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— di by Mauro Tozzi

Una profonda tradizione unisce la Sardegna e la Toscana, con Siena in particolare.

A deep tradition connects Sardinia to Tuscany, and to Siena in particular.

E’ perciò con grande piacere che oggi ci accingiamo, insieme ai nostri partner, a dare vita alla prima edizione di un nuovo festival, grazie soprattutto al sostegno e alla lungimiranza della Regione Sardegna. Ed è un aspetto che va sottolineato non solo perché si accendono le luci su una nuova vetrina per l’audiovisivo in Italia, ma soprattutto perché, in controtendenza col resto del paese, dove molti festival chiudono per mancanza di risorse, la Sardegna mostra invece di essere una regione all’avanguardia. Ed è anche la conferma delle ampie sinergie messe in campo, che in futuro potrebbero sviluppare ed approfondire le rispettive potenzialità e saldare ulteriormente questo antico legame. Nel nostro paese investire nel cinema documentario non è affatto un’operazione scontata sia perché pochissimo si è fatto sul piano educativo e culturale, sia perché i recenti drastici ed indiscriminati tagli alla cultura hanno messo in ginocchio perfino le grandi istituzioni culturali ed i grandi festival. Il festival di Ulassai rappresenta perciò una bellissima sfida che, insieme, possiamo e vogliamo vincere.

It is therefore with great pleasure that today we are going to give birth, with our partners, to the first edition of a new festival, thanks, most of all, to the support and vision of the administrators of Sardinia Region. And this is something that should be stressed, not only because it opens a new enlightened window for audiovisual culture in Italy, but mainly because, in contrast with the rest of the country, where many festivals stop for lack of resources, Sardinia shows itself as a region on the cutting edge. And it is also a proof of the extensive synergies that are put into practice, which in the future could develop and improve each other’s potential, and further strengthen this ancient bond. In our country it is certainly not obvious to invest in the documentary cinema, both because very little has been done in terms of education and culture, and because the recent drastic and indiscriminate cuts to the economical resourses for culture have seriously damaged even the great cultural institutions and the major festivals. Ulassai festival therefore represents a great challenge we can win together, and we want to.


CONCORSO INTERNAZIONALE DOCUMENTARI INTERNATIONAL DOCUMENTARY COMPETITION


Il documentario mediterrraneo Mediterranean documentary

— di by Giuseppe Gori Savellini

All’interno di una complessa evoluzione nel campo cinematografico, il cinema indipendente in Italia sta mostrando una vitalità proprio nel solco nel documentario di creazione, del lungometraggio non di fiction. I motivi sono molti e senza dubbio l’uso del digitale che ha reso la produzione

non soltanto più economica ma anche più “leggera” è uno dei motori principali di questa nuova vitalità, ma non soltanto. Si sono aperti canali distributivi a livelli europeo che un tempo erano insperati, le coproduzioni ed il programma Media sono riusciti a mettere nuova linfa nella cinematografia trovando nuovi autori, documentaristi e soprattutto tematiche e luoghi che, se nel documentario ricorrono, sono completamente dimenticati dalla cinematografia di fiction e naturalmente dai grandi canali distributivi. Fino a pochi anni fa il documentario era confinato prevalentemente all’interno della gabbia della produzione istituzionale che conferiva al prodotto una funzione prevalentemente didattica e paternalistica. Non a caso le espressioni più alte sono proprio quelle liberate da tali vincoli e scaturite dallo sguardo sulle realtà sub-subalterne o subculturali, come ad esempio i lavori di De Seta e Silvano Agosti. Oggi il digitale determina una nuova prospettiva, rappresentando una rivoluzione ancor maggiore che per la fiction: consente di implementare quell’approccio più diretto all’oggetto che sta poi alla base dell’idea stessa di cinema documentaristico. Per tutti questi motivi abbiamo deciso di


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dedicare un intero festival al mondo del documentario, un modo per fermare il nostro sguardo laddove lo hanno voluto focalizzare i giovani documentaristi del bacino mediterraneo, scoprendo ancora una volta la volontà di mettere in luce subculture, culture lontane ed esempi di convivenza. Non è casuale che abbiamo fatto questa scelta dopo la scomparsa, lo scorso giugno, di Corso Salani, autore anomalo, un regista del vero più che un classico documentarista. Ed è seguendo il suo tracciato, anche geografico, che siamo arrivati a selezionare i film di questa prima edizione dell’Ulassai Film Festival. Se i confini e gli sconfinamenti sono i principali protagonisti dei nostri documentari, le cerniere culturali ricorrono come temi insieme a uno sguardo lucido ed a tratti impietoso rivolto alla trasformazione del nostro mare. Si parla di frontiere e confini in Magna Istria, in This is my land...Hebron e ne Il futuro del mondo passa qui. Si guarda al futuro del nostro mare inteso come principale veicolo di comunicazione tra i popoli in Oil e ne La baia dei lupi. Sono poi le cerniere culturali ad essere protagonisti in Almost married ed in Heart quake, ma anche ne La Repubblica delle trombe film che ci introduce un’altra tematica ricorrente nella nostra selezione:

la musica, il collante tra culture diverse e l’espressione di una tradizione che si rinnova, come ne Il canto scaltro. Come si vede gli autori tra di loro comunicano, condividono percorsi formativi ed idee, un festival come il nostro deve servire a farli comunicare anche con il pubblico. Il discrimine in fondo al cinema è sempre lo stesso da quando è nato: essere visti o non visti. — Dedicato a Corso Salani —

Within a complex evolution in the field of cinema, independent cinema is showing its vitality in Italy in the footsteps of creative documentary, and non-fiction feature film. There are many reasons and, among them, the use of digital techniques, making the production not only cheaper but also “lighter”, is no doubt a key driver of this new vitality, but not only this. New distribution channels, once unexpected, have appeared in Europe; co-productions and the Media program succeeded in giving new life to cinema, finding new authors, new documentarists and most of all new issues and new places that, even if recurring in the


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documentary field, are completely forgotten by fiction cinema and as a consequence by the large distribution channels. Until a few years ago, documentaries were confined mainly within the cage of institutional production, giving the product a rather didactic and paternalistic function. It’s not by chance if the highest expressions are free from those constraints and arising from a look on sub-subordinated or sub-cultural realities, as the works by De Seta and Silvano Agosti. Today, the digital technique results in a new perspective, representing an even greater revolution than for fiction: you can implement that more direct approach to the object that is the basis of the very idea of documentary cinema. For all these reasons we decided to dedicate an entire festival to the world of documentaries, a way to stop and have a look on what the young filmmakers from the Mediterranean basin wanted to focus, revealing once again their desire to show subcultures, distant cultures and examples of coexistence. It is not by chance we made this choice after Corso Salani’s death, last June, to remember this abnormal author, a director of reality rather than a classical documentarist. Following his path, even geographically, we have selected the movies of this first edition

of Ulassai Film Festival. If the borders, and border crossings, are the main themes of our documentaries, cultural hinges are leitmotifs as well as a wise and sometimes merciless look at the transformations of our sea. There is a talk on borders and boundaries in “Magna Istria”, in “This is my land... Hebron” and in “Il futuro del mondo passa qui”. They look at the future of our sea, meant as the main vehicle of communication between peoples in “Oil” and in “La baia dei lupi”. It’s again cultural hinges the main theme in “Almost married” and in “Heart quake”, but also in “La Repubblica delle trombe”, introducing us to another frequent theme in our selection of movies: music, the glue between different cultures and expression of a renewing tradition, as in “Il canto scaltro”. The authors communicate with each other as you can see, they share ideas and educational routes, and a festival like this must make them communicate with the public. The criterion in cinema is always the same in the end, since it was born: to be seen or not to be seen. — Dedicated to Corso Salani —


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Oil

Di By

Massimiliano Mazzotta Italia Italy 2009, 77’

Aiuto regia Assist. Director Monica Assari Fotografia Director of Photography Francesco and Massimiliano Mazzotta Montaggio Editor Massimiliano Mazzotta Operatori Camera Francesco e and Massimiliano Mazzotta, Massimiliano Sulis Musica Music fotokrafie, JeD, Johnny Melfi, Riccardo Albuzzi, and Unspoken Voce Voice Mauro Negri Sounf effects fotokrafie.com Interpreti Cast the citizens of Sarroch, representatives of various institutions, directors of the SARAS group, Renato Soru, Massimo e and Gianmarco Moratti Produzione Production Massimiliano Mazzotta

Competizione Internazionale International Competition


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MASSIMILIANO MAZZOTTA

Il polo sarrochese è oggi una delle realtà industriali più rilevanti in Europa. Le sue origini sono dovute all’insediamento nella zona, della raffineria SARAS nei primi anni Sessanta grazie all’acuta intuizione dell’imprenditore Angelo Moratti, che fin dalla sua costruzione ha generato fattori di crescita e di sviluppo per tutto il territorio.

The Sarroch pole is today one of the gratest industrial areas in Europe. Its origins lie in the development of SARAS rafinery in this area at the beginning fo the 1960’s, thanks to the acute intuition of Angelo Moratti, who generated growth and development in the whole territory from the construction of the plant.

Vive e lavora a Milano. A 18 anni ha iniziato a collaborare con fotografi affermati nel mondo della moda e della pubblicità. Attività che gli permette di viaggiare e realizzare reportage fotografici in giro per il mondo. La passione per il reportage fotografico lo porta a sviluppare brevi storie riprese con video camera digitale. Tutto parte senza seguire una sceneggiatura, da quella che potrebbe essere un’immagine, uno scatto fotografico. He lives and works in Milan. At the age of 18 he began working with established photographers in the fashion and advertising world. This activity allows him to travel and make photo reportages around the world. His passion for reportage leads him to create short stories taken with digital video camera. Everything starts without a script, from what might be an image, a shot.


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Almost married

Quasi sposi

Di By

Fatma Bucak, Sergio Fergnachino

Italia-Turchia 2010, 52’ Sceneggiatura Screenplay Fatma Bucak, Sergio Fergnachino Fotografia Photography Fabio Colazzo Montaggio Editing Marco Duretti Produzione esecutiva Executive production Francesca Portalupi Musica originale Original Music Ezra - Nomad Studio (Sound mix) Interpreti Cast Famiglia Bucak, Famiglia Luca Produzione Production Collettivo Don Quixote con Zenit Arti Audiovisive, con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte e della Regione Piemonte

Competizione Internazionale International Competition


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FATMA BUCAK, SERGIO FERGNACHINO

Fatma, una giovane fotografa turca che vive in Italia, ritorna dalla sua famiglia, dalle quale è scappata anni prima, per affrontare il padre e comunicargli di voler sposare un ragazzo italiano. Attraverso il viaggio di Fatma ci immergeremo nell’universo femminile della Turchia contemporanea, attraverso i suoi occhi e la sua voce narrante vivremo il delicato e divertente viaggio alla conquista della propria libertà e del consenso del padre e vivremo in diretta lo scontro tra due generazioni, in lotta tra modernità e tradizione.

Fatma, a young Turkish photographer living in Italy, goes back to his family’s house, after running away some years before, and face his father to tell him she wants to marry an Italian boy. Through Fatma’s journey we’ll go deep into the women’s world in a contemporary Turkey, and through her eyes and voice we will live her delicate and funny trip to the conquest of freedom and her father’s consent, and we will live directly the clash between two generations, in the struggle between modernity and traditions.

Fatma Bucak. Nata ad Iskenderun, Turchia, studia filosofia all’Università di Istanbul. Nel 2007 si laurea in Arti Visive all’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino. Attualmente studia fotografia e Video-multimedialità all’Università di Torino. Born in Iskenderun, Turkey, she studied philosophy at Istanbul University. In 2007 she graduated in Visual Arts at the Academia Albertina delle Belle Arti di Torino. Currently she is studying photography and Video-multimedia at the University of Turin. Sergio Fergnachino. Nato a Chieri (TO), ha studiato cinema all’Università di Torino. Ha iniziato a lavorare come film-maker indipendente nel 1992. Con “L’enigma del sonno”, vince il Premio Speciale della Giuria Torino Film Festival. Ha realizzato per ARTE “Il volto nascosto della paura”. Nel 2008 vince il premio per il miglior soggetto al festival “Hai visto mai”, con Almost married. Born in Chieri (TO), he studied cinematography at the University of Turin. He started working as an independent filmmaker in 1992. With “The Enigma sleep, “ he won the Special Jury Award Torino Film Festival. He made for ARTE “The Hidden Face of Fear. “ In 2008 he won the award for best subject at the festival Hai visto mai, with “Almost Married.”


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This is my Land... Hebron Questa è la mia terra... Hebron

Di By

Giulia Amati, Stephen Natanson Italia Italy 2010, 72’

Montaggio Editing Giulia Amati Fotografia Photography Stephen Natanson, Giulia Amati, Boris Sclauzero Color correction Gianluca Palma, Victor Perez Visual effects Victor Perez Sound design Matteo Di Simone Sound supervisor Piernicola Di Muro

Competizione Internazionale International Competition


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GIULIA AMATI, STEPHEN NATANSON

Hebron è un luogo conteso, dominato dall’odio e dalla violenza. Nel 1968, dopo la Guerra dei Sei Giorni e la schiacciante vittoria militare di Israele, un gruppo di 30 coloni israeliani decise di trasferisi nella città per riprendere possesso di questa che considerano una parte importante della Terra Promessa. Considerata una città santa da ebrei, cristiani e mussulmani perché qui è sepolto Abramo, Hebron è l’unica città dei Territori Occupati ad avere una colonia israeliana nel cuore di una città palestinese. 600 coloni vivono protetti da 2000 soldati nel centro storico di una città di 160.000 palestinesi.

Hebron is a disputed site, dominated by hatred and violence. In 1968, after the Six-Day War and Israel’s overwhelming military victory, a group of 30 Israeli settlers decided to move to the city to regain what they consider an important part of the Promised Land. Considered a holy city for the Jewish people, Christians and Muslims because Abraham was buried there, Hebron is the only city in the Occupied Territories to have an Israeli settlement in the heart of a Palestinian town. 600 settlers live protected by 2000 soldiers in the centre of a city of 160,000 Palestinians.

Giulia Amati è andata ad Hebron per insegnare un corso di “filmmaking” di tre mesi in un Media Center finanziato dall’Unione Europea. Quello che ha visto arrivata nella città era molto diverso da quello che si era immaginata. Poco dopo il suo arrivo ha incontrato Yehuda Shaul, un ex soldato israeliano che ha fondato l’organizzazione “Breaking the Silence” con cui conduce delle visite guidate nel centro di Hebron. Stephen Natanson l’ha raggiunta per filmare e intervistare esponenti della colonia israeliana di Hebron. Insieme hanno continuato le riprese del documentario. Giulia Amati went to Hebron to teach a three month video course in a Media Center funded by the European Union. What she found when she got to the city was very different to what she had imagined. Soon after her arrival she met Yehuda Shaul, an Israeli ex-soldier who conducts the “Breaking the Silence” tours of Hebron city center. Stephen Natanson joined her to film and interview members of the Hebron settlement. Together they filmed the rest of the documentary.


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La baia dei lupi

Bay of Wolves

Di By

Bruno Urso, Fabrizio Urso Italia Italy 2010, 62’

Sceneggiatura Screenplay Bruno Urso, Fabrizio Urso Montaggio Editing Antonio Lizzio Fotografia Photography Giuseppe Consales Produttore Producer Jean Marie Antonini Sound editor Mediasoul sound Musica Music Marc Gurung Distribuzione Distribution Fabrizio Urso Produzione Production Nois produzioni video

Competizione Internazionale International Competition


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Lo scempio continua. Raffinerie e industrie chimiche italiane e straniere costruiscono gli impianti nella baia di PrioloSiracusa, antico sito storico del Mediterraneo. Nella Sicilia del dopoguerra, il passaggio da un’economia rurale al nuovo sistema industriale promette sviluppo e benessere. Ma presto si scopre la totale inadempienza delle leggi a tutela dell’uomo e dell’ambiente da parte delle aziende installate. L’aria è avvelenata da polveri sottili, l’acqua intrisa di petrolio, la terra contaminata da sostanze tossiche, il mare “al mercurio” usato come discarica di rifiuti inquinanti. Sempre più bambini nascono con gravi malformazioni fisiche e mentali, i morti di tumore sono in aumento. Le richieste dei cittadini per il rispetto delle leggi di tutela vengono ignorate dal governo italiano e dalle industrie che spadroneggiano nella baia di Siracusa, il massimo polo petrolchimico d’Europa. I fratelli Urso indagano su un passato devastante che pesa sul presente e annuncia un futuro da brividi in una zona a rischio sismico.

The ruination continues. Italian and foreign chemical industries and refineries build plants in the bay of Priolo-Siracusa, an ancient site on the Mediterranean. In post-war Sicily, the passage from a rural economy to the new industrial system promises development and affluence, but very soon the total disregard of the laws protecting man and the environment by the companies is discovered. The air is poisoned by fine dust, the water is polluted by oil, the soil is contaminated by toxic substances and the “mercury” sea is used to dump polluting waste.ÊMore and more children are born with serious physical and mental malformations, deaths caused by tumours are on the increase. The requests by citizens for the laws to be respected are ignored by the Italian government and the industries that lord it over the bay of Siracusa, the largest petrochemical pole in Europe. The Urso brothers investigate a devastating past that weighs on the present and announces a terrifying future in an area at seismic risk.

BRUNO URSO FABRIZIO URSO

Bruno e Fabrizio Urso si sono laureati in Scienze della comunicazione nel 2007 presso l’Università degli Studi di Catania. Hanno esordito alla regia con il cortometraggio Luigi Indelicato, miglior cortometraggio italiano ad Arcipelago 2009 e la Menzione Speciale per il soggettoai Nastri d’Argento 2009. Nel 2010 firmano la regia de La Baia dei Lupi. Nel 2010 realizzano per Telethon e Rai Una parola. Bruno and Fabrizio Urso graduated in communication sciences in 2007 at the University of the Catania. Their directorial debut is the short movie “Louis Indelicato” , best Italian short movie at Arc ipelago 2009 and the Special Mention for the subject at Nastri d’Argento 2009. In 2010 they directed the documentaries Bay of Wolves. In 2010 they made Telethon and Rai “One Word”.


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Heart quake

Terremoto

Di By

Mark Olexa

Italia Italy 2010, 52’ Soggetto Subject Mark Olexa Sceneggiatura Screenplay Mark Olexa Fotografia Photography Fabio De Felice Musica Music Francesca Scalisi Suono Sound Francesca Scalisi Produttore Producer Georg Zeller Produzione Production ZeLIG in collaborazione con in collaboration with 360 Degrees Film

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MARK OLEXA

Shpresa è Kosovara, ha 26 anni e 5 figli, per la prima volta sta lasciando il suo paese. Shpetim, il minore dei figli, ha un grave problema al cuore, l’unica speranza è in un ospedale milanese. Mentre la madre aspetta sola in un’Italia sconosciuta, il marito dal Kosovo la minaccia obbligandola a ritornare a casa.

Shpresa is a native of Kosovo. She’s 26 years old and has 5 children. This is the first time she’s ever been outside her country. Shpetim, her youngest son, has a serious heart problem. His only hope lies in a hospital in Milano, Italy. While his mother awaits his release from the hospital by herself, her husband from Kosovo demands she return home.

Nato nel 1984 a Biel (Svizzera) da genitori di origine ceca, ha studiato presso il PCFE Film School a Praga tra il 2005 e il 2006. Ha completato la sua formazione alla Scuola di Documentario “Zelig” , specializzandosi in regia nel 2010. Born in 1984 in Biel (Switzerland) of czech parents, Mark Olexa studied at the PCFE Film School in Prague between 2005 and 2006. He has completed his formation at Zelig School for Documentary, specializing in directing, in 2010.


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Magna Istria

Di By

Cristina Mantis

Italia Italy 2010, 77’ Sceneggiatura Screenplay Francesca Angeleri, Cristina Mantis, Daniela Piu Fotografia Photography Alessandro Dominici Riprese Cameramen Alessandro Dominici, Cristina Mantis Montaggio Editing Cristina Mantis, Daniela Piu Presa diretta e suono Sound Vito Martinelli Color correction Paolo Favaro Musica Music Vic Brothers Produzione Production Maurizio Perrone per Route1 scarl

Competizione Internazionale International Competition


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CRISTINA MANTIS

Il documentario è il racconto di un viaggio verso l’Istria alla ricerca di un’antica ricetta istriana. Francesca, giovane donna torinese, nipote di esuli istriani, ha perso il libro di ricette della nonna nel quale si trova, tra le altre, quella ormai introvabile de “Il Castello di Croccante”. Parte così alla ricerca della ricetta e nel tentativo di ricomporre l’intero libro della nonna, di ricetta in ricetta, si sposta in lungo e in largo per l’Italia, fino a ritrovarsi nella meravigliosa terra d’Istria, a fare un giro nella sua storia dolorosa e controversa.

Documentary of a voyage to Istria in search of an old Istrian recipe. Francesca, a young woman from Turin who is the grandaughter of Istrian exiles, has lost her grandmother’s recipe book that includes, among other entries, a now impossible-to-find recipe for “The Crisp Castle”. Hence she takes off in search of the recipe and, while trying to recompose her grandmother’s entire book, recipe by recipe, she travels far and wide throughout Italy. She finally ends up in the wonderful land of Istria, where she explores its painful and controversial past.

Attrice di teatro e cinema, nel 2002 si avvicina alla regia iniziando a filmare Dolores nei giorni del suo carnevale in piazza Navona, punto di partenza del documentario “Il carnevale di Dolores”, vincitore del Tekfestival 2008 come miglior documentario italiano. Ha collaborato con il teatro Ateneo dell’Università La Sapienza di Roma, creando per gli studenti il laboratorio “Il personaggio come Persona”e mettendo poi in scena “Infrarossi”. Theater and cinema actress, in 2002 she approaches the role of director while starting to film Dolores during the days of her carnival in Piazza Navona, as a starting point for the documentary “Il carnevale di Dolores”, winning the 2008 edition of Tekfestival as the best italian documentary. She has worked with La Sapienza University’s Ateneo theater in Rome, creating a laboratory for students “Il personaggio come Persona” (“The character as a person”) and staging the show “Infrarossi”.


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La repubblica delle trombe The Republic of trumpets

Di By

Stefano Missio, Alessandro Gori

Italia Italy 2006, 48’ Sceneggiatura Screenplay Alessandro Gori Montaggio Editing Marco Perez, Stefano Missio Suono Sound Alessandro Gori Assistente Gabriel Dvoskin Traduzioni Translation Marina Banovic, Dusan Babic

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STEFANO MISSIO, ALESSANDRO GORI

Gvozden Rosic, capo orchestra di un gruppo di suonatori in un piccolo paesino agricolo nel cuore della Serbia, si prepara alla più grande competizione di ottoni d’Europa. Usata per suonare l’attacco in guerra, la tromba ha perso la sua valenza militare ed è diventata parte integrante della vita del popolo serbo, suonando per la nascita di un bambino, per l’inaugurazione delle nuove case fino ad accompagnare il morto nel suo ultimo viaggio.

Gvozden Rosic, chief of a small orchestra in a small rural village in the heart of Serbia trains for the hugest brass competition in Europe. Used to launch the attacks in the wartime, the trumpet lost its military significance to become an emotional part of the life of Serbian people; it is played when children are born, when people move to their new house but it also escorts the deceased in his last trip.

Stefano Missio (Udine, Italia, 1972) ha studiato cinema alla Sorbona di Parigi e si è diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1997; da allora ha realizzato vari documentari in pellicola e in digitale. Studied cinema at the Sorbonne in Paris and graduated at the Centro Sperimentale di Cinematografia (Experimental Centre of Cinematography) in 1997; since then he has made several documentaries in film and digital. Alessandro Gori (Udine, Italia, 1970) si è laureato in Lingue e Letterature Straniere (Portoghese, Catalano, Castigliano) all’Università “Ca’ Foscari” di Venezia con 110/110 cum laude con una tesi su Musica Popolare e Società in Brasile durante la Dittatura Militare. Chico Buarque e Caetano Veloso. Graduated in Modern Languages and Literatures (Portuguese, Catalan, Castilian) at the University “Ca’ Foscari” in Venice with the highest score 110/110 cum laude discussing a thesis on Popular Music and the Society in Brazil during the Military Dictatorship.


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Il canto scaltro

The shrewd singing

Di By

Michele Mossa, Michele Trentini Italia Italy 2009, 63’

Soggetto Subject Michele Mossa, Michele Trentini Suono Sound Michele Mossa, Michele Trentini Fotografia Photography Michele Trentini Montaggio Editing Michele Mossa, Michele Trentini Produzione Production Istituto Superiore Etnografico della Regione Autonoma della Sardegna Premio “Antropologia Visuale in Sardegna” 2007 per il soggetto Premio “Costantino Nigra” 2009 per l’antropologia visuale

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MICHELE MOSSA MICHELE TRENTINI

Paesi intorno a Cagliari, estate. Come ogni anno poco più di una decina di “cantadoris” professionisti sono pronti a onorare un fitto calendario di “gare poetiche”, immancabili nell’ambito dei festeggiamenti dei vari santi patroni. I “cantadoris” sono dei veri idoli per quanti hanno nel sardo il maggior riferimento linguistico e culturale. Essi danno prova della loro maestria attraverso estenuanti maratone di versi improvvisati in un clima di sfida e di notevole tensione emotiva. Un “cantadori” inizia la gara esponendo un argomento criptato per via metaforica che solo lui conosce, che svelerà gradualmente e che espliciterà solo alla fine. Come andrà letta la metafora del “sovrano”?

Villages around Cagliari, summer. Like every year, little more than a dozen of “Cantadoris” are ready to meet a tight schedule of poetry competitions, part of the religious festivals. I “cantadoris” are true idols of the language and culture of Sardinia. They give evidence of their mastery through grueling marathons of verses improvised from a stage placed in the main square, in a climate of challenge and of great emotional strain. How will the metaphor of the “Sovereign” be viewed ? Moreover, the film tells this tradition and integrate it into the social context of which is an expression, and, as a kaleidoscope, shows the alternation between the time of the religious festival and the everyday life.

Michele Mossa (Cagliari, 1971). Etnomusicologo. Ha pubblicato il CD-book Ovidio Addis, I canti del Monteferru (Nota 2003). Con Michele Trentini ha realizzato il film Furriadroxus (ISRE 2005) premiato varie volte. Has won the Avisa Anthropology Award in 2005 and 2007. Besides, he has directed the multiaward-winning Furriadroxus (ISRE 2005) and “Asse mediano” selected at the International Rome Film Festival. Michele Trentini (Rovereto, 1974). Si è laureato in sociologia all’Università di Trento e di Dresda. Con Giovanni Kezich cura la rassegna di cinema etnografico “Eurorama”, sezione del Trento Film Festival.“Tre carnevali e ½” , Cheyenne, trent’anni. He carries out his research and documentation using methods of visual anthropology at the Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina. He has directed many award-winning films including “Furriadroxus” (2005), “Tre carnevali e ½” (2007), Cheyenne, trent’anni (2008), “Carnival King of Europe” (2009). With Giovanni Kezich he is responsible for the Eurorama section of the Trento Filmfestival.


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Il futuro del mondo passa da qui City veins Di By

Andrea Deaglio

Italia Italy 2010, 63’ Soggetto Subject Andrea Deaglio Montaggio Editing Enrico Giovannone Musica originale Original music Niccolò Bosio Musica Music Francesca Scalisi Suono Sound Mirko Guerra Operatore Cameramen Francesco Bordino, Andrea Deaglio, Andrea Parena, Francesca Frigo Interpreti Cast Roky, Gerardo, Antonio, Reno, Frida, Darius, Jasmina Produttore Producer Niccolò Bruna Produzione Production Associazione Culturale ColombreFilm - BabyDoc Film

Competizione Internazionale International Competition


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ANDREA DEAGLIO

In un giorno d’autunno sopra un ponte alla periferia della mia città ho scattato una fotografia. A ogni nuovo scatto quello spazio svelava qualche particolare in più di se stesso dando la sensazione che qualcosa lì dentro stesse respirando e pulsando, nascosto dal resto del mondo. Angelo, Gerardo e gli altri contadini, reclamano la proprietà di quelle terre che da molti anni hanno occupato e strappato al degrado. Roky, Darius e Jasmina vivono in un accampamento sulle sponde del fiume con oltre cinquecento persone. Frida va alla ricerca dell’eroina in un grande mercato di droga. E là dove finiscono tutte le strade cittadine, si è sistemato Reno, dopo aver perso la casa e il lavoro.

In an Autumn day, on a bridge in the outskirts of my town, I took a photograph. At each shot that place revealed some details more, giving the feeling that something in there was breathing and pulsing, hidden from the rest of the world. Angelo, Gerardo and the other farmers, claim their ownership on those lands that they have occupied and snatch out of degradation for many years. Roky, Darius and Jasmina live in a camp on the banks of the river with over five hundred people. Frida goes in search of heroin in a large market for drugs. And there, where all the city streets end, Reno is building again his life, after losing his home and work.

Nato nel 1979 a Torino dove ha compiuto gli studi cinematografici e ha iniziato a lavorare nel settore informatico. Nel 2007 ha realizzato Nera – not the promised land, un documentario che racconta la vita di una ragazza nigeriana costretta a vendersi in strada. Oggi lavora come autore di documentari e progetti audiovisivi per Mu produzioni audiovisive. Studied cinema and started working in the information technology field. In 2007 he produced Nera – not the promised land, a documentary about the life of a Nigerian girl forced to sell her body. He now works as the author of documentaries and audiovisual projects for the audiovisual production company Mu produzioni audiovisive.


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—Giuria Jury

—Antioco Floris

Insegna Linguaggi del cinema, della televisione e dei new media e Storia e critica del cinema alla Facoltà di Scienze della formazione dell’università di Cagliari dove coordina il CELCAM (Centro per l’educazione ai linguaggi del cinema, degli audiovisivi e della multimedialità) ed è direttore del Master per Esperti in gestione, conservazione e restauro di prodotti audiovisivi e multimediali. Ha pubblicato saggi e volumi su Daniele Segre, Nanni Moretti, Nanni Loy, il cinema in Sardegna, Leni Riefenstahl e su Fabrizio De André. He teaches The Languages of Cinema, Television and New Media and Cinema History and Criticism at the Education Science faculty of the University of Cagliari, where he coordinates the CELCAM (Centre for Education in the Languages of Cinema, Audiovisual and Multimedia Products) and he’s the director of the Master for Experts in Management, Conservation and Restoration of Audiovisual and Multimedia Products. He has published essays and books on Daniele Segre, Nanni Moretti, Nanni Loy, the cinema in Sardinia, Leni Riefenstahl and Fabrizio De André.

—Paolo Piquereddu Direttore generale dell’Istituto Superiore Etnografico della Sardegna (ISRE). Dirige il Museo Etnografico della Sardegna e il Museo della Casa Natale di Grazia Deledda. Docente di museologia e museografia all’Università di Sassari ha tenuto seminari in numerose università e istituzioni culturali italiane ed estere. Dal 1990 dirige la rassegna internazionale di film etnografici (SIEFF) e l’attività audiovisuale dell’ISRE. Nel 2006 la Società Italiana per la Museografia e i Beni demo etno antropologici gli ha assegnato il “Premio Museo Frontiera” per la sua attività nel campo dell’antropologia visuale e museale. Director General of the Istituto Superiore Etnografico della Sardegna (ISRE). He manages the Museo Etnografico della Sardegna and the Museo della Casa Natale di Grazia Deledda. He is a lecturer in Museology and Museography (Sassari University). He conducted seminars in several universities and cultural institution in Italy and abroad and has carried out research into Sardinian ethnography,


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producing various publications. Since 1990 he manages the international ethnographic film festival (SIEFF) and the ISRE’s audiovisual output. In 2006 the SIMBDEA awarded him the “Prize Museo Frontiera” for his activity in visual anthropology and museums.

—Nicoletta Nesler Autrice e regista. Vive a Roma dove lavora per la RAI. Author and director. He lives in Rome where he worked for the RAI.

—Maria Paola Masala È nata a Bonorva il 22 giugno 1948 e vive da sempre a Cagliari. Laureata in filosofia, è sposata e ha un figlio. Prima giornalista iscritta all’albo dei professionisti della Sardegna, dal 1978 lavora all’Unione Sarda dove si occupa (con la qualifica di inviato) di cultura e spettacoli. Negli anni Novanta ha curato per due anni la rivista “Tempistretti” della Commissione Pari Opportunità,ed è stata consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. Collabora con la sede Rai della Sardegna. Was born in Bonorva in June, 22, 1948 and has always lived in Cagliari. After a degree in philosophy, she married and had a son. The first journalist in Sardinia to enter the professional register, she’s been working in the Unione Sarda since 1978 where she’s responsible for culture and entertainment (qualified as reporter). During the Nineties she edited for two years the Equal Opportunities Commission’s official magazine “Tempistretti”, and was National Adviser for the Order of Journalists. She cooperates with RAI channel’s branch in Sardinia.

—Franco Cugusi

Amministratore comunale dal 1997, attuale Vicesindaco, conosce perfettamente la realtà di Ulassai e in generale della provincia dell’Ogliastra. L’entusiasmo, la voglia di fare e la valorizzazione delle peculiarità locali, dalla natura, all’arte, al cinema alla cultura dell’audiovisivo, sono alla base del suo progetto operativo comunale. Per tale motivo ha sposato,   in prima persona, fin dall’inizio l’idea di lanciare l’Ulassai Film Fest ad Ulassiai,  nell’ottica di un percorso innovativo  di crescita futura collettiva. Town Council member since 1997, and the current Deputy Mayor, he perfectly knows the reality of Ulassai and the province of Ogliastra in general. His enthusiasm, the desire to do something good and the enhancement of the local peculiarities, from nature, to art, cinema and the culture of the audiovisual works, are the basis of its municipal administrative project. For this reason he personally embraced, from the beginning, the idea of starting the Ulassai Film Fest in Ulassai, in an innovative perspective for a future common development.


CONCORSO FUORICLASSE FUORICLASSE COMPETITION


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Concorso Fuoriclasse Fuoriclasse Contest

Al di là del mare Beyond the sea

Di By

Matteo Fadda

Italia Italy, 2009 Durata Lenght 6’38’’ Formato Format DV Pal Soggetto Subject Matteo Fadda Sceneggiatura Screenplay Matteo Fadda Suono Sound Matteo Fadda Musica Music Matteo Fadda Fotografia Photography: Ignazio Dessì, Matteo Fadda Montaggio Editing: Matteo Fadda, Fabio Protopapa Interpreti Cast: Francesco Ortu

Durante una notte di luna piena, il suono della risacca ci porta sino alla camera di un bambino che dorme. La notte calma viene interrotta da un incubo, il bambino viene catapultato sulla riva del mare. Un uomo su una roccia, una spiaggia rovinata, un territorio rubato, forse proprio da quell’uomo sulla roccia in mezzo al mare. Dopo la tensione il risveglio, era solo un incubo.

During a night with the full moon in the sky, the sound of the sea brings us to a room where a child is sleeping. But at a certain point the still of the night is interrupted, the child is rushed to the seashore. A man on a rock, a dirty beach, a stolen territory. The man on the rock in the middle of the sea, maybe he has stolen that territory. After a scary night the child awakes, that was only a nightmare.


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Deu ci sia God there is

The compassion for a loved one who is suffering is intertwined with the illconcealed desire to ‘get on with life’ no longer suffocated by the unbearable burden of a person who was dying and thus irremediably unproductive. All comes about in a brief lapse of time, one that is dominated by the mysterious figure of the “femina agabbadora”, in all her authority and solitude. The figure of the ‘femina agabbadora’ was very popular in Sardinia since the late 19th century. She was a midwife, nursed the sick and, when necessary, she would help with the suffering of those about to die. The most frequent method was a blow on the temple using an olive wood hammer (mazzolu).

La vicenda si sviluppa nel dialogo, a senso unico, tra il capofamiglia, costretto a letto, e i parenti riuniti al suo capezzale. Questi sfruttano il rito dell’ammentu (in cui tradizionalmente venivano ricordate le colpe al moribondo, in modo che si potesse pentire prima della morte) per dare sfogo ai propri rancori, pensieri e sentimenti. Tutto si consuma in un breve lasso di tempo dove si erge su tutti, con autorevolezza e solitudine, la figura della misteriosa femina agabbadora. Assai popolare in Sardegna fino alla fine del XIX secolo, si occupava delle nascite, di curare i malati e, quando necessario, di abbreviare la sofferenza dei moribondi. Il metodo più usato era un colpo alla tempia con un martello di olivastro (mazzolu).

Di By

Gianluigi Tarditi Italia Italy, 2010

Durata Lenght 14’30’’ Formato Format HD Soggetto Subject Gianluigi Tarditi Sceneggiatura Screenplay Gianluigi Tarditi Suono Sound Claudio Marani, Gabriele Gubbuni Musica Music Gianluigi Tarditi Fotografia Photography: Ferran Paredes Rubio Montaggio Editing: Gianluigi Tarditi Interpreti Cast: Carla Murtas, Mario Olivieri, Clara Farina, Daniele Meloni, Clara Orrù Produzione Production: Ophir Production srl


32 — ulassaifilmfest

Concorso Fuoriclasse Fuoriclasse Contest

L’arbitro The referee

Di By

Paolo Zucca

Italia Italy, 2009 Durata Lenght 15’ Formato Format HDV Soggetto Subject Paolo Zucca Sceneggiatura Screenplay Paolo Zucca Suono Sound Alessio Santoni, Maurizio Corda Musica Music Luca Schiavo, Andrea Cascìu Fotografia Photography: Patrizio Patrizi Montaggio Editing: Alessio Santoni Interpreti Cast: Luca Pusceddu, Gilberto Idonea, Maria Teresa Matta, Franco Fais Produzione Production: I.S.R.E. (Istituto Superiore Etnografico della Sardegna)

Il film racconta la storia di due ladroni. Uno dei due ruba un agnello in campagna. L’altro è un arbitro corrotto esiliato in Sardegna. I loro destini si incrociano nella bolgia infernale di un derby calcistico di infima categoria.

The film tells the story of two thieves. The first one steals a lamb out in the countryside. The second one is a corrupt referee who is exiled to the remote island of Sardinia to atone for his sins. Their destinies cross path in the hellish mayhem of a lowest division football match.


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La forza dei gesti The work and the tradition

Manual work is the result of extensive experience over the centuries. In its value is preserved the culture of the peoples. The rhythm and the time of the act often reflect that original relationship with nature that marks the character and mentality of the people. In the ancient crafts, so you can be understood the close relationship between modernity and tradition. They are a clear testimony of the altered sense of time and the lost value of manual skill, that skill is learned through the continuous observation of the gesture.

È nella manualità del lavoro, frutto di un’esperienza consolidata nei secoli, che si conserva il valore più profondo di una cultura. Perché il ritmo e il tempo del gesto riflettono spesso quell’originario rapporto con la natura che segna il carattere e la mentalità dei popoli. Nei mestieri antichi si può cogliere così lo stretto legame che esiste tra la modernità e la tradizione. Essi sono una testimonianza precisa del mutato senso del tempo e del valore perduto della capacità manuale, quell’abilità che si imparava attraverso l’osservazione continua del gesto ripetuto.

Di By

Davide Melis

Italia Italy, 2008 Durata Lenght 8’58’’ Formato Format Betacam SP Soggetto Subject Davide Melis Sceneggiatura Screenplay Davide Melis, Bepi Vigna Musica Music Romeo Scaccia Fotografia Photography: Luca Melis Montaggio Editing: Davide Melis Interpreti Cast: Simone Latini (voce) Produzione Production: Karel Società Cooperativa Cagliari


34 — ulassaifilmfest

Concorso Fuoriclasse Fuoriclasse Contest

Dreams in Folklore Titolo inglese

Di By

Alessandro Monaco Italia Italy, 2011

Durata Lenght 1’ 35’’ Musica Music Alessandro Monaco

È un immaginario viaggio in un sogno legato alle origini più colorate e vivaci di una terra come la Sardegna. Il titolo prende spunto dall’omonimo libro di Sigmund Freud, proprio per rispecchiare il puro carattere fantastico e l’atmosfera onirica che i racconti dell’antica cultura sarda sanno raccontare. Fiori, colori e forme geometriche si mescolano ai simboli del Folklore Sardo in una delicata danza animata.

Is an imaginary journey into a dream tied to the most colourful and bright origins of a land like Sardinia. The title takes its cue from the namesake book of Sigmund Freud, just to reflect the character of pure fantasy and dreamlike atmosphere that the stories of the ancient culture of Sardinia can tell. Flowers, colours and geometric forms blend the symbols of Sardinian Folklore in a delicate animated dance.


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Follia omicida Killing spree

Is the real story of the madness of a woman that kills the husband and the childs, in Post-partum depression. The theme is the dependence and abuse of psycho medicinal.

È una storia vera sulla pazzia di una donna che uccide i familiari in preda ad uno stato depressivo post-partum. E’ trattato il tema della dipendenza e dell’abuso di psicofarmaci.

Di By

Costantino Mazzanobile Italia Italy, 2009

Durata Lenght 3’ Formato Format Dvd Soggetto Subject Costantino Mazzanobile Sceneggiatura Screenplay Costantino Mazzanobile Suono Sound Alessandro Rana, Carlo Solinas Musica Music Alessandro Rana Fotografia Photography: Costantino Mazzanobile Montaggio Editing: Alessandro Rana Interpreti Cast: Angelo Pili, Roger Pasquetto, Marinella Pitzranti Produzione Production: Nobility Group


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Paesaggi di famiglia All’interno del festival di cinema documentario UlassaiFilmFest è previsto un progetto dedicato alla riscoperta e alla valorizzazione del cinema amatoriale del territorio Paesaggi di Famiglia. Paesaggi di famiglia, grazie al sostegno dell’ISRE (Istituto Etnografico della Sardegna) è un progetto di recupero della memoria, attraverso la raccolta di filmati amatoriali in formato 8mm, super8, 9,5 mm e 16 mm e la loro successiva catalogazione, archiviazione e diffusione. Il progetto si rivolge in primo luogo ai cineamatori, agli appassionati e ai dilettanti che negli anni hanno affidato alla pellicola ricordi e momenti significativi della vita propria e della loro terra.

Il progetto Paesaggi di Famiglia vuole promuovere la partecipazione dei cittadini del territorio dell’Ogliastra invitandoli a contribuire, ciascuno con il proprio racconto personale (i filmati amatoriali a rischio di estinzione), alla costruzione di una storia collettiva condivisa; inoltre, offre loro l’opportunità di osservarsi con curiosità confrontando i propri momenti privati con quelle di altre famiglie del proprio territorio, simili ma non uguali; consentendo, inoltre, il recupero e la sistematizzazione del patrimonio degli archivi di famiglia presenti nel territorio. Secondo Roger Odin, il cinema amatoriale rappresenta un’importantissima fonte documentaria sul legame tra Storia e territorio. Le bobine in Super 8 non sono più considerate dagli storici come semplici pratiche cinematografiche con finalità

esclusivamente private ma come testimonianze storiche inedite in grado di offrire una documentazione di prima mano su interi settori della società (Roger Odin, 1995). E Paesaggi di Famiglia raccoglie questa sfida raccontando i cambiamenti intercorsi all’interno delle famiglie e della società di Ulassai e dell’Ogliastra attraverso il loro modo di rappresentarsi. Inoltre, il progetto Paesaggi di Famiglia intende offrire uno sguardo sul fluire del tempo a partire dalle testimonianze di chi visse le trasformazioni dell’Ogliastra e di chi, nelle generazioni successive, nel territorio dell’Ogliastra costruì il suo mondo.


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Within the documentary cinema festival UlassaiFilmFest, a project is included for rediscovering the local non-professional cinema and bring it out, all this developed (under the name of “Paesaggi di Famiglia”) through the following steps: Research, Digitalization and Filing. Why must we give importance to non-professional cinema? It represents a very important documental source around the links between History and territory, thus achieving the role of an upholder of public memory, otherwise destinated to be lost. The Super 8 spools and similar ones, in fact, are no more considered by historians as mere cinematographic practices for exclusively private purposes, but as fresh and unpublished historical witnesses, able to give us a direct documentation over complete portions of society, mirrors of culture to

analise how society sees itself, and wonderful documents of local life (Roger Odin, 1995). Family cinema thus becomes a privileged witness to ask for a truthful interpretation of public history and for the comprehension of a certain cultural background Home Movies help us in fact to understand the various social and ideological dynamics, environmental and urban space changes, the role of the public space, the development of new communities in the area, the tension between old and new, tradition and change, and they have room both in the postwar period, and in the years of the economic boom and the development of the Country. “Paesaggi di famiglia” is a project for recovering memory, through the collection of non-professional movies in 8 mm, super8, 9.5 mm and 16 mm formats, the following cataloguing, filing and

distribution. This project mainly look at cineastes, enthusiasts and amateur film makers, over the years exposing a film with the memories and important moments of their lives and their country, and telling in a particularly intimate way the big moments in history as well: not only baptisms, weddings, holidays, but also many steps in the environmental, urban, custom change, that they could witness. The project developes in a first stage of collection, through a previous research of home movies made most of all in the area of Ulassai and Ogliastra, then in a second stage of indexing and restoration, and the final digitalization and filing.

—Nicola Contini


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Carolina Melis Retrospettiva Retrospective Carolina Melis e nata a Cagliari e ha studiato alla Central Saint Martins di Londra specializzandosi in film di animazione. Nel 2005 entra a far parte della casa di produzione Nexus di Londra in qualita’ di regista. Negli ultimi anni ha realizzato numerosi video musicali per artisti quali Metronomy, Coleen, Vladislav Delay, Oh No Ono, Four Tet e corti per Discovery Channel e Channel 4. Di recente ha concluso il corto Le fiamme di Nule, prodotto dall’ ISRE.  Al momento sta sviluppando un lungometraggio e una serie di animazioni per bambini. Carolina Melis was born in Cagliari and studied at the Central Saint Martins in London specializing in animation cinema. In 2005 he joined the production company of London Nexus as a director. In recent years she has produced several music videos for artists such as Metronomy, Coleen, Vladislav Delay, Oh No Ono, Four Tet and short movies for Discovery Channel and Channel 4. She recently completed the short movie Le fiamme di Nule, produced by ISRE. She’s now developing a feature film and a series of animation movies for children.


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BENTESOI Bentesoi Live set electro nel quale parole, suoni e colori rimbalzano in tutto il bacino del mediterraneo, per e dalla Sardegna. Echi e riverberi di una cultura comune che si mischia generando alchimie e cromatismi filtrati dalle menti di due giovani nati negli anni 80. Massimo Perra, organettista, introdurrà la circolarità, uno dei simboli della cultura sarda, attraverso scenari, arrangiamenti e musiche per accompagnare “su ballu”. Bentesoi. Scirocco, vento del sole. Progetto musicale elettronico composto dalla cantante Claudia Aru Carreras e dal produttore electro-dub Arrogalla. Due album all’attivo insieme all’etichetta indipendente Nootempo: “Tripland” (Dicembre 2008) e “Folk you” (Maggio 2010), svariate collaborazioni nazionali e internazionali e numerosi concerti in Sardegna, Italia, Germania, Belgio, Francia e Spagna grazie al supporto del progetto Brinc@.

Electro Live set where words, sounds and colours bounce around the whole Mediterranean basin, from Sardinia and dedicated to this region. Echoes and reflections of a common culture that mixes creating colours and alchemies filtered by the minds of two young people born in the Eighties. Massimo Perra, hand-organ player, will introduce the circularity theme, a symbol of Sardinian culture, through scenarios, arrangements and musics to accompany “su ballu” (“the dance” in the sardinian language). Bentesoi. Scirocco, wind of the sun. Electronic music project composed by the singer Claudia Aru Carreras and the electro-dub producer Arrogalla. Two albums published with the independent label Nootempo: “Tripland” (December, 2008) and “Folk you” (May, 2010), several national and international collaborations and many concerts in Sardinia, Italy, Germany, Belgium, France and Spain with the support of the project called Brinc@.

LIVE FEAT. MASSIMO PERRA SABATO 26 MARZO Ore 21,00 PIAZZA BELVEDERE, LUNGO IL CORSO

PHOTO BY CHIARACOCCORESE.COM

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SCARICA IL BANDO DI CONCORSO 2011 WWW.VISIONARIA.EU 19912011―20 ANNI DI VISIONI 20 YEARS OF VISIONS


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Uff01


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Programma MARTEDÌ 22 MARZO — Ore 10.00 SCUOLA MEDIA DI ULASSAI

Prende il via il Corso “Cantamos - Laboratorio di formazione sul genere documentario” Ore 18.00 -

Presentazione di “Paesaggi di famiglia” con cui i cittadini saranno invitati a consegnare i propri filmati di famiglia (home movies) che verranno digitalizzati, conservati e catalogati.

MERCOLEDÌ 23 MARZO —

Ore 10.00 SCUOLA MEDIA DI ULASSAI

Prosegue il laboratorio di formazione “Cantamos” Ore 20.30 CENTRO DI AGGREGAZIONE SOCIALE BARIGAU

Proiezione selezione ufficiale documentari sul tema “Mediterraneo prossimo nostro”

VENERDÌ 25 MARZO —

Ore 10.00 SCUOLA MEDIA DI ULASSAI

Prosegue il laboratorio di formazione “Cantamos” Ore 16.00 GROTTA SU MARMURI

Proiezione del documentario sull’agro-pastorizia “Capo e Croce” di Marco Antonio Pani e Paolo Carboni, cui seguirà un dibattito sul tema “Rappresentazione audiovisiva dell’agropastoralismo e transumanza” con gli autori e alcuni esperti di agricoltura locali Ore 20.30 CENTRO DI AGGREGAZIONE SOCIALE BARIGAU

Proiezione selezione ufficiale documentari sul tema “Mediterraneo prossimo nostro”

SABATO 26 MARZO —

Ore 11.00 -

Proiezione dei cortometraggi finalisti della sezione “FuoriClasse” e votazione da parte degli studenti della scuola media di Ulassai che determineranno il vincitore. Ore 16.00 -

Riunione della Giuria Ore 18.00 CENTRO DI AGGREGAZIONE SOCIALE BARIGAU

Retrospettiva dell’artista Carolina Melis

Premiazione dei vincitori delle sezioni a concorso ed incontro conclusivo con la partecipazione di Antioco Floris, Presidente della Giuria e docente UNICA, Paolo Piquereddu, dell’ISRE, Lucia Cardone, docente dell’UNISS, Talal Khrais, esperto in processi culturali tra i paesi del Mediterraneo, e con i saluti e i ringraziamenti delle autorità locali.

Ore 20.30 CENTRO DI AGGREGAZIONE SOCIALE BARIGAU

Ore 21.00 CENTRO DI AGGREGAZIONE SOCIALE BARIGAU

Proiezione selezione ufficiale documentari sul tema “Mediterraneo prossimo nostro”.

Concerto del gruppo musicale Bentesoi e proiezione dei filmati raccolti per “Paesaggi di famiglia”

GIOVEDÌ 24 MARZO —

Ore 10.00 SCUOLA MEDIA DI ULASSAI

Prosegue il laboratorio di formazione “Cantamos” Ore 16.00 COOPERATIVA TESSILE SU MARMURI


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Da Ulassa a Ulassai e ritorno UN RACCONTO DI

Carlo A. Borghi CON LA PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA DI

V. Angius, G. Casalis

Ulassai, nell’Ogliastra, è un luogo dove la fantasia è di casa. Abita nell’aria che si respira e nell’acqua che si beve, così ospiti e abitanti di Ulassai non si stupiscono mai di niente, neanche di sentire le chiacchiere di un gruppo di palme di passaggio da quelle parti. Ulassa, villaggio della Sardegna nella Provincia di Lanusei, compreso nel mandamento di Jerzu, sotto la giurisdizione del tribunale di prima cognizione del suddetto capoluogo, e nel dipartimento

della Barbagia orientale, detto poi Giudicato dell’Ogliastra, pertinenza dell’antico regno di Plumino o Cagliari. Le palme non sono soltanto alberi, sono anche signore artiste, paesaggiste, femministe. Qualcuna, giù al mare di Tortolì, ha lasciato prima del tempo questo mondo fulminata dal Punteruolo rosso, il temibile e terribile Rhynchophorus Ferrugineus che prima impesta le palme e poi le fa morire di stenti. Ulassai d’Ogliastra, alta e sospesa, somiglia alla Maiastra di Constantin Brancusi. Costantino detto Antine come Nivola, anche lui di casa qui. Ulassai, altitudine 775 metri sul livello del mare. Nella montagna si trovano cinghiali e cervi, e si incontrano anche de’ mufloni, ma non sono in molto numero. I grandi vegetabili sono per lo più della specie de’lecci, e la selva è piuttosto popolata, minori essendo stati i guasti che ha patito finora. Domina la roccia calcarea, ed è a notarsi la spelonca naturale detta Sa Grutta de su marmuri, dove si possono osservare molte di quelle concentrazioni, che dicono stelattiti e stelagmiti. “Stazione di Ulassai” annunciava stentoreo il capostazione. Stazio-

ne dell’Arte. Capolinea. Capotreno. Fischio lungo. Il treno si è nascosto per sempre nella grotta di Su Marmuri. Fine corsa per quelle belle carrozze degli anni Cinquanta. A Cardedu, giù al mare, c’è Maria palma Lai circondata di aranci, carrubi, melograni, cedri sultanini, baobab, alberi del pane e fontane di Nivola. Maria Lai è stata inventata da un dio distratto perché lui non poteva essere ovunque e pensare a ogni cosa. La sua personale ansia d’infinito rigenera la terra e ricuce le crepe. In distanza di poco più di un chilometro da Ulassa vedesi in mezzo la strada una pietra triangolare nella quale trovasi il foco di un eco, che fa meraviglia a’paseggeri. I paesani spiegano che una certa Maria di Osini, ascesa sopra la roccia, essendole caduto il fuso nel suo spiraglio mentre sforzavasi a ripigliarlo vi sia precipitata, e che dal suo spirito sieno ripetute le parole, che proferiscono le persone collocate sopra l’indicata pietra. Ecco una palma in stazione: viene da Tortolì da Su logu de s’iscultura, il giardino delle sculture. Eccone altre due: una è Paloma l’altra è Palmira, vengono da Cagliari, dal cortile dell’ex Manifattura


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Tabacchi e fumano in continuazione anche dove sarebbe vietato. Sono palme operaie, vecchie sigaraie in pensione che – pur se di età avanzata – continuano a salire sui tetti di fabbriche, palazzi universitari e stazioni ferroviarie per protestare insieme ai lavoratori maltrattati. Ecco un’intera comitiva di palme civettuole. Vengono dalla spa di un resort di Arbatax, però a sanarle dal punteruolo rosso non bastano la thalassoterapia e i massaggi. Eccole tutte insieme a far festa con coccoi prenas e culurgiones. La quantità ordinaria della seminagione annuale si computa di starelli 800 di grano, 400 d’orzo, 100 di fave. La vendemmia dà circa 200 carratelli. Il vino è stimato per la sua bontà come quello di Jerzu e di altri paesi dell’Ogliastra. L’arboricoltura è assai estesa, e si possono calcolare più di 15 mila ceppi nelle diverse specie coltivate nell’isola. Le più comuni sono ciriegi, peri, noci, castagni, mandorli, olivi. Le palme volano. L’ha dimostrato Mario Schifano. Volano insieme ad asini, ippogrifi, aquiloni, mongolfiere. Le palme poi atterrano e si mettono in ghingheri, quando c’è l’occasione. Le palme usano

Ulassa giace alla falda orientale della catena di Tisillo e perciò resta protetta dai venti tra maestrale e scirocco per la parte di ponente e esposto agli altri. Il piano su cui si trova è inclinato varso levante, e dall’altezza in cui è assiso gode per il mezzo orizzonte che ha aperto a una bellissima prospettiva, la quale si stende illimitata sopra il mar Tirreno.

turata e incenerita per bene per evitare che il morbo si diffonda anche dai suoi poveri resti. “Non pensiamoci – dice palma Paloma – siamo qui per far festa”. E’ arrivata dove neanche le caprette riescono a salire. Con lei palma Palmira, così alta che la si potrebbe ammirare dall’Asinara fino a Pula. “Bisogna inventarsi qualcosa – dice Palmira – che possa lasciare il segno del passaggio di noi palme in questo prodigioso paesaggio”. Ridiscendono verso il paese tenendosi per mano, destinazione Stazione dell’Arte. Palmira ha l’idea: rappresentare l’abbraccio tra una palma sana e robusta e una debilitata dal punteruolo rosso, una palma florida e procace che sostiene l’altra esangue e cascante. Eccole in vista del pianoro. Si fermano per la via e si baciano a lungo. Gli Ulassesi applaudono. Un bacio così appassionato non l’avevano mai visto, tra due palme. Tutti improvvisamente si baciano con trasporto come mai avevano mai fatto prima. Ma questo nell’Angius-Casalis non è scritto da nessuna parte.

L’avventura col punteruolo rosso è storia che finisce male per le palme. Dicono che una palma colpita debba essere segata, tri-

In corsivo citazioni da: Dizionario Geografico-StoricoStatistico-Commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, di Vittorio Angius e Goffedro Casalis, Torino, 1833-1856.

i tacchi alti e vanno sui tacchi di Ulassai. Sono le uniche che riescono a farlo con disinvoltura, danzando e cantando e offrendosi a chi le invita a ballare. Brindano alla salute di tutti i presenti e in memoria di tutte le palme colpite dal punteruolo rosso, e son già tante. Muoiono le palme nei lungomare, dentro i cimiteri, nelle aiuole d’ospedale, nei giardini degli ex manicomi, nelle rotatorie. Via crucis per palme, stazione dopo stazione. Nei bei giardini della città di Nora muoiono palme fenicie, puniche, romane, cristiane, bizantine, giudicali, catalane-aragonesi, sabaude, risorgimentali e partigiane.


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From Ulassa to Ulassai and back A NOVEL BY

Carlo A. Borghi WITH THE EXTRAORDINARY CONTRIBUTION OF

Ogliastra, pertaining to the ancient reign of Plumino, or Cagliari… It lies at the eastern slope of the long Tisillo mountain range, where Jerzu and Osini are equally situated. The palms are not only trees, they are also lady artists, strollers, feminists. Someone, down at the Tortolì sea, left this world before her time, struck down by the red palm weevil, the frightful Rhynchophorus Ferrugineus that plagues and kills them. Ulàssai d’Ogliastra, tall and hovering, resembles Constantin Brancusi’s Maiastra. Costantino known as Antine, like Nivola, he’s at home here too.

Ulassai, in Ogliastra, is a place where fantasy is at home. It lives in the air that it breathes and the water it drinks, so the guests and inhabitants of Ulassai are never surprised at anything, not even at hearing a group of palm trees passing by that way.

In the mountains you can find wild boars and deer, and you can also meet some mouflon; but there aren’t many of them, so that some hunters come back with no prey. The great vegetation is mostly species of oak, and the forest is rather populated, it has suffered few spoils thus far. The chalky rock dominates, and the natural cavern called Sa Grutta de su marmuri is worth noting, where one can observe many of those concentrations which they call stelattiti and stelagmiti.

Ulassa, a village in Sardinia in the Province of Lanusei, belonging to the Jerzu district, under the jurisdiction of the court of first knowledge of the abovementioned capital, and in the department of the eastern Barbagia, then called Giudicato of the

“Ulàssai Station” announces the stationmaster with a stentorian voice. Station of Art. End of the line. Train conductor. Long whistle. The train is hidden in Su Marmuri grotto. End of the ride for those beautiful cars from the

V. Angius, G. Casalis

1950’s. Ulàssai: altitude 775 meters from sea level and from Maria Lai, down there in Cardedu. Eco di Marosini. On the road to Osini and just a kilometre from Ulassa, in the middle of the road, a triangular stone is seen, whose smallest side approximately .75 meters, in which the fire of an echo is found, which marvels passersby. The villagers explain the name that fantastic stories have been told about, that a certain Maria di Osini, who climbed up on the rock, which had a deep hollow, and stayed against the stated point the distance of a musket shot, having dropped the gun stock in the aperture while she strained to get it back, she fell, and from her spirit words were repeated, that uttered the people located on the abovementioned rock. In Cardedu, down at the sea, there’s Maria palm Lai among orange trees, carobs, pomegranate, cedar sultanas, baobob, breadnut and fontane di Nivola. Her personal anxiety of the infinite regenerates the land and sews up the crevices. Maria Lai was invented by a distracted god because he couldn’t be everywhere and think about everything. Look, there’s a palm in the station: it comes from Tortolì, from Su logu de s’iscultura, the sculpture garden. There are two more: one


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is Paloma, the other is Palmira, they come from Cagliari, from the courtyard of the ex-Tobacco Factory, and they always smoke, even where it’s prohibited. They are labour palms, old retired cigar rollers, but this doesn’t stop them from climbing on the roofs of the factories, the university buildings, the train stations. Here’s an entire posse of palm-friends. They come from the spa of a resort in Arbatax, but thalassotherapy and massages won’t heal them from the red palm weevil. And here they are all together to celebrate with cocoi prenas and culurgiones (stuffed bread and pasta).

The palms fly. Mario Schifano proved it. They fly along with donkeys, hippogriffs and kites. The palms get dressed up when they get the chance. The palms use high heels and go on the heels of Ulàssi. They are the only ones who manage to do it, dancing and singing glibly, and everyone can ask them to dance. They toast to everyone’s health and to the memory of every dead or dying palm, and there are already lots of them. The palms die inside the cemeteries, in the flower beds of the hospitals, on the seafront, in the gardens of the ex psychiatric hospitals. Way of the Cross for Palms, station after station. Last stop Art.

The ordinary quantity of annual sowing is calculated as 800 starelli of grain, 400 of barley, 100 of fava beans...In some places linseed was planted, such that what is needed by the respective families is obtained…The grape harvest gives approximately 200 carratelli. The surplus of the consumption is transported to Tortolì to sell it to the Genoese and the others that frequent that port…The wine is valued for its good quality like that of Jerzu and the other towns in Ogliastra. The arboriculture is extensive, and one may calculate more than 15 thousand stumps in the different species cultivated on the island. The most common are cherries, pears, nuts, walnuts, chestnuts, almonds, olives.

The service livestock consists of approximately 350 oxen for ploughing and hauling, horses for loading goods and some for riding, 120 mares. The rough livestock has the following particular numbers in its usual species: 1200 cows, 150 horses, 6000 goats, 4000 sheep, 1000 pigs. A story that ends badly for the palms. They say that a palm out of the swing of things must have been sawed down, chopped up and incinerated to avoid the disease spreading even from her poor remains. “Let’s not think about it – says Paloma Palm – we’re here to celebrate”. She made it to where not even the goats manage to climb. With her Palmira Palm,

so tall you could see her from Asinara to Pula. In the park of the city of Nora, Phoenician, Punic, Roman, Christian, Byzantine, Judicial, Catalan-Aragonese, Savoy, Risorgimento, and Partisan palms die. “We have to invent something - says Palmira – something that can leave the mark of the passing of us palms in this landscape”. Going back down towards the town holding hands, headed for the Station of Art, Palmira gets the idea: depict the embrace of a healthy and sturdy palm and one weakened by the red palm weevil, one florid and seductive, the other lifeless and drooping. There they are, in sight of the Station of Art. They stop along the way and kiss for a long time. The Ulasessis cheer. They had never seen such a passionate kiss, between two palms. Everyone kisses each other enthusiastically like they never had before. But this isn’t written anywhere to be found in the Angius-Casalis. When the provincial road to Ogliastra will be laid, which they’re already working on, the Ulassesis will be able to join it with little expense along the line that will be laid from Jerzu, and that will connect Osini and Gàiro as well. Note. The passages in italics are taken from: Dizionario Geografico-Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, by Vittorio Angius and Goffedro Casalis, Torino, 1833-1856.


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