggista Mark Rudkin, che, una volta restaurati gli storici parterres, ha rimodellato gli spazi fioriti scartando deliberatamente tutte le piante rare o costose, trasformando così sottilmente l’atmosfera dei luoghi. Cespugli irregolari creano ormai un’unità di colore con fini variazioni di toni. Nei parterres contenuti da tigli sagomati e piccole barriere invase da edere e caprifogli, si mescolano nicotiane, petunie, verbene ed eliotropi. Con l’arrivo dell’estate, sfumature blu si avvicendano al giallo e al bianco.

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Dal giardino medievale al giardino alla francese Per affrontare l’universo vegetale delle città francesi è necessario ricordare alcuni punti fondamentali della storia di parchi e giardini, con un primo periodo importante nel Medioevo. All’origine dei giardini medievali ci sono i monaci, veri e propri consulenti orticoli dell’imperatore Carlomagno. Allora tutti i grandi monasteri vantavano un giardino dei semplici, un orto e un frutteto. Nel 1593 a Montpellier nasce il primo orto botanico di Francia, un’evoluzione del giardino dei semplici ispirata dal giardino curativo di Padova. Organizzato intorno ad una “montagna” dall’innovativo intento scientifico, esso richiama visitatori da tutta Europa, e nel 1600 il celebre agronomo Olivier de Serres lo porta ad esempio nel suo trattato Théâtre de l’agriculture et mesnage des champs. Su una superficie di 4 ettari nel cuore della città, questo giardino presenta oggi più di 2.000 specie vegetali, fra cui un Ginkgo biloba maschile del XVIII secolo, divenuto autofertile dopo l’innesto, nel 1832, di rami femminili.

Parc des Buttes Chaumont, Parigi

Christine Desmoulins

L’importanza della statuaria e una monumentale serra ottocentesca conferiscono al luogo un fascino romantico. Un altro grande sperimentatore fu il “Buon Re” René, duca d’Angiò (1409-1480). Non è dato sapere se ebbe il tempo di leggere Il sogno di Polifilo di Francesco Colonna, redatto nel 1467 e considerato fonte di ispirazione per i giardini rinascimentali; certo è, comunque, che egli fu all’origine della prosperità di città come Angers, Aix-en-Provence e Avignone. Appassionato di orticoltura, introdusse infatti nella regione il gelso e fece sistemare passeggiate e giardini dove acclimatava innumerevoli varietà. Nel 1536, l’architetto Philibert de l’Orme, di ritorno da Roma, porta a sua volta il proprio contributo all’innovazione. Affascinato dall’armonia e dalle proporzioni dei giardini italiani, egli disegna per Diana di Poitiers il castello di Anet e i suoi giardini e, rompendo con i giardini medievali, pone le basi del giardino alla francese. Nel Seicento quest’ultimo si imporrà come autentico e incontestato capolavoro dell’arte dei giardini, grazie alle composizioni di André Le Nôtre, giardiniere di Luigi XIV a Versailles, che influenzeranno tutte le corti europee. Se i giardini a terrazze all’italiana “scenografano” i paesaggi che li circondano, se il giardino all’inglese glorifica la libertà di una natura pittoresca e idealizzata, il giardino alla francese si impone come una proiezione dell’architettura. È concepito per essere ammirato dal piano nobile di una residenza e partecipa alla rappresentazione scenica di una forma di potere. Fondato su un punto di vista centrale e sull’onnipresenza dell’acqua, coltiva la simmetria e domina rigorosamente la natura per imporre un rigido ordine dei viali, delle prospettive tronche, dei parterres, dei corpi idrici e degli elementi decorativi. Nel castello di Anet è una terrazza soprelevata a rivelare al visitatore la sistemazione geometrica dei giardini, il cui tracciato sfrutta le scoperte dell’ottica. L’asse prospettico, che origina dagli appartamenti, struttura la simmetria dei viali punteggiati di statue e sculture vegetali, ma anche quella dei parterres, delle vasche e delle file di alberi. I compartimenti liberi sono letteralmente investiti dai ricami dei bossi potati, dei parterres e dei boschetti; e quando ci si allontana dal castello e dal centro del giardino, prati e boschi si riappropriano progressivamente dei propri diritti. A Parigi il giardino delle Tuileries e quello del Luxembourg, creati rispettivamente per Caterina e per Maria dei Medici allo scopo di accompagnare i palazzi eponimi, costituiscono altri ragguardevoli esempi di giardino alla francese. Lo stesso dicasi per il parco del castello di Villandry, costruito sulla sponda della Loira sotto Francesco I. A Cucuron, nel Luberon, il giardino del Pavillon de Galon, un settecentesco padiglione di caccia, si impone come una declinazione contemporanea del tema che ha il suo posto nella lista dei “Jardins remarquables”, i giardini di particolare interesse ufficialmente classificati dal Ministero della Cultura.


Incontro con Ghislaine Chardon, capo del Servizio Gestione dei Parchi e Giardini di Parigi

Qual è stata lʼevoluzione dei parchi e dei giardini della Città di Parigi dallʼinizio del XX secolo? In fatto di giardini, Parigi ha conosciuto due grandi periodi, quello di Alphand nel XIX secolo e poi quello degli anni trenta del Novecento, caratterizzato da squares assai strutturati con numerosi elementi costruiti (portici, pergole, chioschi per la musica, ecc.). Più di recente, negli anni novanta, sono stati creati parecchi grandi parchi: Bercy, la Villette, il Parc André Citroën e la passeggiata alberata del Viaduc des Arts. I giardini di oggi sono molto diversi da quelli dell’Ottocento e degli anni trenta. La calma contemplativa del “giardino da vedere” ha lasciato il posto all’animazione del “giardino da vivere”. In questo periodo di transizione, il giardino diventa un luogo disponibile per delle attività, ma anche in certo qual modo un “bene di consumo”, con relativi inconvenienti in termini di manutenzione. Dall’inizio del XXI secolo, si sono ampiamente sviluppate le consultazioni con gli abitanti riguardo alla sistemazione dei giardini pubblici. Ormai c’è una nuova filosofia: invece di considerare l’architettura dei giardini come un elemento perenne a lungo termine, si tende a creare giardini rispondenti alle esigenze degli abitanti e degli eletti. Vi ospitiamo concerti e altre manifestazioni e, a partire dal 1995, si è autorizzato l’accesso ai prati, determinando un’autentica trasformazione della vita e della frequentazione di parchi e giardini. Al Champ de Mars, gruppi di giovani fanno pic-nic spesso fino a tarda ora.

Qual è la politica della Città di Parigi in questo campo? La cosiddetta Parigi intra-muros (la zona centrale della città compresa entro il boulevard periferico) vanta 470 ettari di giardini, senza contare il Bois de Boulogne e il Bois de Vincennes (1.900 ettari complessivi). Fra il 2001 e il 2008, con i grandi parchi che ricordavo prima, nella Parigi intra-muros sono stati creati 30 ettari di spazi verdi supplementari. Il periodo compreso fra il 2008 e il 2014 prevede la sistemazione di altri 30 ettari. Il Comune di Parigi è al centro di un’area metropolitana, un’agglomerazione di 10 milioni di abitanti, assolutamente lontano dalla campagna. I giardini, gli unici spazi verdi, appaiono come gli ultimi spazi pubblici liberi. Poiché il nostro obiettivo è quello di mettere a disposizione di ogni parigino un

percorso architettonico

Dalle idee dellʼingegner Alphand ai parchi contemporanei Nell’Ottocento Napoleone III e il barone Haussmann dominano incontrastati l’urbanistica parigina. La città è finalmente percepita come un tutto unico, e non più come una somma di quartieri e una giustapposizione di isolati estranei gli uni agli altri. Si aprono ampi viali fiancheggiati da edifici di famiglie benestanti e marciapiedi alberati. Convinto dell’importanza degli spazi verdi, Haussmann chiede all’ingegner Jean-Charles Alphand di organizzare il primo Service des Promenades et des Plantations, vero e proprio ufficio tecnico dedicato. Creatore del Bois de Boulogne e del Bois de Vincennes, quest’ultimo sistemerà anche tre grandi parchi. Il Parc des Buttes Chaumont, di notevole valenza paesaggistica e di ispirazione anglo-cinese, romantico e pittoresco, incanta i visitatori dell’Esposizione Universale del 1867. Il Parc Monceau è punteggiato di piccoli edifici eclettici e di corsi d’acqua. Il Parc Montsouris, costruito sul luogo di antiche cave, si ispira ai parchi londinesi. Con i suoi spazi verdi pensati come luoghi di incontro dove tutte le classi sociali si mescolano, testimonia di una visione estremamente moderna, oggi più che mai affermata e prevalente. Ad Alphand si deve anche tutta una rete di squares, giardinetti pubblici allestiti in mezzo a una piazza, assolutamente essenziali per la vita dei quartieri. Dopo Parigi, anche Lione, Marsiglia, Lille e Bordeaux subiranno una metamorfosi basata su questa logica. La risonanza instaurata da Alphand fra il vegetale e la costruzione della città ha trovato uno sviluppo negli anni novanta del Novecento con la creazione a Parigi di tre grandi parchi contemporanei (si veda a lato il colloquio con Ghislaine Chardon), fra cui il Parc André Citroën, impiantato su 24 ettari un tempo dedicati all’industria automobilistica. Concepito da due gruppi di architetti associati con paesaggisti vincitori di uno stesso concorso – Jean-Paul Viguier con Alain Provost e Patrick Berger con Gilles Clément –, si apre sulla Senna consacrando l’armonia fra il costruito e le architetture vegetali. I suoi elementi chiave sono il grande canale disegnato da Jean-Paul Viguier e le serre di Patrick Berger. Più lontano, vicino alla Bastiglia, la cosiddetta Coulée Verte, la passeggiata alberata del Viaduc des Arts, letteralmente “Viadotto delle Arti”, porta la campagna in città seguendo il tracciato di un antico binario ferroviario. Serpeggiando per 4 km, essa ricopre in alto il viadotto e termina in trincea sotto il Bois de Vincennes. Agli albori degli anni novanta è Lothar Baumgarten a firmare, per la Fondazione Cartier, un giardino d’artista contemporaneo particolarmente divertente. In completa osmosi con l’architettura immateriale di Jean Nouvel, esso è messo in scena dalla parete di vetro che lo separa dal marciapiede del Boulevard Raspail. Ombrelle, papaveri, graminacee… 200 varietà floreali e 35 essenze arboree imitano così bene un luogo selvaggio da trarre in inganno. Di più recente inaugurazione, il Parc de Clichy Batignolles, opera di Jacqueline Osty, illustra le tendenze attuali, incentrate sull’uso e sulle preoccupazioni ambientalistiche. Articolato intorno a tre tematiche (le stagioni, lo sport e l’acqua), il parco fa convivere da vicino giardini dalle atmosfere contrastate, collinette e gradinate, e uno specchio d’acqua consacrato alle piante acquatiche e a un ecosistema ricco e variato. Valorizzare un quartiere in pieno cambiamento è anche l’intento della paesaggista Catherine Mosbach e dell’architetto Françoise Hélène Jourda nel nuovo giardino botanico di Bordeaux, dove serre, isolotti pseudoselvaggi e sequenze ludiche propongono un compromesso tra la coabitazione sfrenata del naturale e la lunga storia dell’arte dei giardini. A Nizza, tutto il gioco sta nel riallacciarsi all’idea di città verde moderna forgiata dal Consiglio d’Ornato fra il 1832 e il 1860. I piani di sistemazione e di abbellimento in corso impongono ai paesaggisti confronti a diversi livelli, da quello dei giardini a quello dell’agglomerazione. Per reintrodurre la natura nella città, presto quest’ultima sarà solcata da una passeggiata verde di una dozzina di ettari firmata dall’Agenzia Pena & Pena che collegherà il Paillon al Giardino Alberto I e al Teatro Nazionale, rivelando le facciate degli edifici barocchi della città vecchia e creando legami con la città nuova. Ovunque, per il gioco del paesaggio e delle gamme vegetali, i giardini del XXI secolo tessono contrasti armoniosi fra città e natura. La flora indigena spontanea ha ormai il suo posto accanto alle piante orticole e diviene il sostegno di ambienti ricchi in biodiversità. Le “erbacce” non esistono più e il giardino diventa qua e là un punto di osservazione di questa biodiversità. Del resto, questa tendenza a valorizzare la questione della natura in città ha dato luogo quest’anno, presso la Cité de l’Architecture et du Patrimoine, a una mostra superba, dal tema “La Ville Fertile” (mostra aperta dal 23 marzo al 24 luglio 2011 alla Cité de l’Architecture et du Patrimoine, Place du Trocadéro et du 11 Novembre a Parigi, www.citechaillot.fr).

giardino a meno di 300 metri da casa, approfittiamo di qualsiasi spazio libero per creare giardini, e tutti sono diversi. Come nel caso dei terreni attualmente disponibili appartenenti al Réseau Ferré de France (RFF), l’azienda responsabile della rete ferroviaria nazionale. Creiamo giardini di quartiere sui terreni anticamente espropriati per la linea ferroviaria della Petite Ceinture, l’anello interno dei trasporti ferroviari a Parigi, linea che faceva il giro della città. Questi appezzamenti in pendenza sono piuttosto particolari, e la presenza di tunnel rappresenta un vincolo. I progetti devono dunque adattarsi al contesto e risultare accessibili per gli handicappati. Nel XV Arrondissement, dove un giardino collegherà presto due parchi già esistenti, stiamo sistemando alcuni accessi costruendo scalinate urbane, e altri attraversando gli edifici esistenti. Vicino alla Gare de l’Est c’è il Jardin d’Eole, che disegna un balcone in aggetto sui binari. Fra i progetti di spicco, stiamo realizzando anche, con il paesaggista Michel Pena, la sistemazione di un parco di 12 ettari sui prati un tempo dell’Ippodromo di Auteuil.

Quali sono le evoluzioni legate alla presa di coscienza ambientalista? I tappeti erbosi sono spesso trattati come prati accessibili, e quando i giardini si integrano in quartieri in costruzione, recuperiamo l’acqua piovana dagli edifici vicini. Favoriamo la biodiversità conservando zone cui il pubblico non ha accesso. Negli Arrondissements più poveri di giardini (II, III, IX), ci sforziamo di creare spazi verdi verticali. E se la soluzione dei muri vegetali non è molto soddisfacente, impiantare giardini o coperture vegetalizzate sulle strutture pubbliche è un’altra tendenza che favorisce la biodiversità. Per valorizzare la gestione ecologica degli spazi verdi, abbiamo messo a punto un’etichetta di manutenzione che dovrebbe essere ripresa da altre città e divenire anche un’etichetta nazionale.

Che cosa possiamo dire dei giardini condivisi e dei giardini associativi? I giardini condivisi o collettivi sono nati nel 2002-2003, durante il mandato di Bertrand Delanoë, sindaco di Parigi. Contrariamente ai giardini operai che forniscono a famiglie modeste un supplemento alimentare, essi sono consacrati alla creazione di accoglienti poli di socializzazione e convivialità, consentendo agli abitanti di fare giardinaggio insieme. In questo quadro, 53 associazioni hanno firmato una carta programmatica, la Charte Main Verte, che le obbliga a non fare uso di prodotti fitosanitari, ma concede una totale libertà nella scelta delle specie vegetali.

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