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Krug. A casa di Cannavacciuolo un performante Clos du Mesnil 2000 scattidigusto.it

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Krug. A casa di Cannavacciuolo un performa Mesnil 2000 DI Antonio Paolini - CANALE Scatti di vino - giovedì, 15 marzo 2012 | ore 15:45

“Anche gli angeli mangiano fagioli” recitava il titolo di un film, ricordate? Ma quando poi si accorgono che la d appesantire ali e volo, i più intelligenti tra loro (diciamo, gli arcangeli?) integrano e correggono la vecchia dieta ardita per un “arcangelo” dell’ampiezza alare e dell’economia di volo di casa Krug? Certo è che – rimuginavo d lancio, e/o sul mercato, dalla Cuvée all’Ambonnay ’98 – un certo cambio di “dieta” c’è, e si sente. La Grande C tensione verticale (complice l’annata, ok, ma anche una “perception” per nulla celata) del Mesnil 2000; la forma (evidenziata dal confronto con il cremoso, caldo ’98, certo, e anche qui fatto di millesimo, ma…).

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Comunque sia: teatro felice e solare di una giornata gestita alla grande, Villa Crespi, Orta San Giulio, riaperta d istantaneo scroscio di prenotazioni: conclusione dei “resident”, Krug “porta ‘bbuono”). In cucina un Cannavacc convitati (che in questi casi di lunch-presentazione sono sovente costretti a gestire malgrado tutto separati i due Champagne in degustazione e quello per i piatti serviti, magari ottimi ma non sempre in sintonia reale) che per u con abbinamenti e incontri cibo-vino.

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A gestire l’orchestra, e a comporre buona parte della musica suonata, il duo Olivier Krug, erede e griffe di casa, Henriquez, venezuelana per Dna, solidissima “princesse” bruna di un mondo per lo più biondo (lo Champagne d di Bernard Arnault, sire e padrone della “scatola” del lusso che oltre a Krug contiene Hennessy, Moet, Dom Pér mezzo Cheval Blanc, Cloudy Bay, Glenmorangie e Mercier, per stare solo sul nostro, cioè sul bere. Lui, Olivier molto merito a lei, Maggie) i fili odierni con le radici (niente di più solido e convincente che rivendicare la stori nuovo) e con la filosofia del “massimo piacere” e del “a fondo” dell’antenato Joseph, licenziatosi in pieno Ottoc in proprio la Grande Cuvée, e dell’antenata Jeanne, figlia nientemeno che di Victor Hugo. Lei, Maggie, troppo a passato s’è fatto più di qualche errore (politica “russa” di prezzi inclusa) in casa Krug, ma esplicita nel rivendica consapevole dall’immagine di “quelli della barrique”, argomentando come i legni piccoli servano da indispensa quasi 150 parcelle tutte vinificate singolarmente, che è il metodo ancestrale della casa; come i legni stessi siano infine, giudicare Krug fossilizzandosi sulle 225 litri sarebbe come classificare un grande cuoco dal diametro dei

Bell’indizio, ribadisco. Come, peraltro, quello deducibile dall’arguto finale di giornata: servire con nonchalance paragone (a qualcuno dei “krugisti” ante marcia mai andata giù del tutto, e comunque capace di dividere cerimonia, dopo i dessert, e “con una piccola sorpresa dello chef”. Cacio & pepe? Aglio e ojo?, ammicca qualcu sontuoso, “riccoso” (e mostruosamente strutturato nella versione ’98) Ambonnay, Cannavacciulo-Krug merenda (ma anche a sfida) mezzi paccheri “o’ raù”, al ragù vero, serio, di costine di maiale, ma ravvivato in ar aglio, olio e pomodoro fatto a fresco, al volo. Che vi devo dire? Un successone…

I vini

Krug Grande Cuvée

Codice a barre e alfanumerico che indica il trimestre e l’anno di sboccatura (giusto!), 122 componenti, vendemm dritta, equilibrata, e perfetta per il “sentiment” attuale che pare circolare in casa Krug e ispirarne le mosse futuri (e, si diceva sopra, meno “anglaise” al gusto) Cuvée tra le ultime presentate. Il tutto senza note scabrose, né cipr verrebbe da dire: facile, se non fosse per lo Champagne che è (e anche perché, comunque, il prezzo, pur ragione ½ e una mezza tentazione di secchio

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Krug Clos du Mesnil 2000

Una splendida parete di montagna; un respiro di aria cristallina; una verticalità (già detto, ma va ripetuto) affasc bianchi d’altura. Per una volta non suona retorica la rivendicazione di Olivier Krug secondo cui tra le mura chiu purezza del gusto e del vitigno. Il 2000 è stata un’annata rognosa, capricciosa. Caldo, poi tempeste e nubifragi d sfiorato i confini del Clos senza varcarli salvando così quest’edizione del Mesnil, e poi ancora calduccio. Ma il millesimato di corrispondenza, del resto) è una lama scintillante e scabra, che innamora gli animosi (prezzo med scatti, secchio

Krug 2000

Per ora più parallelepipedo che sfera, si diceva prima. Sensazione accentuata dal servizio in ambo con il 1998, v pronto già a piacere. Geisha riluttante invece il 2000, che cambierà, muterà, vivrà a lungo. Come, con quanta m attuali angoli di giunzione, difficile preconizzarlo ora. Certo, di primo acchito piace persino più dell’ poi quando il ’98 si spalanca, accogliente, e si scalda di un paio di gradi nel calice, la sua avvolgenza si prende u attribuito a Joseph conta, eccome. ½ molto evolutivi

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Krug 1998

All’inizio senti la crema (ha meno spezie del ’90, avverte sincero Olivier, ed è vero), poi la frutta, poi la materia dialettiche o brusche virate, uno di quegli anni che hanno avvertito anche la nordica terra di Reims che lavoro di casa Krug ne ha tratto il meglio possibile. Non c’è cedevolezza, né segni di svenimento, solo polpa rub cresce di gustosità nel bicchiere. Grande piacere per chi il piacere lo vede così. Un filo di tensione, però, manca 2000 sono anni perfetti. ½

Krug Clos d’Ambonnais 1998

Il Krug che divide anche gli appassionati, l’oggetto misterioso per molti (causa rarità, 0,60 ettari e qualche spicc cattiva volontà) entra in campo nel terzo tempo della partita. Quando il gioco si fa duro, direbbe qualcuno. Di ce deve aver paura di nessuno. E’ tutto fuorché smilzo, diciamo. Ossa grandi, tannicità quasi da vino, e vinosità, ca conclusivo si fa leggermente scuro a fondo bocca, ma tiene poi per una lunghezza sufficientemente proporziona prova del mezzo pacchero ribattendo virilmente colpo su colpo Posso confessarlo? Giudicarlo obiettivamente (c difficile. Verrebbe da dire: “hors categorie”, non voto, e fate in modo di assaggiarlo però, magari in comitiva. M

scatti. L’anno grande ma non perfetto in generale, per il Pinot Noir lo è anche un filo meno. La ca un’altra annata.

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Il menu di Cannavacciuolo

Uovo, gamberi rossi e caviale

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Ravioli con cozze, aglio dolce, conserva di San Marzano.

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Maialino in porchetta con scampo grigliato, salsa profumata all’anice stellato Babà, sfogliatelle, pastiera & piccola pasticceria

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