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REHAB LETTERARI/1,

Testo di - FRANCO CAPACCHIONE e RAFFAELLA GIANCRISTOFARO

Foto di - VALENTINA VASI

IN PRIMA PERSONA, TUTTO

LA RICONQUISTA DI SÉ DOPO LA DISINTOSSICAZIONE DALL'ALCOL, E IL TENTATIVO DI BUTTARLA SULL'INTELLETTUALE (SCRIVENDO UN SAGGIO SUIX'AUTODISTRUTTTVTTÀ FEMMINILE). VIOLETTA BELLOCCHIO, VECCHIA AMICA DI "RS", DOCUMENTA TUTTO CIÒ CON AGGHIACCIANTE REALISMO IN "IL CORPO NON DIMENTICA"

IL C R O L L O : in un bar di

no meglio: la loro vita. La stessa materia prima sulla Milano, ascoltando in cuffia i Muse, Violetta quale ha lavorato Violetta con lì corpo non dimenBellocchio scoppia a piangere. Non un pianto som- tica. Per parlare del libro, incontriamo Violetta in messo, elegante. No. Scrive: "Le lacrime spingeva- un bar milanese, lontano da quell'altro. Noi quasi no, mi tagliavano gli occhi". Nausea, labbra livide, intimiditi dalla materia, lei per niente. pugni serrati. Un crollo nervoso vero e proprio. Violetta Bellocchio è la protagonista de II corpo non Com'è nato il libro? Durante una vacanza estiva — dimentica (Mondadori), secondo libro firmato da in cui stavo già bene, non bevevo più - avevo cominVioletta Bellocchio dopo Sono io che me ne vado, del ciato a prendere appunti per un possibile saggio sulla 2009. La coincidenza di nomi tra protagonista e figura della donna autodistruttiva. Per esempio, stuautrice non è un vezzo. In questo libro Violetta rac- diando le fotografie fatte alle pazienti che soffrivaconta come - dopo molti anni di totale sobrietà - no d'isteria certificata, nell'Ottocento. Quelle, abbia un breakdown psicofisico davanti a una impressionanti, in cui le si vede svenire all'indietro — tazza di caffè, come dovesse iniziare una disintos- mentre invece il corpo tende a cadere in avanti, è sicazione in quel momento. Semplicemente non si una questione di baricentro. Quella è una manifeè mai fermata a riflettere sulla Violetta ubriacona stazione di qualcos'altro, non un abbassamento di e impunita che si è lasciata alle spalle. Ha nascosto pressione: stai facendo una caduta all'indietro. quella lei da qualche parte dentro di sé e ora è arri- Una delle tante interpretazioni per spiegare quevato il momento di farci i conti. Questione di vita sta cosa piuttosto innaturale è che — data la morao di morte, più o meno. Un lavoro da paura che le sessuale e sociale del periodo - si trattasse di un ha portato a questo libro di «non-fiction narrati- modo estremo di mostrare il corpo. O di offrirsi eliva», macro genere letterario che abbraccia il minando la responsabilità personale. memoir e l'autobiografia, i diari e l'inchiesta giornalistica. Le letture preferite di Violetta, che a que- Quando parli nel libro di "impunibilità", intendi questo genere ha dedicato anche una rivista online, sto? Io oggi sono sobria e qualunque cosa brutta abbiamoleprove.com. Per lei significa dare voce a che mi può accadere accade con la mia piena lucidonne, solo donne (nomi conosciuti, altri no, non dità. Ho ricordi faticosamente recuperati di anni è importante), che raccontano quello che conosco- in cui ho fatto qualunque cosa e non mi è mai suc-

cesso niente, parlo di strappi brutti, irreparabili. Capitasse qualcosa adesso, non vivrei con un rimosso, qualcosa di orribile, ma con un fatto. Mentre scrivevo, era una cosa che mi mancava moltissimo. Ero molto infelice, quando commettevo tutte queste forme di abuso, però... In qualche modo non era colpa mia. Mi ero allontanata completamente dal corpo, quindi la risolvevamo così. Tornando al progetto, l'idea iniziale del libro era quella di un saggio storico? Sì. Lidea era: "So di cosa

parlo, ne ho avuta esperienza diretta, ma affronto il tema con uno sguardo saggistico". Nel ragionarci con la mia editor, ha iniziato ad affiorare il memoir. Non era solo una questione di fare riferimenti generici alla mia storia, ma piuttosto di quanto potessi misurare col bilancino l'elemento autobiografico in un testo sulla cultura, gli archetipi. Gli appunti presi in vacanza hanno sempre un valore intimo, familiare... Li rileggevo e mi dicevo: "Ah sì, questo è bello... Ah, questa frase è venuta bene...". Li ricopiavo in word e cominciavo ad avere attacchi di ansia, la manina che tremava, la bocca dello stomaco chiusa. Ho continuato a prendere appunti molto disordinati in cui cercavo invano di far entrare il memoir. Dopodiché arriva la crisi del progetto di saggio, ed eccomi, seduta a piangere in un bar di Milano, mentre ascolto un disco dei Muse.

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II crollo emotivo è arrivato perché avevi iniziato a scrivere quegli appunti? È stato un super sintomo ansioso, perché mi sono resa conto che si trattava di affrontare la materia andando a recuperarla nella memoria. Consapevole di aver bloccato tanta parte del mio passato, di averla repressa perché avevo deciso, autonomamente, che la cosa più sana da fare era sotterrarla. Cosa dovevo fare? Avevo due strade, davanti: farmi aiutare a cercare di ragionare su un pezzettino alla volta e richiamarla io o seguire il meto' do di David Carr, reporter del 7\jeu> Tor\ Times. Uno dalla vita ricca e felice, ma che si era fatto di crack da giovane per un periodo molto tumultuoso. Allora ha applicato a se stesso le sue competenze di giornalista investigativo e veterano di mille inchieste, dicendo: "Cercherò di fare luce su una giornata particolare della mia vita di cui io ricordo poco 0 nulla e in cui un mio amico ha detto: 'La pistola a casa mia l'hai portata tu"'. Il libro si chiama The 7\[ight ofthe Gun, e ha una buona scrittura. Qualcuno aveva quindi già fatto questo tipo di lavoro, ma io non potevo bussare a tutte le porte delle persone che conoscevo dieci anni prima e dire: "Senti, per caso, ci sono delle fotografie in giro?". La parte centrale del libro è un "diario", un compito che ti viene assegnato dalla tua terapeuta: 28 parole ("metodo", "immagine", "famiglia"...), da affrontare una al giorno: punti di partenza per lasciar riaffiorare memorie traumatiche. Una tua creazione o ha fatto davvero parte di una terapia? Durante

ne coi toni di un comunicato stampa. "Sì, guarda, avevo questa cosa, adesso non ce l'ho più, andiamo avanti". In realtà mi ha fatto malissimo, perché avrei desiderato che gli altri la capissero e la trattassero con rispetto. Male persone non vivono per tenerti gli occhi addosso, per anticipare i tuoi bisogni. Ciascuno è molto concentrato su se stesso. Mi è capitato a volte di sfogarmi nella maniera peggiore, meno opportuna, con persone che passavano di lì per caso, che non avevano gli strumenti o la lucidità per aiutarmi. E tutte queste cose che non dicevo, tutta questa vergogna tremenda che continuavo ad avere, hanno significato davvero soffocare un sacco di cose, trasformarle... sì, quasi in allucinazioni. Mentre mi stavo addormentando, avevo improvvisamente il flash di una cazzata che mi era successa dieci anni prima, che bruciava e faceva male come se stesse succedendo in quel momento, come fosse un'umiliazione fresca. Nei mesi in cui si stava formando il libro mi sono ritrovata divisa in due: c'era una Violetta che cercava furiosamente di prendere i suoi appuntini sulla critica culturale, mentre l'altra diventava puro sintomo. Forse non mi sentivo così a disagio da quando avevo smesso di bere. Ma sono riuscita a farla uscire allo scoperto. La mia vita con "lei" è impostata sul "va bene, è qui". È una parte di me, non posso rimuoverla, far finta che non ci sia stata. Capitolo 1: "A volte dici che essere dipendenti da qualcosa significa avere una storia d'amore epica con te stesso". Una forma di tossicodipendenza è una forma d'amore, certo patologica. Forse potrei dire che per anni sono stata insieme a una persona che mi picchiava. Cose da dire col contagocce, perché poi arriva il portavoce di un'associazione contro le violenze domestiche che mi dice: "Non ti azzardare a dire che sono la stessa cosa". Non l'ho detto. In ogni caso, per me, al di là di come sarà accolto il libro, la sua funzione performativa l'ha avuta.

1 primi mesi senza alcol, una donna di Alcolisti Anonimi mi aveva suggerito di tenere un diario. Immediatamente ho pensato: "Mio Dio, che stronzata! No, non sono così narcisista...". Perché comunque era già scattato il click che mi diceva che queste cose avrei dovuto tenerle per me, il click punitivo di "adesso dimostrerò a tutti che posso essere una brava persona e che tutti mi vorranno bene perché ho smesso". Poi ho cominciato a lavorarci, mentre continuavano a cambiare i titoli di lavorazione. Tipo: Fiamma; Un libro orribile; Mangiate Perché si tratta di imparare a convivere con limidopo; Una collezione di fatti tremendi accaduti tuttiti e fragilità personali... Mi era anche stato fatto a me; Oh, ma zio caro, tutte a lei? Sì, zio caro, tutte a notare che l'alcolismo poteva essere il sintomo di me!; Che cos'è?! Un film di Lars von Trier?! un disordine della personalità. E lì mi son chiesta: "Ma come, scusate, ho fatto tutta questa fatica e Il lavoro più grande è guardare in faccia l'"altra" adesso?". È possibile, tra l'altro, che nel mio caso Violetta, quella beona e impunita. Lei era un fosse sia una malattia, sia il sintomo di qualcosa che ammasso di sintomi fisici che avevo, quando non non andava bene e che doveva uscire in qualche riuscivo a scrivere. La percepivo come una parte modo. Io ho un temperamento ossessivo. Devo impefemminile perché era stata prontamente messa via. gnarmi a svoltarlo in senso positivo. Perché, se sono Io mi svegliavo davvero alle cinque di mattina con molto concentrata su una cosa che mi piace, rimanla sensazione di una mano dentro di me. O con un go concentrata su quella cosa. Adesso, nei momenmovimento nella pancia, come fosse dell'acqua che ti in cui sto male, non ho mai l'impulso di bere un si spostava. Sapevo di non star avendo manifesta- bicchiere divino. E non mi sto vantando: è proprio zioni di possessione demoniaca. Ho dovuto parlar- una cosa che a me non succede. Quando c'è forte ne a chi cercava di aiutarmi e sono stata molto ras- nervosismo, ho sintomi ansiosi, mi dico: "Bene, per sicurata, in questo. . : • oggi chiudiamo bottega. Devo rispondere a delle mail, ma non è il momento; ho scaricato cinque puntate Perché è fondamentale dire: "Sto male, aiuto". di Law & Order e ora le guardo tutte". Giusto? Sostanzialmente ho avuto un periodo - che è durato anni - in cui ho ritenuto che la strategia Se c'è un'aggravante per l'alcol è di essere dispomigliore per cercare di avere una vita dopo la disin- nibile ovunque. Sono diventata alcolista perché abito tossicazione fosse di non parlarne mai. O di parlar- in un Paese dove l'alcol è economico, legale, facilis-

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simo da trovare, ancora un po' te lo tirano dietro al supermercato. Fossi vissuta in un posto dove la cocaina era a buon mercato e la tolleranza sociale un pochino più alta, sarei stata abbastanza cablata sullo spirito del tossicomane. Alla fine ha vinto l'alcol. Ha vinto il fatto che potevo andare al supermercato e prendere quello che volevo, piuttosto che telefonare al pusher e vedere se arrivava. C'è un vuoto terribile, che mi ha fatto stare malissimo e che mi fa arrabbiare molto. Io ho vissuto l'infanzia negli anni '80, durante i quali giustamente si parlava ossessivamente di eroina. Che, da quello che ricordo—e che poi ho visto nelle storie di persone più grandi - era un problema enorme. Sono cresciuta con Muccioli in tv, ai telegiornali. Aveva i baffoni, sembrava Mangiafuoco. Col terrore di sapere che drogarsi significava finire in comunità, che ci restavi dieci anni, nel pollaio, a zappare la terra e a piantare i vasetti di margherite, con addosso una salopette di jeans. Se non ti gonfiavano di botte. Tutte cose che tuttora m'incutono terrore. A Milano, noi bambini non potevamo andare a giocare a Piazza Vetra perché era coperta di aghi. Quindi il messaggio che mi è arrivato è stato: "Ok, quella è una cosa che non si tocca, il resto è tutto eccitante, in qualche modo". E tutte quelle campagne sociali sulle stragi del sabato sera, sul bisogno di sballare e cose così, su di me non hanno mai avuto nessun effetto se non quello di farmi bere di più. Nel libro dici una cosa simile anche del film 28 giorni, quello con Sandra Bullock che va in rehab. Dove

lei ha una bella pelle! Oggi do la responsabilità a quel film di merda, che passava ossessivamente sui "Bellissimi" di Rete4, di aver ritardato il mio ingresso in Alcolisti Anonimi di almeno sei mesi. Poi... Non lo so, false responsabilità, forse... Ma non hai certo una bella pelle e i capelli puliti, nel momento in cui entri in rehab. Ti scoppia tutto, ti vengono un sacco di foruncoli perché non bevi più. Ti sembra sia cambiato qualcosa nell'opinione pub-

blica rispetto ad allora? In Italia l'abuso di alcol è qualcosa di cui non si parla. Si comincia adesso perché sono arrivate delle bevande sul mercato che si rivolgono esplicitamente agli adolescenti - gli alcopop, cose molto zuccherose — obiettivamente un po' terrificanti. È diffìcile fare un discorso sull'alcol in un Paese che produce vino, la cui forza economica in intere regioni poggia su slogan tipo: "Venite a bere da noi e a mangiare i nostri pomodori dell'orto e il grano saraceno...". Lo stesso silenzio che c'è intorno ai luoghi di cura. Io sono dovuta andare a cercare Alcolisti Anonimi su Internet — e meno male che c'era un sito — ho dovuto telefonare al centralino nazionale - e meno male che mi ha risposto una tipa—e ho dovuto cercarmi un meeting, dicendomi: "Alla peggio troverò degli invasati". Gli ubriachi non hanno visibilità, c'è una gogna generale intorno a loro: averli intorno fa ridere, la ragazza ubriaca può essere presa in giro facilmente, l'ubriachezza femminile è vista come un segnale di disponibilità sessuale. Maschio o femmina che sia, ti fa comodo avere uno sbron-


Zo vicino, che non si sa tenere, perché tu ti senti comunque meglio, più intelligente, visto che sai controllarti. Ci dev'essere qualcuno, un amico che ti prende da parte e ti dice due parole. Possibilmente non dentro un bar, com'è successo a me — anche se voglio molto bene all'amica che l'ha fatto. C'è stato un evento scatenante per farti iniziare la

disintossicazione? No. Forse è stato perché erano mesi in cui non lavoravo molto ed era arrivata una possibilità: scrivere di cinema per un settimanale. Che significava dover produrre una paginetta alla settimana e andarsi a vedere i film. Mi sono detta: "Buttiamo in vacca anche questa occasione o riduciamo un po', ci proviamo?". Ma anche in passato avevo avuto occasioni così e le avevo perse... Sapete che c'è? Era arrivato il momento. Scrivi: "Ho smesso perché ho capito che ci avrei

messo anni a morire". È vero. Perché esiste una forma di degrado in cui ti sei messo volontariamente, ma non ti stai trasformando in Nancy Spungen. Sei sempre te stesso, sempre peggio. Non hai fatto uno strano scatto per cui sei diventato un grande artista o una grande cantante. No. Stai ingrassando sempre di più, sei vestito sempre peggio e dici: "Ok, prima o poi il tunnel finirà, ma fino ad allora sarà esattamente così, solo sempre un po' peggio, ogni mese di più. Quando finirà?". Che poi, a proposito di cantanti: adesso, col senno di poi — sembra una battuta, ma non lo è - sono abbastanza convinta di essere diventata alcolista perché non sapevo cantare. Se avessi fatto la cantante avrei potuto dare corpo a dei desideri di affermazione... li sposati dicevo: "Guardate che voi non siete degni, avete preso un impegno agli occhi dello Stato italiano!". Lo ammetto: c'è del compiacimenOltre a ciò, racconti del meccanismo per cui ViOLcTTA to, ogni tanto, a entrare in contatto con storie a tinte diventi un "sacco vuoto" per chi ti sta intorno... BELLOCCHIO Oh, mio Dio! Eanno della scrittura del libro è forti. Da bambina leggevo gli articoli sul mostro di stato il più brutto della mia vita, da questo punto Firenze. Però è diverso se vado a cercare intenziodivista. Siccome non articolavo molto... Ero cir- nalmente informazioni o racconti pesanti, tristi, virucondata da persone che mi raccontavano cose non lenti, o se uno mi dice: "Sei alcolista? Bene. Sai, mia IL CORPO NON facili, non gradevoli. Un'infinità di adulteri, in cugina è bulimica..." e si vende i cazzi pesantissimi DIMENTICA <&, tutte le variazioni possibili. Tutti stavano male, nes- di qualcun altro, che tra l'altro è assente. E anche suno tradiva ben felice del risultato o cercava la mia possibile che io irradiassi delle cose strane, all'estercomplicità. Solo lamenti. Ho finito per maturare una no, perché se no non è possibile che li incontri tutti Violetta Bellocchio sfiducia terribile nella monogamia e nella possibi- tu, che diventi una calamità per gente che sta male II corpo non dimentica Mondadori. pp. 276, euro 1700 lità di essere felici in una relazione. Mi dicevo: "Ma e soffre. Adesso, infatti, succede meno. • • • • allora, scusate, siete un Paese di stronzi. Vi sposate, vi tradite in continuazione e soffrite pure". Così E le tue relazioni affettive? C'è una quantità spa- Violetta Bellocchio non ho imparato adire: "Ti ascolto, ma credo che ti fac- ventosa di uomini che, stando alla mia esperienza, cita neanche un libro cia bene andare a parlarne con qualcuno - scegli ama tantissimo le donne disturbate perché s'illu- in questo memoir tu il percorso, possono essere anche solo cinque de di vedere in loro una profondità che non c'è o straordinario (perché incontri - che ti dia gli strumenti per lavorarci, per- perché si nutre, da spettatore, del loro problema. proprio fuori ché è inutile che mi racconti i tuoi abusi sessuali Io oggi sono libera sentimentalmente. La quantità dall'ordinario). Non lo fa da bambino se poi continui a essere infelice, a star- di relazioni con uomini, dopo la disintossicazione, per non appesantirne il tono. Allora, per rimanere ci male e non ti fai aiutare. Però non li buttare addos- si è abbattuta. È un dato di fatto. Non mi sto lamen- in sintonia, si possono so a me". Il mio lavoro per abbiamoleprove.com con- tando, è semplicemente la verità, tessere sobrio recuperare nella musica siste nel leggere cose orribili e molto tristi, che però svela i difetti degli altri. Si diventa incredibilmen- figure femminili che hanno sono state comunque mediate da una forma di scrit- te esigenti rispetto all'offerta. Ho sofferto abbastan- usato una pari sincerità tura personale, quindi già meno invasive rispetto za. Che vuoi anche dire: ci sono cose che non voglio nel rappresentare se a una "grande confessione non richiesta". più fare. Tipo: "Vieni a cena? Siamo sei coppie, tu stesse e il mondo che le circonda, una sincerità e un ragazzo gay". No, grazie. Trovatevi altri amici che non teme di arrivare single. Non mi va di starmene lì a fare "il ritratto all'autolesionismo. Figure Non trovavi una compensazione nel ricevere queche formano una gloriosa ste confidenze? Ma quale compensazione! A quel- di Dorian Gray" dei vostri matrimoni. ©

tradizione: totem come Billie Holìday o Joni Mitchell, meteore come Liz Phair, autrice di un magnifico manuale di autorappresentazione quale è Exile in Guyville, uscito nel 1993, o, ancora, PJ Harvey e i suoi furiosi inizi. Bellocchio poi sì appropria della forza del rap nel ritmo della scrittura, fatta di periodi brevi, con molti a capo, come nel testo di una canzone. Sarebbe bello sentire uno spoken word della stessa autrice tratto dal libro; non a caso introducono queste pagine alcuni versi presi da Songs for Women di Frank Ocean, musicista che ha portato nuova linfa alla black music. La sincerità di Bellocchio è preziosa, anche quando racconta di Stretch Out and Wa/'t degli Smiths ascoltata 18 volte di seguito. Perché solo così le cose della vita possono migliorare. FRANCO CAPACCH1ONE

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11 04 2014 rolling stone