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LA UO SC IO LE G CIA IAG S P E EL V D

Moda Ton sur ton

esclusivo

SICILIA SdV

CLAUIO VISENTIN “Addio Marsala”

intervista

Pierluigi Gordon Being Pillola

Palermo: alle origini dello shopping

MERCA(N)TI Ballarò e Vuccirià: due anime, stessa gente. L’ora giusta per visitare i mercati


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di Benedetta Ceccarelli

Il suo nome è noto a molti. Ma non tutti sanno cosa sia in realtà. Insieme al mercato del Capo è per Palermo uno dei posti dove ancora si trovano i legami col passato. Del resto, “Palermo è una cipolla”.

Balla


arò

viaggio

Delicatessen della cucina tipica Palermitana che si trovano già pronte al Mercato. Dall’alto in senso orario: babbaluci (lumache) preparate con aglio e prezzemolo; Insalata mista alla palermitana; cipolle e peperoni arrosto.


Palermo Al-Ballarat, Il Suk degli specchi Alla scoperta del mercato dove la città si riflette

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ntrando a Ballarò la prima raccomandazione che ti viene fatta è “occhio al portafogli!”. Ma si devono essere distratti loro, visto che la televisione gli ha rubato il nome per darlo a una trasmissione di successo.

È un mercato che brulica di gente di ogni colore. Suk al-ballarat, il mercato degli specchi. L’etimologia araba riflette la varietà di campionario umano. Ballarò si trova nell’antico quartiere di Briarìa, cioè Albergheria.Situato nella zona sud-occidentale della città si sviluppa per i vicoli più angusti. Dei mercati palermitani è quello più popolare, frequentato da chi cerca “l’affare” e la freschezza, anche se alla Vuccirìa, altro famoso mercato, dubitano che lì si vendano prodotti di prima scelta.

Esporre è un’arte

Ciò che più attira è l’esposizione bizzarra dei prodotti che a primo impatto può sembrare caotica ma basta osservare meglio per cogliere l’affetto, l’attenzione, il metodo e la competenza: architetture di frutta, piramidi di melanzane, legumi disposti in cassette di legno. Il tutto sotto l’occhio vigile del venditore che non è abituato al turista. In questo set naturale le contraddizioni sono infinite. Si avverte subito la diffidenza di alcuni e la voglia di far conoscere i propri prodotti da altri. Pannocchie, patate bollite e olive vengono offerte cordialmente dopo 4

Dall’alto: esposizione creativa di melanzane su uno dei bancali; banco dove sono in vendita specialità ittiche sott’olio e sotto sale. Dalle sarde al baccalà, dalla bottarga alle acciughe si possono trovare tutti gli ingradienti della tipica cucina palermitana.


viaggio

aver scoperchiato i quari, grossi pentoloni. Quarume, carcagnola e stigghiola : specialità che si possono trovare già cucinate nel pomeriggio , magari per la cena. Qui droga significa spezia: zafferano, cannella, vaniglia, pepe, zenzero e cumino. Carmelo, detto “’U Crastu” , ovvero il maschio della lumaca, è distratto e i babbaluci , escargot siciliane, sono liberi d’arrampicarsi sulle aste di legno che indicano i prezzi. Basilico, aglio e peperoncini sono appesi alle strutture dei banchetti, un tricolore di sapore. Protagonista indiscusso è il pesce, tenuto in fresco con strati di ghiaccio spesso rinnovati. Ecco perché dalle bancarelle sgocciola acqua mista a sangue. Bisogna fare attenzione a non avvicinarsi troppo. Sfamati e con i sensi saturi dopo tante sollecitazioni quello che ci vuole è un po’ di calma,di vuoto.

Dall’alto: le strade del mercato con le tipiche illuminazioni in onore di Santa Rosalia; Venditore di “babbaluci” durante la pausa; Il colore della merce viene arricchito dalla presentazione originale e caratteristica dei cartellini dei prezzi.

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cover story

Guttuso lo dipinse come un turbinio di tinte forti che si arrampicano e “abbannìano” chiassosi e violenti. Ma non sempre è così. L’ora migliore per andar per merca(n)ti.

Vuccirìa di Vincenzo Cammarata 6


Palermo

Un venditore sfoggia con estrema eleganza il suo look ton sur ton mentre si riposa durante la siesta. Colori che probabilmente sarebbero passati inosservati durante le ore di piena attivitĂ del mercato.

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U cover story

na delle prime parole che imparai dai miei coinquilini palermitani è “Vuccirìa”. Il nome del mercato storico palermitano, infatti, si usa come sinonimo di confusione, di caos per antonomasia. In effetti secondo la guida “Sicilia” il significato del suo etimo francese è boucherie, mercato della carne, Il luogo che più si avvicina al “macello” appunto. Quando accolsi la proposta della redazione di recarmi in mezzo al “casino” non vedevo l’ora di ritrovarmi in tutta questa baraonda condensata in mezzo chilometro quadrato. Avrei sicuramente imparato qualcosa anche su di me, vero esperto in materia.

Discesa al mercato E la vista dell’insegna “Vuccirìa”, così assediata dagli adesivi, era un buon inizio. Scendendo le scale d’accesso al mercato, però, qualcosa mi puzzava. Non ero certo io che preservato dall’aria condizionata del taxi avevo solamente la fronte vagamente imperlata di sudore. Non erano nemmeno i banconi del pesce e della “carnezzeria” che costeggiavano la strada lastricata perennemente fetida e umida di acqua e sangue. Ad emettere quell’olezzo mentale, quell’elemento di disturbo nella mia ricerca del casino universale, era il timore di aver sbagliato qualcosa, forse era chiuso. Il mercato era deserto. Il mercato era aperto. Avevo chiesto al taxista, “chiude alle 17.00, dottore, non si preoccupi”, e anche la guida confermava l’orario. Mi giro, vedo un pescivendolo che sta lavando il marmo della sua boutique ittica e chiedo spiegazioni. “Sunnu i dui e mezza, chi ci vuoli truvari ‘ca a st’ura?” Erano effettivamente le due e mezza, diciamo che se i costumi dei palermitani rispecchiavano la Spagna come le architetture che mi circondavano, era l’ora della siesta.

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Ma dov’è ‘sta Vuccirìa? Quando il mercato fa la siesta


Dall’alto: la trattoria Shangai in piazza Caracciolo che con la sua loggia rappresenta il centro urbano del mercato; sotto una piccola esposizione di alloro, olive ed altre spezie..

Che foto di gente, colori e soprattutto voci avrei dovuto fare e sentire a quell’ora? L’unica cosa che forse avrei avvertito di identico a due ore prima probabilmente era quell’olezzo. Questa volta non più mentale, ma fisico, pungente e prepotentemente reale. Bene, per ora la fortuna, non sembrava sorridermi, al contrario mi raccontava delle divertenti barzellette dove il protagonista era un fotoreporter sfigato che arriva in un mercato deserto e senza vita. E “Vuccirìa silente”, dopo il classico “ghiaccio bollente” era l’ossimoro che in quel momento mi passava per la mente. Provai a fare qualche scatto. Rispetto alle foto della rivista che avevo letto in aereo, non potevano minimamente competere. Era come se Renato Guttuso avesse disegnato il suo famoso quadro usando solo un colore. Un mortorio totale. Muoio. Urge piano “B”. Tutto ad un tratto il look assolutamente personale e solare di uno dei venditori che riposa accanto al suo cane, un ton sur ton che propone l’arancione come colore dominante, mi apre un universo parallelo che fa della “Vuccirìa” una passerella dove i colori dei pochi esseri viventi deambulanti a quell’ora risaltano vividi invece di confondersi con altre tinte forti come probabilmente avveniva in mattinata. Ed ecco che, come in un ambientazione moda similD&G, un modesto ma significativo campionario umano di stile divide la scena con chi dorme, legge il giornale o gioca a carte agli angoli della piazza. Il pezzo c’è ed è più originale di quanto pensassi. Un mercato che nelle sue ore di pausa arretra a quinta e lascia lo spazio, la luce e soprattutto la scena ai suoi abitanti. Indigeni di quello che potrebbe diventare a merito uno di quei microstati auto-proclamati, con Re e relativa reggia che userebbe come loggione per A lato: l’entrata del mercato su via Roma. Dopo l’indicazione del mercato si “scende” nei vicoli del mercato.

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Dall’alto: i muri diventati tela per il pittore olandese xxxxxxxx xxxxxxx; i venditori che durante la siesta giocano a carte.

e relativa reggia che userebbe come loggione per l’incoronazione la terrazza della famosa trattoria Shangai in piazza Caracciolo. Il colore grigiastro delle “balate”, il lastricato liscio e scivoloso dei vicoli, è sicuramente un colore chiave se si osserva il mercato a quest’ora. La “Vuccirìa”, il casino, non c’è più. Ora si riescono a distinguere gli acuti di chi parla stando zitto, di quei personaggi che altrimenti verrebbero cannibalizzati dal mercato stesso. Soddisfatto. Dopo aver fatto quattro chiacchiere con i miei nuovi modelli di stile, mi accorgo che le 17.00 arrivano presto e che presto il mercato chiuderà spopolandosi del tutto.

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Dall’alto: l’entrata di una pescheria con il suo “mercante” che si appresta a ripulire i banconi per la chiusura pomeridiana; i muri raccontano di una intenso movimento artistica/ironica del quartiere, invocando uno “stigghiola style”. La “stigghiola” è uno dei pioatti di strada più tipici di Palermo.

A Piazza S.Domenico si conclude il mio tour, le luci ormai accese fanno soccombere il grigio delle pietre. Il taxi mi riporta a casa. D’ora in poi sulle guide dovranno segnalare la mia scoperta. L’ora migliore per vedere un mercato, per vedere la Vuccirìa, è quello della siesta.

L’ora migliore per vedere il mercato 11

S Sicilia Scuola del Viaggio  

Reportage Merca(n)ti di Benedetta Ceccarelli e Vincenzo Cammarata

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