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A L O U C S

E R A L O P PO EMA N I C I D elier Bligny At

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La prima Scuola Popolare di Cinema della cittA’à Atelier Bligny: lì dove si sono ritrovati per mezzo secolo gli operai delle "Reggiane", nei locali dell'ex Circolo "Pistelli", ora di proprietà della Cooperativa Case Popolari di Mancasale e Coviolo, prende corpo per iniziativa della associazione Eutópia Ri-generazioni territoriali e il concorso della Circoscrizione Nordest - la prima Scuola Popolare di Cinema della città. L'idea, che quest'anno ha trovato il sostegno del bando "I Reggiani, per esempio", muove da una considerazione: siamo nella parte della città dove si mescolano più lingue, e non da ora, ma dagli inizi del '900 (qui sorgevano le case operaie de "Il Cairo"). Insieme alle lingue, si respirano i diversi odori, si vedono i nuovi colori, soprattutto si sperimentano nuovi modi di abitare.


Non a caso, qui approdano, e talvolta mettono radici, stili di vita metropolitani e nuovi sincretismi culturali, ultimo a rivelarsi il Parkour. La Scuola Popolare di Cinema nasce per raccontare questo mondo in trasformazione. Si propone, in tal senso, un compito educativo a tutto tondo, rivolgendosi alle persone che abitano in particolare il "nord" della città, da residenti, da lavoratori o da studenti. E visto che in questa fascia della città si concentrano i maggiori complessi scolastici, le prime tre proposte laboratoriali si rivolgeranno esplicitamente agli studenti e alle scuole. Crediamo, in ultima analisi, al piacere-dovere del racconto: narrando, ci si narra. Partire da sÊ, dalle proprie storie, è il primo passo per conoscere lo spazio-mondo che ruota attorno a noi.


Una “libera scuola” per apprendere a narrare nel paesaggio sociale della nuova città (già reale ma in gran parte ancora da immaginare) e del cambiamento. Una città che si muove smart, ma si disegna nei fili lunghi delle culture operaie e immigrate. Una scuola che apprende ad apprendere. La direzione sarà affidata ad un professionista, il regista e documentarista Nico Guidetti. A coadiuvarlo, altri professionisti: il sociologo Alberto Pioppi, il webstorico Daniele Castagnetti, la docente Sandra Palmieri, l’architetto Alessandro Ardenti, lo storico della memoria Antonio Canovi.


Le proposte laboratoriali Le prime iscrizioni a settembre, con scelta tra tre differenti proposte di attività: Pista 1 - Pedinamenti Urbani Da una suggestione di Cesare Zavattini, l’abitare come specchio della comunità locale, l’osservazione partecipante come maniera di indagine dei costumi sociali. Sul piano narrativo e formale, siamo nell’ambito del documentario di creazione, in cui si sceglie di raccontare storie di vita e persone che agiscono nel loro ambiente. Si può prevedere l’intervista oppure no, prediligendo sempre una modalità “osservativa” di racconto, quasi che la realtà “si faccia” davanti all’obiettivo di una telecamera “invisibile”. Si può, ad esempio, raccontare la giornata di un operaio come di un’edicolante o di un barbiere o un pensionato. L’intervista, qualora presente, rimarrebbe entro i confini biografici del personaggio (o dei personaggi). E’ una modalità di racconto che si presta alla brevità del cortometraggio. Un incontro di presentazione/promozione presso gli istituti scolastici della secondaria superiore, assistito dalla visione guidata (integrale o parziale) di un case study.

10 incontri, 20 ore: Docente/i: #1, #2, #3

> Tecniche di ripresa #4 > Sceneggiatura #5, #6, #7 > Uscite #8, #9, #10 > Montaggio (c/o Mediavision)

N. Guidetti N. Guidetti + A. Canovi + A. Pioppi N. Guidetti + A. Canovi + A. Pioppi N. Guidetti


Pista 2 - Memorie di scuola, memorie collettive Parliamo di un cinema che, intervistando i singoli e restituendone la memoria nel presente, dà forma storica alle relazioni tra le persone. E se dietro a ciascuna persona vi è un mondo sociale, è questo un cinema del riconoscimento: nella convinzione che raccontarsi sia la prima e fondamentale attività conviviale esperita dall’uomo.   Ad interessarci sono quei luoghi in cui i giovani generano la propria esperienza, a cominciare dalla scuola, di cui si dice, non a caso, che sia un “mondo”. Entrare tra le pieghe dei mondi educativi ci pare oggi un buon esercizio per rappresentare sentimenti, attese, paure, speranze non come un dato epocale, ma nel loro respiro intergeneraziomale. Qui attingeremo, in prima istanza, il materiale di repertorio.   Un incontro di presentazione/promozione presso gli istituti scolastici della secondaria superiore, assistito dalla visione guidata (integrale o parziale) di un case study.

10 incontri, 20 ore: #1, #2, #3

> Tecniche di ripresa #4 > Sceneggiatura #5, #6 > Documentazione e fonti #7 > Uscita #8, #9, #10 > Montaggio (c/o Mediavision)

Docente/i: N. Guidetti N. Guidetti + S. Palmieri + A. Pioppi N. Guidetti + A. Canovi N. Guidetti + A. Ardenti + A. Pioppi N. Guidetti


Pista 3 - Reportage Il cinema-dossier veicola una domanda di verità e immediatezza, conquistandosi un suo pubblico. E’ un modello quasi monopolistico del documentario televisivo. Costruito su materiale variegato, attraverso il montaggio di interviste, documenti giornalistici, scene di fiction, filmati di repertorio ed un ampio ricorso alla Rete. In questo caso si parla anche di “cinema a tesi”, in cui la fase preparatoria di scrittura, acquista, rispetto ai due esempi precedenti, un peso maggiore: stesura di un testo (quasi sempre letto, o didascalizzato) e abbinamento “sulla carta” di testo e immagine. Un incontro di presentazione/promozione presso gli istituti scolastici della secondaria superiore, assistito dalla visione guidata (integrale o parziale) di un case study.

10 incontri, 20 ore: Docente/i: #1, #2, #3

> Tecniche di ripresa #4 > Sceneggiatura #5, #6 > Documentazione e fonti #7 > Uscita #8, #9, #10 > Montaggio (c/o Mediavision)

N. Guidetti N. Guidetti + A. Canovi + D. Castagnetti N. Guidetti + D. Castagnetti N. Guidetti + A. Canovi + A. Pioppi N. Guidetti


Per una Scuola Popolare di Cinema Da anni ormai la tecnologia di larghissimo consumo ha sviluppato un’ibridazione dei mezzi che ha cambiato profondamente non solo i modi con cui i giovani fruiscono l’audiovisivo, ma anche l’operatività stessa che sta alla base della sua produzione: dagli smartphones, con cui il telefonare è diventata solo una loro tante funzioni, all’iPad che ha rivoluzionato in senso analogo il classico computer portatile. Ciò ha ovviamente aperto (e continua ad aprire) scenari spesso imprevedibili e non di rado destabilizzanti persino per chi produce tali tecnologie, generando conflitti per certi aspetti irrisolvibili e scardinando non poche rendite di posizione sedimentate negli anni. Televisori ultrasottili Hd quando non in 3D, di fatto, interessano assai poco una massa di adolescenti che non guarda la televisione, prefe-


rendo fruire quasi tutto sul Web, via social network o YouTube (e quindi su iPad, smartphones o laptop). Il caso Mtv è emblematico: rivolto a un target che va dai 15 ai 19 anni, Mtv non risulta essere presente nell’Auditel (con cui, anzi, ha aperto da tempo un contenzioso), sostenendo che l’indice di gradimento tra i suoi spettatori può essere misurato assai meglio in base al numero di click che ottiene il sito o ai “mi piace” del suo profilo Facebook, che rispetto all’audience del canale via satellite o digitale terrestre. Discorso analogo sul piano produttivo: i ragazzi sono sempre meno propensi a farsi spettatori passivi, prediligendo spesso una propria produzione dal basso che la Rete rende immediatamente condivisibile, tramite i soliti devices descritti sopra, più raramente telecamere o fotocamere. Questo enorme potenziale tecnologico messo a loro disposizione, tuttavia, non ha colmato il vuoto di contenuti che spesso caratterizza questa produzione.


Veniamo perciò al dunque. Che fare? Lo scopo che la Scuola Popolare di Cinema (che avrà sede presso l’Atelier Bligny) intende perseguire è quello di educare i giovani utenti dei laboratori a fare, per così dire, buon uso dei numerosi strumenti messi a loro disposizione; ossia un uso espressivo e narrativo consapevole. A partire da se stessi, innanzitutto. Riteniamo che partire da sé, dalle proprie storie, sia il primo passo per aprirsi poi all’altro da sé, facendo leva, una volta assunta consapevolezza delle potenzialità espressive del mezzo, sul piacere di raccontare e quindi di conoscere. Come raccontarsi? I laboratori non forniranno direttive teoriche a priori, ma lavoreranno su temi e storie proposti dagli stessi ragazzi del quartiere. Chi cura i laboratori, perciò, avrà il compito di aiutare i ragazzi a dare corpo e struttura a ciò che vorranno raccontare. Il materiale girato dai ragazzi e le loro storie di vita diventeranno oggetto di analisi, studio e confronto.


I prodotti realizzati come frutto di questi laboratori potrebbero poi costituire il palinsesto di un canale Web per la Scuola Popolare di Cinema (su YouTube o Vimeo), nonché diventare oggetto di installazioni e proiezioni all’interno della stessa sede di via Bligny). Nico Guidetti

Il materiale prodotto dalla Scuola Popolare di Cinema diverrà inoltre parte integrante del progetto-base dell’esperienza di Atelier Bligny: la costruzione di una “mappa virtuale di comunità”, i cui elementi iconografici e documentari (la memoria del luogo e del tempo presente) saranno condivisi attraverso la Rete, ma anche direttamente nel territorio.

Nodi di connettività mobile attrezzati per entrare nei contenuti permetteranno così di accedere a “didascalie per immagini“ di quanto si osserva dal vero e/o di ciò che (anche da pochi attimi) è diventato memoria. Non solo. Un ulteriore obiettivo formativo risiede nel rendere fruibili all’esterno anche le fasi di formazione dei documentaristi e gli step di elaborazione e produzione di questi medesimi contenuti. Una sorta di backstage (realizzato tramite tutoring) da affiancare alla lezione frontale, di cui diventa complemento: videolezioni e tutorials (a cura del docente, ma anche del discente che impara e prova ad insegnare a sua volta) estenderanno ad un vasto pubblico la ricaduta del lavoro di tutti i soggetti coinvolti nella Scuola Daniele Castagnetti


Atelier Bligny, l’ultimo fiore sbocciato a Santa Croce Atelier Bligny è il nome a cui abbiamo pensato per rigenerare l’ex sede del circolo operaio “Pistelli” (dal nome del giovane lavoratore che abitava nel quartiere circostante, morto da partigiano sull’Appennino). Siamo qui in un luogo che saprà rigenerarsi nella misura in cui saprà reinventare/ritrovare una relazione di scambio con la strada. Ma che lingua parla questa strada, un viottolo a suo tempo remoto (detto “del lupo”) e poi “conquistato” alle siepi di campagna per diventare più patriotticamente via Bligny? Disegnata ad angolo con il nuovo viale delle “Reggiane” (Ramazzini), è una strada che ha imparato a parlare operaio, declinando la nuova lingua del’“Officina”.


Il “Pistelli” ha testimoniato di quel mondo, prendendo vita nel pieno delle speranze seguite alla Liberazione e però, molto presto, sprofondate nella palude nera dei 5mila licenziamenti del 1951. Come rigenerare un luogo di resistenza culturale, infine un fortino abbandonato? Ripartendo dalle sue soglie, sulle quali oggi rimbalzano le voci di molte lingue, perché sono soglie rese al momento impermeabili. Ma sono nate insieme all’edificio, sta a noi renderle nuovamente permeabili. Ora c’è una pista ciclabile, davanti alla vecchia Casa degli Operai Reggiane. Una pista assediata da molte auto, ma che ha il gran vantaggio di portare alla stazione ferroviaria, scorrendo dinanzi al Centro Internazionale “Malaguzzi”. E attorno, dietro gira un cortile: uno spazio alberato, ma oggi trascurato, che attende la sua nuova “buona stagione”. Molte sono le idee/suggestioni che questo luogo muove: crediamo sia il caso di arrivarci per il tramite di un percorso partecipato, da impo-


stare alla maniera delle vecchie “inchieste sociali”. Si tratta di identificare, decrittare, restituire un’analisi dei bisogni, colti in un tempo-spazio dato; nella prospettiva - qui sta la visione, se l’avremo - di “federare” cittadini e cittadinanza attorno ai bisogni che sapremo riconoscere. Atelier Bligny ha le potenzialità per diventare nodo di rete nella nuova città che - lo ribadiamo - si muove smart, ma si disegna nei fili lunghi delle culture operaie e immigrate, una città già reale ma in gran parte ancora tutta da immaginare. Antonio Canovi


2011 e r b em 3 nov rzo 2012 a a Emili 30 m o i g eg 52 - R Bligny , y n g r li via B ell’Atelie tagnetti) s d a sede aniele C D (foto


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Eutópia Ri-generazioni territoriali: traendo un primo bilancio Chi siamo Eutópia, alla lettera, significa “buon luogo”. Ma un “buon luogo” ha bisogno di manutenzione o, meglio, di rigenerazione. L’associazione Eutópia ha scelto di situare il suo “buon luogo” tra le Case Operaie Indivise di via Candelù, a Reggio Emilia, dove ha il suo cuore la centenaria Cooperativa case popolari di Mancasale e Coviolo. Tale scelta risponde ad una convinzione che è ad un tempo etica e scientifica: non si dà (e non si fa) “rigenerazione territoriale” se non al crocevia dell’abitare. Si tratta, prima di architettare e pianificare, di appaesare. Perciò, al fine di dare impulso e forma culturale al variegato movimento di abitanti e professionisti che dedica passione e intelligenza alla rige-


nerazione dei luoghi, Eutópia ha avuto la premura di riunire in sé saperi professionali e saperi popolari. Le attività svolte nel primo anno di attività L’obiettivo primario, raggiunto con il concorso del Laboratorio di architettura Oltreluogo, è stato quello di rigenerare la Saletta condominiale di via Selo, 4 (di proprietà della Cooperativa Case Popolari di Mancasale e Coviolo) in Saletta Civica Cooperativa. Questa saletta è stata ben attrezzata per svolgere attività multimediali; in sinergia con il Circolo Arci “PiGal”, nell’ambito di un’azione riconosciuta e sostenuta attraverso il “Bandone” comunale, ha ricevuto inoltre la dotazione necessaria per promuovere attività di geospinning, rivolte in particolar modo alla popolazione anziana. La rigenerazione di questo luogo secondo una cifra “civica e cooperativa” è divenuta realtà con l’organizzazione di un intenso programma di appuntamenti conviviali - “i giovedì di Eutópia” - compresi in un ciclo dal


titolo “Fare Narrare Camminare”. Ogni incontro ha fruttato una media di 50 presenze ed è stato organizzato secondo questo format: fascia oraria dalle 19 alle 23; partitura in tre movimenti, per rendere gradevole la partecipazione a quanti - arrivando da una giornata di lavoro - intendessero riappaesarsi la sera in convivio: la Parola, l’apertura su di un argomento culturale che, incrociando il profilo geostorico di Reggio Emilia, tocca da vicino la nostra vita contemporanea (a partire da quattro rassegne: Sguardi di città, Muoversi, Andar per paesaggi, Lavorare) il Gusto, la condivisione di un pasto “dedicato”, in sintonia con l’argomento culturale proposto l’Immagine, la proiezione di una sequenza fotografica o di un docufilm, per restituirci in argomento un punto di vista narrativo


Altri eventi, sulla medesima falsariga sotto esposta, sono stati realizzati attingendo alla cultura dell’abitare e della cittadinanza presenti in situ: 24-25 aprile, rammemorazioni resistenziali 2 giugno, festa della Repubblica 29 settembre, sagra cooperativa “Da ciascuno secondo le sue possibilità” 11 novembre, “Sammartino alle case popolari” Un secondo luogo al quale Eutópia ha rivolto le sue cure “rigeneratrici” è il Mauriziano, promuovendone la valorizzazione con apposite visite guidate, sotto il coordinamento della Circoscrizione Nordest. Sandra Palmieri Presidente Eutópia Ri-generazioni territoriali


Atelier Bligny Maggio 2012 Nico Guidetti Alessandro Ardenti Antonio Canovi Daniele Castagnetti Sandra Palmieri Roberta Pavarini Alberto Pioppi villacougnet.it kinodoc.it


11 ilia re 20 ggio Em b m e e 3 nov ny, 52 - R Bligny g i r l e via B ell’Ateli tagnetti) s d sede aniele Ca D (foto


Scuola Popolare di Cinema (2012)