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ARCHIVIO 2012 30 dicembre

Spezzeremo le reni ai Tuareg la guerra per conto terzi in Mali

Potevamo mancare?. Ma certo che no sennò come giustificare la montagna di soldi che l'Italia spende per mandare in giro per il mondo i ragazzi in tuta mimetica a fare la guerra per conto terzi. E così l'Italia parte per il Mali, per adesso solo con un supporto logistico in sostegno alle operazioni con aerei da trasporto a favore di Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti. Non ci saranno uomini sul terreno, esattamente come fatto per la missione in Libia prima dell'intervento ufficiale Nato. E l'articolo 11 della Costituzione? Ripasso per alcuni ministri. «L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni...». Ma perchè adesso tutti in Mali? Dopo sei giorni di raid aerei sulle principali città del Nord, gli scopi dell’intervento francese in Mali non sono ancora chiari. La bufala che non incanta più nessuno è la generica ... ..lotta al terrorismo, il ristabilimento dell’integrità territoriale del paese, il ritorno della democrazia e le ragioni umanitarie. Tutto come in Afghanistan, e poi in Libia, fra poco in Siria perchè c'è sempre un Bin Laden da combattere. L’intervento francese in Mali è finora una guerra senza immagini, di cui l’opinione pubblica possiede scarse informazioni, sia sugli obiettivi militari colpiti durante le incursioni dei Mirage e dei Rafale, sia sulle perdite fra la popolazione civile. L’arrivo dei primi soldati di terra a Bamako, la pista d’atterraggio con il materiale militare, l’attesa e i preparativi logistici dell’esercito francese: le rare immagini diffuse dai telegiornali d’oltralpe mostrano tutto, eccetto i bombardamenti dei caccia francesi nel cuore del paese. Rapportato ai precedenti conflitti, in Iraq, in Afghanistan, in Libia, l’intervento francese in Mali offre una “comunicazione di guerra” estremamente scarna, per alcuni versi ambigua, che suscita numerosi interrogativi. L'Italia comunque si tiene pronta perche i francesi saranno presto costretti a convincere altri

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Paesi a occuparsi del conflitto ed Il Guardian fa esplicitamente i nomi di Italia e Spagna come paesi interessati. Il Financial Times si chiede se l'abbattimento del regime di Gheddafi sia stata una mossa strategicamente utile e se fallimento dello Stato maliano sta nella precedente disintegrazione della Libia. Per ora l’intera operazione è in mani francesi, e in attesa del solito e scontato via libera dell'Onu conta anche su un forte sostegno internazionale, In pochi si pongono domande in merito alla legittimità dell’intervento, che nella sua ambiguità ricorda il precedente libico ma quello che spaventa è l’unanimismo, la precipitazione apparente, il déjà-vu degli argomenti della “guerra contro il terrorismo". Ci siamo accodati e fatto di tutto per andare in Libia, forse per fare affari, ma è di ieri la notizia che.. «Per motivi di sicurezza il governo italiano ha disposto la sospensione temporanea dell'attività del Consolato generale a Bengasi. Il personale dipendente farà rientro in Italia nelle prossime ore». Cosi dice la Farnesina. E allora? Allora avanti con i 900 milioni di euro per rifinanziare le missioni all'estero, a cominciare da quella in Afghanistan, avanti con i sofisticatissimi F-35, i cacciabombardieri più costosi di tutta la storia dell'aeronautica militare, avanti con i sommergibili di "ultima generazione" della classe U 212 commissionati alla Germania, due battelli, come dicono in gergo, che costano quasi 1 miliardo di euro, che sommato all'altro miliardo già speso per altre 2 unità già entrate in esercizio e con base a Taranto, fanno 2 miliardi. Avanti, dobbiamo spezzare le reni ai Tuareg ed appuntare medaglie a qualche generale/ministro oltrechè regalare una bandiera al ragazzo che tornerà steso su un C130. Peppino Barlocco villacortese.net

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Spezzeremo le reni ai Tuareg