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alla mia famiglia


Indice:

I. Cales: storia ed architettura II. Tema del progetto: riattivazione del Teatro romano dell’antica Cales III. Organizzazione spaziale del Teatro romano di Cales IV. Progetto V. Viste VI. Allegati: schede dettagli costruttivi VII. Bibliografia


I. Cales: storia ed architettura.

L’area archeologica di Cales ricade nel territorio di Calvi Risorta, comune in provincia di Caserta, raggiungibile percorrendo la Strada Statale Casilina in direzione Roma a pochi chilometri a Nord di Capua. La leggenda fa derivare il suo nome da Calai, figlio della ninfa Orinzia e di Borea, uno dei 50 Argonauti; la storia individua come fondatori della città il popolo italico degli Ausoni, uno dei più antichi del sud Italia. La città venne conquistata nel 334 a.C. dai romani guidati da Marco Valerio Corvo e divenne la prima colonia latina in territorio campano. Cales era famosa per l’ottima fattura delle sue ceramiche a vernice nera, e per la bontà dei prodotti agricoli; viene nominata negli scritti di Cicerone, Plinio ed Orazio che elogiano la delicatezza dei suoi vini e delle sue acque. Sotto il dominio romano la città raggiunse un’estensione di 64 ettari e una popolazione di circa 65000 abitanti. Si sviluppava su tutto il pianoro tufaceo, lungo 1600 metri e largo 400, delimitato dal Rio del Lanzi e Rio Pezzasecca che scorrendogli lateralmente la delimitano con un fossato naturale alto circa 30 metri. L’impianto urbanistico era quello classico della suddivisione in cardi e decumani che formava insulae strette e lunghe; la città presentava sei porte d’ingresso ed era attraversata dalla Via Latina che entrando in città attraverso la Porta Somma conduceva al foro cittadino. La Via Latina la collegava a Nord con Teano e Roma e a sud con Casilinum, l’odierna Capua. Le porte Laeva e Domestica conducevano nella zona dell’ager Falernus, l’odierna Mondragone. In particolare la porta Domestica passava attraverso un varco scavato direttamente nel banco tufaceo, il Ponte delle Monache. Cales godeva di grande considerazione da Roma tanto che arrivò a coniare moneta, il Caleno, ed alcuni esponenti delle famiglie dei Vinicii, Fufii e Vitrasii occuparono cariche importanti nella politica romana. Il II e I secolo a.C. fu il periodo di massima espansione della città che divenne nel 267 a.C. sede di una delle quattro questure campane e si arricchì di alcuni dei più importanti edifici pubblici: l’anfiteatro, le terme e il teatro. L’anfiteatro è totalmente interrato ma è possibile individuarne la posizione e le dimensioni, di 110x72 metri, attraverso le foto aeree. Era dotato di quattro porte monumentali e la

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cavea fu ricavata direttamente nel banco tufaceo. Le terme oltre agli ambienti del frigidarium, tiepidarium e calidarium presentavano una caratteristica stanza circolare adibita alle saune. La pavimentazione, di cui resta una piccola traccia, era formata da piastrelle bianche e nere. Il teatro, già esistente nel II secolo fu ampliato nel I secolo a.C., sorgeva in prossimità del tempio e del foro. Il tempio periptero esastilo, di cui oggi resta solo la cella di fondo, aveva dimensioni di 26x15 metri. I rapporti con Roma si complicarono in occasione della Seconda Guerra Punica nel 209 a.C., quando la città si alleò con Annibale che si era accampato in territorio caleno. Roma la punì imponendogli una tassazione pensatissima e negandogli il privilegio di stampare moneta. In seguito alla caduta dell’impero romano, anche Cales visse un periodo di declino fino ad essere totalmente abbandonata. Nel periodo medioevale la popolazione si trasferì nella zona dell’Arce, la parte più alta del Pianoro che avrà continua vita fino ai giorni nostri. Il primo agglomerato si stanziò intorno alla Basilica paleocristiana di San Castro, e acquistò progressivamente importanza fino a diventare sede vescovile nel V secolo d.C. La nuova città venne distrutta dai Saraceni nel 879 d.C., per poi passare sotto il dominio Longobardo. Atenolfo I ordinò la costruzione del primo castello. Nel periodo normanno Calvi divenne territorio del principe di Capua Riccardo per poi passare sotto il dominio angioinoaragonese. In questo periodo il castello assunse le forme attuali: una pianta quadrata con ai vertici quattro torri difensive con base a scarpa e circondato da un fossato. L’interno, al quale si accedeva tramite un ponte levatoio, ha uno sviluppo a corte su due livelli. Nel XI secolo, sulle tracce della Basilica paleocristiana, venne costruita la Cattedrale romanica col tipico paramento di tufo a vista. L’interno presenta tre navate e sotto l’abside è posta una cripta con 21 colonne di marmo cipollino con capitelli di spolio sottratti ai monumenti della città romana. Infine nel XVIII secolo i Borboni fecero edificare, sempre nei pressi del Castello, il seminario vescovile e la dogana borbonica. A differenza della zona alta del pianoro che continuerà ad essere abitata fino ad anni recenti, la città romana abbandonata cadde nell’oblio. Sarà Ferdinando IV di Borbone, il primo ad interessarsi alla zona archeologica. Nel 1960, Werner Johannosky, guidò i primi scavi sistematici nella zona, successivamente, in seguito ai lavori per il passaggio dell’autostrada del Sole che spezzerà in due la zona archeologica, furono restituiti alla luce i resti del teatro romano, unico monumento dell’intera area acquistato e in parte restaurato dalla Stato, a differenza degli altri, come le terme e l’anfiteatro, che ricadono su suoli di proprietà privata.

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II. Tema del progetto: Riattivazione del teatro romano dell’antica Cales

“ Cales, prima colonia di Roma nella Campania, città d’arti e di guerre, officina di belle ceramiche, di belle monete e di strumenti agricoli, prospera e pingue di commerci e di biade, è la più dimenticata e la più negletta delle città antiche della Campania…” AMEDEO MAIURI

Il destino dell’antica Cales è simile a quello di tante piccole aree archeologiche che a differenza di grandi siti conosciuti, visitati e valorizzati versano in condizione di abbandono, soprattutto a causa del grande sforzo economico che la loro conservazione richiede. Intervenire sull’ area archeologica di Cales ha l’obiettivo di attivare un processo di valorizzazione e conoscenza che accenda la luce su quella città dimenticata di cui parla Maiuri, auspicando nella realizzazione del Parco Archeologico Ambientale, già ipotizzato nella pianificazione urbanistica territoriale degli anni ’80, che potrebbe garantire la conservazione di tutti i monumenti dell’area e non solo del Teatro, unico edificio di proprietà dello Stato. Compito dell’architetto è quello di progettare spazi ma questo significa immaginare scenari possibili, realtà future e destini diversi come nel caso dell’area archeologica di Cales. Questo desiderio, quindi, ha motivato l’intervento progettuale suggerendone il tema: ridare al Teatro la sua antica funzione per sottrarlo al degrado, cercando di incentivare inoltre la conoscenza di tutta l’area. Il progetto nasce e si sviluppa nella convinzione che la conservazione integrata, intesa come l’uso congiunto del restauro e della ricerca di funzioni idonee al monumento che le ospita, rappresenti, l’unica via per sottrarli all’abbandono e provvedere alla loro manutenzione sistematica così come indicato anche nell’ articolo V della Carta di Venezia del 1964,che recita: ”La conservazione dei monumenti è sempre favorita dalla loro utilizzazione in funzioni utili alla società”.

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III. Organizzazione spaziale del Teatro romano di Cales

Il teatro romano dell’antica Cales fu costruito in prossimità del foro cittadino, nelle vicinanze del tempio, tra due porte urbiche: la Porta Somma attraversata dalla Via Latina e Porta Laeva da cui si raggiungeva Sinuessa. Fu edificato con dimensioni ridotte già alla fine del II secolo a.C. per poi essere ampliato nel I secolo a.C. Costruito ad un livello più basso rispetto al tempio è in parte incastonato nel terreno e risulta, quindi, perimetrato da mura di contenimento; a sud è costeggiato da un’asse viario, mentre nella zona nord, addossata al muro perimetrale presenta una scala in tufo che permetteva di raggiungere la zona sacra al livello superiore. Il teatro è un edificio che nasce nel mondo greco ma si sviluppa successivamente anche tra i romani con alcune differenze spaziali. È caratterizzato da tre parti principali: la cavea, l’orchestra e l’edificio scenico. La cavea è il luogo destinato al pubblico ed era divisa in tre zone in base al ceto sociale: la Ima cavea riservata ai senatori, la Media Cavea riservata al corpo equestre e la Summa cavea per la plebe. Le donne potevano assistere agli spettacoli nel porticus in summa cavea, un corridoio porticato con cui terminava superiormente la cavea. Gli ospiti illustri della città sedevano in posti riservati nell’orchestra su dei sedili mobili, le proedia, mentre i magistrati trovavano posto sui tribunal, la parte superiore delle parodoi. Oltre a questa suddivisione di ragioni sociali, la cavea era divisa in cunei dalle scale di salita e discesa e da corridoi alla stessa quota detti praecinctiones. Si accedeva ai posti a sedere o tramite i percorsi inferiori che erano collegati alla cavea tramite i vomitoria o percorrendo le parodoi, corridoi che conducevano all’orchestra. Per proteggere il pubblico dalle intemperie o dall’eccessiva calura sulla cavea potevano essere stesi grandi teloni (velaria). La cavea era retta, nel teatro romano da una serie di setti radiali, a differenza di quella del teatro greco che seguiva l’orografia del terreno. L’orchestra nel teatro romano assume forma semicircolare, a differenza di quella circolare del teatro greco. Lo spazio degli spettacoli era l’edificio scenico che oltre al pulpitum, il vero e proprio palcoscenico era costituito da una serie di altri ambienti di servizio per tecnici

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e attori. Sotto il pulpitum vi era la fossa scenica, da dove si movimentava l’aulaeum e ospitava i depositi per costumi e attrezzature. Alle spalle del palcoscenico si sviluppava la scaenae frons, una facciata architettonica che rappresentava la scenografia. Su di essa si aprivano tre porte che permettevano l’ingresso degli attori: una centrale detta porta regia e due laterali dette portae hospitales. Chiudevano lateralmente il palcoscenico i parasceni, ambienti per gli attori. Dietro l’edificio scenico vi era il porticus post scaenam uno spazio porticato per gli spettatori.

I resti del teatro romano di Cales ci permettono di poter solo intuire la sua volumetria poiché molte sue parti sono andate perdute. La cavea, con un raggio di circa 35,00 metri, non presenta più tracce delle gradonate tranne una lieve indicazione della sua suddivisione in cunei, della summa cavea e dei vomitoria, di cui è possibile ipotizzare la posizione nelle due bucature più grandi e simmetriche presenti in essa. La cavea costituita da volte a botte conoidali in opera incerta è retta da una struttura di setti radiali in opera reticolata; dodici si estendono su tutta la profondità della cavea, a metà della loro lunghezza si sdoppiano in altri dodici setti più corti determinando una raggiera totale di 24 setti. Dell’edificio scenico lungo circa 50 metri resta traccia degli ambienti della fossa scenica e degli spazi per tecnici e attori. Si riconoscono le scale per accedere al palcoscenico, il perimetro della scaenae frons e vari spazi di servizio. Il porticato che, probabilmente apriva sul foro cittadino, è andato totalmente perduto ad eccezione di alcuni rocchi di colonne, di cui restano due esempi delle più antiche in tufo sostituite successivamente da quelle in laterizio. Addossato al muro perimetrale vi è una scala in tufo che collegava il teatro al tempio. La costruzione geometrica del teatro romano è trattata da Marco Vitruvio Pollione nel capitolo VI del V libro del De Architectura.Se ne riporta parte della traduzione a cura di Monsignor Davide Matteo Alvise Barbaro (Venezia, 8 Febbraio 1514 - Venezia, 13 Febbraio 1570): La conformatione del Theatro si deve fare in questo modo: che prima si veda quanto grande esser deve la circonferenza della pianta, è posto nel mezzo il centro si tira un

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circolo, nel quale si fanno quattro Triangoli eguali e di spazio e di lati, che tocchino la circonferenza...Di questi triangoli quello il cui lato serà prossimo alla Scena, da quella parte, che egli taglia la curvatura del cerchio, ivi sia fatta la fronte della Scena, e da quel luogo per lo centro sia tirata una linea egualmente distante , la qual separi il Pulpito del Proscenio, e lo spazio dell’Orchestra...L’altezza del Pulpito non sia più di cinque piedi, acciochè quelli, che sederano nellOrchestra possino veder i gesti di tutti i recitanti. Siano partiti i Cunei degli spettacoli nel Theatro in modo, che gli anguli de i Triangoli, che vanno à torno la circonferenza del cerchio descritto drizzino le ascese, e le scale tra i Cunei fino alla prima cinta. Ma di sopra con altrettanti sentieri siano drizzati i cunei di mezzo. Quelli cunei veramente, che sono dal basso, e drizzano le salite seranno sette. Ma gli altri cinque dissegnerano la composizione della Scena, tra quali quello, che serà nel mezzo à dirimpeto di se haver deve le porte maestre. I due , che seranno alla destra, e alla sinistra, disegneranno le compositioni dele foresterie, che hospitali chiamano, gli ultimi due riguarderanno le vie dove si volta. I gradi degli spettacoli, dove hanno a porsi i seggi, non siano meno alti d’un palmo, e d’un piede, ne più d’un piede e sei dita, le larghezze di quelli non più di due piedi e mezzo, ne men di due.

L’applicazione della costruzione geometrica vitruviana, secondo la traduzione di Monsignor Barbaro, è stata riproposta sui resti del teatro romano di Cales, nonostante la sua costruzione risulti precedente alla stesura del trattato vitruviano (30-20 a.C.). (fig. 13)

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IV. Progetto

Il progetto si compone di due parti: la zona del teatro per consentire l’esecuzione delle rappresentazioni e un ristorante posto nell’uliveto adiacente al monumento. Il progetto del teatro è schematizzabile in cinque interventi: -

un palcoscenico in vetro che consente di proteggere e osservare i resti dell’edificio scenico

e lo svolgimento degli spettacoli. L’altezza è di cinque piedi romani, circa 1,48 m, per permettere a coloro che siedono nell’orchestra di vedere i gesti degli attori, così come suggerito nel capitolo VI del V libro del De Architectura di Vitruvio -

gli spazi del palco e delle quinte sono ottenuti poggiando dei muri con blocchi in cemento

cellullare sulle antiche mura in opus latericium che delimitavano i medesimi spazi. L’altezza dei muri non supera quella della cavea per garantire un’acustica ottimale a tutti gli spettatori assecondando la propagazione delle onde sonore che procede contemporaneamente in larghezza e altezza evitando ostacoli o dispersioni lungo il suo cammino -

le gradonate, in acciaio e legno, poggiano sulla cavea dividendola in cinque cunei tramite

le scale di salita e discesa. L’altezza delle gradonate è di 40 cm, seguendo le indicazioni vitruviane che suggerivano un’altezza non più bassa di un piede e un palmo ( circa 37 cm ) né più alta di un piede e sei dita ( circa 40,7 cm ) -

una struttura in legno removibile posta alla fine del percorso colonnato, ospita biglietteria,

bagni e una caffetteria. Lungo il percorso sono disposti l’accesso ai camerini, l’accesso al palco e alle quinte e tre punti di sosta, dove è possibile ammirare i resti dell’edificio scenico entrando fisicamente in essi. Il percorso termina con una scala che collega il teatro alla terrazza superiore dove si trova il tempio, sostituendo funzionalmente quella in tufo esistente e ricreando lo stretto collegamento tra i due edifici -

lo spazio del teatro è delimitato da un muro di ingresso che chiude il recinto delle mura

perimetrali. Tale muro, costituito da blocchetti di cemento prefabbricati, è caratterizzato da una trama di bucature che rendono lo spazio permeabile alla vista, enfatizzando il rapporto che quest’ultimo aveva con il foro antistante di cui non resta traccia.

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Tutti gli spazi sono interamente fruibili dalle persone diversamente abili, con percorsi posti alla stessa quota, e una rampa di accesso in corrispondenza dell’ingresso di destra. Inoltre l’orchestra presenta posti ad essi riservati. L’intero intervento sul Teatro, assumendo le istanze del restauro critico-conservativo, rispetta i criteri di distinguibilità e compatibilità dei materiali, della reversibilità delle strutture e del rispetto dell’autenticità del monumento senza alcuna velleità di riproposizione filologica della sua volumetria o di completamento stilistico dello stesso. L’area archeologica si trova inoltre in un contesto naturalistico di immenso fascino; le rovine dell’antica città spuntano tra noccioleti, uliveti e vigneti, prodotti tipici del luogo apprezzati dai tempi dei romani, che crescono fertili sul costone tufaceo alto 30 metri dove la città si era insediata. Quest’altra peculiarità ha suggerito l’inserimento di un ristorante nell’uliveto adiacente al teatro, che oltre a promuovere la cucina locale funge da attrattore incentivando la conoscenza del luogo, e con i suoi profitti può garantire la manutenzione dell’area e del monumento. Il ristorante, anch’esso in legno, si mimetizza nella natura circostante e assume le forme di una corte aperta verso il teatro che abbraccia la natura al suo interno, esaltando le caratteristiche del luogo.

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Progetto ristorante

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V. Viste

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VI. Allegati Schede dettagli costruttivi

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VII. Bibliografia

Amedeo Maiuri, Passeggiate Campane, Firenze 1949; Colonna Passaro (a cura di), Cales. Dalla cittadella medievale alla città antica. Recenti scavi e nuove acquisizioni, Sparanise 2009; Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Province di Napoli e Caserta, Istituto Tecnico Commerciale Statale “G. Galilei”- Sparanise, Una mostra per Cales (guida didattica), Grafiche Mincione Sparanise, Sparanise 2004; Monsignor Barbaro, traduzione del De Architettura di Marco Vitruvio Pollione, Libro V capitolo VI; Giuseppe E. Carcaiso, Storia dell'Antica Cales, Edz. La Novissima, Acerra 1980; Rita Campatangelo, L’ager Calenus. Saggio di ricognizione tipografica, Roma 1985; Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e Caserta, Comune di Calvi Risorta, Archeoclub di Calvi Risorta, Cales: itinerario storico archeologico, Grafiche Mincione Sparanise, 2006; Stanislao Raffaele Femiano, Linea di storia, topografia ed urbanistica dell’antica Cales, Centro grafico editoriale Fondazione Villaggio dei Ragazzi, Maddaloni 1986; Werner Johannowsky, Relazione preliminare sugli scavi di Cales, 1961;

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Profile for Vincenzo Russo

Riattivazione del Teatro romano dell'antica Cales  

Tesi di Laurea Magistrale in Progettazione Architettonica discussa il 21 Maggio 2019.

Riattivazione del Teatro romano dell'antica Cales  

Tesi di Laurea Magistrale in Progettazione Architettonica discussa il 21 Maggio 2019.

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