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SARDEGNA

Anno II numero 4 – € 4,90

isola tutta da scoprire

divino tuscany

l’eccellenza

L’apple da vissani palazzo semivicoli

un sogno in abruzzo

nel mondo incantato della penisola del

sinis top ten ristoranti e alberghi

Se la Costa Smeralda è anche vino


il buon vivere italiano

Il vino per conoscere e scoprire i territori italiani

vino

territorio

prodotti tipici

gastronomia

tradizioni

viaggio

Strumenti integrati di comunicazione per promuovere e tutelare il bello e il buono dell’Italia la rivista – il sito web – consulenze per la comunicazione

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Editoriale

Dove la tipicità regna sovrana David Taddei

Da toscano verace subisco un fascino incondizionato da tutto ciò che esprime tipicità, tradizione, unicità. Sono sempre stato convinto di vivere in un luogo dove biodiversità, rispetto delle tradizioni, enogastronomia, agroalimentare e paesaggi rurali si esprimono alla loro massima potenza fino a formare un unicum difficilmente ripetibile. Tutto questo fino a quando, tanti anni fa (troppi) non mi sono imbattuto nella Sardegna. È stato quasi come fare un viaggio in un mondo a parte, straripante di unicità, tipicità cose belle da vedere e buone da gustare. Parlando della Sardegna viene difficile scegliere da dove iniziare. Qui tutto ha una storia lunghissima e particolare, frutto della magia del mare che circonda e protegge ma nello stesso tempo facilita le contaminazioni fra le genti. La coltivazione della vite risale all’epoca nuragica, prima dei fenici e dei greci. Il Cannonau probabilmente è uno dei vini più vecchi del Mediterraneo. La gastronomia è un fiorire di alimenti e ricette regionali dai nomi dialettali che sembrano un invito a scoprire cosa si nasconde dietro la loro sfrontata originalità. Vogliamo parlare di cavalli? Ve ne sono razze di origini antichissime, ci sono gli ultimi allo stato brado sull’altipiano della Giara. Parliamo di paesaggio? Qui davvero è un trionfo di bellezze estreme e cose uniche da

vedere. Dalla duna più grande d’Europa, a Piscinas, alle spiagge a chicco di riso, la Costa Smeralda, la Gallura, Stintino e l’Asinara, il luccichio di Argentiera, Cala Violina, Villasimius, la magia di Orgosolo, l’odore pungente di lavanda nelle estati roventi dell’interno, le zone lacustri con i fenicotteri rosa. Abbiamo voluto dare, in questo numero, uno spaccato di questa splendida isola sapendo di non poterla raccontare tutta nella sua estrema bellezza. Ci siamo dedicati alla Sardegna da vedere e da gustare meno vippara e, in parte, meno nota. In questo piccolo editoriale voglio dare spazio anche ad una Sardegna che invece lotta per sopravvivere: la Sardegna dei pastori. Come tutti i mestieri antichi legati alla ruralità, quello dei pastori, oltre ad essere un’importante attività economica, è anche un importante presidio territoriale. Noi siamo abituati a pensare alle campagne come un ambiente incontaminato, invece sono ambienti fortemente e sapientemente trasfigurati dall’uomo. Ed è l’opera costante dell’uomo a disegnare quei paesaggi rurali che tanto ci piacciono e che consideriamo “naturali”. Oggi questa Sardegna rischia di scomparire soprattutto per l’incauta gestione di un prodotto tipico che meriterebbe molto di più: il pecorino Romano. Non tutti lo sanno ma la gran parte di questo prodotto, al dispetto del

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nome, proviene dalla Sardegna ed ha – come tutto ciò che esiste in quest’isola – origini antichissime. Già gli antichi romani lo apprezzavano. Nei palazzi imperiali era considerato il giusto condimento durante i banchetti mentre la sua capacità di lunga conservazione ne faceva un alimento base per i legionari. Oggi però questo grande formaggio, ottimo anche per grattugiare, viene considerato come un sottoprodotto di Parmigiano e Grana. È sparito dalle nostre principali ricette (invece è indispensabile per l’Amatriciana): in Italia se ne consuma sempre meno, in Europa è quasi sconosciuto. Si vende bene negli Stati Uniti ma solo perché costa molto meno dei nostri altri grandi formaggi secchi della pianura Padana. Il Movimento dei Pastori Sardi (www.movimentopastorisardi.org) chiede di riconvertire le produzioni ma sarebbe davvero bello che la Regione si impegnasse per valorizzare questa grande tipicità che può fregiarsi del marchio Dop. Magari rinvigorendo tutta la filiera e promuovendo il nome e le virtù di questo prodotto. Oggi incensiamo Parmigiano e Grana ma se trent’anni fa non si fosse investito copiosamente nel marketing e nei controlli qualità anche questi grandi formaggi si ritroverebbero in crisi, aggrediti da tanti altri prodotti industriali a basso costo dal sapore incerto e dalla composizione aliena.


Sommario

AGENDA

08 10

NEWS

Eccellenza toscana in mostra

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Tra cibo, fashion, arte e tradizione

24 26

Tenuta Masone Mannu

Vetrina internazionale tra cene e assaggi Vitigno Italia

Qualità e territorio,

le due armi di un vino Vino per passione

Dino Addis: Gallura e Vermentino Doc

Il territorio

L’isola del vino

Il territorio

Le Città del Vino della Sardegna Il territorio

Nel mondo incantato della penisola del Sinis Il territorio

Cabras: aspetti storico-archeologici Il territorio

Da sempre a cavallo Protagonisti in cucina

L’Apple nella cucina di Vissani Palazzo Baronale di Semivicoli

Un relais del gusto nell’Abruzzo più segreto Oltre confine

Cina la nuova frontiera

per i vini di alta qualità italiana Economia

Gusto, charme e gestualità in un tappo di sughero Fuori dal green

Il vero dilemma

tra buche e cozze

28 30 32 34 36 38 42 47 48 49 54 57 61 65 66 70

Made in Marche

Fascino femminile

per un bianco speciale Il territorio

Sardegna. Un’isola tutta da scoprire Il territorio

Dove il pane

non è solo un alimento Il territorio

Se la Costa Smeralda è anche vino Il territorio

Un incantevole angolo di Sardegna da tutelare Il territorio

Ristoranti e alberghi per una Sardegna da scoprire Il territorio

Abbiamo assaggiato Sullo scaffale

Due libri per raccontare i vini e i dolci sardi Arte di... vino

Estate... in etichetta

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L’intervista

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Macc[in]azione

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La qualità della vita cresce nelle Città del Vino La guida dei vini “al momento giusto”


Agenda

Bottiglie Aperte 26 –27 maggio

Le Citadelles du Vin 19 –21 maggio

Ogni anno a maggio, i degustatori internazionali più importanti si riuniscono a Bourg (Bordeaux – Francia) per tre giorni, per eleggere i migliori vini tra oltre 800 campioni provenienti da trenta paesi. Il concorso internazionale si propone di promuovere i vini di buona qualità, di incoraggiare la loro produzione, di informare il pubblico e presentare i tipi caratteristici di vino e alcolici prodotti in diversi paesi e per contribuire all’espansione della loro conoscenza. www.citadellesduvin.com

London International Wine Fair 22 –24 maggio

Andare alla scoperta delle novità. È questo l’obiettivo della fiera londinese dove sono presenti infatti nuovi vini e liquori, nuovi produttori, paesi e regioni emergenti, le nuove versioni d’epoca ed è possibile partecipare a seminari, dibattiti e corsi di perfezionamento. www.londonwinefair.com

Il nuovo evento vinicolo coinciderà con gli ultimi due giorni del festival enogastronomico “Milano Food Week”. Palazzo dei Giureconsulti si trasformerà nell’ombelico dell’eccellenza vinicola italiana con degustazioni, stand espositivi e corsi di orientamento al vino. www.bottiglieaperte.it

Vinòforum

1 –16 giugno L’evento di Emiliano De Venuti di degustazioni enogastronomiche e di produttori di vino, riunisce a Roma le migliori aziende vitivinicole. In programma anche eventi e degustazioni tenute da esperti del settore, che accompagneranno il pubblico alla scoperta di nuovi abbinamenti enogastronomici. www.vinoforum.net

Le Salon de La Revue du vin de France 2 –3 giugno

Dedicato a chi vuole scoprire il mondo dei vini di qualità, il Salon de La Revue du Vin de France di Parigi riunisce viticoltori, proprietari e operatori commerciali, che rappresentano la diversità e l’eccellenza dei vigneti francesi e internazionali. www.larvf.com

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San Francisco International Wine Competition 15 –17 giugno

Il San Francisco International Wine Competition è l’evento più grande ed importante degli Stati Uniti. Alla manifestazione ogni anno c’è una folta presenza internazionale e ogni vino viene giudicato da una prestigiosa giuria di esperti del settore riconosciuti a livello nazionale. Arrivato alla trentaduesima edizione, il concorso è tra i più rispettati nel campo enologico e i riconoscimenti dei giudici sono molto apprezzati. Inoltre ogni anno vengono premiati tutti i vini migliori nella loro categoria. www.sfwinecomp.com

The Good Food & Wine Show Sydney 22 –24 giugno

Il salone è dedicato al pubblico ed ai professionisti del settore e propone esposizioni, degustazioni, il meglio del mondo dei vini ed altre attrazioni che riescono a trasformare la fiera in un eccellente soggiorno per tutti i buongustai e gli amanti della cucina. www.goodfoodshow.com.au


News A cura di Luca Casamonti

in india nasce il primo vigneto ecofriendly. risparmio di acqua e di energia per limitare al minimo l’inquinamento ambientale Il consorzio Franciacorta ha imposto lo stop al termine bollicine riferito al proprio vino. Il presidente del Consorzio Franciacorta, Maurizio Zanella ha spiegato che «“Bollicine” è un termine obsoleto e senza futuro. Il tempo presente ci offre una nuova occasione per affermare i nostri vini di qualità, cominciando dal consolidare la cultura di base in materia e da un appropriato linguaggio». Inoltre Zanella ha sottolineato come il Franciacorta non sia uno spumante, e non vada assimilato ad esso, e che vengono chiamati spumanti, i vini senza Denominazione specifica; mentre Franciacorta, solo il Franciacorta.

Sommelier arrivederci. da adesso ad aiutarci a scegliere il vino giusto per ogni occasione ci penserà il computer

In India è nato il primo vigneto al mondo ecofriendly e sostenibile. Nell’ovest del Maharashtra, zona nota per la produzione di vini, viene utilizzata acqua riciclata, energia solare e si cerca la massima riduzione dei rifiuti. I promotori di questo vigneto hanno dichiarato che il loro obiettivo è cercare di limitare l’inquinamento ambientale che si registra nelle aree di produzione dei vini, come succede nella Napa Valley in California. Questa avventura “green” ha quindi lo scopo di dimostrare, in particolar modo ai grandi produttori occidentali, che si può produrre vino anche senza danneggiare l’ambiente circostante.

basta con il termine bollicine vicino a Franciacorta. Chiamano i vini con il proprio nome e non con termini generalizzati

Capita spesso che quando andiamo in un ristorante chiediamo aiuto al sommelier per la scelta del vino. Ma per ovviare a questo problema arriva in nostro aiuto la tecnologia. Nonostante siano già presenti molte applicazioni per cellulari per scegliere al meglio al vino, Microsoft, grazie alla tecnologia Surface, ha creato un computer in grado di raccontarci la bottiglia che ci troviamo davanti in pochi istanti. Appoggiano la bottiglia allo schermo, e sfruttando il codice a barre posto sotto la bottiglia, il compu-

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ter è in grado di consegnarci all’istante la scheda tecnica dettagliata del vino e soprattutto una gran quantità di ricette con cui è consigliato l’abbinamento con tal vino. Nella scheda inoltre è segnalato il prezzo medio della bottiglia, permettendoci sia un veloce confronto con la carta dei vini che di evitare di trovarsi brutte sorprese al momento del conto. Tutte le informazioni sul vino saranno inserite nel computer dal ristoratore, che può così fornire un servizio veloce ed efficace al proprio cliente.


Negli anni ’80 Gran Bretagna ed Argentina dettero vita ad una cruenta guerra per il possesso delle sperdute isole Falkland (Malvinas, in spagnolo), ma a distanza di quasi trent’anni da quel conflitto potrebbe essere la produzione di un nuovo vino a creare un punto d’incontro. L’uva argentina di un podere di Mendoza e l’esperienza di una famosa casa vinicola inglese del Kent andranno ad unirsi per produrre il primo vino anglo-argentino, «per la pace e non per la guerra». E allora chissà che proprio questo nuovo vino non riesca nell’intento di portare pace dove re e diplomatici hanno fallito.

la classifica dei migliori siti delle cantine italiane. il web diventa sempre più protagonista nella promozione delle aziende

isole Falkland. il know how della gran bretagna e l’uva di un podere argentino uniti per un nuovo vino nel segno della pace

Col passare del tempo anche i produttori di vino hanno capito l’importanza di avere un sito internet efficiente e consultabile in maniera rapida. Ad oggi quasi tutte le cantine sono presenti almeno su un social network, e l’e-commerce inizia a farsi largo. Il sito winenew. it ha stilato la classifica dei migliori portali italiani, analizzando oltre 2.500 siti. Primo posto per la cantina veneta Santa Margherita (santamargherita. com), seguita dalla toscana Marchesi de’ Frescobaldi (frescobaldi.it) e dal rinno-

vato sito della siciliana Planeta (planeta. it). Quarto il nuovo portale del gruppo veneto Allegrini (allegrini.it), seguito al quinto posto dal sito di Donnafugata (donnafugata.it). Andando a vedere i siti, si nota come siano ben curati e come i produttori abbiano capito l’importanza della rete per promuovere e far conoscere la propria azienda, oltre che suggerire all’utente informazioni sul territorio, suggerimenti su itinerari e ristoranti e persino su strutture ricettive anche al di fuori delle mura dell’azienda.

andrea bocelli. tra la musica e il vino. il cantante italiano promuoverà nel mondo le bottiglie prodotte dalla sua famiglia

Il vino e la musica hanno da sempre formato un’accoppiata vincente ed interessante. Parliamo di Andrea Bocelli, e della sua azienda toscana di cui si occupa il fratello Alberto, che il cantante italiano farà conoscere in tutto il mondo cosi come la sua voce. La famiglia del tenore possiede infatti alcuni vigneti in Toscana, a Lajatico (Pisa) e recentemente ha cominciato ad aumentare la propria produzione, con la messa in commercio di circa 30.000 bottiglie. Adesso cercherà di sfondare anche nel mercato di oltreoceano, cercando di seguire le orme proprio del tenore, ormai noto in tutto il mondo.

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News

Vino e cinema: si rinnova il connubio. Sia negli Stati Uniti che in Italia il grande schermo racconta il mondo del vino Il vino sui grandi schermi del cinema. Sono in progetto diversi film che hanno come protagonista il vino, che vedranno coinvolti anche attori famosi. Partiamo da Brad Pitt , fra l’altro proprietario di una villa con vigneti nel Veronese, che sarà l’attore principale di The Billionaire’s Vinegar (regia di David Keopp, già firma di film come Jurassic Park, Mission Impossible e Spider Man) che prende spunto dal libro del 2008 di Benjamin Wallace e narra la vicenda di una delle “truffe” più colossali del mondo del vino. Si racconta la storia della bottiglia di vino, battuta all’asta da Christie’s nel 1985 per 105.000 sterline, poiché ritenuta erroneamente di proprietà dell’ex presidente americano Thomas Jefferson, in quanto marcata “Th. J”. Sempre negli Usa un altro film parlerà del mondo del vino e più precisamente della figura del sommellier. SOMM, questo il titolo, è un film indipendente di Jason Wise ed uscirà dopo due anni di riprese in 6 paesi diversi. La pellicola racconterà la vera storia di Brian McClintic, Dustin Wilson, Ian Cauble e DLynn Proctor, quattro aspiranti sommelier che partecipano alle selezioni di Master Sommelier, uno degli esami più prestigiosi ma anche più difficili per gli esperti di vino. Anche in Italia non poteva mancare una produzione cinematografica sul vino: a fine estate partiranno infatti le riprese di Vino Dentro, nuovo film di Ferdinando Vicentini Orgnani con Vincenzo Amato e Giovanna Mezzogiorno. Il progetto, presentato al Vinitaly, è ispirato all’omonimo romanzo di Fabio Marcotto e racconta la storia di Giovanni Cuttin, il più importante e stimato wine-writer italiano. La sua vita si divide tra degustazioni pubbliche, convegni e presentazioni del suo libro autobiografico, Vino dentro, fino all’incontro con una misteriosa, bellissima donna

che lo attira in un vortice senza via d’uscita.. Un film italiano che gravita intorno al mondo del vino e alla sua affascinante

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ritualità, lontano dagli stereotipi e dalle imprecisioni che spesso il cinema ha usato avvicinandosi a questo tema.


rapporto ismea: sono 521 i vini a denominazione d’origine. Cresce l’export con aumenti sia per il volume che per il valore “enoticon, Rate your Wine”, questo il nome della nuova piattaforma che aspira col tempo a diventare il punto di riferimento per esperti ed appassionati del settore. Enoticon si propone come motore di ricerca e banca dati sempre aggiornata dove poter trovare la scheda tecnica (nome del vino, denominazione, annata, azienda, zona di produzione), i commenti degli utenti registrati, l’elenco dei rivenditori e il prezzo medio a bottiglia. Inoltre la piattaforma punta a diventare un luogo d’incontro tra esperti e non, dove poter dare e legger giudizi attendibili e commentare tutti i vini presenti.

Cresce l’export del vino italiano: +12,4% rispetto al 2011 con grandi incrementi da paesi emergenti come Cina e giappone

una recente indagine dell’Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo) ha fatto il punto della situazione sul mondo del vino. È emerso che tra Doc, Docg e Igt in Italia se ne contano 521 (330 Doc, 118 Igt e 73 Docg), con 58 denominazioni in Piemonte, davanti alla Toscana con 56 e al Veneto con 50. Andando ad analizzare i consumi si registra nel mercato interno una piccola riduzione rispetto al 2010. segnali di crescita arrivano invece dal mercato estero, con le esportazioni italiane di vini Doc-Docg aumentate del 4% in volume (quasi 5 milioni gli ettolitri esportati) e dell’8% in valore.

“enoticon, rate your wine”. È nato il primo social network dedicato al mondo del vino, presentato in occasione del vinitaly

Le esportazioni del vino italiano hanno fatto registrare una forte crescita nel 2011, superando quota 4,4 miliardi di euro, con un incremento del 12,4% rispetto al 2010. Stesso andamento anche per quanto riguarda i volumi, che hanno raggiunto 23,5 milioni di ettolitri (+9,4% rispetto al 2010). Il presidente di Fedagri-Confcooperativ Maurizio Gardini si è detto soddisfatto e ha sottolineato l’importanza dell’estero per far crescere ancora il fatturato: «La strada per consegnare al vino italiano un ruolo da

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protagonista è quello di aggredire i mercati stranieri». La prima nazione sono gli Stati Uniti, con cui il nostro Paese ha registrato un volume d’affari pari a 948 milioni di euro, mentre in termini di volume, davanti a tutti c’è la Germania con oltre 689 milioni di litri importati. Dati significativi invece per quanto riguarda Asia e Africa con incrementi straordinari rispetto al 2010: Cina (+64,5% in valore), Nigeria (47,1%), hong Kong (44,4%), Sud Africa (+37,2%) e giappone (+18,6).


News

Gianni Marzagalli, anni, milanese di nascita e pavese di residenza, è il nuovo presidente del Consorzio di Tutela dell’Asti docg e del Moscato d’Asti docg. Marzagalli è il primo non piemontese presidente, ma ha dichiarato di conoscere bene la realtà della regione avendoci lavorato fin da giovanissimo. Il neo presidente ha voluto sottolineare come la sua elezione testimoni la vocazione sia locale che globale dell’Asti e del Moscato d’Asti, vini legati al territorio, ma che puntano molto anche sui mercati esteri. L’obiettivo di Marzagalli è quello di elevare l’immagine dell’Asti docg e di farlo conoscere anche dove è tuttora sconosciuto.

il vino fa bene alla salute. oltre che proteggere il cuore e le arterie si è scoperto che i polifenoli difendono dalla carie

gianni marzagalli nuovo presidente per l’asti spumante e il moscato. È il primo presidente non piemontese del consorzio

Un bicchiere di vino al giorno può essere molto prezioso e salutare anche per l’organismo. Era già noto come le sostanze antiossidanti presenti nel vino, potessero proteggere cuore e arterie, ma di recente si è scoperto come possa far bene anche ai denti. Analizzando alcune bottiglie della Cantina Due Palme di Cellino San Marco, in provincia di Brindisi, l’equipe composta da membri delle Università Aldo Moro di Bari e La Sapienza di Roma ha scoperto che il vino, soprattutto quello rosso, è un prezioso anticarie.

Le ricerche di laboratorio hanno portato a capire che i polifenoli contrastano la capacità adesiva dei batteri, causa delle carie. Adesso la ricerca andrà messa in pratica e in futuro non si esclude di mettere a punto prodotti contenenti queste sostanze e testarli su un campione di pazienti. L’obiettivo finale sarà poi quello di realizzare dentifrici, collutori o gomme da masticare a base di polifenoli. Il vino torna quindi di prepotenza nel campo della medicina, facendosi scoprire come un valido rimedio per le carie.

in Cina piace il nostro prosecco. boom di esportazioni di spumante nel paese asiatico e il futuro appare sempre più roseo

Il Prosecco alla conquista della Cina. Il noto spumante italiano sta vedendo aumentare il proprio consumo nel paese asiatico e nel 2011 c’è stato un incremento del consumo del 235%. Secondo Coldiretti l’anno scorso sono state spedite in Cina ben 7,6 milioni di bottiglie, e il futuro sembra promettere bene, sebbene i consumatori cinesi non siano troppo informati sui nostri vini e spumanti. Per il 2013 non si esclude la possibilità di raddoppiare le esportazioni verso la Cina, ovvero quel mercato, che secondo il parere degli esperti sarà ben presto il primo mercato per consumo complessivo di vini.

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News Fiere

Eccellenza toscana in mostra

Vetrina internazionale tra cene e assaggi

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Evento esclusivo, vini unici. È stata sufficiente una edizione, la prima, per far diventare Divino Tuscany l’evento più ambito dell’enologia italiana, un “must be”. Una manifestazione riservata ai nomi più blasonati della grande enologia toscana e ai loro vini icone, riuniti in un contesto di straordinario appeal, all’interno di spazi di nobile eleganza e antico splendore. Una combinazione di grandi vini, alta cucina, arte, musica, bellezza, charme dentro una Firenze che sta vivendo una nuova, vibrante stagione da “Nuovo Rinascimento”. Nel corso dei quattro giorni, seminari, degustazioni guidate, “grand tasting”, gala e cene più intime vedranno protagonisti le bottiglie più prestigiose di oltre 50 aziende vitivinicole al top. A iniziare dalle otto fondatrici: Barone Ricasoli, Marchesi Antinori, Castello Banfi, Marchesi di Frescobaldi, Mazzei, Petrolo, Il Borro, Principe Corsini. Per Suckling, per quasi trent’anni firma più prestigiosa di “Wine Spectator”, Divino Tuscany è la realizzazione di un sogno inseguito fin da quando nel 1998 arrivò in Italia. Nell’aprire la prima edizione, lo scorso anno, il guru del vino diceva: «Il mondo deve venire a Firenze, un posto unico al mondo, a celebrare l’eccellenza, nel vino ma non solo». È questa la «semplice idea» che ha spinto James Suckling a organizzare, per il secondo anno Divino Tuscany. Per Suc-

Divino tuscany, un anno di vita ed è subito diventato un “must be” kling «È un buon momento per i vini italiani», e il loro mercato internazionale «è migliore di quanto non lo sia per i vini francesi. Il made in Italy va molto bene negli Stati Uniti e in Russia. C’è molto molto potenziale sui mercati conquistati e su quelli nuovi, come gli asiatici». Il vino made in Italy piace, potrebbe avere ottime potenzialità, l’Italia deve imparare a vendere, a essere presente sui mercati. «Ad Hong Kong ogni giorno si vedono produttori francesi ma gli italiani non ci sono quasi mai quando invece per i cinesi è importante vedere le persone, parlarci. I produttori devono devono andare in Cina, come in Russia, devono presentarsi, farsi conoscere di persona». E poi c’è il problema delle dimensioni troppo piccole delle aziende italiane. Ecco che anche Suckling invita i wine-maker italiani a fare sistema. «Da soli, se si è piccoli, non si possono avere le risorse finanziarie e il potenziale per fare promozione, viaggi. O anche per essere sul mercato visto che in Asia è molto caro distribuiUna cena di gala durante Divino Tuscany

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Serata tra amici sull’aia di casa Il cantante Sting e la moglie Trudie aprono le porte della tenuta Il Palagio per una grigliata e per degustare vini come il “Sister Moon”

Siamo molto contenti di questo invito a casa nostra per domenica 20 maggio. Infatti ci piace molto ricevere gli ospiti nella nostra tenuta Il Palagio, stare tutti insieme, bere degli ottimi vini. A cominciare di quello di cui andiamo piu’ fieri, il nostro “Sister Moon”, un blend di Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon. Offrire ai nostri ospiti anche gli altri prodotti della casa e fare una grande grigliata intorno alla quale ritrovarsi in compagnia, come succederà domenica. Dopo il pranzo, con piatti e atmosfera tipici della campagna toscana, gli ospiti possono fare una passeggiata nella tenuta o fermarsi nel nostro shop che è aperto per chiunque voglia acquistare la frutta, la verdura, il vino, l’olio di oliva, il miele di nostra produzione. Tutto rigorosamento bio e biodinamico, il vino in primis. Abbiamo deciso di prendere parte a Divino Tuscany perchè la Toscana per noi è sempre una festa, e amiamo condividere con gli altri i frutti e i prodotti della nostra terra ed essere parte della vita toscana. Quasi tutta l’estate la passiamo in Toscana e cerchiamo di venire a Il Palagio non appena possibile negli altri periodi dell’anno. Tutti e due amiamo l’Italia da sempre e ci piace venire qui, “nel nostro posto”, dove possiamo veramente riposarci fuggendo dalla vita frenetica di tutti i giorni. Amiamo il paesaggio e il clima della Toscana che è una bellissima “parte di mondo”. Qualunque cosa è bella da vedere in Toscana: la natura, l’architettura, l’arte e la gente. E naturalmente, il cibo, squisito, fresco, sano e pieno di gusto. Tutto qui è fatto con stile ed eleganza.


Fiere

La “semplice idea” diviene realtà James Suckling, ex firma di “Wine Spectator”, è riuscito a realizzare il suo sogno: portare a Firenze un grande evento legato a vini di eccellenza

Ospiti con sigaro per la serata cubana

negli ultimi trent’anni i produttori toscani hanno fatto progressi notevoli

Degustazione di grandi vini

Al Palagio fra amici

re il vino». La manifestazione di Firenze rappresenta una vetrina eccezionale per i vini toscani, che, per James Suckling hanno raggiunto livelli di eccellenza. «I vini toscani sono l’esempio dei vini qualità in generale. Negli ultimi trent’anni i produttori toscani hanno fatto progressi notevoli, è difficile pensare ad un’altra regione nel mondo dove si producano vini rossi così emozionanti e diversi. Hanno fatto tanto e hanno ancora tanto potenziale da esprimere». Per l’ideatore di Divino Tuscany tuttavia, ottimo potenziale ce l’ha tutto il vigneto Italia. «Gli stranieri cercano vini veri, qualcosa di differente dai Cabernet che si trovano in tutti i vini di tutto il mondo. Sangiovese, Aglianico, Nero d’Avola per non parlare di Barolo, Brunello, Barbaresco, sono unici, sono soltanto in Italia». Divino Tuscany è organizzato in collaborazione con Img Artists, leader nel management dello spettacolo e dei grandi eventi. «Effettivamente lo scorso anno il mondo è arrivato, e da oltre 18 Paesi diversi» commenta con soddisfazione Jeff Fuhrman, presidente di Img Artists. Quartier generale della kermesse quest’anno la splendida location del Grand Hotel Villa Cora sulle colline proprio sopra il Giardino di Boboli. La villa storica dal gusto eclettico ospita anche il grande party inaugurale d’ispirazione e atmosfera cubana. Dalla musica live di Ernàn Lòpez Nussa, il più prestigioso jazzista cubano, dallo stile inconfondibile, all’anteprima del film documentario di James Suckling sui sigari, Heart and Soul Cuba.

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Il mio sogno nell’organizzare Divino Tuscany era quello di dare un contributo all’organizzazione di un evento che valorizzasse l’immagine della Toscana e i grandi vini della regione, facendo in modo che anche i produttori top fossero coinvolti appieno nell’iniziativa. Con la prima edizione dello scorso anno, il mio sogno di un evento internazionale che vedesse protagonisti Firenze e la Toscana, si è avverato anche ben oltre ogni aspettativa. I quattro giorni di evento hanno messo in luce l’unica e straordinaria qualità dei vini toscani e della Toscana in generale e fatto di questo la più bella festa dei grandi vini. Divino Tuscany è per chiunque ama i grandi vini toscani e li vuole celebrare e meglio comprendere. Lo scopo è quello di riunire tutti questi appassionati a Firenze. Anche quest’anno sono stato io a selezionare personalmente i vini e le aziende produttrici ed essi costituiscono quello che di meglio a mio avviso offre la Toscana. Ho iniziato a stilare una classifica dei vini toscani nel 1980 e mi sono trasferito in Toscana nel 1998 per viverci stabilmente. La Toscana è uno dei più bei posti al mondo, con una combinazione unica di storia, cultura e tradizione. E produce vini favolosi, unici. Non a caso, è in Italia. In particolare Firenze è il centro della Toscana. Occupa un posto speciale nel cuore degli italiani, così come degli stranieri, per questo l’abbiamo scelta e per questo Divino Tuscany si svolge a Firenze.


Aziende e vini visti da James Suckling Uccelliera I progressi qualitativi nella vinificazione di questa azienda, che lega il suo nome al Brunello di Montalcino, sono un ottimo esempio di quanto si siano evolute le attività vitivinicole dei piccoli produttori negli ultimi decenni. Durante il “Grand Tasting” verrà servito l’imperdibile “Riserva 1997”. Tolaini Agli inizi del 2000 il canadese Pierluigi Tolaini tornò nella sua terra natale, la Toscana, spinto da un insaziabile desiderio di produrre vini pregiati. L’azienda vinicola Tolaini, nella regione del Chianti Classico, produce una straordinaria gamma di Super Tuscan con l’aiuto di Michel Rolland. I 2008 serviti in questa edizione sono eccellenti. Tua Rita Questa cantina, situata lungo la costa toscana, deve la sua fama mondiale a un Merlot straordinariamente ricco chiamato Redigaffi, must per qualsiasi collezionista di vini pregiati. Tra i vini di prima qualità, “Giusto di Notri”. L’annata 2004 dovrebbe deliziare il palato degli ospiti durante il “Grand Tasting”. Testamatta Bibi Graetz, figura relativamente nuova nel panorama vitivinicolo toscano, ha puntato soprattutto sulla qualità superba del suo Sangiovese puro, il “Testamatta”, la cui annata 2006 è impareggiabile. I suoi vini migliori nascono da vecchi vigneti sulle colline sopra Firenze, nei pressi di Fiesole. Per la cena di gala una ristretta produzione di bianco dell’Isola del Giglio, il “Bugia” 2011. Tenute Silvio Nardi Emilia Nardi ha saputo imporsi nella regione con i suoi originali Brunelli di prima qualità. Come il “Manachiara”, ottenuto dai vigneti più vecchi della proprietà. Tuttavia il suo vero trionfo è il “Brunello 2007”, che sarà servito nel corso dell’evento. Tenuta Vitanza La cantina di Rosalba Vitanza e Guido Andretta passò alla ribalta nel 1997 con un’annata eccelsa che fu la punta di diamante della regione. Da allora la coppia ha continuato a produrre ottimi Brunelli di primissima qualità. Sono produttori molto costanti, capaci di ottenere vini eccelsi sia nel 2007, sia nel 2006. Tenuta Sette Ponti Dal finire degli anni Novanta l’“Oreno” e il “Crognolo” sono incredibilmente pregiati. Il migliore fra tutti è forse l’“Oreno” 2008, ma gran parte dei vini di fine 2000 hanno riscosso un successo mondiale. L’“Oreno” 2009 servito a Divino Tuscany è di qualità eccelsa, così come la miscela di Bordeaux prodotta all’Orma, il suo podere di Bolgheri. Tenuta San Guido Il “Sassicaia” ha saputo mantenere nel tempo grazia e raffinatezza. È un vino che merita un posto nella

cantina di ogni serio collezionista di vini, anche in virtù del suo straordinario pedigree. Il “Sassicaia” 2004 servito all’evento dovrebbe cominciare proprio ora a essere bevibile. Un’esperienza da non perdere. Tenuta Il Palagio Sting e la moglie Trudie Styler vivono da oltre dieci anni nella loro meravigliosa tenuta toscana Il Palagio, ma solo di recente hanno cominciato a produrre vino. Tutti i vigneti della proprietà sono coltivati secondo i principi dell’agricoltura biodinamica. Apprezzabile la loro prima creazione, il “Sister Moon” 2007, una miscela di Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon. Tenuta di Biserno Di proprietà di Piero e Ludovico Antinori, ex Tenuta dell’Ornellaia, Biserno cominciò l’attività nel 2001 in una proprietà al confine con la denominazione di Bolgheri e vicinissima ad alcuni vigneti di Masseto. L’annata 2007 è da provare, ma i 2008 serviti a Divino Tuscany sono forse i migliori di sempre. San Filippo Roberto Giannelli, proprietario dell’azienda San Filippo nella regione del Brunello di Montalcino, acquistò la tenuta qualche anno fa. Il suo “Le Lucére”, un Brunello ricavato da un singolo vitigno, rivela una ricchezza e una consistenza impareggiabili, con un vago richiamo alla Borgogna. Il 2007 e il 2006 sono rossi eccezionali, ma al momento il più gradevole al palato è il 2004. Poliziano Celebre per l’“Asinone”, tuttavia “Le Stanze”, una miscela di Cabernet Sauvignon e Merlot, è un tripudio di forza e ricchezza. Porta il marchio dell’azienda pur essendo ottenuto da varietà di vitigni internazionali. Il 2007 servito a Divino Tuscany è ricco e intenso. Grande attesa per provare il “Le Stanze” 1999 alla cena di gala. Poggio al Tesoro Questa tenuta di Bolgheri è stata inaugurata nel 2001 da Marilisa Allegrini, tra i migliori produttori dell’“Amarone Veneto”, e Leonardo LoCascio, fondatore di Winebow, ditta statunitense importatrice di vini. Dedicato a Walter, un Cabernet Franc puro, è il mio preferito ma anche “Sondraia” è un rosso bilanciato ed eccelso. Al momento l’annata 2004 dovrebbe essere perfetta per la degustazione.

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Tenuta dell’Ornellaia L’Ornellaia è una moderna leggenda nel mondo della vinificazione toscana. Produce non solo una superba miscela di Bordeaux che porta il suo nome ma anche un Merlot puro chiamato “Masseto”, che è il fiore all’occhiello della cantina. A Divino Tuscany verranno servite le annate migliori: il 2008, il 2006 e il 2004. Siro Pacenti La cantina detiene la leadership nella produzione di Brunello, ricavando vini densi e potenti tramite la precisa e abile vinificazione del proprietario Giancarlo Pacenti. L’invecchiamento giova a tutti i vini della tenuta, in particolare allo straordinario 1997. San Polo Marilisa Allegrini, produttrice di pregiati Amaroni, ha di recente acquistato la tenuta di San Polo specializzata nel Brunello di Montalcino insieme al suo partner Leonardo LoCascio. Gli amanti del vino sono attirati soprattutto dai Brunelli, ma il “Super Tuscan” rosso della tenuta, il “Mezzopane”, non è da meno. Il “Brunello 2007” ha raggiunto un livello qualitativo impressionante. Poggio Antico La tenuta di Poggio Antico produce pregiati Brunelli di Montalcino fin dagli anni Ottanta. In particolare il Brunello non annata e l’“Altero”. Quest’ultimo subisce un processo di invecchiamento leggermente diverso, trascorrendo circa due anni in botti di quercia francese da 500 litri anziché in botti slavoni. Il “Brunello Altero” 2007 è una delle migliori annate del Montalcino. Imperdibile! Podere Sapaio La miscela di Bordeaux, un Bolgheri Superiore che porta il nome del podere, è sempre estremamente pieno e ricco, pur conservando struttura e concentrazione. Un rosso eccelso. Il “Sapaio” 2008 è uno dei migliori di sempre. Podere Poggio Scalette Negli anni Ottanta Vittorio Fiore divenne uno dei fari guida della vinificazione toscana in virtù della sua attività di consulente enologo. La sua punta di diamante, il rosso Igt “Il Carbonaione”, mostra una chiarezza e concentrazione straordinarie che vanno a enfatizzare la qualità del Sangiovese di collina. Alla Cena di Gala sarà servita l’annata 1996, di cui sono rimaste appena poche bottiglie. Fontodi La cantina a gestione familiare produce esclusivamente vini pregiati fin dagli anni Ottanta. È celebre


Fiere per il suo eccellente Chianti Classico, ma la grandezza di Fontodi emerge al meglio nel suo rosso “Super Tuscan”: il “Flaccianello della Pieve”. Degni di nota sono il “Case Via”, un eccellente Syrah, e il “Chianti Classico Vigna del Sorbo”, ottenuto da un singolo vitigno. I “Flaccianello” 2009 e 2006 allieteranno gli ospiti di Divino Tuscany. Felsina Dallo Chardonnay al Cabernet Sauvignon puro fino ad arrivare al Sangiovese, i vini di Felsina sono un tripudio di carattere e chiarezza. I miei prediletti sono i “Sangiovesi di Felsina”, dal Super Tuscan “Fontalloro” al Chianti Classico Berardenga “Rancia Riserva”. Al “Grand Tasting” ci saranno Fontalloro 2009 e 2003. Fattoria Viticcio Alessandro Landini ottiene vini pregiati senza soluzione di continuità, al punto che è difficile dire se i Chianti Classici riserva del Viticcio siano migliori dei due pregiati “Super Tuscan Monile” e “Prunaio”. Alessandro è molto soddisfatto dei risultati ottenuti nel 2009, pertanto servirà i suoi “Chianti Classici Riserva Monile” e “Prunaio” di quell’annata. Fattoria Le Pupille La miscela di Cabernet Sauvignon, Merlot e Alicante è diventata leggenda tra gli intenditori toscani. Basta assaggiare un’annata grandiosa come il 1997 per capire quanto il rosso possa migliorare con l’invecchiamento. La cosa straordinaria è che il proprietario ha scelto di riservare al “Grand Tasting” una delle prime annate di questi vini, il 1987.

Eredi Fuligni Mi innamorai del Brunello di Montalcino di Fuligni negli anni Ottanta. Fu l’annata 1988. Negli ultimi trent’anni è stato il professore di legge Roberto Guerrini a sovrintendere alla tenuta di famiglia. I suoi vini sono complessi e raffinati come la musica sinfonica che ama ascoltare. Durante la Cena di Gala servirà le riserve 2006 e 2001.

Castelvecchio Castelvecchio offre un diverso taglio qualitativo alla denominazione Chianti dei Colli Fiorentini con rossi forti e concentrati, con un buon equilibrio e una straordinaria ricchezza. Il rosso “Il Brecciolino” è quello che più mi ha colpito. Negli ultimi anni, come il 2006 e il 2007, ha rivelato una magnifica anima di pura frutta e tannini vellutati.

Duemani Luca d’Attoma è meglio noto in Toscana come grande consulente enologo, ma alcuni dei suoi vini migliori provengono dalla piccola proprietà costiera che possiede insieme alla moglie Elena. La tenuta produce tre vini: il “Suisassi”, un Syrah puro, è indubbiamente il mio preferito. Al “Grand Tasting” verranno servite due annate di Duemani: il 2008 e il 2001.

Castello di Bossi Non è tanto il Chianti Classico a fare del Castello di Bossi un eccellente produttore di vini. Gli intenditori sono principalmente attratti dai rossi ottenuti da varietà internazionali, come il Merlot Girolamo puro e la miscela di Sangiovese/Cabernet Sauvignon chiamata “Corbaia”. Durante la degustazione pomeridiana si potrà saggiare l’evoluzione del “Girolamo” 2001 in bottiglia.

Ciacci Piccolomini La cantina a conduzione familiare produce due Brunelli, un non riserva e un “Vigna di Pianrosso” ottenuto da singolo vitigno. Quest’ultimo è sempre un passo avanti in fatto di qualità, e al palato rivela una maggiore concentrazione e profondità di fruttatura. Al “Grand Tasting” sarà possibile confrontare tra loro il “Vigna di Pianrosso” 2007 e quello del 2004. Castiglion del Bosco È il sogno di Massimo Ferragamo, il magnate toscano della moda. Va detto però che Castiglion del Bosco cominciò a produrre Brunelli di qualità eccelsa molto prima che sorgessero l’albergo e la stazione termale. Offre un Brunello non riserva e il “Campo del Drago”, ottenuto da un vitigno singolo connotato da una maggiore intensità e ricchezza. Da non dimenticare il “Prima Pietra”.

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Castellare di Castellina È l’Igt “I Sodi di San Niccolò” a catturare l’attenzione dei collezionisti di tutto il mondo. È una miscela originale di Sangiovese e Malvasia Nera una varietà locale che dona al vino freschezza e carattere floreale. Il proprietario della tenuta è il magnate italiano delle telecomunicazioni Paolo Panerai. “I Sodi “2001 garantirà una degustazione indimenticabile. Casanova di Neri Negli ultimi anni la tenuta di Casanova di Neri è divenuta celebre in tutto il mondo grazie ai suoi superbi Brunelli di Montalcino, in particolare la super miscela “Tenuta Nuova” e il “Cerretalto” ottenuto da un singolo vitigno. Straordinario il “Pietradonice”. Il Brunello di Montalcino “Tenuta Nuova di Casanova di Neri” 2007 è eccellente.


Carpineta Fontalpino Carpineta Fontalpino produce Chianti Classici eccelsi nei suoi vigneti a coltivazione biologica, tuttavia i vini migliori sono le miscele Super Tuscan: il “Dofana” e il “Do Ut Des”. Il secondo è una miscela di Sangiovese e Petit Verdot, il primo di Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot. Non perdetevi i vini del 2006 e 2007. Anche il 2009 dovrebbe essere un’ottima annata. Caparzo I suoi vini sono sempre stati connotati da una nobile sintesi di intensità e freschezza. Il più pregiato Brunello è “La Casa”, ottenuto da un singolo vigneto sul colle di Montosoli. Il “La Casa” 2006 e i non riserva sono tra i migliori Brunelli di Caparzo mai prodotti. Da provare durante la degustazione pomeridiana. Brancaia Il suo rinomato Chianti Classico ha sempre avuto un ampio seguito, ma di recente è stato il “Tre” a guadagnare prestigio come uno dei fiori all’occhiello della Toscana. Il vino più pregiato della tenuta è “Il Blu”. Sono un grande sostenitore di tutti i vini di Brancaia dell’annata 2007. Altesino Altesino è una delle punte di diamante nella regione del Brunello di Montalcino. Il vino ha fatto continui progressi da quando Elisabetta Gnudi Angelini acquistò la proprietà sul finire degli anni Novanta. Tra le annate migliori di Montosoli ricordo il 1997 e il 2001. Il più pregiato di tutti resta però il 2007. Barone Ricasoli Stupisce che il proprietario Francesco Ricasoli riesca a produrre esclusivamente vini di ottima qualità, dai semplici Chianti

ai Chianti Classici potenti e strutturati, in particolare il “Castello di Brolio” e il nuovo “Colledila”. Il Super Tuscan rosso “Casalferro” possiede la classe e la forza di un prestigioso Bordeaux. Al “Grand Tasting” sarà possibile confrontare le annate 2008 e 2001. Castello Banfi La sua fama è legata soprattutto ai vitigni di Sangiovese dai quali ricava i suoi tre Brunelli: il non riserva, il “Poggio alle Mura” e il “Poggio all’Oro”. È difficile pensare a un altro produttore di Brunello che sappia eguagliare la costante eccellenza di Banfi. Degustando il “Poggio all’Oro” 2006 e 1995 al “Grand Tasting” si potrà comprendere l’evoluzione qualitativa del suo Brunello. Il Borro I vini più pregiati di Ferruccio e Salvatore Ferragamo sono ricchi e deliziosi nella fase iniziale della loro evoluzione. Ho sempre prediletto la miscela di Bordeaux con un tocco di Syrah, il “Borro”. L’azienda produce anche un Sangiovese puro ottenuto da un singolo vigneto, il Polissena. Il “Borro” 2009 è forse il miglior vino mai uscito dalla tenuta. Marchesi Antinori Negli anni Settanta il patriarca del clan, Piero Antinori, cambiò per sempre l’immagine dei vini toscani nel mondo grazie all’invenzione del “Tignanello”, e più tardi del “Solaia” che diedero origine alla categoria “Super Tuscan”. Questi straordinari vini rossi continuano ad attirare uno stuolo di collezionisti in tutto il mondo, in particolare il “Tignanello” e il “Solaia” 1997. L’annata 2008 è qualitativamente molto simile.

Marchesi de’Frescobaldi Ho un debole per le produzioni dei Frescobaldi a Montalcino, in particolare per il “Brunello di Castel Giocondo”. Il “Ripe al Convento” riserva è una delle annate più prestigiose, dotata di straordinaria profondità e complessità. Il “Super Tuscan” “Giramonte” è all’estremo opposto: denso, potente e ricco. Il 2006 è l’annata migliore in assoluto. A Divino Tuscany sarà servito “Luce” in due diverse annate: il 2009 e il 1999. Castello di Fonterutoli Di recente la famiglia ha ultimato una cantina high-tech per perfezionare i vini della tenuta, tra i quali spicca il leggendario “Siepi”. Inolte i Mazzei producono alcuni dei vini migliori della Maremma, a Belguardo, e della Sicilia a Zisola. Il “Siepi “2008 servito al “Grand Tasting” è uno dei migliori della tenuta. Petrolo La miscela di Sangiovese/Merlot, il “Torrione”, e il Merlot puro “Galatrona” di Luca Sanjust sono due tra i vini più ricercati della regione. Sanjust è dell’idea che il suo “Galatron”a sia la dimostrazione che la Toscana ha uno stile di Merlot tutto particolare. Per verificarlo suggerisco di provare la straordinaria annata 2007. Principe Corsini Ammiro in modo particolare i suoi Chianti Classici riserva: il “Cortevecchia” e il “Don Tommaso”. I vini del 2006 spiccano per qualità, rivelando profumi meravigliosi e un’elegante fruttatura. Il “Birillo”, un’ardita miscela di Cabernet Sauvignon e Merlot ottenuta in Maremma, è uno dei fiori all’occhiello dei “Super Tuscan”. Duccio Corsini servirà due annate del suo vino migliore prodotto a Marsiliana, in Maremma: il 2007 e il 2006.


Fiere

Tra cibo, fashion, arte e tradizione

Made in Marche

Claudio Zeni foto di Giacomo Bischeri

Marche da assaporare, sorseggiare, ma anche da indossare, godere e vivere appieno è stato il leit motiv di “Tipicità”, l’annuale rassegna di Fermo, che giunta alla sua ventesima edizione si è confermata una delle principali manifestazioni italiane pensate per i professionisti del settore e per gli amanti dei sapori autentici e delle tradizioni gastronomiche di una regione. Una vetrina vocata alla promozione di tutta la macroregione adriatico-ionica, grazie alla presenza della Provincia di Gorizia e della Repubblica di Serbia, con un altro “ospite d’onore”, la Sicilia. Grande novità di quest’anno anche l’Accademia, scenografica cucina a

vista multimediale, dove i riflettori sono stati puntati sul confronto dello stoccafisso all’anconetana con quello della ricetta tradizionale norvegese, elaborato quest’ultimo dalla delegazione delle isole Lofoten, giunta appositamente nella ridente cittadina marchigiana dal Circolo Polare Artico. Sapori genuini, panorami pittoreschi, sapiente manualità, esclusiva creatività. Il tutto, sullo sfondo di un’eccezionale qualità della vita! Queste sono state le Marche d’eccellenza che “Tipicità” ha presentato a Fermo a migliaia di visitatori, con in primo piano, naturalmente, le squisite tipicità regionali, le aree espositive dedicate al BtoB e l’imman-

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cabile mercatino che, da sempre, ha offerto la possibilità di degustare e acquistare direttamente dai produttori, esclusive specialità: olive ascolane, formaggi pecorini e caprini, ciauscolo, maccheroncini di Campofilone, vino cotto, salame di Fabriano, mela rosa dei Sibillini, miele, marmellate, tartufi, prosciutto di Carpegna, legumi e cereali biologici, olio extravergine d’oliva ed anche il pregiato pesce dell’Adriatico. Tra le tante piacevoli soste enogastronomiche meritano una segnalazione la cantina Villa Manù della famiglia Allegrini di Lapedona (FM), che valorizza i vitigni Passerina e Pecorino, la pasta del “mitico Spinosi” e la Camera


Un momento dell’inaugurazione

un suggestivo percorso attraverso le prestigiose griffe e le icone più rappresentative della regione 23

di Commercio di Trapani, che tra le eccellenze presentate ha promosso il “Condiaroma 33”, un aceto di vino e mosto d’uva concentrato della zona di Marsala lasciato invecchiare nelle botti di legno dall’imprenditore Vito Laudicinia di Petrosino. Accanto alle squisitezze enogastronomiche, “Tipicità” ha, inoltre, proposto al visitatore la “Made in Marche Gallery”, un suggestivo percorso attraverso le prestigiose griffe e le icone più rappresentative della creatività di questa splendida regione. Produzioni simboliche di una realtà manifatturiera pienamente fruibile dal visitatore, grazie alla ramificata rete di outlet e spacci aziendali diffusa sul territorio. Un ricchissimo cartellone di iniziative per tutti i gusti, quali: Tipicità in blu-Le stagioni del pesce, Stoccafisso senza frontiere e Verdicchio & Co., unitamente a banchi d’assaggio, presentazioni e degustazioni-talk show in compagnia di grandi chef e volti noti hanno completato la rassegna fermana, che come ha sottolineato l’organizzatore Angelo Serri: «Ha confermato in pieno le aspettative di tutti gli operatori coinvolti, mettendo in mostra una regione dove cibo, arte e artigianato di qualità sono le sue grandi eccellenze».


Fiere

Vitigno Italia

Qualità e territorio, le due armi di un vino Il vino come strumento di promozione del territorio. È con questo filo conduttore che Vitignoitalia punta i riflettori sui “territori vitivinicoli italiani”.

Appassionati alla degustazione

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Vino e territorio. L’attenzione tra vino e territorio è il binomio attorno al quale ruota tutta la manifestazione. «Siamo partiti dagli autoctoni quando nessuno ancora ne parlava, dopo otto anni di Vitignoitalia, crediamo giusto dare spazio e voce non soltanto ai vini da vitigni autoctoni, ma a tutti quei vini che sono espressioni forti della nostra Italia», spiega il presidente di Vitignoitalia, Chicco De Pasquale. «Un vitigno può viaggiare, può essere spostato, ma un territorio, i nostri territori, sono la vera ricchezza delle nostre uve e dei nostri vini». Otto anni di esperienza di Vitignoitalia nella promozione dei migliori vini nazionali hanno insegnato che ogni bottiglia non è che una delle espressioni che il territorio di origine è in grado di dare. Per Luigi Moio, professore ordinario di Enologia presso il Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Napol l’originalità di un vino è data non soltanto dal suo vitigno di origine, ma dal territorio in cui nasce. «Il terroir come dicono i francesi. I Romani lo avevano capito già tremila anni fa quando parlavano di Ager Falernus per indicare il primo cru dell’antichità, il Falerno appunto. Oggi l’Italia è conosciuta all’estero per i suoi luoghi, più che per le sue uve. Si parla più facilmente di Capri, Etna, Vesuvio, Costa d’Amalfi che di singoli vitigni. Certamente il vitigno storico, tradizionale, locale, conferisce originalità ad un vino, ma non basta. È tempo di parlare di territori». Che il vino e i territori vitivinicoli non possono che essere oggetto delle stesse strategie di promozione. Che solo facendo squadra il comparto vitivinicolo e quello turistico pos-


sono crescere insieme. Una filosofia e un modo di porsi che sono la base anche di un accordo che ha portato all’iniziativa “Vedi Napoli e poi …bevi” con la collaborazione di Imperatore Travel. Una novità che porta con sé la stessa volontà forte di avere al Centro Sud un luogo dove fare business, far dialogare i produttori, incontrare i grandi mercati internazionali, presentare le novità in cantina e promuovere il turismo del vino. Vino e export. Lo sviluppo del territorio non è il solo obiettivo di Vitignoitalia, che punta a sottolineare come qualità ed export siano le due parole chiave per il mercato interno. Vitignoitalia invita i produttori a fare cerchio e promuove incontri e tavole rotonde per pianificare nuovi fronti comuni su cui intervenire. Sul fronte del mercato estero, gli incontri OneToOne, appuntamenti prefissati buyer-produttore, fiore all’occhiello della manifestazione, quest’anno focalizzeranno l’attenzione sui principali mercati in crescita: Cina e Usa. Si svolgono nelle tre mattine della manifestazione a porte chiuse e vedono produttori e buyer a diretto confronto sulla base di dati raccolti in precedenza che incrociano esigenze dell’offerta e della domanda. L’edizione 2012 di Vitignoitalia sarà fortemente export oriented: a fronte dei bassi volumi produttivi, cresce infatti l’export per il vino italiano. I dati resi noti da

Lo stand della Campania

Unione Italiana Vini parlano di 11 milioni di ettolitri (+16%) per 2 miliardi di euro (+14%) per il primo semestre 2011. Le esportazioni in crescita sono soprattutto quelle dei vini a denominazione e spumanti di qualità, con una performance anche per i rossi ad indicazione geografica. La manifestazione. Il trecentesco Castel dell’Ovo si conferma la location dell’evento, scenario unico e di grande impatto, promosso a pieni voti dagli espositori e dai visitatori internazionali del Salone. Dal 2009, Vitignoitalia consolida il format di salone boutique puntando all’eccellenza e ad un’immagine forte che fa leva sulla location storica e di fascino, icona della città e del-

Un suggestivo momento della manifestazione

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la sua cultura millenaria. Ogni anno sono oltre 250 gli espositori e più di 12mila visitatori in tre giorni, il 20% viene dall’estero. I

VitignoitaIl Premio Vitignoitalia si perfeziona e arricchisce di contenuti nuovi. Accanto all’elevata qualità delle produzioni enologiche nazionali, la commissione composta da critici, sommelier, giornalisti e rappresentanti del settore Horeca, sarà chiamata a valutare due nuovi ed ulteriori parametri: il rapporto con il territorio e l’età del produttore. Lo scopo è quello duplice di premiare le aziende che con il lavoro sui propri vini siano riuscite a contribuire alla valorizzazione del territorio e, contemporaneamente, di riconoscere l’impegno dei giovani produttori. Come ogni anno possono partecipare al concorso i vini prodotti in aree nazionali da qualunque vitigno, autoctono o alloctono. I vini presentati vengono divisi in 6 categorie: vini bianchi tranquilli (con residuo zuccherino fino a 6 g/l); vini rossi tranquilli; vini rosati tranquilli; vini spumanti; vini dolci (con residuo zuccherino superiore a 45,1 g/l); vini liquorosi. L’edizione 2012 di Vitignoitalia vedrà dunque 4 Premi Speciali: Il Premio Speciale Vitignoitalia verrà assegnato all’azienda che ottiene il miglior risultato. Il Gran Premio Vitignoitalia al vino che ha ottenuto il miglior punteggio assoluto. Il Premio Vitignoitalia per i giovani verrà attribuito all’azienda di un giovane viticoltore di età uguale o inferiore a 30 anni Il Premio Vitignoitalia per il territorio verrà attribuito all’Azienda che avrà contribuito alla valorizzazione del territorio di produzione con attività di carattere culturale e di diffusione. concorsi enologici di

lia.


Protagonisti in cantina

Tenuta Masone Mannu

Fascino femminile per un bianco speciale Rocco Lettieri Floriana Ghirra

Fiammetta Bernasconi e Michele Ghirra

Tenuta Masone Mannu è un’azienda agricola che si trova ai piedi della collina Cascione, nel comune di Monti, in provincia di Sassari, sulla SS 199 (Olbia-Sassari), km 48, a 13 km di distanza da Olbia. Nasce nel 2003 per iniziativa di tre soci: Michele Ghirra, Icilio Amoretti e Fabio Vailati, con un oggetto sociale di vasto raggio: produzione, commercializzazione e vendita di prodotti alimentari e non, tipici sardi e non, con particolare riguardo al settore vitivinicolo. Inoltre può svolgere attività enogastronomiche e turistiche. Un impegno portato avanti personalmente e idealmente da Michele Ghirra, che per una delle malattie del secolo, a neanche due anni e mezzo dall’inizio attività di Masone Mannu, ci ha lasciati per altri vigneti e pascoli in cielo, lasciando un grave compito alla moglie

Fiammetta Bernasconi (svizzera) che di tutto avrebbe voluto occuparsi ma non certamente di vigna. Una promessa fatta con l’ultimo bicchiere di “Ammentu” in mano ed ecco che si ritrova ad essere viticoltrice a pieno titolo, con il conforto, allora, di due splendidi figli ancora studenti, Emanuele e Floriana. Le cose nel tempo cambiano, Vailati cede le quote ad Amoretti, imprenditore a Parma, che si ritrova ad essere socio di maggioranza con la collaborazione di Fiammetta Bernasconi e di Floriana, ora adulta, con il compito di export manager e PR. Nel contempo nasce anche la nuova cantina (prima vinificazione nel 2006) e ad occuparsi dell’azienda è un enologo friulano molto capace, Roberto Gariup, che continua l’operato iniziato dal discepolo di Giacomo Tachis, Piero Cella. 26

Qui ci sono tutte le condizioni per fare grandi vini. Terreni sabbiosi, profondi e leggeri, con poco calcare, ricchi di oligominerali, circondati da boschi di lecci, roverelle, olivastri, mirti, corbezzoli, felci, lentischi e sugherete vecchie di alcune centinaia di anni. Un ambiente straordinario caldo e asciutto, dove arriva una leggera brezza marina salmastra che si infila tra i filari con il fresco del maestrale e il caldo del libeccio. Un’area caratterizzata da clima mediterraneo, con scarse piogge dove le viti godono delle temperature mediate dal vento ricco anche di balsamicità delle piante costiere (pini ed eucalipti), ideale per produrre vini di grande personalità e importante struttura come vuole la nuova evoluzione per interpretare al meglio la DOCG della Gallura. Vini eleganti, strutturati, ricchi di profumi, aromatici, sapidi, salati, minerali, con leggero


retrogusto amarognolo. Stiamo parlando dei sono di natura granitica con buoni depositi di bianchi ottenuti dal vitigno principe della terreni minerali. zona, il Vermentino, allevato a tendone, a Il prodotto vinificato in proprio è presenGuyot, ad alberello, a spalliera, a dimostraziote nel mercato italiano ed estero (Gran ne delle diverse interpretazioni di pensiero. Bretagna, Germania, Svizzera, America, I rossi qui invece hanno colore intenso con Giappone e Russia) in diverse tipologie: due riflessi granati. Al naso si avvertono sentori vini bianchi a base Vermentino (Petrizza e di spezie e di vaniglia in perfetta armonia Costarenas), un rosato Rena Rosa (Bovale con note di marasche, lamponi, gelsi rossi, Sardo in purezza) e quattro rossi: Zurria frutti di bosco, bacche selvatiche con bocca (Carignano 100%), Cannonau di Sardegna, austera, asciutta, calda e retrogusto speziato Entu (Cannonau 50% e Carignano 50%) di pepe con ricordi balsamici di resina e verde e Mannu (Cannonau 30%, Carignano 30% di rabarbaro fresco e china calissaya. e Bovale Sardo 40%). Come vino da desLa superficie aziendale è di circa 60 ettari sert, un bianco dolce, Ammentu (da uve catastali di cui 18 a vigneti (13 a Vermentino, Vermentino e Malsasia stramature). La pro4,5 a uve rosse: Bovale sardo, Carignano e duzione complessiva si aggira intorno alle Cannonau) e mezzo ettaro a Malvasia. La 100.000 bottiglie. Tutti i prodotti sono comrimanenza è costimercializzati esclusii rossi qui invece vamente nei settori tuita da 30 ettari di sughereta, bosco della ristorazione e hanno colore misto e mirto. La nelle enoteche. intenso con restante superficie è Gariup, l’enolooccupata da viabilità go e direttore, riflessi granati interna, fiumi, fabci confessa: «La bricati e laghetti. L’area coltivata a vigneti ha nostra prerogativa è quella fare vini beviun’altitudine di circa 120 metri s.l.m. Sono bili. Preferiamo l’eleganza all’austerità. presenti 2 piccoli bacini ed un lago di 6 m di Puntiamo a fare vini che ab­biamo una profondità. La proprietà è attraversata da 3 loro personalità, ma anche che invoglino piccoli fiumi. La zona è caratterizzata da un a bere. Ciò non toglie che abbiamo anche favorevole microclima, alimentato dalla brezun vino di punta, il Mannu, che è in za del mare, distante solo pochi km ed è progrado di competere con i più grandi vini tetta da una fascia di macchia mediterranea di Sardegna. Si abbina alla perfezione a con boschi di sughera e roverella. I terreni primi piatti importanti, magari con sugo

Roberto Garlup, enologo

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d’agnello, al maialino arrosto e ai formaggi a pasta semidura». Ultimo per nascita ma non certo per importanza è Ammentu: vino passito frutto di uve di Vermentino surmaturate direttamente in pianta e altre uve a bacca bianca appassite quali la Malvasia sarda. Ammentu, in sardo “ricordo”, è un nome ispirato all’atmosfera particolare di fine cena, quando è bello evocare il passato, tra aneddoti e storie. Tenuta MASONE MANNU s.r.l. Località Su Canale 07020 MONTI (OT) Tel. 0789. 47140 info@masonemannu.com www.masonemannu.com.


Protagonisti in cantina

Vino per passione

Dino Addis: Gallura e Vermentino Docg Nino D’Antonio C’è un convitato di pietra al mio incontro E poi nonno Michelino, che invece ha Ingegneria in quella città. Si chiama con Addis. Si chiama Luras, ed è il paese già una bella vigna, tutta a Vermentino, Michelino come il nonno, e qualche baricentro della Gallura. Una vera e proMoscato e Nebbiolo. «Un giorno, avrò anno addietro, in uno dei suoi ritorni a pria enclave, con gente assai versata per avuto otto o nove anni, il nonno mi dà un casa, ha portato a Dino L’Arte di far vino, le lingue. Dei veri poliglotti. Ho qualche mezzo bicchiere di Vermentino filtrato, un manuale che sarà decisivo nella scelta difficoltà a cogliere il suono delle singole che mi entrerà nell’animo e nel cervello, di darsi all’enologia. parole. Addis le spezza, le accorpa, le proprima che in gola. Credo che quel gusto, Dino ha messo insieme parecchi succesnuncia con la velocità di uno scioglilingua di cui ho ancora memoria, sia all’origine si, ancora prima di laurearsi. Fra i quali dai confini incerti, fra il sardo e l’italiano. della mia passione per il vino». la vittoria del Primo Premio a Tempio In tutta la Gallura il dialetto è un misto di A quella stagione, tra infanzia e adolePausania, assegnato dalla Confraternita toscano e di corso, con una buona prevascenza, è da ricondurre anche la scodel Moscato, la più antica dell’isola, menlenza di quest’ultimo. A Luras, invece, si perta degli ultimi “stazzi” nella Gallura tre continua a crescere la terra da destinaparla il sardo. E non è la sola eccezione. centrale. Si tratta di grosse masserie re a nuovi impianti. Negli anni Ottanta, Qui si coltiva da sempre il in Sardegna, c’è ancora una Nebbiolo, importato dai pie- il rapporto con la terra non notevole fuga dalle terre da montesi. Altrove no. pascolo, ed è facile spunè più quello di un tempo, ma tare un buon prezzo. Così Dino (all’anagrafe Andreino) è uno che ama sorprendere l’inla famiglia Addis ha modo anche all’interno delle terlocutore. Temperamento di aggiungere altri trentotfamiglie manca quello spirito estroso e irrequieto, la battuta to ettari, che per due terzi pronta, un linguaggio ricco saranno destinati a impianti unitario di metafore, conferma anche di Vermentino. nell’aspetto questo suo modo di essere. (sono presenti anche in Puglia, fra le «No, non abbiamo mai fatto vino, ma Baffi, pizzetto alla D’Artagnan, capelli lunMurge e il Salento), all’interno delle sempre vendute le nostre uve alla Cantina ghi, un’incipiente stempiatura e una mitraquali in una sorta di economia chiusa, di Gallura, presso la quale sono andato a glia di parole. quasi medievale, vivono interi nuclei lavorare dopo la laurea. Per tre anni, come Attendo paziente che il lungo omaggio familiari, ognuno dedito ad una attividirettore, e dall’88 anche come enologo». alla terra natia abbia fine, per dare il via tà: pastorizia, agricoltura, artigianato, La Cantina Gallura è fra le maggiori realalla mia scaletta di domande. Ma non commercio. Un mix che permetteva alla tà vitivinicole dell’isola. La Cooperativa ho previsto che a condurre il gioco sarà comunità una completa autonomia e è nata nel 1956 e conta centrotrenta Addis, e lo fa con una serie di flash fra rinsaldava i vincoli di parentela. «Oggi soci. Dispone di 325 ettari che danno passato e presente. E via ad un racvanno scomparendo. Il rapporto con la oltre il 70% di Vermentino. Vale a dire conto senza pause; ho assistito all’esiterra non è più quello di un tempo, ma ottocentomila bottiglie. Il rimanente, per bizione di un grande interprete – roba anche all’interno delle famiglie manca mezzo milione, va ripartito fra Moscato da Commedia dell’Arte – capace di far quello spirito unitario…». e Nebbiolo. rivivere al di là di qualunque copione, Gli studi di Agraria a Tempio Pausania Incantato da una Sardegna che avrei ambienti e personaggi. non lo allontanano da Luras. Poi il voluto vivere, fatico a star dietro alle A cominciare dal padre, che commercia distacco è inevitabile. L’opzione per la veloci indicazioni di Addis sui premi in materiale edili, ma ama la terra. E ne facoltà di Enologia a Pisa è legata anche conseguiti. «A Tempio Pausania è stato acquista appena può, ettaro su ettaro. alla presenza del fratello, che studia realizzato il primo Moscato Spumante 28


Dino Addis

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Doc. Che ha vinto la Duja d’Or ad Asti e la Gran Medaglia d’Oro al Vinitaly. Alla quale vanno aggiunte ancora due medaglie d’oro e una d’argento». La Gallura – dal fenicio gallal, terra di alture, o da un insediamento di coloni della Gallia, o ancora dal gallo raffigurato nel vessillo di guerra dei Visconti – occupa l’area nordorientale dell’isola. La zona più vicina al mare vede la diffusa presenza di rocce granitiche, variamente modellate dal vento, che spesso si levano come vere e proprie sculture tra la folta macchia mediterranea. Qui le rocce sono ricoperte da spessori di sabbia a forte granulazione, spesso misti ad argilla e a strati di microelementi, assai utili alla vegetazione. Si tratta di terreni grossolani e magri, ma ricchi di potassio e di quella mineralità che dà al Vermentino un gusto persistente e una delicata nota amarognola. Il vitigno-principe della Gallura è arrivato in Sardegna solo ai primi dell’Ottocento, ed è quindi il più recente nel patrimonio viticolo dell’isola, la quale aveva già alle spalle la splendida stagione dei Giudicati e, nel Trecento, l’impulso dato dagli Aragonesi. Ma l’avvento del Vermentino spiazzerà ogni altro vitigno. È un’uva che viene da lontano, Spagna, Francia, Corsica, Liguria, ma in Gallura grazie a un habitat ideale è diventato un cultivar di grande pregio. «Certo, la terra, l’uva, il clima, l’uomo. Però non basta. Il Vermentino non è facile da gestire, sia nella fase di allevamento che di vinificazione. E non ci sono regole che tengano, perché ogni vendemmia è sempre una storia a sé…». Passiamo al Nebbiolo, che qui tira da due secoli con ottimi risultati. Addis non ha dubbi nell’affermare che non ha molto in comune con quello piemontese. D’altra parte, è così anche per quello presente in Valtellina, e comunemente definito Chiavennasca. Un vitigno è legato anzitutto al territorio e al clima, ma non è estraneo anche alla storia e ai criteri con i quali viene allevato. Basta per questo mettere a confronto i grappoli delle due aree. «È un po’ il discorso della Vernaccia. Quella di San Gimignano e quella di Oristano. Che possono anche avere una comune paternità, ma che danno vita a due vini ben diversi. In fondo, è questo il peso del terroir».


Il territorio

Sardegna Un’isola tutta da scoprire Andrea Settefonti

Non soltanto Costa Smeralda. Appena sbarcati a Golfo Aranci la Sardegna vera, quella rude, che odora di macchia mediterranea e pecore, di mirto e salsedine la trovi se non ti lasci ammaliare da Porto Cervo, dai suoi yacht, dalle sue auto di lusso. Basta addentrarsi nella Gallura del Vermentino, o spingersi fino a Bosa dopo aver attraversato la Valle dei Nuraghi e non essersi dimenti-

cati di visitare Berchidda o Pattada . La Sardegna è mare, montagne, tradizioni. È un’isola antica, spesso esclusiva, dove ancora oggi si riesce a vivere al ritmo di una natura incontaminata. Un’isola raccontata dai suoi vini, primi tra tutti per fama il Vermentino e il Cannanou, ma anche la Vernaccia di Oristano, la Malvasia di Bosa, il Moscato o il Torbato una produzione limitata della zona di

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Alghero. E dai suoi prodotti. In questo viaggio abbiamo appuntato lo sguardo sui molti tipi di pane, quelli legati alle feste, ai matrimoni o semplicemente alla vita di tutti i giorni quella in campagna, a coltivare la terra o pascolare pecore. Ma la Sardegna è anche terra di carni, insaccati e prodotti trasformati che hanno ricevuto il marchio della denominazione di origine. A cominciare dall’Agnello


di Sardegna Igp, per passare alle Dop dei formaggi Fiore Sardo, Pecorino Romano e Pecorino Sardo, dell’olio extravergine di oliva Sardegna, del Carciofo Spinoso e dello Zafferano. Prodotti e produzioni che caratterizzano un’isola che ha molteplici facce, mille volti dal nord al sud ma con un filo conduttore unico, quello dell’accoglienza, dal buon cibo, dell’ospitalità.

In cucina a tradizione sarda vanta diversi tipi di paste come i malloreddus, la fregola lavorata a mano dalla forma di piccole palline tostate al forno, e i culurgionis con ripieno di ricotta. Accanto al famoso porchetto allo spiedo, …. La Sardegna è anche cuore del sapere antico con la produzione di preziosi coltelli, gioielli in filigrana d’oro e d’argento, ceramiche dipinte, oggetti in ferro battuto,

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tappeti tessuti a mano, scialli ricamati. Nel nostro percorso attraverso la Sardegna del Parco Nazionale Arcipelago di La Maddalena e di quello dell’Asinara, delle aree protette del Parco Aymerich e della Giara di Gesturi, del lago di Giusana o dello Stagno di Molentargius, abbiamo scelto di posare lo sguardo sulla penisola del Sinis, con l’area marina protetta, le rovine di Tharros e la laguna di Cabras.


Il territorio

I vini della Sardegna

Jacopo Rossi

L’isola del vino

La Sardegna ed il vino rappresentano un connubio d’antica, antichissima data. Studi, ricerche e scoperte hanno faticato non poco nel determinare la nascita di questo stretto legame: già duemilacinquecento anni fa, durante l’età nuragica gli isolani coltivavano la vite e producevano vino. Il Cannonau, vitigno simbolo, è riconosciuto, infatti, come uno dei

più antichi del Mediterraneo. I primi coloni greci importarono invece il Moscato, le cui uve, se fatte appassire, davano un vino dolce senza eguali. Dalle isole mediterranee, per mano dei commercianti veneziani durante la dominazione romana, il mercato enologico sardo, pare, conobbe la Vernaccia, dal latino vite vernacula, ossia originaria del luogo. Con-

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temporaneamente, il lembo di terra di fronte alle Bocche di Bonifacio, nella Gallura nordoccidentale, era chiamato dagli stessi Romani Viniola. L’Urbe, con ogni evidenza, aveva intravisto nella regione qualcosa di speciale per cullare uve e vigneti: le condizioni ambientali e climatiche erano, e sono tuttora, ottimali. Al perfetto microclima e alla bontà del terreno granitico si associavano e la perfetta rete di comunicazione stradale e la presenza di insenature e baie che fornivano approdi sicuri. Ancora oggi il fondale antistante è disseminato di resti di anfore vinarie, perse da alcune delle sfortunate imbarcazioni vittime dei frequenti naufragi. Inoltre la vicinanza con la Corsica non ha potuto far altro che incoraggiare, ed influenzare, la viticoltura della regione gallurese, zona con la quale più volte nella Storia ha condiviso sorti economiche e politiche. Le invasioni barbariche determinarono uno stop del settore vitivinicolo, che sarebbe rinato solo nell’epoca bizantina: i monaci Basiliani introdussero al tempo nuovi vitigni e ne rilanciarono la coltivazione nei terreni che circondavano conventi e monasteri. Risale a questo periodo l’arrivo della Malvasia, oggi presente soprattutto nella zona di Bosa, nella provincia di Oristano. È del periodo immediatamente successivo invece l’importazione nell’isola del vitigno Monica, per mano dei monaci camaldolesi. Molto doveva ancora essere scritto e regolamentato: ci pensò nel XIV secolo Eleonora d’Arborea con la Carta de Logu, una raccolta di leggi che contemplavano anche le normative inerenti l’agricoltura, come quella che vietava di tenere vigneti mal coltivati. Un altro passo avanti fu compiuto in un periodo non facile per il vino dell’isola, nel 1800, quando la produzione era limitata solo al fabbisogno locale: a Cagliari venne istituita la Regia Scuola di Viticoltura ed Enologia: la successiva epidemia di fillossera colpì però duramente il settore. Secondo alcuni, proprio in questo periodo, dalla Francia venne impor-


Uno splendido vigneto in Sardegna

tato il Cagnulari, vitigno coltivato soprattutto nel Sassarese e, con il nome di Caldareddu, in Gallura. Nel secondo dopoguerra, quando la regione divenne autonoma, la produzione godette di nuovi input, anche se la superficie vitata subì ulteriori drastiche riduzioni. Negli anni Settanta nacquero nuove cantine sociali, le tecniche si modernizzarono e i disciplinari di produzione consentirono a molte etichette di guadagnarsi le agognate denominazioni Doc, Igt e Docg nel caso del Vermentino di Gallura. Oggi, rispetto ai decenni passati, la qualità della produzione sarda ha toccato picchi importanti, che hanno permesso a produttori e cantine di veder riconosciuto il proprio valore ben oltre le coste e le spiagge dell’isola. Vitigni tradizionali ma dimenticati hanno goduto di una nuova giovinezza. Ne è un esempio il Carignano, coltivato soprattutto nella zona del Sulcis sin dal XII secolo: l’omonimo vino ormai da tempo si è guadagnato la denominazione d’origine controllata, segno ulteriore della sua riscoperta da parte di addetti ai lavori e semplici appassionati.

Alla folta schiera dei vitigni autoctoni si aggiunge il Bovale, nelle due tipologie: Sardo e Grande, importati dalla Spagna sette secoli fa e oggi presenti, tra gli altri, nel Mandrolisai, anch’esso Doc. E poi il Carcaiòla e il Niellucciu, l’Arvesiniadu, proprio del Goceano e l’Albaranzeuli, o Lacconarzu, in via d’estinzione. A questi, sin dalla seconda metà del 1800 si aggiunge il Vermentino, proveniente dal Portogallo, dov’era conosciuto come Codega e coltivato su una superficie di 2800 ettari. Proprio delle provincie di Olbia-Tempio e Sassari, è oggi considerato il vino più rappresentativo della Gallura, dichiarato Superiore se il titolo alcolometrico volumico è uguale o lievemente maggiore al 13%, come recita l’apposito disciplinare. Molti vitigni autoctoni per altrettanti, e più, vini che hanno attraversato la Storia fra periodi più o meno felici ma che oggi sanno farsi valere nel settore, fuori e dentro i confini italiani. E, se il proverbio sardo su binu a su sapore, (ossia “il vino si giudica dal sapore”), dice il vero, quello delle etichette dell’isola, di sapore, non può che essere ottimo.

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Vendemmiare... in sardo binu: vino; bibenna/binnena: vendemmia; butroni: grappoli; calcicadori: pigiatori; camasinu: simile alla “cantina” odierna; carrateddhi: tipi di botte; igna: vigna; laccu: vasca per la pigatura; laccheddu: vasca per la raccolta del mosto; òldini: filari; pastinare: piantare la vigna; pigghe: macchioline color ruggine sugli acini puppiòni: acini; putà: potatura; sabba: vino cotto; scalùgghj: grappoli non ancora maturi; svitighignà: liberare il filare dai tralci.


Il territorio

Dove il pane non è solo un alimento Nicola Natili Ogni volta è un’emozione forte, come se fossi rapito da un senso di liberazione che mi porta a lasciarmi andare totalmente tra le braccia di questa terra selvaggia che l’uomo ha saputo domare adattandola alle proprie esigenze. Questo è il mio rapporto con la Sardegna, una terra ostile che ha saputo forgiare un popolo unico, fedele custode di antiche culture e grandi tradizioni tramandate di padre in figlio fino ai giorni nostri. Un territorio in gran parte incontaminato, una natura che ti rapisce totalmente per le migliaia di sfaccettature che presenta e per i tesori che ognuna di esse custodisce gelosamente. Uno scrigno senza fondo in cui una parte importante spetta alla varietà e tipicità dei prodotti alimentari, piccoli capolavori derivanti dalla fantasia e dalla ritualità o direttamente offerti dalla natura. La lista è lunghissima ed è impossibile parlare di tutti nel breve spazio che mi viene concesso, ma questa breve panoramica non può non partire da quell’alimento che più di tutti rappresenta la sacralità della mensa sarda, il pane.

In Sardegna esistono tantissimi tipi di pane, ognuna legata ad un territorio o ad una ricorrenza. Il più conosciuto, quello che ha varcato i confini dell’isola, è il pane carasau, detto anche carta da musica, tipico della Barbagia e alimento principale per i pastori che trascorrevano lunghi periodi lontani da casa. Pane Carasau. L’origine si perde nella notte dei tempi, forse risale all’età del bronzo, unica certezza è che il pane carasau è stato un compagno fedele ed insostituibile per i pastori. Il nome deriva dal termine carasatura che altro non è che l’ultima fase della lavorazione, la tostatura. Farina, lievito, acqua e sale sono gli ingredienti base, ma quello che non può mancare è quel rituale che vede tre donne, parenti o amiche, che trascorrono un’intera giornata impegnate nelle varie fasi della lavorazione. Tutto inizia con lo sciogliere il

Fasi della lavorazione del pane Carasau

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lievito nell’ acqua, mescolandolo con la farina di grano duro e lavorandolo abilmente con le mani negli appositi recipienti che, una volta, erano di legno. Trasferito l’impasto su un tavolo si continua nella manipolazione fino ad ottenere una pasta omogenea che verrà schiacciata uniformemente e tagliata


in dischi che verranno lasciati lievitare per 2-3 ore sotto una coperta di lana. Al termine della lievitazione i dischi di pasta lievitata vengono nuovamente schiacciati e introdotti nel forno a legna ad una temperatura di circa 400-500 °C. L’alta temperatura farà gonfiare l’impasto fino ad assumere un aspetto bolloso ed è a questo punto che l’abilità delle donne diventa indispensabile. Si estraggono i dischi dal forno e servendosi di un coltello tagliente si dividono in due

seguendo il senso orizzontale e procedendo immediatamente ad una seconda cottura, la carasatura, che renderà il prodotto duraturo e croccante. Il pane carasau può essere consumato tal quale, accompagnandolo con delle salse o, dopo averlo leggermente bagnato insieme ai salumi o al formaggio. Per la sua straordinaria adattabilità viene utilizzato anche nella preparazione di ricette più elaborate come il pane frattau, un delizioso piatto a base di pane carasau leggermente bagnato condito con uovo, pomodoro e pecorino grattato.

Altri tipi di pane. Il pane carasau è il più conosciuto tra i tanti tipi di pane prodotti in Sardegna, ognuno legato ad un territorio o ad una ricorrenza. Questa grande varietà fa capire che in Sardegna il pane non è solo un alimento, ma un elemento sacro che rappresenta cultura, storia e tradizioni. Alle tipologie destinate al consumo quotidiano si aggiungono quelli uno scrigno senza fondo per in cui una parte importante preparati celebrare occaspetta alla varietà e tipicità sioni importanti come celebradei prodotti alimentari zioni patronali,

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nozze, battesimi o feste comandate. Tra le prime ricordiamo brevemente, su pistoccu considerato il pane più antico, le costeddas, di antica tradizione, circolare con o senza un buco in mezzo, le spianadas, anch’esso di forma circolare, schiacciato utilizzato durante i lavori agricoli e per questo a volte decorato con motivi di riferimento, su civraxiu e tanti altri. Un capitolo a parte meriterebbero i coccoi, diffusi in tutta l’isola, con nomi diversi. Questo tipo di pane viene preparato e consumato in determinate occasioni celebrative ed è finemente decorato. A seconda delle forme rappresentate i coccois vengono chiamati con nomi diversi: anadixedda se a forma di anatroccolo, pisci se un pesce, pilloni per un uccello, matz’ e froris se un mazzo di fiori, aranada per una melagrana. Il giorno di Pasqua viene consumato su coccoi de ou, elegantemente decorato e contenente un uovo, ma il massimo della decorazione si raggiunge in occasione di un matrimonio quando vengono preparati dei coccoi a forma di foglie, con artistici ricami che si intrecciano, fino ad arrivare a dei veri e propri bouquet di fiori e frutta. Ci fermiamo, ma avremmo ancora molto da scrivere, da approfondire, da illustrare perché la cucina sarda, di cui il pane è uno dei più importanti protagonisti è un’espressione significativa di quella affascinante storia scritta da uomini e donne che hanno saputo domare una terra tanto generosa quanto selvaggia, madre e matrigna al contempo, trasformando la necessità in tradizione attraverso una ritualità unica e affascinante. E tutto questo regala emozioni.


Il territorio

Le Città del Vino della Sardegna Sono venticinque le Città del Vino della Sardegna, ognuna testimone di una identità forte legata ai vini e ai prodotti tipici, nonché

ai paesaggi e all’ambiente naturale. Vediamole più da vicino per scoprire luoghi diversi, talvolta lontani dalle consuete mete marine.

Alghero (SS)

Berchidda (OT)

Jerzu (OG)

In località I Piani di Sotgiu, presso la tenuta Sella&Mosca, è allestito un Museo del Vino con una sezione dedicata alla storia aziendale ed una archeologica. Si segnalano l’area marina protetta Capo Caccia - Isola Piana (www.ampcapocaccia.it) e la riserva naturale Parco di Porto Conte. Info: tel. 079 979054, www.comune.alghero. ss.it

In Via Grazia Deledda 151 vi sono il Museo del vino e l’Enoteca Regionale. Grazie al Wine Code System, un sommelier virtuale accompagna interattivamente dall’esame visivo a quello olfattivo, fino a quello degustativo; il museo è dotato di vigneto didattico (tel. 079 704587, museodelvino@ tiscalinet.it). Info: Pro loco tel. 079 704958, www.comune.berchidda.ot.it

Il suo territorio rappresenta una sottozona del Cannonau di Sardegna doc. La Sagra del vino, ad agosto, è caratterizzata da un’imponente sfilata folkloristica e si procede alle degustazioni di varie qualità di vino Cannonau e dei prodotti tipici locali anche all’interno delle cantine private. Info: Pro loco tel. 0782 71311, www.comune.jerzu.nu.it

Atzara (NU)

Cardedu (NU)

Magomadas (OT)

Qui sono presenti numerosi vigneti storici (60-90 anni) con il sistema d’allevamento ad alberello. Di recente allestimento è il Museo del vino, in Via Parrocchia 1. La seconda domenica di maggio si svolge la Sagra del vino e nell’ultimo week end di novembre appuntamento con Cortes Apertas - Dal vino alla pittura, con degustazioni. Info: Pro Loco tel. 339 3561113, www. comune.atzara.nu.it

Oltre alle belle spiagge Foddini, Museddu, Perda e Pera e sa Spiaggetta, il territorio offre anche uno splendido esempio di ecosistema montano, con circa 2.000 ettari di terreno dove si elevano le boscose distese del Monte Ferru. Info: Pro Loco tel. 0782 75810, www.comune.cardedu.nu.it, www.cardedu-mare.it

Nel centro storico c’è la sede del Museo del Vino della Planargia, con Enoteca della Malvasia. Segnaliamo “I sentieri del vino”, percorso tra vigneti e cantine che attraversa le campagne del paese fino a Modolo e Bosa, altri importanti centri di produzione della Malvasia. Info: www.prolocomagomadas.it, www.comune. magomadas.nu.it

Badesi (OT)

Dorgali (NU)

Meana Sardo (NU)

Bella è la sua spiaggia: 8 km di sabbia bianca e finissima in un ampio litorale cinto dalle caratteristiche dune ricoperte di ginepri secolari. Da non perdere il Carnevale estivo in agosto, con sfilata di carri allegorici e gruppi in maschera. Info: Pro loco tel. 079 111111, www.comunebadesi.ss.it

La sua fama è legata a Cala Gonone, con il bellissimo mare e le grotte, ma anche ai numerosi siti archeologici (villaggi nuragici, menhir, dolmen di basalto e calcare, domus de janas) ed all’artigianato (lavorazioni dell’oro in filigrana, ceramiche artistiche, pelle, tappeti e coltelli). Info: tel. 0784 96243, www.dorgali.it

Le abitazioni più antiche sono costruite in pietra scistosa, con decorazioni in stile aragonese. Fa parte del territorio la Foresta Comunale di Ortuabis che racchiude, nei suoi 270 ettari, una flora ricca di numerose e rare specie locali. Nell’ultima domenica di giugno è organizzata la Sagra del formaggio. Info: tel. 0784 64362, www.comune.meanasardo.nu.it

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Monti (OT)

Sant’Antioco (CA)

Sennori (SS)

Nella prima metà di agosto si svolge la Sagra del Vermentino e tra settembre e ottobre C’era una volta... l’antica Vendemmia, con pigiatura dell’uva nei tini a piedi scalzi e gruppi di ragazzi e ragazze che si sfidano a chi produce più mosto. Info: Pro loco tel. 348 7300614, www.prolocomonti.it, www.comune.monti.ss.it

Sull’isola sono presenti viti di carignano a piede franco, mai innestate e mai colpite dalla fillossera, probabilmente introdotte dai Fenici e coltivate ad “alberello latino”. Con Cantinando Wine Festival, l’ultimo fine settimana di ottobre, si festeggia l’ultima vendemmia sull’isola. Info: Pro loco tel. 0781 82031, www.comune.santantioco.ca.it

Qui e a Sorso si produce il vino Moscato di Sorso-Sennori doc e intorno al 10 agosto si svolge ogni anno la Festa dell’uva. Sennori è anche fra i principali centri di produzione olearia della Sardegna. Info: tel. 329 3121951, www.comunedisennori.it

Ortueri (NU)

Selargius (CA)

Sono possibili passeggiate nelle fitte e odorose sugherete del Parco Mui Muscas, dove è facile avvistare esemplari di asinello sardo. Caratteristica è la lavorazione del sughero (estrazione, bollitura e preparazione dei quadretti), oltre all’artigianato. Info: tel. 0784 66223, www.comune-ortueri.it

A settembre il paese si mobilita per la rievocazione dell’Antico Sposalizio Selargino: si indossa il costume sardo e si addobbano le strade con fiori e arazzi alle finestre. Alla fine della cerimonia gli sposi incatenati tra loro si recano alla chiesa di San Giuliano, dove si scambiano la promessa e scrivono in una pergamena un messaggio per i futuri figli. Info: tel. 070 84661, www.comune.selargius.ca.it

Oschiri (OT)

Serdiana (CA)

Da non perdere è la tipica panada di Oschiri, prodotto da forno che consiste in un piccolo contenitore di sfoglia salata, farcito con carne e aromi naturali, che nel mese di agosto è celebrato dalla Sagra della Panada. Info: www.comune.oschiri.ss.it

In località di S’Isca Manna si trova la migliore espressione di macchia mediterranea; qui, per accogliere i visitatori, sono state create aree per pic nic e un punto di ristoro in cui degustare i piatti tipici della cucina locale. Il Museo Etnografico, in Via XX Settembre, racchiude tra l’altro testimonianze dell’antica vita contadina. Info: www.comune.serdiana.ca.it

Tempio Pausania (OT)

Samugheo (OR)

Dal sito del Comune è consultabile un interessante e simpatico glossario di termini enologici dialettali. Tra i consigli per una visita: il Museo storico delle macchine del sughero e il Carnevale di Re Giorgio (www. carnevaletempiese.it) Info: tel. 079 6390080, Pro loco tel. 079 631273, www.comune.tempiopausania.ss.it

È l’unico comune della provincia di Oristano a rientrare nella doc Mandrolisai. Importante per l’artigianato tessile, ospita il Museo Unico Regionale dell’Arte Tessile Sarda (http://museo.comune.samugheo.or.it). Info: tel. 340 6485185, www.comune.samugheo.or.it

Quartu Sant’Elena (CA)

Sant’Anna Arresi (CI)

Il paese sorge sulle rive dello Stagno di Molentargius, zona umida protetta nella quale nidificano specie rarissime di uccelli. I festeggiamenti in onore di Sant’Elena, a settembre, comprendono la Sagra dell’uva e la Mostra del pane, dei dolci e del vino. Di grande interesse è Sa Dom’e farra (“la casa del grano”), casamuseo. Info: www.comune.quartusantelena.ca.it

Il promontorio è ricoperto da una vasta pineta spontanea di pino d’Aleppo, formazione rara in Sardegna. Rinomata è Porto Pino con la sua spiaggia di sabbia bianchissima e le dune. A settembre, in località Is Pillonis, si svolge la Sagra dell’uva. Info: tel. 0781 966757, www.comune.santannaarresi.ca.it - www.santannarresijazz.it

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Sorgono (NU) Nei dintorni si possono ammirare la chiesetta della Vergine d’Itria ed il Santuario di San Mauro, complesso monumentale goticoaragonese. Con il formaggio fresco reso acidulo, la fregula, i ciccioli e la cipolla qui si prepara sa minestra cun lampazzu (il romice, erba selvatica locale). Info: Tel. 0784 622500

Sorso (SS) Nel rione Fontanedda è visitabile il Museo Etnografico (tel. 347 8402878). La borgata marina di Marceddì, villaggio di pescatori cui fanno da cornice vaste pinete, è nota per il pesce. Info: tel. 0783 84096, www. comune.terralba.or.it, www.ilterralbese.it

Terralba (OR) Il suo territorio rappresenta una sottozona del Cannonau di Sardegna doc. La Sagra del vino, ad agosto, è caratterizzata da un’imponente sfilata e si procede alle degustazioni di varie qualità di vino Cannonau e dei prodotti tipici locali. Info: Pro loco tel. 0782 71311, www.comune.jerzu.nu.it

Tortolì (NU) La bellezza delle coste, dalle scogliere di porfido rosso e dalle bianche spiagge, la presenza del porto di Arbatax, del nuovo scalo aeroportuale e delle numerose strutture ricettive, fanno della cittadina un rinomato centro turistico. Info: tel. 0782 622824-667690, www. comuneditortoli.it - www.arbatax-tortoli.com

Usini (SS) Presso l’ex mattatoio in Via Ossi è allestito il Centro di degustazione di prodotti tipici locali, tra i quali segnaliamo gli andarinos di Usini (un tipo di pasta), che a luglio è festeggiata con una sagra, e i germinos (dolci secchi con mandorle). Info: tel. 079 380644, www.comune.usini.ss.it


Il territorio

Vigne Surrau vuole “fare cultura” per un turismo che non pensa solo al mare

Se la Costa Smeralda è anche vino

Un’azienda giovane con un’anima antica. Ama definirla così la propria azienda, Tino Demuro. Vigne Surrau ha una filosofia aziendale che si muove tra tradizione e innovazione. Tradizione nella scelta dei vitigni da coltivare, ma innovazione nella vinificazione che viene effettuata con attrezzature all’avanguardia e con sperimentazioni enologiche. Come l’appassimento delle uve Vermentino o la vinificazione delle stesse con metodo classico champenois.

Vigne Surrau. L’azienda agricola Surrau nasce nel 2000 e inizia a produrre vino nel 2003 con il contributo dell’enologo Angiolo Angioi e di Antonio Orrù, che si prende cura dei 24 ettari di vigneti. L’azienda affonda le proprie radici nella tradizione dello stazzo gallurese, che dedicava una particolare attenzione alla coltura della vite. Un significativo dettaglio caratterizzava la struttura del vigneto familiare nello stazzo: un muro a secco alto e solido era sovrastato da spinosissime frasche per difendere le viti dall’assalto di capre,

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cinghiali e volpi. il cancelletto era difeso allo stesso modo, e delle tagliole rudimentali erano disseminate lungo i filari per salvaguardare i preziosi frutti della vite. La famiglia Demuro coltivava vigneti in un territorio celebre fin dall’antichità per la bontà del suo vino, quello della valle di Surrau, tra Arzachena e Palau. Tino Demuro, imprenditore del settore edile, ha scommesso sulle vigne di Vermentino e Cannonau piantate a pochi metri dalle spiaggie dei Vip. Ex sindaco di Arzachena (Ot), titolare dell’azienda di forniture edili con il


fatturato più alto della Sardegna e tra le prime in Italia, Demuro ha pensato che Costa Smeralda non fosse soltanto spiagge, acqua cristallina e imbarcazioni di lusso e deciso di sfruttare le potenzialità offerte dall’agricoltura e della produzione di vino. Ha piantato vigneti e di recente ha inaugurato una cantina moderna realizzata secondo le idee dell’architetto veronese Cecilia Olivieri e costata oltre 2 milioni di euro.

per 2.500 metri quadrati, è stata realizzata con materiale rispettoso dell’ambiente. Il granito e il legno provengono dalla Gallura, gli elementi utilizzati sono ecocompatibili e in armonia con la tradizioni degli “stazzi”, le case coloniche tipiche del territorio. Tradizione che si fonde in un’architettura in cui sono presenti anche elementi di design contemporaneo che contribuiscono alla “messa in scena” della vinificazione.

La nuova cantina. Il progetto interpreta L’immagine aziendale. Anche l’immagila cantina come luogo di lavoro che trasforne aziendale è guidata dagli stessi principi. ma un prodotto della terra attraverso proIl logo e le etichette dei vini, molto modercessi visibili che ne garantiscono genuinità ni, quasi minimalisti, rappresentano una e qualità. Il progetto nasce da una ricerca montagna stilizzata che simbolizza però un armoniosa tra costruzione e natura. Attorlegame molto forte col territorio della Galniata dal vigneto, la lura. L’ispirazione quello che a noi per quest’immagicantina si trova sulla piana del Mulino di preme non è tanto ne deriva infatti dai Arzachena, in lomonti di San Pantavendere vino, calità Chilvagghja, leo, che così fortesulla strada per la ma fare cultura mente connotano il Costa Smeralda. paesaggio di buona L’edificio è caratterizzato da una sequenza parte dei vigneti della Surrau. di facciate trasparenti e muri in pietra locale Il progetto Vigne Surrau. «Quello che che si fondono con la terra. L’uso del vetro è a noi preme non è tanto vendere vino, non funzionale verso l’esterno all’esaltazione del deve essere un assillo. Ma fare cultura», paesaggio, verso l’interno alla suggestione spiega Tino Demuro. «La nostra ambizione dell’attività enologica. La cantina, due piani

Martino Demuro, amministratore Vigne Surrau

è che la cantina diventi punto di riferimento per chi ha voglia di alternare gli itinerari classici del turismo in Gallura». Insomma la Costa Smeralda non è soltanto Porto Cervo o Cala di Volpe, ma anche cultura contadina. «Abbiamo selezionato quattro cloni di Vermentino locale e le nostre vinificazioni sono rispettose della tradizione anche se supportate dalle tecniche moderne», spiega l’enologo Angiolo Angioi. «Puntiamo sul rispetto della tipicità e, ovviamente sulla qualità. La nostra filosofia è tradizione nella

La nuova cantina

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scelta del vitigno da allevare e innovazione nella vinificazione con sperimentazioni che arrivano all’appassimento delle uve». I vigneti. L’espansione dei vigneti è avvenuta sia con i terreni di proprietà dei soci, sia con acquisti operati dall’azienda. I primi impianti di rosso e bianco nascono a Surrau e a Juannisolu-Capichera; subito dopo a Pastura nella valle irrigua di Arzachena e sulle colline di Spridda, sulla strada per Sant’Antonio di Gallura. I vigneti sorgono tutti nelle campagne intorno ad Arzachena, su terreni derivanti da disfacimento granitico, a medio impasto tendente al sabbioso, concimati in autunno con fertilizzanti organici compostati (ad anni alterni) e lavorati meccanicamente in primavera e in estate. La caratteristica composizione del terreno è un elemento fondamentale e distintivo di tutta la zona della Gallura, che ne ha fatto il terroir d’elezione per la coltivazione delle uve Vermentino e che conferisce ai vini rossi degli aromi minerali che solo qui si possono ritrovare. Il metodo di impianto è a spalliera con potatura a Guyot. Il vigneto di Surrau, che dà il nome all’azienda, si estende per circa cinque ettari, pressoché interamente impiantati ad uve Vermentino. In località Juannisolu si trova il vigneto di maggiore estensione dove sono coltivati i vitigni a bacca rossa: Cannonau, Carignano, Cabernet Sauvignon e Muristellu (Bovale Sardo). A Chilvagghja, nei pressi della cantina, si trovan un vigneto di Cannonau e uno di Vermentino, mentre Spridda e Pastura, in collina e a valle dell’abitato di Arzachena, si trovano i vigneti più giovani dell’azienda, a Vermentino e Cannonau. I vini. La produzione di Vigne Surrau hanno riscosso consensi molto incoraggianti. Il “Rosso Surrau” e il “Barriu” hanno vinto una Gran Menzione al Concorso Enologico Internazionale del Vinitaly 2007. Successo riconfermato negli anni successivi. Nell’aprile 2009, le etichette del “Barriu” 2006 e del “Sincaru” 2007 si aggiudicano l’Etichetta d’Oro al Concorso Packaging del Vinitaly e a Vigne Surrau viene assegnato il Premio Speciale Packaging, due riconoscimenti che hanno dato impulso al marchio anche oltre i confini dell’Isola. Surrau produce circa 150mila bottiglie l’anno tra Vermentino e rossi, ottenuti da uve Cannonau, Cabernet Sauvignon, Carignano e Muristellu. Tre i prodotti sui quali abbiamo appuntato il nostro gusto.


Il territorio

Morbido al palato, lungo e persistente, “Sciala” si abbina perfettamente a primi piatti di mare (risotti), pesci al sale, carni bianche, formaggi freschi a pasta molle. Ideale anche come vino da aperitivo.

La cantina di affinamento

la nostra filosofia è tradizione nella scelta del vitigno da allevare e innovazione nella vinificazione Sincaru Cannonau di Sardegna Doc. Le uve sono interamente coltivate e vinificate in Gallura, i vitigni sono piantati in territorio gallurese caratterizzato dal terreno a disfacimento granitico, conferisce a questo vino delle note olfattive e di gusto inconfondibili ed esclusive. È un vino dal colore rosso rubino con riflessi granati, il bouquet è intenso e leggermente fruttato. Si accompagna ai piatti di carne e ai formaggi stagionati. Barriu è un blend di Cannonau, Carignano, Cabernet Sauvignon e Muristellu (il Bovale sardo), un vino a denominazione Isola dei Nuraghi IGT, Tre vitigni autoctoni sardi uniti al vitigno internazionale per eccellenza, per un vino dalla forte personalità, ben

strutturato, che esprime un grande equilibrio gusto-olfattivo. Il colore è rubino molto intenso, quasi granato. Il profumo è ampio, intenso, molto persistente. In bocca è asciutto, molto caldo, con tannini ben espressi. È un vino che si abbina con arrosti importanti, carni alla griglia, salumi e formaggi della tradizione sarda. Sciala, Vermentino di Gallura Docg Superiore è un vino dal colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, colore tipico e caratteristico del Vermentino di Gallura. Il bouquet è intenso con note di limone e di frutta esotica ma anche una spiccata mineralità che deriva dal terreno a disfacimento grantitico in cui il Vermentino di Gallura Docg è coltivato.

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I mercati. Una delle massime aspirazioni di Vigne Surrau è quella di diffondere oltre i confini della Sardegna la conoscenza di uno dei prodotti di eccellenza della Gallura, e promuovere così anche il territorio dal quale esso ha origine. Così, se nei primi anni di attività, l’azienda ha mirato a consolidare la conoscenza dei prodotti soprattutto a livello locale, adesso guarda con interesse anche all’estero. La strategia di mercato di Vigne Surrau si muove su quattro fronti principali. Il mercato locale della Gallura, che assorbe oltre il 50% del fatturato grazie anche alla vicinanza con la Costa Smeralda che rappresenta una vera vetrina. L’azienda punta al rafforzamento della presenza del brand sul mercato regionale e su quello Nazionale la cui distribuzione è affidata ad un distributore esclusivo per l’Italia. Per il mercato estero la ricerca è di partnership con importatori che contribuiscano allo sviluppo della conoscenza del marchio anche oltre i confini nazionali. Surrau Srl – Società agricola Località Chilvagghja 07021 Arzachena (OT) Tel. 0789.82933 info@surru.it www.vignesurrau.it


Il territorio

Diario di viaggio

Nel mondo incantato della penisola del Sinis David Taddei La prima volta che ci sono stato, tanti anni fa, stavo fecendo un giro in moto, un po’ a caso, per le coste della Sardegna. Sbarcato ad Olbia avevo, quasi subito, saltato la Costa Smeralda troppo frequentata e vippara. Dopo una puntata a nord passando da Castelsardo e dalla Costa Paradiso mi ero diretto a Stintino e alla spiaggia della Pelosa. Luoghi splendidi, con l’Asinara davanti, un mare turchese e, purtroppo, una distesa ininterrotta di teli colorati che lasciavano appena intravedere piccole strisce di sabbia bianchissima.

Fu così che, nonostante il caldo, decisi di far rotta verso la costa che guarda la Spagna che, mi dicevano, essere meno frequentata. Passaggio obbligatorio ad Argentieria (andateci), passaggio casuale da Arborea e Capo Caccia (belli) e poi giù verso Cabras a cercare il paesino abbandonato dove, si diceva, Sergio Leone avesse girato “Il Buono, il Brutto e il Cattivo”. Senza navigatori e con i cellulari di una volta, non era molto

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facile trovare un luogo non ben segnato sulle cartine (non sapevo neanche il nome preciso) e senza cartelli indicatori. Così, prima di tornare verso l’interno, preferii fare una sosta corroborante lungo la costa. Inizia qui l’amore incondizionato per questa terra che sem-


bra appartenere ad un mondo a parte. Intendiamoci, la Sardegna è tutta bella. L’ho girata in lungo e in largo, quasi sempre in moto, e la cosa che ti affascina è che basta spostarsi di poche decine di chilometri per scoprire paesaggi e luoghi completamente diversi. Il chicco di riso. Qui però Nostro Signore ha perfino esagerato. Mi fermo a dormire a Marina di Torre Grande che la mia guida indicava come essere un villaggio di pescatori. In verità era un posto di mare pieno di seconde case ma, notai subito, i villeggianti erano quasi tutti sardi. Questo mi rincuorò, forse ero riuscito a venire fuori dalle rotte del turismo classico. Cenando nell’ultima baracchetta dei pescatori trasformata in trattoria, con un buon piatto di

spaghetti alla bottarga di muggine (qui è un’istituzione), chiedo dove posso andare a fare un bagno l’indomani. Mi dicono che qui vanno tutti alla spiaggia a “chicco di riso”, poco lontano. Ricordo ancora lo stupore nel vedere quella distesa di piccoli sassi bianchi e rosa levigati dal mare che si perdeva a vista d’occhio. Sopra la sabbia c’erano milioni di ovetti di quarzo purissimo poco più grandi di un chicco di riso. Mi tuffai subito, l’acqua era purissima, profumata di sale e il bianco del fondale dava l’impressione di essere in una immensa piscina naturale. E, miracolo, la spiaggia non pullulava di esseri umani. Sono passati tanti anni ma

ricordo ancora perfettamente il primo incontro con la spiaggia di Is Arutas che in sardo vuol dire le grotte o secondo altre interpretazioni proprio risi, chicchi di riso. Scoprii, dopo, che il quarzo proviene dall’erosione della vicina isola di Mal di Ventre, un paradiso di cui leggerete in altre pagine del giornale. Is Arutas è stata per me la porta d’ingresso nel mondo incantato della Penisola del Sinis. Spaghetti western e la corsa degli scalzi. Lasciando questa meraviglia della natura e munito di nuove più dettagliate informazioni, riparto

Splendido scorcio della costa sarda

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Il territorio

I fenicotteri rosa nello stagno di Cabras

alla ricerca del villaggio western. Scendendo verso Tharros mi immetto in una stradina accidentata che porta al villaggio semi abbandonato di San Salvatore, un agglomerato di casupole basse e chiare intorno ad un piazzale ampio e polveroso. Al centro una piccola chiesa bianca ed intorno vicoli stretti e silenziosi. Si capisce subito perché questo posto è stato il set di numerosi spaghetti western ed effettivamente è facile immaginare nella piazza un cowboy pronto al duello, in cerca del suo mezzogiorno di fuoco. Nella seconda metà degli anni ‘60 infatti la “Corronca Company”, trasformò il villaggio in un tipico centro messicano per la produzione di film western. Vi fu girato per intero il film “Giarrettiera Colt“, e diversi altri spezzoni. Anche Sergio Leone, nonostante preferisse notoriamente la Spagna e non ci siano prove certe, ha utilizzato la piazza e l’edificio centrale di San Salvatore (trasformato in saloon). San Salvatore merita di essere visitato anche per l’omonima e piccola chiesa. Nasconde un ipogeo di origine nuragica dedicato al culto dell’acqua. È un vero e proprio santuario pagano sotterraneo visitabile che conserva resti di pitture romane con divinità e riti iniziatici, scritte arabe e tracce di derivazione fenicia. L’ipogeo è parzialmente scavato nella roccia; i soffitti a botte sono in arenaria e mattoni. Sulle pareti si sono conservati diversi

graffiti di animali e di divinità ed era già utilizzato dall’uomo nel Neolitico. La chiesa invece fu costruita nel XVII secolo e attorno si sviluppò il villaggio di “cumbessias”, alloggi per i pellegrini che si recavano a San Salvatore per compiere il proprio percorso devozionale. In pratica tutto il villaggio è nato intorno all’ipogeo che doveva essere importantissimo. Forse proprio per questo ancora oggi un rito tutto da vedere raggiunge il suo culmine proprio nel villaggio di San Salvatore. È la festa religiosa di Cabras per il santo patrono, San Salvatore appunto. Si chiama la corsa degli scalzi e si svolge la prima domenica di settembre. Gli scalzi, circa mille, partono il sabato mattina dalla chiesa di Cabras (alle 6,30) con il simulacro in legno di Santu Srabadori (San Salvatore) correndo per otto chilometri fino alla chiesa ipogeo. Il paesino, praticamente disabitato, si anima per la festa, le case si aprono per i festeggiamenti e ai visitatori viene offerta la tipica vernaccia e dolcetti sardi. La statua del Santo viene trasportata a spalla, poggiata su una portantina, con un telo a

protezione della teca, da una folla di uomini in corsa: i corridori (is curridoris) sono scalzi , ed indossano il tradizionale saio bianco, stretto in vita da un cordone. In genere si tratta di fedeli che devono sciogliere un voto: non a caso il tragitto da percorrere (su camminu), duro, polveroso e irto di pietre, è un vero martirio per chi corre a piedi nudi. All’arrivo al villaggio, mentre vengono sparsi per le stradine dei fiori e intonati dei canti sacri (is goccius), si porge omaggio al Santo. Dopo vengono distribuiti i “gravelli”, garofani multicolori offerti alle donne. La festa è un momento atteso tutto l’anno dai cabresi, ma per chi cerca un angolo di Sardegna autentico, capitare nel Sinis i primi di settembre regalerà anche un’esperienza indimenticabile e toccante. Nel regno dei fenicotteri rosa. Accanto alla penisola del Sinis si trovano numerose zone lagunari di grande interesse naturalistico. Tra questi gli stagni di Cabras (il più grande e il più famoso), di Mar´e Pauli e Pauli´e Sali, la laguna di Mistras, lo stagno di Sale ‘e Porcus, lo stagno di Santa Giusta.

La spiaggia di Is Arutas

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Istmo San Giovanni

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Il territorio

Cabras presenta ancora alcune caratteristiche tipiche degli antichi villaggi del centro Sardegna: piccole abitazioni, per lo più ad un piano, con muri in “ladres”, un particolare mattone crudo. In queste zone lagunari si possono osservare splendidi esemplari di fenicotteri rosa, “Sa Genti Arrubia”, come da sempre vengono chiamati dalle popolazioni della zona (in italiano, gente rossa). Sono volatili straordinari e vederli è sempre una grande emozione. Sono uccelli che si spostano molto e non sempre sono da queste parti. Di solito il periodo migliore inizia alla fine dell’estate e dura per tutto l’autunno, ma cambia in relazione al clima e al cibo che possono trovare nei vari luoghi dove si fermano. Non tutti lo sanno ma i fenicotteri non sempre sono rosa. Dipende dal cibo che hanno a disposizione (si nutrono di molluschi, insetti acquatici e piccoli crostacei). Se trovano un piccolo gamberetto rosa che si chiama Artemia Salina ottengono i carotenoidi per pigmentare le piume. Gli stagni del Sinis, naturalmente, ne sono ricchi. Non si tratta però dell’unico volatile che è possibile vedere nel territorio oristanese. Nidificano anche avocette, il falco di palude, cavalieri d’Italia, cormorani (temutissimi dai pescatori locali perché fanno strage di pesce) e una grande varietà di specie piuttosto rare, come il pollo sultano, il gabbiano roseo, il gabbiano corso. Unico avvertimento: munitevi di repellenti per zanzare, altrimenti non ne uscirete vivi!

Ripartendo verso sud. Ci sono tanti altri posti da vedere in questa zona di Sardegna, da San Giovanni di Sinis e la sua splendida chiesa, alle rovine punico – fenice di Tharros (a cui dedichiamo un altro servizio), Capu Mannu, Putzu Idu, dal cui lungomare sono visibili le famose saline, Capo San Marco, l’estrema punta meridionale, i numerosi nuraghi. Oppure più a nord Santa Caterina di Pittinuri e l’arco naturale di S’Archittu. Oppure la città di Oristano fondata dopo l’anno mille dagli abitanti di Tharros per difendersi meglio dai pirati saraceni. Oppure ci si può fermare più a lungo per conoscere meglio i vini e i prodotti tipici del Sinis. Dal pane, confezionato con il

grano duro delle pianure, all’olio di oliva delle piante secolari, ai pomodori, ai meravigliosi carciofi cabresi, ai meloni tipici, ai prodotti della pesca quali i muggini lessi, la “mreka”, la bottarga, le anguille e la “bunida”, oltre ai cibi più poveri quali cipolle, fagioli e lenticchie. I territori del Sinis, grazie alle peculiarità dei propri terreni sabbiosi e posti sopra una falda calcarea, si sono rivelati, fin da tempi antichi, molto adatti alla viticoltura. I vini più diffusi sono la Vernaccia di Oristano (prodotto Doc), la Nieddera (sia rosso che rosato), il Cannonau di Sardegna e il Vermentino. Sono tornato molte volte in questo mondo incantato e ho avuto il piacere di poter godere di questa ricchezza che ci offre la natura, oltreché della gentilezza e della cortesia degli abitanti. Ma, in quel primo viaggio fatto in moto, ripartii dopo pochi giorni per andare a scoprire altri posti fantastici e, allora, poco conosciuti. Attraversando la Costa verde a quei tempi davvero selvaggia e famosa per la produzione familiare di vongole veraci (spettacolari per grandezza, sapore e freschezza), mi inoltrai fino a Piscinas, luogo mitico della Sardegna. Ad accogliermi c’era (e c’è ancora per voi) la più grande duna di sabbia d’Europa. Fu un viaggio in fuoristrada, passando dai campi, guadando un piccolo fiume, fu bellissimo. Come la spiaggia vastissima e semi deserta con dune alte tre metri a causa del maestrale che, nel tempo, ha spinto la sabbia fino alla costa formando un deserto di alcuni chilometri. Buona Sardegna a tutti!

La corsa degli scalzi

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Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre

Un incantevole angolo di Sardegna da tutelare

L’isola di Mal di Ventre

L’Area Marina Protetta “Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre” occupa una superficie di circa 25 mila ettari e comprende anche l’Isola di Mal di Ventre e lo Scoglio del Catalano. Il territorio è uno degli angoli più caratteristici della Sardegna e sia lungo la costa che nell’entroterra si presentano paesaggi vari e variegati. Si trovano infatti ambienti umidi ricchi di flora e fauna selvatica, stagni, paludi e lagune, la fascia costiera e gli arenili sabbiosi e assolati. L’ambiente subacqueo, in particolare, è ricco di pesci, molluschi e crostacei e si possono trovare grandi blocchi granitici e basaltici con anfratti e piccole grotte. Essendo area protetta, vige un regolamento molto ferreo che vieta di asportare sabbia, roccia, organismi vegetali e animali vivi o morti. Inoltre non è consentita la pesca subacquea, al fine di tutelare le specie ittiche bersaglio della pesca effettuata in apnea

con l’uso di fucili e altri armi subacquee. Il territorio è suddiviso poi in tre zone, a seconda del grado di tutela: si parte da quello integrale, dove l’accesso è consentito ai soli mezzi e al personale autorizzati per la ricerca e la sorveglianza, fino a quella parziale dove è consentito tutto ciò che non sia contrario alle norme di tutela dell’area. Questa terra è riconosciuta da tutti per la varietà e la bellezza dei suoi paesaggi, ma anche per le tante testimonianze culturali presenti. Troviamo infatti numerosi insediamenti e la straordinaria storia di Tharros, cittadina che a partire dall’età fenicia ha sempre ricoperto ruoli di prim’ordine. Il vasto ed unico patrimonio dell’Area lo rende quindi un luogo unico in tutto il Mediterraneo e ogni stagione assicura un’atmosfera tanto serena quanto suggestiva. 47

L’Isola di Mal di Ventre, ad oggi ufficialmente disabitata, è l’unico residuo di un affioramento granitico che in tempi remoti circondava tutta la costa occidentale della Sardegna. La sua superficie è di 80 ettari e dista 5 miglia nautiche dalla costa. Il paesaggio è quello tipico delle rocce intrusive granitiche, le quali assumono caratteristiche forme dovute all’azione delle forze della natura che le modellano. Il fondale è quasi completamente roccioso e si trovano blocchi e massi arrotondati che contornano l’isola. Nelle piccole cale sabbiose della costa si delimitano invece piccole spiagge sottomarine di sabbie quarzose. Dal punto di vista naturalistico, Mal di Ventre rappresenta un importante approdo sia per gli uccelli migratori terrestri che per la nidificazione degli uccelli marini.


Il territorio

Cabras aspetti storico-archeologici

Cabras

Il territorio di Cabras, sotto il profilo storicoarcheologico, costituisce una delle regioni più affascinanti della provincia di Oristano. Testimonianza sono i numerosi resti distribuiti nella penisola del Sinis e relativi a differenti periodi storici. La fase insediativa più antica è significativamente documentata nel sito di Cuccuru is Arrius, posto sulla sponda sud-orientale dello Stagno di Cabras. L’area, in effetti, ha restituito un eccezionale contesto archeologico che dal Neolitico Medio giunge fino all’età romana imperiale. Un’ulteriore fase bene documentata nel territorio risulta essere l’età nuragica, con una fitta rete di nuraghi a tholos, oltre 70, seppur contraddistinti da un cattivo stato di conserva-

Le rovine di Tharros

zione. La presenza fenicia sul territorio, trova la sua attestazione più evidente nella città di Tharros i cui resti si dispongono lungo l’estrema propaggine della Penisola del Sinis. Fondata dai Fenici probabilmente alla fine dell’VIII sec. a.C., divenne in età punica una delle più importanti città della Sardegna. In età romana la città ebbe una sistemazione urbanistica importante, con la creazione di una rete viaria in basalto e la costruzione di notevoli edifici pubblici. Dopo la fase paleocristiana, cominciò il suo abbandono che si concluse nel 1071 con lo spostamento della sede episcopale ad Oristano. Tra le diverse e importanti testimonianze architettoniche di epoca paleocristiana è da annoverare la chiesetta di San Giovanni. Costruita su una vasta area funeraria prima pagana e poi cristiana, è il risultato di una serie di interventi e di restauri antichi e moderni. La sobrietà che caratterizza l’interno della chiesa si riscontra anche nel prospetto, costruito in blocchi di arenaria biancastra e ravvivato unicamente da un oculo al di sopra della porta d’ingresso. Suscita, infine, notevole interesse la torre di S. Giovanni, costruita tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo sulla sommità dell’altura che sovrasta l’area archeologica di Tharros. L’edificio, probabilmente realizzato sui resti di un nuraghe monotorre, faceva parte di un più ampio sistema difensivo articolato lungo il litorale del Sinis di Cabras, al fine di proteggere le popolazioni locali dalle incursioni dei pirati e dei corsari barbareschi provenienti dal vicino Nord-Africa.

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Il Museo Civico “Giovanni Marongiu” Il Museo, inaugurato il 28 dicembre 1997, è articolato in quattro differenti sezioni. Le prime tre ospitano reperti archeologici provenienti da alcuni dei più importanti siti del territorio: Cuccuru is Arrius, Tharros e l’isola di Mal di Ventre. L’ultimo spazio espositivo è contraddistinto dalla presenza di due collezioni private costituite da materiali ceramici e bronzei tra i quali primeggia, per l’ottimo stato di conservazione e per la finezza esecutiva, una navicella nuragica. Nell’atrio museale sono presenti alcune postazioni multimediali utili per l’approfondimento di tematiche, connesse tanto al museo e al territorio circostante, quanto alle principali evidenze storico – archeologiche della Sardegna. Un filmato multilingue, infine, offre una ricca panoramica sul patrimonio storico, archeologico e naturalistico del Sinis di Cabras e di alcune aree limitrofe.


Top ten

Ristoranti e alberghi per una Sardegna da scoprire Francesca Bucalossi

Vino e dintorni ha selezionato per voi dieci alberghi e dieci ristoranti per le vostre vacanze in Sardegna. Scegliere fra l’abbondante offerta di una terra ricca di angoli di paradiso e di una cucina piena zeppa di prodotti tipici e piatti tradizionali non è semplice. Abbiamo pensato di selezionare per voi locali particolari, a loro modo unici, che possano farvi dire che avete impiegato il vostro tempo libero per scoprire qualcosa di nuovo che non potete ritrovare a casa o in un altro posto che visiterete. CosÏ abbiamo privilegiato le location e i servizi per gli alberghi e la genuina tipicità per i ristoranti.

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Il territorio

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I ristoranti

Osteria Borello Viale Repubblica, 104, 08020 Gavoi Nuoro

Dalla costa all’interno fino ad arrivare nel cuore della Barbagia, dove la cucina è fatta di profumi e sapori di un territorio incontaminato. Ambiente semplice e tradizionale ricco di vini (provate quelli della cantina di Mogoro) e piatti tipici: dai culurgiones con il cuore di formaggio urraio lavorato sulla fiamma, alla ricotta mustia alle erbe, i formaggi fusi, la pecora cucinata a fettine, brasata al cannonau o

con i piselli. Da provare un ottimo e antico dolce tipico, il torrone di Tonara, ricco di miele qui proposto in versione semifreddo con salsa d’arancio. Buono anche il pesce. Trovate anche altri prodotti della tradizione come il melone del Sinis, il carciofo di Cabras, la lonza di porchettone al mirto e le patate di Gavoi. In più il prezzo è ottimo, difficile spendere più di 35 euro per un pasto completo vino compreso.

Paolo Perella Corso Repubblica, 8, 09040 Villasalto Cagliari Se siete a Villasimius o in Costa Rei, fate una puntatina nell’interno per scoprire questo splendido ristorante, una vera istituzione fra le colline sopra Cagliari. Ottimo il prosciutto di montagna, così come lo sono la mozzarella di capra, i peperoni arrosto conditi con mosto d’uva e la “frittura della sposa” con formaggio di capra e aspa-

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ragi. Dal gusto particolare è la pasta al forno con la mora. Un vero viaggio slow negli antichi sapori di questa terra. Quindi mettetevi calmi perché dovete farvi guidare dal signor Perella, la cucina è tutta espressa e non stupitevi se alla fine vi sentirete proporre un gateau di miele e ghiande, assaggiate con fiducia. Prezzo medio 40 euro.

Aquatica Lounge Bar Restaurant Banchina Sanità - Porto di Alghero 07041 Alghero (SS) Ristorante molto elegante dentro il porto turistico di Alghero, dove si può gustare dell’ottimo pesce, specie se siete amanti delle cruditè. Nel menù troviamo infatti carpacci di pesce crudo, tartare di cernia o tonno servita su verdurine croccanti, tutto di provenienza locale. Non manca neanche il sushi. Bella la loca-

tion con vista sul porto, praticamente sull’acqua. Provate il vino locale “Parallelo 41” e il “Cala Reale”. Ottima anche la catalana e l’aragosta (occhio al prezzo però). Assaggiate, per finire, la mousse al cioccolato con sale grosso e olio al peperoncino. Se non esagerate si può cenare con 50 euro a testa.

Ristorante Basilio Via Sebastiano Satta, 112, 09128 Cagliari

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Non poteva mancare un must della cucina cagliaritana. Assaggiate i Malloreddus alla Campidanese, le lumache al pomodoro, gli spaghetti arselle e bottarga oppure asparagi e ricci. Qui trovate anche i nervetti a insalata, la carne d’asinello e la costata di cavallo. Basilio ha anche un gorgonzola fenomenale e vini locali da provare. Andate piano con le ordinazioni qui le porzioni sono monumentali. In più c’è un prezzo ottimo: con 30 euro si esce rotolando!

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Rubiu Birrificio Artigianale Brew-Pub Viale Trento, 22, 09017 Sant’Antioco Carbonia-Iglesias Un’offerta originale e diversa per un pubblico di giovani gourmet. Rubiu nasce a Sant’Antioco dai sogni e dalla passione condivisa di due amici. Oggi è diventato un piccolo birrificio artigianale con una produzione annua che si aggira intorno ai 12.000 litri. La forza del locale sono le birre artigianali (Fla-

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via e Moresca su tutte), più le pizze ineguagliabili per fantasia negli accostamenti e qualità degli ingredienti (molti prodotti tipici sardi). Per l’impasto viene usato un velo di semola che rende la pizza croccante e leggera. Ci sono anche impasti al basilico e allo zafferano. Si cena con 20 euro.


Ristorante Corbezzolo Piazzetta della Fontana, 7 Arzachena 07021 Olbia Siamo vicinissimi a Baja Sardinia, dalla terrazza più alta si gode un panorama fantastico. Ottimo ristorante di pesce sia crudo, sia cotto, cucina senza tanti fronzoli ma ricercata nel gusto. Da provare l’aragosta di provenienza locale alla catalana, che qui viene preparata con verdurine fresche, poi condita con un’emulsione di olio extra vergine di oliva e limone uni-

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ta a pomodorini, cipolla, sedano. Buoni anche i tagliolini all’astice o le linguine al granciporro (granchio). Fra i secondi segnaliamo il filetto di orata passato in padella appena rosolato e sfumato con del Vermentino e aggiunta di mandorle dolci, mantecato con miele di corbezzolo. Si spendono dai 30 euro in su, dipende dal pesce e dal vino che prendiamo.

Agriturismo Li Nalboni Strada Li Cumadanti, Santa Teresa di Gallura L’azienda agrituristica “Li Nalboni” è immersa nel verde della macchia gallurese, con una veduta che spazia dall’isola dell’Asinara, fino alle coste della Corsica e all’arcipelago della Maddalena. Siamo a pochi minuti di auto da Santa Teresa, con una spettacolare vista di colline e mare. Tutti i prodotti derivano da allevamenti e colture biologiche dell’azienda e i cibi vengono preparati quotidianamente secondo le antiche ricette galluresi.

Accanto agli immancabili gnocchetti sardi c’è infatti la tipica zuppa cuata, a base di pane raffermo, formaggio e brodo di pecora, cucinata solo in questa zona della Sardegna. Fra i secondi segnaliamo il porcetto, cucinato secondo le antiche tradizioni. Dolci e i liquori sono fatti in casa: le formaggelle e gli acciuleddi (paste fritte e attorcigliate con miele). Ambiente rurale vero e un prezzo fisso buono (30 – 32 euro) completano un’offerta da provare.

Ristorante Sa Prenda Via Armando Diaz, 46, 09046 Quartu Sant’Elena Cagliari Il locale nasce dall’esperienza decennale accumulata nel vecchio ristorante di Villa San Pietro. Un’importante caratteristica è quella di adottare la filosofia dei prodotti “a Km 0”: la carne, il pesce, la verdura, la frutta e il vino vengono acquistati se prodotti entro un raggio di massimo 60 Km da Quartu Sant’Elena. Il locale curato e accoglien-

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te propone una cucina di eccellente qualità e ricercata, con piatti tradizionali e rivisitazioni riuscite. Da provare le Lorighittas (una pasta tipica di Morgongiori che si faceva per Ognissanti) con tonno e ragù di melanzane, i carciofi conditi con polpa di riccio o la spigola alla vernaccia. Per cenare servono dai 35 ai 45 euro.

Zia Beledda Via Amsicora, 43, 09072 Cabras Oristano Situato vicinissimo allo stagno di Cabras dove si possono ammirare i fenicotteri rosa, il locale è molto frequentato dagli abitanti della zona. Trattoria tipica che eccelle per il pesce freschissimo (grandi le vongole e le arselle) e la cucina casalinga. I malloreddus sono veramente artigianali

così come le bottarghe. Fra i piatti tipici che consigliamo: il muggine arrosto alla “merca” e le seadas davvero ben fatte al momento (una sfoglia sottile,un cuore di formaggio fresco, un velo di miele). Fidatevi dei consigli della signora Sanna. Si cena con 25 – 30 euro.

Le Cisterne Vicolo Auria Castelsardo Aggrappato a un promontorio di roccia che si protende sul mare a 30 km da Sassari, il paese di Castelsardo è uno dei gioielli della Sardegna, una delle “Sette Città Regie” che è stata inclusa nel circuito dei borghi più belli d’Italia. Il mare blu che lambisce la Costa Paradiso e la vista dell’isola dell’Asinara accompagnano il visitatore verso il borgo antico chiamato “Casteddu’’’. Nel dedalo di viuzze troviamo il ristorante Le Cisterne

che, oltre ai tavoli vista mare, offre la suggestione di un’antica cisterna dell’acqua ristrutturata dove mangiare a lume di candela. Un ambiente intimo e caratteristico al quale si abbina un’ottima carta dei vini. La cucina propone i piatti tipici della cucina sarda e dell’ottimo pesce davvero freschissimo. Il personale è cortese e simpatico, come ottimo è il rapporto qualità/prezzo. Si cena da 25 euro in su, vini esclusi.

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Il territorio

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Gli alberghi

Villa Las Tronas Hotel & SPA Lungomare Valencia 1, 07041 Alghero

Un cinque stelle vero e caro ma che merita di essere vissuto. Antica residenza reale, la Villa Las Tronas ospita lussuose camere con aria condizionata, TV satellitare e mobili d’epoca e moderni. L’albergo è dotato di una piscina interna con acqua di mare e una fornitissima Spa. Comodo per chi vuole arrivare in Sardegna con l’aereo, perché lo scalo di Alghero-Fertilia è a soli 20 minuti in auto.

Ottima base anche per visitare, oltre che il golfo di Alghero, Capo Caccia e la splendida Argentiera. Hotel di charme che sorge su una propaggine rocciosa che si insinua sul mare, offre servizi e suggestioni davvero uniche. Come del resto unico è il prezzo. Per una doppia standard ci vogliono 224 euro ma per la vista mare e le suite si può arrivare fino a 625 euro.

Hotel Le Dune Via Bau 1 - Piscinas Di Ingurtosu, 09031 Ingurtosu La duna di sabbia di Piscinas è la più grande d’Europa. Siamo in un ambiente unico ed incontaminato. Difficile da raggiungere ma proprio per questo splendido e isolato. Le Dune è composto da 3 edifici separati e da una piacevole piazza affacciata sul mare. L’edificio prin-

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cipale ospita una reception aperta 24 ore su 24, una sala TV, una sala bar e delle camere superior. Ha due ristoranti che servono il meglio della cucina sarda da gustare al coperto o sulla spiaggia. C’è anche un salone di bellezza. Si spendono circa 200 220 euro a notte in alta stagione. Ma ne vale la pena.

Hotel Villa Pimpina Via Genova 106-108, 09014 Carloforte È un piccolo hotel con dieci stanze, molte con terrazza vista mare. Si trova a 400 metri dal molo dei traghetti per la Sardegna e per la vicina isola di Sant’Antioco. Addormentarsi con le finestre spalancate sul mare e sui tetti di Carloforte è un’esperienza unica. Molta attenzione ai dettagli, dalle candele, alle piantine verdi sulla finestra

del bagno, gli squisiti dolci preparati per la colazione. I gestori poi, gentilissimi, sanno dare tutte le indicazioni necessarie per muovesi sull’isola. Dalla terrazza – tetto si gode una vista bellissima di gran parte dell’isola di San Pietro. Ottimo il rapporto qualità prezzo. Per una doppia si spendono dai 66 ai 90 euro.

Grand Hotel President Via Principe Umberto 9, 07026 Olbia

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Ideale per chi arriva in traghetto. Il Grand Hotel President offre lusso, pulizia, personale cortese e una posizione strategica. Vi ritroverete in uno dei più maestosi edifici di Olbia. Il President si affaccia sul nuovo porto turistico e si trova vicino alle vie dello shopping. È la base ideale se desiderate visitare il centro di Olbia, la passeggiata lungomare e la Sardegna occidentale. Porto Cervo e Porto Rotondo distano non più di 30 minuti di auto. Si spendeno circa 120 euro per una doppia standard, il doppio per la suite.

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Hotel La Rocca Resort & Spa Baja Sardinia, 07021 Baja Sardinia Splendido albergo in Costa Smeralda immerso nei graniti rosa della Gallura che offre spiagge con sabbia bianchissima e mare celeste. In un raggio di 15 – 20 minuti di auto potete trovare numerose spiagge facilmente accessibili. L’hotel è costruito sullo stile di un piccolo borgo e situato in un parco di mirto e buganville. Camere accoglienti, servizio impeccabile,

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piscina e Spa di livello che arricchiscono un’offerta già al top. Ottimo anche il ristorante. Se non volete muovervi e godervi in pieno la pace e il silenzio del luogo c’è anche una navetta che vi collega alla spiaggia privata dell’albergo. Per una doppia ci vogliono almeno 180 euro a notte, ma per le suite o le superior vista mare anche il doppio e più.


Hotel Lucrezia Via Roma 14 A, 09070 Riola Sardo Oristano

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Se volete godervi la penisola del Sinis, con le spiagge a chicco di riso poco frequentate anche ad agosto, Tharros e i fenicotteri rosa del lago salato di Cabras, questo è l’hotel ideale. Poche camere ma curatissime, la struttura si trova in una casa padronale ristruttura con molto gusto ed immersa in un parco, i mobili sono tipicamente sardi e molti risalgono all’Ottocento. Possibile frequentare lezioni di cucina e degustare vini della zona. Un piccolo paradiso a pochi minuti da Oristano. Una doppia costa dai 130 ai 170 euro.

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Hotel Marinedda Thalasso & Spa Loc.Isola Rossa, 07038 Isola Rossa L’Hotel Marinedda sorge in una tranquilla zona isolata nel Golfo dell’Asinara, a 1 km dal pittoresco borgo peschereccio di Isola Rossa. La sua vista mare è fantastica. Presso l’Elicriso Spa potrete rilassarvi nella sauna, nella vasca idromassaggio e nei bagni turchi. A vostra disposizione anche piscine d’acqua salata e dolce. Il resort ospita 3 ristoranti, tra cui il Punta Canneddi, che

vi attende con un menù alla carta e romantiche cene a lume di candela. La spiaggia sottostante è bella ed in ampi tratti libera. I dintorni di Isola Rossa meritano di essere scoperti. Capirete che il luogo si chiama così perché scogli e massi sono caratterizzati dalla predominanza dal colore rosso. Ci vogliono circa 160 euro a notte per una doppia e circa 320 per una suite.

Hotel Mariposas Via Mar Nero 1 angolo Viale Matteotti, 09049 Villasimius

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Siamo nei pressi di una delle spiagge bianche più famose della Sardegna a Villasimius e vicini a Costa Rei, paradiso di chilometri sterminati di spiagge. Le camere sono quasi tutte vista mare (ossia sulla spiaggia di Simius!), ognuna ha un proprio terrazzino o giardino. Staff perfetto, pulizia, silenzio e confort. All’Hotel si affianca l’attività del Centro Diving Prodive per chi ha la passione delle immersioni professionali alla scoperta delle bellezze sottomarine. Per una doppia si spendono dai 150 ai 220 euro ma ci sono offerte per le famiglie.

9.

Hotel Orlando Resort Località Santa Barbara, 08049 Villagrande Strisaili Questo è un albergo situato nell’interno, in una delle zone più incontaminate della Sardegna. Siamo vicini al lago Primosalto del Flumendosa, vicini alla Tomba dei Giganti, non lontani dalla costa di Arbatax (arriva anche il traghetto). È un posto incantevole, ideale per chi vuole alternare al mare, escursioni (in bici, cavallo, canoa e quad)

e trekking fra peonie profumate, ruscelli e naturalmente cibo genuino. Le vette del Gennargentu e i famosi tacchi dell’Ogliastra sono vicini. La hall dell’Hotel Orlando Resort ospita una collezione d’arte internazionale e una mostra di ceramiche e costumi tipicamente sardi. Una camera doppia va da 96 a 160 euro.

Hotel L’Oasi Via G.Lorca 13, Cala Gonone, Offre il fascino unico degli hotel a picco sul mare. Affacciato sul Golfo di Orosei, a Calagonone, l’albergo è contornato da un vasto giardino e pineta. Dalla terrazza a strapiombo sul blu si gode una delle più belle panoramiche del golfo. Ideale per visitare questo tratto di costa con le famose Grotte del Bue Marino e le bellissime spiagge di Calaluna. Ambiente semplice e tanta cortesia. Si spendono per una doppia dai 70 ai 120 euro.

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Il territorio

Da sempre a cavallo

I cavalli del Sarcidano

Nei mille proverbi della tradizione orale sarda il cavallo è ricorrente, protagonista e metro di paragone. Gli adagi lasciano trasparire la sua importanza nella società: chie hat caddu bonu, e bella muzere, non istal mai senza dispiaghere (“chi ha buon cavallo e bella moglie non sta mai senza gran doglia”) o anche caddu bezzu levas bonas

(”cavallo vecchio, buona razza”), ma anche a caddu chi curret, nonfaghet isprone, cioè “a cavallo che corre, non occorre lo sprone”. La cultura popolare non mente mai sui valori semplici, rurali, della campagna. Ma in quest’isola «che non assomiglia ad alcun altro luogo, fuori dal tempo e dallo spazio», come la definiva David Lawrence,

bambino, lo fermò, chiedendogli un passaggio che avrebbe comportato all’uomo una lunga deviazione. Il vecchio, impietosito, acconsentì, e fece salire il piccolo sul cervo che, esausto, stramazzò al suolo proprio a pochi metri dalla casa del bambino. L’Arcangelo, per ricompensare la generosità dell’anziano, spostò le qualità

che si creda o no alla leggenda, il legame tra la bestia e l’uomo, nell’isola, è forte ed indossolubile, antico e radicato «granaio, miniera e serbatoio di carne da combattimento, di botoli feroci, per l’Italia da farsi», secondo Marcello Fois, com’è arrivato il cavallo? Narra la leggenda che un uomo anziano, di un piccolo paese dell’entroterra, dopo una giornata in campagna, tornava a casa con le sue due bestie, un cervo ed un cavallo. L’Arcangelo Michele, travestitosi da

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del cervo sul cavallo, che diventò elegante, agile e resistente. Che si creda o no alla leggenda, il legame tra la bestia e l’uomo, nell’isola, è forte ed indissolubile, antico e radicato. I primi cavalli arrivarono, sembra, dall’Asia, grazie ai coloni greci, nel IV e V secolo a.C. Romani e Cartaginesi portarono nuove razze e nuovi incroci, ma il merito di aver dato vita al corredo ge-


netico degli odierni cavalli va alla dominazione saracena, che portò i primi stalloni arabi. Il regno di Ferdinando il Cattolico, che salì al trono di Spagna nel 1479, fece sbarcare nell’isola i primi esemplari di razza andalusa. Filippo V, il primo monarca iberico di stirpe borbonica, cercò di proteggere e potenziare l’allevamento autoctono, vietando l’emigrazione dei cavalli dall’isola. Durante il regno sabaudo si cercò di migliorare la razza: nel 1874 venne istituito il Regio Deposito Stalloni per cercare di soddisfare i bisogni del Corpo di Cavalleria dell’Esercito Italiano, che necessitava di cavalcature adatte. Nell’allevamento furono introdotti purosangue arabi prima ed inglesi poi che, incrociati con le fattrici indigene, originarono l’attuale esemplare anglo-arabo sardo, veloce e dotato atleticamente come i suoi “colleghi” inglesi, ma anche resistente come quelli arabi. Oggi questo tipo di cavallo viene prevalentemente usato per il galoppo e la corsa ad ostacoli. Inoltre costituisce anche la stragrande maggioranza degli esemplari scelti per partecipare al noto Palio di Siena. Ma, accanto all’anglo-arabo sardo esistono altre tre peculiarità etniche: il cavallino della Giara, il Giarab ed il cavallo del Sarcidano. La prima, di piccola mole non superan-

Giarab

do i 120 centimetri al garrese, è una razza endemica, stanziata nell’omonimo altopiano. Il suo approdo nell’isola è di difficile datazione: secondo alcuni risale al V secolo a.C. grazie ai mercanti fenici e greci; secondo altri invece già le popolazioni nuragiche lo addomesticarono dieci secoli prima, essendo egli un discendente del cavallo selvatico presente nell’isola dal

Cavallino della Giara

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Neolitico. Ad oggi ne esistono poco più di settecento esemplari che vivono allo stato brado sull’altopiano della Giara. Il cavallo del Sarcidano, non ancora iscritto eccezionalmente al Registro Anagrafico, pare risalire a ventimila anni fa. Distinto da un’andatura vivace, di taglia media e collo muscoloso, gode di un corredo genetico incontaminato, particolarità rilevante rispetto alle altre razze italiane. L’ultimo esemplare è quello del giarab, incrocio tra le femmine della Giara e purosangue arabi, che presenta, per definizione, almeno il 25% di sangue della fattrice autoctona. Qual è il ruolo del cavallo nell’isola? Se nel passato era usato esclusivamente per lavoro, oggi ha un presente di feste, sagre e corse. La Sartiglia, sa cursa de sa loriga, la cavalcata sassarese, sa carrela ‘e nanti, le pariglie bonorvesi e palmaresi, le mascaras de caddu, i sos inghirioso, la cursa de su pannu; le Ardie di Sedilo, San Lussorio e Samugheo, la corsa dell’anello di Osilio, l’Attobiu de is parigliantis di Dolianova ed il currere a padda. Per non contrare poi i molti, moltissimi palii: Nostra Signora di Talia, di San Michele, di Santa Barbara, di Villanova, de sos Kinaos e, forse il più celebre, di Fonni. È una lista, lunga e forse caotica, certamente incompleta, delle molte feste, sagre e ricorrenze sarde dove il cavallo occupa un posto d’onore, da protagonista. Sopra di lui il cavaliere, o il fantino, che sovente rischia la propria vita e regala agli spettatori emozioni ed evoluzioni acrobatiche, sembra solo un onesta spalla e nulla più.


Il territorio

Abbiamo assaggiato Azienda: Cantina Vermentino Mont Cantina del Vermentino - Monti (Ot) www.vermentinomonti.com

Azienda: Murales Murales - Olbia (Ot); www.vinimurales.it

Denominazione: Kiri Cannonau Sardegfna Doc Annata: 2010 Tipologia: Rosso Uvaggio: Cannonau Gradazione: 13,5% Commento: Bel rubino, frutti piccoli di bosco,

Denominazione: Arcanos Cannonau Sardegna Doc Annata: 2008 Tipologia: Rosso Uvaggio: Cannonau Gradazione: 15% Commento: Molto forte la presenza del legno che

pesca, nota vinosa, fresco al naso. Tannino giusto ma amarognolo nel finale in bocca. Buono al naso, ma al palato non mantiene le promesse. Comunque un ottimo vino che in tavola scende bene.

sovrasta sia il naso sia la bocca. Colore rubino leggermente granato, naso intenso, forti note di legno, anche in bocca il tannino del legno sovrasta quello del vino. Squilibrato nei tannini.

Voto 6

Voto 8

Azienda: Poderi Atha Ruja Poderi Atha Ruja - Dorgali (Nu) www.atharuja.com

Azienda: Pedres Pedres - Olbia (Ot) www.cantinapedres.it

Denominazione: Cannonau Sardegna Doc Annata: 2009 Tipologia: Rosso Uvaggio: Cannonau Gradazione: 14,5%

Denominazione: Cerasio Cannonau Sardegna Doc Annata: 2009 Tipologia: Rosso Uvaggio: Cannonau Gradazione: 13,5%

Commento: Frutta rossa, legni che si provano

Commento: Naso intenso dove spiccano alcol e note di legno

ad amalgamare. Forte la presenza di alcol al naso. In bocca si sente la frutta, buona acidità, legno ancora importante che si sta amalgamando bene al frutto. Tannini rotondi. Buono tra tre anni.

non molto tostato e invadente. In bocca buona acidità tuttora scomposta dal tannino del legno. Ha bisogno di molta maturazione, almeno due anni.

Voto 6

Voto 6,5

Azienda: Pala Pala - Serdiana (Ca) www.pala.it

Azienda: 6 Mura 6 Mura Giba (CI) www.6mura.it

Denominazione: S’Arai Isola dei Nuraghi Igt Annata: 2008 Tipologia: Rosso Uvaggio: Cannonau 40%, Carignano 30%, Bo-

Denominazione: Carignano del Sulcis Doc Annata: 2008 Tipologia: Rosso Uvaggio: Carignano Gradazione: 14% Commento: Note di erba, muschio, nota torbata,

vale 30%

Gradazione: 14,5% Commento: Colore porpora profondo, note di frutta rossa anche note terziarie di terra, sentore di legno. In bocca, fresco anche se ancora scomposto, buona acidità, tannino dolce. Lungo. Non può che migliorare.

mora, anche se molto compatto. Ampiezza maggiore in bocca, tannino dolce, ampio, grasso.

Voto 7

Voto 7

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Vino nostrum

Azienda: Cherchi

Azienda: Cherchi

Cherchi Usini (Ss) www.vinicolacherchi.it

Cherchi Usini (Ss) www.vinicolacherchi.it

Denominazione: Luzzana Isola dei Nuraghi Igt Annata: 2009 Tipologia: Rosso Uvaggio: Cagnulari circa 50%, Cannonau circa

Denominazione: Cagnulari Isola dei Nuraghi Igt Annata: 2010 Tipologia: Rosso Uvaggio: Cagnulari Gradazione: 13,5% Commento: Fresco al naso, note floreali, di frut-

50%

Gradazione: 14% Commento: Bel frutto e inizio di terziarizzazione

ta fresca rossa, ciliegia, mirto, salvia. In bocca fresco, bella acidità, rimane dolce, tannino non aggressivo. Vino molto estivo da bersi anche leggermente fresco (16 gradi).

con Liquirizia cuoio iodio menta. In bocca dolce, molto lungo, tannini morbidi, resina elegante, strutturato con tannini dolci, acidità che riesce a renderlo molto elegante. Immediato, già bevibile.

Voto 8

Voto 8,5

Azienda: Cantina Vermentino Monti Cantina del Vermentino - Monti (Ot) www.vermentinomonti.com

Azienda: Mura Mura Loiri Porto San Paolo (OT) www.vinimura.it

Denominazione: Galana Colli dell’Imbara Igt Annata: 2005 Tipologia: Rosso Uvaggio: Cabernet Sauvignon, Sangiovese,

Denominazione: Baja Isola dei Nuraghi Igt Annata: 2009 Tipologia: Rosso Uvaggio: Cannonau e carignano Gradazione: 14%

Carignano, Cagnulari, uve a bacca rossa

Gradazione: 13% Commento: Al naso semi di peperone, note vegetali, legno. In bocca ancora note vegetali tannino morbido rotondo, ancora giovane, vino ben fatto ma senza anima, senza calore.

Commento: Rosso rubino leggermente aranciato, profumo di ciliegia molto matura mista a forte sentire di alcol, legno. In bocca discreta struttura, dolce nei tannini, sapore di ciliegia.

Voto 6,5

Voto 6,5

Azienda: Piero Mancini Piero Mancini - Olbia (OT) www.pieromancini.it

Azienda: Cantina Vermentino Monti Cantina del Vermentino - Monti (Ot) www.vermentinomonti.com

Denominazione: Mancini Primo Vermentino di Gallura

Denominazione: Funtanaliras Oro Vermentino di

Docg

Annata: 2011 Tipologia: Bianco Uvaggio: Vermentino Gradazione: 13,5% Commento: Note di frutta tropicale, fresco, me-

Gallura Docg

Annata: 2011 Tipologia: Bianco Uvaggio: Vermentino Gradazione: 13% Commento: Giallo paglierino, frutta tropicale,

diamente lungo in bocca, discreta acidità anche se prevalgono note di zucchero, ha bisogno di tempo, lievi note minerali e floreali. Come tutti i vini bianchi da bersi d’estate andrebbero bevuti d’inverno.

banana, ananas, forse dovuto ai lieviti. In bocca molto dolce, troppo, eccessivamente internazionale. Molto femminile.

Voto 6

Voto 6,5

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Azienda: Cantina Murales Cantina Murales - Olbia (OT) www.vinimurales.it

Azienda: Piero Mancini Piero Mancini - Olbia (OT) www.pieromancini.it

Denominazione: Tuttiventi Vermentino di Sardegna Doc

Denominazione: Cucaione Vermentino di Gallura Docg Annata: 2011 Tipologia: Bianco Uvaggio: Vermentino Gradazione: 13%

Annata: 2010 Tipologia: Bianco Uvaggio: Vermentino Gradazione: 13% Commento: Colore paglierino brillante e caldo. Banana e ananas, non molto convincente al naso. In bocca prevale la banana troppo matura, presenza di lieve carbonica che non dona.

Commento: Nota fumè tipica del Vermentino, di macchia mediterranea, ananas, albicocca e frutta bianca. Buona freschezza non molto lungo in bocca, dolce, discreta acidità.

Voto 6,5

Voto 5,5

Azienda: Masone Mannu

Azienda: Giovanni Cherchi

Tenuta Masone Mannu - Su Canale Monti (OT) www.masonemannu.com

Usini (Ss) www.vinicolacherchi.it

Denominazione: Petrizza Vermentino di Gallura

Denominazione: Tuvaoes Vermentino di Sardegna

Docg

Doc

Annata: 2011 Tipologia: Bianco Uvaggio: Vermentino Gradazione: 14,5% Commento: Colore paglierino brillante. Naso

Annata: 2011 Tipologia: Bianco Uvaggio: Vermentino Gradazione: 13,5% Commento: Colore paglierino non brillante e

ancora con note di frutta tropicale dove inizia a uscire fuori lo iodio e il floreale. In bocca pieno, un po’ troppa acidità. Alla fine nota tannica, ma vino di grande struttura.

caldo. Al naso lieve banana, mirto. In bocca è dinamico, fresco, ancora non ben bilanciato come tutti i vermentino adesso. Alcuni mesi di bottiglia potranno fare miracoli.

Voto 7

Voto 7,5

Azienda: Cantina Vermentino Monti Cantina del Vermentino - Monti (Ot) www.vermentinomonti.com

Azienda: Pala Pala - Serdiana (Ca) www.pala.it

Denominazione: Arakena Vermentino di Gallura Superiore Docg

Denominazione: Sardegna Doc Nuragus di Cagliari Annata: 2011 Tipologia: Bianco Uvaggio: Nuragus Gradazione: 13,5%

Annata: 2009 Tipologia: Bianco Uvaggio: Vermentino Gradazione: 13,5% Commento: Giallo paglierino molto dorato, carico, sentori di passion fruit e semi di peperone. In bocca equilibrato grasso non molto acido, lieve sapidità, sentori di frutta che ritornano anche in bocca.

Commento: Naso non molto intenso, lievi note di frutta bianca tropicale e di fiori bianchi. In bocca caratterizzato da nota amarognola di mandorla, sapido, buona acidità.

Voto 7

Voto 7

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Vino nostrum

Azienda: Pala

Azienda: Cantina Pedres

Pala - Serdiana (Ca) www.pala.it

Cantina Pedres Olbia (Ot) www.cantinapedres.it

Denominazione: Vermentino di Sardegna Doc Annata: 2011 Tipologia: Bianco Uvaggio: Vermentino Gradazione: 13,5% Commento: Giallo paglierino brillanto, strana

Denominazione: Thilibas Vermentino di Gallura Superiore Docg

Annata: 2011 Tipologia: Bianco Uvaggio: Vermentino Gradazione: 13,5% Commento: Nota torbacea, giallo paglierino,

nota di tabacco da pipa e pepe, banana. In bocca molto dolce, lieve nota aromatica nel finale. Lieve acidità.

frutta e fiori bianchi, bella sapidità lineare, ben strutturato. Nota dolciastra.

Voto 6,5

Voto 7,5

Azienda: Giovanni Cherchi

Azienda: Mura Mura Loiri Porto San Paolo (OT) www.vinimura.it

Usini (Ss) www.vinicolacherchi.it

Denominazione: Pigalva Vermentino di Sardegna Doc Annata: 2011 Tipologia: Bianco Uvaggio: Vermentino Gradazione: 13%

Denominazione: Sienda Vermentino di Gallura Superiore Docg

Annata: 2011 Tipologia: Bianco Uvaggio: Vermentino Gradazione: 14,5%

Commento: Note di acacia, frutta bianca e odore minerali. Piacevole buona struttura, anche in bocca macchia mediterranea torba, minerale, acidità buona, non lunghissimo. Già più pronto degli altri. Un vermentino come te lo potresti aspettare.

Commento: Frutti bianchi, ananas, molta frutta tropicale. In bocca caldo, dolce, sa di chewing gum dovuto ai lieviti, un po’ scomposto.

Voto 6

Voto 8,5

Azienda: Masone Mannu

Azienda: Cantina Murales

Tenuta Masone Mannu - Su Canale Monti (OT) www.masonemannu.com

Cantina Murales - Olbia (OT) www.vinimurales.it

Denominazione: Costarenas Vermentino di Gallu-

Denominazione: Vermentino di Gallura Docg Annata: 2010 Tipologia: Bianco Uvaggio: Vermentino Gradazione: 13,5% Commento: I profumi non sono molto espressi.

ra Superiore Docg

Annata: 2009 Tipologia: Bianco Uvaggio: Vermentino Gradazione: 14,5% Commento: Naso non molto intenso con tenden-

In bocca non è molto strutturato anche se è un 2010 e potrebbe volgere verso il viale del tramonto.

za alla terziarizzazione. Bocca grassa di buona lunghezza, grassezza e alcolicità sono le sue caratteristiche principali.

Voto 5,5

Voto 7

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Protagonisti in cucina

L’Apple nella cucina di Vissani Martina Cenni

Le mele non c’entrano, anche se il collegamento sarebbe più intuitivo. Qui siamo ben oltre. Siamo nel mondo meno gustoso, permettetecelo, delle nuove tecnologie. Siamo dove tradizione e innovazione convivono sotto un unico nome: Vissani. Niente di nuovo, esclamerà qualcuno. Si sa, la cucina di Gianfranco Vissani, una delle firme d’eccellenza dell’arte culinaria del bel Paese, è da sempre sintesi di passato e presente, o addirittura futuro, almeno a tavola. Ma come abbiamo già detto, qui siamo ben oltre. Ed oltre a Gianfranco Vissani c’è Luca, il figlio. Abbandoniamo subito l’idea di farne uno scontro tra vecchia e nuova generazione, anche perché, a dispetto della sua età, soli 35 anni, Luca sembra avere chiarissimo un concetto: «non c’è innovazione senza tradizione». È da qui che inizia la sua gestione attenta ed

elegante di Casa Vissani e di tutto quello che gira intorno a quello che è ormai diventato un brand d’eccellenza. Siamo a Baschi, in Umbria, a casa dei Vissani appunto. Difficile chiamarla in altro modo, riduttivo parlare solo di ristorante, sciocco definirla albergo. Casa Vissani è quello che è o, come dice Luca, «è un posto dove si viene con l’allegria e non con la paura»; senza, cioè, quell’atteggiamento troppo composto e reverenziale con cui ci si atteggia per le grandi occasioni o di fronte a persone importanti. Qui l’attenzione è tutta per gli ospiti e l’accoglienza è un’idea fatta di dettagli e costruita con riflessione e spontaneità. Con un rigore caloroso, difficile da spiegare senza incorrere in contraddizioni concettuali. La cucina non è tutto quindi, e se a dirlo è un Vissani non possiamo che crederci. 61


Luca Vissani


Protagonisti in cucina

L’esterno del ristorante

Le cose sono cambiate molto nel campo to che tutto debba ruotare attorno a quel cogliere e portare avanti gli insegnamenti della ristorazione e la scelta sempre più solo nome. Permetteteci lo stupore, non del patron, tanto da non far rimpiangere ampia e variegata impone all’offerta un è questo il caso. Evitando incensamenti le assenze giustificate del cuoco della tv. salto di qualità. Quel qualcosa in più che inutili, è difficile non apprezzare le paroE poi i volti accoglienti e i modi impecfa squilibrare il braccio della bilancia. le spese nell’elogiare «la brigata di casa cabili dello staff di sala e del servizio Luca è riuscito nell’impresa ardua di Vissani». Una squadra eterogenea, ma alle camere. Un nome su tutti: Giuseppe aggiungere quel surplus al Vicario mêtre di sala. Un lavoro del babbo e il risultaincastro perfetto di ruoli, di Questa è l’anima del servizio gesti e di cortesie, ognuno to di Casa Vissani da ragione ad entrambi. Mentre in indispensabile e fondamene lo stile di casa sua. passato era la buona cucitale alla riuscita del “prouno stile unico, ma di certo na a farla da padrona, oggi dotto” finale: l’esperienza l’importanza dell’accoglienconfortevole e mai banale non di una sola persona za ha pari dignità ed è, semdi Casa Vissani. pre più, ciò che fa la diffeMa torniamo all’incipit e renza. La visita a Casa Vissani diventa compatta ed unita da un unico obbietal matrimonio d’amore tra tradizione così un soggiorno a casa di amici e non tivo: conquistare il cliente, farlo godere e innovazione. La prima, fondamento solo la cena al ristorante. «Le persone del tempo trascorso a Casa Vissani, riue struttura della seconda, ha una storia non vanno a mangiar fuori per subire i scire letteralmente «a farlo saltare sulla lunga cinquant’anni quando i nonni di sermoni degli chef o di chi sta in sala. sedia». È per questo che Luca ci parla Luca aprono il Padrino, piccolo ristoApprezzano la nostra vicinanza, ma al orgoglioso della sua squadra. Dei più rante in riva al Lago di Corbara poi riletempo stesso la nostra discrezione e la giovani, inclini al cambiamento, alle spevato dal figlio Gianfranco, che nel ‘79 lo capacità di stare in disparte». rimentazioni culinarie e agli azzardi. E di trasforma nell’ormai noto Casa Vissani. Questa è l’anima del servizio secondo quelli che sono a Baschi da più tempo, La seconda prende forza dalla prima e si Luca e lo stile di vita di Casa sua. Uno come lo chef Mori Shinichi o la sorella di nutre delle tante idee di Luca e dell’imstile unico, ma di certo non di una sola Gianfranco Lucia Paola Vissani, oltre la portanza che il marchio Vissani gli impopersona. Quando si ha a che fare con preziosa Giovanna Di Gironimo. Mani ne. Così nasce un modo di interpretare grandi firme è sempre piuttosto implicie menti eccellenti che hanno saputo racl’enogastronomia a 360° e di non farsi

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Protagonisti in cucina

trascinare dalle mode, ma al contrario di lanciarle. Si va oltre il pubblico della tv e si cercano canali più immediati, platee più vaste. Il web diventa la nuova strada, anche quando si parla di gusto. L’App Vissani è così solo l’ultimo avamposto della Casa. Scaricabile da Apple Store è l’unica applicazione per iPhone e iPad in grado di fornire un circuito selezionato di aziende, i consigli di Gianfranco Vissani, ricette dedicate, posizionamento in Google Maps e immagini suggestive dei prodotti, oltre a riservare a tutti gli utenti uno sconto del 15% nelle aziende presenti nel circuito iVissani, sui prodotti selezionati appositamente e una ricetta omaggio da gustare a Baschi con la prenotazione tramite App. “GustateVi la Vita dal palmo della Mano” Così lo slogan ideato per la nuova frontiera del gusto ci invita a scoprire le tante sorprese firmate Vissani e ad assaporare questo mondo non soltanto seduti a tavola. Anche Mond@gira nasce seguendo la stessa filosofia, ma con l’obbiettivo più ampio di essere un canale trasversale, che sappia anche uscire dal discorso intorno all’enogastronomia. Uno spazio di scambio dove gli amici di Casa Vissani e chiunque ne abbia voglia, possono riportare il proprio punto di vista, un’idea, un giudizio, un’opinione, un pensiero o un’intuizione, «la propria ricetta per far iniziare a girare il mondo». Casa Vissani non è quindi solo buona cucina, ma un’esperienza che coinvolge e soddisfa tante altre curiosità e che

La sala

premia l’impegno di quanti continuano a far grande quella che è una delle culture più antiche del nostro paese: l’enogastronomia. “Olivia” e “Primizie” nascono con questo obbiettivo. Due manifestazioni importanti alle quali partecipano esperti e produttori italiani e internazionali e dove olio, vino, prodotti tipici e cucina d’eccellenza si

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incontrano per celebrare e premiare i migliori. Occasioni e opportunità che vanno oltre il marchio Vissani che lascia, anzi, volentieri, la scena agli altri giocatori della stessa squadra, facendo conoscere e perpetuando quel metodo italiano che ha fatto grande la nostra storia e che Luca ama sintetizzare così: «uscire, prendere e sviluppare».


Sullo scaffale

Due libri per raccontare i vini e i dolci sardi La Ilisso Edizioni Srl, nata con l’intento di valorizzazione la produzione artistica, etnografica e culturale sarda ha edito due libri sul tema del vino e dei dolci dell’isola. Il vino in Sardegna. 3000 anni di storia, cultura, tradizione e innovazione curato da Anna Saderi, in più di seicento pagine, oltre cinquecento foto realizzate da Nelly Dietzel e la collaborazione di numerosi autori ha cercato di affrontare tutti gli aspetti legati alla vitivinificazione. Il libro parla della ricchezza dei vini di questo territorio dal gusto unico, della molteplicità dei vitigni autoctoni, della bellezza suggestiva dei paesaggi vitati, della tradizione millenaria della coltivazione della vite e della cultura del consumo alla base della longevità di un popolo. Il volume si presenta diviso in quattro sezioni e parte con il percorrere la storia della viticoltura, dalle origini fino ai giorni nostri. Si parla poi degli aspetti tecnologici e scientifici inerenti al vino, con i risultati delle più recenti acquisizioni del settore, dalle ricerche sul Dna dei vitigni alle innovazioni tecnologiche nella viticoltura e nella vinificazione. Il libro prosegue andando a trattare gli aspetti giuridici, normativi e economici per concludersi con il descrivere le tradizioni, l’arte e la cultura legate alla vite e al vino, con particolare interesse alla ritualità del bere e alla letteratura. Il libro è un viaggio attraverso 3000 anni di storia del vino, partendo dai vinaccioli carbonizzati ritrovati nei

nuraghi risalenti ad almeno tremila anni fa, fino alla grafica delle etichette, che testimonia ancora di più la forte relazione tra territorio e vino espresso nei segni e nei nomi dei vini. Il libro  ha colpito tutti ed è stato insignito di un prestigioso riconoscimento al Gourmand International Award 2012, concorso internazionale riservato ai libri che parlano di enogastronomia e cucina, arrivando terzo dietro l’Austria e la Francia. Sempre della stessa collana fa parte Dolci in Sardegna. Storia, cultura, tradizione, volume scritto a più mani che tratta il tema della produzione dolciaria in Sardegna. Al suo interno si trovano oltre 100 schede che riportano i nomi, le relative varianti, le ricette, le modalità d’esecuzione e ricostruiscono al meglio la storia di ciascun dolce, arricchendola di particolari riferimenti che fanno capire lo stretto legame tra l’operosità del fare e la ritualità del momento. I dolci della tradizione sarda hanno avuto fin da sempre una fortissima valenza comunicativa dal punto di vista simbolico perché quasi sempre sono legati a momenti rituali, cerimoniali e sacri. Tutti i dolci sono il frutto di una produzione artigianale ricchissima per varietà, tipologie, forme e raffinatezza delle decorazioni, che dimostra una sorprendente maestria e capacità creativa. Le foto di Nelly Dietzel servono poi ad impreziosire un racconto fatto prevalentemente di immagini e che si è avvalso del contributo di studiosi autorevoli ed esperti in materia. www.ilisso.it

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Resort da sogno

Palazzo Baronale di Semivicoli

Un relais del gusto nell’Abruzzo piÚ segreto

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Una terra di singolare bellezza, fiera e maestosa, una terra dove chi lascia andare lo sguardo osserva ancora un paesaggio assai simile a quello che videro i viaggiatori del “grand tour”. È l’Abruzzo, uno dei bacini naturali più importanti d’Europa (con il 30% del territorio protetto), in particolare quello più vicino alla Majella, la montagna madre, imponente e grandiosa, che abbraccia paesi fortificati e minuscoli centri storici. Come San Martino sulla Marrucina, piccolo e antico borgo di mille anime dove si trova la frazione di Semivicoli, su un colle a cavallo di un fiume e un torrente, e uno scenario naturale emozionante. Ad una manciata di chilometri Guardiagrele, come un merletto in pietra e ori. In questa cornice ambientale che affascina per i silenzi, le tradizioni millenarie, gli scorci naturali, ha aperto i battenti, dopo un attento e lungo restauro conservativo a cura dell’architetto Lelio Di Zio, una dimora affascinante, un palazzo baronale costruito tra Sei e Settecento, un gioiello di famiglia che si rivela agli “amici”, a quei viaggiatori-ospiti affascinati da una terra aspra e bellissima dove c’è ancora tanto da scoprire. Un luogo dove lo sguardo in un colpo solo abbraccia dal mare alle vette innevate. È la residenza tra i vigneti della famiglia Masciarelli, di Gianni Masciarelli, un uomo del vino tenace e appassionato, un vignaiolo di alto profilo che ha contribuito a scrivere la storia dell’enologia abruzzese. Una famiglia del vino dalla vocazione innata e cresciuta nell’amore sconfinato per questa terra e per le tradizioni radicate. Una famiglia per cui la vite rappresenta un segno forte di appartenenza al territorio. Il Palazzo o Castello Baronale di Semivicoli è una residenza dall’atmosfera country chic per amanti del bello meno sfruttato e battuto, un po’ nascosto e segreto, una residenza che conserva inalterata l’autenticità dei luoghi. Ancora un luogo “vero” dove sentirsi a casa propria e ritrovare serenità e armonia. Storicamente è l’ex Palazzo Perticone in

Semivicoli di Casacanditella. Già solo il nome evoca atmosfere e fascino desueti. Un luogo dove i ricordi e i segni del passato (gli stessi materiali utilizzati per il restauro sono antichi) si intrecciano con elementi di raffinata contemporaneità e di design come negli ambienti dedicati a incontri culturali, seminari, piccoli concerti, ma soprattutto nelle camere e nelle suite. Tra gli spazi più affascinanti il portico, un frantoio in pietra e la bottaia, la neviera, uno spazio totalmente ipogeo. E ancora, tanti angoli di meditazione ma soprattutto di tranquilla convivialità. E ancora, l’antica chiesetta privata, al cui matroneo si accede direttamente dalla Suite Monastero, un giardino storico quasi segreto, di fatto un piacevole salotto open air dove rilassarsi all’ombra sorseggiando un aperitivo. Varcato il portone imponente, si sale al primo piano dove sorprende un’atmosfera agée negli spazi comuni: materiali e colori originari, camini in pietra, logge, cucine, dispense. Ambienti per la lettura, salotti per incontrarsi e conversare, mobili d’epoca a contrasto col design contemporaneo. Tutta l’intimità e il calore di una casa borghese d’altri tempi, ma che sembra essere stata abitata fino ad un attimo prima. Toni raffinati e discreti e la patina del tempo, come nella tasting room. Un’accoglienza fatta di gentilezza e garbo, cura dei dettagli, e soprattutto grande attenzione al gusto. Insomma un gourmet hotel a cominciare dall’accoglienza all’arrivo quando l’aperitivo prevede i vini Masciarelli e in abbinamento piccole frivolezze dal sapore locale. Come si addice ad una residenza incentrata su gusto e relax, importante e curato è il momento del risveglio. Colazioni di autentica bontà preparate

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Resort da sogno

Suite panoramica

dalla signora Gigliola, la governante del ben 18 finestre che la circondano; quasi castello, originaria del posto la quale ha tutte hanno la vista sugli uliveti e i viriportato a Semivicoli piccoli riti e tragneti. Tra gli chef che possono cucinare dizioni quasi scomparse come il pane “su misura” al Castello, facendo godere appena sfornato, i suoi biscotti dell’inagli ospiti un percorso gastronomico tra fanzia, le sue marmellate. tradizione e leggera rivisitazione, fatta E a seguire le merende o i piccoli pranzi soprattutto di maggiore leggerezza e open air nel giardino di viti antiche. Ladcreatività colta e sapiente, a partire da dove nel pomeriggio prodotti di eccellencene e pranzi za: Marcello Spadone viene servito l’aperitivo. E per chi lo vode La Bandiera, Pepsu misura lesse, per una serata pino Tinari del Villa per gli ospiti intima, arrivano al paMaiella, Franco Spalazzo cene “su misudaccini de La Grotta del castello ra” firmate da cuochi di Raselli. pensati di tradizione o dalla Vigneti dell’azienda sapiente innovazione che coprono più di dagli chef secondo la nuova ge400 ettari suddivisi del territorio nerazione abruzzese. in 60 appezzamenti E non è il solo serdistribuiti in tutte le vizio di “personal food” di cui si può province e in 14 comuni sparsi per tutto usufruire. Tra gli optional più curati l’Abruzzo. i cestini per il pic nic nelle vigne con E ancora, tutt’intorno una natura avvinprodotti locali e i brevi corsi di cucina cente, intensa, spesso intatta, maestosa e di tradizione. A richiesta anche passeggiate in bicicletta, escursioni accompagnate nei vigneti e massaggi. Insomma, un gioiello di undici camere dove ai materiali e agli elementi della tradizione si affiancano armoniosamente soluzioni ed elementi contemporanei di interior design come le sedie di Driade o gli arredi per i bagni di Philip Stark. Ambienti che evocano l’antico e tutta la leggerezza di una visione architettonica contemporanea. Camere-suite ognuna diversa dall’altra: splendida quella di 120 mq ricavata nell’antico granaio con panorama mozzafiato a 360 gradi che va dalla Majella al mare anche grazie alle 68

30 anni dell’azienda

Nata nel 1981 dall’intuito imprenditoriale di Gianni Masciarelli, figura simbolo del panorama enologico italiano, purtroppo prematuramente scomparso, l’azienda abruzzese ha saputo raggiungere, nello spazio di appena un trentennio, due obiettivi fondamentali. Da un lato creare un marchio con pochi eguali in Italia, decisamente votato all’alta qualità senza compromessi, e dall’altro lanciare nel mondo i vini di un’intera regione, l’Abruzzo. Due obiettivi che l’azienda continua a non considerare acquisiti una volta per sempre, ma, piuttosto, originati da un costante e rinnovato lavoro all’insegna della modernità, del rispetto per l’ambiente e senza dimenticare mai l’importanza della tradizione.


ricca di contrasti. Fitti tratti di bosco, colline dolci che arrivano al mare e vallate aspre. Borghi antichi raccolti e silenziosi, gente riservata ma accogliente, gentile. Una cucina dalla personalità forte, in queste valli, ma anche una nuova schiera di giovani cuochi che stanno lanciando un Abruzzo gastronomico da non perdere di vista. E soprattutto, vini di straordinarie suggestioni, robusti ed eleganti, dai profumi profondi e coinvolgenti da scoprire in vigna, approfondire nella cantina Masciarelli a San Martino, bellissima sintesi architettonica tra il segno contemporaneo

forte e innovativo e il contesto naturale (ricevuta, peraltro, la nomination nella categoria “Cantina Europea dell’Anno” per il Wine Star Awards, ed. 2008 del Wine Enthusiast Magazine), degustare e apprezzare al bicchiere. A disposizione in camera il primo assaggio di una scelta dell’eccellenza che accompagna l’ospite. È la casa ad offrire i vini: una piccola selezione delle bottiglie Masciarelli proposte per la prima degustazione appena arrivati. Vini importanti degni d’essere assaporati successivamente in tutta tranquillità. Il “Montepulciano d’Abruzzo Masciarelli“ che ha fatto il giro del mondo divenendo ovunque il testimonial più evocativo di questa terra e di uno stile di vita, il “Villa Gemma”, valutato uno dei migliori rossi d’Italia, ha guadagnato premi internazionali e titoli sulle riviste cult del settore, e non solo. E come dimenticare il Trebbiano d’Abruzzo Castello di Semivicoli, un grande bianco da invecchiamento dal bouquet intenso ed elegante che prende nome proprio dalla Residenza. E ancora, i vini firmati Marina Cvetic, una donna del vino, la signora Masciarelli, dalla straordinaria personalità, padrona di casa d’eccezione del Palazzo di Semivicoli, pronta ad accompagnare gli ospiti alla scoperta di un Abruzzo autentico e inedito.

Bottaia

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Marina Cvetic

È Marina Cvetic Masciarelli, moglie di Gianni, a guidare l’azienda vinicola abruzzese. In azienda dal 1989, è anche a lei che va ascritto il merito se l’azienda Masciarelli è già da anni tra le aziende di maggiore spicco e prestigio nel panorama vinicolo italiano, e non solo. Nel 1987, durante una visita ad una cantina sociale in Croazia, Gianni Masciarelli incontrò Marina, all’epoca studentessa di tecnologia alimentare all’università di Belgrado. Da quell’incontro nacque un legame privato e professionale. Nata a Belgrado, Marina Cvetic ha vissuto in Croazia, Austria, Germania. Dinamica, tenace e con le idee molto chiare, Marina Cvetic presto impresse la sua personalità nell’azienda del marito, creando una delle linee più rappresentative della Masciarelli, a lei dedicata (la linea “Marina Cvetic”, che comprende il Montepulciano, il Trebbiano, lo Chardonnay, il Cabernet Sauvignon). Sin dal primo giorno, Marina ha apportato dei cambiamenti in azienda, aiutando un giovane abruzzese a realizzarsi e realizzare il suo sogno, girando il mondo da un continente all’altro in più di venti anni, credendo insieme nell’eccellenza del Montepulciano d’Abruzzo. Marina possiede la sua azienda agricola in cui produce 4 tipi d’olio (tutte monovarietali, autoctone abruzzesi: la dritta Loretana, la carboncella, il frantoio, il leccino) e il suo vino “Iskra” (dallo slavo, “scintilla”). Insieme Gianni e Marina hanno creato la Masciarelli Distribuzione, che distribuisce vini francesi e tedeschi sul territorio nazionale.


Arte di...vino

Estate... in etichetta

a cura dell’Associazione Italiana Collezionisti Etichette Vino

L’estate è alle porte e vogliamo festeggiarla stappando del buon vino italiano e anche ammirando delle belle etichette che danno l’immagine dell’estate attraverso queste bottiglie. Abbiamo iniziato a ricordare i mesi estivi con i segni zodiacali che li caratterizzano ed ecco allora i tre segni dell’Estate: Leone, Cancro e Vergine. Le tre etichette che li raffigurano sono: • Azienda Vinicola O.A. di Ceresetto di Martignacco (UD) • Fattoria Vignale di Radda in Chianti (SI) da antiche riproduzioni • Cantina Egger-Ramer di Bolzano Un altro simbolo dell’estate è il papavero che vediamo nei campi di grano maturo e ritroviamo in tanti quadri di grandi artisti e qui raffigurato su un’etichetta : • Rosè – Vino da Tavola Rosato imbottigliato da Enotria a Tigliole (AT) Ma il vero personaggio dell’estate non può essere che il sole che veste e valorizza tante bottiglie importanti come: • Bios Igt Sicilia Vino da uve biologiche, • Kabir Moscato di Pantelleria doc di Donnafugata (RG) • Jatos Rosso di Sicilia Igt prodotto dai terreni confiscati alla mafia dall’Azienda Agrituristica Tempio del Monte Jato della cooperativa Libera, • Sole di Puglia Negroamaro-Primitivo Puglia Igt della Finazzi Vini, • Cerdena 2003 della Cantina Argiolas di Perdiana (CA) con questa immagine riprodotta dall’Atlante Catalano del 1375, • Marcianello Rosso delle Cantine del Colle a Procchio (LI) sull’Isola d’Elba, • e questo meraviglioso ingenuo sole che riscalda il cuore, dipinto dalla figlia del proprietario Fabrizio Dioniso sul Syrah Cordona Doc del Podere il Castagno. Il mare, una vela in lontananza e il lento sonnecchiare di una giornata assolata. Un quadro di estate forse un po’ inflazionato e che ritroviamo sulle etichette di: • vSoffio Salento Igt Primitivo-Cabernet prodotto dalla Vinicola D’Alessandro di Conversano (Ba), • Una suggestiva baia e una barchetta sul Oltrepò Pavese Doc Pinot Nero imbottigliato Villabaglio in Morambuzzo (AT) • La costa di Amalfi con lo sfondo di vele sull’appunto sul Furore Riserva Costa d’Amalfi Doc dell’Azienda Marisa Cuomo di Furore (SA), • ma anche una canoa nel mare del Circeo, immagine creata dal Prof. Pompeo Cupo, acquerellista di fama e carissimo amico dei proprietari, sulla bottiglia di: • Sogno Circedo Doc Rosso dell’Azienda Sant’Andrea e poi i gabbiani gli uccelli del mare qui raffigurati intorno all’isola di Capraia su: • Ansonica Costa dell’Argentario Doc e per finire una piccola nota di belle epoque sull’unica etichetta non italiana per: • La Plage Bordeaux Clairet.

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Oltre confine

Cina la nuova frontiera per i vini di alta qualità italiana Sebastiano Ramello

Cari lettori il mio nome è Sebastiano Ramello, mi occupo di internazionalizzazione, rappresentando molte aziende vinicole italiane nel mondo come brand, export manager e importatori nei più importanti mercati del vino attuali come consulente internazionale. Il mio lavoro mi vede in continuo viaggio tra i due mondi Occidente e Oriente, con lo scopo di introdurre i nostri pregiati vini Italiani, e rompere le barriere della così detta incomprensione colturale, in modo che soprattutto nei nuovi mercati in via di sviluppo, i nostri vini possano ricevere il meritato posizionamento. La Cina oggi uno dei principali mercati in via di sviluppo, dove da prima ha visto una richiesta in continua impennata di vini a basso costo, ma che oggi sempre più sta richiedendo vini di alta qualità, soprattutto nelle principali megalopoli del paese dove si posso facilmente incontrare ristoranti, hotel e wine bar di altissima qualità, gestiti da ormai esperti nel settore. Lo stato che per la maggiore controlla ancora questo mercato è la Francia, che da 30 anni è presente con forza sull’intero territorio detenendo all’incirca il 90% della importazione, subito dopo Australia (soprattutto con vini a basso costo), Cile e Spagna mentre purtroppo l’Italia in questo momento si trova solo al quinto posto, anche se nell’ultimo anno in netta crescita, soprattutto per i prodotti d’eccellenza. I vini particolarmente apprezzati sono vini o con basa acidità oppure vini importanti quali Barolo, Barbaresco, Moscato D’Asti docg, Brunello di Montalcino, e ultimamente Amarone. Vini che in questo momento stanno ancora facendo una certa difficoltà a inserirsi sono i vini bianchi, a volte

la cina oltre a importare vino è da lungo tempo anche produttore

dalla massa non riconosciuti come vino per il loro colore, e i vini frizzanti come Extra Dry, Brut Extra Brut che cominciano solo ad oggi ad avere una certa richiesta soprattutto come posizionamento nel grosso mercato dei catering e feste private. Cosa che pochi sanno, ma molto interessante da conoscere prima di affrontare un mercato come quello cinese, e che la Cina oltre a importare vino è da lungo tempo anche produttore, tanto che la vite e il vino hanno origini antichissime (2.000 a.C.), anche se solo nel 1980 con la nascita della joint-venture sinoFrancese Dynasty Winery Corporation e della Great Wall Winery assieme alla Changyu ,“Trimvirato Dell’industria vinicola cinese” la Cian da inizio a una produzione moderna. Queste tre aziende tutt’oggi coprono più della metà del mercato facendo si che alla fine degli anni ’90 incrementarono l’aumento del consumo dei vini rossi con conseguente cre-

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scita delle cantine e conseguenti investimenti da parte di aziende vinicole francesi, nordamericane e ultimamente italiane. La corsa a conquistarsi un a fetta di mercato è iniziata, molti governi come Sud Africa, ultimamente Spagna, Australia, Argentina e da molto tempo la Francia, si stanno impegnando con tutti i mezzi per la promozione dei propri vini, anche il Cile in questo momento sta facendo più del nostro paese, il punto ora è comprendere che, se si vuole arrivare a competere con questi altri stati concorrenti, bisogna creare strategie di promozione, marketing ma soprattutto essere presenti sul posto con infrastrutture e rappresentanti italiani che conoscano le richieste dei cinese. Non basta dire di produrre il vino migliore ma bisogna far si che una volta prodotto arrivi sulle tavole dei consumatori finali educandoli e facendogli conoscere l’alta qualità dei nostri grandi vini italiani.


L’intervista

Giampaolo Pioli presidente delle Città del Vino

La qualità della vita cresce nelle Città del vino

Nelle terre del vino si vive meglio. Lo dimostra l’Osservatorio sul turismo del vino redatto da Censis Servizi/Città del Vino che, nelle sue relazioni annuali, indica come le Città del Vino siano in grado di rappresentare una realtà in continua evoluzione verso un obiettivo: migliorare la qualità della vita. Ma cosa sono le Città del Vino e cosa rappresentano? In termini quantitativi sono appena il 6,5% dei Comuni italiani (530 su 8.100) ma rappresentano il 70% del vigneto Italia, il 15% dell’offerta turistico ricettiva, il 22% degli agriturismi, il 90% dei vini a denominazione di origine. Non è da trascurare anche l’evoluzione abitativa che interessa i Comuni Città del Vino. Nel corso degli ultimi 25 anni (dal 1987, anno di fondazione dell’Associazione) la tendenza in Italia ha visto aumentare del 10% (più della crescita demografica, pari al 2,3%) la popolazione nelle grandi città, e ha visto una migrazione della popolazione dalla campagna verso i centri metropolitani. I dati anagrafici delle Città del Vino, invece, seguono un andamento contrario, con una crescita del 10% nei nuclei urbani dei paesi e un incremento abitativo di quasi il 30% nelle case sparse. I dati confermano la tendenza a ricercare nei territori del vino una maggiore qualità della vita da parte di una sempre più ampia fascia di popolazione che ne sa apprezzare anche una valenza culturale, antropologica e turistica: le campagne non sono solo coltivate e viverci si rivela più soddisfacente rispetto alle grandi città. Ciò dimostra che in questi venticinque anni la filosofia del recupero e della riqualificazione ambientale, urbanistica, compatibile con il patrimonio paesaggistico, da sempre sostenuta dalle Città del Vino, ha portato a buoni risultati dimostrando come il vino, insieme al turismo e al territorio, sia un grande volano di sviluppo. Altri dati segnalano la crescita dell’occupazione nelle Città del Vino, con l’aumento di ristoranti, strutture ricettive, campeggi e

forme nuove di lavoro dedicate al vino e al suo indotto. Non solo operai per le cantine o stagionali per la vendemmia, ma anche nuove professionalità legate al marketing territoriale, al wine and food design, al turismo specializzato, all’accoglienza in cantina e altro ancora; inoltre, nelle terre del vino l’integrazione sociale e più facile, come dimostra la presenza nelle più famose Città del Vino d’Italia, da Barolo a Montalcino, di residenti di tantissime nazionalità le cui attività spaziano dalla vigna alla cantina, dal commercio all’artigianato, sempre nel nome del vino. Nonostante, questo, fare il Sindaco è sempre più difficile, anche se il Comune amministrato è una Città del Vino. Lo conferma Giampaolo Pioli, sindaco di Suvereto, presidente dell’Associazione Nazionale. «Ci stiamo interrogando – afferma Pioli – sul ruolo dell’ente locale in questo tempo di crisi economica e finanziaria, ma anche sociale e di valori. I nostri territori custodiscono immense ricchezze materiali e immateriali: saperi, tradizioni, cultura, ambiente, paesaggio, storia, beni monumentali e artistici, prodotti tipici ed enogastronomia; una ricchezza che si dice di voler tutelare e valorizzare, ma non sempre le politiche attuate, soprattutto a livello centrale, vanno in questa direzione. Molti sono stati i provvedimenti decisi nel corso degli ultimi anni dai nostri governi – afferma ancora Pioli – e tutti sostanzialmente ‘punitivi’ per i Comuni: dai tagli di risorse finanziarie alla paventata soppressione dei piccoli Comuni trasformata in obbligo di accorpamento, dalla prevista scomparsa delle Province all’obbligo di sottostare ad un patto di stabilità che in molti casi impedisce di investire risorse pur disponibili. Per far quadrare i bilanci dei Comuni sono stati imposti sacrifici tali da mettere in discussione i servizi essenziali per i cittadini; salvo poi tentare un rimedio mettendo in campo imposte come l’IMU, lontana paren-

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te dell’ICI. I Comuni, in particolare i piccoli Comuni, sono stati indicati come responsabili del dissesto finanziario dello Stato, salvo poi dimostrare che gli sprechi avvenivano e avvengono in ben altri luoghi della pubblica amministrazione e che le comunità locali rappresentano un presidio fondamentale per il mantenimento di livelli accettabili di coesione sociale e di qualità della vita». Le nuove imposte locali, tra l’altro, non saranno utilizzate dai Comuni ma serviranno a coprire il buco del bilancio dello Stato. Di fronte a queste difficoltà, quale sarà il ruolo delle piccole comunità? Basterà unire servizi tra più Comuni? Come si potranno mantenere gli abitanti a presidio delle zone più rurali affinché il loro patrimonio di bellezze ambientali e storiche non vada perduto? «Sono cambiate le condizioni socio economiche del Paese – afferma ancora Pioli – e sono aumentate le responsabilità sulle spalle dei sindaci: le casse dei Comuni sono impoverite, ma nonostante tutto si pretende che la qualità della vita dei territori amministrati sia la migliore possibile. Occorre investire bene le risorse disponibili e rilanciare settori strategici come il turismo, l’agricoltura e l’ambiente, elementi di cui disponiamo in abbondanza per fare del bello e del buono la nostra vera grande industria. Senza politiche di rilancio ogni risparmio rischia di essere vano. Le Città del Vino hanno tutte le potenzialità per essere un volano in questa direzione. Noi mettiamo a disposizione dei Comuni i nostri strumenti, come Cittàdelvino Lab per la formazione e la Carta della Qualità dove sono elencati i requisiti fondamentali per essere una Città del Vino: buone pratiche amministrative, tutela dell’ambiente e del paesaggio, etica e trasparenza, condivisione delle scelte e altri parametri ancora. Dobbiamo liberare le risorse per offrire nuove opportunità ai cittadini, alle imprese e ai turisti che ogni anno viaggiano attraverso le terre del vino italiane».


Giampaolo Pioli

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Economia

Rischia di scomparire la produzione sarda

Gusto, charme e gestualità in un tappo di sughero

Andrea Settefonti Deve difendersi da concorrenze tecnologiche, come il vetro, da soluzioni sofisticate e hi-tech, dal silicone e dalla plastica. Ma il sughero rimane il principe delle chiusure per una bottiglia di vino. Pieno di charme, ricco del fascino della gestualità, il tappo di sughero è al centro di una campagna di promozione lanciata in Italia e in altri 12 Paesi, da Apccor (Associazione Portoghese dei Produttori di Sughero), Assoimballaggi/Federlegnoarredo e Rilegno per l’Italia, insieme a Amorim Cork Italia, Colombin & Figlio, Sugherificio Ganau, Sugherificio Molinas, Mureddu Sugheri. Produzione di sughero. La produzione mondiale di sughero raggiunge le 300mila tonnellate annue e si concentra nel bacino del Mediterraneo tra il Portogallo, con il 52,5% del totale, la Spagna con il 29,5%, l’Italia con il 5,5%, seguite da Algeria, Marocco, Tunisia e Francia. L’Italia, al terzo posto tra i player mondiali, con 170mila quintali di sughero prodotti all’anno, realizza circa un miliardo e mezzo di tappi di sughero. L’industria del vino assorbe il 70% della sua produzione. Sughero e ambiente. Il sughero protegge il gusto, lo charme e anche il pianeta visto che è un prodotto naturale e le piante che lo producono contribuiscono in maniera significatica

all’assorbimento della CO2. Secondo un recente studio effettuato dalla Scuola di Agraria (ISA) di Lisbona, infatti, la foresta di sughero, ed in particolare quella portoghese, ha la capacità di trattenere 4,8 milioni di tonnellate di CO2 nel corso di un anno. Di conseguenza, le foreste di sughero mediterraneo con i loro 2,2 milioni di ettari, costituiscono un deposito di CO2 di 14 milioni di tonnellate all’anno. Anche la stessa trasformazione del sughero e la produzione dei tappi per l’industria vitivinicola hanno una ricaduta positiva sull’ambiente. Il processo produttivo dei tappi di sughero emette C02 24 volte in meno rispetto alla produzione dei tappi a vite in alluminio, i cosiddetti screwcaps, e 10 volte in meno rispetto a quelli sintetici. Sugheri e Sardegna. Per la salvaguardia della biodiversità e dell’economia rurale, per la compensazione delle emissioni di CO2 e soprattutto per la tutela della qualità, l’Istituto del vino italiano di qualità Grandi Marchi, in collaborazione con AzzeroCO2, ha dato vita al progetto “Sughereta in Sardegna” che prevede la piantumazione di 4mila sughere. Obiettivo, salvaguardare 5 ettari limitrofi a un’area di grande pregio paesaggistico e ambientale, la foresta Marghine-Sa Serra in provincia di Nuoro. ‘Sughereta in Sardegna’ contribuirà a custodire un patrimonio ambientale e una cultura rurale che stanno via via scomparendo a causa di malattie delle piante, incendi e disboscamenti in una regione da sempre epicentro della produzione di sughero del Paese, con il 90% del mercato nazionale, 250 aziende e 6mila addetti tra lavoratori diretti, stagionali e indotto. La Sardegna, dove 152 anni fa nacquero ufficialmente i tappi in sughero conta oggi cir-

ca 200mila ettari di sugherete e rappresenta il 90% del sughero italiano. «Il sughero sardo è in pericolo: nei prossimi 30 anni rischiamo di perdere il 25% delle sugherete sarde, pari a 50mila ettari». A lanciare l’allarme, il preside della facoltà di Agraria dell’Università di Sassari, Pietro Luciano. Sughero e vino. La produzione di sughero in Italia è principalmente destinata ai tappi, con circa 1 miliardo e mezzo di pezzi ogni anno e rappresenta il 70% della produzione dell’intero comparto. Il costo di un tappo di sughero standard è di 0,20 euro ma può arrivare a 0,80 euro per i tappi da 6 centimetri.


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Macch[in]azione

La guida dei vini “al momento giusto” Carlo Macchi Secondo voi, un giornale di automobili che presentasse e parlasse solo di prototipi o di modelli che entreranno in commercio dopo 6-12-18 mesi, quanti lettori potrebbe avere? Non molti? Lo credo anch’io. La stessa cosa però non funziona (per fortuna? Purtroppo?) se applicata alle guide dei vini. Infatti il meccanismo è da sempre più o meno questo: nei mesi che vanno da aprile ad agosto vengono assaggiati e recensiti migliaia di vini. La stragrande maggioranza di questi, oltre a non essere ancora pronta e magari rincoglionita da un imbottigliamento troppo recente, non è ancora in commercio o comunque non è reperibile in enoteca o a ristorante. Molti di questi vini non saranno in commercio nemmeno all’uscita della guida ed una discreta fetta (di solito quelli più importanti e da lungo invecchiamento) potrà trovarsi sugli scaffali o nelle carte dei vini solo l’anno seguente, quando però le guide assaggeranno la nuova annata. Un gatto che si morde la coda? Forse. 77

Un mangiare l’uovo nel culo della gallina? Sicuramente! Ammetto di far parte anch’io della categoria dei forzati dell’assaggio e di dover e/o aver dovuto assaggiare per varie guide, non ultima per il mio www. winesurf.it, migliaia di vini per niente pronti. Pensandoci bene il nostro mestiere è un po’ un incrocio tra il giornalista e la strega: dobbiamo leggere nel vino il suo futuro (magari non usando una palla di cristallo ma un calice) e farlo sapere non ai posteri ma ai lettori. Del resto il mercato non ti permette alternative: tutte le aziende vogliono e devono presentare novità e le guide non possono fare altro che cavalcare la tigre. Questa è stata addirittura la loro fortuna in passato, ma accadeva in un mercato in forte crescita, dove la curiosità degli enolettori era fortemente titillata dalla scoperta del “fantastico mondo del vino”. A quei tempi i corsi di degustazione erano strapieni ed ogni iniziativa sul vino accoglieva frotte di appassionati. Oggi le guide vendono sempre meno, i corsi sono sempre meno frequentati, le iniziative idem: la crisi imperversa. Ma in tempi come questi sarebbe proprio il momento giusto per farsi venire ed applicare nuove idee: sarebbe il momento giusto per proporre la Guida dei vini al momento giusto, cioè quando sono abbastanza maturi e reperibili in enoteca o a ristorante. Che bello sarebbe se uno potesse leggersi il commento del vino X, non futuribile ma fatto quando il vino è proprio (nel bene o nel male) come dovrebbe essere. Chi legge poi a cena ordina (o evita) quel vino di quell’annata, sicuro di fare centro. Un vero “dal produttore al consumatore” che forse potrà nascere e svilupparsi solo su internet, vista la possibilità di pubblicare quasi in tempo reale ed i costi di pubblicazioni infinitesimali rispetto al cartaceo. Certo però…se il nostro editore volesse provarci… all’erta stiamo!


Fuori dal green

Il vero dilemma tra buche e cozze Roberto Martini

ci sono buche in cui vorresti davvero fermarti per ammirare il paesaggio

Arriviamo a Olbia di primo mattino. Già dalle prime luci dell’alba ci siamo goduti in lontananza lo skyline dell’isola e iniziato a sentire i suoi odori. Il nostro tour golfistico ed enogastronomico parte da qui. Sbarcati con le auto ci dirigiamo subito verso Porto Cervo. È giugno, il clima è stupendo e la strada che da Olbia conduce a Porto Cervo è già un assaggio di questa terra meravigliosa e selvaggia. Arrivati al Pevero, siamo elettrizzati (sa’ segagodendu) come bambini a Eurodisney. Il contesto naturale è fantastico ed il circolo ti accoglie con la sua elegante club house in stile “smeraldino” e la terrazza del bar ristorante da cui si vede… il mondo. Il campo, disegnato dal grande architetto Robert Trent Jones, è bellissimo e difficile, specie quando è spazzato dai forti venti (su ventu sasaghignu) che spirano dal mare. Ci sono buche in cui vorresti davvero fermarti per ammirare il paesaggio, specie quelle con vista sulle calette incantate, dal mare cristallino e dalla sabbia bianca e rosata. Ma il nostro romanticismo viene subito stoppato dall’agone della sfida (come al solito ci stiamo giocando 1 euro a buca e non c’è spazio per fare gli amanti della natura…) e dagli improperi (su porcu sasanidda) di qualche amico non proprio… british (dopo un paio di colpi inguardabili si odono curiose litanìe contro la intera Famiglia di Nazaret ed accenni alle figure istituzionali della Chiesa ed ai simboli più importanti della cristianità). Terminate le 18 buche, ci meritiamo una birra Ichnusa gelata e uno spuntino (sa merendasu)

sulla terrazza del Pevero. Per pagare il conto, non riuscendo a svincolare in fretta dei BOT a 6 mesi e non accettando la Direzione lingotti d’oro, dopo serrata trattativa, riusciamo a chiudere in contanti con reciproca soddisfazione… Il programma del tour prevede ora l’aspetto enogastronomico, nel quale riusciamo a dire la nostra, molto meglio che sul campo da golf… Aperitivo al tramonto a San Pantaleo, al Caffè Nina. A pochi kilometri dalla Costa Smeralda, inerpicato sulla montagna, c’è questo piccolo paesino, ultimamente diventato méta molto chic dei vacanzieri modaioli. L’aperitivo al Caffè Nina, nella graziosa piazza principale del paese, davanti alla chiesa, è un appuntamento assolutamente imperdibile. Un enorme tagliere di salumi e di formaggi sardi, accompagnati da miele e pane guttiau caldo (la versione oliata e salata del tipico carasau) ci aiuta nella degustazione di eccellenti vini bianchi (il vendemmia tardiva di Capichera, sopra a tutti) e ci prepara alla prima cena nell’isola (che, rigorosamente, abbiamo deciso di fare in uno dei tanti, eccellenti agriturismi della zona). Accompagnati da una morbida musica jazz, ci finiamo il Capichera ed arriviamo all’ora di cena. Evitando accuratamente i ristoranti della costa ed accettando i consigli di un simpatico amico del luogo, ci rechiamo al Muru Alvata con una fame ancora… importante. Le attese non vengono tradite; menù fisso 78

a 30 euro, qualità eccellente e porzioni da… sensi di colpa post prandiali. In una fresca (anche troppo) terrazza ci viene servita una tipica cena gallurese, con ottimi salumi sardi, pecorino, zuppa gallurese, malloreddus con salsiccia e pomodoro e un maialino arrosto a dir poco commovente. Per finire, le classiche seadas col miele, mirto gelato e un bicchiere di filu ‘e ferru. Cantando canzonacce da osteria (canzoneddu culumerdu), rientriamo in albergo nella speranza di evitare l’autovelox (su sarraggheddu). Ci svegliamo di primo mattino con un alito tipo pecora di Ozieri (su aliteddu) e ci dirigiamo in direzione S. Teresa di Gallura; la gita golfistica prevede infatti una trasferta… all’estero, per giocare nel paradiso del Golf: il golf dello Sperone a Bonifacio. 40 minuti di traversata da incubo con vento ed onde enormi (sa gareddas vomiteddu) e sbarchiamo a Bonifacio. Lo Sperone è un campo che ogni giocatore praticante ed osservante deve visitare almeno una volta nella vita (sempre che voglia andare nel paradiso dei golfisti…); è una Mecca mediterranea (da non confondersi con la vera “città santa” S. Andrews…) presso cui è obbligatorio un pellegrinaggio primaverile. La pratica del golf, secondo la dottrina più ortodossa, prevede infatti severi precetti e il rispetto rigoroso dei comandamenti del golfista: 1. «Non avrai altro Maestro al di fuori di me»; 2. «Non desiderare l’attrezzatura d’altri»;


3. «Non nominare il nome di Dio dopo una flappa»; 4. «Ricordati di praticare durante le feste»; 5. «Non rubare i colpi». Ma torniamo allo Sperone. È uno di quei campi che restano impressi nella memoria: 9 buche molto belle nell’interno e 9 buche sensazionali sulle rocce a strapiombo sul mare. Solo la partenza dal tee della 16, dallo sperone di roccia che si infila nel mare, vale il prezzo della gita. Riprendiamo il traghetto alle 6 del pomeriggio, per tornare in… Italia; ci aspetta la solita “sgranata” serale.. Sempre su consiglio del solito “indigeno”, andiamo a cena a Cannigione alla “Tavola Azzurra” e il posto, seppur assai singolare, non ci delude. È una sorta di rosticceria con i tavolini di plastica sulla strada e la lunghissima fila di persone in attesa di un tavolo, è un ottimo biglietto da visita. Si mangia con posate e piatti di plastica, in lunghi tavolini comuni, ma la qualità (a dispetto dell’aspetto da sagra paesana…) è davvero ottima. Succose cozze di Olbia alla marinara, un ottimo risotto di mare (su cui non avrei scommesso una lira…) ma soprattutto una sublime fregula sarda con frutti di mare… Vino bianco del contadino, caffè e ammazzacaffè. Il tutto per 20 euro. Una festa. Il terzo giorno era previsto il riposo on the beach, prima della lunga gita a Is Arenas. Ma nel primo pomeriggio, dopo un paio d’ore di sole, veniamo colpiti da una crisi d’astinenza e decidiamo quindi di farci una dose di… metadone: 9 buche pomeridiane a Puntaldia. È un divertente campo a 9 buche, adagiato sulla costa a sud di Olbia, e ce lo “spolpiamo”

in un paio d’ore divertenti, prima di sederci davanti alla solita piattata… Per la terza sera abbiamo scelto Olbia. Abbiamo deciso di fare una cena… “di gala” a base di pesce e la scelta, dopo aver consultato le varie guide come uno scout consulta il Manuale delle Giovani Marmotte, cade sull’Hermaea Restaurant. Non rimaniamo delusi; pesce fresco e cucinato in modo raffinato, ci può stare il quasi “centello” che porta il conto… La mattina, dopo aver lottato tutta la notte con un topo che si era sistemato sulla bocca dello stomaco (dicono sia colpa del mirto e della fresca aria sarda…), partiamo in direzione Is Arenas. Quasi due ore di macchina coast to coast, ed arriviamo allo splendido campo sito sulla costa occidentale sarda, all’interno di una bellissima pineta che si affaccia sul litorale sabbioso. Il campo è tecnico e difficile, oltre che assai spettacolare dal punto di vista naturalistico: insomma, vale sicuramente la pena aver fatto il lungo trasferimento in auto. Dopo le 18 buche, in previsione di una difficile nottata in traghetto (su traghetteddu), decidiamo di non farci mancare nulla e ci facciamo uno splendido spaghetto alla bottarga al ristorante della club house, accompagnato da un gradevolissimo vermentino locale. Un degno modo di salutare l’isola. Ci mettiamo in auto a rischio ritiro della patente (sa ganasu patentidda), di scomunica ed espulsione dallo stato italiano, e in un altro paio d’ore siamo al porto di Olbia. Dal ponte della nave ci godiamo il sole che tramonta dietro le montagne di roccia e macchia mediterranea: un vero spettacolo. Sardegna, torneremo.

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e dintorni

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Vino e dintorni n. 4