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Blog: Notizie dal VULTURE - il cuore della Basilicata

Sommario 4 Febbraio 2012 Via Anzio Quale Futuro Per La Comunita’ Di Rionero Carolina Rispoli, Romanziera Di Successo Commemorazione in ricordo di Pietro Di Lonardo Viabilita’ Neve Vulture. La Macchina Organizzativa ha Funzionato Maschito. La Protezione Civile Libera Il Paese E Le Contrade Dalla Neve Gli Albanesi d'Italia festeggiano i 100 anni dell'Indipendenza Filiano. Rinviato la presentazione del libro "Prima che tutto accadesse” Venosa. Comunicato Gal Porte Aperte All'irccs Crob Per La Giornata Mondiale Contro Il Cancro Augusto Bertazzoni, da avversario del fascismo alla causa di beatificazione Rionero. Presentazione del volume "La famiglia Amendola:una scelta di vita VULTURE MAGAZINE

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QUALE FUTURO PER LA COMUNITA’ DI RIONERO Riflessioni di inizio anno sulle sue potenzialità e risorse su cui puntare

Ripensare la città. Siamo a fine bicentenario comunale e in fase di crisi nazionale. Ritornando al passato vediamo come in momenti di difficoltà i rioneresi hanno saputo proporsi per affermare diritti, benessere, e solidarietà. A fine Settecento Michele Granata è stato martire per la libertà. Nella seconda meta dell’Ottocento, Giustino Fortunato ha fatto arrivare la ferrovia. Carmine Crocco, generalissimo dei briganti, ha lottato contro le oppressioni. Nel Novecento la Sezione Combattenti e Reduci, per amor di cultura, ha costruito un teatro (scomparso) ; Maria Luigia Tancredi in difesa dei deboli ha fondato la Casa di Riposo; le figure religiose di Madre Miradio della Provvidenza, Madre Francesca Semporini e padre Achille Fosco hanno dato origine a Istituti di assistenza e di formazione per bambini e ragazzi disagiati. Molte personalità (Raffaele Ciasca, Michele Preziuso, Francesco Policastro, Maria RubinoCatenacci e altri) hanno contribuito al processo di scolarizzazione. E poi, poeti, scrittori, associazioni, imprenditori, sindacati, partiti hanno tutti modellato l’ambiente civile, culturale, sociale e democratico e, quindi l’identità della nostra comunità. E noi, ora, cosa possiamo fare con le nuove generazioni? All’incirca un mese fa, un architetto, Rosa Mazzucca, su giornali e manifesti, VULTURE MAGAZINE

in maniera accorata , professionale e con il candore di chi sa chiedersi per la Città, ha richiamato l’attenzione sui nostri spazi urbani, per farli continuare ad essere luoghi di vita (con funzione aggregante) invece di non -luoghi ( senza alcuna identità). Sarebbe interessante aprire sulla stampa locale una rubrica di raccolta idee, soprattutto giovanili, per come ripensare la Città. Siamo in crisi, si dirà. Ma proprio quando si è in crisi si ha il dovere di rimettere in moto l’energia positiva e creativa per attivare le risorse del cuore e della mente, fondamentali per fare della nostra comunità un luogo accogliente e produttivo con nuove opportunità occupazionali. Abbiamo la montagna (a quando il parco?), i laghi, la campagna, le vigne, le tradizioni, la storia. Possiamo, e con appropriate indagini di mercato, cercare di cogliere tutte le potenzialità insite a livello locale. Forse si potrebbe pensare a una “ Scuola per la Comunità “laboratorio dove focalizzare e con metodo, le nostre diverse vocazioni al fine di elaborare progetti anche che in relazione ai fenomeni di immigrazione, emigrazione giovanile e invecchiamento della popolazione. Seminari sulle risorse produttive, naturalistiche, turistiche, culturali e di servizi in sintonia con le risorse regionali, europee e private. Lezioni vere e proprie da tenersi con esperti, in accordo con l’Università, categorie professionali ed enti istituzionali. Anche a costo zero. Qualche scettico dirà: “ Chiacchiere! Di questi tempi a che potrà servire tutto questo se l’economia va male?”. Di sicuro più buio della mezzanotte non può essere, e, comunque le difficoltà possono aguzzare l‘ingegno come pure la cultura non può che sollecitare idee progettuali con nuovi comportamenti eticamente rinnovati. E poi, perché non osare e non ispirarsi anche al “Quadrato dei concetti di Frank” del bel libro di Francesco Grieco “Le logiche di Frank. Dalla precarietà allo Zimbabwe”? Oltre ai 3


ragionieri serviamoci pure “dei poeti”, scrive Massimo Gramellini . Già i poeti! Fantasia al potere, si diceva una volta. Auguri Rionero! Maria Antonietta Chieppa

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: CAROLINA RISPOLI, ROMANZIERA DI SUCCESSO Nata a Melfi nel 1893 nel 1922 sposò lo storico rionerese Raffaele Ciasca

Venti anni fa, il 28 novembre 1991, assistita amorevolmente dalla figlia Amalia, moriva a Roma Carolina Rispoli quasi centenaria. Carolina Rispoli è, senza dubbio, una delle rare voci femminili della letteratura lucana. Pur essendo dotata nella poesia ella rinunziò al verso per fare la scelta della prosa. E fu romanziera di successo occupando un posto di rilievo nella letteratura del ’900. Carolina Rispoli, nata a Melfi il 9 maggio 1893 da Eugenio e Amalia Mancini, rivelò subito grande intelligenza e talento di scrittura. Nel 1911, quando aveva appena 17 anni, pubblicò sulla rivista "Vita femminile italiana", con lo pseudonimo di VULTURE MAGAZINE

Aurora Fiore, una lunga novella, ambientata a Melfi, dal titolo "Lotta elettorale". Ebbe notevole successo, tanto che Sofia Bisi Albini, nel presentarla ai lettori, la paragonò a Grazia Deledda. Nel 1916, a soli 23 anni, diede alle stampe "Ragazze da marito". Un affresco della condizione femminile meridionale tempo. Si tratta di un lungo romanzo in cui narra la storia di cinque sorelle melfitane: Emilia, Elena, Margherita, Elvira e Amalia, figlie dell’ avvocato Forgiele il quale, per le limitate possibilità economiche, poteva consentire solo al figlio maschio, Ciccillo, di studiare e frequentare l'Università. Le cinque sorelle erano destinate, quindi, a condurre vita ritirata in casa, dedicarsi al ricamo nell’attesa di un marito, non importava se bello o brutto, giovane o vecchio, purché in grado di assicurare loro un minimo di sicurezza e di benessere. " La donna meridionale - scriveva in tale romanzo la Rispoli - è abituata da secoli ad amare solamente, a soffrire senza ribellione la signoria e la volontà del marito. Nessuno ha educato e sviluppato in lei le sue qualità individuali, il diritto e la forza di ribellione". Un romanzo di grande impegno, dunque, di notevole respiro ed interesse, largamente elogiato dalla solita Sofia Bisi Albini e che ebbe meritati riconoscimenti da parte della stampa dell’epoca. Nel 1923 pubblicò " Il nostro destino", anch'esso ambientato a Melfi e anch'esso dedicato alla condizione della donna meridionale. " Ma la trama del romanzo come scrisse Sergio De Pilato - è per dir così come il pretesto per pagine assai interessanti di vita provinciale, per descrizioni assai vive di scene e di personaggi, per numerose e svariate figure e macchiette". Nel frattempo ( il 26 aprile 1922) Carolina Rispoli si era sposata con Raffaele Ciasca di Rionero in Vulture (1888-1975), storico, economista, professore universitario e senatore della Repubblica (1948-1958) per il collegio di Melfi, che

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certamente la incoraggiò nella sua attività di scrittrice. Così, nel 1926, fu pubblicato il terzo romanzo: "Il tronco e l'edera" la cui vicenda si svolge in gran parte a Firenze, anche se il protagonista, il capitano Alessandro Ruvo, parte da Melfi e qui, dopo lunghe peripezie, ritorna per trovare l'amore vero e la serenità. Così, in una lettera dell’11 ottobre 1926, l’anziano Giustino Fortunato ( 1848-1932) scriveva, fra l’altro, alla giovane scrittrice meflitana la quale aveva inviato all’illustre senatore, il romanzo “Il tronco e l’edera”: “Dunque, m’è costato leggere l’elegante volume, ognora ammirando, sì ammirando la scrittrice, sotto tanti aspetti originale e vivida di chiarezza e di naturalezza”.

Nel 1933 uscì il romanzo "La terra degli asfelidi" (la Sardegna) in cui esalta la vita di provincia. Ancora nel 1938 pubblicò " La torre che non crolla", dedicato al nonno e al padre, entrambi sepolti nel cimitero di Melfi ( “Uniti come furono nella vita –scrisse nella dedica – come prego siano nell’eterna pace, così voglio, nella prima di questo libro, un fiore di gratitudine, di ricordo della loro vita di lavoro e di sacrificio”). La torre è chiaro riferimento alla torre di Roberto il Guiscardo, a Melfi, rimasto in piedi dopo il violento terremoto del 1930 (e anche di quello del 1980). Nei due romanzi, come scrisse Tito Spinelli, VULTURE MAGAZINE

restano "immutati i contrassegni ideologici nei rapporti di classe, la provincia come fondamento morale, con la sua saggezza e la sua forza, elementi tutti riconducibili alle radici e alle motivazioni di una civiltà, con la quale la scrittrice è pienamente consentanea". Successivamente Carolina Rispoli non scrisse più romanzi ma solo tre saggi: "Gerardiello", 1946 ( racconta la leggenda di san Gerardo Maiella), " Uomini oscuri del Mezzogiorno nel Risorgimento", e "La giovinezza di Raffaele Ciasca tra Giustino Fortunato e Gaetano Salvemini", nel 1977. Quasi mezzo secolo di intensa attività culturale, dunque, che fa di Carolina Rispoli una delle voci femminili più interessanti nella letteratura lucana e, forse, nazionale. Carolina Rispoli, morta a Roma il 28 novembre 1991, all'età di 98 anni, è stata sepolta, per sua espressa volontà, nel cimitero del suo paese natale, nella tomba di famiglia ove riposano il nonno e il padre, oltre che il marito sen. Raffaele Ciasca ed il figlio Eugenio Antonio nato a Melfi il 2 febbraio 1931 e morto pure a Melfi il 3 dicembre 1996.

Ad oggi, purtroppo, quasi nessuno si è ricordata di lei e dei suoi meriti letterari."Non è uscita tuttavia dall'oscurità - ha scritto, fra l'altro, il materano Giovanni Caserta, nel gennaio 1992 dopo aver appreso la morte di Carolina Rispoli, 5


e che della scrittrice melfitana ha tracciato un interessante profilo nel volume "Storia della letteratura lucana" Edizioni Osanna, Venosa, 1993 -; anzi, se da viva fu scrittrice oscura nel panorama della letteratura nazionale, dove pure meriterebbe un posto, almeno come esponente della letteratura femminile del Novecento, oggi sembra oscura anche nel suo paese, dove non una menzione, non una celebrazione è stata organizzata". Salvo la lodevole e meritoria opera del collega giornalista Franco Cacciatore che ha fatto, qualche anno fa sulla stampa, ampia ed interessante biografia della sua illustre concittadina. In effetti, Melfi, pur così orgogliosa del suo glorioso passato " remoto (i concilii papali, Federico II ecc.), non sembra avere altrettanta sensibilità per il suo passato "prossimo" dal quale pure tanto lustro riceve dai suoi non pochi figli illustri. A onor del vero, bisogna riconoscere che l’Amministrazione comunale di Melfi, negli ultimi tempi, ha intitolato a Carolina Rispoli la biblioteca comunale. Però si potrebbe fare di più. E' auspicabile una ripubblicazione delle opere più significative della Rispoli, oggi pressoché introvabili, che vanno ben oltre i limiti di una narrativa regionale. I suoi romanzi, infatti, s’inseriscono in problematiche, ancora oggi non del tutto risolte, delle condizioni della donna meridionale alla ricerca di una giusta collocazione nella vita sociale. Michele Traficante

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Commemorazione in ricordo di Pietro Di Lonardo, Sindacalista.

CENTRO SOCIALE “P. Sacco” Rionero in Vulture (Pz)

A circa due anni dalla scomparsa di PIETRO DI LONARDO, che ha contribuito alla crescita di questo Centro Sociale, nella sua qualità di Segretario della CISL comunale di Rionero in V. al servizio della comunità e dell’intera area particolarmente nei confronti di pensionati, di lavoratori e dei disoccupati - il Comitato di Gestione del Centro Sociale “P. Sacco” ha deliberato di intitolare la sala Audiovisivi della struttura all’amico Pietro, prematuramente scomparso, lasciando un vuoto fra quanti lo hanno conosciuto ed apprezzato, per le sue rare doti di generosità umana. Pertanto, Sabato 11 febbraio 2012, ore 10:00, nella sala Audiovisivi del Centro Sociale, si terrà la cerimonia celebrativa, con la scoprimento di una targa a memoria di Pietro. Ad officiare la benedizione sarà il Vescovo della Diocesi di Melfi, mons. Gianfranco Todisco. Insieme alla Famiglia Di Lonardo, saranno presenti per un saluto commemorativo il Sindaco della Città, Antonio Placido, il Segretario Regionale della CISL di Basilicata, Nino Falotico, ed

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il giornalista Armando Lostaglio, vicepres. nazionale del CINIT – Cineforum Italiano. In omaggio alla figura di Pietro (Rionero 4.3.58 – 7.9.2009), sarà proiettato - a seguire - il film IL CAPPOTTO di Alberto Lattuada del 1952, con Renato Rascel e ispirato a Gogol, a cura del CINECLUB “Vittorio De Sica” – Cinit, al quale Pietro era associato.

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molte veicoli si sono bloccati, in salita, a pochi metri dall’imbocco della superstrada Potenza-Melfi ), nonostante le previsioni dei giorni scorsi avessero preannunciato l’arrivo della neve, basti citare che i primi mezzi spalaneve della Provincia si sono mossi dopo le 9 ( a Ginestra un mezzo è transitato verso le 9,30), sono serviti da lezione alla Provincia. In caso di emergenza neve non bisogna guardare l’orario, bisogna intervenire e basta.

VIABILITA’ 4 FEBBRAIO 2012. NEVE VULTURE. QUESTA VOLTA LA MACCHINA ORGANIZZATIVA SPARTINEVE HA FUNZIONATO. DISTRUTTI SOLO ALCUNI RAMI DI ALBERI DI PINO. IL DIRETTORE DELLE POSTE DI GINESTRA, VENENDO DA RIPACANDIDA, FA DA APRIPISTA SU QUESTA STRADA Così è successo nella prima mattinata del 4 febbraio, nonostante i circa 30 cm di neve, la superstrada Potenza-Melfi, per chi proveniva da Venosa e Ginestra (e sono tanti, in particolar modo i tanti operai della Fiat-Sata di San Nicola di Melfi),era raggiungibile senza particolari problemi.

Finalmente dopo la tempesta arrivano gli interventi. La macchina organizzatrice spartineve della Provincia e di alcuni Comuni del Vulture ha funzionato già dalla prima mattinata di sabato 4 febbraio, anzi già nella serata del 3 febbraio mezzi spargisale della Provincia sulla Barile-Ginestra-Venosa erano già in funzione. Probabilmente, quei pochi centimetri di neve, caduti nella mattinata di venerdì scorso, che hanno mandato in tilt la viabilità provinciale Barile-Venosa (l’intera arteria era uno strato di ghiaccio, VULTURE MAGAZINE

A Ginestra, coperta da oltre 30 cm di neve, non si sono verificati problemi particolari, il direttore dell’Ufficio Postale, Mario Santomauro di Ripacandida, alle 7,30 ha aperto l’ufficio, garantendo il 7


servizio pensione ai numerosi anziani del paese (che nonostante il freddo e la neve si sono presentati numerosi) ed anche il servizio Bonus Idrocarburi. Ha raggiunto Ginestra con la sua Panda 4x4, facendo da apristrada su questa arteria che in alcuni punti, in contrada La Macchia, zona esposta ai venti, la neve accumulata raggiungeva anche i 50 cm, in quanto il mezzo spargisale della Provincia non era ancora transitato sulla RipacandidaGinestra.

Quest’ultima strada sembra sia stata liberata dal mezzo comunale di Ripacandida, che ha liberato le strade interne anche del paese. Così anche a Ginestra, un trattore equipaggiato come spartineve, nelle prime ore del giorno ha liberato le strade principali del paese. L’unico problema, creato dalla notevole quantità di neve caduta, sulla strada che conduce al cimitero, i tanti rami spezzati dei pini che abbondano su questa strada (vedi foto). Le scuole di Ginestra, Ripacandida e Venosa sono rimaste chiuse con ordinanza del Sindaco. Lorenzo Zolfo

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MASCHITO. 3 E 4 FEBBRAIO 2012. LA PROTEZIONE CIVILE LIBERA IL PAESE E LE CONTRADE DALLA NEVE

Maschito. Una abbondante nevicata da come non si vedeva ta tempo ha imbiancato Maschito, piccolo paese arbereshe. Ancora una volta La Protezione Civile "La Misericordia" di Maschito si è distinta per l'opera svolta nel territorio di Maschito. Gli operatori sono subito intervenuti rendendo percorribile le strade principali del paese ed hanno operato anche fuori dal centro cittadino, liberando alcune contrade.Non è andato così all'imbocco dell'autostrada di Candela dove nella mattinata di oggi, 4 febbraio, diversi camionisti erano fermi in attesa di soccorso, ma sono giunte solo le forze dell'ordine. Vibrate le proteste di una cittadina di Maschito che doveva raggiungere il suo paese di origine: “ E' una vergogna! Al casello di Candela centinaia di camion fermi da questa mattina! Senza assistenza ed impossibilitati a proseguire il viaggio in direzione Napoli. Presenti solo le forze dell’ordine, che fanno quello che possono, ed i telegiornali non danno alcuna notizia di questi disagi! Ma che cavolo ci vuole ad organizzare servizi di spargimento sale e spalaneve sulle autostrade? Che cavolo ci fanno con i miliardi incassati con i pedaggi? E’ uno schifo, sono amareggiata ed indignata”!. Lorenzo Zolfo 8


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COMUNICATO STAMPA

Si comunica che, a causa della neve, la presentazione del libro “Prima che tutto accadesse” di Maurizio Picariello – prevista per domani 4 febbraio 2012 - è rinviata al giorno SABATO 18 FEBBRAIO 2012, alle ore 18.00, presso il Centro sociale “Prof. G. Lorusso” in Filiano.

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Si comunica che la presentazione del portale "itinerari lucani" prevista per oggi 4 febbraio 2012 a Venosa è stata rinviata a causa delle condizioni metereologiche. Vi comunicheremo a breve la nuova data della presentazione. GAL SVILUPPO VULTURE ALTO BRADANO VULTURE MAGAZINE

Porte Aperte All'irccs Crob Per La Giornata Mondiale Contro Il Cancro

Sabato, 4 febbraio, si celebra la Giornata Mondiale contro il cancro. Lo slogan è “Together it is possible” ovvero, insieme è possibile, in riferimento all'obiettivo di ridurre entro il 2025 del 25 per cento i decessi prematuri legati alle malattie non trasmissibili di cui i tumori costituiscono una parte importante. Una lotta, quella promossa dall'Union for International Cancer Control, fatta propria dall'Irccs Crob di Rionero che proprio nella giornata di sabato apre le porte alle scuole e alle associazioni che potranno visitare la realtà dell'Istituto lucano. Saranno aperti al pubblico dalle ore 10 fino alle ore 13, i nuovi laboratori di ricerca, gli ambienti della Pet, della risonanza magnetica 3 Tesla e della radioterapia. Le eccellenze dell'attuale parco tecnologico in un tour guidato per consentire, a quanti parteciperanno, di toccare con mano l'attività che quotidianamente viene svolta all'Irccs Crob, dalla ricerca alla diagnostica d'avanguardia. Tutta la strumentazione di nuovissima generazione, dalle dimensioni imponenti, è ubicata al piano seminterrato, mentre i laboratori di ricerca si trovano al quarto piano dell'Istituto. Per quanto riguarda i laboratori dell'Irccs Crob, attualmente sono in corso progetti di ricerca traslazionale per l'individuazione di nuovi bersagli terapeutici che potrebbero essere correlati all'insorgenza e allo sviluppo di malattie onco-ematologiche. I visitatori, tra microscopi e provette, potranno vedere dal vivo la piattaforma genomica, vanto dei laboratori, che consente di analizzare gli acidi nucleici estratti dalle 10


cellule e dai tessuti per l'individuazione di nuove mutazioni coinvolte nei meccanismi patogenetici delle malattie. La Pet, (Tomografia ad Emissione di Positroni) è uno strumento di medicina nucleare utilizzato per la produzione di bioimmagini (immagini del corpo) che forniscono informazioni di tipo fisiologico sul funzionamento degli organi. Grazie a questo esame è possibile stabilire lo stadio della malattia in modo più preciso limitando il numero di procedure diagnostiche invasive. La risonanza magnetica 3 Tesla consente la valutazione dei componenti che costituiscono la cellula neoplastica al fine di capirne la capacità evolutiva. Questo studio, detto spettroscopia, viene effettuato nell'Istituto lucano per i tumori del cervello, della prostata, del fegato e della mammella. La radioterapia oncologica utilizza le radiazioni ionizzanti a scopo terapeutico nella lotta contro i tumori. Può essere effettuata sia da sola con intento radicale o di cura, che associata in vario modo alla chirurgia o alla chemioterapia. I visitatori potranno osservare da vicino le tecnologie sofisticate di cui si avvale la radioterapia come gli acceleratori lineari che all'Irccs Crob sono tre e consentono trattamenti super specialistici e personalizzati in grado di localizzare e colpire il tumore con un fascio di radiazioni che vanno ad eliminare le cellule malate risparmiando i tessuti sani che circondano la neoplasia. Lucia Nardiello Addetto Stampa Irccs Crob

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Augusto Bertazzoni, da avversario del fascismo alla causa di beatificazione

Monsignor Augusto Bertazzoni è stato vescovo di Potenza dal 1930 al 1966, in quegli anni difficili nei quali si registrarono anche in Basilicata rilevanti episodi nello scontro tra regime fascista e organizzazioni cattoliche. Già all’inizio della proprio missione pastorale, nei primi anni 30, Mussolini era preoccupato di vedere invalidato il proprio intervento strumentale e manipolatore nei confronti della gioventù italiana. Pertanto, aveva attaccato apertamente l’autonomia dell’Azione Cattolica che rappresentava la maggiore organizzazione laica della Chiesa. Per Mussolini era una struttura organizzata come un partito, con proprie tessere, bandiere e distintivi, ma soprattutto manifestava “uno spirito di opposizione al regime”. Nel 1931 Mussolini, con un telegramma ai Prefetti, comunicava lo scioglimento della FUCI (la Federazione Universitaria dei Cattolici), e con essa anche gli altri circoli giovanili che non facevano parte dell’Opera Nazionale Balilla. Il vescovo di Potenza dovette dunque assistere allo scioglimento di una sessantina di circoli dell’Azione Cattolica che in Basilicata raccoglievano 3367 iscritti. Della figura di Mons. Bertazzoni ne tratta, con puntiglio storico ma anche con l’affetto di averlo conosciuto, Don Gerardo Messina nel suo recente libro “Un passaggio di grazia – Augusto 11


Bertazzoni buon pastore tra i lucani” (STES editrice, 2011). Si tratta di un resoconto fra lo storico e lo spirituale che ci aiuta a riscoprire il ruolo di un grande vescovo: aveva operato in un periodo particolarmente difficile per la Chiesa, e soprattutto in una regione alle prese con disastri bellici ed emigrazione. Inoltre, don Messina ci aiuta anche a comprendere le radicali differenze che venivano evidenziate fra Nord e Sud, anche mediante la missione pastorale del vescovo, lombardo di origine, ma fortemente appassionato di Sud e vicino ai suoi bisogni. A Potenza aveva prestato la propria missione, per lunghi decenni, al fianco di indigenti e sofferenti, oltre ad essere una impareggiabile guida spirituale e culturale dei sacerdoti che via via si andavano formando. Augusto Bertazzoni era nato a Polesine (Mantova) il 10 gennaio 1876, dove rimarrà solo fino alla conclusione delle scuole elementari. Infatti, tra il 1885 ed il 1887 frequenterà l'Oratorio salesiano di Torino, dove incontra S. Giovanni Bosco, il quale avrà una grande influenza sulla sua formazione: al Santo dei ragazzi Bertazzoni dedicherà infatti nel 1939 un altare nella Cattedrale di Potenza. Quando da giovane Bertazzoni ritorna a Mantova per iniziare gli studi sacerdotali, incontrerà in seminario mons. Giuseppe Sarto, il futuro Papa Pio X. Il 6 luglio del 1922 verrà nominato cappellano segreto di SS. Pio XI e il 30 giugno 1930 giungerà in Basilicata, con la nomina di vescovo di Potenza e Marsico. Nel 1934, fa decorare dal pittore Mario Prayer la Cappella di S. Gerardo nella Cattedrale di Potenza, col famoso racconto del Santo Patrono alle prese con il miracolo dell'acqua trasformata in vino. E’ il 1972 quando Augusto Bertazzoni lascia questa terra all’età di 96 anni. E’ in corso la causa di beatificazione, aperta da mons. Appignanesi nella cattedrale di Potenza, a suggello dell’amore che i lucani hanno riposto nella figura del loro Vescovo. Armando Lostaglio VULTURE MAGAZINE

Fondazione Giorgio Amendola

Presentazione del volume

La famiglia Amendola: una scelta di vita per l’Italia a cura di Giovanni Cerchia, Torino, Cerabona, 2011

9 febbraio 2012, ore 16,30 Biblioteca Giustino Fortunato Rionero in Vulture Fondazione Giustino Fortunato Informazioni: www.comune.rioneroinvulture.pz.it ufficiourp@comune.rioneroinvulture.pz.it Segreteria organizzativa Biblioteca Comunale “G. Fortunato”: tel+fax 0972 729261 Ufficio Cultura: tel. 0972 729234, fax 0972729223 Fondazione Giorgio Amendola via Tollegno, 52 - 10154 Torino tel+fax 0112482970 - 3482211208 fond.giorgioamendola@libero.it

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La Fondazione Giustino Fortunato intende promuovere la conoscenza e la riflessione intorno alla personalità intellettuale e politica dell’insigne meridionalista di Rionero in Vulture, che diede un grande contributo alla conoscenza delle reali condizioni economiche e sociali del Mezzogiorno, dall’unificazione nazionale agli anni trenta del Novecento. La Fondazione intende contribuire alla salvaguardia della memoria di una intensa azione politica-culturale, che Fortunato esercitò lungo tutta la sua vita, con totale dedizione agli ideali e alla concreta progettazione e realizzazione di una effettiva unità tra le differenti regioni italiane, rinsaldata da efficaci politiche nazionali e da valide pratiche amministrative locali, rivolte a favorire lo sviluppo economico e sociale del Sud. La Fondazione Giorgio Amendola è nata per celebrare e portare avanti il pensiero del Grande italiano, Padre Costituente e una delle personalità politiche più influenti del Novecento italiano. La Fondazione si occupa dal 1982 dei problemi dell’Italia, con la consapevolezza che, come ci insegnava Amendola, senza le capacità e le conoscenze necessarie a governare i processi, la classe lavoratrice è destinata alla subalternità. Con questo spirito la Fondazione conduce un fitto programma culturale, artistico e scientifico, in collaborazione con le Istituzioni, con il mondo della cultura, delle professioni e soprattutto con il mondo accademico italiano, accumulando conoscenze ed esperienze con la volontà di metterle a disposizione del Paese ed in particolare del Piemonte e della Basilicata. Programma apertura lavori - ore 16,30 saluto delle autorità Antonio Placido Sindaco di Rionero Introduzione - ore 16,40 Francesco Barbagallo VULTURE MAGAZINE

Presidente Fondazione Giustino Fortunato Prospero Cerabona Presidente Fondazione Giorgio Amendola Relazioni - ore 17 Marco Paolino Vice Presidente Fondazione Giustino Fortunato Giovanni Cerchia Comitato Scientifico Fondazione Amendola Giovanni Caserta Comitato Scientifico Fondazione Amendola Giuseppe Cacciatore Docente Università Federico II di Napoli Dibattito, testimonianzi orale e scritte ore 18 Conclusioni - ore 19 Francesco Barbagallo Presidente Fondazione Giustino Fortunato La storia di una famiglia e di un paese «Mio bisnonno mazziniano, mio nonno garibaldino, mio padre antifascita, io comunista». Queste parole, che Giorgio Amendola spesso pronunciava nei suoi interventi, che fosse un comizio o che si trattasse di un discorso alla Camera, sono emblematiche di come la storia della famiglia Amendola sia legata a doppia mandata con la storia italiana ed in particolare con la storia del progressismo italiano. Una storia scritta per mezzo di decisioni difficili, spesso controcorrente rispetto alla situazione del Paese e sempre spinte da una coerenza e da un impegno morale e civile rari. Riflettere sulle vicende umane e politiche di questa famiglia ci sembra utile per capire meglio la storia del nostro Paese e comprendere le risorse che spesso ne costituiscono l’aspetto migliore. Giovanni Amendola, uomo politico liberaldemocratico e studioso di problemi etico-filosofici e politici, fu senz’altro uno dei principali e più forti oppositori di Mussolini e della sua marcia verso il potere e pagò con la vita il suo strenuo 13


impegno (morì nel 1926 in seguito alle bastonature fasciste subite in precedenza). E i figli di Giovanni e della studiosa di letteratura e traduttrice Eva Kühn Amendola, Giorgio, Ada, Antonio e Pietro non fecero la scelta più facile, quella di accontentarsi di essere protetti da una folta schiera di tutori, ma decisero di lottare contro il fascismo. L’impegno della famiglia Amendola è poi risultato importante anche nella storia dell’Italia repubblicana. Giorgio è stato fra i Costituenti, deputato al parlamento italiano e, negli ultimi anni, a quello europeo; scrittore e storico, oltre che politico, ha svolto un ruolo fondamentale nel suo partito e nella sinistra italiana, assumendo sempre il ruolo di dirigente che guardava allo sviluppo e alla crescita dell’intera comunità nazionale. Antonio, uno dei più fini intellettuali della sua generazione, è stato fra gli artefici della rinascita della vita democratica a Roma, ed è morto giovane; Pietro è stato parlamentare, tra i fondatori del sindacato Sunia (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini e Assegnatari) e dirigente dell’ANPPIA (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti).

È una produzione editoriale dell’Associazione Vibrazioni Lucane

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Vulture Magazine, 4 febbraio 2012