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vIncenzo vavuso

Strutture estreme - reperti e profezie Catalogo 2015


STRUTTURE ESTREME - reperti e profezie Mostra personale di Vincenzo Vavuso Atelier Controsegno - Pozzuoli, Napoli 20 giugno - 12 luglio 2015 Testo a cura di Angelo Calabrese Progetto grafico Studioweb Torre di Massimiliano Torre Stampa Arti Grafiche Salerno Allestimento Atelier Controsegno Pubbliche relazioni e ufficio stampa Franco Bruno Vitolo e Rosalba Volpe


Mi ribello al buio che sovrasta questa società per la sopravvivenza dell'Arte e della Cultura...

Vincenzo Vavuso è un artista, pittore e scultore italiano. Le sue opere sono collocate in permanenza in Musei, Enti istituzionali ed importanti collezioni private. Nella sua prima produzione artistica si dedica ad opere figurative, transitando poi all’informale di forte impatto coloristico, in cui forme appena evocate cedono il passo a grumi di colori e materia, il più delle volte per evocare il mistero dell’Energia primaria. L’iniziale smarrimento cosmico di fronte all’indicibile diventa rabbiosa polemica contro il dicibile smarrimento sociale di valori come la Cultura e la Bellezza. Dall’anno 2012, il suo grido si manifesta esplicitamente in opere parlanti, cromostrutture e pittosculture, ove si assemblano pagine di libro bruciate e gualcite, o tagliate da seghe, o schiacciate da colpi di martello, o calpestate da scarponi. Il Vavuso mantiene quindi un unico filo conduttore, quello della materia. Nel 2014 la sua sperimentazione lo induce a creare opere prive di ogni supporto, ove ragnatele eseguite a mano con fusione di materiali ed infine cristallizzate, colmano lo spazio pittorico, pronte ad interagire con il colore della superficie ospitante. All’ interno delle ragnatele fanno capolino pagine di libri, o meglio pezzi di cultura. L’evoluzione artistica del Vavuso si concentra sulla rivoluzione che sente viva nel suo animo ed è sempre pronto a manifestarla con tutta la sua forza.


La mia arte nasce dalla ribellione e dal silenzio, dalla rabbia e dalla speranza.


OPERE

I codici delle opere sono riferite all’Archivio Generale dell’artista.


Parole tronche Anno: 2014 Tecnica: cromostruttura in legno Dimensioni: cm 54x27x39 cod. 579

6


Il sonno della ragione Anno: 2014 Tecnica: cromostruttura in legno Dimensioni: cm 76x46x38 cod. 580

7


L’intellettuale Anno: 2015 Tecnica: cromostruttura in legno Dimensioni: cm 48x44x31 Collezione privata: Salerno cod. 586

8


Ninfa svanita Anno: 2015 Tecnica: cromostruttura in legno Dimensioni: cm 176x51x28 cod. 587

9


Spartito per timpani assuefatti Anno: 2013 Tecnica: cromostruttura Dimensioni: cm 70x46x125 cod. 516

10


Sradicamento Anno: 2014 Tecnica: cromostruttura in legno Dimensioni: cm 162x60x37 cod. 584

11


Su natura e su cultura Anno: 2013 Tecnica: cromostruttura in legno Dimensioni: cm 37x57x40 Collezione privata: Cremona cod. 526

12


Sapere aude Anno: 2014 Tecnica: cromostruttura in legno Dimensioni: cm 90x51x33 cod. 578

13


Il cuore sotto i tacchi Anno: 2014 Tecnica: cromostruttura in legno Dimensioni: cm 45x37x36 cod. 573

14


Lo scalatore Anno: 2013 Tecnica: cromostruttura Dimensioni: cm 46x32x30 cod. 527

15


Pensieri, trapani e chiodi Anno: 2014 Tecnica: cromostruttura in legno Dimensioni: cm 24x33x91 cod. 585

16


KulturKampf Anno: 2014 Tecnica: cromostruttura in legno Dimensioni: cm 39x31x20 cod. 574

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Falling into smear Anno: 2013 Tecnica: pittoscultura con fusione e cristallizzazione Opera custodita in teca (plexiglass) Dimensioni: cm 80x110x22 cod. 505

18


In bilico Anno: 2013 Tecnica: pittoscultura con fusione e cristallizzazione Opera custodita in teca (plexiglass) Dimensioni: cm 59x79x27 cod. 517

19


Game out Anno: 2013 Tecnica: pittoscultura, olio e smalto su tavola Dimensioni: cm 70x100x32 cod. 560

20


Non calpestare Anno: 2013 Tecnica: pittoscultura, olio e smalto su tavola Dimensioni: cm 70x100x29 cod. 553

21


Sotto chiave Anno: 2014 Tecnica: cromostruttura Dimensioni: cm 26x30x26 cod. 581

22


Tutto in fumo Anno: 2013 Tecnica: cromostruttura Dimensioni: cm 41x30x14 cod. 509

23


In the attic Anno: 2014 Tecnica: olio su tela cristallizzata Dimensioni: cm 70x100x7 cod. 570

24


Il pianto dell’artista Anno: 2013 Tecnica: olio su tela Dimensioni: cm 70x100x18,5 cod. 548

25


L’esecuzione Anno: 2013 Tecnica: olio su tela Dimensioni: cm 70x100x28 cod. 513

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Bianco su nero Anno: 2015 Tecnica: pittoscultura, fusione e cristallizzazione Dimensioni: cm 120x60x2 cod. 590

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La tela del regno Anno: 2015 Tecnica: pittoscultura, fusione e cristallizzazione Dimensioni: cm 70x100x2 cod. 589

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Pages imprisoned Anno: 2015 Tecnica: pittoscultura, fusione e cristallizzazione Dimensioni: cm 150x100x2 cod. 588

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VERBIS NON SEMPER APERTIS

Narro la terra e il cielo … l’universo. Scrivo e mi accorgo dei limiti della mia unica lingua. Elaboro pensieri in dissesto. Dipingo, perché nel colore vorrei esprimere sentimenti. Cerco la poesia silenziosa. Penso e mi accorgo che tutto il mio corpo appartiene al pensiero, ne riconosco le radici … nel vero. Le verità profonde sono avvolte nel silenzio? Poi leggo le parole congiunte … Quanto distano dalla bellezza del mondo. Mi accorgo che sono emersi i frutti dei processi interiori del mio inconscio. Allora non ho più parole e forse sulla mia strada incontrerò il Silenzio. Cresce in me e fuori di me enorme. Insorge un assillo inquietante. Narrare, scrivere, elaborare, dipingere: è tutto vano? Il silenzio ingoia e tacita tutto ciò che è inutile, eppure, mentre sono incerto tra ritrovare l’inganno quotidiano o estraniarmi dalle miserie che deludono le attese umane, si accende un lume. Potrebbe illuminarmi in un baleno. Spero di nuovo nella luce.


Il pensiero Sono un figlio arrabbiato di un mondo malato, omologato, massificato, soffocato dalla crisi economica, contaminato dalla cancrena della corruzione e dell’ignoranza che colpisce ad ogni livello, imbastardito dalla decadenza di alti valori etici e civili ed in questo mondo, c’è sempre meno spazio per valori formativi ed informativi come la Cultura e l’Arte. La decadenza dell’Arte e della Cultura è la decadenza dell’Uomo. Questo mio pensiero in moto fremente contro la Palude dell’Indifferenza e della Mercificazione, in movimento ruggente contro la Ruggine che copre l’Arte di un paese come l’Italia. Un’arte che piange per l’economia di pochi, per le carenze di strutture o di un adeguato sostegno politico, sociale e istituzionale. In questo tempo di incertezze e di malessere generale, il mio IO, oscurato dal tempo, mi spinge ad esternare un grido di denuncia, ma soprattutto di richiamo e di sensibilizzazione per coloro che sono presi ed incrostati dai meccanismi dell’odierna collettività, in modo che riescano finalmente a percepire quanto l’uomo si stia perdendo, dando sempre più spazio al baluardo dell’ignoranza. LA MIA RABBIA viene dall’energia liberatoria che dona vita ad installazioni di oggetti nati integri, ma disintegrati nella creazione artistica. Sono pittosculture realizzate con articoli della realtà quotidiana e si fanno provocazione di una crisi globale, sono materia ma si fanno metafora di un abisso spirituale. Per questo le mie opere, alcune prive di tela, sono caratterizzate da bruciature, squarci, lacerazioni, rotture, e portano i segni della Cultura calpestata, schiacciata, stritolata, umiliata. Per questo ogni opera è un grido di delusione, di rabbia, di dolore, ma nello stesso tempo non può non essere anche un grido di amore e di speranza verso ciò che potrebbe essere e che invece continua ad essere nascosto e soffocato dalla polvere della polvere. IL MIO URLO viene da lontano e guarda lontano. Viene dall’energia liberatoria e dalla liberazione dell’energia futurista, ma con la forza di chi non vuole uccidere il chiaro di luna, bensì riflettere sull’uccisione del chiaro di luna perpetrata dagli aridi commercianti di valori e dagli inaridenti meccanismi economici della crisi. IL MIO URLO viene dalla rottura delle forme e delle regole perpetrata dalle avanguardie del Novecento di fronte alle nebbie del reale ed allo smarrimento esistenziale, ma vuole destrutturare il reale senza il vincolo delle forme per ricomporre nuove forme anche attraverso il disvelamento delle forme informi che ci attanagliano con la loro vacuità. IL MIO URLO viene dal postmoderno, con la stessa voglia di contestare l’autoreferenzialità di certe forme di comunicazione sociale ed anche artistica, con la stessa disponibilità a trovare una linea di mediazione tra l’antimoderno e l’ultramoderno, ma con l’intento di non rinunciare alla forza illuministica della razionalità, che è comunque la base di quella Cultura profonda che io sento sempre più conculcata dai meccanismi economici e politici. Il grido nasce da un singolo artista che si sente figlio di un mondo malato, che vuole porgere la sua arte al servizio di tutti, che vuole invocare una Razionalità Emozionale, perché senza le giuste vibrazioni le bruciature da libri e cervelli non si potranno mai cicatrizzare e non si potrà mai avere la percezione di quanto l’uomo si stia perdendo su questa china. L’invito alla Comunione della rabbia per la Costruzione della Speranza e di una Nuova Armonia, è l’invito ad unirci in una sola voce, perché il resto sarà Silenzio…


STRUTTURE ESTREME - Reperti e Profezie -

La scelta di un linguaggio comune all’esistenza, che informi cioè e comunichi, a lampo d’occhi, lo stato delle cose, il questo è, l’ecce homo, ha impegnato Vincenzo Vavuso a far arte nel senso del visibile-tangibile. Ha proposto, quindi, le sue cromostrutture come allarmi di forte richiamo per i valori umani, che si ritrovano nello specchio di condizioni di non ritorno. A quel punto, di fronte all’ineluttabile che si fa prassi, l’arte, come speranza che si fa ragione, ritrova senso e funzione. Alimenta pertanto il progetto d’umanità che coraggiosamente si attiva per il tempo della continuità proprio nei luoghi di massime trasformazioni. Prima che al punto di non ritorno la ragione, smemorata di noi, non offra possibilità risolutive, la poesia che nelle arti custodisce e tramanda le ragioni della ragione attraverso gli umani argomenti, ci sprona a non dimenticarci della nostra essenza. Vavuso propone le sue opere come poetiche strutture estreme, come reperti investigati nel tumulto dei sentimenti che vibrano fino all’acme del tragico, addirittura senza prospettive catartiche. Gli stessi elementi costitutivi degli assemblaggi, nelle loro assurde, distruttive interferenze, si evidenziano sottratti alle particolari funzioni per le quali erano stati ideati e prodotti: Tutto è stravolto nell’inconciliabile dissidio tra natura e cultura, intesa come scienza che, negli accelerati processi tecnologici, muove verso mete inimmaginabili per un’angusta visione umanistica e una cultura che affondi le radici nella spesso malintesa grande tradizione. L’artista sa bene che cultura è lo spazio che comunica e che la tradizione è l’aria che si respira, ma come uomo erede d’umanità è dalla parte degli esasperati ai quali si negano i diritti elementari, in un clima di naufragi, che nulla hanno a che vedere con quelli delle filosofie e delle letterature, ma con l’inclemenza delle onde vere, degli approdi dalle guerre agli odi razziali, dalla fame all’indigenza di dignità e di rispetto della persona umana. Vincenzo Vavuso grida la sua compassione, urla in nome del sancito diritto di potersi ritrovare ognuno in se stesso, ma in una società socialmente globalizzata, fuori dalle tracimazioni dell’ignoranza superstiziosa e fanatica. Urla il bisogno di liberarsi dalla massificazione, che condanna una società di individui all’invivibilità di solitudini affollate al nichilismo, all’afasia, all’annientamento della specie nel trionfo dello strapotere economico e massmediatico, che nei vaniloqui di parole contro parole, riduce l’universo degli arrabbiati e stremati al silenzio-assenso. Credo così di aver chiarito il senso dei percorsi d’arte di un uomo di libertà, che grida prendendo atto di come la rabbia esasperata si autoconsumi esausta, mentre restano in silenzio quelli che potrebbero intervenire in nome del prometeico Progetto d’umanità, che non si azzera e non si cancella: nonostante tutto è comunque e tuttavia in atto. Almeno questo osiamo sperarlo. Le cromostrutture di Vavuso sono attrattive, eloquenti, veggenti nel senso del monito ad essere vigili nei mutamenti, nelle svolte epocali, che determinano riferimenti culturali decisamente mutati. Le arti e la libertà creativa da sempre conferiscono le ali alla modernità, sicché possa innovarsi coerentemente nel progetto per il tempo della continuità. Vivono alle svolte epocali una irrepetibile occasione per affermarsi in ruoli mai disgiunti dove, senza i dogmi della verità e della completezza, proprio nell’incertezza e nella impredicibilità e nella complessità del mondo, nel probabile e nell’indecidibile, la cultura scientifica scopre di non poter fare a meno di coniugare filosofia, esoterismo, e attualità. Mondi che sembrano separati, perché tali li vogliono l’ignoranza, il fanatismo e la superstizioni, si inverano alla luce di organiche

interferenze e la grande tradizione torna, come aria che si respira ad essere faro per uomini che il sapere scientifico


affranca da millenarie mortificanti credenze. Le intuizioni creative del nostro artista si proiettano ben oltre quei corpi ed ombre dell’esistenza prelevati, manipolati e assemblati in strutture tridimensionali, significative di cause ed effetti di annientamenti concatenati dalla follia devastante. Si recepisce all’impatto con l’opera d’arte una visione istantanea del tempo in cui viviamo. Il delirio di onnipotenza dello strapotere della scienza e della tecnologia ha desertificato la sapienza edificata sui pilastri che davano senso ai valori spirituali e alla coscienza, consapevole erede di antichi valori. La natura, tradita nei suoi ritmi armonici, non più tutelata nel senso di patrimonio da rispettare, accrescere e tramandare per affidarlo alle generazioni future è solo energia in cerca di rinnovati equilibri. Per ristrutturarsi, deve ritrovare il caos primordiale e rinnovarsi attraverso nuovi archetipi da cui trarre le radici che la vivifichino, partendo dal sonno nella pietra, dalla vitalità risvegliata nelle piante, dalla possibilità di muoversi nell’animale e finalmente di approdare all’accensione del pensiero nell’uomo. Vavuso in altri termini ci ammonisce a non perdere del tutto una immane costruzione che da milioni di anni si è venuta risolvendo, in progressione geometrica, solo negli ultimi quattromila anni. Il rischio di perdere tutto è tangibile, lo si avverte imminente dove e quando non si compiono azioni responsabili nel rispetto delle pari dignità altrui, senza troppi rimpianti per quell’ umanesimo culturale che non ha sempre saputo difendere le conquiste delle conoscenze dall’oppressione, dall’oscurantismo ed ha ostacolato chi nel dubbio procedeva verso il possibile, forte di un’apertura mentale pronta alle verifiche coraggiose come il taglio del nodo di Gordio. Viviamo nel pieno medioevo della scienza e poco sappiamo della nostra madre Terra. L’arte di Vavuso è attuale e come artista veggente e di frontiera si propone di salvare la umane consistenze in momenti drammatici, perché il passato tradito non è ancora transitato, con la dignità di inalienabili preesistenze, nel progetto per il tempo della continuità. Mentre l’esasperazione si configura come condizione generalizzata a tutti le latitudini, dove i viventi tribolano per gli scompensi naturali, gli eccessi egoistici, l’oscurantismo che gioca le sue carte estreme, contrabbandando per conflitti religiosi quelli motivati da interessi molto terreni, mentre si radicalizzano i non sempre gloriosi resti dei monomiti di ideologie da dimenticare, quali quelli della razza, dello stato, dell’occulto, del terrore, nonostante tutto il pensiero raziocinante si raccorda a quello simbolico. Vavuso non si rassegna all’idea che non siamo ancora riusciti ad essere uomini umani, ben sapendo che il destino dell’universo non sfugge alla probabilità e che tra tutti gli organismi viventi che hanno un programma, solo l’uomo ne prende coscienza, ne studia delle parti e le rivede criticamente, come afferma Popper. Bene fa un artista ad esigere tempi e spazi opportuni agli uomini umani, che come tali devono proporsi per l’umanità avvenire. È un’esigenza da avvertire proprio nella consapevolezza che il macro cosmo ed il micro cosmo hanno come proprietà epistemologiche la complessità e la impredicibilità e che nel progetto d’umanità futura non c’è posto per l’ignoranza superstiziosa, prepotente e assetata di dominio. Non saprà mai rassegnarsi alle indicazioni della meccanica quantistica che “ha sancito la perdita di cinque capisaldi della conoscenza, quale l’oggettività, la certezza, il determinismo, la casualità e la completezza” (Simona Cerrato Meccanica Quantistica, 1995). È tempo di diventare consapevoli, in termini totalmente nuovi, dell’unità tra logos e mithos, tra raziocinio e aspirazione metafisica “per recuperare nell’immagine dell’Uomo e della Natura, quella sacralità che il mondo contemporaneo sembra aver smarrito, ma della quale avverte confusamente l’esigenza”, come afferma Maurizio Colafranceshi.

Angelo Calabrese


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