Page 55

55

simi frammenti della pellicola. Nella stragrande maggioranza delle inquadrature si dovette ricorrere ad una animazione più tradizionale. Sotto la pelliccia di Kong c’era uno dei maghi degli effetti speciali “Made in USA”, quel Rick Baker (tuttora sulla breccia) che si prestò anche ad indossare alcune maschere capaci di esprimere un minimo di mimica facciale. L’apporto pratico di Carlo Rambaldi si limitò alla realizzazione di un braccio meccanico a grandezza naturale da usare nelle riprese ravvicinate con la bella Jessica Lange. Ciononostante, arrivò il 1° Oscar per gli effetti visivi da condividere con Glen Robinson e Frank Van der Veer. Da questo momento in poi, Rambaldi si trasferisce ad Hollywood e nel suo laboratorio di Burbank (la sua bottega, come ama definirla) dà libero sfogo alla sua creatività e si specializza nella cosiddetta “Meccatronica” (l’arte di ottenere gli effetti speciali cinematografici attraverso la fusione tra meccanica ed elettronica). Nel 1977, dall’incontro con un giovane Steven Spielberg, nasce l’intesa per la realizzazione di “Close Encounters of the Third Kind” grazie al quale Rambaldi ridefinisce l’immagine degli alieni, stabilendo nuovi parametri per tutti i film successivi. Presto arriva la seconda Statuetta.... Siamo nel 1980, l’anno

prima Ridley Scott ha portato sul Grande Schermo l’inquietante “Alien”. La creatura extraterrestre, generata dal talento visionario di Hans Ruedi Giger, ha bisogno del contributo dell’Artigiano italiano per essere realizzata concretamente. Alien esce dai sogni allucinati di Giger ed entra negli incubi notturni di milioni di persone! Nel 1982, Rambaldi crea quello che è universalmente riconosciuto come il suo capolavoro... Gli occhi sgranati di E.T., il piccolo extraterrestre che bofonchiava “telefono... casa!”, commuovono il mondo intero. Per animarlo furono realizzati 3 robot (per poter girare i primi piani) e due costumi che venivano indossati da attori per le scene di grande movimento ma la carta vincente della “Creatura” era tutta nella sua incre-

dibile espressività in grado di dare una personalità reale, un’anima ad un pupazzo meccanico. Con questi presupposti, il 3° Oscar arrivò quasi scontatamente! Seguiranno altre pellicole, dal fumettistico “Conan the Destroyer” di Richard Fleischer (1984), al barocco “Dune” di David Lynch (1984), fino all’orrorifico “Silver Bullet” di Daniel Attias (1985), passando anche per l’inguardabile sequel di King Kong (King Kong Lives!) che gli costò l’onta della Nomination ai Razzie Awards per i peggiori effetti visivi (1986). Il finale di carriera fu ancora contrassegnato da numerosi premi ed attestati fino al 2002 in cui gli fu assegnato uno Speciale David di Donatello alla carriera. Negli ultimi 10 anni si era trasferito a Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro. Alla Terra di Ca-

labria era profondamente legato, anche per le origini locali della moglie Bruna e, proprio nell’Ospedale di quella città, si è spento dopo una lunga malattia il 10 Agosto 2012. In una delle sue ultime apparizioni Rambaldi, da sempre tenace nemico della computer grafica, diceva: “Si è persa la magia, come quando un prestigiatore rivela i suoi trucchi ai presenti. Adesso tutti i ragazzi possono creare i propri effetti speciali con il programmino di casa”. Apparteneva all’era analogica, ormai superata da quella digitale, l’era dei programmatori in grado di generare ogni cosa con il computer.... ma siamo davvero sicuri che non ci sia più spazio per il talento e l’inventiva di uomini come Carlo Rambaldi? Pietro Zerella

JAPANIMANDO N. 15  
JAPANIMANDO N. 15  

Bollettino mensile d'informazione sulle attività dell'associazione culturale JAPANIMATION, dei suoi fans e dei suoi partners.

Advertisement