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LA CLASSICITÀ E LE SUE RADICI INTRODUZIONE ALLA NASCITA DELLA CLASSICITÀ GRECA Dispensa per uso didattico – a cura di Vincenzo Cavallaro Settembre 2013


Nella prima metà del I millennio A.C., nella Grecia arcaica si posero le fondamenta della civiltà europea. La società ellenica, distrutta in gran parte con l'invasione dorica degli anni intorno al 1200 A.C. si ricostituì grazie alla comunanza sostanziale della lingua, della religione, delle tradizioni e lo sbocco di questo processo fu la Polis, la città-stato, elemento di unificazione del mondo greco. La Polis era un'entità autonoma e indipendente ma non impermeabile, anzi, la sua apertura sotto il profilo culturale era notevole. Vale a dire che i suoi abitanti erano disposti a recepire senza chiusure o ostacoli le novità che arrivavano dai territori circostanti, in ogni campo. Per esempio nella filosofia, riguardo alle istituzioni che davano forma allo stato, all'arte o alle tecnologie, ai mille aspetti dell'esistenza quotidiana. Nel Periodo di formazione le città greche infatti non persero mai i rapporti con la campagna circostante e i suoi villaggi: il flusso della gente dalla città alla campagna e viceversa seguiva puntualmente il ritmo delle stagioni. Fu dunque l'organizzazione del villaggio a determinare l'evoluzione della città. Le tradizioni rurali, senza troppe barriere tra le classi e le professioni, comprendevano l'usanza di mettere in comune le decisioni più importanti. Si potrebbe dire che la principale ragione alla base della fusione dei villaggi in città fosse di coinvolgere nelle scelte e nelle decisioni riguardanti la comunità una cerchia più vasta di persone. In sostanza, il termine Polis, più che indicare che lo stato era costituito da una città, sottolinea il fatto che in un centro urbano unico, o più importanti di altri, si concentravano potere, culto religioso, cultura, attività amministrativa. La Polis era un mondo aperto, in cui le idee circolavano, i contatti erano stretti e continui, la partecipazione dei cittadini alla vita collettiva era effettiva. Il sapere della Polis nasceva proprio all'interno del clima di libera circolazione e di confronto tra città e individui. Esso tendeva a misurarsi con il reale, in quanto legato a esigenze particolari. Come l'arte, anche la democrazia ateniese non si era conformata a modelli precostituiti: essa nacque dalle esigenze quotidiane richieste da una comunità di questo tipo, come descritta più sopra. Via via che quei comportamenti si sperimentavano e apparivano buoni, essi si consolidavano come paradigma, esempio, cioè degni di essere ripetuti e imitati, diventando così dei modelli. Con il tempo si stabilì un modo simile nel regolare i processi di decisione che riguardavano la polis greca (ad es. la difesa militare, le forme di approvigionamento della città, le regole da usare nei dibattiti pubblici, ecc) e i processi di decisione di altri ambiti, per esempio in campo artistico. Per esempio non c'era molta differenza fra un artigiano che sceglieva le soluzioni migliori per realizzare un mobile o un artista che doveva scegliere le possibilità più diverse per realizzare la forma più bella per una statua e il cittadino che,


attraverso l'osservazione quotidiana di problematiche e comportamenti traeva le idee e proposte da portare in assemblea per dare il propio contributo per la risoluzione di talune problematiche che interessavano la città, creando così un criterio organizzativo della società di tipo razionale e di grande efficacia. Per questa via quindi i greci riuscirono a creare una fusione fra i diversi campi del sapere (arte, filosofia, politica), tutte governate dalle coordinate di razionalità e verificabilità del modo con il quale le decisioni venivano assunte. Il processo di elaborazione dell'arte che chiamiamo "classica" affonda le sue radici in un complesso intreccio fra produzione artistica ed elaborazione teorica. Infatti molti degli artisti di quel tempo, non soltanto costruivano, scolpivano o dipingevano ma scrivevano anche riguardo alla loro arte. E i loro trattati non consistevano unicamente in informazioni tecniche e in principi derivati dall'esperienza pratica ma anche in discussioni generali intorno alle leggi (per esempio di simmetria, proporzioni numeriche), alle regole e contenevano principi estetici che facevano da guida agli artisti successivi, secondo un uso presente anche nei generi letterari e che consentivano di distinguere la tragedia dalla poesia, la lirica dall'epigramma. Non poteva quindi mancare, come per le altre discipline, una regola anche per l'arte che nasceva dalla "téchne", dall'esperienza e dall'abilità, proponendosi come punto di riferimento. Kànon era la regola, la forma cui l'artista guardava, anche se in modo elastico, senza rigidità. Se infatti in alcuni periodi il canone proposto era seguito e rispettato, perchè vissuto come garanzia di perfezione, in altri periodi – o contemporaneamente, da altri autori – fu rifiutato come una pericolosa limitazione della propria libertà. La duttilità del canone era dunque dovuta da una continua ricerca, sempre in atto che, quindi, comportava uno continuo cambiamento delle caratteristiche del canone, sempre soggetto a revisione e correzione. Un altro aspetto estremamente importante per chiarire in cosa consistesse la sensibilità e l'esperienza artistica definita "classica" è dato dal passaggio da forme schematiche a forme naturalistiche. Fu questo un mutamento di importanza straordinaria per la storia dell'arte. L'arte greca, infatti, passò con incredibile rapidità dalle forme schematiche, stilizzate e geometriche usate nell'arte arcaica a quelle reali, organiche e verosimiglianti della natura, allontanandosi così dalla tradizione orientale. In altri termini questo significò passare dalle forme inventate a quelle osservate, da quelle che richiamavano l'attenzione per il loro valore simbolico a quelle attraenti per la loro verità. Ma anche su questo "naturalismo" occorre fare chiarezza. E' vero che gli artisti classici cercavano di rappresentare le forme autentiche del corpo umano che è l'oggetto primario, se non unico, della rappresentazione artistica greca, ma è altrettanto vero che essi cercavano nello stesso tempo di scoprirne, e riprodurne, le proporzioni costanti. E' qui il tratto più caratteristico delle loro opere, poichè i corpi riprodotti pur essendo assolutamente naturalistici e veri in tutte le parti anatomiche non si riferivano mai ad un individuo preciso, con nome e cognome e quindi individuabile e riconoscibile con la sua identità ma invece si voleva rappresentare l'uomo in generale, cioè l'idea dell'uomo che gli artisti di quell'epoca avevano: era quindi la rappresentazione


dell'idealizzata dell'uomo, fedeli alla sentenza del filosofo Protagora che, nel V secolo A.C., affermò: "l'uomo è la misura di tutte le cose". Perciò in architettura come in scultura, il canone stabiliva le proporzioni che dovevano essere mantenute fra le varie parti dell'insieme affinchè l'opera risultasse perfetta. Se al corpo veniva data una lunghezza sette volte quella del viso, e al viso una lunghezza tre volte quella del naso, è perchè questi rapporti numerici racchiudevano la sintesi perfetta delle proporzioni umane. Si toccava così un difficile punto d'equilibrio tra naturalismo e astrazione: si rappresentava la realtà riconoscibile, cercando però di individuarne le forme e le proporzioni ideali, perfette.


Classicità e contesto