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“I AM A HERO” DI KENGO HANAZAWA www.mangame.it

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ello sterminato panorama del mondo dell’horror ci sono diverse categorie di personaggi “non morti”. Con molta probabilità il primo pensiero di tanti va al conte Dracula, il vampiro che doveva cibarsi di sangue di esseri umani ancora in vita per poter continuare la sua esistenza. Personalmente ho avuto sempre una grande passione per le storie di zombie ed oggi vi voglio parlare di un manga che rientra in questo filone, “I Am A Hero” di Kengo Hanazawa. Quando l’estate scorsa arrivò in negozio il primo numero di “I am a hero” ne presi una copia per leggerlo ma devo ammettere che ero un po’ scettico: il genere mi piaceva, sì, ma l’autore era alla sua prima pubblicazione in Italia e poteva essere considerato, quindi, una sorta di esordiente. Sebbene Hanazawa-sensei sia in attività da una decina di anni, ha pubblicato solo tre opere; documentan-

domi in rete riuscii a trovare qualche immagine tratta dai due manga che precedono “I Am A Hero” e non restai particolarmente colpito dal tratto dell’autore che, molto probabilmente per scelte di narrazione, enfatizzava proporzioni errate e pose estremamente caricaturali per i suoi personaggi. “I Am A Hero” è la classica opera che avrebbe bisogno di un genere a sé; di primo acchito potremmo annoverarlo nell’horror ma c’è altro. Personalmente lo trovo un sapiente mix di horror, “survival”, psicologico

e thriller. La trama splendidamente imbastita è esaltata da un tratto pulito, aggraziato e, soprattutto, particolarmente “foto realistico” che sottolinea puntualmente i momenti salienti della narrazione. Il primo numero di questo manga, che potrebbe lasciare delusi gli estimatori del genere zombie, funge da introduzione per il personaggio principale della storia, Hideo Suzuki. Il volume ci mostra questo trentenne che vive una vita di grandi frustrazioni in quanto gran parte delle sue ambizioni non si sono realizzate a partire

da quella di diventare un mangaka affermato; una sua sola opera, tra l’altro breve, ha visto la pubblicazione e lui deve sbarcare il lunario facendo l’assistente. Le sue uniche valvole di sfogo sono la relazione con la sua fidanzata, Tekko, e le sue manie, paranoie e visioni. Per tutto il primo volume, Hideo è accompagnato da strane cose e incredibili situazioni che solo lui pensa di vedere e compie gesti a dir poco eccentrici. Nel preciso momento in cui il manga entra nel genere horror, sul finire del primo tomo, Hideo conserva solo le sue insicurezze caratteriali e scompaiono le “visioni” che, evidentemente, erano un elaborato meccanismo di valvola di sfogo della sua psiche creato per non venire schiacciato dalla quotidianità e dalla frustrazione. Hideo ha sempre sognato di essere un eroe e quando si trova catapultato in un mondo di zombie che gli ha tolto tutto quello che aveva, a partire dagli affetti, riesce finalmente a mostrare il vero se stesso. O forse no? Gran parte delle belle storie sugli zombie, come ad esempio “The Walking Dead” di Robert Kirkman, hanno due pilastri portanti: l’adrenalina del lato horror e l’approfondimento psicologico dei

JAPANIMANDO N. 15  

Bollettino mensile d'informazione sulle attività dell'associazione culturale JAPANIMATION, dei suoi fans e dei suoi partners.

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