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38 ! LIBRI

sabato 29 marzo 2014

ARTI

un pasto caldo e un riparo torna il romanzo della crisi LUCASEBASTIANI

• TomKromer è stato il fantasma delle lettere americane, lo spettro del Sogno americano, il suo doppio impresentabile. In vita scrisse un solo ma capitale testo, Waitingfor nothing, documento crudoelancinantepubblicatonell935e considerato dai pochi sostenitori che hanno continuato a tributargli l'attenzione dovuta un capolavoro della letteratura della Grande depressione, di quella crisi economica che in pochi anni, all'inizio dei Trenta del secolo scorso, ridusse milioni di persone sul lastrico e all'indigenza. E con la fame nera che produsse portò un colpo mortale alla mitologiafondativa di una nazione. Ora Quodlibet rimanda in libreria quel romanzo autobiografico con il titolo che originariamente l'autore aveva pensato di dargli, Un pasto caldo e un buco per la notte (a cura di Mario Maffi, pagine 190, euro 15,00), che poi sono gli unici oggetti che muovono i passi del

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Tom Kromer 177 vagabondaggio come tema letterario, daJackLondon a Bukowski Ma qui non c'è nessun contorno epico. Solo disperazione e miseria. Perché Fautore era veramente un barbone

Scritto su foglietti presi qua e là, è considerato un grande capolavoro della letteratura della Grande depressione e della crisi economica

protagonista in giro per le strade americane. Kromer scrisse infatti questo romanzo così come poteva, "scarabocchiando" sulla carta delle sigaretta nei vagoni dei treni, sugli opuscoli religiosi durante le interminabili code per avere una brodaglia dalle missioni caritative. Su pezzi di carta rimediati nelle prigioni, nei dormitori, sotto i ponti, sulle panchine. In tutti quei luoghi che Kromer ha frequentato per i cinque anni che ha vagabondato come uno spettro insieme a un esercito di altri disperati. Il vagabondaggio, il richiamo della foresta, il desiderio di andare sono tutti topoi caratteristici della letteratura americana, spesso anche intrecciati alle problematiche sociali, del lavoro, dell'ingiustizia. Basti pensare a Jack London o ai grandi capolavori di Caldwell, Steinbeck oDosPassos.Maa differenza di questi in Kromer questa condizione

NEW YORK Una foto del 1935 documenta la condizione comune di fame e disperazione in seguito alla Grande depressione

la scrittura funambolica di Violetta Bellocchio MEMOIR «Arriva un punto in cui ti metti a pensare al futuro. Perforza. Fantastichi su come sarà bello il resto della tua vita quando sarai uscito da qui; su quali cose vivide e luminose stanno aspettando solo te, e su quanto sarà facile tendere la mano verso di loro, quando smetterai di tirare righe sul muro della tuacella». Il Corpo Non Dimentica è un memoriale, scritto da Violetta Bellocchio (Mondadori, pagine 276, euro 17,00): il racconto dei tre anni che l'autrice ha perduto nella "cella1" della sua dipen-

denza dall'alcol. E della vita dopo, quando ne è uscita. Disclaimer: chi scrive sta barando alle regole di questa rubrica perché il libro lo ha già letto tutto - li chiamanopage-turner, in inglese, i libri che non riesci a smettere di leggere fino alla fine. Quando te ne capita tra le mani uno, secondo me, va gridato dalla cima dei tetti perché la sensazione di non poter chiudere un libro è quella scoperta che dabambini ci hafatto innamorare della lettura. Crescendo, siamo magari diventati gli odierni smagati lettori forti tanto cari all'Ocse, ma paghiamo con la scoperta che quella magia non è assicurata a

non assume nessun contorno epico o libertario. Anzi. Il vagabondaggio è una prigione, una schiavitù della fame e del freddo. Adifferenzadi Bukowski o Fante, qui non c'è nessun compiacimento per la disperazione, per la miseria che si vive. È solo un'autoconservazione istintiva che impedisce al protagonista di gettarsi dalla finestra o di tirarsi un proiettile in testa, come ha visto fare a molti compagni di strada. È solo un certo humour nero che gli da la distanza ne-

"Apri il libro a pagina 99 e leggi: ti verrà svelata la qualità di tutto il testo". Ford Madox Ford tutti e che non tutti sono capaci di dispensarla. Il libro di Violetta Bellocchio è unpage-turner, nel senso più felice del termine. Il memoir è un genere particolare, parlandone spesso si finisce per concentrarsi sulle "rivelazioni" che esso contiene, questo è tanto più vero quando i fatti narrati sono dolorosi, quando toccano problemi sociali diffusi. Non dubito che coloro che combattono con le dipendenze troveranno molte cose in questo libro, quello che a me interessa però è che II Corpo Non Dimentica è scritto veramente bene. Abbiamo sololapagina99 per dimostrarlo, ma il

cessaria a restare in vita. Quelladi Tom è un'esistenza ridotta a una condizione animale, un presente sempre all'erta, mosso solo dai bisogni primari, lafame e il riparo, la ricerca di un boccone o di un posto dove passar la notte. Tom, come indica il titolo originale, non aspetta niente: si sta intrappolati nel presente della fame e del freddo, nella violenza che la società borghese riversa su questi corpi attraverso gli agenti dell'ordine. Con un linguaggio incalzante, ritmo

vantaggio di avere tra le mani un libro scritto bene è che puoi aprire anche a caso, è sempre il tuo giorno fortunato. Si hal'impressione che la pagina bianca per Bellocchio sia un parco giochi, un luna park, esaltante a volte, sinistro altre volte. C'è tutta questa elettrizzante libertà, di sintassi, punteggiatura, registri, tono: «E quindi. Cosa farai, per prima cosa, quando uscirai daqui? Quando uscirò da qui, io mi farò tanti nuovi tatuaggi. Tanti tanti tanti. Tanti. Di quei. Tatuaggi. Avrò strisce di fiori neri lungo le braccia, dalla spalla giù fino al polso». In una frase spesso citatadellibro si dice «essere dipendenti da qualcosa significa avere una storia d'amore epica con te stesso» e ce n'è di epica tra queste pagine - quanta epica del quotidiano si respira nell'ultima frase che tro-

spezzato e lessico gergale, Kromer ci offre dodici situazioni di vita di strada su cui dominal'urgenza di unapasto e di un riparo. Solo un paio di volte la narrazione concede spazio all'umanità delle relazioni, ma sempre dopo che lo stomaco è stato riempito. Solo allorasi può vivere un sentimento d'amicizia dividendosi con alcuni compagni di sventura una torta al cocco, seppur vecchia di qualche giorno. O provare la gioia di un incontro femminile laseradellavigiliadi natale.

viamo qui a pagina 99: «I motel, per me, sono strettamente legati alla ricerca della felicità. Sono brillanti e sporchi, e sono come uno se li immagina, sempre». Cos'è la fine di una dipendenza? È la rinuncia a un amore e, quindi, alla sua epica? E rinascita, e in quanto tale l'inizio di un'epica nuova? Quale che sia il sapore di questa rifondazione, essa passa per il corpo, la memoria che il corpo conserva. Per recuperare tre anni che non ricorda più, l'autrice interpella la sua memoria fisica, ripercorre, ricostruisce, a partire da queste tracce corporee. Nel corpo, si direbbe, non c'è un prima e un dopo, c'è trasformazione, certo, ma passato, presente e futuro sono lì, compresenti, sempre. Per interrogare e raccontare la memoria del corpo ci vuole questa scrittura bella che non arretra, acrobatica - bisogna essere un

po' funamboli con le parole, un po' trapezisti, per rivisitare certi personali abissi. La scrittura di Violetta Bellocchio è quel salto, è quel filo teso. (Flavia Gasperetti)

29 03 2014 pagina99  

Flavia Gasperetti recensisce "Il corpo non dimentica" su Pagina99

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