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UURBIERE DELLA SERA Domenica 28 febbraio 1982

DIFENDIMI DALLA NOTTE. Regia di Claudio Fragasso. Interpreti: Antonio Pio-

vanelli, Leonora Fani, Saverio Marconi, Jean Pierre Aumont. Drammatico. Italia. 1981.

Autore del film in super 8 Passaggi, Claudio Fragasso ha realizzato questa sua opera prima in 35 mm. grazie agli sforzi produttivi di un gruppo di industriali del Nord. Costato 180 milioni, il film non è tuttavia poi riuscito a trovare un normale canale distributivo, il che spiega le mille difficoltà in cui un giovane autore (Fragasso e` nato nel '51) si può trovare, dopo essere riuscito a dirigere un interessante prodotto medio non rispondente ai filoni più sfruttati e con un cast di professionisti. Il regista lavora abitualmente nei quadri tecnici del cinema come sceneggiatore, dopo aver fatto anche il direttore di doppiaggio e l'operatore. Questo suo film risente della doppia identità di autore con ambizioni individuali e con una vena creativa oscillante tra la psicanalisi e la «fiction» e di uomo di cinema attento alle regole consumistiche dei prodotti dignitosamente commerciali. L'arco narrativo e la fusione dei due caratteri, creativo e professionale, di Fragasso sono quasi perfetti nel primo tempo mentre nel secondo prende il sopravvento l'autore ancora involuto e però ricco di temi e ricerche visive e sociologiche rivelate da Passaggi. Un sacerdote in crisi ritorna dall'Aƒrica e si stabilisce a casa della sorella, che abita in un appartamento situato al piano superiore di quello ove un anziano attore conduce una misteriosa e claustrofobica esistenza. Quale oscuro dramma nasconde la giovane Michela e perche soltanto la presenza del fratello Angelo, dibattuto per conto suo da mille problemi, sembra rasserenarla? Intorno a questo piccolo nucleo familiare, corroso alla base da un morboso a-

more di Michela per il fratello, gravita un cupo ambiente, e una misteriosa macchina nera, guidata da killers pronti a uccidere per nulla, compie omicidi aderenti alla cruenta cronaca del nostro tempo. Fragasso disegna con pochissimi tratti i tragici temi esistenziali del suo copione e soltanto verso la fine il film si involve su se stesso rivelando la sua schizofrenia e il difficile connubio tra realismo

e finzione, analisi e artificiositá di impianto narrativo. La

fotografia di Nino Celeste è appropriatissima nell 'aderenza alle atmosfere suggerite dal regista e anche la ricca colonna sonora di Luigi Ceccarelli timbra con sensibilità ogni avvenimento in esterni ed interni.

Tra gli interpreti spiccano l'intenso attore di teatro An-

tonio Piovanelli, un Angelo di angosciata comunicativa, e il «viscido» Jean Pierre Aumont ferocemente attaccato a un ultimo spettacolo, che per lui e altri personaggi rappresenta la lotta della vita contro la morte e il degradarsi della so-

cialitd.

G. Gs.


il manifesto Giovedì 4 marzo 1982

CINEMA Il missionario che uccise sua sorella massaggiatrice di handicappati. «Difendimi dalla notte» di Claudio Fragasso di R.S.

Cos'ha fatto la notte per meritare un titolo così infamante? Difendimi dalla notte si presenta come il pro-

dotto di un nuovo autore italiano.

Claudio Fragasso, romano, gli ha ri-

camato attorno uno slogan pubblicitario che è tutto un proclama ideo-

logico, oscurantista e paraocchiesco: «Rabbia, sesso, disperazione nella metropoli violentata dalla follia». A parte la rabbia, un sentimento che il film riesce, anche se a fatica, a generare, non c'è traccia del resto.

Anche sul fatto di trovarci davanti a una metropoli lo spettatore non ro-

della Fani e consumare un folle amore. Perche poi folle? Perché a un certo punto del film lui fa «il pazzo», si rapa a zero, si toglie la barba e chiude in casa il suo oggetto del desiderio, con gli occhi spiritati e in bocca un poco chiaro discorso sulla morfina che lei prenderebbe e non dovrebbe. E non si sa se è a quella che il prete mira oppure alla sorellina (brutta bestia, la droga). Che sana di mente non sembra mai, sia per come tratta l'ex fidanzato Saverio Marconi, sia perché prepara

al fratello uno strano letto, con libri al posto della rete (prendendolo forse per fachiro). Gli attributi per riconoscere in questo film l'opera di un nuovo autore, tuttavia ci sono tutti: la notte, che fa sempre atmosfera pericolosa; qualche citazione

di D'Annunzio e la presenza nella

casa, al piano di sopra, di un Aumont preso in prestito da Bertolucci - Ultimo tango a Parigi; dialoghi tipo «Ti vanno gli spaghetti? Spa-

mano avra delle perplessità anche se c'e un taxi giallo e tanti simpatici giovanottini con cuffia stereo alle orecchie e occhialetti neri molto eleganti. Per quanto riguarda sesso, di-

sperazione e follia lo spettatore si

rendera conto che di tutte queste cose parlano solamente gli attori del film (alcuni insigni come Saverio Marconi e, soprattutto, Jean Pierre Aumont, e governante), ma come se i loro fisici trasportassero discorsi in bocca e fossero pagati per, parola orrenda, rigettarli. Insomma una storia cucita addosso a un ambiente

«demonizzato» a tutti 1 costi, per burla, come se ci si trovasse a Car-

nevale. Non si crea un'atmosfera credibile, non c'è nessuna idea di suspense narrativa, nonostante mol-

ti omicidi e un taglio di dito, anzi si fatica un po' anche a capire che il

protagonista, prete pentito traumatizzato dalla permanenza in una missione africana, sia proprio il fratellino, innamorato, della protagonista del film, Leonora Fani, maestra e massaggiatrice di handicappati. Ma tortuosissimo sara per Antonio

Piovanelli (il prete) prendere la via

dalle parti del villaggio olimpico?!). Questo film dimostrerà che un film d'autore, oggi, girato a Roma, è fat-

to collezionando tutte le scene che Bruno Corbucci scarta quando pensa di fare un'altra avventura di Monnezza. Ma con in più, per non essere provinciali, un condimento «Altman», naturalmente lasciato perdere per strada, ellittico, come si diceva un tempo. Saverio Marconi, infatti, sta costruendo un'attrezzatura per il volo umano, da un'idea di Leonardo, con un motorino elettrico (genialel) in più. Questo del volo umano, di scappare via dalla pazza folla, dalla metropoli d'incubo, dalla gelida generazione di disumani che ascolta muta una muta musica, affascina molto i vecchi, pre e post-

sessantotto. Fragasso, anagraficamente più giovane, forse per scom-

messa, ha voluto batterli sul loro stesso terreno. Al Filmstudio di Roma in anteprima.

ghetti?! Magari››; un drappello di

Difendimi dalla notte di Claudio Fragasso, con Antonio Piovanelli, Leonora Fani, Saverio Marconi,

ti da maniaci (quanti se ne aggirano

Jean-Pierre Aumont. Italia, 1982

travestiti che ballicchiano davanti al juke-boxe prima di essere accoltella-


PAESE SERA Domenica 28 febbraio 1982

Gesù tra gli emarginati nella metropoli notturna Claudio Fragasso dal «superotto›› al cinema professionale che abita con una govemante di cALL|s1'o cosuucfl nello stesso stabile. La situa-

DIFENDIMI DALLA NOTTE. Sceneggiatura e regia: Claudio Fragasso. Attori: Antonio Piovanelli, Leonora Fani, Saverio Marconi, Jean Pierre Aumont, Franca Stoppi. Fotografia: Nino Celeste (colore). Musica: Luigi Ceccarelli. Durata: l02 minuti. V.M. 18. FILMSTUDIO N. 2 CLAUDIO Fragasso è un ci-

neasta a due facce. Sceneggiatore di film di basso consumo,

come la recente coproduzione italo-spagnola intitolata «Vi-

rus», si riscatta quando dalla

macchina da scrivere passa alla macchina da presa. Il suo primo lungometraggio, «Passaggi», è rimasto un classico del Superotto. Con «Difendimi

dalla notte» egli passa al cinema detto pro essionalez in 35

millimetri, con attori anche di

un certo nome, tra cui il quasi mitico Jean Pierre Aumont.

Ma il passaggio al cinema «pro-

fessionale» non avviene senza

traumi, come se il giovane autore fosse incerto sul da farsi: da un lato spinto a realizzare un film aperto agli ingredienti del prodotto di consumo (violenza, incesto, eccetera); dall'altro, a nascondere queste tendenze dietro una cortina di oscure metafore che dovrebbero offrìre un significato emblematico. Protagonista della vicenda è Angelo, un missionario che torna nella sua città natale in

preda a una crisi d'identità (o religiosa: la cosa non è chiara) e

con Pintenzione di sciogliere i voti. Angelo va a stare dalla sorella Michela che convive con Carlo, un ragazzo la cui unica occupazione documentabile è quella di costruire una macchina volante, alla maniera di Leonardo. Tra Angelo e Michela si istaura un rapporto morboso, che si ricollega alla loro infanzia e che, praticamente, esclude e caccia di casa Carlo. Nel claustrale sodalizio che si stabilisce trai due, si inserisce un vecchio attore a riposo

zione precipita nella tragedia, mentre all`esterno, da un'automobile scura, si commettono immotivati omicidi, di cui n`mangono vittime gli emarginati c i diversi che battono nottetempo i marciapiedi della metropoli. Tra questi emarginati, se abbiamo capito bene, c'è anche una reincamazione di Gesù (o la sua controfigura) che Angelo incontra due volte.

L'idea dell'automobile seminatrice di morte è presa di peso dal precedente «Passaggi», dove, però, essa assumeva un significato preciso e alludeva agli omicidi politici e a un certo clima che aleggiava su Roma nella seconda metà degli anni Settanta. Qui, in questo film squisitamente notturno, si pensa piuttosto a certi film espressionistici tedeschi, come «La strada» di Grüne, dove interni e esterni finivano per esprimere due diversi tipi di pericolo e di agguato. Ma, pur-

troppo, si tratta di echi che non giungono a destinazione.


la Repubblica Venerdì 5 marzo 1982

“Difendimi dalla notte ” di Fragasso

Sorella cara, ti amo PRESENTATO ai Festival di San

Sebastian e di Nizza, Difendimi daIia notte di Claudio Fragasso (il gio-

vane autore che aveva attirato l'attenzione dei critici col super 8 Passaggi interpretato da attori professionisti quali Jean-Pierre Aumont, Antonio Piovanelli, Leonora Fani e SaverioMarconi, segna il passaggio dal cinema sperimentale a quello commerciale.

Antonio Piovanelli, missionario in Africa, torna nella casa dei genitori dove la sorella Leonora Fani convive con Saverio Marconi. Il pellegrino è in crisi, ma lo è anche il ragazzo della sorella, il quale dopo una scenata di gelosia abbandona Fappartamento. Sconforto e desolazione per un amore che muore, come direbbe il poeta, e invece no

perché fratello e sorella si concedono un amplesso che ben presto si trasforma in un incesto con relativa crisi di coscienza. Girato essenzialmente di notte sullo sfondo di strade infestate da

teppisti su pattini a rotelle e dalle scorribande di una minacciosa quanto misteriosa automobile nera, Difendimi dalla notte è un film nel quale alla storia (evidentemente nella mente dell'autore si agitano

fantasmi di un'educazione cattolica, dalla quale derivano i sensi di colpa, l'autopunizione e quindi il ri-

scatto del protagonista) si mischiano personaggi e citazioni cinematografiche. Valga per tutte la presenza dell'inquilino del piano di sotto, un attore a riposo che richiama

Giacomo Guerra, interpretato da Jean-Pierre Aumont. Ci sembra che l'occasione di poter girare un film a 35 mm. abbia

spinto Fautoreastrafare e, purconfermando un buon livello tecnico nelle riprese, il naufragio è dovuto appunto alla molteplicità dei temi abbordati, non amalgamati e un po' troppo oscillantì tra allegorie e squarci realistici. (r.ƒ.) I al Filmstudio 2 di Roma


OIGANO IIII. FAIYIIO COMUNISTA ITALIÀNO

Domenica 28 febbraio 1982

DIFENDIMI DALLA NOTTE - Scritto e diretto da Claudio Fragasso. Interpreti: Antonio Piovanelli, Leonora Fani, Saverio Marconi, Jean Pierre Aumont, Franca Stoppi. Musiche: Luigi Ceccarelli. Fotografia: Nino Celeste. Italiano. Drammatico. 1981. Tempi duri per i nuovi autori» italiani. Stretti tra l'incudine di recenti fallimenti (film come Piso Pisello, Sogni d'oro, La caduta degli angeli ribelli sono andati maluccio, nonostante il sostegno della Biennale) e il martello della commedia sgangherata alla Abatantuono (che riempie le sale e azzera i rischi d'investimento finanziario), essi stanno passando un brutto momento: spesso non trovano i soldi per ugiraren, e se li trovano e finiscono il film, manca poi la distribuzione. Del resto, qualche colpa ce l`hanno pure loro: sono ermetici, gonfi di pretese, incrollabilmente d'essai e talvolta confondono il cinema con il salotto dello psicanalista. Detto questo, dispiace che Difendimi dalla notte, il film di Claudio Fragasso pronto da mesi e già presentato ai Festival di San Sebastiano e di Nizza, trovi solo ora un'uscita pubblica, quantomai limitata, grazie al (Filmstudio) di Roma. Diciamo subito che Difendimi dalla notte vale la pena d'essere visto, anche se non può dirsi un film riuscito. Il giovane Fragasso, sceneggiatore e già autore del «superottm Passaggi, vi ha trasfuso - e si vede - tutte le sue

energie, assommando però così tanti simboli e rovelli da lasciare lo spettatore per lo meno sbigottito. La storia, una vicenda di øfrabbia, disperazione, sesso e morte nella metropoli violentata dalla follia» (come recita la locandina pubblicitaria), è suppergiù questa. Angelo, un prete missionario in preda ad una profonda crisi religiosa ed esistenziale, torna a Roma con l'intento di sciogliere i voti. Ma la città che incontra è una sorta di incubo notturno: squadre di giovani inebetiti e incapaci di comunicare tra loro parcheggiano agli angoli delle strade, le cuffie dei Sony perennemente alle orecchie, mentre una lugubre automobile piena di fari compie terribili e assurdi omicidi. Angelo ha una sorella, Michela, una fragile donna che lo ha sempre amato e che non esita a sbarazzarsi del ragazzo che le vive accanto pur di riavvicinarsi, in una_ sorta di legame incestuoso, al fratello prete. E l'inizio di una passione «malata›, torbida, che sfocerà - complice un anziano e decadente attore di teatro (Jean Pierre Aumont) che spia le mosse di Michela - nella tragedia. La ragazza muore, e Angelo tormentato dal rimorso di quel1'«amore maledetto», si taglierà un dito e correrà fino quasi a scoppiare nei tunnel (psicoanalitici?) della città. inseguito dalla macchina nera. All'alba, un Cristo in pattini e giacca di pelle si avvicina e sorride: Angelo è ancora vivo, la Notte non ha potuto (o voluto) ingoiarlo... Confessiamo di aver semplificato parecchio

le cose in questo nostro racconto per agevolare il nostro lettore. Oscillante tra un iper-realismo accattivante (quelle tinte notturne livide, verdastri, quel sangue eccessivo) e una simbologia troppo affollata, Difendimi dalla notte è un film squilibrato, confuso ma non privo di una qualche suggestione. Il pessimismo di Fragasso (la metropoli che ci rende un po' tutti indifferenti e, al tempo stesso, paralizzati dalla paura) è, a ben vedere, venato di un cattolicesimo abbastanza curioso: temi classici come l'incesto, lo spretamento, la carità vengono qui rovesciati in nome di una «necessità di conoscenza» - crediamo - che scuote le basi stesse della Fede. In fondo, Angelo sarà quasi «costretto» ad andare a letto con a sorella per provare un'emozione che gli è estranea; così come non gli servirà a niente cercare di espiare la colpa mutilandosi e preparandosi a morire al posto di un travestito. La sua «diversità» lo salva: per il semplice fatto che egli è ancora incapace di vivere la città. Gli attori assecondano come ossono il naturalismo metaforico scelto da Il7`ragasso. E se Leonora Fani (ve la ricordate in Nené di Samperi?) mostra di aver affinato le proprie capacità, decisamente fuori parte appaiono Saverio Marconi e Antonio Piovanelli, il primo quasi imbambolato, il secondo così «misurato» da rasentare Pinespressività. Suggestive le musiche in «chiave metropolitana» curate da Luigi Ceccarelli.

mi. an.


TESTI Corriere della Sera, domenica 28 febbraio 1982 DIFENDIMI DALLA NOTTE. Regia di Claudio Fragasso. Interpreti: Antonio Piovanelli, Leonora Fani, Saverio Marconi, Jean Pierre Aumont. Drammatico. Italia. 1981. Autore del film in super 8 Passaggi, Claudio Fragasso ha realizzato questa sua opera prima in 35 mm. grazie agli sforzi produttivi di un gruppo di industriali del Nord. Costato 180 milioni, il film non è tuttavia poi riuscito a trovare un normale canale distributivo, il che spiega le mille difficoltà in cui un giovane autore (Fragasso e` nato nel ‘51) si può trovare, dopo essere riuscito a dirigere un interessante prodotto medio non rispondente ai filoni più sfruttati e con un cast di professionisti. Il regista lavora abitualmente nei quadri tecnici del cinema come sceneggiatore, dopo aver fatto anche il direttore di doppiaggio e l’operatore. Questo suo film risente della doppia identità di autore con ambizioni individuali e con una vena creativa oscillante tra la psicanalisi e la «fiction» e di uomo di cinema attento alle regole consumistiche dei prodotti dignitosamente commerciali. L’arco narrativo e la fusione dei due caratteri, creativo e professionale, di Fragasso sono quasi perfetti nel primo tempo mentre nel secondo prende il sopravvento l'autore ancora involuto e però ricco di temi e ricerche visive e sociologiche rivelate da Passaggi. Un sacerdote in crisi ritorna dall'Africa e si stabilisce a casa della sorella, che abita in un appartamento situato al piano superiore di quello ove un anziano attore conduce una misteriosa e claustrofobica esistenza. Quale oscuro dramma nasconde la giovane Michela e perché soltanto la presenza del fratello Angelo, dibattuto per conto suo da mille problemi, sembra rasserenarla? Intorno a questo piccolo nucleo familiare, corroso alla base da un morboso amore di Michela per il fratello, gravita un cupo ambiente, e una misteriosa macchina nera, guidata da killers pronti a uccidere per nulla, compie omicidi aderenti alla cruenta cronaca del nostro tempo. Fragasso disegna con pochissimi tratti i tragici temi esistenziali del suo copione e soltanto verso la fine il film si involve su se stesso rivelando la sua schizofrenia e il difficile connubio tra realismo e finzione, analisi e artificiosità di impianto narrativo. La fotografia di Nino Celeste è appropriatissima nell’aderenza alle atmosfere suggerite dal regista e anche la ricca colonna sonora di Luigi Ceccarelli timbra con sensibilità ogni avvenimento in esterni ed interni. Tra gli interpreti spiccano l’intenso attore di teatro Antonio Piovanelli, un Angelo di angosciata comunicativa, e il «viscido» Jean Pierre Aumont ferocemente attaccato a un ultimo spettacolo, che per lui e altri personaggi rappresenta la lotta della vita contro la morte e il degradarsi della socialità. G. Gs. il manifesto, Giovedì 4 marzo 1982 Il missionario che uccise sua sorella massaggiatrice di handicappati. «Difendimi dalla notte» di Claudio Fragasso di R.S. Cos’ha fatto la notte per meritare un titolo così infamante? Difendimi dalla notte si presenta come il prodotto di un nuovo autore italiano. Claudio Fragasso, romano, gli ha ricamato attorno uno slogan pubblicitario che è tutto un proclama ideologico, oscurantista e paraocchiesco: «Rabbia, sesso, disperazione nella metropoli violentata dalla follia». A parte la rabbia, un sentimento che il film riesce, anche se a fatica, a generare, non c’è traccia del resto. Anche sul fatto di trovarci davanti a una metropoli lo spettatore non romano avrà delle perplessità anche se c’è un taxi giallo e tanti simpatici giovanottini con cuffia stereo alle orecchie e occhialetti neri molto eleganti. Per quanto riguarda sesso, disperazione e follia lo spettatore si renderà conto che di tutte queste cose parlano solamente gli attori del film (alcuni insigni come Saverio Marconi e, soprattutto, Jean Pierre Aumont, e governante), ma come se i loro fisici trasportassero discorsi in bocca e fossero pagati per, parola orrenda, rigettarli. Insomma una storia cucita addosso a un ambiente «demonizzato» a tutti 1 costi, per burla, come se ci si trovasse a Carnevale. Non si crea un’atmosfera credibile, non c’è nessuna idea di suspense narrativa, nonostante molti omicidi e un taglio di dito, anzi si fatica un po’ anche a capire che il protagonista, prete pentito traumatizzato dalla permanenza in una missione africana, sia proprio il fratellino, innamorato, della protagonista del film, Leonora Fani, maestra e massaggiatrice di handicappati. Ma tortuosissimo sarà per Antonio Piovanelli (il prete) prendere la via della Fani e consumare un folle amore. Perché poi folle? Perché a un certo punto del film lui fa «il pazzo», si rapa a zero, si toglie la barba e chiude in casa il suo oggetto del desiderio, con gli occhi spiritati e in bocca un poco chiaro discorso sulla morfina che lei prenderebbe e non dovrebbe. E non si sa se è a quella che il prete mira oppure alla sorellina (brutta bestia, la droga). Che sana di mente non sembra mai, sia per come tratta l'ex fidanzato Saverio Marconi, sia perché prepara al fratello uno strano letto, con libri al posto della rete (prendendolo forse per fachiro). Gli attributi per riconoscere in questo film l’opera di un nuovo autore, tuttavia ci sono tutti: la notte, che fa sempre atmosfera pericolosa; qualche citazione di D’Annunzio e la presenza nella casa, al piano di sopra, di un Aumont preso in prestito da Bertolucci - Ultimo tango a Parigi; dialoghi tipo «Ti vanno gli spaghetti?


Spaghetti?! Magari»; un drappello di travestiti che ballicchiano davanti al juke-boxe prima di essere accoltellati da maniaci (quanti se ne aggirano dalle parti del villaggio olimpico?!). Questo film dimostrerà che un film d'autore, oggi, girato a Roma, è fatto collezionando tutte le scene che Bruno Corbucci scarta quando pensa di fare un'altra avventura di Monnezza. Ma con in più, per non essere provinciali, un condimento «Altman», naturalmente lasciato perdere per strada, ellittico, come si diceva un tempo. Saverio Marconi, infatti, sta costruendo un’attrezzatura per il volo umano, da un’idea di Leonardo, con un motorino elettrico (geniale!) in più. Questo del volo umano, di scappare via dalla pazza folla, dalla metropoli d'incubo, dalla gelida generazione di disumani che ascolta muta una muta musica, affascina molto i vecchi, pre e post-sessantotto. Fragasso, anagraficamente più giovane, forse per scommessa, ha voluto batterli sul loro stesso terreno. Al Filmstudio di Roma in anteprima. Difendimi dalla notte di Claudio Fragasso, con Antonio Piovanelli, Leonora Fani, Saverio Marconi, Jean-Pierre Aumont. Italia, 1982 PAESE SERA, Domenica 28 febbraio 1982 Gesù tra gli emarginati nella metropoli notturna - Claudio Fragasso dal «superotto» al cinema professionale di CALLISTO COSULICH DIFENDIMI DALLA NOTTE. Sceneggiatura e regia: Claudio Fragasso. Attori: Antonio Piovanelli, Leonora Fani, Saverio Marconi, Jean Pierre Aumont, Franca Stoppi. Fotografia: Nino Celeste (colore). Musica: Luigi Ceccarelli. Durata: l02 minuti. V.M. 18. FILMSTUDIO N. 2 CLAUDIO Fragasso è un cineasta a due facce. Sceneggiatore di film di basso consumo, come la recente coproduzione italo-spagnola intitolata «Virus», si riscatta quando dalla macchina da scrivere passa alla macchina da presa. Il suo primo lungometraggio, «Passaggi», è rimasto un classico del Superotto. Con «Difendimi dalla notte» egli passa al cinema detto professionale in 35 millimetri, con attori anche di un certo nome, tra cui il quasi mitico Jean Pierre Aumont. Ma il passaggio al cinema «professionale» non avviene senza traumi, come se il giovane autore fosse incerto sul da farsi: da un lato spinto a realizzare un film aperto agli ingredienti del prodotto di consumo (violenza, incesto, eccetera); dall’altro, a nascondere queste tendenze dietro una cortina di oscure metafore che dovrebbero offrire un significato emblematico. Protagonista della vicenda è Angelo, un missionario che torna nella sua città natale in preda a una crisi d'identità (o religiosa: la cosa non è chiara) e con l’intenzione di sciogliere i voti. Angelo va a stare dalla sorella Michela che convive con Carlo, un ragazzo la cui unica occupazione documentabile è quella di costruire una macchina volante, alla maniera di Leonardo. Tra Angelo e Michela si istaura un rapporto morboso, che si ricollega alla loro infanzia e che, praticamente, esclude e caccia di casa Carlo. Nel claustrale sodalizio che si stabilisce trai due, si inserisce un vecchio attore a riposo che abita con una governante nello stesso stabile. La situazione precipita nella tragedia, mentre all’esterno, da un’automobile scura, si commettono immotivati omicidi, di cui rimangono vittime gli emarginati e i diversi che battono nottetempo i marciapiedi della metropoli. Tra questi emarginati, se abbiamo capito bene, c’è anche una reincarnazione di Gesù (o la sua controfigura) che Angelo incontra due volte. L'idea dell’automobile seminatrice di morte è presa di peso dal precedente «Passaggi», dove, però, essa assumeva un significato preciso e alludeva agli omicidi politici e a un certo clima che aleggiava su Roma nella seconda metà degli anni Settanta. Qui, in questo film squisitamente notturno, si pensa piuttosto a certi film espressionistici tedeschi, come «La strada» di Grüne, dove interni e esterni finivano per esprimere due diversi tipi di pericolo e di agguato. Ma, purtroppo, si tratta di echi che non giungono a destinazione. la Repubblica, Venerdì 5 marzo 1982 “Difendimi dalla notte” di Fragasso Sorella cara, ti amo PRESENTATO ai Festival di San Sebastian e di Nizza, Difendimi dalla notte di Claudio Fragasso (il giovane autore che aveva attirato l’attenzione dei critici col super 8 Passaggi interpretato da attori professionisti quali Jean-Pierre Aumont, Antonio Piovanelli, Leonora Fani e Saverio Marconi,segna il passaggio dal cinema sperimentale a quello commerciale. Antonio Piovanelli, missionario in Africa, torna nella casa dei genitori dove la sorella Leonora Fani convive con Saverio Marconi. Il pellegrino è in crisi, ma lo è anche il ragazzo della sorella, il quale dopo una scenata di gelosia abbandona l’appartamento. Sconforto e desolazione per un amore che muore, come direbbe il poeta, e invece no perché fratello e sorella si concedono un amplesso che ben presto si trasforma in un incesto con relativa crisi di coscienza. Girato essenzialmente di notte sullo sfondo di strade infestate da teppisti su pattini a rotelle e dalle scorribande di una minacciosa quanto misteriosa automobile nera, Difendimi dalla notte è un film nel quale alla storia (evidentemente nella


mente dell'autore si agitano fantasmi di un’educazione cattolica, dalla quale derivano i sensi di colpa, l’autopunizione e quindi il riscatto del protagonista) si mischiano personaggi e citazioni cinematografiche. Valga per tutte la presenza dell'inquilino del piano di sotto, un attore a riposo che richiama Giacomo Guerra, interpretato da Jean-Pierre Aumont. Ci sembra che l'occasione di poter girare un film a 35 mm. abbia spinto l’autore a strafare e, pur confermando un buon livello tecnico nelle riprese, il naufragio è dovuto appunto alla molteplicità dei temi abbordati, non amalgamati e un po’ troppo oscillanti tra allegorie e squarci realistici. (r.ƒ.) al Filmstudio 2 di Roma L’Unità, Domenica 28 febbraio 1982 DIFENDIMI DALLA NOTTE - Scritto e diretto da Claudio Fragasso. Interpreti: Antonio Piovanelli, Leonora Fani, Saverio Marconi, Jean Pierre Aumont, Franca Stoppi. Musiche: Luigi Ceccarelli. Fotografia: Nino Celeste. Italiano. Drammatico. 1981. Tempi duri per i nuovi autori» italiani. Stretti tra l’incudine di recenti fallimenti (film come Piso Pisello, Sogni d’oro, La caduta degli angeli ribelli sono andati maluccio, nonostante il sostegno della Biennale) e il martello della commedia sgangherata alla Abatantuono (che riempie le sale e azzera i rischi d’investimento finanziario), essi stanno passando un brutto momento: spesso non trovano i soldi per «girare», e se li trovano e finiscono il film, manca poi la distribuzione. Del resto, qualche colpa ce l’hanno pure loro: sono ermetici, gonfi di pretese, incrollabilmente d’essai e talvolta confondono il cinema con il salotto dello psicanalista. Detto questo, dispiace che Difendimi dalla notte, il film di Claudio Fragasso pronto da mesi e già presentato ai Festival di San Sebastiano e di Nizza, trovi solo ora un’uscita pubblica, quantomai limitata, grazie al (Filmstudio) di Roma. Diciamo subito che Difendimi dalla notte vale la pena d'essere visto, anche se non può dirsi un film riuscito. Il giovane Fragasso, sceneggiatore e già autore del «superotto» Passaggi, vi ha trasfuso - e si vede - tutte le sue energie, assommando però così tanti simboli e rovelli da lasciare lo spettatore per lo meno sbigottito. La storia, una vicenda di «rabbia, disperazione, sesso e morte nella metropoli violentata dalla follia» (come recita la locandina pubblicitaria), è suppergiù questa. Angelo, un prete missionario in preda ad una profonda crisi religiosa ed esistenziale, torna a Roma con l’intento di sciogliere i voti. Ma la città che incontra è una sorta di incubo notturno: squadre di giovani inebetiti e incapaci di comunicare tra loro parcheggiano agli angoli delle strade, le cuffie dei Sony perennemente alle orecchie, mentre una lugubre automobile piena di fari compie terribili e assurdi omicidi. Angelo ha una sorella, Michela, una fragile donna che lo ha sempre amato e che non esita a sbarazzarsi del ragazzo che le vive accanto pur di riavvicinarsi, in una sorta di legame incestuoso, al fratello prete. È l'inizio di una passione «malata». torbida, che sfocerà - complice un anziano e decadente attore di teatro (Jean Pierre Aumont) che spia le mosse di Michela - nella tragedia. La ragazza muore, e Angelo tormentato dal rimorso di quell’«amore maledetto», si taglierà un dito e correrà fino quasi a scoppiare nei tunnel (psicoanalitici?) della città. Inseguito dalla macchina nera. All’alba, un Cristo in pattini e giacca di pelle si avvicina e sorride: Angelo è ancora vivo, la Notte non ha potuto (o voluto) ingoiarlo... Confessiamo di aver semplificato parecchio le cose in questo nostro racconto per agevolare il nostro lettore. Oscillante tra un iper-realismo accattivante (quelle tinte notturne livide, verdastri, quel sangue eccessivo) e una simbologia troppo affollata, Difendimi dalla notte è un film squilibrato, confuso ma non privo di una qualche suggestione. Il pessimismo di Fragasso (la metropoli che ci rende un po’ tutti indifferenti e, al tempo stesso, paralizzati dalla paura) è, a ben vedere, venato di un cattolicesimo abbastanza curioso: temi classici come l’incesto, lo spretamento, la carità vengono qui rovesciati in nome di una «necessità di conoscenza» - crediamo - che scuote le basi stesse della Fede. In fondo, Angelo sarà quasi «costretto» ad andare a letto con a sorella per provare un’emozione che gli è estranea; così come non gli servirà a niente cercare di espiare la colpa mutilandosi e preparandosi a morire al posto di un travestito. La sua «diversità» lo salva: per il semplice fatto che egli è ancora incapace di vivere la città. Gli attori assecondano come possono il naturalismo metaforico scelto da Fragasso. E se Leonora Fani (ve la ricordate in Nené di Samperi?) mostra di aver affinato le proprie capacità, decisamente fuori parte appaiono Saverio Marconi e Antonio Piovanelli, il primo quasi imbambolato, il secondo così «misurato» da rasentare l’inespressività. Suggestive le musiche in «chiave metropolitana» curate da Luigi Ceccarelli. mi. an.


Difendimi dalla notte - le recensioni del 1982