Page 1

VILLA MOSCA e il suo giardino

MARIA GRAZIA MARRAS

DAVIDE VIRDIS


La pubblicazione è tratta dalla ricerca storico iconografica sulla Villa Mosca e il suo giardino. Lo studio nel suo complesso consentirà di leggere la storia passata e quella attuale di una dimora che racchiude in se il fascino di un progetto che, pensato dal suo proprietario per poter godere del contesto paesaggistico offerto dalla baia di Alghero, a sua volta, ne è diventata essa stessa elemento caratterizzante. La Villa Mosca è la rappresentazione efficace di un rapporto organico tra un’architettura ed il suo giardino, di un equilibrio progettuale che negli anni ha saputo mantenere intatta la sua forza e la sua dimensione percettiva. Lo studio insieme alla campagna fotografica sullo stato attuale, sono stati realizzati nel corso del 2011 su incarico dell’attuale proprietà, famiglia Tagliavini.


LA VILLA


6


8

9


10

11


12

13


14

15


16

17


18

19


20

21


22

23


Villa Mosca e le architetture liberty in Sardegna e ad Alghero I caratteri peculiari che contraddistinguono l’architettura della Villa Mosca ad Alghero si accordano in gran parte con il linguaggio del Nuovo Stile, rapidamente diffuso in Italia a partire dagli ultimi anni del XIX secolo e già esaurito all’inizio della Prima Guerra Mondiale. Le prime espressioni architettoniche di gusto liberty, comunemente rappresentative della nuova classe borghese che andava affermandosi agli inizi del secolo, furono realizzate nei primissimi anni del Novecento, in occasione dell’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna di Torino, che nel 1902 segnò il primo importante momento di distacco ufficiale dalle forme architettoniche storiche proposte sino ad allora nelle Accademie. Il Nuovo Stile, rappresentativo della condizione politica del neonato Stato Italiano, si delineò ben presto come espressione formale della borghesia cittadina che in numerose occasioni fu artefice dello sviluppo urbano al di fuori dei tracciati storici, promuovendo la diffusione di una nuova educazione estetica che, sulla base del linguaggio decorativo liberty, investì la produzione architettonica ad ogni livello interpretativo: il quartiere, la strada, la casa, la persona. Le prime realizzazioni liberty, che interessarono tipologie edilizie fino ad allora escluse da particolari attenzioni estetiche in rapporto al loro carattere funzionale, quali gli edifici industriali e commerciali, riguardarono altresì i modelli architettonici esistenti, come i villini monofamiliari, adattandone le caratteristiche architettoniche consolidate proprie delle grandi dimore nobiliari del passato sia alle necessità rappresentative della classe borghese, che a quelle prettamente pratiche, con la scelta di una nuova localizzazione in prossimità del centro urbano, dove si svolgeva la vita economica della città, piuttosto che in campagna, a presidio dei terreni coltivati che sino ad allora avevano sostenuto una classe dominante che basava le proprie ricchezze esclusivamente sull’economia agricola. I caratteri generali afferenti al linguaggio liberty proposero in primo luogo un adattamento della forma alla funzione d’uso ed ai materiali da impiegare nella realizzazione dell’oggetto architettonico, in virtù di una nuova concezione del significato della forma, fino a quel momento bloccato negli stereotipi accademici. Il dialogo con l’esterno, estremamente considerato nel caso della Villa Mosca ed al centro della produzione liberty italiana ed internazionale, ha generato gli specifici modelli formali che esprimevano tale rapporto con l’attento studio del posizionamento dell’edificio nel lotto, la composizione dei volumi in relazione all’orientamento ed all’esposizione stradale, l’articolazione delle membrature in favore di un moltiplicarsi di affacci e visuali, come nel caso dei bow-windows, di cui la Villa presenta un’interessante reinterpretazione nell’avancorpo poligonale sul Lungomare Dante. Lo slancio creativo più fervido del movimento durò tuttavia pochi anni per scomparire dai grandi centri dov’era stato codificato ed impigrirsi nei contesti provinciali.

25


Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo la Sardegna, impegnata a superare l’impostazione sociale, economica e culturale del vecchio regime, partecipava al clima di rinnovamento che investiva tutta la Penisola, coinvolta nella realizzazione della moderna città borghese dell’Italia postunitaria. La progressiva affermazione sociale della borghesia, in atto già nella prima metà dell’Ottocento, determinò in breve una forte spinta espansionistica e di rinnovamento urbanistico, accentuato dalla notevole crescita demografica che caratterizzò in particolare i primi decenni del Novecento e che produsse, infine, le prime espansioni urbani fuori le mura. Il lento, ma costante, avvio dell’economia logudorese, fatta di piccoli e medi proprietari e commercianti, si riflesse positivamente sul contesto sociale urbano che si sviluppò anche grazie alla presenza di importanti figure professionali formate negli ambienti metropolitani del Continente, che hanno risvegliato, a livello locale, un nuovo interesse per gli aspetti prettamente estetici riguardanti l’edificio e la città. Tuttavia, le debolezze strutturali intrinseche presenti in un contesto economico provinciale basato sul commercio e la lavorazione industriale di prodotti provenienti dall’agricoltura e dall’allevamento, qual’era quello del nord Sardegna e della Nurra in particolare, non tardarono a manifestarsi. Dall’ultimo ventennio dell’Ottocento, il verificarsi di alcuni eventi pressoché contemporanei minò le fragili basi dell’economia locale: la crisi della viticoltura dovuta all’attacco della fillossera (1883-1885)1; il crollo del sistema creditizio a seguito del fallimento di numerosi istituti bancari (1887-1890)2; il drastico ridimensionamento del commercio con la Francia per la rottura dei trattati doganali (1887)3. Nonostante le gravi implicazioni che le crisi produttive e commerciali produssero sul sistema economico locale, il processo di rinnovamento urbanistico legato alle nuove necessità abitative e rappresentative era già in fase di evoluzione e sviluppo sul finire del XIX secolo, quando l’architettura, allontanatasi da una ormai stanca unità stilistica, indirizzava le proprie linee progettuali all’uso dei Piani Regolatori, nuovi strumenti normativi di regolazione dell’espansione urbana, ad una ferrea politica delle opere pubbliche e del sistema infrastrutturale ed all’empirismo dei nuovi quartieri extraurbani, caratterizzati da espressioni raffinate di edilizia privata. Alghero, come i principali centri del nord Sardegna, manifestò l’urgenza di espandere il proprio tessuto urbano per tutto il corso dell’Ottocento, ed in particolare nell’ultimo quarto del secolo, quando la pressione demografica all’interno dell’antica cinta muraria si fece insostenibile in termini di funzionalità e di condizioni igienico-sanitarie. Si fece evidente la necessità di dotare la cittadina, ormai a carattere prettamente borghese e già vagamente turistico, degli strumenti pianificatori più consoni a conferirle un volto moderno, di stampo illuminista, con larghi viali alberati, isolati distribuiti su maglie regolari, giardini pubblici, edifici decorosi. L’attuazione dei Piani di così ampio respiro, tuttavia, si realizzò inizialmente solo per parti, ad opera dei 1 2 3

26

AA.VV., Sassari tra liberty e déco, Cinisello Balsamo 1987, p. Ibidem, p. N. Bazzoni Caria, Nascita di una città: Porto Torres, s.l., 1972?,

La città di Alghero iniziò il suo sviluppo urbano oltre la cinta muraria durante la seconda metà dell’800, ma è solo negli anni 20 che nacque il nucleo residenziale sul Lungomare Dante, costituito nella quasi totalità da villini signorili. La Villa Mosca, in prima fila sul mare, esposta a sud/ovest nel mezzo tra il promontorio della Villa Sant’Elia e il centro storico, è caratterizzata da una posizione dominante, che le garantisce una vista privilegiata sui campanili e le cupole del centro storico oltre che su buona parte del golfo di Alghero spaziando sull’orizzonte dal promontorio di Capo Caccia fino a Capo Marrargiu.

27


Sorgevano i nuovi quartieri, le ville si allineavano lungo la scogliera […]. Mai si arrestò il fervore delle opere e, di giorno, la città assumeva un aspetto nuovo, consono al suo appellativo di futuro centro turistico. Il lungomare divenne passeggiata moderna ed accogliente, cui montava la guardia la fila delle ville graziose; il centro della vita cittadina si spostò a Porta Terra. Ormai, alla sera, la Piazza Civica sognava malinconica i cappelloni delle signore e le cravatte a farfalla degli elegantoni cittadini. A. Ballero De Candia, Serenata e Barcellonetta: Ieri e Oggi, pp. 507-508

Lungomare Dante, 1929 - collezione privata Maria Paola Demartini

Lungomare Dante, ANNI ‘50 - collezione privata Pasqualino Mellai 28

ceti più abbienti che potevano permettersi una nuova edificazione su ampi lotti, nei terreni più salubri situati in posizioni panoramiche rispetto il paesaggio costiero limitrofo alla città fortificata. La netta cesura fra l’impianto storico e le nuove espansioni, ancora chiaramente leggibile, non subì mai una reale ricucitura, neanche durante la spinta pianificatoria del Ventennio, ma si risolve tutt’oggi in una naturale convivenza fra settori urbani ben delineati, che pure si accostano in un gioco equilibrato di alternanze estetiche e tipologiche. In tal senso, il Fascismo ha ereditato alcuni dei problemi insoluti della città borghese, quali il contrasto da lì in poi quasi sempre irrisolto fra centro e periferia, la spiccata attenzione per il fabbricato, in certo qual modo estrapolato dal suo contesto, ed una distanza via via crescente tra espressioni architettoniche di qualità rispetto all’edilizia ordinaria, nell’ottica di un maggiore interesse verso il disegno formale della città, piuttosto che all’effettiva funzionalità. In questo contesto è sorto, tra il 1920 e il 1940, il nucleo residenziale sul Lungomare Dante, costituito nella quasi totalità dai villini signorili attestati lungo la costa. Nello spazio ristretto di poco meno di un chilometro si articolano, ordinati e regolari, gli isolati su cui sorgono i villini liberty, intatti in buona parte, fatta eccezione per qualche rara sostituzione delle architetture originali con inserimenti contemporanei. Le residenze, tutte con ingresso principale sulla via Gramsci, pur non attestandosi direttamente sulla strada risultano spostate verso i lati est dei singoli lotti, destinando gli ampi spazi sulla costa ai giardini. Tale disposizione risulta strettamente conseguente alla natura del luogo ed esprime chiaramente il desiderio di conservare le visuali preferenziali verso il mare che ha connotato in vario modo, nei contesti specifici, tutte le espansioni urbane promosse dalle classi più agiate4. Le ville presenti in questo tratto un tempo periferico ed oggi centralissimo della città si caratterizzano tutte per la tipica articolazione volumetrica con corpo principale a blocco, di due o tre livelli, affiancato dalla torretta che lo sovrasta di un piano. Gli elementi decorativi che arricchiscono i prospetti sono semplici, in qualche caso di gusto più esplicitamente eclettico, mai ridondanti o eccessivi: si limitano all’incorniciatura delle aperture, alle mensole delle balconate, ai disegni colorati nelle fasce superiori. Le coperture, a padiglione, con ampio sporto e sottogronda riccamente decorato, o piane, occupate dai terrazzi protetti dai parapetti a motivi geometrici o merlati, contraddistinguono il gusto liberty locale, adattato alle specifiche esigenze panoramiche. In particolare, tutte le ville del lungomare presentano ampie vetrate, aggetti, logge e balconi che si affacciano verso la Baia di Porto Conte, regalando un panorama unico ai residenti, vero scopo e vanto di una simile localizzazione.

4

A Sassari è da ricordare il Piano di Ampliamento del Fosso della Noce, predisposto nel 1916 dall’Ufficio Tecnico su richiesta di Teofilo Crovetti, per edificare la fascia verde della valle del Rosello, ed il quartiere dei Cappuccini, sorto sull’omonimo colle.

29


30

Lungomare Dante, anni ‘50 - collezione privata Pasqualino Mellai

Villa arborio mella di sant’elia 1957 -

Aiuole di forme geometriche incorniciano sul lato mare, il Lungomare Dante. Bordate da cordonatura realizzata in pietra, le aiuole ospitano prevalentemente specie arbustive messe a dimora secondo un impianto formale e specie arboree identificabili come tamerici.

Appena superati gli isolati dei villini, arroccata su una piccola penisola sul Lungomare Valencia si trova uno dei massimi esempi di Nuovo Stile del contesto algherese: la Villa Arborio Mella di Sant’Elia. Edificata attorno al 1880 sui resti di un’antica postazione di avvistamento dalla famiglia dei Conti di Sant’Elia, la villa fu arricchita da servizi accessori e piccoli approdi privati, nonché di un ampio giardino dal disegno geometrizzante, importante diaframma fra la villa e il contesto al di fuori della proprietà.

collezione privata Maria Paola Demartini

31


Edgardo mosca

Cartolina anni ‘50 - collezione privata Pasqualino Mellai

La Villa Mosca è divenuta, negli anni, una delle tante icone di Alghero. In questa cartolina degli anni 50/60, la sua immagine venne utilizzata per rappresentare uno degli aspetti architettonici che caratterizzano la dimensione storico monumentale della città: il Liberty, testimone di una vocazione turistica per la borghesia, che Alghero sviluppò negli anni 20/30

32

La Villa Mosca, anche conosciuta con il nome di Villa della Batteria, probabilmente per la presenza, sul luogo in cui sorge, di preesistenti strutture belliche non meglio accertate (si rileva la scritta polveriera sul catastale di Alghero del 1929, posizionata nel territorio su cui sorgerà la Villa), fu progettata e realizzata dall’avvocato Edgardo Mosca nei primi decenni del Novecento su un’area che coincide con l’intero isolato abitativo, in un lotto complessivo dalle dimensioni notevolmente superiori agli appezzamenti vicini, anch’essi destinati alle signorili residenze del Lungomare Dante. L’ingegnere Erminio Sella e l’avvocato Edgardo Mosca Riatel, marito della sorella, decisero di intraprendere un’attività vivaistica legata alla propagazione della vite ad Alghero avvalendosi di tecniche innovative nella propagazione e utilizzando portinnesti americani per la propagazione di diverse varietà di vite. L’idea si sviluppò constatando che anche nell’isola erano scomparsi molti vigneti, anche se in ritardo rispetto alla realtà italiana, a causa del propagarsi dell’infestazione della fillossera. Erminio Sella era venuto in Sardegna ospite dal marchese Agostino Zoagli, conquistato dalla bellezza dei territori acquistò dalla Banca d’Italia un primo appezzamento di terreno in regione Nuraghe Majore, 45 ettari di vegetazione spontanea a circa due chilometri da Alghero, rientrato a Biella insieme al cognato decisero di intraprendere un’attività vivaistica di coltivazione di viti da vino ponendo quindi le basi per quella che sarebbe diventata e rappresenta ancora oggi una delle più importanti aziende viti vinicole nel mondo. L’avvocato Mosca nella nuova attività si occupò del settore vivaistico e delle piantagioni in genere, l’ingegnere Sella della costruzione della cantina, dei vari magazzini e della trasformazione del vino. Per conoscere le reali possibilità di coltivazione di specie resistenti alla fillossera l’avvocato Mosca si recò in Francia, nel Midi, e confrontandosi con gli studi e le esperienze messe in atto dalla scuola di Monpellier sperimentò a “Nuraghe Majore” i primi vitigni raccolti per il mondo, nuovi ibridi e impiantò i primi ettari di viti da vino (1901). Nel 1905 l’azienda Sella e Mosca è quindi anche in grado di vendere barbatelle innestate o selvatiche, di varia origine ben 1671 varietà fra portinnesti americani e barbatelle europee. Le competenze acquisite permisero all’avv. Mosca di divenire inoltre direttore tecnico della scuola agraria provinciale, la sua attività impresse un grosso impulso alla ricostruzione dei vigneti in tutta l’isola (1904). L’avvocato oltre a possedere un terzo dell’impresa Sella & Mosca con Erminio e Vittorio Sella era anche il titolare delle Agenzie Marittime Sarde e rimase alla guida delle aziende fino al 1961 anno della sua morte.

33


LA Villa L’iter amministrativo e progettuale che riguardò la realizzazione della Villa, di cui si ha notizia dalle fonti documentarie depositate presso l’Archivio Storico del Comune di Alghero, ha inizio con la richiesta avanzata al Comune il 17 febbraio 19215, da parte dell’avvocato Mosca, della concessione di quattro lotti di terreno dell’estensione complessiva di circa 2’700 mq, situati fra la strada di Porto Conte e quella della Stazione Porta Bagno Penale, che avrebbero ospitato fabbricati civili e magazzini. A distanza di circa un anno dalla prima richiesta, il 31 dicembre dello stesso anno, l’avvocato Mosca, nel riproporre la propria istanza al Sindaco specificò la necessità di aver concessa una deroga ai regolamenti vigenti, per l’edificazione, nelle aree richieste, di fabbricati ad uso residenziale di varia tipologia: un primo lotto sarebbe stato adibito alla realizzazione di alloggi popolari, mentre nei restanti tre sarebbero sorte altrettante abitazioni signorili i cui progetti, redatti dallo stesso Edgardo Mosca (com’è ipotizzabile dalle copie autografe e da fonti orali familiari che attestano la passione e un’innata capacità dell’avvocato alla progettazione), furono allegati alla pratica edilizia6. Le residenze proposte erano la Villa della Batteria, la Villa Torre Sulis e la Villa dei Giardini. L’esecuzione complessiva dei lavori per i quattro lotti era stimata in cinque anni lavorativi. Il progetto della Villa della Batteria, redatto in due diverse versioni, vide cadere inizialmente le scelte compositive dell’avvocato Mosca su un modello planivolumetrico tipico del gusto liberty, con una pianta raccolta e regolare di forma rettangolare, sviluppata su tre livelli fuori terra ed un piano interrato minimo, che ospitava due vani di servizio. L’impostazione piuttosto rigida e simmetrica del disegno di pianta era movimentata unicamente dall’inserimento, in uno dei quattro angoli dell’edificio, della caratteristica torretta, che sovrastava il blocco compatto di un solo piano. Sull’angolo opposto, una piccola terrazza equilibrava il gioco dei volumi offrendo un affaccio preferenziale sull’esterno. La disposizione interna degli spazi, dal carattere estremamente razionalista, concedeva al gioco liberty il solo spazio della importante scala principale, mantenuta nel progetto definitivo. I prospetti esterni, sebbene arricchiti da un parapetto moderno ed una decorazione sottogronda dai disegni geometrici, erano ancora caratterizzati da un’impronta nettamente retrò, dal gusto neogotico, con le bifore comprese all’interno di archi acuti e i cantonali del fabbricato segnati da un disegno bugnato, che sembrano ancora voler sottolineare l’importanza sociale del proprietario attraverso l’imponenza architettonica e materica della costruzione. Nonostante l’accostamento di elementi diversi, quali le sottili paraste ioniche del volume terrazzato e gli inserti dal gusto gotico, il disegno complessivo sembrava esprimere, più che un intento estetico eclettico, un primo avvicinamento al Nuovo Stile, esplicitato nel progetto definitivo con maggiore sicurezza e con un risultato nettamente più originale ed interessante.

prima ipotesi progettuale della villa della batteria, 1921- archivio storico del Comune di Alghero 34

5 6

Archivio Storico Comunale di Alghero, Busta 954/8 Ibidem

35


progetto realizzato della villa della batteria, 1921 - archivio storico del Comune di Alghero 36

37


Villa Mosca, 1931 - collezione privata Maria Paola Demartini

Il prospetto esterno principale, come illustrato nel disegno autografo di Edgardo Mosca, si presenta molto simile all’attuale, fatta eccezione per alcuni dettagli decorativi: le finestre del primo livello, oggi uguali a quelle sottostanti, erano incorniciate da mostre lineari sormontate da archi acuti; le fasce sotto la balaustra del terrazzo e sottogronda, a motivi geometrici a linee spezzate con inserti circolari, risultano ora semplificate, così come i piccoli capitelli che segnano gli spigoli del volume terrazzato. Erano già presenti, invece, nel progetto, il massiccio basamento bugnato in pietra e la inusuale decorazione della fascia inferiore con filari di inserti lapidei disposti a spina pesce che spicca sulle altre superfici intonacate.

Il secondo disegno progettuale della Villa della Batteria, in seguito realizzato, propose una pianta poligonale connotata dall’avancorpo rivolto verso la costa, sul lato ovest del lotto. Alla forma rettangolare di partenza, di per se piuttosto semplice e di uso comune, il Mosca tagliò nettamente gli angoli, tanto da ricavare nelle quattro specchiature, veri e propri fronti e non semplici superfici di risulta, le corrispondenti aperture delle medesime dimensioni delle altre presenti nei prospetti, conferendo nell’insieme, agli esterni, una certa continuità percettiva non interrotta da gerarchie compositive differenti, che ben si percepisce girando attorno al fabbricato. La centralità dell’edificio, concluso in se stesso, risulta ulteriormente sottolineata dall’utilizzo della pianta raccolta, che lascia intuire all’esterno, il rigore spaziale che connota l’interno, dominato dall’ampio salone principale quadrato, affiancato dai due ambienti trapezoidali. Nello spazio retrostante, un secondo salone è accostato al vano in cui è collocato l’importante scalone a pianta poligonale, che diventa uno degli elementi architettonici caratterizzanti il fabbricato, piuttosto che struttura di servizio. Sui lati trasversali dell’edificio sono poste invece le semplici scale di accesso, di cui una conduce ad un piccolo terrazzamento su cui si apre l’ingresso e la seconda, rettangolare, poi realizzata a pianta semicircolare. Il secondo progetto dell’edificio proposto al Comune di Alghero, la Villa dei Giardini, rappresenta un fabbricato estremamente semplice, a due piani, con pianta quadrata in cui gli ambienti interni sono articolati attorno al vano scala, a rampa unica. Il prospetto principale è caratterizzato da un’ampia finestratura a tre specchiature che, come le restanti, è sovrastata da una piattabanda curva. Anche questo edificio presenta il basamento in pietra e il bugnato a segnare gli spigoli, al piano inferiore e paraste lineari a quello superiore. La Villa di Torre Sulis risulta essere una composizione di elementi dei progetti precedenti: la scala interna di rappresentanza, l’affaccio terrazzato, le finitura in pietra della fascia basamentale e delle paraste d’angolo. Elemento di novità è l’inserimento della torretta, tipica delle realizzazioni liberty contemporanee, più alta di un piano del corpo di fabbrica principale, coronata da un terrazzo dalla balaustra con colonnine ioniche. Dei tre progetti presentati, la Villa della Batteria risulta la proposta più fresca ed autenticamente innovatrice, in cui il Nuovo Stile, seppure unito ad uno schema planivolumetrico in realtà semplice, produce un effetto originale in cui è superata la riproposizione accademica di elementi codificati, di facile utilizzo progettuale, ma dal risultato più scontato e impersonale, che si riscontra in altri villini oggi esistenti sul lungomare. Nel gennaio 1922 il Consiglio Comunale di Alghero approvò la concessione delle aree fabbricabili richieste dal Mosca7. Il primo dei terreni ceduti era localizzato in località Argillera, sulla nuova via Regina Elena, per una estensione di 5700 mq in cui sorgevano alcuni fabbricati per una superficie coperta complessiva di 2350 mq. Il secondo appezzamento di terreno era sito in località Monte Argillera, prospiciente il lungomare e si estendeva per 3800 mq, di cui 320 mq edificati. Il terzo predio, di 900 mq, si trovava lungo la via XX Settembre ed era occupato da un’abitazione di 120 mq. L’ultimo fondo concesso era in località Orto dell’Abbeveratoio, sulla strada Lamarmora e comprendeva una superficie di 820 mq, anch’essi occupati da fabbricati per 182 mq. 7

38

Archivio Storico Comunale di Alghero, Busta 954/8

39


Villa Mosca dal giardino della villa sant’elia, 1953 - collezione privata Maria Paola Demartini

Successivamente alla concessione delle aree fabbricabili da parte del Comune dovette iniziare la realizzazione della villa, come testimoniano due cartoline d’epoca8 spedite nel 1929 e 1931 raffiguranti l’edificio ultimato. Le immagini storiche, benché in bianco e nero, mostrano chiaramente la diversa cromia delle facciate rispetto l’attuale tonalità: di colore scuro, la tinta contrastava con gli elementi decorativi chiari dell’elevato, quali le paraste d’angolo, le cornici, le mostre delle finestre, mentre i colori si invertivano nel basamento bugnato calcareo in cui le paraste lineari spiccavano, più scure, fra i corsi biancastri, in una voluta alternanza cromatica. Nelle foto, inoltre, è ancora presente l’aiuola curvilinea che circondava il fabbricato, sostituita dalla pavimentazione durante i restauri che hanno interessato la villa nel tempo. Le successive vicende che interessarono l’acquisto e l’utilizzo dei terreni richiesti dovettero subire delle complicazioni dovute forse all’andamento del mercato immobiliare, visto che il Mosca demandò al Comune, nel maggio 1927, di cambiare la concessione del primo lotto per edificare non più case popolari ma signorili, come per i restanti tre9. Al momento della costruzione della villa l’espansione urbana fuori le mura che interessava l’area fra la Torre di Sulis e il Lungomare Valencia era in atto, con alcuni lotti edificati, altri ancora liberi e la corona olivetata appena al di fuori del tracciato urbano che ancora conservava un ruolo dominante, in termini di superficie occupata, rispetto la città in evoluzione. Il lotto scelto per la costruzione, di forma trapezoidale, risulta separato dalla linea di costa unicamente dalla strada che in quel punto curva, affacciato sulla Baia di Porto Conte, ad inquadrare lo splendido panorama costituito dalla città storica, dal promontorio di Capocaccia e dalla penisola del Las Tronas. L’importanza attribuita al paesaggio circostante dal Mosca mantiene costantemente un ruolo centrale esplicitato dalla scelta localizzativa e dall’articolazione stessa del progetto architettonico. Collocato in posizione centrale e sopraelevata nel lotto, la cui pendenza degrada leggermente in direzione est-ovest seguendo quella del terreno, l’edificio risulta schermato dall’affaccio diretto sulle strade circostanti grazie alla distanza che intercorre fra di essi, mantenendo un certo isolamento rispetto la città, nonostante la villa resti ben visibile da ogni lato. L’effetto è rimarcato dal gioco di livelli che vede l’isolato sopraelevato di pochi metri rispetto il piano stradale del Lungomare Dante, per raggiungere la quota circostante sul lato verso la via Gramsci. Tale scelta consente alla villa di mantenere costantemente le viste preferenziali verso il mare, in cui non interferiscono neanche eventuali recinzioni di confine, inutili grazie alla sopraelevazione sulla strada che non permette ad alcuno di introdursi nella proprietà attraverso il giardino e parimenti consente alla città di godere della bellezza del parco della villa, conferendo un’estrema pulizia e gradevolezza al disegno d’insieme, non disturbato da elementi accessori. Lungo la via Gramsci è collocato l’accesso alla villa, compreso in uno degli angoli fra i due volumi delle piccole dependances che racchiudono il cancello d’ingresso. 8 9

40

Archivio privato Ibidem

41


Il giardino

Planimetria del giardino di Villa Mosca allo stato attuale Elenco floristico delle specie significative nella costruzione dell’impianto del giardino Aiuola 1 Pittosporum tobira, Agave sp., Mesembryanthemum pulchellum, Phytolacca dioica, Trichocereus sp., Delosperma cooperii, Myoporum laetum, Euonymus japonica, Bouganvillea x buttiana “Mrs Brutt”. Aiuola 2 Pittosporum tobira, Agave sp., Mesembryanthemum pulchellum, Euphorbia canariensis, Nerium oleander, Pistacia lentiscus, Senecio mandrilascae, Cephalophyllum “Red Spike”, Phoenix canariensis, Opuntia sp., Aloe sp., Aloe arborescens, Aloe mitriformis. Aiuola 3 Pittosporum tobira, Euphorbia canariensis Linnè, Nerium oleander, Aloe arborescens, Phytolacca dioica, Opuntia tuna, Opuntia ficus indica, Aptenia cordifolia “Red apple”, Portulacaria afra, Phoenix canariensis, Chamaerops humilis, Washingtonia robusta, Bouganvillea spectabilis.

42

Il giardino della Villa Mosca rappresenta uno spazio intimo, di riposo e distensione, il prolungamento dell’abitazione, definito con chiarezza e semplicità nel disegno e con largo uso di masse di colore nelle specie vegetali, crea angoli suggestivi di colori e profumi che richiamano alla mente paesi e atmosfere esotiche. Il giardino, che conserva ancora l’idea del modello colto di tradizione botanica, ospita infatti poche specie autoctone ma ci offre un’originale collezione di piante succulente ed esotiche con anche esemplari di grandi dimensioni. Il suo assetto vegetale è composto di più specie variabili sia nell’età che nello sviluppo. Il boschetto di fitolacche e pittospori che si contrappone al filare di palme alte e snelle come colonne, i cespugli di euforbie, Opuntia e Trichocereus, le siepi libere di pittosporo, i raggruppamenti di agavi, Aloe, Cephalophyllum e Senecio, il vasto manto erboso costituito dal Mesembryanthemum, sono i suoi elementi distintivi riconoscibili con evidenza. Tutto ci fa pensare che il progetto del giardino e il suo impianto siano contemporanei alla realizzazione della villa, il disegno è concepito sostanzialmente su tre grandi aiuole generate dall’unione di forme geometriche morbide delimitate da confini rotondeggianti. La villa, posta al centro, è circondata da un’area libera in piano, originariamente sistemata a ghiaia e oggi pavimentata in cotto. Il sentiero in ghiaia che ci permette di addentrarci nel giardino si sviluppa parallelo alla Via Foscolo; in fondo a questo primo tratto una rampa di pochi scalini si apre su un piccolo cancello che permette l’accesso pedonale alla proprietà dalla passeggiata sul Lungomare Dante, il sentiero prosegue quindi fino al lato che si affaccia sulla via Leopardi, per poi risalire al piazzale della villa. La concezione spaziale modernista giustappone quindi l’essenzialità formale e cromatica alla variopinta fisionomia del giardino. La sensazione che si ha nel visitarlo è quella di immergersi, nella zona est, in uno spazio più raccolto e privato, schermato da maestose fitolacche (Phitolacca dioica), dal boschetto di pittospori (Pittosporum tobira) che delimitato dalle dependance e dalla cancellata di ingresso alla proprietà, di fatto crea un filtro tra la residenza e la città. Sul lato opposto, verso il mare, il giardino si affaccia sul Lungomare Dante, la posizione rialzata rispetto al manto stradale, offre una visuale panoramica sul golfo e verso il centro storico. Le caratteristiche percettive di questa posizione privilegiata, hanno certamente condizionato la scelta delle specie vegetali e il loro posizionamento. Per valorizzare al massimo l’affaccio verso il panorama, proprio davanti al prospetto della villa si predilige il Mesembryanthemum, genere dal portamento strisciante, mentre alcune circoscritte macchie di pittospori e agavi definiscono gli spazi lungo i muri perimetrali. Tutto contribuisce alla creazione di un rapporto reciproco di percezione visiva tra la villa, il giardino e la città. L’ aiuola dell’area centrale del giardino, adiacente alla villa, è profilata da gruppi di Aloe mitriformis, Senecio mandrilascae e da esotiche dal portamento compatto e/o prostrato Cephalophyllum “Red Spike”, Opuntia sp., Aloe sp., Aloe arborescens, specie suggestive in 43


primavera per la copiosa fioritura. La minore densità di specie arboree espressa da poche palme e circoscritti cespugli di Pistacia lentiscus e Nerium oleander, in prossimità della villa, contribuisce a mantenere un assetto vegetale più ordinato che partecipa ad esaltare la rigorosa architettura della dimora. Non rimane traccia invece delle strette aiuole, riconoscibili nelle immagini storiche, che perimetravano la villa e che verosimilmente, ospitavano le specie esotiche più sensibili ai forti venti e alla salsedine. Un boschetto di pittospori allevati ad albero, tra i quali svettano alcuni esemplari di fitolacca, caratterizza lo spazio posto dietro la villa. Il sistema, completato da un manto erboso di impianto recente, come una quinta scenica, assolve anche al compito di creare un filtro verso il tessuto urbano circostante. Le lunghe e strette aiuole poste lungo il muro di confine, in prossimità delle dependances, ospitano in prevalenza le essenze di nuovo impianto: specie aromatiche annuali come la menta, ornamentali da fiore come cespugli di margherite, gelsomino e bouganvillea, specie arboree fruttifere quali limone, mandorlo, un vecchio fico capitozzato, un nespolo del giappone piantato sul lato esterno del tappeto erboso. Si alternano quindi spazi aperti e luminosi con zone ombreggiate da piante d’alto fusto fitolacche, pittospori che hanno acquisito un portamento ad albero e palme che si dispongono in filari o in raggruppamenti sparsi a chiudere lo spazio aperto del manto erboso. La parte anteriore del giardino è caratterizzata da una forte pendenza che degrada verso il mare fino ad attestarsi su un dislivello di circa tre metri sopra il piano stradale del Lungomare Dante. Il confine della proprietà qui coincide con il muro di contenimento del terreno e conserva la fattura originaria del progetto con la pietra a vista inframmezzata da semplici pilastrini in cemento dipinto di bianco. In questa parte del giardino tutto concorre alla valorizzazione della posizione panoramica di cui gode la villa. La disposizione planimetrica delle piante presenta gruppi compatti composti dalle specie ricorrenti in tutto il giardino. Per le loro differenze sia nei portamenti che nelle altezze, le piante formano grandi macchie posizionate in modo da non interferire sulla vista che abbraccia l’intero tratto costiero da Capo Marrargiu fino a Capo Caccia. Sulla sinistra della villa, al margine di una piccola rampa di scale che conduce al camminamento in ghiaia, si può ammirare una grande macchia costituita da imponenti esemplari di agavacee sicuramente riconducibile all’impianto originale. Il camminamento in ghiaia percorre longitudinalmente la parte bassa del giardino, nell’attraversarlo si passa nel mezzo di un prato uniforme di Mesembryanthemum. Durante i mesi della fioritura, il prato si trasforma in un compatto tappeto rosa che incornicia la villa con un piacevole effetto cromatico, offrendo una spettacolare visuale a chi percorre il Lungomare Dante. Da questo punto del giardino si può godere inoltre di una particolare vista sulla città che, comprendendo il lungomare con le sue ville liberty e le architetture razionaliste, si spinge fino al centro storico facendone apprezzare il panorama offerto dalle torri, i campanili, le cupole, le mura dei bastioni sul mare. 44

In un tratto del muro di contenimento è ancora visibile un filare di cactacee, che è molto probabile sia quel che rimane di una fila continua originariamente posta lungo tutta la parte meno protetta della recinzione. Le piante spinose, oltre il valore estetico, avevano il compito di scoraggiare gli accessi non autorizzati al giardino Gli esemplari di alte dimensioni e le grandi macchie di arbusti e coprisuolo, segnalano il giardino nel paesaggio urbano. Nel giardino, anche i dettagli sono stati pensati in rapporto al progetto generale, come la decorazione dei cordoli delle aiuole con ciottoli arrotondati alternati ad una pietra dalla superficie più scabra, utilizzata in bozze irregolari di medie dimensioni a segnare la scala esterna che conduce all’ingresso secondario sulla via Foscolo. Il motivo ad elementi lapidei disposti su filari sovrapposti riproposto nelle aiuole è presente nella fascia inferiore della villa, con elementi di maggior pregio e alla base delle dependances, elementi di congiunzione fra l’edificio e il giardino, che ne coniugano le diverse scale architettoniche. A pianta rettangolare, ad un solo piano, i piccoli volumi sono rivestiti in pietra calcarea, incorniciati ai bordi da una fascia intonacata con una semplicissima decorazione a dentelli che richiama vagamente quello dell’abitazione padronale.

45


il giardino


48

49


50

51


52

53


La natura del giardino è suggestivamente integrata al rigore del segno architettonico, l’immagine che si ha, sin dall’ingresso, è di una sintesi tra lo sviluppo asimmetrico e libero delle piante e la architettura rigorosa della villa raccordati in un disegno geometrico delle aiuole caratterizzate da forme sinuose e curvilinee. 54

55


56

57


Si alternano quindi zone libere e luminose con zone ombreggiate da piante di alto fusto fitolacche, pittospori che hanno acquisito un portamento ad albero, palme che si dispongono in filari o in raggruppamenti sparsi. 58

59


60

61


Phitolacca dioica. Particolare delle radici nodose affioranti dal terreno in prossimità del fusto che ricordano la zampa dell’elefante. La scelta delle specie del giardino della Villa Mosca denota un gusto per l’esotico decisamente rappresentativo della cultura del paesaggio sviluppatasi durante il periodo liberty. 62

63


64

65


Per buona parte le aiuole sono ancora orlate dai muretti originali, caratterizzati dal rivestimento di ciottoli di fiume o da massi di pietra locale. Spesso la bordura è caratterizzata dalla presenza di piante con portamenti prostrati o colonnari, permettendo cosÏ di spaziare con lo sguardo e ammirare le specie messe a dimora nella parte interna delle aiuole. 66

67


68

69


70

71


72

73


74

75


76

77


78

79


Il posizionamento a ridosso del muro perimetrale e la protezione verso il nord generata dalle mura di una dependance ha certamente creato i presupposti per lo straordinario sviluppo di questo esemplare monumentale di Phitolacca dioica, appartenente di sicuro alla struttura originale del giardino. A foglia caduca, dalla chioma espansa, questa pianta è caratterizzata da uno sviluppo del tronco breve e tozzo, con radici nodose affioranti dal terreno in prossimità del fusto, diviso in piÚ rami larghi fino a 2 metri. 80

81


82

83


84

85


Negli anni, la villa e il suo giardino hanno subito alcune modifiche apportate dai diversi proprietari che si sono succeduti, ma sono stati mantenuti il carattere originale e le peculiarità che hanno condotto la Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici delle Province di Sassari e Nuoro, nel 1986, a disporre il Decreto Ministeriale di vincolo per garantirne la tutela. La villa ed il parco, con l’architettura dal linguaggio liberty ed il carattere esotico degli spazi verdi, costituiscono ancora oggi uno dei piÚ originali e caratteristici esempi di sperimentalismo architettonico locale fuori le mura, un unicum del Nuovo Stile algherese. 86

87


Le PIANTE del giardino


specie

Specie: Phytolacca dioica Luogo di origine: Argentina, Perù, Bolivia. Tipo biologico: albero

Specie: Luogo di origine: Tipo biologico:

Pianta sempreverde, le foglie sono alterne, ovato-lanceolate, mucronate all'apice, verdi con nervatura mediana rossastra, picciolate. I fiori, unisessuali su piante distinte, sono piccoli, bianco-giallastri, riuniti in grappoli penduli. I frutti sono bacche carnose, di colore bruno a maturità. Pianta esotica ornamentale, resistente alla salinità Gli esemplari presenti nel giardino raggiungono importanti dimensioni tali da farli ritenere tra le specie appartenenti all’impianto originale del giardino.

Le foglie sono lanceolate, portate in rosette di colore verde con margini dentati. Le infiorescenze sono pannocchie di fiori lunghe 10-25 cm Analizzando le immagini storiche, non è possibile identificare la specie come appartenente all’impianto originale del giardino, ma la sua messa a dimora rispetta l’impianto storico che predilige l’utilizzo di specie succulente ed esotiche .

Specie: Luogo di origine: Tipo biologico:

Specie: Luogo di origine: Tipo biologico:

Agave sp. Messico centrale succulenta

Le foglie sono rigide, carnose, oblungo-spatulate, verdi, lunghe fino a 1 m, con denti marginali uncinati e spine terminali lunghe fino a 5 cm. Infiorescenze: imbutiformi, di 6 tepali, giallo-verdastri, portati in pannocchie. I frutti sono capsulari ovoidi o sferici che contengono semi neri, piatti. Si ritiene, analizzando le immagini storiche, che il genere Agave appartenga all’impianto originale del giardino.

90

Aloe mitriformis Sudafrica succulenta, portamento a rosetta

Aloe arborescens Africa centro meridionale succulenta

Le foglie sono a forma di spada, raggiungono i 60cm di lunghezza e sono dotate di denti gialli. Le infiorescenze raggruppate in racemi rossi fioriscono in primavera. Analizzando le immagini storiche, non è possibile identificare la specie come appartenente all’impianto originale del giardino, ma la sua messa a dimora rispetta l’impianto storico che predilige l’utilizzo di specie succulente ed esotiche .

91


specie

Specie: Luogo di origine: Tipo biologico:

Aloe sp. Africa succulenta

Le foglie sono a forma di spada. Le infiorescenze raggruppate in racemi rosso-arancio e fioriscono in primavera. Analizzando le immagini storiche, non è possibile identificare la specie come appartenente all’impianto originale del giardino, ma la sua messa a dimora rispetta l’impianto storico che predilige l’utilizzo di specie succulente ed esotiche .

Specie: Luogo di origine: Tipo biologico:

Trichocereus sp. America centro meridionale succulenta

Cactacea colonnare con fusti cilindrici, che si ramificano in alto negli esemplari adulti, presenti areole con spine. Gli esemplari presenti nel giardino raggiungono importanti dimensioni tali da farli ritenere tra le specie appartenenti all’impianto originale del giardino.

92

Specie: Luogo di origine:

Opuntia tuna Regioni centrali e meridiona- li del Continente Americano Tipo biologico: succulenta Fusto costituito da articoli ovali o ellittici pale o cladodi, le pale sono verde appiattiti, succulenti. I fiori sono gialli sui bordi degli articoli, i frutti a bacca, rossi a fine maturazione. Analizzando le immagini storiche, non è possibile identificare la specie come appartenente all’impianto originale del giardino, ma la sua messa a dimora rispetta l’impianto storico che predilige l’utilizzo di specie succulente ed esotiche .

Specie: Luogo di origine:

Opuntia sp. Regioni centrali e meridiona- li del Continente Americano Tipo biologico: succulenta Fusto costituito da articoli ovali o ellittici pale o cladodi, le pale sono verde chiaro appiattiti, succulenti, coperti di numerose spine. Analizzando le immagini storiche, non è possibile identificare il genere come appartenente all’impianto originale del giardino, ma la sua messa a dimora rispetta l’impianto storico che predilige l’utilizzo di specie succulente ed esotiche .

93


specie

Specie: Luogo di origine:

Opuntia ficus indica Regioni centrali e meridiona- li del Continente Americano Tipo biologico: succulenta

Specie:

Fusto costituito da articoli ovali o ellittici pale o cladodi, le pale sono verde appiattiti, succulenti. I fiori sono gialli sui bordi degli articoli, i frutti a bacca, bianchi, gialli o rossi coperti da ciuffi di setole pungenti. Importato in Europa poco dopo la conquista dell’America si è diffuso in tutti i bacini del mediterraneo, dove attualmente cresce spontaneo. Gli esemplari presenti nel giardino raggiungono importanti dimensioni tali da farli ritenere tra le specie appartenenti all’impianto originale del giardino.

Sempreverde con un fusto a portamento strisciante, coprisuolo, foglie piccole verde chiaro, fiori minuscoli rosa che si aprono nella tarda primavera coprendo uniformemente il suolo e creando un suggestivo tappeto di colore rosa. Fonti storiche orali familiari raccontano che questa specie fu messa a dimora nell’impianto originario, le piantine erano state prese dall’avvocato Mosca dall’Orto Botanico di Palermo.

Specie: Luogo di origine: Tipo biologico:

Specie:

Euphorbia canariensis Isole delle Canarie succulenta

Il fusto ramoso dalla base, eretto, rami numerosi tetragoni, un poco scanalati, con angoli densamente armati di spine brune accoppiate, divaricate, corte ed uncinate, alto m1-3; lattiginoso, di colore verde. Foglie insignificanti, piccole, ovali e di breve durata. I ciazii, sbocciano nella parte apicale e sono di nessun pregio ornamentale. Forma grandi cespugli a candelabro con rami eretti di 4 cm di diametro. Gli esemplari presenti nel giardino raggiungono importanti dimensioni tali da farli ritenere tra le specie appartenenti all’impianto originale del giardino.

94

Luogo di origine: Tipo biologico:

Mesembryanthemum pulchellum Sud Africa succulenta

Aptenia cordifolia “Red apple” Luogo di origine: Africa meridionale Tipo biologico: succulenta Pianta sempreverde costituita da sottili fusti prostrati, molto ramificati carnosi, con numerose foglie a forma di cuore allungato di colore verde brillante. Fiori piccoli in primavera di colore rosso. Analizzando le immagini storiche, non è possibile identificare il genere come appartenente all’impianto originale del giardino, ma la sua messa a dimora rispetta l’impianto storico che predilige l’utilizzo di specie succulente ed esotiche.

95


specie

Specie: Luogo di origine: Tipo biologico:

Delosperma cooperii Sudafrica succulenta

Senecio mandrilascae Sudafrica succulenta

Sempreverde con foglie strette carnose quasi cilindriche, fiori rosa intenso, molto resistente alla salsedine. Analizzando le immagini storiche, non è possibile identificare il genere come appartenente all’impianto originale del giardino, ma la sua messa a dimora rispetta l’impianto storico che predilige l’utilizzo di specie succulente ed esotiche.

Sempreverde con foglie carnose allungate grigio verdi, piccoli fiori bianco opaco a fine estate. Analizzando le immagini storiche, non è possibile identificare il genere come appartenente all’impianto originale del giardino, ma la sua messa a dimora rispetta l’impianto storico che predilige l’utilizzo di specie succulente ed esotiche.

Specie: Luogo di origine: Tipo biologico:

Specie: Luogo di origine: Tipo biologico:

Cephalophyllum “Red Spike” Sudafrica succulenta

Sempreverde con foglie strette carnose quasi cilindriche, fiori rossi, molto resistente alla salsedine. Analizzando le immagini storiche, non è possibile identificare il genere come appartenente all’impianto originale del giardino, ma la sua messa a dimora rispetta l’impianto storico che predilige l’utilizzo di specie succulente ed esotiche.

96

Specie: Luogo di origine: Tipo biologico:

Portulacaria afra Africa meridionale succulenta

Sempreverde un piccolo arbusto compatto, sviluppa un corto fusto che porta una "chioma" tondeggiante, disordinata, molto ramificata; i fusti carnosi sono di colore bruno rossiccio. Le foglie succulente sono ovali, di colore verde chiaro. Analizzando le immagini storiche, non è possibile identificare il genere come appartenente all’impianto originale del giardino, ma la sua messa a dimora rispetta l’impianto storico che predilige l’utilizzo di specie succulente ed esotiche.

97


specie

Specie: Luogo di origine: Tipo biologico:

Myoporum laetum Australia arbusto, alberello

Le foglie sono sempreverdi, i fiori bianchi in primavera, molto resistente alla salsedine. L’esemplare presente nel giardino raggiunge importanti dimensioni tali da farlo ritenere tra le specie appartenenti all’impianto originale del giardino.

Foglie sempreverdi obvate, verde scuro. I fiori giallo crema, riuniti in pannocchie terminali, sbocciano in primavera ed emanano un profumo simile a quello dell’arancio, seguiti da capsule globose, rosse che maturano agosto-settembre. Gli esemplari presenti nel giardino raggiungono importanti dimensioni tali da farli ritenere tra le specie appartenenti all’impianto originale del giardino.

Specie: Luogo di origine: Tipo biologico:

Specie: Nerium oleander Luogo di origine: Bacino del Mediterraneo Tipo biologico: arbusto o alberello.

Euonymus japonica Giappone arbusto

Foglie sempreverdi, obovato-ottuse, finemente dentate. I fiori bianco verdi molto piccoli compaiono a maggio giugno. I frutti rosa e arancio si formano raramente sulle piante coltivate. Analizzando le immagini storiche, non è possibile identificare il genere come appartenente all’impianto originale del giardino, ma la sua messa a dimora rispetta l’impianto storico che predilige l’utilizzo di specie succulente ed esotiche.

98

Specie: Pittosporum tobira Luogo di origine: Giappone, Cina Tipo biologico: arbusto, piccolo albero

Sempreverde con foglie gabre, oblunghe-lanceolate. Fiori rosa riuniti in infioriscenze corimbose, fioritura primaverile-estiva, semi rotondeggianti, rostrastri, peloso, cotonosi. Pianta autoctona in Sardegna. Analizzando le immagini storiche, non è possibile identificare il genere come appartenente all’impianto originale del giardino.

99


specie

Specie: Pistacia lentiscus Luogo di origine: Bacino del mediteraneo Tipo biologico: arbusto

Specie: Luogo di origine: Tipo biologico:

Foglie sempreverdi, composte, paripennate. I fiori rossi sbocciano in primavera, il frutto è una drupa oleacea. Pianta autoctona in Sardegna, risulta insieme al Nerium oleander e alla Chamaerops humilis tra le rare specie autoctone presenti nel giardino.

Sempreverde con grandi foglie pennate, persistenti, portate da un robusto picciolo che si allarga nel punto di attacco al fusto. Sono piante unisessuali: presentano fiori maschili e femminili, che generalmente sbocciano in primavera riuniti in infiorescenze pendenti, su esemplari diversi. I frutti sono carnosi. Analizzando le immagini storiche, non è possibile identificare il genere come appartenente all’impianto originale del giardino, ma la sua messa a dimora rispetta l’impianto storico che predilige l’utilizzo di specie succulente ed esotiche.

Specie: Luogo di origine: Tipo biologico:

Specie: Luogo di origine: Tipo biologico:

Bougainvillea spectabilis America centrale, Perù rampicante

Le foglie ellittiche sono decidue, i fiori sono insignificanti, ma circondati da brattee cartacee di colore rosa-magenta Il giardino ospita inoltre anche la specie Bougainvillea x buttiana “Mrs.Brutt, caratterizzata da una fioritura più tardiva con una colorazione delle brattee più grandi rosso-magenta. Analizzando le immagini storiche, non è possibile identificare il genere come appartenente all’impianto originale del giardino, ma la sua messa a dimora rispetta l’impianto storico che prediligge l’utilizzo di specie succulente ed esotiche. 100

Phoenix canariensis Isole canarie palma

Chamaerops humilis Mediterraneo cespuglio

Cespuglio sempreverde. Foglie a ventaglio, rigide ed erette, sostenute da lunghi piccioli spinosi riuniti a ciuffi sulla sommità del fusto; di colore verde sulla pagina superiore e quasi bianco sulla pagina inferiore. Sono portati da infiorescenze a pannocchia, corte e ramificate, di colore giallo, con peduncoli brevi. È usualmente una pianta dioica con fiori maschili e femminili su piante separate. I fiori maschili hanno 6-9 stami che sovrastano un calice carnoso, i fiori femminili racchiudono 3 carpelli apocarpici carnosi. Pianta autoctona in Sardegna.

101


specie

Specie: Luogo di origine: Tipo biologico:

Washingtonia robusta California, Arizona, Messico palma

Foglie verdi, grandi e palmate a formare una corona fogliare aperta, sovrastano lo stipite. L'infiorescenza si innalza quasi verticalmente per poi curvarsi a formare un arco più grande delle stesse foglie; i frutti che produce sono ovoidali e quando maturi assumono un colore nero lucido. Analizzando le immagini storiche, non è possibile identificare il genere come appartenente all’impianto originale del giardino, ma la sua messa a dimora rispetta l’impianto storico che predilige l’utilizzo di specie succulente ed esotiche.

L’elenco floristico, delle caratteristiche botaniche di ciascuna pianta menzionata, riporta esclusivamente le essenze ritenute significative nella costruzione dell’impianto del giardino. 102

103


bibliografia Ballero De Candia A. (a cura di), Serenata e Barcellonetta: Ieri e Oggi, “Alghero. Cara de Roses”, Cagliari 1961, pp. 507-508 Bazzoni Caria N., Nascita di una città: Porto Torres, s.l., 1972? Boscaglia R., Il liberty: storia e fortuna del liberty italiano, Firenze 1974 De Magistris P.,  Liberty dal maggio rosso alla marcia su Roma: il liberty a Cagliari nella evoluzione culturale e sociale, Cagliari 1992 Fanelli G., Il disegno Liberty, Bari 1981 Levy M., Liberty: gli anni d’oro della Liberty & Co. 1898-1910, Milano 1987 Massobrio G., Paolo Portoghesi, Album del Liberty, Bari 1982 Mossa V., Circa lo studio dell’architettura civile in Sardegna, dagli anni del classicismo ottocentesco a quelli del liberty ritardato, in Bollettino dell’Associazione storica sassarese, 1999 n.6 Nicoletti M., D’Aronco e l’architettura liberty, Bari 1982 Nicoletti M., L’architettura liberty in Italia, Bari 1978 Regione autonoma della Sardegna Assessorato alla pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, Itinerario nel liberty a Cagliari, Cagliari 198? AA.VV., Sassari tra liberty e déco, Cinisello Balsamo 1987 Vittorio Sella, Vite di Vino, Carlo Delfino editore, Roma 2008 Michel Viard, Le jardin exotique de Monaco, La Maison Rustique, 2002 Hewitt T., Cactus e succulent, La Maison Rustique,1994 Pizzetti M., Les plantes grasses, Solar Paris 1980 Zednuk J.,Libor K., Enciclopedia delle piante grasse, White Star, 2006

105


“VILLA MOSCA E IL SUO GIARDINO” Dott. Agr. Maria Grazia Marras Arch. Davide Virdis FOTOGRAFIE Davide Virdis Le foto della villa e del giadino sono state realizzate fra i mesi di marzo e giugno 2011. Le immagini inserite nell’elenco floristico sono del Dott. Agr. Maria Grazia Marras. Consulenze scientifiche Arch. Laura Callea Si ringraziano tutti coloro che hanno messo a disposizione del gruppo di ricerca documenti e la propria memoria storica: Soprintendenza per i beni architettonici di Sassari e Nuoro Archivio storico della città di Alghero Archivio di Stato Archivio della Fondazione Sella di Biella Dott. Alessandro Viazzo Dott. Vittorio Sella Dott. Nuccio Canalis Signor Pasqualino Mellai Signora Maria Paola Demartini Signor Michele Spiritu Ing. Silvia Putzolu

107


Progetto grafico M. ZuLou m.zulou@gmail.com stampa finito di stampare luglio 2011

Villa Mosca e il suo giardino  

Storia della Villa e del suo Giardino Botanico

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you