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palazzo pitti

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foto Francesca Anichini

foto Francesca Anichini

di Mauro Linari Architetto della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico e Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze

Le serre del Giardino di Boboli

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Botanica Superiore

La zona di Boboli dove è concentrato un maggior numero di serre è il Giardino della Botanica, adiacente alla Palazzina della Vecchia, che oggi ospita la direzione del giardino, ma che un tempo era l’abitazione del Capo Giardiniere. Quest’area, quadrangolare, fu destinata ad orto al momento dell’ampliamento secentesco di Boboli e nel 1766 fu trasformata, su progetto di Niccolò Gaspero Paoletti e Giuseppe Ruggeri, in Jardin Potager, ovvero un giardino destinato alla coltivazione di legumi e frutti insoliti e rari. A tale scopo già nel 1789 erano presenti nel giardino dieci couches, sorta di serre seminterrate dove i frutti rari ed esotici venivano coltivati proteggendoli nella loro prima fase di vita. Fra il 1815 e il 1817 Giuseppe Cacialli progettò due tepidari tuttora esistenti. Nel 1852 il botanico palermitano Filippo Parlatore, nominato dieci anni prima dal granduca Leopoldo II direttore del Museo di Fisica e Storia Naturale, ottenne l’area del Jardin Potager allo scopo di creare un giardino botanico per organizzare le piante secondo la loro provenienza geografica. Delle strutture esistenti al tempo di Parlatore oggi restano i due tepidari del Cacialli, tre serre e tre couches. Il Tepidario Grande è quello architettonicamente più definito, soprattutto nella parte centrale dove l’ingresso è inquadrato da una doppia coppia di colonne doriche che sorreggono un timpano rettangolare conferendo a tutto l’edificio un carattere fortemente neoclassico. Il fronte del tepidario, orientato a sud, è composto da una lunga fila di finestroni che si estendono a tutta altezza fino al cornicione superiore. Le grandi finestre, che conservano gli infissi originali, sono leggermente inclinate in modo da raccogliere il calore dei raggi solari. Il tepidario, che necessita di un restauro conservativo della facciata, era usato da Parlatore come serra temperata per le piante provenienti dall’America. Ai lati dell’ingresso, per tutta la lunghezza del tepidario, vi erano due couches, oggi ridotte ad aiuole, delle quali si conservano i vetri a sportello originali. Sullo stesso lato del giardino, adiacente alla Palazzina della Vecchia, si trova il Tepidario Piccolo. Anche questo presenta una lunga fila di finestroni leggermente inclinati e vi si accede attraverso una scalinata laterale; la parte superiore termina con un’alta cornice dalla forma sgusciata di carattere vagamente neoegizio. Parlatore vi conservava le piante tropicali. Dopo che l’Orto Botanico era stato trasferito, nel 1881, al Giardino dei Semplici, le serre furono usate per la coltivazione di piante ornamentali da fornire alla Real Casa. Nel dislivello tra il Tepidario Piccolo e il piano del giardino si trova una serra per le orchidee che vi vennero coltivate fino al 1966 ed erano principalmente destinate ad abbellire la Sala Bianca di Palazzo Pitti durante le sfilate di moda che qui ebbero luogo a partire dal 1953. Nella parte alta del giardino si trova una lunghissima couche, originariamente destinata alla moltiplicazione delle piante e che oggi versa in cattivo stato, nonostante conservi ancora il vecchio impianto di riscaldamento, ovviamente non più funzionante. Davanti ad essa si trova la Serra Fredda, destinata da Parlatore alle piante provenienti dal Capo di Buona Speranza e usata ancora oggi. Questo piccolo fabbricato presenta una volta vetrata a botte, risultato di un recente rifacimento, mentre in origine presentava una copertura vetrata a due falde, più idonea alla cattura del calore dei raggi solari. Subito al di sotto è situata la Serra Calda per la Medinilla, che ospitava questa pianta importata dall’Asia nel 1867.

Giardino della Sughera e Giardino della Lavacapo

Nelle immediate vicinanze della Botanica Superiore, in cima al Viale dei Cipressi sul lato sinistro, si trova il Giardino della Sughera sorretto da due poderose volte realizzate nel 1619 in modo da portarlo allo stesso livello del Giardino della Lavacapo che si trova, speculare, sul lato opposto del Viale dei Cipressi. Questi due giardini costituivano un percorso unitario ed erano destinati alla coltivazione di agrumi a spalliere poste sulla superficie della recinzione fortificata fatta erigere da Cosimo I nel 1544. Nel Giardino della Sughera si trovano una bassa couche per la propagazione delle piante e due serre, di cui quella posta nella parte inferiore destinata alle calle. In fondo al Giardino della Lavacapo si trovava uno stanzone per vasi, chiamato “Lo Stanzonaccio”, realizzato su progetto di Giulio Parigi a ridosso delle mura trecentesche, usato in seguito come deposito e oggi in fase di ristrutturazione per ospitare il Museo delle Sculture di Boboli.

Botanica Inferiore Circa a metà del viale che dal Piazzale della Meridiana porta ad Annalena vi è un giardino recintato realizzato da Giuseppe Ruggeri e Niccolò Gaspero Paoletti tra il 1771 e il 1778, usato come primo orto botanico. Giuseppe Cacialli progettò a sud di detto giardino due terrazzamenti digradanti verso l’ingresso di Annalena e quindi, tra il 1815 e il 1817, due tepidari. Il terrazzamento inferiore ha ancora la forma voluta dal Cacialli, ma non ci sono più le aiuole originali. Questo spazio prende il nome di Botanica Inferiore e vi si trova uno dei due tepidari, mentre l’altro, a livello del terrazzamento superiore, è stato inglobato nel Museo della Specola e convertito in uffici. Il tepidario ha la facciata scandita da 11 grandi finestre, una delle quali funge da ingresso. Oggi il tepidario è usato per il ricovero delle conche di agrumi che vengono disposte su due muretti di diversa altezza. Un altro muretto è disposto internamente in adiacenza al basamento che sorregge le vetrate ed è destinato alle piante piccole più bisognose di luce. Durante il periodo estivo le conche degli agrumi trovano collocazione nel terrazzamento antistante. In questo spazio è ancora presente, sull’estradosso della sottostante Grotta di Adamo ed Eva, il cosiddetto “Teatro dei Vasi”, costituito da una scalinata circolare sulla quale vengono poste, durante la bella stagione, piante fiorite. La Limonaia Poco più sotto la Botanica Inferiore, scendendo verso la Vasca dell’Isola, si trova la Limonaia Grande, ancora oggi usata per il ricovero delle circa 500 conche di agrumi. Fu costruita, per volere del granduca Pietro Leopoldo, tra il 1777 e il 1778 su progetto di Zanobi del Rosso sul luogo in cui si trovava il Serraglio degli Animali fatto erigere da Cosimo III nel 1677. La facciata, scandita da lesene, consiste in una ripetizione regolare di quattro campate ognuna costituita da quattro finestroni sormontati da altrettante finestre incorniciate. La successione è interrotta da tre portali coronati da cartigli con festoni di frutta e superiormente la facciata è chiusa da un cornicione modanato; le specchiature di superficie tra le lesene sono tinteggiate a verde lorenese. Internamente due lunghi muretti di diversa altezza consentono agli agrumi di beneficiare della luce solare senza coprirsi tra loro. La parte sinistra della limonaia fu ampliata nel 1816 da Giuseppe Cacialli con la costruzione di uno stanzoncino per il deposito di materiali e attrezzi con annesso locale per il Capo Giardiniere. La parte antistante la Limonaia è costituita da un giardino con quattro grandi aiuole destinate essenzialmente alla coltivazione delle rose. Il giardino è chiuso da una cancellata realizzata dal Cacialli nel 1822 e costituita da una legatura orizzontale a forma di fune sostenuta da montanti conclusi superiormente da ananassi. La cancellata è compresa tra due pilastri a bugne lisce ciascuno sormontato da due statue classiche di Muse.

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palazzo pitti

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foto Francesca Anichini

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di Mauro Linari Architetto della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico e Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze

Le serre del Giardino di Boboli

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Botanica Superiore

La zona di Boboli dove è concentrato un maggior numero di serre è il Giardino della Botanica, adiacente alla Palazzina della Vecchia, che oggi ospita la direzione del giardino, ma che un tempo era l’abitazione del Capo Giardiniere. Quest’area, quadrangolare, fu destinata ad orto al momento dell’ampliamento secentesco di Boboli e nel 1766 fu trasformata, su progetto di Niccolò Gaspero Paoletti e Giuseppe Ruggeri, in Jardin Potager, ovvero un giardino destinato alla coltivazione di legumi e frutti insoliti e rari. A tale scopo già nel 1789 erano presenti nel giardino dieci couches, sorta di serre seminterrate dove i frutti rari ed esotici venivano coltivati proteggendoli nella loro prima fase di vita. Fra il 1815 e il 1817 Giuseppe Cacialli progettò due tepidari tuttora esistenti. Nel 1852 il botanico palermitano Filippo Parlatore, nominato dieci anni prima dal granduca Leopoldo II direttore del Museo di Fisica e Storia Naturale, ottenne l’area del Jardin Potager allo scopo di creare un giardino botanico per organizzare le piante secondo la loro provenienza geografica. Delle strutture esistenti al tempo di Parlatore oggi restano i due tepidari del Cacialli, tre serre e tre couches. Il Tepidario Grande è quello architettonicamente più definito, soprattutto nella parte centrale dove l’ingresso è inquadrato da una doppia coppia di colonne doriche che sorreggono un timpano rettangolare conferendo a tutto l’edificio un carattere fortemente neoclassico. Il fronte del tepidario, orientato a sud, è composto da una lunga fila di finestroni che si estendono a tutta altezza fino al cornicione superiore. Le grandi finestre, che conservano gli infissi originali, sono leggermente inclinate in modo da raccogliere il calore dei raggi solari. Il tepidario, che necessita di un restauro conservativo della facciata, era usato da Parlatore come serra temperata per le piante provenienti dall’America. Ai lati dell’ingresso, per tutta la lunghezza del tepidario, vi erano due couches, oggi ridotte ad aiuole, delle quali si conservano i vetri a sportello originali. Sullo stesso lato del giardino, adiacente alla Palazzina della Vecchia, si trova il Tepidario Piccolo. Anche questo presenta una lunga fila di finestroni leggermente inclinati e vi si accede attraverso una scalinata laterale; la parte superiore termina con un’alta cornice dalla forma sgusciata di carattere vagamente neoegizio. Parlatore vi conservava le piante tropicali. Dopo che l’Orto Botanico era stato trasferito, nel 1881, al Giardino dei Semplici, le serre furono usate per la coltivazione di piante ornamentali da fornire alla Real Casa. Nel dislivello tra il Tepidario Piccolo e il piano del giardino si trova una serra per le orchidee che vi vennero coltivate fino al 1966 ed erano principalmente destinate ad abbellire la Sala Bianca di Palazzo Pitti durante le sfilate di moda che qui ebbero luogo a partire dal 1953. Nella parte alta del giardino si trova una lunghissima couche, originariamente destinata alla moltiplicazione delle piante e che oggi versa in cattivo stato, nonostante conservi ancora il vecchio impianto di riscaldamento, ovviamente non più funzionante. Davanti ad essa si trova la Serra Fredda, destinata da Parlatore alle piante provenienti dal Capo di Buona Speranza e usata ancora oggi. Questo piccolo fabbricato presenta una volta vetrata a botte, risultato di un recente rifacimento, mentre in origine presentava una copertura vetrata a due falde, più idonea alla cattura del calore dei raggi solari. Subito al di sotto è situata la Serra Calda per la Medinilla, che ospitava questa pianta importata dall’Asia nel 1867.

Giardino della Sughera e Giardino della Lavacapo

Nelle immediate vicinanze della Botanica Superiore, in cima al Viale dei Cipressi sul lato sinistro, si trova il Giardino della Sughera sorretto da due poderose volte realizzate nel 1619 in modo da portarlo allo stesso livello del Giardino della Lavacapo che si trova, speculare, sul lato opposto del Viale dei Cipressi. Questi due giardini costituivano un percorso unitario ed erano destinati alla coltivazione di agrumi a spalliere poste sulla superficie della recinzione fortificata fatta erigere da Cosimo I nel 1544. Nel Giardino della Sughera si trovano una bassa couche per la propagazione delle piante e due serre, di cui quella posta nella parte inferiore destinata alle calle. In fondo al Giardino della Lavacapo si trovava uno stanzone per vasi, chiamato “Lo Stanzonaccio”, realizzato su progetto di Giulio Parigi a ridosso delle mura trecentesche, usato in seguito come deposito e oggi in fase di ristrutturazione per ospitare il Museo delle Sculture di Boboli.

Botanica Inferiore Circa a metà del viale che dal Piazzale della Meridiana porta ad Annalena vi è un giardino recintato realizzato da Giuseppe Ruggeri e Niccolò Gaspero Paoletti tra il 1771 e il 1778, usato come primo orto botanico. Giuseppe Cacialli progettò a sud di detto giardino due terrazzamenti digradanti verso l’ingresso di Annalena e quindi, tra il 1815 e il 1817, due tepidari. Il terrazzamento inferiore ha ancora la forma voluta dal Cacialli, ma non ci sono più le aiuole originali. Questo spazio prende il nome di Botanica Inferiore e vi si trova uno dei due tepidari, mentre l’altro, a livello del terrazzamento superiore, è stato inglobato nel Museo della Specola e convertito in uffici. Il tepidario ha la facciata scandita da 11 grandi finestre, una delle quali funge da ingresso. Oggi il tepidario è usato per il ricovero delle conche di agrumi che vengono disposte su due muretti di diversa altezza. Un altro muretto è disposto internamente in adiacenza al basamento che sorregge le vetrate ed è destinato alle piante piccole più bisognose di luce. Durante il periodo estivo le conche degli agrumi trovano collocazione nel terrazzamento antistante. In questo spazio è ancora presente, sull’estradosso della sottostante Grotta di Adamo ed Eva, il cosiddetto “Teatro dei Vasi”, costituito da una scalinata circolare sulla quale vengono poste, durante la bella stagione, piante fiorite. La Limonaia Poco più sotto la Botanica Inferiore, scendendo verso la Vasca dell’Isola, si trova la Limonaia Grande, ancora oggi usata per il ricovero delle circa 500 conche di agrumi. Fu costruita, per volere del granduca Pietro Leopoldo, tra il 1777 e il 1778 su progetto di Zanobi del Rosso sul luogo in cui si trovava il Serraglio degli Animali fatto erigere da Cosimo III nel 1677. La facciata, scandita da lesene, consiste in una ripetizione regolare di quattro campate ognuna costituita da quattro finestroni sormontati da altrettante finestre incorniciate. La successione è interrotta da tre portali coronati da cartigli con festoni di frutta e superiormente la facciata è chiusa da un cornicione modanato; le specchiature di superficie tra le lesene sono tinteggiate a verde lorenese. Internamente due lunghi muretti di diversa altezza consentono agli agrumi di beneficiare della luce solare senza coprirsi tra loro. La parte sinistra della limonaia fu ampliata nel 1816 da Giuseppe Cacialli con la costruzione di uno stanzoncino per il deposito di materiali e attrezzi con annesso locale per il Capo Giardiniere. La parte antistante la Limonaia è costituita da un giardino con quattro grandi aiuole destinate essenzialmente alla coltivazione delle rose. Il giardino è chiuso da una cancellata realizzata dal Cacialli nel 1822 e costituita da una legatura orizzontale a forma di fune sostenuta da montanti conclusi superiormente da ananassi. La cancellata è compresa tra due pilastri a bugne lisce ciascuno sormontato da due statue classiche di Muse.

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stituita alla fine del XIII secolo per sovrintendere alla costruzione della nuova cattedrale di Firenze, l’Opera di Santa Maria del Fiore si trova oggi ad amministrare un complesso di monumenti e di edifici storici di straordinaria rilevanza, sviluppatosi nei secoli attorno alla chiesa cattedrale. Il complesso, oltre al Duomo e al Battistero, è articolato in una varietà di “luoghi” caratterizzati da una spiccata individualità e una specificità storica e funzionale.

I

via della Canonica, 1 apertura uffici: da lunedì a venerdì 8-19, sabato 8-14

www.operaduomo.firenze.it

Cattedrale di Santa Maria del Fiore

Progettata da Arnolfo di Cambio e terza chiesa del mondo, sorse sopra la cattedrale paleocristiana dedicata a Santa Reparata e nel 1412 fu intitolata a Santa Maria del Fiore con una chiara allusione al giglio, simbolo della città. La facciata fu conclusa soltanto alla fine dell’Ottocento. aperto: lunedì, martedì, mercoledì, venerdì 10-17; giovedì 10-16,30, maggio e ottobre 10-16, da luglio a settembre 10-17; sabato 10-16,45; domenica e festività 13,30-16,45

Cupola

La costruzione della cupola − la più grande mai edificata in muratura − ebbe inizio nel 1420; cinque anni dopo fu affidata a Filippo Brunelleschi e fu completata fino alla base della lanterna nel 1436.

Battistero di San Giovanni

A pianta ottagonale, interamente rivestito di marmo bianco e verde di Prato, il Battistero che vediamo oggi è il frutto dell’ampliamento di un primitivo edificio, risalente al IV-V secolo. aperto: tutti i giorni 12,15-19; primo sabato del mese, domenica e festività 8,30-14

(sito archeologico) Tra il 1965 e il 1973 una grande campagna di scavi eseguita sotto la Cattedrale ha portato in luce i resti dell’antica basilica di Santa Reparata, testimonianza della prima cristianità a Firenze.

Campanile di Giotto

aperto: lunedì, martedì, mercoledì, venerdì 10-17, sabato 10-16,45, 1 maggio 8,30-17 chiuso: in occasione delle principali festività liturgiche

Iniziato da Giotto nel 1334, è una delle quattro componenti principali di piazza del Duomo. Alto 84,70 m e largo circa 15, è la più eloquente testimonianza dell’architettura gotica fiorentina del Trecento.

La Sala del Coro bandinelliano La sala espone le formelle residue del coro del Bandinelli e due modelli esplicativi e nel pavimento ospita l’inserto ottagonale marmoreo proveniente dal Battistero.

La Galleria della Cupola Ospita i modelli in legno della cupola e della lanterna. Due ampie nicchie vetrate accolgono la ricostruzione del cantiere del Brunelleschi e alcuni modelli storici.

La Sala dell’Altare Spazio raccolto dedicato al prezioso parato di San Giovanni, realizzato su disegno del Pollaiolo.

Il progetto del nuovo Museo dell’Opera

Nato nel 1891, il museo custodisce le opere d’arte rimosse dal complesso di Santa Maria del Fiore per garantirne la conservazione; vanta una collezione eccezionale, con capolavori di Michelangelo, Donatello, Lorenzo Ghiberti e Luca della Robbia. Grandi lavori cambieranno il volto del museo: il progetto architettonico e di allestimento di Adolfo Natalini e Guicciardini & Magni Architetti si propone di rinnovare parte del museo, allestire l’ex Teatro degli Intrepidi e creare spazi di collegamento tra i vari edifici. Il nuovo complesso espositivo comprenderà due strutture, collegate in un percorso unitario: quella storica, già adibita a museo, e il nuovo ambiente del Teatro degli Intrepidi, acquisito nel 1998. Si disporrà del doppio dello spazio rispetto a quello attuale, da 2.432 a 4.924 mq: 2.427 mq di superficie espositiva e il resto destinato ad aree d’accoglienza e spazi tecnici. La fine dei lavori è prevista nel 2016, dato che l’Opera ha deciso di non chiudere il museo procedendo per avanzamenti successivi. L’esigenza di manutenzione e restauro delle opere, nonché la grande tradizione e professionalità dell’Opera, hanno reso necessaria la realizzazione di un laboratorio di restauro, collocato nei locali al piano terra. La Sala della Pietà La sala, dove la luce filtrata scende dall’alto, ospita il gruppo scultoreo di Michelangelo, posto su un basamento centrale in pietra serena. Il basamento, poggiato su un elevatore a scomparsa, sarà in grado di movimentare l’opera verso l’alto in caso di inondazione.

aperto: tutti i giorni 9-19,30

aperto: tutti i giorni 8,30-19, sabato 8,30-17,40 chiuso: domenica e festività

Le altre Nuove Sale (non visibili nella sezione)

Cripta di Santa Reparata

La Sala delle Cantorie e la Sala Fondi Oro La modifica più rilevante del salone in cui si trovano le cantorie di Donatello e Luca della Robbia è l’inserimento del portale bandinelliano, tramite il quale si accede alla sala che ospita i fondi oro.

Pianta del piano terra nel progetto per il nuovo Museo dell’Opera

Il punto panoramico Da questa quota il visitatore può godere una visione straordinaria della reale cupola del Brunelleschi, dopo aver conosciuto la storia del cantiere e aver ammirato i modelli storici esposti nella sottostante galleria.

piazza del Duomo, 9 aperto: da lunedì a sabato 9-19,30, domenica 9-13,40 chiuso: Capodanno, Pasqua, 8 settembre, Natale

Serie di gallerie che si affacciano sulla ricostruzione della facciata rendendo possibile la visione della sala a diverse altezze e angolature. La Galleria del Campanile, situata al primo piano, espone le opere del Campanile di Giotto; le sculture, poste su un basamento rialzato di circa 120 cm, ripropongono un rapporto di visione dal basso verso l’alto, mentre sul lato opposto sono collocate le formelle del Campanile. La galleria del secondo piano ospita i modelli e gli studi sulla facciata del Duomo fino al concorso ottocentesco; un grande lucernario si apre sulla vista della reale cupola brunelleschiana, al di fuori del museo.

La Sala dell’Antica Facciata L’ex Teatro degli Intrepidi è dominato dalla parziale ricostruzione dell’antica facciata di Santa Maria del Fiore, realizzata con struttura metallica e finitura in legno chiaro. La ricostruzione al vero, di valore evocativo, è il frutto di rigorose ricerche che mettono a confronto testimonianze grafiche, rilievi architettonici e frammenti lapidei. La quinta traforata contrapposta alla facciata è predisposta per alloggiare le tre porte bronzee del Battistero all’interno di teche speciali. Fin dall’inizio sarà esposta la Porta del Paradiso insieme alle opere di Sansovino, Danti e Rustici.

La Sala della Maddalena La sala accoglie la Maddalena di Donatello, esposta insieme alla pala di San Zanobi.

Sezione prospettica trasversale e pianta del piano terra Progetto di Adolfo Natalini e Studio Guicciardini & Magni

opera di santa maria del fiore

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stituita alla fine del XIII secolo per sovrintendere alla costruzione della nuova cattedrale di Firenze, l’Opera di Santa Maria del Fiore si trova oggi ad amministrare un complesso di monumenti e di edifici storici di straordinaria rilevanza, sviluppatosi nei secoli attorno alla chiesa cattedrale. Il complesso, oltre al Duomo e al Battistero, è articolato in una varietà di “luoghi” caratterizzati da una spiccata individualità e una specificità storica e funzionale.

I

via della Canonica, 1 apertura uffici: da lunedì a venerdì 8-19, sabato 8-14

www.operaduomo.firenze.it

Cattedrale di Santa Maria del Fiore

Progettata da Arnolfo di Cambio e terza chiesa del mondo, sorse sopra la cattedrale paleocristiana dedicata a Santa Reparata e nel 1412 fu intitolata a Santa Maria del Fiore con una chiara allusione al giglio, simbolo della città. La facciata fu conclusa soltanto alla fine dell’Ottocento. aperto: lunedì, martedì, mercoledì, venerdì 10-17; giovedì 10-16,30, maggio e ottobre 10-16, da luglio a settembre 10-17; sabato 10-16,45; domenica e festività 13,30-16,45

Cupola

La costruzione della cupola − la più grande mai edificata in muratura − ebbe inizio nel 1420; cinque anni dopo fu affidata a Filippo Brunelleschi e fu completata fino alla base della lanterna nel 1436.

Battistero di San Giovanni

A pianta ottagonale, interamente rivestito di marmo bianco e verde di Prato, il Battistero che vediamo oggi è il frutto dell’ampliamento di un primitivo edificio, risalente al IV-V secolo. aperto: tutti i giorni 12,15-19; primo sabato del mese, domenica e festività 8,30-14

(sito archeologico) Tra il 1965 e il 1973 una grande campagna di scavi eseguita sotto la Cattedrale ha portato in luce i resti dell’antica basilica di Santa Reparata, testimonianza della prima cristianità a Firenze.

Campanile di Giotto

aperto: lunedì, martedì, mercoledì, venerdì 10-17, sabato 10-16,45, 1 maggio 8,30-17 chiuso: in occasione delle principali festività liturgiche

Iniziato da Giotto nel 1334, è una delle quattro componenti principali di piazza del Duomo. Alto 84,70 m e largo circa 15, è la più eloquente testimonianza dell’architettura gotica fiorentina del Trecento.

La Sala del Coro bandinelliano La sala espone le formelle residue del coro del Bandinelli e due modelli esplicativi e nel pavimento ospita l’inserto ottagonale marmoreo proveniente dal Battistero.

La Galleria della Cupola Ospita i modelli in legno della cupola e della lanterna. Due ampie nicchie vetrate accolgono la ricostruzione del cantiere del Brunelleschi e alcuni modelli storici.

La Sala dell’Altare Spazio raccolto dedicato al prezioso parato di San Giovanni, realizzato su disegno del Pollaiolo.

Il progetto del nuovo Museo dell’Opera

Nato nel 1891, il museo custodisce le opere d’arte rimosse dal complesso di Santa Maria del Fiore per garantirne la conservazione; vanta una collezione eccezionale, con capolavori di Michelangelo, Donatello, Lorenzo Ghiberti e Luca della Robbia. Grandi lavori cambieranno il volto del museo: il progetto architettonico e di allestimento di Adolfo Natalini e Guicciardini & Magni Architetti si propone di rinnovare parte del museo, allestire l’ex Teatro degli Intrepidi e creare spazi di collegamento tra i vari edifici. Il nuovo complesso espositivo comprenderà due strutture, collegate in un percorso unitario: quella storica, già adibita a museo, e il nuovo ambiente del Teatro degli Intrepidi, acquisito nel 1998. Si disporrà del doppio dello spazio rispetto a quello attuale, da 2.432 a 4.924 mq: 2.427 mq di superficie espositiva e il resto destinato ad aree d’accoglienza e spazi tecnici. La fine dei lavori è prevista nel 2016, dato che l’Opera ha deciso di non chiudere il museo procedendo per avanzamenti successivi. L’esigenza di manutenzione e restauro delle opere, nonché la grande tradizione e professionalità dell’Opera, hanno reso necessaria la realizzazione di un laboratorio di restauro, collocato nei locali al piano terra. La Sala della Pietà La sala, dove la luce filtrata scende dall’alto, ospita il gruppo scultoreo di Michelangelo, posto su un basamento centrale in pietra serena. Il basamento, poggiato su un elevatore a scomparsa, sarà in grado di movimentare l’opera verso l’alto in caso di inondazione.

aperto: tutti i giorni 9-19,30

aperto: tutti i giorni 8,30-19, sabato 8,30-17,40 chiuso: domenica e festività

Le altre Nuove Sale (non visibili nella sezione)

Cripta di Santa Reparata

La Sala delle Cantorie e la Sala Fondi Oro La modifica più rilevante del salone in cui si trovano le cantorie di Donatello e Luca della Robbia è l’inserimento del portale bandinelliano, tramite il quale si accede alla sala che ospita i fondi oro.

Pianta del piano terra nel progetto per il nuovo Museo dell’Opera

Il punto panoramico Da questa quota il visitatore può godere una visione straordinaria della reale cupola del Brunelleschi, dopo aver conosciuto la storia del cantiere e aver ammirato i modelli storici esposti nella sottostante galleria.

piazza del Duomo, 9 aperto: da lunedì a sabato 9-19,30, domenica 9-13,40 chiuso: Capodanno, Pasqua, 8 settembre, Natale

Serie di gallerie che si affacciano sulla ricostruzione della facciata rendendo possibile la visione della sala a diverse altezze e angolature. La Galleria del Campanile, situata al primo piano, espone le opere del Campanile di Giotto; le sculture, poste su un basamento rialzato di circa 120 cm, ripropongono un rapporto di visione dal basso verso l’alto, mentre sul lato opposto sono collocate le formelle del Campanile. La galleria del secondo piano ospita i modelli e gli studi sulla facciata del Duomo fino al concorso ottocentesco; un grande lucernario si apre sulla vista della reale cupola brunelleschiana, al di fuori del museo.

La Sala dell’Antica Facciata L’ex Teatro degli Intrepidi è dominato dalla parziale ricostruzione dell’antica facciata di Santa Maria del Fiore, realizzata con struttura metallica e finitura in legno chiaro. La ricostruzione al vero, di valore evocativo, è il frutto di rigorose ricerche che mettono a confronto testimonianze grafiche, rilievi architettonici e frammenti lapidei. La quinta traforata contrapposta alla facciata è predisposta per alloggiare le tre porte bronzee del Battistero all’interno di teche speciali. Fin dall’inizio sarà esposta la Porta del Paradiso insieme alle opere di Sansovino, Danti e Rustici.

La Sala della Maddalena La sala accoglie la Maddalena di Donatello, esposta insieme alla pala di San Zanobi.

Sezione prospettica trasversale e pianta del piano terra Progetto di Adolfo Natalini e Studio Guicciardini & Magni

opera di santa maria del fiore

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galleria degli uffizi

Il 21 marzo in San Pier Scheraggio vengono presentati tre autoritratti di artisti giapponesi, donati alla Galleria degli Uffizi in concomitanza della mostra Autoritratti dalla Galleria degli Uffizi, tenutasi a Tokyo e a Osaka tra settembre 2010 e febbraio 2011. I tre artisti – Yayoi Kusama, Tanadori Yokoo e Hiroshi Sugimoto –, riconosciuti a livello internazionale tra i più rappresentativi dell’espressione artistica giapponese del secondo Novecento, hanno realizzato con la pittura o con la fotografia, allestimento appositamente per la Collezione degli nuovi depositi Uffizi, opere di singolare originalità Nell’ambito dei lavori per i espressiva. Nuovi Uffizi, sono stati ultimati gli ambienti destinati a completare i depositi della Galleria presentazione degli Uffizi. del restauro I nuovi locali ospiteranno, su della Strage degli griglie ordinate, alcune delle Innocenti migliaia di opere che di Marco Benefial costituiscono la riserva In primavera sarà presentato al pubblico il della Galleria. restauro della monumentale Strage degli Innocenti di Marco Benefial, uno dei principali e controversi protagonisti dell’arte del Settecento a Roma. Dopo un difficile e laborioso intervento diretto da Valentina Conticelli e condotto da Elda Nozzoli, che ha permesso il recupero di un brano d’arte di grande passo epico, il drammatico dipinto, proveniente dalla Collezione Feroni, sarà collocato nelle Sale di Galleria.

Ulisse Aldrovandi

Corridoio Vasariano Per informazioni sugli orari di visita e sulle modalità di prenotazione è possibile consultare il sito www.polomuseale.firenze.it/musei/vasariano

Collezione Contini Bonacossi Visite gratuite. Per informazioni sugli orari e sulle modalità di prenotazione è possibile consultare il sito www.polomuseale.firenze.it/ musei/continibonacossi

comunicazioni del museo Lavori di allestimento della prossima mostra Al primo piano della Galleria sono in corso i lavori di montaggio e allestimento della mostra Vasari, gli Uffizi e il Duca che sarà inaugurata il 14 giugno: gli Uffizi si scusano con i visitatori per gli eventuali disagi. Le sale dedicate a Caravaggio e dei Caravaggeschi sono comunque visitabili al termine del percorso di uscita.

novità editoriali • Giotto. Il Polittico di Badia restaurato, a cura di A. Tartuferi, Edizioni Mandragora, in corso di pubblicazione • Bollettino degli Uffizi 2009, a cura di F. Chezzi, M. Marini, Firenze, Centro Di, 2010

L’

via della Ninna, 5 La Sala di Esposizione è aperta secondo lo stesso orario della Galleria. L’accesso alla Sala di Studio è riservato agli studiosi, dietro lettera di presentazione. aperto: lunedì, mercoledì, venerdì 8,30-13,30, martedì e giovedì 8,30-17

www.polomuseale.firenze.it/musei/disegni

mostra

apertura delle Sale degli Stranieri A causa di ritardi, dovuti a problemi tecnici di cantiere, l’apertura al pubblico delle prime dieci sale dei Nuovi Uffizi è stata rinviata all’inizio della prossima estate. Le sale, dedicate alla pittura delle Scuole Straniere del Sei e Settecento, sono poste all’altezza del primo piano della Galleria e sono prospicienti il cortile delle Reali Poste e il Chiasso dei Baroncelli, in prossimità della Collezione Contini Bonacossi. Vi si accederà dalle scale poste in fondo al Terzo Corridoio che saranno anch’esse riaperte, insieme ai bagni ivi collocati e completamente ristrutturati. Le Sale degli Stranieri ospiteranno dipinti olandesi, fiamminghi, francesi e spagnoli e vi si mostreranno non solo i capolavori di Rembrandt, Rubens, Van Dyck, Chardin, Liotard e Goya, ma anche molte altre opere importanti di cui attualmente solo pochissime sono esposte. Questi nuovi ambienti del museo potranno illustrare gli interessi collezionistici assai radicati nella famiglia Medici nei confronti della pittura fiamminga e olandese, come pure la volontà di Ferdinando III di Lorena di ampliare le scuole pittoriche rappresentate in Galleria alla fine del Settecento con un cospicuo acquisto aperture di dipinti francesi nel 1792. straordinarie

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“pittore eccellentissimo che giorno e notte non attende ad altro che dipingere piante ed animali di tutte le sorti, […] ai quali non manca se non lo spirito”

nato a Verona, fu attivo a Firenze dal 1577 al 1626, anno della morte. Pittore versatile, è rinomato soprattutto per l’attività di illustrazione scientifica al servizio della corte medicea. In particolare Francesco I e Ferdinando I gli affidarono la riproduzione di specie rare o esotiche che giungevano a corte, spesso tramite invii e richieste del naturalista bolognese Ulisse Aldrovandi (1522-1605), grande estimatore del Ligozzi. L’apprezzata fedeltà delle sue illustrazioni, molte delle quali oggi conservate al Gabinetto Disegni e Stampe, era infatti garantita dalla prossimità della sua casa con il Giardino dei Semplici, che permetteva al pittore l’osservazione diretta di piante e fiori.

antica e prestigiosa collezione conservata al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, comunemente indicato come GDSU, affonda le sue origini nelle raccolte medicee. Fu in particolare Leopoldo de’ Medici, cardinale nel 1667, ad acquistare tramite i suoi agenti numerosi fogli dei maggiori artisti antichi e contemporanei. Con l’estinzione della dinastia medicea, i Lorena contribuirono ad arricchire la collezione, poi incrementata dopo la costituzione del Regno d’Italia con numerose donazioni. Il patrimonio ammonta oggi a oltre 150.000 opere di artisti toscani e di altre scuole italiane, nonché di autori fiamminghi, olandesi, francesi, spagnoli e tedeschi.

Figure, memorie, spazio. Disegni da Fra’ Angelico a Leonardo mostra all’estero: Cina

From the Collections of The Uffizi Gallery The Genres of Painting: Landscape, Still Life and Portrait Paintings a cura di Antonio Natali Beijing (12 marzo-17 maggio) Shenyang (15 giugno-28 agosto) La Galleria degli Uffizi, in collaborazione con Contemporanea Progetti e il China Italy Museum League, ha promosso una mostra destinata a cinque metropoli cinesi che presenta una selezione di dipinti dal XV al XX secolo provenienti dalla riserva del museo fiorentino e dal Corridoio Vasariano. Prendendo le mosse da passate edizioni dei “Mai visti” dedicate alla pittura di paesaggio e alla natura morta, la rassegna cinese è stata accresciuta con una sezione dedicata ai ritratti e agli autoritratti. Il filo conduttore di quest’ampia scelta di opere, la cui ultima tappa è Shenyang, scaturisce dai generi della pittura cari al collezionismo mediceo e raccolti da importanti figure della famiglia, quali Cosimo II, il Cardinal Leopoldo, Cosimo III e il Gran Principe Ferdinando.

a cura di Marzia Faietti, Alessandra Griffo e Giorgio Marini Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi Reali Poste 8 marzo-12 giugno 100 disegni del Gabinetto Disegni e Stampe e del British Museum, due tra le maggiori collezioni di grafica esistenti al mondo. Già allestita presso il museo londinese, la mostra offre un’occasione unica per confrontare capolavori che rappresentano soprattutto gli ambiti fiorentini e centroitaliani con autori di prima grandezza – Lorenzo Monaco, Beato Angelico, Filippo e Filippino Lippi, i Pollaiolo, Verrocchio, Botticelli, Perugino, Ghirlandaio, Leonardo, Raffaello e Michelangelo –, mentre importanti approfondimenti sono dedicati anche al Nord Italia con Pisanello, Amico Aspertini, i ferraresi, Jacopo e Gentile Bellini, Mantegna e Tiziano. La mostra fiorentina arricchisce l’indagine sul disegno, affermatosi nel Quattrocento come espressione artistica autonoma, con un’ulteriore selezione di circa 60 opere che non potevano essere trasferite e presentate alla precedente mostra londinese. L’esposizione aggiuntiva, allestita alle Reali Poste, si sviluppa su tre filoni – figure, memorie, spazio – attraverso opere preziose come la Giuditta di Mantegna dal Libro di disegni di Vasari o il bozzetto per il Monumento a Giovanni Acuto di Paolo Uccello.

gabinetto disegni e stampe degli uffizi

Jacopo Ligozzi,

presentazione autoritratti giapponesi

convegno Aesthetics and Techniques of Lines between Drawing and Writing 30 giugno-2 luglio convegno internazionale a cura di Gerhard Wolf (KHI) e Marzia Faietti (GDSU) presso il Kunsthistorisches Institut in Florenz www.khi.fi.it

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galleria degli uffizi

Il 21 marzo in San Pier Scheraggio vengono presentati tre autoritratti di artisti giapponesi, donati alla Galleria degli Uffizi in concomitanza della mostra Autoritratti dalla Galleria degli Uffizi, tenutasi a Tokyo e a Osaka tra settembre 2010 e febbraio 2011. I tre artisti – Yayoi Kusama, Tanadori Yokoo e Hiroshi Sugimoto –, riconosciuti a livello internazionale tra i più rappresentativi dell’espressione artistica giapponese del secondo Novecento, hanno realizzato con la pittura o con la fotografia, allestimento appositamente per la Collezione degli nuovi depositi Uffizi, opere di singolare originalità Nell’ambito dei lavori per i espressiva. Nuovi Uffizi, sono stati ultimati gli ambienti destinati a completare i depositi della Galleria presentazione degli Uffizi. del restauro I nuovi locali ospiteranno, su della Strage degli griglie ordinate, alcune delle Innocenti migliaia di opere che di Marco Benefial costituiscono la riserva In primavera sarà presentato al pubblico il della Galleria. restauro della monumentale Strage degli Innocenti di Marco Benefial, uno dei principali e controversi protagonisti dell’arte del Settecento a Roma. Dopo un difficile e laborioso intervento diretto da Valentina Conticelli e condotto da Elda Nozzoli, che ha permesso il recupero di un brano d’arte di grande passo epico, il drammatico dipinto, proveniente dalla Collezione Feroni, sarà collocato nelle Sale di Galleria.

Ulisse Aldrovandi

Corridoio Vasariano Per informazioni sugli orari di visita e sulle modalità di prenotazione è possibile consultare il sito www.polomuseale.firenze.it/musei/vasariano

Collezione Contini Bonacossi Visite gratuite. Per informazioni sugli orari e sulle modalità di prenotazione è possibile consultare il sito www.polomuseale.firenze.it/ musei/continibonacossi

comunicazioni del museo Lavori di allestimento della prossima mostra Al primo piano della Galleria sono in corso i lavori di montaggio e allestimento della mostra Vasari, gli Uffizi e il Duca che sarà inaugurata il 14 giugno: gli Uffizi si scusano con i visitatori per gli eventuali disagi. Le sale dedicate a Caravaggio e dei Caravaggeschi sono comunque visitabili al termine del percorso di uscita.

novità editoriali • Giotto. Il Polittico di Badia restaurato, a cura di A. Tartuferi, Edizioni Mandragora, in corso di pubblicazione • Bollettino degli Uffizi 2009, a cura di F. Chezzi, M. Marini, Firenze, Centro Di, 2010

L’

via della Ninna, 5 La Sala di Esposizione è aperta secondo lo stesso orario della Galleria. L’accesso alla Sala di Studio è riservato agli studiosi, dietro lettera di presentazione. aperto: lunedì, mercoledì, venerdì 8,30-13,30, martedì e giovedì 8,30-17

www.polomuseale.firenze.it/musei/disegni

mostra

apertura delle Sale degli Stranieri A causa di ritardi, dovuti a problemi tecnici di cantiere, l’apertura al pubblico delle prime dieci sale dei Nuovi Uffizi è stata rinviata all’inizio della prossima estate. Le sale, dedicate alla pittura delle Scuole Straniere del Sei e Settecento, sono poste all’altezza del primo piano della Galleria e sono prospicienti il cortile delle Reali Poste e il Chiasso dei Baroncelli, in prossimità della Collezione Contini Bonacossi. Vi si accederà dalle scale poste in fondo al Terzo Corridoio che saranno anch’esse riaperte, insieme ai bagni ivi collocati e completamente ristrutturati. Le Sale degli Stranieri ospiteranno dipinti olandesi, fiamminghi, francesi e spagnoli e vi si mostreranno non solo i capolavori di Rembrandt, Rubens, Van Dyck, Chardin, Liotard e Goya, ma anche molte altre opere importanti di cui attualmente solo pochissime sono esposte. Questi nuovi ambienti del museo potranno illustrare gli interessi collezionistici assai radicati nella famiglia Medici nei confronti della pittura fiamminga e olandese, come pure la volontà di Ferdinando III di Lorena di ampliare le scuole pittoriche rappresentate in Galleria alla fine del Settecento con un cospicuo acquisto aperture di dipinti francesi nel 1792. straordinarie

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“pittore eccellentissimo che giorno e notte non attende ad altro che dipingere piante ed animali di tutte le sorti, […] ai quali non manca se non lo spirito”

nato a Verona, fu attivo a Firenze dal 1577 al 1626, anno della morte. Pittore versatile, è rinomato soprattutto per l’attività di illustrazione scientifica al servizio della corte medicea. In particolare Francesco I e Ferdinando I gli affidarono la riproduzione di specie rare o esotiche che giungevano a corte, spesso tramite invii e richieste del naturalista bolognese Ulisse Aldrovandi (1522-1605), grande estimatore del Ligozzi. L’apprezzata fedeltà delle sue illustrazioni, molte delle quali oggi conservate al Gabinetto Disegni e Stampe, era infatti garantita dalla prossimità della sua casa con il Giardino dei Semplici, che permetteva al pittore l’osservazione diretta di piante e fiori.

antica e prestigiosa collezione conservata al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, comunemente indicato come GDSU, affonda le sue origini nelle raccolte medicee. Fu in particolare Leopoldo de’ Medici, cardinale nel 1667, ad acquistare tramite i suoi agenti numerosi fogli dei maggiori artisti antichi e contemporanei. Con l’estinzione della dinastia medicea, i Lorena contribuirono ad arricchire la collezione, poi incrementata dopo la costituzione del Regno d’Italia con numerose donazioni. Il patrimonio ammonta oggi a oltre 150.000 opere di artisti toscani e di altre scuole italiane, nonché di autori fiamminghi, olandesi, francesi, spagnoli e tedeschi.

Figure, memorie, spazio. Disegni da Fra’ Angelico a Leonardo mostra all’estero: Cina

From the Collections of The Uffizi Gallery The Genres of Painting: Landscape, Still Life and Portrait Paintings a cura di Antonio Natali Beijing (12 marzo-17 maggio) Shenyang (15 giugno-28 agosto) La Galleria degli Uffizi, in collaborazione con Contemporanea Progetti e il China Italy Museum League, ha promosso una mostra destinata a cinque metropoli cinesi che presenta una selezione di dipinti dal XV al XX secolo provenienti dalla riserva del museo fiorentino e dal Corridoio Vasariano. Prendendo le mosse da passate edizioni dei “Mai visti” dedicate alla pittura di paesaggio e alla natura morta, la rassegna cinese è stata accresciuta con una sezione dedicata ai ritratti e agli autoritratti. Il filo conduttore di quest’ampia scelta di opere, la cui ultima tappa è Shenyang, scaturisce dai generi della pittura cari al collezionismo mediceo e raccolti da importanti figure della famiglia, quali Cosimo II, il Cardinal Leopoldo, Cosimo III e il Gran Principe Ferdinando.

a cura di Marzia Faietti, Alessandra Griffo e Giorgio Marini Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi Reali Poste 8 marzo-12 giugno 100 disegni del Gabinetto Disegni e Stampe e del British Museum, due tra le maggiori collezioni di grafica esistenti al mondo. Già allestita presso il museo londinese, la mostra offre un’occasione unica per confrontare capolavori che rappresentano soprattutto gli ambiti fiorentini e centroitaliani con autori di prima grandezza – Lorenzo Monaco, Beato Angelico, Filippo e Filippino Lippi, i Pollaiolo, Verrocchio, Botticelli, Perugino, Ghirlandaio, Leonardo, Raffaello e Michelangelo –, mentre importanti approfondimenti sono dedicati anche al Nord Italia con Pisanello, Amico Aspertini, i ferraresi, Jacopo e Gentile Bellini, Mantegna e Tiziano. La mostra fiorentina arricchisce l’indagine sul disegno, affermatosi nel Quattrocento come espressione artistica autonoma, con un’ulteriore selezione di circa 60 opere che non potevano essere trasferite e presentate alla precedente mostra londinese. L’esposizione aggiuntiva, allestita alle Reali Poste, si sviluppa su tre filoni – figure, memorie, spazio – attraverso opere preziose come la Giuditta di Mantegna dal Libro di disegni di Vasari o il bozzetto per il Monumento a Giovanni Acuto di Paolo Uccello.

gabinetto disegni e stampe degli uffizi

Jacopo Ligozzi,

presentazione autoritratti giapponesi

convegno Aesthetics and Techniques of Lines between Drawing and Writing 30 giugno-2 luglio convegno internazionale a cura di Gerhard Wolf (KHI) e Marzia Faietti (GDSU) presso il Kunsthistorisches Institut in Florenz www.khi.fi.it

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musei civici fiorentini www.museicivicifiorentini.it

I

Museo di Santa Maria Novella Il percorso museale nel convento di Santa Maria Novella comprende i chiostri decorati tra il XIV e il XV secolo − tra i quali il Chiostro Verde con importanti pitture di Paolo Uccello −, il Cappellone degli Spagnoli decorato da affreschi di Andrea di Bonaiuto, la Cappella degli Ubriachi e l’antico Refettorio con interventi tardocinquecenteschi di Alessandro Allori.

Museo di Palazzo Vecchio

www.museicivicifiorentini.it/smn

La duecentesca chiesa del Carmine accoglie la Cappella Brancacci, capolavoro universalmente noto per gli affreschi del ciclo delle Storie di San Pietro di Masaccio e Masolino. Eseguiti negli anni 1425-1427, gli affreschi rimasero incompiuti e furono terminati da Filippino Lippi fra il 1481 e il 1482. Il percorso museale include anche il chiostro e la Sala del Cenacolo di Alessandro Allori. piazza del Carmine, 14 aperto: lunedì e da mercoledì a sabato 10-17; domenica e festività religiose infrasettimanali 13-17 chiuso: Capodanno, 7 gennaio, Pasqua, 1 maggio,1 luglio, 15 agosto, Natale

www.museicivicifiorentini.it/brancacci

Il Palazzo della Signoria, eretto nel 1299 per ospitare il Gonfaloniere e i Priori delle Arti, si trasforma in reggia ducale alla metà del XVI secolo per la corte di Cosimo de’ Medici. Nel percorso di visita: il Cortile di Michelozzo, il Salone dei Cinquecento, i Quartieri di Leone X, degli Elementi e di Eleonora, lo Studiolo di Francesco I e altri ambienti. Opere da non mancare: il Putto del Verrocchio, la Giuditta di Donatello, il Genio della Vittoria di Michelangelo e le pitture di Vasari, Ghirlandaio, Salviati e Bronzino.

Il Chiostro Verde nel Museo di Santa Maria Novella A Palazzo Vecchio fino al 1 maggio For the Love of God, il teschio di diamanti di Damien Hirst

piazza della Signoria aperto: tutti i giorni 9-19, giovedì e festivi infrasettimanali 9-14 chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale In alcuni periodi dell’anno sono programmate aperture notturne: consultare il sito

www.museicivicifiorentini.it/palazzovecchio

opere prestate • Bartolomeo Ammannati, Opi ospite a: Firenze, Museo Nazionale del Bargello

per la mostra: L’acqua, la pietra, il fuoco. Bartolomeo Ammannati scultore, fino al 18 settembre

Museo Stefano Bardini

Stefano Bardini (1854-1922) creò un museo nel palazzo acquistato nel 1881 per svolgere la sua attività antiquariale. Passato al Comune di Firenze nel 1922, il museo presenta oggi un allestimento che recupera il progetto originale dell’antiquario. Tra gli oltre 2.000 dipinti, sculture e oggetti di arti applicate, da non mancare la Carità di Tino da Camaino, la Madonna dei Cordai di Donatello, il San Michele Arcangelo di Antonio del Pollaiolo, l’Atlante del Guercino e il famoso Porcellino in bronzo di Pietro Tacca. Interessanti le raccolte di medaglie, bronzetti e tappeti orientali, i cassoni quattrocenteschi e la preziosa armeria.

Il teatro romano di Firenze (Palazzo Vecchio)

Nel 2010 si è concluso lo scavo archeologico nei sotterranei di Palazzo Vecchio, che ha consentito di riportare alla luce i resti del teatro romano (I-II secolo d.C.). Attraverso una serie di passerelle è possibile visitare le suggestive vestigia del monumento antico e le successive stratificazioni medievali. Visitabile su prenotazione tramite visite guidate. Parzialmente accessibile ai disabili motori (accompagnati) e per motivi di sicurezza non accessibile ai minori di 8 anni. Prenotazioni: 055 2768224/2768558 - info.museodeiragazzi@comune.fi.it

www.palazzovecchio-museoragazzi.it

Fondazione Salvatore Romano

Nell’antico Cenacolo di Santo Spirito si conservano sculture e frammenti di decorazioni architettoniche e pitture murali, in larga parte medievali, donate a Firenze nel 1946 dall’antiquario Salvatore Romano.

via dei Renai, 37 aperto: sabato, domenica, lunedì 11-17; gli altri giorni, gruppi su prenotazione chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

piazza Santo Spirito, 29 aperto: sabato, da aprile a ottobre 9-17, da novembre a marzo 10,30-13,30 chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

www.museicivicifiorentini.it/bardini

www.museicivicifiorentini.it/romano

opere prestate • Hans Clemer, Madonna col Bambino (detta Madonna del coniglio) ospite a: Caraglio (Cuneo), Museo del Filatoio per la mostra: Animalia. Animali reali e fantastici nell’arte europea dal XV al XX secolo, fino al 5 giugno • Giovanni Mannozzi, detto Giovanni da San Giovanni, Aurora e Titone; Scena di banchetto • Vincenzo Mannozzi, Figura allegorica

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piazza Santa Maria Novella aperto: da lunedì a giovedì e sabato 9-17; festivi infrasettimanali 9-14 chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

Cappella Brancacci

• Ambito veneziano, Brocchiere • Ambito fiorentino, Sedia imbottita ricoperta in velluto • Manifattura fiorentina, Cuscino in raso rosso • Manifattura fiorentina, Cuscino in seta celeste. ospiti a: San Giovanni Valdarno, Basilica di Santa Maria delle Grazie per la mostra: Quiete, invenzione e inquietudine. Il Seicento fiorentino intorno a Giovanni da San Giovanni, fino al 12 giugno

La casa-studio di Rinaldo Carnielo e Collezioni del Novecento con la raccolta Alberto Della Ragione e le Donazioni Fei-Rosai e Palazzeschi sono temporaneamente chiuse al pubblico

Collezioni del Novecento opere prestate • Enzo Faraoni, Ragazza sdraiata ospite a: Firenze, Galleria d’Arte Moderna per la mostra: Natura e verità nella pittura di Enzo Faraoni, fino al 30 aprile

Sul fianco destro della basilica di Santa Maria Novella si sviluppano le monumentali strutture del convento costruito per accogliere la principale comunità domenicana di Firenze e oggi in parte adibito a museo e in parte occupato dalla Scuola Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri. Dei quattro chiostri che si aprono all’interno dell’antico convento, il più importante sotto il profilo storico-artistico e l’unico attualmente visitabile è quello che si incontra subito dopo avere oltrepassato l’androne di ingresso del museo, universalmente noto come Chiostro Verde. Il verde dei cipressi che si innalzano al centro del chiostro contribuisce a fare di questo luogo una suggestiva oasi di pace nel cuore della città, a pochi passi dalla principale stazione ferroviaria, ma non ha niente a che vedere con la sua tradizionale denominazione. Il singolare appellativo deriva dalla cromia predominante delle pitture che decorano tre delle quattro pareti del chiostro, eseguite secondo una particolare tecnica a chiaroscuro, consistente nell’utilizzo di un pigmento di origine minerale detto “terra verde” per la stesura di una base uniforme che si istoriava delineando i contorni e i volumi delle figure con diverse tonalità di verde, bianco e nero, per poi eventualmente rifinire i dettagli decorativi con pochi altri colori, come le ocre gialle e rosse. Il chiostro fu costruito nel XIV secolo, ma il ciclo in terra verde, raffigurante le storie bibliche della Genesi, per un totale di oltre 70 scene distribuite in più di 30 pitture, risale alla prima metà del Quattrocento, all’incirca lo stesso periodo in cui Masaccio eseguiva con la medesima tecnica il perduto affresco con la Sagra nel complesso del Carmine. La fama del ciclo è legata principalmente al nome di Paolo Uccello che qui affrescò con certezza almeno due campate, lasciando nelle scene del Diluvio Universale e dell’Ebbrezza di Noè alcune spettacolari prove della sua visione intellettuale e quasi ‘metafisica’ della prospettiva. Da non sottovalutare sono però anche gli autori delle altre pitture, in tutto non meno di quattro, in parte ancora anonimi, ma altamente rappresentativi del milieu artistico, organizzato in botteghe, della Firenze di primo Quattrocento. Serena Pini Curatrice del Museo di Santa Maria Novella

Il chiostro del Carmine e la perduta Sagra in terra verde di Masaccio

Al visitatore che entra nel complesso del Carmine per ammirare la Cappella Brancacci capita raramente di prestare attenzione al chiostro; uno sguardo più attento diventa la premessa al percorso di visita della cappella. Si tratta di un angolo verde e silenzioso della città, scrigno di opere minori e già sede di un capolavoro dell’arte: il perduto affresco della Sagra di Masaccio, in origine eseguito “sopra la porta che va in convento”. La Sagra, ossia la Cerimonia di consacrazione della chiesa − alla quale il pittore aveva assistito da spettatore nel 1422 −, fu eseguita da Masaccio negli anni in cui lavorava alla Cappella. La tecnica del monocromo a terra verde fu prescelta forse per conferire una patina di antichità alla scena di ambientazione coeva, nella quale si riconoscevano fra gli astanti Brunelleschi, Donatello, Masolino e lo stesso Masaccio. Nel primo Rinascimento questa tecnica era apprezzata anche per la sua attitudine a emulare l’aspetto del bronzo o del bassorilievo marmoreo all’antica, stando a Giorgio Vasari. La Sagra, ammirata per il coerente impianto prospettico e la verosimiglianza ritrattistica, costituì un modello per i pittori delle successive generazioni, come attestano i disegni di copia parziale cinquecenteschi, uno dei quali riferito a Michelangelo. In occasione del rifacimento del chiostro, all’inizio del Seicento, l’affresco fu coperto da intonaco o più verosimilmente distrutto, suscitando l’indignazione degli amatori delle belle arti. Le ricerche condotte fin dall’Ottocento si sono rivelate infruttuose; non restano ormai che le descrizioni antiche e pochi disegni superstiti a restituirci un’idea approssimativa del celebrato manifesto pittorico dell’Umanesimo. Pochi anni dopo l’intervento masaccesco, entro il 1431, anche Filippo Lippi esordì nel chiostro carmelitano con un affresco − identificato con la Consegna della Regola carmelitana − di cui oggi resta solo un frammento staccato (visibile su richiesta). Attualmente nel chiostro, caratterizzato dalla pianta quadrata con doppio ordine di loggiato risalente al 1597-1612, si osservano lungo le pareti numerosi stemmi medievali di famiglie dell’Oltrarno e alcune memorie di personaggi illustri. Sotto le volte corre un ciclo di lunette affrescate fra Sei e Settecento con episodi della leggenda carmelitana, eseguito a più mani da pittori fiorentini quali Galeazzo Ghidoni, Domenico Bettini, Cosimo Ulivelli, Antonio Nicola Pillori e altri ancora. Merita una visita anche l’ambiente adiacente alla biglietteria, ove si può ammirare il pregevole Cenacolo dipinto da Alessandro Allori nel 1582, alle cui estremità si individuano il ritratto del committente, padre Luca da Venezia, e quello di un altro frate. Silvia Colucci

musei civici fiorentini

Musei Civici Fiorentini, costituiti da un’articolata varietà di collezioni, hanno il compito di conservare e valorizzare il patrimonio d’arte civico favorendo un’ampia fruizione pubblica. Fanno parte di tale patrimonio anche alcune delle più importanti chiese fiorentine, edifici religiosi e numerose raccolte ricevute in dono da collezionisti, artisti e istituzioni cittadine.

Curatrice del Museo della Cappella Brancacci

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musei civici fiorentini www.museicivicifiorentini.it

I

Museo di Santa Maria Novella Il percorso museale nel convento di Santa Maria Novella comprende i chiostri decorati tra il XIV e il XV secolo − tra i quali il Chiostro Verde con importanti pitture di Paolo Uccello −, il Cappellone degli Spagnoli decorato da affreschi di Andrea di Bonaiuto, la Cappella degli Ubriachi e l’antico Refettorio con interventi tardocinquecenteschi di Alessandro Allori.

Museo di Palazzo Vecchio

www.museicivicifiorentini.it/smn

La duecentesca chiesa del Carmine accoglie la Cappella Brancacci, capolavoro universalmente noto per gli affreschi del ciclo delle Storie di San Pietro di Masaccio e Masolino. Eseguiti negli anni 1425-1427, gli affreschi rimasero incompiuti e furono terminati da Filippino Lippi fra il 1481 e il 1482. Il percorso museale include anche il chiostro e la Sala del Cenacolo di Alessandro Allori. piazza del Carmine, 14 aperto: lunedì e da mercoledì a sabato 10-17; domenica e festività religiose infrasettimanali 13-17 chiuso: Capodanno, 7 gennaio, Pasqua, 1 maggio,1 luglio, 15 agosto, Natale

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Il Palazzo della Signoria, eretto nel 1299 per ospitare il Gonfaloniere e i Priori delle Arti, si trasforma in reggia ducale alla metà del XVI secolo per la corte di Cosimo de’ Medici. Nel percorso di visita: il Cortile di Michelozzo, il Salone dei Cinquecento, i Quartieri di Leone X, degli Elementi e di Eleonora, lo Studiolo di Francesco I e altri ambienti. Opere da non mancare: il Putto del Verrocchio, la Giuditta di Donatello, il Genio della Vittoria di Michelangelo e le pitture di Vasari, Ghirlandaio, Salviati e Bronzino.

Il Chiostro Verde nel Museo di Santa Maria Novella A Palazzo Vecchio fino al 1 maggio For the Love of God, il teschio di diamanti di Damien Hirst

piazza della Signoria aperto: tutti i giorni 9-19, giovedì e festivi infrasettimanali 9-14 chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale In alcuni periodi dell’anno sono programmate aperture notturne: consultare il sito

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opere prestate • Bartolomeo Ammannati, Opi ospite a: Firenze, Museo Nazionale del Bargello

per la mostra: L’acqua, la pietra, il fuoco. Bartolomeo Ammannati scultore, fino al 18 settembre

Museo Stefano Bardini

Stefano Bardini (1854-1922) creò un museo nel palazzo acquistato nel 1881 per svolgere la sua attività antiquariale. Passato al Comune di Firenze nel 1922, il museo presenta oggi un allestimento che recupera il progetto originale dell’antiquario. Tra gli oltre 2.000 dipinti, sculture e oggetti di arti applicate, da non mancare la Carità di Tino da Camaino, la Madonna dei Cordai di Donatello, il San Michele Arcangelo di Antonio del Pollaiolo, l’Atlante del Guercino e il famoso Porcellino in bronzo di Pietro Tacca. Interessanti le raccolte di medaglie, bronzetti e tappeti orientali, i cassoni quattrocenteschi e la preziosa armeria.

Il teatro romano di Firenze (Palazzo Vecchio)

Nel 2010 si è concluso lo scavo archeologico nei sotterranei di Palazzo Vecchio, che ha consentito di riportare alla luce i resti del teatro romano (I-II secolo d.C.). Attraverso una serie di passerelle è possibile visitare le suggestive vestigia del monumento antico e le successive stratificazioni medievali. Visitabile su prenotazione tramite visite guidate. Parzialmente accessibile ai disabili motori (accompagnati) e per motivi di sicurezza non accessibile ai minori di 8 anni. Prenotazioni: 055 2768224/2768558 - info.museodeiragazzi@comune.fi.it

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Fondazione Salvatore Romano

Nell’antico Cenacolo di Santo Spirito si conservano sculture e frammenti di decorazioni architettoniche e pitture murali, in larga parte medievali, donate a Firenze nel 1946 dall’antiquario Salvatore Romano.

via dei Renai, 37 aperto: sabato, domenica, lunedì 11-17; gli altri giorni, gruppi su prenotazione chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

piazza Santo Spirito, 29 aperto: sabato, da aprile a ottobre 9-17, da novembre a marzo 10,30-13,30 chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

www.museicivicifiorentini.it/bardini

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opere prestate • Hans Clemer, Madonna col Bambino (detta Madonna del coniglio) ospite a: Caraglio (Cuneo), Museo del Filatoio per la mostra: Animalia. Animali reali e fantastici nell’arte europea dal XV al XX secolo, fino al 5 giugno • Giovanni Mannozzi, detto Giovanni da San Giovanni, Aurora e Titone; Scena di banchetto • Vincenzo Mannozzi, Figura allegorica

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piazza Santa Maria Novella aperto: da lunedì a giovedì e sabato 9-17; festivi infrasettimanali 9-14 chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

Cappella Brancacci

• Ambito veneziano, Brocchiere • Ambito fiorentino, Sedia imbottita ricoperta in velluto • Manifattura fiorentina, Cuscino in raso rosso • Manifattura fiorentina, Cuscino in seta celeste. ospiti a: San Giovanni Valdarno, Basilica di Santa Maria delle Grazie per la mostra: Quiete, invenzione e inquietudine. Il Seicento fiorentino intorno a Giovanni da San Giovanni, fino al 12 giugno

La casa-studio di Rinaldo Carnielo e Collezioni del Novecento con la raccolta Alberto Della Ragione e le Donazioni Fei-Rosai e Palazzeschi sono temporaneamente chiuse al pubblico

Collezioni del Novecento opere prestate • Enzo Faraoni, Ragazza sdraiata ospite a: Firenze, Galleria d’Arte Moderna per la mostra: Natura e verità nella pittura di Enzo Faraoni, fino al 30 aprile

Sul fianco destro della basilica di Santa Maria Novella si sviluppano le monumentali strutture del convento costruito per accogliere la principale comunità domenicana di Firenze e oggi in parte adibito a museo e in parte occupato dalla Scuola Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri. Dei quattro chiostri che si aprono all’interno dell’antico convento, il più importante sotto il profilo storico-artistico e l’unico attualmente visitabile è quello che si incontra subito dopo avere oltrepassato l’androne di ingresso del museo, universalmente noto come Chiostro Verde. Il verde dei cipressi che si innalzano al centro del chiostro contribuisce a fare di questo luogo una suggestiva oasi di pace nel cuore della città, a pochi passi dalla principale stazione ferroviaria, ma non ha niente a che vedere con la sua tradizionale denominazione. Il singolare appellativo deriva dalla cromia predominante delle pitture che decorano tre delle quattro pareti del chiostro, eseguite secondo una particolare tecnica a chiaroscuro, consistente nell’utilizzo di un pigmento di origine minerale detto “terra verde” per la stesura di una base uniforme che si istoriava delineando i contorni e i volumi delle figure con diverse tonalità di verde, bianco e nero, per poi eventualmente rifinire i dettagli decorativi con pochi altri colori, come le ocre gialle e rosse. Il chiostro fu costruito nel XIV secolo, ma il ciclo in terra verde, raffigurante le storie bibliche della Genesi, per un totale di oltre 70 scene distribuite in più di 30 pitture, risale alla prima metà del Quattrocento, all’incirca lo stesso periodo in cui Masaccio eseguiva con la medesima tecnica il perduto affresco con la Sagra nel complesso del Carmine. La fama del ciclo è legata principalmente al nome di Paolo Uccello che qui affrescò con certezza almeno due campate, lasciando nelle scene del Diluvio Universale e dell’Ebbrezza di Noè alcune spettacolari prove della sua visione intellettuale e quasi ‘metafisica’ della prospettiva. Da non sottovalutare sono però anche gli autori delle altre pitture, in tutto non meno di quattro, in parte ancora anonimi, ma altamente rappresentativi del milieu artistico, organizzato in botteghe, della Firenze di primo Quattrocento. Serena Pini Curatrice del Museo di Santa Maria Novella

Il chiostro del Carmine e la perduta Sagra in terra verde di Masaccio

Al visitatore che entra nel complesso del Carmine per ammirare la Cappella Brancacci capita raramente di prestare attenzione al chiostro; uno sguardo più attento diventa la premessa al percorso di visita della cappella. Si tratta di un angolo verde e silenzioso della città, scrigno di opere minori e già sede di un capolavoro dell’arte: il perduto affresco della Sagra di Masaccio, in origine eseguito “sopra la porta che va in convento”. La Sagra, ossia la Cerimonia di consacrazione della chiesa − alla quale il pittore aveva assistito da spettatore nel 1422 −, fu eseguita da Masaccio negli anni in cui lavorava alla Cappella. La tecnica del monocromo a terra verde fu prescelta forse per conferire una patina di antichità alla scena di ambientazione coeva, nella quale si riconoscevano fra gli astanti Brunelleschi, Donatello, Masolino e lo stesso Masaccio. Nel primo Rinascimento questa tecnica era apprezzata anche per la sua attitudine a emulare l’aspetto del bronzo o del bassorilievo marmoreo all’antica, stando a Giorgio Vasari. La Sagra, ammirata per il coerente impianto prospettico e la verosimiglianza ritrattistica, costituì un modello per i pittori delle successive generazioni, come attestano i disegni di copia parziale cinquecenteschi, uno dei quali riferito a Michelangelo. In occasione del rifacimento del chiostro, all’inizio del Seicento, l’affresco fu coperto da intonaco o più verosimilmente distrutto, suscitando l’indignazione degli amatori delle belle arti. Le ricerche condotte fin dall’Ottocento si sono rivelate infruttuose; non restano ormai che le descrizioni antiche e pochi disegni superstiti a restituirci un’idea approssimativa del celebrato manifesto pittorico dell’Umanesimo. Pochi anni dopo l’intervento masaccesco, entro il 1431, anche Filippo Lippi esordì nel chiostro carmelitano con un affresco − identificato con la Consegna della Regola carmelitana − di cui oggi resta solo un frammento staccato (visibile su richiesta). Attualmente nel chiostro, caratterizzato dalla pianta quadrata con doppio ordine di loggiato risalente al 1597-1612, si osservano lungo le pareti numerosi stemmi medievali di famiglie dell’Oltrarno e alcune memorie di personaggi illustri. Sotto le volte corre un ciclo di lunette affrescate fra Sei e Settecento con episodi della leggenda carmelitana, eseguito a più mani da pittori fiorentini quali Galeazzo Ghidoni, Domenico Bettini, Cosimo Ulivelli, Antonio Nicola Pillori e altri ancora. Merita una visita anche l’ambiente adiacente alla biglietteria, ove si può ammirare il pregevole Cenacolo dipinto da Alessandro Allori nel 1582, alle cui estremità si individuano il ritratto del committente, padre Luca da Venezia, e quello di un altro frate. Silvia Colucci

musei civici fiorentini

Musei Civici Fiorentini, costituiti da un’articolata varietà di collezioni, hanno il compito di conservare e valorizzare il patrimonio d’arte civico favorendo un’ampia fruizione pubblica. Fanno parte di tale patrimonio anche alcune delle più importanti chiese fiorentine, edifici religiosi e numerose raccolte ricevute in dono da collezionisti, artisti e istituzioni cittadine.

Curatrice del Museo della Cappella Brancacci

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palazzo strozzi

via Cavour, 3 aperto: tutti i giorni 9-19 chiuso: mercoledì Prenotazioni e biglietteria: 055 2760340

S

www.palazzo-medici.it www.provincia.fi.it

a cura di Eugenio Carmona e Christoph Vitali 12 marzo-17 luglio Con più di 60 opere giovanili di Picasso, Miró e Dalí e oltre 100 schizzi picassiani provenienti dalla Spagna, dal Metropolitan e da collezioni private, la mostra indaga le radici comuni di uno stile che ha reso celebri i tre artisti e la loro voglia di ribellarsi alle convenzioni. A fare da trait d’union tra le opere il Cahier 7, esposto integralmente per la prima volta fuori dalla Spagna, che ha rappresentato sollecitazioni fortissime per Dalí e Miró e segnato l’inizio del linguaggio dell’arte moderna. Percorrendo a ritroso un arco temporale di trenta anni, la rassegna si apre con opere che rimandano alla presunta visita di Dalí a Picasso a Parigi (1926), per attraversare la nascita della modernità con le risposte di Dalí a Miró; evidenzia poi l’incrocio fra Miró e Picasso (1917) e termina ancor prima dell’arrivo di quest’ultimo in Francia (1900). Il percorso si chiude con la Donna che piange di Picasso (1937), la Composizione geometrica di Miró (1933) e l’Arlecchino di Dalí (1926), che mostrano il persistere dell’influsso del Cahier 7.

piazza Strozzi aperto: tutti i giorni 9-20, giovedì 9-23

www.palazzostrozzi.org

P

mostra

Picasso, Miró, Dalí. Giovani e arrabbiati: la nascita della modernità

famiglie a Palazzo Strozzi in occasione della mostra, attività didattiche per famiglie. Vedi p. 54

anticipazione mostra

Il denaro e la bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità

alazzo Medici Riccardi è uno dei più significativi edifici di Firenze: per la sua centralità, per la sua imponenza e bellezza, per il patrimonio artistico che ospita – celebre la Cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli – e per il suo percorso museale recentemente ampliato. Palazzo Medici Riccardi ospita inoltre alcuni uffici della Provincia di Firenze e offre a cittadini e turisti una ricca programmazione di eventi culturali diffusi in ogni area territoriale.

La primavera a Palazzo Medici Riccardi: mostre, spettacoli, musica e tanta arte a Firenze e nel territorio

Wolakota: amicizia col popolo Lakota Sioux Sale Istituto Storico della Resistenza

I suoni e i colori di Firenze in primavera e in estate sono inconfondibili e particolarissimi. Una passeggiata nella città gigliata in questi mesi è davvero un’esperienza senza prezzo. Che chiunque vorrà ripetere più e più volte. A Palazzo Medici Riccardi, sede della Provincia di Firenze, vengono organizzati come da tradizione molti eventi, spettacoli e mostre per festeggiare l’arrivo della bella stagione e offrire ai cittadini occasioni di cultura e divertimento.

Una settimana ricca di eventi dedicati alla storia, alla cultura e alla spiritualità degli indiani Sioux. L’evento è organizzato dalla Provincia di Firenze e dalla Rosebud Sioux Tribe in collaborazione con l’Associazione culturale “Wambli Gleska”. Tra gli appuntamenti anche la mostra etnografica di manufatti originali indiani, convegni, tavole rotonde e proiezioni.

mostre

in provincia

Pietro Annigoni: un’arte per l’uomo Museo Mediceo e Limonaia fino al 12 aprile Si chiudono con questa esposizione le celebrazioni per il centenario della nascita di Annigoni, pittore legatissimo a Firenze. La sua vita e la sua produzione artistica sono ricostruite attraverso ritratti e autoritratti, dipinti che accennano al Verismo e alla Metafisica, paesaggi e vedute, gouaches, sanguigne e studi di affresco. Il ricavato della vendita del catalogo sarà devoluto alla Onlus Amici di Pietro Annigoni per la solidarietà fra i popoli, per favorire lo sviluppo di progetti legati alle popolazioni del Burkina Faso.

11-20 aprile

Benozzo Gozzoli e Cosimo Rosselli nelle terre di Castelfiorentino. Pittura devozionale in Valdelsa Castelfiorentino, Be.Go. Museo Benozzo Gozzoli 30 aprile-31 luglio La mostra rientra nel progetto “La città degli Uffizi” che porta le opere della celebre galleria in giro per i Comuni del territorio. Per chi visita l’esposizione di Castelfiorentino, ingresso ridotto a Palazzo Medici Riccardi per ammirare il capolavoro di Benozzo: la Cavalcata dei Magi. Per informazioni: www.lacittadegliuffizi.org

arte contemporanea Palazzo Medici Riccardi ospita da marzo a luglio una serie di esposizioni dedicate al contemporaneo.

Antonio Vinciguerra 25 marzo-25 aprile

Marco Dolfi 28 aprile-20 maggio

Dino Caponi 5 maggio-7 giugno

Ottone Rosai 12 maggio-21 giugno

Umberto Mariani 16 giugno-17 luglio

Torna il Genio del Territorio! scopri tutti gli eventi su www.genioterritorio.it

Cresce la cultura! Arriva il PIC La Provincia promuove lo sviluppo della cultura con iniziative ed eventi su tutto il territorio. Grazie al Piano Integrato per la Cultura regionale, arte contemporanea, festival, appuntamenti con pittura e scultura si fanno ancora più vicini. Tra gli eventi dell’estate 2011 l’Estate Fiesolana, Luglio Bambino a Campi Bisenzio, TusciaElecta e molto altro.

palazzo medici riccardi

ituato nel cuore di Firenze, tra piazza Strozzi e via Tornabuoni, Palazzo Strozzi è uno degli esempi più noti di architettura privata rinascimentale. Commissionato dal mercante fiorentino Filippo Strozzi, fu iniziato nel 1489 forse su progetto di Benedetto da Maiano. La costruzione fu portata a compimento solo nel 1538, per rimanere di proprietà degli Strozzi fino al 1937. Dal 1999 la gestione è passata al Comune di Firenze. Sin dalla seconda guerra mondiale, Palazzo Strozzi è stato il più importante spazio espositivo a Firenze per mostre temporanee. Nell’aprile 2006 il Comune, la Provincia, la Camera di Commercio di Firenze e un’Associazione di privati hanno unito le forze e dato vita alla Fondazione Palazzo Strozzi con lo scopo di gestire in modo ottimale gli spazi espositivi. La Fondazione Palazzo Strozzi è dunque una innovazione nel panorama della cultura italiana in tema di governance. Le sfide principali della Fondazione sono quelle di portare a Firenze un approccio internazionale per l’organizzazione di eventi culturali, di fornire una piattaforma per la sperimentazione culturale, di creare uno spazio per il dibattito e la discussione, di promuovere nuove sinergie con altre istituzioni culturali, di essere un catalizzatore per la cultura in senso lato: in breve, “pensare globale, agire locale”. Il piano nobile di Palazzo Strozzi ospita ogni anno due grandi mostre ed è aperto al pubblico tutto l’anno con un’esposizione permanente sulla storia del palazzo e della famiglia Strozzi.

a cura di Ludovica Sebregondi e Tim Parks 17 settembre 2011-22 gennaio 2012 Capolavori di Botticelli, Beato Angelico, Piero del Pollaiolo, i Della Robbia, Lorenzo di Credi illustrano come il fiorire del moderno sistema bancario sia stato parallelo alla maggiore stagione artistica del mondo occidentale.

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palazzo strozzi

via Cavour, 3 aperto: tutti i giorni 9-19 chiuso: mercoledì Prenotazioni e biglietteria: 055 2760340

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www.palazzo-medici.it www.provincia.fi.it

a cura di Eugenio Carmona e Christoph Vitali 12 marzo-17 luglio Con più di 60 opere giovanili di Picasso, Miró e Dalí e oltre 100 schizzi picassiani provenienti dalla Spagna, dal Metropolitan e da collezioni private, la mostra indaga le radici comuni di uno stile che ha reso celebri i tre artisti e la loro voglia di ribellarsi alle convenzioni. A fare da trait d’union tra le opere il Cahier 7, esposto integralmente per la prima volta fuori dalla Spagna, che ha rappresentato sollecitazioni fortissime per Dalí e Miró e segnato l’inizio del linguaggio dell’arte moderna. Percorrendo a ritroso un arco temporale di trenta anni, la rassegna si apre con opere che rimandano alla presunta visita di Dalí a Picasso a Parigi (1926), per attraversare la nascita della modernità con le risposte di Dalí a Miró; evidenzia poi l’incrocio fra Miró e Picasso (1917) e termina ancor prima dell’arrivo di quest’ultimo in Francia (1900). Il percorso si chiude con la Donna che piange di Picasso (1937), la Composizione geometrica di Miró (1933) e l’Arlecchino di Dalí (1926), che mostrano il persistere dell’influsso del Cahier 7.

piazza Strozzi aperto: tutti i giorni 9-20, giovedì 9-23

www.palazzostrozzi.org

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mostra

Picasso, Miró, Dalí. Giovani e arrabbiati: la nascita della modernità

famiglie a Palazzo Strozzi in occasione della mostra, attività didattiche per famiglie. Vedi p. 54

anticipazione mostra

Il denaro e la bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità

alazzo Medici Riccardi è uno dei più significativi edifici di Firenze: per la sua centralità, per la sua imponenza e bellezza, per il patrimonio artistico che ospita – celebre la Cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli – e per il suo percorso museale recentemente ampliato. Palazzo Medici Riccardi ospita inoltre alcuni uffici della Provincia di Firenze e offre a cittadini e turisti una ricca programmazione di eventi culturali diffusi in ogni area territoriale.

La primavera a Palazzo Medici Riccardi: mostre, spettacoli, musica e tanta arte a Firenze e nel territorio

Wolakota: amicizia col popolo Lakota Sioux Sale Istituto Storico della Resistenza

I suoni e i colori di Firenze in primavera e in estate sono inconfondibili e particolarissimi. Una passeggiata nella città gigliata in questi mesi è davvero un’esperienza senza prezzo. Che chiunque vorrà ripetere più e più volte. A Palazzo Medici Riccardi, sede della Provincia di Firenze, vengono organizzati come da tradizione molti eventi, spettacoli e mostre per festeggiare l’arrivo della bella stagione e offrire ai cittadini occasioni di cultura e divertimento.

Una settimana ricca di eventi dedicati alla storia, alla cultura e alla spiritualità degli indiani Sioux. L’evento è organizzato dalla Provincia di Firenze e dalla Rosebud Sioux Tribe in collaborazione con l’Associazione culturale “Wambli Gleska”. Tra gli appuntamenti anche la mostra etnografica di manufatti originali indiani, convegni, tavole rotonde e proiezioni.

mostre

in provincia

Pietro Annigoni: un’arte per l’uomo Museo Mediceo e Limonaia fino al 12 aprile Si chiudono con questa esposizione le celebrazioni per il centenario della nascita di Annigoni, pittore legatissimo a Firenze. La sua vita e la sua produzione artistica sono ricostruite attraverso ritratti e autoritratti, dipinti che accennano al Verismo e alla Metafisica, paesaggi e vedute, gouaches, sanguigne e studi di affresco. Il ricavato della vendita del catalogo sarà devoluto alla Onlus Amici di Pietro Annigoni per la solidarietà fra i popoli, per favorire lo sviluppo di progetti legati alle popolazioni del Burkina Faso.

11-20 aprile

Benozzo Gozzoli e Cosimo Rosselli nelle terre di Castelfiorentino. Pittura devozionale in Valdelsa Castelfiorentino, Be.Go. Museo Benozzo Gozzoli 30 aprile-31 luglio La mostra rientra nel progetto “La città degli Uffizi” che porta le opere della celebre galleria in giro per i Comuni del territorio. Per chi visita l’esposizione di Castelfiorentino, ingresso ridotto a Palazzo Medici Riccardi per ammirare il capolavoro di Benozzo: la Cavalcata dei Magi. Per informazioni: www.lacittadegliuffizi.org

arte contemporanea Palazzo Medici Riccardi ospita da marzo a luglio una serie di esposizioni dedicate al contemporaneo.

Antonio Vinciguerra 25 marzo-25 aprile

Marco Dolfi 28 aprile-20 maggio

Dino Caponi 5 maggio-7 giugno

Ottone Rosai 12 maggio-21 giugno

Umberto Mariani 16 giugno-17 luglio

Torna il Genio del Territorio! scopri tutti gli eventi su www.genioterritorio.it

Cresce la cultura! Arriva il PIC La Provincia promuove lo sviluppo della cultura con iniziative ed eventi su tutto il territorio. Grazie al Piano Integrato per la Cultura regionale, arte contemporanea, festival, appuntamenti con pittura e scultura si fanno ancora più vicini. Tra gli eventi dell’estate 2011 l’Estate Fiesolana, Luglio Bambino a Campi Bisenzio, TusciaElecta e molto altro.

palazzo medici riccardi

ituato nel cuore di Firenze, tra piazza Strozzi e via Tornabuoni, Palazzo Strozzi è uno degli esempi più noti di architettura privata rinascimentale. Commissionato dal mercante fiorentino Filippo Strozzi, fu iniziato nel 1489 forse su progetto di Benedetto da Maiano. La costruzione fu portata a compimento solo nel 1538, per rimanere di proprietà degli Strozzi fino al 1937. Dal 1999 la gestione è passata al Comune di Firenze. Sin dalla seconda guerra mondiale, Palazzo Strozzi è stato il più importante spazio espositivo a Firenze per mostre temporanee. Nell’aprile 2006 il Comune, la Provincia, la Camera di Commercio di Firenze e un’Associazione di privati hanno unito le forze e dato vita alla Fondazione Palazzo Strozzi con lo scopo di gestire in modo ottimale gli spazi espositivi. La Fondazione Palazzo Strozzi è dunque una innovazione nel panorama della cultura italiana in tema di governance. Le sfide principali della Fondazione sono quelle di portare a Firenze un approccio internazionale per l’organizzazione di eventi culturali, di fornire una piattaforma per la sperimentazione culturale, di creare uno spazio per il dibattito e la discussione, di promuovere nuove sinergie con altre istituzioni culturali, di essere un catalizzatore per la cultura in senso lato: in breve, “pensare globale, agire locale”. Il piano nobile di Palazzo Strozzi ospita ogni anno due grandi mostre ed è aperto al pubblico tutto l’anno con un’esposizione permanente sulla storia del palazzo e della famiglia Strozzi.

a cura di Ludovica Sebregondi e Tim Parks 17 settembre 2011-22 gennaio 2012 Capolavori di Botticelli, Beato Angelico, Piero del Pollaiolo, i Della Robbia, Lorenzo di Credi illustrano come il fiorire del moderno sistema bancario sia stato parallelo alla maggiore stagione artistica del mondo occidentale.

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museo di storia naturale

L’

Sede amministrativa: via Giorgio La Pira, 4

www.msn.unifi.it

Sezione Antropologia

e Etnologia

I reperti più antichi provengono dalle raccolte medicee e dalla collezione settecentesca di James Cook; altri sono stati raccolti da ricercatori e scienziati tra Otto e Novecento. Intere sale sono dedicate agli Indiani d’America, alla Lapponia, alla Siberia, all’Indonesia; di grande rilievo la collezione di strumenti musicali. via del Proconsolo, 12

Sezione Geologia e Paleontologia

Dedicata ai vertebrati fossili della Toscana, qui raccolti da oltre due secoli, illustra la storia paleontologica, la paleogeografia e le fasi della fauna terrestre e marina. Vi si conserva lo scheletro del primate più antico della regione. via Giorgio La Pira, 4

Sezione Mineralogia e Litologia

Vi si scoprono collezioni di minerali, rocce e gemme: da non perdere un grande cristallo di topazio e un’acquamarina di quasi 100 kg. Il rinnovato allestimento è corredato da filmati e innovative animazioni didattiche multimediali. via Giorgio La Pira, 4 Antropologia e Etnologia Geologia e Paleontologia Mineralogia e Litologia aperti: dal 1 ottobre al 31 maggio lunedì, martedì, giovedì, venerdì e domenica 9-13, sabato 9-17; dal 1 giugno al 30 settembre lunedì, giovedì, venerdì e domenica 10-13, sabato 10-18 chiusi: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

Sezione Zoologia “La Specola”

Nel “Salone degli Scheletri” si conservano crani e scheletri completi di mammiferi e animali estinti. Al primo piano si visita la Tribuna di Galileo, realizzata nel 1841, mentre al secondo le sale dedicate alla zoologia offrono un esauriente panorama degli animali esistenti e di quelli estinti o in pericolo di estinzione. Le sale delle cere anatomiche contengono reperti di alto valore scientifico e artistico, tuttora utili per lo studio dell’anatomia. Nel Torrino ovvero “La Specola” un nuovo allestimento presenta una scelta delle collezioni storico-scientifiche, con reperti già nelle collezioni medicee. Nuovamente prorogata la mostra Cristalli la più bella mostra di minerali al mondo (fino a giugno 2012). via Romana, 17 aperto: dal 1 ottobre al 31 maggio da martedì a domenica 9,30-16,30; dal 1 giugno al 30 settembre da martedì a domenica 10,30-17,30 Salone degli Scheletri e Torrino aperto solo su prenotazione con visita guidata 055 2346760 chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

È possibile consultare on line un archivio digitale in progress di alcuni dei campioni più preziosi degli erbari appartenenti alla sezione botanica. www.parlatore.msn.unifi.it

Sezione Botanica

È la più importante istituzione scientifica italiana per la raccolta e la conservazione di collezioni di piante e materiali di origine vegetale. Riunisce straordinari erbari storici e collezioni artistiche e didattiche, che comprendono dipinti di natura morta di Bartolomeo Bimbi e modelli in cera di vegetali realizzati tra il XVIII e il XIX secolo. via Giorgio La Pira, 4 aperto: solo su prenotazione con visita guidata 055 2346760

Orto botanico “Giardino dei Semplici” la storia Il “Giardino dei Semplici” – istituito il 1 dicembre 1545 da Cosimo I de’ Medici ad uso degli studenti di Medicina come giardino di piante medicinali (dette al tempo “Semplici”) – è il terzo orto botanico più antico del mondo dopo quelli di Pisa e di Padova. Un periodo particolarmente significativo per il giardino fu quando, agli inizi del XVIII secolo, venne affidato alle cure della Società Botanica Fiorentina ed ebbe come direttore Pier Antonio Micheli, uno dei fondatori della Società stessa. Micheli trasformò lentamente l’orto botanico in un orto sistematico, recidendo quel legame strettissimo che ancora allora legava la medicina alla botanica, e lo rese un’istituzione di fama europea. Alla fine del XVIII secolo poi, con il passaggio all’Accademia dei Georgofili, il giardino cambiò radicalmente e ampi spazi vennero destinati alle colture agrarie. Ai primi dell’Ottocento, sotto la direzione di Ottaviano Targioni Tozzetti, riacquistò la sua caratteristica di giardino sistematico; alla fine del secolo Teodoro Caruel fece costruire le grandi serre situate su via Micheli e sotto la sua direzione l’orto venne assegnato al Regio Istituto di Studi Superiori Pratici. Negli anni seguenti fu realizzato il progetto di riunire l’Istituto Botanico, fondato da Filippo Parlatore nel Museo di via Romana, al Giardino dei Semplici. Nel 1905 si conclusero le operazioni di trasferimento di tutte le più importanti istituzioni botaniche (Biblioteca ed Erbario) nei locali prospicienti al Giardino dei Semplici e si costituì l’Istituto e Orto Botanico con annesso Museo Botanico. Intorno al 1925, sotto la direzione di Giovanni Negri, per rendere visibile il giardino al pubblico, furono demoliti gli alti muri che lo circondavano dalla parte di via La Pira e di via Gino Capponi.

il giardino oggi L’Orto Botanico è una sezione del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze; si sviluppa su 2,3 ettari, con un complesso di aiuole tematiche, di percorsi espositivi, di grandi serre e serrette. Il catalogo comprende attualmente 4.450 piante in coltivazione. Molti sono gli allestimenti realizzati recentemente per finalità didattiche, di divulgazione, di ricerca scientifica e di conservazione della biodiversità. Nel 2004 l’Orto è stato nominato CESFL (Centro per la conservazione ex situ della flora) dalla Regione Toscana e svolge tale attività in collaborazione con gli Orti di Pisa e Siena. Da maggio 2008 sono disponibili percorsi multisensoriali tattili e olfattivi per non vedenti. Numerose sono le collezioni presenti all’Orto Botanico, tutte notevoli ma alcune veramente splendide. Ricordiamo tra tutte quella delle cicadee, che annovera oltre 200 esemplari appartenenti a 9 generi. Alcuni esemplari sono veramente magnifici per dimensioni e aspetto essendo in coltivazione dai primi anni del ’900. Esse sono considerate “fossili viventi” in quanto, pur essendo comparse in ere remote (i loro antenati più antichi sono riferibili alla fine del Paleozoico), ebbero la massima espansione durante il Mesozoico e sono giunte ai giorni nostri pressoché immutate nei caratteri fondamentali, già riscontrabili nelle specie estinte. Infine, una menzione irrinunciabile spetta al vecchio esemplare di Taxus baccata, piantato nel 1720 al tempo in cui diresse il giardino l’illustre botanico fiorentino Pier Antonio Micheli. via Pier Antonio Micheli, 3 aperto: dal 16 ottobre al 31 marzo, sabato, domenica e lunedì 10-17; dal 1 aprile al 15 ottobre, lunedì, martedì e da giovedì a domenica 10-19 chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

focus

museo di storia naturale

Imperiale e Regio Museo di Fisica e Storia Naturale – fondato nel 1775 da Pietro Leopoldo di Asburgo Lorena per riunire le collezioni naturalistiche e gli strumenti scientifici conservati nella Galleria degli Uffizi, poi chiamato “La Specola” in omaggio all’Osservatorio Astronomico terminato nel 1789 – si articola oggi in sei sezioni distribuite in palazzi e luoghi della città. Vi sono ospitati reperti di straordinario valore scientifico e naturalistico: dagli erbari cinquecenteschi alla preziose cere del Settecento, dagli scheletri fossili di elefanti alle collezioni di variopinte farfalle, dai grandi cristalli di tormaline ai reperti aztechi, dalle imponenti sculture lignee all’infiorescenza più grande del mondo. Un contesto che coniuga, in maniera mirabile, natura, storia, scienza e arte.

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museo di storia naturale

L’

Sede amministrativa: via Giorgio La Pira, 4

www.msn.unifi.it

Sezione Antropologia

e Etnologia

I reperti più antichi provengono dalle raccolte medicee e dalla collezione settecentesca di James Cook; altri sono stati raccolti da ricercatori e scienziati tra Otto e Novecento. Intere sale sono dedicate agli Indiani d’America, alla Lapponia, alla Siberia, all’Indonesia; di grande rilievo la collezione di strumenti musicali. via del Proconsolo, 12

Sezione Geologia e Paleontologia

Dedicata ai vertebrati fossili della Toscana, qui raccolti da oltre due secoli, illustra la storia paleontologica, la paleogeografia e le fasi della fauna terrestre e marina. Vi si conserva lo scheletro del primate più antico della regione. via Giorgio La Pira, 4

Sezione Mineralogia e Litologia

Vi si scoprono collezioni di minerali, rocce e gemme: da non perdere un grande cristallo di topazio e un’acquamarina di quasi 100 kg. Il rinnovato allestimento è corredato da filmati e innovative animazioni didattiche multimediali. via Giorgio La Pira, 4 Antropologia e Etnologia Geologia e Paleontologia Mineralogia e Litologia aperti: dal 1 ottobre al 31 maggio lunedì, martedì, giovedì, venerdì e domenica 9-13, sabato 9-17; dal 1 giugno al 30 settembre lunedì, giovedì, venerdì e domenica 10-13, sabato 10-18 chiusi: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

Sezione Zoologia “La Specola”

Nel “Salone degli Scheletri” si conservano crani e scheletri completi di mammiferi e animali estinti. Al primo piano si visita la Tribuna di Galileo, realizzata nel 1841, mentre al secondo le sale dedicate alla zoologia offrono un esauriente panorama degli animali esistenti e di quelli estinti o in pericolo di estinzione. Le sale delle cere anatomiche contengono reperti di alto valore scientifico e artistico, tuttora utili per lo studio dell’anatomia. Nel Torrino ovvero “La Specola” un nuovo allestimento presenta una scelta delle collezioni storico-scientifiche, con reperti già nelle collezioni medicee. Nuovamente prorogata la mostra Cristalli la più bella mostra di minerali al mondo (fino a giugno 2012). via Romana, 17 aperto: dal 1 ottobre al 31 maggio da martedì a domenica 9,30-16,30; dal 1 giugno al 30 settembre da martedì a domenica 10,30-17,30 Salone degli Scheletri e Torrino aperto solo su prenotazione con visita guidata 055 2346760 chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

È possibile consultare on line un archivio digitale in progress di alcuni dei campioni più preziosi degli erbari appartenenti alla sezione botanica. www.parlatore.msn.unifi.it

Sezione Botanica

È la più importante istituzione scientifica italiana per la raccolta e la conservazione di collezioni di piante e materiali di origine vegetale. Riunisce straordinari erbari storici e collezioni artistiche e didattiche, che comprendono dipinti di natura morta di Bartolomeo Bimbi e modelli in cera di vegetali realizzati tra il XVIII e il XIX secolo. via Giorgio La Pira, 4 aperto: solo su prenotazione con visita guidata 055 2346760

Orto botanico “Giardino dei Semplici” la storia Il “Giardino dei Semplici” – istituito il 1 dicembre 1545 da Cosimo I de’ Medici ad uso degli studenti di Medicina come giardino di piante medicinali (dette al tempo “Semplici”) – è il terzo orto botanico più antico del mondo dopo quelli di Pisa e di Padova. Un periodo particolarmente significativo per il giardino fu quando, agli inizi del XVIII secolo, venne affidato alle cure della Società Botanica Fiorentina ed ebbe come direttore Pier Antonio Micheli, uno dei fondatori della Società stessa. Micheli trasformò lentamente l’orto botanico in un orto sistematico, recidendo quel legame strettissimo che ancora allora legava la medicina alla botanica, e lo rese un’istituzione di fama europea. Alla fine del XVIII secolo poi, con il passaggio all’Accademia dei Georgofili, il giardino cambiò radicalmente e ampi spazi vennero destinati alle colture agrarie. Ai primi dell’Ottocento, sotto la direzione di Ottaviano Targioni Tozzetti, riacquistò la sua caratteristica di giardino sistematico; alla fine del secolo Teodoro Caruel fece costruire le grandi serre situate su via Micheli e sotto la sua direzione l’orto venne assegnato al Regio Istituto di Studi Superiori Pratici. Negli anni seguenti fu realizzato il progetto di riunire l’Istituto Botanico, fondato da Filippo Parlatore nel Museo di via Romana, al Giardino dei Semplici. Nel 1905 si conclusero le operazioni di trasferimento di tutte le più importanti istituzioni botaniche (Biblioteca ed Erbario) nei locali prospicienti al Giardino dei Semplici e si costituì l’Istituto e Orto Botanico con annesso Museo Botanico. Intorno al 1925, sotto la direzione di Giovanni Negri, per rendere visibile il giardino al pubblico, furono demoliti gli alti muri che lo circondavano dalla parte di via La Pira e di via Gino Capponi.

il giardino oggi L’Orto Botanico è una sezione del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze; si sviluppa su 2,3 ettari, con un complesso di aiuole tematiche, di percorsi espositivi, di grandi serre e serrette. Il catalogo comprende attualmente 4.450 piante in coltivazione. Molti sono gli allestimenti realizzati recentemente per finalità didattiche, di divulgazione, di ricerca scientifica e di conservazione della biodiversità. Nel 2004 l’Orto è stato nominato CESFL (Centro per la conservazione ex situ della flora) dalla Regione Toscana e svolge tale attività in collaborazione con gli Orti di Pisa e Siena. Da maggio 2008 sono disponibili percorsi multisensoriali tattili e olfattivi per non vedenti. Numerose sono le collezioni presenti all’Orto Botanico, tutte notevoli ma alcune veramente splendide. Ricordiamo tra tutte quella delle cicadee, che annovera oltre 200 esemplari appartenenti a 9 generi. Alcuni esemplari sono veramente magnifici per dimensioni e aspetto essendo in coltivazione dai primi anni del ’900. Esse sono considerate “fossili viventi” in quanto, pur essendo comparse in ere remote (i loro antenati più antichi sono riferibili alla fine del Paleozoico), ebbero la massima espansione durante il Mesozoico e sono giunte ai giorni nostri pressoché immutate nei caratteri fondamentali, già riscontrabili nelle specie estinte. Infine, una menzione irrinunciabile spetta al vecchio esemplare di Taxus baccata, piantato nel 1720 al tempo in cui diresse il giardino l’illustre botanico fiorentino Pier Antonio Micheli. via Pier Antonio Micheli, 3 aperto: dal 16 ottobre al 31 marzo, sabato, domenica e lunedì 10-17; dal 1 aprile al 15 ottobre, lunedì, martedì e da giovedì a domenica 10-19 chiuso: Capodanno, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, Natale

focus

museo di storia naturale

Imperiale e Regio Museo di Fisica e Storia Naturale – fondato nel 1775 da Pietro Leopoldo di Asburgo Lorena per riunire le collezioni naturalistiche e gli strumenti scientifici conservati nella Galleria degli Uffizi, poi chiamato “La Specola” in omaggio all’Osservatorio Astronomico terminato nel 1789 – si articola oggi in sei sezioni distribuite in palazzi e luoghi della città. Vi sono ospitati reperti di straordinario valore scientifico e naturalistico: dagli erbari cinquecenteschi alla preziose cere del Settecento, dagli scheletri fossili di elefanti alle collezioni di variopinte farfalle, dai grandi cristalli di tormaline ai reperti aztechi, dalle imponenti sculture lignee all’infiorescenza più grande del mondo. Un contesto che coniuga, in maniera mirabile, natura, storia, scienza e arte.

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